RELAZIONE GEOLOGICA GENERALE

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1 [Digitare il testo] STUDIO DI GEOLOGIA APPLICATA Dott. Geol. Michele Conti Dott. Geol. Antonio Conti REGIONE LOMBARDIA PROVINCIA DI BRESCIA Via Benamati, MADERNO (BS) COMUNE DI SALO Tel. 0365/ Fax 0365/ TITOLO: AGGIORNAMENTO DELLA COMPONENTE GEOLOGICA, IDROGEOLOGICA E SISMICA DEL PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO SECONDO I CRITERI ED INDIRIZZI DELL ART. 57 DELLA L.R. 11 MARZO 2005, N. 12 COMMITTENTE: COMUNE DI SALO OGGETTO: RELAZIONE GEOLOGICA GENERALE Redatto: AC -VG - MC Visto: MC - AC Approvato: MC Data Emissione: 23/07/2007 Nome File: PGT_Salò.doc Rev.0 23/07/07 Relazione definitiva Rev.1 Rev.2 Rev.3

2 INDICE 1 Introduzione, premessa metodologica e note sulla microzonazione Attività svolta Presentazione del lavoro Cenni sulla nuova normativa sismica Terremoto di riferimento Storia sismica del Comune di Salò Analisi e valutazione degli effetti sismici di sito Inquadramento geologico-strutturale Unita litostratigrafiche del substrato roccioso Depositi quaternari Geomorfologia e fenomeni geomorfologici in atto Fenomeni geomorfologici in atto Frana di Salò Caratterizzazione geotecnica geomeccanica di massima dei terreni e degli ammassi rocciosi Caratterizzazione fisico-meccanica del substrato roccioso Caratterizzazione fisico-meccanica dei depositi quaternari Idrografia e idrogeologia Metodologia di individuazione e nomenclatura del reticolo idrografico Caratteristiche del reticolo idrografico Settore idrologico A - Barbarano Settore idrologico B San Bartolomeo Settore idrologico C Madonna del Rio Settore idrologico D Versine - Tavina Settore idrologico E Cunettone - Villa Sorgenti Note illustrative alla cartografia di dettaglio Carta dei vincoli Carta di sintesi Carta della pericolosità sismica e valutazione dell amplificazione sismica locale Livello di approfondimento Livello di approfondimento Cenni metodologici alla procedura per la definizione di Vs e risultati delle indagini Carta di Fattibilità Definizione delle classi di fattibilità Norme geologiche di attuazione per le azioni di piano Indicazioni per l analisi e la valutazione degli effetti sismici di sito (Approdimenti di 3 LIVELLO) Norme di attuazione PAI e 267/ Titolo I Norme per l assetto della rete idrografica e dei versanti (PAI) Titolo IV Norme per le aree a rischio idrogeologico molto elevato (L. 267/98) APPENDICE 1 APPENDICE 2 Schema tipo per relazione geologica e geotecnica Indicazioni sui principi di progettazione geotecnica Pagina 2 di 111

3 ALLEGATI ALLA RELAZIONE Schede integrali Vs Refraction Microtremor ReMi n. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18 ALLEGATI CARTOGRAFICI Carta geologica scala 1: Tavola Carta geomorfologica scala 1: Tavola Carta dell'uso del suolo scala 1: Tavola Carta dei bacini con elementi idrografici, idrologici e idrogeologici scala 1: Tavola Carta dei vincoli scala 1: Tavole Carta di sintesi scala 1: Tavole Carta degli scenari di pericolosità sismica locale scala 1: Tavole Carta di fattibilità scala 1: Tavole Pagina 3 di 111

4 Maderno, 23 luglio Introduzione, premessa metodologica e note sulla microzonazione Lo studio è stato realizzato in adempimento all incarico affidato dall Amministrazione comunale di Salò (Bs) con oggetto: aggiornamento delle carte di sintesi e di fattibilità e della relazione geologica per il PGT secondo i criteri ed indirizzi per la redazione della componente geologica, idrogeologica e sismica del piano di governo del territorio, in attuazione dell art. 57 della L.R. 11 marzo 2005, n. 12. Il lavoro consiste nell attività di aggiornamento ed integrazione degli studi e degli elaborati cartografici del PRG del 1994 e del successivo del 2004 eseguito secondo la L.R. 41 (l ultimo del 2004 non è stato visionato e validato dalla Regione Lombardia) precedentemente realizzati su incarico del Comune di Salò, a supporto del nuovo Piano di Governo del Territorio, in conformità alle Deliberazioni della Giunta Regionale n 5/36147 del 18/05/93 e n 6/15137 del 27/06/96, al R.D T.U sulle acque etc. La cartografia tematica allegata alla presente relazione è composta dalle seguenti tavole: - Carta geologica (scala 1:10.000) - Carta geomorfolgica (scala 1:10.000); - Carta dell'uso del Suolo (scala 1:10.000); - Carta dei bacini con elementi idrografici, idrologici e idrogeologici (scala 1:10.000); - Carta dei vincoli (scala 1:5.000) - Carta di sintesi (scala 1:5.000) - Carta degli scenari di pericolosità sismica locale (scala 1:5.000) - Carta di fattibilità (scala 1:5.000) In questa fase, oltre ai contatti e incontri tecnici con l Amministrazione, l UTC e l estensore del PGT, non sono state eseguite nuove prove dirette ed analisi geotecniche dettagliate, che in ogni modo dovranno essere effettuate in fase di fattibilità e/o progettazione esecutiva, ma ci si è limitati ad una serie di riconoscimenti litologici in campagna sugli affioramenti e/o sbancamenti aperti e alla consultazione di alcuni studi completi di indagini in sito e prove geotecniche di laboratorio eseguiti per lotti edificatori, costruzione o ristrutturazione di varie strutture sia pubbliche che private, oltre agli studi per sistemazione danni sisma 2004, tra il 2005 ed oggi, studio per la classificazione dei Rii Minori etc. Fondamentale importanza ha assunto anche la documentazione stratigrafica prodotta nell ambito delle attività di ricerca di acque sotterranee (pozzi privati e pubblici). Le indagini specifiche di campagna sono state effettuate a supporto degli studi per la redazione della Carta della Pericolosità Sismica Locale; si tratta di una serie di indagini geofisiche (Re.Mi.), tarate con le conoscenze ed i dati disponibili, mirate alla stima degli spessori dei sismostrati e della relativa velocità delle onde di taglio, parametri necessari per la definizione del Fattore di amplificazione Fa secondo la L.R. 12/05 (II Livello). Il documento finale è rappresentato dalla Carta di Fattibilità in cui sono distinte aree omogenee (Classi 1, 2, 3, 4 e relative sottoclassi) in funzione delle caratteristiche geomorfologiche (presenza di scarpate, di terrazzi, predisposizione ai dissesti, acclività) e litotecniche, per le quali sono previste differenti limitazioni e note di prescrizione da seguire sia in fase di lottizzazione che di progettazione esecutiva. Le prescrizioni sono riportate nelle schede riassuntive appositamente predisposte, parte integrante della presente relazione. Per le prescrizioni si sono anche considerate le limitazioni dovute alle norme vincolistiche vigenti per il Reticolo idraulico minore. Pagina 4 di 111

5 Lo studio aggiorna e integra il precedente del 2004 (non esaminato dalla Regione Lombardia) rispetto al quale esistono recenti e più approfondite conoscenze ottenute con svariati studi di dettaglio a disposizione. Il territorio del comune di Salò riveste particolare delicatezza per la presenza di frane storiche 1 (tutte quiescenti o inattive) sensibilità ai fenomeni sismici 2 (vedi danni terremoto 1901 e successivi, specie nella zona a lago dell abitato 3 ), presenza di bacini con aste terminali completamente inurbate e/o intubate, sede di recenti fenomeni alluvionali 4, ringiovanimenti dei bacini torrentizi per l instaurarsi di nuovi livelli di base nella parte intermedia (sbarramenti stradali), alterazione dell equilibrio per eccessiva copertura edilizia delle aree e conseguente diminuzione dei tempi di corrivazione etc. Parte del territorio comunale è inserita nella perimetrazione PAI (ridifenita e riperimetrata con studi recenti) e in una nuova perimetrazione L. 267 (bacino del torrente Barbarano). Nel presente lavoro si riportano e si ridefiniscono anche le zone a cosiddetti pallini PAI che indicano frane e/o dissesti non cartografabili. In relazione agli interventi di sistemazione per la mitigazione del rischio che eventualmente si intende eseguire occorre definire, dettagliatamente (tipo perimetrazione L. 267), singole aree con particolari problematiche idrogeologiche di un certo peso dal punto di vista della geologia del territorio e per gli importanti risvolti urbanistici quali: area della frana di Salò; area del bacino del torrente Madonna del Rio e dei suoi affluenti, area tra Cunettone e Tormini con il bacino del torrente Riotto e area tra le Zette ed il Comune di San Felice (cimitero). Questa suddivisione per problematiche idrogeologiche e per similitudini geomorfologiche, ripresa anche nel lavoro per la ridefinizione del reticolo minore, rispecchia problematiche idrogeologiche in aree di particolare fragilità, già oggetto di fenomeni calamitosi, raggruppabili, che saranno meglio definite nel seguito. Dalla redazione della relazione 2004 si sono succeduti e alcuni sono ancora in fase di completamento diversi interventi di sistemazione e messa in sicurezza e/o mitigazione rischio nei bacini del Barbarano e della Madonna del Rio. 1 Si citano ad esempio la frana di Salò, Serniga e Segazzine (le ultime due attive) vedi rapporti servizio Geologico Nazionale anni Fenomeni di amplificazione sismica locale e fenomeni cosismici. 3 vedi lavori di Baldacci Stella e Cozzaglio. 4 vedi alluvioni anni 70 della Madonna del Rio e 90 del Barbarano e le frane a questo collegate e le alluvioni del Riotto a Cunettone e nella zona di Villa e dell abitato di salò sotto la località Zette e zone vicine (cimitero e zona tra Zette e Sant Anna in occasione di eventi particolarmente intensi tra l 80 ed il 90. Pagina 5 di 111

6 2 Attività svolta Per l'espletamento dell'incarico si è adottata la seguente procedura: raccolta di tutti i lavori effettuati nell ambito del territorio considerato, eseguiti dallo scrivente dal 1977 ad oggi e in possesso dello Studio (prove penetrometriche, sondaggi, stratigrafie da trincee esplorative, analisi di laboratorio su campioni prelevati da scavi di assaggio, ecc.), dati e sondaggi messi a disposizione da imprese di pozzi e colleghi; raccolta dati di letteratura geologica più e meno recente; sopralluoghi di controllo e esame foto aeree (compreso il nuovo volo 2005) per eventuali aggiornamenti e per meglio definire le variazioni urbanistiche rispetto al precedete volo (PRG 1994); esame delle misure inclinometriche eseguite prima e dopo il terremoto del 2004; presa visione dei sondaggi ANAS dal 54 ad oggi; esami nuovi dati. I dati a disposizione, comprese le misure e le prove più recenti, hanno permesso un migliore inquadramento geologico e geotecnico di alcune aree particolarmente delicate ed una più approfondita conoscenza dell andamento del substrato litoide e delle sue geometrie. Nella zona di via dei Colli e via Seminario è stata definita con maggior dettaglio la posizione del substrato roccioso, costituito da marne eoceniche e rosate, in affioramento conosciuto solo nel tratto SO del Monte San Bartolomeo (Venzo), sopra Renzano (Villa 54). Inoltre sono state riconosciute le posizioni di conoidi sospese in tutta la zona a monte della via di Mezzo, intercalate lateralmente a porzioni relitte della frana quiescente di Salò. Si rileva pertanto come il piede della Frana di Salò non sia esteso lateralmente con continuità e non occupi la posizione attribuitagli nella cartografia ufficiale (carta dei dissesti della Regione Lombardia e carta geologica Baroni). Per una ridefinizione dell estensione e dello stato di attività della frana è auspicabile quindi uno studio dedicato con indagini, misure e rilievi (studio ai sensi L. 267) integrato da una specifica attività di monitoraggio. Si sono riconosciuti, almeno nelle linee generali, il delta lacustre nella zona della foce del torrente Madonna del Rio (riempito da depositi torbosi) esteso fino alla zona Rive e Ospedale (delta) e la zona di delta con relativo abbassamento olocenico nell area della foce del torrente Barbarano. Anche per il bacino della Madonna del Rio e per il lungolago di Salò è necessario uno studio mirato alla definizione delle pericolosità idrogeologiche ed idrauliche legate ad alcuni punti di debolezza (studio ai sensi L. 267). La più dettagliata conoscenza dei siti ha quindi permesso una ridefinizione delle zone a pallini PAI consentendo la loro eliminazione e l inserimento delle aree non meglio definite in cartografia in sistemi morfologici noti. Si è quindi avuta una dettagliata definizione degli scenari qualitativi per un primo approccio alle amplificazioni sismiche locali ed ad una prima microzonazione sempre qualitativa, in relazione anche ai nuovi criteri previsti dalla L.R. 12/2005. Pagina 6 di 111

7 Per l espletamento di questo lavoro sono stati consultati molti lavori, tra i quali si citano: Relazione geologia per le varianti al PRG Dott. Luciano Sarti (anni 80) Relazione geologica per le varianti al PRG 89. Relazione geologica allegata al Piano Regolatore Generale del comune di Salò anno Studi dopo il terremoto di Salò, in particolare quello di Baldacci Stella, Cozzaglio e seguenti. Tesi di Idraulica (Università di Trento di cui sono stato correlatore - Ing. Alessandro A- gocchini recentemente premiata e presentata in Comune) sul bacino della Madonna del Rio. Stratigrafie di pozzi pubblici e privati in comune di Salò. Sondaggi e studi vari nella zona tra la scala Santa e la Fossa fino alla zona a lago (Porto) e a quella del Comparto Sirena. Studi per la sistemazione della madonna del Rio e zone limitrofe compresi i sondaggi tra e le prove tra il Tribunale e Campoverde. Studi e sondaggi nella zona tra Campoverde, la provinciale Panoramica e l area compresa tra la Panoramica e la Provinciale per Desenzano Villa compresa la nuova realizzazione del Liceo e le indagini ANAS per le nuove strade. Sondaggi e prove e studi idraulici nella zona tra le Zette e Cunettone Villa con particolare riguardo al torrente Riotto (sono attualmente in corso lavori di sistemazione). Studi ed indagini nella zona a monte dell abitato di Villa fino alla località Tormini. Studi per la galleria ANAS di Villanuova compresa la zona a ridosso della località Tormini Pargone. Sondaggi e misure inclinometriche in area frana di Salò in cantieri tra via Seminario e Cantoniera sulla 45 bis. Studio della frana di Serniga (Servizio Geologico di Stato). Studio della frana di Salò (Servizio Geologico di Stato). Studio e progetto per la sistemazione della valle dei Guanti compresi la geofisica le prove di laboratorio e i sondaggi eseguiti dallo scrivente, ANAS e privati nella zona tra via seminario e via dei Colli. Studio di fattibilità per il nuovo parcheggio sotterraneo per il PIR. Piano idrogeologico (Comunità Montana Alto Garda) e relativa cartografia. Opere di sistemazione eseguite dal Corpo Forestale dello Stato e dal Genio Civile nella zona a monte di Ponte Ferdinando. Opere di sistemazione con gabbionate in alveo da parte del Genio Civile nella zona a valle della Frana di Serniga negli anni 50. Nuove briglie in zona Serniga e Banale in sostituzione delle gabbionate e briglia filtrante alta oltre 15 m in zona Serniga. Sistemazioni dello Ster ex Genio Civile in alveo tra Barbarano e la SS 45 Bis (massi ciclopici, difese sonda, rifacimento muri e soglie). Sistemazioni del Genio Civile (frane via Seriola e demolizione parete aggettante in Barbarano vecchia-ponte Cappuccini, posa di reti e chiodature terminate nel 2002). Sistemazioni e ripristini in zona foce e spiaggia Rimbalzello da parte della Fondazione Bravi (protezione spiaggia, rifacimento muri di sponda con fondazione su micropali) sia in lato destro che sinistro. Sistemazione (in corso d opera ) del versante sinistro a monte del ponte sulla 45 Bis da parte della fondazione Bravi. Sistemazione frana in via Seriola con tecniche dell ingegneria naturalistica da parte dl Comune di Gardone Riviera. Sistemazione frana Pasetti con posa di sistema Tecco, chiodature e micropali (privato). Pagina 7 di 111

8 Sistemazione frana Gamba con posa di paramassi, rete addossata e movimento terra (privato) Sistemazioni varie sul Barbarano e Madonna del Rio da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Servizi Integrati Infrastrutture e Trasporti Lombardia e Liguria Sistemazione frana via Seriola con disgaggi, calate rocciatori, posa di paramassi e taglio alberi (privato). Sistemazione frana Banale (acquedotto) in lato idrografico sinistro da parte del comune (in corso). Sistemazione frana Segazzine e (lato idrografico destro) in corso. Progetto di sistemazione idraulica della valle del Barbarano (1981). Lavori professionali vari per sistemazioni frane e studi nella zona del bacino. Primo rapporto sui danni dell esondazione del Torrente Barbarano nella proprietà Bravi SAIPO del 4-5 settembre 98 : è stata delimitata l area inondata, e sono stati cartografati i dissesti verificatisi a monte del ponte di via Seriola e lungo l alveo fino alla foce (vedi carta geomorfologica allegata). Relazione geologica e geotecnica in prospettiva sismica per il piano particolareggiato dell area di proprietà della fondazione Bravi e SAIPO S.p.a. comparti A e Aa in frazione di Barbarano. Studi e ricerche finalizzati alla conoscenza geologica e geotecnica del Torrente Barbarano. Studio per la sistemazione della frana di Segazzine (in corso). Nuova riperimetrazione secondo legge 267 del bacino del Barbarano (in corso). Studi per la compatibilità idraulica per la struttura Robur. Studi per la compatibilità idraulica per la struttura Porto Ghiaini. Studi per la compatibilità idraulica di Villa Barbarano in località Barbarano di Salò. Studi per il nuovo parcheggio in Piazzale Leonardo da Vinci (in realizzazione). Studi e progetti per i nuovi parcheggi nell area PIR (in realizzazione). Studi per la sistemazione del Municipio di Salò danneggiato dal sisma Studi per la sistemazione del lungolago tra il Cimitero e le Rive. Studi per la sistemazione delle Chiese di salò danneggiate dal terremoto Studi per l ampliamento del cimitero di Salò. Studi per la sistemazione di abitazioni private in zona Scala Santa danneggiate dal sisma Si è fatto inoltre riferimento alla seguente documentazione: Progetto di sistemazione idraulica della Madonna del Rio tra via Zane e il ricovero e successiva estensione a monte, progetto precedente tra sottopasso via Zane e foce. Sistemazione sottopassi in zona esondata e rifacimento attraversamenti. Relazione idraulica per la nuova alzaia (Campo sportivo-madonna del Rio). Progetto per la sistemazione idraulica della valle del Barbarano in località Serniga e- seguito per conto della Comunità Montana Alto Garda (81). Carte geologiche e geomorfologiche del piano idrogeologico della Comunità Montana (1: :10.000) eseguito per conto della Comunità Montana Alto Garda (76-78). Carta geologica d Italia Foglio 35 Riva 1: Carta geologica delle Prealpi bresciane a sud dell Adamello (1: Università di Pavia). Carta geologica 1: della Provincia di Brescia eseguita come direttore del rilevamento per conto della Provincia di Brescia (84) Carta litologica 1: della cartografia geoambientale ; Caratteri morfostrutturali e genetici del Lago di Garda (A.Castellarin et Alii, 1992) Pagina 8 di 111

9 Censimento delle emergenze geologiche e geomorfologiche e delle situazioni di pericolosità geologica ai fini della pianificazione territoriale del Parco Alto Garda (1996) redatte in scala 1: utilizzando come base le carte geomorfologiche della Provincia; Note illustrative e carta geologica delle Prealpi Bresciane tra la Val Vrenda e il Monte Pizzoccolo in scala 1: (1996 C. Baroni e P. Vercesi); Carte inventario dei dissesti della Regione Lombardia in scala 1: Perimetrazione della pericolosità idrogeologica su conoidi detritico-alluvionali e del rischio da frana nei siti a rischio in adempimento alla L 267/98 (1998,Regione Lombardia). PAI (Piano di assetto idrogeologico). Piano risanamento Acque della Provincia di Brescia. Studio del sistema informativo relativo all inventario delle frane e dei dissesti in alcune aree del territorio regionale lombardo tra cui la Comunità del parco Alto Garda ( IRER). Pubblicazioni e letteratura geotecnica, geologica e strutturale sulla zona di Salò pubblicata principalmente dalle Università di Bologna, Pavia e Milano negli ultimi 50 anni (Boni, Boni Cassinis, Cadet, Cita, ENEL etc.). Perimetrazione della pericolosità idrogeologica sulle conoidi detritico alluvionali (Barbarano) e del rischio da frana nei siti a rischio in adempimento alla L 267/98 e riperimetrazione Pai. Perimetrazione bacino Barbarano L Pagina 9 di 111

10 3 Presentazione del lavoro La studio è composto dalla cartografia tematica di inquadramento alla scala 1: e di dettaglio 1:5.000 composta da: Carta Gelogica ove sono riportate le unità litologiche affioranti o subaffioranti e il loro andamento giaciturale (immersione e inclinazione degli strati), gli elementi tettonici e strutturali (faglie, major joint, assi di pieghe), le coperture superficiali (depositi morenici, detritici ed eluvio-colluviali; depositi fluviali, lacustri e deltizi) rilevate a scala di dettaglio e rappresentate sul CTR regionale a scala 1: tenendo in considerazione, ove presente, la cartografia a scala 1:2.000; Per i dettagli si rimanda al capitolo "Inquadramento geologico-strutturale". Carta della Dinamica Geomorfologica del territorio ove sono riportate le aree caratterizzate dai principali depositi di copertura, i maggiori fenomeni di dissesto in atto e non (frane attive, quiescenti, inattive, decorticamenti, soliflussi e creep, frane di crollo e caduta massi ecc.), le forme, i depositi e i processi connessi con l'azione della gravità, del ghiacciaio e delle acque superficiali e quelli condizionati dall'assetto strutturale delle formazioni affioranti o subaffioranti, le delimitazioni delle aree di frana attiva perimetrata e non perimetrata presenti nella L. 267 e nel quadro dei dissesti della Regione Lombardia. Il rilevamento è stato condotto a scala di dettaglio e cartografato a scala 1:10.000, tenendo in considerazione, ove presente, la cartografia a scala 1: Per i dettagli si rimanda al capitolo "Geomorfologia e fenomeni geomorfologici in atto". Carta dei bacini con elementi idrografici, idrologici e idrogeologici ove sono riportate le delimitazioni dei principali bacini idrografici con la rispettiva superficie espressa in Kmq, il reticolo idrografico gerarchizzato sulla base della CTR, i principali dati idrogeologici (pozzi e sorgenti PRA, serbatori acquedotto, zone umide, ecc.) Per i dettagli si rimanda al capitolo "Idrografia e idrogeologia". Carta dell uso del suolo ove sono raggruppate le aree omogenee dal punto di vista dell uso del suolo distinte nelle seguenti classi generali: seminativi, legnose agrarie, prati, boschi, vegetazione naturale, urbanizzato, aree sterili e aree idriche; La Carta dei vincoli riporta le limitazioni d uso del territorio derivanti dalle disposizioni legislative vigenti relativamente agli ambiti di seguito descritti: - Vincoli derivanti dalla pianificazione di bacino - Vincoli di polizia idraulica - Aree di salvaguardia delle captazioni ad uso idropotabile Non sono stati cartografati i vincoli ambientali, quello idrogeologico 5, paesistico, cimiteriale in quanto non si ritengono strettamente collegati all assetto idrogeologico del territorio. Per i dettagli si rimanda alle "Note illustrative alla Carta dei Vincoli". 5 il vincolo idrogeologico poco ha a che fare con il rischio idrogeologico e idraulico in quanto cartografato con criteri non scientifici Pagina 10 di 111

11 Nella Carta di sintesi l intero territorio comunale è stato suddiviso in aree omogenee tenendo conto delle caratteristiche di pericolosità geologico-geotecnica e della vulnerabilità idraulica e idrogeologica. A tal proposito si distinguono: - Aree pericolose dal punto di vista dell instabilità dei versanti - Aree vulnerabili dal punto di vista idraulico - Aree che presentano scadenti caratteristiche geotecniche Per i dettagli si rimanda alle "Note illustrative alla Carta di Sintesi". Nella Carta della pericolosità sismica locale sono indicate le zone suscettibili di amplificazione e instabilità individuate con approfondimenti di I livello, secondo la metodologia riportata nell Allegato 5 alla l.r. 12/05, promulgata in ottemperanza al d.m. 14 settembre 2005 Norme tecniche per le costruzioni, all Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n del 20 marzo 2003, alla d.g.r. n del 9 novembre 2003 e al d.d.u.o. n del 21 novembre Per i dettagli si rimanda alle "Note illustrative alla Carta di Pericolosità Sismica Locale". Con la Carta di Fattibilità, costruita sulla base degli elementi e delle informazioni riportate nelle carte di sintesi e dei vincoli, il territorio è suddiviso in diverse aree appartenenti a varie classi di fattibilità geologica per le azioni di piano, per le quali sussistono differenti limitazioni o prescrizioni in fase di lottizzazione e progetto esecutivo. Tale suddivisione, eseguita secondo la Deliberazione della Giunta Regionale del 18/05/93 e dei Criteri ed indirizzi per la definizione della componente geologica, idrogeologica e sismica del Piano di Governo del Territorio, in attuazione dell art. 57, comma 1, della L.R. 11 marzo 2005 n. 12, tiene conto delle caratteristiche geotecniche dei depositi interessati dalle future opere, della pericolosità geologica cui sono soggetti (presenza di fenomeni alluvionali, di dissesti in atto o potenziali ecc.) della vulnerabilità idrogeologica o del degrado antropico, dei vari problemi legati alla limitata soggiacenza della falda e delle zone di rispetto previste dagli strumenti di pianificazione territoriale già citati (PAI, Reticolo idraulico minore e Legge 267). Tutti gli elementi osservati durante il rilevamento di campagna, vengono identificati nelle cartografie tematiche e sintetizzati nella carta di fattibilità. Per ogni classe distinta vengono riportate: - le indicazioni e le limitazioni da osservare in fase di lottizzazione e di progettazione esecutiva; - il parere sull'edificabilità; - le prove geotecniche consigliate per lo studio geologico-geotecnico della zona, sia in fase di lottizzazione che di progettazione esecutiva. Per i dettagli si rimanda alle "Note illustrative alla Carta di Fattibilità". Relazione tecnica completata da una sezione dedicata alle prescrizioni di massima, dalle indicazioni per l analisi e la valutazione degli effetti sismici di sito, dalle Norme di attuazione PAI e da uno schema tipo per la redazione della relazione geologica e geotecnica con relativi modelli. Pagina 11 di 111

12 4 Cenni sulla nuova normativa sismica Con l ordinanza n della Presidenza del Consiglio dei Ministri Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e normative tecniche per le costruzioni in zona sismica, pubblicata sul supplemento ordinario 72 alla GU n 105 dell' 8 maggio 2003, sono stati approvati i Criteri per l individuazione delle zone sismiche individuazione, formazione ed aggiornamento degli elenchi nelle medesime zone (allegato 1) e le connesse norme tecniche per fondazioni e muri di sostegno, edifici e ponti (allegati 2, 3 e 4), comprese le note esplicative ed il decreto. Sono nell ordine: 1. Criteri per l'individuazione delle zone sismiche - individuazione, formazione e aggiornamento degli elenchi nelle medesime zone; 2. Norme tecniche per il progetto, la valutazione e l'adeguamento sismico degli edifici; 3. Norme tecniche per il progetto sismico dei ponti; 4. Norme tecniche per il progetto sismico delle opere di fondazione e sostegno dei terreni. Tale Ordinanza è entrata in vigore, per gli aspetti inerenti la classificazione sismica, dal 23 ottobre 2005, data coincidente con l entrata in vigore del d.m. 14 settembre 2005 Norme tecniche per le costruzioni, pubblicato sulla G.U. n. 222 del 23 settembre 2005, Supplemento ordinario n A decorrere da tale data è in vigore la nuova classificazione sismica del territorio nazionale, recepita dalla Regione Lombardia con d.g.r. n del 7 novembre 2003, che sostituisce quella di cui al d.m. 5 marzo Il D.M 14 settembre 2005 Norme tecniche per le costruzioni entrerà in vigore il 31 dicembre 2007, dopo un periodo sperimentale di non obbligatoria applicazione delle norme in esso contenute. Durante questo periodo, inteso come regime transitorio è possibile applicare in alternativa la normativa previgente, ossia tutte le norme di attuazione della legge n del 5 novembre 1971 e della legge n. 64 del 2 febbraio 1974 di seguito elencata: - d.m. 9 gennaio 1996 Norme tecniche per il calcolo, l esecuzione ed il collaudo delle strutture in cemento armato, normale e precompresso e per le strutture metalliche; - d.m. 16 gennaio 1996 Norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche; - d.m. 16 gennaio 1996 norme tecniche relative ai Criteri generali per la verifica di sicurezza delle costruzione e dei carichi e sovraccarichi ; - d.m. 11 marzo 1988 Norme tecniche riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce, la stabilità dei pendii naturali e delle scarpate, i criteri generali e le prescrizioni per la progettazione, l esecuzione e il collaudo delle opere di sostegno delle terre e delle opere di fondazione; - d.m. 20 novembre 1987 Norme tecniche per gli edifici in muratura; - d.m. 3 dicembre 1987 Norme tecniche per la progettazione, esecuzione e collaudo delle costruzioni prefabbricate; - d.m. 4 maggio 1990 aggiornamento delle norme tecniche per la progettazione, e- secuzione e collaudo dei ponti stradali; Pagina 12 di 111

13 - d.m. 24 marzo 1982 Norme tecniche per la progettazione e la costruzione delle dighe di sbarramento. Nelle zone sismiche già classificate e di nuova classificazione, per il periodo transitorio (fino al 31 dicembre 2007), si possono utilizzare per la progettazione sia le norme di cui agli allegati tecnici dell Ordinanza n. 3274/2003 sia le norme previgenti sopra elencate. Alla luce della d.g.r. n del 7 novembre 2003 con la quale la Regione Lombardia imponeva l obbligo, in zona 4, della progettazione antisismica esclusivamente per gli edifici strategici e rilevanti, così come individuati dal Decreto n del 21 novembre 2003, si ritiene corretto considerare le specifiche di sismicità media (S=9) per i comuni in zona 2 e di sismicità bassa (S=6) per comuni sia in zona 3 che in zona 4. Ai fini dell applicazione di queste norme, il territorio nazionale è stato suddiviso in zone sismiche, ciascuna contrassegnata da un diverso valore del parametro a g = accelerazione orizzontale massima su suolo di categoria A (Formazioni litoidi o terreni omogenei caratterizzati da valori di Vs 30 superiori a 800 m/s, comprendenti eventuali strati di alterazione superficiale di spessore massimo pari a 5 m). I valori di a g, espressi come frazione dell accelerazione di gravità g, da adottare in ciascuna delle zone sismiche del territorio nazionale sono: Il modello di riferimento per la descrizione del moto sismico in un punto della superficie del suolo è costituito dallo spettro di risposta elastico. Lo spettro di risposta elastico è costituito da una forma spettrale (spettro normalizzato), considerata indipendente dal livello di sismicità, moltiplicata per il valore dell accelerazione massima (a g x S) del terreno che caratterizza il sito dove S è il fattore che tiene conto del profilo stratigrafico del suolo di fondazione. dove TB, TC, TD sono periodi che separano i diversi rami dello spettro, dipendenti dal profilo stratigrafico del suolo di fondazione. Le norme danno un peso preponderante alle analisi strutturali e purtroppo minore a quello geotecnico, sono un adattamento ed una traduzione dell Eurocodice 8 per le strutture (maggio 2002), con riferimenti al D.M. 88 e all EC7 per la geotecnica (non è stata introdotta la gradazione dell indagine secondo l importanza delle opere 6 ); si spera siano corrette e riviste specie per una più completa definizione dell aspetto geotecnico e con la prospettiva di un maggiore accostamento all EC8. Per le strutture viene introdotto in analogia a quanto esistente un fattore moltiplicativo di importanza. 6 categorie delle opere geotecniche Pagina 13 di 111

14 Si ricordano tra le molte norme: - Legge nr. 64 del 02/02/1974: Provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche. - D.M. LL.PP. del 11/03/1988 : Norme tecniche riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce, la stabilità dei pendii naturali e delle scarpate, i criteri generali e le prescrizioni per la progettazione, l'esecuzione e il collaudo delle opere di sostegno delle terre e delle opere di fondazione. - D.M. 16 Gennaio 1996: Norme Tecniche per le costruzioni in zone sismiche - Circolare Ministero LL.PP. 15 Ottobre 1996 N. 252 AA.GG./S.T.C. - Istruzioni per l'applicazione delle Norme Tecniche di cui al D.M. 9 Gennaio Circolare Ministero LL.PP. 10 Aprile 1997 N. 65/AA.GG. - Istruzioni per l'applicazione delle Norme Tecniche per le costruzioni in zone sismiche di cui al D.M. 16 Gennaio 1996 Nella classificazione definita dai Decreti emessi fino al 1984 la sismicità è definita attraverso il "grado di sismicità" S. Nella proposta di riclassificazione del GdL del 1998 si utilizzano 3 categorie sismiche più una categoria di Comuni Non Classificati (NC). Nella classificazione 2003 la sismicità è definita mediante quattro zone, numerate da 1 a 4. Viene introdotto in sostituzione dei coefficienti di fondazione ε l effetto del sito 7 ; sono previste cinque classi di suolo (A, B, C, D, E + S1 e S2 8 ), identificabili sulla base delle caratteristiche stratigrafiche e delle proprietà geotecniche, rilevate nei primi 30 m, e definite da parametri indicati nell'ec8, e precisamente: velocità delle onde S, numero dei colpi della prova SPT, coesione non drenata; vengono inserite specifiche norme per il progetto delle fondazioni e delle opere di sostegno. Classi di suolo. A Formazioni litoidi o suoli omogenei molto rigidi caratterizzati da valori di Vs 30 superiori a 800 m/s, comprendenti eventuali strati di alterazione superficiale di spessore massimo pari a 5 m; B Depositi di sabbie o ghiaie molto addensate o argille molto consistenti, con spessori di diverse decine di metri, caratterizzati da un graduale miglioramento delle proprietà meccaniche con la profondità e da valori di Vs 30 compresi tra 360 m/s e 80 m/s (ovvero resistenza penetrometrica media N SPT > 50, o coesione non drenata media c u > 250KPa); C Depositi di sabbie e ghiaie mediamente addensate, o di argille di media consistenza, con spessori variabili da diverse decine fino a centinaia di metri, caratterizzati da valori di Vs 30 compresi tra 180 e 360 m/s (15 < N SPT < 50, 70 < cu < 250 KPa); D Depositi di terreni granulari da sciolti a poco addensati oppure coesivi da poco a mediamente consistenti, caratterizzati da valori di Vs 30 < 180 m/s (N SPT < 15, c u < 70 KPa) E Profili di terreno costituiti da strati superficiali alluvionali, con valori di Vs 30 simili a quelli dei tipi C o D e spessore compreso tra 5 e 20 m, giacenti su di un substrato di materiale più rigido con Vs 30 > 800 m/s. Per i terreni di seguito illustrati andranno svolti studi speciali per la definizione dell azione sismica: 7 viene tralasciata la microzonazione e l importanza di conoscere le geometrie sepolte che possono portare a importanti variazioni nell effetto sito ; precedentemente si parlava di scenari che anche se qualitativi erano un approccio razionale alla problematica. 8 I profili S1 e S2 presuppongono approfondimenti da meglio definire Pagina 14 di 111

15 S1 Terreni che includono uno strato di almeno 10 m di argille/limi di bassa consistenza, con elevato indice di plasticità (PI > 40) e contenuto di acqua, con 10 < C u < 20 KPa e caratterizzati da valori di Vs 30 < 100 m/s S2 Terreni soggetti a liquefazione, argille sensitive, o qualsiasi altra categoria di terreno non classificabile nei tipi precedenti. Nelle definizioni precedenti Vs 30 è la velocità media di propagazione entro 30 m di profondità delle onde di taglio e viene calcolata con la seguente espressione: dove hi e Vi indicano lo spessore (in m) e la velocità delle onde di taglio (per deformazioni di taglio g < 10-6) dello strato i-esimo, per un totale di N strati presenti nei 30 m superiori. Il sito verrà classificato sulla base del valore di Vs 30, se disponibile, altrimenti sulla base del valore di N SPT. I criteri per la nuova classificazione sismica definiscono gli indicatori da considerare e le procedure da adottare per la formazione degli elenchi delle zone sismiche, sfruttando gli avanzamenti delle conoscenze nel settore della pericolosità. Le norme adottano un impostazione più prestazionale e meno prescrittiva, individuando esplicitamente gli o- biettivi da raggiungere in termini di danni accettati a fronte di livelli di azione sismica definiti (requisiti di sicurezza) e fornendo disposizioni di dettaglio il cui rispetto è condizione sufficiente per assicurare il soddisfacimento dei requisiti di sicurezza, ma non escludendo approcci alternativi che portino allo stesso obiettivo. Restano ancora vigenti con ripetuti riferimenti le: "Norme tecniche riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce, la stabilità dei pendii naturali e delle scarpate, i criteri generali e le prescrizioni per la progettazione, l'esecuzione e il collaudo delle opere di sostegno delle terre e delle opere di fondazione." D.M. LL.PP: 11/03/88 e la Circ. Min. LL.PP. del 24/09/88 n 30483: " In particolare l ordinanza recita: dovrà essere accertato che il sito di costruzione ed i terreni di fondazione in esso presenti siano esenti da pericoli di instabilità dei pendii, liquefazione, eccesso di addensamento in caso di terremoto, nonché di rottura di faglia in superficie. Per le costruzioni su pendii le indagini devono essere convenientemente estese al di fuori dell area edificatoria per rilevare tutti i fattori occorrenti alla valutazione delle condizioni di stabilità del complesso opera pendio in presenza di azioni sismiche. Particolarmente interessante è il capo stabilità dei pendii e liquefazione. Per la stabilità le si dovrà procedere alla previsione e calcolo delle deformazioni permanenti sotto sollecitazioni sismiche con metodo pseudostatico e la messa in conto delle azioni verticali ed orizzontali. Per strutture importanti erette sopra o in vicinanza di pendii con inclinazione > 15 e dislivello superiore a circa 30 m dovrà essere incrementata l azione sismica di progetto S x ag nell espressione (FH = ± 0,5 S ag W, FV = ± 0,5 FH) moltiplicandola per un coefficiente di amplificazione topografica ST. In assenza di studi specifici si raccomandano per ST i valori seguenti: - ST 1,2 per siti in prossimità del ciglio superiore di pendii scoscesi isolati - ST 1,4 per siti prossimi alla sommità di profili topografici aventi larghezza in cresta molto inferiore alla larghezza alla base e pendenza media > 30, ST 1,2 per siti dello stesso tipo ma pendenza media inferiore. Pagina 15 di 111

16 Per i muri di sostegno con altezze inferiori a 10 m la norma recita : in assenza di studi specifici, i coefficienti sismici orizzontale (kh) e verticale (kv) che interessano tutte le masse devono essere calcolati come: kh = S ag /r kv = 0,5 kh Al fattore r può essere assegnato il valore 2 nel caso di opere di sostegno che ammettano spostamenti, per esempio i muri a gravità, o che siano sufficientemente flessibili. In presenza di terreni non coesivi saturi deve essere assunto il valore 1. Le spinte, nelle condizioni più ricorrenti, saranno calcolate con Monobe Okabe (come veniva fatto precedentemente). Inoltre il materiale di riporto dietro la struttura deve avere granulometria controllata ed essere addensato in sito, in modo da ottenere la maggiore continuità possibile con la massa di terreno esistente. I sistemi di drenaggio dietro la struttura devono essere in grado di assorbire movimenti transitori e permanenti, senza pregiudicare la loro funzione. In particolare, nel caso di terreni non coesivi in presenza di acqua, il drenaggio deve risultare efficace fino ad una profondità superiore a quella della superficie potenziale di rottura dietro l'opera di sostegno. 4.1 Terremoto di riferimento Per il calcolo del terremoto di riferimento si considera un tempo di ritorno 475 anni (come richiesto dall ordinanza 3274), con assegnata deviazione standard con PGA (accelerazione di picco) di circa 0.15 g, introducendo le PSA (pseudo accelerazioni spettrali) con tempo di ritorno 475 anni (da analisi di pericolosità Rischio Sismico 2001 del Servizio Sismico Nazionale) e usando il metodo della disaggregazione (PSV Pseudo velocità spettrali da RS 2001). La zona di Salò è inserita nella zona III a maggiore pericolosità di base (III fascia) tra i Comuni sismici Bresciani 9 Si riporta, a scopo indicativo, un accelerogramma tipo atteso per il Comune di Salò calcolato mediante analisi di pericolosità probabilistica e successiva generazione sintetica: l evento atteso per un tempo di ritorno di 475 anni presenta una durata di 28 s, una Magnitudo Locale di 5.5 e una distanza epicentrale di 4.7 km e una PGA di 0.16 g. 9 Regione Lombardia, CNR-IRRS, Determinazione del rischio sismico ai fini urbanistici in Lombardia, Pagina 16 di 111

17 4.1.1 Storia sismica del Comune di Salò Si riportano i dati tratti dal database delle osservazioni macrosismiche dei terremoti italiani (DBMI04) utilizzati per la compilazione del catalogo parametrico CPTI04 - Storia sismica di Salò. Stucchi et al. (2007) Is Intensità al sito (MCS) Anno Mese Giorno Ora Min. Sec. Denominazione dell'area dei maggiori effetti Intensità epicentrale (MCS) Magnitudo Salo' GARDA OCC Bellunese Valle d'illasi FRANCIACORTA SALO' SALO' LODIGIANO Emilia orientale Reggiano Monte Baldo Monte Baldo Slovenia BOSCO CANSIGLIO GARDA OR CASTENEDOLO Valle dell'oglio MONTE BALDO Marche meridionali BASSA PADANA GARFAGNANA Garfagnana PASUBIO LANGHIRANO Pagina 17 di 111

18 Valle dello Staffora LIGURIA ORIENTALE SCANDIANO Liguria occidentale PESCHIERA VALDOBBIADENE BOVOLONE SALO' Slovenia CARNIA Monte Baldo Adriatico RIVA DEL GARDA F Bologna APRICENA CALESTANO VAL DI TARO TAVERNETTE LECCHESE Bolognese GIUDICARIE Liguria occidentale Vallese BRESCIANO CARNIA CARNIA GARFAGNANA ALTA LUNIGIANA MODENA REGGIO EMILIA FIUMALBO Irpinia CLAUT CARNIA FAENTINO NF AVEZZANO RS MURLO RS CHIANTI Pagina 18 di 111

19 4.2 Analisi e valutazione degli effetti sismici di sito 10 La presente procedura contenuta nei Criteri ed indirizzi per la definizione della componente geologica, idrogeologica e sismica del Piano di Governo del Territorio, in attuazione dell art. 57, comma 1, della l.r. 11 marzo 2005, n. 12, sostituisce la metodologia di analisi riportata nello studio dal titolo Determinazione del rischio sismico in Lombardia, 1996, utilizzato come testo di riferimento nelle precedenti direttive regionali per la redazione dello studio geologico a supporto dei piani regolatori generali, in attuazione dell art. 3 della l.r. 41/97. Questa nuova metodologia utile per la valutazione dell amplificazione sismica locale, in adempimento a quanto previsto dal d.m. 14 settembre 2005 Norme tecniche per le costruzioni, dall Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n del 20 marzo 2003, e dalla d.g.r del 7 novembre 2003 e del d.d.u.o. n del 21 novembre 2003, si basa su tre livelli di approfondimento con grado di dettaglio in ordine crescente: i primi due livelli sono obbligatori (con le opportune differenze in funzione della zona sismica di appartenenza) in fase di pianificazione, mentre il terzo è obbligatorio in fase di progettazione sia quando con il 2 livello dimostra l inadeguatezza della normativa sismica nazionale per gli scenari di pericolosità sismica locale caratterizzati da effetti di amplificazione, sia per gli scenari di pericolosità sismica locale caratterizzati da effetti di instabilità cedimenti e/o liquefazioni e contatto stratigrafico e/o tettonico tra litotipi con caratteristiche fisico-meccaniche molto diverse. Il 3 livello è obbligatorio anche nel caso di costruzioni il cui uso prevede affollamenti significativi, industrie con attività pericolose per l ambiente, reti viarie e ferroviarie la cui interruzione provochi situazioni di emergenza e costruzioni con funzioni pubbliche o strategiche importanti, sociali essenziali. La procedura fa riferimento ad una sismicità di base caratterizzata da un periodo di ritorno di 475 anni (probabilità di eccedenza del 10% in 50 anni) e può essere implementata considerando altri periodi di ritorno. I primi due livelli di approfondimento, trattati nell ambito del presente studio, si articolano nel modo seguente: 10 finalizzate alla definizione dell aspetto sismico nei piani di governo del territorio Pagina 19 di 111

20 In questo paragrafo viene descritta la procedura seguita per il primo livello di approfondimento mentre per la descrizione del 2 livello si rimanda al paragrafo Note illustrative alla Carta della pericolosità sismica locale. Le analisi di 1 livello basate su un approccio di tipo qualitativo, rappresentano uno studio propedeutico ai successivi livelli di approfondimento e consentono di individuare le zone ove i diversi effetti prodotti dall azione sismica sono prevedibili sulla base di osservazioni e dati quali: cartografia topografica, cartografia geologica, risultati di indagini geognostiche, geofisiche e geotecniche, dati idrologici e idrogeologici ecc.. Per l individuazione delle aree da indicare nella relativa carta tematica si tiene conto degli scenari di pericolosità sismica locale indicati nella Tabella 1 dell Allegato 5 ai criteri attuativi della l.r.12/05, di seguito riportata: Sigla SCENARIO PERICOLOSITA SISMICA LOCALE EFFETTI Z1a Zona caratterizzata da movimenti franosi attivi Z1b Zona caratterizzata da movimenti franosi quiescenti Instabilità Z1c Zona potenzialmente franosa o esposta a rischio di frana Z2 Zone con terreni di fondazione particolarmente scadenti (riporti poco Cedimenti e/o addensati, terreni granulari fini con falda superficiale) liquefazioni Zona di ciglio H > 10 m (scarpata con parete subverticale, bordo di Z3a Amplificazioni cava, nicchia di distacco, orlo di terrazzo fluviale o di natura antropica) topografiche Z3b Zona di cresta rocciosa e/o cocuzzolo: appuntite - arrotondate Z4a Zona di fondovalle con presenza di depositi alluvionali e/o fluvioglaciali granulari e/o coesivi Z4b Zona pedemontana di falda di detrito, conoide alluvionale e conoide deltizio-lacustre Amplificazioni litologiche e Z4c Zona morenica con presenza di depositi granulari e/o coesivi (compresi le coltri loessiche) geometriche Z4d Zone con presenza di argille residuali e terre rosse di origine eluviocolluviale Z5 Zona di contatto stratigrafico e/o tettonico tra litotipi con caratteristiche ficio-meccaniche molto diverse Comportamenti differenziali Completata l analisi di 1 livello si passa quindi al 2 livello di approfondimento che permetterà la caratterizzazione semiquantitativa degli effetti di amplificazione sismica attesi e l individuazione, nell ambito degli scenari qualitativi suscettibili di amplificazione (zone Z3 e Z4), di aree in cui la normativa nazionale risulta sufficiente o insufficiente a tenere in considerazione gli effetti sismici. Il 2 livello si applica a tutti gli scenari qualitativi suscettibili di amplificazioni sismiche (zone Z3 e zone Z4) e riguarda le costruzioni il cui uso prevede normali affollamenti, senza contenuti pericolosi per l ambiente e senza funzioni pubbliche e sociali essenziali, industrie con attività non pericolose, reti viarie e ferroviarie la cui interruzione non provoca situazioni di emergenza. La procedura consiste in un approccio di tipo semiquantitativo e fornisce la stima quantitativa della risposta sismica dei terreni in termini di valore di Fattore di amplificazione (Fa); gli studi sono condotti con metodi quantitativi semplificati, validi per la valutazione delle amplificazioni litologiche e morfologiche e sono utilizzati per zonare l area di studio in funzione del valore di Fa. I valori di Fa fissati dalla normativa vigente si riferiscono agli intervalli di periodo tra s, valido per strutture relativamente basse, regolari e piuttosto rigide (nel nostro caso fino a 5 piani): VALORI DI SOGLIA PER IL PERIODO COMPRESO TRA s Valori soglia COMUNE Classificazione Suolo tipo A Suolo tipo B-C-E Suolo tipo D Salò Pagina 20 di 111

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