4.1. Organizzazione della sicurezza in ambito scolastico

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1 SiRVeSS Sistema di Riferimento Veneto per la Sicurezza nelle Scuole Organizzazione della sicurezza in ambito scolastico 4.1 CORSO DI FORMAZIONE PER DIRIGENTI SCOLASTICI E PER DIRETTORI DEI SERVIZI GENERALI ED AMMINISTRATIVI

2 MODELLO DINAMICO DI DVR

3 MODELLO DINAMICO DVR DINAMICO DVR Il DVR è uno strumento dinamico perché: è collegato ad una serie di azioni che si sviluppano nel tempo (gestione) ciò che rappresenta è in continua evoluzione la norma richiede il suo aggiornamento

4 LE AREE DELLA SICUREZZA SGS DVR PI PE

5 SISTEMA DI GESTIONE DELLA SICUREZZA Definizione operativa di SGS: L insieme delle azioni (proceduralizzate o non) e delle persone in esse coinvolte, che hanno rispettivamente attinenza e ruolo con la realizzazione delle attività quotidiane sulla sicurezza, in conseguenza e coerenza con i contenuti e il dettato del DVR e del PE

6 SISTEMA DI GESTIONE DELLA SICUREZZA Un esempio Scala esterna con gradini scivolosi DVR valutazione del rischio individuazione delle misure atte a ridurlo (antisdrucciolo, asciugatura costante, informazione) individuazione dei tempi d attuazione delle misure (subito) SGS chi applica gli antisdrucciolo chi verifica (e quando) che gli antisdrucciolo siano in ordine chi (e quando) istruisce i collaboratori a tenere asciutti i gradini quando piove o nevica chi tiene asciutti i gradini quando piove o nevica chi (e quando) informa il personale e gli studenti del rischio chi verifica che ogni anno (almeno) venga riproposta l informazione

7 AGGIORNAMENTO DEL DVR Gli elementi da considerare sono: cosa dice la norma come interpretare la norma come calare tale interpretazione nel concreto

8 CHE COSA DICE LA NORMA La valutazione e il documento di cui al comma 1 devono essere rielaborati in occasione di modifiche del processo produttivo o dell organizzazione del lavoro significative ai fini della sicurezza e della salute dei lavoratori o in relazione al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione e della protezione o a seguito di infortuni significativi o quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità (D.Lgs. 81/08, art. 29, comma 3)

9 COME INTERPRETARE LA NORMA Rielaborazione = revisione (modifica di scelte precedenti) integrazione (aggiunta di nuovi elementi) aggiornamento (rinnovo per star dietro all attualità) Modifiche del processo produttivo o dell organizzazione del lavoro = modifiche delle condizioni di lavoro o dello svolgimento delle attività, a qualunque titolo intervenute, oppure introduzione di nuove fonti di pericolo

10 COME INTERPRETARE LA NORMA Significative ai fini della sicurezza e della salute dei lavoratori = significative ai fini della sicurezza e della salute del personale scolastico, degli studenti o degli ospiti La rielaborazione del DVR può rendersi necessaria anche per motivi non direttamente connessi alla sicurezza (cambio destinazione d uso di locali, acquisizione nuovi locali, ecc.)

11 SUGGERIMENTO concreto Dividere il DVR in più parti (ed eventualmente ogni parte in più sezioni) Numerare ogni parte con un numero di versione e uno di revisione (vers. X.x)

12 DVR POSSIBILI PARTI Parte generale: Rischi oggettivi: descrizione istituto, relazione generale sui rischi, criteri di valutazione strutture, ambienti, impianti, sostanze, macchine, attrezzature Rischi comportamentali: attività, lavorazioni e comportamenti

13 DVR POSSIBILI PARTI Ambiente esterno: circolazione, rischi oggettivi, attività, lavorazioni Altre situazioni e rischi particolari: stage, visite d istruzione, attività sportive fuori istituto, lavoratrici madri, persone diversamente abili, mezzi a motore, amianto Rischio incendio e collegamenti con il PE

14 DVR POSSIBILI SEZIONI Cantieri e lavori in appalto Rifiuti: stoccaggio e smaltimento Ente proprietario: comunicazioni, segnalazioni, richieste

15 DVR POSSIBILI SEZIONI Programmazione degli interventi Glossario, acronimi e segni crittografici Allegati: elenco e breve descrizione

16 DVR POSSIBILI ALLEGATI Documenti scritti vari (procedure, istruzioni, modelli, griglie, schede, verbali, circolari, check-list, estratti ) Documenti grafici (planimetrie tematiche) Documentazioni fotografiche o multimediali

17 A LIVELLO GESTIONALE Dotarsi di procedure che coprano tutti gli ambiti trattati dal DVR e individuare le persone che devono occuparsene (D.Lgs. 81/08, art comma 2d) Curare le comunicazioni interne (circolari, verbali, documenti descrittivi, ecc ) per mantenere informate le persone interessate ai cambiamenti introdotti nel DVR

18 DVR POSSIBILI PROCEDURE Aggiornamento DVR Valutazione nuovi pericoli Interventi in-formativi rivolti a personale e studenti Gestione studenti in stage Su fondo colorato quelle proposte dal SiRVeSS nei percorsi assistiti Lavorazioni a rischio Gestione malattie infettive

19 DVR POSSIBILI PROCEDURE Gestione sorveglianza sanitaria Raccolta informazioni su infortuni, malori e incidenti Gestione sorveglianza studenti Gestione lavori di ditte esterne Gestione dei DPI

20 DVR POSSIBILI PROCEDURE Gestione lavoratrici madri Gestione della sostanze pericolose Smaltimento rifiuti Gestione riunione periodica Gestione somministrazione farmaci

21 STRUTTURA E ORGANIZZAZIONE DEL SPP

22 Organigramma della sicurezza Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza - RLS CONSULENTI MEDICO COMPETENTE DIRIGENTE SCOLASTICO SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE Responsabile del Servizio Addetti al Servizio LAVORATORI incaricati della PREVENZIONE INCENDI LAVORATORI incaricati del PRONTO SOCCORSO LAVORATORI incaricati per altre EMERGENZE

23 Organigramma della sicurezza Dirigente Scolastico R-ASPP Consulenti MC Collaboratore del preside Resp. plesso/sede Resp. di laboratorio DSGA Dirigente (ex D.Lgs. 81/08) Personale docente nei laboratori Coordinatori figure sensibili DSGA Preposto (ex D.Lgs. 81/08) Personale docente e ATA, studenti (quando equiparati), RLS, addetti emergenze Lavoratori (ex D.Lgs. 81/08)

24 STRUTTURA del SPP Il D.Lgs. 81/08, art. 32, commi 8-10 consente queste soluzioni strutturali: Solo il RSPP DS (< 200 dip.) interno esterno, ma dell Amministrazione esterno (ente o libero professionista)

25 STRUTTURA del SPP Negli ultimi due casi, resta a carico del DS l'organizzazione di un Servizio di Prevenzione e Protezione interno (con un adeguato numero di addetti ASPP)

26 STRUTTURA del SPP Se il DS opta per un SPP articolato su più persone: RSPP + uno o più ASPP per competenze: - tecniche - organizzativo-procedurali - metodologico-didattiche - informatiche per ruoli: - direttivi - di coordinamento - amministrativi - tecnici

27 ESEMPIO DI SPP PER COMPETENZE Conoscenza dei rischi relativi ai principali laboratori (chimico, elettrico, meccanico ) Uso corrente di AutoCad o equivalenti Rapporti con il personale e con gli studenti (in-formazione, didattica, regolamenti) Organizzazione e coordinamento di persone e gruppi, rapporti con l esterno (ditte, Provincia), ecc.

28 ESEMPIO DI SPP PER RUOLI Docente di discipline tecniche / Responsabile di laboratorio / di reparto / di dipartimento Responsabile di plesso / di sede / di area / di zona Vicario del DS / Coordinatore Commissione POF Ufficio Tecnico / Responsabile acquisti DSGA / Applicato segreteria contabilità Coordinatore incaricati PS / squadra antincendio

29 ORGANIZZAZIONE DEL SPP L organizzazione del SPP riguarda essenzialmente il chi fa cosa quando Il SPP può dotarsi di collaboratori (esperti, referenti, consulenti, ) esterni al Servizio (no formazione) ma interni all istituto o esterni

30 ORGANIZZAZIONE DEL SPP Gli ambiti da curare (il cosa) sono (D.Lgs. 81/08, art. 33): Valutazione di tutti i fattori di rischio (sia oggettivi, che nelle attività, che dovuti ai comportamenti scorretti) Aggiornamento del DVR Gestione del sistema sicurezza Definizione dei programmi dell in-formazione Definizione e aggiornamento dei piani d emergenza

31 ORGANIZZAZIONE DEL SPP Per stabilire i tempi del proprio lavoro (il quando) è bene: definire la frequenza degli incontri - riunioni di lavoro (operative) - riunioni periodiche (D.Lgs. 81/08, art. 35) dotarsi di un cronogramma delle cose da fare, dove sarà esplicitato anche la persona o il gruppo di persone che deve farle (il chi)

32 ORGANIZZAZIONE DEL SPP individuazione di una sede fisica, dove conservare tutta la documentazione e poter esporre: Parti del DVR Andamento fenomeno infortunistico Cronogrammi attività SPP Calendario scadenze Materiali in-formativi Ecc.

33 ASPETTO ECONOMICO definire ogni anno in modo chiaro i fondi a disposizione gestire in modo trasparente il loro utilizzo

34 PROVENIENZA DEI FONDI I fondi a disposizione del SPP possono essere: interni - fondo d istituto - fondo incentivante - funzioni strumentali/aggiuntive esterni - contributi regionali/provinciali - contributi delle famiglie

35 PROVENIENZA DEI FONDI I fondi USRV riferiti all a.f sono: Belluno ,09 Padova ,82 Rovigo ,02 Treviso ,85 Venezia ,85 Verona ,90 Vicenza , per ogni USP «per azioni di sostegno alle reti di scuole e per le azioni di formazione a carattere provinciale»

36 PROVENIENZA DEI FONDI I criteri di suddivisione dei fondi tra le varie istituzioni scolastiche sono decisi direttamente dall USRV: 50% sulla base dei posti in organico di fatto (a.s. 2007/08) 30% sulla base del n. plessi (a.s. 2007/08) 20% sulla base del n. di istituti con laboratori/officine (incarico di dirigenza con punteggio particolare)

37 ESEMPIO DI GESTIONE CONVENZIONALE DEL PROGETTO SICUREZZA

38 ESEMPIO DI GESTIONE MIRATA DEL PROGETTO SICUREZZA

39 SICUREZZA E QUALITÀ Cosa può fare una scuola non certificata per lavorare nel campo della sicurezza con criteri di qualità?

40 DEFINIZIONE DI RUOLI Tutti i soggetti (interni ed esterni al SPP) vanno descritti in termini di ruolo ed attribuzioni R-ASPP FIGURE STRUMENTALI ALTRI COLLABORATORI INCARICATI PS ADDETTI LOTTA ANTINCENDIO RLS MC CONSULENTI ESTERNI FISSI

41 OBIETTIVI E INDICATORI Bisogna darsi degli obiettivi, che devono essere attinenti e perseguibili nonché realistici e praticabili Ad esempio: - migliorare il livello di sicurezza dei laboratori - definire procedure per le attività più a rischio - effettuare 2 prove d evacuazione ogni anno

42 OBIETTIVI E INDICATORI Ogni obiettivo è collegato ad uno o più indicatori, che devono essere numerici e facilmente misurabili Ad esempio: - N. infortuni in lab. all anno/ N. totale ore annue di lab. - N. procedure attivate/ N. totale attività a rischio indiv. - N. evacuazioni effettuate/ 2 Ogni anno si possono calcolare i valori ottenuti per ogni indicatore (risultato) e si possono definite le previsioni per l anno successivo (obiettivo)

43 Analisi annuale

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