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1 INSEGNAMENTO DI POLITICA ECONOMICA LEZIONE IX LE POLITICHE PER LA BILANCIA DEI PAGAMENTI PROF. GAVINO NUZZO

2 Indice 1 Le operazioni della Banca Centrale Errore. Il segnalibro non è definito. 2 L'equilibrio del mercato monetario Errore. Il segnalibro non è definito. 3 Il controllo della Banca Centrale sull offerta di moneta - Errore. Il segnalibro non è definito. 4 L Italia nel SEBC Errore. Il segnalibro non è definito. 2 di 30

3 1 Le politiche per la bilancia dei pagamenti A partire da questa lezione intraprendiamo un discorso complicato dalla presenza del commercio estero, fattore finora trascurato o trattato incidentalmente. Il suo rilevo è tale che in macroeconomia, tradizionalmente, si distinguono i sistemi economici in economie aperte o chiuse, a seconda dell'esistenza o meno di scambi commerciali tra il Paese di riferimento e il resto del mondo. Questa distinzione è destinata a diventare sempre più anacronistica e da manuale, mentre le relazioni economiche tra le diverse aree geografiche si intensificano e si sviluppano forme di interdipendenza in virtù delle quali, qualsiasi evento politico, economico o sociale, determinatosi in una certa zona, immancabilmente, irradia le sue ripercussioni su quello che oramai può definirsi il sistema-mondo. È per questo che gli economisti sono attenti ad ogni piccolo cambiamento, mentre decisioni di operatori economici di Paesi stranieri diventano variabili cruciali per le previsioni dell'andamento economico nazionale. I canali attraverso cui si concretizza questa interdipendenza planetaria, sono essenzialmente due: gli scambi di beni e servizi e i mercati finanziari. L'esistenza dell' import-export influenza le curve di domanda e offerta aggregate, mentre le diversità tra i tassi di rendimento nei vari Paesi provocano gli spostamenti dei capitali di investimento. 3 di 30

4 2 L'equilibrio interno e l'equilibrio esterno Il movimento internazionale dei beni e dei capitali, generato da variazioni del livello dei prezzi e del tasso di rendimento dei singoli Paesi e le sue ripercussioni sulla bilancia dei pagamenti costringono gli Stati a valutare due diverse condizioni di equilibrio: 1) l'equilibrio interno che caratterizza la condizione di pieno impiego delle risorse; 2) l'equilibrio esterno che caratterizza la condizione di pareggio della bilancia dei pagamenti Spesso la determinazione dello Stato di raggiungere uno dei due equilibri può attuarsi a scapito dell'altro. Per comprendere meglio quest'ultima affermazione, si consideri, ad esempio, il caso di una riduzione del tasso di interesse nazionale, questa, favorendo i programmi di investimento, rappresenta una politica di rilancio del reddito e dell'occupazione. Complicando l'analisi con l'introduzione del mercato internazionale ed analizzando le registrazioni della bilancia dei pagamenti, potremmo, contestualmente riscontrare che, qualora il tasso di rendimento nazionale si abbassi al di sotto di quello medio internazionale, verrà a determinarsi una fuga di capitali dal Paese, controproducente rispetto alla crescita dell'occupazione. Più in generale, un perdurante squilibrio della bilancia dei pagamenti non è mai sostenibile nel lungo periodo in quanto esso comporta, alternativamente, o una emorragia di valuta estera ovvero un accumulo indesiderato di moneta straniera dagli esiti inflazionistici. Prima o poi le autorità centrali dovranno prendere provvedimenti per riportare la bilancia dei pagamenti in una situazione di equilibrio. 4 di 30

5 3 Il pareggio della bilancia dei pagamenti Le Banche centrali si impegnano, attraverso le variazioni delle riserve ufficiali in valuta estera ad assicurare il pareggio della bilancia commerciale. Le operazioni eseguite a questo scopo sono diverse a seconda che le Banche operino in sistemi a cambi fissi, ovvero flessibili, spieghiamo le differenza tra i due sistemi prima di procedere nell'analisi dei meccanismi di aggiustamento. 1) Il regime di cambio fisso In questa situazione il valore di una determinata valuta estera viene espresso in termini di valuta nazionale. In altri termini, la Banca centrale si impegna a fornire qualsiasi ammontare di quella valuta estera come corrispettivo di un valore di valuta nazionale assegnato. Negli anni Settanta la Banca d'italia pagava ogni dollaro a L. 625 (0,62 centesimi di euro), ciò tendeva a livellare i prezzi tra i vari Paesi in quanto era sempre possibile, assicurata la fissità del cambio, operare un paragone diretto tra una stessa merce, ad esempio un chilo di mele, acquistata negli Stati Uniti o in Italia e nessuno avrebbe acquistato mele negli Stati Uniti ad un prezzo maggiore di quello che avrebbe dovuto pagare in Italia trasformando l'equivalente di dollari in lire. Affinché possa perdurare il regime di cambio fisso, occorre però che la Banca centrale abbia a disposizione una adeguata quantità di riserve in valuta estera, soltanto così potrà all'occorrenza riversare tali riserve sul mercato evitando la rivalutazione della divisa straniera nel caso in cui le esportazioni superino le importazioni, ovvero una svalutazione della divisa straniera quando accade il contrario. Per comprendere meglio questo concetto, spieghiamo che una divisa estera rappresenta sul mercato nazionale una merce come qualunque altra. Se i beni di un certo Paese iniziano ad essere molto richiesti, gli operatori nazionali inizieranno a domandare quantità crescenti della valuta straniera per poter onorare i debiti che sorgono con i contraenti esteri. La domanda di valuta estera farà aumentare il suo prezzo per la legge della scarsità e la Banca centrale sarà in grado di assicurare la fissità dei cambi solo fino a quando potrà immettere quantità crescenti di valuta straniera per impedire che la sua scarsità ne faccia aumentare il prezzo. Se la situazione persiste, costatata l'assottigliarsi di riserve la Banca centrale deciderà di non convertire più la valuta nazionale in estera a quel cambio fissato, e svaluterà la propria divisa, ossia fisserà un valore di cambio più basso. 5 di 30

6 La stabilità dei cambi è sempre stato un obiettivo della Unione Europea che, per molti anni, prima di arrivare alla unione monetaria, fissava percentuali di scostamento dal valore di cambio ufficiale molto bassi tra le monete degli Stati appartenenti all'unione. Oggi il problema è in larga misura risolto con la moneta unica, almeno all'interno dell'eurosistema. La stabilità dei cambi è un obiettivo della politica monetaria in quanto solo in questo modo il commercio estero diventa sicuro e si evitano pericolose fluttuazioni che rendono instabili le economie nazionali. 2) Il regime del cambio flessibile o fluttuante In questo secondo caso si verifica esattamente l'opposto di quanto accade nel primo. Le Banche centrali non intervengono nei mercati acquistando o vendendo valuta estera e lasciano che sia il gioco della domanda e dell'offerta a stabilire il prezzo della divisa estera, ossia quel livello di cambio a cui la quantità di moneta straniera domandata uguaglia quella offerta. Questo comportamento da parte della Banca centrale assicura il costante pareggio della bilancia dei pagamenti realizzato attraverso fluttuazioni del tasso di cambio e configura la condizione di fluttuazione pura. Accanto a essa è stata rilevata un'altra forma di fluttuazione dagli economisti, detta amministrata o sporca (dall'inglese dirty float). In questo caso le banche intervengono a un certo punto nei mercati per motivi che esamineremo in seguito. A prescindere dal regime di cambio, la quotazione può essere di due tipi, certo per incerto, e incerto per certo. Definiamo quotazione come il prezzo della divisa estera espresso in valuta nazionale, quando questa viene definita certo per incerto significa che a fronte di una unità di divisa nazionale (certo) varia la quantità di moneta estera convertibile, al contrario, nella quotazione incerto per certo varia la quantità di moneta nazionale necessaria a procurarsi una unità della divisa estera. Sebbene le divise straniere siano molto numerose, è possibile derivare il cambio tra due monete una volta note le quotazioni di entrambe rispetto ad una terza divisa (cross rate). Le operazioni di arbitraggio consentono l'integrazione tra i mercati valutari impedendo agli speculatori di lucrare su eventuali discrepanze tra i cambi su due differenti sottomercati valutari. Ad esempio una differenza tra il rapporto euro/dollaro sulla piazza di Milano, rispetto a quella di New York verrebbe immediatamente corretta. Prima di abbandonare questo paragrafo riportiamo alcune definizioni terminologiche. Occorre distinguere tra deprezzamento/apprezzamento e svalutazione/rivalutazione. I primi due 6 di 30

7 termini si riferiscono al regime di cambi flessibili e indicano variazioni del - valore di una divisa estera in aumento o in diminuzione prodotte da movimenti autonomi dei mercati. Gli altri due termini si riferiscono invece a variazioni, sempre in aumento o in diminuzione del valore del cambio, determinatisi questa volta in seguito a deliberazioni della Banca centrale. In via generale e in assenza di condizioni specifiche, la relazione tra svalutazione/ deprezzamento, reddito nazionale ed estero e bilancia commerciale è la seguente: la bilancia commerciale migliora se la moneta nazionale viene svalutata o deprezzata o se il reddito estero aumenta, un aumento del reddito nazionale,invece fa peggiorare la bilancia dei pagamenti. Le ragioni di quanto testé affermato sono le seguenti: a fronte di una svalutazione/ deprezzamento della moneta nazionale, i beni diventano più competitivi sui mercati nazionali e le esportazioni aumentano e viceversa; similmente le esportazioni aumentano quando aumenta il reddito estero e con esso la domanda degli operatori stranieri. Di converso un aumento del reddito nazionale comporta il peggioramento della bilancia commerciale se nel paese vi è un'alta propensione marginale ad importare. Definiamo propensione marginale ad importare, la quantità di reddito marginale che viene impiegata nell'acquisto di merci straniere, questa percentuale indica quale parte dell'incremento del consumo nazionale non contribuisce all'aumento del reddito nazionale. 7 di 30

8 4 L'influenza del mercato estero sul movimento di capitali L'infittirsi delle relazioni economiche internazionali, fenomeno che ha oramai raggiunto l'eccezionale effetto della globalizzazione, produce l'elevata integrazione dei mercati finanziari. In quasi tutte le economie moderne è consentita l'esportazione di capitali, ossia la possibilità di acquistare titoli ed attività finanziarie all'estero quando il tasso di rendimento renda più conveniente un simile tipo di operazione. Gli investitori affacciandosi sui mercati finanziari integrati valuteranno le attività più remunerative ed acquisteranno i relativi titoli senza restrizioni. Tutto ciò alla lunga conduce, inevitabilmente, al livellamento del tasso di rendimento su scala mondiale. Differenziali limitati tra i tassi di rendimento di diversi Paesi sono sempre possibili e dipendono da fattori di rischio che possiamo racchiudere in tre diverse categorie principali: 1) rischi connessi a possibili modifiche dei tassi di cambio. Questi rischi trovano contromisure adeguate nei contratti cosiddetti future che garantiscono un determinato tasso di cambio tra valute ad un certo momento futuro, a fronte, naturalmente di un costo. 2) differenze nei sistemi fiscali. Ogni Paese sottopone i redditi da capitale ad una forma di tassazione differenziata che finisce con l'incidere sul rendimento netto; quest'ultimo elemento sarà oggetto di valutazione da parte degli investitori internazionali ed è su questo fattore che si andrà a sviluppare il processo di livellamento sopra descritto. 3) rischi connessi a perturbazioni politico-economiche nel Paese di emissione del titolo. Ogni Paese presenta un certo grado di affidabilità internazionale, ossia in alcuni Paesi sono più probabili che altrove le evenienze di insolvenza o di sconvolgimento del quadro politico che producono ripercussioni economiche e fiscali. Questi elementi sono tenuti debitamente in conto dagli investitori nelle loro strategie di assunzione dei rischi. In ogni caso, il tasso di rendimento interno del Paese non può risultare drasticamente diverso da quello medio internazionale. Se ciò non accade, si generano flussi di capitali verso il Paese che remunera il capitale in misura maggiore della media internazionale e dal Paese che presenta un tasso di rendimento inferiore rispetto a quello medio internazionale, tali flussi influenzano la bilancia dei pagamenti 8 di 30

9 e producono ripercussioni su tutte le principali variabili macroeconomiche: reddito, occupazione, tasso di interesse. L'introduzione delle relazioni economiche internazionali aggiunge un ulteriore grado di difficoltà all'analisi delle politiche economiche e monetarie. Vedremo qui di seguito cosa accade nelle diverse ipotesi e come si modificano le strategie di politica economica in presenza del commercio estero. 9 di 30

10 5 Perturbazioni del mercato reale (dei beni e dei servizi) Consideriamo il caso in cui, a partire da una condizione di equilibrio, si verifichi una crescita esogena della domanda estera di beni e servizi, ossia una crescita imprevista delle esportazioni. Fermi restando, al tempo iniziale, il tasso d'interesse, il tasso di cambio e la domanda interna, l'offerta aggregata risulta inferiore alla domanda aggregata. Si osservi la figura IS Produzione La bilancia dei pagamenti e l'aumento delle esportazioni Tornando a ragionare nello schema noto della IS-LM, aggiungiamo la retta BP che, al tasso di interesse internazionale i f, assicura l'equilibrio della bilancia dei pagamenti. Dal punto di vista analitico la-retta BP viene espressa come: i BP = NX (Y, Y f, R ) + CF (i - if) Dove NX indica l'avanzo della ' bilancia commerciale, dipendente dal reddito nazionale, Y, dal reddito estero Y f e dal tasso di cambio R, mentre CF rappresenta l'avanzo del conto 10 di 30

11 capitali, dipendente dal tasso di rendimento del capitale all'interno del Paese (i) ed internazionale (i f ). La condizione dell'equilibrio esterno è data da: BP = NX (Y, Y f, R ) + CF (i - if) = 0 La pressione esercitata dalla domanda aggregata dovrebbe spingere la IS in IS, e condurre ad un nuovo punto di equilibrio E,. In E I risultano aumentati sia il livello della produzione che la domanda di moneta e, quindi, il tasso di interesse. In realtà l'equilibrio in E l non sarà raggiunto poiché tale equilibrio non si trova sulla retta BP, ossia in esso si registra uno scompenso nella bilancia dei pagamenti. La nuova domanda di esportazioni sortirà semplicemente l'effetto di far rivalutare la moneta, mentre la produzione rimarrà al livello E. Come avviene il processo di aggiustamento? Possiamo immaginare che a partire da un aumento delle esportazioni si determini una tendenza alla crescita della produzione e del reddito che provoca un aumento del tasso di interesse, via aumento della domanda di moneta. Il nuovo e più alto tasso di interesse attirerà capitali stranieri e farà aumentare il valore del cambio. La nuova situazione rende più convenienti le importazioni e più cari i prodotti nazionali. Fino a quando il tasso di interesse nazionale si mantiene più alto di quello internazionale vi saranno apprezzamenti del cambio. Tutto ciò provocherà una riduzione delle esportazioni (ora più costose) ed un aumento delle importazioni (ora più convenienti), le esportazioni nette tendono a rientrare nei valori antistanti la perturbazione. L'equilibrio sarà raggiunto tornando all'iniziale punto E. In altri termini, in un regime di cambi flessibili, un aumento delle esportazioni conduce ad una rivalutazione della moneta, lasciando invariati il livello di produzione, di occupazione e di esportazioni nette. Notiamo che l'aumento delle esportazioni è un evenienza, dal punto di vista macroeconomico, del tutto simmetrica a quella di una qualsiasi manovra di politica fiscale espansiva. Anche la riduzione delle tasse, 01' aumento della spesa pubblica, incrementando la domanda aggregata, non sortiscono effetti sulla produzione, ma soltanto sul tasso di cambio. Cosa avviene, invece, in un regime di cambi fissi? Se i cambi sono fissi, la Banca centrale per evitare la rivalutazione della moneta dovrà espandere la base monetaria, ciò provoca una riduzione del tasso di interesse che continua fino a quando quest'ultimo torna al suo livello di equilibrio originario. Tale livello annulla le attrattive 11 di 30

12 esercitate sul mercati finanziari internazionali ed i conseguenti afflussi di capitali. In tal modo l'aumento delle esportazioni potrà effettivamente aumentare il livello del reddito secondo la regola del moltiplicatore. 12 di 30

13 6 Perturbazioni del mercato monetario Concentriamoci adesso sull'ipotesi di un espansione della offerta monetaria, determinata dalla Banca centrale in regime di cambi flessibili. Ci serviremo ancora una volta dello schema IS- LM. Osservando la figura 14.13: 0 F`= Produzione Fig. 14.B - Variazioni dell'offerta di moneta si parte da un iniziale equilibrio del punto E, il tasso di interesse nazionale i coincide con quello internazionale i f. L'accresciuta offerta di moneta, in costanza del livello dei prezzi, sposta la LM in LM I. La quantità di moneta aggiuntiva, per essere assorbita dal mercato richiede un tasso di interesse più basso o un reddito più elevato. Il primo effetto si verifica sul tasso di interesse, il nuovo equilibrio si ritrova in corrispondenza del punto E I che prevede un tasso di interesse interno più basso. Quando i si riduce rispetto ad i,, gli investitori daranno il via ad una serie di disinvestimenti, ossia il Paese registrerà una fuga di capitali. Questo episodio genera un deprezzamento della divisa nazionale che rende più vantaggiose le esportazioni e riduce le importazioni. Finalmente si avranno ripercussioni nel mercato reale, infatti l'aumento delle esportazioni farà aumentare la produzione e l'occupazione spostando la IS in alto e a destra fino a condurre il sistema nel punto E z dove il tasso di interesse i sarà allineato a quello internazionale, mentre la produzione risulterà accresciuta. 13 di 30

14 Cosa sarebbe accaduto in regime di cambio fisso? In maniera simmetrica, rispetto allo scenario esaminato al punto precedente, sotto il regime dei cambi fissi non si sarebbe ottenuto alcun effetto reale. Non potendo aver luogo il deprezzamento e in assenza di svalutazione da parte della Banca centrale, quest'ultima avrebbe continuato a riversare sul mercato le riserve in valuta estera per fronteggiare il peggioramento della bilancia dei pagamenti e, alla fine, avrebbe dovuto operare una stretta creditizia per riportare il tasso di interesse nazionale a livello di quello internazionale. 14 di 30

15 7 Il deprezzamento e la svalutazione Si ricordi che la differenza fondamentale tra deprezzamento e svalutazione consiste nel regime di cambi entro cui ci muoviamo. Infatti, entrambi i meccanismi si riferiscono ad una perdita di valore della valuta nazionale rispetto a quelle estere, ma mentre il deprezzamento avviene spontaneamente sul mercato valutario in regime di cambi flessibili, la svalutazione viene stabilita dalla Banca centrale come modifica rispetto ad un valore di cambio precedentemente fissato. Il meccanismo della svalutazione può essere deliberatamente attuato come misura di politica economica, allo scopo di produrre la crescita delle esportazioni nette, della produzione e della occupazione. Quando ciò avviene, gli economisti parlano di beggar the neighbor, ossia di rapinare il vicinato. La locuzione, per la verità un po' forte, vuole sottolineare che la svalutazione della divisa nazionale rende le merci più concorrenziali e potenzialmente provoca l'esportazione della disoccupazione in quanto la domanda internazionale si sposterà verso il Paese che ha svalutato a scapito degli altri. Precisiamo per correttezza analitica che non necessariamente la svalutazione risulta lesiva nei confronti delle economie straniere, non accade, in quei casi in cui in qualche Paese estero si sperimenti una fase di sovraoccupazione, fenomeno che presagisce l inflazione da domanda. Se, dunque, due Paesi si trovano in fasi diverse del ciclo economico, quello che vive una recessione, attraverso la svalutazione potrà contemporaneamente migliorare la propria economia ed aiutare il partner commerciale in sovraoccupazione ad evitare meccanismi inflazionistici. Poiché, tuttavia, l'economia mondiale, proprio in virtù della diffusione delle relazioni economiche internazionali, tende ad essere livellata ad uno stesso stadio del ciclo economico, quest'ultima ipotesi si verifica difficilmente, mentre sono più frequenti le svalutazioni competitive attuate dagli Stati per favorire i propri commerci a detrimento reciproco. Quando un Paese sperimenta un persistente disavanzo della bilancia dei pagamenti diventa molto difficile la messa a punto di politiche economiche che non peggiorino alcuni settori dell'economia allo scopo di riportare l'equilibrio esterno. In passato si ricorreva molto spesso alla imposizione di tariffe, dazi e quant'altro per rendere artificiosamente più costose le importazioni e, talvolta, per favorire la produzione ed il consumo di prodotti interni succedanei. Queste misure, che si collegano ad un regime di scambi protezionistico, sono state messe al bando, quasi completamente, da accordi bilaterali o 15 di 30

16 multilaterali tra diversi Stati, ispirati ai dettami del libero scambio, tra i principali accordi ricordiamo: il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) che impegna anche gli Stati Uniti, Paese tradizionalmente protezionista e 1'IMF (International Monetary Fund o anche Fondo monetario internazionale FMI) che favorisce gli scambi con l'estero finanziando i Paesi in difficoltà allo scopo di prevenire l'introduzione di misure protezionistiche. Altri sistemi di riequilibrio della bilancia dei pagamenti fanno largamente uso di misure restrittive, che vanno a colpire il consumo e la spesa pubblica, in modo da ridurre le importazioni. I risultati di queste contromisure sono spesso altamente nefasti per l'economia, andando ad incidere negativamente sul reddito e sull'occupazione. La svalutazione diventa, quindi, il sistema riequilibratore più innocuo e di semplice utilizzo, essa generalmente si accompagna a manovre monetarie e/o fiscali restrittive. Dopo aver svalutato, le merci estere diventano più costose e quelle nazionali più competitive sul mercato estero segue una necessaria riallocazione della spesa nazionale che privilegia i prodotti interni che adesso dovrebbero risultare maggiormente richiesti anche all'estero. La svalutazione, attuabile in un regime di cambi fissi, è uno strumento di politica economica, strumento inesistente nel regime di cambi flessibili. Tuttavia si deve precisare che quest'ultimo soltanto raramente opera nel concreto, in quanto, ad un certo punto, le Banche centrali intervengono sui mercati per influenzare i cambi. Altra precisazione tiene conto della differenza tra svalutazione reale e svalutazione nominale, infatti vi sarà una svalutazione reale, in grado di produrre gli effetti sopraesposti, soltanto se la svalutazione non viene compensata da un aumento dei prezzi interni dovuto ad un processo inflazionistico che ne annulla gli effetti in termini di competitività. In presenza di inflazione, infatti, i beni nazionali, possono risultare all'estero più costosi, nonostante la svalutazione. 16 di 30

17 8 Il deprezzamento e la svalutazione in presenza di inflazione Per quanto detto in chiusura del precedente punto: l'inflazione è un grosso problema per il commercio internazionale. Poiché i diversi Paesi non registrano identici tassi di inflazione, quelli che sperimentano un processo inflazionistico più severo risultano svantaggiati, oltre che da altri punti di vista, già analizzati nel capitolo dodicesimo, anche nel commercio internazionale, dove riscontrano una progressiva perdita di competitività. Onde porre rimedio a ciò vengono stabiliti tassi di cambi con parità mobile. In presenza di questo correttivo, il tasso di cambio viene deprezzato proporzionalmente al differenziale tra il tasso di inflazione dei Paesi che intrattengono rapporti commerciali. Alcuni Paesi rinunciano volontariamente a questa misura correttiva in modo da rallentare l'inflazione. Ciò accade quando i beni importati che registrano aumenti più contenuti rispetto a quelli nazionali, rientrano nel paniere di beni utile a stabilire il tasso di inflazione, essi riducono fittiziamente questo tasso, scontando il Paese una perdita secca in termini di competitività. Alla lunga questo comportamento può generare crisi valutarie ed è per questo fortemente sconsigliato dagli economisti. 17 di 30

18 9 Il meccanismo di pass through, ovvero il trasferimento delle variazioni del cambio sui prezzi Affinché la svalutazione o il deprezzamento possano sortire gli auspicati effetti di rilancio sull'economia occorre che i prezzi delle esportazioni si adeguino al nuovo rapporto di cambio (pass through), e ciò deve avvenire in maniera generalizzata per tutti i mercati delle merci di esportazioni e per tutti gli operatori di commercio estero. Poiché, normalmente, le condizioni di concorrenza perfetta non risultano verificate e i produttori godono di un certo potere sul livello dei prezzi, il trasferimento in oggetto solitamente non avviene in maniera completa, vediamo diverse eventualità: - massimizzazione del profitto. Se l'impresa esportatrice persegue la finalità di massimizzazione del profitto, a fronte di un peggioramento del regime di cambio dovrà valutare se sia il caso o meno di ridurre il prezzo nella stessa proporzione in cui si è ridotto il cambio (trasferimento completo). In questo calcolo il riferimento principale è quello della elasticità della domanda, quanto più essa sia rigida, tanto meno risulta conveniente trasferire la variazione del cambio e viceversa. A fronte di una domanda completamente rigida, l'esportatore non ha alcun interesse a ridurre il prezzo ed anzi registra un aumento del profitto unitario e complessivo in quanto dopo la svalutazione o il deprezzamento, la valuta estera che ottiene dalla vendita del prodotto vale di più in territorio nazionale. La riduzione del prezzo avviene soltanto in presenza di una domanda elastica; - economie di scala, se l'esportatore gode di economie di scala avrà convenienza ad allargare la produzione riducendo il prezzo, in quanto il profitto unitario potrebbe restare invariato, o addirittura aumentare; - impresa razionata dal lato della domanda, può verificarsi che l'impresa esportatrice disponga di capacità inutilizzata a causa della carente domanda sia interna che esterna. In questi casi si dice che l'impresa è razionata. Il trasferimento non andrebbe a ridurre il profitto unitario, poiché la maggiore produzione abbasserebbe il costo fisso, molto elevato a causa della capacità sottoutilizzata; - elasticità dell'offerta. La facoltà di un'impresa esportatrice di estendere le vendite a fronte di un peggioramento del rapporto di cambio, dipende dalla sua capacità di allargare la produzione. Normalmente tale capacità si possiede quando esistono risorse inutilizzate e 18 di 30

19 disoccupazione, al di fuori di queste ipotesi, l'aumento della domanda estera a seguito del pass through è controproducente e può provocare un processo inflattivo. 19 di 30

20 10 Altri aspetti della svalutazione In quest'ultimo punto relativo alla svalutazione ci soffermeremo su alcuni meccanismi di inceppo che possono alterare e perfino invertire il suo funzionamento. Il primo di questi meccanismi è quello già più volte incontrato nei processi di riequilibrio economico: la rigidità dei salari e dei prezzi. In seguito ad una svalutazione, si verifica l'aumento dei beni importati, questi ultimi generalmente rientrano, per una certa quota nel paniere di spesa che valuta il costo della vita, pertanto, quando i salari sono indicizzati rispetto a tale valore, tenderanno ad aumentare e con essi i prezzi (soprattutto quando questi ultimi vengono stabiliti utilizzando il metodo del mark-up sui salari). L'inflazione che ne deriva può annullare gli effetti positivi della svalutazione. Un'ulteriore conseguenza di questo processo è la riduzione della domanda aggregata, infatti quando i prezzi e i salari aumentano, occorre un incremento dell'offerta di moneta per evitare l'innescarsi di processi recessivi. Qualora la Banca centrale adotti una politica accomodante espandendo la base monetaria, si darà inizio ad una spirale inflazionistica, nell'altro caso vi sarà recessione, riduzione dell'offerta aggregata e del reddito, quest'ultimo elemento può, però, di fatto migliorare il saldo di conto corrente. Se l'obiettivo prioritario è quello di riequilibrare la bilancia dei pagamenti, la Banca centrale, in presenza di rigidità dei salari, non dovrà espandere la base monetaria a scapito dell'occupazione. Un diverso tipo di perturbazione sul mercato dei beni è quello causato da una maggiore competitività internazionale dovuta a miglioramenti dei prodotti o dei processi produttivi. Se i prezzi dei beni e dei servizi stranieri diventano più convenienti rispetto a quelli nazionali, una contromisura adeguata sarebbe quella di abbassare i prezzi interni riducendo i costi e quindi i salari nominali e reali. Laddove si riscontri un'assoluta rigidità di questi ultimi, probabilmente l'aggiustamento si otterrà con una riduzione, perlomeno momentanea, del reddito interno dovuta ad un aumento dei licenziamenti e della disoccupazione, per procedere quindi ad una completa ristrutturazione dei settori di produzione nazionale meno competitivi rispetto al mercato estero. Un ulteriore fattore di inceppo è definito l'effetto J. Il meccanismo di funzionamento dell'effetto J è molto semplice. All'indomani della svalutazione ci si attende che le importazioni aumentino e le esportazioni diminuiscano, ma 20 di 30

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