Riserva Naturale Sorgente Funtanì. Comune di Vobarno. Studio di incidenza. Variante 2013 al Piano di Governo del Territorio del Comune di Vobarno

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1 Comune di Vobarno Riserva Naturale Sorgente Funtanì Studio di incidenza Variante 2013 al Piano di Governo del Territorio del Comune di Vobarno

2 Dott. in Scienze Naturali Marco Torretta Milano, Giugno

3 SOMMARIO Premessa Normativa Normativa di riferimento Direttiva habitat e valutazione di incidenza Inquadramento Inquadramento generale Inquadramento geologico Inquadramento idrologico Inquadramento climatico Inquadramento floristico-vegetazionale Inquadramento faunistico Rete Ecologica Regionale Rete ecologica provinciale Rete Natura 2000 e Formulario standard Dati generali Habitat Specie di cui all'articolo 4 della Direttiva 79/409/CEE ed elencate nell'allegato II della Direttiva 92/43/CEE Piano di gestione della Riserva naturale Sorgente Funtanì Analisi progettuale Screening Caratteristiche salienti del sito Descrizione delle varianti Descrizione della proposta progettuale...51 Rapporto con il sito Natura Superfici interessate Perdita e frammentazione di aree di habitat...52 Perturbazione di specie faunistiche e di areali di distribuzione...52 Cambiamenti fisici...52 Fabbisogno di risorse...52 Emissioni e rifiuti...53 Esigenze di trasporto...53 Impatti cumulativi con altri piani/progetti Valutazione della significatività dell incidenza sul sito Matrice dello screening...54 Allegati...57 Allegato 1:Formulario standard del sito IT Sorgente Funtani...58 Tavola 1: Perimetri e habitat...59 Tavola 2: Previsioni di Piano e Sito di importanza comunitario

4 PREMESSA Il presente studio di incidenza si riferisce alla Variante 2013 al Piano delle Regole e al Piano dei Servizi del Piano di Governo del territorio di Vobarno. Così come prescritto dalla direttiva Habitat 92/43/CEE, dal D.P.R. n. 357, 8 settembre 1997, dalla DGR 14106/ e DGR 19018/ e s.m.i di recepimento, i proponenti piani territoriali, urbanistici e di settore predispongono uno studio per individuare e valutare gli effetti diretti o indiretti che le previsioni pianificatorie possono comportare sui Siti di Rete Natura 2000 ed e eventualmente comprendere o prescrivere misure di mitigazione e di compensazione da adottare da parte dei soggetti attuatori del Piano. Il Piano di Governo del territorio del Comune di Vobarno approvato con Delibera di Consiglio Comunale 21 del 07/05/2010 ha avuto in quella sede Valutazione di Incidenza positiva da parte della Provincia di Brescia, che è l ente competente nella valutazione in materia di pianificazione comunale. A seguito di una prescrizione della Provincia è stata introdotta nel PGT la Zona di Valutazione di Incidenza per il Sito IT Sorgente Funtanì, riportata nelle Tavole del Documento di Piano Quadro ricognitivo e conoscitivo Sistema dei Vincoli (Figura 1). Lo scopo di questa zona è quello di determinare, con una buona approssimazione per eccesso comprendendo in pratica tutto il bacino idrografico del Torrente Agna, un areale di potenziale incidenza sul Sito, e quindi di poter procedere con la Valutazione di Incidenza solo per le previsioni ricadenti in questa zona. Figura 1: Mosaicatura delle tavole del documento di Piano con rappresentato la Zona di valutazione di Incidenza. Nel cerchio è evidenziato il SIC IT Ridisegnato 3

5 1. NORMATIVA 1.1 NORMATIVA DI RIFERIMENTO Il presente Studio fa riferimento alla normativa comunitaria, nazionale e regionale in materia di conservazione della biodiversità e alle guide metodologiche pubblicate finora dalle autorità competenti. Nello specifico sono stati considerati: Direttiva Habitat n. 92/43/CEE, 21 maggio 1992 relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche. Direttiva Uccelli n. 79/409/CEE, 2 aprile 1979 e Direttiva 2009/147/CE, 30 novembre 2009 concerneti la conservazione degli uccelli selvatici. Progetto BioItaly, ha individuato, in sede tecnica, i siti da proporre come Siti di Importanza Comunitaria per l Italia. D.P.R. n. 357, 8 settembre 1997 Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche. Nota prot del 18 dicembre 1996, con la quale Regione Lombardia ha trasmesso al Ministero dell Ambiente, Servizio Conservazione della Natura, lo studio conclusivo con il quale sono stati individuati 176 Siti di Importanza Comunitaria. D.M. 3 aprile 2000 Elenco delle zone di protezione speciale designate ai sensi della direttiva 79/409/CEE e dei siti di importanza comunitaria proposti ai sensi della direttiva 92/43/CEE. D.M.3 settembre 2002 Linee guida per la gestione dei siti Natura D.P.R. n. 120, 12 marzo 2003 Regolamento recante modifiche e integrazioni al D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357 concernente attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche. D.G.R. n. 7/14106, 8 agosto 2003 Elenco dei proposti siti di importanza comunitaria ai sensi della direttiva 92/43/CEE per la Lombardia, individuazione dei soggetti gestori e modalità procedurali per l applicazione della valutazione d incidenza. Decisione 2004/69/CE, 22 dicembre 2003 della commissione delle Comunità Europee, Elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica alpina. D.M. 25 marzo 2004 Elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica alpina in Italia, ai sensi della direttiva 92/43/CEE. D.G.R. n. 7/18453, 30 luglio 2004 Individuazione degli enti gestori dei proposti Siti di Importanza Comunitaria (psic) e dei Siti di Importanza Comunitaria (SIC), non ricadenti in aree naturali protette, e delle Zone di Protezione Speciale (Z.P.S.), designate dal D.M. 3 aprile 2000 del Ministro dell'ambiente. 4

6 Decisione 2004/798/CE, 7 dicembre 2004 della commissione delle Comunità Europee, Elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica continentale. D.M. 25 marzo 2005, Elenco dei siti di importanza comunitaria (SIC) per la regione biogeografica continentale, ai sensi della direttiva 92/43/CEE. D.G.R. n. 8/1876 del 8 febbraio 2006, Rete Natura 2000 in Lombardia: trasmissione al Ministero dell Ambiente della proposta di aggiornamento della banca dati, istituzione di nuovi siti e modificazione del perimetro di siti esistenti. D.G.R. n. 8/2300 del 5 aprile 2006, Rete Natura 2000 in Lombardia: trasmissione al Ministero dell Ambiente della proposta di aggiornamento della banca dati, istituzione di nuovi siti e modificazione del perimetro di siti esistenti: integrazione e rettifica. D.G.R. n. 8/2486 del 11 maggio 2006, Parziale rettifica alla dgr n. 8/1876 dell 8 febbraio 2006 Rete Natura 2000 in Lombardia: trasmissione al Ministero dell Ambiente della proposta di aggiornamento della banca dati, istituzione di nuovi siti e modificazione del perimetro di siti esistenti. 21 luglio 2006 Trasmissione da parte del Ministero dell'ambiente e della Tutela del Territorio alla Commissione Europea della documentazione attinente l'aggiornamento della Banca Dati Natura 2000, contenente proposte di modifica del perimetro di siti esistenti e di istituzione di nuovi siti, da intendersi come psic ai sensi del DPR 357/97. D.G.R. n. 8/3798 del 13 dicembre 2006 Rete Natura 2000: modifiche e integrazioni alle dd.gg.rr. n /03, n /04 e n. 1791/06 aggiornamento della banca dati Natura 2000 ed individuazione degli enti gestori dei nuovi SIC proposti. D.M. 17 ottobre 2007 Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS). D.G.R. n. 8/6648 del 20 febbraio 2008 Nuova classificazione delle Zone di Protezione Speciale (ZPS) e individuazione di relativi divieti, obblighi e attività, in attuazione degli articoli 3, 4, 5 e 6 del d.m. 17 ottobre 2007, n. 184 «Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e a Zone di Protezione Speciale (ZPS)». D.M. 22 gennaio 2009 di modifica del D.M In mancanza di Linee guida specifiche per la redazione della Valutazione di Incidenza sui SIC in Lombardia, sono stati indicati come riferimento dalla stessa Regione, nella D.G.R. 8 agosto 2003, n. 7/14106, Art. 9, i seguenti documenti: La gestione dei siti della rete Natura Guida all interpretazione dell articolo 6 della direttiva Habitat 92/43/CEE. Commissione europea DG Ambiente, Valutazione di piani e progetti aventi un incidenza significativa sui siti della rete Natura Guida metodologica alle disposizioni dell articolo 6, paragrafi 3 e 4 della direttiva Habitat 92/43/CEE. Commissione europea DG Ambiente,

7 1.2 DIRETTIVA HABITAT E VALUTAZIONE DI INCIDENZA La Direttiva Habitat 92/43/CEE, sottoscritta dai paesi membri della Comunità Europea, prevede la creazione di una rete ecologica, denominata Natura 2000, formata da siti in cui si trovino habitat naturali e seminaturali, specie faunistiche e floristiche contemplate negli allegati I e II della direttiva, rappresentativi delle diverse regioni biogeografiche europee, e specie di uccelli elencati nell allegato I della Direttiva Uccelli 79/409/CEE. L applicazione della direttiva garantisce nei siti, individuati direttamente dagli stati membri, la salvaguardia della biodiversità attraverso il mantenimento o il ripristino di uno stato soddisfacente di conservazione degli habitat e delle specie di flora e fauna di interesse comunitario. A tal fine la Direttiva Habitat (art. 6) introduce una procedura preventiva, la Valutazione di Incidenza, cui sottoporre qualsiasi piano o progetto da realizzare all interno o in prossimità di un sito (SIC e ZPS), per verificare se possa avere incidenza significativa sugli habitat o sulle specie per le quali il sito è stato istituito. Lo studio presentato dal proponente viene valutato dalle autorità competenti che ne individuano l effettiva incidenza e, se necessario, definiscono eventuali interventi di mitigazione o compensazione. Lo studio prodotto segue l iter logico proposto dalla guida redatta dalla Commissione Europea DG Ambiente, nella quale vengono suggerite quattro fasi, non obbligatorie ma consequenziali, di analisi e valutazione progressiva del piano/progetto: Fase 1 Screening: Processo di verifica delle possibili incidenze significative sul sito del piano/progetto, singolarmente o congiuntamente ad altri piani/progetti e determinazione del possibile grado di significatività di tali incidenze; Fase 2 Valutazione appropriata: Analisi dell incidenza del piano/progetto sull integrità del sito Natura 2000, singolarmente o congiuntamente ad altri piani/progetti, tenendo conto della struttura, della funzione e degli obiettivi di conservazione del sito e, in caso di incidenza negativa, individuazione delle misure di mitigazione necessarie; Fase 3 Analisi di soluzioni alternative: Individuazione e analisi di soluzioni alternative per l attuazione del piano/progetto che non comportino incidenze negative sul sito Natura Fase 4 Definizione di misure di compensazione: Valutazione delle necessarie misure compensative laddove, per motivi di rilevante interesse pubblico, sia necessario realizzare il piano/progetto, nonostante la provata incidenza negativa sul sito. 6

8 2. INQUADRAMENTO 2.1 INQUADRAMENTO GENERALE Il Sito di Importanza Comunitaria presente nel Comune di Vobarno, denominato Sorgente Funtanì, codice Rete Natura 2000 IT , corrisponde all omonima Riserva Naturale Regionale istituita nel 1985 con Deliberazione di Consiglio Regionale 5 febbraio 1985 n. III/1904. Il sito ha un estensione di 54,93 ettari ed è localizzato sul versante orografico destro della Val Degagna, una delle principali valli laterali della bassa Val Sabbia. Ciò che ha determinato, a suo tempo, la tutela di una porzione di versante, è stata l individuazione nelle acque di alcune sorgenti, di diverse specie di molluschi acquatici troglobi di notevole valenza biogeografica ed ecologica. Considerando l importanza di tutelare al massimo il bacino idrogeologico che si suppone alimenti la sorgente Funtanì e sapendo che la stessa Direttiva Habitat pone attenzione anche al territorio sensibile esterno ai siti della Rete Natura 2000, si procede alla descrizione degli elementi caratteristici del territorio della Val Degagna, in cui il SIC è interamente ricompreso. 2.2 INQUADRAMENTO GEOLOGICO La Val Degagna è una delle principali afferenti della bassa Val Sabbia. Si approfonda in un contesto generalmente dolomitico e dall abitato di Vobarno si addentra sino al Passo del Cavallino della Fobbia in prossimità del territorio dell Alto Garda Bresciano. Il contesto dolomitico conferisce al paesaggio un asprezza notevole, con pareti scoscese, picchi e guglie. Di seguito sono riportate le principali formazioni rocciose affioranti in Val Degagna: Successione stratigrafica pre-quaternaria: - Dolomia principale(retico inf)- Norico): rappresentata da dolomie e calcari dolomitici grigio scuri o nocciola brunastro, con stratificazione indistinta o massiccia e con potenze anche oltre al metro, costituisce la parte medio bassa della Valle. Nelle porzioni medio-superiori si riscontrano numerosi strati neri e bituminosi alternati a strati argillosi. Questi sono definiti Facies eteropiche. Tali formazioni, presenti soprattutto a nord di Carvanno, sono ora definiti come Formazione di Lumezzane(Norico). - Calcare di Zu (Retico sup.-norico): tale formazione risulta in continuità stratigrafica con la Dolomia principale senza l interposizione dell Argillite di Riva di Solto. La litologia è per lo più calcarea, raramente marnosa, di colore bruno nerastro alla base, mentre nei livelli superiori è più chiara tendendo al bruno nocciola. Da analisi di dettaglio sono state identificate cinque facies litologiche molto simili tra loro. Nella zona di Teglie e della Val Degagna affiora la facies basale costituita da alcuni metri di calcari mitritico-argillosi. - Corna infraliassica (Retico sup.): si sovrappone alla formazione precedente in lembi discontinui sul versante destro della Val Degagna e del Prato della Noce. Di composizione calcarea e colore brunastro, ha tessitura cristallina e frattura scheggiosa. Lo spessore di tale formazione è dell ordine di alcune decine di metri. - Corna (Lias medio-lias inf.): rappresenta un complesso carbonatico di rocce chiare caratterizzante il piede delle Prealpi Bresciane. Costituita da calcari puri o dolomitici, con diffusi fenomeni carsici epigei. L unità tipica è composta da calcari compatti di colore chiaro, avorio o talvolta rosato, con tessitura detritica 7

9 o cristallina, con frequenti stiloliti. La potenza della formazione nella zona raggiunge anche i 400 metri. In alcune condizioni particolari lo smantellamento della piattaforma ha prodotto notevoli ammassi di blocchi cartografati come megabrecce, generate in corrispondenza di faglie che delimitavano la piattaforma durante il Giurassico. Nella zona del Monte Spino si rinvengono alcune facies ricche di noduli di selce. - Medolo (Domeriano): affiora estesamente al di fuori della Val Degagna, e di questa forma solamente la parte terminale verso Vobarno. Evidenzia una varietà di facies litologiche costituite da calcari marnosi con frequenti noduli di selce. La potenza di questa formazione può arrivare agli 800/1000 metri. Depositi quaternari: - Travertini di Carvanno (Pleistocene inf.-pleistocene sup.): si tratta di depositi travertinosi costituenti la superficie relitta dell abitato di Carvanno. Da questa scendono a cascata ricoprendo le rocce in posto sul versante destro della Val Degagna. Le porzioni più antiche risultano posizionate nella parte superiore, mentre le componenti morfologiche inferiori sono più recenti. Lo spessore massimo dei travertini è di circa 20 metri. La presenza di un conglomerato fluviale alla base di tale formazione testimonia la presenza di un paleoalveo situato a circa 200 metri rispetto al livello attuale dell Agna. - Unità di Vobarno (Pleistocene sup.): rappresentano depositi fluvioglaciali e fluviali del fiume Chiese e del Torrente Agna. - Depositi alluvionali (Olocene): ghiaie, ciottoli e sabbie intercalate da strati limosi, che costituiscono i depositi degli alvei attivi e lo scheletro dei terrazzi più bassi. - Detrito di falda (Olocene): costituiti da clasti di varie dimensioni, prevalentemente stabilizzati e ricoperti generalmente da suolo sottile. - Accumuli di frana(olocene): depositi detritici, spesso caotici, costituiti da elementi granulometricamente eterogenei, strettamente legati alla natura del movimento franoso e dei materiali coinvolti. Assetto strutturale: L elemento che accomuna le varie formazioni è il progressivo ringiovanimento delle successioni stratigrafiche verso Sud, dovuto ad un generale sollevamento che ha conferito alle unità un aspetto generalmente monoclinalico immergente a Sud o embricato, in cui le scaglie più antiche si addossano a quelle più recenti. I fronti di accavallamento individuano una serie di scaglie tettoniche con contatti esposti e una serie di pinzature di formazioni a Nalmase. Il territorio presenta un sollevamento di tipo areale con porzioni caratterizzate da un sollevamento marcato come l area compresa tra il Monte Besun e Carvanno, e uno più blando che interessa il versante orientale della Val Degagna. È presente una faglia ritenuta attiva: la faglia della Val Degagna nord, che interessa la base del versante destro della valle, dalla località I Pré sino alla congiunzione della Valle delle Api, passando per Eustenago, S.Martino e Cecino. Questa disloca due blocchi, e quello posto ad occidente è interessato da un più marcato sollevamento. Sono presenti altre faglie di minore dimensioni e probabilmente relitte, alcune delle quali legate a fenomeni sorgentizi come nel caso della Sorgente Funtanì. 8

10 Figura 2: Stralcio della carta geologica Prealpi Bresciane tra la Val Vrenda e il M.Pizzocolo di C. Baroni e P.L. Vercesi. In blu è evidenziato il perimetro del SIC IT Sorgente Funtanì. DP: Dolomia Principale Zu: Calcare di Zu Co: Corna TrC: Travertini di Carvanno Uv²: Unità di Vobarno df: Detrito di falda 9

11 2.3 INQUADRAMENTO IDROLOGICO La rete idrografica del Comune di Vobarno è caratterizzata da due elementi inseriti nel reticolo primario: il fiume Chiese e il Torrente Agna. Quest ultimo nasce lungo le pendici sud-orientali di Cima Fobbia e percorre tutta la Val Degagna in senso meridiano, sino a confluire nel Chiese proprio a Vobarno. Il reticolo idrografico minore è molto sviluppato, specialmente per quanto riguarda la zona montana. Il Torrente Agna può annoverare numerosi affluenti anche di discrete dimensioni: si ricordano il Rio della Valle dei Bottoni, il Rio della Valle delle Api, il Rio della Fossa Grande, il Rio della Valle del Faeno, il Rio della valle di Venardo, il Rio della Valle delle Sigole, il Rio della Valle dei Tre Buchi, il Rio del Prato della Noce. Sul Torrente Agna, attualmente, sono attive due derivazioni a scopo idroelettrico. Oltre al sistema delle acque superficiali si deve fare attenzione, in questo ambito molto sensibile a causa della tipologia di rocce presenti, al significato idrogeologico delle formazioni e di conseguenza al grado di vulnerabilità delle acque sotterranee. Nella tabella seguente sono segnalate le diverse formazioni presenti nel territorio della Val Degagna e le rispettive caratteristiche idrogeologiche. LlTOLOGIA TIPO DI PERMEABILlTÀ SIGNIFICATO IDROGEOLOGICO VULNERABILITÀ DELLE ACQUE SOTTERRANEE Corna Megabrecce di Corna Calcare di Zu Dolomia Principale Permeabilità elevata per carsismo e/o fessurazione Circuiti idrici irregolari, ma in genere continui, di tipo carsico Generalmente alta; elevata in presenza di doline e inghiottitoi Medolo Formazione di Lumezzane Travertini di Carvanno Permeabilità per fessurazione e localmente per carsismo da mediobassa a media Permeabilità media per porosità e fratturazione Alluvioni di fondovalle Permeabilità elevata e alluvioni fluvioglaciali per porosità Detrito di falda, depositi eluviocolluviali, depositi di conoide e depositi di frana Permeabilità per porosità variabile in funzione della granulometria Circolazione idrica poco o mediamente sviluppata Circolazione idrica in genere discontinua Contengono una falda freatica collegata con il corso d'acqua Generalmente scarso Generalmente media; elevata in corrispondenza di forme carsiche Medio-bassa Generalmente alta; elevata in corrispondenza delle zone a bassa soggiacenza della falda Da bassa a medioalta in relazione alla granulometria e allo spessore Tabella relativa alle unità idrogeologiche affioranti nel territorio della Val Degagna. (Da Studio geologico del Territorio comunale redatto per il Comune di Vobarno da Studio Geologia Ambiente). Il settore montuoso è quindi generalmente caratterizzato da una circolazione idrica sotterranea intensa, spesso di tipo carsico date le caratteristiche delle formazioni 10

12 rocciose prevalentemente calcaree, calcareo-dolomitiche e calcareo-marnose per di più interessate da numerose faglie e fratture. Questa circolazione è testimoniata anche dall affioramento di numerose sorgenti sia captate per l approvvigionamento idrico sia libere. Attualmente sono sei le sorgenti captate in Valle ed emergono tutte dalla Dolomia Principale, tranne quella del Buco del Tedesco, in Valle del Prato della Noce, che si trova tra il Calcare di Zu e la Corna. Di particolare interesse, per la malacofauna presente, sono le sorgenti non captate e ubicate nel territorio della Riserva Naturale Sorgente Funtanì. L importanza dei popolamenti è testimoniata anche dal fatto che la Riserva è diventata sito della Rete Europea Natura 2000, tutelata quindi a livello comunitario. La Sorgente Funtanì di Nalmase è una sorgente di origine carsica che scaturisce in prossimità del Calcare di Zu ed è probabilmente dovuta ad un sovrascorrimento situato poco più a monte della scaturigine. Della Riserva fa parte anche la sorgente posta immediatamente sulla strada che sale verso Eno. Denominata Sorgente di Cascina Gruma, è una sorgente periodica e può riversare anche notevoli quantità di acqua sulla strada a seguito di copiose precipitazioni. Per queste due sorgenti, partendo dalle informazioni rilevate dalla carta geologica e dalla morfologia del territorio, è stata individuata una zona di salvaguardia, la cui tutela è indispensabile per preservare le peculiarità faunistiche e vegetazionali presenti. Figura 3:Nella carta sono evidenziate (tratto barrato blu) le zone di rispetto della Sorgente Funtanì (punto celeste) e della Sorgente Gruma (punto verde); in blu è riportato il perimetro del SIC. La base cartografica è tratta dalla carta realizzata per lo Studio geologico del Territorio comunale, redatto da Studio Geologia Ambiente per il Comune di Vobarno. 11

13 2.4 INQUADRAMENTO CLIMATICO L intera Val Degagna si inserisce all interno della regione biogeografica alpina, caratterizzata da un clima con inverni freddi ed estati fresche. Dai dati relativi a Vobarno, ricavati dagli Annali Meteorologici di Brescia, risulta che la temperatura media annua è di 11,3 C, con minime concentrate nei mesi di gennaio e di dicembre e massime nei mesi di luglio e agosto. Nell area della Riserva Naturale, la temperatura media del mese più freddo è compresa tra 0 e 6,3 C ed è frequente il verificarsi di gelate. Le precipitazioni medie annue sono dell entità dei 1300 mm, distribuite maggiormente nei mesi di agosto e ottobre e, in minima parte, nei mesi di febbraio e dicembre. Le massime precipitazioni sono localizzate durante la stagione primaverile e autunnale mentre le minime nelle stagioni estiva e invernale. 2.5 INQUADRAMENTO FLORISTICO-VEGETAZIONALE Le formazioni vegetazionali presenti sul territorio della Riserva, presentano un buon grado di naturalità nonostante l influenza, subita soprattutto in passato, delle attività antropiche esercitate sia nella gestione dei boschi sia nello sfruttamento dei pascoli e dei prati destinati allo sfalcio. I versanti della valle sono coperti da boschi a carattere variabile, da mesofilo a marcatamente termofilo, soprattutto in relazione all esposizione, all assolazione e alla disponibilità idrica. In condizioni di moderata umidità, temperatura e luce, si trovano principalmente ostrieti mesofili o termofili destrutturati e ceduati. In situazioni più fresche, sui versanti settentrionali e nelle situazioni di impluvio, dominano boschi mesofili a Ostrya carpinifolia e Carpinus betulus, cui si associano Fraxinus excelsior, Acer pseudoplatanus, Prunus avium, localmente sostituiti da piccoli castagneti cedui. I carpineti a Carpinus betulus, puro o misto a querce, rappresentano una situazione più matura, prossime allo stadio climatico, rispetto alle formazioni con carpino nero; queste ultime sono infatti vegetazioni secondarie dovute alla ceduazione continua dei boschi a carpino bianco, su substrati fortemente drenanti. Nello strato erbaceo compaiono numerose geofite, alcune dall importante valore corologico, Euphorbia carniolica, Aposeris foetida, Erythronium dens-canis, Primula vulgaris, Geranium nodosum, Isopyron thalictroides. Sui versanti esposti a meridione, in corrispondenza di detriti di falda carbonatici, dominano boscaglie destrutturate di vegetazione termofila ascritta ai Quercetalia pubescentis. Nelle situazioni più rade è presente una boscaglia di Ostrya carpinifolia e Fraxinus ornus aperta e primitiva, che ricolonizza brometi e brachipodieti. Nella parte meridionale della riserva domina un bosco a roverella, destrutturato, dove grossi esemplari di roverella e orniello sottendono un fitto strato di carpino nero alto arbustivo e un fitto strato basso arbustivo di Cotinus coggygria, Cornus mas, Crataegus monogyna. Nelle praterie magre e asciutte dei pendii assolati e caldi di bassa quota, si trovano formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia), talvolta caratterizzate da una significativa presenza di orchidee ( Ophrys sphecodes e Ophrys insectifera). Gli aspetti più aridi costituiscono gli Xerobrometi. L origine di queste praterie può essere sia naturale sia dovuta al disboscamento e al successivo abbandono dei pascoli ottenuti. 12

14 Da un punto di vista floristico si segnalano: Bromus erectus, Brachypodium rupestre, Campanula glomerata, Dianthus carthusianorum, Sanguisorba minor, Scabiosa columbaria, Orchis sambucina Nelle radure sui versanti più esposti della dolomia si rinvengono seslerieti e brachipodieti con Erica carnea che rappresentano il mantello di ricolonizzazione dei prati verso la ricostituzione del bosco termofilo a Ostrya e Fraxinus ornus. In corrispondenza della sorgente Gruma si rinviene una vegetazione igrofila a muschi incrostanti del genere Cratoneuron, associati ad Adiantum capillus-veneris e Chaerophyllum hirsutum. L attività fotosintetica dei tessuti verdi dei muschi sottrae anidride carbonica alle acque stillicidiose e percolanti, inducendo la deposizione di carbonato di calcio e la formazione di travertini, in cui rimangono incluse le strutture dei muschi stessi e di altri vegetali. 2.6 INQUADRAMENTO FAUNISTICO La Riserva Naturale Sorgente Funtanì possiede un elevato valore naturalistico per la presenza di una malacofauna rara, in alcuni casi endemica, caratteristica di alcune sorgenti della riserva e della Val Degagna. I molluschi presenti sono per la maggior parte Gasteropodi appartenenti alla famiglia degli Hydrobioidea, estremamente piccoli, con un nicchio compreso tra 1,5 e 4 mm, conchiglia trasparente o biancastra munita di opercolo, carni depigmentate o diafane e respirazione branchiale. Per la sopravvivenza necessitano di acque fredde, pulite e ben ossigenate e sono quindi organismi altamente sensibili ad ogni forma di inquinamento; conoscerne e monitorarne la presenza in una data idrografia può costituire un ottimo tracciante per la qualità dell ambiente. In funzione del tipo di habitat che prediligono, questi molluschi si dividono in: - CRENOBIONTI, che abitano le tazze sorgentizie e i condotti immediatamente retrostanti e hanno macchie oculari: Graziana alpestris, Bythinella schmidtii - STIGOBIONTI, che popolano il tratto ipogeo dei corsi idrici sotterranei, al riparo dalla luce, sono ciechi e troglobi: Bythiospeum vobarnesis, Bythiospeum concii, Bythinella virei. Tipico dei corsi idrici epigei è invece il polmonato acquatico Ancylus fluviatilis, comune in tutta Italia, che colonizza i torrenti ben ossigenati dallo scorrimento vivace. Tra i polmonati terrestri troglobi, si segnalano: Argna valsabina, endemismo ritenuto esclusivo della Val Sabbia, che sembra qui preferire l ambiente ipogeo, a differenza del più consueto habitat epigeo; Zospeum cariadeghense, cieco e abitante esclusivamente le parti vadose dei condotti carsici, in presenza di un elevato tasso di umidità. La classe di Bivalvi è rappresentata da due specie di piccole dimensioni ma di ampia valenza ecologica: Pisidium casertanum e Pisidium personatum. L importanza delle sorgenti della Riserva è rappresentata dal fatto che, possedendo caratteristiche morfologiche ed ecologiche diverse tra loro, ospitano, in una limitata zona geografica, la quasi totalità delle specie malacologiche troglobie lombarde, tra cui anche un endemita della Val Sabbia. All interno delle sorgenti si riscontra anche la presenza di due piccoli crostacei: Niphargus brixianus, privo di occhi, lungo fino a 1,5 cm, predilige le acque sotterranee e gli interstizi della ghiaia nella falda freatica; Gammarus balcanicus, dal corpo allungato, compresso lateralmente, con dimensioni fino a 2,8 cm, che frequenta le tazze sorgentizie trovando rifugio sotto le pietre del fondale o tra le vegetazione. 13

15 In alcuni tratti e affluenti del torrente Agna è possibile invece trovare il crostaceo decapode Austropotamobius pallipes, detto comunemente gambero di fiume, lungo anche 12 cm, dalla colorazione bruno-giallastra o verdastra, con grandi chele. Necessita di acque mediamente turbolente, ben ossigenate e fredde, con fondali ciottolosi e con scarsa vegetazione. Oggi fortemente minacciato dalla presenza di specie esotiche concorrenti, il gambero di fiume è tutelato anche a livello comunitario e compare infatti nell Allegato II della Direttiva Habitat, come specie la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione. Per quanto riguarda l ittiofauna, si segnala la presenza di due specie significative: il vairone (Leuciscus souffia), dal corpo affusolato, testa piccola, colorazione bruna sul dorso, bianca sul ventre, con una fascia laterale arancione, lungo fino a 25 cm e lo scazzone (Cottus gobio) con capo grande, bocca ampia munita di piccoli denti, pinne pettorali molto sviluppate, dorso grigio-bruno e ventre biancastro, lungo cm; entrambi necessitano di acque fresche, ossigenate e con fondali ghiaiosi. La classe degli Anfibi è rappresentata dalla salamandra (Salamandra salamandra) e dal tritone (Triturus vulgaris), mentre per i rettili si registra la presenza della vipera (Vipera aspis) e della lucertola muraiola (Podarcis muralis). La Riserva costituisce sito di riproduzione per specie importanti come il falco pellegrino (Falco peregrinus), il biancone (Circaetus gallicus), il succiacapre (Caprimulgus europaeus), l averla (Lanius collirio) e il nibbio bruno (Milvus migrans). Popolazioni stanziali sono invece quelle dell allodola (Alauda arvensis), del prispolone (Anthus trivialis), del pettirosso (Erithacus rebecula) e dell usignolo (Luscinia megaryncha). La mammalofauna annovera diverse specie tra cui: il toporagno (Sorex araneus), la martora (Martes martes), la faina (Martes foina), il tasso (Meles meles), il riccio (Erinaceus europaeus), il moscardino (Muscardinus avellanarius), il ghiro (Glis glis). Da segnalare, inoltre, la presenza di alcune specie di chirotteri, il vespertilio di Daubentonii (Myotis daubentonii) e il pipistrello nano (Pipistrellus pipistrellus), che trovano spesso rifugio in caverne, anfratti rocciosi, cavità degli alberi e frequentano il corso del Torrente Agna per abbeverarsi e cacciare le proprie prede. 14

16 2.7 RETE ECOLOGICA REGIONALE Per valutare in un ambito più ampio l area un utile strumento risulta essere la Rete Ecologica Regionale RER. Con la deliberazione n. 8/10962 del 30 dicembre 2009, la Giunta Regionale ha approvato il disegno definitivo di Rete Ecologica Regionale. La Rete Ecologica Regionale è riconosciuta come infrastruttura prioritaria del Piano Territoriale Regionale e costituisce strumento orientativo per la pianificazione regionale e locale. La rete ecologica costituisce uno strumento strategico per Regione Lombardia rispetto all obiettivo generale di conservazione delle risorse naturali e per garantire una qualità accettabile dell ambiente e del paesaggio. In tal senso la RER vuole interagire con le diverse politiche che producono trasformazioni sul territorio, fornendo anche un contributo determinante per il raggiungimento di alcuni obiettivi settoriali del P.T.R.: riqualificazione ambientale dei corsi d acqua; coordinamento tra politiche ambientali e di sviluppo rurale; sostegno a pratiche agricole a maggiore compatibilità ambientale; riqualificazione e recupero paesaggistico delle aree degradate o compromesse; in generale, raggiungimento dei molteplici obiettivi finalizzati alla riduzione dell inquinamento(miglioramento della qualità dell aria, dell acqua, riduzione dell inquinamento acustico e luminoso. Gli elementi costitutivi delle RER sono: Elementi di primo livello: le aree sorgente della RER. Sono gli elementi compresi nelle Aree prioritarie per la biodiversità (D.d.g. 3 aprile 2007 n. 3376), i Gangli primari e gli elementi, desunti dalle Reti ecologiche provinciali. Corridoi primari: sono gli elementi fondamentali per favorire la connessione ecologica tra aree della rete e per consentire la diffusione spaziale di specie animali e vegetali. Si suddividono ulteriormente in corridoi primari e Corridoi primari antropizzati (qualora ricadano in aree fortemente urbanizzate). Varchi: sono identificabili con i principali restringimenti interni agli elementi della rete oppure con la presenza di infrastrutture lineari all interno degli elementi stessi. Elementi di secondo livello:sono le porzioni di Aree prioritarie per la biodiversità non ricomprese in Elementi di primo livello, aree importanti per la biodiversità, non ricomprese nelle Aree prioritarie ed elementi di secondo livello delle Reti Ecologiche Provinciali, quando individuati secondo criteri naturalistici/ecologici e ritenuti funzionali alla connessione tra gli elementi della Rete Regionale. La gran parte del territorio comunale di Vobarno, ma soprattutto l intera Zona di Valutazione di Incidenza è compreso nell Area Prioritaria per la Biodiversità 52 Val Sabbia. La descrizione generale dell area riporta: l'area Prioritaria comprende un ampio settore delle Prealpi bresciane, racchiuso tra il Parco dell'alto Garda Bresciano a E, il fondovalle della Val Sabbia a S ed O e il Lago d'idro a N. Una parte del lago d'idro nonché alcuni tratti del fiume Chiese sono compresi nell'ap. Il Lago d'idro è un lago di origine glaciale formato dalle acque del fiume Chiese che ne è anche l'immissario ed emissario. Le condizioni attuali del lago destano preoccupazione a causa della gravità dei fenomeni di eutrofizzazione dovuti all'assenza di un collettore fognario. L'area presente numerosi ambienti carsici, ricchi di endemismi. 15

17 I tratti terminali degli affluenti del fiume Chiese sono molto importati come aree di frega per i pesci e per il Gambero di fiume. L'area comprende la RNR e SIC Sorgente Funtanì. Oltre alle peculiarità sottolineate sopra la scheda per l Area ripoprta anche l importanza che la zona riveste grazie alla presenza di numerosi endemismi, come Iglica vobarnensis (Bythiospeum vobarnesis) ritenuta endemica della Valle Sabbia e con locus typicus proprio nella Sorgente Funtanì. Figura 4: Aree Prioritarie per la Biodiversità nella Alpi e Prealpi Lombarde ( FLA- Regione Lombardia). Nel cerchio è evidenziata l Area

18 Come detto le Aree Prioritarie per la Biodiversità sono entrate come Elementi di Primo livello nella RER. Il territorio del Comune di Vobarno si colloca a cavallo di due settori il 150 e il 151 con una piccola porzione nel settore 170. Figura 5: mosaica tura dei due settori della RER che comprendono la quasi totalità dal territorio di Vobarno. In giallo, ridisegnato, il confine comunale. Come si può notare la gran parte del territorio comunale è collocata in Elementi di primo livello della RER e soprattutto tutta la Zona di Valutazione di Incidenza è ricompresa in questi. Ciò dimostra come l ambiente della Val Degagna risulta ancora abbastanza integro, nonostante alcune derivazioni idroelettriche che artificializzano il regime idrologico del Torrente Agna. Inoltre bisogna segnalare, a conferma della buona naturalità dei luoghi, l istituzione della Riserva Naturale Valle del Prato della Noce nella porzione mediana della Val Degagna. Questa Riserva ha un porzione di Riserva integrale che corrisponde con il versante del Monte Spino. Di seguito sono riportate le descrizioni dei settori 150 e 151 della RER: 17

19 SETTORE 150 ALTA VAL SABBIA E LAGO D IDRO DESCRIZIONE GENERALE Il settore comprende una parte delle Prealpi carsiche bresciane, incentrate sull alta Val Sabbia, il Lago d Idro e l area montuosa a O di tale lago (Corna Zeno, Monte Paghera, Cima Val Scura) nell angolo NE, il Monte Prealba nell angolo SO, nella fascia settentrionale un ampio settore di ambienti montani in buono stato di conservazione che comprendono Corna Blacca (2005 m) e Monte Ario (1757 m), a cavallo tra Val Sabbia e Val Trompia. Nel complesso l'area ospita una significativa frazione delle specie tipicamente montano alpine dell'area lombarda, ad indicazione di un ambiente dai buoni livelli di qualità ecologica. Di particolare rilievo è segnalata la presenza del Gallo cedrone, nonché di Fagiano di monte, Coturnice, Aquila reale, Averla piccola, Ortolano, Calandro, Zigolo giallo, Bigia padovana, Succiacapre. Il Lago d Idro e il tratto lombardo sopralacuale del Fiume Chiese ospitano una importante comunità ittica che comprende Trota marmorata, Temolo, Luccio, Barbo canino, Anguilla, Vairone, Alborella. I tratti terminali degli affluenti del fiume Chiese, infine, sono molto importati come aree di frega per i pesci e per il Gambero di fiume. Vi sono comprese numerose aree micologiche di pregio, con presenza di specie rare e interessanti (ad es. Guepinopsis buccina, Bulgaria inquinans, Hymenoscyphus fagineus, Xylaria castorea, Hypoxylon cohaerens, Hygrophorus marzuolus). La val Sabbia è area prealpina carsica, ricca di invertebrati endemici (ad es. Insubriella paradoxa) e di specie floristiche di grande interesse conservazionistico (Saxifraga tombeanensis, Daphne petraea, Primula glaucescens, Primula spectabilis, Silene elisabethae, Scabiosa vestina). Le condizioni attuali del lago d Idro destano preoccupazione a causa della gravità dei fenomeni di eutrofizzazione dovuti all'assenza di un collettore fognario. Tra i principali elementi di frammentazione si segnalano il consumo di suolo derivante dalla espansione dell urbanizzato, le attività estrattive, le infrastrutture lineari (la S.P. 237 della Val Sabbia e del Lago d Idro), i cavi aerei sospesi, che possono rappresentare una minaccia per numerose specie ornitiche nidificanti (in primo luogo il Gufo reale) e migratrici (avifauna di grandi dimensioni quali rapaci, ardeidi, ecc.), il degrado degli ambienti carsici sotterranei causato da attività antropiche esterne che hanno ripercussioni sugli habitat ipogei. ELEMENTI DI TUTELA SIC - Siti di Importanza Comunitaria: -; ZPS Zone di Protezione Speciale: - Parchi Regionali: - Riserve Naturali Regionali/Statali: - Monumenti Naturali Regionali: - Aree di Rilevanza Ambientale: ARA Caffaro Valle Sabbia PLIS: - Altro: - ELEMENTI DELLA RETE ECOLOGICA Elementi primari Gangli primari: - Corridoi primari: Fiume Chiese (Corridoio primario ad alta antropizzazione) Elementi di primo livello compresi nelle Aree prioritarie per la biodiversità (vedi D.G.R. 30 dicembre 2009 n. 8/10962): 50 Val Caffaro e alta Val Trompia; 52 Val Sabbia; 58 Monte Prealba. Altri elementi di primo livello: Lago d Idro; Valle del torrente Mella di Irma (area di collegamento tra l Area prioritaria Monte Guglielmo e l Area prioritaria Valle Caffaro e alta Val Trompia). 18

20 Elementi di secondo livello Aree importanti per la biodiversità esterne alle Aree prioritarie (vedi Bogliani et al., Aree prioritarie per la biodiversità nella Pianura Padana lombarda. FLA e Regione Lombardia;Bogliani et al., Aree prioritarie per la biodiversità nelle Alpi e Prealpi lombarde. FLA e Regione Lombardia): FV71 Prealpi Bresciane tra Lago d Iseo e Lago d Idro; FV72 Monte Prealba;FV73 Altopiano di Cariadeghe; MI35 Mura-Livemmo (Pertica Alta); IN54 Val Regazzina; UC87Corna di Savallo, Corna Blacca, Monte Suello; UC56 Ladino Prealba; UC14 Colline carsiche bresciane; MA34 Prealpi Bresciane; AR75 Lago d Idro. Altri elementi di secondo livello: -. INDICAZIONI PER L ATTUAZIONE DELLA RETE ECOLOGICA REGIONALE Per le indicazioni generali vedi: - Piano Territoriale Regionale (PTR) approvato con deliberazione di Giunta regionale del 16 gennaio 2008, n. 6447, e adottato con deliberazione di Consiglio regionale del 30 luglio 2009, n. 874, ove la Rete Ecologica Regionale è identificata quale infrastruttura prioritaria di interesse regionale; - Deliberazione di Giunta regionale del 30 dicembre 2009 n. 8/10962 Rete Ecologica Regionale:approvazione degli elaborati finali, comprensivi del Settore Alpi e Prealpi ; - Documento Rete Ecologica Regionale e programmazione territoriale degli enti locali, approvato con deliberazione di Giunta regionale del 26 novembre 2008, n Favorire in generale la realizzazione di nuove unità ecosistemiche e di interventi di deframmentazione ecologica che incrementino la connettività in particolar modo verso N con alta Val Caffaro e alta Val Trompia; verso E con il Parco dell Alto Garda Bresciano; verso S con il Pedemonte Bresciano e l Altopiano di Cariadeghe; verso O con il Monte Guglielmo. Favorire la realizzazione di interventi di deframmentazione ecologica che incrementino la connettività, in particolare lungo la strada 237 della Val Sabbia (ad es. sottopassi faunistici, ove opportuno). Evitare l inserimento di strutture lineari capaci di alterare sensibilmente lo stato di continuità territoriale ed ecologica che non siano dotate di adeguate misure di deframmentazione. Il reticolo idrografico dei torrenti deve considerarsi elemento fondamentale al mantenimento della connettività ecologica. Ove opportuno, favorire interventi di messa in sicurezza di cavi aerei a favore dell avifauna, ad esempio tramite: - interramento dei cavi; - apposizione di elementi che rendono i cavi maggiormente visibili all avifauna (boe, spirali, bid-flight diverters). 1) Elementi primari: Fiume Chiese: conservazione delle zone umide; conservazione e ripristino dei boschi ripariali; mantenimento e ripristino dei processi idrogeomorfologici naturali; gestione naturalistica della rete idrica minore; mantenimento delle fasce ecotonali e delle piante vetuste; gestione delle specie ittiche alloctone; monitoraggio dell ittiofauna; definizione di un coefficiente naturalistico del DMV, con particolare attenzione alla regolazione del rilascio delle acque nei periodi di magra; mantenimento delle aree di esondazione; mantenimento del letto del fiume in condizioni naturali, evitando la costruzione di difese spondali a meno che non si presentino problemi legati alla pubblica sicurezza (ponti, abitazioni); favorire la connettività trasversale della rete minore; creazione di piccole zone umide perimetrali per anfibi e insetti acquatici; 19

21 mantenimento dei siti riproduttivi dei pesci e degli anfibi; contrastare l immissione e eseguire interventi di contenimento ed eradicazione delle specie ittiche alloctone; studio e monitoraggio di specie ittiche di interesse conservazionistico e problematiche (alloctone invasive); mantenimento di fasce per la cattura degli inquinanti; collettamento degli scarichi fognari non collettati; mantenimento/miglioramento della funzionalità ecologica e naturalistica; controllo degli scarichi abusivi; mantenimento di piante morte anche in acqua ed eventuale ripristino di legnaie (nursery per pesci); conservazione e ripristino degli elementi naturali tradizionali dell agroecosistema e incentivazione della messa a riposo a lungo termine dei seminativi per creare praterie alternate a macchie e filari prevalentemente di arbusti gestite esclusivamente per la flora e la fauna selvatica; incentivazione del mantenimento e ripristino di elementi naturali del paesaggio agrario quali siepi, filari, stagni, ecc.; mantenimento dei prati stabili polifiti; incentivi per il mantenimento delle tradizionali attività di sfalcio e concimazione dei prati stabili; mantenimento e incremento di siepi e filari con utilizzo di specie autoctone; mantenimento delle piante vetuste; incentivazione e attivazione di pascolo bovino ed equino gestito e regolamentato in aree a prato e radure boschive; incentivazione del mantenimento di bordi di campi mantenuti a prato o a incolto (almeno 3 m di larghezza); incentivazione delle pratiche agricole tradizionali e a basso impiego di biocidi, primariamente l agricoltura biologica; capitozzatura dei filari; incentivi per il mantenimento della biodiversità floristica (specie selvatiche, ad es. in coltivazioni cerealicole); studio e monitoraggio della flora selvatica, dell avifauna nidificante e migratoria e della lepidotterofauna degli ambienti agricoli e delle praterie; 50 Val Caffaro e alta Val Trompia; 52 Val Sabbia; 58 Monte Prealba; Valle del torrente Mella di Irma: conservazione della continuità territoriale; definizione di un coefficiente naturalistico del DMV per tutti i coripi idrici soggetti e prelievo, con particolare attenzione alla regolazione del rilascio delle acque nei periodi di magra; interventi di deframmentazione dei cavi aerei che rappresentano una minaccia per l avifauna nidificante e migratoria; mantenimento/miglioramento della funzionalità ecologica e naturalistica; attuazione e incentivazione di pratiche di selvicoltura naturalistica; mantenimento della disetaneità del bosco; mantenimento delle piante vetuste; creazione di cataste di legna; conservazione della lettiera; creazione di alberi-habitat (creazione cavità soprattutto in specie alloctone); prevenzione degli incendi; conversione a fustaia; conservazione di grandi alberi; incentivazione e attivazione di pascolo bovino ed equino gestito e regolamentato a favore del mantenimento di ambienti prativi; studio e monitoraggio di avifauna nidificante, entomofauna e teriofauna; incentivazione delle pratiche agricole tradizionali; regolamentazione dell utilizzo di strade sterrate e secondarie; conservazione e ripristino degli elementi naturali tradizionali dell agroecosistema e incentivazione della messa a riposo a lungo termine dei seminativi per creare praterie alternate a macchie e filari prevalentemente di arbusti gestite esclusivamente per la flora e la fauna selvatica; incentivazione del mantenimento e ripristino di elementi naturali del paesaggio agrario tradizionale quali siepi, filari, stagni, ecc.; mantenimento dei prati stabili polifiti; incentivi per il mantenimento delle tradizionali attività di sfalcio e concimazione dei prati stabili; mantenimento e incremento di siepi e filari con utilizzo di specie autoctone; mantenimento delle piante vetuste; incentivazione e attivazione di pascolo bovino ed equino gestito e regolamentato in aree a prato e radure boschive; incentivazione delle pratiche agricole per la coltivazione a basso impiego di biocidi, primariamente l agricoltura biologica;capitozzatura dei filari; incentivi per il mantenimento della biodiversità floristica (specie selvatiche); studio e monitoraggio della flora selvatica, dell avifauna nidificante e della lepidotterofauna degli ambienti agricoli e delle praterie;lago d Idro: conservazione e miglioramento delle vegetazioni perilacuali 20

22 residue;gestione dei livelli idrici del lago con regolamentazione delle captazioni idriche ad evitare eccessivi sbalzi del livello idrico; monitoraggio della qualità delle acque; favorire la connettività trasversale della rete minore; creazione di piccole zone umide perimetrali per anfibi e insetti acquatici; mantenimento dei siti riproduttivi dei pesci e degli anfibi;contrastare l immissione e eseguire interventi di contenimento ed eradicazione delle specie ittiche alloctone; studio e monitoraggio di specie ittiche di interesse conservazionistico e problematiche (alloctone invasive); mantenimento di fasce per la cattura degli inquinanti; collettamento degli scarichi fognari non collettati;mantenimento/miglioramento della funzionalità ecologica e naturalistica; controllo degli scarichi abusivi; Aree urbane: mantenimento dei siti riproduttivi, nursery e rifugi di chirotteri; adozione di misure di attenzione alla fauna selvatica nelle attività di restauro e manutenzione di edifici, soprattutto di edifici storici; Varchi: Necessario intervenire attraverso opere sia di deframmentazione ecologica che di mantenimento dei varchi presenti al fine di incrementare la connettività ecologica, e localizzati in particolare nelle seguenti località (cfr. Cartografia per maggiore dettaglio): Varchi da mantenere e deframmentare: 1) Varco che attraversa il fondovalle della Val Sabbia tra Lavenone e Pieve Vecchia; 2) Varco che attraversa il fondovalle della Val Sabbia tra Vestone e Barghe. Varchi da mantenere: 1) Varco che attraversa il fondovalle del torrente Nozza tra Vestone e Malpaga, nei comuni di Mura, Casto e Bione; 2) Elementi di secondo livello: Conservazione dei boschi; conservazione dei prati, anche attraverso incentivi per lo sfalcio e la concimazione; conservazione delle zone umide; mantenimento delle fasce ecotonali; mantenimento delle piante vetuste e della disetaneità del bosco; mantenimento del mosaico agricolo; creazione di siti idonei per la riproduzione dell'avifauna legata ad ambienti agricoli; conservazione della continuità territoriale; interventi di deframmentazione dei cavi aerei che rappresentano una minaccia per l avifauna nidificante e migratoria; mantenimento/miglioramento della funzionalità ecologica e naturalistica; attuazione di pratiche di selvicoltura naturalistica; mantenimento della disetaneità del bosco; mantenimento delle piante vetuste; creazione di cataste di legna; conservazione della lettiera; prevenzione degli incendi; conversione a fustaia; conservazione di grandi alberi; creazione di alberi-habitat (creazione cavità soprattutto in specie alloctone); incentivazione e attivazione di pascolo bovino ed equino gestito e regolamentato a favore del mantenimento di ambienti prativi; incentivazione delle pratiche agricole tradizionali; regolamentazione dell utilizzo di strade sterrate e secondarie, per evitare il disturbo alla fauna selvatica. 3) Aree soggette a forte pressione antropica inserite nella rete ecologica Superfici urbanizzate: favorire interventi di deframmentazione; mantenere i varchi di connessione attivi; migliorare i varchi in condizioni critiche; evitare la dispersione urbana; Infrastrutture lineari: prevedere, per i progetti di opere che possono incrementare la frammentazione ecologica, opere di mitigazione e di inserimento ambientale. Prevedere opere di deframmentazione lungo le strade e per i cavi aerei a maggiore impatto sulla fauna, in particolare a favorire la connettività con aree sorgente (Aree prioritarie) e tra aree sorgente. 21

23 CRITICITÀ Vedi D.d.g. 7 maggio 2007 n Criteri ed indirizzi tecnico progettuali per il miglioramento del rapporto fra infrastrutture stradali ed ambiente naturale per indicazioni generali sulle infrastrutture lineari. a) Infrastrutture lineari: strada 237 della Val Sabbia; strade che percorrono i fondovalle; piste forestali; cavi aerei sospesi; b) Urbanizzato: l area appare piuttosto urbanizzata nei settori di fondovalle e nei pressi del Lago d Idro, mentre le aree collinari e montane hanno mantenuto una buona presenza di ambienti naturali; c) Cave, discariche e altre aree degradate: nel settore sono presenti alcune cave, soprattutto in Val Sabbia, che dovranno essere soggette ad interventi di rinaturalizzazione a seguito delle attività di escavazione. Le ex cave possono svolgere un significativo ruolo di stepping stone qualora oggetto di oculati interventi di rinaturalizzazione. SETTORE 151 ALTOPIANO DI CARIADEGHE DESCRIZIONE GENERALE Il settore 151 comprende una parte delle Prealpi carsiche bresciane, incentrate sul Monumento Naturale Regionale dell Altopiano di Cariadeghe, il settore più meridionale del Parco Alto Garda Bresciano, un ampio tratto di Fiume Chiese e di Val Sabbia e il Monte Prealba. L Altopiano di Cariadeghe è un sito molto significativo dal punto di vista naturalistico anche grazie alla particolare geomorfologia del territorio, trattandosi di un altopiano carsico con grotte e doline pressoché uniche in Lombardia; rilevante è la presenza di una ricca entomofauna specializzata per ambienti di grotta, costituita da numerosi endemismi appartenenti soprattutto ai generi Boldoriella, Boldoria e Allegrettia tra i Coleotteri, e Zospeum tra i molluschi Gasteropodi. Le cavità ipogee assumono una maggiore importanza per i chirotteri nella stagione autunnoinvernale, in corrispondenza del periodo degli accoppiamenti e della formazione delle colonie invernali. La zoocenosi a chirotteri assume un' importanza elevata in relazione alla presenza di numerose specie di interesse conservazionistico. Per quanto concerne l avifauna, gli ambienti aperti ospitano una significativa popolazione nidificante di Averla piccola, nonché il Succiacapre, il Torcicollo e la rara Bigia padovana. Anche la val Sabbia (in particolare con la Riserva regionale Sorgente Funtanì) e il Monte Prealba sono aree prealpine carsiche, ricche di invertebrati endemici, quali Iglica vobarnensis, Insubriella paradoxa e Cryptobathyscia gavardensis. I tratti terminali degli affluenti del fiume Chiese, infine, sono molto importati come aree di frega per i pesci e per il Gambero di fiume. Tra i principali elementi di frammentazione si segnalano il consumo di suolo derivante dalla espansione dell urbanizzato, le attività estrattive, le infrastrutture lineari (S.P. 237), i cavi aerei sospesi, che possono rappresentare una minaccia per numerose specie ornitiche nidificanti (in primo luogo il Gufo reale) e migratrici (avifauna di grandi dimensioni quali rapaci, ardeidi, ecc.), il degrado degli ambienti carsici sotterranei causato da attività antropiche esterne che hanno ripercussioni sugli habitat ipogei. ELEMENTI DI TUTELA SIC -Siti di Importanza Comunitaria: IT Altopiano di Cariadeghe; IT Sorgente Funtanì; ZPS Zone di Protezione Speciale: - 22

24 Parchi Regionali: PR Alto Garda Bresciano Riserve Naturali Regionali/Statali: RNR Sorgente Funtanì Monumenti Naturali Regionali: MNR Altopiano di Cariadeghe; MNR Buco del Frate Aree di Rilevanza Ambientale: ARA Caffaro Valle Sabbia ; ARA Anfiteatro Morenico del Garda PLIS: - Altro: 2 aree umide (Laghi di Sovenigo, Colombaro) rientrano ne Il censimento delle zone umide della pianura e degli anfiteatri morenici della Provincia di Brescia a cura dell Ufficio Ambiente Naturale e GEV della Provincia di Brescia, ELEMENTI DELLA RETE ECOLOGICA Elementi primari Gangli primari: - Corridoi primari: Fiume Chiese (Corridoio primario ad alta antropizzazione) Elementi di primo livello compresi nelle Aree prioritarie per la biodiversità (vedi D.G.R. 30 dicembre 2009 n. 8/10962): 18 Fiume Chiese e colline di Montichiari; 19 Colline Gardesane; 20 Lago di Garda; 57 Altopiano di Cariadeghe; 58 Monte Prealba; 52 Val Sabbia; 51 Alto Garda Bresciano. Altri elementi di primo livello: Monte Ucìa Rocca di Bernacco; Torrente Garza (fascia di collegamento tra Altopiano di Cariadeghe e Monte Prealba). Elementi di secondo livello Aree importanti per la biodiversità esterne alle Aree prioritarie (vedi Bogliani et al., Aree prioritarie per la biodiversità nella Pianura Padana lombarda. FLA e Regione Lombardia;Bogliani et al., Aree prioritarie per la biodiversità nelle Alpi e Prealpi lombarde. FLA e regione Lombardia): FV72 Monte Prealba; FV73 Altopiano di Cariadeghe; MI44 Serle; IN59Pedemonte Bresciano; IN54 Val Regazzina; IN61 Alto Garda Bresciano; UC56 Ladino Prealba;UC14 Colline carsiche bresciane; MA34 Prealpi Bresciane. Altri elementi di secondo livello: -. INDICAZIONI PER L ATTUAZIONE DELLA RETE ECOLOGICA REGIONALE Per le indicazioni generali vedi: - Piano Territoriale Regionale (PTR) approvato con deliberazione di Giunta regionale del 16 gennaio 2008, n. 6447, e adottato con deliberazione di Consiglio regionale del 30 luglio 2009, n. 874, ove la Rete Ecologica Regionale è identificata quale infrastruttura prioritaria di interesse regionale; - Deliberazione di Giunta regionale del 30 dicembre 2009 n. 8/10962 Rete Ecologica Regionale:approvazione degli elaborati finali, comprensivi del Settore Alpi e Prealpi ; - Documento Rete Ecologica Regionale e programmazione territoriale degli enti locali, approvato con deliberazione di Giunta regionale del 26 novembre 2008, n Favorire in generale la realizzazione di nuove unità ecosistemiche e di interventi di deframmentazione ecologica che incrementino la connettività in particolar modo verso S e verso N lungo il Corridoio primario del Fiume Chiese, trattandosi di un settore di confine tra la Pianura Padana a S e le Prealpi a N. Favorire la realizzazione di interventi di deframmentazione ecologica che incrementino la connettività, in particolare lungo la strada 45bis che collega Brescia con Salò e la 237 della Val Sabbia (ad es. sottopassi faunistici, ove opportuno). Evitare l inserimento di strutture lineari capaci di alterare sensibilmente lo stato di continuità territoriale ed ecologica che non siano dotate di adeguate misure di deframmentazione. 23

25 Il reticolo idrografico dei torrenti deve considerarsi elemento fondamentale al mantenimento della connettività ecologica. Ove opportuno, favorire interventi di messa in sicurezza di cavi aerei a favore dell avifauna, ad esempio tramite: - interramento dei cavi; - apposizione di elementi che rendono i cavi maggiormente visibili all avifauna (boe, spirali, bid-flight diverters). 1) Elementi primari: 18 Fiume Chiese e colline di Montichiari: conservazione delle zone umide; conservazione e ripristino dei boschi; mantenimento e ripristino dei processi idrogeomorfologici naturali; gestione naturalistica della rete idrica minore; mantenimento delle fasce ecotonali e delle piante vetuste; gestione delle specie ittiche alloctone; monitoraggio dell ittiofauna; definizione di un coefficiente naturalistico del DMV, con particolare attenzione alla regolazione del rilascio delle acque nei periodi di magra; conservazione e ripristino delle lanche; mantenimento delle aree di esondazione; mantenimento del letto del fiume in condizioni naturali, evitando la costruzione di difese spondali a meno che non si presentino problemi legati alla pubblica sicurezza (ponti, abitazioni); favorire la connettività trasversale della rete minore; creazione di piccole zone umide perimetrali per anfibi e insetti acquatici; mantenimento dei siti riproduttivi dei pesci e degli anfibi; contrastare l immissione e eseguire interventi di contenimento ed eradicazione delle specie ittiche alloctone; studio e monitoraggio di specie ittiche di interesse conservazionistico e problematiche (alloctone invasive); mantenimento di fasce per la cattura degli inquinanti; collettamento degli scarichi fognari non collettati; mantenimento/miglioramento della funzionalità ecologica e naturalistica; controllo degli scarichi abusivi; mantenimento di piante morte anche in acqua ed eventuale ripristino di legnaie (nursery per pesci); conservazione e ripristino degli elementi naturali tradizionali dell agroecosistema e incentivazione della messa a riposo a lungo termine dei seminativi per creare praterie alternate a macchie e filari prevalentemente di arbusti gestite esclusivamente per la flora e la fauna selvatica; incentivazione del mantenimento e ripristino di elementi naturali del paesaggio agrario quali siepi, filari, stagni, ecc.; mantenimento dei prati stabili polifiti; incentivi per il mantenimento delle tradizionali attività di sfalcio e concimazione dei prati stabili; mantenimento di radure prative in ambienti boscati; mantenimento e incremento di siepi e filari con utilizzo di specie autoctone; mantenimento delle piante vetuste; incentivazione e attivazione di pascolo bovino ed equino gestito e regolamentato in aree a prato e radure boschive; incentivazione del mantenimento di delle superfici incolte e dei seminativi soggetti a set-aside obbligatorio con sfalci, trinciature, lavorazioni superficiali solo a partire dal mese di agosto; incentivazione delle pratiche agricole tradizionali e a basso impiego di biocidi, primariamente l agricoltura biologica; capitozzatura dei filari; incentivi per il mantenimento della biodiversità floristica (specie selvatiche, ad es. in coltivazioni cerealicole); studio e monitoraggio della flora selvatica, dell avifauna nidificante e migratoria e della lepidotterofauna degli ambienti agricoli e delle praterie; 19 Colline Gardesane: conservazione dei boschi; conservazione dei prati; conservazione delle zone umide; mantenimento delle fasce ecotonali; mantenimento delle piante morte, delle piante vetuste e della disetaneità del bosco; mantenimento del mosaico agricolo; creazione di siti idonei per la riproduzione dell'avifauna legata ad ambienti agricoli. 20 Lago di Garda: conservazione e miglioramento delle vegetazioni perilacuali residue; gestione dei livelli idrici del lago con regolamentazione delle captazioni idriche; monitoraggio fioriture algali (cianobatteri); monitoraggio della qualità delle acque; mantenimento dei siti riproduttivi dei pesci; studi su Carpione del Garda. 24

26 57 Altopiano di Cariadeghe; 58 Monte Prealba; 52 Val Sabbia; 51 Alto Garda Bresciano: conservazione della continuità territoriale; definizione di un coefficiente naturalistico del DMV per tutti i corpi idrici soggetti e prelievo, con particolare attenzione alla regolazione del rilascio delle acque nei periodi di magra; interventi di deframmentazione dei cavi aerei che rappresentano una minaccia per l avifauna nidificante e migratoria; mantenimento/miglioramento della funzionalità ecologica e naturalistica; attuazione e incentivazione di pratiche di selvicoltura naturalistica; mantenimento della disetaneità del bosco; mantenimento delle piante vetuste; creazione di cataste di legna; conservazione della lettiera; creazione di alberi-habitat (creazione cavità soprattutto in specie alloctone); prevenzione degli incendi; conversione a fustaia; conservazione di grandi alberi; incentivazione e attivazione di pascolo bovino ed equino gestito e regolamentato a favore del mantenimento di ambienti prativi; studio e monitoraggio di avifauna nidificante, entomofauna e teriofauna; incentivazione delle pratiche agricole tradizionali; regolamentazione dell utilizzo di strade sterrate e secondarie; conservazione e ripristino degli elementi naturali tradizionali dell agroecosistema e incentivazione della messa a riposo a lungo termine dei seminativi per creare praterie alternate a macchie e filari prevalentemente di arbusti gestite esclusivamente per la flora e la fauna selvatica; incentivazione del mantenimento e ripristino di elementi naturali del paesaggio agrario tradizionale quali siepi, filari, stagni, ecc.; mantenimento dei prati stabili polifiti; incentivi per il mantenimento delle tradizionali attività di sfalcio e concimazione dei prati stabili; mantenimento e incremento di siepi e filari con utilizzo di specie autoctone; mantenimento delle piante vetuste; incentivazione e attivazione di pascolo bovino ed equino gestito e regolamentato in aree a prato e radure boschive; incentivazione delle pratiche agricole per la coltivazione a basso impiego di biocidi, primariamente l agricoltura biologica; capitozzatura dei filari; incentivi per il mantenimento della biodiversità floristica (specie selvatiche); studio e monitoraggio della flora selvatica, dell avifauna nidificante e della lepidotterofauna degli ambienti agricoli e delle praterie; Aree urbane: mantenimento dei siti riproduttivi, nursery e rifugi di chirotteri; adozione di misure di attenzione alla fauna selvatica nelle attività di restauro e manutenzione di edifici, soprattutto di edifici storici; Varchi: Occorre favorire interventi di deframmentazione ecologica e di mantenimento dei varchi presenti, al fine di incrementare la connettività ecologica trasversale tra la fascia collinare bresciana e l area prealpina dell Alto Garda posta a Nord. Varchi da deframmentare 1) in comune di Salò, a Sud-Ovest dell abitato, al fine di consentire il superamento delle strade che collegano Salò a Cunettone; Varchi da deframmentare e mantenere 1) in comune di Salò, a Sud dell abitato di Cunettone, al fine di permettere il superamento della strada statale che collega Cunettone a Raffa. 2) Elementi di secondo livello: Conservazione dei boschi; conservazione dei prati, anche attraverso incentivi per lo sfalcio e la concimazione; conservazione delle zone umide; mantenimento delle fasce ecotonali; mantenimento delle piante vetuste e della disetaneità del bosco; mantenimento del mosaico agricolo; creazione di siti idonei per la riproduzione dell'avifauna legata ad ambienti agricoli; conservazione della continuità territoriale; interventi di deframmentazione dei cavi aerei che rappresentano una minaccia per l avifauna nidificante e migratoria; mantenimento/miglioramento della funzionalità ecologica e naturalistica; attuazione di pratiche di selvicoltura naturalistica; mantenimento della disetaneità del bosco; mantenimento delle piante vetuste; 25

27 creazione di cataste di legna; conservazione della lettiera; prevenzione degli incendi; conversione a fustaia; conservazione di grandi alberi; creazione di alberi-habitat (creazione cavità soprattutto in specie alloctone); incentivazione e attivazione di pascolo bovino ed equino gestito e regolamentato a favore del mantenimento di ambienti prativi; incentivazione delle pratiche agricole tradizionali; regolamentazione dell utilizzo di strade sterrate e secondarie, per evitare il disturbo alla fauna selvatica. 3) Aree soggette a forte pressione antropica inserite nella rete ecologica Superfici urbanizzate: favorire interventi di deframmentazione; mantenere i varchi di connessione attivi; migliorare i varchi in condizioni critiche; evitare la dispersione urbana; Infrastrutture lineari: prevedere, per i progetti di opere che possono incrementare la frammentazione ecologica, opere di mitigazione e di inserimento ambientale. Prevedere opere di deframmentazione lungo le strade e per i cavi aerei a maggiore impatto sulla fauna, in particolare a favorire la connettività con aree sorgente (Aree prioritarie) e tra aree sorgente. CRITICITÀ Vedi D.d.g. 7 maggio 2007 n Criteri ed indirizzi tecnico progettuali per il miglioramento del rapporto fra infrastrutture stradali ed ambiente naturale per indicazioni generali sulle infrastrutture lineari. a) Infrastrutture lineari: strada 45bis che collega Brescia con Salò; strada 237 della Val Sabbia; strade che percorrono i fondovalle; piste forestali; cavi aerei sospesi; b) Urbanizzato: l area appare piuttosto urbanizzata nei settori planiziali e di fondovalle, mentre le aree collinari hanno mantenuto una buona presenza di ambienti naturali, benché in parte compromessi da attività estrattive soprattutto nel settore 152; c) Cave, discariche e altre aree degradate: si tratta di un settore di Lombardia particolarmente ricco di attività estrattive (soprattutto nell area di Nuovolera, Botticino e Serle), che dovranno essere soggette ad interventi di rinaturalizzazione a seguito delle attività di escavazione. Le ex cave possono svolgere un significativo ruolo di stepping stone qualora oggetto di oculati interventi di rinaturalizzazione. 26

28 2.8 RETE ECOLOGICA PROVINCIALE Notevole importanza riveste anche l inquadramento dell area nell ambito della Rete Ecologica Provinciale. Il Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Brescia individua nella carta degli ecomosaici, ambiti di territorio unitari dal punto di vista del funzionamento ecologico. Figura 6: Estratto della Carta degli Ecomosaici allegata al Piano di Coordinamento Provinciale della Provincia di Brescia (ridisegnato). Come evidenziato in carta, gli ecomosaici rilevanti per la Val Degagna sono i seguenti: ECM n 48: FONDOVALLE ANTROPIZZATO DELLA MEDIA VAL SABBIA ED AMBITI COLLEGATI Comuni interessati: Bione, Preseglie, Barghe, Provaglio Val Sabbia, Agnosine, Odolo, Sabbio Chiese, Vobarno e Roè Volciano. Elementi distintivi: Ecomosaico contraddistinto da strette fasce arborate, macchie boscate punteggiate talvolta da radure, aree coltivate, unità prative, fasce legnose, alberi sparsi e aree di cava anche estese. L'urbanizzazione è significativa ed è contraddistinta da piccoli 27

29 insediati sparsi, aree più estese ad edificato denso, complessi commerciali-industriali anche di elevate dimensioni. Aree tutelate: Non presenti. ECM n 49: SISTEMI MONTANI AD EST DEL MEDIO CHIESE Comuni interessati: Vobarno, Provaglio Val Sabbia, Treviso Bresciano, Capovalle, Toscolano Maderno, Gardone Riviera, Sabbio Chiese, Barghe, Roè Volciano, Salò e Idro. Elementi distintivi: Ecomosaico montano prevalentemente boscato con presenze localizzate di prati. La presenza edificata è scarsa e dispersa in piccoli abitati. Aree tutelate: Parco Regionale dell'alto Garda Bresciano. SIC Riserva Naturale della Sorgente Funtanì. ECM n 50: AMBITO DELLA VALVESTINO Comuni interessati: Valvestino, Capovalle, Magasa, Gargnano, Vobarno, Toscolano Maderno, Tignale e Tremosine. Elementi distintivi: Ambito naturale a dominanza boschiva, con buona presenza di prati spesso localizzati; la presenza di aree edificate è modesta; di rilievo il bacino artificiale. Aree tutelate: Parco Naturale dell'alto Garda Bresciano. SIC della Valvestino. SIC del Corno della Marogna. Oltre agli ecomosaici sono individuati gli ambiti funzionali necessari all attuazione della rete ecologica provinciale: BS1 - Aree principali di appoggio in ambito montano BS2 - Ambiti di specificita biogeografica BS3 - Matrici naturali interconnesse alpine BS4 - Area speciale di presidio dell ecosistema montano della Valvestino BS5 - Area speciali di collegamento della Concarena BS6 - Principali linee di connettivita ecologica in ambito collinare montano BS7 - Aree della ricostruzione ecosistemica polivalente in ambito montano-collinare BS8 - Ambito della ricostruzione ecologica diffusa BS9 -Fascia di consolidamento ecologico delle colline moreniche BS10 - Gangli ecologici principali in ambito planiziale BS11 - Principali ambiti lacustri BS12 - Ambiti della ricostruzione del sistema dei fontanili BS13 - Corridoi ecologici primari BS14 - Principali corridoi ecologici secondari BS15 - Fasce di inserimento delle principali barriere infrastrutturali BS16 - Direttrici di collegamento esterno 28

30 Figura 7: Estratto dello Schema Direttore allegato al Piano di Coordinamento Provinciale della Provincia di Brescia. Il cerchio evidenzia il territorio prossimo al sito Sorgente Funtanì. Nell area sono presenti i seguenti elementi: BS3 Ambiti di specificità biogeografica (fucsia) Sono caratterizzate da elevati livelli di specificità biogeografia. Come buona norma sarebbe opportuno limitare flussi di materiali ed organismi teoricamente in grado di inquinare i patrimoni genetici esistenti. Lo schema direttore individua tali aree, che non devono essere intese come nuove aree protette, quanto piuttosto come ambiti per i quali avviare politiche di valorizzazione specifica. BS7 Aree della ricostruzione ecosistemica polivalente in ambito montano-collinare (beige) Ubicate nella porzione collinare e nella prima fascia montana presentano una dominanza di elementi naturali di elevato valore naturalistico ed ecologico associati ad elementi di pressione antropica. in tale ambito Per il loro ruolo di connessione con le 29

31 altre aree funzionali risulterà utile prevedere il mantenimento delle valenze naturalistiche e l adozione di provvedimenti per la riduzione delle criticità. BS 8 Ambito della ricostruzione ecologica diffusa (verde chiaro) La fascia dell alta pianura a contatto con i rilievi è caratterizzata da una forte presenza insediativa ed infrastrutturale. In questo ambito risulta necessario il recupero del territorio attraverso la conservazione, la ricostruzione e valorizzazione dei beni e dei differenti contesti territoriali in quanto potenziali risorse ambientali; il mantenimento di un equilibrato rapporto fra aree edificate e infrastrutturate e territorio libero, il ripristino dei degradi artificiali e naturali, l arricchimento delle componenti che possono assumere un ruolo attivo nella ricostruzione del paesaggio. 30

32 2.9 RETE NATURA 2000 E FORMULARIO STANDARD Rete Natura 2000 rappresenta una rete ecologica europea, costituita da due diverse tipologie di aree, SIC (Siti di Importanza Comunitaria) e ZPS (Zone di Protezione Speciale), per le quali deve essere garantito uno stato di conservazione soddisfacente, o il ripristino, degli habitat e delle specie di flora e fauna individuate. Per ogni sito è stato compilato un formulario, definito Formulario Standard, in cui si riassumono le informazioni di carattere geografico, ecologico, gestionale, sugli habitat e sulle specie di interesse comunitario. I principali obiettivi della base di dati che sottende ai formulari sono: 1. fornire le informazioni necessarie per consentire alla Commissione Europea, in collaborazione con gli Stati membri, di coordinare le misure per la creazione di una rete Natura 2000 coerente e valutarne l'efficacia ai fini della conservazione degli habitat di cui all'allegato I e delle specie elencate nell'allegato II della direttiva 92/43/CEE, nonché degli habitat delle specie di uccelli di cui all'allegato I e di altre specie migratrici di uccelli disciplinate dalla direttiva 79/409/CEE; 2. fornire informazioni utili per i processi decisionali, onde garantire che la rete Natura 2000 sia debitamente presa in considerazione in altre politiche e settori di attività della Commissione, in particolare nelle politiche regionale, agricola, dell'energia, dei trasporti e del turismo; 3. assistere la Commissione e i pertinenti comitati nella scelta dei finanziamenti nell'ambito di progetti LIFE e di altri strumenti finanziari, nei casi in cui i dati sulla conservazione dei siti, quali quelli relativi alla proprietà e alle pratiche di gestione, possono facilitare i processi decisionali; 4. costituire un ambito utile allo scambio e alla messa in comune di informazioni sugli habitat e sulle specie di interesse comunitario, a vantaggio di tutti gli Stati membri. L Allegato 1 riporta integralmente il formulario standard per il sito IT Sorgente Funtanì, aggiornato ad Aprile 2007, reso disponibile da Regione Lombardia, D.G. Qualità dell Ambiente, sul sito DATI GENERALI Il sito IT , appartenente alla regione biogeografica alpina, ha una superficie di 54,93 ettari e si sviluppa dalla quota minima di 295 m alla massima di 605 m s.l.m.. Qualità e importanza La peculiarità del sito è rappresentata dalla malacofauna stigobionte, crenobionte e troglobia che popola le due sorgenti comprese nel SIC e quella posta immediatamente a valle dello stesso. Queste sorgenti rappresentano lo sbocco puntiforme di un più vasto reticolo sotterraneo di origine carsica. Le peculiarità di ogni singola sorgente fanno sì che siano rappresentate nel sito la maggior parte delle specie lombarde e interessanti endemiti. Seppur di ridotta dimensione e senza siti di particolare idoneità per l insediamento di colonie riproduttive o di svernamento, il SIC rappresenta un area di un certo interesse per le attività trofiche della chirotterofauna, in particolare lungo il corso del torrente Agna. In tal senso il sito deve essere considerato probabilmente importante primariamente per le specie di chirotteri antropofile che popolano i centri abitati limitrofi ai confini del SIC, seppur non è da escludere una possibile presenza di specie più strettamente forestali. 31

33 Vulnerabilità Considerate le peculiarità del sito devono essere controllati e monitorati tutti gli scarichi che potrebbero inquinare le acque superficiali e di falda. Sono da evitare discariche di rifiuti che rilascerebbero nel terreno liquami inquinanti. I boschi del versante occidentale sono notevolmente destrutturati; è auspicabile una conversione verso forme più mature del querceto a roverella. La falciagione dei pochi prati termofili deve essere mantenuta per preservare l'ambiente adatto per la crescita di alcune specie di orchidee. Sebbene non esistano fattori di vulnerabilità intrinseci, occorre sottolineare come la rarefazione di molte specie di chirotteri, fenomeno verificato anche su ampia scala, induca una particolare attenzione nei confronti di queste specie anche a livello locale, in particolare verso quelle più rare e minacciate. È necessario quindi valutare attentamente gli eventuali interventi ordinari e straordinari da svolgersi nei SIC al fine di minimizzare i potenziali impatti sui chirotteri, specie che solitamente non vengono considerate nell ambito della progettazione e della pianificazione di strategie di gestione. Fenomeni e attività nel sito Sono segnalate le seguenti attività condotte nel sito, con relativa intensità e influenza: 167 Disboscamento Intensità media Influenza negativa 403 Abitazioni sparse Intensità media Influenza negativa 501 Sentieri, piste ciclabili Intensità media Influenza neutra HABITAT Gli habitat individuati nel sito Sorgente Funtanì sono riconducibili alle seguenti tipologie codificate: Habitat 6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia), (*stupenda fioritura di orchidee) Superficie 2,54 ha Copertura 5% Habitat * 7220 Sorgenti pietrificanti con formazione di travertino (Cratoneurion) Superficie 0,17 ha Copertura 1% Habitat 91L0 Erythronio-Carpinion Superficie 2,60 ha Copertura 5% E segnalata inoltre la presenza dell habitat dell Orno-ostrieto termofilo, attualmente non ricompreso in alcun codice habitat e provvisoriamente identificato con il Codice Corine Superficie 19,13 ha Copertura 35% 32

34 Ostrieti termofili a roverella e carpino nero, inquadrati nell Ostryo-Carpinion orientalis CORINE Fisionomia Boschi dominati da carpino nero, talora assieme a Quercus pubescens, abbondantemente ceduati o formazioni primitive su detriti di falda carbonatici. Si sviluppano su versanti con esposizione meridionale e in particolare su versanti soggetti a disturbo edafico; in corrispondenza di detriti di falda, dove rappresentano una tappa seriale bloccata verso il bosco climacico a roverella. Ecologia Boschi termofili che si sviluppano nell orizzonte submontano, su versanti ad esposizione prevalentemente meridionale, su substrati carbonatici e suoli da primitivi a evoluti. Contenuti floristici significativi Cotinus coggygria, Cornus mas, Ruscus aculeatus, Amelanchier ovalis, Carex humilis. Nelle cenosi primitive su detrito di falda compare sovente Paeonia officinalis. Specie arboree più frequenti Ostrya carpinifolia, Quercus pubescens, Sorbus aria, Fraxinus ornus, Celtis australis. Contatti seriali Brometi e xerobrometi, orlo a Geranium sanguineum, mantello a Cotinus coggygria. L evoluzione pedogenetica tende a portare alla dominanza di cenosi dominate dalle querce (Quercus pubescens, Quercus petraea, Quercus cerris). Contatti catenali In quota si hanno contatti catenali con ostrieti mesofili con faggio (Ostryo-Fagetum). Grado di stabilità Cenosi durature sui detriti di falda e in condizioni semirupestri. Condizioni di rischio L unico evento di vulnerabilità rappresenta la ceduazione eccessiva, da limitare. Per le situazioni invece più mature, dominate dalla roverella e in corrispondenza di versanti normalizzati, la presenza del carpino nero è secondaria e dovuta ad eccessiva ceduazione. Indirizzi gestionali La ceduazione è una condizione necessaria se si intende mantenere questa tipologia. Per gli ostrio-querceti è tuttavia auspicabile una conversione verso forme pure dominate dalle querce. 33

35 Habitat 6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia), (*stupenda fioritura di orchidee) CORINE 34.3 Tipologia Praterie magre di bassa quota dei pendii assolati e caldi. Sintaxa rappresentativi Festuco-Brometalia. Fisionomia Praterie in prevalenza riferibili alla classe Festuco-Brometea, talvolta, caratterizzate da una significativa presenza di orchidee. Ecologia Prati magri e asciutti di pendii soleggiati e rupestri. Gli aspetti più aridi costituiscono gli Xerobrometi. L origine di queste praterie può essere sia naturale sia da disboscamento e successivo abbandono dei pascoli ottenuti. Contenuti floristici significativi Bromus erectus, Brachypodium rupestre, Campanula glomerata, Dianthus carthusianorum, Sanguisorba minor, Scabiosa columbaria, Orchis sambucina ed altre orchidee spettacolari. Contatti catenali Formazioni boschive, in genere di latifoglie, macereti calcarei, rupi. Grado di stabilità Aspetti durevoli potenzialmente in evoluzione verso forme di vegetazione arbustiva e forestale termofile. Condizioni di rischio Fenomeni di erosione del suolo. Inarbustamento e imoschimento caotici. Indirizzi gestionali Contenere l aggressione di specie invasive (possono essere utili sfalci saltuari). Contenere l avanzata del bosco. Evitare qualsiasi tipo di rottura del cotico perché innescherebbe fenomeni erosivi anche catastrofici. Contenere il sovrappascolo con successiva compattazione del suolo. Bloccare all insorgere i fenomeni erosivi (gravitativi e idrici). Contenere l eccessiva frequentazione e raccolta indiscriminata della flora (sono ambienti molto appetiti a questo scopo). Contenere la frequentazione disordinata (causa prima dell innesco dell erosione lungo sentieri che si suddividono in decine di piste più o meno anastomizzate) soprattutto sui pendii acclivi. 34

36 Habitat * 7220 Sorgenti pietrificanti con formazione di travertino (Cratoneurion). CORINE 53.3 Tipologia Substrati calcarei con vegetazione muscinale. Sintaxa rappresentativi Crautonerion commutati Fisionomia Tappeti muscinali nei pressi di sorgenti o di colatoi, ove avviene la deposizione di carbonato. Ecologia Substrati calcarei, intensamente fessurati, interessati da processi carsici. La deposizione del carbonato di calcio è favorita dall attività fotosintetica, che si svolge dentro i tessuti verdi dei muschi e che sottrae alle acque l anidride carbonica. Contenuti floristici significativi Cratoneuron commutatum, Pinguicula alpina, Saxifraga aizoides, Tofieldia calyculata, Contatti catenali Vegetazione rupestre a differente struttura Grado di stabilità La regolarità del flusso delle acque è elemento che conferisce stabilità al sistema e, perciò, ne costituisce l indicatore. Condizioni di rischio Inquinamento delle acque. Alterazione del bilancio idrico. Captazione della sorgente. Canalizzazione e regimazione del corso d acqua. Prelievo di travertini. Indirizzi gestionali Evitare l alterazione del bilancio idrologico del bacino e la conseguente riduzione dell apporto idrico alla sorgente. Controllare le possibili fonti di inquinamento delle acque di falda, con particolare riferimento a fosfati e nitrati, che sono i principali composti che inibiscono il processo di deposizione del carbonato di calcio. Evitare la canalizzazione e la regimazione dell alveo e tutti i possibili cambiamenti delle condizioni idrodinamiche del corso d acqua. Monitorare le condizioni idrogeologiche delle sorgenti, attraverso misure di portata, calcolo del bilancio idrologico, determinazione dei parametri chimico- fisici (temperatura, ph e conducibilità elettrica, bicarbonati, fosfati, nitrati, ioni calcio e magnesio, durezza totale, ecc.) e biologici delle acque dell emergenza e misura dei parametri idrodinamici; Monitorare, parallelamente, la composizione floristica e la sua eventuale variazione nel tempo. Elementi da tenere in considerazione nelle valutazioni di incidenza Ambienti ad alto rischio perché molto appetiti per gli impianti idrolettrici (forre). 35

37 Habitat 91L0 Erythronio-Carpinion CORINE Tipologia Boschi mesofili submontani a latifoglie dell europa sudorientale. Sintaxa rappresentativi Erythronio-Carpinion Fisionomia Cenosi a quercia e carpino bianco ricchi di elementi illirici e sud-esteuropei. In provincia di Brescia la vegetazione di Erythronio-Carpinion si presenta come boschi principalmente dominati da Carpinus betulus e Ostrya carpinifolia che si sviluppano nell orizzonte submontano; nello strato erbaceo compaiono numerose geofite, alcune dall importante valore corologico (Euphorbia carniolica, Aposeris foetida, Erythronium dens-canis, Primula vulgaris, Geranium nodosum, Isopyron thalictroides). I carpineti a Carpinus betulus, puro o misto a querce, rappresentano una situazione più matura rispetto alle formazioni con carpino nero; queste ultime infatti sono vegetazioni secondarie dovute alla ceduazione continua dei boschi a carpino bianco su substrati fortemente drenanti. Le formazioni a carpino bianco sono quindi più prossime ad una vegetazione climacica e assumono maggiore rilievo naturalistico. Carpineti puri sono piuttosto rarefatti. Ecologia Vegetazioni delle regioni planiziale e avanalpica, distribuite sui rilievi fino ai 600 m di quota circa, su substrati sciolti e prevalentemente carbonatici. Favorite da moderate condizioni di umidità, temperatura e luce. Contenuti floristici significativi Euphorbia carniolica, Aposeris foetida, Erythronium dens-canis, Primula vulgaris, Geranium nodosum, Isopyron thalictroides. Specie arboree più frequenti Carpinus betulus, Ostrya carpinifolia, Corylus avellana, Fraxinus spp. Condizioni di rischio Riduzione o scomparsa dell habitat a causa dell urbanizzazione e delle conversioni ad altre colture. Indirizzi gestionali Normare i boschi e seguire le tecniche della silvicoltura naturalistica tendendo di regola all alto fusto disetaneo, a struttura ben articolata e a composizione arborea mista (favorendo comunque, dove possibile, i querceti a Farnia o a Cerro). Dove le condizioni stazionali non lo consentono, suolo non in grado di sostenere un soprassuolo forestale pesante, è consigliabile il governo a ceduo, a salvaguardia da franamenti e successiva erosione. Rigida salvaguardia dei microhabitat che ospitano le specie erbacee più significative: a tal fine la compagine boschiva deve essere mantenuta a densità modesta, pena la scomparsa di molti elementi caratterizzanti che soffrono l eccessivo aduggiamento. A scala di sito, la strategia di conservazione deve prevedere: -nelle zone interessate da fenomeni di erosione, la riduzione al minimo delle azioni che li possano innescare, come apertura di nuove strade, sovrappascolo, incendi e altre azioni di disturbo (inteso, in senso stretto, come asporto eccessivo di biomassa); 36

38 -mantenimento di radure al fine di favorire la diversità ambientale e di un abbondante strato del sottobosco a favore della biodiversità specifica; -mantenimento di alberi vetusti; -quando gli habitat forestali ospitano anche specie animali d interesse comunitario (o comunque d interesse conservazionistico), possono essere pianificati interventi selvicolturali tesi al miglioramento delle condizioni che le favoriscono; -misure di pianificazione antincendio boschivo; -misure di regolamentazione degli accessi e dei flussi turistici e delle attività di fruizione (sentieristica per trekking, mountain bike, ecc.), sulla base delle caratteristiche di vulnerabilità degli habitat (ad esempio, rischio di erosione del suolo) SPECIE DI CUI ALL'ARTICOLO 4 DELLA DIRETTIVA 79/409/CEE ED ELENCATE NELL'ALLEGATO II DELLA DIRETTIVA 92/43/CEE Sono segnalate le seguenti specie di uccelli elencati nell Allegato I della Direttiva 79/49/CEE: A224 Caprimulgus europaeus (Linnaeus, 1758) A080 Circaetus gallicus A103 Falco peregrinus (Tunstall, 1771) A338 Lanius collurio (Linnaeus, 1758) A073 Milvus migrans (Boddaert, 1783) Sono segnalate le seguenti specie di uccelli migratori abituali non elencati nell'allegato I della Direttiva 79/409/CEE: A324 Aegithalos caudatus (Linnaeus, 1758) A247 Alauda arvensis (Linnaeus, 1758) A256 Anthus trivialis (Linnaeus, 1758) A226 Apus apus (Linnaeus, 1758) A221 Asio otus (Linnaeus, 1758) A218 Athene noctua (Scopoli, 1769) A087 Buteo buteo A366 Carduelis cannabina (Linnaeus, 1758) A364 Carduelis carduelis (Linnaeus, 1758) A363 Carduelis chloris (Linnaeus, 1758) A208 Columba palumbus (Linnaeus, 1758) A212 Cuculus canorus A253 Delichon urbica (Linnaeus, 1758) A378 Emberiza cia (Linnaeus, 1758 ) A376 Emberiza citrinella (Linnaeus, 1758 ) A269 Erithacus rubecula (Linnaeus, 1758) A096 Falco tinnunculus (Linnaeus, 1758) A359 Fringilla coelebs A342 Garrulus glandarius (Linnaeus, 1758) A300 Hippolais polyglotta (Vieillot, 1817) A251 Hirundo rustica A233 Jynx torquilla (Linnaeus, 1758) A341 Lanius senator (Linnaeus, 1758) A271 Luscinia megarhynchos A383 Miliaria calandra (Linnaeus, 1758) A280 Monticola saxatilis (Linnaeus, 1766) A262 Motacilla alba (Linnaeus, 1758) A261 Motacilla cinerea (Tunstall, 1771) A319 Muscicapa striata (Pallas, 1764) A214 Otus scops (Linnaeus, 1758) A328 Parus ater (Linnaeus, 1758) 37

39 A329 Parus caeruleus (Linnaeus, 1758) A330 Parus major A325 Parus palustris (Linnaeus, 1758) A356 Passer montanus (Linnaeus, 1758) A274 Phoenicurus phoenicurus A313 Phylloscopus bonelli A315 Phylloscopus collybita (Vieillot, 1817) A314 Phylloscopus sibilatrix (Bechstein, 1795) A372 Pyrrhula pyirrhula (Linnaeus, 1758) A276 Saxicola torquata (Linnaeus, 1758) A361 Serinus serinus (Linnaeus, 1766) A332 Sitta europea (Linnaeus, 1758) A209 Streptopelia decaocto (Frivaldszky, 1838) A210 Streptopelia turtur (Linnaeus, 1758) A219 Strix aluco (Linnaeus, 1758) A351 Sturnus vulgaris (Linnaeus, 1758) A311 Sylvia atricapilla A306 Sylvia hortensis (Gmelin, 1789) A305 Sylvia melanocephala Gmelin, 1789 A265 Troglodytes troglodytes A283 Turdus merula A213 Tyto alba (Scopoli, 1769) A232 Upupa epops (Linnaeus, 1758) Sono segnalate le seguenti specie di pesci elencati nell'allegato II della Direttiva 92/43/CEE: Leuciscus souffia Cottus gobio Tra gli invertebrati elencati nell'allegato II della Direttiva 92/43/CEE è segnalata la seguente specie: Austropotamobius pallipes Sono segnalate come importanti, perché endemiche o tutelate a livello internazionale, nazionale e regionale, le seguenti specie animali e vegetali: Piante Adiantum capillus-veneris Allium carinatum Allium ursinum Anemone nemorosa Asarum europaeum Carex baldensis Carex baldensis Cephalanthera longifolia Cephalanthera rubra Cyclamen purpurascens Erythronium dens-canis Gentiana clusii Gladiolus italicus Gladiolus segetum Globularia cordifolia Globularia punctata Helleborus niger Hepatica nobilis Listera ovata Omphalodes verna Ophris insectifera 38

40 Ophris sphegodes Orchis militaris Oxalis acetosella Petasites paradoxus Peucedanum oreoselinum Ruscus aculeatus Mammiferi Erinaceus europaeus Martes foina Martes martes Meles meles Muscardinus avellanarius Myotis daubentonii Myoxus glis Pipistrellus pipistrellus Sciurus vulgaris Sorex araneus Anfibi Salamandra salamandra Rettili Podarcis muralis Vipera aspis Invertebrati Argna valsabina Bythinella schmidtii Bythiospeum (Iglica) concii Bythiospeum (Paladilhiopsis) virei Bythiospeum (Iglica) vobarnensis Graziana alpestris Zoospeum cariadeghense Pisidium casertanum 3. PIANO DI GESTIONE DELLA RISERVA NATURALE SORGENTE FUNTANÌ La delibera di istituzione della Riserva Naturale Sorgente Funtanì, dcr n. III/1904 del 5 febbraio 1985, evidenzia la duplice finalità attribuita all area protetta, di tutela delle caratteristiche naturali e paesaggistiche locali, con particolare riferimento agli ambienti sorgentizi e alla malacofauna ospitata e di gestione della fruizione sia scientifica sia ricreativo-didattica del territorio. Questo programma di intenti viene riproposto e meglio definito, nelle sue modalità di attuazione, dal Piano di Gestione della Riserva Naturale (Allegato 2) approvato con Deliberazione della Giunta Regionale n. 6/44590 del 30/07/1999 e valido attualmente anche come piano per il Sito di Importanza Comunitaria. 39

41 4. ANALISI PROGETTUALE Il presente capitolo analizza i possibili effetti che la variante al PGT del Comune di Vobarno potrebbe avere sugli habitat e sulle specie presenti nel SIC. Verranno descritte le singole istanze su tutto il territorio comunale e saranno analizzate in special modo quelle ricadenti, indipendentemente dalla tipologia e dalla distanza dal SIC, nella Zona di Valutazione di Incidenza. Inoltre se ritenuto il che qualche scelta pianificatoria incidesse sul Sito saranno valutate le possibili alternative ed individuati interventi di mitigazione e compensazione. 4.1 SCREENING Il processo di screening individua le potenziali implicazioni della pianificazione sul sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani o progetti, e ne determina il possibile grado di significatività CARATTERISTICHE SALIENTI DEL SITO La peculiarità del sito Sorgente Funtanì IT è rappresentata dai popolamenti di molluschi d acqua dolce presenti nelle tazze sorgentizie e nei condotti carsici delle sorgenti di cui la valle è ricchissima, tra le quali Sorgente Funtanì e Sorgente Gruma. Queste sorgenti rappresentano lo sbocco puntiforme di un più vasto reticolo sotterraneo di origine carsica, in cui sono ospitate la maggior parte delle specie lombarde di molluschi stigobionti, crenobionti e troglobi, tra cui interessanti endemiti. Il sito costituisce, lungo il corso del torrente Agna, un area di interesse per le attività trofiche della chirotterofauna, sopratutto di specie antropofile e forestali, pur non presentando idoneità per l insediamento di colonie riproduttive e di svernamento. Tra la ricca fauna vertebrata e invertebrata censita per il territorio del SIC, si evidenziano specie elencate negli Allegati della Direttiva Habitat: il vairone (Leuciscus souffia), lo scazzone (Cottus gobio) tra l ittiofauna e il gambero di fiume (Austropotamobius pallipes) tra i crostacei. E segnalata la presenza dei seguenti habitat: 6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo 7220 Sorgenti pietrificanti con formazione di travertino (Cratoneurion) Habitat prioritario 91L0 Erythronio-Carpinion Habitat proposto: Orno-ostrieti termofili Corine DESCRIZIONE DELLE VARIANTI Di tutte le istanze presentate al Comune e accettate solamente cinque ricadono nella Zona di Valutazione di Incidenza. In questo capitolo vengono descritte singolarmente tutte le istanze: 40

42 Figura 8: esempio dell analisi fatta sulle istanza di Variante pervenute. Variante n. 1 Si propone la riclassificazione di un area di superficie pari a circa 800 mq da ATP - Ambiti territoriali a destinazione prevalentemente produttiva ad ALIR - Aree libere da edificare con destinazione residenziale. Il lotto confina in lato est con un area residenziale edificata e in lato nord, ovest e sud con un ambito classificato produttivo dal PGT ma in realtà occupato da destinazioni residenziali e commerciali. Non sono presenti attività produttive nocive o moleste lungo i confini dell area oggetto di variante. Varianti nn. 2 e 3 Si propone, nel Nucleo di Antica Formazione della frazione Pompegnino, il sovralzo di due fabbricati contigui già adibiti a destinazione residenziale in allineamento altimetrico con i fabbricati circostanti. Variante n. 4 Si propone la modifica della percentuale di destinazione commerciale insediabile in un ambito consolidato classificato in ATP - Ambiti territoriali a destinazione prevalentemente produttiva. Le NTA del piano delle regole vigente limitano l insediamento delle attività commerciali al solo esercizio di vicinato; considerata la localizzazione dell ambito direttamente accessibile dalla ex SPIV ed inserito in un contesto prevalentemente commerciale si propone di ammettere l insediamento di medie strutture di vendita fino al 50% del peso insediativo ammesso, con i limite di superficie di vendita pari a mq. Variante n. 5 Si propone di prevedere in un area classificata come AS Aree di salvaguardia, in località Teglie, la possibilità di realizzare un fabbricato a destinazione residenziale di volumetria pari a 300 mc senza cambio di destinazione urbanistica del lotto di pertinenza. 41

43 Variante n. 6 Si propone di prevedere in un area classificata come AS Aree di salvaguardia, in località Teglie, la possibilità di realizzare un fabbricato a destinazione residenziale di volumetria pari a 300 mc senza cambio di destinazione urbanistica del lotto di pertinenza. Variante n. 7 Si propone di ammettere, nel Nucleo di Antica Formazione di Vobarno, la possibilità di ricomporre un fabbricato già oggetto di passati interventi non adeguati al contesto storico mediante ampliamento e allineamento planimetrico della facciata, utile ad ottimizzare gli spazi abitabili esistenti senza comportare l incremento delle unità abitative. Variante n. 8 Si propone di riconoscere la destinazione residenziale per un fabbricato esistente in un area classificata come AS Aree di salvaguardia, in località Pompegnino, mediante l apposizione della sigla r già prevista nelle NTA del Piano delle Regole vigente. Variante n. 9 Si propone di stralciare, in località Carpeneda, un area destinata ad edificazione residenziale classificata in ALIR - Aree libere da edificare con destinazione residenziale a volumetria definita, causa il venir meno dell interesse all attuazione delle previsioni vigenti, riclassificandola in zona VUS - Verde urbano di salvaguardia priva di potenzialità edificatoria. Lo stralcio delle previsioni corrisponde ad una superficie urbanizzabile teorica di 800 mq con volumetria pari a 600 mc. Variante n. 10 Si propone di prevedere in un area classificata come AS Aree di salvaguardia, in località Teglie, la possibilità di realizzare un deposito attrezzi per la manutenzione del fondo di s.l.p. pari a 30,00 mq in deroga a quanto previsto dall art comma 2, fatte salve tutte le restanti disposizioni in tema di altezza massima e tipologia del fabbricato, senza cambio di destinazione urbanistica del lotto di pertinenza. Variante n. 11 Si propone di prevedere in un area classificata come AS Aree di salvaguardia, in località Teglie, la possibilità di realizzare un deposito attrezzi per la manutenzione del fondo di s.l.p. pari a 30,00 mq in deroga a quanto previsto dall art comma 2, fatte salve tutte le restanti disposizioni in tema di altezza massima e tipologia del fabbricato, senza cambio di destinazione urbanistica del lotto di pertinenza. Variante n. 12 Si propone di prevedere in un area classificata come AS Aree di salvaguardia, in località Teglie, la possibilità di realizzare un fabbricato a destinazione residenziale di volumetria pari a 300 mc senza cambio di destinazione urbanistica del lotto di pertinenza. 42

44 Variante n. 15 Si propone di aggiornare le previsioni insediative, in località Carpeneda, individuando nella corretta posizione un parcheggio pubblico di progetto già convenzionato al confine sud dell area in oggetto, erroneamente individuato sul confine nord. L area di stralcio del parcheggio viene riclassificata in ALIR - Aree libere da edificare con destinazione residenziale a volumetria definita. Il parcheggio stralciato e riclassificato in ALIR ha una superficie pari a 570 mq; l area ALIR stralciata e riclassificata a parcheggio è pari a 340 mq. La volumetria insediabile massima non subisce incrementi dovuti all aumento di superficie fondiaria ALIR, e viene confermata pari a 600 mc come da PGT vigente. Variante n. 16 Si propone di aggiornare le previsioni insediative riclassificando un area di superficie pari a 270 mq, indicata come strada pubblica nel PGT vigente e costituente in realtà parte di un lotto edificabile già previsto, in area ALIR - Aree libere da edificare con destinazione residenziale. Variante n. 17 Si propone di ammettere un incremento volumetrico una tantum per un fabbricato residenziale esistente classificato in zona ATRE - Ambiti territoriali a destinazione prevalentemente residenziale estensiva, per una volumetria aggiuntiva pari a 150 mc. Variante n. 18 Si propone di ammettere un incremento volumetrico una tantum per un fabbricato residenziale esistente classificato in zona ATRE - Ambiti territoriali a destinazione prevalentemente residenziale estensiva. Il fabbricato in oggetto è costituito da 12 unità abitative a schiera disposte su due piani fuori terra; l incremento volumetrico pari a 150 mc viene assegnato ad ognuna delle 6 unità abitative poste al piano primo in modo da recuperare il sottotetto esistente a fini abitativi, senza necessità di sovralzo della copertura. Variante n. 19 Si propone di aggiornare le previsioni insediative, in località Carpeneda, riperimetrando 3 lotti già previsti dal PGT vigente in ALIR - Aree libere da edificare con destinazione residenziale a volumetria definita. La modifica della perimetrazione prevede l adeguamento alla reale distribuzione catastale delle proprietà senza che ciò comporti incremento del peso insediativo vigente, confermato pari a 600 mc per ogni lotto. Variante n. 20 Si propone di insediare, in un area classificata come in località Carpeneda in zona VUS - Verde urbano di salvaguardia, un fabbricato di slp pari a 120 mq e altezza massima pari a 3,00 m destinato ad attività di addestramento cani anche per funzioni di protezione civile. La presenza degli animali non potrà essere permanente ma temporanea nel momento di svolgimento dell attività di addestramento e/o esibizione. L attuazione delle previsioni è subordinata a parere favorevole della commissione per il paesaggio comunale. Variante n. 21 Si propone di modificare l art. 32 delle NTA del Piano delle Regole vigente ammettendo per le zone ATP - Ambiti territoriali a destinazione prevalentemente 43

45 produttiva la possibilità di incrementare a 2 il numero di unità abitative di servizio all attività produttiva, attualmente limitato ad 1, confermando i limiti vigenti del 20% rispetto al peso insediativo complessivo e di 120 mq di s.l.p. per ogni alloggio. Per omogeneità normativa si propone di modificare in analogia anche gli artt. 33 ALP - Aree libere da edificare con destinazione prevalentemente produttiva e 34 APPA - Ambiti territoriali a destinazione prevalentemente produttiva interessati da piani attuativi già convenzionati. Variante n. 24 Si propone di stralciare, in località Carpeneda, un area destinata ad edificazione residenziale classificata in ALIR - Aree libere da edificare con destinazione residenziale a volumetria definita, causa il venir meno dell interesse all attuazione delle previsioni vigenti, riclassificandola in zona VUS - Verde urbano di salvaguardia priva di potenzialità edificatoria. Lo stralcio delle previsioni corrisponde ad una superficie urbanizzabile teorica di 800 mq con volumetria pari a 600 mc. Variante n. 25 Si propone di aggiornare le previsioni insediative, in località Carpeneda, uniformando la classificazione urbanistica di un area privata, di superficie complessiva pari a mq, sulla quale insiste un fabbricato residenziale; il lotto risulta attualmente suddiviso in ATRE - Ambiti territoriali a destinazione prevalentemente residenziale estensiva, ATRI - Ambiti territoriali a destinazione prevalentemente residenziale intensiva e Ambiti per servizi pubblici o di interesse pubblico e collettivo. Considerato il venire meno dell interesse pubblico per l utilizzo parziale dell area privata, si propone la riclassificazione uniforme dei mappali privati nella zona ATRE, attualmente prevalente sull area. La riclassificazione comporta un conseguente incremento del peso insediativo teorico a destinazione residenziale pari a 1810 mc. Variante n. 26 Si propone di ammettere per un area in località Pompegnino, classificata in zona ATRE - Ambiti territoriali a destinazione prevalentemente residenziale estensiva, la possibilità di realizzare interventi di modifica del piano di campagna in riporto superiori al limite di 1,00 m disposto dalle NTA vigenti del Piano delle Regole. La deroga consentirebbe, al confine ovest del lotto con una ex area di cava da tempo inattiva, di livellare alla stessa quota il piano di campagna di pertinenza di un fabbricato esistente per una superficie pari a circa 170 mq, fatte salve le necessarie misure di salvaguardia geologica in conformità alla normativa vigente e allo studio idrogeologico comunale. Variante n. 27 Si propone di ammettere, nel Nucleo di Antica Formazione di Vobarno, la possibilità di ricomporre un fabbricato già oggetto di passati interventi non adeguati al contesto storico mediante chiusura di una terrazza esistente in ampliamento e allineamento planimetrico della facciata e della copertura, utile ad ottimizzare gli spazi abitabili esistenti senza comportare l incremento delle unità abitative. Variante n. 28 Si propone di cartografare in un area classificata come AS Aree di salvaguardia, in località Teglie, un fabbricato esistente ed accatastato, 44

46 erroneamente non restituito nel database topografico utilizzato per la redazione del PGT. Variante n. 29 Si propone, nel Nucleo di Antica Formazione della frazione Pompegnino, il sovralzo di un fabbricato già adibito a destinazione residenziale in allineamento altimetrico con il fabbricato contiguo. Variante n. 30 Si propone di aggiornare le previsioni insediative dell area artigianale/industriale in località Carpeneda, ampliando un comparto produttivo esistente già classificato dal PGT vigente parte in ATP - Ambiti territoriali a destinazione prevalentemente produttiva e parte in ALP - Aree libere da edificare con destinazione prevalentemente produttiva. La variante consiste nella riclassificazione di un area pari a mq, contigua in lato ovest alla zona ALP, da VUS - Verde urbano di salvaguardia in parte ALP - Aree libere da edificare con destinazione prevalentemente produttiva per mq ed in parte DCA - Depositi a cielo aperto per mq. L ampliamento consentirebbe non tanto l insediamento di nuove attività produttive, bensì la migliore distribuzione delle attività già insediate negli ambiti soprarichiamati. Considerate le zone residenziali poste nelle vicinanze, sono fatte salve le disposizioni già previste dal PGT vigente in materia di impatto acustico e mitigazioni ambientali anche mediante realizzazione di barriere vegetazionali. Variante n. 31 Si propone di aggiornare l indicazione cartografica della linea di arretramento stradale per l edificazione, prendendo come riferimento l effettivo limite della ex SPIV. Variante n. 32 Si propone di ammettere un incremento delle previsioni vigenti in un area classificata come AS Aree di salvaguardia, in località Teglie, disciplinata da apposita norma particolare *43 che consente la nuova costruzione per un deposito agricolo (destinazione 6a) ed allevamento familiare (destinazione 6b) di s.c. massima pari a 60,00 mq. La variante propone di incrementare il limite di s.c. di ulteriori 90 mq, per un totale pari a 150 mq di s.c.. Sono fatte salve le disposizioni vigenti in materia igienico sanitaria. Variante n. 33 Si propone di riclassificare un area di superficie pari a 1140 mq, da zona AS Aree di salvaguardia a zona ALIR - Aree libere da edificare con destinazione residenziale, in continuità con un ambito residenziale già edificato e finalizzata alla realizzazione di volumetrie residenziali pari a 800 mc. Variante n. 34 Si propone di ammettere per un area classificata come AS Aree di salvaguardia, in località Teglie, la realizzazione di un fabbricato a destinazione agricola produttiva con dimensioni in deroga alle previsioni delle NTA vigenti, art. 43, che consentono tali destinazioni con un rapporto di copertura massimo pari a 0,03 mq/mq. La variante propone, attraverso normativa particolare, di concedere una volumetria massima pari a 300 mc con destinazione 6a depositi 45

47 e strutture a servizio dell'azienda agricola. E fatto salvo il subordine dell edificazione alla dimostrazione dei relativi requisiti professionali. Variante n. 36 Si propone di riclassificare un area pubblica di superficie pari a mq, classificata nel PGT vigente in Ambiti per servizi pubblici o di interesse pubblico e collettivo. La proposta di variante, motivata da esigenze di pubblico interesse, consiste nella riclassificazione dell area SP in ALIR - Aree libere da edificare con destinazione residenziale. Variante n. 37 Si propone di riclassificare un area pubblica di superficie pari a 910 mq, classificata nel PGT vigente parte in ATRI - Ambiti territoriali a destinazione prevalentemente residenziale intensiva (1.000 mq), parte Ambiti per servizi pubblici o di interesse pubblico e collettivo (850 mq) e parte viabilità pubblica di progetto (500 mq). La proposta di variante, motivata da esigenze di pubblico interesse, consiste in: riclassificazione dell area SP in ALIR - Aree libere da edificare con destinazione residenziale; riclassificazione dell area ATRI in Ambiti per servizi pubblici o di interesse pubblico e collettivo da destinare a parcheggio pubblico. La previsione di viabilità pubblica viene confermata. Variante n. 38 Si propone di aggiornare le previsioni insediative dell area artigianale/industriale in località Carpeneda, ampliando un comparto produttivo esistente riclassificando un area destinata in parte a viabilità pubblica ed in parte ad Ambiti per servizi pubblici o di interesse pubblico e collettivo ( parcheggi e verde di connessione non attrezzato). La variante, motivata da esigenze di pubblico interesse, consiste nella riclassificazione dell area, pari a mq, in ATP - Ambiti territoriali a destinazione prevalentemente produttiva in continuità con le zone produttive esistenti. Variante n. 39 Si propone di aggiornare le previsioni insediative dell area artigianale/industriale in località Carpeneda, adeguandole allo stato dei luoghi, stralciando da un area di superficie pari a mq la classificazione APPA - Ambiti territoriali a destinazione prevalentemente produttiva interessati da piani attuativi già convenzionati, considerato che si tratta di opere di urbanizzazione concluse derivanti da pianificazione attuativa. Contestualmente si provvede a riclassificare parte dell area a confine con l ambito residenziale posto ad ovest da Ambiti per servizi pubblici o di interesse pubblico e collettivo (verde non attrezzato) a VUS - Verde urbano di salvaguardia, per una superficie pari a 275 mq. Variante n. 40 Si propone di riclassificare un area, di superficie pari a 210 mq, da zona VUS - Verde urbano di salvaguardia a zona ALIR - Aree libere da edificare con destinazione residenziale, in continuità con un ambito residenziale già previsto. Variante n. 41 Si propone, in località Pompegnino, lo stralcio di due previsioni di edificabilità vigenti su un ambito estrattivo dismesso da tempo. Tale ambito, in gran parte classificato in zona RIZE - Ripristino zone di escavazione, prevede al proprio 46

48 interno due aree edificabili: un area ALIR - Aree libere da edificare con destinazione residenziale, di superficie pari a mq; un area ALP - Aree libere da edificare con destinazione prevalentemente produttiva di superficie pari a 805 mq. La variante, motivata dal venir meno dell interesse all edificazione, consiste nella riclassificazione delle due aree citate in zona RIZE, priva di potenzialità edificatoria., con conseguente riduzione del peso insediativo teorico residenziale e produttivo. Variante n. 42 Si propone, nel Nucleo di Antica Formazione della frazione Pompegnino, di prevedere la possibilità di ricostruire un fabbricato irrimediabilmente danneggiato dal sisma del 2004 attiguo alla Chiesa di S. Benedetto da Norcia. La variante consiste nella modifica delle modalità di intervento nel NAF per consentire la ricostruzione del fabbricato già classificato con il n. 2 dell isolato 14, nel rispetto del contesto storico-architettonico e paesaggistico. Variante n. 43 Si propone di aggiornare le previsioni insediative dell area artigianale/industriale in località Carpeneda, riclassificando un area destinata ad Ambiti per servizi pubblici o di interesse pubblico e collettivo (verde di connessione non attrezzato). La variante, motivata da esigenze di pubblico interesse, consiste nella riclassificazione dell area, pari a mq, in una zona appositamente introdotta ex novo nel PGT denominata Parcheggi privati e priva di potenzialità edificatoria. Le NTA del Piano delle Regole sono integrate con apposito articolo che disciplina le modalità di intervento in detta zona. Variante n. 44 Si propone di riclassificare un area pubblica di superficie pari a 758 mq, classificata nel PGT vigente in Ambiti per servizi pubblici o di interesse pubblico e collettivo (ex scuola elementare della frazione Collio). La proposta di variante, motivata da esigenze di pubblico interesse, consiste nella riclassificazione dell area SP in ATRI - Ambiti territoriali a destinazione prevalentemente residenziale intensiva. Variante n. 45 Si propone di aggiornare le previsioni insediative, in località Carpeneda, riclassificando un area di superficie pari a 350 mq, indicata come strada pubblica nel PGT vigente e costituente in realtà parte di un lotto edificabile già previsto, in area ALIR - Aree libere da edificare con destinazione residenziale a volumetria definita. La volumetria insediabile massima non subisce incrementi dovuti all aumento di superficie fondiaria ALIR, e viene confermata pari 600 mc come da PGT vigente. Variante n. 46 Si propone di aggiornare le previsioni insediative riclassificando un area di superficie pari a 35 mq, indicata come strada pubblica nel PGT vigente e costituente in realtà parte di un lotto già edificato in area ATRE - Ambiti territoriali a destinazione prevalentemente residenziale estensiva. Variante n. 47 Si propone di aggiornare le previsioni insediative, in località Carpeneda, uniformando la classificazione urbanistica di un area privata; il lotto risulta 47

49 attualmente suddiviso in ATRE - Ambiti territoriali a destinazione prevalentemente residenziale estensiva (85 mq) e VUS - Verde urbano di salvaguardia. Si propone la riclassificazione uniforme dei mappali privati nella zona VUS attualmente prevalente sull area. La riclassificazione comporta un decremento della superficie fondiaria di zona ATRE pari a 85 mq, con conseguente riduzione del peso insediativo teorico residenziale. Variante n. 48 Si propone di modificare l art. 43 delle NTA del Piano delle Regole vigente, relativo alle zone AS Aree di salvaguardia, in merito alle possibilità edificatorie ammesse per le attività di allevamento 6c allevamenti zootecnici non intensivi, attualmente limitate alle superfici esistenti senza alcuna possibilità di incremento. La variante consiste nel concedere alle sole attività esistenti con destinazione 6c interventi di nuova costruzione o ampliamento fino al raggiungimento del rapporto di copertura pari a 0,03 mq/mq, comprensivo delle preesistenze. Tutte le varianti proposte e descritte fino ad ora si posizionano in un ambito geografico lontano rispetto ala Sito di Rete Natura Oltre alla distanza si posizionano a valle del bacini idrografico che interessa il SIC, quindi non hanno alcuna possibile interferenza con esso e si può ragionevolmente concludere che non incidano né sugli habitat, né sulle specie del Sito. Le varianti che verranno analizzate in seguito, invece, ricadono nella Zona di Valutazione di Incidenza e quindi potrebbero, in linea teorica, avere qualche effetto sul Sito. Come detto in precedenza verranno analizzate puntualmente: Variante n. 13 Si propone un incremento volumetrico una tantum di un fabbricato esistente in Area di Salvaguardia, già adibito a destinazione residenziale. L incremento volumetrico, pari a 300 mc, sarà anch esso destinato a residenza e potrà essere realizzato esclusivamente in ampliamento planimetrico, escludendo il sovralzo in considerazione della valenza paesaggistica dell ambito di riferimento. 48

50 Variante n. 14 In località Lizzane, Nucleo di Antica Formazione minore della Val Degagna, si propone la riqualificazione di un fabbricato esistente, attualmente non occupato ed in condizioni strutturali fortemente degradate. Si tratta quindi di concedere, attraverso interventi di ristrutturazione sostanziale, la demolizione e ricostruzione del fabbricato e contestuale ampliamento per una volumetria aggiuntiva pari a 200 mc. La destinazione finale è residenziale in conformità alle NTA del PGT vigente. Variante n. 22 Si propone di rettificare l individuazione dell area residenziale esistente nel tessuto urbano consolidato in conformità ai reali confini catastali della proprietà. La rettifica non comporta incrementi né della superficie fondiaria né del peso insediativo, poiché le modifiche in aggiunta sono compensate da quelle in riduzione. 49

51 Variante n. 23 In località S. Martino, Nucleo di Antica Formazione della Val Degagna, si propone lo stralcio di parte della superficie fondiaria nel tessuto urbano consolidato, sulla quale già insiste un fabbricato residenziale, non necessaria per le reali esigenze abitative. La variante comporta la riclassificazione in verde urbano di salvaguardia di un area edificabile a destinazione residenziale per una superficie pari a mq, con conseguente riduzione della potenzialità edificatoria teorica. Variante n. 35 (Dolcini) Si propongono il riconoscimento ed il riutilizzo a fini residenziali di un fabbricato storico-rurale esistente non occupato ed in condizioni strutturali fortemente degradate, classificato in Area di Salvaguardia a valle delle località Eno. La volumetria esistente e riconvertibile è pari a circa 300 mc. 50

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