FORUM 443 (10 luglio 2015) Convento S.Domenico Piazza S.Domenico, 1 Pistoia Tel. 0573/307769

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1 Cari amici, oggi è un giorno significativo per noi: ricorre il 20 anniversario dalla morte di P. Paolo Andreotti, a cui Koinonia deve tutto ed a cui perciò è dedicato il numero di luglio, che presentiamo per vivere insieme una giornata di memoria e di gratitudine, e per capire meglio le ragioni di tutto questo: si tratta di riscoprire il dono della presenza del P.Paolo nella nostra storia. Se anche gli ultimi Forum sono stati dedicati a persone vicine Giancarla Codrignani e Gianfranco Martini non è per scelta editoriale, ma semplicemente e per raccogliere la testimonianza di quanti entrano nel nostro spazio esistenziale in risposta alle circostanze e agli eventi. In genere succede che una comunità costituita arrivi a diventare comunione quando c è la comunicazione. Per noi forse è vero l inverso, nel senso che una comunicazione nasce dalla comunione previa e tende a farsi comunità nelle forme via via possibili, in tutta provvisorietà. E la verità di quei de o tre che riescono di volta in volta ad essere uniti nel nome di Cristo! Ed è quella che potrebbe andare sotto il nome di chiesa sinodale, itinerante, mendicante, provvisoria, su cui è proposta una riflessione del tutto interlocutoria. Possiamo dire che lo stile pastorale del Vescovo Padre Paolo ci porta a riscoprire e ripensare una sinodalità materiale prima che formale, vissuta prima che programmata, rete di relazioni quale misura di tutte le possibili mediazioni istituzionali. E quando all Assemblea del 9 maggio a Roma si arriva a proporre un sinodo dei discepoli, non si deve intendere un duplicato parallelo al Sinodo dei Vescovi, quanto piuttosto la forza di discernimento e di verità intrinseca al sensus fidei o buon senso della fede da portare in primo piano. Papa Francesco ci riporta a questa dimensione nel suo Discorso al Movimento del Rinnovamento dello Spirito venerdì 3 luglio: Aiutare il popolo di Dio nell incontro personale con Gesù Cristo, che ci cambia in uomini e donne nuove, in piccoli gruppi, umili ma efficaci perché è lo Spirito che opera. Non guardare tanto a fare grandi raduni che spesso finiscono lì, ma alle relazioni artigianali derivanti dalla testimonianza, in famiglia, nel lavoro, nella vita sociale, nelle parrocchie, nei gruppi di preghiera, con tutti!. Bisognerebbe che questo richiamo non fosse il semplice correttivo del sistema religioso e clericale vigente, ma diventasse fulcro e sostanza di una evangelizzazione primaria come kairos più che come mobilitazione di massa. Aiutare il popolo di Dio nel credere: è questo in fondo il nostro sogno, non come attivismo pastorale e rituale accessorio, ma come partecipazione di vita che possa diventare stile di relazione proponibile a tutti, con valore di esemplarità e di condivisibilità: quando appunto l amore del prossimo è trasparenza dell amore di Dio! Di qui l impegno a far evolvere in pensiero una esperienza aperta di incontri e di rapporti, non per imbrigliarla ma per convalidarla,. Si potrebbe parlare di una chiesa trasversale, secondo una espressione che Paolo Ricca usa ricordando P.Dalmazio Mongillo. Vogliamo fare memoria anche lui con tanta gratitudine fraterna a dieci anni dalla sua morte (13 luglio 2005): un apostolo figlio di S.Domenico che davvero ha aiutato il popolo di Dio in tutti i modi, sempre vicino e presente tra noi! Non mancano testimoni e voci che ci accompagnano nel cammino, e farne memoria alimenta lo spirito che deve animare sempre anche la nostra comunicazione ed il nostro incontro nel quotidiano. In questo spirito, un vivo grazie a tutti, con un motivo particolare di ringraziamento ad Enrico Peyretti, che giustamente corregge un refuso mentale: scusa, non Alfredo ma Altiero Spinelli. E anche una giornata di preghiera e siete tutti presenti! FORUM 443 (10 luglio 2015) Convento S.Domenico Piazza S.Domenico, 1 Pistoia Tel. 0573/307769

2 I - DEDICATO A MONS.PAOLO ANDREOTTI IN COPERTINA I 20 anni dalla morte di P.Paolo Andreotti sono occasione e motivo per riportare in primo piano una presenza sempre viva tra noi, per quanto non sempre notata, così come avviene per le radici. Se Koinonia vive, infatti, è perché si innesta nella volontà e nell azione - sempre discreta e mai da protagonista - che egli ha esercitato in vita e continua a far sentire tra noi. Ne è segno la foto della porta d'ingresso del "Centro Koinonia P.Paolo Andreotti", la cui immagine domina la parete ad angolo: di fatto, chi accede alla sede di Koinonia si imbatte in questa presenza, non sempre però è in grado di valutarla adeguatamente. Forse anche perché, in tono con quel senso di discrezione che P.Paolo infondeva, non siamo soliti enfatizzare appartenenze e protezioni. Se ora qualcosa spinge a fare memoria di lui è per una ragione di verità e di riconoscenza, intesa come consapevolezza d'essere frutto del suo spirito e della sua volontà, a rischio di essere sospettati di autoaccreditamento o di nostalgia del passato. È doveroso dire che è qui il punto di forza segreto che ci consente di andare avanti, vero legame di validità e legittimazione apostolica, senza cui tutto scadrebbe in sterile iniziativa personale. E non potrebbe essere giusto, dopo tanti e tanti anni, avanzare sommessamente la

3 convinzione che si tratta di un mandato autentico, del resto mai revocato anche se contrastato? In effetti, se Koinonia esiste e rappresenta qualcosa, essa fa capo all allora Provinciale dei Domenicani della Provincia Romana P.Paolo Andreotti, con cui fu possibile condividere la sollecitudine missionaria di evangelizzazione nei primi anni 70. Fu lui a prendere personalmente l iniziativa di dare vita ad una esperienza di libero servizio del Vangelo, continuando poi incessantemente a sostenerci a distanza - dal Pakistan - col suo incoraggiamento. Questa motivazione interiore non è mai venuta meno, così come non mancano motivi per tenere vivi gli stessi intenti e impegno. Con la speranza che non venga a mancarci neanche ora il suo sostegno, grazie alla comunione dei santi! Nella quale vogliamo ritrovare anche P.Dalmazio Mongillo, che ricordiamo a 10 anni dalla morte. 3 Prove libere di Chiesa sinodale Alberto Bruno Simoni op IN QUESTO NUMERO 6 Omelia per la festa di s. Tommaso d Aquino Mons. Paolo Andreotti op 9 Il prossimo sinodo: problemi aperti Giovanni Cereti 12 Per una convergenza degli opposti Jean-Marie Tillard 13 Emarginazione post mortem di P. Pio Falcolini Alberto Bruno Simoni op 15 La ragion di chiesa colpisce ancora 16 Coi valdesi e con papa Francesco Enrico Peyretti 18 Reazioni in pillole 19 Frida Malan Piera Egidi Bouchard 21 Incontro di Koinonia del 6 giugno 2015 Maurizio Valleri 22 Profeta di una Chiesa trasversale Lina Nicoletti 23 La pace è radice... P.Dalmazio Mongillo op 24 La gioia di scoprirsi figli e figlie P.Dalmazio Mongillo op 26 La tiepidezza degli ignavi Piero Stefani 28 Intervista ad Antonietta Potente

4 Patrizia Morgante 32 Gli orizzonti dell Anno della Vita Consacrata Papa Francesco 33 Per una nuova relazione tra religione e scienza Beatrice Iacopini 34 Emmanuel Carrère alle prese con Il Regno Donatella Coppi 38 La filosofia della Bibbia Daniele Garota 39 Custodia: la Parola che ci cambia Daniele Garota 3 - Quasi una confessione, ricordando P.Paolo Andreotti PROVE LIBERE DI CHIESA SINODALE Se fare doverosa memoria di P.Paolo Andreotti suggerisce qualche riflessione sul cammino di tutti questi anni, non posso certamente impedirmelo, non per inutili rivendicazioni, ma soprattutto per una questione di sincerità e di gratitudine: perché si tratta semplicemente di ritrovare la vena originaria di quanto va sotto il nome di Koinonia come scelta di vita. Non è solo una ricorrenza, ma radice che alimenta il presente e mantiene aperti al futuro. Già il fatto che questa mia confessione nasca allo scadere dei 20 anni dalla morte del P.Paolo sta a dimostrare che il nostro modo di procedere non si basa su ruoli e programmi precisi, ma è via via risposta a quanto le situazioni presentano: è come gettarsi in mare alla maniera di Pietro, per raggiungere chi ci viene incontro camminando sulle acque. Una vera e propria prova di fede dentro le correnti della vita, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento (Eb 12,2). Non molto tempo dopo aver iniziato il nostro cammino, ci siamo dati appunto il nome di Koinonia, per dare una qualche forma a quanto si stava già vivendo. Se volessimo oggi usare una denominazione in tono con i tempi che segnali questo modo di procedere, si potrebbe parlare di sinodalità : di quel processo simbiotico che porta a maturazione unitaria tutti gli elementi vitali necessari alla crescita del piccolo seme che è il regno di Dio, qualcosa che è nelle cose prima che essere un paradigma mentale. Per quanto piccoli e deboli, infatti, non possiamo rinunciare ad essere partecipi di questo processo e grande sogno messianico da fare proprio! I tempi di maturazione e gli esiti sono quelli propri di ogni processo vitale e non quelli di progetti a tavolino. Ed è su questo piano che ci interessa muoverci, che è poi quello del sensus fidei dei credenti in carne e d ossa, e cioè della vita vissuta del Popolo di Dio che non sbaglia nella direzione giusta da seguire. Non a caso circola oggi la proposta di un sinodo dei discepoli, per dire che di fatto la chiesa è in stato di sinodalità, anche se questa parola è riservata a momenti istituzionali specifici: è un Popolo in cammino! In realtà, quando si parla di sinodalità il riferimento immediato è alla Gerarchia o ad organi decisionali, per cui si parla prevalentemente di Sinodo dei Vescovi e di disposizioni sinodali. Ma è da tenere presente che se tutto questo ha un valore, è perché lo deriva dalla comunione ecclesiale originaria: non è altro che la formalizzazione di quella realtà di comunione che nasce dalla base e alla base deve tornare, in modo che ad agire ed esprimersi come chiesa sia un soggetto unitario e non solo una sua parte. Ma è proprio qui che per noi si presenta un nodo da sciogliere. Infatti siamo andati avanti senza credenziali e senza garanzie, senza etichette convenzionali: senza nessuna illusione di camminare sul sicuro, ma uscendo come il seminatore per gettare il seme su ogni terreno, immettendo il lievito

5 in ogni tipo di massa umana, purché il seme fosse la Parola di Dio e il lievito non fosse quello vecchio dei farisei. Ma in che senso allora pretendere da parte nostra di agire come chiesa? In cuor nostro ce lo siamo sempre chiesto, per non correre o aver corso invano (Gal 2,2): rischiando di entrare nel circolo vizioso di una iniziativa privata. Infatti, essere soggetto comunitario di fatto non è ancora diventare formalmente soggetto ecclesiale, qualcosa di specifico a cui non abbiamo mai rinunciato, Ed ecco dove la memoria di Paolo Andreotti diventa davvero significativa e vitale, al di là della solidarietà e del sostegno personale che non ha fatto mai mancare: a cosa ci riporta e dove ci porta! Al fatto che in quanto autorità competente e responsabile egli ha varato questa esperienza e ha avallato il nostro impegno, che non sono venuti meno a quella linea anche se in condizioni ambientali sempre diverse. In questo senso quella memoria sempre viva è sì fonte di gratitudine, ma anche richiamo a perseverare nella stessa prospettiva; la sfida è la stessa di ieri e il contesto in cui ci ritroviamo - ad extra e ad intra - forse richiederebbe le stesse scelte di fondo che sono quelle di una evangelizzazione senza frontiere e itinerante (sinodale?) a cui ormai lo stesso Papa spinge la Chiesa intera, vita religiosa compresa. Non è questione di inventare modelli alternativi anti o intra-sistema, ma di tenere viva la tensione dialettica intrinseca al vangelo. Sì, quella che ci anima non è che una idea e una propensione rispetto all assetto giuridicoorganizzativo esistente con cui fare i conti, ma è comunque qualcosa che consente discernimento e suggerisce scelte e comportamenti meno allineati e garantiti. Per noi rimane del tutto aperto il problema se per mettere in atto quella uscita da sé e dalle proprie strutture a cui siamo sollecitati siano pregiudiziali la copertura giuridica e l assetto pastorale vigenti. In ogni caso, è ancora qui che si gioca il confronto reale, ed è qui in sostanza la sfida di una chiesa sinodale di base in servizio evangelico a tempo pieno, qualcosa che si sente e si vive, prima ancora che lo si pensi o lo si voglia. A questo proposito, col Provinciale P. Paolo Andreotti non sono intercorsi tanti discorsi e trattative, ma c è stato un con-sentire che per la verità non viene meno, nel tentativo di dare ascolto alle tante voci che vengono dal mondo della vita e che devono trovare una loro coralità o sinodalità. Ma per non rimanere vittime di parole, viene da chiedersi cosa si voglia esprimere di diverso con chiesa sinodale rispetto alla formula più collaudata di chiesa comunione. Quando si parla di comunione l attenzione va ai rapporti interpersonali ad intra, qualcosa cioè che interessa la dimensione interna; se si dice chiesa sinodale siamo portati a considerare la collocazione e validità istituzionale e di comunicazione, quasi in risposta a quanto Gesù disse ai suoi: Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda (Gv 15,16). Tra comunione e sinodalità è come quando da una responsabilità personale si passa ad una corresponsabilità e si acquisisce una personalità morale e pubblica: Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri (Gv 13,35). Del resto, il sale si riconosce dal sapore che dà e il lievito dalla qualità del pane, così come l albero dai frutti. In altre parole, è l insieme che conta e la sostanza viene sempre prima delle forme, come il corpo prima delle membra, perché se tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo (1Cor 12,19-20). Non basta che un membro agisca nel corpo, ma occorre che senta di operare come corpo! In questa ottica, non mancano indizi e segnali che ci riportano ad una sinodalità informale in atto, da rimettere possibilmente in primo piano. È così quando leggiamo nel discorso di Papa Francesco al tempio valdese di Torino parole come queste: La riscoperta (della) fraternità ci consente di cogliere il profondo legame che già ci unisce, malgrado le nostre differenze. Si tratta di una comunione ancora in cammino - e l unità si fa in cammino - una comunione che possa diventare piena e visibile comunione nella verità e nella carità Se camminiamo insieme, il Signore ci aiuta a vivere quella comunione che precede ogni contrasto. Certamente la Evangelii gaudium rimane la magna charta di questa comunione in cammino verso la verità tutta intera, ma forse possiamo dire che l enciclica Laudato si è esemplificazione di questa sinodalità vissuta e potrebbe essere letta nella prospettiva di un recupero del tessuto connettivo di fondo, spesso lacerato o rimosso, ma pur sempre vitale e in ogni caso da ricostruire. Sembra quasi che la questione ecologica provochi a ricercare un anima,

6 un senso, una coscienza comune dell universo uomo-mondo. Non è qui la vocazione e missione messianica del Popolo di Dio nella storia? Si potrebbe dire cioè che siamo davanti ad un segno dei tempi da decifrare e da tradurre in decisione e scelta di stili di vita ad inversione di tendenza: in un certo senso è come ritrovarci nella condizione originaria di peccato o di rottura, da cui tante altre fratture da riconciliare, per arrivare alla nuova creazione e al Laudato si.... Ecco perché l umanità è entrata in una nuova era in cui la potenza della tecnologia ci pone di fronte ad un bivio (n.102), e la crisi ecologica è un appello a una profonda conversione interiore (n.217). Si legge: Molte cose devono riorientare la propria rotta, ma prima di tutto è l umanità che ha bisogno di cambiare. Manca la coscienza di un origine comune, di una mutua appartenenza e di un futuro condiviso da tutti. Questa consapevolezza di base permetterebbe lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita. Emerge così una grande sfida culturale, spirituale e educativa che implicherà lunghi processi di rigenerazione (n.202). Questi lunghi processi di rigenerazione altro non dovrebbero essere se non pratica sinodale anche in senso laico! Siamo dunque destinatari di un appello da ultima spiaggia: Rivolgo un invito urgente a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta. Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti (n.14), e questa Enciclica si apre a un dialogo con tutti per cercare insieme cammini di liberazione (n.64). Sì, cercare insieme cammini di liberazione, perché è dominante e pervasivo quel paradigma tecnocratico che sembra bloccare e inaridire ogni libera iniziativa e risorsa umana. In questo senso è da far emergere quella sinodalità di fondo e costitutiva che è in ogni caso presente e attiva in maniera carsica dentro ogni vicenda umana: L autentica umanità, che invita a una nuova sintesi, sembra abitare in mezzo alla civiltà tecnologica, quasi impercettibilmente, come la nebbia che filtra sotto una porta chiusa. Sarà una promessa permanente, nonostante tutto, che sboccia come un ostinata resistenza di ciò che è autentico? (n.112). Sono variazioni libere in tema di sinodalità, che mettono alla prova la valenza di questa parola, ma soprattutto consentono di verificarne la validità effettiva per significare una chiesa in cammino in tutte le sue modalità: in fieri, itinerante, mendicante e in dialogo, militante, evangelica, orante, messianica Non è però questione di aggettivizzazioni, ma di attitudini mentali e comportamenti pratici da adottare, fino a farne uno stile di vita! Devo dire in conclusione che è questo il modello di chiesa testimoniato con la vita e nel servizio da P.Paolo Andreotti, come si può evincere anche da qualche suo scritto del tutto occasionale, che però ci rivela il suo spirito, a cui vogliamo continuare ad ispirarci. Alberto Bruno Simoni op Col P.Paolo in una sua visita a Querceto

7 II IN AREA VALDESE 1 - Valdo Pasqui intervistato dal settimanale La vita di Pistoia dopo la visita di Papa Francesco al Tempio valdese di Torino (A cura di Daniela Raspollini) STORICO INCONTRO A TORINO DEL PAPA CON LA CHIESA VALDESE : QUALE SIGNIFICATO HA QUESTO? Il pastore Fulvio Ferrario, professore della Facoltà Valdese di Teologia a Roma e coordinatore della Commissione consultiva per l ecumenismo della Tavola valdese, ha affermato che si è trattato di un incontro tra cristiani sobrio e fraterno. La sobrietà è una caratteristica fondante del valdismo e dell etica protestante, ma è anche uno dei segni più evidenti dell impronta di rinnovamento della chiesa che papa Francesco ha voluto dare al suo pontificato non rinunciando al suo stile personale di vescovo proveniente dall America Latina schierato dalla parte dei poveri e degli ultimi. La fraternità è stato l altro filo conduttore di tutto l incontro, caro fratello Francesco e caro fratello in Cristo sono state le frasi di incipit dei discorsi rivolti al papa dai pastori presenti: Papa Francesco e la diacona Alessandra Trotta,nel saluto conclusivo, hanno usato la formula cari fratelli e sorelle. Per noi cristiani chiamarsi fratelli dovrebbe essere normale, fa parte della nostra comune tradizione, ma in quel cotesto, sotto i riflettori della ribalta mediatica, non era scontato usare proprio quel termine con spontaneità e senza forzature. Il senso di fraternità e sororità concretizzatosi anche negli abbracci reciproci non è stato un formalismo diplomatico ma l espressione della comune fede in Gesù Cristo unico capo della Chiesa. PAPA FRANCESCO HA CHIESTO PERDONO PER GLI ATTEGIAMENTI CHE IN PASSATO LA CHIESA HA AVUTO CONTRO DI VOI ( A quali fatti si riferisce il Papa, molti non conoscono la storia, è interessante farne un cenno )

8 I valdesi derivano il proprio nome da Valdo (o Valdesio), un mercante di Lione morto attorno al 1215, fondatore di un movimento pauperistico laico detto dei poveri di Lione (1174) che si diffuse poi come movimento di protesta ecclesiale in Italia e in Europa. Nel movimento valdese c era anche l aspirazione a svolgere come laici una missione di evangelizzazione nei confronti della gente semplice, mediante una predicazione itinerante tratta dalla Bibbia, letta e spiegata nella lingua del popolo. Dopo la partecipazione di una delegazione valdese a Concilio Laterano III a Roma nel 1179, questa ostinata pretesa portò alla scomunica papale nel 1184 e alla successiva cacciata da Lione. Lo storico Ernesto Buonaiuti riteneva che Valdo, Gioacchino da Fiore e Francesco d Assisi appartenessero alla prima riforma della chiesa, ma ancora oggi sui Valdesi si leggono molte inesattezza anche dalla penna di ben noti direttori come Eugenio Scalfari che recentemente su Repubblica lo ha assimilato ai Catari. Malgrado le violente persecuzioni e l opera spietata dell inquisizione, i valdesi mantennero viva la loro presenza di fede in tutto il Medio Evo nelle Alpi Cozie, in Provenza, in Calabria e nella Germania meridionale. Quando in Europa sorse la Riforma protestante i valdesi vi aderirono nel 1532 organizzandosi in comunità con predicatori locali per il culto e la celebrazione dei sacramenti (battesimo e la Cena del Signore). Il Sant Uffizio dell Inquisizione nel 1560 ordinò di risolvere il problema calabrese con la repressione a San Sisto, Guardia, Cosenza dove le comunità valdesi furono completamente distrutte nel 1561, massacro di cui rende testimonianza il Museo valdese di Guardia Piemontese in provincia di Cosenza. Le Valli valdesi (Pellice, Angrogna, Germanasca, Pragelato) restarono per secoli l unico avamposto del protestantesimo europeo nella penisola italiana nonostante le ripetute persecuzioni da parte del governo sabaudo tra cui si ricordano le tristemente note Pasque Piemontesi del 1655 e le distruzioni scatenate nel 1686 dal divieto di professare la propria religione imposto ai protestanti da Luigi XIV re di Francia. Dal momento del Glorioso Rimpatrio, avvenuto tre anni dopo, i valdesi vissero confinati nelle Valli valdesi in stato di emarginazione per decenni e solo il 17 febbraio 1848, in virtù dell editto promulgato da Carlo Alberto, si videro finalmente riconosciuti i diritti civili e politici. Tra alterne vicende, passando attraverso la legislazione dei culti ammessi ( ), bisognerà aspettare la Costituzione repubblicana per veder sancita definitivamente la libertà religiosa e nel 1984 la firma delle Intese stabilirà la regolamentazione dei rapporti con lo Stato. Il cardinale Bergoglio conosce molto bene il contesto valdese avendo avuto un lungo e fraterno rapporto con il pastore valdese Norberto Berton a Buenos Aires con cui si incontrava a pranzo una volta il mese (dal 1856 per effetto dell emigrazione una serie di comunità valdesi si sono formate nella regione del Rio de La Plata in Uruguay e Argentina). E certamente per questa dolorosa e lunga storia di persecuzione, emarginazione, conversioni forzate ed esilio, spargimenti di sangue e stragi che papa Francesco ha pronunciato con commozione e umiltà la richiesta di perdono, dimostrando prima di tutto una profonda sensibilità umana e suscitando certamente pari emozione in chi ha seguito la cerimonia anche in TV come me e in particolare nei cattolici e nei valdesi seduti nelle prime file del tempio di Torino che da anni hanno operato in silenzio e in spirito di comunione per questo incontro. Questo gesto non può cancellare i tragici eventi storici del passato ma ci apre ad una prospettiva nuova per l intensificazione della collaborazione in ambito sociale e assistenziale, vedi la piena condivisione delle iniziative a favore dei rifugiati e dei richiedenti asilo, e per proseguire il dialogo ecumenico nella reciproca conoscenza con sincerità e umiltà sotto la guida dello Spirito di Dio e per testimoniare l Evangelo. QUESTA VISITA E' STATA DEFINITA STORICA: A LIVELLO ECUMENICO IL FUTURO? COSA SI SPERA PER Non soltanto questa visita ma tutte le affermazioni di papa Francesco inducono a sperare in una rinascita del dialogo ecumenico che nel corso degli ultimi decenni ha subito non poche battute d arresto perdendo l impulso di cui si trovano le tracce nei discorsi di saluto ai rappresentanti delle chiese protestanti all apertura del Concilio Vaticano II ed in alcune prudenti aperture del decreto De ecumenismo (Unitatis Redintegratio). Bene ha fatto il moderatore della Tavola Valdese, l organismo amministrativo ed esecutivo che rappresenta le chiese valdesi dal punto di vista istituzionale, a richiamare i due punti ad oggi aperti che rimandano non solo a questioni teologiche ma anche alle diverse spiritualità delle due

9 confessioni cristiane: la cattolica romana e l Unione delle chiese metodiste e valdesi. Si tratta del mancato riconoscimento da parte cattolico romana delle chiese protestanti come tali poiché definite comunità ecclesiali, un termine ambiguo (chiese a metà?, pseudo chiese?) e della mancata accoglienza eucaristica alla Cena del Signore. Così come giustamente papa Francesco ha ricordato il persistere di significative differenze dal punto di vista della visione e della sensibilità nei temi etici e antropologici (fine vita, educazione sessuale, procreazione assistita, contraccezione, benedizione delle coppie omosessuali etc.). Per non dimenticare la diversa visione del ruolo delle donne, la chiesa valdese annovera nel proprio corpo pastorale molte donne laureate in teologia presso la nostra Facoltà di Roma e ben note per la loro competenza teologica anche fuori dei confini italiani come la pastora della Chiesa valdese di Firenze Letizia Tomassone che ha già preso parte a diversi incontri organizzati dalla Parrocchia di Vicofaro. Su tutti questi aspetti ritengo che realisticamente occorre prendere atto dell esistenza di diversi livelli ai quali si collocano i rapporti ecumenici. Personalmente sono molto più attratto da quelli che si svolgono tra singole persone e nell ambito di piccole comunità, incontri di studio, di riflessione e di preghiera nei quali è più naturale far emergere i cardini e i punti in cui tutti ci riconosciamo al di fuori degli schemi ideologici tradizionali in cui i contesti istituzionali spesso confinano la spontanea condivisione tra fratelli e sorelle. La mia esperienza nell ambito pistoiese da questo punto di visa è molto positiva. Anche per quanto riguarda la condivisione eucaristica tutti sappiamo che esistono da anni sia in ambito nazionale che internazionale occasioni nelle quali cattolici e protestanti celebrano la Cena del Signore insieme, si tratta di intraprendere un cammino che porti alla piena accoglienza, non solo nel reciproco ascolto e nel riconoscimento dei carismi di ogni confessione, ma perché a questo ci chiama Gesù con il suo invito «fate questo in memoria di me». Proprio nei giorni scorsi papa Francesco rivolgendosi ai rappresentanti del Rinnovamento carismatico cattolico ha affermato: lo Spirito Santo soffia dove vuole, quando vuole e come vuole. Unità nella diversità e nella verità che è Gesù stesso. Qual è il segno comune di coloro che sono rinati da questa corrente di grazia? Convertirsi in uomini e donne nuovi, questo è il Battesimo nello Spirito. Noi protestanti abbiamo sempre sottolineato il principio della unità nella diversità dove il termine unità non deve essere inteso come uniformità ma piuttosto come sinfonia di voci e suoni e la diversità è un dono dello Spirito da non disperdere così come espresso dal teologo luterano Oscar Cullmann (partecipò ad alcune sessioni del Concilio Vaticano II) in L unità attraverso la diversità. Il suo fondamento e il problema della sua realizzazione, Brescia Papa Francesco con la recente Enciclica Laudato Sii apre una nuova prospettiva di collaborazione poiché in essa si trovano una serie di principi sul rispetto del Creato e sul cambiamento di mentalità (metanoia) dell uomo contemporaneo che da sempre vedono i valdesi attivi nei vari organismi mondiali ed in particolare nel Consiglio Ecumenico delle Chiese. Infine, oltre ai temi pienamente condivisi sull accoglienza, l impegno per i poveri e gli emarginati, per la giustizia sociale e la pace credo che un nuovo ambito di collaborazione si possa aprire per la testimonianza dell Evangelo, per la predicazione ad una società ormai troppo secolarizzata ma che anela a trovare delle riposte e che cerca un fondamento spirituale. Tutti noi come membra dell unico corpo di Cristo, pur nelle diversità, sotto la guida dello Spirito Santo siamo chiamati a testimoniare che il Regno di Dio, un regno di pace, di giustizia, di rispetto di tutta la creazione e di uguaglianza sociale, non è un ideale astratto ma una realtà che si può realizzare. L insegnamento di Gesù Cristo e il suo sacrificio sulla croce per la salvezza degli esseri umani ci richiamano alla responsabilità di operare come costruttori di questo Regno per trasmettere speranza a chi ci è intorno, lavorando per l effettiva trasformazione del mondo e per il continuo rinnovamento delle nostre istituzioni ecclesiastiche. Dunque si tratta non di un punto di arrivo ma di un punto di partenza da cui potranno germogliare tanti buoni frutti se avremo la capacità e l umiltà di lasciarci guidare dallo Spirito. 2 - Iniziativa segnalata da Michele Turrisi Carissimi, vi mando il "comunicato stampa" su una piccola iniziativa appena avviata a Lucca insieme a un bel gruppo di lavoro e col supporto generoso di stimatissimi studiosi. Ovviamente nulla di nuovo per

10 quelli di KOINONIA, che da sempre praticano il libero confronto e il reciproco ascolto... Diciamo che in questo caso ci si ispira a una procedura determinata ma flessibile nota come P4C. (In allegato anche il logo). Sarei lieto e grato di una eventuale diffusione sul periodico (adattate il testo tranquillamente). In ogni caso, vi scriverò più in là per dirvi di più sperando nella vostra collaborazione anzitutto personale. Vi saluto molto caramente con l'augurio di una serena estate (tra qualche giorno andiamo in Sicilia ma ci risentiamo presto) Michele Bibbia e P4C: a Lucca avviato un laboratorio Laboratorio filosofico-religioso condotto come pratica riflessiva comunitaria ispirata alla P4C ( Philosophy for Community secondo il modello di Matthew Lipman). Un itinerario di ricerca aperto e plurale per principio. Un esperienza dialogica per credenti e non credenti. In ascolto anche di parole antiche ma vive, come quelle della Bibbia, best seller dell umanità: «La Bibbia ha impregnato di sé la storia dell'occidente. Lo ha fatto in modo diretto nella sua duplice, forte tensione interna ebraico-cristiana e, in modo indiretto, attraverso gli influssi che ha esercitato sull islam e sulla stessa cultura laica. [ ] La Bibbia porta dentro di sé le tracce di molte civiltà e culture: una lettura da cui è tuttora necessario partire per comprendere meglio il nostro mondo. [ ] Parafrasando l espressione classica, si potrebbe dire che nulla di quanto è umano sia estraneo alla Bibbia» (Piero Stefani, presidente di Biblia associazione laica di cultura biblica). Attività promossa dalla Chiesa valdese e dal Centro culturale P.M. Vermigli di Lucca. In programma anche incontri con autori. Consulenza storica, filosofica e teologica: Domenico Maselli, Adriano Fabris e Paolo Ricca. Il laboratorio è intitolato a Giovanni Diodati ([ di nazion lucchese ] Ginevra ) e Dietrich Bonhoeffer (Breslavia lager di Flossenbürg 1945). Coordinamento: Michele Turrisi* * Laureato in Pedagogia, si è perfezionato in Philosophy for Children/Community ed è Teacher in P4C accreditato CRIF (Centro di Ricerca sull Indagine Filosofica - filosofare.org). Collaboratore di ICN-News.com e del Giornale di Filosofia della Religione (aifr.it).

11 Contatti: Centro culturale P.M. Vermigli Via Galli Tassi 50 Lucca III - DOPO KOINONIA-FORUM Precisazione opportuna di Enrico Peyretti Scusa, non Alfredo ma Altiero Spinelli. 2 Da Sonia Monica Soldani Oggetto: Europa nobel della Pace: quanti millenni fa? Da una lettura di Koinonia e Gianfranco Martini Nobel alla pace, punto di partenza 16 10, 2012 PINO D'ANDREA Il Nobel per la pace conferito all Unione europea ci riempie di soddisfazione e lo sentiamo anche un po nostro, ha dichiarato Michele Picciano, Presidente dell AICCRE. Le motivazioni di questo Nobel sono che l UE ed i suoi predecessori hanno contribuito per più di 60 anni alla pace ed alla riconciliazione, alla democrazia ed ai diritti umani. L AICCRE, che proprio quest anno festeggia il proprio sessantennale, ha sin dalla propria fondazione lottato per l affermazione della pace concreta nel nostro continente attraverso, per esempio, la promozione di migliaia di gemellaggi tra comuni europei che hanno di fatto creato un vera e propria diplomazia dei popoli ed hanno tessuto una ideale e concreta rete di pace e di conoscenza reciproca. Inoltre, in questi sessanta anni, l Associazione ha accompagnato e stimolato l azione delle istituzioni europee con la mobilitazione degli amministratori locali in direzione della costruzione di un Unione europea democratica, federale e pacifica che facesse leva sugli enti locali e regionali, quelli più vicini ai cittadini. L AICCRE, oltretutto, tra ispirazione dal federalismo europeo, il cui fine, è bene non dimenticarlo, è quello della pace perpetua tra i popoli. Questo prestigioso riconoscimento, continua Picciano, non deve essere un punto di arrivo per l Unione europea, ma uno stimolo per accelerare e rafforzare il processo di integrazione e darsi una struttura federale. Infatti, ha concluso Picciano purtroppo in questi tempi di crisi sono emerse contraddizioni ed antagonismi mai sopiti all interno dell Unione, che hanno indicato che la via verso una reale integrazione europea è ancora lunga.

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