Il percorso della volontaria della biblioteca Lercari

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1 Genova Insolita Genova Insolita è un iniziativa organizzata dalle volontarie del Servizio Civile Nazionale per il progetto Arte, Natura e Scienza del Comune di Genova e coinvolge le biblioteche e i musei presso cui le ragazze hanno prestato servizio durante l anno 2014/2015. L idea è nata con l obiettivo di suggerire ai cittadini nove itinerari alla scoperta di mete inesplorate del territorio genovese, per valorizzare e promuovere il valore artistico, naturalistico e scientifico celato intorno ad ogni sede di progetto, punto di partenza di ciascun percorso. Armatevi quindi di scarpe comode e preparatevi a partire! Il percorso della volontaria della biblioteca Lercari Ciao! Sono Elisa. Nelle pagine seguenti troverete diversi approfondimenti da utilizzare separatamente oppure in un unico percorso: - Arte: - Villa Cattaneo-Imperiale di Terralba - Villa Centurione Musso Piantelli - Villa Borsotto Ayroli Franzone - Natura: - Il parco di Villa Imperiale Buona visita!

2 Genova Insolita Biblioteca Lercari Bassa Val Bisagno (Municipio III) San Fruttuoso Lo sapevi? Lo stemma della Bassa Val Bisagno è uno scudo sormontato dalla croce simbolo del Comune di Genova e comprende idealmente il territorio municipale nella varietà dei suoi quartieri (Marassi, Quezzi e San Fruttuoso); essi sono rappresentati dai tre ponti che rimandano alla parte civile relativa agli scambi economici e commerciali che da sempre hanno caratterizzato questa zona. L anima religiosa è richiamata dall'immagine stilizzata del Santuario di Nostra Signora del Monte. San Fruttuoso: stesso santo, due luoghi diversi, un unica reliquia: Nessun genovese confonderebbe mai San Fruttuoso di Capodimonte (Camogli) con San Fruttuoso di Genova; eppure non tutti conoscono il perché di questa omonimia, né come mai il quartiere genovese, pur non vantando alcuna reliquia del Santo omonimo, ne abbia preso il nome. Il motivo è da ricondursi alle leggendarie peripezie delle reliquie dei santi martiri Augurio, Eulogio e Fruttuoso: pare che durante il famoso viaggio che da Tarragona le condusse alla loro destinazione finale, San Prospero e i giovani che lo accompagnavano, si fossero fermati proprio in questa zona, che prese dunque il nome dalle spoglie del Santo che, seppure per un breve periodo, aveva ospitato. Il reliquiario di San Fruttuoso è tutt ora conservato nell omonima chiesa di Genova, riedificata nel XX Secolo.

3 È difficile da immaginare, ma fino a pochi secoli fa San Fruttuoso e Marassi costituivano una delle zone verdi della città ed erano considerate mete campagnole di villeggiatura. Proprio per questo motivo molti nobili genovesi elessero questi quartieri per edificare le loro residenze di campagna, le ville. Avulse dal contesto cittadino, queste maestose dimore coniugavano di sovente l eleganza e la ricchezza delle abitazioni patrizie, spesso decorate da affreschi volti a celebrare le famiglie dei committenti, con l organizzazione di una vera e propria azienda agricola. Non era infatti insolito che le zone verdi che circondavano la villa fossero coltivate da braccianti al servizio dei ricchi proprietari terrieri che abitavano la zona. Particolare del quadro di Luigi Garibbo con il panorama di San Fruttuoso (1822) Molte delle ville costruite in passato, sono oggi in stato di degrado ed abbandono e le loro bellezze artistiche perdute. Altre, pur essendo ancora in buone seppur talvolta non originarie- condizioni, sono state inglobate dal contesto urbano: oggi, quelle splendide dimore sono nascoste da edifici più moderni e per questo motivo risultano spesso sconosciute anche agli stessi genovesi. È interessante notare come spesso le architetture delle ville di San Fruttuoso e Marassi sembrino seguire gli stessi canoni riconducibili ad un filone detto pre-alessiano, ossia quello stile diffuso a Genova prima dell arrivo del famoso architetto perugino Galeazzo Alessi e che permase in alcuni esempi anche in seguito alle innovazioni da lui proposte. Le caratteristiche peculiari dello stile pre-alessiano saranno riscontrabili e tra loro collegabili visitando le ville proposte da questi tre itinerari, ricche dimore costruite in tempi diversi da architetti differenti, ma che risultano nello stile indissolubilmente collegate. Nonostante le ristrutturazioni effettuate nel corso dei secoli, infatti, sono ancora riscontrabili alcune delle caratteristiche che le accomunano: la presenza di logge angolari, una pianta rettangolare anziché quadrata e la concezione dell edificio come un contenitore aperto sul territorio.

4 ARTE e NATURA Villa Imperiale-Cattaneo e il suo parco Edificata alle pendici del colle del Santuario della Madonna del Monte e attuale Sede della Biblioteca Civica G. L. Lercari, la Villa fu commissionata alla fine del XV secolo da Lorenzo Cattaneo, ricco mercante genovese imparentato con la nobiltà fiorentina e cugino di Simonetta Cattaneo Vespucci, famosa modella di artisti rinascimentali tra cui Sandro Botticelli e amata da Giuliano de Medici. Nel 1502, poco dopo la sua edificazione, la Villa ospitò Luigi XII di Francia: i gigli scolpiti nei rilievi del portico (pur difficilmente visibili ad occhio nudo) e del caminetto, testimoniano ancora oggi l omaggio reso all illustre visitatore. I gigli di Francia nel rilievo del camino

5 Nel XVIII Secolo la Villa fu acquistata dai Salvago e un secolo dopo passò alla famiglia Imperiale grazie al matrimonio tra Gian Giacomo Imperiale e Livia Salvago. L edificio, comprato dal Comune di Genova nel 1926, è tutt ora ricordato con il nome dei suoi ultimi proprietari. Per quanto riguarda l architettura della Villa, la critica è ancora in dubbio sull effettiva compatibilità tra la struttura originale e quella attuale; è ignoto il nome dell autore del progetto, comunque ricollegabile al modello della villa pre-alessiana di pianta rettangolare dotata di due logge laterali, di cui Villa Imperiale è considerata il prototipo. Risale all epoca dell edificazione il volume longitudinale a due piani con tre assi di finestre centrali e due logge angolari a tre fornici su ciascun lato. La facciata della Villa: si può notare con un unico colpo d occhio l asimmetria della posizione dello scalone e la presenza delle due logge angolari. Le logge, appartenenti sicuramente alla struttura originale, sono sorrette da colonne cerchiate alte e sottili, poggiate su balaustre,con capitelli di elegante e variata decorazione. A differenza delle dimore alessiane, l ingresso rialzato di Villa Imperiale è asimmetrico, situato sul lato sinistro, ed introdotto da un portico angolare ricoperto da due mezze volte ad ombrello; un altro ingresso a livello terreno è incorniciato da un portale in pietra nera scolpito con rilievi raffiguranti San Giorgio tra due angeli. Tutti i particolari architettonici e decorativi (i profili acuti delle vele della volta, i peducci figurati, la piccola bifora) riconducono al gotico fiorito, quindi si è ipotizzato che questo portico appartenesse ad una fase di edificazione più antica di quella documentata. Particolare del portale in pietra nera con San Giorgio tra due angeli.

6 La pianta attuale presenta una forma a ferro di cavallo o a U, piuttosto rara a Genova,dovuta agli interventi effettuati a metà del Cinquecento dal Bergamasco (G. B. Castello, 1500 ca. 1569); l attuale distribuzione degli spazi interni della Villa è frutto di questa ristrutturazione che prolungò i fianchi della costruzione sul retro e aprì la loggia posteriore (loggia delle Virtù), che attualmente dà sul ninfeo ; allo stesso periodo risale probabilmente la chiusura della loggia del salone principale (che oggi è quindi un ambiente chiuso, compreso tra le due logge laterali) e il rivestimento della superficie interna ed esterna con elementi architettonici: nelle sale si possono ancora ammirare le cornici e i timpani spezzati o a volute che arricchiscono le finestre e le porte, i fregi e i busti di ispirazione romana, mentre poco è rimasto della decorazione esterna risalente a questo periodo e ornata a motivi architettonici, con putti ed anfore raffigurati nelle nicchie e nei riquadri. L attuale pianta a ferro di cavallo è risultato degli interventi di ristrutturazione risalenti alla metà del XVI Secolo; mentre le decorazioni esterne sono attribuibili con certezza al Bergamasco, l attribuzione della ristrutturazione architettonica non è accertata; tuttavia è probabile che anch essa sia dello stesso architetto lombardo.

7 La decorazione ad affresco, che orna tutto il piano nobile, fu affidata in periodi diversi ad alcune personalità illustri del panorama artistico genovese. Sala Cambiaso:l opera di maggior pregio è il grande affresco che orna la volta del salone principale, raffigurante il Ratto delle Sabine di Luca Cambiaso (1565 circa). Il famoso episodio romano è raffigurato con grande drammaticità e forza espressiva. L azione è al suo apice: Romolo, sulla sinistra, con il braccio ancora alzato nel gesto convenuto per dare inizio al rapimento, assiste alla lotta sotto un baldacchino. Lo stile tragico è sottolineato dai corpi dei Romani e delle Sabine che lottano avvinghiati, dall uso di colori violenti e dal gioco di luci ed ombre. Sullo sfondo, edifici classicheggianti incorniciano la scena. Luca Cambiaso, Il Ratto delle Sabine, affresco, 1565 circa Il Ratto delle Sabine, particolare: pur avendo scelto la tecnica dell affresco, il pittore scelse di dipingere alcuni dettagli, come le perle e i gioielli delle fanciulle, a secco; per questo motivo sono visibili anche da lontano e spiccano nella scena dipinta.

8 I riquadri laterali che circondano l affresco centrale raffigurano episodi posteriori al Ratto e sono tratti dall opera storiografica di Tito Livio; si noti come le decorazioni che incorniciano le varie scene si limitino a simulare pittoricamente stucchi e rilievi, con grande virtuosismo capace di creare un illusione di spazi e profondità. La prima scena laterale (lato lungo sinistro) raffigura la vicenda di Tarpea, fanciulla romana che, innamoratasi del re dei Sabini, aveva aperto al suo popolo le porte dell Urbe. I Sabini stessi si liberarono della ragazza, da cui prende il nome la rupe dalla quale i Romani gettavano i traditori politici. Proseguendo in senso orario, si assiste alla Pacificazione tra i due popoli favorita dalle donne Sabine guidate da Ersilia e alla conseguente Alleanza tra Romolo e Tito Tazio, re dei Sabini. Seguono l Ascesa di Romolo all Olimpo, l Incoronazione di Numa Pompilio e il colloquio di quest ultimo con la ninfa Egeria. Finte sculture di stucco, tra cui la Lupa Capitolina, completano la decorazione della sala e si alternano alle scene di storia romana. Negli angoli, le allegorie delle Scienze e delle Arti, coronano l opera. Luca Cambiaso, L Ascesa di Romolo all Olimpo e L Incoronazione di Numa Pompilio nei riquadri rettangolari; li separano, nell angolo, due raffigurazioni femminili delle scienze e delle arti. La volta è stata oggetto di un restauro avvenuto in seguito al crollo dell affresco nel 1994; nonostante l accurato lavoro di recupero e di ricomposizione, è stato necessario reintegrare alcune parti della superficie pittorica ormai irrecuperabile, ove i restauratori sono intervenuti con la tecnica del rigatino.

9 Risalenti alla stessa epoca della Sala Cambiaso o di poco posteriori sono gli affreschi che ornano la maggior parte delle altre sale del piano nobile, a cui lavorò la bottega dei fratelli Calvi. Artisti di modesto valore, ma molto apprezzati all epoca per la rapidità con cui eseguivano gli incarichi a loro affidati, rinunciano in questo caso alla tecnica dell affresco in favore di una pittura a secco per raffigurare diversi temi mitologici. Loggia delle Virtù: la virtù principale esaltata dalle pitture di questo spazio semi aperto è la Castità, rappresentata dalla storia della vestale Tuccia, che orna il riquadro centrale del soffitto. La fanciulla, accusata ingiustamente di essere venuta meno al suo voto, dimostra la propria innocenza riuscendo a trasportare in un setaccio l acqua del Tevere tra lo stupore generale dei suoi calunniatori. Nei quattro ovali che incorniciano la scena sono raffigurate altrettante figure femminili allegoriche di virtù:la Castità, in abito bianco, la Sapienza, recante in mano la torcia simbolica del lume dell intelletto, la Gloria, figura alata che regge tra le mani la piramide e il ramo d ulivo e la Temperanza che stringe un freno, simbolo di moderazione. Una decorazione a grottesche, arricchita da tritoni e nereidi, completa la decorazione del soffitto; alle pareti, com era uso all epoca, sono raffigurati paesaggi rurali al fine di favorire un illusoria corrispondenza tra esterno e interno e una totale immersione nella natura, resa in questo caso più efficace dall apertura della loggia. Bottega dei Calvi, La vestale Tuccia (nel riquadro) e Quattro Virtù (negli ovali); si notino le decorazioni a grottesche (con festoni ed esseri mostruosi) che circondano l opera; queste erano già tipiche all epoca dei Romani e furono riscoperte proprio nel rinascimento nelle rovine della Domus Aurea, che per le sue disastrose condizioni era stata inizialmente scambiata per una grotta; da qui il termine grottesche.

10 Il ninfeo che si affaccia su questo spazio risale al 1909 e la sua sistemazione va fatta risalire all ultimo proprietario della Villa, Cesare Imperiale; il modello seguito è quello del ninfeo presente a Villa Imperiale Scassi (Sampierdarena) risalente al Cinquecento: due nicchie laterali minori che ospitano due statue femminili, affiancano una nicchia centrale maggiore (allusiva ad una grotta) ornata da una scultura maschile; le nicchie sono inframmezzate da quattro erme maschili. Il ninfeo novecentesco di Villa Cattaneo Imperiale (Terralba) Il ninfeo cinquecentesco di Villa Imperiale Scassi (Sampierdarena). Corridoio di Venere e Giunone: non si sa se la forma a elle di questa piccola stanza (dovuta alla presenza di una scala di servizio interna) corrisponda alla sua condizione originaria; il pavimento di maioliche azzurre ornate dallo stemma dei Cattaneo è quello originale dell epoca. Sul soffitto, incorniciate da una complicata decorazione a grottesche, si trovano i riquadri raffiguranti Giunone Lucina, con la falce di luna sul capo, e Venere con Cupido. Alle pareti, i paesaggi campestri dipinti tentano di rendere arioso un ambiente altrimenti angusto. Bottega dei Calvi, Venere e Cupido. Bottega dei Calvi, Giunone. Anche se la fronte della dea è ornata da una mezza luna, non va confusa con Diana; infatti è presente il pavone, animale sacro alla madre degli dei.

11 Sala del Concilio di Enea:nel riquadro centrale, Enea sale all Olimpo al cospetto degli dei; Venere, madre dell eroe, lo indica come se lo volesse introdurre a Giove, che siede al centro della scena circondato da tutte le altre divinità. Accanto al padre degli dei si riconosce la sagoma del simbolo zodiacale del Leone, l unico a comparire in tutto l affresco e probabilmente segno del committente, in una voluta identificazione con l eroe troiano. Bottega dei Calvi, Concilio di Enea. Tra gli dei sono riconoscibili, oltre a Giove e Venere, Marte, in tenuta da combattimento, Bacco, in primo piano accanto a dei grappoli d uva, Saturno con la falce e Nettuno con la vita avvolta in un drappo azzurro. Concilio di Enea, particolare del Leone. Ai lati del riquadro principale sono rappresentate quattro fanciulle che simboleggiano i quattro continenti allora conosciuti secondo gli stereotipi dell epoca: gli sfondi su cui si stagliano raffigurano la flora e la fauna delle diverse parti del mondo rappresentate. Bottega dei Calvi, I Quattro Continenti; considerata la visione del mondo eurocentrica di allora, non stupisce vedere come l Europa sia raffigurata come l unica del tutto vestita (quindi civilizzata); le piume verdi che ornano il capo dell America sono forse del Quetzal, uccello sacro ai popoli precolombiani.

12 Un apertura a destra introduce alla cappella, composta da due ambienti: un atrio con volte a crociera affrescate e una sala sulla cui parete principale è raffigurata una Crocefissione su sfondo urbano. Sulla volta, circondato da putti reggenti i simboli della Passione, spicca la figura di Dio Padre con la colomba. Sulle pareti laterali della cappella si aprono due finestrelle, che permettevano agli ospiti di assistere alle funzioni religiose nonostante il poco spazio disponibile. Sala dell Aurora:su un carro trainato da due galli, annunciatori dell alba e simbolo della virtù della vigilanza, la figura di Aurora, coperta da un manto cangiante e con la testa cinta da una corona di rose, è in procinto di abbracciare un uomo di incerta identificazione. Ai lati della dea si stagliano a sinistra la stella del mattino, l ultima a lasciare il cielo notturno, e a destra una figura volante che sparge i petali rosati che coloreranno l alba. In basso a destra, la personificazione maschile di un vento assiste alla scena. Bottega dei Calvi, Il Carro di Aurora; incerta è l identità dell uomo che accoglie: potrebbe trattarsi di Cefalo, amato e rapito dalla dea, o di Mèmone, suo figlio. Ai lati, quattro riquadri raffiguranti le stagioni, circondano la scena centrale. Bottega dei Calvi, Inverno. Bottega dei Calvi, Primavera.

13 Sala di Apollo Sole:il soggetto raffigurato sul soffitto esemplifica l uso comune dell epoca di associare la decorazione pittorica all orientamento geografico della stanza che la ospita. Esposto a levante questo ambiente è ornato da un dipinto raffigurante Apollo sul suo carro, simbolo del Sole, causa generatrice del cosmo. Ai lati lo circondano, secondo l iconografia tradizionale, le divinità simbolo delle altre parti dell universo: Nettuno dio del mare, Plutone con Cerbero agli Inferi, Saturno, signore del mondo primigenio e Zeus, dio del cielo. Bottega dei Calvi, Apollo Sole circondato da altre quattro divinità Più tardo risulta essere l intervento pittorico di Andrea Ansaldo, risalente al terzo decennio del Seicento; egli affresca la sala di Amore e Psiche: rappresentando l episodio mitologico narrato da Apuleio: nel riquadro centrale, purtroppo compromesso, Psiche illumina il volto dell amato addormentato per poterlo finalmente vedere. Nei cartigli che circondano la scena principale sono rappresentate figure di dei e nelle lunette le peripezie vissute da Psiche prima di potersi ricongiungere con Amore. Andrea Ansaldo, Amore e Psiche. Andrea Ansaldo, una delle lunette raffiguranti le peripezie di Psiche.

14 Sala camino: Sul soffitto è stata trasferita una tela di autore ignoto raffigurante Apollo e le Muse sul Parnaso; il dipinto è databile tra la fine del XIX e l inizio del XX Secolo e proviene da Villa Scassi, altra residenza della famiglia Imperiale, che commissionò questa tela. Apollo e le Muse sul Parnaso (XIX XX Secolo), tela staccata proveniente da Villa Scassi (Sampierdarena). Nella parete di sinistra si può ammirare un camino in pietra nera risalente al XV secolo: tra le decorazioni a rilievo si possono notare i gigli di Francia, in memoria della già citata visita di Luigi XII. La parte interna del camino è rivestita da maioliche cinquecentesche bianche e blu che, come quelle che ornano i pavimenti del corridoio di Venere e Giunone, sono ornate dallo stemma dei Cattaneo. Particolare delle maioliche del camino, con lo stemma della famiglia Cattaneo, uno scudo a strisce sormontato da un aquila. Sala Genova: Ornata da affreschi più compromessi rispetto a quelli delle altre sale, la sala, che ospita parte dei volumi della raccolta locale, raccoglie parte del mobilio ottocentesco in noce che apparteneva all arredamento della dimora della famiglia Imperiale.

15 Il Parco della Villa La villa sorge in quello che secondo la leggenda è il territorio dell Albero d Oro, da cui prende il nome la via vicina. Si narra che l antico proprietario del territorio della villa, avendo perso al gioco tutti i suoi averi, fosse rimasto in possesso di un unico albero di alloro. Puntando al gioco quella sola pianta, riuscì a riguadagnare tutti i suoi averi e da quella fortunata mano nacque la leggenda dell Albero d Oro, che, inoltre è da ricollegare con l assonanza con alloro.il parco che circondava la Villa ai tempi della sua edificazione era probabilmente coltivato a vigne e frutteti, tipico delle residenze di villa anteriori al XVI Secolo, che coniugavano lo sfarzo di una residenza patrizia con l efficienza di un azienda agricola. Una sistemazione geometrica all italiana del giardino è documentata dal Gautiher in una planimetria del 1818 di incerta veridicità. Planimetria di Gauthier, 1818; non è chiaro se l autore abbia ricostruito una sistemazione simmetrica mai realizzata, o se abbia documentato la precedente sistemazione del parco, oggi scomparsa. Il ninfeo esterno, di epoca cinquecentesca, è collocato in una posizione asimmetrica rispetto alla Villa che oggi risulta ancora inspiegata. La posizione asimmetrica del ninfeo cinquecentesco.

16 Alla fine del XIX secolo risale la trasformazione paesistica del parco secondo il gusto inglese: l inserimento di piante ad alto fusto, sia locali che provenienti da terre lontane e la creazione di sentieri sinuosi in mezzo a boschetti e prati rasi, testimonia il cambiamento del gusto dell epoca rispetto agli spazi verdi. Le piante del parco: Il parco della Villa presenta una vastissima varietà di piante: qui di seguito sono riportate solamente le specie più curiose, collegate a leggende, poesie, rimedi medici degni di nota o veleni letali che è opportuno saper evitare. Questa cartina indica la collocazione delle piante più interessanti del parco; contrassegnate dal rosso sono le piante velenose. Fate attenzione!

17 Arancio (Citrus Sinensis) Famiglia:Rutacee Il nome di questa pianta potrebbe venire dal latino aurum, oro, in riferimento al colore giallo-dorato, o dall arabo narangi, ossia inclinazione dell elefante e indicava quindi il frutto preferito dagli elefanti, mentre il termine scientifico significa limone cinese. L'arancio è un albero che può arrivare fino a 12 metri, dalle foglie allungate e carnose e dai fiori candidi. I germogli sono sempre verdi, mai rossastri. Questa specie si chiama anche Arancia dolce per distinguerla dall Arancia amara (Citrus Aaurantium) ed è probabilmente un antico ibrido tra pompelmo e mandarino. I primi frutti dell arancio si possono raccogliere in novembre e gli ultimi a maggio giugno. Un albero adulto produce circa 500 frutti all'anno Originario della Cina e del sud-est asiatico, questo tipico frutto invernale sarebbe stato importato in Europa solo nel XIV secolo da marinai portoghesi. Tuttavia alcuni testi anticoromani ne parlano già nel I secolo; veniva coltivata in Sicilia e la chiamavano melarancia, il che potrebbe significare che il frutto avesse raggiunto l'europa via terra. L arancia è molto usata in cucina, sia come ingrediente che come aromatizzante; è noto il suo alto contenuto di vitamina C e il terpene d'arancia, un liquido incolore ottenuto dalla distillazione dell'essenza di arancia, è largamente usato come solvente naturale dall'industria delle vernici.

18 In letteratura: J. W. Goethe, Conosci la terra dove fioriscono i limoni? Conosci tu la terra dove fioriscono i limoni, gli aranci dorati rilucono fra le foglie scure, una mite brezza spira dal cielo azzurro, il mirto immoto resta e alto si erge l alloro, La conosci tu, forse? Laggiù, laggiù Con te, amore mio, io vorrei andare P. Neruda, Ode all arancia A somiglianza tua, a tua immagine, arancia, si fece il mondo: rotondo il sole, circondato per spaccarsi di fuoco: la notte costellò con zagare la sua rotta e la sua nave. Così fu e così fummo, oh terra, scoprendoti, pianeta arancione. Siamo i raggi di una sola ruota divisicome lingotti d oro e raggiungiamo con treni e con fiumi l insolita unità dell arancia. S. Quasimodo, Ride la gazza nera sugli aranci Forse è un segno vero della vita: intorno a me fanciulli con leggeri moti del capo danzano in un gioco di cadenze e di voci lungo il prato della chiesa. Pietà della sera, ombre riaccese sopra l erba così verde, bellissime nel fuoco della luna! Memoria vi concede breve sonno: ora, destatevi. Ecco, scroscia il pozzo per la prima marea. Questa è l ora: non più mia, arsi, remoti simulacri. E tu vento del sud forte di zàgare, spingi la luna dove nudi dormono fanciulli, forza il puledro sui campi umidi d orme di cavalle, apri il mare, alza le nuvole dagli alberi: già l airone s avanza verso l acqua e fiuta lento il fango tra le spine, ride la gazza, nera sugli aranci.

19 Alloro (LaurusNobilis); Famiglia: Lauracee Il famoso mito racconta che Daphne (alloro, in greco antico) era una fanciulla amata da Apollo, che però non era ricambiato; infatti la ragazza si era consacrata alla dea Artemide e pur di sfuggire all inseguimento del dio, chiese ed ottenne dalla terra di trasformarsi in una pianta, appunto, l alloro che da allora è sacro ad Apollo e simboleggiava la vittoria e la sapienza; non a caso corone fatte di foglie di alloro cingevano le teste dei vincitori delle olimpiadi e quelle dei poeti più importanti, mentre ancora oggi spesso si usa per festeggiare i laureati. L alloro si presenta, poiché spesso sottoposto a potatura, in forma arbustiva di varie dimensioni ma è un vero e proprio albero alto fino a 10 m. È una pianta sempreverde, perenne. Il fusto è eretto, la corteccia verde nerastra. Le foglie, ovate, sono verde scuro, coriacee, lucide nella parte superiore e opache in quella inferiore e molto profumate. Questa pianta è originaria del Mediterraneo; cresce spontaneamente in Italia Centrale e Meridionale, mentre al Nord è coltivato. Si adatta bene a tutti i terreni e non ha bisogno di cure particolari. Oltre che in cucina, dove viene usato per insaporire molti piatti, l alloro può essere utilizzato anche negli armadi per allontanare le tarme e per preservare libri e pergamene. Per quanto riguarda le sue proprietà curative, le sue foglie si utilizzano per preparare decotti rinfrescanti e dalle qualità digestive o pediluvi, mentre dai semi pressati si ricava un olio essenziale. Con le foglie di alloro si prepara che un liquore tradizionale, utilizzato come digestivo.

20 In letteratura: Numerosissimi sono i testi letterari, poetici o meno, che citano l alloro; tra i più famosi possiamo citare il brano delle Metamorfosi di Ovidio che narra la fuga che vedrà Daphne trasformarsi in pianta; altri poeti più moderni, invece rinunciano al simbolismo legato a questa pianta per relegarla a semplice ingrediente da cucina. Ovidio, Metamorfosi, Libro I l'alloro non c'era ancora e Febo si cingeva le tempie, incorniciate da lunghi capelli, con fronde qualsiasi. Il primo amore di Febo fu Dafne, figlia di Peneo, e non fu dovuto al caso, ma all'ira implacabile di Cupido ( ) Ma lui [Apollo] che l'insegue, con le ali d'amore in aiuto, corre di più, non dà tregua e incombe alle spalle della fuggitiva, ansimandole sul collo fra i capelli al vento. Senza più forze, vinta dalla fatica di quella corsa allo spasimo, si rivolge alle correnti del Peneo e: «Aiutami, padre», dice. «Se voi fiumi avete qualche potere, dissolvi, mutandole, queste mie fattezze per cui troppo piacqui». Ancora prega, che un torpore profondo pervade le sue membra, il petto morbido si fascia di fibre sottili, i capelli si allungano in fronde, le braccia in rami; i piedi, così veloci un tempo, s'inchiodano in pigre radici, il volto svanisce in una chioma: solo il suo splendore conserva. Anche così Febo l'ama e, poggiata la mano sul tronco, sente ancora trepidare il petto sotto quella nuova corteccia e, stringendo fra le braccia i suoi rami come un corpo, ne bacia il legno, ma quello ai suoi baci ancora si sottrae. E allora il dio: «Se non puoi essere la sposa mia, sarai almeno la mia pianta. E di te sempre si orneranno, o alloro, i miei capelli, la mia cetra, la faretra; e il capo dei condottieri latini, quando una voce esultante intonerà il trionfo e il Campidoglio vedrà fluire i cortei. Fedelissimo custode della porta d'augusto, starai appeso ai suoi battenti per difendere la quercia in mezzo. E come il mio capo si mantiene giovane con la chioma intonsa, anche tu porterai il vanto perpetuo delle fronde!». Qui Febo tacque; e l'alloro annuì con i suoi rami appena spuntati e agitò la cima, quasi assentisse col capo

21 G. B. Marino, Dafne Il poeta seicentesco riprende il tema della fuga e della trasformazione di Dafne, già affrontato da Ovidio. Non disse più, però ch'alfin s'accorse esser cangiata in trionfal alloro colei, che 'n volto umano tanto gli piacque, e vide mezzo ancor tra bionda e verde l'oro del crespo crin moversi a l'aura, e sentì nel toccar l'amato legno sotto la viva e tenerella buccia tremar le vene e palpitar le fibre. Colà fermossi e con sospiri e pianti Tra le braccia le strinse, e mille e mille vani le porse, e 'ntempestivi baci. Indi de' sacri ed onorati fregi del novello arboscel cinta la fronte, coronatane ancor l'aurea cetra, de l'avorio fecondo in atto mesto sospeso il peso a l'omero chimato e col dolce arco della destra mosso tutte scorrendo le loquaci fila, cantò l'historia dolorosa e trista de' suoi lugubri e sventurati amori" G. D Annunzio, L alloro oceanico Oleandro d Apollo, ambiguo arbusto che d ambra aulisci nell ardente sera; melagrano, e il tuo rosso balausto quasi fiammella in calice di cera; nautico pino, e il tuo scoglioso fusto e i coni entro la chioma tua leggera; olivo intorto da dolor vetusto, e l oliva tua dolce che s annera; ginepro irsuto, mirto caloroso, lentisco, terebinto, caprifoglio, cento corone dell Estate ausonia; ma te, sargasso, re del Marerboso, vasto alloro del gorgo, anche te voglio, che bacche fai come la fronda aonia. E. Montale, Proteggetemi Avendo già manifestato la propria avversione per i poeti laureati e le piante dai nomi aulici e altisonanti, il poeta declassa l alloro riducendolo a mera spezia da cucina, nemmeno adatta a condire l arrosto. Proteggetemi custodi miei silenziosi perché il sole si raffredda e l ultima foglia di alloro era polverosa e non servì nemmeno per la casseruola dell arrosto.

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