- Orientamenti per l annuncio e la catechesi in Italia, don Jourdan Pinheiro p. 20

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1 Registrazione al Tribunale di Velletri n. 9/2004 del Redazione: C.so della Repubblica VELLETRI RM fax Mensile a carattere divulgativo e ufficiale per gli atti della Curia e pastorale per la vita della Diocesi di Velletri -Segni Anno 11, n. 7/ 8 (110) - Lug.-Ago.

2 2 - Come accogliere, sempre più gioiosamente l Evangelo per poterlo annunciare e testimoniare sempre più efficacemente ai fratelli, + Vincenzo Apicella p maggio : Francesco in Terrasanta. Le Parole da ricordare, Stanislao Fioramonti p. 4 - Dichiarazione Congiunta del Santo Padre Francesco e del Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, a cura di Stanislao Fioramonti p. 5 - I papi santi: da Pio X a Giovanni XXIII, fino a Giovanni Paolo II / 2, Sara Gilotta p. 8 - Di nuovo dalla parte del più forte, Marta Pietroni p. 9 - La chiesa convocata per la celebrazione dell eucarestia / 1, don Alessandro Tordechi p Claudia e la Misericordia, Claudio Capretti p In Caritas più giovani, più protagonisti!, Elisa Simonetti p La Carità nella storia della chiesa / 9, don Antonio Galati p Raccontare la vocazione..., a cura delle Suore Apostoline p Velletri, Cattedrale S. Clemente, 28 giugno: don Teodoro Beccia ordinato presbitero p Velletri, Cattedrale S. Clemente, 29 giugno: Mons. V. Apicella ordina Diaconi Luciano Taddei e Gaetano Di Laura p Voti perpetui per suor Claudia Lucci, Giovanni Zicarelli p Orientamenti per l annuncio e la catechesi in Italia, don Jourdan Pinheiro p Canto e Musica nella Prospettiva Ecclesiologica del Vaticano II, mons. Franco Fagiolo p Comunicare, condividere, conoscersi: pellegrinaggio è anche questo, Roberto Caramanica p Consegnati i Riconoscimenti della III Edizione del Premio Giovani, Cronisti per un giorno, Michele Caiati p Il Rinnovamento, una corrente di grazia nella Chiesa e per la Chiesa, Andrea Campagna p La devozione alla Madonna delle Grazie attestata dal 1589, Anna De Santis p Velletri: il tema dell Annuncio nell Esortazione Evangelii Gaudium ha ispirato l infiorata della Cattedrale di S. Clemente, don Andrea Pacchiarotti p Segni: feste patronali nei mesi di luglio e agosto, mons. Franco Fagiolo p Bruno di Segni dottore eucaristico, don Daniele Valenzi p. 30 Ecclesia in cammino Bollettino Ufficiale per gli atti di Curia Mensile a carattere divulgativo e ufficiale per gli atti della Curia e pastorale per la vita della Diocesi di Velletri-Segni Direttore Responsabile Mons. Angelo Mancini Collaboratori Stanislao Fioramonti Tonino Parmeggiani Mihaela Lupu Proprietà Diocesi di Velletri-Segni Registrazione del Tribunale di Velletri n. 9/2004 del Stampa: Tipolitografia Graphicplate Sr.l. Redazione Corso della Repubblica VELLETRI RM fax A questo numero hanno collaborato inoltre: S.E. mons. Vincenzo Apicella, mons. Franco Risi, mons. Franco Fagiolo, don Dario Vitali, don Andrea Pacchiarotti, don Antonio Galati, don Gaetano Zaralli, Suore Apostoline Velletri, don Marco Nemesi, don Daniele Valenzi, p. Vincenzo Molinaro, don Alessandro Tordeschi, don Jourdan Pinheiro, Giovanni Zicarelli, Elisa Simonetti, Claudio Capretti, Marta Pietroni, Antonio Venditti, Sara Gilotta, Roberto Caramanica, Michele Caiati, Andrea Campagna, Anna De Santis, Sabina Iarussi, Simonetta Bartoli, Alessandro Ippoliti, Alessandro Gentili. Consultabile online in formato pdf sul sito: DISTRIBUZIONE GRATUITA - Simbolo della Fede: Aspetto la resurrezione dei morti, don Dario Vitali p La chiamata di Gesù al Sacerdozio è un invito che va accolto e vissuto, mons. Franco Risi p Per chi ha voglia di credere: Sono atea, don Gaetano Zaralli p Da fidanzati a sposi. Le giovani coppie si incontrano, p. Vincenzo Molinaro p La torre della corte vecchia di Montelanico Rifugio blindato, Alessandro Ippoliti p Il Sacro intorno a noi / 4, S. Fioramonti p I disegni di Guido Giani sulla Velletri com era, Tonino Parmeggiani - Amore per la scuola, Antonio Venditti p La Bellezza Virtù teologica, A. Gentili p Tiziano Vecellio, Amor sacro e amor profano / 2, don M. Nemesi p. 38 p. 39 Il contenuto di articoli, servizi foto e loghi nonché quello voluto da chi vi compare rispecchia esclusivamente il pensiero degli artefici e non vincola mai in nessun modo Ecclesìa in Cammino, la direzione e la redazione. Queste, insieme alla proprietà, si riservano inoltre il pieno ed esclusivo diritto di pubblicazione, modifica e stampa a propria insindacabile discrezione senza alcun preavviso o autorizzazioni. Articoli, fotografie ed altro materiale, anche se non pubblicati, non si restituiscono. E vietata ogni tipo di riproduzione di testi, fotografie, disegni, marchi, ecc. senza esplicita autorizzazione del direttore. In copertina: Foto dell infiorata della Cattedrale di S. Clemente Velletri, sul tema dell annuncio del vangelo proposto nell Esortazione di Papa Francesco Evangelii Gaudium. (cfr. pag. 28)

3 3 Vincenzo Apicella, vescovo Èstato sorprendente constatare come, nelle parrocchie della diocesi, ogni anno di più la solennità del Corpus Domini stia riuscendo a coinvolgere e mobilitare tante persone nella realizzazione delle caratteristiche infiorate, che, oltre ad essere delle splendide opere d arte popolare, sono la testimonianza simbolica e visibile di quanto le nostre comunità stanno vivendo nel loro cammino di fede. Così, è stato significativo ammirare, dopo i meravigliosi tappeti di via Rosselli, con i richiami alla pace e con una Madonna delle Grazie a tre dimensioni, l opera realizzata a piazza San Clemente, ispirata all Esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco. In successione e collegati tra loro, erano riprodotti, con fiori e terre colorate, i quattro annunci fondamentali del Nuovo Testamento: a Maria, ai Pastori, alle Donne al sepolcro, fino al dono dello Spirito Santo, che rende gli Apostoli e tutti noi annunciatori della Resurrezione e della Speranza. Dovremo tornare molto spesso e sempre più in profondità su questo tema e un occasione importante ci verrà offerta proprio all inizio del prossimo anno pastorale, con il Convegno diocesano del 19 e 20 settembre. La scelta obbligata è stata quella di ripartire da quanto è emerso dalla Visita pastorale, conclusasi lo scorso febbraio, che ci ha consentito di prendere coscienza dei tanti limiti nostri, ma anche dei tanti tesori, spesso nascosti, che il Signore continuamente dona alla sua chiesa. Ripercorreremo la traccia indicata dal questionario preparatorio, toccando i cinque ambiti della pastorale, ma il momento più importante sarà proprio il dialogo tra noi, la riflessione comune su come accogliere, noi per primi, sempre più gioiosamente l Evangelo per poterlo annunciare e testimoniare sempre più efficacemente ai fratelli, che il Signore pone sulla nostra strada. Ci faranno da guida, in questo impegno, non solo l insegnamento e l esempio di Papa Francesco, ma anche quelli del Santo di cui il Papa ha preso il nome, il Poverello di Assisi, che accompagnerà in modo particolare nel prossimo anno pastorale tutte le diocesi del Lazio. Continua, infatti, la bella tradizione di onorare il Patrono d Italia con l offerta, a turno da parte di tutte le Regioni, dell olio che arde ininterrottamente nella lampada dinanzi al suo sepolcro e, dopo vent anni, questo compito toccherà alla nostra. Per questo si sta organizzando, per il 3 e 4 ottobre prossimi, un pellegrinaggio comune, che vedrà riuniti nella Basilica di Assisi tutti i vescovi del Lazio, i sindaci che accoglieranno l invito e i fedeli che vorranno partecipare a questo gesto simbolico, volto a tener viva la fiamma accesa da Francesco nel cuore degli uomini del suo tempo. Era un tempo di grandi trasformazioni, come il nostro, era un tempo in cui la Chiesa sembrava stanca e appesantita, come il nostro, era un tempo in cui gli uomini erano smarriti e alla ricerca di una nuova identità, come il nostro, era un tempo di scontri e di lotte sanguinose tra nazioni e culture diverse, come il nostro. Il segreto scoperto da Francesco fu quello di tornare al Vangelo senza compromessi e accomodamenti, di lasciarsi assimilare a Gesù fino a ricevere nel suo corpo le stesse stigmate, di abbracciare tutti i fratelli, dal lebbroso all infedele, fino a tutte le creature, con lo stesso sguardo di amore, perché Dio è Amore. Da lui, forse, possiamo imparare che l evangelizzazione non consiste nell organizzare una buona campagna pubblicitaria o nell affannarsi a impiantare nuove iniziative, ma nella fedeltà e nella coerenza col Vangelo, che, col termine più sintetico possibile, si possono chiamare: santità. Intanto, mentre fervono nelle nostre parrocchie gli oratori estivi, i campi-scuola o i campeggi e mentre ci prepariamo alle numerose feste patronali, che accompagnano sempre la nostra estate, a cominciare da quella del Co-patrono della diocesi, San Bruno di Segni, ci auguriamo di poter trovare tutti qualche momento di pausa, da poter dedicare anche alla riflessione e alla preparazione di una nuova tappa del nostro cammino. Quindi, piuttosto che dire : buone vacanze, dal momento che non si va in vacanza dall essere cristiani, forse è preferibile dire: BUONA ESTATE! Nelle foto: particolari dell infiorata a San Clemente, cfr. art. pag. 28.

4 4 a cura di Stanislao Fioramonti Mercoledì 21 maggio, udienza generale in piazza S. Pietro: i motivi del viaggio: Vi chiedo di pregare per questo viaggio I. Sabato, 24 maggio, PAPA FRANCESCO IN GIORDANIA Amman, incontro con le autorità del Regno di Giordania Questo Paese presta generosa accoglienza a una grande quantità di rifugiati palestinesi, iracheni e provenienti da altre aree di crisi, in particolare dalla vicina Siria, sconvolta da un conflitto che dura da troppo tempo. Tale accoglienza merita la stima e il sostegno della comunità internazionale. La Chiesa Cattolica, secondo le sue possibilità, vuole impegnarsi nell assistenza ai rifugiati e a chi vive nel bisogno, soprattutto tramite Caritas Giordania. Mentre con dolore constato la permanenza di forti tensioni nell area medio-orientale, ringrazio le Autorità del Regno per quello che fanno e incoraggio a continuare ad impegnarsi nella ricerca dell auspicata durevole pace per tutta la Regione; a tale scopo si rende quanto mai necessaria e urgente una soluzione pacifica alla crisi siriana, nonché una giusta soluzione al conflitto israeliano-palestinese. Colgo questa opportunità per rinnovare il mio profondo rispetto e la mia stima per la comunità Musulmana, e manifestare apprezzamento per il ruolo di guida svolto da Sua Maestà il Re nel promuovere una più adeguata comprensione delle virtù proclamate dall Islam e la serena convivenza tra i fedeli delle diverse religioni. Vorrei ora rivolgere un saluto carico di affetto alle comunità cristiane accolte da questo Regno, comunità presenti nel Paese fin dall età apostolica: esse offrono il loro contributo per il bene comune della società nella quale sono pienamente inserite. Amman International Stadium, Omelia alla S. Messa La missione dello Spirito Santo è di generare armonia Egli stesso è armonia e di operare la pace nei differenti contesti e tra i soggetti diversi. La diversità di persone e di pensiero non deve provocare rifiuto e ostacoli, perché la varietà è sempre arricchimento. Pertanto, oggi, invochiamo con cuore ardente lo Spirito Santo, chiedendogli di preparare la strada della pace e dell unità. Con l unzione dello Spirito, la nostra umanità viene segnata dalla santità di Gesù Cristo e ci rende capaci di amare i fratelli con lo stesso amore con cui Dio ci ama. Pertanto, è necessario porre gesti di umiltà, di fratellanza, di perdono, di riconciliazione. Questi gesti sono premessa e condizione per una pace vera, solida e duratura. Chiesa latina di Betania di Transgiordania, incontro con i rifugiati e con giovani disabili. Nel mio pellegrinaggio ho voluto fortemente incontrare voi che, a causa di sanguinosi conflitti, avete dovuto lasciare le vostre case e la vostra Patria e avete trovato rifugio nella ospitale terra di Giordania; e al tempo stesso voi, cari giovani, che sperimentate il peso di qualche limite fisico. Siamo profondamente toccati dai drammi e dalle ferite del nostro tempo, in modo speciale da quelle provocate dai conflitti ancora aperti in Medio Oriente. Penso in primo luogo all amata Siria, lacerata da una lotta fratricida che dura da ormai tre anni e ha già mietuto innumerevoli vittime, costringendo milioni di persone a farsi profughi ed esuli in altri Paesi. Tutti vogliamo la pace! Ma guardando questo dramma della guerra, guardando queste ferite, guardando tanta gente che ha lasciato la sua patria, che è stata costretta ad andarsene via, io mi domando: chi vende le armi a questa gente per fare la guerra? Ecco la radice del male! L odio e la cupidigia del denaro nelle fabbriche e nelle vendite delle armi. Ringrazio le Autorità e il popolo giordano per la generosa accoglienza di un numero elevatissimo di profughi provenienti dalla Siria e dall Iraq, ed estendo il mio grazie a tutti coloro che prestano la loro opera di assistenza e di solidarietà verso i rifugiati. Penso anche all opera di carità svolta da istituzioni della Chiesa come Caritas Giordania e altre che, assistendo i bisognosi senza distinzione di fede religiosa, appartenenza etnica o ideologica, manifestano lo splendore del volto caritatevole di Gesù, che è misericordioso. II. Domenica, 25 maggio, il Papa in Palestina Bethlehem, Incontro con le autorità palestinesi Il Medio Oriente da decenni vive le drammatiche conseguenze del protrarsi di un conflitto che ha prodotto tante ferite difficili da rimarginare e, anche quando fortunatamente non divampa la violenza, l incertezza della situazione e l incomprensione tra le parti producono insicurezza, diritti negati, isolamento ed esodo di intere comunità, divisioni, carenze e sofferenze di ogni tipo. Nel manifestare la mia vicinanza a quanti soffrono maggiormente le conseguenze di tale conflitto, vorrei dire dal profondo del mio cuore che è ora di porre fine a questa situazione, che diventa sempre più inaccettabile, e ciò per il bene di tutti. Si raddoppino dunque gli sforzi e le iniziative volte a creare le condizioni di una pace stabile, basata sulla giustizia, sul riconoscimento dei diritti di ciascuno e sulla reciproca sicurezza. È giunto il momento per tutti di avere il coraggio della generosità e della creatività al servizio del bene, il coraggio della pace, che poggia sul riconoscimento da parte di tutti del diritto di due Stati ad esistere e a godere di pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti. Bethlehem, Piazza della Mangiatoia, Omelia alla S. Messa Anche oggi i bambini sono un segno. Segno di speranza, segno di vita, ma anche segno diagnostico per capire lo stato di salute di una famiglia, di una società, del mondo intero. Quando i bambini sono accolti, amati, custoditi, tutelati, la famiglia è sana, la società migliora, il mondo è più umano. Purtroppo, in questo mondo che ha sviluppato le tecnologie più sofisticate, ci sono ancora tanti bambini in condizioni disumane, che vivono ai margini della società, nelle periferie delle grandi città o nelle zone rurali. Tanti bambini sono ancora oggi sfruttati, maltrattati, schiavizzati, oggetto di violenza e di traffici illeciti. Troppi bambini oggi sono profughi, rifugiati, a volte affondati nei mari, specialmente nelle acque del Mediterraneo. Di tutto questo noi ci vergogniamo oggi davanti a Dio, a Dio che si è fatto Bambino. E ci domandiamo: chi siamo noi davanti a Gesù Bambino? Chi siamo noi davanti ai bambini di oggi? Siamo come Maria e Giuseppe, che accolgono Gesù e se ne prendono cura con amore materno e paterno? O siamo come Erode, che vuole eliminarlo? Siamo come i pastori, che vanno in fretta, si inginocchiano per adorarlo e offrono i loro umili continua nella pag. accanto

5 5 segue da pag. 4 doni? Oppure siamo indifferenti? Siamo forse retorici e pietisti, persone che sfruttano le immagini dei bambini poveri a scopo di lucro? Siamo capaci di stare accanto a loro, di perdere tempo con loro? Sappiamo ascoltarli, custodirli, pregare per loro e con loro? O li trascuriamo, per occuparci dei nostri interessi? Bethlehem, Regina Coeli In questo Luogo, dove è nato il Principe della pace, desidero rivolgere un invito a Lei, Signor Presidente Mahmoud Abbas, e al Signor Presidente Shimon Peres, ad elevare insieme con me un intensa preghiera invocando da Dio il dono della pace. Offro la mia casa in Vaticano per ospitare questo incontro di preghiera. Tutti desideriamo la pace; tante persone la costruiscono ogni giorno con piccoli gesti; molti soffrono e sopportano pazientemente la fatica di tanti tentativi per costruirla. E tutti - specialmente coloro che sono posti al servizio dei propri popoli abbiamo il dovere di farci strumenti e costruttori di pace, prima di tutto nella preghiera. Costruire la pace è difficile, ma vivere senza pace è un tormento. Tutti gli uomini e le donne di questa Terra e del mondo intero ci chiedono di portare davanti a Dio la loro ardente aspirazione alla pace. Incontro con i bambini dei campi profughi di Dheisheh, Aida e Beit Jibrin. Bambino: Caro Papa Francesco, siamo i figli della Palestina. Da 66 anni i nostri genitori subiscono l occupazione. Abbiamo aperto i nostri occhi sotto questa occupazione e abbiamo visto la nakba negli occhi dei nostri nonni, quando hanno lasciato questo mondo. Vogliamo dire al mondo: basta sofferenze e umiliazioni! Papa: Comprendo quello che mi state dicendo e il messaggio che mi state dando. Non lasciate mai che il passato determini la vostra vita. Guardate sempre avanti. Lavorate e lottate per ottenere le cose che volete. Però, sappiate una cosa, che la violenza non si vince con la violenza! La violenza si vince con la pace! Con la pace, con il lavoro, con la dignità di far andare avanti la patria! III. 25 e 26 maggio, Papa Francesco in Israele Tel Aviv, cerimonia di benvenuto all aeroporto internazionale Sulle orme dei miei Predecessori sono giunto come pellegrino in Terra Santa, dove si è dispiegata una storia plurimillenaria e sono accaduti i principali eventi legati alla nascita e allo sviluppo delle tre grandi religioni monoteiste, l Ebraismo, il Cristianesimo e l Islam; perciò essa è punto di riferimento spirituale per tanta parte dell umanità. Auspico dunque che questa Terra benedetta sia un luogo in cui non vi sia alcuno spazio per chi, strumentalizzando ed esasperando il valore della propria appartenenza religiosa, diventa intollerante e violento verso quella altrui. Gerusalemme, Basilica del Santo Sepolcro, Celebrazione ecumenica in occasione del 50 anniversario dell incontro a Gerusalemme tra papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora. Apprendiamo, da questo luogo, a vivere la nostra vita, i travagli delle nostre Chiese e del mondo intero nella luce del mattino di Pasqua. Ogni ferita, ogni sofferenza, ogni dolore, sono stati caricati sulle proprie spalle dal Buon Pastore, che ha offerto sé stesso e con il suo sacrificio ci ha aperto il passaggio alla vita eterna. Le sue piaghe aperte sono come il varco attra- a cura di Stanislao Fioramonti 1. Come i nostri venerati predecessori, il Papa Paolo VI ed il Patriarca Ecumenico Athenagoras, si incontrarono qui a Gerusalemme cinquant anni fa, così anche noi, Papa Francesco e Bartolomeo, Patriarca Ecumenico, abbiamo voluto incontrarci nella Terra Santa, dove il nostro comune Redentore, Cristo Signore, è vissuto, ha insegnato, è morto, è risuscitato ed è asceso al cielo, da dove ha inviato lo Spirito Santo sulla Chiesa nascente (Comunicato congiunto di Papa Paolo VI e del Patriarca Athenagoras, pubblicato dopo l incontro del 6 gennaio 1964). Questo nostro incontro, un ulteriore ritrovo dei Vescovi delle Chiese di Roma e di Costantinopoli, fondate rispettivamente dai due fratelli Apostoli Pietro e Andrea, è per noi fonte di intensa gioia spirituale e ci offre l opportunità di riflettere sulla profondità e sull autenticità dei legami esistenti tra noi, frutto di un cammino pieno di grazia lungo il quale il Signore ci ha guidato, a partire da quel giorno benedetto di cinquant anni fa. 2. Il nostro incontro fraterno di oggi è un nuovo, necessario passo sul cammino verso l unità alla quale soltanto lo Spirito Santo può guidarci: quella della comunione nella legittima diversità. Ricordiamo con viva gratitudine i passi che il Signore ci ha già concesso di compiere. L abbraccio scambiato tra Papa Paolo VI ed il Patriarca Athenagoras qui a Gerusalemme, dopo molti secoli di silenzio, preparò la strada ad un gesto di straordinaria valenza, la rimozione dalla memoria e dal mezzo della Chiesa delle sentenze di reciproca scomunica del Seguirono scambi di visite nelle rispettive sedi di Roma e di Costantinopoli, frequenti contatti epistolari e, successivamente, la decisone di Papa Giovanni Paolo II e del Patriarca Dimitrios, entrambi di venerata memoria, di avviare un dialogo teologico della verità tra Cattolici e Ortodossi. Lungo questi anni Dio, fonte di ogni pace e amore, ci ha insegnato a considerarci gli uni gli altri come membri della stessa famiglia cristiana, sotto un solo Signore e Salvatore, Cristo Gesù, e ad amarci gli uni gli altri, di modo che possiamo professare la nostra fede nello stesso Vangelo di Cristo, così come è stato ricevuto dagli Apostoli, espresso e trasmesso a noi dai Concili ecumenici e dai Padri della Chiesa. Pienamente consapevoli di non avere raggiunto l obiettivo della piena comunione, oggi ribadiamo il nostro impegno a continuare a camminare insieme verso l unità per la quale Cristo Signore ha pregato il Padre, perché tutti siano una sola cosa (Gv 17,21). 3. Ben consapevoli che tale unità si manifesta nell amore di Dio e nell amore del prossimo, aneliamo al giorno in cui finalmente parteciperemo insieme al banchetto eucaristico. Come cristiani, ci spetta il compito di prepararci a ricevere questo dono della comunione eucaristica, secondo l insegnamento di Sant Ireneo di Lione, attraverso la professione dell unica fede, la preghiera costante, la conversione interiore, il rinnovamento di vita e il dialogo fraterno (Adversus haereses, IV,18,5. PG 7, 1028). Nel raggiungere questo obiettivo verso cui orientiamo le nostre speranze, manifesteremo davanti al mondo l amore di Dio e, in tal modo, saremo riconosciuti come veri discepoli di Gesù Cristo (cf Gv 13,35). 4. A tal fine, un contributo fondamentale alla ricerca della piena comunione tra Cattolici ed Ortodossi è offerto dal dialogo teologico condotto dalla Commissione mista internazionale. Durante il tempo successivo dei Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e del Patriarca Dimitrios, il progresso realizzato dai nostri incontri teologici è stato sostanziale. Oggi vogliamo esprimere il nostro sentito apprezzamento per i risultati raggiunti, così come per gli sforzi che attualmente si stanno compiendo. Non si tratta di un mero esercizio teorico, ma di un esercizio nella verità e nella carità, che richiede una sempre più profonda conoscenza delle tradizioni gli uni degli altri, per comprenderle e per apprendere da esse. Per questo, affermiamo ancora una volta che il dialogo teologico non cerca un minimo comune denominatore teologico sul quale raggiungere un compromesso, ma si basa piuttosto sull approfondimento della verità tutta intera, che Cristo ha donato alla sua Chiesa e che, mossi dallo Spirito Santo, non cessiamo mai di comprendere meglio. Affermiamo quindi insieme che la nostra fedeltà al Signore esige l incontro fraterno ed il vero dialogo. Tale ricerca comune non ci allontana dalla verità, piuttosto, attraverso uno scambio di doni, ci condurrà, sotto la guida dello Spirito, a tutta la verità (cf Gv 16,13). 5. Pur essendo ancora in cammino verso la piena comunione, abbiamo sin d ora il dovere di offrire una testimonianza comune all amore di Dio verso tutti, collaborando nel servizio all umanità, specialmente per quanto riguarda la difesa della dignità della persona umana in ogni fase della vita e della santità della famiglia basata sul matrimonio, la promozione della pace e del bene continua a pag. 6

6 6 verso cui si riversa sul mondo il torrente della sua misericordia. Non lasciamoci rubare il fondamento della nostra speranza, che è proprio questo: Christòs anesti! Non priviamo il mondo del lieto annuncio della Risurrezione! Non possiamo negare le divisioni che ancora esistono tra di noi, discepoli di Gesù: questo sacro luogo ce ne fa avvertire con maggiore sofferenza il dramma. Lunedì, 26 maggio, Gerusalemme, Edificio del Gran Consiglio sulla Spianata delle Moschee, Visita al Gran Muftì di Gerusalemme Questo mio pellegrinaggio non sarebbe completo se non contemplasse anche l incontro con le persone e le comunità che vivono in questa Terra, e pertanto sono particolarmente lieto di ritrovarmi con voi, fedeli musulmani, fratelli cari. Musulmani, Cristiani ed Ebrei riconoscono in Abramo, seppure ciascuno in modo diverso, un padre nella fede e un grande esempio da imitare. Egli si fece pellegrino, lasciando la propria gente, la propria casa, per intraprendere quell avventura spirituale alla quale Dio lo chiamava. Un pellegrino è una persona che si fa povera, che si mette in cammino, è protesa verso una meta grande e sospirata, vive della speranza di una promessa ricevuta (cfr Eb 11,8-19). Questa fu la condizione di Abramo, questa dovrebbe essere anche il nostro atteggiamento spirituale. Non possiamo mai ritenerci autosufficienti, padroni della nostra vita; non possiamo limitarci a rimanere chiusi, sicuri nelle nostre convinzioni. Davanti al mistero di Dio siamo tutti poveri, sentiamo di dover essere sempre pronti ad uscire da noi stessi, docili alla chiamata che Dio ci rivolge, aperti al futuro che Lui vuole costruire per noi. Cari fratelli, cari amici, da questo luogo santo lancio un accorato appello a tutte le persone e le comunità che si riconoscono in Abramo: rispettiamoci ed amiamoci gli uni gli altri come fratelli e sorelle! Impariamo a comprendere il dolore dell altro! Nessuno strumentalizzi per la violenza il nome di Dio! Lavoriamo insieme per la giustizia e per la pace! Salam! Gerusalemme, visita al memoriale dell Olocausto (Yad Vashem) Uomo, chi sei? Non ti riconosco più. Chi sei, uomo? Chi sei diventato? Di quale orrore sei stato capace? Che cosa ti ha fatto cadere così in basso? Non è la polvere del suolo, da cui sei tratto. La polvere del suolo è cosa buona, opera delle mie mani. Non è l alito di vita che ho soffiato nelle tue narici. Quel soffio viene da me, è cosa molto buona. No, questo abisso non può essere solo opera tua, delle tue mani, del tuo cuore Chi ti ha corrotto? Chi ti ha sfigurato? Chi ti ha contagiato, la presunzione di impadronirti del bene e del male? Chi ti ha convinto che eri dio? Non solo hai torturato e ucciso i tuoi fratelli, ma li hai offerti in sacrificio a te stesso, perché ti sei eretto a dio. Oggi torniamo ad ascoltare qui la voce di Dio: Adamo, dove sei?. Dal suolo si leva un gemito sommesso: Pietà di noi, Signore! A te, Signore nostro Dio, la giustizia, a noi il disonore sul volto, la vergogna (cfr Bar 1,15). Ci è venuto addosso un male quale mai era avvenuto sotto la volta del cielo (cfrbar 2,2). Ora, Signore, ascolta la nostra preghiera, ascolta la nostra supplica, salvaci per la tua misericordia. Salvaci da questa mostruosità. Ricordati di noi nella tua misericordia. Dacci la grazia di vergognarci di ciò che, come uomini, siamo stati capaci di fare, di vergognarci di questa massima idolatria, di aver disprezzato e distrutto la nostra carne, quella che tu impastasti dal fango, quella che tu vivificasti col tuo alito di vita. Mai più, Signore, mai più! Adamo, dove sei?. Eccoci, Signore, con la vergogna di ciò che l uomo, creato a tua immagine e somiglianza, è stato capace di fare. Ricordati di noi nella tua misericordia. Centro Heichal Shlomo, presso la Grande Sinagoga di Gerusalemme, Visita di cortesia ai due gran Rabbini di Israele Fin dal tempo in cui ero Arcivescovo di Buenos Aires ho potuto contare sull amicizia di molti fratelli ebrei. Oggi sono qui due Rabbini amici. Insieme ad essi abbiamo organizzato fruttuose iniziative di incontro e dialogo, e con loro ho vissuto anche momenti significativi di condivisione sul piano spirituale. Nei primi mesi di pontificato ho potuto ricevere diverse organizzazioni ed esponenti dell ebraismo mondiale. Questo cammino di amicizia rappresenta uno dei frutti del Concilio Vaticano II, in particolare della Dichiarazione Nostra aetate. Sono convinto che quanto è accaduto negli ultimi decenni nelle relazioni tra ebrei e cattolici sia stato un autentico dono di Dio, una delle meraviglie da Lui compiute. Un dono di Dio che però non avrebbe potuto manifestarsi senza l impegno di moltissime persone coraggiose e generose, sia ebrei che cristiani. La conoscenza reciproca del nostro patrimonio spirituale, l apprezzamento per ciò che abbiamo in comune e il rispetto in ciò che ci divide, potranno fare da guida per l ulteriore futuro sviluppo delle nostre relazioni, che affidiamo alle mani di Dio. Insieme potremo dare un grande contributo per la causa della pace; insieme potremo testimoniare, in un mondo in rapida trasformazione, il significato perenne del piano divino della creazione; insieme potremo contrastare con fermezza ogni forma di antisemitismo e le diverse altre forme di discriminazione. Shalom! Gerusalemme, Palazzo Presidenziale, Visita di cortesia al Presidente dello Stato di Israele I Luoghi Santi non sono musei o monumenti per turisti, ma luoghi dove le comunità dei continua nella pag. accanto segue da pag. 5 comune, la risposta alle miserie che continuano ad affliggere il nostro mondo. Riconosciamo che devono essere costantemente affrontati la fame, l indigenza, l analfabetismo, la non equa distribuzione dei beni. È nostro dovere sforzarci di costruire insieme una società giusta ed umana, nella quale nessuno si senta escluso o emarginato. 6. Siamo profondamente convinti che il futuro della famiglia umana dipende anche da come sapremo custodire, in modo saggio ed amorevole, con giustizia ed equità, il dono della creazione affidatoci da Dio. Riconosciamo dunque pentiti l ingiusto sfruttamento del nostro pianeta, che costituisce un peccato davanti agli occhi di Dio. Ribadiamo la nostra responsabilità e il dovere di alimentare un senso di umiltà e moderazione, perché tutti sentano la necessità di rispettare la creazione e salvaguardarla con cura. Insieme, affermiamo il nostro impegno a risvegliare le coscienze nei confronti della custodia del creato; facciamo appello a tutti gli uomini e donne di buona volontà a cercare i modi in cui vivere con minore spreco e maggiore sobrietà, manifestando minore avidità e maggiore generosità per la protezione del mondo di Dio e per il bene del suo popolo. 7. Esiste altresì un urgente bisogno di cooperazione efficace e impegnata tra i cristiani, al fine di salvaguardare ovunque il diritto ad esprimere pubblicamente la propria fede e ad essere trattati con equità quando si intende promuovere il contributo che il Cristianesimo continua ad offrire alla società e alla cultura contemporanee. A questo proposito, esortiamo tutti i cristiani a promuovere un autentico dialogo con l Ebraismo, con l Islam e con le altre tradizioni religiose. L indifferenza e la reciproca ignoranza possono soltanto condurre alla diffidenza e, purtroppo, persino al conflitto. 8. Da questa Città Santa di Gerusalemme, vogliamo esprimere la nostra comune profonda preoccupazione per la situazione dei cristiani in Medio Oriente e per il loro diritto a rimanere cittadini a pieno titolo delle loro patrie. Rivolgiamo fiduciosi la nostra preghiera al Dio onnipotente e misericordioso per la pace in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente. Preghiamo specialmente per le Chiese in Egitto, in Siria e in Iraq, che hanno sofferto molto duramente a causa di eventi recenti. Incoraggiamo tutte le parti, indipendentemente dalle loro convinzioni religiose, a continuare a lavorare per la riconciliazione e per il giusto riconoscimento dei diritti dei popoli. Siamo profondamente convinti che non le armi, ma il dialogo, il perdono e la riconciliazione sono gli unici strumenti possibili per conseguire la pace. 9. In un contesto storico segnato da violenza, indifferenza ed egoismo, tanti uomini e donne si sentono oggi smarriti. È proprio con la testimonianza comune della lieta notizia del Vangelo, che potremo aiutare l uomo del nostro tempo a ritrovare la strada che lo conduce alla verità, alla giustizia e alla pace. In unione di intenti, e ricordando l esempio offerto cinquant anni fa qui a Gerusalemme da Papa Paolo VI e dal Patriarca Athenagoras, facciamo appello ai cristiani, ai credenti di ogni tradizione religiosa e a tutti gli uomini di buona volontà, a riconoscere l urgenza dell ora presente, che ci chiama a cercare la riconciliazione e l unità della famiglia umana, nel pieno rispetto delle legittime differenze, per il bene dell umanità intera e delle generazioni future. 10. Mentre viviamo questo comune pellegrinaggio al luogo dove il nostro unico e medesimo Signore Gesù Cristo è stato crocifisso, è stato sepolto ed è risorto, affidiamo umilmente all intercessione di Maria Santissima e Sempre Vergine i passi futuri del nostro cammino verso la piena unità e raccomandiamo all amore infinito di Dio l intera famiglia umana. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace (Nm 6, 25-26).

7 7 segue da pag. 6 credenti vivono la loro fede, la loro cultura, le loro iniziative caritative. Perciò vanno perpetuamente salvaguardati nella loro sacralità, tutelando così non solo l eredità del passato ma anche le persone che li frequentano oggi e in futuro. Che Gerusalemme sia veramente la Città della pace! Che risplendano pienamente la sua identità e il suo carattere sacro, il suo universale valore religioso e culturale, come tesoro per tutta l umanità! La costruzione della pace esige anzitutto il rispetto per la libertà e la dignità di ogni persona umana, che Ebrei, Cristiani e Musulmani credono creata da Dio e destinata alla vita eterna. A partire da questo punto fermo che abbiamo in comune, è possibile perseguire l impegno per una soluzione pacifica delle controversie e dei conflitti. A questo riguardo rinnovo l auspicio che si evitino da parte di tutti iniziative e atti che contraddicono alla dichiarata volontà di giungere ad un vero accordo e che non ci si stanchi di perseguire la pace con determinazione e coerenza. Va respinto con fermezza tutto ciò che si oppone al perseguimento della pace e di una rispettosa convivenza tra Ebrei, Cristiani e Musulmani: il ricorso alla violenza e al terrorismo, qualsiasi genere di discriminazione Visita del Papa al Gran Muftì di Gerusalemme, Gran Consiglio sulla Spianata delle Moschee. per motivi razziali o religiosi, la pretesa di imporre il proprio punto di vista a scapito dei diritti altrui, l antisemitismo in tutte le sue possibili forme, così come la violenza o le manifestazioni di intolleranza contro persone o luoghi di culto ebrei, cristiani e musulmani. Rivolgo infine il mio pensiero a tutti coloro che soffrono per le conseguenze delle crisi ancora aperte nella regione medio-orientale, perché al più presto vengano alleviate le loro pene mediante l onorevole composizione dei conflitti. Pace su Israele e in tutto il Medio Oriente! Shalom! Gerusalemme, Chiesa del Getsemani accanto all Orto degli Ulivi, incontro con sacerdoti, religiosi, religiose e seminaristi L amicizia di Gesù nei nostri confronti, la sua fedeltà e la sua misericordia sono il dono inestimabile che ci incoraggia a proseguire con fiducia la nostra sequela di Lui, nonostante le nostre cadute, i nostri errori, anche i nostri tradimenti.ma questa bontà del Signore non ci esime dalla vigilanza di fronte al tentatore, al peccato, al male e al tradimento che possono attraversare anche la vita sacerdotale e religiosa. Tutti noi siamo esposti al peccato, al male, al tradimento. Avvertiamo la sproporzione tra la grandezza della chiamata di Gesù e la nostra piccolezza, tra la sublimità della missione e la nostra fragilità umana. Ma il Signore, nella sua grande bontà e nella sua infinita misericordia, è sempre al nostro fianco, non ci lascia mai soli. Dunque non lasciamoci vincere dalla paura e dallo sconforto, ma con coraggio e fiducia andiamo avanti nel nostro cammino e nella nostra missione. Voi, cari fratelli e sorelle, siete chiamati a seguire il Signore con gioia in questa Terra benedetta! E un dono e anche è una responsabilità. La vostra presenza qui è molto importante; tutta la Chiesa vi è grata e vi sostiene con la preghiera. Da questo luogo santo, desidero inoltre rivolgere un affettuoso saluto a tutti i cristiani di Gerusalemme: vorrei assicurare che li ricordo con affetto e che prego per loro, ben conoscendo la difficoltà della loro vita nella città. Li esorto ad essere testimoni coraggiosi della passione del Signore, ma anche della sua Risurrezione, con gioia e nella speranza. Gerusalemme, Sala del Cenacolo, Omelia alla S. Messa con gli Ordinari di Terra Santa Qui, dove Gesù consumò l Ultima Cena con gli Apostoli; dove risorto apparve in mezzo a loro; dove lo Spirito Santo scese con potenza su Maria e i discepoli, qui è nata la Chiesa, ed è nata in uscita. Da qui è partita, con il Pane spezzato tra le mani, le piaghe di Gesù negli occhi, e lo Spirito d amore nel cuore. Il Cenacolo ci ricorda il servizio, la lavanda dei piedi che Gesù ha compiuto, come esempio per i suoi discepoli. Lavarsi i piedi gli uni gli altri significa accogliersi, accettarsi, amarsi, servirsi a vicenda. Vuol dire servire il povero, il malato, l escluso, quello che mi è antipatico, quello che mi dà fastidio. Il Cenacolo ci ricorda, con l Eucaristia, il sacrificio. In ogni celebrazione eucaristica Gesù si offre per noi al Padre, perché anche noi possiamo unirci a Lui, offrendo a Dio la nostra vita, il nostro lavoro, le nostre gioie e i nostri dolori, offrire tutto in sacrificio spirituale. Il Cenacolo ci ricorda anche l amicizia. Il Signore ci rende suoi amici, ci confida la volontà del Padre e ci dona Sé stesso. È questa l esperienza più bella del cristiano, e in modo particolare del sacerdote: diventare amico del Signore Gesù, e scoprire nel suo cuore che Lui è amico. Il Cenacolo ci ricorda il congedo del Maestro e la promessa di ritrovarsi con i suoi amici. Gesù non ci lascia, non ci abbandona mai, ci precede nella casa del Padre e là ci vuole portare con Sé. Ma il Cenacolo ricorda anche la meschinità, la curiosità - chi è colui che tradisce? - il tradimento. E può essere ciascuno di noi a rivivere questi atteggiamenti, quando guardiamo con sufficienza il fratello, lo giudichiamo; quando con i nostri peccati tradiamo Gesù. Il Cenacolo ci ricorda la condivisione, la fraternità, l armonia, la pace tra di noi. Quanto amore, quanto bene è scaturito dal Cenacolo! Quanta carità è uscita da qui, come un fiume dalla fonte, che all inizio è un ruscello e poi si allarga e diventa grande Il grande fiume della santità della Chiesa prende origine da qui, sempre di nuovo, dal Cuore di Cristo, dall Eucaristia, dal suo Santo Spirito. Il Cenacolo infine ci ricorda la nascita della nuova famiglia, la Chiesa, la nostra santa madre Chiesa gerarchica, costituita da Gesù risorto. Una famiglia che ha una Madre, la Vergine Maria. Le famiglie cristiane appartengono a questa grande famiglia, e in essa trovano luce e forza per camminare e rinnovarsi, attraverso le fatiche e le prove della vita. A questa grande famiglia sono invitati e chiamati tutti i figli di Dio di ogni popolo e lingua, tutti fratelli e figli dell unico Padre che è nei cieli. Questo è l orizzonte del Cenacolo: l orizzonte del Risorto e della Chiesa.

8 8 Sara Gilotta Scrivere di Papa Woityla, per riflettere sui caratteri del suo pontificato non è certo facile, sia per la lunghezza stessa del pontificato, sia per la vita intensa e meravigliosa che ha caratterizzato fino all ultimo giorno la sua vita. Una vita spesa nella preghiera e nella dedizione a quelli soffrono e che egli affidò alla protezione di Maria, che sempre considerò sua madre celeste e madre di tutta l umanità bisognosa di pace, di verità e di giustizia. E sempre continuò ad affidarsi a lei soprattutto dopo l attentato che lo ferì gravemente e dalle cui conseguenze terribili lo salvò solo l interveto materno della Vergine Maria che volle deviare il terribile proiettile che lo avrebbe certamente ucciso. Ma la Divina Provvidenza volle salvarlo perché potesse continuare a far sentire la sua voce anche agli uomini da lui più distanti, giungendo al cuore di tutti con il suo linguaggio facile ed universale fondato sulla condivisione del dolore e delle sofferenze, oltre che su quello dell amore. E il suo amore per l umanità e per la natura il Papa lo espresse anche nei suoi scritti poetici, di cui mi piace ricordare alcuni versi tratti da Stupore che il novello santo dedicò ad una natura personificata, che si muove incessantemente verso il suo fine che è Dio. Nei suoi versi si legge continuamente il bisogno che tutta la natura e di tutta l umanità, che deve saper ritrovare la visione di un mondo sentito come dono,purtroppo troppo spesso privato nel contingente del suo vero significato,si muova incessantemente verso Dio. Così come solo San Francesco aveva saputo sentire ed esprimere con le mirabili parole del Cantico, dove, come nell opera del Papa, la teologia si fa poesia capace di esprimere l incontro tra natura, uomo e divino. Ma c è un opera di cui desidero parlare, perché mi ha sempre affascinato e perché tocca una realtà profondamente intrinseca all umanità, quella del matrimonio fondato sull amore e che è intitolata La bottega dell orefice. In essa il giovane Wojtyla per mezzo delle parole di alcuni giovani Andrea e Teresa,prima, e Anna E Stefano, poi, riflette sul legame coniugale e lo fa scegliendo il simbolo per antonomasia del matrimonio, le fedi d oro. Così Andrea e Teresa, vicini alle nozze, si fermano dinanzi alla vetrina di orefice dove sono esposte le fedi, che con strana fermezza ci dicono qualcosa Esse non sono infatti solo oggetti di metallo prezioso, ma diventano il simbolo del loro destino di sposi, per segnare giorno dopo giorno il loro stesso futuro. Di tutto questo i due giovani si rendono conto e comprendono che il suggello delle fedi darà alla loro storia d amore un significato, un valore,un peso diverso, perché saranno esse, dal momento in cui se le scambieranno, a diventare il peso specifico di ognuno di loro e di loro due insieme. E espresso così con parole semplici il significato profondo che l autore vuol dare al matrimonio, che racchiude in sé il significato stesso che ciascuno di noi vuole dare o meglio riesce a dare alla sua vita. Ma la scelta del matrimonio non può che basarsi sulla libertà, perché solo dalla libertà può nascere l amore di due esseri umani, ma anche quello di tutta l umanità, il cui destino è misero se non si lega ad amore e libertà, che soli sanno generare nuova linfa in essi senza mai stancarsi di mettersi alla prova. E l orefice, figura misteriosa ed affascinante, aggiunge che l amore è più entusiasmo che riflessione, quasi volendo aggiungere qualcosa nell animo dei due giovani, qualcosa che fosse capace di vincere ogni possibile perplessità nel presente, come nel futuro, che fosse la trama stessa della loro vita. Il destino di Anna e Stefano è diverso:il loro matrimonio entra in una crisi espressa con parole efficacissime : L amarezza, sapore del cibo e della bevanda e anche un sapore interiore, sapore dell anima, di un anima delusa e disincantata. Questo sapore intride, penetra tutto quello che fai, quello che dici o che pensi. Penetra anche il sorriso... Credo che parole più consone, per esprimere il dolore, la delusione, lo sconforto, che si impadronisce degli sposi in crisi non potevano essere espresse meglio. Ed è quel sapore che finisce per impadronirsi totalmente di loro, che fa sì che i due si allontanino sempre più, che ferisce sempre più nel profondo, facendo disperare della guarigione, anzi rendendola sempre più impossibile. La sofferenza produce egoismo, per cui ciascuno dei due pensa che dovrebbe essere l altro a cambiare, a riavvicinarsi, a curare la ferita. Così Anna un giorno decide di vendere la sua fede, si reca dall orefice, che la accoglie con il suo sguardo severo e, pesando la fede, le rivela, che essa è priva di peso, dunque non vale nulla, perché la fede, lo aveva detto prima, o è il peso specifico dell essere umano o non è nulla e nulla significa. E solo quando Anna arriva a desiderare l incontro con un altro, per cercare di superare la solitudine e la sofferenza, può accorgersi che forse la responsabilità del fallimento non era solo di Stefano, perché anche lei aveva finito per non sentire più il valore della fede, che fin lì aveva considerato simbolo di un amore innegabile, un inno cantato con tutte le corde del cuore. Da quel momento in poi Anna ripercorre le strade dell amore e torna a considerare l amore per Stefano sorgente di grazia e di fecondità. E nei nostri giorni, che cosa ancora possono rappresentare le fedi? Allora come oggi, l impegno rappresentato da esse, è arduo, il cammino del matrimonio è sempre in salita e, se talora si avverte il bisogno di fermarsi, anche solo per riflettere, è urgente ed indispensabile, che ciascuno dei due senta la necessità e la volontà di sentirsi in armonia con l altro, ma prima ancora con se stesso. Anche per scrutare nel proprio animo, senza perdere di vista l amore che ha unito e che, dice Wojtyla, si riesce a non perdere solo se lo si innesta nell Amore che dà umiltà e forza al sentimento umano. Diversamente ogni sforzo di salvare il matrimonio diventa solo un peso inutile, un sacrificio, che non dà risultati, un aumento di sofferenze impossibili da superare. Credo che chiunque di noi in tempi lontani o recenti abbia infilato una fede al dito, può capire ed essere illuminato dalle parole e dalle vicende esemplari del dramma, che nella sua essenzialità considera il matrimonio come il luogo di un amore più grande e perfetto, cui ogni creatura deve e vuole tendere.

9 9 Marta Pietroni Nel sempre più complesso panorama della riflessione etica sulle biotecnologie, particolare attenzione merita l ennesima pronuncia della Corte Costituzionale in merito ad un ambito, quello antropologico-esistenziale della genitorialità, estremamente delicato. Lo scorso 10 giugno, la Corte Costituzionale ha depositato le motivazioni della sentenza n.162/ del 9 aprile, con la quale ha dichiarato illegittimo il divieto di Procreazione medicalmente assistita (Pma) eterologa. Questo divieto, parte integrante della legge 40 del 2004, faceva riferimento ad una visione di genitorialità e di procreazione nella quale il figlio non poteva essere visto come diritto e dove i desideri della coppia non dovevano avere prepotente predominanza sui diritti del nascituro. La sentenza in questione dice che non si può vietare l eterologa perché la scelta di diventare genitori e di formare una famiglia che abbia anche dei figli costituisce espressione della fondamentale e generale libertà di autodeterminarsi, pertanto la Pma omologa è considerata pari alla Pma eterologa. Anche in Italia sarà quindi possibile creare nuove vite umane utilizzando gameti appartenenti a persone diverse dai genitori legittimi. Un embrione potrà crescere nel grembo di una donna, la madre legittima, che potrà essere diversa dalla donna alla quale appartiene l ovocita utilizzato per creare lo stesso embrione. E il gamete maschile potrà appartenere ad un uomo diverso dal padre legittimo. Nel processo di riproduzione entra in gioco una nuova figura, quella dei donatori. Si aprono così le porte ad una pratica che non ha solo innumerevoli implicazioni etiche, ma anche pratiche e giuridiche. In Italia tutto è ancora da regolamentare e se il nostro paese deciderà di adeguarsi alle normative europee di riferimento, saranno molti gli aspetti da definire, come le modalità per lo screening dei donatori, per la donazione dei gameti e la centralissima questione dell anonimato. Ci sono norme europee che stabiliscono criteri di tracciabilità, sicurezza e qualità anche dei gameti e che l Italia dovrà decidere in quale misura adottare per garantire sicurezza e trasparenza. Inoltre la necessità di regolamentazione è legata alla necessità di non affidare questa pratica alle sole regole del mercato. Sarà fondamentale creare una sorta di archivio nazionale dei donatori che permetta la tracciabilità degli stessi e dei riceventi al fine di evitare ogni forma di commercializzazione, garantendo l assoluta gratuità della donazione. Spesso abbiamo sentito dei viaggi all estero che molte coppie hanno voluto - e non dovuto eticamente - fare per accedere alla fecondazione eterologa. Le future madri scelgono da quello che possiamo definire un catalogo, la donatrice e/o il donatore in base alle caratteristiche estetiche e caratteriali preferite, sostenendo spese economiche tutt altro che irrisorie. Il dramma di non poter generare un figlio è probabilmente accecante e non sempre è facile mantenere la capacità di giudizio sul giusto. La sofferenza, il profondo e naturale desiderio di un figlio non possono però fondare un diritto o annullare i dubbi circa una pratica, quella della fecondazione eterologa in particolare, che si rivela piena di contraddizioni e problemi, non solo etici. Riflettendo sulla voglia di autodeterminazione e sulla tendenza sempre più forte che vede ogni desiderio trasformato in diritto, bisognerebbe analizzare perché, anche questa volta, la voce dei più forti - ovvero gli adulti - prevarica quella di chi è più debole e fragile, ovvero il nascituro. Il concepito avrà il diritto di conoscere le proprie origini genetiche, anche in relazione alle esigenze di tutela della salute? E quali saranno le conseguenze psicologiche derivanti da un origine così fabbricata? Tali complesse implicazioni valgono ovviamente anche per i genitori. Essi infatti non aprono la loro famiglia e il loro amore all accoglienza di un bambino non loro - come nel caso dell adozione ma si lasciano trascinare, fino ad arrivare alla degenerazione di un naturale desiderio in bisogno di autorealizzazione. Riflessioni estremamente interessanti sono state scritte dalla neuropsichiatra Mariolina Ceriotti Migliarese (Avvenire, 19 giugno ). Tutto il discorso della fecondazione artificiale poggia sulla concezione che l impossibilità di riproduzione sia una patologia da curare per preservare la salute non solo fisica ma anche psichica. Peccato che tutta questa estrema attenzione non sia rivolta anche alla salute del nascituro (così come accade con la legge 194 sull aborto). Nella sentenza della Corte Costituzionale non si fa infatti riferimento alle ripercussioni psicologiche che un origine così geneticamente multipla può avere sul figlio, eppure un ampia casistica riferisce di effetti fortemente dissociativi. Di nuovo l autodeterminazione degli adulti si rivela il diritto del più forte e, di nuovo, una sentenza decide su un argomento che meriterebbe invece una seria e profonda riflessione antropologica, culturale e civile. Questa è la vera priorità della quale anche la giurisprudenza dovrebbe farsi carico. Marta Pietroni Alla fine del 2012 è stata lanciata campagna europea Uno di Noi, una delle prime iniziative dei cittadini europei che si è mossa, raccogliendo quasi 2 milioni di firme nei 28 Stati dell Unione (solo in Italia ), per invitare la Commissione europea a proporre una legislazione in un campo in cui l UE ha competenza a legiferare. L obiettivo della campagna era ed è quello di far progredire in Europa la protezione della vita umana fin dal concepimento. In particolare Uno di Noi chiedeva all UE di porre fine al finanziamento di attività che presuppongono la distruzione di embrioni umani, in particolare nei settori della ricerca, dello sviluppo e della salute pubblica. Nonostante la quantità di firme raccolte, il responso della Commissione è stato negativo: il 28 maggio (ultimo giorno della permanenza in carica) la Commissione ha rigettato la petizione rifiutandosi di trasmetterla al Parlamento di Strasburgo. Gregor Puppinck, il responsabile europeo della campagna e direttore del Centro Europeo per la legge e la giustizia a Strasburgo, si dichiara esterefatto per questo veto, un atto irrispettoso nei confronti di un meccanismo di democrazia partecipativa che aveva prodotto la più grande iniziativa pubblica dei cittadini europei sinora condotta. Di fronte a questo veto arbitrario la Campagna Uno di Noi non intende arrendersi, al contrario, tenterà di lavorare con il nuovo Parlamento eletto e con la futura Commissione, nella speranza che gli interessi industriali ed economici non abbiano di nuovo un peso determinante.

10 10 don Alessandro Tordeschi Possiamo riferirci ad una nota espressione del teologo Henri de Lubac: la Chiesa fa l eucarestia e l eucarestia fa la Chiesa. Il concetto di chiesa qui passa da quello universale a quello locale che raggiunge la sua massima espressione nell assemblea. Il concetto di chiesa locale si realizza nella comunità eucaristica presieduta dal vescovo o da un suo delegato (sacerdote), reso più esplicito nei documenti della riforma liturgica. Basti citare il numero 26 di Lumen gentium: Questa Chiesa di Cristo è veramente presente nelle legittime comunità locali di fedeli, le quali, unite ai loro pastori, sono anch esse chiamate Chiese nel Nuovo Testamento. Esse infatti sono, ciascuna nel proprio territorio, il popolo nuovo chiamato da Dio nello Spirito Santo e in una grande fiducia (cfr. 1 Ts 1,5). In esse con la predicazione del Vangelo di Cristo vengono radunati i fedeli e si celebra il mistero della Cena del Signore, «affinché per mezzo della carne e del sangue del Signore siano strettamente uniti tutti i fratelli della comunità» Ogni legittima assemblea eucaristica è manifestazione autentica del mistero della Chiesa, è Chiesa nel senso proprio e pieno. In quanto tale diventa soggetto della celebrazione, è soggetto celebrante: il sacerdote ne fa parte in modo costitutivo, poiché la presiede. Questa Chiesa-assemblea FA l eucarestia, nel senso rituale-simbolico: compie il rito stabilito da Cristo, agisce fornendo forma espressiva all atto di Cristo. L eucarestia non è della Chiesa: essa l ha ricevuta dal suo Signore, non è la proprietaria, bensì custode e serva, incaricata di ripetere il gesto simbolico della cena per entrare, a sua volta, nel dinamismo pasquale, ossia nella donazione del suo Signore. NON PRECETTATI MA CONVOCATI Nella preghiera eucaristica il sacerdote, a nome di tutta l assemblea, pronuncia queste parole che giustificano la riunione: Ricordati, Padre, di tutta la Chiesa diffusa su tutta la terra e qui convocata nel giorno in cui Cristo ha vinto la morte e ci ha resi partecipi della sua vita immortale. Questa frase dichiara a chiare lettere la dimensione ecclesiale dell eucarestia domenicale, che fu ben presente nel primo millennio che, nel secondo millennio fino al Vaticano II era rimasta soffocata. Vediamo allora i riferimenti assembleari nel linguaggio celebrativo partendo dalla significativa preghiera eucaristica terza: Ascolta la preghiera di questa famiglia, che hai convocato alla tua presenza. All inizio della preghiera l accenno alla riunione è ugualmente esplicito: continui a radunare intorno a te un popolo, che da un confine all altro della terra offra al tuo nome il sacrificio perfetto. Così anche nell anamnesi della seconda preghiera eucaristica: e ti rendiamo grazie per averci ammessi alla tua presenza a compiere il servizio sacerdotale. Non precettati ma convocati, non per partecipare a una messa ma per entrare nella famiglia di Dio e diventare di Cristo. Il sacerdote, a sua volta ritrova, la collocazione nell assemblea come colui che presiede e per questo che è invitato ad apprendere l arte del presiedere (l ars celebrandi). Nella nota pastorale della CEI del 1984 il giorno del Signore sulla domenica scrive: prima di essere una questione di precetto, è una questione di identità. Il cristiano ha bisogno della domenica. È lo stesso Concilio Vaticano II nella Scrosanctum concilium al n.106 ad evidenziare: la Chiesa celebra il mistero pasquale ogni otto giorni, in quello che si chiama giustamente giorno del Signore o «domenica». In questo giorno infatti i fedeli devono riunirsi in assemblea per ascoltare la parola di Dio e partecipare alla eucaristia e così far memoria della passione, della risurrezione e della gloria del Signore Gesù e render grazie a Dio, che li «ha rigenerati nella speranza viva per mezzo della risurrezione di Gesù Cristo dai morti» (1 Pt 1,3). La domenica, giorno del Signore, nel quale si fa speciale memoria della risurrezione di Cristo, è al centro della vita liturgica, quale fondamento e nucleo di tutto l anno liturgico. Senza dubbio sono stati fatti sforzi notevoli nella pastorale, perché il valore della domenica venisse riscoperto. Ma occorre insistere su questo punto, giacché veramente grande è la ricchezza spirituale e pastorale della domenica, quale la tradizione ce l ha consegnata. Colta nella totalità dei suoi significati e delle sue implicazioni, essa è, in qualche modo, sintesi della vita cristiana e condizione per viverla bene. (Giovanni Paolo II Spirito et Sponsa 2003 n.9) Nei primi secoli della Chiesa vi sono molte testimonianze in proposito, pensiamo alla Didascalia degli apostoli, alla testimonianza dei martiri di Abitene i quali rifiutarono l ordine dell imperatore Diocleziano di rinunciare al giorno del Signore con una frase che è divenuta un motto: non possiamo vivere senza la domenica, alla testimonianza di San Giustino nella sua I apologia. Nell Istitutio generalis del Messale Romano nella sua terza edizione del 2003 ci presenta la celebrazione dell eucarestia sotto il profilo teologico e dice: - la messa o Cena del Signore è contemporaneamente e inseparabilmente sacrificio (in cui si perpetua quello della croce), memoriale della morte e risurrezione (in forza del comando fate questo in memoria di me, Lc 22,19), sacro convito (pregustamento di quello celeste); - sacrificio e convito appartengono allo stesso mistero, legati da strettissimo vincolo; - la messa è azione di Cristo e in pari tempo della Chiesa, che offre al Padre la vittima della croce e se stessa; - nessuna messa, come nessun rito liturgico, è azione puramente privata, ma celebrazione della chiesa, comunità costituita in diversi ordini e funzioni, in cui i singoli compiono i propri compiti; - la celebrazione è l origine e il fine del culto che si rende all eucaristia fuori della messa; - tutti i cristiani che venerano questo sacramento rendono vera adorazione a Dio; sacramento degno di essere non meno adorato per il motivo che è stato istituito per essere preso come cibo, perché Cristo si rende presente in forma sostanziale; - il mistero eucaristico deve essere venerato in tutta la sua ampiezza, nella celebrazione e nella conservazione delle sacre specie, custodite per estendere la grazia del sacrificio. Nell immagine del titolo: Messa, Gil Josè Benlliure Oyedo.

11 11 Claudio Capretti ALongino, amato fratello in Cristo Signore. Prima che le nostre strade si dividessero per divenire messaggeri del Vangelo, presi l impegno con te di raccontarti il mio incontro con il Cristo, mediante quali strade vi giunsi e di come tutto ciò cambiò la mia vita. E giunto il tempo di tener fede a ciò che ti promisi, e di farlo ora che sei in catene a motivo della nostra fede. Spero allora che questa mia testimonianza ti aiuti a confidare in Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Cristo che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato. Rimasi molto colpita quando ti recasti dal mio consorte e prefetto della Giudea per dirgli che Gesù era morto e quindi non occorreva che gli fossero spezzate le ossa per abbreviarne la sua agonia. Forse ricorderai che non esitai a fermarti di nascosto per chiederti informazioni più dettagliate su Gesù, e tu mi raccontasti in che modo operò lo Spirito Santo sotto la croce del Cristo. Il Signore sanò non solo la malformazione degli occhi che da sempre ti affliggeva, ma sanò anche la tua cecità spirituale tanto da farti proclamare: Veramente questi è il Figlio di Dio. Venni poi a sapere che ti unisti agli apostoli, che fosti testimone dell ascensione al cielo di nostro Signore e ricevesti il battesimo nel giorno di Pentecoste. Ci rivedemmo di nuovo un ultima volta, dopo di che, qualche anno dopo io ritornai a Roma in quando mio marito fu convocato dall imperatore Tiberio a rendere conto dei disordini accaduti nella Giudea. E tra questi c era anche quello che riguardava Gesù di Nazareth. A giudicare Pilato non fu Tiberio in quanto morì, ma bensì Caligola, il quale inviò Pilato nella Gallia. Ed è singolare di come quest uomo, che si era perso nella nebbia del potere, abbia concluso la sua vita nelle nebbie della Gallia. Ricordo che Pilato non amava Gerusalemme né tanto meno il fanatismo di una parte del popolo giudaico, ma durante le feste pasquali per assicurare l ordine pubblico era costretto a trasferirsi da Cesarea, al palazzo governativo di Gerusalemme. Fu qui che venne a trovarsi quando i sommi sacerdoti gli portarono Colui che in molti chiamavamo il Messia, ovvero, Gesù di Nazareth, reo di essersi dichiarato Figlio di Dio. Sono certa che in cuor suo Ponzio comprese l insensatezza di quell accusa mossa dall invidia, forse, fu per questo che propose uno scambio in occasione della Pasqua giudaica con la certezza di salvare Gesù. Ma fu tutto vano; la folla incitata dai farisei scelsero di liberare un malfattore, Barabba, invece di Colui che fino a qualche giorno fa acclamavano come figlio di Davide. Mio caro Longino, non trovi singolare che Gesù. Il Figlio Unigenito del Padre, abbia preso il posto di Bar-Abbas, il cui nome significa figlio del Padre? Non credi che questo fatto racchiuda un messaggio? Comunque, alla fine, le logiche del potere prevalsero nel cuore di Pilato, il cui nome verrà ricordato non tanto per essere stato governatore della Giudea per appena dieci anni, ma quanto per aver consegnato alla morte il Cristo. Gli anni che precedettero il suo ritorno a Roma, trascorsero nell irrequietezza, ed era come se quell incontro con il Cristo lo avesse segnato profondamente, era come se continuasse a guardare una barca che aveva preso oramai il largo, e forte era la nostalgia o il rammarico di non essere su quella barca. Cos è la verità?, mi chiedeva dopo avermi ripetuto una volta ancora il colloquio che ebbe con il Signore, ed io, inutilmente provavo a spiegargli ciò che il suo animo non voleva, o forse non riusciva, ad accogliere. Come molti aveva occhi e non vedeva, cercava per strade sbagliate risposte che solo il Cristo poteva dargli, eppure, la Misericordia rivestita di Verità, gli si era posta dinnanzi. L Uno fu dinnanzi all altro, la Fonte si pose dinnanzi alla cerva che anelava ai corsi d acqua per dissetarla. In quel momento così tragico si sono sfiorate la Verità senza un apparente potere, con il potere senza la verità, e non si sono incontrate poiché il secondo non ha creduto. Mi sono chiesta molte volte cosa sarebbe accaduto se Pilato avesse accolto in se la Verità. Quell incontro non era per cambiare la volontà del Padre celeste, era per cambiare la sua vita, per strapparlo da un potere che lo stava annientando. Sai, avevo sentito parlare da tempo di Gesù, e il fascino che avevo per il giudaismo, fu soppiantato dalla figura del Cristo. Ero alla nascosta ricerca della Verità, il rango a cui appartenevo, la bellezza e la nobiltà d animo che avevo non bastavano, ci doveva essere qualcosa di più. Lo scoprii in quella notte, quando il chiasso della soldataglia mi colse di soprassalto e interruppe i sogni agitati che riguardavano nostro Signore Gesù Cristo. Mi affacciai alla finestra e vidi il Maestro trascinato in catene come agnello mansueto condotto al macello. I nostri sguardi si sfiorarono appena eppure, l anima mia ne fu trafitta nel più profondo del suo intimo fu così che da quell istante, la mia vita iniziò a cambiare. Non esita allora ad inviare un messaggio a Pilato il quale era nel tribunale per giudicare Gesù e dirgli: Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua. continua a pag. 12

12 12 Elisa Simonetti* Il progetto GIOVANI E VOLONTARIATO, QUAN- DO L IMPEGNO SI FA SOLIDARIETA nasce dall esigenza della nostra Caritas Diocesana di allargare i propri confini, di entrare nelle scuole per far conoscere il mondo del Volontariato ai giovani. Con questo progetto, lanciato ormai da due anni, i ragazzi delle scuole superiori sono chiamati a prendere coscienza delle situazioni di disagio e di emarginazione, a ragionare sulla complessità della nostra società, scoprendo quali sono i valori e le spinte di cambiamento in loro e per gli altri. In particolare i ragazzi sono invitati a rendersi conto con i loro occhi di quanti e quali sono gli utenti che si rivolgono alla Caritas e presto si accorgono che le persone disagiate sono molto vicine a loro, ma spesso invisibili agli occhi. Hanno aderito al progetto il Liceo Mancinelli- Falcone e il Liceo A. Landi di Velletri, per un totale di 16 classi incontrate e circa 320 ragazzi e 6 docenti coinvolti. In ogni classe il percorso è di circa sei incontri, quattro teorici e due pratici di servizio. Ai ragazzi, infatti, è stato richiesto di sporcarsi le mani mettendosi in gioco presso la mensa diurna Giovanni Paolo II di Roma e di trascorrere un pomeriggio con i bambini di Casa Nazareth. Grazie all esperienza sul campo, perno centrale del progetto, e alla preparazione in classe, i giovani hanno modificato la loro idea di povertà: se precedentemente il povero era identificato con la persona economicamente svantaggiata (i senza fissa dimora, gli stranieri, i rom), ora povero è anche colui che non ha una rete sociale che lo sostiene. Povero è chi è privo di affetti, di cure, è colui che ha bisogno di aiuto, è chi si ritrova ad affrontare giornate vuote in cerca di un contatto. In questa prospettiva, dunque, anche gli anziani, i genitori single e le giovani coppie rientrano tra le categorie a rischio povertà. La novità di quest anno risiede nell inserire un percorso alternativo, di più incontri, collegato al tema dell immigrazione: questa esperienza ha permesso una collaborazione con un operatrice di Caritas Roma e con Felix, un rifugiato politico che ha raccontato alla classe perché ha dovuto lasciare il suo Paese e come, dopo tanto tempo, è riuscito ad arrivare in Italia. Questo esperimento ha permesso sicuramente ai ragazzi di avere una maggiore consapevolezza sulla differenza tra stranieri, immigrati e rifugiati e, inoltre, di capire che tipo di viaggio affrontano questi uomini, donne e bambini e di superare alcuni pregiudizi a loro connessi. Sicuramente come in ogni iniziativa ci sono aspetti positivi, da rivedere e da cambiare. In questo articolo vorrei sottolineare solo le sensazioni positive che mi porto da questa esperienza: è un progetto rivolto alla classe e agli insegnanti, che, insieme, sono chiamati a vivere anche l esperienza del servizio; è di sicuro un periodo di crescita e di confronto per entrambi. Mi ha sorpreso la curiosità e la voglia dei ragazzi di mettersi in gioco, seppure con alcune paure e difficoltà iniziali. Quello che il progetto propone è un contatto vero ed effettivo col povero, un contatto che si rifà a semplici gesti quotidiani e di cordialità che, molto spesso perdiamo: una pacca sulla spalla, una stretta di mano, uno sguardo, un sorriso, semplici gesti, un contatto elementare che rappresentano il primo approccio alla povertà. Esperienze come la mensa o un pomeriggio a Casa Nazareth lasciano il segno, fanno ragionare i ragazzi, aprendoli a un mondo che prima giudicavano e ora vedono con occhi diversi. Sentirsi utili e conoscere se stessi sono i primi passi per aprirsi alla vera realtà e smantellare i propri pregiudizi; riflettere sulla condizione dei poveri permette, di riflesso, di pensare alla propria situazione e di constatare che in fondo ci si lamenta troppo spesso e per ogni cosa. Alla base del progetto vi è la fiducia che la Caritas deve avere e ha nei giovani e negli adolescenti: essi sono diventati protagonisti attivi, anche durante l estate. Infatti ai ragazzi è stato proposto di partecipare ad un campo di formazione e servizio presso la Caritas di Roma e/o di svolgere il ruolo di animatori nel CaritasGrest diocesano, a cui hanno aderito circa 40 giovani incontrati nelle scuole.ovviamente il percorso presentato è un primo stimolo per far allargare il proprio sguardo sul mondo, per capire che esistono diversi tipi di povertà e strutture in cui si può impiegare il proprio tempo libero, in cui c è il contatto diretto con l altro, per il bene dell altro. Mi auguro che qualcuno dei ragazzi incontrati possa, un domani, intraprendere un impegno nel sociale, con la stessa voglia, la stessa curiosità di scoprire il mondo e il prossimo che ci è stato affidato. *Responsabile del progetto Giovani e Volontariato segue da pag. 11 Le sue orecchie assordate dall opportunismo rimasero sorde, e l Innocente fu consegnato a morte. Solo dopo compresi che il Cristo doveva passare attraverso la Croce per poi risorgere la mattina del primo giorno dopo il sabato. Ed è su questo che si basa la nostra fede, in Cristo Signore che ha sconfitto per sempre ciò che distruggeva le nostre vite, riducendo al silenzio colei che era la signora incontrastata sulle nostre vite, appunto la morte, spalancando di nuovo le porte del Regno dei cieli. L olio della Misericordia si è dunque riversato su di noi in abbondanza per purificarci, per renderci degni dell amore che il Signore ci ha donato per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo, affinché ci venisse restituita ciò che il maligno ci rubò: la figliolanza con Dio Padre. E voi, ci ricorda l apostolo Paolo, non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: Abbà! Padre. Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. Con forza, mio caro fratello, non cessi il nostro cuore di confidare in Cristo, portando impressa in noi questa certezza: Chi ci separerà dall amore di Cristo? Forse la tribolazione, l angoscia, la persecuzione, la fame la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello. Mio buon Longino, stai per completare la tua corsa, rimani fedele affinché il Signore possa consegnarti la palma della vittoria e tu possa prendere possesso del posto che il Signore ha preparato per te fin dall eternità presso la sua dimora. Desidero congedarmi da te assicurandoti la mia incessante preghiera, e consegnandoti le parole dell amatissimo Pietro affinché rechino al tuo cuore la consolazione di cui ha bisogno in quest ultimo tuo momento. Carissimi, non meravigliatevi della persecuzione che, come un incendio, è scoppiata in mezzo a voi per mettervi alla prova, come se vi accadesse qualcosa di strano. Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo, perché lo Spirito della gloria, che è Spirito di Dio, riposa in voi. Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida o ladro o malfattore o delatore. Ma se uno soffre come cristiano, non ne arrossisca; per questo nome, anzi, dia gloria a Dio. Nell immagine del titolo (pag. 11) : Claudia Procla e Ponzio Pilato, opera di James Tissot.

13 13 don Antonio Galati Dall assistenzialismo del dopo-guerra alla promozione umana integrale 1 Dal 1943 al 1970 operò in Italia, per quanto riguarda l assistenza ai bisognosi a livello nazionale, la Pontificia Opera di Assistenza (POA) e, a livello diocesano, le Opere Diocesane di Assistenza (ODA). Questi due organismi erano gli strumenti che il papa e i vescovi si erano dati per far fronte alle necessità del popolo italiano dopo la guerra. Caratteristica della POA e delle ODA, quindi, è quella di essere organismi di natura assistenziale, per la risposta immediata ai bisogni causati dalla guerra e dalla povertà in generale. Con l opera di Paolo VI e il rinnovamento conciliare, le cose e le consapevolezze circa l esercizio della carità cambiarono, portando alla necessità di costituire un organismo che fosse espressione dell insieme dell episcopato italiano, il quale doveva prendersi carico in maniera unitaria dei bisogni del popolo di Dio che è in Italia, e farsi promotore di un esercizio più integrale e completo per quello che significa la carità all interno della pastorale ordinaria, sia a livello nazionale che diocesano e, anche, parrocchiale. Quindi, nel 1970, Paolo VI chiuse la POA lasciando in mano alla CEI l organizzazione dell esercizio della carità in Italia, la quale deliberò la costituzione della Caritas, che avvenne il 2 luglio A livello diocesano, la decisione veniva lasciata all iniziativa dei singoli vescovi, che però si mostrarono restii, tanto che durante il primo anno di vita del nuovo organismo pastorale non ci furono istituzioni di Caritas diocesana in nessuna diocesi d Italia. La svolta avvenne con il convegno nazionale delle Caritas diocesane del 2 settembre In questo convegno ci fu, da parte di mons. Italo Castellano, rappresentante della CEI, la forte sottolineatura della Caritas come dell organismo per la promozione e il coordinamento delle attività caritative. Inoltre, la cosa che più di tutte segnò l avvio del radicamento della Caritas nelle diocesi italiane fu l intervento di Paolo VI che, nel suo messaggio alla fine del convegno, propose un commento allo statuto della Caritas stessa, segnandone in qualche modo l interpretazione autentica e definitiva. L articolo 1 dello statuto della Caritas «La Caritas Italiana è l organismo pastorale costituito dalla Conferenza Episcopale Italiana al fine di promuovere, anche in collaborazione con altri organismi, la testimonianza della carità della comunità ecclesiale italiana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica». La prima cosa che emerge è che la Caritas è un organismo pastorale, cioè non interviene solo in casi sporadici e per alcune situazioni, ma la sua attività ricopre e interessa la vita ordinaria della Chiesa e della parrocchia, in quanto strumento attraverso il quale la stessa comunità ecclesiale esercita la carità, intesa come amore per l altro, secondo quanto il Signore stesso ha comandato 2. Da qui emerge che l attività della Caritas non è quella di testimoniare la carità - espressione che è traducibile con fare opere caritatevoli -, ma quella di promuovere la testimonianza della carità della Chiesa: ciò significa che è la comunità ecclesiale, sia essa nazionale, diocesana o parrocchiale, che è soggetto primo ed unico di attività caritatevole e testimonianza della carità. La Caritas esiste per ricordare questo alla Chiesa e aiutarla a metterlo in pratica. L attività della Caritas o, meglio, l attività della Chiesa sostenuta e aiutata dalla Caritas, deve arrivare a promuovere lo sviluppo integrale dell uomo, il che significa che la testimonianza della carità non deve fermarsi, e di fatto non è, il semplice dono al povero per rispondere parzialmente ad un suo bisogno temporaneo, ma è un attività più articolata, complessa e profonda per incidere sulla società perché questa diventi non causa di povertà, ma aiuto ad una crescita di tutto l uomo nelle sue dimensioni umane, psichiche e spirituali. Per fare questo la Caritas deve aiutare la Chiesa ad essere un organismo dinamico, capace di ascoltare la società e le sue esigenze e adattarsi a queste per rispondergli nella maniera adeguata, convincendosi che le stesse formule di intervento non vanno bene sempre, in qualunque luogo e in qualunque tempo. Per una conclusione sulla carità nella Chiesa Provando a riassumere tutto il percorso fatto seguendo lo sviluppo storico dell esercizio della carità della e nella Chiesa, anche se con lunghi balzi in avanti da un periodo ad un altro, si può sottolineare come l esercizio della carità si è andato costantemente ad approfondire: partendo dall impegno per rispondere alla povertà materiale degli uomini, passando per un interesse non solo ai bisogni come il cibo e la salute, ma anche a quelli intellettuali, si è arrivati ad un attenzione allo sviluppo integrale di tutto l uomo, in tutte le sue dimensioni costitutive personali e sociali. Ciò porta a concludere che la carità, o più esplicitamente l amore, si concretizza in un apertura all altro e ad una presa in carico di tutte le sue necessità, affinché l impegno del singolo e del gruppo porti le persone a sviluppare integralmente il loro essere uomini e donne, senza tralasciare nessuno dei loro ambiti di vita. 1 Tutto il testo è elaborato in base a S. FERDINANDI, Radicati e fondati nella carità. Itinerario di formazione alla carità per sacerdoti, seminaristi e diaconi nella Chiesa italiana, EDB, Brescia 2006, pag Cfr. Gv 13,34-35.

14 14 don Dario Vitali* Il penultimo articolo del Simbolo recita: «et expecto resurrectionem mortuorum». La fede della Chiesa si fa attesa, desiderio impaziente: la resurrezione dei morti e la vita eterna costituiscono il compimento ultimo e la pienezza definitiva di quanto il cristianesimo annuncia. Senza quell esito, la proposta cristiana perde ogni interesse, perché non mantiene ciò che promette. Quello sulla resurrezione dei morti è uno degli articoli in cui si manifesta con più evidenza la peculiarità della fede cristiana, «scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani» (cfr 1Cor 1,31) di allora e di oggi. Quando Paolo all areopago di Atene, annuncia che un uomo, Gesù, è risuscitato dai morti, gli astanti ribattono: «Su questo ti ascolteremo un altra volta» (At 17,32). Quando oggi l uomo domanda del suo futuro, i sapienti del New Age offrono in alternativa un facile ciclo di reincarnazioni, che si ripete fino a quando l uomo non possa raggiungere il suo compimento in una dimensione spirituale non meglio definita. La resurrezione costituisce una sfida per l uomo, posto sotto il segno della caducità e della morte, perché afferma la vita senza negare la morte; anzi, prenda sul serio la morte come passaggio definitivo dell uomo che pone fine al tempo che gli è dato per entrare nella piena comunione con Dio. Che la resurrezione sia una dottrina peculiarmente cristiana, lo dimostra la fatica con cui l Antico Testamento ha accettato l idea della resurrezione. La primitiva concezione della vita in Israele è che tutti finiscono nello sheol, il mondo dei morti: la vita piena finisce con la morte, in quanto quella dopo la morte è un esistenza vuota, diminuita, umbratile; al contrario, la benedizione di Dio si vede nella lunga vita, nella grande prosperità e nella posterità numerosa. Non si può considerare un testo sulla resurrezione la famosa pagina di Ez 47,1-14, nella quale il profeta vede una pianura piena di ossa aride, calcificate, che possono rivivere mediante il dono dello Spirito. Il testo si riferisce piuttosto a una possibile resurrezione futura di Israele, e si può inquadrare come un esortazione alla speranza per un popolo che vive l esilio come una sconfitta e una morte. I libri che parlano espressamente di resurrezione sono Daniele e il Secondo Libro dei Maccabei, due libri apocalittici redatti non più di due secoli prima di Cristo. In 2Mac 7 si staglia la figura di una madre ebrea che esorta i suoi sette figli al martirio piuttosto che trasgredire la Legge, nella certezza che Dio distinguerà tra i giusti e gli ingiusti, dando ai primi una risurrezione per la vita, agli altri una resurrezione per la morte. Questa idea, nata anch essa da una situazione di prova, in cui la fede in Dio porta a sperare nella sua fedeltà che garantisce futuro al suo popolo, in Dn 12, 2 diventa affermazione esplicita della risurrezione universale: dei giusti per la vita eterna, degli ingiusti per la vergogna eterna. Sarà questa la posizione di farisei ed esseni, i quali, a differenza dei sadducei, credono nella resurrezione dei morti. Il tema si ritrova nel Nuovo Testamento, con due posizioni contrapposte: l idea di una continuazione della vita dopo la morte, in una condizione diminuita e triste, non diversa da quella di tutti i popoli antichi; l idea di una doppia resurrezione, quella dei giusti per la salvezza eterna e quella degli empi per una condanna, anch essa eterna. Gesù condivide chiaramente la seconda, come dimostra il brano di Mc 12, (e paralleli), che riguarda la disputa fra Gesù e i sadducei sulla donna andata in moglie a sette fratelli e infine morta pure lei: di chi sarà moglie al momento della risurrezione finale? La resurrezione non è un evento che sancisce l ordine di questa terra, ma una comunione piena con Dio, che è il Dio dei vivi e non dei morti. È quanto afferma anche il Vangelo di Giovanni: «Quanti sono nei sepolcri udranno la sua voce [del Figlio] e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna» (Gv 2, 28s). Questa verità è rappresentata plasticamente da Mt 25,31- continua nella pag. accanto

15 15 mons. Franco Risi La vocazione sacerdotale non spunta dal nulla, richiede un terreno ben preparato. Il brano del Vangelo di Giovanni (cfr. Gv 10, 17-30) sottolinea in modo incisivo che la prima condizione necessaria per realizzare nelle comunità parrocchiali un terreno idoneo per le vocazioni è la capacità di ascolto: «Le mie pecore ascoltano la mia voce» (Gv 10, 27). Ogni comunità, popolo dei credenti in Cristo, può essere descritta come un gregge che ascolta e segue la voce del Buon Pastore. Per questo chi percepisce la chiamata di Cristo è necessario che si metta in silenzio orante per ascoltare la sua voce attraverso il Vangelo e la Chiesa disponendosi con cuore aperto, libero ed umile: solo se si vive ciò con responsabilità e maturità si può essere parte attiva nel suo gregge. Cristo è il Buon Pastore che non solo indica la via ai credenti aiutandoli ad orientare la propria vita in pascoli abbondanti ed alle fonti di acqua viva, ma è anche colui che protegge ed offre la sua vita per il gregge. Perciò anche per noi è importante, se vogliamo seguire Cristo, tornare ad impegnarci con maggiore volontà a trovare il tempo per ascoltare e meditare la Sua Parola, mediante l aiuto del sacerdote nella comunità parrocchiale. Cosa mai promette questo Buon Pastore ai giovani? «La vita eterna» (Gv 20, 28). Vale la pena seguire Gesù, perché sa guidarci in questo mondo attraverso vie di bene e di pace, e così giungere alla vera gioia. È fondamentale per ogni comunità cristiana impegnarsi a preparare terreni idonei per aiutare i giovani a comprendere la propria vocazione e a vivere l esistenza a partire dall ascolto sincero del messaggio di Gesù Cristo. Tuttavia ci sono molti pericoli che ci possono allontanare dal valore positivo della Parola Divina. Benedetto XVI, in una sua udienza generale affermò che noi «soffriamo una debolezza di ascolto nei confronti di Dio nel nostro tempo. Semplicemente non riusciamo più ad ascoltarlo. Ci sono troppe frequenze diverse che monopolizzano l esistenza dei nostri orecchi. Quello che si dice di Lui ci sembra pre-scientifico, come se non fosse adatto al nostro tempo». continua a pag. 16 segue da pag , nella scena del giudizio finale, quando il Figlio dell uomo radunerà tutte le genti e separerà i giusti e gli ingiusti come il pastore separa le pecore dalle capre. Ma sarà soprattutto Paolo a insistere su questo punto, anche se egli insiste soprattutto sulla resurrezione dei giusti, identificati con coloro che hanno creduto in Cristo e che, morendo con lui, sono già partecipi della sua resurrezione. Il testo di gran lunga più importante è 1Cor 15, dove è esposta con ampiezza la dottrina sulla resurrezione. Proprio questo testo esprime la peculiarità della concezione cristiana della resurrezione: non si tratta tanto di una dottrina, quanto di un esperienza di fede: Cristo è risorto e di questo noi siamo testimoni! Negare la risurrezione dei morti di fatto è negare anche la risurrezione di Cristo. «Se non esiste resurrezione dai morti, neanche Cristo è risorto. Ma se Cristo non è risorto, allora è vana la nostra predicazione, ed è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati» (1Cor 15, 13-17). Piuttosto, «Cristo è risuscitato dai morti come primizia di quelli che dormono. Poiché, se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la resurrezione dei morti» (1Cor 15,20). Come Cristo, così l uomo che è in Cristo: la chiave di lettura della resurrezione è il corpo glorioso di Cristo, al quale saremo definitivamente configurati. Ciò significa che la fede cristiana non afferma una liberazione dal corpo, ma la sua trasformazione. Il corpo non è il principio negativo rispetto all anima, la materia come carcere del principio divino che anima l uomo e dev essere liberato. Caro salutis cardo, diceva Tertulliano: la carne è il cardine della salvezza. Il principio dell Incarnazione del Verbo sta al fondamento dell economia cristiana della salvezza: l uomo è chiamato a partecipare, tutto intero, alla condizione del Figlio che il Padre ha risuscitato e ha costituito erede di tutte le cose. In questo modo Cristo, unigenito figlio di Dio, diventa il primogenito tra molti fratelli (cfr Rm 8,29): quanti sono in Cristo partecipano della sua vita, in quanto egli, che era un essere vivente, mediante la resurrezione dai morti è costituito «Spirito datore di vita» (1Cor 15,45): è lui che dona lo Spirito della vita, principio della vita nuova. *Teologo Docente Ordinario alla P.U.G. di Roma

16 16 segue da pag. 15 Altre influenze che esistono e ci allontanano dalla Parola di Dio e di cui spesso siamo vittime, sono idee di alcune scuole di pensiero contemporaneo, che insegnano il viviamo per morire e teorizzano l inutilità della vita umana svalutando l azione salvifica di Dio. È logico allora che da questi insegnamenti scaturiscono degli atteggiamenti negativi, come ad esempio le diverse forme di evasione dalla famiglia, dalle istituzioni civili e dalla vita stessa. Ne segue che nella vita delle persone si cerca solo il piacere effimero della droga, del sesso, dell alcool, dell apparire o del voler raggiungere posizioni di rilievo nella società a scapito degli altri. È evidente che se una persona cerca solo di vivere in queste condizioni che soddisfano momentaneamente, finirà per costruire un futuro di amarezza. Per questo Cristo, Buon Pastore, ci viene incontro per aiutarci a capire che la vita è un dono divino e che tutti gli uomini sono chiamati a fare discernimento nel suo valore e poi a fare una scelta giusta, che dà senso alla propria vita: Egli non obbliga nessuno a frequentare le comunità parrocchiali che educano all ascolto della Parola di Dio e alla vita sacramentale; ciò permette a ciascuno di compiere scelte responsabili per il proprio futuro. La parrocchia è consapevole che per aiutare a compiere scelte idonee e definitive è necessario essere educati ad uno stile di preghiera personale e comunitario costante e ad un servizio di carità verso il prossimo: Gesù non solo ci ha insegnato a pregare, ma lui stesso ha pregato e si è messo al servizio di quanti ha incontrato sulla sua strada. Inoltre ci ha insegnato con quale stato d animo dobbiamo pregare: «È giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e Verità, perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è Spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in Spirito e Verità» (Gv 4, 23-24). La preghiera fatta in spirito e verità ci mette nelle condizioni di comprendere la chiamata di Dio e farla nostra. Papa Francesco, nella catechesi del mercoledì 26 marzo parlando del Sacramento dell Ordine, si è soffermato su come si diventa sacerdoti, sottolineando che «il Signore chiama» invitando chi l ha sentito a «curare questo invito», pregando perché «cresca e dia frutto in tutta la Chiesa». Il Papa continua nella stessa catechesi: «Vorrei finire con una cosa che mi viene in mente: ma come si deve fare per diventare sacerdote? Dove si vendono gli accessi al sacerdozio? NO. Non si vendono. Questa è un iniziativa che prende il Signore. Il Signore chiama, chiama ognuno di quelli che Egli vuole diventino sacerdoti. Forse ci sono qui alcuni giovani che hanno sentito nel loro cuore questa chiamata, la voglia di diventare sacerdoti, la voglia di servire gli altri nelle cose che vengono da Dio, la voglia di stare tutta la vita a servizio per catechizzare, perdonare, celebrare l Eucarestia, curare gli ammalati E tutta la vita così. Se qualcuno di voi ha sentito questa cosa nel cuore, è Gesù che l ha messa lì. Curate questo invito e pregate perché cresca e dia frutto in tutta la Chiesa». Le comunità parrocchiali sono il terreno fertile adatto per accogliere quanto detto dal Papa con molta semplicità e chiarezza. Infatti in esse, durante l anno pastorale si svolgono molte attività formative, in particolare nei periodi estivi, che vogliono essere di stimolo per ciascuno a mettersi alla ricerca del proprio progetto di vita: campeggi, campi-scuola, grest ed altre attività ricreative. A questo punto è necessario indicare al giovane la possibilità di discernere la chiamata che sente nel cuore per poi approfondirla negli anni del seminario e poter giungere così ad una scelta definitiva. Durante gli anni formativi in seminario, frequentando le attività pastorali delle parrocchie, il giovane troverà consolazione nel suo cammino vocazionale soltanto se conserva lo stupore e la gioia di vedere la testimonianza dei credenti che si riuniscono con fede per partecipare alla Celebrazione Eucaristica, al Sacramento della Riconciliazione, alla preghiera personale davanti al Tabernacolo e, infine, alle altre attività che la parrocchia propone. A tal proposito papa Francesco, incontrando i seminaristi del Leoniano di Anagni il 14 aprile, ha ribadito: «Preghiera, studio, fraternità e anche vita apostolica: sono i quattro pilastri della formazione, che interagiscono. La vita spirituale, forte; la vita intellettuale, seria; la vita comunitaria e, alla fine, la vita apostolica, ma non in ordine di importanza. Tutte e quattro sono importanti, se ne manca una la formazione non è buona. E queste quattro interagiscono. Quattro pilastri, quattro dimensioni su cui deve vivere un seminario». Davanti a quanti sentono ardere nel loro cuore la chiamata alla sequela di Gesù, buon Pastore, rispondiamo anche noi come Maria all angelo: «Come è possibile questo?» (Lc 1,34) e nello stesso tempo chiediamo al Signore che ci mandi buoni pastori. Sì, chiediamoglielo con forza: questo è un dono troppo grande! Tutto ciò è opera dello Spirito Santo: «offrire umilmente se stessi, come creta da plasmare, perché il vasaio, che è Dio, la lavori con l acqua e il fuoco, con la Parola e lo Spirito. Si tratta di entrare in quello che dice san Paolo: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). Solo così si può essere diaconi e presbiteri nella Chiesa, solo così si può pascere il popolo di Dio e guidarlo non sulle nostre vie, ma sulla via di Gesù, anzi, sulla Via che è Gesù» (Papa Francesco, udienza ai seminaristi del Leoniano di Anagni). Nell immagine del titolo: Gesù chiama gli apostoli, James Tissot.

17 17 don Gaetano Zaralli A ll appuntamento gli sposi hanno portato con sé un amica: una ragazza che al mattino era arrivata da Firenze per il matrimonio che si sarebbe celebrato all indomani. Niente di straordinario nella sua persona, anzi ci teneva a che la normalità fosse per lei il pregio essenziale. Alle prime battute si è messa in disparte, rispettosa, per le cose che si dicevano. S è parlato poi dei motivi che conducono i fidanzati a scegliere di sposare in chiesa. Lui lo fa perché vede nel sacramento il completamento di un cammino che lo porterà a formare una famiglia cristiana. Lei, ricalcando il pensiero sulla famiglia, aggiunge che la sua scelta è frutto anche degli insegnamenti ricevuti dai genitori L amica di Firenze ora è più attenta al discorso, probabilmente vuole sapere qualcosa in più, rispetto alla fede dei due sposi. Li aveva conosciuti a Londra dove condivideva con loro un piccolo appartamento e quelle faccende religiose non erano mai venute fuori nei loro discorsi. Tra amici ci si conosce abbastanza, date le chiacchiere che si fanno, magari mentre si mangia una pizza, sul lavoro, sulle vicende familiari, sugli innamoramenti e su mille altri argomenti Non sempre, però, accade di entrare ciascuno nell intimità dell altro a proposito della fede. E questo forse un tabù? E questa forse una forma di pudore che mette al riparo la propria anima dal rischio di perdersi nei dubbi? O si tratta solo di indifferenza, di tanta indifferenza nei confronti di certe questioni religiose che nulla hanno da dire a chi lotta giorno dopo giorno per avere un lavoro? L ho chiesto all amica toscana che, accostando la seggiola ai due fidanzati, risponde semplicemente: - Sono atea. Deve aver sentito su di sé il mio sguardo tenero e disinvolto, perché con semplicità e quasi per scusarsi di essere diventata all improvviso un ingombro, o una nota stonata in quel contesto, ha immediatamente aggiunto: - Però, anche se sono atea, non mi sento estranea ai sentimenti dei miei amici, anzi li condivido con piacere, perché in fin dei conti i valori che stanno emergendo dalle loro parole potrebbero essere anche i miei. - Tu da bambina senz altro sei stata battezzata e i genitori certamente ti hanno parlato di Gesù Forse per questo ti porti dentro, magari a tua insaputa, una cultura cristiana che non senti di dover rinnegare. - Non mi sento per nulla in contrasto con i valori cristiani, in verità; ciò che mi disturba è la formazione cattolica che mi è stata data e l idea di Dio che mi è stata trasmessa, l idea di un Dio impelagato, non per colpa sua, in tante norme volute da una istituzione umana. Naturalmente chi continua a insinuare che questi dialoghi sono frutto della mia fantasia e non documenti veri che testimoniano un modo di pensare comune ormai tra i giovani, vuole, illudendosi, continuare a immaginare il fenomeno della fuoriuscita dalla religione cattolica di tanta gente come un fatto marginale che interessa solo misere frange di gente ignorante e non disposta a seguire le vie difficili di un cristianesimo serio e impegnativo. La conversazione si è accesa maggiormente quando dal computer ho tratto le risposte che i futuri sposi avevano dato sulla opportunità o meno di una convivenza prima del matrimonio. Lei La convivenza penso sia utile alla coppia perché porta ad una maggiore conoscenza. A noi poi è capitato di dover convivere come fidanzati per una naturale evoluzione delle cose. Quasi per caso c eravamo ritrovati ad occupare la stessa abitazione a Londra, quando eravamo dei semplici conoscenti che il lavoro precario e la necessità di risparmio aveva messo insieme; poi, tra me e lui è nato l amore e il coabitare non è stato più solo un esigenza pratica, ma anche un desiderio profondo. Sara, l amica toscana, che di quella esperienza era stata testimone, ora mi guarda, curiosa... Non è facile difendere certe posizioni della Chiesa cattolica in determinati frangenti, senza correre il rischio di fare la figura dell ingenuo. Il sostenere, per esempio, che quei due coabitanti, tranquilli fin lì, come semplici conoscenti, debbano, ora che sono innamorati, separare le stanze e i letti, perché altrimenti la tentazione potrebbe condurli al peccato, è cosa ragionevole? E cosa ragionevole pretendere che i due, stando sotto lo stesso tetto nell intimità di un amore reciproco, vivano come fratello e sorella? La ragazza toscana, forte della sua coerenza, con quegli occhioni scuri che mi scrutano, ora pretende da me altrettanta coerenza, almeno nelle parole - Mi dica, Padre, come fa la Chiesa a sostenere cose del genere? Non si vede ridicola nell indicare soluzioni che ormai contrastano con il buonsenso di tutti? - Ascolta, Sara! Quando si celebrerà il matrimonio dei tuoi amici, tu sarai presente e io ti inviterò a leggere una delle Letture e tu verrai, perché sei cortese, educata verrai perché la tua presenza è segno di intima unione con gli sposi. Anche se atea, come dici di essere, in quel momento, inserita in una comunità che fa chiesa, tu farai chiesa In quel momento ti guarderò e con la dolcezza di sempre, sorriderò alla tua incoerenza. Sara ora è lì, in prima fila, visibilmente commossa per gli amici che in chiesa stanno per sposare. E venuta sull ambone e ora proclama la Parola di Dio. La sua voce è naturale come naturale è la condivisione che sta riservando al fatto che ormai per lei e per tutti certa incoerenza sa di mistero Nell immagine del titolo: opera pittorica di Justin Taylor.

18 18 P. Vincenzo Molinaro Il potrebbe restare nella cronaca leggera della nostra diocesi come un anno interessante per tanti motivi. Uno simpatico è il cammino ascensionale dei fidanzati che hanno avuto e in parte utilizzato l offerta ricevuta dalla chiesa, a vari livelli, di unirsi di più e di essere riconosciuti all interno della chiesa come protagonisti. Papa Francesco ha fatto la parte principale e vari sono stati i fidanzati della diocesi che sono andati a Roma all incontro di San Valentino. Merita un ricordo speciale il gruppo di Segni, dei quali abbiamo già pubblicato la foto Poi è venuto l incontro con il Vescovo mons. Apicella, ritagliato tra molti impegni è riuscito a fissare la dimensione diocesana e a far nascere qualche desiderio nel folto gruppo dei presenti all Acero. Infine iniziative delle singole parrocchie, una per tutte quella di Artena con il pellegrinaggio ad Assisi, hanno lasciato il segno nella esperienza di ogni coppia e aperto i cuori alla speranza che il cammino intrapreso non venga bloccato. Fatto nuovo la presenza dell incaricato diocesano durante il percorso formativo nelle varie parrocchie. Accompagnato sempre da alcune famiglie, questo incontro si è inserito nel progetto, aprendo ai giovani l orizzonte diocesano, mostrando una chiesa non tanto come spazio da utilizzare per il proprio matrimonio quanto come un popolo animato da interessi condivisi. La presenza di coppie con varia esperienza, con figli, voleva mostrare quanto la famiglia è inserita nella società e quale possa essere il suo apporto. Andiamo verso l estate, ancora alla spicciolata, ma si sente nell aria il muoversi delle fronde: diversi operatori aspettano l occasione di mettersi in rete, di scambiarsi notizie ed esperienze. Pian piano prende corpo un progetto che a breve dovrebbe dare alla diocesi una possibilità di comunicazione in tempo reale a tutto le parrocchie. Sogni? Forse sarebbe meglio dire: esigenze ineludibili. Nel frattempo alcune di queste coppie già hanno celebrato le nozze e tutte le altre si avvicinano rapidamente alla meta. Periodo quindi super impegnato con tutti i dettagli da curare, senza dimenticarne nessuno. Un periodo in cui davvero sarebbe impossibile proporre attività in comune. Così, mentre per i fidanzati si avvicina l ora fatidica, gli operatori verificano la qualità della propria opera. Siamo andati al cuore del Vangelo? La prima domanda da porsi riguarda la qualità del nostro intervento e la capacità di trasmettere il messaggio dell amore proprio del vangelo. In effetti è il vangelo dell amore che viene affidato agli sposi. Sono i ministri della grazia, la grazia e la presenza del Signore si manifesta nei loro gesti e nelle loro scelte. Questo si può definire come un classico nel pensiero della chiesa. Riassunto negli Orientamenti pastorali (n.79) dove vengono citati i documenti recenti la Familiaris consortio, Evangelizzazione e sacramento del matrimonio, Educare alla vita buona del Vangelo, oltre al Catechismo della Chiesa Cattolica, il pensiero della Chiesa è che agli sposi è affidata una speciale ministerialità nella edificazione del popolo di Dio. Questa affermazione è da sottoporre ad autentica verifica. In effetti i nostri fidanzati, durante il cammino di formazione, sono troppo presi dalle problematiche inerenti alla celebrazione che con difficoltà guardano oltre e si immedesimano nel pensiero della Chiesa che li pone al servizio del vangelo. Nel documento troviamo qui l accostamento della ministerialità degli sposi con quella del sacerdote, tutte e due derivanti dal sacramento specifico, matrimonio e ordine, ma tutte e due protese a un servizio verso terzi che li accomuna e che sempre più spesso costituisce la piccola cellula operante a livello diocesano. Sarà un sogno quando in tutte le parrocchie con il sacerdote vi saranno una o più coppie di riferimento, alle quali le giovani coppie e i fidanzati stessi possono rivolgersi. Ad ogni modo, questa tematica potrebbe essere il collegamento tra il prima e il dopo. Un discorso già sentito da cui ripartire. Gli strumenti tecnici Tornando al cammino dei nostri gruppi varie le proposte che possono essere fatte dopo l estate. Primo test da affrontare è quello del collegamento diocesano e della opportunità di stringere le fila, cominciando con la conoscenza di tutte le coppie impegnate nel servizio nelle varie parrocchie. Se si trova il modo di comunicare con facilità, si potranno mettere in campo svariate opportunità intorno a cui radunare le famiglie giovani. Anzitutto, ogni parrocchia, dovrà sostenerle, facendo loro delle proposte e poi in seconda battuta la diocesi potrebbe lanciare altre iniziative. Una di queste potrebbe essere la partecipazione massiva all Udienza di Papa Francesco, nel prossimo ottobre-novembre, arricchita magari con altri elementi sempre da concordare a livello diocesano, con l intento di creare un evento intorno alle famiglie giovani che vanno dal Papa. Quest anno la festa della famiglia diocesana, del primo maggio, era troppo vicina all incontro dei fidanzati con il vescovo, 26 aprile, per cui non si poteva chiedere ai fidanzati di tornare. L anno prossimo si può prevedere meglio la data e quindi facilitare la loro presenza. Altra proposta è quella di mettere in rete tutte le attività dove è coinvolta la famiglia e portarle a conoscenza della diocesi.

19 19 a cura delle Suore Apostoline C era una volta in un paese lontano così iniziano le più belle favole che da bambini i nostri nonni o genitori ci raccontavano o che oggi raccontiamo ai nostri ragazzi In quel tempo Gesù camminando lungo il mare di Tiberiade disse così spesso iniziano i racconti del vangelo, la vita di Gesù, in un tempo e in uno spazio ben preciso Ciao, sono nato a il Così ha inizio la nostra vita: è come un racconto, una storia che si intreccia con la vita di Dio, con altre storie, fatta di tempi, luoghi, persone, circostanze Spesso mi sono soffermata a pensare se fossi nata in un altra epoca, certo sarebbe stato tutto diverso, Invece siamo nati oggi, chiamati a vivere oggi, in questo contesto sociale, culturale e religioso, e siamo chiamati a raccontarci ogni giorno. La nostra storia si costruisce proprio giorno dopo giorno. Raccontare la propria storia, la propria vocazione, condividere quello che ha fatto il Signore nella nostra vita è un esercizio a cui ogni cristiano è chiamato. La gente aspetta una buona notizia, la Buona Notizia e questa è possibile trasmetterla non solo con le parole ma innanzitutto con la nostra vita e le nostre azioni. Noi cristiani abbiamo riconosciuto e incontrato una Persona: Gesù che ha cambiato la nostra vita. La vocazione è proprio questa storia di cui Dio è l autore che la arricchisce passo dopo passo Avete mai raccontato la vostra storia? Il vostro incontro con Gesù? Abbiamo il coraggio di parlare della nostra vita? Di raccontare la vocazione nei nostri ambienti religiosi, sociali? Cosa intendiamo per vocazione? Mi viene in mente san Paolo quando ci ricorda: come potranno ascoltare senza nessuno che lo annunci?. Nella Bibbia incontriamo molte storie vocazionali, ogni personaggio ha una storia da narrare. In questo tempo estivo, di riposo del corpo e dello spirito possiamo leggere un racconto biblico: la storia di Abramo, di Mosè, di Giuseppe, il principe d Egitto, di Maria, di san Paolo Ogni luogo è opportuno per narrare la propria storia vocazionale e il senso cristiano che guida la propria vita. In modo particolare però la parrocchia è il luogo vitale dove nasce, cresce e matura una vocazione. Dove possiamo ascoltare e raccontare le tante storie vocazionali. La pastorale vocazionale, come abbiamo ricordato più volte, attraversa ogni pastorale: non possiamo prescindere di parlare della vocazione alla vita in un percorso di preparazione al sacramento del Battesimo. Nella catechesi è implicito parlare di vocazione, così nella pastorale giovanile, famigliare, della scuola, del lavoro. Anche la liturgia ci aiuta a comprendere quei segni che indicano la relazione tra Dio e il credente. Ogni ambiente è opportuno per annunciare il vangelo, la bella notizia della vocazione. La parrocchia è inoltre comunità di vocazioni, dove ognuno può ritrovarsi ed esprimere il suo sì. Il parroco ha in modo speciale questa responsabilità di curare ogni vocazione, di valorizzare ogni carisma, ogni dono, affinché la comunità sia ricca nella diversità e bellezza di ogni vocazione. Come un mosaico in cui ognuno è invitato a trovare il proprio posto, come un corpo dove ogni membro ha un compito specifico e unico per l utilità comune. Per riconoscere i segni vocazionali è importante confrontarsi con le diverse vocazioni e lasciarsi accompagnare da un fratello o sorella maggiori, capaci di ascolto, di orientare la persona, il giovane in modo particolare, verso scelte concrete di vita. Non è facile parlare di vocazione e proporre i diversi modi per dire sì a Dio, per poter rispondere alla chiamata di Dio e mettere a servizio di tutti la propria vita. Non è allo stesso modo facile prendere in mano la propria vita e decidersi verso dove e verso Chi andare. Bisogna imparare a valorizzare ogni chiamata, riconoscendone il valore. Bisogna imparare ad essere sempre aperti alle novità e ai cambiamenti che Dio opera nella nostra realtà. Più volte abbiamo sottolineato la necessità della preghiera: un autentica relazione personale con Dio ci apre all accoglienza dell altro. E una comunità che prega e che prega per le vocazioni è feconda di nuove risposte vocazionali lì dove la messe è molta ma gli operai pochi. Educare la comunità cristiana al senso vocazionale è quindi compito di ogni cristiano. Le nostre comunità parrocchiali sono chiamate a raccontare la varietà delle vocazioni che la compongono, ad attirare l attenzione delle persone, a suscitare interesse, curiosità. Un racconto brutto nessuno lo vuol sentire, siamo davvero desiderosi e assetati di belle notizie. E allora? Cosa aspettiamo? Più sarà bella la nostra vita e più parlerà da sé, lascerà il segno e interpellerà altri a scelte di vita autentiche, mature, libere e forti. Nell immagine del titolo: Gesù seguito per i suoi miracoli, James Tissot.

20 20 S abato 28 giugno scorso, nella vigilia della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, si è svolta, nella nostra chiesa Cattedrale di San Clemente I P.M in Velletri, la solenne celebrazione dell ordinazione presbiterale di don Teodoro Beccia. Don Teodoro è diventato sacerdote tramite l imposizione delle mani e la preghiera consacratoria di Sua Ecc.za Rev.ma monsignor Vincenzo Apicella. I fedeli della diocesi e, in particolare, delle comunità parrocchiali del Santissimo Salvatore in Velletri, parrocchia di origine del novello sacerdote, della Parrocchia di Santa Maria Assunta in Segni, dove don Teodoro ha svolto ministero pastorale come seminarista e la comunità della Collegiata di Santa Maria Maggiore in Valmontone, dove l ordinato ha svolto ministero come diacono, insieme ai sacerdoti diocesani, ai diaconi, e sacerdoti e compagni del seminario del Pontificio Collegio Leoniano di Anagni (Fr), dove l ordinato ha completato l iter formativo, si sono stretti in preghiera attorno a don Teodoro, ordinato presbitero dopo otto mesi dalla sua ordinazione diaconale. Il giorno successivo, domenica 29, solennità dei Santi Pietro e Paolo, il novello sacerdote ha presieduto la sua prima messa alle ore 10,30 presso la Parrocchia del Santissimo Salvatore in Velletri e la sera alle 19,00 presso la Collegiata di Santa Maria Maggiore in Valmontone dove il Vescovo lo ha destinato con l incarico di Vicario Parrocchiale. Ringraziamo il Signore che non lascia mancare alla Sua Chiesa chi rende presente ed efficace il Suo stesso Sacerdozio e auguriamo a don Teodoro un ministero sacerdotale proficuo a servizio della nostra chiesa diocesana e continuiamo a pregare per le vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa, perché il Signore non cessi di far sentire la sua voce ai giovani del nostro tempo e perché non manchino persone generose disposte a servire con gioia nel ministero ordinato e nella testimonianza dei consigli evangelici. n. d. r. San Salvatore, don Jourdan Pinheiro* La notizia dell approvazione a larga maggioranza degli «Orientamenti per l annuncio e la catechesi in Italia» nell ultima assemblea generale dei vescovi, è stata accolta con grande gioia e entusiasmo. Frutto di un lavoro prolungato, che ha coinvolto, oltre ai Vescovi e l Ufficio Catechistico Nazionale con la sua Consulta, un gran numero di esperti e operatori pastorali direttamente impegnati in questo ambito, il documento è stato preparato gradualmente dopo una seria riflessione fatta anche nelle Regioni Ecclesiastiche. Il suo titolo Incontriamo Gesù propone contemporaneamente «sia la dimensione del discepolato sia la dimensione della testimonianza ecclesiale»; è espressione di quella ricerca di «una pastorale che faccia perno sull essenziale» e rivelazione di quell «Amarlo e farlo amare» di Santa Teresa di Gesù Bambino, richiamato da Papa Francesco nel discorso di apertura dell assemblea della CEI. Non si tratta, però, di un nuovo documento di base! Nella presentazione per l approvazione Mons. Semeraro, Presidente della Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede, l Annuncio e la Catechesi, nonché Vescovo incaricato per continua nella pag. accanto

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