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1 Centro Culturale e Ricreativo S.Cristoforo - Ozzano Dell'Emilia (BO) - Collezione di documenti TESTIMONIANZE SU DON ROMOLO BACILIERI E SUGLI ANNI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE AD OZZANO Curatore: Roberto Mattioli

2 INTRODUZIONE Nell'autunno del 2004 mi è capitata tra le mani una copia grezza delle testimonianze presumibilmente raccolte da Giuliano Serra, in occasione delle manifestazioni in ricordo di don Romolo Bacilieri tenutesi sul finire del 2001, organizzate dal precedente centro culturale parrocchiale, manifestazioni che ho contribuito ad organizzare. Siccome a mia conoscenza non vi erano copie in formato elettronico o comunque non ve ne erano di facilmente accessibili, ho realizzato questo documento curandone l'impaginazione e facendolo rientrare nella Collezione di documenti preparata dal Centro Culturale e Ricreativo S.Cristoforo, al fine di assicurarne la futura conservazione e memoria. Roberto Mattioli (Presidente del Centro Culturale e Ricreativo S.Cristoforo NOTE LEGALI La fonte originale di questa edizione elettronica è, a conoscenza in buona fede del Centro Culturale e Ricreativo S.Cristoforo, un documento a carattere non commerciale volto alla diffusione in pubblico. Il testo, del quale la presente edizione rappresenta un semplice adattamento alle esigenze di archiviazione digitale, stampa e comoda lettura, resta di proprietà dell'autore o degli autori originali. Questa edizione elettronica viene distribuita gratuitamente e senza percepire compenso alcuno, nel puro intento di diffondere un contenuto di elevato carattere morale e/o culturale. Centro Culturale e Ricreativo S.Cristoforo Pag. 2

3 Dott. Francesco Pesci Don Romolo l'ho seguito personalmente nel periodo in cui aveva cominciato a stare poco bene. Partivo da Bologna per andare a Ozzano a prenderlo per portarlo a farsi visitare dal prof. Gasbarrini che lo seguiva già da due anni personalmente. Soffriva di Poliglobulia, il sangue un po' denso. Il giorno in cui andammo da Gasbarrini a porta S. Stefano (oggi clinico a Roma) il cui padre era l'archiatra pontificio di Papa Pio XII e mio compagno di collegio al S.Luigi. Il professore era in fondo all'enorme salone e quando entrammo alzò lo sguardo dicendo, se pur un po' distante: "Signor parroco si fermi lì un attimo. Lei ha il morbo di Vacché". Il morbo di Vacché è una poliglobulia cioè la formazione (nel sangue) di una gran quantità di globuli rossi, nettamente oltre la norma. Il prof. Gasbarrini cominciò così a prenderlo in cura, dandogli delle gran medicine ma lui preferiva farsi dei beveroni di aglio e cipolla...ricordo poi che, quand'ero ragazzino ci si trovava a giocare a pallone nel campetto sportivo (n.d.r. della Chiesa) e don Romolo ci guardava ma non s'inseriva mai in modo invadente, preferiva osservare...credo di essere stato uno di quelli, soprattutto nel periodo in cui stava poco bene, che gli è stato più vicino. Anche dal lato psicologico. E in quei momenti mi parlava di qualcuno che aiutava, bisognoso, coi soldi delle elemosine. Però non è mai stato, per sua indole, il tipo che ti diceva fino in fondo il suo iter quotidiano, nel far del bene... Ermanno Sanmarchi Era persona di grandissima umiltà e di estrema riservatezza. Una persona che tratteneva molto per sé. Quel che faceva lo faceva con riserbo e con delicatezza nei confronti di quelli che venivano aiutati, che era davvero encomiabile. Fra le attività che ha sviluppato don Romolo, oltre alla parte religiosa, ecclesiastica e di educatore, c'era anche quella sportiva. Le attività sportive (ndr di Ozzano) sono partite tutte da San Cristoforo. Ma c'è un altro aspetto che vorrei dire con forza di don Romolo. Si parla tanto della "Memoria" (ndr Giornata della Memoria), ma don Romolo, per quello che ho raccolto e sentito nel nostro microcosmo, nel silenzio e nel riserbo, quanta gente ha salvato o ha contribuito a salvare, nel periodo bellico! Don Romolo fu mandato dal Cardinale (ndr, nel luglio 1939) perché in S.Cristoforo c'era una grossa difficoltà. Il parroco don Bertusi era ormai molto sordo e il cappellano don Bruno Salsini si era ammalato con un'infiammazione ai polmoni. Così don Romolo, come oggi fu nominato sacerdote e il giorno dopo il Cardinale lo chiamò per andare in S.Cristoforo a prendere a mano la parrocchia. Don Romolo era di famiglia contadina proveniente da Castelmaggiore. Gli anni di guerra don Romolo li trascorse tutti in S.Cristoforo, continuando ad adempiere al suo dovere sacerdotale e di parroco, portando (ndr, persino) le comunioni ai parrocchiani. Ricordo quando nacque una bimba alla Casa Bianca, e i genitori volevano battezzarla, ma non potendosi muovere liberamente gli uomini, per i rastrellamenti, don Romolo decise così di andare a prenderla e portarla in chiesa per battezzarla e quindi riportarla (ndr, subito dopo). E io andai con lui. Nelle famiglie dove c'erano solo dorme, vecchi e bambini, andava lui a comprare le medicine in farmacia, a fare le punture, la spesa. Intanto, già prima della guerra don Romolo aveva dato vita al centro sportivo, con campi da tennis, alla polisportiva Claterna, al cinema. Durante il periodo bellico, bombardarono dentro Ozzano. Morirono due soldati e due ragazzi, e don Romolo corse subito sul posto per cercare di soccorrerli. Poi c'è stata una sera una fila di carrarmati che passarono per la via Emilia. La gente scappò tutta da Ozzano... si presero paura tutti... saranno stati 20 o 30 persone quelle rimaste. Alla finestra della casa di Barbieri (ndr, la Centonara) c'erano affacciati Elio Barbieri e la sua fidanzata, ch'era l'aldina Masi... da un carrarmato partì un siluro che colpì la finestra e lei morì... e don Romolo andò a soccorrerla. Dott. Francesco Pesci Davanti a casa nostra c'era un camion militare pieno di munizioni, la casa è quella dove c'era il Consorzio Agrario e oggi la Banca di Imola. La fortuna di casa nostra è stata il fatto che il camion era girato....e dal camion partirono colpi in direzione della caserma dei Carabinieri (ndr, la casa Centonara)...tanto è vero che sul muro per tanto tempo si è vista la figura e la sagoma di un soldato...intanto don Romolo per correre a soccorrere l'aldina per portarla a Bologna in ospedale, si bruciò anche un po'... l'aldina era sorella di Ottorino Masi... ma morì quasi subito. Dopo T8/9/1943, un giorno, arrivarono i tedeschi nella chiesa... che picchiarono don Romolo... qua don Romolo aveva gente dappertutto, nascosta... ne aveva nel campanile: aveva don Dante, don Gino, un mio cugino di Modena...erano in sei o sette lassù... dove mettete gli altoparlanti (ndr, per la festa di San Crisotoforo, oggi)... sopra c'è un altro nascondiglio....nei travi c'è anche scritto i nomi con le candele Centro Culturale e Ricreativo S.Cristoforo Pag. 3

4 Sergio Mazzoni In pratica un doppio fondo, dal quale si usciva poi attraverso un armadio della cantoria...così che se arrivavano i tedeschi don Romolo riusciva a farli scappare dall'armadio e arrivare in chiesa Qui in canonica aveva almeno una trentina di persone....ci fu un rastrellamento, io, la Letizia e l'iside dormivamo su delle assi giù in casa, perché su avevamo paura...una mattina presto.. 1' 8/9... sentimmo parlare... allora don Romolo si affacciò alla finestra, loro (ndr, i tedeschi) credendo forse fosse un civile gli dissero: "kom, kom scendere". Venne giù vestito da prete, con una candela in mano...il pensiero andò a quelli nascosti in cantina, dove c'è la caldaia...qui dormivano in 8 o 10 persone...nella mia cantina c'era Ansaloni, un parente di Chiusoli nascosto, che ogni tanto veniva a guardare su dal pozzo...e che ci portava da mangiare mia mamma... Dopo l'8/9, gli uomini li portavano via tutti per cui stavano tutti nascosti per evitare i rastrellamenti e quindi di andare in Germania...don Romolo li salvò quasi tutti... non riuscì a salvare Guido Chiusoli e altri 4 o 5, nascosti sul campanile....che dicevano: nel caso succede qualcosa voi scossate le campane e noi scappiamo dal granaio attraverso dei buchi che avevano aperto...era un labirinto (ndr, il granaio), si arrivava anche in casa nostra... quelli lì poverini furono presi dai tedeschi che andarono sul campanile... che poi li portarono a Castenaso dove rimasero un po' di tempo, riuscendo poi a scappare e tornare a casa....una volta, prima dell'8/9, quelli delle SS fecero un rastrellamento alla Casa Bianca... le SS erano convinte che nella parrocchia ci fossero dei partigiani... dopo la guerra si è poi saputo che c'era uno che aveva vissuto dei mesi sopra un albero del palazzo del Bosco, là vicino alla chiesa di Pizzocalvo. Lui aveva un apparecchio che dava comunicazione (ndr, radiotrasmittente)... agli alleati... e (ndr, i tedeschi) dicevano: è il centro della chiesa... qui niente buoni... perché sempre luki, luki?....spostarono una volta un camion di fianco al cimitero... dopo un'ora... pum pum, arrivarono le granate... lo bombardarono dal Monte Grande di Monte Calderaro... Ed era così anche alla Casa Bianca... se là si spostava un qualche cosa... Una mattina vennero qui quelli delle SS... due omarini alti così (ndr, per dire bassi) che chiesero: "dove pastore"...e c'era don Romolo dall'uscio... qui (ndr, in canonica) c'era sfollata anche la signora Lunelli la padrona della villa Maccaferri... sfollata qui con due figlie... loro (ndr, i tedeschi) dissero: "tu pastore essere partigiano, perché tu avere tanta gente... i'aveven imparò ch'i'era d'la zente... No, io non sono partigiano... ma io se posso salvare qualcuno, lo faccio... io faccio prima di tutto il prete, e poi aiuto i miei parrocchiani in quel che hanno bisogno... parlano un po'... Sei mesi abbiamo avuto i tedeschi in casa... in casa nostra... al piano terreno... e di quelli nascosti lassù (ndr, nel solaio) nessuno sapeva niente... erano (ndr, i tedeschi) nella cantina, dove avevano bevuto tutto il vino... nella prima cantina avevano una radio... qui con loro c'era sempre Romano Pignatti, che aveva 14 anni... sapeva il tedesco meglio di loro ed era sempre giù con loro... e allora quel giorno lì... tu non è vero (ndr, i tedeschi rivolti a don Romolo)... mettere camion là... e luki, luki... pum pum... bene... qui si vede che c'è qualcuno che fa la spia... gli diedero due gran schiaffi... poverino... due gran schiaffi, e noi a piangere... loro (ndr, i tedeschi) gli puntarono poi il fucile nella schiena, poi a piedi lo portarono alla Foraggera... che là c'era il comando grosso. Quando fu lì, lui (ndr, don Romolo) chiese un interprete e disse (ndr, al comandante): "io sono un parroco... sono stato trattato male... faccio la parte del mio dovere... faccio del bene... sono sei mesi che abbiamo i tedeschi in casa... se c'è qualche cosa da mangiare, loro la mangiano... in cantina il vino l'hanno bevuto tutto loro... noi non siamo più padroni della nostra casa, perché sono diventati loro i padroni... non so cosa io possa avere fatto di male... se i vostri uomini... e disse con l'interprete: gli dica bene così... che se i suoi uomini continuano a comportarsi in quella maniera, io gli auguro di perdere la guerra...(ndr, don Romolo poi raccontò)... Tanto (ndr, pensando che tanto non avevo più nulla da perdere) m'avevano detto che mi ammazzavano... ci avevano detto che gli facevano la pelle... L'interprete spiegò un po' tutto... gli lasciarono poi un lasciapassare, una carta, che lui finché non finì la guerra potè girare dappertutto... e così cominciò a portare a Bologna tutta la roba della chiesa... in chiesa c'erano rimasti solo i banchi... il resto: biancheria, statue, via Crucis, tutta la roba sacra... che la caricavano i Masi col camioncino, se no i Ravaglia che avevano il carro con i buoi... e la portavano a Bologna nei sotterranei di San Petronio... anche la Madonna di Lourdes... fecero una cassa, che gli aiutò poi (ndr,a don Romolo) don Consolini, che non c'è più, e don Dante Baldazzi, che c'è ancora... in questa cassa ci misero poi tutta la biancheria e la statua della Madonna... portarono via tutto, tutto... anche la Madonnina delle Tombe (ndr, del '500)... rimasero solo i banchi... tutti gli altri preti attorno, poverini, che erano scappati... quello di Settefonti arrivò qui... gli avevano bombardato la chiesa... che è poi rimasto un po' rifugiato poi andò a Bologna... c'è stato il marchese Malvezzi, rifugiato... e gli hanno vuotato la villa anche a lui... don Romolo andò poi su alla chiesa di Settefonti a prendere un po' di pianete e un po' di biancheria, che poi è andata a Bologna... A Ozzano eravamo in una ventina o poco più. Da Ozzano se n'erano andati quasi tutti. Allora, a Fedele Leoni il fornaio... don Romolo gli chiese... di dire messa nel forno... e lui gli diede un santino scritto da lui... lo facemmo il giorno di Pasqua... non ricordo Pasqua 1944 o fu Centro Culturale e Ricreativo S.Cristoforo Pag. 4

5 una bella cosa... Noi, poi, ci mandarono via tutti... fino alla via Emilia fecero sfollare... da don Consolini in giù (ndr, Casa Bellaria via Emilia) potevano restare lì... noi siamo stati due mesi a casa da Strazzari, dove abita adesso Sergio Mazzoni (ndr, Ca' Querceto) Quello che don Romolo non ha fatto durante la guerra... andando a casa da uno e a casa di un altro, sempre in bicicletta a rischio della propria vita...andando a fare le punture alla mamma di Scazzieri che abitava al castello Malvezzi (ndr, oggi Rangoni Machiavelli via Tomba Forella)... perché i dottori avevano paura a girare... gli uomini li rastrellavano tutti... noi avevamo Pignatti... eravamo qua in cinque donne: io e le mie sorelle, una sposata e quattro no... e i tedeschi che erano dappertutto... e dicevano: oh, stasera a casa vostra grande festa... si mettevano in cucina, venivano su dalla cantina con delle gran bottiglie di vino... si ubriacavano... lo dicevamo a Pignatti che rispondeva: non abbiate paura ragazoli, vengo io... e veniva lui con un fiasco di vino... finché stavano lì i tedeschi stava lì con loro anche Pignatti... i tedeschi li abbiamo avuti in casa sei mesi ma non possiamo dire niente... vuotarono la cantina quello sì... arrivarono con delle mucche che legarono fuori e che poi ammazzarono....quando arrivarono sembravano dei gran signori... tutta una fila di camion...tra gli alberi ci fecero vedere quello con la cucina e i letti....quando ripartirono andarono via scalzi, non avevano più nemmeno le scarpe...venivano da mia sorella Iside con dei teli per farsi fare dei pantaloni... erano gli ultimi giorni... erano diventati cattivi.. il fronte si sentiva....gli americani erano già arrivati a Castel de'britti...dalla cantina guardavamo la partenza dei camion... a Monterenzio invece stavano già bene, c'erano già gli americani (ndr, per cui erano liberi)... Li vedevamo tutti, poverini, sopra delle camionette, svestiti....uno lo seppellirono nel prato (ndr, dicono però fosse un russo)... e don Romolo andò a parlare (ndr, ai tedeschi)... per noi, disse don Romolo, i morti devono andare nel cimitero....per gli altri (ndr, nel registro dei morti sono annotati infatti quattro militari tedeschi) la signora Sofia Pignatti aveva preparato una corona d'alloro....lo portammo in chiesa e poi lo portammo noi ch'eravamo,al cimitero... dove Galinel fece la buca... subito dentro a sinistra... uno dopo l'altro sono poi venuti i suoi (ndr, parenti) a riprenderli...perché avevano i documenti ricordo che cadde anche un paracadutista nel campo di Maciste, che morì....non so però se lo portarono via o lo seppellirono...forse era quello del campo?....sono rimasti nel cimitero per parecchi anni (ndr, questi miliatri tedeschi) poi sono venuti i famigliali a recuperare le spoglie... Sergio Mazzoni e Quando c'è stata la liberazione don Romolo dormì in cantina con due mucche che avevano nascosto (ndr, era il 20/4/1945)... in una camera su aveva fatto un piccolo tabernacolo... piccolino che era in una scatolina... (aggiunge Zita di anni 83)... Si è cominciato con niente... dopo la guerra non avevamo niente... noi siamo nati a Castel Franco Emilia... avevo sei anni quando venimmo a stare in Tolara... poi lo zio prete: don Enea Mazzoni divenne parroco di S.Cristoforo (ndr, nel 1922) e venimmo ad abitare qui... dopo s'ammalò e ce lo diedero a casa... e venne don Bertusi a reggere la chiesa... don Enea è rimasto paralizzato undici anni... Don Romolo girava sempre in bicicletta, anche a Bologna. Caricava la roba e poi andava a Bologna a cercare il posto...è riuscito a portare (ndr, in salvo) a Bologna tutto.sui rapporti col podestà Pignatti, mai guai...erano in molto, molto buoni rapporti... il podestà è stato un gran podestà, che ci ha fatto tanto del bene... la moglie e i tre figli erano sfollati qui....il solaio l'avevamo dovuto puntellare... Dott. Francesco Pesci Ricordo un particolare dei Pignatti...(ndr, un aneddotto legato alla stazza fisica)... ero un bambino allora... quando arrivavano i cinque Pignatti sulla loro 1500 si fermavano davanti a casa mia... quella povera macchina, quando scendeva qualcuno di loro... Ricordo come fosse adesso quando scendeva la signora che era un po'... la macchina (ndr, ondeggiava)... il padre e la madre di Romano infatti erano molto grossi... Altro particolare, anche noi tra ottobre e novembre noi eravamo su al Trepiede (ndr, sopra a San Pietro di Ozzano), in una grotta dove restammo per un certo periodo di tempo... poi ci fermammo a Ozzano San Pietro... per fortuna partimmo (ndr, da lì) con due buoi e un carro... nella notte vennero a bombardare dove eravamo noi... raso tutto al suolo completamente... andammo a Bologna... ci ospitarono dai Sassoli de'bianchi in strada Maggiore... che avevano poi un appartamento in S.Vitale, e lì passammo i giorni e Francesco Pesci Centro Culturale e Ricreativo S.Cristoforo Pag. 5

6 Stettero qui (ndr, in San Cristoforo) un po' i polacchi....con la fine della guerra delle grandi cose tra fascisti e partigiani non si sono sentite... (aggiunge il dott. Pesci)... anche se questo (ndr, Ozzano) è stato un paese... (ndr, abbastanza tranquillo)... qualche problemino c'è stato nella zona verso Medicina (ndr, allude forse all'omicidio dei fratelli Codice)... Ripristinata la normalità... sono ricominciate le attività parrocchiali... cominciò (ndr, don Romolo) con le gare di briscola per gli anziani... poi ha fatto i campi da tennis, fece fare la giostra da Grandi (ndr, il fabbro) con dodici seggiolini in ferro, che venivano tirati a braccia...dopo la guerra inoltre, nei primissimi tempi, c'è stato qualche altro problema (ndr, di natura politica)... ricordo per esempio mio fratello Carlo, che qui a Ozzano fondò lo stesso movimento di Giuseppe Fanin, suo compagno di scuola di Agraria, sia Fanin che Carlo erano infatti studenti di Agraria ed erano amici... spesso (ndr, i comunisti) passavano la sera davanti a casa nostra e cantavano la canzoncina "Crumiri schifosi la vostra lega, l'é una lega da ninein (ndr, maiali)..." Mio fratello voleva uscire...(ndr, per lo scontro fisico)... E' stato solo un breve periodo... poi tutto è finito... E' stato picchiato anche Rebelato (ndr, oggi ha 77 anni)... il padre abitava vicino a noi... Dott. Francesco Pesci Molto attivo e vivace nel ricreativo...nell'aggregare i giovani... per quanto molto restio... sembrava quasi un controsenso rispetto al suo carattere e la sua indole... Anche don Remo tutte le sere veniva giù col mosquito (ndr, una sorta di bicicletta col motore), col suo spolverino lungo lungo... in una tasca aveva le carte da briscola e da ramino, nell'altra caramelle... e si giocava di caramelle. Rag. Angiolino Bernardi La casa (ndr, di don Romolo) era sempre aperta a tutti...ma veramente aperta, non soltanto per dire: era disponibile, ma aperta senza la chiave, per cui potevano entrare tutti in qualsiasi momento....aveva messo prima il bigliardo poi dopo il calciobalilla (bigliardino)....il ping pong fuori....il pallone... (ndr, fra le attività parrocchiali)....ha sviluppato fortemente l'azione cattolica e il catechismo, con molti gruppi. Ermanno Sanmarchi I primi anni... (ndr, del dopoguerra)...sono state fatte gite a Padova e Campeggio... tre o quattro volte... col camion si caricavano panchine e sedie... soprattutto col camion di Stefani... Don Romolo era di una semplicità unica. Tutto quello che aveva lo donava, e quando gli facevano notare che la tonaca era consunta, e che doveva prenderne una nuova, rispondeva: va bene questa qui, non vi preoccupate... tutto ciò che poteva rinunciare lo destinava poi a chi aveva bisogno. Zita e Sergio Mazzoni Anche la camminata di Settefonti è partita da qua, come polisportiva Claterna...la fece per due anni Cardellini...Al cardinale Lercaro guai a toccargli gli ozzanesi e don Romolo... quanti anni abbiamo fatto il servizio a Villa Revedin!... anche il cardinale Nasalli Rocca, veniva volentieri a Ozzano e spesso in S.Cristoforo... fu il card. Nasalli Rocca a mettere qui (ndr, in S.Cristoforo) don Romolo... l'autista del cardinale lasciava la macchina alla Campana e il card. Nasalli Rocca veniva su a piedi fino alla chiesa... E le mangiate che d'inverno si facevano!... erano tante. Don Remo poi, in fatto di scherzi era l'asso di briscola...vi voglio raccontare lo scherzo coi gatti... un inverno organizzò una mangiata... allora c'era davvero tanta neve... Sassatelli e don Remo andarono a caccia... vennero a casa con quattro gatti... li prepararono e li misero sotto la neve quindici giorni... e dissero facciamo poi una cena... occasione per festeggiare: il diploma di Angiolino (ndr, Bernardi)... Arrivato il giorno cucinarono i quattro gatti, tutta una notte... li prepararono prima con gli odori poi il giorno dopo li passarono al forno... come minestra c'erano i tortellini... per contorno fecero anche delle frittelline di verdure... poi c'era dell'arrosto... e tutti mangiarono il gatto... Le pelli dei gatti poi le riempirono di paglia e le misero sulla neve, con a fianco una candela e un cartello con su scritto: era buona la nostra ciccia? Angiolino Bernardi Centro Culturale e Ricreativo S.Cristoforo Pag. 6

7 La voce s'era un po' sparsa... e qualcuno però sospettò (ndr, qualcosa) Quando c'era la neve in parrocchia, si facevano delle grandi battaglie a colpi di palle di neve... e le faceva anche don Romolo... A Natale, la gente veniva alla messa di mezzanotte... io avevo imparato a suonare un po' Notte Placida con l'armonio... per poi divertirsi a tirarsi le palle di neve Dott. Franceso Pesci La malattia di don Romolo cominciò a manifestarsi, quando facevano i carri mascherati fra il 1966 e il che lui è cominciato a stare un po' male (ndr, di più)... io credo di averlo portato poi dal prof. Gasbarrini nel 1967 o S'era però stancato di farsi curare... negli ultimi tempi non ci teneva più (ndr, a sé stesso)... adesso ci sarebbero medicine che questo tipo di male lo controllerebbero bene... negli ultimi tempi non s'è curato, s'era stancato... Quanto lavorava poverino... chissà che sofferenza sentiva!... La sera la sua cena era un pezzetto di pollo... ma dopo due o tre anni del pollo non ne voleva più sapere... così mettevo su due o tre cipolle grandi, un po' di patate, un po' di carote e sedano, poi passavo tutto col passaverdure....(ndr, e glielo davo) Ermanno Sanmarchi e Sergio Mazzoni Un giorno era in auto con don Remo... suo fratello (ndr, don Romolo era fratello di don Remo) vide un biglietto con la prescrizione d'un farmaco che cercava (ndr, per necessità di Giovanni Stefani)....e don Romolo (ndr, ci si accorse poi) ne aveva una partita (ndr, notevole)... perché non lo prendeva... al punto che quando don Romolo morì il farmaco venne dato all'ospedale....anche in questo aiutò gli altri piuttosto che curarsi lui... Don Romolo lavorò molto anche per 1'Onanno...ma negli ultimi tempi non andava più in montagna...aveva un gran dispiacere...abbiamo fatto la festa a Villa Revedin, andavamo su in una quarantina coi bambinetti....a lui andava sempre bene tutto....per il mangiare mi diceva sempre...non pensare a me prepara per don Remo... Angiolino Bernardi Nei rapporti con la Curia, fra i due fratelli sacerdoti, la figura di riferimento era (ndr, comunque e sempre) don Romolo....mentre in casa don Romolo faceva sedere don Remo a capo tavola, essendo il fratello maggiore... e si mangiava quando don Remo rincasava... e a don Remo veniva servito per primo il pasto... e Angiolino Bernardi Don Remo è nato infatti nel luglio 1910, mentre don Romolo era nato il 4/11/ giorno di S.Carlo...alla sua cena venivano molte volte anche persone che non andavano mai in chiesa... dopo la guerra subito c'era chi diceva: "pare quasi voglia più bene ai comunisti che a quelli che sono sempre in chiesa... per lui aiutare un comunista, o aiutare uno di chiesa, era lo stesso... Angiolino Bernardi Da bambino, per un certo periodo, io venivo spesso in parrocchia...ai primi tempi che c'era la televisione... ce l'aveva Leoni al bar, Giacomelli e don Romolo....si parlava molto....non saprei dire le idee politiche di don Romolo, sicuramente trattava chi la pensava diversamente da lui, forse come gli altri....o per paura di fare differenze, anche meglio....(aggiunge dott. Pesci)... ci pensava poi don Remo a pareggiare i conti...non sembravano nemmeno fratelli.... però si completavano (ndr, l'un l'altro) Sergio Mazzoni Penso di avere fatto parte dell'ultimo gruppo (ndr, di giovani) che ha avuto don Romolo....siamo rimasti molto Centro Culturale e Ricreativo S.Cristoforo Pag. 7

8 affiatati e molto legati fino all'ultimo....infatti, l'anno che è morto, non so' per quale motivo... queir anno lì (ndr, il 1982)... anticipò (ndr, don Romolo) la cena di fine anno...stranamente....e c'eravamo tutti...verso il nostro gruppo, poi, aveva un affiatamento e una venerazione....quando andavamo fuori ci difendeva....una partita (ndr, di calcio) a Campeggio, dove dei grandi ci picchiavano, difese con grinta tutti noi come fossimo suoi figli... La festa di S.Cristoforo è stata rilanciata da don Romolo....coi Motoclub, Vespa Club, Moto Club Ruggeri... che venivano qui... il primo anno arrivarono una ventina di motociclette del Moto club Ruggeri....era nel '50....facemmo tutte le bandierine, mettemmo un bel garofano...e nella moto davanti, che c'era il sideca^era seduto il cardinale Lercaro, col gagliardetto...lo stradone (ndr, via S.Cristoforo) era ghiaiate per cui un gran polverone... Anni indimenticabili....come indimenticabili sono state e saranno sempre, per me, le parole che pronunciò prima di andare in ospedale... Lui veniva a casa sempre verso le due... un mezzogiorno venne a casa dicendo di avere un gran male agli occhi... ogni tanto gli veniva... stette delle ore a farsi degli impacchi di acqua fredda... ma quel giorno lì non passava... verso sera andai su (ndr, nel suo alloggio) e lo sentii dire: "no, no, troppo presto, ancora un poco!"...gli chiesi: beh, don Romolo cos'è troppo presto, ancora un poco... poi andai da don Remo, ch'era davanti alla televisione, che rispose: "se sta poco bene chiamate il dottore"...così chiamammo il medico condotto....prima d'andare via per l'ospedale dal letto volse lo sguardo al crocefisso e pronunciò: "Gesù mio misericordia..."... poverino si vede che capiva di essere alla fine... aveva soltanto 68 anni. Dott. Francesco Pesci Don Romolo Bacilieri, è morto per una trombosi il giorno 21/12/1982. Testimonianza di Laura Pignatti - ricevuta per iscritto la sera dell'intervista a e altri Sono sfollata da Bologna a Ozzano nel dicembre Avevo 17 anni e mi sono trovata a vivere in una canonica dov'era parroco mio zio don Domenico Giuseppe Bertusi e cappellano don Romolo Bacilieri (ndr, chiesa di S.Cristoforo di Ozzano). La guerra infiiriava, la vita era difficile per tutti, ma noi eravamo giovani e superavamo tutte le traversie con nel cuore la speranza di un avvenire migliore. In canonica venivano anche i Seminaristi, che erano stati mandati a casa per le difficoltà della guerra. Io non li frequentavo mai perché le ragazze, soprattutto se giovani, non potevano allora avere rapporti di amicizia con loro. Io mi ero fidanzata con quello che poi sarebbe diventato mio marito. Il fronte si avvicinava sempre più alle nostre zone. Io andai a Bologna, che fu dichiarata città aperta. Qui oltre ai bombardamenti cominciarono i cannonneggiamenti e i rastrellamenti. Don Romolo si adoperò molto per nascondere i giovani. Sette giovani, fra cui mio marito, furono nascosti in un rifugio segreto ch'era in canonica. Ci rimasero diverso tempo e venivano approvvigionati attraverso un armadio. Quando tutta la zona fu sgomberata don Romolo rimase con i pochi parrocchiani che erano stati lasciati nelle loro case. Lo ritrovai nel 1949 quando mi sposai nella chiesa di San Cristoforo. Allora era già parroco, con una parrocchia di agricoltori. So che si adoperò per organizzare scuole serali, per chi non aveva potuto studiare, corsi di lavoro per uomini e donne. La parrocchia era fiorente nella fede. Cominciò poi la trasformazione in zona industriale. Il paese si ingrandì, vennero immigrati dal sud e tutto cambiò. Quello che posso dire è che don Romolo non chiedeva mai niente a nessuno. A volte io lo esortavo a appoggiarsi di più ai suoi parrocchiani, ma lui, se qualche volta l'ha fatto, gli è sempre costata molta difficoltà. Un altro ricordo risale al Natale C'era il coprifuoco, non si poteva celebrare la Messa di mezzanotte, ma don Romolo la celebrò lo stesso: la Chiesa di San Cristoforo era illuminata solo da due candele sull'altare. E' il ricordo più dolce, più bello, di quegli anni così difficili e, pensandoci, ancora mi commuove il pensiero. Centro Culturale e Ricreativo S.Cristoforo Pag. 8

9 CO Reimpaginato ed esportato in formato PDF il 28 novembre 2004 a cura del Centro Culturale e Ricreativo S.Cristoforo - Ozzano dell'emilia (BO) Per contatti: Sito web:

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