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1 Poste Italiane SpA - Sped. Abb. Postale 70% -DCB Roma eriferie direttore Vincenzo Luciani Infinity Fond I was ever of this lonely hill, And of this hedge, that from my view conceals The farthest limit of the firmament. But, sitting here and gazing, I can feign, Far and beyond it, still unbounded space, And an unearthly silence, and the deepest Quietude where my very heart is nearly Frightened. And as this moment I perceive The wind around me rustling through these trees, To that unending silence soon I liken The passing of its voice: eternity I so recall, and all the seasons dead, And with its lively stir the present one. Founders in such immensity my mind, And drowning in this sea is sweet to me. JOSEPH TUSIANI, L ARTE DELLA TRADUZIONE POETICA P. 4 Direzione - Redazione: via Lepetit 213/ Roma Tel-Fax Trimestrale OTTOBRE/DICEMBRE 2014 ANNO XVIII N. 72 IL LIBRO: L Italia a pezzi. Antologia P. 9 Ciclica di Annamaria Ferramosca P. 11 L orlo di Manuel Cohen P. 13 ANTOLOGIA: Maria Gabriella Canfarelli Alessandro Valentini, Narda Fattori Christine Lavant P RICORDO DI... Gianmario Lucini P. 21

2 2 Periferie Ottobre/Dicembre 2014 eriferie ANNO XVIII N. 72 OTTOBRE/DICEMBRE 2014 TRIMESTRALE DIRETTORE RESPONSABILE Bruno Cimino DIRETTORE Vincenzo Luciani REDAZIONE Ombretta Ciurnelli, Anna Maria Curci, Claudio Porena, Cosma Siani, Rosangela Zoppi DIREZIONE E REDAZIONE: via Roberto Lepetit 213 int Roma Tel-Fax Sommario EDITORIALE Insieme si può dare di più 3 IL LIBRO Tradurre e tradursi nell opera di J. Tusiani 4 L Italia a pezzi 9 Ciclica di Annamaria Ferramosca 11 L orlo di Manuel Cohen 13 ANTOLOGIA Maria Gabriella Canfarelli 16 Alessandro Valentini 17 Narda Fattori 18 Christine Lavant 19 RICORDO DI... Gianmario Lucini 21 NEWS Un armoniosa serata tra poesia e musica ricordando Achille Serrao 22 Forti emozioni con Pane, Olio... e Poesia 22 REGISTRAZIONE Tribunale di Roma n. 623/96 del 13/12/96 REALIZZAZIONE Cofine srl via Lepetit 213/ Roma IN COPERTINA Joseph Tusiani, in reading nel 2009 a Vico del Gargano FOTO DI Mario Afferrante STAMPA Palombi & Lanci Villa Adriana - Tivoli FINITO DI STAMPARE novembre 2014 QUOTA ANNUA SOSTENITORI 20,00 (con 4 numeri della rivista) sul c/c/p intestato a Associazione Periferie via Nino Ilari Roma. ARRETRATI: 10,00. RECENSIONI Nell addio germoglia la terra di F. Margani 24 Avremo cura, la nuova raccolta di Gianni Montierii 24 Un altro Veneto. Recensione di N. Di Monte 26 Mùffura (Nebbia) di Stefano Marino 28 Paesaggio e memoria nella poesia di Marino Monti 30 COME RICEVERE PERIFERIE - INVIARE 20,00 euro sul c/c/p/ intestato a Associazione Periferie, via Nino Ilari Roma indicando nella causale sostenitore Periferie o richiederlo al tel Il CENTRO POESIA DIALETTALE VINCENZO SCARPEL- LINO (presso la Biblioteca G. Rodari, in via Francesco Tovaglieri 237a Roma - tel ) invita ad inviare e a far inviare gratis testi dialettali (poesie, antologie, riviste, monografie, dizionari e grammatiche, materiali video e audio). Il bollettino dei libri del Centro è sul sito (sezione Poeti in dialetto: Centro di documentazione del menù).

3 Periferie Ottobre/Dicembre EDITORIALE Insieme si può dare di più Per la salvezza delle nostre lingue locali Non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese. L incitamento di John Fitzgerald Kennedy è oggi più che mai valido in ogni campo di attività, ma soprattutto in quelli della cultura, della poesia e della salvezza delle lingue locali. E giunge a proposito la data del 17 gennaio 2015 in cui, con una molteplicità di iniziative, sarà celebrata la terza Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali indetta da Unione nazionale delle Pro Loco d Italia, Centro di documentazione della poesia dialettale V. Scarpellino, Centro Internazionale Eugenio Montale e Legautonomie Lazio. In questa Giornata (delle cui iniziative verrà data notizia sul sito dell Unpli) ognuno di noi sarà chiamato a compiere almeno un azione per la salvezza della propria e delle altre lingue locali. Queste possono essere condivise e messe in rete, e fare rete. Senza perdere tempo prezioso nelle lamentele e nell andare a ricercare le colpe degli altri. Le piccole azioni individuali sono imprescindibili per la salvezza, per la conservazione del patrimonio linguistico locale. E devono essere attuate adesso, non possono essere rinviate, pena la scomparsa definitiva dei dialetti ereditati dai nostri nonni e nonne e dai nostri padri e madri. Non si può delegare questo compito allo Stato, agli enti locali, che saranno maggiormente stimolati e coinvolti solo se noi saremo capaci di compiere piccoli gesti moltiplicati per milioni di persone. Proprio per rendere operativo l obiettivo della salvezza delle lingue locali è stata istituita la Giornata nazionale il 17 gennaio di ogni anno perché, in ognuno degli comuni, si compiano azioni concrete quali, ad esempio: il conferimento di parole, di proverbi e modi di dire (utilizzando i siti delle Pro Loco e dei Comuni) o, in assenza, in quello nazionale del Unpli; la raccolta di libri in e sui dialetti, di testimonianze video ed audio; l invio di un libro in dialetto o sul dialetto presso il Centro di documentazione della poesia dialettale V. Scarpellino ; un convegno o un incontro; una rappresentazione teatrale; una lettura pubblica di poesie; l invio di un video o di un audio in dialetto al sito dell Unpli nazionale. Periferie, sia come rivista che come associazione, intende rinnovare, alle soglie del nuovo anno e nonostante le tante difficoltà, il suo impegno per la poesia, in italiano e nei dialetti d Italia, e per la salvezza delle lingue locali, continuando la pubblicazione di questa rivista, giunta al suo 28 anno, l organizzazione del Premio V. Scarpellino nei dialetti del Lazio (nel 2015 alla sua V edizione), del Premio Ischitella-P. Giannone (alla sua XII edizione) e del Centro di documentazione per la poesia dialettale italiana, fondato nel E scusate se è poco E se vi chiediamo un abbonamento alla rivista. V. L.

4 IL LIBRO 4 Periferie Ottobre/Dicembre 2014 Tradurre e tradursi nell opera di Tusiani di Cosma Siani (Dall Introduzione al libro di Joseph Tusiani, L arte della traduzione poetica, Edizioni Cofine, Roma 2014) Ciò che impressiona in fatto di traduzioni italo-inglesi è la quantità di classici italiani in inglese usciti dalla singola penna di Joseph Tusiani in un cinquantennio di lavoro. Quando Felix Stefanile scherzevolmente chiamò le traduzioni di Tusiani a veritable one-man industry ( una vera e propria industria formata da un solo uomo ), ne mise in rilievo l aspetto che si impone per primo. Ciò che è stato detto finora, unitamente alla bibliografia completa delle traduzioni in fondo a questo volume, rende un idea di tutto ciò. Ed è la base su cui poggia la consolidata reputazione di italianista di cui si avvale Tusiani nell America del Nord. Tutto ciò è stato possibile per il modo e la fiducia con cui Tusiani si è posto a questo tipo di lavoro. Il modo è caparbio e totale. Come ebbe a dire un suo ex-allievo, poi suo editore: Una volta che il prof. Tusiani ha deciso di iniziare un progetto non c è nessuno al mondo che possa impedirgli di portarlo a termine. Il ritmo del suo lavoro diventa febbrile, la sua determinazione pervadente. Egli vive e respira solo per terminare il progetto iniziato, e quando questo è terminato, non si compiace dei frutti del suo lavoro. Si mette subito a cercare altre imprese sempre più onerose e difficili. 21 D altra parte, la fiducia che sostiene Tusiani nel tradurre è fiducia, perfino intransigente, nella propria concezione della poesia e del come renderla in altra lingua, secondo quanto da lui stesso illustrato nel saggio The Translating of Poetry (1963), leggibile in versione italiana nel presente volume. Dal saggio possiamo ricavare i termini generali che ispirano l atteggiamento di Tusiani di fronte all opera del tradurre. Le premesse sono riassumibili in questi termini: (1) la poesia è posta come un insieme di pensiero, sentimento, colore, ritmo, espressi attraverso la parola, e mescolati nella maniera talora più illogica, per riuscire a una logica e limpida unità; (2) il traduttore deve rifare nella nuova lingua tale insieme, ricomponendo gli elementi non nello stesso modo ma nello stesso e con lo stesso spirito dell originale; (3) il traduttore deve essere poeta, non o non solo grammatico, per riuscire a cogliere l atmosfera creativa in cui nacque l originale ed immetter visi al momento di tradurre; (4) egli inoltre deve conoscere con sicurezza e in profondità la lingua da cui traduce, non solo per non commettere errori di intendimento, ma soprattutto perché il senso naturale della lingua possa guidarlo alle scelte più congrue nell idioma di arrivo. Poste le premesse, segue una analisi dei vari piani sui quali la tradu-

5 Periferie Ottobre/Dicembre IL LIBRO zione poetica si attua: il sentimento, il pensiero, la parola. Il traduttore al lavoro tratta contemporaneamente questi tre aspetti, perfino senza avvedersene: ciò di cui è consapevole è soprattutto che egli ha dinanzi a sé una vita poetica informata di pensieri e di parole. È di lì che parte, ed è lì che deve arrivare: Il poeta che traduce un altro poeta sa che la sua è prima di tutto un opera di vita, poi di musica e colore, e altre componenti del genere. Quanto al primo dei tre piani sopra indicati, il saggio dice: In primo luogo, un traduttore deve salvaguardare il globale sentire percepito in ciò che traduce. Il sentire, indefinibile com è, si definisce ed emerge quale atmosfera dall intera opera o da un intero brano; né se ne possono individuare in modo definitivo le componenti dalla sola struttura verbale o intellettuale. La natura di questo aspetto può esser chiarita dal seguente brano, dello stesso Tusiani, tratto dal romanzo Envoy from Heaven; sono parole che l autore mette in bocca a Dante Alighieri: [...] della poesia si possono dare tante definizioni quante sono le persone che pensano o sentono. Se la poesia avesse una sola, immutabile definizione, non sarebbe più poesia ma una cosa definita per sempre e perciò privata del suo imprevedibile futuro. Quattro più quattro fanno otto per tutte le età e tutti i paesi ciò costituisce un fatto. La poesia non è un fatto ma un sentimento. Un fatto non lascia alternative, né sfumature, né ombre, altrimenti sarebbe il caos e la follia. Un sentimento, invece, lascia posto ad alternative, sfumature e ombre, poiché non esistono due persone che sentano allo stesso modo o con la stessa intensità. [ ] come l amore, la poesia può essere intesa o localizzata in quanto ha a che fare con quello che gli uomini hanno in comune: la vita e la morte. Nessun poeta potrà mai scrivere un verso che non sia direttamente o indirettamente collegato con una di queste cose. L alfa e l omega dell umanità. Questo è anche un fatto, ed è su tale fatto che si basa il sentimento della poesia. La poesia, allora, sembra intangibile, ma ha tangibili radici: l umanità stessa [ ] 22 Il secondo aspetto si riferisce al pensiero dell autore tradotto, sia esso in funzione espressiva del sentimento, sia preso in sé. E qui si affaccia la domanda se colui che traduce debba o no rigirare il pensiero dell originale e dargli forma diversa, lo faccia egli nell intento di spiegare ciò che nel testo è poco chiaro o del tutto oscuro, o lo faccia perché forzato da esigenze di metrica, o altro. Tusiani ritiene che sia lecito, e talora inevitabile, ritoccare il testo originale. Sta a chi traduce mantenersi entro l atmosfera emotiva del brano poetico, e vigilare che la nuova forma data al pensiero non sia estranea ad essa. In simile elaborazione può ben essere che vada persa qualcosa dell originale; ma il traduttore potrà, all occasione, immettere qualcosa di nuovo, che, pur non riscontrandosi nel testo originale, bilancerà altre ineluttabili perdite comportate dal fatto stesso di tradurre purché in tale lavoro di elaborazione formale non si dissolvano l indole o le fondamentali caratteristiche emotive dell originale. Il terzo aspetto si riferisce alle parole. È dapprima riconosciuta una doppia natura in esse: la natura corporea, consistente nel suono delle sillabe e nel significato proprio, e la natura incorporea, cioè gli effetti

6 IL LIBRO 6 Periferie Ottobre/Dicembre 2014 e le suggestioni derivanti dalla qualità corporea del vocabolo. La poesia di E.A. Poe The Bells, p. es., gioca sulla qualità incorporea delle parole: il verso bells, bells, bells vuole dire, più che campana, il rintocco di essa, ed è questo che il traduttore accorto dovrebbe sforzarsi di tradurre; così facendo egli si manterrebbe fedele perlomeno all intenzione con cui l autore concepì quel verso e l intera poesia, né potrebbe essere tacciato di eccesso d interpretazione e di sensibilità, poiché tutto il brano è risuonante di rintocchi e strepito: Bells, tinkle, jingling, ringing, rhyming, chiming, speak, shriek, clang, clash, roar, ecc. D altra parte, il traduttore, da lettore e interprete di ciò che ha sotto mano, può rinvenire simili effetti anche laddove l autore non s accorse d averne immessi, e portarli alla luce nella sua traduzione, se ritiene che essi non compromettano il carattere dell intero lavoro. Questi particolari messi in rilievo potranno compensarne altri che nel tradurre sono andati perduti. L indagine nel campo delle parole continua con la questione della metrica. Tusiani parte dall affermazione che la poesia non sia fatta del solo pensiero di chi scrive, ma anche della esteriore musicalità del verso. Sacrificare tale musicalità equivale a disperdere uno dei principali ingredienti poetici. Quanto al verso, egli dice: ogni volta che è possibile, il traduttore deve mantenere i ritmi originali, cioè sforzarsi di usare versi equivalenti, come sono l endecasillabo italiano e la pentapodia giambica inglese. E per la rima la soluzione è quasi totalmente affidata alla sensibilità del traduttore, che saprà regolarsi sulla utilità o necessità di conservarla o no. Consapevole che metrica e rima sono strettoie da costringere spesso a forzature di lingua e di significato, Tusiani accede talora a soluzioni di compromesso. Nella Jerusalem e nel Morgante, per esempio, adotta un ottava libera nei primi sei versi, con un distico finale rimato, e così facendo mira a conciliare tre esigenze: liberarsi dalle costrizioni della rima, andare incontro al gusto del lettore moderno, alieno da rigidi schemi metrici, e rimanere coerente con le proprie idee e il proprio sentire. Idee e sentire di Tusiani sono decisamente orientati verso i classici, e ben poco verso la poesia contemporanea. Tusiani infatti, per sua scelta, non traduce i contemporanei. Gli esempi di poesia del Novecento che troviamo in questa antologia (Lalla Romano, Montale) non sono scelte del traduttore Tusiani, ma fanno parte di traduzioni richiestegli dal suo conterraneo Antonio Motta. Anche le versioni di alcuni dialettali non canonici sono frutto di richieste specifiche rivolte al traduttore Tusiani da parte di Luigi Bonaffini per l antologia bilingue The Bread and the Rose, Mentre le non poche poesie di amici tradotte in inglese rientrano in un quadro di rapporti umani, piuttosto che di apertura alla produzione moderna e contemporanea. Riassumendo, tutti gli aspetti del tradurre secondo Tusiani vengono sintetizzati dalla seguente formulazione, nel saggio sopra citato: [Il traduttore] deve cogliere il pensiero, il sentire, il colore e il ritmo, e cercare di combinarli non allo stesso modo ma nello stesso e con lo stesso fer-

7 Periferie Ottobre/Dicembre IL LIBRO vore. Quindi, giungere all immaterialità dell emozione che improntò il momento creativo rifacendo un complesso materiale di segni e significanti. La mente corre a quanto ebbe a dire in merito il Croce, che, categorico come fu riguardo alla traducibilità della poesia, apriva uno spiraglio in questi termini: Quando si prendono a confrontare le traduzioni artistiche a parola a parola con l originale, non ve n ha nessuna che possa dichiararsi soddisfacente. Ma non è così che vanno giudicate; sibbene, in primo luogo, ricercando se abbiano reso il motivo dell originale nel suo generale carattere e andamento, pur in mezzo alle variazioni inevitabili; e, in secondo luogo, anche quando ciò non sia avvenuto, se reggano per sé come nuove poesie o almeno come opere letterarie. 23 Il Tusiani traduttore di formazione, ricordiamolo, primonovecentesca in un Italia crociana sostanzialmente chiusa alle innovazioni del modernismo e alle trasgressioni delle avanguardie si muove nell area abbozzata in quei termini, ed esalta soprattutto quell ultima clausola: se reggano per sé come nuove poesie o almeno come opere letterarie. Questa è la grande ambizione del traduttore Tusiani, e si accorda con la già osservata tendenza a obliterare il testo originale. Gli sviluppi di quella che nell ultimo trentennio è stata chiamata traduttologia sono estranei alla sua concezione del tradurre. Possiamo anche rinvenire un po di quanto è stato di volta in volta chiamato adaptation, free translation, imitation 24 quel tanto che serva a far fronte agli infiniti ostacoli che il traduttore ha dovuto superare ma nulla di quel tradurre spinto che porta a travestire l originale, per es. in altra epoca e con altri nomi, e che è adombrato sotto l ostico termine tradaptation coniato dal canadese Michel Garneau. 25 * Ma nel profondo, il tradurre non è rimasto solo un modulo di studio e di lavoro. Nel tempo, e con l intima riflessione tipica della sua poesia creativa, l opera del tradurre sarebbe divenuta per Tusiani un emblema, e addirittura la metafora della propria vita. In un suo poemetto degli anni 70 ebbe a scrivere: To comprehend my life, I think of it As a translation from a flowing past Into a flowing present, from a birth Utterly unintelligible, to An altogether signifying sound Which I call language, life and love of it. ( Heritage, 1973, vv. 1-6) 26 [Per capir la mia vita penso ad essa / come a un interminabile tradursi / di passato in presente, da una muta / nascita incomprensibile ad un suono / che ha senso e che significa, e che chiamo / vita e linguaggio e amore d ambedue. Retaggio. Trad. C. Siani]

8 IL LIBRO 8 Periferie Ottobre/Dicembre 2014 e poco tempo dopo ribadiva: Oh, they have taught me to translate all things even my very self into some new and old infinity of roots and boughs. ( Song of the Bicentennial, 1976, III, vv ) 27 [Sì, m hanno insegnato a tradurre ogni cosa, / anche me stesso, in una qualche nuova / e antica immensità di radici e rami. Canto del bicentenario. Trad. M. Pàssaro]. Il tradurre in così grande quantità, nell opera complessiva di Joseph Tusiani, si presenta dunque complesso e interpretabile su piani diversi, da quello strettamente personale a quello puramente tecnico e letterario. A quest ultimo proposito, per un riscontro delle reazioni critiche e per rimandi alle numerose recensioni in Europa e America, non possiamo che indirizzare alla sezione saggistica e alla bibliografia nel volume Le lingue dell altrove Gaetano Cipolla, Tusiani traduttore, in Two Languages, Two Lands. L opera letteraria di Joseph Tusiani. Atti della giornata di studi, San Marco in Lamis, 15 maggio 1999, a cura di Cosma Siani, San Marco in Lamis (Fg), Quaderni del Sud, 2000, pp Joseph Tusiani, Envoy from Heaven. A novel, New York, Obolensky, 1965, pp (traduzione di C. Siani). Il romanzo, di cui esiste una versione italiana (Dal Cielo inviate speciale, Trad. Adriana Valente, Roma, Ed. Presenza, 1966), è il rifacimento inglese del cit. romanzo giovanile Dante in licenza, Benedetto Croce, La poesia, [1936], Bari, Laterza, 1950, p Si confrontino le relative voci in Routledge Encyclopedia of Translation Studies, a cura di Mona Baker con Kirsten Malmkjaer, London and New York, Routledge, 1998, e in Encyclopedia of Literary Translation into English, a cura di Olive Classe, London-Chicago, Fitzroy Dearborn Publishers, Per es., alcuni sonetti del Belli travestiti di luoghi e nomi britannici ad opera dello scozzese Robert Garioch o dell inglese Michael Sullivan. Cfr. Cosma Siani, Belli in inglese: traduttori e traduzioni recenti ( ), in Belli da Roma all Europa. I sonetti romaneschi nelle traduzioni del terzo millennio, a cura di Franco Onorati, Intr. Antonio Prete, Roma, Aracne, 2010, pp In La Parola del Popolo, Vol. XXIII, Anno 65, N. 116, marzo-aprile 1973, pp. 71. La versione italiana di C. Siani è in Letteratura italoamericana, Quaderni del Premio Letterario Giuseppe Acerbi, a c. di Simona Cappellari e Giorgio Colombo, con la collaborazione di Francesca Bisutti De Riz e Giuseppe Massara, Verona, Edizioni Fiorini, 2008, pp In La Parola del Popolo, Vol. XXVI, Anno 68, N. 134, settembre-ottobre 1976, pp. xxi-xxiv. Ora in Joseph Tusiani, Gente Mia and Other Poems, Stone Park, Ill., Italian Cultural Center, Cfr. la versione italiana Gente mia e altre poesie, trad. Maria Pastore Passaro, pref. Ennio Bonea, SML, Gruppo Cittadella Est, Cit., da integrare con gli aggiornamenti bibliografici nei numeri della rivista Frontiere, come sopra specificato.

9 Periferie Ottobre/Dicembre IL LIBRO L Italia a pezzi Antologia dei poeti italiani in dialetto e in altre lingue minoritarie tra Novecento e Duemila Sono stati in molti a credere che i dialetti fossero destinati all estinzione e che non potessero essere tenuti in vita dalla poesia, ma a dispetto delle diagnosi di morte, dei processi di globalizzazione e di omologazione linguistica, aumenta il numero delle pubblicazioni nelle lingue minori e sembra avverarsi l auspicio di Andrea Zanzotto che nel 1976 così recitava in una sua lirica: Ma ti, vecio parlar, resisti. E si anca i òmi / te desmentegarà senzha inacòrderse, [...] osèi che te à inparà da tant / te parlarà inte l sol, inte l onbrìa. (Ma tu, vecchio parlare, resisti. E anche se gli uomini / ti dimenticheranno senza accorgersene, [...] uccelli che ti hanno appreso da tanto tempo / ti parleranno dentro il sole, dentro l ombra. C è da chiedersi quali siano le ragioni di questo fermento di pensieri e di fonie: qualcuno crede che il dialetto abbia un ruolo importante nei processi immaginifici, altri pensano che in quanto lingua antica, naturale e autentica possa esprimere più intensamente memorie e disagi o che l uso letterario delle lingue minori offra maggiori opportunità alla sperimentazione rispetto a uno standard letterario ormai usurato, esprimendo insieme anche una forma di resistenza a una lingua appiattita nella roboante e vacua retorica da cui siamo circondati. Torna in mente quanto afferma il protagonista de La coscienza di Zeno, quasi alla fine del romanzo: «con ogni parola toscana noi mentiamo [ ] la nostra vita avrebbe tutt altro aspetto se fosse detta nel nostro dialetto». A fotografare l oggi della poesia in dialetto è una ricca antologia curata da Manuel Cohen, Valerio Cuccaroni, Giuseppe Nava, Rossella Renzi e Christian Sinicco: L Italia a pezzi. Antologia dei poeti italiani in dialetto e in altre lingue minoritarie tra Novecento e Duemila (Gwynplaine, Ancona 2014, pp. 745). Il volume, frutto di un progetto di ricerca promosso dalla rivista Argo, offre un quadro ampio e articolato della produzione neodialettale e postdialettale dell ultima parte del Novecento e dei primi anni del Duemila. I poeti ospitati nell antologia sono 115, suddivisi in due sezioni: la prima con 34 autori nati prima del 1950, posti in ordine alfabetico, la seconda con i più giovani suddivisi per regioni, la cui successione risponde a criteri storici e non geografici, collegandosi ai diversi momenti del processo di unificazione dell Italia, a partire dalla costituzione del Regno di Sardegna sino all annessione dell Alto Adige. La regione con il maggior numero di presenze è il Friuli- Venezia Giulia (con 17 autori), a registrare una sola presenza sono la Toscana e il Trentino Alto Adige. Il volume raccoglie una produzione che abbraccia circa mezzo secolo (il poeta più giovane è nato nel 1988 e il più anziano nel 1932) e attesta una ricerca critica e bibliografica capillare, attenta e scrupolosa.

10 IL LIBRO 10 Periferie Ottobre/Dicembre 2014 Nella prima parte i testi dei poeti sono preceduti da un introduzione e nella maggior parte dei casi sono intercalati da note critiche che consentono di seguire il percorso poetico dell autore. Nella seconda parte si registra, invece, una struttura discontinua; per più della metà degli autori manca, infatti, un introduzione che consenta di inquadrare sul piano letterario e linguistico la loro opera, anche se è presente per tutti un sintetico profilo biobibliografico. Gli autori delle note sono sia i curatori dell antologia sia altri critici e poeti, tra cui Alessandro Burbank, Gianmario Lucini e Julian Zhara. Il maggior numero di profili si deve alla penna di Manuel Cohen. Nella compilazione di antologie c è chi predilige criteri popolari, dando spazio a un gran numero di voci poetiche e chi, al contrario, propende per criteri aristocratici, limitando il numero degli autori. Su questa linea si poneva l antologia curata da Franco Brevini nel 1987 (Poeti dialettali del Novecento, Torino, Einaudi) che, nel tracciare le linee della poesia dialettale del secolo scorso, ospitava 18 poeti, con una sola presenza femminile. A ogni antologia si può rimproverare di aver escluso qualche poeta o di averne inclusi altri senza particolari meriti. La varietà dei giudizi e dei percorsi che possono essere seguiti nella selezione appare evidente da un raffronto tra la sezione dedicata al Veneto (una tra le regioni più ricche di voci poetiche con 14 presenze) e un antologia regionale edita nel 2014, curata da Maurizio Casagrande e Matteo Vercesi, (Un altro Veneto. Poeti in dialetto fra Novecento e Duemila, Roma, Edizioni Cofine) che ospita 16 autori; fa sicuramente riflettere il fatto che siano solo cinque i poeti presenti in entrambe, anche se in Un altro Veneto è molto più ampio l arco cronologico considerato. Questo è il destino delle antologie: se da un lato aspirano a essere una fotografia più o meno elitaria di un determinato contesto letterario dall altro, al di là dei nomi irrinunciabili su cui la critica ha ormai espresso un indiscusso giudizio di valore, sono frutto di personali valutazioni estetiche. D altronde muoversi nel fitto panorama delle pubblicazioni in dialetto non è semplice; non sono molti i poeti dialettali presenti nelle collane di grandi case editrici e le raccolte poetiche nelle lingue minori, che sono spesso affidate all editoria locale o a quella di nicchia, hanno in genere una tiratura limitata e una diffusione che in alcuni casi non valica l ambito regionale. A testare le scelte di un antologia è il tempo e solo una successiva mappatura potrà confermare o smentire ricerche precedenti. L Italia a pezzi ha il merito di aver individuato le tendenze della letteratura dialettale in Italia tra la fine del Novecento e il Duemila con particolare attenzione agli aspetti stilistici e alle sperimentazioni in atto. Un altro merito è quello di aver inserito molte voci femminili, superando ogni precedente ricognizione letteraria, non ultima la pregevole antologia curata da Achille Serrao nel 1992 (Via Terra, Udine, Campanotto Editore) di cui L Italia a pezzi conferma molte scelte. Non è possibile in questo spazio dare conto della varietà dei registri poetici, degli stili e delle tematiche di cui troviamo testimonianza ne L Italia a pezzi, considerato il numero degli autori presenti. Si va dalla poesia d amore a quella della memoria, dai temi esistenziali ai disagi della modernità; c è anche la poesia segnata da forti ragioni etiche e civili, si incontra la riflessione sullo sgretolarsi dei rapporti nella dimensione di solitudine e di estraneità di una società urbanizzata e compare anche il tema

11 Periferie Ottobre/Dicembre IL LIBRO del lavoro, della fabbrica e della crisi economica. Ci sono esempi significativi di sperimentalismo, non manca la riflessione metapoetica ed è frequente anche quella metalinguistica. Ne L Italia a pezzi è possibile verificare come la poesia in dialetto nel tempo abbia allargato i suoi orizzonti tematici, oltre la dimensione memoriale, narrativa e lirica che ha caratterizzato gran parte della poesia neodialettale. L antologia registra tutto il colore delle lingue minori a volte con gli idiomatismi criptici del dialetto, altre volte con forme espressive che sul piano lessicale e sintattico hanno uno scarto minore rispetto alla lingua veicolare. In alcuni poeti emerge lo scrupolo filologico, in altri l uso di lingue mescidate e non manca l opportunità di verificare, come sostiene Gianluigi Beccaria, che nella scrittura letteraria ogni autore ha per lo più inventato e non imitato un dialetto effettivamente parlato. A volte a vestire i pensieri sono la rasposità, la terrosità e la durezza dei suoni propri di certi dialetti, altre volte la leggerezza di sillabe sibilate o di sinuose dittongazioni tipiche di altri. Nello scorrere l ampio panorama di voci poetiche si percepisce come nella scrittura in dialetto il fonosimbolismo assuma una dimensione importante, offrendo qualcosa in più quasi un valore aggiunto nel semantizzare il significante. Ma non è solo un fatto di suoni, di onomatopee, di capacità evocativa della lingua; L Italia a pezzi sa dimostrare come la scelta del dialetto possa essere anche resistenza verso una cultura omologante e assuma i tratti di una lotta senz armi. L Italia a pezzi. Antologia dei poeti italiani in dialetto e in altre lingue minoritarie tra Novecento e Duemila (Gwynplaine, Ancona 2014, pp. 745) Ombretta Ciurnelli Ciclica di Annamaria Ferramosca Con Ciclica (La Vita Felice, 2014) prosegue il viaggio nella produzione poetica di Annamaria Ferramosca. Il titolo della raccolta conferma le premesse: si tratta di una scrittura a tutto tondo scorrere ampio e soste meditate animata da musica e ritmo che conoscono la variazione e non nascondono, tuttavia, l aderenza, fedele e coerente, a uno stile sicuro e inconfondibile. I versi di Lutz Seiler in esergo tratti dalla poesia Il diavoletto di Cartesio, nella traduzione di Paola Del Zoppo nella raccolta La domenica pensavo a Dio / Sonntags dachte ich an Gott compongono una cornice di riferimento solida: scomoda per chi si accontenta di increspature leziose di superficie e salda per chi conosce il prezzo dell inattualità e l impegno alla memoria. «Sotto lucitravi delle macchine a due tempi / un mondo soffiava di crisantemi-da- / film-muto, fresco / pulito dalle tende & / la sua forma sibilava senza / titolo senza luogo», scrive Lutz Seiler, e Annamaria Ferramosca raccoglie la sfida dell inusuale, coglie il senso della creazione di parole nuove e nuove combinazioni per dirlo, già nel testo di apertura, che oppone

12 IL LIBRO 12 Periferie Ottobre/Dicembre 2014 vera etica dell ascolto al mero baratto dell apprezzamento : scelgo mi piace e condivido / soltanto se / la posa non è teatrale se intravedo / il capo rasato sotto la pioggia / la stanza fiammeggiare / allontanarsi il punto cieco / l urto mi chiedi l urto ma / sei virtuale un ipotesi una / finestra sul vuoto poi non so / quanto davvero vuoi / farti plurale / dimmi se chiami per conoscermi o solo / per riconoscerti / chiami chiami dai tetti / da eccentriche lune chiami da / nuvole pure dal basso chiami / voce di fango che mi macchia il petto / segna la fronte pure / si fa lacrima cristallo che / taglia il respiro (p. 11). Sempre lucido e consapevole della padronanza e dell ampiezza dei mezzi di conoscenza e di espressione del reale è l equilibrio tra la formazione scientifica e la nutrita vocazione al dire poetico di chi scrive [ ] Non c è mai resa, pratica consueta altrove, né comoda concessione all oscuro per maniera, al confuso per convenienza. Di tutto questo non trapela alcuna tentazione, né, tanto meno, la ricerca si fa altezzoso deposito di certezze incrollabili. Scrittura è coscienza del dubbio come compagno di viaggio: sono accerchiata / batte una luce cruda / sull ultima mia isola / si vuole ogni mia traccia disperatamente / la misura irretita del bosco / i sobbalzi dietro la siepe / si vuole la chiave della mia tua stanza / dello sconfinamento / (chi sorride dall alto / del suo altopiano etiope?) / siamo nomadi corpi notturni / impazienti di alzare il velo su ogni sillaba / di urti sulla fronte rarefatta dai tuoni / siamo corpi già dimezzati ombre / che implorano ancora un altra infanzia / di più ti amo / quando sul monitor mi lanci / inutile dire chi scrive vede di più / ha solo più dubbi (p. 21). È una poesia che si muove tra paesaggi naturali, mitologici e dell epica antica, familiari dal Salento delle radici, ma con una significativa tappa nella Lucania di Scotellaro ed esotici, e che, allo stesso tempo, sa attribuire a stanze domestiche (da leggere nella doppia accezione del termine) una voce che cambia volume e modulazione nel tempo in Nascita dedicata a Nicole: Il tuo arrivo in settembre una migrazione / da magma scuro verso la radura / che abbaglia di promesse / nella stretta della mano minuscola / abbozzi di frasi come desideri / guardo il sole assentire / lembi di cielo piegarsi / respiro largo della casa che ti accoglie / ieri solo spazio d attesa muto / annullata d un tratto per te la sua storia / tutti i pianti trascorsi le risa / ora nuova a ospitare il tuo grido / dispotico tuo segno lanciato al mondo / che incide il tempo della compassione / e fa i gesti di cura perfetti come una metrica / ché l accostarsi al piccolo corpo accende / inauditi segnali visioni lampi / tutti gli inviti tutte le preghiere / ti chiamo sottovoce mentre dormi / soffio il tuo nome intorno / battesimo di sillabe nell aria / veglio il tuo sonno arreso che trascina / fiumi di stelle alla mia notte (p. 34) La poesia di A. Ferramosca e i testi di Ciclica costituiscono una tappa significativa di un progetto, in progressivo formarsi, dalle vaste articolazioni sa alternare e far risuonare, in partiture animate, coralità e voce solista, che percepisco come voce piena e profonda di contralto, come in Stalattiti : inciamperò lo sento su pietre native / in questo viaggio del disorientamento / fuori da ogni codice da ogni latitudine / sono in partenza e in molti mi salutano / da piattaforme di stazioni che sfrecciano / nomi in fuga illeggibili e nessuno / che possa vedermi commossa / agitare le braccia rispondere al saluto / unico appoggio achtung /

13 Periferie Ottobre/Dicembre IL LIBRO per non cadere di solitudine sporgendomi / è la voce bambina che affiora lontanissima / allo scoccare dell ora della favola / la parola d ordine segreta / zínzuli! / (sugli stracci salivamo leggere / come sospese solo orecchio essenziale) / fosse un arcano di grotta la / biblioteca chiara dove riconoscersi / deprogrammarsi nudi / oltre il tempo / un rampicare insieme lungo pareti sdrucciole / verso un tetto carsico / cercando l aggancio al pieno il cavo da saziare / fosse questa dalla grande madre / la risposta in lingua stalattitica / lente parole da dire lente da elaborare / sedimento che edifica pietra / contro ogni legge di gravità / come a scandire una costanza / sempre sarò qui per te / nonostante (pp ). Anna Maria Curci Annamaria Ferramosca, nata a Tricase (Lecce), vive da molti anni a Roma, dove ha lavorato in campo scientifico dedicandosi alla scrittura poetica e alla divulgazione di poesia contemporanea. Cultrice di letteratura italiana per l Università Roma3, è ideatrice e curatrice della rubrica Poesia Condivisa nel portale poesia2punto0, collabora con testi poetici e note critiche a varie riviste tra cui «La Clessidra», «La Mosca di Milano», «Le Voci della Luna», «Gradiva», «IPR Italian Poetry Revue», «Poesia». In poesia ha pubblicato: Il versante vero (Fermenti, 1999), Porte di terra dormo (DialogoLibri, 2001), Porte/Doors (Ed. del Leone, 2002), Curve di livello (Marsilio, 2006), Paso Doble (Empiria, 2006, coautrice Anamaría Crowe Serrano, trad. di Riccardo Duranti), Canti della prossimità in «La Poesia Anima Mundi», monografia a cura di G. Lucini (Puntoacapo, 2011), Other Signs, Other Circles Poesie (coll. Poeti Italiani Contemporanei Tradotti, Chelsea Editions, N.Y., 2009). L orlo (Edizini CFR, Sondrio, 2014) di Manuel Cohen, saggista e critico, è la sua quarta silloge dopo Altrove nel folto (1990), Cartoline di marca (2010) ewinterreise. La traversata occidentale (2012). Prima classificata alla IV edizione del Premio L. Milani del 2013, L orlo è in parte una rielaborazione di poesie già pubblicate ma comunque sistemate in una nuova struttura significante e con essa Cohen festeggia (sentiti auguri!) il traguardo dei trent anni di scrittura. Nella Nota dell Autore dalla quale prenderemo le mosse, colpisce, dopo quello ad amici critici e poeti, il ringraziamento esteso a i neo-dialettali tutti, solo a tutta prima sorprendente, ma non L orlo di Manuel Cohen per chi conosce il suo impegno di lettura e di critica puntuale degli stessi. Nella Nota, Cohen ci informa che il nucleo germinale di questo libretto ha visto la luce in treno. Nasce dallo sguardo e dal riguardo del paesaggio naturale, urbano e umano. La strumentazione letteraria è rimasta nel cassetto; quanto accade nella realtà circostante non richiede reticenza, circospezione, bensì violazione, effrazione, eversione; una sintassi altra, piegata alla china o ritmo della parabola di civiltà e politica. Apprezzato dai più come critico sottile, in questa autodefinizione della sua poetica Manuel conferma, secondo il suo editore-poeta Gianmario Lucini, sul

14 IL LIBRO 14 Periferie Ottobre/Dicembre 2014 versante artistico la competenza che egli dimostra sul versante critico. Lucini, nella sua puntuale Prefazione, sintetizza (argomentando) la sua poetica in questi parole e concetti-chiave: tradizione/innovazione, attualità/pòlis, ironia satirica/elegia, forma/contenuti. Lucini afferma anche (e di nuovo concordo) che la sua ricerca formale, a differenza del suo pensiero poetico, è caratterizzata da una reazione e non da una innovazione o meglio, da una reazione al verso sciatto, pieno di buone intenzioni e dal contenuto denso di pensieri nobili ma desolatamente banale sul piano espressivo. [ ] La poesia di Cohen è molto attenta alla storia e alla cronaca. In Winterreise questo aspetto era evidente, ma ne L orlo non lo è da meno. Anche nelle poesie più sentite sul piano personale (come la suicidata, l assassinata, Ospedale pediatrico Bambin Gesù e altre), dove la politica o i grandi ideali collettivi c entrano poco, la poesia di Cohen è sempre civile. E sfocia spesso nella satira, né gratuita né scontata, ma (per Lucini) sottile, perfida, insinuante, ma capace di mescolarsi abilmente all elegia [ ], alla perorazione. La poesia di Cohen è di sostanza, di contenuti, anche dove con estrema abilità egli usa un registro apparentemente disimpegnato ma sempre teso al dialogo con il lettore sull attualità in cui siamo immersi, sulla realtà, sui luoghi, sull ambiente, sulle città, sugli amici critici e poeti dei quali disvela sorprendenti aspetti e circostanze. Il libro è ben strutturato in 4 sezioni. La prima (dopo la dedica del libro a due grandi della sua regione: Paolo Volponi e Franco Scataglini nel ventennale della loro morte e della loro scomparsa editoriale ), senza titolo, si articola in 9 quadri tratti dall attualità presente e passata, preceduti da una poesia, molto risentita, ritmata e vibrante, per ricordare e non obliterare la strage di via d Amelio, : che ora d incerta luce ci fu data / che ora tra giorno e sera dibattuta / attende la nostra vita ricolma / ora che entra, che sparisce senz orma / o vago indizio ormai, ora che deflagra / bomba a bomba la città, la vita agra / a palermo come a roma s impiomba / cede il campo paga il dazio s inombra. Seguono poesie in cui, come sottolinea l esergo: (c è sempre una storia minore / destinata ai fondi ai fondali / alle muffe di archivi catastali / ai silenzi abissali di chi muore). Degna di nota la devastata poesia che prende spunto da un viaggio in treno, a bordo di un Intercity Littorina qualcosa del vecchio mondomotorio [ ] sulla tratta Potenza- Napoli-Roma, in direzione di Bella Muro dove è atteso dal poeta lucano Salvatore Pagliuca, tra campi non più arati / finite le fatiche le sementi / archeologici siti ammantati / per mancanza di finanziamenti / 10 sindaci commissariati / per illeciti accaparramenti / ma questo dal treno non si vede vedi verdi / costoni monti aguzzi penetrando in gallerie / seriali che incidono il fiume le vallate zigzagando / scorci di pale eoliche pascoli vigneti / finché dopo l ultimo traforo la vista si spalanca / l orizzonte mentre il monte si allontana / ai lati ai piedi della piana ovvero vallata / ineducata colata edificata di cemento / rivoli neri discariche diossina / corsi d acqua cementati / tralicci della luce allineati / fili tra filari fitti di frutteti / casupole campi capanni copertoni / rimesse di imprese Pezzullo- Oro-Di-Napoli / una piana invasa sterminata tra costoni / di monti a picco dirupanti ammassate / sgarrupate distese cementizie abitazioni / depositi palazzoni fabbrichette indotti installazioni / pratoni incolti coltivati capannoni ( ) a destra su palazzine a 7 piani a Battipaglia / snulleggiano parabole a sinistra

15 Periferie Ottobre/Dicembre IL LIBRO scheletrici / roveti canneti acacie sconce nella piana / ebolana sagome di costruzioni spettri / abusivi mai finiti grandi firme repertuali fornaci / incenerite attività inattive e inoperose di archeologia / industriale [ ] e tutta questa visione disperata e disperante vicino Eboli dove si è fermato Cristo ma non la devastazione ambientale, civile e morale, descritta con sdegno mentre la corsa del treno si distende / si srotola / si scorpora / s apre ad libitum / indefinito / indefinibile / indifendibile / continuum. In questa sezione figurano anche la sciagurata dedicata alla strage di Marcinelle dell 8 agosto 1956 e l insanguinata aria per la guerra dei sei giorni, l assassinata e la suicidata tutti testi che traggono spunto sia dalla cronaca mondiale che da quella più strettamente locale come sono percepite da un cuore di poeta. Ma più di queste colpiscono il senso di spaesamento ( la spaesata ) scatenato da un trasloco (cadono nubi su questa tramatura / di svincoli rotonde raccordi / avanzano cieli su questa congerie / di semafori precedenze accordi / che non distingui, che non intendi / mentre cede la sera e la notte dilaga illimitata / tra le insegne dell Ikea i neon / del Carrefour intermittenti) e la felice dolce follia ( la dimorata ) con cui appende i suoi versi ai fili del bucato Jolanda Insana, poetessa che difficilmente sarà candidata al Nobel a differenza dell illustre, sussiegoso e vacuo personaggio alla guerra del Nobel sbeffeggiato nella poesia l impostata, quasi in apertura della prima sezione. Un importante esergo collegato a quello premesso alla prima sezione (c è sempre una storia inferiore / inabissata nel male di ogni guerra / destinata a un tramonto che non muore / confinata all intramondo della terra) apre le altre tre sezioni della raccolta: Disperse ( ), Ritrovate ( ), Cartoline vecchie e nuove ( ). Nelle Disperse suggestiona (in canada ) la figura di una zia che, imbarcata giovanissima per l America nel trentanove con un carico di suore, e dal 1944 vissuta a Toronto, dopo vicissitudini, nel 2000 si incontra di nuovo con le sorelle: in quattro hanno pianto abbracciate / per tre giorni senza dire parola / zia rebecca non rivedrà l italia / ricorda le divise dei balilla / quando se la faceva addosso / per uno che in camicia nera la cercava. In Cartoline vecchie e nuove ( ), i cui primi sei testi sono tratti da Cartoline di marca (2010), ci è piaciuto rileggere quella dedicata a Paolo Volponi : quante volte, dopo cena, l ho spiato / dai vetri della casa, in fondo al Pincio / sulle mura, da dove monti e valli / dominava. e c era un vento gelato / furioso come pochi. e rassettava / la Giovina, impagabile, in cucina / mentre Paolo, nel tinello, armeggiava / tra tele e male. lottava. lottava. E ancor di più Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dedicata al piccolo Francesco: Mi darete un mondo speciale? / chissà cosa sogni tra le luci a neon le corsie le stanze / le vetrate il pixel della play station le schermate / galattiche di window dinosauri mostri stratosferici / mondi di quark biblioteche di Harry Potter / letture da paura giallefantastiche per fuggire la realtà / chissà cosa aspetti da questa assurda civiltà realtà / capovolta di fiume cretto o cemento di case / abitazioni strade capannoni orride installazioni / che doni vorresti per il male alzatacce / corriere spaventi siringhe infermiere interventi flebo / borsette cateteri per il drenaggio magari un rene / buono per crescere mangiare sperare continuare / leggere studiare sorridere vivere correre giocare. Vincenzo Luciani

16 ANTOLOGIA 16 Periferie Ottobre/Dicembre 2014 MARIA GABRIELLA CANFARELLI MARIA GABRIELLA CANFARELLI è nata Catania nel Ha pubblicato i libri di poesia: Domicilio (Nuovi Quaderni, San Gimignano prefazione di Maria Attanasio), Cattiva educazione (Roma, Zone editrice, 2002 Prefazione di Antonio Di Mauro), Zona di ascolto (Bologna, Giraldi, 2005 prefazione di Ivan Fedeli), L erborista (Imprimatur, Mineo, prefazione di Alessandro Di Prima). Sue poesie sono apparse sulle riviste Pagine, Le voci della luna, Atelier, Quaderni di Arenaria. Ha curato, dal 2006 al 2009 la rassegna Poesia siciliana contemporanea per la rivista Pagine. Da Domicilio Nerodichina Mentre si veste fintallegra per uscire di senno versa nerodichina nel coccio (il falsocielo raso terra inchioda la cantilena oziosa del fritto sulle piastrelle del vanocucina) batte da ieri sera faccia a faccia impigliata di te la cartastraccia nel primo caffè. Lettere e foglie In polvere sepolto si moltiplica, in bocca screpolata. Dov è il centro, adesso, dove periferia che per arti tornava alla curva convessa del cranio? Penso a un punto che interra nella buca lettere morte e foglie. (vedi anche

17 Periferie Ottobre/Dicembre ANTOLOGIA ALESSANDRO VALENTINI ALESSANDRO VALENTINI, nato nel 1967 a Roma, dove vive, dall età di 17 anni fa l elettricista. Ha sempre amato scrivere e, dopo aver avuto tra le mani i libri di Trilussa, si è avvicinato alla poesia. Dal 2009 frequenta l Accademia Romanesca e il Centro Romanesco Trilussa. Dopo aver partecipato a diversi concorsi, ha iniziato a scrivere anche in lingua, ottenendo numerosi premi. Sue poesie sono presenti su quotidiani, riviste e antologie. Ha pubblicato Il sogno (2001), dedicato alla sua squadra del cuore, e, quale premio per i vincitori del concorso Voci, Tanto pe dì la mia (2010). da La guera der poeta, Progetto Cultura, Roma 2014 Missione de pace Occhio! Abbadate a quela camionetta! Accelera, fermatela, sparate! Mitra, fucili, botti de granate, li strilli, BUM!...Madonna benedetta! E tutta quela gente poveretta fatta a brandelli, membra sparpajate, decine de famije aruvinate per odio e fanatismo, pe vennetta. E pe li morti ogni tributo e onore: le note der silenzio da la tromba, na bara cor lenzolo tricolore. Un pupo piagne er padre, eroe che giace, zompato in aria nzieme all autobomba: mo annateje a spiegà ch è pe la pace! Er viaggio Stormi d ucelli torneno a folate, na nave va nell antra direzzione. Immaggini appassite, ormai sfocate passate spesso pe televisione. Grugnetti zozzi, facce disperate, du stracci, na valiggia de cartone piena de sogni e de speranze annate... E un fazzoletto bianco a pennolone. E mo l arivivemo e nun l ammetto: tera bruciata ar posto de li fiori, sò schiaffi in faccia e lame in mezzo ar petto. E fiotto, poi biastìmo e me ce addanno...

18 ANTOLOGIA 18 Periferie Ottobre/Dicembre 2014 Ritorneno l ucelli migratori ner mentre l italiani se ne vanno. (Vedi anche Claudio Porena in NARDA FATTORI NARDA FATTORI, nata e residente a Gatteo (FC), insegnante in quiescenza, conduce laboratori di poesia, di narrativa e di letteratura presso scuole superiori o con adulti. Lavora con prestigiose case editrici per opere di didattica e altre collane. Ha pubblicato 6 volumi di poesie: Se amor parla, L Autore Libri (FI), E curo nel giardino la gramigna Ibiskos Editrice, L una e i falò, Edizioni Il Vicolo, Cesena; Terra di nessuno edizioni Il corriere della Garfagnana, Verso occidente, 2004 Fara Editore; Cronache disadorne, Joker editrice 2007, Il verso del moto, Moby Dick editore, Le poesie che seguono sono tratte da Cambiare di Stato, morire di natura (CFR Edizioni 2014). * Non ho più un buon equilibrio lucido corrimani in salita e in discesa scrivo sulla carta qualche volta e non salvo con nome in qualche file dentro la pancia piatta del computer scrivo quasi domassi il mondo ma i pochi leggeranno parole smunte di pallido inchiostro su carta bianca che si perde anche il gesto della mano che a fatica nuota fino al margine cari saluti distintamente sua un abbraccio e hasta la vita siempre mi vedesse qualcuno lo sguardo contratto su palpebre abbassate che la vergogna travalica e mi rode tarlo nel legno che fu tronco e foresta. * La grammatica del dolore la sua punteggiatura l ho imparata con un vagito nell afa di luglio sono stati molti gli esercizi per la sua signoria avevo il fuoco sotto lo sguardo basso mentre mi piagavo e resistevo come al calcio un sasso

19 Periferie Ottobre/Dicembre ANTOLOGIA e ora che ho col tempo ed esperienze la padronanza di tutte le declinazioni e le eccezioni taglio via la talea marcita rigetto quel pensiero nero che non buca il silenzio e incrina l osso la grammatica del dolore è sbocciata intera e ha disegnato le mia forma la piega nuova invasiva come la gramigna s estende dalla guancia alla caviglia e fiorisce sottopelle e più la strappo via più prende terreno mi inseguirà come la preda il predatore nascondermi non serve mi troverà ovunque la luna al suo primo quarto ambisce farsi piena. (Vedi anche Nota di lettura di Anna Maria Curci in 9_1032_-Cambiare-di-Stato,-morire-di-natura-di-Narda-Fattori.html) CHRISTINE LAVANT CHRISTINE LAVANT (pseudonimo di Christine Habernig) è nata a il 4 luglio 1915 a Groß Edling presso St. Stefan nella valle Lavant (Carinzia) ed è morta a Wolfsberg (Carinzia) il 17 giugno Ha pubblicato le raccolte di poesia Die unvollendete Liebe, 1949, Die Bettlerschale, 1956, Spindel im Mond, 1959, Der Sonnenvogel, 1960, Der Pfauenschrei, 1962, Hälfte des Herzens, 1966, e libri di racconti: Das Kind, 1948, Das Krüglein, 1949, Maria Katharina, 1950, Baruscha, 1952, Die Rosenkugel, 1956, Wirf ab den Lehm, 1961, Das Ringelspiel, 1963, Nell, Una raccolta delle sue opere si trova in Kunst wie meine ist nur verstümmeltes Leben. Nachgelassene und verstreut veröffentlichte Gedichte Prosa Briefe, 1978, Versuchung der Sterne, 1984, Gedichte, 1988, Das Kind. Erzählungen, 1989» La traduzione della poesia qui riportata è di Anna Maria Curci. C è odor di neve C è odor di neve, pende il pomo del sole così bello e rosso ai vetri della mia finestra; se ora scaccio da me la febbre, questa diventa una donnola, che il vicino cattura, e non ci sarà nessuno a scaldare le mie dita fredde. Forse per il villaggio passan cantando oggi i bimbi [come Magi e certo arriveranno anche dalle mie sorelle. Sono un po più triste di ieri,

20 ANTOLOGIA 20 Periferie Ottobre/Dicembre 2014 eppure mi manca tanto per essere devota. Il pomo, mi piacerebbe farlo entrare e vorrei odorare la buccia di nascosto, solo per annusare che sapore ha il cielo. La donnola si rannicchia selvatica e stanata, e forse ora striscerà dal vicino perché il mio cuore così stretto si contrae. Chissà se il cielo si inginocchia, quando si è troppo deboli per giungere in cima? Il pomo, l ha preso qualcun altro eppure in fin dei conti la mia stanza è buona e forse molto più calda di un albero pieno di neve. Anche a me fa male solo mezza testa e inoltre nel mio sangue il sonno va su e giù con un fiore e solo per me canta i canti dei Magi. Es riecht nach Schnee Es riecht nach Schnee, der Sonnenapfel hängt so schön und rot vor meiner Fensterscheibe; wenn ich das Fieber jetzt aus mir vertreibe, wird es ein Wiesel, das der Nachbar fängt, und niemand wärmt dann meine kalten Finger. Durchs Dorf gehn heute wohl die Sternensinger und kommen sicher auch zu meinen Schwestern. Ein wenig bin ich trauriger als gestern, doch lange nicht genug, um fromm zu sein. Den Apfel nähme ich wohl gern herein und möchte heimlich an der Schale riechen, bloß um zu wissen, wie der Himmel schmeckt. Das Wiesel duckt sich wild und aufgeschreckt und wird vielleicht nun doch zum Nachbar kriechen, weil sich mein Herz so eng zusammenzieht. Ich weiß nicht, ob der Himmel niederkniet, wenn man zu schwach ist, um hinaufzukommen? Den Apfel hat schon jemand weggenommen Doch eigentlich ist meine Stube gut und wohl viel wärmer als ein Baum voll Schnee. Mir tut auch nur der halbe Schädel weh und außerdem geht jetzt in meinem Blut der Schlaf mit einer Blume auf und nieder und singt für mich allein die Sternenlieder. (Vedi ance

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