Relazioni strutturali: l'ambiguità. Precedenza e dominio.

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1 Relazioni strutturali: l'ambiguità. Precedenza e dominio. I costituenti che formano una frase sono ordinati in base a precisi ordini gerarchici, che si definiscono in base alle nozioni di precedenza e di dominio. La precedenza è la relazione strutturale relativa all ordine delle parole: essa mette in evidenza la funzione dei costituenti all interno della frase. Ad esempio, in una frase come 1) Luca vede Maria con il cannocchiale sono presenti due NP, [Luca] e [Maria], le cui funzioni sono, come ovvio, differenti. Se, quindi, prendiamo il come nucleo della struttura frasale, potremo subito identificare il NP che precede il come il soggetto della frase, mentre il NP che segue il come l oggetto. Tale rapporto di precedenza viene chiaramente illustrato dall indicatore sintagmatico: 1a) NP V' N V NP Luca N' ved- N Maria PP P' P DP con il cannocchiale Ma la precedenza da sola non basta a definire i rapporti strutturali tra i costituenti di una frase, per cui si rende necessaria la nozione di dominio. Si dice che un nodo A domina un nodo B se A è più in alto nell albero ed è collegato a B solo da rami discendenti. In base alla struttura così rappresentata il PP [con il cannocchiale] è dominato dal NP [Maria] in quanto è collegato a esso per mezzo di un ramo discendente. Questo rapporto di dominio ci dice, che il cannocchiale era in possesso di Maria al momento in cui Luca l ha visto. Ma la frase Luca vede Maria con il cannocchiale ammette anche una seconda lettura, vale a dire quella in cui Luca ha usato il cannocchiale per vedere Maria. In questo caso, dunque, il PP 1

2 [con il cannocchiale] non potrà essere nel dominio di Maria, ma nel dominio dell azione svolta da Luca (il suo vedere ). Questa relazione strutturale riceverà dunque la rappresentazione fornita in 1b), in cui il PP è un aggiunto al nodo : 1b) PP NP V' P' Luca V NP con DP ved- Maria il cannocchiale NB: la rappresentazione sintattica per mezzo di alberi prevede esclusivamente una ramificazione binaria, vale a dire, non è possibile far partire da uno stesso nodo più di due rami discendenti. Teoria-theta e principio di proiezione Come sappiamo, la Teoria-theta (Criterio Tematico) sancisce un principio secondo il quale ogni costituente selezionato dal verbo (DP, NP, PP, ecc.) può ricevere un unico ruolo-θ e ciascun ruolo-θ può essere assegnato a un solo costituente selezionato dal verbo. Ne deduciamo che vi è una corrispondenza biunivoca tra numero di argomenti (stabiliti dalla valenza del verbo) e ruoli-θ che vengono assegnati. Il criterio-theta rende conto, dell'agrammaticalità di frasi italiane o inglesi come le seguenti: 2a) *Tu Luigi ha visto il film. 2b) *You John saw the movie. 3a) *Ho visto lui Luigi. 3b) *I saw him Luigi. L analisi sintattica rende conto di questo rapporto biunivoco assegnando a ogni argomento una sola posizione specifica all interno dell albero sintattico: nessuna posizione può essere riempita due volte. 2

3 Allo stesso modo, il criterio-theta rende conto dell'agrammaticalità di frasi come le seguenti: 4a) *Chi hai visto lui? 4b) *Whom did you see him? Nelle frasi in 4), infatti, troviamo la stessa violazione del criterio-theta discussa per le frasi 2) e 3): due elementi ricoprono con lo stesso ruolo semantico (paziente) all interno della frase. Tuttavia, vi è una considerazione in più da fare per le frasi in 4). Come evidente, il costituente interrogativo (chi/whom), che svolge la funzione di oggetto del verbo, è stato spostato dalla sua posizione di inserzione lessicale (necessariamente postverbale), per essere realizzato in posizione iniziale di frase. Il costituente interrogativo ha dunque lasciato libera la sua posizione originaria di COMPL di. Tuttavia, l'agrammaticalità delle frasi in 4) mostra in modo altrettanto evidente che tale posizione originaria non può essere nuovamente riempita da altro materiale perché: Principio di Proiezione Esteso: l interpretazione di una frase richiede che le informazioni semantiche (presenti nella struttura-p), siano mantenute e rispettate ad ogni livello. Ne consegue che: Anche in seguito a un operazione di movimento, la posizione originaria di un costituente resta e non viene eliminata, piuttosto viene occupata dalla sua traccia. La presenza delle tracce garantisce che l informazione lessicale, strutturale e semantica non venga mai perduta, e si conservi intatta fino ai livelli di interpretazione. Il concetto di traccia Di fronte ad una frase come quella in 5), il Principio di proiezione porta a ipotizzare la presenza di una traccia lasciata dal movimento dell oggetto-paziente chi, all interno della sua posizione originaria (come COMPL del verbo vedere). 5) Chi hai visto? Visualizziamo questo movimento e la sua traccia, senza esaminare, per il momento, il punto finale del movimento considerato: 5) [ (tu) [ V' hai visto [ chi ]] chi [ (tu) [ V hai visto [ t chi ]] La traccia lasciata all interno del garantisce che l informazione relativa a quel ruolo argomentale venga mantenuta, interpretata e non venga ripetuta da altro materiale linguistico. Ma cos è una traccia? 3

4 GRAMMATICA ITALIANA Una traccia è un elemento privo di contenuto fonico, ed è, in quanto tale, una categoria vuota, la cui presenza è fondamentale per l interpretazione profonda dei costituenti. Proprio per questo suo ruolo cruciale ai fini dell interpretazione, una traccia richiede che siano soddisfatti alcuni requisiti strutturali specifici per la sua cosiddetta legittimazione. La legittimazione delle tracce ha portato all elaborazione di un principio estremamente importante all interno della grammatica generativa, che va sotto il nome di Principio della Categoria Vuota ( ECP, dall inglese Empty Category Principle). Questo principio stabilisce che una categoria vuota deve essere retta propriamente, e questa condizione può essere soddisfatta attraverso due modalità: ECP: Una traccia deve essere retta propriamente. α regge propriamente β se e solo se: - αassegna ruolo tematico a β oppure - α regge β per antecedenza. Ma cosa si intende con α regge β? Relazioni tra le posizioni nell albero: dominio, c-comando e reggenza La relazione strutturale definita dalla reggenza ha un ruolo di primaria importanza all interno della teoria X-barra in quanto interviene all interno di diverse operazioni sintattiche. Per definire il concetto di reggenza è necessario aver chiaro: 1. il concetto di dominio, 2. il concetto di c-comando. Dominio: Un nodo X domina un nodo Y se è possibile tracciare una linea continua che segue la direzione in cui si sviluppa l'albero a partire dalla radice verso i nodi terminali. Nell'albero in 6) ad esempio: domina tutti gli altri nodi dell'albero, PP domina V' domina NP [Luigi] domina NP [Mario] domina Preliminare alla formulazione della reggenza è anche la definizione del c-comando: 4

5 C-comando Un nodo α c-comanda un nodo β se e solo se: - α non domina β, - β non domina α, - il primo nodo ramificante che domina α domina anche β Dunque, dato un albero come quello in 6), possiamo dire che: il NP Luigi c-comanda, parl- c-comanda, e la preposizione con c-comanda. Al contrario, parl- non c-comanda il NP Luigi, perché il primo nodo che domina V è V', che non domina il NP Luigi: 6) NP V' Luigi V PP parl- P' P NP con Mario Possiamo ora fornire la formulazione di reggenza: Reggenza α regge β se e solo se: - α è una testa; - α c-comanda - la prima proiezione massimale che domina α domina anche β. Nella definizione della reggenza riveste un ruolo fondamentale il concetto di testa. Solo le teste, infatti, possono avere la funzione di reggenti. Pertanto, in 6) solo il verbo parla e la preposizione con sono delle categorie reggenti. In particolare, parla regge mentre con regge. 5

6 E MOVIMENTO Come abbiamo detto più volte, nel quadro teorico offerto dalla GG si prevede l esistenza di due livelli di rappresentazione: una struttura-p, in cui gli elementi lessicali vengono inseriti in base al loro ruolo tematico, e una struttura-s nella quale i costituenti sono realizzati in posizioni che vengono poi interpretate nei due livelli di interfaccia (FL e FF). Abbiamo già visto come posizioni originarie e posizioni finali possano non coincidere in quanto i costituenti vengono sottoposti a operazioni di movimento necessarie per la loro interpretazione. Il movimento rappresenta un punto cruciale all interno della GG perché ogni sua operazione (detta anche move α ) deve essere motivata da precisi requisiti interpretativi. All interno della teoria sono previsti tre tipi principali di movimento: 1. Movimento-A, in cui il costituente spostato si muove verso una posizione argomentale ; 2. Movimento della testa che coinvolge costituenti che sono teste di sintagmi e non proiezioni massimali; 3. Movimento-A', in cui il costituente spostato si muove verso una posizione non argomentale; Questi movimenti coinvolgono costituenti diversi e rispondono a necessità interpretative differenti. Il fattore che accomuna qualsiasi operazione di movimento è la necessità di poter ricostruire tutto il percorso compiuto da un costituente, dalla sua posizione in SP a quella in SS e tutte le operazioni compiute dalla Sintassi. In effetti, nessun movimento avviene senza motivo e dunque ogni operazione contribuisce all interpretazione della frase. Ogni operazione di movimento lascia quindi una traccia e ogni traccia deve essere legittimata attraverso una condizione strutturale di reggenza. Il legame esistente tra un costituente sottoposto a movimento e la sua traccia dà origine a quella che viene definita una catena. Il movimento di un costituente può portarlo a raggiungere anche diverse posizioni nella struttura (è possibile cioè che il movimento proceda per passi successivi ). In questo caso la catena conterrà diverse tracce. Abbiamo già detto che il sintagma frasale è l', la proiezione massimale della flessione verbale. Abbiamo visto che all'interno del la testa V seleziona i suoi argomenti e che quindi il è la zona di interfaccia tra sintassi e semantica. Ma abbiamo anche visto che il verbo si deve accordare con il soggetto e con le informazioni relative al tempo, all'aspetto e al modo, oltre che con il soggetto sintattico. Tali fenomeni di accordo avvengono nell', zona di interfaccia tra sintassi e morfologia. È chiaro però che in una frase come 7) rappresentata nel diagramma di seguito la lettura dell albero non corrisponde alla realizzazione fonetica della frase: 6

7 7) Luca guarda Mario 7a) I -a NP V' N V NP guard- Luca N' N Mario Infatti a un certo punto il morfema -a si dovrà unire al verbo guard-, ma come? 7b) I guarda NP V' Luca NP V t V Mario ma anche spostando la testa V verso la posizione di testa I (questo movimento è detto MOVIMENTO TESTA A TESTA) per far sì che la radice lessicale si unisca alla flessione, la lettura dell'albero non corrisponde ancora alla realizzazione fonetica della frase in quanto il NP Luca, in seguito al movimento, si viene a trovare dopo il verbo (nella posizione in cui riceve ruolo argomentale di agente in Spec,). Da questa posizione, questo NP si sposta nella posizione in cui riceve la funzione sintattica di soggetto: Spec,, come mostrato nel diagramma che segue: 7

8 7c) NP Luca I guarda V' t NP NP V t V Mario Questo tipo di movimento del NP da Spec, a Spec, è detto (approfondiremo in seguito). MOVIMENTO-A La teoria del Caso Le grammatiche scolastiche tendono a parlare di caso solo quando trattano lingue quali il latino o il tedesco che hanno un sistema di Casi esteso, quindi in 8) Caesar/Caesarem è declinato diversamente a seconda che sia soggetto o oggetto: Latino 8a) Caesar Belgas vincit. Cesare-NOM Belgi-ACC vinse 8b) Belgae Caesarem timent. Belgi-NOM Cesare-ACC temono Tedesco 8c) Der Mann hat den Lehrer gesehen. Il-NOM uomo ha il-acc maestro visto 8d) Der Lehrer hat den Mann gesehen. Il-NOM maestro ha il-acc uomo visto Lingue come l'italiano e l'inglese vengono invece considerate lingue prive di Caso, ma considerate gli esempi seguenti: 9a) Io vado. 9b) I go. 9c) Vide me. 9d) He saw me. 8

9 9e) La affido a Luca. 9f) Le affido mia sorella. In italiano e in inglese il sistema dei Casi è ridotto rispetto a lingue quali il latino e il tedesco ma questo non significa che in lingue come la nostra non ci sia Caso. Come vedete negli esempi in 9), infatti, alcune realizzazioni esplicite del Caso ci sono: il Caso non c'è solo dove si vede! Lingue come l'italiano, il latino, il tedesco, l'inglese, ecc. sono molto più simili di quanto si ritenga di solito nelle loro proprietà di Caso: esse hanno tutte un sistema di Casi 1, la differenza tra loro è nella diversa misura in cui la morfologia esprime le proprietà di Caso (Cecchetto, 2002: 94-95). Quando il Caso c'è ma non è espresso morfologicamente si parla di Caso Astratto; si parla invece di Caso Morfologico quando il Caso è espresso morfologicamente. Quindi: La realizzazione esplicita del Caso (il Caso morfologico) è un parametro presente solo in alcune lingue. Tuttavia il Caso è sempre presente, anche se realizzato con un morfo-zero. Tale caso implicito è detto Caso astratto e rappresenta una proprietà degli elementi nominali di tutte le lingue. Caso Nominativo: In generale è assegnato al soggetto della frase quando il verbo è di modo finito in quanto il Caso Nominativo è assegnato dalla flessione del verbo (quindi ad assegnare Caso Nominativo è la testa I di e non la testa del ). Il Caso Nominativo viene assegnato dalla testa dell' al soggetto in Spec, nella configurazione specificatore-testa. 10a) Io parto oggi 10b) *Io partire oggi Ecco il motivo per cui il NP/DP che riceve ruolo argomentale nel deve salire in posizione di Spec, per diventare Soggetto sintattico. Caso Accusativo: In generale possiamo dire che l'accusativo è assegnato dalle teste V (transitive nel ) e dalle teste P (nel PP) ai loro nodi fratelli 2. 11a) Luca ha visto me 11b) *Luca ha visto io 12a) Con me 12b) *Con io Considerate inoltre gli esempi di seguito: 1 Il Caso viene considerato un principio: la sua presenza è postulata in tutte le lingue del mondo. Le lingue si differenziano solo nel modo in cui i Casi vengono realizzati. 2 Tuttavia, come vedremo in seguito, questa non è l'unica configurazione in cui viene assegnato il Caso Accusativo. 9

10 13a) Cesare ha distrutto la Gallia. 13b) La distruzione della Gallia. 13c) *La distruzione Gallia. Secondo voi, perché abbiamo bisogno di quella preposizione nella struttura in 13c), mentre non ce n è bisogno in 13a), dove il DP la Gallia è retto dal verbo? I costituenti nominali devono essere sempre dotati di Caso. Teoria del Caso o Filtro del Caso A ogni NP realizzato foneticamente deve essere assegnato Caso. Ricorda: Il Filtro del Caso è un universale linguistico. I nomi non hanno un caso intrinseco e per essere interpretati ne devono avere assegnato uno da una testa reggente (in base alla loro funzione grammaticale). Il Caso, dunque, deve essere assegnato al nome da un altra categoria, e questa categoria deve essere diversa da un nome. Il Caso viene assegnato da verbi o da preposizioni, per mezzo della reggenza. Ecco dunque perché la frase 13c) è agrammaticale: per ottenere Caso il DP la Gallia deve essere retto o da un verbo (come in 13a)) o da una preposizione (come in 13b)). La mancanza di una testa che gli assegni Caso rende impossibile l interpretazione del NP: da qui l'agrammaticalità di 13c). Caso inerente e Caso strutturale. L'assegnazione speciale dell'accusativo. Oltre alla distinzione tra Caso morfologico e Caso astratto, è fondamentale distinguere tra Caso inerente e Caso strutturale. Caso inerente: Viene assegnato in struttura profonda, in base alla relazione esistente tra una testa e i suoi argomenti. Le categorie che assegnano Caso inerente sono pertanto il verbo e le preposizioni. Il Caso inerente più tipico è il Caso ACC, vale a dire, quello assegnato via reggenza dalla testa verbale ai suoi Complementi 3. Caso strutturale: Viene assegnato in struttura superficiale e dunque non è legato alla selezione argomentale. 3 Nel caso delle preposizioni, assegnano Caso inerente solo quelle che sono a loro volta selezionate dal verbo (in forme verbali quali accorgersi di, accingersi a, ecc.). In questi casi, dunque, le preposizioni non assegnano Caso per virtù propria, ma esplicano un compito che gli è assegnato dal verbo. 10

11 Prendiamo in esame il Caso ACC in frasi come le seguenti: 14a) You believe me/ *I to be a fool. 14b) Credi che io/*me sia pazzo. In entrambi i casi il soggetto semantico della predicazione espressa nella subordinata è un pronome di prima persona singolare. Tuttavia in 14a) questo soggetto semantico appare al Caso ACC (pena l'agrammaticalità della frase), mentre in 14b) abbiamo il NOM (pena l'agrammaticalità della frase). 15a)Maria ha visto me / *io guardare il quadro 15b)Maria ha visto che io / *me guardavo il quadro Anche in italiano sembra che il soggetto di una frase subordinata possa recare il Caso tipico degli oggetti. Eppure, dal punto di vista semantico il soggetto delle frasi esaminate è sempre io. Perché allora si riscontrano le due diverse realizzazioni? Vedere in 15a-b), come anche credere/believe in 14a-b) non seleziona semplicemente un NP come complemento, bensì un intera frase. 15a) NP Maria ha visto I V' t NP V t V NP me V' V DP guardare il quadro Se la frase non è aperta da un complementatore (che), il soggetto della subordinata viene a trovarsi in una condizione strutturale di reggenza da parte del verbo della principale. Questa relazione fa scattare l assegnazione di Caso strutturale ACC. 11

12 GRAMMATICA ITALIANA 15b) NP Maria ha visto I V' t NP(Luca) CP V t V(vedere) C' C che NP io I guardavo t NP(io) V' t V(guardare) DP il quadro Infatti, se inseriamo un complementatore all inizio della subordinata, vedremo che anche in inglese il soggetto comparirà al caso NOM: 16) You think that I /*me am a fool. Questo dimostra che il Caso ACC in questo tipo di costruzioni subordinate deriva esclusivamente da una relazione strutturale di reggenza, per cui il verbo della principale non può fare a meno di trattare il soggetto della subordinata come un oggetto. Ne concludiamo che: Le categorie che assegnano l'accusativo sono V (transitivo) e P. L'Accusativo può essere assegnato solo se: V (o P) c-comandano il NP (o il DP) che riceve Caso e se non interviene nessuna testa tra l'assegnatore di Caso e il NP (o il DP) che riceve Caso. Movimento-A Con movimento A si intende un movimento nel quale la categoria interessata si sposta in una posizione in cui viene assegnato Caso. 12

13 Poiché il movimento è determinato da una qualche necessità interpretativa, ne deduciamo che il movimento-a risponde alla necessità di collocare un costituente in una posizione in cui può ricevere Caso. Il caso più tipico di movimento-a è quello cui viene sottoposto l argomento esterno del verbo. Il soggetto, infatti, non può ricevere Caso NOM da parte del verbo all interno del, perché in quel dominio il verbo assegna Caso ACC inerente al suo oggetto. Il Caso NOM, invece, non è inerente, bensì strutturale. Per capire le ragioni di questa differenza, basterà mettere a confronto frasi attive e passive come le seguenti: 17a) Amo Luca. 17b) Luca è amato (da me). Il soggetto delle due frasi è diverso: nella frase attiva 17a) è un pronome sottinteso (di prima persona singolare - io), mentre in quella passiva è Luca. Non c è dubbio, tuttavia, che il NP Luca rappresenta il PAZIENTE in entrambe le frasi: semplicemente nella frase passiva esso viene promosso a soggetto. Al contrario, il soggetto della frase transitiva non può diventare l oggetto della corrispondente frase passiva (al massimo può essere realizzato come un circostanziale). Questo dimostra che il ruolo sintattico di oggetto può essere ricoperto solo dall argomento interno del verbo, in virtù del suo ruolo tematico e del Caso inerente che gli viene assegnato. Al contrario, il ruolo sintattico di soggetto (e, di conseguenza, l assegnazione di Caso NOM) non dipende dal ruolo tematico di un NP, bensì dalla sua relazione strutturale con il verbo flesso. Per questa ragione il Caso NOM è esclusivamente un Caso strutturale. La relazione che consente l assegnazione del NOM è quella di Specificatore-testa, all interno della proiezione frasale, come mostrato nell albero seguente: 17a) pro I amo t PRO V' t V NP Luca 13

14 17b) NP Luca I è amato PP V' da me t V t LUCA Come possiamo notare, il verbo si solleva dalla sua posizione originaria in V e va in I per assumere i tratti della flessione (tempo, accordo, ecc.). Dal canto suo, il NP soggetto si solleva in Spec, per avere assegnato il Caso NOM dal verbo flesso. Entrambi gli elementi lasciano delle tracce che rendono conto del loro ruolo profondo (legittimate perché rette dai rispettivi antecedenti). pro. pro fa parte delle categorie pronominali foneticamente non realizzate, la cui presenza è però testimoniata da prove ben precise. Il pro rappresenta la forma pronominale vuota che occupa la posizione di soggetto nelle frasi a tempo finito, in quelle lingue che ammettono il Soggetto Nullo (come l italiano o il russo). Queste lingue sono dette lingue pro-drop (anche questo è un parametro delle lingue, anche detto parametro del soggetto nullo ). Il pro non è ammesso in qualsiasi posizione sintattica. Considerate le frasi seguenti: 18a)*Luca ha visto pro 18b)*Luca mi ha parlato di pro Come possiamo notare, il pro non può essere realizzato come oggetto (definito) né di un verbo, né di una preposizione. Semplificando molto la questione senza entrare nei dettagli, possiamo dire che il pro ha bisogno, dal punto di vista sintattico, di essere in relazione SPEC-TESTA con un elemento che gli assegni i tratti di persona, genere e numero. Essendo foneticamente vuoto (come la traccia e come un'altra categoria detta PRO che vedremo in seguito), infatti, il pro non può esprimere questi tratti da solo, tuttavia ha bisogno di questi tratti per poter essere interpretato. Per questo motivo viene legittimato in posizione di soggetto: lì si trova in relazione Specificatore-Testa con il verbo che gli trasferisce i tratti di accordo assunti in I. 14

15 BIBLIOGRAFIA Cecchetto C. (2002), Introduzione alla Sintassi. La teoria dei principi e dei parametri, I Manuali LED (Edizioni Universitarie di Lettere Economia Diritto), Milano. Donati, Caterina (2008), La sintassi. Regole e strutture, Il Mulino, Bologna. Puglielli A., Frascarelli M. (2004), Tipologia Linguistica: riflessione sulle lingue e loro comparazione, Università degli Studi Roma Tre, Roma. (P&F, 2004). Puglielli A., Frascarelli M. (2008), L Analisi Linguistica: dai dati alla teoria, Caissa Italia, Cesena/ Roma. (P&F, 2008). Salvi G., Vanelli L. (2008), Nuova Grammatica Italiana, Il Mulino, Bologna. Svolacchia M. (2004), Appunti di Sintassi dell Italiano. Dai parametri ai fenomeni.università degli Studi Roma Tre, Roma. 15

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