Prendete il largo e calate le reti, giovani di Sardegna

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1 Periodico della Diocesi di Tempio-Ampurias fondato nel 1927 GALLURA NGLONA N Nuova serie - Spedizione in abbonamento postale art. 2 comma 20/b L. 662/96 - Sassari - 1,00 OMELIA DEL SANTO PADRE Gianni Sini Anche chi non ha avuto la fortuna di incrociare con i suoi occhi lo sguardo di Papa Francesco nel piazzale antistante il santuario di N.S. di Bonaria, ha potuto seguire in diretta i vari momenti della giornata intensa del pontefice in Sardegna. L apertura dell omelia in lingua sarda Sa paghe e Nostru Segnore siat sempre chin bois ha sorpreso tutti e ha infiammato i cuori. Il papa rivolto ai fedeli pellegrini accorsi da tutta l isola ha detto: Oggi si realizza quel desiderio che avevo annunciato in Piazza San Pietro, prima dell estate, di poter visitare il Santuario di Nostra Signora di Bonaria. Sono venuto per condividere con voi gioie e speranze, fatiche e impegni, ideali e aspirazioni della vostra Isola, e per confermarvi nella fede. Anche qui a Cagliari, come in tutta la Sardegna, non mancano difficoltà, - ce ne sono tante - problemi e preoccupazioni: penso, in particolare, alla mancanza del lavoro e alla sua precarietà, e quindi all incertezza per il futuro. La Sardegna, questa vostra bella Regione, soffre da lungo tempo molte situazioni di povertà, accentuate anche dalla sua condizione insulare. E necessaria la collaborazione leale di tutti, con l impegno dei responsabili delle istituzioni - anche la Chiesa - per assicurare alle persone e alle famiglie i diritti fondamentali, e far crescere una società più fraterna e solidale. Assicurare il diritto al lavoro, il diritto a portare pane a casa, pane guadagnato col lavoro! Vi sono vicino! Vi sono vicino, vi ricordo nella preghiera, e vi incoraggio a perseverare nella testimonianza dei valori umani e cristiani così profondamente radicati nella fede e nella storia di questo territorio e della popolazione. Mantenete sempre accesa la luce della speranza! Sono venuto in mezzo a voi per mettermi con voi ai piedi della Madonna che ci dona il suo Figlio. So bene che Maria, nostra Madre, è nel vostro cuore, come testimonia questo Santuario, dove molte generazioni di Sardi sono salite e continueranno a salire! per invocare la protezione della Madonna di Bonaria, Patrona Massima dell Isola. Qui voi portate le gioie e le sofferenze di questa terra, delle sue famiglie, e anche di quei figli che vivono lontani, spesso partiti con grande dolore e nostalgia per cercare un lavoro e un futuro per In data 8 Settembre S. E. Monsignor Vescovo ha emanato i seguenti decreti di nomina. COMUNICATO della CURIA Don Sandro SERRERI è stato nominato parroco della Parrocchia S. Francesco D Assisi in AGLIENTU, con introduzione nell ufficio in data 14 settembre. Con nomina in pari data e con decorrenza dal 1 ottobre gli è stato pure conferito l ufficio di Cancelliere Diocesano. Don Alessandro COSSU è stato nominato parroco della Parrocchia San Giuseppe in GOLFO ARANCI, con introduzione nell ufficio in data 19 settembre. Padre Paolo CIRINA ofm.conv., è stato nominato Amministratore Parrocchiale della sé e per i loro cari. Oggi, noi tutti qui riuniti, vogliamo ringraziare Maria perché ci è sempre vicina, vogliamo rinnovare a Lei la nostra fiducia e il nostro amore. Il papa ha quindi commentato le letture ed il vangelo di Giovanni 19,25-27 dove Gesù affida Maria sua madre all apostolo Giovanni. In Giovanni ci siamo tutti, anche noi, e lo sguardo di amore di Gesù ci affida alla custodia materna della Madre. Ha sviluppato un terzo pensiero: oggi sono venuto in mezzo a voi, anzi siamo venuti tutti insieme per incontrare lo sguardo di Maria, perché lì è come riflesso lo Parrocchia San Giuseppe in Tempio Pausania, con introduzione nell ufficio in data 15 settembre. Don Pier Giovanni SCANO, che ha ricoperto sinora l ufficio di Cancelliere Diocesano, è stato nominato Cancelliere Diocesano Aggiunto, con decorrenza dal 1 ottobre. Il diacono don Roberto SPANO, è stato nominato collaboratore della parrocchia B.V. di Pompei in VIDDALBA. Precedentemente, in data 1 luglio, S.E. Monsignor Vescovo aveva nominato don Antonello TUMMINELLO, vicario cooperatore della Parrocchia S. Maria Maddalena in LA MADDALENA. Prendete il largo e calate le reti, giovani di Sardegna sguardo del Padre, che la fece Madre di Dio, e lo sguardo del Figlio dalla croce, che la fece Madre nostra. E con quello sguardo oggi Maria ci guarda. Abbiamo bisogno del suo sguardo di tenerezza, del suo sguardo materno che ci conosce meglio che chiunque altro, del suo sguardo pieno di compassione e di cura. Il papa ha proseguito: Nel cammino, spesso difficile, non siamo soli, siamo in tanti, siamo un popolo, e lo sguardo della Madonna ci aiuta a guardarci tra noi in modo fraterno. Guardiamoci in modo più fraterno! Maria ci insegna ad avere quello sguardo che cerca di accogliere, di accompagnare, di proteggere. Impariamo a guardarci gli uni gli altri sotto lo sguardo materno di Maria! Ci sono persone che istintivamente consideriamo di meno e che invece ne hanno più bisogno: i più abbandonati, i malati, coloro che non hanno di che vivere, coloro che non conoscono Gesù, i giovani che sono in difficoltà, i giovani che non trovano lavoro. Il papa ha invitato ad affidarci alla protezione materna di Maria perché nessuno si frapponga tra noi e lo sguardo della Madonna e lei sappia difendere il nostro cuore di figli da tanti parolai che promettono illusioni; da coloro che hanno uno sguardo avido di vita facile, di promesse che non si possono compiere. Non ci rubino lo sguardo di Maria, che è pieno di tenerezza, che ci dà forza, che ci rende solidali tra noi. Tutti diciamo: Madre, donaci il tuo sguardo! Madre, donaci il tuo sguardo! Madre, donaci il tuo sguardo! Così come aveva iniziato, papa Francesco ha voluto concludere in lingua sarda: Nostra Segnora e Bonaria bos acumpanzet sempre in sa vida.

2 Nuova Serie Aut. Trib. Tempio Pausania n. 4 del Proprietà: Diocesi di Tempio-Ampurias Amministratori Gavino Fancellu Direttore responsabile: don Giovanni Sini Redazione: Franco Fresi Andrea Muzzeddu Giuseppe Pulina Gianni Satta Pietro Zannoni Tomaso Panu Gavino Fancellu AbbONAMENTI 12 MESI ITALIA ordinario 20,00 sostenitore 30,00 benemerito 50,00 ESTERO + spese di spedizione PubbLIcITà Tariffe 2012 Commerciali con secondo colore redazionali a cmq 1,00 a modulo mm 25 x colonna 8,00 a pagina intera 800,00 a mezza pagina (orizzontale) 430,00 Istituzionali: -20% Promozionali: -25% Prima pagina: a modulo 15,00 Ultima pagina (solo riquadri settori commerciali) a cmq 1,00 a modulo mm 25 x colonna 1,00 Sconti, non cumulabili, per formato, frequenza, invito. I prezzi sono al netto di IVA. La Redazione si riserva la facoltà di rifiutare inserzioni pubblicitarie Direzione Redazione e Amministrazione Via Episcopio, Tempio Pausania c. P c. c. P. n Tel e Fax Impaginazione e grafica GIANNI caria Stampa TAS P. Niedda sud strada Sassari Tel Fax Questo numero di Gallura Anglona è stato consegnato alle Poste, per la spedizione, il. visita ad assisi Il Papa ad Assisi sulle orme di Francesco Presentato il programma della visita pastorale del 4 ottobre Maria Chiara Biagioni Idisabili e gli ammalati, i poveri, il clero, i consacrati e i membri dei consigli pastorali, i giovani umbri. Queste alcune delle tappe della visita pastorale che Papa Francesco compirà ad Assisi il prossimo 4 ottobre. A presentare il programma, ad Assisi, nella Sala della spoliazione nella quale San Francesco si tolse gli abiti facendo la scelta della povertà, è stato il vescovo della diocesi che ospiterà il Papa, monsignor Domenico Sorrentino. Al suo fianco monsignor Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e presidente della Conferenza episcopale umbra, il sindaco di Assisi Claudio Ricci e il custode del Sacro Convento di Assisi, padre Mauro Gambetti. Intenso il programma della visita, che si concentra in una giornata (con partenza alle 7 di mattina e ritorno in Vaticano alle 20) e prevede, oltre a 6 discorsi del Santo Padre, un suo pellegrinaggio con visite private ai luoghi francescani: dalle chiese di San Damiano e Santa Maria Maggiore alla tomba di San Francesco, dall Eremo delle Carceri alla basilica di Santa Chiara (con la venerazione del corpo della Santa e la preghiera silenziosa davanti al crocifisso di San Damiano), dalla preghiera nella Porziuncola alla visita al santuario di Rivotorto. Ma la prima novità sta proprio nella presentazione del programma, che la prefettura della Casa pontificia ha consegnato a monsignor Domenico Sorrentino dicendogli in maniera esplicita di presentarlo in quest occasione, ha riferito il presule. Questa scelta ad avviso di Sorrentino - ha a che fare con lo stile che questa visita del Papa vuole avere. Le varie tappe del viaggio racchiudono un messaggio, che si coglie riprendendo i testi e la vita di San Francesco. Voglio spiegare come la Chiesa si deve spogliare, avrebbe detto Papa Francesco al vescovo di Assisi in occasione del loro incontro, e questa sarà la chiave di lettura della visita di un Papa che vuole mettersi sulle orme di Francesco. Per lui - ha aggiunto monsignor Gualtiero Bassetti - Assisi è il paese dell anima, al quale si è voluto legare fin dal nome scelto. E, dopo questo viaggio, nulla sarà come prima. Quel giorno - ha affermato il sindaco, Claudio Ricci - sarà per tutti noi l occasione per raccogliere dalle parole del Papa una nuova verità. Lui - è convinto il primo cittadino - proporrà una nuova prospettiva che dovremo poi dimostrare con i nostri atteggiamenti. Andando a sfogliare le quattro pagine del programma, ciò che balza subito agli occhi è che i poveri e i malati sono veramente i privilegiati in questo pellegrinaggio del Papa, ha precisato il presidente dei vescovi umbri. Accompagnato nella visita dai cardinali prescelti per consigliarlo nel governo della Chiesa universale, Papa Francesco giungerà nel capoluogo umbro in elicottero e il suo primo gesto sarà la visita ai bambini disabili e ammalati ospiti dell Istituto Serafico di Assisi, centro di riabilitazione che accoglie ragazzi e ragazze con gravi disabilità fisiche e mentali. In vescovado, nella Sala della spoliazione, incontrerà quindi i poveri assistiti dalla Caritas, con i quali poi si fermerà a pranzo nel centro di prima accoglienza di Santa Maria degli Angeli, accompagnato dal vescovo locale. Solo dopo questi due incontri papa Francesco si recherà al Sacro Convento e, alle 11, celebrerà l Eucaristia in piazza San Francesco, al termine della quale verrà offerto l olio per la lampada votiva al Santo Patrono d Italia, cerimonia che si ripete ogni anno il 4 ottobre. Nel pomeriggio ancora un incontro, a San Rufino, con il clero, le persone di vita consacrata e i membri dei Consigli pastorali della diocesi, mentre nella basilica di Santa Chiara rivolgerà un messaggio alle monache di clausura. Il sesto e ultimo discorso del Papa sarà, infine, per i giovani dell Umbria, ai quali ha dato appuntamento alle sul piazzale della basilica di Santa Maria degli Angeli.

3 Nostra Signora di Bonaria chiesa sarda 3 amici, vi Cari ringrazio per la vostra presenza e di cuore affido voi e le vostre comunità alla materna intercessione della Vergine Santa che venerate con il titolo di Madonna di Bonaria. A questo proposito, vi vorrei annunciare che desidero visitare il Santuario a Cagliari perché fra la città di Buenos Aires e Cagliari c è una fratellanza per una storia antica. Sono le parole con le quali il Papa Francesco il 15 maggio ha annunziato in Piazza San Pietro la sua visita in Sardegna. Il nostro Papa è nato a Buenos Aires e di Buenos Aires è stato Cardinale Arcivescovo. È un porteño devoto a San José de Flores e tifoso del San Lorenzo de Almagro. La sua idea di visitare la Sardegna nasce dal desiderio di innalzare la sua preghiera alla Madonna di Bonaria, che ha dato il nome alla capitale della sua Argentina. È il nome che fu scelto dai marinai che approdarono al Rio de la Plata il 3 febbraio 1536 con sedici navi spagnole, che avevano a bordo 1600 navigatori capitanati da Pedro de Mendoza, tra i quali forse alcuni marinai sardi. A bordo vi erano anche i Padri Mercedari Juan de Salazar e Juan de Almancia, provenienti da Siviglia, dove si era già diffusa la devozione alla Vergine di Bonaria, pronti ad annunziare Cristo al nuovo mondo. Il Papa, ricordando l approdo di Don Pedro e il suo progetto di fondare una città, ha detto che i marinai che lo avevano portato laggiù erano sardi e loro volevano che si chiamasse Città della Madonna di Bonaria. La Madonna di Bonaria era divenuta Patrona dei Naviganti ad opera dei Padri Mercedari, fondati a Barcellona nel 1218 da San Pedro Nolasco per la liberazione degli schiavi, che erano giunti sulla ridente collina di aria buona dinanzi al mare di Cagliari nell anno Lassù avevano costruito il Convento accanto alla chiesa donata loro dal Re Alfonso, IL PAPA PELLEGRINO AL SANTUARIO DI BONARIA nella quale il 25 marzo 1370 accolsero la misteriosa statua della Madonna, giunta in Sardegna su una nave catalana salvatasi miracolosamente dal naufragio per l intercessione della Madre di Dio. I grandi navigatori diffondevano tra le nuove popolazioni la devozione a Nostra Signora di Bonaria e ospitavano sulle loro navi i Frati Mercedari, come fece anche Cristoforo Colombo nel suo secondo viaggio verso le Americhe. La città di Buenos Aires, fondata da Pedro de Mendoza nel 1536, fu rifondata da Juan de Garay il Nueve de Julio 1580, che divenne per gli Argentini il giorno della grande festa. Nel 400 anniversario, che fu celebrato nell anno 1980, i festeggiamenti avvennero in gemellaggio con la Sardegna, la quale aveva eretto qualche anno prima nel porto di Buenos Aires una statua della Madonna di Bonaria, benedetta da Mons. Paolo Botto arcivescovo di Cagliari. Una nuova statua lignea fu innalzata poi nell altare maggiore della Chiesa Cattedrale. Il vescovo Jorge Mario Bergoglio la onorava ogni giorno e per questo desiderava compiere un pellegrinaggio per contemplarla in Sardegna. Noi, che ci sentiamo amici di Buenos Aires e dell Argentina, pregheremo in questo tempo per tutti gli emigrati in Argentina e per i due giovani sardi di Tresnuraghes, Martino Mastinu e Mario Bonarino Marras, che sono tra i desaparecidos giustiziati sotto la dittatura militare nell anno 1976: tra le madres de Plaza de Mayo piangevano anche le madri sarde. E ricorderemo che nel Gran Chaco argentino morì martire per la fede il 27 ottobre 1683 il giovane missionario gesuita di Oliena Padre Juan Antonio Solinas. La festa di Nostra Signora di Bonaria viene celebrata il 24 aprile e proprio il 24 aprile 1870, nel cinquecentesimo anniversario dell arrivo della statua, la Madonna venne incoronata regina, preludio alla sua proclamazione di Patrona Massima della Sardegna, decretata il 13 settembre 1907 dal Papa San Pio X. Poco tempo dopo a Buenos Aires nell anno 1911 fu eretta dai Mercedari una grandiosa basilica in onore di Nuestra Señora de los Buenos Aires. Il 24 aprile 1970, nel sesto centenario, il Papa Paolo VI venne in Sardegna e la salutò dicendo: Salute a te, Sardegna nobile e forte, generosa e paziente, laboriosa e fiera! Salute a te, Sardegna, terra di martiri e di santi!. E celebrò la Santa Messa dinanzi alla Basilica di Bonaria, dicendo a tutti: Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani. Il 20 ottobre 1985 il Papa Giovanni Paolo II a Bonaria disse che il Santuario della Madonna di Bonaria è sempre stato, per le nazioni e le genti più diverse, un attrattiva universale un centro di unità e di concordia. Il Papa Benedetto XVI il 7 settembre 2008, a conclusione del Centenario della Proclamazione della Patrona Massima della Sardegna, auspicò per i Sardi e per il mondo che, sotto lo sguardo materno di Maria, potesse nascere una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile. Sta per giungere il tanto atteso 22 settembre, giorno gioioso e glorioso della nostra storia. Noi andremo con affetto e gratitudine incontro al Papa Francesco, promettendo di edificare il progresso e la pace nella Sardegna e nel mondo! Pietro Meloni Vescovo Emerito di Nuoro Mons. Pietro Meloni Il messaggio dei vescovi sardi Ivescovi in occasione della visita del papa Francesco a Cagliari hanno inviato un messaggio alle diocesi sarde, prima di tutto perché desiderano rinnovare la gratitudine al Signore per questo grande dono e far diventare la visita del Santo Padre un abbraccio affettuoso a tutta la nostra regione e idealmente raggiunge i molti santuari mariani, che fin dai primi secoli del nostro cammino cristiano rendono presente Maria in tutte le comunità ecclesiali, come avvenne per la Chiesa apostolica in preghiera nel Cenacolo. La visita del Vescovo di Roma, scrivono nel messaggio, che in quanto tale è successore dell apostolo Pietro e Vicario di Cristo su questa terra, sarà per tutti noi un forte richiamo, in questo anno della fede, a rinnovare come Pietro la nostra fede nel Signore Gesù: Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna! (Gv 6, 68). E sono ancora le parole di Pietro che ci invitano ad essere ricolmi di gioia per la fede nel Signore risorto (1Pt 1, 6) e perciò missionari, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza (1Pt 3, 15-16). Oggi la nostra terra ha particolarmente bisogno di speranza e Papa Francesco viene a ripeterci: non lasciatevi rubare la speranza (Omelia del ). Ne abbiamo bisogno, perché la mancanza di lavoro, la precarietà in cui vivono molti padri e madri di famiglia, l emorragia di giovani costretti ad emigrare, la disperazione di chi cede alla tentazione di compiere gesti estremi, i ritardi della politica che penalizzano ulteriormente una regione ricca di potenzialità ma bisognosa di avere pari opportunità rispetto al resto del Paese, concorrono a rubarci speranza. Ne fanno le spese in modo particolare i giovani, più esposti ad essere preda di illusioni e false speranze, che spengono sogni e progetti di vita. Diciamo grazie a Papa Francesco, che con il suo pellegrinaggio ci prende per mano e ci guida ai piedi di Maria, perché tutti possiamo sempre riscoprirla come modello di vita cristiana e Madre della Speranza. È un pellegrinaggio che gli permette di abbracciare insieme una regione italiana molto provata e la sua Città di Buenos Aires, della quale non cessa di essere Padre premuroso. E affinché il legame tra la Sardegna e Buenos Aires sia concreto e fruttuoso per noi e per loro, vi invitiamo ad aderire all iniziativa di solidarietà che vogliamo offrire alla Caritas di Buenos Aires, accogliendo l indicazione dell Arcivescovo di quella città, Mons. Mario Aurelio Poli. Un euro donato da ciascuno di noi potrà regalare un po di speranza a famiglie molto più povere di noi. Le donazioni, attraverso le parrocchie e le diocesi, confluiranno alla Caritas regionale della Sardegna, che è già in contatto diretto con la Caritas di Buenos Aires. Sarà questo il nostro regalo a Papa Francesco. I vescovi concludono dicendo: Affidiamo alla Madonna di Bonaria il Santo Padre, il suo ministero e tutte le sue intenzioni di preghiera, insieme alle nostre comunità, con una speciale intenzione per le famiglie, le loro sofferenze e le loro giustificate attese.

4 4 settimana sociale M. Michela Nicolais SETTIMANA SOcIALE La famiglia non è affare privato La sintesi dell appuntamento di Torino Coraggio, avanti su questa strada con le famiglie!. È il saluto, pieno di slancio e di affetto, che Papa Francesco, dopo l Angelus del 15 settembre, ha voluto fare ai milletrecento partecipanti alla 47ª Settimana sociale di Torino, che era iniziata con un suo messaggio e proseguita con la prolusione del cardinale Bagnasco. A conclusione dell appuntamento domenicale con i fedeli in piazza S. Pietro, il Papa si è unito idealmente alla platea torinese citando il tema della Settimana e rallegrandosi per il grande impegno che c è nella Chiesa in Italia con le famiglie e per le famiglie e che è un forte stimolo anche per le istituzioni e per tutto il Paese. Famiglie e Paese: un binomio che dal Teatro Regio, subito prima di ascoltare le parole di Francesco, si è sentito vibrare con forza: La famiglia non è un affare privato. È la prima conclusione, il punto di non ritorno del nostro cammino, ha detto tracciando le fila dei lavori Luca Diotallevi, vicepresidente del Comitato scientifico e organizzatore. Ma, soprattutto, ci costringe ad inserire nel dibattito pubblico italiano un elemento scandalosamente scorretto. L appuntamento, ha annunciato monsignor Arrigo Miglio, vescovo di Cagliari e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali, è al 2017, per continuare un cammino iniziato più di un secolo fa e che ha visto nella figura di Toniolo e nella città di Torino un Papa Francesco ha nominato l arcivescovo veneto Pietro Parolin nuovo segretario di stato. Finora nunzio in Venezuela, mons. Parolin, 58 anni, succede al cardinale Tarcisio Bertone (79 anni il prossimo dicembre) che era stato nominato da Benedetto XVI nel Alla guida della segreteria di stato torna, quindi, un diplomatico. Accettando le dimissioni del cardinale Tarcisio Bertone da segretario di Stato, papa Francesco gli ha chiesto di rimanere in carica fino al 15 ottobre, data nella quale gli subentrerà mons. Pietro Parolin. Il 15 ottobre, quando mons. Parolin prenderà possesso del suo ufficio il Papa riceverà superiori e officiali della Segreteria di Stato per ringraziare pubblicamente il card. Tarcisio Bertone per il suo fedele e generoso servizio alla Santa Sede e per presentare il nuovo segretario di Stato. Papa Francesco ha con - fermato negli incarichi il sostituto alla segreteria di stato mons. Angelo Becciu, il segretario per i rapporti con gli stati, mons. Dominique Mamberti, il prefetto della casa pontificia, mons. Georg Gaenswein, l assessore per gli Affari generali mons. Peter Wells e il sottosegretario per i rapporti con gli stati, Antoine Camilleri. significativo avamposto. Protagonisti, oggi come allora, i laici, chiamati a combattere, soprattutto in ambito politico, la buona battaglia con l agonismo della libertà. Ripercorriamo i momenti salienti della Settimana. Al Teatro Regio, giovedì 13 i lavori cominciano con il messaggio inviato da Papa Francesco e la prolusione del cardinale Angelo Bagnasco, entrambi salutati da un caloroso applauso della platea. Un popolo che non si prende cura degli anziani e dei bambini non ha futuro, dice il Papa, che traccia subito un ritratto di famiglia partendo dalla Genesi: uomo e donna sono una unità nella differenza, che vive della fecondità. Gli fa eco il cardinale Bagnasco, con una prolusione tutta incentrata sulla roccia della differenza, oggi minacciata dalla teoria del gender, che rischia di polverizzare la famiglia naturale fondata sul matrimonio fino a metterne in questione la stessa sopravvivenza. Altro pericolo avvertito dal cardinale Bagnasco, anche questo in evidente consonanza con quanto contenuto nel messaggio del Papa, la segregazione generazionale : l esperienza della famiglia è messa alla prova dall oscuramento della differenza tra generazioni, e il livellamento delle generazioni è un problema, mentre riannodare i fili del legame generazionale è oggi più che mai necessario. La seconda giornata della Settimana è segnata dall esordio delle otto assemblee tematiche, precedute nella mattinata da una assemblea plenaria con tre relazioni introduttive. A delineare la fisionomia della famiglia a partire dalla Costituzione è Lorenza Violini, ordinario di Diritto costituzionale all Università di Milano: Ogni riflessione sul diritto deve ripartire dalla grande questione di chi è l uomo, dice denunciando gli attacchi alla famiglia che provengono dal fronte laicista. Una società che invecchia sempre di più, producendo sempre più squilibri, e giovani sempre più persi, o meglio in fuga. È la fotografia del nostro Paese scattata da Giancarlo Blangiardo, ordinario di scienze statistiche all Università di Milano Bicocca. L Italia, nei prossimi anni, dovrà fare i conti con un potenziale produttivo sempre più debole, ammonisce il relatore, secondo il quale nei prossimi vent anni il nostro welfare avrà a che fare con le trasformazioni delle strutture familiari correlate all invecchiamento della popolazione. Altro fenomeno tipico del nostro Paese, la fuga dei cervelli : mentre migliaia di persone si spostano verso il suo territorio, un Vaticano: Parolin nominato nuovo segretario di stato Mons. Becciu confermato sostituto alla segreteria di stato Mons. Angelino Becciu importante flusso di italiani, per lo più giovani, percorre il cammino inverso. La famiglia è destinata a tornare al centro dell attenzione sia della politiche sociali, sia del processo di sviluppo del Paese. A fare questa previsione politicamente scorretta, data per sicura non nel breve, ma nel medio termine, è Stefano Zamagni, ordinario di economia politica all Università di Bologna, secondo il quale il vecchio slogan, che si ripete stancamente dagli Anni Ottanta, per cui la famiglia è finita, oggi non ha più senso. Sabato 14 le assemblee tematiche entrano nel vivo: tra le proposte, avviare un new deal italiano partendo dalla famiglia, riconoscere il contributo sociale che le famiglie danno allo Stato, rimodulare il fisco al carico familiare, promuovere un effettiva parità scolastica e favorire il raccordo tra giovani e lavoro, oggi totalizzante e svilito, con strategie integrate che migliorino i percorsi scolastici e formativi. ISCRIZIONE AI CORSI UNIVERSITARI DELL ISTITUTO EUROMEDITERRANEO DI TEMPIO PAUSANIA Sono aperte le iscrizioni ai corsi di laurea in Scienze Religiose dell Istituto Eurome - diterraneo di Tempio Pausania, collegato con la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna. L Istituto Euromediterraneo, nato dall esperienza ventennale dell Istituto di Scienze Religiose della diocesi di Tempio-Ampurias, propone nuovi orizzonti di formazione, di ricerca e di animazione interculturale, in dialogo con varie istituzioni locali, nazionali ed internazionali. In particolare, l Istituto si caratterizza per la sua spiccata vocazione all apertura interculturale e interreligiosa, proponendosi quale polo internazionale di incontro tra le culture e le religioni che si affacciano sul Mediterraneo. Ne sono segno vivo le reti di partnership e di affiliazione con svariate istituzioni culturali, dalla Germania al Marocco, dalla Francia a Malta e Israele. Ulteriori informazioni, unitamente ai programmi dei corsi, si potranno avere dalla Segreteria didattica dell Istituto Euromediter - raneo, che ha sede a Tempio Pausania in viale Don Sturzo 41 (tel , sito internet

5 nomine 5 D. Pasquale Finà Delia Floris Un cielo terso e luminoso, sovrastante un mare splendido, appena increspato, ha fatto da cornice ad una serata davvero storica per la comunità di Golfo Aranci. Dopo 45 anni di servizio, il parroco don Pasquale Finà, per motivi di salute e di età, ha lasciato la guida della parrocchia passando il timone della barca, per volere del vescovo, nelle mani di don Alessandro Cossu, per tutti don Sandrino, giovane sacerdote di Tempio, al suo primo incarico in Diocesi. Quando, il 19 settembre, alle 18, la processione ha fatto il suo ingresso nella parrocchiale intitolata a San Giuseppe, ad accogliere i quattordici sacerdoti concelebranti insieme al Vescovo Mons. Sanguinetti, vi era una chiesa gremita di fedeli soprattutto di Golfo Aranci e di Tempio che si sono riuniti intorno all altare per fare festa. Dopo la lettura della bolla episcopale di nomina del nuovo parroco, datata 8 settembre, il cui effetto giuridico decorre però dalla giornata del 19 settembre, il sindaco Fasolino con parole commosse e vibranti, ha pronunciato un breve discorso per salutare don Finà, un padre che ha dato tutto se stesso per la sua comunità, che è stato non solo un punto di riferimento spirituale per tutti, ma una guida a 360 gradi per gli abitanti del paese. Nato a Russi in provincia di Ravenna il 15 giugno 1932, dal 1 settembre 1968 era a guida della parrocchia. In questi lunghi anni si è profuso senza risparmio a favore di tutta la popolazione, non solo dei fedeli, è riuscito a costruire materialmente la chiesa, i locali della parrocchia esistono grazie alla sua iniziativa, ha messo su il giornalino parrocchiale, ha creato Radio Golfo Aranci, si è interessato di sport al punto che senza esitazione si può affermare che la Pallavolo Olbia è nata grazie a lui. Il suo contributo per far ottenere l autonomia a Golfo Aranci è stato davvero grande. In questi anni il paese è passato da 300 abitanti agli attuali 2800 (d inverno, d estate moltissimi di più), e don Finà ha saputo guidare la comunità attraverso tanti cambiamenti, in un ambiente che diventava sempre più vasto ed eterogeneo. La parrocchia comprende anche Rudalza, Porto Rotondo Giovanni Masu - Padrino di Marco AEnas, nella chiesa di San Pietro e San Isidoro davanti a una folla profondamente commossa e attonita, immobile e muta, con gli occhi lucidi, è stato celebrato il trigesimo del giovane Marco Scugugia (aveva 33 anni). La Santa messa è stata officiata dal parroco di Loiri Porto San Paolo Don Cristian Garau al quale va il ringraziamento fraterno e sincero dei famigliari di Marco e dell intera comunità di Enas, per la costante e amorevole opera di conforto attuata nei confronti dei genitori e dei familiari, infondendo loro coraggio e speranza e rafforzando la fede messa a dura prova in un momento tragico e di grande dolore. Un azione, quella di don Cristian, che si è dispiegata attraverso un susseguirsi d interventi e con l assidua presenza presso la famiglia e la comunità di Enas, con significative espressioni di carità e di amore fraterno, che devono regnare sovrani assieme alla solidarietà. E certamente frutto della nuova azione pastorale più vicina alle esigenze di una comunità in crescita che vuole rispondere positivamente agli appelli del nuovo parroco in nome del Signore. Golfo Aranci saluta il parroco uscente e accoglie il nuovo pastore e Marana, per cui il lavoro svolto è stato davvero immane. Per questo la comunità, rappresentata da un affezionatissimo sindaco, lo ha ringraziato con affetto profondo che in più occasioni è stato dimostrato con applausi scroscianti e prolungati. Con lo stesso affetto, però, è stato accolto il nuovo parroco, ricordandogli che da oggi questa sarà la sua casa e che don Sandrino sarà il nostro pastore, ma anche il nostro pescatore. Nell omelia il vescovo ha ricordato a tutti che il primo motivo di gioia è nel Signore Risorto, che con la sua Pasqua ha aperto all uomo un nuovo orizzonte di speranza. Ed è all interno di questa gioia che la comunità può fare festa per un pastore che ha dato tutto se stesso per tanti anni e per il nuovo pastore che inizia un cammino insieme alla sua comunità. In voi vedo la gioia dettata dalla consapevolezza di ciò che avete vissuto e di ciò che, grazie alla Provvidenza, si vivrà insieme a don Sandrino. Ogni sacerdote, ha ribadito il Vescovo, deve far incontrare Gesù, la bravura di un prete sta proprio in questo, nel portare a Cristo le persone che gli sono affidate, non nel condurle a sé. Don Sandrino dovrà continuare a Golfo Aranci l opera che il Signore ha posto nelle sue mani il 29 giugno 2008, quando ha ricevuto l Ordine Sacro: Fate questo in memoria di me, portare il perdono di Dio, far sì che Egli possa continuare ad illuminare il mondo con la sua Parola. In un mondo in cui tante sirene ammaliano gli uomini, è importante portare la voce di Colui che solo salva gli uomini. Papa Francesco proprio in questi giorni ha ricordato ai sacerdoti che non devono avere paura di stare in mezzo alla gente, di avvicinare tutti, di odorare di pecora, di cercare tutti quelli che stanno fuori, di andare verso le periferie del mondo, Questo è sicuramente il compito che da ora Don Sandrino avrà come nuovo parroco. Nelle poche parole che ha pronunciato al termine della Messa, con la voce rotta dall emozione, ha lasciato intendere che nel suo ministero cercherà di non mettere mai al centro la sua persona, ma Gesù. Come Giovanni Battista ha affermato che bisogna che Lui cresca e che io diminuisca. Non c erano dubbi che il programma del suo ministero di parroco sarebbe DALL ALBA AL TRAMONTO Nell Omelia, oltre il commento al Vangelo, don Cristian ha voluto dedicare un momento alla personalità di Marco: un ragazzo gentile, generoso, sportivo, simpatico con valori concreti, capace d intrattenere rapporti sinceri con tutti giovani e meno giovani, un ragazzo splendido che il Signore ha voluto con Lui. La cerimonia religiosa si è conclusa con la consegna del ricordino dell effige di Marco con un pensiero che lo ricorda per quello che ha saputo essere nella sua breve vita terrena. Marco era ultimo di quattro figli, nato e cresciuto in famiglia di sani principi morali, in buona salute, circondato da un amore quasi morboso da parte dei genitori, del fratello maggiore, delle due sorelle, degli zii e cugini e successivamente anche dai nipotini con i quali aveva instaurato un filing anche di carattere sportivo oltre che affettivo. In questa cornice di affetti e di amore ha trascorso la sua fanciullezza e la sua adolescenza, ha frequentato la scuola fino al conseguimento del diploma di ragioniere, ha intrapreso l attività di agente di commercio che esercitava con indiscutibile professionalità ed eleganza. Nell ambito sportivo ha coltivato la passione per il calcio a livello dilettantistico con Folla numerosa all ingresso del parroco stato improntato ad umiltà. Per me vivere è Cristo e morire è un guadagno è la frase di San Paolo che Sandrino aveva scelto per annunciare la sua ordinazione sacerdotale. E il suo stile di vita, improntato al Vangelo, vissuto in una famiglia di origine numerosa che ha sempre badato all essenziale e mai al superfluo, unito ad una spiritualità profondamente mariana. La Madonna che lo ha chiamato ed accolto a Lourdes tante volte, dall inizio della sua vocazione, avvenuta in età adulta, lo accompagna sempre nel suo cammino. Non è un caso, come lui stesso ha ricordato, che la giornata della bolla di nomina sia quella della natività della B.V. Maria e che l inizio del suo ministero di parroco sia avvenuto il giorno della festa di Nostra Signora della Salette. Al termine della celebrazione eucaristica la festa è proseguita con un grande rinfresco, mentre la luce della luna si rifletteva sul mare. risultati apprezzabili sia come giocatore che come dirigente, questo è stato testimoniato anche dall Olbia-calcio che lo ha definito amico e uomo di valore prima ancora che grande uomo di sport e ha convocato i suoi effettivi alle esequie che hanno partecipato con la divisa sociale. A Enas (una frazione di 170 abitanti) da quel 6 agosto tutto è cambiato manca un figlio, un fratello, un cugino, il padrino, l amico: dopo cena nella piazzetta dove tu ti intrattenevi non c è più festa, sono rimaste le solite sedie bianche vuote, tu non ci sei ad interpretare il canto in re o mutos de amore... Noi parenti ed amici, viviamo di ricordi e vogliamo immaginarti con lo sguardo rivolto verso di noi e con il sorriso dolce che avevi fino a qualche mese fa, certi che hai trovato altri amici che ti hanno dato il benvenuto in Paradiso. Padrino Giovanni, vuole immaginare che tu possa aver assistito guardando dall alto, magari da un osservatorio privilegiato e se ciò fosse vero, tutto diventerebbe molto più poetico e più bello di quanto ci è dato immaginare, in nome della Fede e della Speranza, con la certezza che un giorno potremo ritrovarci e continuare a festeggiare insieme. Enas, lì 10 settembre

6 6 ordinazione La Cattedrale in festa Romolo Fenu, sacerdote per uniformare l uomo a Dio Il vescovo: La croce sarà, d ora in poi, la via della personale santificazione e della sua credibilità Gavino Fancellu L appello del candidato Il giorno 13 settembre è stato ordinato sacerdote, tra le lacrime di gioia dell intera comunità parrocchiale di San Pietro Apostolo, un giovane diacono di Tempio, Romolo Fenu. Nella Cattedrale gremita di fedeli, di parenti e di amici, molti giovanissimi, il Vescovo Sanguinetti ha imposto le mani sul giovane tempiese conferendogli il sacramento dell Ordine sacro. Con gioia la parrocchia si è stretta attorno al neo-sacerdote offrendo, con visibile commozione, affetto e ringraziamento. Non è facile, infatti, in questi giorni, offrire la propria vita per un servizio così impegnativo e intenso come il sacerdozio ministeriale. E la comunità tempiese, sempre molto sensibile, ha accolto Romolo come si accolgono le persone care e speciali. È stato il Vescovo Sanguinetti, nell omelia, a far notare come l ordinazione di Romolo cada alla vigilia della celebrazione della Esaltazione della Santa Croce. La croce di Cristo, infatti, ha spiegato il Vescovo, non è esaltata come patibolo, ma come luogo d amore del crocifisso. Ambiente nel quale Dio ha mostrato tutta la sua forza perché ha svelato in cosa consista la vera libertà: farsi chicco di grano che muore per portare molto frutto. Il sacerdote, ha augurato il vescovo al neo presbitero, deve imitare Cristo che si annienta per salvare l uomo. Che è tanto folle d amore da rifiutare liberamente la sua salvezza personale per salvare gli altri. Così la libertà di Gesù è massima, perché non si ferma dinnanzi a niente. Vista l ostinazione degli uomini nel rimanere attaccati al male, Dio ha giocato l unica carta possibile: l incarnazione. Questo straordinario atto di Cristo ha infuocato i cuori di molti, dei più generosi, e Romolo è uno di loro. Questo giovane sacerdote ha su di sé, pertanto, la responsabilità di portare gli uomini a sperimentare questo tipo di amore, per uniformare l uomo a Dio. La croce, quindi, ha suggerito mons. Sanguinetti, sarà d ora in poi, la via della personale santificazione e della sua credibilità. Richiamando le parole di papa Francesco, poi, il Vescovo ha ricordato al neo presbitero che, se la parabola della pecorella smarrita vedeva un tempo una sola pecora fuori dal recinto, oggi la stessa parabola dovrebbe essere raccontata mettendo dentro il recinto una sola pecora e le altre novantanove tutte fuori. Ciò suggerisce un cambio di rotta fondamentale anche nella concezione del ministero sacerdotale: bisogna imparare a conformare la propria vita solo sul criterio dell amore, e dell amore eroico, di quello che ti fa amare anche il nemico. Questo amore è rivoluzionario perché ti fa essere servo obbediente per diventare tutto di Cristo e della Chiesa e così essere colui che spezza il pane per la salvezza di molti. In conclusione, mons. Sanguinetti ha ricordato a Romolo la grande opera di sublimazione che la Chiesa Madre ha compiuto e continuerà a compiere in lui. La perdita, infatti, della sua madre terrena lo ha costretto a una grande rinuncia, ma in tale disegno di Dio il sacerdozio è sbocciato come un fiore che ha saputo indirizzare il giovane verso la Chiesa che presto è diventata la sua Madre amorevole e soccorritrice. Amala e sii riconoscente ha ammonito il Presule, tenendo la porta del cuore sempre aperta l amore saprà fare del sacerdote uomo vero perché prossimo di tutti. L abbraccio col Vescovo dopo l ordinazione L assemblea

7 porta santa 7 Luogosanto, chiusura solenne della Porta Santa Pietro Zannoni Il vescovo Sebastiano ha chiuso la Porta Santa della basilica di Nostra Signora di Luogosanto, sabato sette settembre alle ore 18. L evento è avvenuto alla vigilia della festa Manna di Gaddura con un rito caratterizzato da grande spirito di fede. L appuntamento per il vescovo, i sacerdoti convenuti e le autorità era alle alla chiesa di San Quirico ove sono stati benedetti i ceri, affidati ai rappresentanti dei vari paesi galluresi, da offrire alla Madonna sul sagrato della Basilica. Da lì si è mosso il corteo, prologo festoso alla cerimonia di Chiusura della Porta Santa. Le note della banda musicale Bernardo Demuro di Berchidda scandivano il passo dei soci delle Confraternite Santa Croce e Rosario di Aggius e di Santa Croce di Bortigiadas. Quando le bandiere dei santi venerati nelle chiese del territorio, portati a spalla dai fidali 1969, i rappresentanti con il loro antichi costumi di tanti paesi della Gallura e le confraternite hanno varcato la soglia prima che la Porta Santa si chiudesse, a chi era sul sagrato, non sfuggiva che quel baciare gli stipiti della Porta Santa, farsi il segno di croce ed entrare nel tempio, ripeteva qualcosa che si era già vissuto nei secoli scorsi e che aveva visto protagonisti altre genti di Gallura, con uguale fede e intensità. C era un oggi, però, per noi presenti. Era il sette settembre dell anno del Signore, Luogosanto viveva con entusiasmo la La celebrazione all interno della basilica sua Festa manna di Gaddura in onore di Nostra Signora, regina di Gallura. Non era però una cerimonia che riguardava solo la comunità di Luogosanto. Riguardava l intera Gallura. Lo attestavano i fedeli convenuti da più paesi e lo preciserà il vescovo salutando, alla fine, i presenti. Nel rito il vescovo Sebastiano cosi pregava: Padre santo noi oggi vediamo chiudersi la Porta Santa di questo tempio, ma sappiamo con certezza che non si chiude per noi la porta della tua clemenza per coloro che credono nel dono del tuo amore e proclamano la tua misericordia. Lascia dunque aperti, o Padre santo, i tesori della tua grazia e a tutti coloro, che hai chiamato alla penitenza ed alla riconciliazione, concedi che parimenti giungano ala fine del pellegrinaggio terreno alla gioia della tua casa. Parole che, se non eri distratto, sentivi rivolte a te, pellegrino giunto sin quassù e che durante l anno magari avevi attraversato la Porta, dopo essere venuto in pellegrinaggio a piedi dal paese con i tuoi amici. Mentre la Porta Santa veniva chiusa i cori polifonici Regina di Gallura di Luogosanto e Nostra Signora del Rosario di Luras, diretti dal Maestro Massimo Contursi, diffondevano nel tempio e nel sagrato, le note e le parole della laude che ripeteva Cantu lu to splendori Maria di Locusantu. Ma quel sette settembre era una giornata particolare visto che la Chiesa universale era stata chiamata al digiuno ed alla penitenza da papa Francesco per scongiurare la guerra in Siria. Tutto quello che si viveva in quest angolo di Gallura si innestava sul solco dei desideri espressi da papa Francesco al mondo. Alla stessa ora in ogni comunità gallurese si celebrava l ora di adorazione per la pace e a Roma in piazza san Pietro confluivano in centomila per la lunga veglia. Il vescovo con le sue parole ci interrogava Siamo davanti alla Porta Santa e viviamo l evento come grazia ed indulgenza speciale che un giorno lontano nel tempo il Santo Padre concesse a questa comunità. E un appuntamento di grazia, di riconciliazione, di liberazione interiore. La Porta Santa è un passaggio, perché la porta è Cristo. Spiegava anche il significato dell aspersione dell acqua e dell incenso che si innalzava Non si incensa una pietra, un legno, una porta ma si incensa Cristo che quella Porta rappresenta. Il vescovo Sebastiano ribadiva di voler celebrare la messa della vigilia della Festa della Madonna di Luogosanto secondo le intenzioni di Papa Francesco: Il Papa ci dà una grande lezione: ha implorato, ha scritto, ha telefonato a tutti perché si arrivi alla pace e non si vada avanti nei conflitti per interesse di poteri economici, per puri interessi di bassissima lega. Le letture della messa della domenica, a partire dal Libro della Sapienza, gli fornivano lo spunto per dire: Chi oggi si muove negli scenari di guerra è l uomo lasciato a se stesso, che abbandona Dio. Solo se l uomo incontra Dio trova la verità e la libertà. Questa Porta che rappresenta Cristo è la porta che tutti gli uomini devono attraversare per guadagnare la libertà. E sul finale un ultima sollecitazione : Proprio in questi tempi di una cosa siamo convinti: che la nostra fede in Gesù Cristo non è un idea astratta ma un percorso quotidiano concreto di Rito solenne di chiusura liberazione, di conversione alla misericordia di Dio. Chi questo ci attesta è Maria che ci testimonia quando ha detto sì a Dio per il compito che le veniva affidato. Maria che oggi noi onoriamo, come regina di Gallura, ma che in un giorno come questo invochiamo come Regina della pace. Ai due lati, nell altare il parroco don Gavino Cossu, don Giani Sini, don Efisio Coni, don Francesco Tamponi, il diacono Romolo Fenu e don Giuseppe Inzaina, il decano dei sacerdoti della diocesi, testimone e protagonista, da parroco di Luogosanto, di quella festa di popolo in cui mons. Carlo Re, l 8 settembre 1954, proclamò Nostra Signora di Locusantu, regina della Gallura. Rientrati a casa è stato una conseguenza naturale seguire in TV la veglia per la pace di papa Francesco. Il Papa che pregava in profondo e prolungato silenzio, che adorava il Santissimo Sacramento sintetizzava, con una concreta testimonianza, tutto ciò che si era vissuto andando pellegrini a Luogosanto per la chiusura della Porta Santa. Itinerari e Pellegrinaggi Fatima-andaluSia Guida spirituale d. Luca Saba Fatima-Santiago Guida spirituale d. Gian Franco Pala ischia-capri-c.amalfitana 05/12 ottobre 08/15 ottobre 10/18 ottobre P. Pio-caScia-aSSiSi 20/26 ottobre Processione verso la basilica Richiedete i programmi dettagliati a: TOTEM TOuRS SAS - cannigione - Tel Fax HYPERLINK mail

8 8 GALLURA ANGLONA visita pastorale Dove non c è lavoro, manca la dignità Diamo qui un ampia sintesi del discorso del Papa al mondo del lavoro Folla imponente sul sagrato di Bonaria Cari fratelli e sorelle, Buongiorno! Con questo incontro desidero soprattutto esprimervi la mia vicinanza, specialmente alle situazioni di sofferenza: a tanti giovani disoccupati, alle persone in cassa-integrazione o precarie, agli imprenditori e commercianti che fanno fatica ad andare avanti. E una realtà che conosco bene per l esperienza avuta in Argentina. Io non l ho conosciuta, ma la mia famiglia sì: mio papà, giovane, è andato in Argentina pieno di illusioni a farsi l America Coraggio!. Ma anche sono cosciente che devo fare tutto da parte mia, perché questa parola coraggio non sia una bella parola di passaggio! Non sia soltanto un sorriso di impiegato cordiale, un impiegato della Chiesa che viene e vi dice: Coraggio!. No! Questo non lo voglio! Io vorrei che questo coraggio venga da dentro e mi spinga a fare di tutto come Pastore, come uomo. Dobbiamo affrontare con solidarietà, fra voi - anche fra noi -, tutti con solidarietà e intelligenza questa sfida storica. Questa è la seconda città che visito in Italia. Anche qui trovo sofferenza. Una sofferenza che uno di voi ha detto che ti indebolisce e finisce per rubarti la speranza. Una sofferenza - la mancanza di lavoro - che ti porta - scusatemi se sono un po forte, ma dico la verità - a sentirti senza dignità! Dove non c è lavoro, manca la dignità! E questo non è un problema della Sardegna soltanto - ma c è forte qui! - non è un problema soltanto dell Italia o di alcuni Paesi di Europa, è la conseguenza di una scelta mondiale, di un sistema economico che porta a questa tragedia; un sistema economico che ha al centro un idolo, che si chiama denaro. Dio ha voluto che al centro del mondo non sia un idolo, sia l uomo, l uomo e la donna, che portino avanti, col proprio lavoro, il mondo. Ma adesso, in questo sistema senza etica, al centro c è un idolo e il mondo è diventato idolatra di questo dio-denaro. Comandano i soldi! Comanda il denaro! Comandano tutte queste cose che servono a lui, a questo idolo. E cosa succede? Per difendere questo idolo si ammucchiano tutti al centro e cadono gli estremi, cadono gli anziani perché in questo mondo non c è posto per loro! Alcuni parlano di questa abitudine di eutanasia nascosta, di non curarli, di non averli in conto Sì, lasciamo perdere. E cadono i giovani che non trovano il lavoro e la loro dignità. Ma pensa, in un mondo dove i giovani - due generazioni di giovani - non hanno lavoro. Non ha futuro questo mondo. Perché? Perché loro non hanno dignità! E difficile avere dignità senza lavorare. Questa è la vostra sofferenza qui. Questa è la preghiera che voi di là gridavate: Lavoro, Lavoro, Lavoro. E una preghiera necessaria. Lavoro vuol dire dignità, lavoro vuol dire portare il pane a casa, lavoro vuol dire amare! Per difendere questo sistema economico idolatrico si istaura la cultura dello scarto : si scartano i nonni e si scartano i giovani. E noi dobbiamo dire no a questa cultura dello scarto. Noi dobbiamo dire: Vogliamo un sistema giusto! un sistema che ci faccia andare avanti tutti. Dobbiamo dire: Noi non vogliamo questo sistema economico globalizzato, che ci fa tanto male!. Al centro ci deve essere l uomo e la donna, come Dio vuole, e non il denaro. Guardate, è facile dire non perdere la speranza. Ma a tutti, a tutti voi, quelli che avete lavoro e quelli che non avete lavoro, dico: Non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciatevi rubare la speranza!. La speranza è una cosa vostra e nostra. E cosa di tutti! Per questo vi dico: Non lasciatevi rubare la speranza!. Signore Dio guardaci! Guarda questa città, questa isola. Guarda le nostre famiglie. Signore, a Te, non è mancato il lavoro, hai fatto il falegname, Eri felice. Signore, ci manca il lavoro. Gli idoli vogliono rubarci la dignità. I sistemi ingiusti vogliono rubarci la speranza. Signore, non ci lasciare soli. Aiutaci ad aiutarci fra noi; che dimentichiamo un po l egoismo e sentiamo nel cuore il noi, noi popolo che vuole andare avanti. Signore Gesù, a Te non mancò il lavoro, dacci lavoro e insegnaci a lottare per il lavoro e benedici tutti noi. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Grazie tante e pregate per me! Il primo: rimettere al centro la persona e il lavoro. La crisi economica ha una dimensione europea e globale; ma la crisi non è solo economica, è anche etica, spirituale e umana. Alla radice c è un tradimento del bene comune, sia da parte di singoli che di gruppi di potere. È necessario quindi togliere centralità alla legge del profitto e della rendita e ricollocare al centro la persona e il bene comune. E un fattore molto importante per la dignità della persona è proprio il lavoro; perché ci sia un autentica promozione della persona va garantito il lavoro. Questo è un compito che appartiene alla società intera, per questo va riconosciuto un grande merito a quegli imprenditori che, nonostante tutto, non hanno smesso di impegnarsi, di investire e di rischiare per garantire occupazione. La cultura del lavoro, in confronto a quella dell assistenzialismo, implica educazione al lavoro fin da giovani, accompagnamento al lavoro, dignità per ogni attività lavorativa, condivisione del lavoro, eliminazione di ogni lavoro nero. In questa fase, tutta la società, in tutte le sue componenti, faccia ogni sforzo possibile perché il lavoro, che è sorgente di dignità, sia preoccupazione centrale! La vostra condizione insulare poi rende ancora più urgente questo impegno da parte di tutti, soprattutto delle istanze politiche ed economiche. Secondo elemento: il Vangelo della speranza. La Sardegna è una terra benedetta da Dio con tante risorse umane e ambientali, ma come nel resto dell Italia serve nuovo slancio per ripartire. E i cristiani possono e debbono fare la loro parte, portando il loro contributo specifico: la visione evangelica della vita. Ricordo le parole del Papa Benedetto XVI nella sua visita a Cagliari del 2008: occorre «evangelizzare il mondo del lavoro, dell economia, della politica, che necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile» (Omelia, 7 settembre 2008). I Vescovi della Sardegna sono particolarmente sensibili a queste realtà, specialmente a quella del lavoro. Voi, cari Vescovi, indicate la necessità di un discernimento serio, realistico, ma orientate anche verso un cammino di speranza, come avete scritto nel Messaggio in preparazione a questa Visita. Questo è importante, questa è la risposta giusta! Guardare in faccia la realtà, conoscerla bene, capirla, e cercare insieme delle strade, con il metodo della collaborazione e del dialogo, vivendo la vicinanza per portare speranza. Mai offuscare la speranza! Terzo: un lavoro dignitoso per tutti. Una società aperta alla speranza non si chiude in se stessa, nella difesa degli interessi di pochi, ma guarda avanti nella prospettiva del bene comune. E ciò richiede da parte di tutti un forte senso di responsabilità. Non c è speranza sociale senza un lavoro dignitoso per tutti. Ho detto lavoro dignitoso, e lo sottolineo, perché purtroppo, specialmente quando c è crisi e il bisogno è forte, aumenta il lavoro disumano, il lavoro-schiavo, il lavoro senza la giusta sicurezza, oppure senza il rispetto del creato, o senza rispetto del riposo, della festa e della famiglia, il lavorare di domenica quando non è necessario. Il lavoro dev essere coniugato con la custodia del creato, perché questo venga preservato con responsabilità per le generazioni future. Il creato non è merce da sfruttare, ma dono da custodire. L impegno ecologico stesso è occasione di nuova occupazione nei settori ad esso collegati, come l energia, la prevenzione e l abbattimento delle diverse forme di inquinamento, la vigilanza sugli incendi del patrimonio boschivo, e così via. E importante dedicarsi al proprio lavoro con assiduità, dedizione e competenza, è importante avere l abitudine al lavoro. Auspico che, nella logica della gratuità e della solidarietà, si possa uscire insieme da questa fase negativa, affinché sia assicurato un lavoro sicuro, dignitoso e stabile. Portate il mio saluto alle vostre famiglie, ai bambini, ai giovani, agli anziani. Anch io vi porto con me, specialmente nella mia preghiera. E imparto di cuore la Benedizione su di voi, sul vostro lavoro e sul vostro impegno sociale.

9 visita pastorale GALLURA ANGLONA 9 INCONTRO CON I GIOVANI Il Papa ai giovani: Fidati di Gesù! E Gesù non è un illusione! Cari giovani di Sardegna! Sembra che ci siano alcuni giovani, no? Alcuni! Alcuni o tanti? Ce ne sono tanti! Grazie di essere venuti in tanti a questo incontro! E grazie ai portavoce. Vedervi mi fa pensare alla Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro: alcuni di voi erano là, ma molti sicuramente hanno seguito con la televisione e internet. E stata un esperienza molto bella, una festa della fede e della fraternità, che riempie di gioia. La stessa gioia che proviamo oggi. Ringraziamo il Signore e la Vergine Maria, Nostra Signora di Bonaria: è lei che ci ha fatti incontrare qui. Pregatela spesso, è una buona mamma, ve lo assicuro! Alcune delle vostre pregunte, delle domande ma, anche io parlo un dialetto, qui! Alcune delle vostre domande sono sulla stessa direzione. Io penso al Vangelo sulla riva del lago di Galilea, dove vivevano e lavoravano Simone - che poi Gesù chiamerà Pietro - e suo fratello Andrea, insieme con Giacomo e Giovanni, anch essi fratelli, tutti pescatori. Gesù è circondato dalla folla che vuole ascoltare la sua parola; vede quei pescatori accanto alle barche mentre ripuliscono le reti. Sale sulla barca di Simone e gli chiede di allontanarsi un po dalla riva, e così, stando seduto sulla barca, parla alla gente; Gesù, sulla barca, parla alla gente. Quando ha terminato, dice a Simone di prendere il largo e gettare le reti. Questa richiesta è una prova per Simone - sentite bene la parola: una prova - perché lui e gli altri erano appena rientrati da una notte di pesca andata male. Simone è un uomo pratico e sincero, e dice subito a Gesù: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla». Questo è il primo punto: l esperienza del fallimento. Nelle vostre domande c era questa esperienza: il Sacramento della Cresima come si chiama, questo Sacramento? La Cresima no! E cambiato il nome: Sacramento dell addio. Fanno questo e se ne vanno dalla Chiesa: è vero o no? Questa è un esperienza di fallimento. L altra esperienza di fallimento: i giovani che non ci sono nella parrocchia: avete parlato di questo, voi. Questa esperienza del fallimento, qualcosa che va storto, una delusione. Nella giovinezza si è proiettati in avanti, ma a volte capita di vivere un fallimento, una frustrazione: è una prova, ed è importante! E adesso io voglio fare una domanda a voi, ma non rispondete a voce, ma in silenzio. Ognuno nel suo cuore pensi, pensate alle esperienze di fallimento che voi avete sperimentato, pensate. E certo: tutti noi ne abbiamo, tutti noi ne abbiamo. Nella Chiesa facciamo tante volte questa esperienza: i sacerdoti, i catechisti, gli animatori si affaticano molto, spendono tante energie, ce la mettono tutta, e alla fine non vedono risultati sempre corrispondenti ai loro sforzi. Lo hanno detto anche i vostri portavoce, nelle prime due domande. Facevano riferimento alle comunità dove la fede appare un po sbiadita, non molti fedeli partecipano attivamente alla vita della Chiesa, si vedono dei cristiani a volte stanchi e tristi, e molti ragazzi, dopo aver ricevuto la Cresima, se ne vanno. Il Sacramento del congedo, dell addio, come ho detto io. E un esperienza di fallimento, un esperienza che ci lascia vuoti, ci scoraggia. E vero o no? [Sì, rispondono i giovani] E vero o no? [Sì, rispondono ancora] 2. Di fronte a questa realtà, giustamente voi vi chiedete: che cosa possiamo fare? Certamente una cosa da non fare è quella di lasciarsi vincere dal pessimismo e dalla sfiducia. Cristiani pessimisti: è brutto questo! Voi giovani non potete e non dovete essere senza speranza, la speranza fa parte del vostro essere. Un giovane senza speranza non è giovane, è invecchiato troppo presto! La speranza fa parte della vostra giovinezza! Se voi non avete speranza, pensate seriamente, pensate seriamente Un giovane senza gioia e senza speranza è preoccupante: non è un giovane. E quando un giovane non ha gioia, quando un giovane sente la sfiducia della vita, quando un giovane perde la speranza, dove va a trovare un po di tranquillità, un po di pace? Senza fiducia, senza speranza, senza gioia? Voi sapete, questi mercanti di morte, quelli che vendono morte ti offrono una strada per quando voi siete tristi, senza speranza, senza fiducia, senza coraggio! Per favore, non vendere la tua gioventù a questi che vendono morte! Voi mi capite di che cosa sto parlando! Tutti voi lo capite: non vendere! Ritorniamo alla scena del Vangelo: Pietro, in quel momento critico, gioca se stesso. Che cosa avrebbe potuto fare? Avrebbe potuto cedere alla stanchezza e alla sfiducia, pensando che è inutile e che è meglio ritirarsi e andare a casa. Invece che cosa fa? Con coraggio, esce da se stesso e sceglie di fidarsi di Gesù. Dice: «Mah, sta bene: sulla tua parola getterò le reti». Attenzione! Non dice: sulle mie forze, sui miei calcoli, sulla mia esperienza di esperto pescatore, ma Sulla tua parola, sulla parola di Gesù! E il risultato è una pesca incredibile, le reti si riempiono, tanto che quasi si rompevano. Questo è il secondo punto: fidarsi di Gesù., fidarsi di Gesù. E quando dico questa cosa, io voglio essere sincero e dirvi: io non vengo qui a vendervi un illusione. Io vengo qui a dire: c è una Persona che può portarti avanti: fidati di Lui! E Gesù! Fidati di Gesù! E Gesù non è un illusione! Fidarsi di Gesù. Il Signore è sempre con noi. Viene sulla riva del mare della nostra vita, si fa vicino ai nostri fallimenti, alla nostra fragilità, ai nostri peccati, per trasformarli. Non smettete mai di rimettervi in gioco, come dei buoni sportivi - alcuni di voi lo sanno bene per esperienza - che sanno affrontare la fatica dell allenamento per raggiungere dei risultati! Le difficoltà non devono spaventarvi, ma spingervi ad andare oltre. Sentite rivolte a voi le parole di Gesù: Prendete il largo e calate le reti, giovani di Sardegna! Prendete il largo! Siate sempre più docili alla Parola del Signore: è Lui, è la sua Parola, è il seguirlo che rende fruttuoso il vostro impegno di testimonianza. Quando gli sforzi per risvegliare la fede tra i vostri amici sembrano inutili, come la fatica notturna dei pescatori, ricordatevi che con Gesù tutto cambia. La Parola del Signore ha riempito le reti, e la Parola del Signore rende efficace il lavoro missionario dei discepoli. Seguire Gesù è impegnativo, vuol dire non accontentarsi di piccole mete, del piccolo cabotaggio, ma puntare in alto con coraggio! Non è buono non è buono fermarsi al «non abbiamo preso nulla», ma andare oltre, andare al «prendi il largo e getta le reti» di nuovo, senza stancarci! Gesù lo ripete a ciascuno di voi. Ed è Lui che darà la forza! C è la minaccia del lamento, della rassegnazione. Questi li lasciamo a quelli che seguono la dea lamentela! E voi, seguite la dea lamentela? Vi lamentate continuamente, come in una veglia funebre? No, i giovani non possono fare quello! La dea lamentela è un inganno: ti fa prendere la strada sbagliata. Quando tutto sembra fermo e stagnante, quando i problemi personali ci inquietano, i disagi sociali non trovano le dovute risposte, non è buono darsi per vinti. La strada è Gesù: farlo salire sulla nostra barca e prendere il largo con Lui! Lui è il Signore! Lui cambia la prospettiva della vita. La fede in Gesù conduce a una speranza che va oltre, a una certezza fondata non soltanto sulle nostre qualità e abilità, ma sulla Parola di Dio, sull invito che viene da Lui. Senza fare troppi calcoli umani e non preoccuparsi di verificare se la realtà che vi circonda coincide con le vostre sicurezze. Prendete il largo, uscite da voi stessi; uscire dal nostro piccolo mondo e aprirci a Dio, per aprirci sempre più anche ai fratelli. Aprirci a Dio ci apre agli altri! Aprirsi a Dio e aprirsi agli altri. Fare qualche passo oltre noi stessi, piccoli passi, ma fateli. Piccoli passi, uscendo da voi stessi verso Dio e verso gli altri, aprendo il cuore alla fraternità, all amicizia, alla solidarietà. 3. Terzo - e finisco: è un poco lungo! -: «Gettate le vostre reti per la pesca» (v. 4). Cari giovani sardi, la terza cosa che voglio dirvi, e così rispondo alle altre due domande, è che anche voi siete chiamati a diventare pescatori di uomini. Non esitate a spendere la vostra vita per testimoniare con gioia il Vangelo, specialmente ai vostri coetanei. Io voglio raccontarvi un esperienza personale. Ieri ho fatto il 60 anniversario del giorno in cui ho sentito la voce di Gesù nel mio cuore. Ma questo lo dico non perché facciate una torta, qui, no, non lo dico per quello. Ma è un ricordo: 60 anni da quel giorno. Non lo dimentico mai. Il Signore mi ha fatto sentire fortemente che dovevo andare per quella strada. Avevo 17 anni. Sono passati alcuni anni prima che questa decisione, questo invito, fosse concreto e definitivo. Dopo sono passati tanti anni con alcuni successi, di gioia, ma tanti anni di fallimenti, di fragilità, di peccato 60 anni sulla strada del Signore, dietro a Lui, accanto a Lui, sempre con Lui. Soltanto vi dico questo: non mi sono pentito! Non mi sono pentito! Ma perché? Perché io mi sento Tarzan e sono forte per andare avanti? No, non mi sono pentito perché sempre, anche nei momenti più bui, nei momenti del peccato, nei momenti della fragilità, nei momenti di fallimento, ho guardato Gesù e mi sono fidato di Lui, e Lui non mi ha lasciato da solo. Fidatevi di Gesù: Lui sempre va avanti, Lui va con noi! Ma, sentite, Lui non delude mai. Lui è fedele, è un compagno fedele. Pensate, questa è la mia testimonianza: sono felice di questi 60 anni con il Signore. Ma una cosa di più: andate avanti. Ho parlato troppo a lungo? [No, rispondono i giovani] Restiamo uniti nella preghiera. E andare in questa vita con Gesù: lo hanno fatto i Santi. I Santi sono così: non nascono già perfetti, già santi! Lo diventano perché, come Simon Pietro, si fidano della Parola del Signore e prendono il largo. La vostra terra ha dato tante testimonianze, anche recenti: le Beate Antonia Mesina, Gabriella Sagheddu, Giuseppina Nicoli; i Servi di Dio Edvige Carboni, Simonetta Tronci e Don Antonio Loi. Sono persone comuni, che invece di lamentarsi hanno gettato le reti per la pesca. Imitate il loro esempio, affidatevi alla loro intercessione, e siate sempre uomini e donne di speranza! Niente lamentele! Niente scoraggiamento! Niente buttarsi giù, niente andare a comprare consolazione di morte: niente! Andare avanti con Gesù! Lui non fallisce mai, Lui non delude, Lui è leale! Pregate per me! E la Madonna vi accompagni. Prima della Benedizione Papa Francesco ha aggiunto queste parole: Cari giovani, prima di dare la Benedizione io volevo dirvi un altra cosa. Quando io dicevo di andare avanti con Gesù, è per costruire, per fare cose buone, per portare avanti la vita, aiutare gli altri, per costruire un mondo migliore e di pace. Ma ci sono scelte sbagliate, scelte sbagliate, perché ci sono scelte di distruzione. Oggi, in Pakistan, per una scelta sbagliata, di odio, di guerra, è stato fatto un attentato e sono morte 70 persone. Questa strada non va, non serve. Soltanto la strada della pace, che costruisce un mondo migliore! Ma se non lo fate voi, se non lo fate voi, non lo farà un altro! Questo è il problema, e questa è la domanda che io vi lascio: Sono disposto, sono disposta a prendere una strada per costruire un mondo migliore?. Soltanto questo. E preghiamo un Padre Nostro per tutte queste persone che sono morte in questo attentato del Pakistan. Padre Nostro Che la Madonna ci aiuti sempre a lavorare per un mondo migliore, a prendere la strada della costruzione, la strada della pace, e mai la strada della distruzione e la strada della guerra. Vi benedica Dio Onnipotente, il padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Per favore, pregate per me. E arrivederci!

10 10 Giuseppe Pulina La Congregazione delle Figlie di Gesù Crocifisso ha un nuovo Consiglio Generale che le farà da guida per i prossimi sei anni. Ad eleggerlo è stato il XIII Capitolo Generale ordinario svoltosi nel mese di agosto e al quale hanno partecipato ventiquattro suore elette come rappresentanti della famiglia religiosa che, nata a Tempio nell ormai lontano 1925 per opera di padre Salvatore Vico, è oggi una congregazione di diritto pontificio presente non solo in Italia, ma anche in Brasile e Paesi africani come la Repubblica Democratica del Congo e il Gabon. Superiora Generale della Congregazione è suor Feliciana Moro, che subentra nell incarico a suor Placidia Oggiano. Le faranno da consigliere generali suor Luigia Leoni (vicaria), suor Agnese Lai, suor Renata Senis e suor Sabine Telemo. Suor Feliciana Moro, aggese di origine, vissuta a lungo a Roma e laureata in Pedagogia, ha insegnato per diversi anni storia e filosofia in un liceo della capitale. Presso la Cei ha rivestito diversi ruoli di responsabilità, maturando, come ha scritto il segretario Generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, nella lettera in cui le esprime la gratitudine della Chiesa italiana, una indiscussa competenza, ottenendo l unanime apprezzamento dei sacerdoti e la stima e l affetto del personale. In questo modo ha potuto realizzare il carisma della sua Congregazione religiosa, come seme fecondo di bene per la Chiesa. La biografia di questa dinamicissima religiosa è ricca di atti significativi. Cominciò a lavorare in Cei nel 73 come aiutante di studio del nascente ufficio di Pastorale Scolastica; a partire dall 87 iniziò a collaborare con il Comitato per gli Istituti di Scienze Religiose per la definizione degli standard di riconoscimento degli stessi. Un impegno, questo, che assunse per più di dieci anni, prima come aiutante di studio e, in seguito, come responsabile del settore Isr all interno dell Ufficio Catechistico Nazionale, nel quale si adoperò per la diffusione della cultura teologica e, in particolare, per la formazione dei docenti di religione cattolica. Nel 2002 il Segretario Generale, S. E. Mons. Betori, le propose di passare al Servizio Nazionale per l Insegnamento della Religione Cattolica, compito che suor Feliciana accettò con entusiasmo, trovando nel nuovo incarico il terreno ideale per le competenze acquisite e la passione educativa maturata negli anni precedenti. Il ricco curriculum della religiosa gallurese spiccano altri incarichi di grande rilievo. Nel Servizio Nazionale Irc, del quale divenne vice-responsabile nel maggio 2004, collaborò prima con il responsabile monsignor Giosuè Tosoni, poi con Suor Feliciana Moro Superiora Generale delle figlie di Gesù Crocifisso Ammissione di Giorgio Diana chiesa diocesana monsignor Vincenzo Annicchiarico, dando vita ad una molteplicità di iniziative (corsi, convegni, seminari, simposi, meeting) riconducibili a quattro grandi linee direttrici: l approfondimento dello statuto epistemologico dell Irc e il conseguente e necessario rafforzamento del suo profilo culturale; la formazione dei docenti e la difesa del loro stato giuridico; l elaborazione e applicazione degli Osa (tecnicismo del mondo dell istruzione che sta per Obiettivi specifici di apprendimento) dell IRC all interno delle Indicazioni Nazionali; e la supervisione dei libri di testo Irc per la concessione del nullaosta Cei. Suor Feliciana Il giuramento di suor Feliciana davanti al Vescovo Antonella Lentinu C era aria di festa, quasi uno stato di trepidazione e attesa nella chiesa N.S. del Rosario a Luras, lo scorso 24 agosto, durante la solenne celebrazione eucaristica quando Giorgio Diana, giovane seminarista lurese, alla presenza del vescovo Monsignor Sanguinetti ha espresso il suo SI alla Chiesa durante il rito di ammissione tra i candidati agli ordini sacri. Non è questo un momento di conferimento di ordini sacri - ha spiegato il Vescovo - è tuttavia un momento solenne e significativo nel quale la Chiesa, oggi, dice a Giorgio, d essere idoneo a continuare il cammino intrapreso verso il diaconato e il sacerdozio.giorgio Diana, alla conclusione degli studi superiori al liceo Classico G.M. Dettori, ha lasciato il seminario di Tempio Pausania per recarsi a Roma dove completa gli studi nella Facoltà Gregoriana. Oggi, a ventidue anni, ha frequentato il III anno che rappresenta, nel cammino di formazione in Seminario, una tappa importante quella, appunto, dell ammissione agli ordini sacri: il discernimento vocazionale, verificato nei cinque anni vissuti nel seminario minore e nel corso dei primi anni del Collegio Capranica, a Roma, diventa richiesta pubblica davanti alla Chiesa e, contemporaneamente, rappresenta l incoraggiamento e la ratifica da parte della Chiesa del desiderio di Giorgio di consacrare la sua vita a Dio e che ora viene ha preso anche parte a gruppi di lavoro paritetici tra Cei e Miur (Ministero Istruzione e Ricerca Scientifica), finalizzati a sondare le possibili convergenze in ordine alla Riforma e a predisporre il terreno alla preparazione dell Intesa sui nuovi profili di qualificazione degli Idr. Chi, ben conoscendola, ha avuto modo di pronunciarsi a proposito della sua statura intellettuale e umana, ha giustamente messo in evidenza il rigore, la competenza e la passione, profusi sempre con semplicità e dedizione, con una non comune vocazione al lavoro di squadra e un ammirevole passione per il servizio ecclesiale. A conclusione del suo servizio, la Cei ha voluto premiarla con la medaglia d oro. Per coadiuvarla nei nuovi compiti di grande responsabilità sono state elette nel Coniglio generale altre quattro suore dal curriculum notevole. Tra queste c è suor Luigia Leoni, umanista (ha, non a caso, insegnato per 21 anni nel Liceo Classico di Olbia e Tempio), docente dell Istituto Euromediterraneo-ISSR, direttrice della Caritas diocesana di Tempio-Ampurias, di cui è stata anche per 5 anni delegata regionale, oltre che membro del Consiglio Nazionale e della Presidenza di Caritas Italiana. Per il suo ufficio è anche presidente della Fondazione Regionale antiusura SS Simplicio e Antonio. Nella congregazione da diversi anni ha l incarico di segretaria e consigliera generale. È membro del Consiglio Provinciale e Regionale della Fism. Al suo primo incarico di consigliera generale è, invece, suor Agnese Lai, originaria di Perdasdefogu, insegnante molto apprezzata nella scuola dell infanzia paritaria Maria Assunta di Tempio, collaboratrice dell Ufficio catechistico diocesano, da sempre impegnata nella catechesi anche in parrocchia. Del gruppo fa parte anche suor Renata Senis, nata a Cagliari, ma vissuta fin da piccola a Perdasdefogu, insegnante di ruolo di religione cattolica nella scuola primaria. Impegnata da tempo nella pastorale parrocchiale, prima tra i giovani dell Azione Cattolica e nella catechesi. Alla morte di suor Fausta Barmina, eletta consigliera generale nel precedente Capitolo, ne ha, per decisione del Consiglio Generale, ereditato il posto. Un significato speciale viene ad assumere anche la nomina di suor Sabine Telemo, religiosa africana, perché originaria della Repubblica Democratica del Congo. Suor Sabine, dopo la formazione iniziale, è venuta in Italia per completare gli studi e prepararsi alla professione. È in Italia da oltre 12 anni ed è attualmente impegnata nella Casa San Giuseppe a Golfo Aranci, nella comunità alloggio per anziane, dove gode di grande stima. Oltre alla definizione del Consiglio, il Capitolo ha potuto svolgere una lunga sessione di lavoro sul tema della Spiritualità sacerdotale. Sessione che ha avuto inizio con la solenne concelebrazione eucaristica presieduta da S. E. monsignor Sebastiano Sanguinetti, vescovo della diocesi di Tempio Ampurias, presente anche durante l elezione della Superiora Generale. La Madre Placidia Oggiano, da Superiora Generale, alla conclusione del sessennio di governo, ha tracciato l identikit della Congregazione in tutti i settori di attività e nei Continenti in cui questa è impegnata, illustrando una fotografia decisamente realistica, ma carica di speranza. Si è registrata una partecipazione aperta al confronto e serena nello svolgimento. Unanimemente le Capitolari hanno tracciato il progetto per il prossimo sessennio, a partire dal tema del Convegno per realizzare, andando alle sorgenti bibliche, teologiche, del Magistero e del carisma, la Spiritualità Sacerdotale, in comunione di preghiera, di vita e di missione. Il telegramma di papa Francesco, i messaggi di vescovi, sacerdoti e amici, le relazioni di monsignor Gian Franco Saba, la visita di S. E. monsignor Mauro Maria Morfino, vescovo di Alghero Bosa, la lectio divina di suor Manuela Vargiu hanno arricchito notevolmente l assemblea capitolare. Nella giornata conclusiva hanno, inoltre, celebrato i 50 anni di professione cinque suore: suor Leonia Congiu, suor Lucrezia Oggianu, suor Natalia Pola, suor Antonia Vacca e suor Battistina Vico. Il seminarista Giorgio Diana ha fatto il rito di ammissione Suor Feliciana Moro espresso pubblicamente. Durante la messa concelebrata con altri sette sacerdoti, diaconi e seminaristi, il vescovo ha ricordato quanto la responsabilità di essere strumento nelle mani di Dio richieda tempi di discernimento e fatica e invitato tutti a pregare per accompagnare Giorgio nel suo cammino. Si è rivolto in particolare alla comunità di Luras, ricordando l ultima ordinazione avvenuta a Luras, quella di don Efisio Coni, definendola comunità produttiva che vede un altro suo figlio avviarsi al sacerdozio. Fra i sacerdoti era presente anche don Umberto Deriu, ex-parroco di Luras, che come proprio Giorgio disse qualche tempo fa sulle pagine del giornalino parrocchiale: mi ha aiutato a maturare questa scelta. Visibilmente commossi i genitori, i fratelli, i parenti, gli amici e i tanti fedeli che hanno voluto far sentire a Giorgio il loro affetto e l incoraggiamento per una strada ancora lunga da percorrere. Una strada, aggiunge don Sandro Piga, parroco di Luras, che si percorre utilizzando la propria intelligenza nello studio, certo, ma anche nell attenzione, conoscenza e nell affetto verso gli altri.

11 chiesa diocesana 11 D. Sandro Serreri, accolto festosamente dalla comunità Nuovo pastore nella parrocchia di Aglientu Gavino Fancellu Fin dal 1992 la parrocchia de La Salette ha goduto della presenza e dell apostolato delle suore Figlie di Gesù Crocifisso. Era stato il parroco di allora, don Giuseppe Delogu, Il saluto delle suore alla comunità de La Salette Il giorno 14 settembre, la Parrocchiale di Aglientu ha accolto il suo nuovo pastore. Si tratta di don Sandro Serreri, già viceparroco a La Maddalena e Amministratore parrocchiale in Sant Antonio di Gallura. Don Sandro ha svolto nei cinque anni precedenti anche la funzione di cancelliere della Diocesi di Tempio- Ampurias e attualmente, dopo un anno sabbatico, ha ripreso anche le stesse responsabilità curiali diocesane. Il neo-parroco dell Aglientu, pertanto, così come si è potuto apprendere dalle parole del Vescovo Sanguinetti che lo ha presentato alla comunità aglientese, sarà a disposizione della parrocchia, ma con la responsabilità di curare anche gli interessi della diocesi intera come ufficiale cancelliere della chiesa gallurese e anglonese. È stato il sindaco Antonio Tirotto a fare gli onori di casa, salutando il Vescovo e dando il benvenuto a don Serreri. Ha esordito dicendo che Aglientu è una piccola comunità che vive, però, dentro grandi problemi socio-ambientali ed educativi. Il fenomeno del turismo di massa, infatti, ha scardinato, anche in questo contesto territoriale, tutti gli equilibri sociali, valoriali e religiosi. Si dichiara molto interessato alla collaborazione con le scelte pastorali che il nuovo parroco vorrà presentare alla comunità. Dopo la lettura del Decreto di nomina il Vescovo ha sottolineato che la nomina episcopale è un atto giuridico solenne con il quale si consegna il parroco alla comunità perché esso provveda alla cura pastorale stabile. Tale stabilità, tuttavia, deve essere intesa nel segno dell ubbidienza all Episcopo e alla Chiesa. Ogni parroco, infatti, opera in nome e per conto del Vescovo che non può essere presente in ogni parrocchia contemporaneamente. Si rende, pertanto, necessaria la presenza di un alter ego che sappia interpretare al meglio la presenza del Vescovo per rappresentanza. La nomina, infatti, non è più come un tempo perenne, a vita. È solo ad tempus. Ma per quanto tempo? Fino a che permangono le condizioni ecclesiali di tale presenza. Solo il Vescovo sa le reali necessità pastorali di tutta la Diocesi, e in tale necessità e urgenza disloca i suoi collaboratori presbiteri secondo le necessità da lui riscontrate. Non si tratta, dunque, di un tempo definito, ma di un tempo opportuno per il servizio all intera comunità diocesana e parrocchiale. Il bene comune prevale sul bene individuale. È questa la logica dei trasferimenti, che ai sacerdoti vengono richiesti in spirito di collaborazione e di servizio. E ogni sacerdote sa che deve ubbidire perché così si attua il giuramento fatto nel momento dell ordinazione sacerdotale di ubbidire al Vescovo e ai successori in ogni circostanza, per il bene di tutti. Non è un potere, dunque, quello del Vescovo, ma un duro servizio in armonia con la Chiesa e di Cristo Buon Pastore. Per questo, il Vescovo ha richiamato i fedeli a diventare sempre di più pecore, ma non cieche e pusillanimi, ma capaci di seguire il pastore con intelligenza e massima libertà orientati alla verità. Benevolenza e lavoro comune dovranno essere i punti chiave del successo di un parroco e di una parrocchia. Alla fine della Santa Messa, don Serreri ha presentato in un clima molto affettivo il piano pastorale del suo ministero. Ha scandito con abile qualità oratoria l urgenza di non cadere in certi errori del passato. Per questo, ha ribadito l urgenza di eliminare la consuetudine di voler elencare i difetti dei suoi predecessori. Ha puntato sulla importanza di costruire una comunità vera fondandola sulla relazionalità umana corretta e su una crescita spirituale forte. Per ottenere tutto ciò ha ricordato ai presenti che saranno importanti da subito le questioni della proposta educativa cristiana ai più giovani, ma anche agli adulti. Ha proposto di fare un pellegrinaggio ad Assisi, di a chiedere espressamente la presenza delle religiose suor Stefania Monni e Suor Clementina Zara. Il carisma del fondatore, padre Salvatore Vico, unito a quella della testimonianza delle accogliere le parole del Papa con grande attenzione e di arrivare fino a Roma per ascoltare le sue catechesi, di gemellare la parrocchia con quella di Luogosanto e di aprire il cuore dei fedeli alla spiritualità mariana, di cui Luogosanto è il centro. Ha invitato il Sindaco a riflettere sull urgenza di costruire una chiesa a Rena Maiori e ha suggerito alla comunità aglientese di curare al meglio tutte le feste popolari locali e di difendere la religiosità popolare come veicolo di trasmissione importante della fede cristiana. Senza imbarbarimenti e personalismi eccessivi. Si è dichiarato pronto a collaborare con tutti e con chi abbia a cuore le sorti di questa comunità parrocchiale, sempre più formata da anziani e con pochi nati. La Salette, le suore lasciano la parrocchia D. Sandro Serreri suore, ha certamente portato innumerevoli benefici alla comunità: collaborazione nella catechesi, la visita e la comunione agli ammalati, la cura della chiesa, la cooperazione accanto ai sacerdoti e la testimonianza del carisma di consacrazione. Recentemente, in vista del Capitolo Generale che si è tenuto nella casa madre a Tempio dal 1 al 20 agosto, il parroco don Gianni Sini e il vice don Rinaldo, unitamente al diacono, hanno chiesto al Consiglio Generale di potenziare la presenza e l attività delle suore in parrocchia con l inserimento di forze giovani, da destinare in modo particolare all oratorio appena riaperto. Questo non è stato possibile ed infatti la nuova superiora generale Suor Feliciana Moro, prima lo annunciava con una lettera che era giunto il momento di chiudere l esperienza delle suore e il conseguente ritiro dalla parrocchia de La Salette entro il 15 settembre, poi a voce la domenica 15 settembre, giornata in cui le suore hanno salutato con molta emozione la comunità parrocchiale. Suor Feliciana, prendendo la parola al termine della messa, ha spiegato le ragioni della scelta, ma ha ricordato che il futuro è nelle mani di Dio. Ha ringraziato la comunità de La Salette e i sacerdoti per l accoglienza, la disponibilità e il servizio accanto alle suore. Ha annunciato che Suor Stefania andrà alla casa del Bambin Gesù ad Olbia e suor Clementina a Golfo Aranci nella casa per anziani. Per godersi la pensione e per il riposo bisognerà ancora attendere un po di tempo.

12 12 chiesa diocesana Festa patronale a Moneta Maria Vitiello Come ormai da lunga tradizione è stata festeggiata a Moneta l 8 Settembre la Natività di Maria che è la compatrona della Chiesa Agonia di N.S.G.C. Il 30 Agosto, 17 anniversario della morte di D. Giuseppe Riva, primo parroco di Moneta, per il quale è stata celebrata una Messa, ha avuto inizio la novena: quest anno in modo un po diverso dal solito perché inserita nell Adorazione Eucaristica animata dai giovani e dal coro Giovanni Paolo II, con la partecipazione dei fedeli di tutte e tre le parrocchie. Il giorno 7 Settembre, ultimo giorno della novena, è stata celebrata la Messa per i malati e gli anziani. La cerimonia si è svolta come di consueto tra il verde rigoglioso del giardino dell Oasi Serena addobbato a festa, con l altare posto ai piedi della Madonna Immacolata dell Arsenale. Ha presieduto la Messa il parroco Don Andrea Domanski e hanno concelebrato Don Domenico Degortes e Padre Roberto Marciniak appena arrivato dalla Polonia per sostituire Don Andrea nei giorni in cui sarà assente. Erano presenti, oltre agli ospiti dell Oasi, persone anziane e ammalate, insieme alla comunità parrocchiale e al Comitato delle feste patronali classe Tutto è stato curato nei minimi particolari dai volontari ospedalieri a cui è andato il ringraziamento del parroco per il lavoro che svolgono quotidianamente aiutando le persone che soffrono. Un momento particolarmente intenso è stato quando, dopo la S. Messa, si è recitato il rosario unendoci tutti spiritualmente al Sommo Pontefice che ha invitato tutti ad una giornata di preghiera e di digiuno per la pace in Siria e in tutto il mondo. Le intenzioni di preghiera di ogni mistero erano proprio quelle che Papa Francesco ha preparato e recitato in piazza S. Pietro insieme a migliaia di persone in una lunghissima veglia. Per aderire alla sua richiesta di digiuno, non c è stato il solito rinfresco dopo la celebrazione. Quest anno la festa dell 8 Settembre è stata davvero speciale e molto partecipata. Infatti la piazza Don Giuseppe Riva era affollata di persone che hanno partecipato alla S. Messa in onore di Maria Bambina. Il canto sardo Deus ti salvet Maria ha accolto l ingresso dei sacerdoti nella piazza: Don Andrea Domanski, Don Domenico Degortes, Don Albert Guevara, Padre Roberto Marciniak, che ha presieduto la celebrazione e due Sacerdoti provenienti da Padova e dalla Confraternita del Getsemani che portava il simulacro di Maria Bambina. Tante le autorità presenti sia civili che militari. Molto suggestiva è stata la processione, che come ha detto Don Andrea, ha come significato il mettersi in cammino come e con Maria verso Gesù. Tante bandierine colorate e addobbi davanti alle case hanno fatto da cornice e onorato il passaggio della processione. Al ritorno in chiesa il Parroco ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita della festa e in particolare il Comitato, giunto al termine del suo compito proprio in questa serata, per il lavoro che hanno svolto con tanto impegno. Tutte e due le serate, sia sabato che Domenica, hanno visto la partecipazione della Confraternita e del coro Giovanni Paolo II che ha animato le celebrazioni rendendole più solenni. È seguita la cena preparata dal comitato alla quale hanno partecipato tantissime persone: infatti la piazza era gremita come non mai. Hanno applaudito la performance del Gruppo folcloristico sardo composto da giovani con bellissimi costumi e hanno poi ballato fino a tarda notte con la musica coinvolgente dell orchestra Spettacolo La favola con grande divertimento di tutti. È stata veramente una bella festa! Anche a Santa Maria Maddalena la Giornata di preghiera e di digiuno per la pace indetta da Papa Francesco ha coinvolto molte persone. In parrocchia si è pregato nella Messa delle ore 19,00, concelebrata, e la chiesa era gremita di fedeli. Nell omelia il parroco ha esortato a pregare per la pace, perché finiscano le atrocità in Siria ma anche in tanti altri paesi, per cui milioni di profughi, tra cui molti bambini, sono costretti a lasciare tutto. Quale futuro vivranno? Pensiamo alle persone e ai bambini uccisi dal gas. Il cristiano è operatore di pace e bisogna cominciare a costruire la pace in mezzo a noi, nelle nostre famiglie, nella nostra comunità. Dopo la Messa si è svolta una veglia di preghiera davanti al Santissimo Sacramento. Molti fedeli si sono trattenuti, hanno ascoltato l esortazione di don Antonello che ha ricordato come la pace è frutto della giustizia. Verso le 20,30 tutti sono tornati a casa per seguire alla televisione la veglia di preghiera col Papa in san Pietro. Lunedì 9 è iniziata la Settimana Eucaristica diretta da don Alberto Pacini rettore della basilica di Sant Anastasia in Roma dove si fa l adorazione eucaristica perpetua. Anche a La Maddalena nella prima catechesi eucaristica don Alberto ha proposto l adorazione solenne che si svolge 24 ore al giorno senza sosta. Per questo si richiede una comunità orante di 168 persone (24 per sette giorni). Un grande cartellone è stato posto in chiesa con 168 caselle, quando sarà completato si potrà iniziare anche a La Maddalena l adorazione eucaristica perpetua. L adorazione eucaristica aiuta a meditare sul grande dono dell Eucaristia, sulla presenza reale di Gesù, aiuta ad essere riconoscenti, ad essere uniti, ad essere caritatevoli e ad essere evangelizzatori. La partecipazione alla catechesi eucaristica delle 19,00 è stata buona. Don Alberto ha pure incontrato i diversi gruppi parrocchiali: le catechiste, le Caritas, il gruppo di preghiera Padre Pio, del Rinnovamento, le Cellule di Evangelizzazione, i Centri di ascolto, le associazioni mariane, il Consiglio Pastorale Parrocchiale, i Neocatecumenàli, la confraternita di Moneta, il coro San Giuseppe e del Bambino Gesù.

13 società 13 Sandro Serreri S. S. Sono una zolla di questa terra. Sono il lombrico che la divora. Sono uno dei suoi fili d erba. Sono una sua radice. Sono il suo maleodorante concime. Sono il suo fango dopo la pioggia. Sono una delle sue foglie secche che cadono giù. Sono una delle sue formiche. Sono un ape che beve i suoi fiori. Sono un pascolo assai gustoso. Sono il sughero che si schianta. Sono una delle sue piccolissime margheritine. Sono la rugiada del suo risveglio. Sono uno dei suoi ulivi ossuti. Sono una vecchia quercia agonizzante. Sono il suo muschio attaccato ai suoi graniti. Sono la lucertola diffidente. Sono la ghianda masticata dal cinghiale. Sono un sasso scagliato oltre. Sono il giovane riccio schiacciato sulla strada. Sono la tana della volpe. Sono un acino d uva beccato da un corvaccio. Sono la lepre timida che annusa questa terra. Sono la chioma spettinata dal maestrale. Sono la stradina di campagna che sale e scende e risale. Sono una delle sue mucche al pascolo. Sono uno dei suoi Una società multietnica? Lo siamo già! GA L LU R A muretti a secco. Sono uno dei suoi mille profumi. Sono l inebriante ginepro. Sono il rosmarino. Sono la menta. Sono l odore del paesaggio bagnato. Sono l atmosfera di solitudine che regna indisturbata sulle colline lussureggianti. Sono i colori che mutano. Sono tutti i verdi e tutti i gialli. Sono il randagio smilzo signore degli stazzi. Sono una delle sue tegole stracotte. Sono una delle sue stanze di granito. Sono la porcilaia nauseante. Sono la broda dei maiali all ingrasso. Sono il cagnolino da caccia smarrito nell immensa campagna. Sono il cinghiale che corre ferito a morte. Sono il filo di lana impigliato tra i rovi. Sono l orma della zampa della capra scalatrice. Sono la chiesetta nascosta. Sono la grotta scavata dagli acidi preistorici. Sono le mostruosità granitiche scolpite dai dinosauri. Sono il vento che ti culla e ti accarezza. Sono il magro torrente che scorre verso il mare. Sono la sorgente umilissima. Sono la ginestra abbarbicata. Sono il mandorlo fiorito sotto il sole di primavera. Sono il papavero rosso sangue. Sono Gallura. Èuna assurdità dire di non volere una società multietnica, perché quella italiana ha già iniziato ad esserlo ormai da alcuni anni. Basta entrare nelle classi scolastiche delle grandi città per vedere bambini provenienti un po da tutto il mondo. Sono i figli degli immigrati in Italia per ragioni di lavoro. I loro genitori, quindi, risiedono e lavorano in Italia. Non sono clandestini, ma regolari. Provengono dall Africa nera, dai Paesi dell Est europeo, dall Asia e dall America latina. Venendo in Italia si sono portati dietro, oltre la loro cultura (lingua, concezione della vita, della famiglia e del lavoro), le loro tradizioni (feste, riti, alimentazione, cucina, abbigliamento) e la loro religione. Si tratta di un patrimonio che, se integrato con il nostro, nel rispetto delle diversità, costituisce una ricchezza e non certamente un impoverimento per la nostra società, ormai drammaticamente invecchiata e quasi priva di futuro. Sicuramente non siamo ai livelli della società inglese o francese, che da alcuni secoli, per via dei domini coloniali, convivono pacificamente con diverse etnie. Già nella seconda metà del 1700, infatti, passeggiare per le vie di Londra significava incontrare ed entrare in contatto con una umanità variegata e variopinta. In Italia, a pensarci bene e se torniamo indietro anche solo di alcuni secoli, abbiamo già sperimentato una sorta di società multietnica: a Roma, quando c era l impero; a Venezia, nel medioevo dei mercanti; a Firenze, nel Rinascimento dei Medici. Certo i numeri non erano quelli di oggi. Comunque, come gli inglesi e i francesi in Europa, così anche noi dobbiamo imparare a convivere con i nuovi arrivati, che non vengono a rubarci il lavoro, perché spesso vanno ad occupare posti che noi (giovani) italiani rifiutiamo. Infatti, se andiamo a visitare le piccole e medie imprese del Nord Italia scopriamo un alto numero di immigrati, che lavorano nella legalità e con tanta professionalità. È vero che c è chi tra questi non vuole integrarsi, non lavora, delinque, costituisce una seria minaccia all ordine pubblico, ma i più sono persone oneste, dedite al lavoro e alla famiglia che, se l accoglienza e l integrazione sarà possibile, forse sceglieranno la nostra Italia come seconda loro Patria, come Paese dove far nascere i loro figli e assicurare loro un futuro umano e dignitoso. Noi italiani, del resto, abbiamo un forte bisogno di natalità e di forza lavoro, perché siamo un Paese tristemente segnato dal record europeo della denatalità e perché siamo un Paese di pensionati e di vecchi. A riguardo, c è da dire che la denatalità e i pensionati sono oggi il nostro costo sociale più alto che, volenti o nolenti, stiamo pagando tutti, in particolar modo le nuove generazioni. Per questo, l essere anche una società multietnica non potrà che giovare al presente e al futuro del nostro Paese. Ovviamente, l integrazione va orientata e fatta camminare all interno di un orizzonte di valori e principi che per grado di cultura e civiltà hanno reso grande il nostro Paese. Questo dobbiamo fare e non opporci ai flussi immigratori che nessuno può prevedere nel loro sviluppo, neanche il più geniale sociologo, e che nessun politico può frenare o chiudere, neanche chi pensa di avere in mano il futuro dell Italia. I no, le offese, le miopie, le fobie non ci sono permessi dalla nostra cultura e civiltà greco-romana e giudaicocristiana, dalla nostra religione, dal nostro ethos, da quello che abbiamo rappresentato e continuiamo ad essere davanti a tutto il mondo: Italiani, brava gente!.

14 14 feste Pietro Zannoni calangianus, i santi compatroni ridanno speranza alla comunità Le feste popolari di settembre in onore di sant Isidoro, San Lorenzo, San Francesco non sono state per niente qualcosa di ripetitivo o di formale. Sarà che i tempi sono diversi e l esigenza di dare senso a tutto è sempre più sentita. Anche nel calangianese di oggi che vede in crisi quella che sino ad ieri era una florida realtà. Chi ha seguito la parte viva della festa le processioni, le messe solenni, i panegirici ed i saluti finali dei fidali del 1971, obrieri d annata e del parroco don Umberto Deriu, ha percepito uno spirito nuovo come se quei tre santi, che la tradizione propone in questo, un certo concreto aiuto possono darlo per trovare le giuste coordinate per superare il disagio e la crisi che si riflette dentro il cuore prima che dentro le aziende. Non è stato banale che li fidali del 1971 e lo ha rimarcato don Umberto alcune volte, abbiano riscoperto anche la festa come occasione per fare il punto sulla propria fede ed abbiano promesso di rimettersi in marcia a partire e da una frequenza più costante al precetto festivo. Nel saluto finale hanno parlato dello stupore di aver trovato nella popolazione una forza morale ed una grande ammirazione verso i nostri santi ed abbiamo capito quanto siano importanti i valori della religione, di conoscenza, dell amicizia che abbiamo riscoperto innanzitutto tra noi e nella popolazione. Ai fidali della classe 1972, che prenderanno il testimone, hanno dedicato l antica espressione dialettale del popolo a chi fatica per le feste Chi vi li pachia in passi dritti lu Signori riconoscendo in questa antica espressione di saggezza popolare che, nel cammino della questua è piacevolmente risuonata nelle nostre orecchie lasciando le case dopo aver portato le bandiere benedette dei santi. Ci sono state poi tre omelie. Ognuna con un accento particolare. Don Gianni Sini ha presentato Sant Isidoro, mons. Pietro Meloni, don Gianfranco Pala parroco di Bultei, San Francesco. Non potevano non collegare i contenuti che presentavano alle preoccupazioni della Chiesa di oggi, secondo quanto va annunciando al mondo Papa Francesco, ricordando che fra qualche giorno sarà in Sardegna. Don Sini ha posto l accento su Isidoro uomo che lavorava la terra e pregava, viveva la carità avendo al fianco la moglie, Maria Toribia, beatificata nel Mons. Meloni, che aveva voluto partecipare alla processione dispensando la sua benedizione a coloro che lo salutavano, ha presentato fra l altro un San Lorenzo da Brindisi, innamorato dello Spirito Santo, riferimento appropriato visto che il vescovo Pietro era stato invitato perché gli obrieri erano stati cresimati da lui tanti anni fa. Don Pala, da buon parroco, ha parlato della radicalità evangelica di San Francesco e, sul suo esempio, della necessità di una fede più autentica nelle famiglie, come salvaguardia alla confusione etica diffusa. Non dimentichiamo anche i festeggiamenti civili: sono stati in sintonia con lo stile sobrio e contenuto che gli obrieri avevano proposto. Dal concerto tanto atteso di Enrico Ruggeri ai giochi per i bambini in piazza, al tradizionale concerto bandistico alla manifestazione di pugilato. Una festa che va in archivio, quasi in punta di piedi, rispettosa delle difficoltà che tutti si vive, dell incertezza del futuro, ma con nel cuore una speranza. I santi compatroni sono con noi ogni giorno ad illuminare i nostri passi con il loro esempio. Hanno sempre aiutato la nostra comunità a ritrovarsi e superare in ogni tempo i momenti difficili che sopraggiungono. Sperare che ciò accada anche ai nostri giorni è il messaggio migliore che ci lasciano le feste di Capidannu. L infiorata Don Michele Farre ha festeggiato 50 anni di sacerdozio Un momento della processione per san Francesco Chi conosce da vicino don Michele Farre sa benissimo che questo sacerdote nel suo lungo ministero non ha mai risparmiato le sue energie a favore della Chiesa. Nativo di Nulvi, paese dell Anglona culla nel passato di vocazioni e di sacerdoti, classe 1 novembre 1935, venne ordinato da Mons. Melis, proprio a Nulvi il 25 agosto 1963, esattamente 50 anni orsono. Proprio per questa felice ricorrenza la comunità di San Pantaleo in Martis l ha voluto festeggiare degnamente con una celebrazione eucaristica solenne nella chiesa di San Giuseppe, attorniato dai tanti parrocchiani e amici arrivati da Nulvi. Don Michele ha svolto il suo ministero in diverse comunità della diocesi: Arzachena, Luras, Laerru, Sant Antonio di Gallura, Lu Bagnu (Castelsardo) e Martis dal 19 luglio Cinquant anni di sacerdozio sono certamente un bel traguardo, per questo ci uniamo alla sua gioia per augurargli ancora un lungo e fecondo ministero a favore della Chiesa.

15 L Agnata (Luogosanto) cultura 15 Il mondo degli stazzi Pietro Pisciottu Se parlando di nuraghi si pensa subito alla Sardegna, cosi come i trulli sono associati alla Puglia, parlando di stazzi non possiamo pensare che alla Gallura. Si trovano solo qui, infatti, queste tipiche costruzioni che facevano parte del tessuto architettonico, nel popolamento delle vaste lande galluresi a partire già dal 700, cosiddetto ad habitat disperso, in quella che viene chiamata la Civiltà degli Stazzi. Popolamento effettuato in parte da gente proveniente dalla vicina Corsica, si spiega così l affermarsi di una nuova lingua sardo-corsa, il gallurese, appunto, che va a sostituire con il tempo la parlata sardo-logudorese. Il termine stazzo deriva dal latino statio, luogo di sosta, in italiano ha il significato di casa colonica o appezzamento di terreno che comprende la casa colonica riferito sempre geograficamente alla Gallura. Lo troviamo anche in Abruzzo con il significato di ricovero per pecore, fatto con pietre a secco, nei pascoli delle montagne, e viene citato nella poesia I Pastori di Gabriele D Annunzio: Settembre, andiamo. E tempo di migrare. Ora in terra d Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare:.... La sua architettura è semplice, quasi elementare, un rettangolo con la porta d ingresso orientata a est o a sud, poche finestre, la copertura fatta con travi di legno, sistemate in senso longitudinale, che poggiano, al centro sulla trai tolta, un tronco ricurvo che con opportuni ritocchi e zeppe di legno dà la pendenza al tetto a due falde, o nelle costruzioni più evolute, su un arco a tutto sesto fatto con conci di granito. Il tutto era ricoperto da coppi di laterizio sistemati a scandalu, cioè con ampie fessure che lasciavano passare il fumo del focolare messo al centro della stanza, ma non l acqua piovana. Negli stazzi di più recente costruzione o nella evoluzione architettonica, il caminetto è addossato ad una parete ed un comignolo porta il fumo fuori dal tetto e quest ultimo è fatto in modo che sopra le travi principali e quelle di secondo ordine ci siano le canne, opportunamente legate, e sopra di queste uno strato di argilla e poi le tegole. La posizione degli stazzi non è mai casuale, c è sempre nelle vicinanze una sorgente d acqua, viene studiata accuratamente la predominanza del vento, la casa è posta in punti panoramici da dove si controllano i terreni di pertinenza. Davanti alla casa lu pastricciali, ampio spazio pianeggiante, attorno ci sono le strutture, rustiche, per l allevamento degli animali: il vaccile per le mucche (lu currali), i recinti per capre e pecore (li mandri), lu salconi per i capretti, la crina per il maiale all ingrasso e lu sitagliu, ricovero per maiali allo stato brado, il pollaio (lu puddhaggju) per le galline, nonché gli appezzamenti per le coltivazioni come l orto con acqua corrente, la colti di siccu per le patate, le fave e le cipolle; la vigna, in genere circondata di alberi di fichi, di mandorle e di fichi d India; mentre i cereali come grano, orzo e avena venivano coltivati in vasti appezzamenti (li tanchi) anche lontani da casa, dopo opportune puliture dalle frasche (lu debbiu). Non mancava il forno per la cottura del pane e negli stazzi più importanti l aia per la trebbiatura dei cereali (lu rotu); la trebbiatura (l agliola) prima dell avvento delle macchine si faceva con i cavalli, più piccoli di quelli comuni (cabaddhi di inizzu) o con i buoi e si approfittava del vento per separare la pula dalla granella. Il vento condizionava quindi il lavoro della trebbiatura, tanto da essere talvolta invocato: Pesati, pesati entu, ventu di Santu Tranu, pòltati padda e granu e lassa solu lu pamentu, oppure dava lo spunto per antichi proverbi: Cand è ventu vintuliggja, cand è bonu spassatilla Negli stazzi c era quasi sempre l asino (l asinu, lu burriccu) per trasportare l acqua dalla fonte alla casa o per altri lavori e naturalmente il cane (lu cateddhu) per la caccia, il gregge e per la guardia. L elenco delle cose descritte mette subito in evidenza il doppio ruolo delle genti galluresi, quello di pastore e agricoltore o meglio di allevatore e contadino. Questo oggi ci sembra normale, ma un paio di secoli fa era una cosa molto innovativa, quasi rivoluzionaria, che metteva fine a infiniti conflitti, a volte violenti, fra contadini e pastori per questioni di pascolo e soprattutto si iniziava uno sfruttamento razionale dei terreni, non molto fertili, in modo da renderli produttivi. Come si può vedere lo stazzo era autonomo perché produceva tutto l occorrente per la vita di una famiglia; il surplus della produzione veniva venduto nei nascenti paesi galluresi e nei centri come La Maddalena o contrabbandato in Corsica. L utilizzo diversificato e razionale delle campagne, una volta abbandonate e deserte, aveva portato un certo benessere ai primi colonizzatori, tanto da far nascere una borghesia di proprietari terrieri che piano piano, si stabilì nei centri di nuova formazione, per lo più attorno alle chiese campestri, dando così origine ai primi nuclei di abitazioni. La Gallura del settecento e dell ottocento non era diversa dal resto della Sardegna; vi erano faide fra famiglie (innimmistai), il fenomeno del banditismo era diffuso e vi erano vere e proprie bande che effettuavano agguati e delitti su commissione. Il governo sabaudo, con atti repressivi, ma anche con forme persuasive di riappacificazione, non venne a capo di questo problema. Mentre l aggregazione delle persone attorno alle chiese campestri esistenti e la costruzione di altre cappelle ex novo, l opera di pacificazione dei ministri della Chiesa, fece fiorire un tempo di concordia e di pace, tanto da far sparire i problemi su citati in un arco di tempo abbastanza veloce, e fa dire allo scrittore sassarese Enrico Costa, nel romanzo storico Il muto di Gallura : Ma ciò che non poté il governo, lo poté infine la religione. Se con attenzione si analizzano i paesi della media e bassa Gallura, si scopre che i loro nomi sono tutti di santi: Santa Maria di Arzachena (attuale Arzachena), San Pasquale, Trinità d Agultu, San Francesco d Aglientu (attuale Aglientu), Nostra Signora di Luogosanto (attuale Luogosanto), Sant Antonio di Calangianus (attuale Sant Antonio di Gallura), San Teodoro di Oviddè (attuale San Teodoro) Santa Teresa di Gallura. Quando buona parte dei proprietari si trasferisce nei paesi, negli stazzi, a migliaia, disseminati nelle campagne, rimangono altre persone che continuano a coltivare i terreni e tenere gli animali: i pastori. Si forma così una sorta di proletariato che, con la formula della mezzadria, riuscì non solo ad affrancarsi dalla fame ma a raggiungere anche un certo benessere, non solo di tipo economico, ma anche dal punto di vista affettivo e sociale. A differenza di altre parti della Sardegna, il pastore viveva tra gli affetti della propria famiglia, in case che, in quei tempi, avevano le comodità allora conosciute. Nel contratto di mezzadria, al proprietario andavano tutti i proventi del bestiame vaccino, mentre venivano divisi in parti uguali i frutti delle capre e delle pecore, dei maiali e delle coltivazioni dei terreni. La moglie del pastore provvedeva a fare il formaggio ed i suoi sottoprodotti che venivano divisi anch essi a metà tra pastore e proprietario. La caratteristica autonomia e la solitudine nel lavoro quotidiano da parte del pastore e della propria famiglia, che può aver forgiato il carattere dei galluresi moderni, alquanto individualisti, erano stemperate da due fattori molto importanti, da sempre presenti in quel mondo che veniva chiamato lu pasturiu: il mutuo soccorso e le relazioni sociali. Quando il pastore-agricoltore doveva fare dei lavori particolarmente impegnativi, che superavano la forza delle sue braccia, entrava in azione uno scambio di prestazioni di manodopera tra gli abitanti degli stazzi della cussoggja. La mietitura dei cereali (la misséra), la trebbiatura (l agliola), la vendemmia (la bibbenna), la tosatura delle pecore (lu tunditoggju), il disboscamento (lu debbiu) venivano affrontati da più persone provenienti dagli stazzi vicini che venivano poi ricambiati negli stessi lavori. Questa sorta di ente virtuale, superiore allo stazzo, che è la cussoggja ha un valore molto importante, come si è visto, nell aiuto reciproco e come si vedrà, nelle relazioni sociali. La cussoggja è formata da un insieme di stazzi delle stessa zona, che spesso corrisponde ad una vallata, ad un altipiano, ad una regione con caratteri comuni. Ad una persona anziana, o come si direbbe oggi, con un certo carisma, veniva riconosciuto il titolo di capu cussuggjali che prendeva decisioni a nome della comunità e che saggiamente aveva l ultima parola nelle diatribe tra vicini e spesso metteva fine a questioni che potevano sfociare in episodi di violenza. All interno della cussoggja non era raro assistere a momenti di alta generosità come nella manialìa: quando un pastore era impedito, per malattia o altro, di fare un certo lavoro, gli altri cussuggjali lo facevano al suo posto; altra pratica molto meritoria era la punitura: nel caso di morie di bestiame, se uno perdeva un intero gregge, ogni vicino regalava un capo, in modo che il malcapitato poteva rifarsi il capitale e tirare avanti con il lavoro. Le relazioni sociali, molto strette e frequenti, rafforzavano i rapporti fra vicini e favorivano i legami di amicizia e gli incontri fra future coppie. Le occasioni non mancavano; nelle numerose chiese campestri venivano celebrate le feste, alle quali partecipavano tutti ed erano giornate di allegria, di grandi pranzi, di canti, di balli e di gare poetiche. Altre occasioni di socializzazione erano i fidanzamenti, con la famosa cerimonia della pricunta, i matrimoni (lu coiu) con le gare di corse di cavalli (currì la rucca) fra i parenti dello sposo e della sposa, i pranzi di nozze, dove non mancava la suppa cauta; e ancora, le veglie dei morti (la multasgja), che erano anche l occasione per grandi mangiate, perché si ammazzava la giovenca (la manza) o la vacca più grassa, che veniva in parte consumata durante le giornate della veglia e la restante carne veniva regalata a parenti, amici e conoscenti (la limosina). In questi avvenimenti avevano un ruolo molto importante i poeti; nei fidanzamenti e nei matrimoni, c era un poeta che rappresentava lo sposo ed uno la sposa ed erano epiche battaglie verbali che divertivano i presenti. Fra i tanti poeti galluresi mi piace citarne in particolare due perché erano, come si diceva, pastori angeni, cioè pastori non proprietari: Petr Alluttu (Pietro Orecchioni ) e Gjaseppa di Scanu (Giuseppe Scanu ). Il primo è considerato il massimo esponente della poesia contadina e pastorale, è sicuramente il più raffinato e le sue rime, velate di tristezza e pessimismo, cantano la donna, l amore, il tempo, ect., tutti temi che travalicano il mondo statico e chiuso degli stazzi; il secondo, in qualche sua poesia, ci descrive in rima la Gallura ottocentesca come non potrebbero fare di meglio saggi di storia, di antropologia o di geografia e dalle sue canzoni traspare un temperamento bonario e ottimista. Di Petr Alluttu mi piace qui citare alcuni versi che bene descrivono la libertà di pensiero dei poeti ed il liberarsi della fantasia nella poesia, rimanendo però sempre fedeli ai valori della terra che ci ha dato i natali: Si voi cantà in puisia - di cosi c hai istu o disiciatu - podarei bulà undisisìa - paltendi dalla tarra undi sei natu. In pratica si potranno raggiungere tutti gli obiettivi se si è consapevoli delle proprie radici. E, alla conoscenza delle nostre radici, mira, seppure in maniera maldestra, questo scritto. Lo stazzo e le sue dipendenze

16 16 GALLURA ANGLONA varie Pellegrinaggio nazionale unitalsi a Lourdes Ifrati francescani conventuali della parrocchia di San Giuseppe in Tempio, dopo otto anni, lasciano la parrocchia. La festa di Maria Bambina è stata l occasione per salutare la comunità parrocchiale. P. Paolo Contini, p. Bruno Secchi, p. Simone Cubadda sono stati destinati ad altre comunità dall ultimo capitolo provinciale, la prima parte tenuto in Sardegna e la seconda ad Assisi. Durante la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo mons. Sebastiano Sanguinetti p. Paolo ha voluto ricordare le diverse iniziative realizzate in questi anni dalla parrocchia. I frati sono stati per tanti fedeli, punto di riferimento per i colloqui e le confessioni. Ora a sostituire p. Paolo Contini è arrivato p. Paolo Cirina che tra l altro è economo provinciale, mentre p. Bruno e p. Simone sono destinati ad Alghero al convento di San Francesco, fra Raimondo a Roma, al convento di San Giacomo (Tevere Farnesina), mentre Paolo Contini per tre anni sarà a disposizione dell Arcidiocesi di P. Paolo Contini Oristano. Red I francescani di San Giuseppe lasciano dopo otto anni La nuova continuità territoriale aerea sarà un contributo determinante per rilanciare il turismo in Sardegna. Lo ha dichiarato il presidente Cappellacci, intervenendo a Milano alla presentazione di Sweet Sardinia, il format televisivo ambientato nell isola. Oltre ad aver messo il nostro sacrosanto diritto di raggiungere la Penisola al sicuro, abbiamo esteso per nove mesi l anno la tariffa residenti anche ai non residenti. Questo significa, - ha spiegato il presidente- che, mentre oggi chi vuole raggiungere la nostra terra paga perfino cifre che superano i 400 euro, con il nuovo sistema per arrivare da Milano basteranno 69 euro e 59 per arrivare da Roma. E una continuità - osserva Cappellacci - che non produce benefici per i soli viaggiatori, ma anche per i territori, per le imprese ed in particolare per quel settore turistico che e una delle grandi potenzialità ancora non espresse pienamente dalla nostra isola. Avere Dal 22 al 28 settembre si è svolto il tradizionale pellegrinaggio Nazionale dell U- NITALSI a Lourdes, che quest anno festeggia i 110 anni dell Associazione. I pellegrini, circa diecimila (2500 tra malati e disabili, 4500 volontari e 3000 pellegrini), quelli previsti, raggiungeranno la città mariana da ogni regione d Italia, con 15 treni, 10 aerei e due bus. Il pellegrinaggio a Lourdes è ormai una tradizione che risale al 1903, data del primo pellegrinaggio da Roma a Lourdes effettuato da Giovan Battista Tomassi, fondatore dell allora Untal, per arrivare alla prima partenza di un treno bianco UNITALSI, verso Lourdes avvenuta nel Dalla Sardegna Nord arriverà in aereo una comitiva che si unirà al gruppo proveniente da Fatima e da Santiago di Compostela ed insieme parteciperanno al pellegrinaggio nazionale. Il tema pastorale per l anno è: Lourdes, una porta della fede. Quest anno il pellegrinaggio aveva un significato particolare in quanto si celebrano i 110 anni della fondazione dell UNI- TALSI in coincidenza con l anno della fede proclamato da Benedetto XVI. Dalla Sardegna con l UNITALSI, era presente la direzione composta da Francesco Marongiu, presidente, Giuliana Scarpa, segretaria, don Gianni Sini, assistente di sezione e don Pierpaolo Calaresu, assistente della sottosezione di Alghero. Responsabile dell animazione sarà Maria Michela Piga. Nuova continuità territoriale volano per il turismo Inaugurato l anno seminaristico Lunedì 30 settembre è stato inaugurato a Tempio l anno seminaristico -2014, alla presenza del vescovo Sebastiano Sanguinetti, del rettore d. Paolo Pala, di alcuni sacerdoti e benefattori del Seminario. All incontro erano presenti anche i familiari dei ragazzi. Si aprono nuove prospettive per il Seminario, aumentano i seminaristi, ma deve crescere la sensibilità da parte di tutte le comunità per la pastorale vocazionale. La crisi, come in passato è avvenuto altre volte, si può superare. più visitatori - prosegue il presidente - significa aumentare i consumi, compiere un iniezione positiva al nostro sistema economico con ricadute importantissime sul piano occupazionale. Nessuno ha mai calcolato quante imprese e quanti posti di lavoro non siano mai nati, o siano stati messi in pericolo a causa di un sistema di collegamenti inadeguato alle esigenze dell isola. Noi vogliamo imprimere una svolta, nella convinzione che buona parte del futuro della nostra economia sia nel nostro ambiente, nel paesaggio, nelle tradizioni, nel turismo e nell agroalimentare. In sintesi, dobbiamo diventare produttori di qualità della vita, puntando su quei beni che non sono delocalizzabili altrove neppure dal consiglio di amministrazione più potente al mondo. Vogliamo essere noi i conquistatori dei mercati internazionali e affrontare da protagonisti la sfida della globalizzazione, con la specialità e la varietà di un isola - ha concluso il presidente- unica al mondo ed ora anche raggiungibile più facilmente. Solidarietà dagli allevatori per i colpiti dagli incendi Me La protezione civile regionale ha accolto la richiesta di collaborazione del Comune di Ghilarza, devastato dagli incendi del 7 e 8 agosto scorso mobilitandosi a favore degli allevatori, dopo che il passaggio del fuoco ha distrutto la maggior parte dei pascoli del territorio, creando una situazione di emergenza. La richiesta di collaborazione è pervenuta direttamente dal sindaco di Ghilarza e ha riguardato il trasferimento di notevoli quantitativi di foraggio sotto forma di rotoballe dalla sede della cooperativa San Pasquale Allevatori Anglona di Nulvi, che ha coordinato il conferimento del foraggio reso disponibile grazie alla solidarietà degli allevatori e agricoltori dei Comuni dell Anglona: Nulvi, Valledoria e Santa Maria Coghinas. L iniziativa, pianificata in tempi rapidissimi con le parti interessate dalla Direzione Generale della protezione civile, sotto la guida del direttore regionale, Giorgio Onorato Cicalò, è stata attuata grazie all importante contributo e impegno delle organizzazioni di volontariato di protezione civile e, in particolare, delle organizzazioni nucleo operativo Orsa di Assemini e dell Avis di Perfugas che hanno immediatamente messo a disposizione uomini e mezzi per il trasporto. L attività operativa è iniziata mercoledì scorso e prevede il trasferimento da Nulvi a Ghilarza di circa 100 rotoballe e oltre 300 ballette di foraggio. L assessore regionale della Difesa dell Ambiente, Andrea Biancareddu nell apprezzare l opera svolta dalle organizzazioni di volontariato, ha voluto formulare un sentito ringraziamento agli agricoltori e allevatori che hanno donato il foraggio e ai volontari di protezione civile, il cui contributo è stato determinante per la buona riuscita di tutta l operazione.

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