Comune di Oliveto Citra

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2 Il presente documento nasce come elemento di supporto al lavoro di redazione del Piano Comunale ed è destinato sia a chi si appresta ad affrontare per la prima volta le tematiche di protezione civile, sia a chi, già inserito nel contesto, trovi opportuno aggiornare e approfondire le conoscenze di tutti quei fattori che incidono con la sicurezza del proprio territorio. A tal riguardo la strutturazione delle informazioni è stata pensata in modo da facilitare la lettura sia a livello stilistico che contenutistico. Lo scopo è quello di aiutare l estensore del piano non solo ad ordinare fatti ed eventi quanto a consentire che le notizie, contenute all interno del piano, risultino coerenti fra loro. La struttura del presente schema è, comunque, organizzata in modo tale da consentire ogni più utile integrazione e/o indicazione finalizzata a migliorare il lavoro fin qui svolto. Per quanto innanzi il presente lavoro si compone di sei capitoli e di più paragrafi, all interno dei quali sono richiamati gli specifici argomenti che si intendono trattare. Esso è strutturato, come di seguito: 1. PREMESSA In questa sezione vengono definite, in modo semplice e chiaro, le strutture e le competenze istituzionali in relazione al servizio di protezione civile. In particolare viene descritta brevemente la situazione comunale in relazione alla Protezione Civile (tipo di pianificazione e anno di redazione, costituzione COC, ufficio competente per la Protezione Civile, presenza di volontariato di Protezione Civile, delibere di riferimento, ecc...). 2. PARTE GENERALE Questo capitolo racchiude una serie di informazioni, dati e notizie di rapida consultazione utili per un inquadramento generale del territorio comunale. La sezione è divisa in due sotto-sezioni: inquadramento generale e strumenti di pianificazione. 3. ANALISI DEI RISCHI E SISTEMA DI ALLERTAMENTO Il terzo capitolo fornisce una serie di informazioni in ordine ad aspetti generali relativi ai rischi presenti sul territorio comunale e sul sistema di allertamento, sui quali ogni comune dovrà soffermarsi per redigere il proprio piano. 4. LINEAMENTI DELLA PIANIFICAZIONE E STRATEGIA OPERATIVA Il quarto capitolo è dedicato agli obiettivi indispensabili che il Sindaco, in qualità di Autorità comunale di protezione civile, deve conseguire per fronteggiare una situazione di emergenza, nell'ambito della direzione unitaria dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione. 5. MODELLO DI INTERVENTO - PROCEDURE OPERATIVE In questo capitolo vengono descritte e/o riportate le responsabilità e i compiti ai vari livelli di comando e controllo per la gestione dell emergenza a livello comunale. Nel modello vengono riportate le procedure suddivise in diverse fasi operative per l attuazione più o meno progressiva delle attività previste nel Piano, in base alle caratteristiche ed all evoluzione dell evento, in modo da consentire l'utilizzazione razionale delle risorse, ed il coordinamento degli operatori di protezione civile presenti sul territorio. 2

3 Tali fasi sono generalmente riconducibili a quattro livelli temporali: preallerta, attenzione, preallarme, allarme. 6. RISORSE, STRUTTURE ED INFRASTRUTTURE In questa sezione sono descritte le risorse reperibili all interno del comune o nelle immediate vicinanze ed utilizzabili in caso di emergenza, le strutture presenti sul territorio comunale (edifici pubblici, scuole, alberghi, ospedali, musei, ecc.), le infrastrutture presenti sul territorio comunale o di riferimento in caso di emergenza divise in due sezioni: reti tecnologiche (trasporti, luce, gas, ecc.) e nodi (svincolo autostradale, ponte, cabina elettrica, ecc.). ALLEGATI CARTOGRAFICI In allegato al piano si riportano le cartografie prodotte per l inquadramento territoriale, l individuazione delle aree utili per la protezione civile, l individuazione della pericolosità per i vari rischi, la definizione degli scenari di rischio. In definitiva con l approccio metodologico che qui si tenta di tracciare si vuole rimarcare e quindi far emergere, il ruolo fondamentale del Comune quale struttura primaria dell autonomia locale, capace attraverso i propri servizi e le proprie risorse di autodeterminarsi in decisioni pianificate in caso di emergenza. 3

4 Sommario 1. PREMESSA PARTE GENERALE Dati di base relativi al territorio comunale Inquadramento generale Strumenti di pianificazione ANALISI DEI RISCHI E SISTEMA DI ALLERTAMENTO Analisi dei rischi Definizioni Rischio idraulico Rischio idrogeologico (frane) Rischio sismico Rischio vulcanico Rischio chimico industriale Rischio Incendi di Interfaccia Altri rischi Scenario di rischio di riferimento Misure di mitigazione Sistema di Allertamento e Centri Funzionali Multirischio Sistema di allertamento per il rischio incendi boschivi e di interfaccia Sistema di allertamento per il rischio idraulico e il rischio idrogeologico (frane) Sistema di allertamento per il rischio vulcanico LINEAMENTI DELLA PIANIFICAZIONE E STRATEGIA OPERATIVA Funzionalità del sistema di allertamento locale Coordinamento operativo locale Presidio Operativo Comunale Centro Operativo Comunale Attivazione del Presidio territoriale Funzionalità delle telecomunicazioni Ripristino della viabilità e dei trasporti controllo del traffico Misure di salvaguardia della popolazione Informazione alla popolazione Sistemi di allarme per la popolazione

5 4.6.3 Censimento della popolazione Aree di emergenza Soccorso ed evacuazione della popolazione Assistenza alla popolazione Ripristino servizi essenziali Salvaguardia delle strutture ed infrastrutture a rischio MODELLO DI INTERVENTO- PROCEDURE Il sistema di comando e controllo Eventi idrogeologici e/o idraulici Eventi sismici Eventi vulcanici Incidente in impianti industriali di cui ai Decreti Legislativi 334/99 e 238/2005 (leggi Seveso) Incendi di interfaccia Altri eventi Le fasi operative Rischio idraulico e idrogeologico (frane) Rischio incidente rilevante per impianti chimico-industriali Rischio incendio di interfaccia Procedura operativa RISORSE, STRUTTURE ED INFRASTRUTTURE Risorse Strutture Infrastrutture: reti tecnologiche e nodi Reti tecnologiche Nodi ALLEGATI CARTOGRAFICI

6 1. PREMESSA 6

7 Il seguente Piano di protezione civile è stato redatto nel 2009 con il contributo della Provincia di Salerno- delibera n. 87 del 03/03/08. Il piano non è altro che il progetto di tutte le attività coordinate e di tutte le procedure che dovranno essere adottate per fronteggiare un evento calamitoso atteso in un determinato territorio, in modo da garantire l effettivo ed immediato impiego delle risorse necessarie al superamento dell emergenza ed il ritorno alle normali condizioni di vita. Detto piano è il supporto operativo al quale il Sindaco si riferisce per gestire l emergenza col massimo livello di efficacia. Posto che solo attraverso una precisa distribuzione di sforzi volti: - a conoscere le vulnerabilità territoriali ed antropiche; - ad organizzare una catena operativa finalizzata al superamento dell evento, il Sindaco disporrà quindi di un valido riferimento che determinerà un percorso organizzativo in grado di sopperire alla confusione conseguente ad ogni evento calamitoso. Il Piano deve rispondere alle domande: quale eventi calamitosi possono ragionevolmente interessare il territorio comunale? quali persone, strutture e servizi ne saranno coinvolti o danneggiati? quale organizzazione operativa è necessaria per ridurre al minimo gli effetti dell evento con particolare attenzione alla salvaguardia della vita umana? A chi vengono assegnate le diverse responsabilità nei vari livelli di comando e controllo per la gestione delle emergenze? Per soddisfare queste necessità è stato redatto il seguente Piano di protezione civile definendo gli scenari di rischio sulla base della vulnerabilità della porzione di territorio interessata( aree, popolazione coinvolta, strutture danneggiabili, etc.) al fine di poter disporre di un quadro globale ed attendibile relativo all evento atteso e quindi poter dimensionare preventivamente la risposta operativa necessaria al superamento della calamità con particolare attenzione alla salvaguardia della vita umana. Il Piano è dunque uno strumento di lavoro tarato su una situazione verosimile sulla base delle conoscenze scientifiche dello stato di rischio del territorio, aggiornabile e integrabile non solo in riferimento all elenco di uomini e mezzi, ma soprattutto quando si acquisiscano nuove conoscenze sulle condizioni di rischio che comportino diverse valutazioni degli scenari, o ancora quando si disponga di nuovi o ulteriori sistemi di monitoraggio e allerta della popolazione. Il Sindaco è l elemento determinante della catena operativa della protezione civile a livello comunale nell assunzione di tutte le responsabilità connesse alle incombenze di protezione civile dalla organizzazione preventiva delle attività di controllo e monitoraggio fino all adozione dei provvedimenti di emergenza indirizzati soprattutto alla salvaguardia della vita umana. La composizione del C.O.C. è la seguente: 7

8 COMUNE DI OLIVETO CITRA Ord. Sind. n. 31 IL SINDACO CONSIDERATO che il Sindaco è Autorità di Protezione Civile; TENUTO CONTO che, in virtù delle norme vigenti in materia, spettano al Sindaco i compiti di Protezione Civile limitatamente al territorio comunale, come l informazione alla popolazione prima, durante e dopo l intervento e la gestione dell emergenza, coordinata con l attività del Prefetto qualora l evento non sia fronteggiabile per via ordinaria (art. 14 Legge 225/1992); VISTO il Decreto Sindacale n. 29 del con il quale veniva istituito il Centro Operativo Comunale; VISTO il Decreto Sindacale n. 55 del con il quale veniva individuato un nuovo responsabile del Centro Operativo Comunale; VISTO il D.P.R. 175/1988; VISTA la Legge 142/1990; VISTA la Legge 225/1992; VISTO il D.L. 112/1998; VISTO il D. Lgs. 265/1999; VISTO il D. Lgs. 267/2000; DECRETA Art. 1 8

9 I Decreti Sindacali n. 29 del e n. 55 del sono revocati e pertanto sostituiti dal presente. Art. 2 E istituito il Centro Operativo Comunale (C.O.C.) e par tale struttura vengono nominati: RESPONSABILE: Tenente IANNECE Giuseppe SOSTITUTO: Agente GUIDETTI Attilio Paolo Art. 3 Le strutture del Centro Operativo Comunale (C.O.C.) si configurano secondo le seguenti nove funzioni di supporto: 1. Tecnico Scientifica e Pianificazione; 2. Sanità, Assistenza Sociale e Veterinaria; 3. Volontariato; 4. Materiali e Mezzi; 5. Servizi Essenziali e Attività Scolastica; 6. Censimento danni a persone e cose; 7. Strutture Operative Locali; 8. Telecomunicazioni; 9. Assistenza alla popolazione. Art. 4 Nomina, per ogni funzione di supporto, i sottoelencati referenti: Funzione 1 Tecnico Scientifica e Pianificazione Referente: Geom. GRIECO Giulio Il referente mantiene e coordina tutti tra le varie componenti scientifiche e tecniche. 9

10 Circa i servizi essenziali, saranno presenti i rappresentanti dei servizi erogati sul territorio comunale. Mediante i responsabili di detti servizi, il referente mantiene costantemente aggiornata la situazione circa l efficienza e gli interventi sulle rispettive reti (acqua, energia elettrica, ecc.). Eventuali concorsi di personale e mezzi sono coordinati dal Responsabile del Centro Operativo Comunale (C.O.C.). Funzione 2 Sanità, Assistenza Sociale e Veterinaria Referente: Dr. RUFOLO Sinibaldi Il referente coordina i responsabili presenti della sanità locale e delle organizzazioni di volontariato che operano nel settore sanitario. Funzione 3 Volontariato Referente: Sig. LULLO Raffaele Il referente, in emergenza, coordina le Associazioni di Volontariato individuate nel Piano di Protezione Civile in relazione alla tipologia del rischio da affrontare, alla natura ed al tipo di attività esplicata da ogni Associazione ed ai mezzi di cui dispone. Attiva, nella fase di attenzione, le unità tecniche mobili (U.T.M.) per il monitoraggio del territorio. Provvede, in tempo di pace, ad organizzare esercitazioni congiunte con le altre forze preposte all emergenza al fine di verificare le capacità organizzative ed operative della Associazioni di Volontariato interessate alla pianificazione. Funzione 4 Materiali e Mezzi Referente: Sig. FALCONE Lorenzo La funzione di supporto in questione è essenziale e primaria per fronteggiare un emergenza di qualsiasi tipo. Il referente, attraverso il censimento dei materiali e mezzi in ogni modo disponibili ed appartenenti al Comune ed alle Associazioni di volontariato 10

11 ecc., deve avere mediante un sistematico aggiornamento (di regola semestrale), un quadro delle risorse disponibili. Per ogni risorsa si deve prevedere il tipo di trasporto ed il tempo d arrivo nell area d intervento. nel caso in cui la richiesta di materiali e/o mezzi non possa essere fronteggiata a livello locale, si rivolgerà richiesta al Prefetto. Funzione 5 Servizi essenziali e Attività Scolastica Referente: Dr. SENESE Domenico A questa funzione prenderanno parte i rappresentanti di tutti i servizi essenziali erogati sul territorio coinvolto. mediante i Compartimenti Territoriali deve essere mantenuta costantemente aggiornata la situazione circa l efficienza e gli interventi sulla rete. L utilizzazione del personale addetto al ripristino delle linee e/o delle utenze è comunque diretta dal rappresentante dell Ente di gestione nel Centro Operativo. Il referente dovrà coordinare tutte queste attività. Funzione 6 Censimento danni a persone e cose Referente: Geom. IANNECE Ulderico Il censimento danni a persone e cose riveste particolare importanza al fine di fotografare la situazione a seguito dell evento calamitoso e per stabilire gli interventi di emergenza. Il referente, al verificarsi dell evento calamitoso, dovrà effettuare un censimento dei danni riferito a: 1. Persone 2. Edifici pubblici 3. Edifici privati 4. Impianti industriali 5. Servizi essenziali 6. Attività produttive 7. Opere d interesse culturale 8. Infrastrutture pubbliche 11

12 del le 9. Agricoltura e zootecnia Per il censimento di quanto descritto il referente si avvarrà di funzionari dell Ufficio Tecnico Comunale o del Genio Civile regionale e di esperti settore sanitario, industriale e commerciale. E altresì ipotizzabile l impiego di squadre miste di tecnici dei vari enti per verifiche speditive di stabilità che dovranno essere effettuate in tempi necessariamente stretti. Funzione 7 Strutture Operative Locali Referente: Mar. Ord. VECE Raffaele Il referente dovrà coordinare le varie componenti locali istituzionalmente preposte alla viabilità. In particolare si dovranno disciplinare localmente i trasporti, la circolazione, inibendo il traffico nelle aree a rischio, indirizzando e regolando gli afflussi dei soccorsi. Funzione 8 Telecomunicazioni Referente: Rag. GRIECO Annibale Il referente dovrà, di concerto con il responsabile Telecom, con il responsabile provinciale Poste Italiane, con il rappresentante dell organizzazione dei radioamatori presenti sul territorio, predisporre una rete di telecomunicazioni non vulnerabile. Funzione 9 Assistenza alla Popolazione Referente: Geom. RAIA Raffaele Per fronteggiare le esigenze della popolazione il referente deve essere in possesso della conoscenza e competenza in merito al patrimonio abitativo, alla ricettività delle strutture turistiche ed alla ricerca e utilizzo di aree pubbliche e private da utilizzare come aree di attesa e/o ospitanti. 12

13 Il referente dovrà fornire un quadro delle disponibilità di alloggiamento e dialogare con le autorità preposte all emanazione degli atti necessari per la messa a disposizione degli immobili e delle aree. Art. 5 In tempo di pace (cioè nella normalità, il Responsabile di ogni singola funzione aggiornerà i dati relativi alla propria funzione, quindi la pianificazione comunale e, nel periodo di intervento, sarà l esperto che affiancherà il coordinatore delle funzioni del Centro Operativo Comunale (C.O.C.). Art. 6 Attraverso l attivazione delle funzioni di supporto della sala operativa comunale (C.O.C.), si conseguono quattro distinti obiettivi: 1 Obiettivo: Sono stati individuati i responsabili per ogni funzione ed il loro coordinatore; 2 Obiettivo: I singoli responsabili mantengono vivo, e quindi efficace, il Piano di Emergenza attraverso il periodico aggiornamento, in tempo di pace, dei dati e delle procedure relative alla propria funzione di supporto; 3 Obiettivo: In caso di emergenza i singoli responsabili di funzioni assumono la veste di operatori specializzati nell ambito della propria funzione di supporto all interno della sala operativa; 4 Obiettivo: La sala operativa comunale (C.O.C.) si compone in modo armonico rispetto alle nove funzioni di supporto attivate. Art. 7 La sala operativa comunale (C.O.C.) sarà ubicata nella sala degli Assessori presso la casa comunale in Via Vittorio Emanuele II. 13

14 Art. 8 Il Settore Ragioneria e Finanze dell Ente è autorizzato a corrispondere al personale comunale di cui al presente provvedimento per l espletamento delle attività direttamente connesse con l emergenza, compensi per lavoro straordinario effettivamente necessario e prestato, oltre i limiti previsti dalle vigenti normative. Dalla Residenza Municipale, lì 19 ottobre 2009 IL SINDACO Geom. Italo LULLO 14

15 2. PARTE GENERALE 15

16 2.1 Dati di base relativi al territorio comunale In questa sezione viene riportato l insieme dei dati di inquadramento generale del territorio comunale che costituiscono la base della pianificazione in oggetto. La sezione è divisa in due sotto-sezioni: inquadramento generale e strumenti di pianificazione. Nella prima si riportano informazioni necessarie a contestualizzare il tipo di territorio nel quale si va ad intervenire. Nella seconda sotto-sezione sono elencati tutti gli strumenti di pianificazione ai diversi livelli territoriali (regionale, provinciale e comunale) a cui si è fatto riferimento nella stesura del piano di protezione civile. Inquadramento generale 16

17 Strumenti di pianificazione LIVELLO REGIONALE PROGRAMMA REGIONALE DI PREVISIONE E PREVENZIONE DEI RISCHI PIANO REGIONALE DI PREVISIONE E PREVENZIONE E LOTTA ATTIVA CONTRO GLI INCENDI BOSCHIVI LINEE GUIDA REGIONALI PER LA PREDISPOSIZIONE DEI PROGRAMMI PROVINCIALI DI PREVISIONE E PREVENZIONE DEI RISCHI E PER LA PREDISPOSIZIONE DEI PIANI DI EMERGENZA LINEE GUIDA REGIONALI PER L ORGANIZZAZIONE DEI PRESIDI TERRITORIALI Non presente Si, aggiornato al 2008 Non presenti Non presenti LIVELLO PROVINCIALE PROGRAMMA PROVINCIALE di PREVISIONE e PREVENZIONE dei RISCHI PIANO di EMERGENZA PROVINCIALE PIANO TERRITORIALE di COORDINAMENTO PROVINCIALE PIANO di EMERGENZA DIGHE Non presente Si, redatto un piano di primo livello approvato con D.C.P. n 24 del 26/05/2008 Si, redatta una proposta definitiva approvata con D.G.P. n 16 del 26/01/2009 Si, redatto a dicembre 2006 e aggiornato a marzo 2008 LIVELLO COMUNALE PIANO REGOLATORE GENERALE / PIANO URBANISTICO COMUNALE (PUC) 1984 PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 17

18 3. ANALISI DEI RISCHI E SISTEMA DI ALLERTAMENTO 18

19 3.1 Analisi dei rischi L obiettivo finale dell analisi dei rischi contenuta in questo paragrafo è l elaborazione di scenari per i diversi rischi presenti sul territorio comunale. I principali rischi presi in considerazione, relativi a situazioni di pericolo legate sia a fenomeni naturali che provocati dall uomo, sono i seguenti: Rischio idraulico; Rischio idrogeologico (frane); Rischio sismico; Rischio incendi di interfaccia Definizioni Per elaborare gli scenari occorre innanzitutto individuare le aree a rischio. A tal fine si premette che per rischio si intende il danno atteso a persone e beni in conseguenza di un fenomeno di una determinata intensità. Gli scenari vengono elaborati considerando la pericolosità di una zona (determinata dai dati scientifici forniti da enti istituzionali e di ricerca, integrati da eventuali precedenti storici in essi non riportati) e la presenza di beni esposti. La pericolosità indica la probabilità che un fenomeno di una determinata intensità si verifichi in un dato periodo di tempo ed in una data area. I dati scientifici sono contenuti negli studi elaborati da Enti ed Istituzioni scientifiche (Autorità di Bacino, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, CNR, Università.). Per precedenti storici si intendono gli eventi calamitosi, relativi ad ogni tipo di rischio considerato, che hanno interessato il territorio comunale negli ultimi anni. Per beni esposti si intende il complesso delle infrastrutture, degli edifici e delle aree strategiche, delle aree residenziali, e di ogni altro elemento presente sul territorio comunale, possibile bersaglio in caso di eventi calamitosi. I beni esposti ricadono, in genere, in una delle seguenti categorie: edifici residenziali, ospedali e strutture sanitarie, istituti scolastici, università, case di riposo, luoghi di culto e strutture annesse (es. oratori), 19

20 luoghi di aggregazione di massa (stadi cinema teatri - centri commerciali e sportivi - ristoranti ), strutture turistiche (hotel alberghi villaggi residence campeggi ), beni di interesse artistico e culturale (musei, pinacoteche, palazzi monumentali ) aree di particolare interesse ambientale sedi periferiche di Enti Pubblici, istituzioni o altro (Regione, Provincia, Comunità Montana, uffici postali, banche, agenzie del territorio, INPS ) sedi di: VVF, Forze Armate, Polizia, Corpo Forestale dello Stato, Croce Rossa, Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico attività produttive, industrie a rischio di incidente rilevante, discariche, impianti di smaltimento rifiuti pericolosi, impianti depositi siti di stoccaggio contenente materiale radiologico. 20

21 3.1.1 Rischio idraulico Precedenti storici In questa sezione del piano si elencano e si descrivono brevemente gli eventi alluvionali storicamente verificatisi sul territorio indicandone le caratteristiche e gli effetti su ambiente e popolazione. I principali eventi verificatisi sul territorio comunale sono dati dall esondazione del fiume Sele che ha interessato la località Ponte Oliveto provocando danni alle abitazioni che insistono in quella zona. Le fonti consultate sono: - dati storici Pericolosità Per il rischio idraulico la pericolosità considerata scaturisce dall analisi dei precedenti storici e dai Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) elaborati dalle Autorità di Bacino, ed in particolare, per la perimetrazione delle aree, alle Carte di pericolosità idraulica, o carta delle fasce fluviali. Individuazione degli esposti Sulla base della perimetrazione delle aree ad elevata pericolosità di cui al punto precedente, il Comune ha individuato gli elementi esposti, ovvero le persone e i beni che si ritiene possano essere interessati dall evento atteso, quelli, cioè, che ricadono all interno delle suddette aree ad elevata pericolosità. 21

22 3.1.2 Rischio idrogeologico (frane) Precedenti storici In questa sezione del piano si elencano e si descrivono brevemente gli eventi franosi storicamente verificatisi sul territorio indicandone le caratteristiche e gli effetti su ambiente e popolazione. I principali eventi verificatisi sul territorio comunale sono dati dalle frane che nel corso degli anni hanno interessato le zone: Pistelle Murzio, Cerze Gasparre- Vallone Grande, Lauri, Ausiana, Bosco, Perillo, Serra del Salice, Acqua Bianca, Valle di Crosca, Croce, Chiaviche, Serra delle Canne. I danni sono stati sempre di lieve entità, interessando a volte anche sedi stradali come in località Acqua Bianca. Le fonti consultate sono: - Dati storici, archivio comunale e carta dell Autorità di Bacino. Pericolosità Per il rischio frane la pericolosità considerata scaturisce dall analisi dei precedenti storici e dai Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) elaborati dalle Autorità di Bacino, ed in particolare, per quanto attiene alla perimetrazione delle aree in frana o suscettibili al dissesto, ove presente questa ulteriore caratterizzazione, alle Carte di Pericolosità Geomorfologica o da Frana o alle Carte Inventario delle frane. L unica zona classificata con il grado di pericolosità P4 è la località Serroni. Individuazione degli esposti Sulla base della perimetrazione delle aree ad elevata pericolosità di cui al punto precedente, il Comune ha individuato gli elementi esposti, ovvero le persone e i beni che si ritiene possano essere interessati dall evento atteso, quelli, cioè, che ricadono all interno delle suddette aree ad elevata pericolosità. 22

23 3.1.3 Rischio sismico Precedenti storici In questa sezione del piano si elencano e si descrivono brevemente gli eventi sismici storicamente verificatisi sul territorio indicandone le caratteristiche e gli effetti su ambiente e popolazione. L evento sismico che ha colpito gravemente il comune di Oliveto Citra è stato quello verificatisi nel 1980 che ha portato ingenti danni a tutto il territorio. Le fonti consultate sono: - dati storici Pericolosità Con riferimento alla deliberazione di Giunta Regionale n 5447 del 7/11/ Aggiornamento della Classificazione Sismica dei Comuni della Regione Campania, il comune è classificato a: Media sismicità categoria 2 (S9) Individuazione degli esposti La classificazione sismica del comune riguarda l intero territorio, pertanto si sono individuati tutti gli elementi esposti, ovvero le persone e i beni che si ritiene possano essere interessati dall evento atteso. 23

24 3.1.4 Rischio vulcanico Precedenti storici In questa sezione del piano si elencano e si descrivono brevemente i fenomeni vulcanici storicamente verificatisi sul territorio in seguito alle eruzioni del Vesuvio, indicandone le caratteristiche e gli effetti su ambiente e popolazione. Pericolosità Il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile ha elaborato il Piano Emergenza Vesuvio, un piano di emergenza dell area vesuviana e dei comuni limitrofi da attivare nel caso di ripresa dell attività eruttiva del vulcano. Sostanzialmente il Piano individua due aree di intervento: una ad alto rischio comprendente 18 comuni della provincia di Napoli, e una caratterizzata da fenomenologie minori (zona gialla) comprendente anche 21 comuni della provincia di Salerno: ANGRI BARONISSI BRACIGLIANO CALVANICO CASTEL SAN GIORGIO CAVA DE' TIRRENI CORBARA FISCIANO MERCATO SAN SEVERINO NOCERA INFERIORE NOCERA SUPERIORE PAGANI PELLEZZANO ROCCAPIEMONTE SAN MARZANO SUL SARNO SAN VALENTINO TORIO SANT'EGIDIO DEL MONTE ALBINO SARNO SCAFATI SIANO TRAMONTI Tabella A: comuni compresi nell area gialla del Piano Vesuvio 24

25 Pertanto il Comune di OLIVETO CITRA RIENTRA NON RIENTRA nella zona gialla. X Individuazione degli esposti La pericolosità riguarda l intero territorio comunale, pertanto si sono individuati tutti gli elementi esposti, ovvero le persone e i beni che si ritiene possano essere interessati dall evento atteso. 25

26 3.1.5 Rischio chimico industriale Precedenti storici In questa sezione del piano si elencano e si descrivono brevemente gli incidenti industriali eventualmente verificatisi sul territorio indicandone le caratteristiche e gli effetti su ambiente e popolazione. Pericolosità Per l elaborazione dello scenario relativo al rischio chimico industriale si fa riferimento ai Piani di Emergenza Esterni redatti dalla Prefettura di Salerno per ogni azienda a rischio di incidente rilevante di cui ai Decreti Legislativi 334/99 e 238/2005 e s.m.i. (cosiddette Leggi Seveso). A tal fine si riporta di seguito l elenco delle aziende con rischio di incidente rilevante presenti sul territorio provinciale. COMUNE AZIENDA Albanella DIPOGAS Angri POMPEAN GAS Buccino CHIMECO Cava De' Tirreni ROBURGAS Eboli ELLEPIGAS SUD Giffoni Sei Casali MEDAGAS Padula ULTRAGAS Padula DEPORGAS Pagani DINAGAS Roccadaspide FONTEGAS S. Giovanni a Piro SEI (BASM) Esplosivi Scarpitta S.Cipriano Picentino PETROLCHIMICA SUD Sala Consilina - Sassano DIANGAS Salerno SOL Siano-Castel S. Giorgio FA.CO.M. Tabella B: aziende a rischio di incidente rilevante in Provincia di Salerno 26

27 Pertanto il Comune di OLIVETO CITRA E INTERESSATO NON E INTERESSATO X da emergenze per rischio chimico-industriale. Individuazione degli esposti 27

28 3.1.6 Rischio Incendi di Interfaccia Il comune di Oliveto Citra avendo redatto il PEC incendi di interfaccia di cui all OPCM 3606 del 28 agosto 2007 farà riferimento ai contenuti dello stesso. In questa sezione sono state riportate le informazioni richieste avendo avuto cura di aggiungere altre zone per il rischio di incendio che andranno ad integrare quelle del Piano di interfaccia. Definizione Per interfaccia urbano-rurale si definiscono quelle zone, aree o fasce, nelle quali l interconnessione tra strutture antropiche e aree naturali è molto stretta; cioè sono quei luoghi geografici dove il sistema urbano e quello rurale si incontrano ed interagiscono, così da considerarsi a rischio d incendio di interfaccia, potendo venire rapidamente in contatto con la possibile propagazione di un incendio originato da vegetazione combustibile. Tale incendio, infatti, può avere origine sia in prossimità dell insediamento (ad es. dovuto all abbruciamento di residui vegetali o all accensione di fuochi durante attività ricreative in parchi urbani e/o periurbani, ecc.), sia come incendio propriamente boschivo per poi interessare le zone di interfaccia. Precedenti storici In questa sezione del piano si elencano e si descrivono brevemente gli incendi di interfaccia verificatisi sul territorio indicandone le caratteristiche e gli effetti su ambiente e popolazione. Gli incendi che, a memoria d uomo, hanno colpito il territorio sono avvenuti in località Chiaviche, Remolente e Vallipote. Si tratta sempre di incendi di modesta entità. Le fonti consultate sono: -dati storici. Pericolosità Per gli incendi di interfaccia la pericolosità è valutata nella porzione di territorio, interna alla cosiddetta fascia perimetrale, ritenuta potenzialmente interessata da possibili incendi. La pericolosità è calcolata considerando i seguenti sei fattori: Tipo di vegetazione Densità della vegetazione Pendenza Tipo di contatto Incendi pregressi 28

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