Dispensa di Storia Economica

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1 Dispensa di Storia Economica A cura di: Alberto Cudoni Daniela Costa Francesco Di Santo Francesco Maria Fama Umberto Lobina Mario Moschetta Pt 1 di 2 edizione A.A. 2014/2015 Marco Racco Matteo Sturla Francesca Verna Tommaso Vitiello Giulia Ragazzi CAPITOLO 3 CRESCITA E TRASFORMAZIONE DELLE ECONOMIE I. LA MISURAZIONE DELLA CRESCITA ECONOMICA MODERNA Per crescita economica moderna s intende l incremento della quantità di beni prodotta da un paese. E calcolabile come somma del valore aggiunto da ciascuno stadio di lavorazione dei beni. Per valore aggiunto s intende la differenza tra il valore di un bene finito e venduto ed i costi d acquisto degli input, ovvero la somma dei costi dei fattori produttivi (salari per il lavoro, interessi per il capitale e rendite per la terra). Indicatore canonico della crescita economica è il PIL (prodotto interno lordo) che presenta però degli svantaggi: 1) non tiene conto dei divari regionali all interno dei vari paesi; 2) non tiene conto delle esternalità provocate dalla crescita. Il PIL pro capite è invece utilizzato per misurare il livello di sviluppo. Ha però dei limiti: è infatti una misura unilaterale inadeguata a restituire il grado di benessere. Un indicatore dello sviluppo più accurato è lo Human Development Index (HDI), che considera un insieme di indicatori: - PIL pro capite; - Aspettative di vita alla nascita; - Scolarizzazione. Quando si confronta il livello di sviluppo di paesi diversi, di solito si usa una medesima valuta (dollaro americano) e l effettivo potere d acquisto (Purchasing Power Parity, PPP). La PPP indica la quantità di beni e servizi acquistabili in diversi paesi con una determinata quantità di dollari. Ciò perché un identica somma di danaro rappresenta un potere d acquisto chiaramente maggiore nei paesi più arretrati rispetto ai paesi!1

2 più sviluppati: 1000$ in India permettono l acquisto di più beni e servizi rispetto agli USA. Se non si tiene conto del relativo potere d acquisto, si sottostima il livello di sviluppo dei paesi più arretrati. II.MODELLI DI CRESCITA E PERFORMANCE PER PAESE Ci sono due teorie che esprimono il fenomeno di crescita economica: Steady-state growth (Neoclassica) Data la stessa tecnologia di partenza, il reddito Pro capite del Paese con una maggiore dotazione di capitale per addetto cresce a ritmo più lento fino a crescere solo per effetto dell aumento demografico. La crescita dipende dal tasso di arretratezza relativa. Il fatto che i Paesi più avanzati non abbiano sperimentato un rallentamento della crescita è dovuto al progresso tecnologico. E considerato un elemento esogeno, cioè accade accidentalmente. Più arretrato è un Paese (più basso stock di capitale) più rapida è la crescita (catching up) >riferimento al vantaggio dell arretratezza di Gerschenkron; nel tempo si ha convergenza del PIL pro capite tra paesi avanzati e paesi arretrati. New growth theory Il progresso tecnologico è una variabile endogena, considerato come il risultato di una serie di investimenti da parte delle imprese in R&S o in acquisizione di nuove tecnologie dall estero. La crescita dipende dalla dotazione di capitale umano. Assegna un ruolo chiave al capitale umano, all innovazione, alla conoscenza. La convergenza non è scontata: grazie gli investimenti destinati alla ricerca di base e alla ricerca applicata e allo sviluppo del capitale umano, i paesi avanzati possono mantenere un considerevole divario rispetto ai paesi meno sviluppati. Per CONVERGENZA si intende la riduzione del divario nei livelli di reddito pro capite. Il presupposto della convergenza è che il trasferimento di tecnologia dei paesi più sviluppati acceleri la fase di crescita dei paesi più arretrati. Periodizzazione della convergenza. Considerando il periodo , si osservano tre distinti sotto-periodi : convergenza moderata; : tendenziale divergenza; : convergenza pronunciata; Questo perché i trasferimenti di tecnologia avvengono soprattutto in condizioni di liberalizzazione del movimento internazionale dei beni e dei fattori di produzione (capitale, lavoro) e richiedono social capabilities (Abramovitz) che i paesi arretrati non sempre posseggono: istruzione e capitale umano; sistemi finanziari adeguati; infrastrutture efficienti; istituzioni pro-crescita.!2

3 III. CICLI E FLUTTUAZIONI! Per ciclo s intende una fluttuazione (ossia un calo) del tasso di crescita di un economia intorno alla tendenza di lungo periodo, ma non una diminuzione del reddito. Sono stati proposti diversi tipi di cicli. Ciclo di Kitchin: 40 mesi, sostanzialmente coincidente con l andamento delle scorte; Ciclo di Juglar: 7-11 anni: recessione-depressione-ripresa-boom; Ciclo di Kuznets: 20 anni; Ciclo di Kondratieff: 50 anni ma non sono state individuate regolarità costanti. Perché i cicli importano? Contrazione dei consumi e disoccupazione sono fenomeni socialmente e politicamente difficili da accettare. Illusione monetaria: la gente è più sensibile all andamento delle grandezze nominali (in particolare i salari) che di quelle reali. In genere le prime tendono a calare se i prezzi diminuiscono, dando una sensazione di crisi anche se la quantità di beni a disposizione (grandezza reale) aumenta. IV. LE TRASFORMAZIONI STRUTTURALI Nel lungo periodo la crescita economica nel senso inteso da Kuznets ha provocato profondi cambiamenti strutturali. Uno dei più importanti riguarda la struttura occupazionale, ossia il travaso di forza lavoro dal settore agricolo a quello industriale e dei servizi. La riduzione di occupati nel settore primario è avvenuta più rapidamente nei paesi di più antica industrializzazione. Nei paesi latecomers la trasformazione è stata più lenta a causa della concorrenza estera nel settore industriale. Laddove i settori industriale e dei servizi avevano una produttività maggiore di quello agricolo, il semplice travaso occupazionale è stato fonte di crescita ( >USA ).!3

4 6. MONETA E CREDITO! 1. Moneta, credito e sviluppo economico 1.1 La natura della moneta. La moneta è un mezzo di pagamento che rende irrilevante acquisire informazioni sulla solvibilità dei singoli contraenti, in mercati dominati dall incertezza sulle condizioni future: la moneta permette così di ridurre i costi di transazione e di informazione connessi alle imperfezioni dei mercati reali. La moneta assolve inoltre un altra duplice funzione: alla moneta quale misura del valore (o unità di conto) si rapporta il valore di ogni merce espresso in termini di prezzo; la moneta quale riserva di valore conserva potere d acquisto, nel tempo e nello spazio, consentendo di separare atto di vendita e atto di acquisto. La gestione dei mezzi monetari e creditizi assolve la duplice funzione di poter introdurre nei sistemi economici, da un lato, rigore allocativo e antinflazionistico e, dall altro, essenziali elementi di flessibilità nei meccanismi di governo della liquidità nelle fasi di deflazione e di crisi dei mercati reali e monetari. Secondo la definizione dell economista inglese William Petty (XVII secolo) la moneta è il grasso di un corpo politico: un eccesso nella circolazione di moneta nuoce all agilità di tale corpo, mentre la scarsità lo rende malato, impedendo la regolarità degli scambi. La progressiva monetizzazione dell economia si impernia sulla propensione a regolare le transazioni mediante strumenti monetari. La monetizzazione segue la crescita della complessità e dell articolazione delle economie sviluppate. A questo proposito, nei sistemi finanziari le istituzioni, formali e informali, giocano un ruolo preponderante rispetto a quanto avviene negli altri settori dell economia, quantomeno per l incidenza dell accettazione dei mercati e per la dipendenza delle regole dalle decisioni e dalle scelte dei poteri legislativi. 1.2 La crescita delle economie monetarie. L affermazione delle economie monetarie tra il Cinquecento e il Seicento si legò a tre fenomeni paralleli: 1) l espansione e la diffusione dei centri urbani; 2) la specializzazione produttiva delle aree rurali e dei centri urbani; 3) la crescita qualitativa e quantitativa dei traffici mercantili. L evoluzione monetaria non segue una transizione progressiva da un economia di baratto a un economia monetaria e, infine, a un economia creditizia, ma rivela la lunga coesistenza di diversi spazi e circuiti di scambio sia in economie internamente non omogenee, sia tra economie differentemente sviluppate. Durante il Seicento e il Settecento si affermarono tre ambiti di circolazione monetaria: se il circuito dei commerci a lunga distanza si imperniava sulla moneta aurea e si reggeva su un sistema di compensazioni, gli scambi regionali e locali comportavano l impiego di moneta argentea, mentre gli scambi minuti erano in genere saldati con una moneta divisionale di rame. Inoltre, durante il Settecento si affermarono alcune monete grosse, la sterlina e la livre, come unità di conto. L offerta di moneta metallica era tuttavia un offerta anelastica, relativamente rigida, che dipendeva dalle produzioni minerarie, dalle scoperte di nuovi giacimenti e dalle tecniche di sfruttamento. La stabilizzazione monetaria conseguita tra Settecento e Ottocento fu correlata non solo all espansione della componente monetaria fiduciaria (cartacea e creditizia), con la quale si soddisfarono le aumentate necessità di mezzi di pagamento dell economia reale, ma anche alla progressiva razionalizzazione dei criteri di emissione e di gestione dei debiti pubblici.!4

5 La mutata struttura dell offerta di credito produsse una contestuale modificazione nella quantità e nella composizione dell offerta globale di moneta, con una dilatazione degli aggregati monetari. L offerta complessiva di moneta si è andata definendo in termini di aggregati monetari comprendenti la base monetaria (le passività della banca centrale intese come moneta ad alto potenziale) e i depositi bancari a vista, lo stock di moneta e tutti i tipi di depositi, e dai titoli di stato a breve scadenza. 2. Nascita ed evoluzione della banca centrale 2.1 Funzioni della banca centrale. Le prime banche di emissione europee vennero create per emettere banconote e gestire una parte del debito pubblico (funzioni macroeconomiche). Esito di un intervento dello stato, le banche di emissione si trasformarono soltanto successivamente, tra Ottocento e Novecento, in banche centrali assumendo la responsabilità duplice di governare l offerta di moneta fiduciaria e garantire la stabilità dei sistemi bancari. Le maggiori banche centrali acquisirono, gradualmente, gli strumenti operativi essenziali della politica monetaria: a) il tasso ufficiale di sconto; b) la gestione delle riserve; c) le operazioni di mercato aperto in titoli di stato. La banca centrale assolve funzioni macroeconomiche e microeconomiche. Le funzioni macroeconomiche connesse all offerta di moneta, di cui si è detto, si enuclearono e si precisarono durante la prima metà dell Ottocento in Gran Bretagna e Francia. Le funzioni microeconomiche di garanzia della stabilità emersero invece lentamente, in genere a seguito delle ripetute crisi di fiducia che nell Ottocento provocarono fallimenti bancari a catena compromettendo sia il credito sia la regolarità dei pagamenti. Durante le crisi di fiducia le banche di emissione assunsero, a poco a poco, il ruolo di prestatore di ultima istanza (lender of last resort) a favore dei rispettivi sistemi bancari. La funzione di lender of last resort assolta dalle banche di emissione ne fece non tanto semplici banche tra le banche, ma ne definì piuttosto la centralità all interno dei sistemi creditizi in qualità di banche delle banche. Storicamente, l istituzione banca centrale, intesa come razionalità collettiva dei mercati, si forma nell ultimo terzo dell Ottocento sulla scorta dell esperienza che le principali banche di emissione europee trassero dalle crisi finanziarie. Le sole esperienze storiche di free banking (libertà di emissione di moneta fiduciaria convertibile in moneta merce da parte di banche in concorrenza) della Scozia e degli Stati Uniti, a seguito di ripetute crisi, si sono evolute verso un sistema meno instabile o per un processo legislativo complesso conclusosi con la costituzione di una banca centrale (negli Usa la Federal Reserve fu istituita nel 1913). 2.2 Alle origini delle banche centrali: la Banca d Inghilterra. L arte di risparmiare oro mediante l adozione di banconote e di strumenti di credito cartacei fu paragonata da Smith e Thornton alle innovazioni tecnologiche della rivoluzione industriale: l impiego delle banconote e la formazione di un mercato nazionale delle cambiali furono riguardati come la sostituzione di macchinari che consentivano di produrre a costi minori e di offrire quindi merci a prezzi inferiori. La Banca d Inghilterra fu costituita nel 1694 come società con personalità giuridica autonoma in risposta alle esigenze di raccolta immediata di risorse di cui la corona necessitava per finanziare la guerra che Guglielmo III combatteva contro Luigi XIV. La banca ricevette una serie di privilegi: per oltre un secolo fu l unica a responsabilità limitata e l unica società per azioni autorizzata ad emettere banconote in Inghilterra.!5

6 Essa ottenne, inoltre, la custodia esclusiva dei fondi di cassa del governo, un privilegio connesso alle successive concessioni di credito e alla creazione di un debito pubblico nazionale. In Francia agli inizi del Settecento lo scozzese John Law si fece promotore di una radicale riforma delle finanze francesi che permettesse di ristrutturare il debito dello stato sia di attuare una politica monetaria espansiva a sostegno dell economia attraverso l offerta di credito bancario. Con la creazione della Banque Royale, Law riuscì a realizzare un articolato sistema finanziario fondato sui monopoli dell emissione, dell esazione delle imposte dirette assegnata alla Ferme Gènèrale e dei commerci transoceanici gestiti dalla Compagnie des Indes. Ne seguì un forte moto speculativo sulla scorta delle aspettative di un rialzo dei corsi delle azioni delle tre società di Law, culminato in un drastico crollo delle valutazioni dei titoli. Un altro serio colpo alla fiducia dei francesi nella moneta cartacea fu arrecato durante la Rivoluzione dall inflazione causata dalle eccezionali emissioni di assegnati (assignats), i biglietti rappresentativi di specifici terreni demaniali. La Banca di Francia venne costituita da Napoleone nel 1800 con l obiettivo di avere un canale di finanziamento privilegiato della spesa dello stato allora impegnato in una lunga guerra. Nel 1848 la Banca di Francia approfittò della grave crisi di fiducia connessa agli avvenimenti politici e decise di non sostenere le banche regionali di emissione riscontandone il portafoglio cambiario e si annetté numerose banche dipartimentali. Essa assunse il monopolio dell emissione sull intero territorio nazionale. Negli Stati Uniti con il Bank Act del 1863 fu ridefinito il quadro istituzionale della struttura bancaria americana. Gli Stati Uniti rimasero senza una vera banca centrale sino all approvazione del Federal Reserve Act: dopo la grave crisi del 1907 si affermò infatti l idea di creare un sistema decentrato di banche centrali in armonia con la struttura federale degli Stati Uniti. Nel 1913 fu infine istituito il Federal Reserve System, composto dalle banche della riserva federale con il compito di fornire una moneta elastica, per offrire gli strumenti per riscontare gli effetti commerciali, per stabilire un controllo più efficace dell attività bancaria. Le banche associate furono tenute a detenere una parte delle loro riserve sotto forma di depositi presso la Federal Reserve, con l effetto di ridurre il rapporto tra i depositi e le riserve del sistema bancario e di attenuare la distinzione tra le banche nazionali e le altre banche. 3. Banche centrali e crisi finanziarie 3.1 Il periodo precedente la prima guerra mondiale. Le banche centrali europee tentarono di assolvere la propria funzione macroeconomica di regolazione delle variabili monetarie ancorandosi alla parità aurea, nella convinzione di poter regolare l emissione fiduciaria e stabilizzare la dinamica dei prezzi attraverso un meccanismo a lungo ritenuto automatico (gold standard). Negli ultimi decenni dell Ottocento il tasso ufficiale di sconto divenne uno strumento di effettiva regolazione della liquidità e dei livelli di attività dei sistemi bancari: la manovra dei tassi ufficiali di sconto permetteva alle banche centrali di preservare le riserve metalliche. Quando la fase di crescita congiunturale dava luogo ad un espansione creditizia, producendo tensioni sulle riserve, le banche centrali alzavano il tasso ufficiale di sconto riducendo la circolazione fiduciaria e allentando di conseguenza la pressione sulle scorte auree: entro un certo lasso di tempo la manovra della banca centrale si comunicava ai mercati reali, con l effetto di imprimere un rallentamento alle attività. Allo stesso modo il ristagno dell economia induceva le autorità monetarie, assistite dalle!6

7 ricostituzione delle riserve, a ridurre il tasso ufficiale di sconto con l obiettivo di favorire una ripresa ciclica della produzione e degli scambi. Nella strumentazione tecnica delle banche centrali erano importanti anche le operazioni di rifinanziamento delle banche commerciali. L ammissione al risconto e le anticipazioni implicavano un giudizio sulla qualità della carta commerciale presentata dagli operatori e nel contempo consentivano alla banca centrale di acquisire informazioni sulle condizioni del credito e dell economia. Nella seconda metà dell Ottocento la funzione di lender of last resort svolta dalla Banca d Inghilterra e la centralità assunta dalla sterlina quale fulcro del sistema monetario aureo nei pagamenti internazionali furono la conseguenza di un secolare processo evolutivo. La stabilità della sterlina e la supremazia delle merchant banks londinesi garantite dalla Banca d Inghilterra ne fecero il principale centro internazionale di servizi finanziari. La capacità della Banca d Inghilterra di intervenire a garanzia della stabilità monetaria e finanziaria dipese tuttavia dalla disponibilità delle riserve auree della Banca di Francia, l effettivo creditore di ultima istanza internazionale dell Ottocento. Tra il 1870 e il 1914 la relativa stabilità dei principali sistemi finanziari europei, pur soggetti a periodiche crisi di liquidità, venne assicurata in effetti da un patto di reciproca cooperazione tra le maggiori banche centrali. Dopo quasi mezzo secolo di sostanziale autonomia, durante la guerra le banche centrali vennero subordinate, di fatto, alle inedite esigenze di spesa degli stati belligeranti. La guerra fu in genere finanziata dalla crescita del debito pubblico, interno ed estro, e dalla monetizzazione di una parte consistente dei disavanzi. La monetizzazione dei disavanzi pubblici e il parallelo aumento delle emissioni cartacee produssero una forte inflazione fiduciaria. Dopo l inflazione postbellica, negli anni venti le banche centrali seguirono in genere una politica monetaria deflazionistica, volta a ripristinare condizioni di normalità: da un lato, si impegnarono a compiere il rientro dall inflazione e dall altro mirarono a ricostruire il precedente regime di cambi fissi mediante il ritorno all oro. Dal 1926 al 1931 in Europa fu ripristinato il regime dei cambi fissi incentrato sul gold exchange standard. 3.2 Crisi e recessione. La crisi del 1929 è stata ricondotta a fattori monetari e a fattori reali, a fattori di breve e di lungo periodo: nell impostazione keynesiana la depressione fu ascritta alla caduta della domanda seguita a un mutamento delle aspettative indotto da una crisi di liquidità a cui le autorità monetarie, rigidamente vincolate ad una politica ortodossa di rispetto della parità aurea, non seppero o non vollero rispondere convenientemente; secondo l analisi monetarista la crisi fu invece causata da un inadeguata politica monetaria delle Federal Reserve. Di recente, la crisi è stata riportata all assenza negli anni venti di un creditore di ultima istanza internazionale e alla mancanza di cooperazione tra le banche centrali. Tra il 1929 e il 1931 la crisi assunse dimensioni internazionali in ragione della rapida trasmissione dell instabilità finanziaria: l instabilità fu in breve comunicata dagli Stati Uniti all Europa dai movimenti dei capitali e dal crollo dei prezzi di prodotti e di servizi trattati nei mercati internazionali, per l esigenza degli operatori di disfarsi, anche a prezzi cedenti, delle scorte di materie prime e delle attività finanziarie in risposta alla stretta creditizia attuata nell intento di guidare i movimenti di capitale. Le banche centrali furono chiamate a salvaguardare la stabilità dei sistemi finanziari in un quadro di severa politica monetaria coerente con il mantenimento delle riserve e della parità aurea delle valute.!7

8 La contrazione delle risorse amministrate dagli istituti di credito non venne compensata da una politica monetaria espansiva delle banche centrali, che tennero ferma la linea restrittiva necessaria alla difesa della parità aurea. Questa politica non poté non aggravare e prolungare la recessione economica e l instabilità dei sistemi bancari. La politica monetaria restrittiva, il ritiro dei fondi esteri a breve e l indisponibilità delle banche centrali inglese e francese a fornire crediti fecero precipitare la crisi in Germania e Austria: la crisi fino allora latente si volse in crisi aperta quando la viennese Creditanstalt, collegata ai Rothschild, dovette dichiarare bancarotta, con l effetto di una drammatica corsa agli sportelli. La crisi si trasmise quindi alla Germania dove la Reichsbank tentava da tempo di arginare la spinta degli operatori a coprire le rispettive posizioni revocando e liquidando i crediti concessi. Nei primi anni trenta un intervento diretto dello stato a sostegno delle banche in crisi fu attuato anche in Italia: la riforma dei mercati mobiliari e la politica monetaria restrittiva connessa alla rivalutazione della lira (Quota 90, 1926) furono in larga parte all origine di alcuni dissesti bancari minori e delle immobilizzazioni delle maggiori banche miste. Con la costituzione dell IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) del gennaio 1933 e con le convenzioni bancarie del marzo 1934 si procedette a una generale riorganizzazione della struttura finanziaria italiana al fine di smobilizzare la stessa Banca d Italia, i cui interventi di salvataggio ne avevano fatto, indirettamente, il creditore di ultima istanza di una parte consistente dello stesso sistema industriale. L intervento dello stato diede alla Banca d Italia, divenuta istituto di diritto pubblico con la legge di riforma del 1936, un maggiore controllo dell offerta di moneta e ulteriori poteri di vigilanza sulle aziende di credito. Negli Stati Uniti le autorità monetarie, dopo il repentino crollo a Wall Street dei corsi azionari dell ottobre 1929, si susseguirono tre ondate di fallimenti bancari: questi furono dovuti al fatto che, malgrado la pronta immissione di liquidità tramite un operazione di mercato aperto, nei mesi successivi il Federal Reserve Board optò per una restrizione con effetti negativi sulla liquidità delle banche. La politica restrittiva seguita dalla Federal Reserve e la vendita di titoli da parte delle singole banche accentuarono la vendita di titoli da parte delle singole banche accentuarono la deflazione e indebolirono l intero sistema bancario. Nel 1932, Roosevelt fece approvare il Glass-Steagall Act, una nuova legge che, oltre a sancire la netta separazione tra banche commerciali e banche di investimento, consentiva di ampliare le garanzie accessorie a fronte delle quali la Federal Reserve emetteva moneta e di estendere il sostegno alle banche in difficoltà. Di fronte alla crisi bancaria le autorità monetarie europee e americane si comportarono in maniera non omogenea. Nei casi di maggiore gravità (Germania, Italia e Stati Uniti), la politica monetaria restrittiva delle banche centrali connessa alla conservazione delle riserve metalliche e valutarie costrinse i poteri pubblici a intervenire direttamente, e con nuovi strumenti, in funzione anticrisi. L intervento delle banche centrali venne concepito non solo in termini anticiclici, ossia di stabilizzazione dei cicli, ma anche come responsabilità istituzionale di governo dell offerta di moneta e di regolazione dei mercati monetari, valutari e finanziari nella prospettiva di rimuovere i fattori di crisi attraverso la politica creditizia. 4. Le banche centrali dopo la Seconda Guerra Mondiale L autonomia delle banche centrali si ridusse sensibilmente tra i primi anni trenta e la fine degli anni quaranta quando la politica monetaria venne in genere subordinata alle necessità di spesa pubblica degli stati impegnati nella guerra e nella!8

9 ricostruzione (es. Germania Nazista). Nonostante la disciplina dei prezzi, dopo il 1943 l espansione fuori controllo dell offerta monetaria produsse forti spinte inflazionistiche: questo fatto, insieme alla sconfitta e divisione della Germania, segnarono la fine della Reichsbank e la nascita nel 1957 della Deutsche Bundesbank, cui il governo federale della Germania Occidentale affidò la responsabilità prioritaria di garantire la stabilità della moneta. Negli anni cinquanta e sessanta le banche centrali, in genere, furono in grado di conservare la stabilità dei prezzi interni e dei rapporti di cambio delle rispettive valute con il dollaro, la nuova moneta di riferimento per il sistema finanziario internazionale. Dopo la crescita dei prezzi durante la seconda guerra mondiale, la statunitense Federal Reserve dovette fronteggiare le ulteriori spinte inflazionistiche implicite nella tendenza a monetizzare i disavanzi governativi. Nel 1950 la guerra coreana e l aumento conseguente delle spese fecero acuire il latente conflitto tra il Tesoro e la Federal Reserve sulla prassi della monetizzazione dell indebitamento pubblico. La ripresa dell inflazione dal 1965, a seguito delle politiche di spesa pubblica connesse ai programmi sociali e alla lunga guerra in Vietnam, richiese un intervento di razionalizzazione da parte della Federal Reserve: ne discesero la monetizzazione dei disavanzi governativi e la crescita dell offerta monetaria. Negli anni sessanta la Federal Reserve fu inoltre chiamata a intervenire a sostegno della stabilità del sistema finanziario, mentre i rapporti di cambio andarono progressivamente deteriorandosi, sotto la spinta dei saldi negativi della bilancia dei pagamenti (prezzi USA, import, export ), finché nell agosto 1971 la posizione del dollaro non divenne insostenibile costringendo Nixon a dichiararne l inconvertibilità. 5. I sistemi monetari: il Gold Standard 5.1 Le premesse. L'accentuata segmentazione delle aree monetarie rimase un fattore di instabilità fino ai primi tentativi settecenteschi di riforma, riordino e innovazione. Durante il Settecento si procedette a una lenta stabilizzazione delle monete metalliche, alla diffusione delle prime banconote e alla formazione di un ampio mercato degli effetti cambiari in Gran Bretagna (Londra) e Olanda (Amsterdam). L'esigenza di disporre di monete diverse per transazioni di differenti entità e carattere non venne meno, né si esaurisce la tendenza dei mercati, di fronte a strozzature e restrizioni nelle disponibilità, a individuare strumenti di pagamento non vincolati da controlli che ne irrigidissero l'offerta. Durante il Settecento nei principali stati europei si tentò una stabilizzazione della circolazione monetaria. Le politiche di stabilizzazione tesero a ricostruire, o a definire ex novo, parità monetarie che consentissero di razionalizzare e uniformare le aree di sovranità con riguardo al rapporto tra i prezzi di mercato e i valori di conio di oro e argento. Dopo la coniazione compiuta da Elisabetta, l'inghilterra pose le basi della prima forma di monometallismo aureo, gold standard, nel 1717, quando il responsabile della zecca Isaac Newton fissò il prezzo dell'oro rispetto a valore della sterlina punto la fissazione della parità aurea di Newton durò fino alla 1931 e comporta un afflusso di oro in Inghilterra è una progressiva di monetizzazione dell'argento Il sistema aureo. Durante le guerre napoleoniche si formarono due grandi spazi monetari, non alternativi ma complementari. Se la Gran Bretagna si orientò in maniera decisa verso l'adozione del monometallismo aureo, la Francia mantenne invece il bimetallismo fissando il rapporto di cambio legale tra oro e argento. Nei primi decenni dell'ottocento la Gran Bretagna costituiva di fatto un'isola!9

10 monometallista, dotata di istituzioni finanziarie e monetarie avanzate. La circolazione monetaria francese era essenzialmente incentrata sulla componente argentea, mentre oltremodo limitato era l'uso delle banconote e dei depositi bancari. La lenta transizione a un regime monometallista aureo nel corso del Settecento procedette di pari passo con la diffusione delle banconote e dei depositi bancari come mezzi di pagamento. La convertibilità della sterlina fu sospesa fra il 1790 e il 1821 in ragione dei rischi che la guerra poneva alla conservazione delle riserve della Banca d'inghilterra. Nel paese si accese un vivace dibattito tra i sostenitori della currency school e gli esponenti della banking school. Gli amministratori della Banca d'inghilterra, in accordo con la banking school, sostennero che l'emissione di banconote dovesse essere regolata con riferimento alla domanda di mezzi di pagamento da parte della produzione e dei commerci. L'emissione doveva quindi procedere di pari passo con le transazioni effettive in modo tale da evitare un eccesso di offerta, con effetti inflazionistici, rispetto alla reale domanda dei mezzi di pagamento. La riforma di Peel (Bank Act, 1844), oltre ad affidare la stabilità dei prezzi alla pratica della riserva frazionaria, distinse nettamente l'emissione di moneta, come attività particolare, dalle altre attività produttive e distributive sottoponendola a un vincolo restrittivo. Questo speciale vincolo diede alla Banca d'inghilterra il monopolio delle missioni imponendo allo stesso tempo una politica restrittiva, regolata dai massimali sulle banconote non coperte dalle riserve. In definitiva, un sistema tanto rigido di regolazione dell'emissione doveva in realtà essere violato in ogni momento di crisi per potere essere applicato sul lungo periodo nei momenti di normalità: il tallone aureo non costituiva pertanto un meccanismo automatico, ma rappresentava un sistema di amministrazione dei mezzi monetari e richiedeva un ente, la banca centrale, che si assumesse il governo della moneta. Dagli anni 70 dell'800, il gold standard divenne in realtà un sistema imperniato sulla sterlina. Con il Peel act si assistette all'affermazione del gold standard quale perno essenziale di un sistema monetario internazionale coerente con la crescita dei commerci mondiali, a tal punto che per lungo tempo il tallone aureo fu descritto e inteso dagli economisti come un meccanismo di compensazione quasi automatico degli eventuali squilibri della bilancia dei pagamenti e intimamente legato alle politiche commerciali liberiste in auge nella seconda metà dell'ottocento. Nei fatti il gold standard era un sistema monetario gestito internamente dalla banca centrale e internazionalmente in forza della cooperazione tra le maggiori banche centrali cui era affidata la gestione delle riserve. Tra il 1870 e il 1914 il gold standard si estese alle maggiori economie, configurandosi in tale modo come un sistema monetario internazionale caratterizzato da stabilità e da un regime di cambi fissi. L'adesione al regime monetario aureo comportava il rispetto di tre regole fondamentali: la fissazione di una parità aurea legale, la possibilità di convertire in oro, a vista e al valore nominale, le banconote e la libera esportazione e importazione dell'oro. Le regole del gioco prevedevano che le singole banche centrali restringessero l'offerta di moneta in caso di deflusso dell'oro e che l'ampliassero in caso di afflusso. Il flusso di oro avrebbe infatti ridotto l'offerta di moneta e provocato una conseguente caduta dei prezzi, mentre l'ascesa dei prezzi nei paesi verso cui loro fossero influito ne avrebbe segnato la perdita di competitività con l'effetto di invertire il ciclo di afflusso e deflusso di oro determinando un mutamento nell'andamento dei prezzi e un quasi parallelo riequilibrio della bilancia commerciale. 6. Dal Gold Exchange Standard alla crisi di Bretton Woods!10

11 6.1 Il Gold Exchange Standard. Ancora prima della crisi dell'agosto 1914 il sistema aureo mostrava segni di cedimento. Lungi dall'essere un meccanismo automatico, con la fine della cooperazione tra le banche centrali e la sospensione della convertibilità imposta dalla guerra il gold standard si rivelò come il risultato di esili equilibri conseguiti attraverso una politica monetaria adeguata. Nonostante la sospensione della convertibilità e l'introduzione dei controlli sui cambi e sulle esportazioni di oro, in alcuni casi la prima guerra mondiale non mutò la forma legale di regolazione dell'offerta monetaria. Ciò che la guerra modificò fu piuttosto la situazione della bilancia commerciale e dei pagamenti dei paesi belligeranti e, di conseguenza, lo stato delle riserve metalliche, in larga parte impiegate per finanziare gli squilibri nei conti con l'estero. Nei primi anni 20 le autorità centrali europee tentarono di stabilizzare i prezzi interni e ricostituire il sistema monetario prebellico con cambi fissi. Tra il 1922 il 1927 furono ripristinate le parità delle principali valute europee intorno ai livelli prebellici. Malgrado i tentativi in tale senso, non fu tuttavia possibile ritornare al sistema aureo nella versione originaria. Le difficoltà a ricostituire il sistema di cambi fissi derivavano anzitutto dalle modalità di finanziamento della guerra, con il fardello della di inflazione, dell'abnorme indebitamento pubblico e dei debiti Inter alleati. Ma fattori di instabilità e squilibrio erano impliciti anche nell'imposizione alle potenze sconfitte di elevate riparazioni di guerra. Il caso estremo di aumento dei prezzi fu rappresentato dall'iperinflazione tedesca. L iperinflazione venne fermata da una riforma monetaria che introdusse il Rentenmark: il marco aveva infatti cessato di assolvere le funzioni di unità di conto e di riserva di valore poiché l'aumentata velocità di circolazione rendeva impossibile fissare stabilmente i prezzi la cui variazione avveniva più volte al giorno. La Reichsbank smise di emettere marchi e la Rentenbank assunse il carico della circolazione a un cambio di un miliardo di marchi per un Rentenmark. Nei primi anni 20 fenomeni inflazionistici e forti svalutazioni si registrarono anche in Austria, Cecoslovacchia, Polonia Ungheria, Bulgaria, Romania e nei paesi sudamericani. Dopo la stabilizzazione dell'austria e della Cecoslovacchia, anche in vista di obiettivi politici, tra il 1924 e il 1928 la Società delle Nazioni concesse vari prestiti per la stabilizzazione della Polonia, dell'ungheria e della Bulgaria. L'obiettivo dei prestiti internazionali ai paesi dell'europa centrale e orientale era intimamente connesso alla ricostruzione della normalità prebellica attraverso il tallone aureo e la creazione di una rete di banche centrali autonome. Nonostante il parere contrario di Keynes e di altri economisti, il Cancelliere dello Scacchiere Winston Churchill decise di ripristinare la parità prebellica della sterlina con l oro alla fine del 1925, imponendo per tale via una politica deflazionistica non solo alla Gran Bretagna ma anche alle altre maggiori economie industriali e alle economie extra europeo collegate. Nei paesi con alta inflazione, Francia, Belgio e Italia, la produzione e l'occupazione aumentarono sulla spinta della crescita della domanda esterna e interna in ragione della maggiore competitività internazionale conseguita attraverso la svalutazione valutaria che favoriva le esportazioni e riduceva le importazioni. Di contro, nei paesi con ridotta inflazione (Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Svezia, Olanda, Norvegia, Danimarca e Giappone), produzione e occupazione risentirono negativamente del l'apprezzamento valutario. La crisi bancaria tedesca dell'estate del 1931 mise a nudo le fragilità intrinseche del gold exchange standard, costringendo le autorità centrali inglesi a sospendere la convertibilità della sterlina. Nell'economia mondiale si formarono rapidamente tre gruppi di paesi: un primo dell'area della sterlina legato alla Gran Bretagna, un secondo dell'europa centrale isolato da restrizioni e controlli!11

12 e valutarie (Stati Uniti, Francia, Belgio, Olanda, Italia e Svizzera). Laddove furono perseguite politiche monetarie restrittive la durata e intensità della crisi furono maggiori. 6.2 Bretton Woods e la ricostruzione del sistema monetario internazionale. Malgrado i tentativi di finanziare le spese belliche con l aumento dell imposizione fiscale, alla fine della seconda guerra mondiale la circolazione monetaria era cresciuta in Europa con effetti altamente inflazionistici sui livelli dei prezzi. Lo studio di un nuovo sistema monetario internazionale da realizzare a guerra finita era iniziato nell estate Nel corsi di quell anno, John M. Keynes redasse un programma relativo a una International Clearing Union e Harry D. White venne incaricato dal Tesoro americano di redigere la proposta per un sistema di stabilizzazione che favorisse gli aiuti interalleati e costituisse la base di un sistema monetario internazionale per il dopoguerra. Nel 1942 le proposte di Keynes e White furono prese in esame dalle autorità di governo statunitensi e britanniche. Le proposte concordavano sulla necessità di stabilizzare i cicli economici e di introdurre meccanismi di controllo della liquidità internazionale mediante la cooperazione all interno di un organismo sovranazionale. Dopo modifiche e revisioni, i piani di Keynes e White si confrontarono sulla valuta di riferimento: per i saldi tra le banche centrali l inglese propose di creare una valuta internazionale denominata in oro, il bancor, mentre l americano sostenne la formazione di un paniere di valute esistenti legate all oro. Gli accordi di Bretton Woods del luglio 1944, realizzando un sistema di cambi fissi e di saldi valutari multilaterali, resero necessaria la costituzione di due organismi internazionali: l International Bank for Reconstruction and Development (World Bank) e l International Monetary Fund (IMF). Nella fissazione dei tassi di cambio si prevedeva che i rapporti in linea di principio fissi potessero venire aggiustati in particolari condizioni. Secondo lo schema originario i paesi in difficoltà valutarie avrebbero potuto richiedere all IMF di accedere alle riserve presso un fondo creato con i contributi obbligatori degli stati membri. La passività dell IMF fece scivolare il sistema dei cambi dall originaria stabilità relativa dei tassi alla stabilità in senso assoluto derivante dall autonoma fissazione dei rapporti di cambio da parte dei singoli stati membri. La trasformazione dei sistema in gold-dollar standard richiedeva che gli Stati Uniti, e quindi il dollaro, mantenessero la centralità economica e politica acquisita, laddove la bilancia dei pagamenti americana continuava a deteriorarsi. Negli anni sessanta, infatti, aumentarono i dubbi sulla capacità delle autorità centrali americane di mantenere un adeguato rapporto tra riserve auree e base monetaria. Nonostante le misure restrittive prese dagli Stati Uniti all esportazione di capitali, le difficoltà del sistema monetario internazionale emersero in termini evidenti. La corsa speculativa verso l oro, sollecitata dalla scelta di De Gaulle di convertire in oro le riserve in dollari, rese insostenibili gli interventi dei paesi del Gold Pool sui mercati internazionali per tenere il corso dell oro intorno al tasso ufficiale. Nell agosto 1971 il presidente statunitense Richard Nixon, incalzato dalla speculazione e dall ulteriore deterioramento della bilancia dei pagamenti, dichiarò la sospensione della convertibilità del dollaro in oro ponendo fine al sistema di cambi fissi di Bretton Woods. La decisione unilaterale di Nixon, con la svalutazione del dollaro, impresse una spinta alla competitività delle merci americane e permise di riassorbire una quota della crescente disoccupazione. Il tentativo di legare i rapporti di cambio delle valute europee in un serpente monetario perseguito dalle autorità europee, invece, era destinato a fallire di fronte alle esigenze di elasticità implicite nelle politiche!12

13 espansive a sostegno dei redditi e dell occupazione seguite da alcuni stati: ciò contribuì a diffondere i tassi di cambio fluttuanti. CAPITOLO 7 - L EVOLUZIONE DEI SISTEMI FINANZIARI 1. LE STRUTTURE FINANZIARIE E LO SVILUPPO ECONOMICO Lo sviluppo economico produce una distinzione tra i centri di formazione del risparmio (es. famiglie) e i centri di decisione degli investimenti (le imprese, lo stato). Le istituzioni e le strutture d intermediazione finanziaria devono la loro nascita proprio alla necessità di raccordare i centri di risparmio e d investimento. Si pensi, per esempio, al ruolo del banchiere: egli deve giudicare il merito di credito (e le prospettive) di richiedenti che possiedono informazioni cui gli offerenti non possono accedere se non affrontando costi di ricerca molto superiori rispetto ai benefici. Il banchiere deve quindi: a) acquisire e restituire informazioni al sistema; b) negoziare contratti; c) assicurarsi il successivo rispetto attraverso un azione di monitoraggio. Tra il Settecento e l Ottocento, l evoluzione delle economie più avanzate, si concretizzò proprio nel processo di progressiva specializzazione dei soggetti che detengono attività e dei soggetti che emettono passività finanziarie. Raymond W. Goldsmith mostra, a tal proposito, l esistenza di una correlazione positiva definita rough parallelism tra lo sviluppo delle sovrastrutture finanziarie e la crescita dell economia reale. Il modello di John G. Gurley e Edward S. Shaw sostiene che le strutture finanziarie si limiterebbero a seguire la crescita dell economia reale adeguandosi alle esigenze espresse dagli operatori. Rondo Cameron distingue tre casi nazionali: i sistemi finanziari possono aver assolto una funzione positiva, una funzione neutrale o anche una funzione negativa rispetto allo sviluppo economico. Un ruolo positivo è assegnato da Alexander Gerschenkron alla banca quale fattore sostitutivo delle insufficienti forze di mercato nei processi di industrializzazione dei paesi a sviluppo tardivo. In linea di massima si può dire che i mutamenti e le innovazioni istituzionali nelle strutture finanziarie giocarono un ruolo positivo nell assicurare risorse alle economie in crescita. Goldsmith, nelle sue analisi, individua una serie di regolarità nell evoluzione dei sistemi finanziari che accompagnano lo sviluppo economico moderno : a) l insieme delle attività finanziarie crescono a ritmi superiori rispetto alla ricchezza nazionale; b) tra le attività finanziarie crescono quelle emesse dagli intermediari; c) prima aumenta!13

14 il rapporto tra moneta circolante e ricchezza, rapporto che diminuisce in una fase successiva; d) il sistema bancario si riduce progressivamente a favore degli intermediari non bancari; e) i sistemi finanziari tendono all articolazione verso forme complesse e verso una graduale specializzazione funzionale degli intermediari; f) l istituzionalizzazione delle forme di risparmio riduce i costi di acquisizione dei capitali finanziari, favorendo l accumulazione dello stock complessivo di capitale. Il modello, tuttavia, presenta alcuni limiti. Infatti, per Goldsmith, le linee evolutive dei sistemi finanziari dei paesi con diversi livelli di sviluppo economico sono le medesime; i casi storici mostrano invece evidenti elementi di differenziazione di carattere istituzionale e organizzativo nei sistemi bancari nazionali. Inoltre egli non considera il ruolo dello stato e delle autorità centrali nella formazione e nella gestione dei sistemi finanziari (vedi Francia, Germania e Italia, dove l intervento dei poteri pubblici fu rilevante nella gestione dei sistemi finanziari). 2. LE STRUTTURE FINANZIARIE: UNA TASSONOMIA Alla fine dell Ottocento le principali economie non avevano ancora raggiunto la piena realizzazione di un mercato nazionale dei capitali, nonostante si fosse raggiunta, in alcuni casi, un integrazione geografica e settoriale. L evoluzione storica dei sistemi finanziari dei paesi sviluppati ha sancito la nascita di due modelli alternativi di organizzazione: da un lato, i sistemi finanziari dei paesi anglosassoni, caratterizzati da una struttura market-oriented, dall altro, i sistemi finanziari dell Europa continentale e quello giapponese definiti bank-oriented. I sistemi finanziari market-oriented (orientati ai mercati) prediligono, come principale fonte di finanziamento per le imprese, i mercati; mentre gli intermediari finanziari assumono tratti operativi di forte specializzazione. Nei sistemi finanziari bankoriented (orientati agli intermediari) prevale invece il credito bancario quale canale di finanziamento esterno delle imprese e predomina la despecializzazione degli intermediari bancari. L efficienza e il livello di stabilità dei diversi sistemi finanziari devono essere ricondotti alle effettive condizioni economiche e istituzionali. 3. I SISTEMI FINANZIARI ORIENTATI AI MERCATI ( MARKET-ORIENTED ) Come accennato, nei paesi anglosassoni prevalsero sistemi finanziari marketoriented. Il motivo è che il finanziamento dell industrializzazione inglese non richiese massicce mobilitazioni di risorse nel breve termine, ma fece perno su un processo di accumulazione di lungo periodo, con investimenti graduali in settori a ridotta intensità di capitale fisso in cui era prevalente l autofinanziamento delle imprese. Lo sviluppo!14

15 di un mercato dei titoli pubblici tra il Settecento e l Ottocento favorì poi il ricorso a finanziamenti esterni mediante l emissione di azioni e obbligazioni sui mercati. Negli Stati Uniti la crescita dei mercati finanziari dipese in larga misura dalle politiche delle autorità monetarie, sia dopo la guerra di secessione sia nei primi anni trenta, quando si separarono banca e industria e si favorirono così le attività di intermediazione. In Gran Bretagna, almeno fino alla fine dell Ottocento, l assetto delle strutture finanziarie fu in linea con le limitate necessità di credito; infatti le imprese della prima industrializzazione avevano dimensioni contenute, capitale fisso modesto e tecnologie facilmente accessibili. Le banche poterono dunque facilmente sostenere il processo di accumulazione, assumendo una funzione centrale nell assicurare capitale di esercizio e commerciale. In Inghilterra il Bubble Act (1720) impose notevoli limitazioni alla costituzione di società per azioni, rallentando notevolmente lo sviluppo di un moderno sistema bancario. Nel 700 le country banks (banche provinciali) vissero una crescita tumultuosa a causa dell ingente domanda di servizi di intermediazione, della necessità di depositare fondi e dell insufficienza di moneta metallica per i pagamenti. Il ruolo delle country banks fu importante nell assicurare ai settori in via di industrializzazione i capitali e i mezzi di pagamento necessari. La struttura di un sistema bancario su base nazionale fu favorita dall azione legislativa; dapprima, nel 1826, con l approvazione di una legge che consentiva la costituzione di banche come società per azioni (joint stock banks) al di fuori di un raggio di 65 miglia da Londra e poi, nel 1833, con una nuova legge che autorizzava la costituzione di joint stock banks anche a Londra, a condizione che non emettessero banconote. Negli anni cinquanta la struttura del sistema finanziario inglese assunse la classica forma piramidale con ai vertici la Banca d Inghilterra con compiti di supervisione del sistema e ai livelli inferiori i banchieri privati e i merchant bankers. In Scozia il sistema bancario fu estremamente dinamico e innovativo; ciò permise di mobilitare e anticipare risorse a sostegno di un accelerato processo di industrializzazione. Da un unico istituto di emissione privilegiato, la Bank of Scotland, si giunse a un sistema bancario nazionale articolato in una dozzina di banche costituite come società per azioni. Grazie alla favorevole legislazione scozzese le banche poterono sviluppare un estesa rete di filiali e rendere le regioni settentrionali dell isola all avanguardia nei servizi bancari. Tutte queste innovazioni organizzative e operative resero le banche un importante fattore di sostegno allo sviluppo industriale scozzese. Anche negli Stati Uniti, dove il sistema finanziario era in prevalenza orientato ai mercati, il ruolo degli intermediari non fu secondario. Sino alla metà dell Ottocento il sistema bancario fu un sistema di free banking, contraddistinto da una marcata segmentazione e da un forte atomismo. Con i due National Currency Acts del 1863 e del 1864 l elevata segmentazione territoriale fu limitata e fu favorita la mobilità di!15

16 capitali sui mercati interbancari; inoltre fu creato il sistema delle banche nazionali che erano obbligate a investire una parte del capitale in titoli del governo federale, titoli che potevano servire da riserva dell emissione di banconote. Nei decenni centrali dell Ottocento, uno stimolo significativo alla crescita industriale fu conferito soprattutto dalle piccole e medie banche locali attraverso finanziamenti a industriali e commercianti legati alle banche da relazioni di partecipazione ed affari. La centralizzazione dei mercati dei titoli a New York, alla fine dell Ottocento, fece dello Stock Exchange di Wall Street la principale borsa nazionale. La crescita dei volumi di azioni trattati dipese in larga parte dall affermazione di intermediari specializzati, le investment banks, che dominarono la scena finanziaria di fine Ottocento. 4. I SISTEMI FINANZIARI ORIENTATI AGLI INTERMEDIARI ( BANK-ORIENTED ) Nei sistemi finanziari bank-oriented la borsa è scarsamente sviluppata e poco o per nulla efficiente. Le imprese ricorrono a intermediari tendenzialmente despecializzati nella provvista dei fondi esterni, con preferenza per i rapporti di lungo periodo con la medesima banca. Fino alla crisi dei primi anni trenta nei sistemi bank-oriented prevalse la banca mista (istituzione caratterizzata da stretti legami con le imprese industriali), e solo in seguito le autorità centrali ridefinirono la struttura dell offerta introducendo una marcata specializzazione degli intermediari. Dalla crisi emersero tre nuovi tipi di istituzioni finanziarie: le banche di credito ordinario, gli istituti di credito speciale e le holding pubbliche. L evoluzione dei sistemi orientati agli intermediari rivela una molteplicità di casi nazionali del tutto originali. In Francia le maggiori innovazioni finanziarie si ebbero durante il Secondo Impero, quando si affermarono le banche in forma di società per azioni. Una di queste, il Crédit Mobilier, costituita dai fratelli Pereire, si fece promotore di molte imprese ferroviarie, industriali, minerarie, assicurative, immobiliari e bancarie, sia in Francia che all estero, sopravvivendo però sino alla crisi di liquidità del Gli investimenti di lungo termine non provennero però dalle nuove banche; spesso erano il frutto della capacità di autofinanziamento delle stesse imprese o provenivano da risparmiatori privati e dalle facilitazioni dei fornitori. Inizialmente il sistema bancario francese era articolato nella Banca di Francia, in un gruppo di grandi banche nazionali e in un nucleo ristretto di banche d affari impegnate nelle operazioni in titoli pubblici e nei finanziamenti a medio e lungo termine alle imprese industriali partecipate. Alla fine della seconda guerra mondiale De Gaulle nazionalizzò la Banca di Francia e le prime quattro banche di credito ordinario (il Crédit Lyonnais, la Société Générale, il Comptoir National d Escompte e la Banque Nationale puor le Commerce et l industrie). Tra il il 1945 e il 1965 il sistema bancario fu sottoposto a rigidi controlli amministrativi e il settore fu regolato da accordi di cartello. In Germania il sistema nazionale prese avvio dopo la metà dell Ottocento con la creazione delle prime banche miste per azioni. In Germania la banca mista svolse!16

17 un ruolo centrale nel finanziare i settori industriali ad alta intensità di capitale. Se la banca universale aveva mosso i primi passi in Belgio e in Francia, fu solo in Germania che riuscì a dispiegare interamente le ampie potenzialità di agente sostitutivo delle ampie potenzialità di agente sostitutivo delle spontanee forze di mercato nei processi di sviluppo industriale di lungo periodo. La banca mista tedesca, la Kreditbanken, diede un contributo significativo all industrializzazione tedesca della seconda metà dell Ottocento in termini di apporto di risorse materiali e sotto il profilo dell allocazione di capacità imprenditoriali e competenze organizzative. Le maggiori banche miste, le Grossbanken, acquisirono alla fine dell Ottocento posizioni di notevole potere tanto da assumere in diversi casi il controllo delle imprese finanziate. In Italia, all indomani dell unificazione politica, gli istituti di credito mobiliare - il Credito Mobiliare e la Banca Centrale - contribuirono a finanziare la costruzione delle infrastrutture, mentre le banche miste assolsero una funzione fondamentale nella formazione delle imprese nei settori capital intensive della seconda rivoluzione. Le banche miste fornivano alle imprese crediti a breve termine che poi venivano rinnovati e rinegoziati alla scadenza e curavano le emissioni dei titoli delle imprese collegate. Dopo la prima guerra mondiale una severa crisi di riconversione costrinse le autorità monetarie a intervenire in salvataggi e risanamenti industriali e bancari. Negli anni venti le autorità attuarono una riforma solo parziale, volta a integrare la struttura dell offerta di credito con la creazione di istituti pubblici di credito speciale. Dopo la seconda guerra mondiale si affermò una prassi di derogazione ai vincoli sugli attivi degli istituti di credito ordinario senza che insorgessero immobilizzazioni o squilibri significativi. La struttura finanziaria italiana che emerse dalla riforma degli anni trenta impose una rigida specializzazione degli intermediari, senza favorire però lo sviluppo di mercati borsistici complementari, dando vita ad un sistema ibrido che ebbe effetti negati sullo sviluppo delle imprese. In Giappone la storia dell economia ebbe avvio con la riforma Meiji, con un importante modernizzazione delle strutture economiche e finanziarie. Negli anni ottanta dell Ottocento fu costituita la Banca del Giappone che divenne il fulcro della nuova struttura finanziaria e le riforme attuate dal ministro delle finanze Matsukata adeguarono il sistema finanziario nipponico a quelli dei paesi industriali occidentali. Ne conseguì una struttura finanziaria articolata, orientata prevalentemente agli intermediari. Fu favorita la nascita degli zaibatsu (gruppi di imprese diversificate controllate da poche grandi famiglie) che permise la compenetrazione dei gruppi industriali e degli intermediari finanziari. Nella seconda metà degli anni venti la stagnazione economica e il fallimento di numerose imprese produssero una grave crisi, inducendo le autorità pubbliche a rivedere la normativa bancaria. L intervento frequente della Banca del Giappone a sostegno delle banche in crisi aveva sì attenuato l instabilità finanziaria, ma aveva anche favorito comportamenti di moral hazard negli intermediari. Dopo la seconda guerra mondiale la ricostruzione e il rilancio dell economia giapponese furono!17

18 finanziate mediante una divisione dei ruoli tra il sistema bancario e lo stato: le banche finanziarono a bassi tassi di interesse i settori in forte espansione, mentre lo stato sostenne i settori interessati da processi di ristrutturazione. La grande ripresa e la crescita industriale degli anni cinquanta-settanta furono finanziate in particolar modo dalle istituzioni di credito ordinario, con crediti formalmente a breve termine. 5. LA FINANZA INTERNAZIONALE: INVESTIMENTI ESTERI E TRASFERIMENTI DI CAPITALE Lo sviluppo delle attività e dei sistemi finanziari è principalmente frutto dell esigenza di relazioni commerciali con l estero e dell opportunità di investire a condizioni di tasso migliori rispetto a quelle dei mercati interni. L efflusso di capitali può avvenire o attraverso investimenti di portafoglio, cioè quando si acquistano titoli pubblici o privati, oppure sotto forma di investimenti diretti, nel caso in cui si realizzino infrastrutture, impianti produttivi e strutture di servizi all estero. Nello sviluppo dell industrializzazione inglese, ad esempio, fondamentale fu l apporto di capitali olandesi: nel corso del Settecento circa i due terzi degli investimenti furono finanziati attraverso le risorse interne, mentre l un terzo rimanente provenne principalmente dall importazione di capitali esteri. Nel corso dell Ottocento la posizione relativa delle economie mondiali subì delle variazioni. La Gran Bretagna divenne creditore netto alla conclusione dell industrializzazione, nei primi anni dell Ottocento, raggiunte capacità produttive e di risparmio maggiori degli altri paesi; la Francia si trasformò da debitore a creditore netto più tardi, intorno agli anni cinquanta; mentre la Germania iniziò a esportare capitali all esterno dagli anni settanta-ottanta. Dopo le guerre napoleoniche i mercati finanziari olandesi iniziarono il loro declino, lasciando spazio ai mercati della City di Londra, le cui transazioni in titoli e merci erano gestite dalle grandi merchant banks. Durante i primi anni del Novecento la situazione conobbe una nuova inversione con gli Stati Uniti che si trasformarono da paese debitore in paese creditore netto, potendo sfruttare il deterioramento della posizione della Gran Bretagna che nel corso della Grande Guerra dovette ritirare gran parte dei propri investimenti a lungo termine all estero. Ciò segnò l avvio della graduale perdita di ruolo della sterlina quale valuta di riferimento internazionale e l inizio dell avvento del dollaro. Attraverso gli investimenti esteri i paesi esportatori ampliavano le opportunità di profitto delle istituzioni finanziarie e dei risparmiatori nazionali e estendevano i mercati di sbocco delle imprese sotto il profilo geografico e dimensionale. L evoluzione dei commerci internazionali fece inoltre sviluppare i grandi centri finanziari internazionali (Londra e Parigi) e rese necessari mercati organizzati e istituzioni che attuassero i trasferimenti valutari e regolassero le transazioni. I fenomeni regressivi e recessivi degli anni trenta e quaranta determinarono una temporanea interruzione delle transazioni finanziarie internazionali, che ripresero negli anni cinquanta e sessanta con l intervento di ricostruzione dei mercati mondiali attuato dagli organismi dell Imf e della World Bank : gli investimenti all estero crebbero a ritmo costante fino ai primi anni settanta; nel frattempo gli Stati Uniti divennero il maggior creditore sui mercati finanziari internazionali e i suoi investimenti all estero assunsero una quota senza pari.!18

19 CAPITOLO 9 - I TRASPORTI E LE COMUNICAZIONI La teoria che fa del mercato il propulsore e il regolatore del sistema economico, cominciò ad essere elaborata proprio quando si compiva quella rivoluzione dei trasporti e delle comunicazioni che nei decenni centrali dell 800 trasformò il tradizionale rapporto dell uomo con lo spazio e le dimensioni stesse del pianeta. Gli operatori economici riuscivano a comunicare in tempo reale tra le opposte sponde dell atlantico, a trasportare merci e persone su grande scala a costi e tempi decrescenti, mentre una miriade di consumatori poteva entrare in contatto con una miriade di produttori. Il concetto di concorrenza perfetta è dunque frutto della rivoluzione dei trasporti e dell elettricità (poi oligopolio). Per i primi neoclassici il trasporto costituisce attività produttiva perché sposta beni abbondanti in un luogo, in un altra località in cui scarseggiano accrescendone l utilità marginale. In effetti quando diventa mezzo di trasferimento dei fattori della produzione e di distribuzione di prodotti finiti, su distanze prima impensabili, esso cessa di essere uno strumenti mercantile di scambio e diventa parte, ed una parte rilevante, dei mezzi di produzione. Più recentemente su è attribuita al trasporto una funzione attiva e una passiva; quella passiva è connessa al trasferimento spaziale di beni e persone, quella attiva concerne la sua capacitò di promuovere lo sviluppo. Un sistema di trasporto efficiente riduce i costi di transazione (funzione passiva) ma in tal modo libera risorse che possono essere destinate ad altri consumi, sostenendo la crescita economica (funzione attiva). Il costo di trasporto è un ostacolo alla circolazione dei beni: una barriera protettiva che consente di spostare merci tra luoghi con costi di produzione. La scala geografica entro cui lo scambio può svolgersi si amplia via via che la tecnologia riduce quel costo. Non va infine dimenticato che, in termini fisici, lo spostamento di un peso è lavoro meccanico, cioè un attività che, per antonomasia, richiede energia. 2. Le prime civiltà furono fluviali perché irrigazione e fertilizzazione dei suoli favorirono il passaggio all agricoltura, e perché la possibilità di portare sul fiume ciò che prima bisognava andare a cercare favorì sedentarizzazione e sviluppo dei primi insediamenti urbani. Zattere e natanti erano spesso costruiti per il solo viaggio verso valle e poi venduti con il carico; ove le condizioni lo permettevano le merci dirette a monte erano ben diverse, per peso specifico valore intrinseco, da quelle che scendevano. La minore energia richiesta dal traino sull acqua condusse a scavare canali per fiancheggiare strade a traffico intenso o superare rapide. Dal XII secolo si svilupparono via terrestri lungo le quali fino al XVII secolo merci preziose e derrate alimentari viaggiavano con non pochi vantaggi rispetto ai rischi della via marittima. I costi di trasporto per t\km (tonnellata per km) si ridussero a un quarto del livello precedente. Il trasporto fluviale costava circa un settimo di quello terrestre e i due sistemi non erano alternativi ma complementari. Gli animali da soma percorrevano km al giorno. La navigazione a vela, si affermò su mari circondati da terre. Per mare il costo era un ventesimo di quello su strada dunque un terzo di quello fluviale. Tra 1250 e 1400, nel Mediterraneo numerose innovazioni determinarono quelle rivoluzione nautica medievale che consentì di navigare tra Gibilterra e la Manica su rotte sicure evitando l abbandono invernale dei traffici. Dopo il 1250 tra i mercanti si!19

20 diffuse la cocca mediterranea dotata di buona capienza, ottima manovrabilità, possibilità di navigare di bolina e operare con equipaggio ridotto e meno esperto. La caracca raddoppiò la produttività dell equipaggio rispetto alla cocca ma il vantaggio era solo nominale perché su rotte infide occorreva una ciurma numerosa per difesa. Nei viaggi di esplorazione atlantica si usò la caravella, più piccola ma con caratteristiche nautiche analoghe alla caracca. I Portoghesi trovato il modo di determinare la latitudine, raggiunsero l origine delle spezie in India accaparrandosi l interno valore aggiunto nel trasporto tra oceano Indiano ed Europa. La nave d elezione per carichi voluminosi e a buon mercato si rivelò il fluyt olandese (flyboat) per muoversi sui bassi fondali ed entrare in estuari e canali. L incremento dei traffici che ne derivò fu alla base dello sviluppo olandese del XVII secolo; grazie ai minori noi quella marineria poté estendere il raggio d azione e, ridottisi i rischi della pirateria, accaparrarsi quote crescenti dei traffici mediterranei. 3. l incremento dei traffici marittimi dovuto a riduzione dei costi di trasporto e maggiore sicurezza delle rotte impose l adeguamento e la modernizzazione dei trasporti interni, mentre l incremento della popolazione europea accrebbe la domanda di merci voluminose e di scarso valore che si poteva soddisfare solo migliorando la navigazione interna. La costruzione di canali ebbe impulso in Francia ove la Loira fu congiunta con la Senna. Altri canali vennero realizzati nei paesi bassi, Spagna, Germania e Svezia ma il maggior impulso alla navigazione interna si ebbe in Inghilterra: tra il 1660 e il 1749 vi furono oltre duecento provvedimenti del parlamento per il miglioramento delle vie di comunicazione interna. Le canalizzazioni in genere su brevi tratti, erano promosse da imprenditori locali su licenza parlamentare: si trattava di iniziative spontanee spesso mal coordinate, lontane dagli interventi mercantilistici che caratterizzarono gli altri paesi europei. I primi canali univano le miniere di carbone ai mercati e non presentarono rilevanti problemi costruttivi. In assenza di finanziamenti pubblici furono seguiti nel modo più economico, aggirando gli ostacoli naturali per evitare opere costose. Negli USA ove le strade erano pressoché inesistenti e i fiumi scendevano da nord a sud mentre le direttrici della colonizzazione andavano da est a ovest, l opera più rilevante fu il sistema di canali Erie che, con 72 chiuse, collegò i grandi laghi al porto di NY via Albany e fiume Hudson. L investimento interamente sopportato dallo stato di NY a vantaggio del proprio porto, fu molto redditizio fornendo un milione di dollari l anno di utili. In Francia ove il trasporto su ruote aveva sostituito quello someggiato, le corvées per la manutenzione delle strade diedero risultati insoddisfacenti finché, nel 1716 fu istituito un organo tecnico- amministrativo per la formazione degli ingegneri e la direzione dei lavori stradali. Le 1776 c erano 40mila km di strade maestre che, vennero risistemate sotto l impero per scopi strategici. Il miglioramento delle reti viarie dovette molto al nuovo interesse per i sistemi scientifici di costruzione: fra il 1790 e 1820 le tecniche adottate dal Corps des Ponts et Chaussées e in Inghilterra soprattutto da Telford e Mc Adam eliminarono rapidamente l acqua principale nemico delle carreggiate. La Francia era il paese di antico regime con la miglior rete interna di comunicazioni. In Inghilterra invece i pedaggi erano spesso elusi e le entrate dei consorzi locali che non erano sufficienti a coprire i costi. Negli Usa a fine 700 gran parte della popolazione viveva lungo la costa atlantica e comunicava grazie al cabotaggio: solo il New England aveva una modesta rete stradale paragonabile a quella inglese.!20

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