Il Piccolo 18 agosto 2015

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1 Il Piccolo 18 agosto 2015 Monfalcone Allarme droghe sintetiche fra i giovani Il dirigente Zorzut alla guida del Sert: «Sballo per incasinarsi la vita. Uno su tre ne fa uso non isolato, il rischio cresce con l alcol» di Tiziana Carpinelli. Drogarsi senza sapere esattamente con cosa. E condire l abuso di sostanze stupefacenti, sempre più sintetiche, con l abuso di alcolici, in un mix che può anche diventare letale. È la fotografia delle modalità di consumo di sostanze psicotrope da parte di giovani e giovanissimi che fissa, in un intervista, Giuliano Zorzut, direttore della struttura operativa complessa Dipartimento dipendenze dell Ass. Si assiste infatti a questo trend, nell universo giovanile isontino: lo sballo non come devianza, sinonimo di disagio, bensì associato a un uso ricreativo. La volontà cosciente di «incasinarsi la vita, anche quando alle spalle non c è, come si verificava vent anni fa con gli eroinomani, una famiglia distrutta o un contesto sociale difficile, di marginalità». Tre le tendenze tratteggiate dal responsabile del Sert: un ritorno in auge dell eroina seppur con modalità di assunzione diversa, vedi lo sniffo, percepita come meno pericolosa e assuefacente, in realtà al pari dannosa; la proliferazione di sostanze sempre più sintentiche sul mercato, in particolare cannabinoidi, presenti ultimamente sulla piazza monfalconese; e una certa predilezione, se così si può dire, per le metanfetamine e la ketamina. Stando al responsabile del Sert, in una fascia generazionale compresa tra 16 e 20 anni, la percezione è che «il 30% faccia un uso non isolato o comunque sporadico di pasticche, spesso in mix con alcol, e il 40-50% le abbia provate una o due volte». Ed è proprio la miscela di sostanza stupefacente con drink a peggiorare e spesso arrecare danni gravissimi ai ragazzi. «Le sostanze stupefacenti oggi sulla piazza vengono continuamente sintetizzate - chiarisce il dottor Zorzut, che come responsabile del Sert assiste circa 170 pazienti a Monfalcone e altrettanti a Gorizia - anche per sfuggire ai controlli». Le chiamano smart drugs, droghe furbe, perché si tratta di sostanze concepite in laboratori di fortuna con molecole sempre nuove e diverse. Ma proprio le scarse informazioni sulle loro caratteristiche e sui relativi rischi per la salute le rendono pericolose. Di qui l allarme. «Spesso nelle interviste - prosegue Zorzut - si sente dire dai giovani che se avessero conosciuto le conseguenze non avrebbero assunto certe droghe, ma non è vero: i giovani oggi hanno molte conoscenze e possibilità di ottenere informazioni, solo che ritengono che a loro non possa mai accadere ciò che invece capita ad altri. Hanno tutte le notizie necessarie, ma le ritengono inadeguate al loro caso». Per questo, stando al medico, è importante agire, in termini di azioni a contrasto delle tossicodipendenze, sull errata percezione del rischio dei ragazzi, per promuovere un concetto di divertimento sano, com è accaduto per esempio con la campagna di Overnight. «In questo periodo - sottolinea il responsabile del Sert - assistiamo a un ritorno dell utilizzo della ketamina e alla comparsa di cannabis sintetica, molto più pericolosa della normale canna, perché più concentrata e se assunta con l alcol molto più dannosa per i ragazzi. Se infatti un adulto, al di là degli aspetti legali, fuma questa sorta di cannabis potenziata non accusa danni, un giovane ancora in evoluzione neurologica può avere senz altro problemi alla salute». L esperto parla di «sindrome amotivazionale»: un apatia e mancanza di interesse verso qualsiasi aspetto, dalla cerchia amicale alla scuola, della vita che devono far scattare il campanello d allarme nei genitori, quando li ravvisano. Quanto all eroina «si dice che il suo consumo è diminuito, che i giovani non si bucano più, in realtà è cambiata la modalità del consumo, non più tramite siringa, ma sniffo». «E qui insorge un altro grave equivoco - così Zorzut - : l assunzione per via nasale non viene ritenuta dai consumatori foriera di dipendenza. Forse all inizio: in realtà l assuefazione è tale e quale». Ma il rischio più grosso resta il mix, l amalgama, il cocktail di sostanze stupefacenti con l alcol. «Pericolo - conclude l esperto - irrobustito quando, per esempio nel caso di pasticche, ci si ritrova, com è 1

2 consuetudine, in luoghi ad alta concentrazione di persone e dunque con temperature elevate. La perdita di liquidi, infatti, interferisce col regolare funzionamento del cuore, che rischia l arresto. Ed è il disastro». «Un centro diurno per i cronici» Il responsabile: «Le persone uscite dal tunnel vanno inserite nella società» Se l allarme è per i giovani, visto che «negli ultimi 3-4 anni si è assistito a un aumento della presenza di ragazzi tra i 17 e i 21 anni al Sert», comunque in percentuale ridotta rispetto al resto dell utenza, non meno rilevante è la criticità dei tossicodipendenti in fascia senior (40-50enni), nonostante dopo decenni di dipendenza siano riusciti finalmente a uscire dal tunnel. Infatti dal girone infernale di una vita marchiata dalla droga sembrano non venir mai fuori. Il fenomeno in questo caso è più accentuato nel Goriziano rispetto al Monfalconese e riguarda una cinquantina di soggetti cronici. «Si tratta di persone mediamente pulite - spiega Giuliano Zorzut, responsabile del Sert -, che risultano completamente tagliate fuori dalla società, poiché spesso prive di un lavoro, di una famiglia, insomma di un ruolo. La necessità è quella di reinserirli in termini di impiego. In tal senso operano le cooperative sociali, ma con la crisi occupazionale di questi anni è difficile garantire a tutti uno sbocco». C è anche una sorta di affezione alla struttura, una difficoltà a staccarsi dal Sert. «Capita - spiega il responsabile - che nonostante venga fornita la dose farmacologica necessaria a coprire più giorni, la persona si ripresenti comunque 24 ore dopo in ospedale, per incontrare le persone che vede di solito, anche solo per scambiare quattro chiacchiere». La soluzione per Giuliano Zorzut, direttore della struttura operativa complessa Dipartimento dipendenze dell Azienda sanitaria, c è e consiste nella creazione di un piccolo centro diurno. «Realtà di questo tipo - conclude l esperto - esistono già a Udine e a Trieste. Anche Gorizia ne avrebbe bisogno. Un esperienza felice è stata messa in atto nel capoluogo regionale e si trova in città vecchia. Si chiama Androna giovani e offre la possibilità a queste persone di camminare con le proprie gambe, fornendo loro delle competenze». (ti.c.) Messaggero Veneto 18 agosto 2015 Primo piano Coppie friulane in cerca di figli Le donatrici saranno spagnole Cinque istituti iberici e uno della Repubblica Ceca hanno vinto la gara regionale per fornire gameti Le linee guida non prevedono rimborsi e così si deve ricorrere all estero. Appalto da 400 mila euro di Donatella Schettini. PORDENONE. Arriveranno principalmente dalla Spagna i gameti per la procreazione medicalmente assistita eterologa per i centri autorizzati regionali. Si è conclusa l indagine esplorativa avviata dall Ente per la gestione accentrata dei servizi condivisi alcuni mesi fa per fornire i gameti per questo tipo di fecondazione assistita per conto dell Azienda per l assistenza sanitaria 5 di Pordenone. Soluzione adottata a fronte dell impossibilità di reperirne in Italia a causa delle restrittive linee guida che non prevedono un rimborso per i donatori. La gara era stata indetta a aprile a qualche mese dal via libera alla fecondazione con ovulo o spermatozoo esterno alla coppia dopo l abrogazione dell articolo della legge 40 che la 2

3 vietava. A livello nazionale sono state elaborate le linee guida, recepite dalla Regione a gennaio. Da superare il problema del reperimento dei gameti nella fase iniziale e si è ricorsi, per l appunto, a una gara europea rivolta alle banche dei tessuti. Il bando, con scadenza 22 maggio scorso, permette all Azienda per l assistenza sanitaria 5 di Pordenone di approvvigionarsi di gameti anche per le altre strutture regionali che possono effettuare la pratica. La Regione ha stanziato 400 mila euro per 12 mesi che consentiranno di effettuare circa un centinaio di interventi: per le coppie da sostenere solo il costo del ticket, circa 500 euro. Al complesso bando di gara dell Egas hanno risposto manifestando il loro interesse sei istituti esteri, cliniche che contano anche una banca per la conservazione dei tessuti. Il gruppo più numeroso è quello iberico, Paese scelto da anni da molte coppie per la fecondazione eterologa: la Unidad de reproduccion asistida di Alicante, la Imer di Valencia, Ovobank ovavit di Marbella e l Instituto Tahe de fertilidad ginecologia y obstetricia di Murcia. Dalla Repubblica Ceca è pervenuta la manifestazione di interesse della Ivd Cube di Cernosice, mentre dalla Grecia la Medimall di Atene. Esclusa un altra richiesta greca, arrivata ben oltre i termini. Al lavoro in due sedute la commissione è stata presieduta dal primario del reparto di fisiopatologia della riproduzione umana Francesco Tomei con il suo braccio destro Massimo Manno. Analizzate tutte le proposte per verificare se rispondessero agli stretti criteri indicati nel bando. Tutti gli istituti hanno dichiarato di raccogliere gameti esclusivamente da donatori volontari consapevoli e non remunerati. Dopo un primo esame a tutte le banche sono state richieste integrazioni di tipo amministrativo. Particolare attenzione è stata prestata alle modalità di confezionamento e al trasporto dei gameti e ai costi. Al termine dei lavori la commissione ha rilevato che ad eccezione della Medimall di Atene, tutti gli altri sono in possesso dei requisiti di ammissione per appositi accordi di fornitura. L Egas ha approvato gli atti di gara certificando che gli istituti individuati hanno le caratteristiche previste. Adesso spetterà all Aas5 instaurare i singoli rapporti di collaborazione per la fornitura dei gameti. Una volta stretti gli accordi, potranno partire le richieste che dovranno essere consegnate entro i 60 giorni successivi. Se la possibilità c è di effettuare le pratiche di fecondazione eterologa, quelli che mancano sono i donatori a causa dei limiti delle linee guida nazionali che non prevedono un rimborso per i donatori. Questione che si pone soprattutto per le donne perché per poter donare devono sottoporsi a una stimolazione ormonale della durata di un paio di settimane, con monitoraggi ecografici e ormonali e un piccolo intervento chirurgico con blanda sedazione per prelevare gli ovociti. Un impegno anche psicologico per le donne, oltre al sacrificio di tempo. In altri Paesi europei è stato fissato un rimborso economico che non può essere superiore ai mille euro. Le linee guida italiane invece lo escludono, costringendo, però, le Regioni a rivolgersi all estero. Lunghe liste d attesa A settembre previsti i primi interventi E Pordenone il centro di riferimento regionale per la procreazione medicalmente assistita. Il servizio di fisiopatologia della riproduzione umana, guidato dal dottor Francesco Tomei, lo scorso anno ha effettuato circa 380 interventi di fecondazione omologa. Oltre 400 sono le coppie in lista di attesa, il 40 per cento delle quali dal Veneto. A primavera del prossimo anno il centro si trasferirà all ospedale di Sacile. Il bando che si è appena chiuso consente all Aas 5 Pordenonese di approvvigionarsi di gameti anche per le altre strutture regionali autorizzate alla nuova pratica: il Burlo Garofolo di Trieste e la Casa di cura di Udine (privato convenzionato). Anche l ospedale di San Daniele è autorizzato alla procreazione medicalmente assistita, ma limitatamente all inseminazione. A Pordenone in questi mesi sono state tante le richieste di informazioni, ma non si è proceduto a stilare una vera e propria lista di attesa. Già pronto, però, per i primi interventi, un gruppo di 10 coppie, probabilmente tra settembre e ottobre. (d.s.) 3

4 Al via gli spot per arruolare volontari L Emilia Romagna avvia iniziative di sensibilizzazione. A Bologna la prima gravidanza con donatore italiano UDINE. C è una donna di 40 anni che oggi aspetta un bambino e la gravidanza è già alla sesta settimana. Col suo compagno cercava un figlio da 5 anni, ma un giorno ha scoperto che lui non poteva avere figli. Saranno genitori lo stesso grazie alla fecondazione eterologa e grazie a un ragazzo di circa 30 anni che ha donato gratuitamente i propri gameti: un gesto di altruismo verso chi non può avere un figlio. Arriva da Bologna, dal Policlinico Sant Orsola, quello che forse è il primo caso in Italia di gravidanza da fecondazione eterologa ottenuta grazie ad un donatore volontario e gratuito in una struttura pubblica. Perché il punto è quello: dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha aperto all eterologa mancano i donatori. E così, come accade in Friuli, le strutture che la praticano devono acquistare i gameti da banche straniere. Per questo dall Emilia Romagna partirà presto una campagna di sensibilizzazione alla donazione. «A mia conoscenza non ho appreso che ci siano state gravidanze da eterologa ottenute in strutture pubbliche con il contributo di donatori volontari», dice la direttrice del Centro di procreazione medicalmente assistita bolognese, Eleonora Porcu. Il problema riguarda soprattutto gli ovociti. La donazione di spermatozoi è, di fatto, più semplice: non solo i donatori maschi hanno un limite di età per norma più alto (40 anni contro i 35 delle donne) che allarga la platea, ma soprattutto la raccolta del seme è ovviamente più semplice. La donna invece si deve sottoporre a stimolazione ovarica e poi ad un breve intervento chirurgico in anestesia. «Al Sant Orsola - racconta la professoressa Porcu - tra le persone che si sono presentate spontaneamente per offrire gratuitamente i loro spermatozoi e ovociti, nel pieno rispetto della sentenza della Corte Costituzionale, abbiamo reclutato due uomini e una donna, appena arrivata. Altre 12 donne che hanno propri ovociti conservati in ospedale, dopo una fecondazione omologa coronata da una gravidanza e nascita di bambini, hanno dato il consenso all utilizzo degli ovuli rimasti per l eterologa». Ma per la professoressa Porcu serve ora un numero molto più alto di donatori. Per questo il Policlinico sta collaborando con la Regione per lanciare in settembre una campagna di sensibilizzazione con gli altri Centri interessati, per sensibilizzare le coppie e le persone potenziali donatori per la fecondazione eterologa. Latisana Baby- boom a Latisana dopo la fuga dal Veneto La chiusura della maternità a Portogruaro fa crescere i numeri nella Bassa e rafforza i Comitati pro- ospedale di Paola Mauro. LATISANA. Partorienti in fuga lasciano il Veneto dirette agli ospedali del Friuli: San Vito e Latisana i preferiti. E gli effetti nell ospedale della Bassa orientale si fanno già sentire: nel solo week end di Ferragosto, fra venerdì sera e domenica pomeriggio, nel reparto maternità di Latisana sono nati ben 13 bambini. A quanto pare, chiusa la maternità dell ospedale di Portogruaro, una sessantina di donne che erano seguite dal reparto veneto e che dovrebbero partorire nei due mesi di stop del punto nascita (dove l attività si è fermata il 7 agosto) sono state contattate dall Azienda Sanitaria per essere dirottate sull ospedale di San Donà di Piave. Ma stando alle indiscrezioni solo una quindicina avrebbe accettato di proseguire il percorso all'interno dell Ulss 10. Le altre avrebbero comunicato, soprattutto per esigenze logistiche, di preferire gli ospedali friulani, principalmente San Vito al Tagliamento e Latisana. Un importante segnale di quello che potrebbe accadere se il punto nascita di 4

5 Portogruaro, dove sono sospese fino al primo ottobre le degenze e le attività chirurgiche, dovesse chiudere definitivamente, (ipotesi data ormai per certa in terra veneta): la guerra dei numeri potrebbe venir rivoluzionata in positivo per l ospedale della Bassa orientale, che supererebbe la fatidica soglia dei 500 parti anno. Intanto all'interno dell'ambito, anche i consigli comunali di Precenicco e Palazzolo dello Stella, dopo Latisana, Ronchis, Pocenia e Muzzana, hanno approvato un documento a sostegno del punto nascita di Latisana e del reparto di pediatria, precisando come la gestione della sanità negli ultimi decenni abbia prodotto differenze e squilibri, a causa delle autonome politiche aziendali (lasciate in capo ai direttori generali) o in risposta alle spinte territoriali (portate avanti dal politico di turno, comunque in assenza di un coordinamento sovraordinato). Il documento per il mantenimento del Dipartimento materno infantile dell'ospedale di Latisana, recentemente approvato a Palazzolo e Precenicco, porta all attenzione anche lo sbilanciamento della distribuzione geografica dei servizi sanitari: «il mandamento del Latisanese dista 50 chilometri da Udine, mentre a meno di 20 chilometri dall ospedale udinese ci sono ben altri due punti nascita, San Daniele e Palmanova sottolinea il documento : non è comprensibile una così forte concentrazione di offerta specialistica in una sola parte di territorio regionale». Precenicco Il sindaco: punto nascita, minoranza senza proposte PRECENICCO. «Nessuna proposta né alcuno stimolo sono mai giunti all amministrazione dalla minoranza sul tema della difesa del punto nascita. Con la lettura in Consiglio di un documento frutto della più fervida immaginazione, pur sostenendo il punto all ordine del giorno, la minoranza ha strumentalizzato l occasione per attaccare sul piano personale il sindaco e la giunta comunale». Così il sindaco di Precenicco Andrea De Nicolò ha risposto alle critiche dell ex primo cittadino Massimo Occhilupo. «L impegno civico dell amministrazione sul tema del punto nascita è noto ai cittadini, ai comitati e al territorio afferma De Nicolò. Impegno che non si è limitato all approvazione dell ordine del giorno a sostegno del punto nascita, ma si è evidenziato sin dall incontro pubblico tenutosi nell area dell ospedale di Latisana seguito dall appuntamento a Precenicco con l assessore Telesca sul tema della riforma sanitaria, e alla presenza accanto al comitato Nascere a Latisana nella manifestazione del 20 giugno scorso. La minoranza pertanto ha passivamente atteso la presentazione dell ordine del giorno per far conoscere il proprio orientamento ed ergersi soltanto ora a paladina della struttura ospedaliera. Gli stessi esponenti della minoranza nel Consiglio precedente hanno votato contro l istituzione del bonus bebè comunale». «Alla minoranza, che lamenta la mancanza di coinvolgimento conclude il primo cittadino ricordo che nella precedente amministrazione la condivisione era una pia illusione. Per l opposizione sono del tutto trascurabili i risultati ottenuti da questa amministrazione quali la diminuzione della Tari attorno al 18%». (v.z.) Gorizia Sanità Tramonta la Casa del parto mai più bimbi nati a Gorizia Arriva la bocciatura da parte del medico che rappresenta il Comune nel Gect «La realizzazione della struttura sarebbe costosa, inutile, pericolosa e antistorica» di Vincenzo Compagnone. Costosa, inutile, pericolosa, antistorica. Il dottor Marco Gergolet, ginecologo nominato dal Comune di Gorizia nella commissione sanità del Gect (Gruppo europeo di collaborazione territoriale), ha bollato così, senza mezzi termini, la Casa del parto, 5

6 il cui progetto doveva essere inserito fra quelli finanziabili dall Europa nell ambito della Costruzione di un network di servizi sanitari transfrontalieri. La commissione si era riunita prima dell assemblea del Gect Go del 5 agosto, nel corso della quale è stato dato il via libera al progetto di carattere ambientale (la realizzazione di un reticolo di piste ciclopedonali nella zona di confine volto alla valorizzazione dell Isonzo) e, appunto, a quello del network transfrontaliero. I due programmi si sono spartiti equamente - 5 milioni a testa - i 10 messi a disposizione dall Ue. Le parole di Gergolet, che peraltro anche in altre occasioni non aveva mai fatto mistero della sua contrarietà all ipotesi Casa del parto, suonano come una pietra tombale sulla costruzione, tanto agognata, di questa struttura de- medicalizzata per il parto naturale, soprattutto dopo che da parte della Regione era stata decisa la chiusura del Punto nascita di Gorizia. Tanto più che, sempre nella commissione sanità del Gect (presieduta da Bernardo Spazzapan e composta da tre membri italiani e tre sloveni) i rappresentanti di Nuova Gorizia e San Pietro si sono sempre, a loro volta, dimostrati piuttosto freddi sulla convenienza della realizzazione. E poi, non a caso, nella Costruzione di un network di servizi sanitari transfrontalieri, varata dall assemblea del Gect Go 5 agosto, si punta con forza sul versante della collaborazione nel campo della salute mentale e dell autismo. È rimasto, sì, un accenno all Osservatorio per la gravidanza fisiologica, ma dietro questa formula è facile intravedere una semplice cooperazione a livello di percorso nascita, piuttosto che la volontà di costruire la Casa del parto. Può darsi che in futuro vengano effettuati degli studi sul funzionamento di analoghe strutture a livello italiano ed europeo, sulla possibilità, quindi, di applicarne il modello anche a Gorizia, ma il tutto sembra circondato ormai da un alone di scetticismo. Nata da un idea dell ex direttore generale dell Azienda sanitaria Isontina, Marco Bertoli, la Casa del parto avrebbe dovuto compensare, come si diceva, la chiusura del Punto nascita. Era stata prevista originariamente dietro al San Giovanni di Dio (tant è che il Comune aveva approvato una variante a tale scopo), dopodiché si era pensato a un prefabbricato da collocare ex novo nel Parco Basaglia, dal momento che il requisito fondamentale era che dovesse sorgere nelle immediate vicinanze di un reparto di Ostetricia (in questo caso quello di San Pietro) per fronteggiare le eventuali emergenze. Ma - secondo il dottor Gergolet - la struttura non sarebbe sicura neanche in questo caso. Lo sarebbe solo se fosse annessa all ospedale. Questo è solo uno dei problemi: l altro è quello finanziario, dal momento che da sola (tra costruzione, spese di gestione, personale e così via) la Casa del parto assorbirebbe tutti i 5 milioni a disposizione. Per farla breve, anche se nessuno lo dice esplicitamente, l idea, suggestiva, di una Casa del parto come polo attrattivo anche per utenti di tutta la regione, sta tramontando mestamente. E con essa la possibilità di leggere ancora, qualche volta, la dicitura nato a Gorizia sulla carta d identità dei nostri bimbi. Bassa friulana- isontina Pilati resta: a settembre torna ai vertici dell Azienda Ora sembra proprio sicuro: il general manager dimissionario dell Azienda sanitaria Bassa friulana- Isontina, Giovanni Pilati, dovrebbe subentrare a se stesso nella conduzione dell ente della salute. In tal senso si sarebbero espressi i suoi più stretti collaboratori al vertice dell Azienda. Pilati aveva gettato la spugna, a sorpresa, nel luglio scorso, dopo soli 6 mesi di direzione. Nella lettera di dimissioni inviata all assessore regionale Telesca aveva motivato la decisione di andarsene con ragioni di carattere personale e familiare. Quasi tutti, però, avevano visto in controluce nel gesto dei contrasti con la Regione e l impossibilità di conciliare le proprie idee da tecnico della sanità con le difficoltà politiche, peraltro da mettere largamente in preventivo. Una su tutte, la decisione di chiudere uno dei due Punti nascita fra Palmanova e Latisana (con quest ultimo in odor di abolizione, se non altro per il numero di parti ben inferiore a 500). Ora, però, la governatrice Serracchiani e Telesca 6

7 avrebbero convinto il manager bolognese a fare marcia indietro, garantendogli forse una maggior libertà d azione. Pilati, che secondo un blog friulano di solito bene informato, si troverebbe in vacanza in Polinesia, tornerebbe in sella all inizio di settembre, scaduti cioè in due mesi di preavviso dati alla Regione (che altrimenti dovrebbe nominare un nuovo dg). A influire sul dietro front di Pilati - che entro settembre dovrebbe licenziare un documento- chiave per la sanità isontina quale l atto aziendale - anche la raccolta di firme lanciata da alcuni medici ospedalieri, in primis il primario del Pronto soccorso Giuseppe Giagnorio, volta a chiedergli appunto di restare. (vi.co.) Cronaca Pordenone Infiltrazioni in ospedale a soli tre anni dai lavori Chiusi due ambulatori nella piastra endoscopica festeggiata da Tondo nel 2012 Il direttore sanitario Simon: «Il problema è la guaina del tetto, che si è scollata» di Andrea Sartori. Infiltrazioni nella piastra endoscopica dell ospedale di San Vito, inaugurata nel 2012: chiusi due ambulatori. Il tetto sopra al reparto è stato messo alla prova dal maltempo di Ferragosto e non ha resistito, nonostante una riparazione negli anni scorsi. In attesa di un nuovo intervento a settembre, già oggi i due ambulatori dovrebbero tornare disponibili. Nulla comunque che abbia messo a repentaglio le attività del reparto di Endoscopia digestiva, destinato a diventare un punto di riferimento regionale specializzato nelle patologie e nelle disfunzioni del pavimento pelvico. Nel fine settimana, quando è entrata l acqua, i due locali sarebbero stati comunque chiusi. Di fatto, dunque, il personale della struttura ne ha dovuto fare a meno ieri. L acqua, infiltratasi dal tetto, è entrata dal buco delle lampade a soffitto. «Il problema è la guaina del tetto, che si è scollata ha spiegato il direttore sanitario dell Aas 5, Giorgio Simon. Si sapeva che la guaina necessitasse di un intervento, che difatti è già in programma per settembre. Si sono fermati due ambulatori ha confermato in cui non erano in programma attività. Domani (oggi per chi legge, ndr) saranno di nuovo utilizzabili». Il tetto sopra Endoscopia digestiva era già stato sottoposto a riparazioni un paio di anni fa: da tempo si registravano infiltrazioni. E la struttura che ospita il reparto è stata inaugurata appena tre anni e mezzo fa. La piastra endoscopica conta due stanze per l endoscopia, cinque ambulatori, quattro stanze per l osservazione post- endoscopica e altri locali, su una superficie di 400 metri quadri. Era prevista dal 2004 e finanziata con oltre un milione di euro, all interno di un complesso di interventi da 5 milioni di euro. L opera era stata avviata nel 2008, ma, dopo vari rallentamenti, si era arrivati al collaudo soltanto nel novembre Quindi il taglio del nastro, alla presenza dell allora presidente della Regione, Renzo Tondo. Allora si parlava di avviare un centro sulle patologie del pavimento pelvico (diagnostica, riabilitazione e annesso centro di ricerca). L unico, nel suo genere, nel Nord Italia. Ma il progetto non è mai partito. «La scorsa settimana ha riferito Simon alla riunione con tutti i primari della provincia è riemersa la proposta: confermeremo alla Regione la volontà di veder riconosciuto il reparto come un centro di riferimento». Pazienti autistici lasciati soli, si tratta La Fondazione ieri ha tenuto chiuso per protesta sui contributi. La Regione: vi diamo oltre 800 mila euro, riaprite subito di Donatella Schettini. Primo giorno di chiusura ieri per i servizi della Fondazione Bambini e Autismo per la protesta contro la Regione che, per il 2015, non ha erogato di fatto ancora alcun contributo. Ma l assessore alla salute Maria Sandra Telesca, rassicurando sui fondi, ha invitato la Fondazione a riaprire subito, evitando i disagi alle famiglie. Mobilitazione. E stata annunciata venerdì scorso dal direttore della Fondazione, Davide Del Duca, perché 7

8 nonostante sia arrivato agosto, con la Regione non è ancora stata definita la questione contributi. A inizio anno, infatti, la Regione aveva deciso di erogare per la Fondazione circa 870 mila euro, attraverso l Azienda per l assistenza sanitaria 5. A metà anno, invece, c è stato un cambio di programma e la somma è stata iscritta in finanziaria, senza però che la convenzione sia più stata sottoscritta. Il nodo da sciogliere è quello delle prestazioni da finanziare. A fronte della situazione di incertezza, la Fondazione ha annunciato venerdì scorso la sospensione dell'attività con evidente rammarico da parte delle famiglie. Sviluppi. Ieri è a arrivata una bozza di convenzione, analizzata dal direttivo della Fondazione. «Questa mattina ha detto il direttore Davide Del Duca - abbiamo esaminato attentamente la bozza che ci hanno mandato e abbiamo inviato le nostre controdeduzioni. Voglio essere ottimista e credo che arriveremo in tempi brevi a un accordo. In questo caso le attività riprenderanno subito»". Rassicurazioni. Ieri sulla questione è intervenuta l assessore regionale alla Salute, Maria Sandra Telesca. «La Regione ha detto è perfettamente e pienamente consapevole che la Fondazione Bambini e Autismo svolge un servizio importante e per questo anche per il 2015 ha riconfermato il finanziamento annuale di circa 870 mila euro. Abbiamo già inviato il testo della convenzione, che siamo pronti a sottoscrivere. Per cui invito la Fondazione a riprendere subito l attività e quindi a non continuare a creare disservizi e disagi alle persone malate e alle loro famiglie. Per garantire stabilità di risorse destinate ai servizi rivolti alle persone autistiche ha proseguito Telesca la Regione ha ritenuto di dover meglio regolare il tutto, convenendo che parte delle attività svolte hanno carattere sanitario e sociosanitario e dunque devono essere retribuite, correttamente, con le tariffe previste per tali prestazioni, esattamente come avviene per qualsiasi convenzione». Per questo si era deciso di erogarlo tramite l Aas 5, ma non arrivando una intesa in tempi brevi si è deciso di iscrivere i soldi in finanziaria a fine luglio. Telesca ha evidenziato che da un lato la Fondazione ha ritenuto le tariffe non sufficienti ad assicurare la copertura economica degli anni precedenti. Dall altro Regione e Azienda sanitaria hanno dovuto rilevare che alcune delle attività svolte non possono essere annoverate tra le prestazioni sanitarie e sociosanitarie. Chiusure. Cancello chiuso ieri in via Roggiuzzole la villa delle Rogge, il modulo respiro che offre brevi soggiorni agli ammalati per fare tirare il fiato alle famiglie e dove si svolgono anche altre attività. Nei diversi punti dove vengono offerti i servizi, erano operativi solo gli uffici. La Fondazione segue costantemente circa 100 persone, tra bambini e adulti «mentre le cartelle cliniche del servizio diagnostico contano circa 700 persone che provengono da Italia e dall estero» ha spiegato Del Duca. Cordenons Quattro medici indagati, c è De Monte «Omicidio colposo»: accertamenti sulla degenza della cordenonese Marisa Perissinot a Udine e Pordenone. Oggi l autopsia di Piero Tallandini. CORDENONS. É stato fissato per oggi alle 10 l esame autoptico nell ambito dell indagine per omicidio colposo avviata per fare luce sulla morte di Marisa Perissinot, la pensionata cordenonese di 73 anni investita sulle strisce pedonali da una mountain bike elettrica l'11 luglio a Roveredo in Piano e deceduta all ospedale Santa Maria degli Angeli, a un mese dall'incidente. Sono stati notificati gli avvisi di garanzia a quattro nuovi indagati, tutti medici. La magistratura ha ritenuto infatti opportuno completare il quadro degli accertamenti allargandolo anche al periodo della degenza ospedaliera della donna, prima a Udine e poi a Pordenone, per valutare eventuali responsabilità in ambito medico- sanitario. Sono state inoltre acquisite le cartelle cliniche. La pensionata aveva trascorso prima un periodo in terapia intensiva a Udine e poi era stata trasferita a Pordenone dove è deceduta, lunedì 10 8

9 agosto, in seguito a un emorragia. Gli avvisi di garanzia sono stati notificati al direttore del Dipartimento di Anestesia e Rianimazione dell ospedale di Udine, Amato De Monte, e a tre medici dell ospedale di Pordenone: Nadia Todesco (dell équipe di Anestesia Rianimazione e Terapia intensiva), Barbara Cruciatti (Neurologia) e Adelaide Esposito (Otorinolaringoiatria). Il dottor De Monte è difeso dall avvocato Carlotta Campeis, del Foro di Udine, le dottoresse Todesco, Esposito e Cruciatti sono difese dall avvocato Giancarlo Zannier, del Foro di Pordenone. Il quinto indagato è il quarantenne di Roveredo che si trovava in sella alla bicicletta, Ivano Pes, difeso dagli avvocati Alfonso Lerro e Patrizia Schiratti, del Foro di Udine. I quattro nuovi avvisi di garanzia consentono ai medici di nominare un proprio consulente di parte per l autopsia, accertamento non ripetibile. I consulenti tecnici nominati dalla Procura sono l anatomopatologa pordenonese Barbara Polo Grillo e Massimiliano Renco, otorinolaringoiatra dell ospedale di Monfalcone. Consulenti di parte l anatomopatologo Lucio Bomben per i tre medici dell ospedale di Pordenone, l anatomopatologo Stefano Pizzolitto e l otorinolaringoiatra Marco Piemonte per il dottor De Monte, l anatomopatologo Nicoletta Soldà per il conducente della bici mentre il dottor Giulio Lorenzin è incaricato dall avvocato Alessandro De Paoli, che assiste i figli di Marisa Perissinot, Carlo e Michela. «Le mie tre assistite sono serene, consapevoli di aver svolto il proprio lavoro con diligenza e professionalità anche per quanto riguarda le cure prestate alla signora ha commentato ieri l avvocato Zannier. Lo scrupolo del pm e la volontà di procedere con questi accertamenti sono condivisibili. Siamo consapevoli che si tratta di un atto dovuto». «In questo caso ha affermato l avvocato Campeis il mio assistito ha essenzialmente svolto un operazione di routine. Si parla di una tracheotomia, tra l altro molto antecedente al decesso. Siamo d accordo sul fatto che si tratti di un atto dovuto. Attendiamo l esito dell autopsia». 9

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