Continuità e innovazione per assicurare l eccellenza regionale. di Protezione civile

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1 Continuità e innovazione per assicurare l eccellenza della Protezione civile regionale REGIONE AUTONOMA FRIULI VENEZIA GIULIA Nella sede regionale della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia incontriamo Luciano Sulli, neo direttore centrale del Servizio. Nell intervista una breve sintesi del suo percorso professionale e una panoramica dello stato dell arte delle attività poste in essere sul territorio e dei progetti futuri in materia di Protezione civile di Franco Pasargiklian LLuciano Sulli entra a far parte dell organico della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia nel 1984, nelle fila del Corpo Forestale regionale, dove accede tramite concorso per Ispettore forestale. Da questa posizione ha inizio l iter professionale che nel 2006 lo porterà a diventare dirigente regionale del Corpo Forestale. Questo fino al 30 dicembre 2014, data in cui la Giunta regionale lo nomina alla guida del Servizio regionale di Protezione civile. Lau - reato in Scienze Forestali presso l Università di Padova proprio come Rudolf Pollinger, suo collega di ruolo nella Provincia di Bolzano, con il quale si è poi ritrovato lo scorso gennaio a Cavalese per i Campionati di Sci della Protezione civile italiana e con cui condivide la scelta di seguire percorsi che, seppur differenti, rappresentano l avanguardia italiana nella PC. Direttore Sulli cosa può dirci in merito al suo nuovo incarico? Quello che sicuramente mi aiuterà in questo nuovo incarico è la 48 Una prospettiva della sede della Protezione civile regionale di Palmanova

2 Luciano Sulli, neo direttore centrale della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia, durante l intervista continuità con quanto svolto in precedenza, perché nella nostra Regione Corpo Forestale regionale e Protezione civile hanno sempre dialogato. Negli ultimi 30 anni ho prestato servizio proprio nella zona più montuosa del Friuli, occupandomi di gestione forestale e del territorio e quindi di tutti gli aspetti legati, ad esempio, al dissesto idrogeologico. Una parte essenziale delle competenze di Protezione civile che è, dunque, già un aspetto consolidato. Negli ultimi due anni ho avuto modo di approfondire tali competenze occupandomi di dirigere - sempre nell ambito della Direzione Forestale - il Servizio che si occupa di gestione del territorio montano e ha in carico tutte le opere di sistemazione idraulico forestali, amministrando in maniera diretta circa 200 operai. Si tratta nello specifico della predisposizione di interventi di manutenzione alle opere idrauliche e di difesa (frane) con le squadre di operai della Forestale. Nella mia attività all Ispet torato di Tolmezzo (UD), di qualche anno fa, mi occupavo anche di tutta la gestione degli incendi boschivi in collaborazione con il Volontariato AIB del Friuli. Quindi lei ha avuto modo di conoscere i rappresentanti di questa importante componente? Sì. In Regione le squadre AIB sono nate prima dei Gruppi comunali di PC, in quanto sulla base di una legge regionale ad hoc si occupavano esclusivamente di antincendio boschivo. Poi con la legge di Protezione civile regionale veniva istituita anche la struttura regionale del volontariato, tant è che ancora oggi, in quei comuni dove storicamente era più forte la presenza di queste prime squadre di volontariato, all interno del Gruppo comunale di PC continua a esistere il relativo nucleo AIB. Poi, oltre alle mie competenze nell ambito della Forestale e dell AIB, si aggiunge un altro tipo di esperienza che mi è stata molto utile e che mi ha direttamente coinvolto in attività di Protezione civile: il mio ruolo di sindaco, per dieci anni, del Comune di Verzegnis (UD), dove con i volontari del Gruppo comunale abbiamo dovuto affrontare due o tre casi emergenziali. Un ulteriore tassello nell apprendimento del mosaico complessivo delle conoscenze di Protezione civile. Quello che le hanno affidato è senz altro un incarico rilevante, non a caso la Protezione civile La Protezione civile ITALIANA marzo

3 REGIONE AUTONOMA FRIULI VENEZIA GIULIA La Sala operativa regionale 50 Friulana si divide con quella Trentina il compito di Capofila in questa materia. Ci terrei in primo luogo a sottolineare la bontà dell operato di chi mi ha preceduto perché se - come afferma anche lei -, la Protezione civile friulana è oggi quella riconosciuta macchina da guerra d eccellenza che è, il merito principale deve attribuirsi a Guglielmo Berlasso, che ha impersonato la protezione civile del Friuli Venezia Giulia. Detto questo, ho un motivo in più per preoccuparmi e avere piena consapevolezza che l incarico non è da poco, anche solo per mantenere questa struttura sugli standard raggiunti. Anche a livello finanziario immagino. Certo. Forse in questo periodo tale aspetto è un po più complicato ma qui i bilanci e l impegno da parte degli amministratori - alla luce di quanto accaduto in Liguria recentemente e anche nel sud e nel centro Italia -, necessariamente dovranno tenere conto del fatto che gli interventi in materia di PC, specie di prevenzione, non possono che essere mantenuti e reiterati. Per cui, sì, è vero c è un ridimensionamento delle risorse a cui non deve però corrispondere un abbassamento della guardia. E questo è un aspetto davvero importante; nel novembre 2014, qui da noi, in alcune zone, la quantità di pioggia caduta al suolo è stata superiore a quella dell alluvione del 66. E per fortuna non è successo niente o quasi; ciò vuol dire che dal 66 a oggi, con interventi costanti di manutenzione e con investimenti nuovi, qualcosa siamo riusciti a fare. La manutenzione ordinaria e gli interventi di prevenzione sul territorio sono i principali strumenti di contrasto agli effetti di un degrado ambientale dovuto all abbandono del territorio, specialmente in montagna. Disporre, come precisato prima, di operai forestali che vanno capil-

4 Il direttore Luciano Sulli con Alberto Farre, Fabio Di Bernardo e a destra, Mauro Cozzuto larmente e periodicamente su ogni piccolo corso d acqua, ci permette, quindi, di mitigare i rischi del dissesto causato dal generale abbandono di molte aree montane. Mancano pochi mesi al passaggio del testimone di Regione capofila con il Trentino. Avete in mente qualche iniziativa con le Regioni prima della consegna? Si. Abbiamo convocato un tavolo politico il 18 febbraio e il 16 dello stesso mese quello tecnico con i direttori regionali. Gli argomenti sono stati quelli emersi al convegno del 16 gennaio a Roma a partire dal ruolo delle Regioni nella ridefinizione della legge deroga di PC. Crediamo che il sistema basato sulle periferie non possa essere messo in discussione considerato che la forza e la prontezza che si possono mettere in atto in un dato territorio sono indissolubilmente legate alla presenza in ogni regione di una struttura deputata a trattare la materia. Nel nostro caso il fatto che ogni comune sia dotato di una squadra di volontari di PC - che dipende funzionalmente dal sindaco, autorità di PC sul territorio -, è un valore aggiunto oltre che spina dorsale della nostra organizzazione regionale di Protezione civile. Perché questi incontri sull argomento? Ravvisa forse qualche rischio? Non mi pare, però è come voler - se possibile - ulterioramente rappresentare che il modello dei sistemi regionali di Protezione civile - aldilà del fatto che ci siano regioni meglio organizzate di altre, come è naturale -, non deve essere messo in discussione. Stiamo parlando di una legge deroga di una legge quadro, cui seguiranno i decreti legislativi. Ciò che vorremmo sottolineare è come sia giusto puntare a omogeneizzare procedure, razionalizzare le attività, migliorare il meccanismo dell allerta ecc. ma senza mettere in discussione quanto di buono sin qui affermato. Questo a livello nazionale, pur mantenendo ogni regione la propria autonomia. Ovviamente. E chiaro che ci deve essere un coordinamento a livello nazionale ed evidentemente in questo il Dipartimento nazionale è cardine centrale. Anche in occasione del nostro intervento in Emilia Romagna per la fornitura di gruppi elettronici atti a fronteggiare la mancanza di energia elettrica in certe zone dopo l emergenza neve, è stato il Dipartimento ad attivarci; 51 La Protezione civile ITALIANA marzo

5 REGIONE AUTONOMA FRIULI VENEZIA GIULIA Cavalese, 31 gennaio XII Campionato italiano di sci della Protezione civile. Il direttore Sulli con Tiziano Mellarini, assessore alla Protezione civile del Trentino 52 noi, poi, all interno del sistema delle Regioni abbiamo verificato dove recuperare attrezzature e mezzi necessari. Che il Dipartimento, ad ogni modo, resti figura di riferimento, non ci piove. Ritornando agli argomenti in discussione, la legge deroga è, quindi, senz altro uno di essi. Qui in Regione, il nostro assessore competente ha firmato il decreto per la costituzione di un tavolo tecnico per la revisione della Legge regionale della Protezione civile datata 1986, per cui un po vecchiotta. Il fatto che anche a livello nazionale sia in corso una revisione della materia, ci permette di pari passo di fare in modo che le due azioni e le riflessioni in merito non vadano in contrasto l una con l altra. Altro tema di non poco conto riguarda l omogeneizzazione degli allerta, per fare in modo che i bollettini diffusi abbiano la stessa struttura in tutte le regioni e quindi che il bollettino letto in Friuli o in Sicilia abbia la stessa modalità di comprensione di quello emesso in Emilia o in Puglia. Il Diparti - mento, sempre nel rispetto delle peculiarità di ognuno, può svolgere senz altro un opera di coordinamento anche in questo caso. Omogeneizzazione che adesso non c è? Esatto. Dopo l alluvione in Sardegna è emersa questa esigenza ed è iniziata una discussione in merito. Terzo aspetto riguarda la contrattualistica del personale addetto al Centro funzionale decentrato che ha un ruolo previsto per legge e che noi qui - ahimé- abbiamo attivato con un po di ritardo dai primi di dicembre. In questi centri sono previste tutta una serie di attività e soprattutto di professionalità di livello superiore cui spetta l emissione di un allerta di rischio, perché non si parla della semplice ricezione di un dato, ma di una sua elaborazione, analisi e interpretazione (anche usando modellistiche, simulazioni ecc.). Operazioni delicate, specie se lette in considerazione della responsabilità che l allertare o meno in date situazioni comporta nei confronti del territorio e degli altri soggetti. C è quindi una problematica contrattuale da vagliare. Ad esempio, da noi non è stato contemplato al momento l aspetto della reperibilità ma - come noto - l allerta non prescinde dalle presenze in Sala operativa e deve essere emessa quando serve. Dobbiamo, quindi, affrontare il problema della turnazione del personale (festività, sabati ecc.). Il personale sarà interno alla Regione? Si. In altre regioni - e questo è uno dei temi evidenziati in occasione dell incontro a Roma del 16 gennaio scorso - il personale è anche

6 10 febbraio Inaugurazione degli uffici della Protezione civile regionale a Palmanova. Da sinistra: Gen. De Bartolomeis, Ufficio collegamento con Roma; Giorgio Verri, direttore del Servizio tecnico-scientifico; Lauro Moretti, primo direttore della Protezione civile regionale; Giovanni Di Benedetto, primo assessore regionale alla PC; il sindaco di Palmanova, Ermes Battilana, sindaco di Palmanova; Enrica Avian, dipendente giuridico amministrativo; Paolo Coiutti del Nucleo pronto intervento; Mario Sala, Ufficio amministrativo; Giorgio Visintini, Servizio coordinamento operativo; Vittorio Pasquin, direttore Ufficio amministrativo; Claudio Svara, direttore Servizio coordinamento operativo; Driussi, Servizio Tecnico e un tecnico del Comune di Palmanova (foto per gentile concessione di Giorgio Visintini) esterno, interinare, assunto con contratti di collaborazione continuativa e ciò costituisce un ulteriore criticità nel momento in cui tali contratti giungono a scadenza. Noi utilizziamo personale interno, di ruolo, e non abbiamo questa problematica. Di contro i nostri numeri sono abbastanza risicati e questo è un problema che dovremo affrontare. Come siete messi in materia di piani comunali? Grosso modo tutti i comuni della Regione si sono dotati del Piano. Manca ancora qualche comune ma contiamo di risolvere la cosa nel giro di qualche mese. Il fatto di essere una Regione abbastanza piccola, di non avere grandi numeri e di essere provvisti di gruppi e nuclei di Protezione civile in ogni Comune, ci facilita ulteriormente le cose. Perché paradossalmente avere un ottimo piano e mancare di un adeguata forza operativa servirebbe a poco. Puntiamo sulla corretta coesistenza di entrambi gli strumenti: la funzione pianificatoria della gestione dell emergenza con la funzione operativa, con il vantaggio che da noi sono aspetti della PC che da tempo dialogano tra loro. Lei è in carica dai primi giorni di gennaio. Ha già avuto modo di conoscere tutti i suoi collaboratori? Come dicevo prima, Guglielmo Berlasso ha costruito una Protezione civile la cui fama è nota a tutto il sistema nazionale. Ciò si deve alla realizzazione di strutture tecnologiche d avanguardia - come la Sala operativa regionale, ad esempio - ma anche e soprattutto alla dedizione di uno staff di persone operative, competenti, professionali e motivate, molte delle quali giovani e con importanti qualifiche come ingegneri, geologi e metereologi. 53 La Protezione civile ITALIANA marzo

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