CORSO DI ALPINISMO Dispensa informativa sulla progressione su ghiacciaio

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1 CORSO DI ALPINISMO Dispensa informativa sulla progressione su ghiacciaio

2 INTRODUZIONE La conoscenza della neve e dei fenomeni legati alla sua trasformazione e l'esperienza di numerose ascensioni non sono sufficienti di per sé ad azzerare il fattore di rischio insito nell'attraversamento dei ghiacciai. Se la superficie del ghiacciaio è ricoperta da uno strato di neve non esiste alcun metodo o accorgimento che possa garantire la certezza nell'individuazione dei crepacci nascosti o della stabilità dei ponti di neve. Essendo la caduta in un crepaccio il rischio maggiore nell'attraversamento di un ghiacciaio, è buona norma legarsi in cordata adottando perlopiù l'andatura di "conserva", giusto compromesso tra le esigenze di sicurezza e rapidità di progressione, limitando le manovre di assicurazione su ancoraggi fissi a particolari ed evidenti situazioni di pericolo. Nelle seguenti pagine vi saranno fornite alcune indicazioni di massima in merito ai materiali, all'organizzazione dell'ascensione, della formazione della cordata e delle tecniche di progressione. SOMMARIO MORFOLOGIA DEI GHIACCIAI PREPARAZIONE DELL'ASCENSIONE E SCELTA DELL'ITINERARIO FORMAZIONE DELLA CORDATA MODALITÀ DI ASSICURAZIONE - OPERAZIONI PRELIMINARI MODALITÀ DI ASSICURAZIONE - DISTANZE DI COLLEGAMENTO TECNICHE DI MOVIMENTO DELLA CORDATA SUL GHIACCIAIO TECNICHE DI MOVIMENTO SUL GHIACCIAIO - PREDISPOSIZIONE DELL'ANCORAGGIO TECNICHE DI MOVIMENTO SUL GHIACCIAIO - MANOVRE DI AUTOSOCCORSO PRINCIPALI ATTREZZI DA GHIACCIO TECNICHE DI PROGRESSIONE SU GHIACCIO

3 MORFOLOGIA DEI GHIACCIAI Illustrazioni a Tavola I Un ghiacciaio si può scomporre in due zone principali: il bacino di collettore, dove si accumulano le precipitazioni nevose e dove a causa di vari fenomeni, quali ad esempio la pressione degli strati di neve ed i processi termici avviene la trasformazione della neve in ghiaccio; il bacino di erosione, ove defluisce la suddetta massa. Le tensioni dovute alle diverse velocità di deflusso causate dai cambi di pendenza, strozzature, ostacoli e accidenti del letto di scorrimento provocano nella massa di ghiaccio in movimento delle spaccature più o meno profonde. Tali spaccature sono definite comunemente crepacci (Fi.1), e rispetto alla loro posizione all'interno del ghiacciaio si distinguono in: crepacciate terminali ovvero spaccature più o meno ampie situate nella parte alta del ghiacciaio al limitare del bacino di alimentazione. Separano la parte in movimento del ghiacciaio da quella parte di ghiaccio che rimane fissa sulle pareti delle montagne che circondano il bacino di alimentazione; crepacci marginali situati nella parte laterale del ghiacciaio a contatto con le pareti del letto di scorrimento del ghiacciaio; crepacci centrali situati appunto nella zona centrale della lingua ghiacciaio; crepacci frontali situati sulla fronte della colata del ghiacciaio. Esistono due principali tipologie di crepacci: crepacci a forma di "V" - ovvero più o meno larghi in superficie ed in progressivo restringimento verso il fondo; crepacci a forma di "campana " - ossia più o meno stretti in superficie ed in progressivo allargamento verso il fondo. Quando il letto di scorrimento si affaccia su di un brusco cambio di pendenza (scarpata o dirupo), nel ghiaccio si producono delle fratture molto più marcate ed evidenti, che provocano la formazione di blocchi di ghiaccio accavallati. Ciò da luogo ad un paesaggio caotico e tormentato di crepacci e blocchi di ghiaccio; questa zona del ghiacciaio vene definita Seraccata. Crepacci e seracchi essendo provocati dalle suddette concause, si vengono a trovare sempre nello stesso posto e sono normalmente segnalati nelle carte topografiche. Altri segnali per l'individuazione dei crepacci possono essere rilevati direttamente sul terreno di salita; ma questi saranno riconoscibili soltanto ad un occhio esperto che sa valutare i cambiamenti di stato del manto nevoso, le linee di prolungamento delle fessurazioni dei crepacci ecc. ecc. A seconda delle condizioni climatiche e delle stagioni il ghiacciaio può presentarsi in due stati: umido quando la superficie del ghiacciaio è rivestita da uno strato di neve, secco quando lo strato di neve si è dissolto, in tal caso i crepacci saranno più facilmente individuabili.

4 PREPARAZIONE DELL'ASCENSIONE E SCELTA DELL'ITINERARIO Prima della partenza per il luogo dell'ascensione: Informarsi sulle previsioni del tempo possibilmente ascoltando i bollettini meteorologici almeno una settimana prima della data dell'ascensione. Preparare con cura il materiale occorrente per l'ascensione. Sul luogo dell'ascensione: A meno che non conosciate già l'itinerario, non confidare mai esclusivamente della presenza di una traccia di salita precostituita, ma seguire sempre la seguente procedura: Informarsi dal gestore del rifugio o dalle Guide Alpine o altri Alpinisti che già hanno effettuato l'ascensione, sulle condizioni del ghiacciaio, e sulle sue zone maggiormente pericolose e crepacciate. Avvalendosi delle informazioni raccolte, della relazione della salita, e delle osservazioni effettuate in loco, studiare il percorso di salita sulla cartina, e quindi redigere lo schizzo di rotta, importantissimo per orientarsi sul ghiacciaio in caso di scarsa visibilità. È buona norma partire molto presto, anche nel pieno della notte, si potrà così transitare sul ghiacciaio nelle ore più fredde della giornata; condizione essenziale per trovare in uno stato di maggiore stabilità ponti di neve e seracchi. FORMAZIONE DELLA CORDATA La formazione di cordata si determina valutando attentamente una serie di fattori che sinteticamente vi elenchiamo: 1. CONDIZIONI ESTERNE DEL GHIACCIAIO secco (se ghiaccio vivo); umido (se ricoperto di neve). 2. CONDIZIONI OGGETTIVE DEL GHIACCIAIO poco tormentato (con pochi crepacci e seracchi); molto tormentato. 3. TIPOLOGIA DEL PERCORSO salita; in piano; in discesa. 4. NUMERO DEGLI ELEMENTI DELLA CORDATA due persone tre persone 5. ABILITÀ ALPINISTICHE DEI COMPONENETI DELLA CORDATA 6. MATERIALE TECNICO A DISPOSIZIONE 7. LIVELLO DI CONOSCENZA DELLE MANOVRE DI AUTOSOCCORSO

5 Si deve tenere conto che al verificarsi delle seguenti situazioni ci si trova ad operare in condizioni di Estrema difficoltà. il ghiacciaio risulta ricoperto di neve dura o fresca (Ghiacciaio Umido); il ghiacciaio presenta molti crepacci e zone seraccate (molto tormentato); il percorso presenta dei tratti in discesa in zone presumibilmente crepacciate; il numero dei componenti della cordata ed il materiale a disposizione è minimale; non tutti i componenti della cordata possiedono abilità alpinistiche atte ad affrontare una situazione di emergenza e risultano carenti nella conoscenza delle manovre di autosoccorso. Soltanto dopo aver vagliato attentamente le condizioni sopra citate, si potrà decidere il modo migliore per formare la cordata. MODALITÀ DI ASSICURAZIONE - OPERAZIONI PRELIMINARI Illustrazioni a Tavola II Le modalità di collegamento tra i componenti della cordata si traducono in diverse regole, alcune valide in ogni occasione, altre variabili in quanto relative alla valutazione di una serie di fattori contingenti, quali le condizioni ambientali e le capacità ed esperienza dei membri della cordata. Le regole sempre valide sono le seguenti: Il collegamento della corda di cordata con l imbragatura deve avvenire tramite un nodo mezzo barcaiolo realizzato su di un moschettone a ghiera collegato all anello di servizio. Sia in testa alla cordata, che in coda deve avanzare una certa quantità di corda da tenere a spalla, o infilata nello zaino, il capo libero finale della corda va assicurato all imbragatura mediante un nodo delle guide con frizione, come per un normale incordamento. Cordata di due elementi: I componenti della cordata realizzano una maniglia (comunemente chiamata cordino da ghiacciaio) con nodo auto bloccante (prusik) sulla corda usando un cordino lungo circa 3.50m e di diametro non inferiore a 7 mm. L anello del cordino deve essere chiuso mediante un asola di bloccaggio e controasola. Per la realizzazione di tale maniglia si produce su di un capo del cordino un nodo semplice delle guide, in modo tale da produrre una piccola asola. In questa si fa passare l altro capo del cordino e lo si blocca con asola e controasola di bloccaggio, poi sull anello di cordino che sta dalla parte del nodo semplice fare un nodo con entrambe i rami del cordino producendo così un altra asola, questa deve essere sufficientemente lunga da poter realizzare il prusik sulla corda di cordata (vedi figura) È importante notare che il prusik deve stare dal lato descritto del cordino altrimenti al momento dello scioglimento dell asola e controasola per aprire il cordino si potrebbero avere dei problemi (vedi paranco mezzo poldo). La funzione della maniglia è di poter scaricare in fretta il peso di un compagno caduto in un crepaccio, che inizialmente grava sull imbracatura di chi ha trattenuto la caduta, su di un primo ancoraggio di fortuna. Durante la marcia normale la maniglia non si impugna ma va fatta passare sotto una fettuccia dell imbragatura in modo che non entri in tensione anche in caso di tensionamento della corda.

6 Cordata di tre elementi: Il componente intermedio si lega a metà corda realizzando con un nodo delle guide con frizione un asola lunga circa 50/60 cm che viene collegata all imbracatura tramite moschettone con ghiera e nodo barcaiolo. L asola distanziatrice consente che in caso di caduta di uno dei componenti della cordata possa intervenire anche il terzo componente per aiutare nella trattenuta mentre il nodo barcaiolo evita il movimento dell asola all interno del moschettone. Nell eventualità di una caduta di uno dei compagni la corda in tensione porterà il nodo verso terra, l asola quindi va realizzata abbastanza ampia, in modo tale da permettere all individuo di restare in piedi. Sul ramo di corda che va verso il primo di cordata si realizza una maniglia come nel caso della cordata di due elementi. Tutti i componenti della cordata dovranno tenere nella mano opposta a quella che porta la piccozza la corda distesa, in tal modo si eviterà di inciampare nella corda stessa; ma soprattutto si potrà avvertire anche se distratti (nel caso che uno dei membri cada in un crepaccio) la tensione della corda prima che lo strappo venga a trasmettersi all imbracatura (punto di collegamento con la corda). le regole variabili sono: La distanza di collegamento tra i membri della cordata (corda distesa). La posizione del capocordata, dove per capocordata deve intendersi il più esperto tra i componenti della cordata. L'opportunità di ricavare dei nodi a palla sulla corda. Per la valutazione dei fattori variabili occorre comunque tenere presente che: Per poter effettuare il paranco veloce di Vanzo o triangolo, occorre aver a disposizione una scorta di corda pari a circa il doppio della distanza di collegamento tra il compagno caduto e quello che lo trattiene (corda distesa). Le probabilità di caduta in un crepaccio sono notevolmente superiori per il primo di cordata. È inutile mettere a disposizione corda sufficiente per effettuare le manovre di autosoccorso al componente che non sa realizzare le manovre stesse. In questo caso è preferibile garantirsi la tenuta, aumentando la distanza di collegamento ed eventualmente realizzando dei nodi a palla intermedi. Nel caso in cui si disponga di due corde (attraversamento di ghiacciaio per raggiungere l'attacco della via), sarà opportuno che la seconda sia affidata all'ultimo di cordata. La posizione del capo cordata dipende generalmente dal tipo di percorso da seguire. Normalmente costui si pone davanti in piano e in salita, da ultimo in discesa.

7 È buona norma che ogni componente della cordata abbia a disposizione sempre almeno 2 chiodi da ghiaccio. Ciò consentirà a chi è rimasto fuori di realizzare un buon ancoraggio (una sosta) e a chi è caduto (naturalmente se è cosciente) di infiggere il chiodo nella parete del crepaccio e di auto-assicurarsi a questo, impedendo ulteriori scivolate a maggiore profondità. Questo accorgimento aumenta la sicurezza della cordata durante le prime fasi dell allestimento delle manovre di soccorso, mentre il compagno sta predisponendo gli opportuni punti di ancoraggio, oltre a conferire una maggiore tranquillità psicologica al caduto. L'uso dei ramponi è consigliato, anche nei casi in cui la condizione della neve tende a formare un accumulo sotto i ramponi comunemente definito zoccolo (ghiacciaio umido). In ogni caso essi contribuiranno ad aumentare il grado di tenuta, e, di non secondaria importanza, potranno facilitare la risalita autonoma. Esistono in commercio delle suolette antizoccolo che opportunamente installate sui ramponi impediscono di fatto il formarsi dei pericolosi zoccoli di neve. MODALITÀ DI ASSICURAZIONE - DISTANZE DI COLLEGAMENTO Illustrazioni a Tavola III Cordata di due elementi: Nel caso in cui prevalga la scelta che ogni componente della cordata debba essere in condizioni di poter effettuare qualsiasi tipo di manovra di autosoccorso è necessario disporre di una corda da 50 metri o superiore, non potendo la distanza di collegamento tra i due componenti della cordata essere inferiore ai 10 metri. Cordata di tre elementi: Ferma l'esigenza di mantenere una distanza minima di 10 metri tra membri della cordata, anche in questo caso è necessario disporre di una corda di almeno 50 metri; è comunque meglio utilizzare corde di lunghezza superiore (60mt) che consentono di rispettare in ogni caso la proporzione "scorta/distanza" consigliata. Tra le varie formazioni possibili, la cordata da tre elementi è senza dubbio quella che garantisce una maggiore sicurezza nelle trattenute delle cadute e nelle manovre di soccorso. Cordata di quattro e più elementi: In considerazione dei vincoli della distanza minima di collegamento dei componenti della cordata (10 metri), e della relativa scorta di corda (circa il doppio della distanza di collegamento), riteniamo che tali formazioni siano da sconsigliarsi. Meglio comporre più distinte cordate delle due tipologie precedenti.

8 In situazioni particolari le suddette disposizioni possono essere modificate, o integrate con accorgimenti particolari, come ad esempio: nell attraversamento di un ghiacciaio molto tormentato, la distanza di 10 metri potrebbe non essere sufficiente a garantire la sicurezza della cordata. In tal caso, e comunque nei tratti del percorso ritenuti più pericolosi, è buona norma che la distanza di collegamento venga aumentata anche a scapito della riduzione della scorta di corda. Un altro metodo per aumentare il grado di tenuta della caduta è quello di effettuare dei nodi intermedi sul tratto della corda distesa (generalmente due nodi alla distanza di 3 m. dai componenti). Tali nodi (detti nodi a palla) esercitano un effetto frenante in quanto tendono a bloccarsi nel bordo del crepaccio. Questo accorgimento risulta efficace solamente in presenza di ghiacciaio umido. Si osservi che i nodi a palla, se da un lato danno maggiori garanzie di tenuta, dall'altro rendono un poco più problematica e lenta la realizzazione del recupero del caduto attraverso l'esecuzione di paranchi. Per l esecuzione dei nodi a palla e quelli relativi ai cordini sulla corda di cordata, fare riferimento alla tavola IV TECNICHE DI MOVIMENTO DELLA CORDATA SUL GHIACCIAIO Illustrazioni a Tavola V Come già indicato nella scheda - Preparazione e scelta dell'itinerario - la scelta del percorso teorico di salita va effettuata tenendo conto di tutta una serie di indicazioni (informazioni raccolte dal rifugista, Guide alpine o alpinisti, consultazione della carta topografiche, relazioni, ecc. ecc.). Il percorso reale però, deve anche tenere presente delle condizioni oggettive del ghiacciaio (ad esempio una zona crepacciata non rilevabile dalla relazione o dalla carta topografica) e potrebbe pertanto prevedere delle variazioni rispetto all'itinerario teorico. Sia che ci si trovi ad operare in condizioni particolarmente delicate (es. ghiacciaio "umido") sia in condizioni di relativa tranquillità, è indispensabile progredire sempre a corda distesa, anche quando si viaggia su di una traccia precostituita. In tale modo lo strappo, nel caso di una inavvertita caduta di un compagno in un crepaccio, sarà più facilmente controllabile. Non di rado si vedono cordate di alpinisti che erroneamente procedono ravvicinati con anelli di corda tenuti nella mano: tale modo di procedere è assolutamente da evitare, la corda tra i vari membri della cordata deve invece essere il meno lasca possibile. I crepacci, quando non possono essere aggirati, devono essere affrontati perpendicolarmente al loro asse longitudinale, cercando di individuare un ponte di neve stabile o un punto sufficientemente stretto da consentire il loro scavalcamento (Fig. 1). Generalmente si procedere in fila indiana, cercando di scostarsi il meno possibile dalla traccia del compagno che ci precede, tale condizione non è valida nel caso in cui la zona crepacciata presenti fessure orientate nella direzione di marcia. In tal caso occorre affrontare la zona procedendo sfalsati, ovvero ogni alpinista dovrà progredire seguendo un suo itinerario. Questo accorgimento riduce notevolmente il rischio di trovarsi contemporaneamente sullo stesso ponte di neve (Fig. 2).

9 Durante le soste, i membri della cordata devono restare disposti lungo la corda evitando di raggrupparsi tutti in un unico punto. I componenti potranno eventualmente raggrupparsi soltanto nelle zone esaminate e ritenute sicure dal capocordata. In ogni caso evitare di sostare nei pressi di zone a rischio di scarico (caduta di sassi, slavine, valanghe e sotto o nei pressi di seraccate). TECNICHE DI MOVIMENTO SUL GHIACCIAIO - ARRESTO DI UNA CADUTA Illustrazioni a Tavola VI Il modo in cui scorre la corda al momento di una caduta in un crepaccio, ha un grande effetto sulla gravità della caduta stessa. È per tale ragione che diventa di fondamentale importanza l'attenzione che ogni componente della cordata pone nel fare in modo che il tratto di corda tra lui ed il compagno si allenti il meno possibile. Ogni centimetro di allentamento della corda è uno spazio lungo il quale chi cade aumenta la velocità di caduta, prima che il compagno vicino possa iniziare a trattenere la caduta. Diversamente se la corda viene mantenuta alla giusta tensione, la forza generata dalla caduta arriva al compagno immediatamente, prima che il caduto sia ormai affondato nel crepaccio e prima che si generi una alta velocità e di conseguenza un forte strappo. Bisogna fare attenzione comunque a non tendere troppo la corda, infatti chi tira eccessivamente la corda non fa altro che trasmettere tensione emotiva ai compagni, infastidendone la progressione. La corda dovrebbe scendere dall'imbracatura di ogni componente della cordata e arrivare all'altro senza allentamenti ne tensioni (fig. 1). In questo modo la maggior parte delle cadute, può essere arrestata tempestivamente, semplicemente opponendo una resistenza contraria al senso di caduta. Non appena si avverte la trazione della corda, ci si predispone ad arrestare la caduta puntando la gamba in avanzamento, arretrando le spalle, abbassando compatibilmente con la forza di trazione il baricentro: ciò si ottiene flettendo le gambe in modo di avvicinare il bacino al terreno, fino ad arrestare la caduta (fig. 2). Anche l'alpinista caduto nel crepaccio dovrà adoperarsi, condizioni fisiche permettendo, per aiutare i compagni, ancorandosi se gli è possibile con un chiodo da ghiaccio sulla parete del crepaccio ed eventualmente, curandosi di avvertite i compagni fuori, risalendo autonomamente la corda a mezzo dei prusik o scalando le pareti del crepaccio. ANCORAGGIO DEL CADUTO Se nonostante la tempestività dell'azione di arresto, il caduto venisse a trovarsi a diversi metri di profondità all'interno del crepaccio, per poter porre in atto una qualsiasi manovra di soccorso, l'alpinista che ha trattenuto la caduta, deve svincolarsi dalla corda agganciandola ad un d'ancoraggio fisso. Ancora una volta le condizioni del ghiacciaio (se "umido" ricoperto di neve o "secco" superficie di ghiaccio più o meno duro) diventano determinati per la scelta delle modalità e del materiale con cui predisporre l'ancoraggio.

10 TECNICHE DI MOVIMENTO SUL GHIACCIAIO - PREDISPOSIZIONE DELL'ANCORAGGIO Illustrazioni a Tavola VII Ghiacciaio umido Come abbiamo già visto, le cadute in un crepaccio per ovvie ragioni, sono molto più frequenti quando uno strato di neve ricopre il ghiacciaio. In questo caso la tenuta dei chiodi da ghiaccio nella neve è del tutto nulla pertanto, il primo punto d'ancoraggio sarà realizzato con l'ausilio della piccozza. La piccozza dovrà essere inserita nella neve con un angolo di entrata acuto (fig. 1) sulla testa sarà fissato un cordino con nodo a bocca di lupo incrociato. Inserite un moschettone a ghiera nel cordino e collegate il prusik giá predisposto sulla corda, scaricando gradualmente il peso del compagno caduto sull'ancoraggio così predisposto. Dopo esservi a vostra volta auto assicurati e svincolati dalla corda, conviene consolidare l'ancoraggio predisponendone un altro da collegare al primo, utilizzando una seconda piccozza o se disponibile uno degli attrezzi a seguito descritti. Il corpo morto È un attrezzo composto da una piastra in lega di alluminio predisposta con un cavetto di acciaio, abbastanza lungo da facilitare l'inserimento della piastra in profondità nella neve, dove in seguito ci si assicurerà per eseguire le manovre (fig. 2). È importante che il punto di ancoraggio si trovi alcuni metri più in basso rispetto al punto di inserimento del corpo morto (fig. 2 - A). Può essere utile pressare la neve dopo aver infisso il corpo morto. All'occorrenza anche lo zaino, una pietra, la piccozza e sci possono essere usati come corpo morto. Il fittone È costituito da tubolare o profilato in lega leggera e ha una lunghezza non inferiore a 40 cm, si infigge nella neve con un'inclinazione di circa 30 rispetto alla perpendicolare di carico (fig. 2). Nella neve molto solida o dura, come è la neve ghiacciata o battuta dal vento freddo tipica delle vette più alte, i fittoni rappresentano forse il migliore sistema di ancoraggio, essi si infiggono con colpi di martello o con la pressione degli scarponi. In caso di neve inconsistente anziché infisso può essere eventualmente seppellito di lato nella neve come corpo morto (fig. 2 - B), tale operazione può essere effettuata anche con la piccozza. Ghiacciaio secco Con l'aiuto della piccozza rimuovere lo strato di ghiaccio friabile fino a mettere a nudo il ghiaccio vivo, quindi con la becca creare un invito nel quale avvitare il chiodo da ghiaccio avendo cura di introdurlo con una leggera angolazione dal lato opposto alla linea di trazione per evitare che si sfili durante la sollecitazione. Il chiodo deve essere infisso fino a quando l'anello o la leva di avvitamento non appoggi sulla superficie del ghiaccio, se ciò non fosse possibile, non inserire mai il moschettone nell'anello di servizio del chiodo perché si verrebbe a creare una leva sfavorevole, ma strozzate sul gambo del chiodo un cordino tramite un nodo a bocca di lupo. A questo punto agganciate un moschettone al cordino ed inseritegli il prusik predisposto sulla corda scaricando progressivamente il peso del compagno caduto sull'ancoraggio. Conviene consolidare l ancoraggio inserendo un secondo chiodo, andando così a formare una vera e propria sosta su ghiaccio. Una volta assicurato il vostro compagno potete, dopo esservi auto assicurati in modo opportuno, svincolarvi dalla corda acquisendo in tal modo la libertà di movimento necessaria per approntare le manovre di auto soccorso.

11 TECNICHE DI MOVIMENTO SUL GHIACCIAIO - MANOVRE DI AUTOSOCCORSO Acquisita la necessaria libertà di movimento, la prima cosa da farsi è verificare le condizioni del vostro compagno; il suo stato di salute sarà determinante nella scelta del tipo di manovra da porre in atto. Se il caduto è cosciente e non si è ferito, sarà in grado di aiutare i compagni nell'azione di autosoccorso, a tal fine dovrà cercare innanzi tutto di ancorarsi con un chiodo da ghiaccio sulla parete del crepaccio. Cone gia accennato il caduto potrebbe anche riuscire ad uscire da solo dal crepaccio, ad esempio risalendo lungo la corda tramite la predisposizione di due nodi auto bloccanti (nel caso di crepaccio a campana), o risalendo la parete del crepaccio con la tecnica più idonea. Nel caso che il compagno caduto non sia comunque in grado di uscire autonomamente dal crepaccio, Vi indichiamo due particolari manovre di autosoccorso. 1. CARRUCOLA SEMPLICE CON RINVIO AL COMPAGNO (metodo del collegamento a triangolo o paranco di Vanzo). Tale manovra è la più semplice e veloce tra quelle attuabili quando si è in possesso di una sola corda ed in presenza di nodi a palla. 2. MEZZO POLDO. Illustrazioni a Tavola VIII CARRUCOLA SEMPLICE CON RINVIO AL COMPAGNO La preparazione di questa manovra è abbastanza semplice, la sua realizzazione è comunque vincolata alla soddisfazione seguenti condizioni: il compagno caduto deve essere in grado di collaborare; si deve disporre di una scorta di corda libera pari al doppio della lunghezza del ramo di corda che va dall'ancoraggio al compagno caduto. Descrizione delle fasi operative (fig. 1): 1. dopo aver bloccato con un nodo barcaiolo nel vertice della sosta la corda di cordata che esce dal prusik con cui si è scaricato il peso sul primo ancoraggio infisso, predisporre un cordino del diametro di 7-8 mm e lungo circa 3-3,5 m; in mancanza si potranno utilizzare più cordini opportunamente giuntati; 2. con il cordino eseguire un nodo auto bloccante (prusik o maschard) sul tratto di corda della scorta. Un capo del cordino deve essere collegato all'imbracatura del soccorritore con nodo barcaiolo con nodo semplice di sicurezza nel tratto di corda in uscita dal nodo. Ciò consentirà al soccorritore, facendo scorrere sulla corda il nodo prusik, di avvicinarsi al bordo del crepaccio restando comunque assicurato all'ancoraggio. Essendo il nodo barcaiolo facilmente regolabile, risulta comodo per poter regolare la distanza dell imbragatura dal prusik posto sulla corda di cordata (vedi fig. 1) 3. inviare al compagno caduto il tratto di corda libera con un moschettone affinché questi provveda a collegarlo all'imbracatura; Se si dispone di una piastrina è meglio inviare questa al compagno, tale oggetto se piazzato correttamente dal compagno si comporterà da bloccante automatico (deve bloccare dal lato della corda ch non viene tirata, quella fissa in sosta) e si potrà così evitare di costruire un bloccante di sicurezza come ai successivi punti 4 e 5.

12 4. eseguire sulla parte di corda di ritorno un nodo auto bloccante (prusik) con il ramo libero del cordino utilizzato per auto assicurarsi. Questo nodo ha la funzione di bloccare la corda anche quando il soccorritore lascia la presa sulla corda che sta recuperando, così da non far ricadere il compagno nel crepaccio per tutto il tratto di corda precedentemente recuperato; 5. costruire un asola con un cordino e infilare un moschettone da rinvio (piccolo e stretto) nell asola e attorno alla corda da recuperare appena a monte del nodo autobloccante di sicurezza di cui al punto 4. Con le punte anteriori di un rampone infilare l asola e trattenerla a terra. Se non si dispone del moschettone idoneo è possibile realizzare un asola di cordino doppiato bloccata con un nodo qualsiasi intorno alla corda da recuperare e bloccare a terra l asola con le punte dei ramponi (come in figura); il risultato è il medesimo ma con il moschettone si hanno meno attriti e la manovra risulta facilitata. Questo accorgimento serve ad evitare che l autobloccante di sicurezza si muova verso l alto durante il recupero, ostacolando notevolmente la manovra (vedi fig. 2) 6. recuperare progressivamente la corda di ritorno dal caduto tirando non con le braccia ma usando gli arti inferiori. Per fare ciò bisogna vestire la corda come nel caso della sicura a spalla, rannicchiarsi e poi estendere le gambe, far agire l autobloccante per fermare la corda, rannicchiarsi di nuovo e così via; in questa operazione il compagno caduto aiuterà il soccorritore scaricando la corda di recupero sollevandosi a braccia sulla corda di ancoraggio. MEZZO POLDO Illustrazioni a Tavola IX Da utilizzare quando si ritiene necessario recuperare un ferito dopo la caduta in un crepaccio quando questi non può collaborare (se ci sono attriti o un effetto taglio del bordo del crepaccio con la corda, bisogna cercare di attenuarli, ponendo sotto la corda una piccozza o un indumento). Una volta bloccata la caduta, trasferito il peso su un chiodo e costruita la sosta come nel caso del triangolo: 1. piazzare nel vertice della sosta una piastrina e infilare la corda di cordata in modo che la piastrina blocchi dal lato in cui e appeso il compagno. 2. Realizzare un machard sulla corda tesa che sostiene il compagno e inserire nei due anelli del cordino un moschettone. 3. Se l anello di cordino su cui si è scaricata la corda dispone di chiusura con asola e controasola, sciogliere la controasola e scaricare lentamente il peso sulla piastrina piazzata in sosta. Si noti l importanza di realizzare il prusik sul cordino dalla parte del nodo semplice, infatti in questo caso il capo che si sfila dal moschettone in sosta è privo di nodi, viceversa avremmo dovuto far passare il nodo semplice, rischiando possibili incastri. Se non siamo in presenza di un cordino con asola e controasola far passare la corda che esce dalla piastrina nel moschettone del machard, tirare la corda per pochi centimetri in modo da scaricare il prusik che si era piazzato subito dopo la caduta e che bloccava la corda trasmettendo il peso su un solo chiodo. In questo modo si è automaticamente passati nella piastrina al vertice della sosta. (nella figura si fa riferimento a questo caso più sfortunato). 4. eliminare il prusik piazzato inizialmente e che ora si trova a valle della piastrina e intralcia la manovra di recupero.

13 5. Posizionare un moschettone a base larga nel vertice della sosta o nel foro della piastrina. Far passare il capo libero di uno spezzone di cordino (minimo 9 mm), o il capo della corda alla quale siamo legati (dopo esserci auto assicurati alla sosta con altri mezzi, per esempio una longe), nel moschettone del machard e creare un nodo barcaiolo, con nodo di sicurezza, in cui inserire un moschettone. 6. Passare l altro capo libero del cordino o corda, prima nel moschettone posizionato al vertice della sosta o nel foro della piastrina, poi nel moschettone con barcaiolo e nodo sicurezza al capo della corda. A questo punto abbiamo costruito il paranco mezzo poldo. 7. Agire sul paranco recuperando la corda. Recuperare subito il lasco che si crea nella piastrina bloccando momentaneamente il paranco con una mano. Quando il moschettone nel capo della corda ha raggiunto la piastrina è possibile rimandarlo a contatto con il machard facendo ruotare il mezzo poldo. Una volta recuperato tutto il possibile, ovvero quando il machard si trova vicino alla piastrina, per proseguire, manderemo in carico la corda sulla piastrina e sposteremo verso il compagno il machard. Da qui in poi si continua come precedentemente descritto. PRINCIPALI ATTREZZI DA GHIACCIO Piccozza Le parti che compongono l'attrezzo piccozza sono: puntale, manico, dragone o lacciolo e testa, quest ultima a sua volta formata dalla lama o becca e dalla paletta o martello. A seconda del tipo di progressione varia la lunghezza dell'attrezzo. Per quanto riguarda la progressione su pendii non troppo ripidi la piccozza viene utilizzata principalmente come bastone, quindi si consiglia di utilizzare un attrezzo relativamente lungo. Prima di impugnare la piccozza bisogna far passare il lacciolo attorno al polso, quindi appoggiare il palmo della mano sulla paletta, stringendola tra le dita; la becca deve essere rivolta in avanti. In caso di progressione frontale la piccozza può essere impugnata indifferentemente sia dalla mano destra sia da quella sinistra, mentre nel caso di progressione diagonale la piccozza deve essere impugnata sempre dalla mano a monte. Anche in discesa la piccozza può essere impugnata indifferentemente dalla mano sinistra che destra, in questo caso però la becca deve essere rivolta a monte (vedi fig. 2), tale disposizione per agevolare i movimenti dell arresto in scivolata di un eventuale caduta. Utilizzo: Il braccio che porta la piccozza deve essere disteso lungo il corpo, il puntale deve penetrare nella neve o nel ghiaccio. Muovere i passi soltanto ad attrezzo piantato e impostare una sequenza ritmata: piantare la piccozza, muovere due passi - piantare la piccozza muovere due passi e cosi via. La piccozza deve essere piantata quando la gamba opposta al braccio che la porta è in posizione avanzata. Ramponi I ramponi sono stati ideati per consentire una progressione più rapida e sicura sui pendii ghiacciati. Prima della loro invenzione si utilizzava la tecnica del "gradinamento", che consisteva nell'intagliare con la piccozza nel pendio ghiacciato, dei gradini su cui posizionare i piedi. Tale operazione però oltre che ridurre la velocità di marcia, richiedeva anche un notevole dispendio di energie. I ramponi sono composti da un supporto di acciaio o lega leggera, dal quale si diramano, nella parte inferiore ed anteriore, una serie di punte o lame.

14 I ramponi vengono fissati agli scarponi per mezzo di legacci, di leve (attacco rapido) o un sistema misto di leve e legacci (semiautomatici). Esistono di diversi tipi di ramponi che si differenziano principalmente per la rigidità della struttura, per il numero delle punte e la loro posizione ed inclinazione, ognuno atto ad uno specifico terreno d'azione (es. progressione su pendii ghiacciati non ripidi, progressione mista roccia ghiaccio, cascate di ghiaccio ecc. ecc.). Per il corretto impiego, occorre che i ramponi siano perfettamente adattati alle calzature e che i sistemi di allacciatura consentano un fissaggio rapido e sicuro. Utilizzo: Con i ramponi si cammina distanziando i piedi (almeno cm) onde di evitare di inciampare o "ramponarsi" la gamba. Utilizzando i ramponi su neve molle, si deve fare attenzione ai pericolosi "zoccoli di neve" (accumuli di neve) che tendono a formarsi sotto ai ramponi. Questi possono essere eliminati con un colpetto del manico della piccozza sul fianco dello scarpone. Si noti che a seconda delle condizioni della neve può essere necessario ripetere tale operazione ad ogni passo, quando il piede sollevato e la gamba che compie il passo è felessa: risulta evidente la maggiore comodità e sicurezza fornita dall antizoccolo. Normalmente su neve molle i ramponi non devono essere calzati, fa eccezione a tale regola il caso in cui uno strato di questo tipo di neve ricopre un pendio il cui fondo è ghiacciato, in questo caso invece i ramponi diventano indispensabili. Per la progressione con i ramponi si adottano due tecniche fondamentali: la tecnica delle punte a piatto e la tecnica delle punte avanti. TECNICHE DI PROGRESSIONE SU PENDENZE MODERATE PROGRESSIONE FRONTALE CON RAMPONI PUNTE A PIATTO Il terreno appropriato per questo tipo di progressione è un pendio a pendenza moderata formato da neve dura o ghiaccio morbido: in queste condizioni questa tecnica si può adottare sia in salita che in discesa. Il passo si esegue alzando bene il piede dal suolo per evitare di inciampare con le punte dei rampini e pestando bene di piatto la pianta del piede sul terreno, con un unico colpo deciso per non sbriciolare il ghiaccio sotto le punte, condizione che renderebbe instabile la presa del rampone. Si cammina con le gambe leggermente divaricate in modo da far penetrare nel ghiaccio tutte le punte inferiori del rampone. È importante abituarsi a trasferire il peso del corpo sulla gamba in appoggio prima di spostare l'altra, per far ciò si deve spostare il bacino sulla perpendicolare della gamba d'appoggio: i movimenti degli arti inferiori vanno sempre preparati con il movimento del baricentro. Inoltre, con l'aumentare della pendenza diventa sempre più difficile far aderire tutte le punte al ghiaccio, risulta allora necessario aprire progressivamente le punte dei piedi (piede a papera) e piegare le caviglie. Durante la discesa posizionarsi faccia a valle, lungo la massima pendenza; il busto deve essere leggermente piegato in avanti, le gambe leggermente divaricate e flesse. Il passo si porta come descritto nella salita.

15 PROGRESSIONE DIAGONALE CON RAMPONI PUNTE A PIATTO In questo caso il terreno su cui utilizzare questo tipo di progressione è un pendio di neve dura o ghiaccio morbido che presenti una pendenza massima circa 35. Poiché con l'aumentare della pendenza la progressione frontale diventa sempre più difficile e faticosa, a causa dell'impossibilità di piegare ad oltranza le caviglie (movimento indispensabile per appoggiare l'intera pianta del suolo sul terreno), diventa quindi necessario adottare una linea di salita diagonale rispetto alla massima pendenza del pendio. Come per la progressione frontale, nella progressione diagonale occorre appoggiare energicamente al suolo l'intera pianta del piede in modo di far penetrare tutte le punte inferiori del rampone. Il piede a monte va posizionato parallelo alla direzione di marcia, il piede a valle aperto, con la punta che guarda a valle. La corretta posizione del piede a valle si ottiene con una torsione laterale della caviglia e, all aumentare della pendenza, per favorire la penetrazione delle punte, è necessario volgere maggiormente verso valle la punta del piede. Il busto deve essere leggermente flesso in avantie ruotato verso valle. La piccozza deve essere impugnata dalla mano a monte e viene utilizzata come appoggio, facendo penetrare il puntale nella neve o ghiaccio Deve essere spostata quando è avanzato il piede a valle. La progressione avviene con un ritmo costante: due passi, piccozza - due passi, piccozza ecc. ecc.

16 TAVOLA I - MORFOLOGIA DEI GHIACCIAI Figura 1. Tipologie e forme dei crepacci Pendio ripido ghiaccio stabile Crepaccia terminale o Bergschrund Ghiaccio in movimento Crepaccio a V o imbuto Crepaccio a Botte o Campana

17 TAVOLA II - MODALITÀ DI ASSICURAZIONE

18 TAVOLA IV- NODI Nodo a Palla Solo A+B+C per corde intere, anche C+D per mezze corde Cordino da tenere in mano, con prusik sulla corda di cordata e asola e controasola di sbloccaggio.

19 TAVOLA V - TECNICA DI MOVIMENTO SU GHIACCIO (Fig. 1) I crepacci, quando non possono essere aggirati, devono essere affrontati perpendicolarmente al loro asse longitudinale, cercando di individuare il punto più stretto che consenta il loro scavalcamento. (Fig. 2) Nel caso in cui la zona crepacciata presenti fessure orientate nella direzione di marcia, bisogna affrontare la zona procedendo sfalsati, ovvero ogni alpinista dovrà avanzare seguendo un suo itinerario. Questo accorgimento riduce notevolmente il rischio di trovarsi contemporaneamente sullo stesso ponte di neve.

20 TAVOLA VI - ARRESTO DI UNA CADUTA (fig. 1). Il modo in cui scorre la corda al momento di una caduta in un crepaccio, ha un grande effetto sulla gravità della caduta stessa. È per tale ragione che diventa di fondamentale importanza l'attenzione che ogni componente della cordata pone nel fare in modo che il tratto di corda tra lui ed il compagno si allenti il meno possibile. La corda dovrebbe scendere dall'imbracatura di ogni componente della cordata e arrivare all'altro senza allentamenti ne tensioni. Non appena si avverte la trazione della corda, ci si predispone ad arrestare la caduta puntando la gamba in avanzamento, arretrando le spalle, abbassando compatibilmente con la forza di trazione il baricentro: ciò si ottiene flettendo le gambe in modo di avvicinare il bacino al terreno, fino ad arrestare la caduta. Porre attenzione alla mano che tiene la corda: non deve trattenere, altrimenti si ricadrebbe nella condizione in cui lo strappo viene applicato lontano dal baricentro (alla spalla). La mano sulla corda va tenuta come in figura e serve soltanto per avvertire in tempo lo strappo nel caso in cui non si fosse attenti. (fig. 2)

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