ORGANO MENSILE DELL' AICCE, ASSOCIAZIONE UNITARIA DI COMUNI, PROVINCE. REGIONI

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1 Direz. e Redaz.: Piazza di Trevi, Roma ANNO XXXI - N. 2 - ~ Febbraio 1983 Spedizione in abbonamento postale - Gruppo 111/70 dal quartiere alla regione per una Coniuriità europea federale ORGANO MENSILE DELL' AICCE, ASSOCIAZIONE UNITARIA DI COMUNI, PROVINCE. REGIONI per la costruzione della pace, una politica efficace a favore del Quarto Mondo, la piena occupazione nella Comunità È tempo di una autentica unione economica e politica europea Ferri Hofmann - il CCE unanime a favore dell'iniziativa costituente del Parlamento Europeo - l'esigenza di un Governo europeo, responsabile a un Parlamento dell'unione e capace di iniziativa legislativa, di orientamento politico e di applicazione delle norme - un Parlamento Europeo (Camera popolare) dotato di effettivipoteri legislativi e di bilancio - la trasformazione del Consiglio dei Mimitri in Senato degli Stati - il ruolo fondamentale dei Poteri locali e regionali nel contesto dell'unione e il pieno rispetto del principio di sussidiarietà Coerente con la linea politica che gli è propria da lunga data, il Consiglio dei Comuni d'europa, che raggruppa direttamente o indirettamente più di enti locali e regionali europei, non può non sostenere pienamente e interamente l'iniziativa del Parlamento Europeo di proporre una revisione degli attuali Trattati della Comunità, avendo per obiettivo la realizzazione di una vera Unione Europea. Tale sostegno del CCE trae origine soprattutto dal testo della Risoluzione finale adottata dai XIV Stati generali dei Comuni d'europa svoltisi a Madrid dal 23 al 26 settembre 1981, che hanno visto la partecipazione di eletti locali e regionali. In questa Risoluzione si afferma che «il CCE, una delle prime forze democratiche della costruzione europea, è pronto a dare tutto l'appoggio di cui è capace al lavoro costituente che ha preso le mosse il 9 luglio 1981 nel seno del Parlamento europeo a Strasburgo. Esso si attende che quest'ultimo proponga ai Parlamenti nazionali ed ai cittadini europei, in occasione delle prossime elezioni europee, un progetto per l'europa che corrisponda, finalmente, alle necessità economiche e politiche del momento e che permetta all'europa di svolgere pienamente il suo molo per il rispetto dell'autodeterminazione dei popoli e la salvaguardia della pace mondiale*. I1 contributo che il CCE spera di poter dare attualmente ai lavori della Commissione Istituzionale del Parlamento Europeo deriva da due esigenze: una relativa alla realizzazione di una Unione Europea partendo daiia revisione dei Trattati attuali; l'altra alle preoccupazioni precise degli enti locali e regionali. Questi ultimi ritengono sia loro dovere chiedere alla Commissione Istituzionale di inserire nel progetto alcuni punti che, pur riguardandoli direttamente, sarebbero tali da rafforzarne la portata complessiva agli occhi di più di eletti locali e regionali, in contatto diretto e quotidiano con le popolazioni che amministrano. Comunque il CCE ritiene opportuno sottoporre alla Commissione Istituzionale la proposta qui allegata, destinata a suscitare una riflessione sull'inserimento nel futuro Statuto dell'unione Europea di una elencazione dei diritti fondamentali dei cittadini. I. LA REVISIONE DEI TRA'lTATI E GLI ELEMENTI ESSENZIALI DELLO STATUTO DELL'UNIONE EUROPEA 1. I1 CCE ritiene che la struttura e le competenze attuali della Comunità, ma soprattutto per la loro carenza i poteri decisionali delle sue istituzioni, sono inadeguati per affrontare e risolvere le più grandi sfide del nostro tempo. 2. I1 primo obiettivo di una riforma dei Trattati dovrebbe essere quello di definire i compiti del17unione, tenendo conto dei problemi che gli Stati europei debbono affrontare oggi: problemi l SOMMARIO' l I1 documento del CCE a favore dell'iniziativa costituente del Parlamento Europeo, pag. 1; Indebitamento estero e sviluppo economico, di Gianni Ruta, pag. 4; Rivoluzione telematica e occupazione, di Beatrice Rangoni Machiavelli, pag. 5; L'impegno federalista deila Regione Lombardia, pag. 7; Cronaca deile Istituzioni europee, di Pier Virgilio Dastoli, pag. 8; La costruzione dell'europa passa per i problemi del bilancio, di Pietro Adonnino, pag. 9; Ancora sulla XVII CPLRE, pag. 10; Quale lingua per il popolo europeo, di Giorgio Pagano, pag. 12; Autonomie locali e Regioni in Europa, pag. 14; I libri, pag. 15.

2 ~ ~~ ~-~ -, 2 COMUNI D'EUROPA febbraio l983 che riguardano lo sviluppo economico e sociale, i rapporti internaziona- 11. LA COLLOCAZIONE DEGLI ENTI LOCALI E REGIONALI NELLO STATUTO li, la pace e la sicurezza. Poiché si tratta di problemi la cui soluzione im- DELL'UNIONE EUROPEA pegna ogni Stato dell'unione, e che dipende anche dall'esistenza dell'unione stessa, sarebbe necessario definire: 1. Quando - il Trattato fu elaborato, i Governi che lo ratificarono avea. il criterio sulla cui base saranno ripartiti i compiti tra gli Stati membri Vano l'intenzione di Creare Una istituzione la cui ev0luzi0ne però 6 Stata e l'unione, diversa dalle aspettative e che si è realizzata in un contesto economico b. le procedure secondo le quali - tenuto conto dell'evoluzione dei fat- totalmente differente. ti - le competenze saranno trasferite dagli Stati membri all'unione (e, Gli amministratori locali e regionali (oltre unità in tutta la se sarà necessario. dall'unione agli Stati membri). Comunità) ricordano che se l'avvenire e la prosperità degli enti locali e ~ a La Risoluzione del Parlamento Europeo traccia un quadro regionali sono strettamente legati al progresso della costruzione euroche sembra corrispondere alle esigenze. Ma questa non sembra altrettanpea, la riuscita dell'unione Europea dipenderà sopratutto dall'impegno to esplicita in merito alle procedure che debbono garantire lo sviluppo dei poteri locali e regionali, che sono le cellule di base della democrazia dell'unione dall'interno. In tal caso, sarebbe necessario: in Europa. - affermare chiaramente che l'attribuzione di nuove competenze all'unione deve essere accompagnata da nuovi poteri per l'unione stessa e le sue istituzioni (Parlamento), - prevedere procedure adeguate che conciliino la doppia esigenza di garantire sufficientemente gli Stati membri e di non permettere di bloccare lo sviluppo dell'unione con un diritto di veto. 3. Una riforma dei Trattati tendente a realizzare una autentica Unione Europea dovrebbe poggiare su alcuni elementi fondamentali, irrinunciabili da un punto di vista istituzionale e dei valori democratici e umani che li ispirano. Secondo il CCE, questi elementi sono: a. La definizione del ruolo preciso della Commissione e del Parlamento. La Commissione deve poter sviluppare appieno i suoi compiti esecutivi e di iniziativa politica. Deve sempre più proporre, con i suoi «progetti di legge, orientamento e applicazione» la politica da realizzare. Esegue le decisioni, e prefigura così l'esecutivo. b. I1 Parlamento deve avere una doppia articolazione: una in rappresentanza dei popoli, l'altra in rappresentanza degli Stati, e deve poter disporre di poteri legislativi e di bilancio, nel rispetto dei limiti delle competenze dell'unione. C. L'attribuzione alle Istituzioni della Comunità - nel quadro delle proprie competenze - di poteri decisionali adeguati: in caso contrario l'unione non potrebbe assicurare né la compatibilità e la convergenza delle politiche degli Stati membri, né lo sviluppo delle politiche comuni. d. L'allargamento delle competenze dell'unione, che vadano ad aggiungersi alle competenze economiche e monetarie, e quelle relative ai rapporti internazionali e di sicurezza. Tutte queste competenze dovranno essere assunte dalle istituzioni stesse, anche nel corso del periodo di. transizione durante il quale saranno utilizzati metodi decisionali - intergovernativi o comunitari - diversi. Una revisione dei Trattati che non comportasse questi tre obiettivi fondamentali sarebbe insufficiente per promuovere una reale Unione Europea. 4. Per quanto riguarda l'articolazione istituzionale, sembra necessario definire alcuni punti. Una volta acquisito il ruolo centrale del Parlamento dell'unione e della Commissione-Governo, bisognerebbe stabilire: a. i rapporti tra i due rami del Parlamento e la procedura di conciliazione; b. i rapporti politico-istituzionali tra il Parlamento e la Commissione-Governo. Per quanto riguarda il punto a., tenuto conto del fatto che una Camera sarà espressione del popolo europeo e l'altra degli Stati (evoluzione possibile dell'attuale Consiglio dei Ministri), bisognerà fare attenzione affinché una delle due non prevalga sull'altra in ogni circostanza. Bisognerebbe ricorrere a procedure più articolate: per esempio, stabilire la preminenza della Camera dei popoli nel settore economico e sociale, e della Camera degli Stati nei settori dei rapporti internazionali e della sicurezza: ricorrere a decisioni prese dalle due Camere nei settoti finanziari e di bilancio, quando le suddette decisioni abbiano incidenze sulle risorse proprie degli Stati membti. Quanto al punto b., l'obiettivo dovrebbe essere quello di garantire il controllo politico del Parlamento sull'esecutivo, senza compromettere la stabilità di quest'ultimo. 2. Nel Trattato di Roma figurano solo gli Stati membri, ed è bene sottolineare che vi sono solo due riferimenti ai poteri locali e regionali: nel Preambolo del Trattato, che tratta degli squilibri fra le diverse regioni della Comunità, e nel paragrafo 3 dell'art. 68 che limita le possibilità degli enti pubblici territoriali di accesso ai prestiti. Si constata invece che la politica sociale europea e il suo strumento, il Fondo sociale europeo (art. 123) e la politica regionale comunitaria con il suo strumento, il FEDER, hanno una incidenza rilevante sugli enti locali e regionali. Parallelamente molti settori citati nel Trattato, i trasporti (art. 61), le attività delle imprese pubbliche (art. 90), la formazione, il perfezionamento professionale (art. 118), la rieducazione professionale (art. 125) sono problemi che interessano moltissimo gli enti locali e regionali. Inoltre, il Trattato fa riferimento all'occupazione e alle condizioni di lavoro e non riconosce la particolare funzione degli enti locali e regionali come datori di opera e investitori negli Stati membri. Inoltre, la Commissione, in questi ultimi anni, ha preso nuove iniziative, ad esempio il programma d'azione per l'ambiente, che hanno conseguenze importanti per gli enti locali e regionali. I1 Trattato ha il grave difetto di non riconoscere la necessità di chiedere il parere degli enti locali e regionali su iniziative che la Comunità assume e che hanno riflessi sulla gestione degli enti. Nonostante la volontà dichiarata nel preambolo del Trattato «a porre le fondamenta di una Unione sempre più stretta tra i popoli europei» e la preoccupazione di «rafforzare l'unità delle loro economie e di assicurarne lo sviluppo armonioso riducendo le disparità fra le differenti regioni e il ritardo di quelle meno favorite», questi obiettivi non si potranno conseguire senza un dialogo tra la Comunità e le grandi Organizzazioni rappresentative degli enti locali e regionali europei e senza una rappresentanza degli interessi dei poteri locali e regionali nelle Istituzioni della Comunità. 3. I1 Consiglio dei Comuni d'europa ha creato, in collaborazione con l'unione delle Città e dei Poteri locali d'europa il «Comitato Consultivo delle Istituzioni locali e regionali degli Stati membri della Comunità». Tuttavia la Commissione si serve solo raramente del forum che le viene offerto. I1 Comitato Consultivo deve sempre assumere direttamente tutte le iniziative, ma è frenato nella sua azione dal carattere ufficioso del suo Statuto. I1 solo Comitato Consultivo ufficialmente riconosciuto dal Trattato è il Comitato economico e sociale. Le categorie che vi sono rappresentate sono ampiamente specificate e non è prevista la presenza di rappresentanti degli interessi degli enti locali e regionali in seno alle delegazioni nazionali designate dagli Stati membri. In ogni caso, ai poteri locali e regionali che rappresentano gli interessi generali dei loro amministrati, non viene riconosciuta la stessa importanza che viene data agli interessi di categoria rappresentati in seno al Comitato economico e sociale. 4. Per tutte queste ragioni sarebbe bene che il progetto di Unione riconoscesse con disposizioni precise la giusta collocazione degli enti locali e regionali in una Europa democratica e il contributo che essi possono dare alla realizzazione degli scopi della Comunità. In proposito, il paragrafo 4 capoverso a. della Risoluzione del 6 luglio 1982 ricorda che i diritti individuali - e quelli collettivi dell'uomo - debbono essere salvaguardati dall'unione. Sembra utile ed auspicabile ricordare che le libertà locali sono una espressione di questi diritti. Quando, sempre nella stessa Risoluzione, si legge fra i molti compiti dell'unione Europea quello di superare gli squilibri regionali, ci sembra

3 febbraio l983 COMUNI D'EUROPA 3 anche opportuno ed auspicabile precisare che alla realizzazione di questa politica debbono contribuire gli enti locali e regionali direttamente interessati. Infine, quando al paragrafo 9 della Risoluzione si propone di fissare le procedure per la ripartizione delle risorse tra l'unione e gli Stati membri, sarebbe necessario precisare che questa ripartizione deve tener conto delle collettività territoriali di questi Stati, in conformità con il principio di sussidiarietà affermato nella Risoluzione. 5. Di conseguenza il Trattato potrebbe essere emendato nel modo seguente: a. converrebbe includere nel preambolo dello Statuto dell'unione Europea l'affermazione che «gli Enti locali e regionali costituiscono uno dei principali fondamenti democratici della costruzione europea, alla quale partecipano a loro livello di competenza»; b. bisognerebbe inserire un nuovo articolo nel Trattato, che istituzionalizzi un organo consultivo degli enti locali e regionali e lo collochi nell'ambito delle istituzioni comunitarie. 6. La realizzazione dell'unione Europea comporterà il trasferimento di un certo numero di competenze all'unione. Bisogna rilevare tuttavia che il principio fondamentale delle libertà locali e regionali non è inserito in tutte le costituzioni degli Stati membri, anche se è acquisito dalla storia di questi paesi. Il Consiglio dei Comuni d'europa ritiene che il Parlamento Europeo dovrebbe, nell'elaborazione dello Statuto dell'unione, prevedere I'elencazione dei diritti fondamentali individuali e collettivi dei cittadini, che dovrebbero far parte integrante del suddetto Statuto RIFLESSIONI SULLA NECESSITÀ DI INSERIRE UNA LISTA DI DIRInI FON- DAMENTALI DEI CInADINI NEL FUTURO STATUTO DELL'UNIONE EUROPEA 11 parere del CCE è basato sulle seguenti riflessioni: 1. La Comunità europea esercita un potere statale che le è conferito dagli Stati membri. È necessario perciò che i diritti inalienabili individuali e collettivi dei cittadini di fronte a questo potere comunitario siano garantiti ed elencatì nel futuro Statuto dell'unione europea. Queste disposizioni, ovviamente, prevarrebbero su quelle di diritto nazionale. 2. Poiché i diritti fondamentali, come ogni elemento di diritto, sono espressione della tradizione democratica di un paese, questa elencazione dei diritti fondamentali nel prossimo Statuto dell'unione europea sarebbe l'espressione della coscienza democratica dell'europa. 3. Oltre a ciò, una lista scritta dei diritti fondamentali degli europei costituirebbe un elemento decisivo per la giustificazione e lo sviluppo di una Costituzione europea. 4. I1 preambolo deila Costituzione di una Unione Europea, che citi l'unione economica, sociale, politica, e forse anche i problemi della sicurezza degli europei, non basterebbe a garantire i Diritti dell'uomo e del Cittadino. Di tutto questo si avverte l'esigenza in quanto non basta aderire alla Convenzione dei Diritti dell'uomo per garantire i diritti economici fondamentali, i diritti dei partners sociali, la partecipazione politica e la garanzia delle libertà locali. Parigi, 10 dicembre 1982 (approvato all'unanimità dal Comitato direttivo del CCE) Il Comitato direttivo del Consiglio dei Comuni d'europa tuzionale del c c ~ presieduto, da Hofmann, Il Comitato direttivo del Consiglio dei Comuni d'europa ri è riunito a Parigi il 10 dicembre, avendo aii'o. d.~., tra l'altro, la preprazione delljassemblea dei delegati, fisaja per il 18 e 19 marzo 1983 a Magonza, il resoconto della nhnione dei segretari generali, tenuta ilgiorno precedente (in particolare per quel che si $eri va al congresso delle città gemellate di Bnghton e alle prime considerazioni sugli Stati generali di Torino), ilconvegno europeo sulla disoccupazione, l'esame dei risultati del gruppo di lavoro del CCE sui problemi istituzionali e, injine, l'(tappello» ai comuni per la pace, lanciatc dalla Sezione italiana. Per quel che rrguarda l'assemblea dei delegati di Magonza, il Comitato direttivo ha stabilito che Ho fmann presenterà il rapporto sulla situazione politica europea in generale, mentre Martini terrà il rapporto su KL 'esame del ruolo e dell'importanza della Conferenza dei poteri locali e regionali d'europa per linzficazione europea). Per quel che nguarda gli Stati generali di Torino, stabilita la data per la prima metà di aprile, sono stati formulati i tre temi che riguardano: 1. Il ruolo delle collettività regionali e locali europee nella trasformazione economica che corcerne l'europa: loro mezzi finanziari e loro possibilità d'azione. 2. L'Europa, per che fare? Le ragioni politiche, economiche, sociali e di sicurezza che spingono le collettività locali e regionali a chiedere uno statuto per L'Unione europea. 3. Le collettività locali e regionali, l'opinione pubblica e i problemi europei: attraverso quali mezzi lottare contro la disin formazione politica e sviluppare in particolare la presa di coscienza delle realtà europee. Circa le prossime attività. Serafini ha confermato che continua il suo sforzo per associare la Confederazione europea dei sindacati, il CCE e il Movimento Europeo intorno al progetto di una Conferenza sulla disoccupazione in Europa. Il Comitato direttivo ha approvato, poi, il documento elaborato dalgruppo di lavoro isti- ii CCE incontra il Parlamento europeo In occasione dei XIV Stati generali di Madrid (23-26 settembre 1981), i rappresentanti delle collettività locali riunite nell'ambito del Consiglio dei Comuni d'europa rivolsero un messaggio di sostegno aii'iniziativa costituente intrapresa dal Parlamento europeo, invitandolo a uproporre ai Parlamenti nazionali e ai cittadini europei un progetto per L'Europa che risponda alle necessità economiche e politiche attuali e permetta all'europa di svolgere pienamente il suo ruolo per il rispetto dell'autodeterminazione dei popoli e la salvaguardia della pace mondialex. Il 6 luglio 1982 il Parlamento europeo ha adottato - come è noto - i propri orientamenti politici per la realizzaziotre delllunione europea. Erro si dichiara (i convinto della necessità che l'europa, di fronte all'aggravamento dei conflitti internazionali, possa svolgere pienamente il ruolo che le compete nel mondo, cioè quello di catalizzatore della pace e dello svihpppo;...che la riforma delle istituzioni deve rispondere ai nuovi obiettivi che derivano dal rallentamento della crescita quantitativa, che sarà consegnato uficialmente alpresidente e al relatore-coordinatore della ~ohmiisione istituzionale del Parlamento Europeo (incontro di cui diamo notizia qui di seguito). Infine, dopo un ampio dibattito aperto da Serafini sull'tappello» ai Comuni gemellati per la pace (v. il testo nel n. 7-8 del 1982 di Comuni d'europa), il Comitato direttivo ha preso atto con soddisfazione del documento che potrà circolare nel CCE e arricchirsi successivamente di numerose adesioni. dalla crescita della &occupazione, dalla rarefazione delle energie e delle materie prime, daìì'introduzione di tecniche nuove, ecc. n. Vi era dunque una piena convergenza tra le aspirazioni dell'organizzazione che rappresenta, a livello europeo, le collettività locali e regionali e l'istituzione dotata, essa sola nella Comunità, della legittimità democratica e del potere diparlare aa nome deipopoli dell'europau. Lo stesso Parlamento, del resto, negli onentamenti del 6 luglio 1982 aveva affermato che, fra i compiti piiì importanti delllunione, il nuovo trattato avrebbe dovuto comprendere una solidarietà economica e sociale crescente, nel rispetto delle diversità etniche e culturali, nel progresso della giustizia sociale e - fra l'altro - nell'eliminazlone degli squilibri regionali. La commissione istituzionale del P. E. sta ora mettendo a punto tuttigli elementipolitici pii importanti del nuovo trattato, che dovrà consentire la realizzazione delllunione europea: un progetto di risoluzione globale sarà (Connnuaapa~. 9)

4 4 COMUNI D'EUROPA febbraio l983 esigenze e ruolo della CEE Indebitamento estero e sviluppo economico Il Terzo e Quarto mondo attendono dalljeuropa una condotta piiì se+ e costruttiva di quella del Consiglio dei Ministri della Comunità e del nullismo dei Vertici (Consigli) europei, che ormai rappresentano una autentica vergogna. * * I1 problema dell'indebitamento estero di numerosi paesi appartenenti a vaste aree geografiche (Europa Orientale, Terzo Mondo, America Latina) è andato assumendo un peso crescente in questi ultimi anni, tanto da far temere che esso possa degenerare in una gravissima crisi finanziaria che sconvolgerebbe I'economia internazionale già colpita dalla più grave e lunga recessione succeduta alla grande depressione dell'inizio degli anni '30. Se è vero che l'impatto dell'esplosione del prezzo del petrolio sull'economia internazionale è stato attenuato grazie alla capacità del sistema bancario privato di riciclare i petrodollari, è anche vero che questo ha portato all'attuale estrema vulnerabilità di tale sistema che è riconducibile a: - la dimensione dei crediti delle banche verso paesi che non sono in grado di effettuare i rimborsi nei termini contrattualmente previsti, con riflessi potenzialmente sconvolgenti sui conti economico-patrimoniali degli Istituti; - l'utilizzo di depositi a breve (in primo luogo gli stessi petrodollari) da parte delle banche per concedere i predetti finanziamenti divenuti in pratica irredimibili. Il dibattito svoltosi in varie sedi, a partire dall'ultima Assemblea del FMI a Toronto, ha messo in evidenza che la soluzione di questo problema non può essere ricerca in una semplice chiusura del credito ai paesi più indebitati. Sotto un profilo economico ciò aggraverebbe l'attuale recessione e sotto quello finanziario farebbe precipitare la crisi, perché l'inevitabile sospensione del pagamento degli interessi da parte dei paesi debitori, rendendo impossibile la riscadenzazione delle rate capitale, che ha consentito fino ad ora di far passare per buoni crediti di dubbia esigibilità, imporrebbe I'accantonamento nei fondi rischi delle banche di importi tali da pregiudicare il loro equilibrio patrimoniale, così da rendere impossibile la prosecuzione dell'attività di molti istituti ed il regolare funzionamento dello stesso mercato interbancario delle xenodivise su cui poggia il sistema dei crediti internazionali. Si verificherebbe in tal modo uno di quegli aextraordinary eventsu previsti nei contratti di credito internazionali, che consentono alle banche di dichiarare il finanziamento terminato ed immediatamente rimborsabile, con la conseguenza pratica che i debitori, siano enti pubblici o società, per quanto patrimonialmente solidi, si troverebbero in uno stato di insolvenza. La necessità di non arrestare il flusso dei finanziamenti internazionali anche ai paesi me- di Gianni Ruta no sviluppati (PMS), con una posizione debitoria assai pesante, risponde ad una duplice serie di motivi: a) evitare che la sospensione dei pagamenti relativi al servizio del debito pregresso faccia precipitare la crisi finanziaria con conseguenze difficilmente immaginabili sull'economia ed il commercio internazionale (al fine cioè di evitare un danno assai maggiore); b) consentire che la domanda repressa dei PMS possa manifestarsi così da favorire la ripresa dell'economia mondiale. Si può constatare che i crediti internazionali svolgono una duplice funzione: - finanziare lo sviluppo, specialmente di quei paesi (quali i PMS) la cui capacità interna di risparmio è inadeguata alle necessità di capitali richiesti per assicurare un sia pur modesto sviluppo ; - sopperire alle deficienze di quei paesi il cui mercato finanziario non consente di indirizzare il risparmio verso il finanziamento di investimenti produttivi in misura soddisfacente. È evidente che questa seconda funzione, che assume particolare rilievo per paesi come I'Italia, potrebbe e dovrebbe essere ridimensionata con opportune modifiche strutturali, atte ad incentivare il risparmio e ad indirizzarlo verso investimenti produttivi. La prima invece è una funzione <storica» che il credito internazionale dovrà assumersi per un lungo periodo, quale è quello necessario perché possa emergere - un nuovo ordine internazionale. Questo problema coinvolge in maniera rilevante la Comunità Europea per i seguenti motivi: - partecipando la CEE con la quota più rilevante al commercio internazionale (il 36% CEE si confronta con il 12 Oh degli USA, il 7 Oh del Giappone ed il 4% delllurss), essa più di qualsiasi altro paese, beneficia della sua crescita e risente negativamente i riflessi di una sua contrazione; - presentando l'economia dei paesi CEE un grado di apertura (commercio internazionale ragguagliato al P.I.L.) superiore a quello degli altri paesi industrializzati (il 48% CEE si confronta con il 16 % USA ed il 2 1 Oh del Giappone), i riflessi di una crisi finanziaria internazionale che coinvolgesse anche le transazioni commerciali arrecherebbe i danni maggiori, in termini relativi oltre che assoluti, proprio nei paesi CEE; - non essendo stata ancora realizzata l'unione monetaria, una crisi finanziario-com: merciale di ampie proporzioni, oltre che ripercuotersi sulle relazioni CEE con i paesi terzi, sconvolgerebbe anche le transazioni intracomunitarie, pregiudicando l'esistenza stessa della Comunità. Queste considerazioni fanno ritenere che la Comunità debba farsi promotrice di iniziative, alle quali opportunamente dovranno essere associati altri paesi, atte a favorire sia un costante flusso di crediti verso i PMS, che la loro migliore utilizzazione per il finanziamento di progetti di sviluppo, in un quadro che assicuri le necessarie garanzie ai finanziatori sia privati che pubblici. Premessa perché la Comunità possa assumere le iniziative di grande respiro che impone il problema in esame, è la realizzazione di quell'unione monetaria, avviata con il Sistema Monetario Europeo (SME) nel marzo 1979, ma ancora ferma alla prima tappa. Infatti il passaggio alla seconda tappa dello SME, con la creazione del previsto Fondo Monetario Europeo (FME), favorirebbe l'assunzione di quel molo monetario dell'ecu, che il mercato privato ha cominciato a costruire, permettendo l'affermazione dell'ecu come strumento di riserva ed il suo più ampio utilizzo nelle transazioni commerciali, in particolare in quelle che trovano nella Comunità almeno uno dei partners. Ciò accrescerebbe enormemente la capacità della Comunità di concedere credito ai paesi terzi, non solo perché questo verrebbe accordato in ECU, per cui il FME sarebbe il lender of last resort, ma ancor più per una diversa funzione che potrebbe essere destinata alle attuali rilevanti riserve in dollari dei paesi CEE, che altro non sono se non un finanziamento accordato tacitamente agli USA, la cui utilità sarebbe drasticamente ridimensionata una volta che l'ecu assumesse detto ruolo di moneta di riserva e di scambio nel commercio internazionale. L'associazione di paesi aderenti alla Convenzione di Lomè all'unione monetaria europea, che dovrebbe interessare innanzitutto quelli che fanno attualmente parte dell'area del franco francese, fornirebbe un elemento importante di garanzia per i creditori internazionali di detti paesi garantendoli contro il rischio di manomissioni nella gestione monetaria. Essa potrebbe essere istituzionalizzata in forme che risulterebbero in un ampliamento della cooperazione in atto con i paesi dell'dfrica, Caraibi e Pacifico (ACP). In questo quadro, particolare rilievo potrebbe assumere la costituzione di un ente di gestione, congiuntamente da parte della CEE e dei paesi associati (un IRI costituito da CEE- ACP), che sopperendo alle carenze imprenditoriali di molti PMS si facesse promotore della realizzazione di programmi di sviluppo finanziati con risorse dirette della Comunità o reperite sul mercato internazionale con la garanzia fidejussoria della CEE. Si potrebbe perseguire un disegno di promozione dello sviluppo dei PMS coordinato a livello mondiale dal FMI, nel cui ambito particolari responsabilità verrebbero assunte dai paesi industrializzati in relazione a determinate regioni con le quali, per motivi storici o geografici, essi mantengono più stretti legami. Da quanto esposto emerge la necessità di uno sviluppo dei rapporti della Comunità nei confronti dei paesi associati secondo formule nuove che tengano conto del comune interesse dei paesi industrializzati e di quelli meno sviluppati, di evitare il precipitare di una crisi finanziaria internazionale e di rilanciare I'economia mondiale.

5 febbraio l983 COMUNI D'EUROPA 5 Rivoluzione telematica e occupazione Le valvole elettriche resero possibili i primi calcoli matematici a gran velocità, mentre i programmi memorizzati aprirono la porta alla nozione di «intelligenza» negli ordinatori. Ma l'invenzione più importante è stata indubbiamente quella dei transistors che, usando cristalli di silicio, possono agire come un amplificatore molto potente, con dimensioni minime e consumi di energia quasi inesistenti. I1 loro arrivo non avrebbe potuto essere previsto da nessun pioniere del computer, così come le sconvolgenti conseguenze che ciò avrebbe provocato a tutti i livelli della società. La velocità con cui stiamo entrando nell'area telematica si deve proprio alle dimensioni sempre più piccole e ai costi sempre più ridotti dei calcolatori elettronici, anche se la tecnologia degli ordinatori non ha ancora raggiunto il suo culmine, mentre la crescita della telematica e dell'informatica e della loro influenza sulla nostra vita non farà che aumentare nei prossimi anni. Nel 1970 un gruppo di studiosi, economisti e geopolitici, spaventava l'occidente pubblicando un documento destinato a divenire famoso «I limiti dello sviluppo». Questi uomini avevano fondato il «Club di Roma» e si erano valsi di un computer per l'elaborazione di prospettive su larga scala. I1 loro messaggio, conosciuto come «crescita zero,, era molto semplice. Lo sviluppo così come veniva inteso nell'occidente industrializzato non avrebbe potuto continuare indefinitamente senza l'esaurimento delle materie prime e dei viveri e I'awelenamento della biosfera a causa della polluzione. L'eccezionalità di questo messaggio consisteva nel fatto che era stato lanciato da un cervello elettronico. Naturalmente queste affermazioni allarmanti furono contestate da altri scienziati che a loro volta elaborarono dati diversi con lo stesso metodo, ma nessuno negò, nell'uno e nell'altro caso, I'attendibilità dei risultati e per la prima volta nel mondo si discusse e si reagì al giudizio e- messo da un calcolatore. Sono passati alcuni anni da allora e i rapporti del «Club di Roma, sono stati pubblicati con cadenza regolare. Nel VII, intitolato «Imparare il futuro», vengono presi in esame i limiti interni della condizione umana, cioè i vincoli che gli esseri umani impongono a se stessi fondamentalmente per ignoranza, e si afferma che nel I documento ci si era preoccupati dell'arresto dello sviluppo materiale senza prendere in considerazione che il problema più grave era proprio il divario fra uno sviluppo scientifico e tecnologico da fantascienza e una condizione di sottosviluppo culturale dell'umanità, il che, oltretutto, costituisce la forma più impressionante di spreco in quanto disperde la risorsa più ricca ed indispensabile: quella delle facoltà intellettive umane. Si può approssimativamente situare nell'anno 1975 l'inizio della rivoluzione telematica perché pressappoco in quel periodo fecero la loro comparsa sul mercato i primi microprocessori. La seconda fase dovrebbe, secondo le pre- visioni, estendersi dalla fine degli anni '80 a I di Beatrice Rangoni Machiavelli quella degli anni '90. Dopo di allora usciremo progressivamente dalla civiltà industriale, nata agli inizi de11'800, per entrare in un mondo radicalmente nuovo. La nostra società industriale non può già fare a meno dei calcolatori. Sembra incredibile se si pensa che esistono solo da poco più di venti anni e viene spontaneo domandarsi come abbiamo potuto farne a meno fino ad ora. 11 mondo oggi è estremamente complicato. I calcolatori riescono in parte a mascherarne la complessità. Essi non sono entrati in scena per motivi casuali, ma perché sono essenziali alla società sempre più complessa in cui viviamo come le case, i vestiti o il riscaldamento potevano esserlo ad una società più semplice. Si accusa la rivoluzione telematica di essere la causa prima della massiccia disoccupazione che affligge l'occidente industrializzato. Non vi è dubbio che l'informatica applicata su larga scala avrà effetti considerevoli sulla struttura del lavoro. Ma siamo lontani dal quadro sinistro della crisi americana degli anni '20 o di quella tedesca degli anni '30 dopo il crollo del marco. In questo senso la parola «disoccupati» è anacronistica. In un prossimo futuro la settimana lavorativa sarà di 30 ore e le vacanze si allungheranno di molto. Dovrà cambiare l'idea che è necessario, anzi doveroso, lavorare tutti i giorni a tempo pieno. È una di quelle convinzioni difficili da sradicare, eppure sarà necessario accettare una nuova etica del lavoro. Nelle società primitive, la povertà era tale che tutti, uomini e donne, vecchi e bambini, dovevano lavorare dalla mattina alla sera per procurarsi di che soprawivere. I1 progresso tecnico e scientifico ha permesso all'uomo di gestire meglio l'ambiente in cui vive e di rendere il più efficace il più tempestivo più ricca la società. Ciò è andato avanti molto lentamente attraverso i secoli finché non è giunta la formidabile accelerazione della rivoluzione industriale che, in poco più di un sccolo, ha prodotto cambiamenti straordinari. Prendiamo il caso di un minatore di carbone nella seconda metà de11'800, che lavorava dalle 12 alle 14 ore al giorno e guadagnava appena di che sfamare se stesso e la propria famiglia: confrontiamolo con un minatore dei nostri giorni. Continua a fare un duro lavoro, ma il tenore di vita di cui gode non l'avrebbero potuto immaginare nemmeno i benestanti dell'era vittoriana: una casa comoda, riscaldata, corredata di tutti gli elettrodomestici, di che nutrirsi e vestirsi dignitosamente, la possibilità di far studiare i propri figli, di viaggiare, etc. Si potrebbe semplificare la storia dell'economia affermando che l'aumento della produzione ha permesso all'uomo di guadagnare di più lavorando di meno. La rivoluzione telematica produrrà in tutti i paesi dotati di tecnologia avanzata un aumento della ricchezza comparabile a quello conosciuto dall'europa occidentale all'epoca della rivoluzione industriale. L'utilizzazione crescente delle nuove tecnologie nell'industria, anche per ragioni di competitività, porterà con sé I'automatizzazione di molti posti di lavoro. In realtà si tratta di una corsa di velocità fra la riduzione di manodopera collegata ai benefici di produttività e l'accrescimento delle possibilità di collocamento derivanti da una competitività migliorata. La crisi occupazionale che stiamo attraversando è anche dovuta al fatto che se il primo effetto è certo e si sta realizzando, il secondo è più lento e condizionato da molteplici fattori nella sua attuazione. Non dobbiamo però tradurre solo in termini quantitativi l'impatto delle nuove tecnologie sull'occupazione, ma in termini qualitativi sulla natura e le condizioni future del lavoro. La ricerca spaziale, con l'esigenza di minia- collegamento del Parlamento europeo con le Regioni, le Città e il territorio italiano agenzia settimanale pr gli enti regionali e locali esce tutti i venerdì a cura dell'aicce ci si abbona con sole lire sul c/c postale n intestato a Istituto Bancario San Paolo di Torino (sede di Roma, Via della Stamperia Roma) specificando la causale del versamento e si è veramente in condizione di analizzare rapidamente tutto il tessuto comunitario che il movimento delle autonomie sta ordendo, e l'azione del Parlamento, eletto da 180 milioni di europei, nei suoi vari aspetti I

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