Pare proprio che, come aveva minacciato

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1 GIOVEDÌ 13 NOVEMBRE In Italia EURO 1,40 ANNO N. 269 Milano, Via Solferino 28 - Tel Roma, Via Campania 59/C - Tel I neodissidenti dell euro CALCOLI ERRATI E VEDUTE CORTE di Antonio Polito FONDATO NEL 1876 La crisi a Est Tank russi in Ucraina La Nato scopre tutto a pagina 6 Dragosei con un commento di Luigi Ippolito a pagina 31 L inserto «la Lettura» compie tre anni: festa a BookCity di Cecilia Bressanelli a pagina 38 Servizio Clienti - Tel mail: L incontro Sullo sfondo anche il futuro del Quirinale. Strappo della sinistra pd, malumori in Forza Italia Così l intesa Renzi-Berlusconi «Accordo più solido, non si vota fino al 2018». Ma ancora divisioni sull Italicum 41113> Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano Pare proprio che, come aveva minacciato D Alema in tv, la sinistra pd abbia perso la pazienza. L alzata di scudi di ieri notte contro il patto del Nazareno bis (o tris) avvia una fase in cui niente più può essere dato per scontato, nemmeno il voto sul Jobs act. È probabile che le piazze sindacali abbiano restituito coraggio e allo stesso tempo costretto a una accelerazione della lotta politica contro Renzi. Ma nel combatterla la minoranza che fa capo a Bersani e D Alema deve stare attenta a non ripetere gli stessi clamorosi errori che già le costarono il controllo del partito. Con l aggravante che stavolta non rischierebbe solo in proprio, ma metterebbe a repentaglio la credibilità del governo Renzi in Europa, già in bilico di suo. Il sospetto di una deriva politica è lecito. Appena qualche giorno fa, con un virtuosismo della litote certamente appreso alla scuola dei padri («Il vivente non umano» di Ingrao e «La non vittoria elettorale» di Bersani), Stefano Fassina è arrivato a proporre sul Foglio non l uscita dall euro, come un qualunque Grillo o Salvini, ma «il superamento cooperativo dell euro», che poi è la stessa cosa, visto che non sembra esserci nessuno in giro disposto a cooperare con noi per farci uscire in modo indolore dalla moneta unica. Così più di vent anni di zelante europeismo, nuova ideologia di una sinistra che trasferiva a Bruxelles il sol dell avvenire tramontato all Est, vengono buttati a mare in un sol colpo. Al posto dell integrazione europea, cui hanno dedicato la vita leader fino a ieri venerati come Spinelli, Prodi e Napolitano, ecco che si propone la «disintegrazione ordinata» della moneta unica, così da farne due, o tre, o quindici, come se questo risolvesse il nostro problema cruciale: il costo di un enorme debito. Il fatto è che il gruppo dei Fassina e dei Cuperlo ha letto fin dall inizio male il segno politico della crisi economica mondiale, interpretandolo come una potente spinta a sinistra dell elettorato. Su questa base ha indotto Bersani a fare una campagna elettorale perdente in stile cgil, mentre il suo popolo se ne andava da tutt altre parti. Ora è sotto choc per aver scoperto che quello stesso popolo segue Renzi, pur bollato come una Thatcher col lifting da Susanna Camusso. Non resta che l ultimo populismo, quello antieuropeista. Pericoloso ovunque, ma molto di più quando alligna all interno del partito di maggioranza e di governo di un Paese a rischio come l Italia. Non è certo così, facendo i proto-grillini o gli pseudo-leghisti solo un po più colti, che la sinistra pd può sperare non dico di riprendersi, ma nemmeno di correggere la barra del timone che ha perso. YouTube si sdoppia (e si fa pagare) Milioni di canzoni in video e zero pubblicità con un abbonamento. Parte il servizio in Italia di Andrea Laffranchi outube cambia pelle. Da Y regno del «tutto gratuito» la piattaforma video acquistata da Google avrà un area a pagamento. Dove con un abbonamento si potranno ascoltare canzoni e vedere video musicali senza interruzioni pubblicitarie. Un cambio di strategia che si basa su una considerazione: la musica è il contenuto più guardato nella grande videoteca virtuale di Google. Il servizio parte lunedì in 7 Paesi tra cui l Italia. a pagina 29 IDEE& COMMENTI FECONDAZIONE ETEROLOGA AL MERCATO DEGLI OVOCITI di Luigi Ripamonti l problema della mancanza I di ovociti per l eterologa è diventato evidente. Tra donatrici e venditrici, un vuoto di norme ci chiama a riflettere. E la soluzione non può essere l acquisto dall estero. a pagina 30 Maltempo Allagamenti, frane e scuole chiuse Nord senza tregua, vittime e paura Il maltempo continua a devastare il Nord del Paese, mentre il Sud si prepara oggi a un altra giornata difficile. Due persone sono morte ieri nel Biellese e sul lago Maggiore, decine gli sfollati. A Milano sono esondati il Seveso per l ottava volta in un anno (foto) e il Lambro, con evacuazioni e scuole chiuse. alle pagine 2 e 3 Berberi, Bruno, Giuzzi DEGRADO E POLITICA L ONDA VIOLENTA DELLE PERIFERIE di Mauro Magatti ttorno alle grandi città ci A sono quartieri in cui si vive in una condizione di extraterritorialità. I cittadini si sentono abbandonati. La politica del risentimento è però rischiosa. a pagina 31 - a pagina 23 Buccini AP PHOTO/LUCA BRUNO Il patto del Nazareno è «più solido che mai» e durerà «fino al 2018». Dopo quasi due ore di incontro Renzi-Berlusconi, Pd e Forza Italia diffondono una nota: restano «differenze sulla soglia minima» (3 o 5%) e sul «premio di maggioranza» (lista o coalizione). Intesa invece sulla soglia del 40% per il premio e sulle preferenze dopo il capolista bloccato nei 100 collegi. Sullo sfondo, la scelta del prossimo capo dello Stato. No della sinistra pd, che diserta la direzione, e malumori in FI. da pagina 10 a pagina 15 GIANNELLI La sonda dell Europa sbarca sulla cometa e il mondo si emoziona Dopo un viaggio di 10 anni, e una discesa di 7 ore con un razzo rotto, la missione Rosetta ha posato ieri la sua sonda su una cometa. In quest impresa, che porta a compimento i sogni di romanzi e film di fantascienza, è stato fondamentale il contributo della scienza italiana. alle pagine 8 e 9 G. Caprara LA NOTA Patto diseguale e tante trappole di Massimo Franco a nota dopo l incontro Renzi-Berlusconi conferma la L tenuta non tanto del patto del Nazareno ma di quello raggiunto 3 giorni fa tra premier e alleati minori. Il rapporto ineguale tra i contraenti è vistoso. a pagina 15 IL MITO E LE STORIE MA LASSÙ NOI CI SIAMO GIÀ STATI di Tullio Avoledo a pagina 9

2 2 Giovedì 13 Novembre 2014 Corriere della Sera Primo piano Il maltempo Allagamenti al Nord, si blocca l aeroporto di Genova, molti i treni fermi Tromba d aria a Taranto, le tragedie nel Biellese e sul lago Maggiore Frane e laghi al collasso, due morti Il meteo Continua anche oggi l allerta maltempo anche se il meteo migliora parzialmente. La vasta perturbazione di origine atlantica oggi si muoverà verso la Grecia favorendo un progressivo miglioramento sui settori centrosettentrionali, mentre al Sud il tempo rimarrà instabile Il bilancio Piemonte Lombardia Veneto Liguria Toscana Campania Frane Allagamenti Strade interrotte Disagi ferroviari Emilia Romagna Puglia Per questo la Protezione civile ha valutato per oggi criticità rossa (la massima) per rischio idrogeologico sulla Lombardia nordoccidentale e per rischio idraulico sulla pianura lombarda occidentale Criticità arancione per rischio idraulico in pianura in Friuli-Venezia Giulia, est della Lombardia, parte del Veneto e di Modena e Reggio Emilia; per rischio idrogeologico sui restanti settori del Friuli Venezia Giulia, della Lombardia e dell Emilia occidentale, oltre che su parte del Veneto e sui settori costieri del basso Tirreno La criticità sarà gialla per rischio idraulico sul Piemonte est, sul resto del Veneto; per rischio idrogeologico sul Centro Italia e su tutto il Sud, comprese le isole maggiori, oltre che sulla Liguria, parte dell Emilia e della Toscana Il caso Corriere della Sera Due vittime. Decine di sfollati. Frane, allagamenti, esondazioni di fiumi e laghi, trombe d aria in mezza Italia. Ferrovie a singhiozzo, strade interrotte e scuole chiuse in diverse province. Un Nord flagellato dal maltempo. E un Sud che si prepara oggi a una giornata ancora più complicata di ieri. Per la seconda settimana consecutiva l Italia deve fare i conti con una perturbazione atlantica e danni per decine di milioni di euro. Un mercoledì difficilissimo per il Piemonte dove si sono registrati diversi smottamenti. Proprio qui viveva Brunello Canuto Rosa, 68 anni, una delle due vittime. L uomo era stato chiamato dall amico Marco Fava per controllare la collina dietro casa a Crevacuore, in provincia di Biella, quando una porzione del costone è venuta giù travolgendo entrambi: per Canuto Rosa non c è stato nulla da fare, mentre Fava, 59 anni, è stato ricoverato per lo schiacciamento della cassa toracica. Il secondo morto di ieri è annegato nel lago Maggiore a Ispra (Varese): il 70enne, residente a Bodio Lomnago, sempre nel Varesotto, è caduto in acqua mentre con un canotto a remi stava andando a recuperare la sua barca che rischiava di rompere gli ormeggi nel porticciolo del paese. Il lago Maggiore è cresciuto ieri al ritmo di tre centimetri all ora fino a toccare nella notte la MILANO Rieccolo. Mentre nelle aule di Palazzo Marino si discute dei progetti anti-piene, il Seveso riemerge dalle viscere di Milano. È l ottava esondazione dell annus horribilis E per la prima volta, oggi, resteranno chiuse tutte le scuole della Zona 9, quella di Niguarda, dell Isola e di Garibaldi. L ordinanza viene firmata dal sindaco Giuliano Pisapia poco dopo le Le strade sono ancora allagate. Il fango del fiume sotterraneo ha invaso il quartiere di Niguarda in due riprese. Prima, poco dopo le 15, proprio mentre in Comune si discuteva dei progetti anti piene attesi da quarant anni. Poi alle 16.40, con le acque che tracimano dai chiusini della strada e invadono tutto il quartiere. L esondazione, fenomeno che di solito non dura più di un paio d ore, stavolta prosegue fino a sera. Il fiume di fango e scarichi fognari arriva all Isola, fino a lambire i grattacieli del nuovo quartiere di Porta Nuova. I mezzi pubblici di superfice vengono deviati, l Atm è costretta a chiudere le fermate della metropolitana lilla di piazzale Istria e viale Marche. Le stazioni sono agibili, salvo qualche infiltrazione, ma raggiungerle è impossibile. L acqua su strade e marciapiedi supera i quaranta centimetri. I treni percorrono regolarmente la linea ma saltano le fermate chiuse. Problemi anche alla stazione Garibaldi. Nelle stesse ore il Lambro, che è già esondato più a nord al parco di Monza, supera l ultima soglia. Al Parco Lambro, nella zona nordest della città, viene evacuata la comunità Exodus di don Antonio Mazzi. Gli ospiti vengono portati in un altra struttura lontana dall area alluvionata. Altre due comunità che ospitano anziani e malati, che hanno sede sempre nel parco, vengono sgomberate. La stessa cosa accade, più a valle, per una struttura che ospita malati di Aids di via Camaldoli e per due famiglie che vivono a Ponte Lambro. Il Comune e la Protezione civile sessanta gli equipaggi in azione allestiscono un «campo base» nel centro sportivo di via Leonardo Cambini. «Tutte le persone sono state accolte, nessuno è rimasto ferito», assicura l assessore comunale alla sicurezza Marco Granelli. La piena del Seveso era attesa. Da giorni ininterrottamente vigili, protezione civile e tecnici della Metropolitana milanese monitoravano i livelli delle acque che, dal loro ingresso nella zona nord della città, in via Ornato, viaggiano Acqua alta L esondazione del lago Maggiore a Laveno Mombello, in provincia di Varese. Il lago è di tre metri al di sopra del suo livello abituale: è cresciuto di tre centimetri all ora (foto Salmoirago) I quartieri L acqua fuoriuscita dal Seveso ha colpito i quartieri di Niguarda (a sinistra), dell Isola e di Garibaldi. L esondazione è arrivata a lambire la zona dei grattacieli di Porta Nuova (Bettolini) piena del Sono esondati i laghi d Orta e di Como, mentre il fiume Po resta un sorvegliato speciale. A Milano e provincia sono straripati il Seveso e il Lambro: «Non mettetevi in viaggio se non strettamente necessario e state lontani dai corsi d acqua», ha detto Simona Bordonali, assessore lombardo alla Protezione civile. Altro giorno intenso per la Liguria e soprattutto per Leivi (da molte ore senza corrente elettrica e acqua potabile) dove martedì hanno perso la vita i coniugi Carlo Arminise, 73 anni, e Franca Iaccino, 69. L area dove si trovava la loro casa è stata posta sotto sequestro dall autorità giudiziaria che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo plurimo e disastro colposo. La Procura di Genova indaga anche per il reato di frana colposa (per ora a carico di ignoti). La decisione ha fatto infuriare così tanto Vittorio Centanaro, sindaco del paesino, da spingerlo a minacciare le dimissioni. «Bisognerebbe che sapessero cosa stanno facendo ha detto. Sequestrando quell area hanno impedito ai tecnici di salire alle stazioni di sollevamento dei pozzi dell acqua potabile che servono il Comune». A Genova sono crollate due case. Nella notte tra martedì e mercoledì l esondazione del rio Veilino ha provocato allagamenti di strade, scantinati, negozi. Voli in ritardo all aeroporto dopo che la centralina dell Enav che controlla l arrivo degli aerei si è allagata. Case evacuate anche in provincia di Udine, acqua alta a Venezia e allagamenti nel resto del Veneto. All Isola d Elba due persone sono state salvate da un esondazione dopo il nubifragio che ha colpito la zona. Disagi per gli acquazzoni anche in Campania. In Puglia una tromba d aria si è abbattuta sulla provincia di Taranto e ha sradicato, secondo la Coldiretti, circa mille ulivi secolari. In Calabria la frana di una settimana fa tiene ancora isolati i comuni reggini di Bova, Africo e Roghudi. Leonard Berberi Milano in tilt, evacuazioni e scuole chiuse L ottava esondazione del Seveso in un anno Anche il Lambro esce dagli argini. Il Comune: per spostarvi non usate l auto in una rete sotterranea di tubature. Strutture ormai inadeguate se è vero che dal 1976 a oggi si sono verificate 103 esondazioni. Quella di ieri è stata particolarmente intensa, sia per la portata d acqua sia per la durata. Tanto che in serata il sindaco Pisapia ha annunciato la chiusura di una sessantina di scuole nella zona più colpita. Via Twitter è arrivato anche l invito a tutti i milanesi «ad utilizzare i mezzi pubblici al posto dell auto privata». «Sono quarant anni che il quartiere finisce sott acqua. Uno scandalo senza fine», si lamentano i commercianti di Niguarda che hanno posizionato paratie anti acqua davanti alle vetrine. In serata si teme per alcuni rom accampati vicino al Lambro. Le baracche sono state spazzate via dalla piena. Vigili del fuoco al lavoro per tutta la notte. Cesare Giuzzi

3 Corriere della Sera Giovedì 13 Novembre 2014 PRIMO PIANO 3 Le promesse mancate Sarno 1998 Soverato 2000 Giampilieri 2009 Cinque Terre e Aulla 2011 Sardegna 2013 Nel Salernitano il governo disse: 3 mesi e metteremo tutto a posto. Delle due fasi (sistemazione delle vasche e lavori sulla montagna) è stata fatta solo la prima. Le case sono state ricostruite in altri terreni Il camping distrutto a Catanzaro non è stato mai più riaperto. Regione e governo nel 2012 fissarono 185 casi urgenti per 220 milioni di euro. Ma solo un terzo dei lavori è stato avviato La messa in sicurezza di Giampilieri è a buon punto ma la Protezione civile ha segnalato ancora situazioni critiche nella provincia di Messina, 500 solo nel capoluogo L appalto nelle Cinque Terre (La Spezia) per rifare la strada dei Santuari è stato sbloccato due settimane fa. Gli interventi sul fiume Magra ad Aulla (Massa Carrara) sono rimasti nel cassetto Dopo l alluvione il premier Letta promise «una deroga al patto di Stabilità». Deroga mai fatta: il Comune non può spendere i 50 milioni in cassa. Risultato: il piano per la sicurezza non è mai partito DOPO I DISASTRI GLI ERRORI DA NON RIPETERE I 50 milioni ancora bloccati in Sardegna Le vasche di Sarno usate come discariche Gianni Giovannelli, sindaco di Olbia, ha messo le mani avanti già ad agosto: «Sia ben noto a tutti, fin d ora, che la mancata esecuzione delle opere menzionate espone la collettività olbiese agli stessi pericoli cui è andata incontro nell alluvione del 18 novembre 2013». Lettera perentoria, con lungo elenco di destinatari, da Renzi al presidente della Regione, dal prefetto alla Protezione civile. A un anno da quando non solo Olbia ma mezza regione finì sott acqua (18 vittime) sono stati ripuliti i canali, sistemati gli argini e poco altro. Non basta. 2013: Sardegna «L allora presidente del Con- In Calabria Dei 220 milioni che la Regione si era impegnata a investire ne sono stati spesi 5 siglio Letta venne e promise che ci avrebbe concesso una deroga al patto di Stabilità. Sto ancora aspettando» protesta il sindaco Giovannelli. Il Comune ha in cassa 50 milioni, ma non può spenderli. Per mettere in sicurezza il territorio ha studiato un complesso progetto da 122 milioni, in 4 lotti. «Ne basterebbero trenta per la prima tranche, le casse di laminazione, una risposta efficace perché strutturale. Nell attesa possiamo solo guardare il cielo e pregare che non piova così tanto un altra volta». 2011: Cinque Terre In una Liguria piegata dalle ultime alluvioni questa volta le Cinque Terre hanno retto. Clemenza del microclima e forse anche merito del cambio di passo dopo la tragedia di tre anni fa. Tutte le opere previste sono state realizzate, tranne l appalto per la messa in sicurezza della strada dei Santuari, sbloccato appena un paio di settimane fa dopo un lungo contenzioso davanti al Tar che ha dato ragione alla ditta che 6,6 Mila Il numero dei Comuni a rischio dissesto idrogeologico in Italia 61,5 Miliardi È il costo dei danni per frane e inondazioni dal 44 al Mila Sono i morti a causa di frane e inondazioni dal 1963 al Ospedali Sorgono in zone ad elevato rischio idrogeologico 6,25 Mila Le scuole costruite in territori ad alto rischio di dissesto idrogeologico aveva perso la gara (vicenda fotocopia di quella genovese del Bisagno). Il Parco delle Cinque Terre, rinnovato dopo gli scandali, è il motore di questa fase nuova. Con iniziative modello, come la recente istituzione, in accordo con il Consiglio nazionale dei geologi, di un Centro studi per tenere d occhio costantemente il territorio e prevenire i rischi. Ad Aulla, sconvolta nella stessa ondata di maltempo del 2011 (13 morti tra Liguria e Toscana), non va altrettanto bene. Gli interventi sul Magra sono rimasti nel cassetto fino a 4 giorni fa quando la Regione li ha tirati fuori grazie alla dichiarazione di stato di emergenza dopo gli ultimi disastri. 2009: Messina Dopo la colata di fango che invase Scaletta Zanclea e la frazione messinese di Giampilieri (in 36 persero la vita), Stefania Prestigiacomo, all epoca ministro dell Ambiente, fu netta: «È impensabile tornare, il paese è al di fuori di ogni possibile sicurezza». Altra profezia mancata, ma questa volta forse meglio così. «Per fortuna non si è arrivati a tanto. I lavori sono stati fatti, le criticità risolte, adesso è una zona sicura» assicura Antonio Rizzo, l esperto del Comune per la Protezione civile. Anche il Sud può sorprendere, in positivo. Ma c è poco da gioire. «Purtroppo non c è solo Giampilieri prosegue Rizzo. A Saponara, colpita da una bomba d acqua nel 2011, non è stato ancora fatto niente. Nell ultimo rapporto della Protezione civile sui punti critici in Sicilia, il 29% sono in provincia di Messina. Ci sono situazioni da tenere d occhio, 500 soltanto nel capoluogo». 2000: Soverato Il 9 settembre di 14 anni fa, un acquazzone gonfiò la fiumara Beltrame, che uscì dagli argini spazzando via un camping con 14 villeggianti. Fu subito chiaro che quella struttura, nonostante tutte le autorizzazioni, non doveva stare in quel punto. Governo e Regione si rimpallarono le responsabilità sulla mancata segnalazione 44 Miliardi Quanto servirebbe contro il dissesto 7 Miliardi Quanto intende investire il governo per la prevenzione 5,5 Mila La stima dei nostri tesori d arte esposti al pericolo delle frane e degli allagamenti 5,8 Milioni Gli italiani esposti a un elevato rischio idrogeologico 30 Milioni La cifra stanziata dal governo nel 2014 per il Fondo Rischio Idrogeologico del rischio. I processi si sono conclusi senza nessun colpevole. «La cosa peggiore è che da allora poco è cambiato denuncia Nuccio Barillà, presidente di Legambiente Calabria. Abbiamo più volte segnalato situazioni anche peggiori, come un torrente sopra la superstrada a Reggio Calabria, o una scuola costruita su un argine». Nel 2010, Regione e governo fissarono 185 casi urgenti e si impegnarono a spendere 220 milioni. A luglio erano partiti solo sei cantieri, per meno di 5 milioni. Il commissario ad acta nominato da Roma per la qualificazione del territorio ha dato un accelerata: una ventina di appalti sono partiti, per una quarantina sono in corso le gare. Ma ancora siamo ad appena un terzo di quanto era stato stanziato. 1998: Sarno Nel maggio del 1999, un anno dopo la colata di fango che Il fiume ad Aulla Il disastro nel 2011: i lavori sul Magra sono rimasti nel cassetto fino a quattro giorni fa seppellì Sarno (una strage, 159 morti), il ministro dell Ambiente Edo Ronchi annunciò: «Il bacino è stato messo in sicurezza, pericoli imminenti non ce ne sono». Il sindaco Giuseppe Canfora, 16 anni dopo, non ne è più così convinto. «Le opere versano in uno stato di totale abbandono e degrado. Le vasche sono state trasformate in vere e proprie discariche di rifiuti con erbacce e arbusti che sovrastano ed impediscono il deflusso dell acqua». La ricostruzione di Sarno prevedeva due fasi: la messa in sicurezza di canali e vasche (opere fatte, ma poi lasciate senza manutenzione) e la riduzione del rischio a monte (mai fatto). Con qualche paradosso, come racconta Antonio Milone, presidente dell associazione delle vittime Rinascere: «Le abitazioni distrutte sono state ricostruite altrove. Così, adesso, chi è proprietario della casa non lo è del terreno su cui sorge». Non bastasse il dissesto, ci si mette anche la burocrazia. Riccardo Bruno

4 4 Giovedì 13 Novembre 2014 Corriere della Sera

5 Corriere della Sera Giovedì 13 Novembre Primo piano Il vertice in Asia Clima, strada aperta al nuovo protocollo L accordo di Pechino segna una svolta nei rapporti Usa-Cina. Difficile conferenza stampa con Obama e Xi Gli accordi Clima Per la prima volta la Cina ha aperto sul problema: si è impegnata a raggiungere il picco di emissioni climalteranti entro il 2030 per poi ridurle (senza quantificare i limiti) e ha annunciato che entro quella data le fonti energetiche pulite, come nucleare, solare ed eolico, potrebbero rappresentare il 20% della produzione totale cinese. Gli Usa hanno confermato l impegno a ridurre le emissioni del 26-28% entro il Insieme, hanno poi annunciato «summit di città verdi» Hi-tech Le due parti hanno concordato l eliminazione delle tariffe sul commercio dei beni di alta tecnologia informatica, tra cui le console dei videogames, i software per i computer e i dispositivi Gps Cooperazione militare Maggiore collaborazione fra gli eserciti delle due superpotenze per le attività nel Pacifico Visti L accordo permetterà un estensione del documento di viaggio per gli studenti cinesi negli Stati Uniti e per turisti e visti business Asse Pechino- Mosca Maxiintesa sul gas tra le due potenze, con altri trenta miliardi di metri cubi che passeranno dalla condotta occidentale attraverso i monti Altai Grandi e piccoli inquinatori Le tappe Rio de Janeiro 1992 Firma della Convenzione sui cambiamenti climatici (Unfccc) per ridurre le emissioni. Senza limiti obbligatori Fonte: Global Carbon Atlas 2013; World energy outlook Iea 2014 L analisi CENTROAMERICA Emissioni di CO2 in milioni di tonnellate Popolazione in milioni di Stefano Agnoli Un annuncio storico quello di Obama e Xi Jinping sul clima? Certo, se si dà un occhiata alla top ten dei Paesi che emettono più CO2 al mondo la Cina è prima e gli Stati Uniti secondi, rispettivamente con più di 8 e 5 miliardi di tonnellate l anno. Non si può che essere compiaciuti, quindi, se i primi due «inquinatori» del pianeta che pesano per il 40% delle emissioni trovano un accordo per limitarle. Ma dopo la «photo opportunity» quanto è incoraggiante lo scenario che si apre? A fare la differenza saranno, ovviamente, i fatti. Il primo come ricorda il World Energy Outlook dell Agenzia internazionale dell energia (Iea), reso pubblico a Londra proprio mentre i due leader parlavano a Pechino sta in una cifra facile da ricordare: mille miliardi di tonnellate di CO2. Si tratta del budget ancora disponibile nel portafoglio dell umanità. Una volta emesse nell atmosfera, una volta «spese», non ci sarà più la possibilità di stabilizzare l aumento delle temperature entro due gradi, il minimo per evitare guai seri sul fronte ambien- DAL NOSTRO INVIATO PECHINO Un accordo sulla riduzione dei gas-serra che, rimuovendo l ostacolo dei contrasti tra i due maggiori produttori mondiali di anidride carbonica, può aprire la strada a un nuovo protocollo planetario sull ambiente da siglare al vertice Onu sul clima che si riunirà nel 2015 a Parigi. È sicuramente questo il risultato più significativo della visita di Barack Obama a Pechino: nessun annuncio spettacolare ma, siglando quattro accordi di sostanza anche se di portata limitata (eliminazione dei dazi sull export di tecnologie digitali; ampliamento dei visti turistici, di studio e di lavoro; cooperazione militare per evitare che incidenti sul Mar della Cina possano sfuggire di mano generando conflitti; l intesa sull ambiente), il presidente Usa e quello cinese hanno provato ad aprire una fase nuova. Semplificando al massimo: Obama, che chiede da tempo alla Cina di dimostrarsi una potenza consapevole condividendo le responsabilità nella gestione delle grandi crisi, ha ottenuto l impegno di Xi Jinping a un maggior coinvolgimento di Pechino su molti fronti: dalla lotta contro il terrorismo dell Isis all epidemia di Ebola in Africa, passando per le pressioni sull Iran perché rinunci ai suoi piani nucleari militari e, come detto, all ambiente (la Cina bloccherà il livello dei gas serra dal 2030, gli Usa cominceranno prima tagliando le emissioni del 26-28% entro il 2025). In una trattativa lunghissima l accordo sul clima AMERICA DEL NORD AMERICA DEL SUD Protocollo di Kyoto 1997 Obbligo di riduzione (media) del 5% nel periodo Gli Usa non sottoscrivono; India e Cina sono esonerate EUROPA AFRICA MEDIO ORIENTE Copenaghen 2009 Un fallimento. Il rappresentante dell isola di Tuvalu accusa gli Stati in via di sviluppo di «accettare il denaro di Giuda» Pacchetto Ue 2008 Obiettivi al 2020: -20% emissioni rispetto al '90; +20% efficienza energetica; +20% fonti rinnovabili OCEANIA I leader Washington Il leader Usa Barack Obama, 53 anni ASIAA TOTALE Obama ha cominciato a negoziarlo con gli emissari cinesi a fine settembre a New York Xi ha accettato molte delle richieste di Washington. Ma in cambio ha chiesto agli Usa di astenersi dall intervenire sui diritti umani in Cina e sulle sollevazioni politiche in corso a Hong Kong. Obama, bisognoso di una sponda cinese per la sua politica estera, ha scelto una via intermedia: non ha preso posizione su Hong Kong limitandosi ad auspicare che vengano evitate violenze, ma ha anche sostenuto che gli Usa non possono ignorare i diritti umani perché quella delle libertà e della dignità dell uomo è un aspirazione dell intera umanità, non una battaglia solitaria degli Stati Uniti. I due leader hanno alternato reciproci riconoscimenti a moniti più o meno espliciti nelle dichiarazioni rese alla fine di un lungo vertice nel Palazzo del Popolo, l imponente edificio sede del Parlamento cinese che sorge di fronte alla Città Proibita, l antica residenza imperiale. Poi una mini-conferenza stampa condotta sul filo del rasoio: un vero pezzo di teatro politico. Non abituati a ricevere domande dai giornalisti, i cinesi non volevano nemmeno che si parlasse di conferenza stampa. Alla fine, dopo molte pressioni americane, Xi ha accettato una formula minima: due sole domande, una da un giornalista americano, una da un cinese. Ma poi ha ostentatamente ignorato la domanda di Mark Landler del New York Times che gli chiedeva conto della repressione anche nei confronti della stampa straniera: testate Passato e futuro Doha 2012 Si corre ai ripari prorogando per altri 8 anni (cioè fino al 2020) il Protocollo di Kyoto in scadenza Cancun 2010 I Paesi ricchi promettono 30 miliardi di dollari in due anni ai Paesi poveri per «adattarsi» ai cambiamenti climatici Il taglio promesso alle emissioni non curerà la febbre della Terra «Ultima chance a Parigi nel 2015» tale. Secondo l Iea, anche tenendo conto degli impegni politici di riduzione presi fino all altro giorno dai governi mondiali (in particolare Cina, Usa, Ue e India) il «tesoretto» di CO2 sarebbe esaurito intorno al Dopo di che le emissioni dovrebbero scendere a zero da un giorno all altro, cosa praticamente impossibile. Ebbene, ciò che si ricava dal confronto tra gli impegni di Cina e Usa e le stime fatte in tempo reale da qualche economista Iea dopo gli annunci, è che i nuovi accordi di Pechino non sarebbero ancora sufficienti a scongiurare lo «sforamento» del budget. L impegno cinese di arrivare al punto massimo di emissioni nel 2030 resta abbastanza misterioso: l Iea prevedeva già il raggiungimento di un plateau intorno a quell anno, e quindi il miglioramento resta tutto da valutare. L impegno di Obama, invece, costituirebbe un bel passo in avanti: meno emissioni del 26-28% contro una stima attuale del 16%. Se si traducesse in realtà funzionerebbe anche da potente traino sugli altri Paesi. Non solo in vista della conferenza di Il cielo sopra Pechino Giga tonnellate Stati Uniti L ordine di Xi: Blu Apec (bello ma non dura) di Guido Santevecchi o hanno chiamato «Blu Apec»: il L colore straordinario del cielo di Pechino nei giorni del vertice. Xi Jinping aveva ordinato il cielo blu. Bisognava disperdere lo smog che soffoca la capitale. Chiusi cantieri e fabbriche tra le più inquinanti nel raggio di 200 km; Pechino Il presidente cinese Xi Jinping, 61 anni vacanza in scuole e uffici pubblici. «Blu Apec» nel linguaggio dei ragazzi è diventato subito sinonimo di temporaneo. «Amore Blu Apec», per l incontro di una notte. «Amore Smog Dicembre», quello appiccicoso che ti avvolge. «Lo so, il blu è bello ma non può durare», ha ammesso Xi. A mezzanotte le fabbriche sono state riavviate. Si aspetta l Amore Smog. che, avendo tirato fuori scandali e storie scomode, si sono viste negare i visti per i loro corrispondenti. Xi è passato oltre ma poi, rispondendo a una domanda innocua di un giornalista cinese, dopo aver detto di voler fare di più anche sui diritti umani, ha aggiunto una considerazione assai critica: «La Cina protegge la libertà d espressione dei cittadini, ma anche i giornalisti devono rispettare le leggi: quando un automobile si rompe bisogna scendere per vedere cosa è successo. In Cina abbiamo un detto: chi crea un problema deve poi darsi da fare per risolverlo». Come dire che il problema non sta nei fatti che vengono denunciati ma nelle accuse troppo severe della stampa. Massimo Gaggi Cina Ue India Medio Oriente Giappone Altri Bruxelles 2014 Impegno vincolante dei 28 Paesi Ue a ridurre entro il 2030 le emissioni del 40% rispetto ai livelli del 1990 New York 2014 Cina e India non si presentano al vertice sul clima convocato all Onu. Per Obama è «la minaccia del secolo» Corriere della Sera Lima nel mese prossimo ma, soprattutto, in vista di quella di Parigi di dicembre 2015, che dovrebbe portare a un nuovo trattato internazionale vincolante come quello di Kyoto. Curioso: la Cina è sempre rimasta fuori dagli accordi sul clima, mentre gli Usa firmarono Kyoto nel 1997 ma sia Bill Clinton che George W. Bush non lo inviarono mai al Congresso per la ratifica. Quest ultimo, anzi, nel 2001 lo affossò definitivamente. Va anche detto che solo poche tra le conferenze sul clima (Cop, Conference of the parties) che si sono susseguite dopo il summit di Rio de Janeiro nel 1992 e l esordio a Berlino nel 1995 sono state fruttuose. Dopo la numero 3 a Kyoto si è discusso fino al 2005, quando a Montreal (Cop 11) il protocollo è entrato in vigore grazie all adesione della Russia. È dal 2007 (Cop 13 a Bali) che si parla della «road map» per un nuovo trattato (Kyoto è scaduto nel 2012). L accordo era atteso a Copenaghen nel 2009 (Cop 15), ma niente. Cancun, Durban, Doha, Varsavia (da 16 a 19) non sono servite a molto. Dopo Lima (20) sarà la volta di Parigi (Cop 21). Ultima spiaggia? Il capoeconomista dell Iea, il turco Fatih Birol, ha pronto lo slogan per dare il senso dell urgenza: «Last chance in Paris». Ma non è un

6 # 6 Giovedì 13 Novembre 2014 Corriere della Sera Primo piano Le tappe A fine 2013 lo slittamento dell Accordo con la Ue causa proteste anti Mosca a Kiev, con molti morti Dopo il cambio di presidente e governo a Kiev, in marzo la Crimea indice un referendum e di fatto è annessa alla Russia Altre secessioni nell Est, con migliaia di morti, fino alla tregua firmata in settembre Ma la crisi continua MOSCA Il governo di Kiev e la Nato non hanno dubbi: nell Ucraina sudorientale controllata dai ribelli sono tornati gli «omini verdi», soldati in divisa verde senza insegne accompagnati da mezzi blindati e armamenti di ogni tipo. Vale a dire che mentre la tregua regge con grandi difficoltà, i ribelli stanno ricevendo rinforzi dalla Russia, in vista di un offensiva. Dal Donbass si ribalta l accusa sul governo legittimo: «Da giorni si preparano a un attacco e continuano a bombardare aree abitate», dicono i rappresentanti dell autoproclamata repubblica indipendente. Intanto Mosca annuncia ufficialmente che inizierà a pattugliare le coste del Nordamerica, a causa di quello che fa la Nato. «Alimenta le tendenze antirusse mentre la presenza militare straniera in prossimità delle nostre frontiere sta aumentando», ha detto il ministro della Difesa Sergej Shojgu. Così, ha aggiunto, «dobbiamo assicurare la nostra presenza militare nella parte occidentale dell Atlantico, in quella orientale del Pacifico e nelle acque dei Caraibi e del Golfo del Messico». Tutt attorno agli Stati Uniti, per capirci. La crisi all Est Tank e truppe russe in Ucraina Kiev: «Pronti a combattere» I bombardieri strategici di Mosca in missione verso le coste americane vittime: è il bilancio della crisi scoppiata un anno fa con le prime proteste anti Mosca a Kiev, poi diventata un vero conflitto armato Una iniziativa che fa seguito ai voli sempre più «provocatori» (la definizione è della Nato) vicino alle coste occidentali e in prossimità di navi e aerei dell Alleanza. E alla quale si aggiunge la creazione di un gruppo di intervento militare completamente autonomo nella Separatisti Ucraini dell Est fedeli alla Russia a bordo di un carro armato nella città di Krasnyi Luch (Afp/Dilkoff) Crimea annessa da poco. In questo clima i nuovi venti di guerra che arrivano dall Ucraina appaiono sempre più inquietanti. Sembra che i contendenti stiano semplicemente approfittando del cessate il fuoco per prepararsi ai prossimi scontri. Kiev non ha riconosciuto le elezioni tenute il 2 novembre dai separatisti. Così in questi giorni hanno preso a girare voci su una possibile nuova offensiva delle truppe regolari per riconquistare il Donbass. I ribelli dicono che loro stanno semplicemente «raggruppando» le forze in vista di una possibile minaccia e negano che dalla Russia siano arrivati nuovi aiuti. Ma i satelliti Nato, secondo il comandante supremo dell Alleanza Philip Breedlove, confermano i movimenti: «Non c è alcun dubbio sul coinvolgimento militare diretto della Russia in Ucraina», ha detto. Mosca, invece, smentisce tutto. Così Kiev si prepara a quella che potrà essere una durissima campagna d inverno. Le truppe ricevono abiti pesanti ed equipaggiamento nuovo. «Stiamo riposizionando le nostre forze per rispondere alle iniziative dei ribelli», ha spiegato il ministro della Difesa Stepan Poltorak. Inoltre si schierano prime e seconde linee di difesa, mentre si costituiscono unità di riserva. Se non si riuscirà a far prevalere una linea moderata che punti a una composizione concordata del conflitto, è inevitabile che le relazioni tra Russia, Europa e Stati Uniti continuino a peggiorare. Inutile, quindi, parlare di modifica al regime I satelliti I satelliti dell Alleanza atlantica confermano i movimenti delle truppe russe vicino al confine Le sanzioni Nell Ue c è chi parla di nuove misure contro Mosca ma il Consiglio di lunedì non le varerà delle sanzioni, visto che anche nell Unione Europea c è chi parla invece della necessità di nuove misure per costringere il Cremlino a cambiare strada. In realtà dal Consiglio Esteri Ue che si terrà lunedì a Bruxelles non dovrebbero ancora uscire nuove sanzioni nei confronti della Russia, hanno rivelato fonti dell Unione Europea. «Le sanzioni esistenti sono dolorose per la Russia e potrebbero essere inasprite solo se l Unione Europea non avesse altra scelta», ha sottolineato una fonte da Bruxelles. I vincoli finanziari ed economici stanno infatti colpendo duramente la Russia che deve fare i conti anche con prezzi del petrolio e del gas in discesa. Ma, almeno finora, tutto questo non sembra aver convinto Vladimir Putin a rivedere la sua posizione. Fabrizio L annuncio nella notte del ministro Gentiloni Libia, liberato il tecnico Marco Vallisa Era stato rapito nel luglio scorso ATI Rilasciato Marco Vallisa, 53 anni, era stato rapito in Libia il 5 luglio Marco Vallisa è libero. Il tecnico italiano, 53 anni, originario di Cadeo, in provincia di Piacenza, era stato rapito in Libia lo scorso 5 luglio. L annuncio è stato dato nella notte dal ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che ha precisato che Vallisa era già in volo verso l Italia. Il tecnico lavora per la Piacentini, un azienda italiana di costruzioni. Al momento del rapimento si trovava nella città costiera di Zuwara, nell ovest della Libia, con due colleghi, l ingegnere bosniaco Petar Matic ed il macedone Emilio Gafuri, che erano stati rilasciati 48 ore dopo il sequestro. «Esprimo profonda soddisfazione per la liberazione di Marco Vallisa le prime dichiarazioni del responsabile della Farnesina desidero ringraziare calorosamente tutti coloro che hanno lavorato per il felice esito della vicenda. Tale risultato è il frutto di un gioco di squadra dell Unità di crisi del ministero degli Esteri, dei nostri servizi d informazione e dell ambasciata d Italia a Tripoli». Ringraziamenti anche per la famiglia di Marco Vallisa «per la fiducia nel lavoro delle istituzioni». Sin dai primi momenti seguiti alla scomparsa dei tre dipendenti della ditta modenese si era pensato a un rapimento, anche perché la loro auto era stata trovata con le chiavi inserite nel quadro. Poi la lunga attesa fino all esito positivo della vicenda.

7 Corriere della Sera Giovedì 13 Novembre Il sostegno di Intesa Sanpaolo ai progetti degli Italiani. NEL 2014 CONCESSI 20 MILIARDI A IMPRESE E FAMIGLIE. Anche in questi anni Intesa Sanpaolo non ha mai smesso di offrire credito. Perché non ha mai smesso di credere nel Paese e sostenerne la ripresa. Solo nei primi nove mesi del 2014, ad esempio, ha destinato 20 miliardi a imprese e famiglie. IN ARRIVO ALTRI 12,5 MILIARDI CON IL CONTRIBUTO DELLA BCE. Intesa Sanpaolo partecipa a TLTRO (Targeted Longer-Term Refinancing Operations). L operazione della Banca Centrale Europea che fornisce liquidità al sistema bancario per favorire la concessione del credito. Questo ci consente di mettere a disposizione del Paese altri 12,5 miliardi a un tasso vantaggioso. 140 MILIARDI DI NUOVO CREDITO IN 4 ANNI. Complessivamente, tra il 2014 e il 2017, il credito stanziato da Intesa Sanpaolo per famiglie e imprese sarà di oltre 140 miliardi. Una cifra importante, il nostro modo di sostenere la ripresa economica del Paese. Messaggio Pubblicitario. Fogli Informativi in Filiale e sul sito della Banca.

8 8 Giovedì 13 Novembre 2014 Corriere della Sera Primo piano La conquista spaziale L obiettivo La missione Rosetta ha l obiettivo di scoprire i segreti della nascita del sistema solare Comete come la 67P /Churyumov- Gerasimenko conservano le condizioni esistenti nelle prime fasi dell origine del sistema Solare. Le comete sono ricche di acqua e molecole organiche: ingredienti fondamentali della vita Gli occhi elettronici della piccola sonda Philae guardano per la prima volta il panorama desolato e aspro di una cometa. Mai un veicolo costruito dall uomo era sceso sul nucleo di un astro con la coda e un tweet è stato il primo ad annunciarlo. «Abbiamo compiuto qualcosa di straordinario dice Jean- Jacques Dordain, direttore generale dell Esa, l agenzia spaziale europea. La nostra ambiziosa missione Rosetta si è assicurata un posto nei libri di storia». Ora Philae, delle dimensioni di una minuscola lavatrice, è saldamente ancorata grazie a due arpioni penetrati nel suolo ghiacciato di «67P/ Churyumov-Gerasimenko». Quando al centro di controllo Esoc dell Esa di Darmstadt (Germania) è giunto alle il segnale di conferma proveniente dalla sonda distante 510 milioni di chilometri dalla Terra un sospiro di sollievo e soddisfazione ha cancellato l ansia delle ultime ore, quando si è temuto il peggio. «Incredibile nota esultante Paolo Ferri, direttore delle missioni interplanetarie all Esoc. Abbiamo vissuto un momento straordinario. Il razzo che doveva assicurare Philae al suolo non ha funzionato ma ci si è resi conto che non era necessario. La gravità dell astro è stata sufficiente a trattenerlo e le tre gambe molleggiate hanno assorbito l impatto avvenuto alla velocità di un metro al secondo». Conquistare la cometa è stata una sfida lanciata vent anni fa. Da allora inventarsi ciò che serviva è apparso giorno dopo Rosetta sulla cometa L atterraggio dopo 10 anni in viaggio e 7 ore di discesa Razzo rotto, impatto alla velocità di un metro al secondo giorno un gioco d azzardo. Non si sapeva nulla dell ambiente su cui ci si sarebbe posati, solo valutazioni indirette. Finalmente nel 2004 la sonda Rosetta, costata 1,3 miliardi di euro, è partita e dopo dieci anni di viaggio per lo più in uno stato di ibernazione, si è trovata davanti il volto scavato e difficile di Churyumov-Gerasimenko, largo al massimo quattro chilometri, con colline di trenta metri, dirupi scoscesi ma pure qualche vellutata distesa. La cometa sembrava la fusione di due corpi e ardua è apparsa subito la scelta del luogo dove sbarcare. Finché non si è scelto un suolo pianeggiante lungo 900 metri e largo 600, incastonato tra aspri rilievi. Il luogo è stato battezzato Agilkia e da lì, ora, Philae cerca di sciogliere almeno alcuni dei misteri sull origine del nostro sistema solare di cui è una delle tracce originali. «Abbiamo centrato il punto stabilito per l atterraggio con uno scarto di cento metri In volo La piccola sonda Philae raffigurata nel suo cammino verso la cometa nota Paolo Ferri dopo una discesa perfetta di sette ore tutta governata dai computer». Philae con i suoi strumenti indagherà la natura del suolo e soprattutto lo perforerà con una trivella scavando sino a una profondità di 23 centimetri. L eccezionale strumento, concepito al Politecnico di Milano da Amalia Finzi, analizzerà anche le particelle ghiacciate che raccoglierà trasmettendo le loro caratteristiche. Le batterie consentiranno 64 In orbita A fianco, un «selfie» di Rosetta e della cometa scattato dall elemento mobile Philae a una distanza di circa 16 km dalla superficie del corpo celeste. Più a sinistra, il distacco fra Philae e la sonda (foto Esa) ore di indagini trasmettendo fotografie ma in realtà il tempo di lavoro dipenderà dall attività dell astro in aumento: mentre si avvicina al Sole erutta polveri e gas. Se questi non danneggeranno i pannelli solari, Philae potrà continuare l esplorazione anche per qualche mese. Non oltre, però, il marzo prossimo perché allora il nucleo di Churyumov-Gerasimenko diventerà un inferno impossibile. La sonda madre Rosetta, invece, che l ha portata a destinazione, continuerà a ruotare intorno alla cometa, avvicinandosi fino quasi a sfiorarla, per riuscire a cogliere il ritmo nascosto dell affascinante corpo celeste. Giovanni Caprara

9 Corriere della Sera Giovedì 13 Novembre 2014 PRIMO PIANO 9 6,5 Miliardi di chilometri percorsi da Rosetta dal giorno del lancio nel Le ore di indagini che sono consentite dalle batterie di Rosetta 20 Le nazioni europee coinvolte nella complessa missione iniziata circa venti anni fa Il commento di Tullio Avoledo In discesa La superficie della cometa fotografata da Philae durante la discesa, a circa 3 km dal corpo celeste (Esa/Getty Images). A destra, il presidente francese François Hollande con gli occhiali 3D segue le fasi della missione (Afp Photo) Telecamera, trivella, capo missione Lassù c è (anche) la scienza italiana La missione Rosetta è un grande programma dell agenzia spaziale europea Esa nato dopo il successo nel 1986 della sonda Giotto che per prima svelò il volto di una cometa fotografando il suo nucleo dalla distanza di 596 chilometri. L ambitissimo passo successivo a cui tutti guardavano era lo sbarco su un astro con la coda per indagare direttamente la sua natura. L impresa venne avviata coinvolgendo le maggiori istituzioni scientifiche dei vari Paesi europei mentre la costruzione coinvolgeva 50 aziende di 14 nazioni sotto la guida di Airbus Defence and Space. L Agenzia spaziale italiana condivise subito, e con maggior peso rispetto a Giotto, il nuovo programma che vedeva uniti scienziati e ingegneri delle industrie nel trovare soluzioni tecnologicamente innovative per l ardita esplorazione. Nel frattempo, pure in Esa il ruolo italiano cresceva in modo significativo, tanto che ieri a Darmstadt lo sbarco è ricaduto sotto la responsabilità di Paolo Ferri, coordinatore di tutte le missioni interplanetarie europee, e di Andrea Accomazzo, direttore di volo della missione. Ferri, 55 anni, fisico teorico a Pavia, amante dello spazio «suggestionato dallo sbarco sulla Luna», ancora nel 1984 entrava al centro tedesco di Darmstadt e lì rimaneva, affascinato dal controllo dei robot cosmici su orbite e traiettorie. «Allora non si svolgevano progetti interplanetari. C era in gestazione solo Giotto sul quale poi costruimmo le esperienze di altre spedizioni. Adesso c è Università e aziende All opera l ateneo di Padova, il Politecnico di Milano e la Selex Es, del gruppo Finmeccanica Le fasi 1 IL DISTACCO ORE: 9.35 Ieri il lander Philae si è staccato dalla sonda Rosetta per iniziare il suo viaggio verso la superficie della cometa 67/P Churyumov- Gerasimenko 2 DISCESA Nella notte si scopre che non funziona il motore a razzo posto sopra a Philae e che doveva aiutare l ancoraggio 3 ATTERRAGGIO ORE:17.05 Philae ha toccato la superficie della cometa 67/P nella pianura di Agilkia, a 100 metri dal punto stimato di atterraggio che è stato definito «delicato e dolce» dagli scienziati in Germania Fonte: Reuters Lander Philae IL VIAGGIO Lancio Sonda Rosetta Orbita della Terra Marte Asteroide Steins Asteroide Lutetia Ibernazione Arrivo intorno alla cometa Atterraggio di Philae Fine della missione Corriere della Sera una settantina di scienziati che padroneggia viaggi cosmici. Ogni sonda che ho guidato tra i pianeti aggiunge ha lasciato qualcosa di indelebile nella mia formazione». Così s è parlato molto italiano ieri a Darmstadt. «Stiamo vivendo una fase storica importante per l esplorazione spaziale ha commentato Roberto Battiston, presidente dell Asi e l Italia è in prima linea con una presenza essenziale a bordo di Rosetta e del lander Philae». L agenzia italiana, infatti, è al terzo posto nella partecipazione al progetto dopo la Dlr tedesca e il Cnes francese. Su Rosetta sono installati tre strumenti importanti diretti dagli scienziati italiani. Fabrizio Capaccioni dell Inaf (prima era Angioletta Coradini, poi scomparsa) sovrintende Virtis, che raccoglie immagini nel visibile e all infrarosso attraverso le quali si risale alla natura del corpo celeste; Alessandra Rotundi dell università Parthenope è responsabile di Giada, che analizza le polveri, e Cesare Barbieri dell Università di Padova ha studiato la camera che ha ripreso le straordinarie immagini della cometa. Su Philae, invece, è protagonista Amalia Finzi del Politecnico di Milano, dove è nata la trivella che scaverà il nucleo di 67P/Churyomov-Gerasimenko. Ma questi strumenti sono anche il frutto dei tecnologi italiani che li hanno costruiti. Da Selex Es sono usciti la trivella, lo strumento Virtis, i sensori stellari della sonda, la sua telecamera di navigazione e anche i pannelli di celle solari che forniscono l energia. La sede tedesca di Telespazio ha aiutato le operazioni di sbarco mentre l intera sonda Rosetta con Philae venivano integrate e preparate nelle camere bianche di Thales Alenia Space di Torino. Tutte e tre sono società di Finmeccanica con una lunga tradizione nello sviluppo delle tecnologie spaziali d avanguardia. G. Cap. Quel nostro sogno da Achab che è diventato realtà Lo sbarco su un corpo celeste che per secoli fu considerato messaggero di morte Siamo già stati lassù, su una cometa. Ma sino a oggi solo nei romanzi e nei film di fantascienza. Edgar Allan Poe, Jules Verne e H.G. Wells dedicarono pagine memorabili a questi corpi celesti, inaugurando un filone narrativo che annovera opere di altri grandi autori come Jack Williamson, Arthur C. Clarke, Larry Niven e Stephen Baxter. Dal canto suo Mark Twain, nato nel 1835, che nel suo Viaggio in Paradiso aveva descritto una gara di velocità con una cometa, previde che la sua morte sarebbe avvenuta, così come la sua nascita, durante un passaggio della Cometa di Halley. E così fu, nel Il cinema catastrofico ha spesso utilizzato le comete, per film peraltro non proprio esaltanti, fatta eccezione per Deep Impact del Le comete (a volte confuse dagli sceneggiatori hollywoodiani con gli asteroidi) erano sempre e comunque una pistola puntata alla Mark Twain previde che sarebbe morto durante un passaggio della Cometa di Halley tempia dell umanità. Perché le comete passino da minacce cosmiche a grandi opportunità dobbiamo attendere i romanzi Nel cuore della cometa di Gregory Benford e David Brin e Oltre l orizzonte azzurro di Frederik Pohl, in cui vengono sfruttate, da un pianeta Terra impoverito di ogni risorsa, come fabbriche di cibo, sintetizzato a partire dagli elementi base di cui le comete sembrano abbondare: carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto. Questo cambia evidentemente tutto: un po come scoprire che l algida bellezza che vi ha da sempre affascinato e a volte intimidito è non solo bella, ma anche ricca e alla vostra portata. Ovvio che l interesse umano per le comete aumenti. La sonda europea Rosetta è in viaggio da più di dieci anni per il suo appuntamento con la cometa 67P, ma le manovre di avvicinamento a questi affascinanti corpi celesti sono cominciate molto prima, da quando la scienza ha affrontato e cacciato antiche superstizioni. Per gli antichi, le comete erano messaggere di morte, per le masse o per pochi eletti. Erano «araldi che annunciano la morte dei re», inviate da Dio per punirci. La Cometa di Halley appare sull Arazzo di Bayeux che illustra la conquista normanna dell Inghilterra nel 1066, così come in certe suggestive cronache medievali come questa, del 984: «In Italia fu una grande cometa, e peste l oppressò, e in Fiandra si vide un gran serpente volar per aria, e in Genova un cavallo parlò, in Pisa veduti uomini con effigie di cane» o questa del 1316: «In Milano si videro molte statue per l aria volare, e si sentirono voci spaventevoli, e nell aria si vide gran fuoco». Ci volle l opera di scienziati come Fracastoro, Brahe, Keplero e Halley, per ripulire la fedina penale delle comete. Anche se una teoria di recente ha attribuito all impatto di una cometa Imprese costose? Ma il film Gravity è stato più caro della missione indiana su Marte l estinzione dei dinosauri, trasformando quindi le comete da «assassine di re» ad «assassine di Rex» (nel senso di Tyrannosaurus Rex...). Altre teorie, in compenso, sostengono che gran parte dell acqua del nostro pianeta provenga dalle comete, e addirittura che questi corpi celesti siano i mezzi con cui la vita si diffonde nell universo. La missione Rosetta ci aiuterà forse a fare chiarezza anche su quest ultima ipotesi. La scienza prenderà il posto della fantasia, anche se le pagine più belle dedicate a una cometa rimangono a mio avviso quelle di Leviathan 99, il radiodramma scritto da Ray Bradbury per la Bbc nel 1966 che rivisitava Moby Dick mettendo al posto della balena un enorme cometa bianca. Come non pensare al romanzo di Melville, al folle immenso sogno del capitano Achab, mentre una macchina creata dall uomo, dopo un viaggio di 6,5 miliardi di chilometri, sta per sbarcare su un altro corpo celeste, com è successo solo altre sei volte prima d ora? Anche solo immaginare una spedizione del genere è un grande risultato per l umanità, e ancora più grande per l Europa che l ha voluta e finanziata. Imprese come queste ci aiutano ad allargare i nostri orizzonti, a guardare il cielo con speranza e curiosità. Molti criticano i costi dell esplorazione spaziale. Ma pochi giorni fa, commentando le prime foto inviate dal satellite indiano Mangalyaan in orbita attorno a Marte, qualcuno ha giustamente osservato che il costo di 74 milioni di dollari della missione spaziale indiana è inferiore di 30 milioni di dollari rispetto al budget del film Gravity con Sandra Bullock e George Clooney... Qualcosa su cui converrà riflettere, prima di parlare ancora di «sprechi» e di «imprese inutili».

10 # 10 Giovedì 13 Novembre 2014 Corriere della Sera Politica Dietro le quinte Quel capannello targato Pds In Transatlantico Metti un pomeriggio a Montecitorio tra vecchi compagni di partito. Nel bel mezzo del Transatlantico se ne stavano ieri il leader di Sel Nichi Vendola, l ex ministro Fabio Mussi, l onorevole Giorgio Airaudo e l ex viceministro Stefano Fassina, intenti a commentare l incontro in corso tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. «Che cos è, una riunione del Pds?» scherza un giornalista di lungo corso, colpito dal gruppetto che ricorda la vecchia Quercia. E Pippo Civati, che si ferma a far capannello: «Pds, sì... E non vi sfugga che la lettera più importante è la s di sinistra». (Monica Guerzoni) Caso de Magistris Ancora ricorsi e verdetti in bilico Già sospeso, in base alla legge Severino, perché condannato per abuso di ufficio, e reinsediato di fatto dal Tar che ha annullato il decreto rinviando la questione alla Consulta, Luigi de Magistris (foto) potrebbe essere di nuovo sollevato dalla carica di sindaco di Napoli: tra una settimana il Consiglio di Stato deciderà sul ricorso deciso dal Viminale contro la sospensione della sospensione decisa dal Tar. Ai quali, invece, de Magistris intende rivolgersi per bloccare lo sblocca Italia. Insomma, tra bisticci di parole e controricorsi, la sceneggiata continua. (Fulvio Bufi) Omicidio stradale, la promessa del premier Una promessa solenne del premier al babbo di Massimo, diciassettenne morto sulla strada per colpa di un automobilista ubriaco. «Mi impegnerò per ridurre i tempi di approvazione, anche in Senato, della legge per introdurre l omicidio stradale», ha detto ieri Renzi a Massimiliano Massimi, luogotenente dei carabinieri e comandante della stazione di Pescia, appena tornato al lavoro dopo la licenza per il lutto. E lui, commosso, l ha invitato alla manifestazione di domenica prossima per ricordare il figlio. Un primo sì alla legge delega è arrivato dalla Camera, ora si attende il via libera di Palazzo Madama. (Marco Gasperetti) 7 gli incontri tra il premier Matteo Renzi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi: l ultimo prima di ieri risaliva allo scorso 5 novembre Renzi e Berlusconi: il patto è solido Ma è stallo su lista e sbarramento Sì alla soglia del 40% e 100 capilista bloccati. «Italicum entro l anno e avanti fino al 2018» Napolitano: cederei ad altri il record di velocità di cambiamento dei governi ROMA «L impianto dell accordo è oggi più solido che mai». Dopo quasi due ore di incontro a Palazzo Chigi tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi sulla legge elettorale, una nota congiunta di Pd e Forza Italia dirada solo parzialmente le nebbie della politica italiana. Perché restano le «differenze sulla soglia minima di ingresso e sul premio di maggioranza alla lista invece che alla coalizione». Ma sono differenze che, a detta dei due leader, non impediranno l ok dell Italicum al Senato entro dicembre e alla riforma costituzionale entro gennaio Le differenze non impediscono di considerare positivo il lavoro fin qui svolto La reazione di Alfano «Ottimo direi l incontro Renzi-Berlusconi» commenta su Twitter il leader Ncd Alfano Smentendo, quindi, qualunque ipotesi di rottura del patto del Nazareno. Un finale agrodolce, che fa intravedere un lieto fine, ma che non esclude colpi di scena dell ultima ora. Anche perché nel quadro politico va considerato l accordo raggiunto nel vertice di maggioranza con il Nuovo centrodestra e gli altri partiti. E vanno considerate le altre variabili, dalle resistenze della minoranza Pd, alle divisioni all interno di Forza Italia, fino alla partita delle possibili urne anticipate e del capo dello Stato, che potrebbe anche annunciare le dimissioni alla fine dell anno. Ma le prime reazioni sembrano positive, come dimostra il tweet di Angelino Alfano (Ncd): «Bene, molto bene, direi ottimo incontro Renzi- Berlusconi». Seguito dall hashtag «#avantitutta». Nella nota si spiega che tra Pd e FI c è la «comune volontà» di alzare al 40% la soglia per il premio di maggioranza (era al 37) e di introdurre le preferenze dopo il capolista bloccato nei 100 collegi previsti dall Italicum. E si ricostruiscono le ragioni del patto del Nazareno: «L Italia ha bisogno di un sistema istituzionale che garantisca governabilità, un vincitore certo la sera delle elezioni, il superamento del bicameralismo perfetto, e il rispetto tra forze politiche che si confrontino in modo civile, senza odio di parte. Queste sono le ragioni per cui Partito democratico e Forza Italia hanno condiviso un percorso difficile, ma significativo, a partire dal 18 gennaio scorso con l incontro del Nazareno». E quell accordo, dice la nota, è «più solido» che mai. Renzi e Berlusconi scelgono quindi di sottolineare gli aspetti positivi dell intesa, nonostante i punti di contrasto, che permangono. E che sono le soglie minime di ingresso (3 o 5 per cento) e il premio di maggioranza alla lista, come vorrebbe il premier, o alla coalizione come vuole l ex Cavaliere. E concludono la nota così, trasformando il patto del Nazareno in una sorta di patto di legislatura: «Dovrà proseguire fino alla scadenza naturale del 2018, costituisce una grande opportunità per modernizzare l Italia. Anche su fronti opposti, maggioranza e opposizioni potranno lavorare insieme nell interesse del Paese nel rispetto condiviso di tutte le Istituzioni». A cominciare dall elezione del nuovo capo dello Stato, dopo che è emersa la possibilità che Giorgio Napolitano possa lasciare in anticipo il suo incarico. Circostanza che non è irrilevante rispetto alla prospettiva (ufficialmente esclusa) di tornare alle urne prima della scadenza naturale della legislatura. Al presidente, del resto, preme la stabilità, come ha ripetuto anche ieri ad un incontro sull Expo: «L Italia detiene il record mondiale di cambiamenti di governo. Volentieri vorrei che lo cedessimo ad altri». E nell attesa di sciogliere gli ultimi nodi, i lavori sul decreto di riforma elettorale cominceranno martedì prossimo in commissione Affari costituzionali del Senato. A favore della calendarizzazione hanno votato tutti i gruppi, tranne il M5S che si è astenuto e l ex grillino Francesco Campanella che ha votato contro. L analoga commissione della Camera, contemporaneamente, ha stretto i tempi sulla riforma costituzionale, che approderà nell Aula di Montecitorio il 10 o l 11 dicembre. Qui le opposizioni proveranno a dare battaglia. Tra loro, il Movimento 5 Stelle, che ieri provava a insinuare il dubbio, con Danilo Toninelli: «Nulla di fatto tra Renzi e Berlusconi. Il patto del Nazareno scricchiola: nessun accordo su premio di lista e soglie. Renzi dormirà sonni tranquilli?». Alessandro Trocino

11 # Corriere della Sera Giovedì 13 Novembre 2014 POLITICA 11 La vicenda Ieri Matteo Renzi e Silvio Berlusconi si sono incontrati per siglare l accordo sulle modifiche al «patto del Nazareno» varato dai due leader lo scorso 18 gennaio L intesa si basava su una nuova legge elettorale e riforme istituzionali: nuovo Senato e modifica del Titolo V della Costituzione Ieri i leader di Pd e Fi hanno concordato di alzare al 40% la soglia per il premio di maggioranza (era al 37) e di introdurre le preferenze dopo il capolista, che sarà bloccato nei 100 collegi previsti L intenzione è quella di ottenere il via libera per l Italicum al Senato entro dicembre e per la riforma costituzionale entro gennaio Il retroscena di Maria Teresa Meli ROMA A sera, dopo l incontro con la delegazione di Forza Italia capeggiata da Silvio Berlusconi, Matteo Renzi ha il tempo di rilassarsi un poco con i suoi, prima di prepararsi ad affrontare la riunione della Direzione del suo partito. Nello staff del presidente del Consiglio circola questa battuta, piuttosto cruda, ma che spiega con una certa efficacia la situazione: «È come se fossimo in un supermercato con il nostro carrello. Ci abbiamo messo il 3 per cento per Alfano, i capilista bloccati per Berlusconi e adesso tutti spingono quel carrello. E questo era quello che ci interessava». Detta così, forse, suona un po brutale, ma piuttosto realistica. Perché se è vero che l ex Cavaliere ieri ha detto «no» al 3 per cento e al premio di lista, è anche vero, come ha spiegato ai collaboratori e ai fedelissimi il premier, che «ci ha assicurato che non farà imboscate e che garantirà che i tempi vengano rispettati». Il leader: Silvio ci seguirà Vuole stare al tavolo anche nella partita del Colle «Ognuno ha messo i suoi ingredienti. Ora tutti spingono il carrello» «Del resto ha aggiunto Renzi nessuno si aspettava che ci dicesse di sì, non poteva farlo, dopo aver ricompattato il suo partito, altrimenti Forza Italia si sarebbe nuovamente divisa e Fitto sarebbe tornato alla carica. Insomma, immaginare che Berlusconi fosse disponibile a darci di più era francamente impossibile, ma va bene così». Il presidente del Consiglio è soddisfatto, non dispera di ottenere qualcosina di più durante l iter parlamentare, ma anche se ciò non dovesse accadere, pazienza. È riuscito a fare un accordo con la sua maggioranza di governo sul premio alla lista (cosa a cui teneva sopra ogni altra cosa, perché è il bipartitismo, in realtà, l obiettivo finale a cui tende Renzi) e nel contempo non ha provocato la rottura del patto del Nazareno, anche se quell intesa si è andata modificando nel tempo. «Non dimentichiamoci ha spiegato ancora ai suoi il premier che Berlusconi ci ha anche promesso che andrà avanti con noi sulla riforma del Senato, che non si sfilerà e pure questo è un punto molto importante». Dunque «si può procedere celermente, secondo i tempi stabiliti, senza rinvii e stoppando qualsiasi tattica dilatoria, cosa che era il nostro primo obiettivo». La metafora «Come al supermarket, abbiamo nel carrello il 3% per Ncd e i nomi bloccati per gli azzurri» Immaginare che Berlusconi potesse darci di più era impossibile Ci ha promesso che andrà avanti con noi anche sul Senato Con Letta Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, accompagnato dal consigliere Gianni Letta, al suo arrivo ieri pomeriggio a Palazzo Chigi per l incontro con il premier Matteo Renzi sulle modifiche alla legge elettorale (Claudio Peri/Ansa) Per il resto, il premier non è preoccupato per il fatto che Fi voterà a favore solo di determinati punti della riforma elettorale. Sa che sulla soglia del 3 per cento i voti saranno molti di più di quelli dello stretto confine della maggioranza di governo. Per esempio, perché Sel e Fratelli d Italia dovrebbero dire «no» a uno sbarramento che consente a queste due forze politiche di presentarsi da sole? Quanto al premio di lista, il premier ritene di non avere problemi nemmeno su quel fronte. È convinto che su quel punto il suo partito sarà compatto e che qualche apporto potrebbe venire anche dai banchi dell opposizione. Per farla breve, il premier è convinto che la riforma elettorale «verrà approvata entro la fine dell anno al Senato ed entro febbraio del 2015 alla Camera». Ma non ostenta un po troppa sicurezza il presidente del Consiglio? Una fetta della minoranza del Partito democratico potrebbe dargli del filo da torcere al Senato: «Già, ma questa volta ha spiegato ai più stretti collaboratori dovranno farlo con il voto palese, mettendoci la faccia e assumendosi le loro responsabilità». Inclusa quella di far fallire una delle riforme che Giorgio Napolitano aveva posto come condizione per accettare il suo secondo mandato. Renzi, che non è certo un ingenuo, sa bene che sia nel Pd che dentro Forza Italia c era e c è chi vuole mandare all aria tutto e le mosse del vertice di maggioranza di lunedì e dell incontro di ieri con comunicato incorporato sono servite proprio a sventare queste manovre. Come sa, perché l ex Cavaliere glielo ha confermato ieri, che Berlusconi vuole stare al tavolo in cui si deciderà la successione a Napolitano: «Lui ha spiegato ai suoi mi ha detto di avere tutto l interesse a essere dentro questa partita». Nei corridoi di Montecitorio, dopo quell incontro, circola voce che questo sia l assillo di Berlusconi. Motivo in più perché il leader di Fi non rompa il patto. Motivo in più perché Renzi si senta sufficientemente tranquillo. Minoranza in rivolta, attacco sui «nominati» Anche D Alema alla «riunione unitaria» della sinistra. E sul Jobs act 550 emendamenti ROMA «Un Parlamento di nominati è inaccettabile, un punto imprescindibile...». Tra la buvette e il Transatlantico di Montecitorio, Bersani non si stanca di declinare i suoi no alle scelte di Renzi, dando corpo e voce allo stato d animo della minoranza: «Il premier deve sciogliere l ambiguità, deve spiegarci l incoerenza. Perché acceleri sulla legge elettorale, se non vuoi andare a votare?». L opposizione si è ormai convinta che la corsa sull Italicum abbia un solo obbiettivo, le urne. Per questo alza i toni e avrebbe alzato fisicamente i tacchi, in direzione, se il segretario-premier avesse chiesto un voto sulla sua relazione. In vista della convention dei bersaniani sabato a Milano, la sinistra prova a unire le forze. Le diverse anime critiche coordinano ogni mossa e ieri sera anche Massimo D Alema ha partecipato al vertice che ha preceduto la riunione del parlamentino del Pd (dove però l ex premier non si è fatto vedere, per impegni precedenti). Alle sette di sera, alla Camera, gli oppositori di Renzi ci sono tutti. Ecco Bersani, D Alema, Fassina, Damiano, Epifani, Cuperlo, Speranza, D Attorre, Zoggia... Bindi è impegnata all Antimafia, ma è come se ci fosse. «Riunione unitaria», sottolineano i partecipanti e concordano la linea. «Se Renzi ci chiede di votare un documento noi ci alziamo e ce ne andiamo», spiega Zoggia. E D Attorre: «La direzione non può essere il luogo dove si ratificano gli accordi fatti con Berlusconi». Questione di metodo, a cui Renzi risponde con un secco: «Non credo di aver bisogno di un mandato esplicito della direzione». Il dissenso è a tutto campo, dalla legge elettorale al Jobs act, alla politica economica. Riunione L ex premier Massimo D Alema arriva alla riunione della minoranza del Partito democratico (foto Benvegnù / Guaitoli / Panegrossi) Stefano Fassina teorizza l uscita dall euro? E Bersani, che pure non è d accordo, lo difende: «È una posizione paradossale, che non va banalizzata». L ala civatiana ha voluto rendere ancor più evidente lo smarcamento disertando la direzione «last minute». Alle dieci di sera Pippo Civati sale al Nazareno, ma i suoi delegati, una ventina, restano a casa e annunciano lo strappo criticando lo «scarso preavviso della convocazione» e ironizzando sul patto del Nazareno: «Facciamo tanti auguri a Renzi per gli incontri, sicuramente molto più approfonditi, che dedica a Berlusconi e Verdini». C è chi diserta e chi si fa sentire. Fassina chiede «correzioni profonde» alla delega del lavoro e la possibilità, per i cittadini, di scegliere «tutti i parlamentari». I renziani attaccano. Ma Bersani, contro i cento capilista bloccati, è categorico: «Perché dobbiamo andare avanti con i nominati?». Eppure, sul punto cruciale della delega del lavoro, cerca la chiave per conciliare «il dissenso di merito e la lealtà al Pd». E se il governo porrà la fiducia? «Non voglio crederlo». Sul Jobs act piovono emendamenti: 15 su 550 portano le firme dell ala sinistra, che chiede paletti anche su demansionamento, voucher e controlli a distanza e non vogliono votare il testo del Senato, quello che cambia lo Statuto dei lavoratori. «Aver messo al centro il tema dell articolo 18 è stato un errore», attacca Bersani. «Vogliamo correzioni profonde», gli fa eco Fassina. Per scongiurare la fiducia si cerca una mediazione sul reintegro in caso di licenziamento disciplinare ingiusto, oggetto di uno degli emendamenti della minoranza «dem». Monica Guerzoni

12 12 POLITICA Giovedì 13 Novembre 2014 Corriere della Sera I dubbi in Forza Italia sulla linea del capo Ma il Cavaliere tira dritto: la necessità primaria è tenere aperto il dialogo, non voglio uccidere i piccoli partiti Toti Non vedo grandi concessioni, nel comunicato ci leggo un certo tono democristiano Gasparri Non vogliamo rompere, ci sono troppe questioni strategiche da decidere nei prossimi mesi ROMA A sera, in Forza Italia non hanno ancora capito se dovranno votarla in ogni caso, la legge elettorale, pur non condividendola affatto, o se «in commissione, in Aula» avranno margine di manovra, per lottare, opporsi, pretendere. Ma quello che hanno capito benissimo è che il loro capo, con Renzi, ha siglato un altra intesa di ferro che va oltre i distinguo e l 1% di soglia in più o in meno. D altronde, raccontano, è stato lo stesso Silvio Berlusconi nel colloquio con Renzi a sgombrare il campo dagli equivoci: sulla legge elettorale, sulle sue tecnicalità, nell ora e mezza con il premier non è mai voluto entrare. «Come sapete si è limitato a dire su alcuni punti abbiamo idee diverse, ma quelli li potete vedere con Verdini... Io peraltro non voglio nemmeno apparire come quello che vuole uccidere i piccoli partiti, non è quello che mi interessa. In ogni caso, non saranno queste divergenze che potranno mettere a rischio la tenuta della nostra intesa, perché per noi la necessità primaria è di tenere aperto il dialogo e ferma la collaborazione». Se Berlusconi abbia ottenuto nel faccia a faccia le garanzie sul Quirinale che si aspettava, rassicurazioni sulla sua situazione giudiziaria o per le sue aziende nonché la certezza che non si andrà al voto anticipato in primavera, i suoi possono solo supporlo, o sperarlo. In ogni caso, Berlusconi ha concesso molto all interlocutore. Non tanto nel merito della trattativa, rimasta sostanzialmente aperta, ma nel tono del comunicato congiunto che ha pochi I punti L accelerazione Nelle ultime settimane all interno di FI il patto del Nazareno è stato messo in discussione. Renzi ha impresso una accelerazione, causando malumori tra gli azzurri Le perplessità La fretta del premier trova lo scetticismo di Berlusconi, che teme un voto anticipato. Raffaele Fitto parla di «altre priorità» per il partito Il vertice 60 i senatori di Forza Italia Alla Camera i deputati azzurri sono 70 Martedì si riunisce il comitato di presidenza degli azzurri: viene decisa una linea «responsabile», ma la minoranza rivendica la «schiena dritta» del partito precedenti nella storia politica recente. Per dirla con un furioso big azzurro, il leader «mette nero su bianco che pure se la legge non gli piace, il patto è solidissimo e fantastico. È come dire che tua moglie ti mette le corna, ma il tuo matrimonio va benissimo...». Ed è più o meno questo il clima che si respira fra gli azzurri: scoramento, o comunque poca comprensione di quello che sta accadendo, e che l ex premier ha cominciato a spiegare ieri sera a cena ai fedelissimi. La sensazione a caldo degli azzurri però è che, ancora una volta e sempre di più, si stia concedendo troppo a Renzi senza ottenere in cambio nulla, anche a livello di garanzie. Giovanni Toti cerca di tenere la linea e le distanze dal governo: «Io non vedo grandi concessioni da parte nostra, nel comunicato ci leggo un certo tono democristiano... E date le condizioni, non si poteva fare diversamente». Maurizio Gasparri ammette che il momento «non è esaltante», ma allarga le braccia: «Questo era l esito che ci si aspettava: noi non vogliamo rompere, ci sono troppe questioni strategiche che dovranno decidersi nei prossimi mesi, a partire dall elezione del capo dello Stato, e non possiamo chiamarci fuori. Cercheremo di ottenere modifiche». Le modifiche, secondo i boatos, sarebbero state in qualche modo assicurate da Renzi, con un passaggio in Senato delle soglie dal 3 al 4%. E il premier avrebbe chiuso l incontro con un «consiglio»: «Mi raccomando Silvio, tu sai chi dei tuoi deve parlare da adesso in poi e chi no...». Si vedrà se Berlusconi riuscirà a tenere bada tutti i suoi, magari ripetendo il discorso che andava facendo nelle ultime ore: «Non sono affatto sicuro che Renzi ce la farà a portare a termine la sua impresa, ha un sacco di problemi in casa, l economia non si riprende, e di ostacoli davanti ne ha eccome». Ma resta che, almeno pubblicamente, con quel Renzi si è deciso di continuare a camminare mano nella mano. Fino a quando, e perché, è tema delle prossime settimane. Paola Di Caro Sosta La Panda rossa del sindaco di Roma Ignazio Marino parcheggiata in divieto di sosta martedì sera nei pressi dell abitazione del primo cittadino (Ansa) La Panda di Marino di nuovo in divieto Il sindaco sempre più in bilico: sono sereno Il premier Le parole del premier Renzi, «chi sbaglia paga», aprono la crisi in Campidoglio ROMA Prima le multe, ora il divieto di sosta. Una cosa bisogna dirla: ad Ignazio Marino, sindaco «ciclista», questa Panda rossa proprio non porta bene. Perché, dopo il parcheggio nei posti riservati del Senato e l accesso alla Ztl con un pass scaduto, arriva un nuovo caso. Martedì sera, al termine del «giorno più lungo» del chirurgo dem, inseguito dalle voci di dimissioni, l auto è stata «avvistata» sotto casa del sindaco, a due passi dal Pantheon, in divieto di sosta. E qualcuno gli ha immediatamente scattato le foto, finite subito sulla rete. Non solo. Lì c erano anche le telecamere delle Iene, che ieri sera hanno mandato in onda il servizio. C è Marino che rientra a casa, su una macchina di servizio del Campidoglio. E, parcheggiata su un lato, c è la sua Panda, sotto ad un cartello di divieto di sosta «permanente». Telefonini, foto, telecamere. Fino a che, dopo una mezz ora circa, arriva un uomo (incaricato dal sindaco?) che sale sull auto e la sposta, poco prima che arrivassero i vigili urbani. L auto è quella col pass Ztl per il centro che, con ogni probabilità, usa spesso la moglie del primo cittadino, la signora Rossana Parisen Toldin, padovana di Monselice. Lei, raggiunta telefonicamente dal Corriere, non nega: «Non voglio essere scortese, ma non voglio essere intervistata. Tanto sapete già tutto...». Non ci vuole aiutare a capire chi guidava l auto, quando sono state prese quelle multe? «Non avete bisogno del mio aiuto. Usate le vostre risorse sui giornali per trattare temi più importanti». Gentile, ma ferma. Anche se chi guidava l auto non è un dettaglio. Marino, chiedendo il pass (pagato, tra l altro, dal Comune) come sindaco «per lo svolgimento dell attività istituzionale» è come se avesse «eletto» la Panda ad auto di servizio. E i familiari (a meno che non accompagnino il sindaco ad appuntamenti pubblici) non potrebbero neppure salirci a bordo, figuriamoci guidarla. Marino appare sempre più solo, anche se ostenta tranquillità: «Sono sereno». Però, per togliersi d impaccio, sta pensando ad un clamoroso dietro-front: «Sono stato tratto in inganno dai miei uffici», la versione che dovrebbe fornire oggi, per scongiurare la mozione di sfiducia del centrodestra. Intanto, però, Renzi lo ha scaricato: «Chi sbaglia deve pagare», le parole del premier. Basta e avanza per aprire la crisi nella Capitale. Ernesto Menicucci

13 Corriere della Sera Giovedì 13 Novembre 2014 Il retroscena di Francesco Verderami Il Cavaliere di fronte al bivio: un nuovo predellino o la ridotta Le partite che Renzi vuol chiudere per togliersi il marchio dell «annuncite» Le nomine alla Corte costituzionale Consulta, Criscuolo eletto presidente Appello al Parlamento per la legge elettorale Alessandro Criscuolo, 77 anni, magistrato di Cassazione, è stato eletto presidente della Corte costituzionale: i 14 giudici dell organo di garanzia, riuniti a Palazzo della Consulta, lo hanno eletto con 8 voti. Criscuolo rimarrà in carica per i prossimi tre anni, fino al novembre 2017.: in passato è stato presidente dell Associazione nazionale dei magistrati per tre anni e mezzo, dall 84 all 88. Eletti anche i vicepresidenti: sono Marta Cartabia e Giorgio Lattanzi. «È auspicabile che ci sia una legge elettorale: la legge elettorale è una legge necessaria, si deve fare, non se ne può fare a meno», ha detto il neopresidente. (foto Ansa) POLITICA 13 ROMA La prova decisiva sarà il passaggio parlamentare, e fino ad allora nulla potrà darsi per scontato. Ma se davvero la legge elettorale andrà in porto secondo lo schema e la tempistica voluti da Renzi, non c è dubbio che da quel momento sarà finita un epoca, e che la Seconda Repubblica finirà in soffitta. Sarà un passaggio di sistema, insomma, che va oltre il dettaglio del vertice di ieri tra il premier e il Cavaliere. Era chiaro come sarebbe andata a finire, era impossibile per Berlusconi evitare la sconfitta: il patto del Nazareno si diluisce nell intesa siglata da Renzi e Alfano, senza le variazioni richieste dal Cavaliere. Se il patto formalmente regge è per reciproca convenienza: per un verso il segretario democratico toglie così margini a quanti nel Pd mirano a sabotare il suo progetto riformatore; per l altro verso il leader di Forza Italia resta a quel tavolo dove Renzi gliel ha garantito sarà «a pieno titolo» quando dovrà scegliersi il futuro capo dello Stato. Altro non poteva ottenere Berlusconi, ma tanto gli basta. Quantomeno per garantirsi un ruolo nella sfida per il Colle, ruolo che senza accordi sugli equilibri interni di partito con Fitto potrebbe perdere quando si inizierà a votare a scrutinio segreto. È sicuro che il tema del successore di Napolitano sia stato affrontato durante il colloquio, ma non si sa se nel corso della conversazione Renzi ha ripetuto la battuta con cui di solito introduce l argomento: «Dovete capirmi, mi trovo assediato. Ho già tutto il vecchio politburo del mio partito che si sente candidato in pectore per la presidenza della Repubblica». E giù, a quel punto, con la lista delle telefonate a cui deve rispondere: dalla A di Amato alla V di Veltroni, senza che manchi mai Casini. Ovviamente il premier vuole finire i suoi «compiti» prima che la partita del Quirinale abbia inizio. E non è solo per scongiurare pericolosi incroci tra temi diversi ed evitare imboscate. Il fatto è che Renzi vuol togliersi di dosso «l etichetta dell annuncite che mi hanno appiccicato», in Italia e in Europa, se è vero che il capogruppo del Ppe Weber lo definisce un «chiacchierone». Perciò, oltre ad aver stretto i tempi sulla delega fiscale e sul Jobs act, vuole chiudere sull Italicum e sulla modifica del Senato, perché a suo modo di vedere «varare le riforme, anche quelle non economiche, nei tempi programmati, fa crescere la credibilità dell Italia». I problemi del premier sono altri, e più del vertice serale con Berlusconi è stato complicato l incontro mattutino con Padoan, a causa di quei numeri che non lo fanno star sereno: l Italia non riparte e le previsioni non sono incoraggianti se persino la Germania come gli hanno spiegato i vertici dell Economia nelle previsioni del prossimo anno rischia una crescita vicina allo zero. Per certi versi, quindi, il colloquio con il capo forzista è stato defatigante: preso atto che sulla legge elettorale il Cavaliere pur volendo non poteva accettare ufficialmente il premio di maggioranza alla lista «altrimenti tornerei ad avere problemi nel partito», e avuto dal suo interlocutore «l impegno formale» che «non faremo ostruzionismo né faremo imboscate in Parlamento», Renzi ha chiuso la pratica. Un altra pratica si apre invece per Berlusconi, posto ora davanti a un bivio. Se il nuovo modello di Italicum diverrà legge, dovrà decidere come intervenire per dare un futuro al centrodestra nel nuovo assetto di sistema. Si vedrà se le elezioni saranno davvero nel In ogni caso, quando arriverà il tempo delle urne, cercherà un accordo tattico con la Lega per varare un listone unico? E cosa e quanto a quel punto dovrebbe cedere al «populista» Salvini? Oppure, per giocare d anticipo e mantenere il ruolo del federatore, salirà su un nuovo predellino per ricomporre ciò che è stato diviso con la fine del Pdl, proponendosi come padre nobile di un nuovo inizio? Certo, il Cavaliere ha un altra opzione: tenere viva Forza Italia e misurare ancora la sua capacità di attrarre consenso. Ma nel 94 il Ppi prese il 17% alle elezioni, prima di tramontare insieme alla Prima Repubblica.

14 14 Giovedì 13 Novembre 2014 Corriere della Sera Offerta valida per immatricolazioni fino al 31/12/2014 per Ford Focus Plus 5 porte 1.0 EcoBoost 100CV a fronte di permuta o rottamazione di una vettura immatricolata entro il 31/12/2008 e posseduta da almeno 6 mesi. Solo per vetture in stock presso i FordPartner aderenti all iniziativa. Prezzo raccomandato dalla Ford Italia S.p.A. IPT e contributo per lo smaltimento pneumatici esclusi. Ford Focus: consumi da 3,8 a 6,8 litri/100km (ciclo misto); emissioni CO 2 da 98 a 159 g/km. Esempio di finanziamento per Focus Plus 1.0 EcoBoost 100CV con Garanzia Ford Protect 5 Anni/ km a Anticipo 2.250, 36 quote da 195,93 escluse spese incasso Rid 3, più quota finale denominata VFG pari a 8.631,00. Importo totale del credito ,15 comprensivo dei servizi facoltativi Guida Protetta, Assicurazione vita, Invalidità e disoccupazione. Spese gestione pratica 300. Totale da rimborsare ,48. Imposta di bollo in misura di legge nella prima quota mensile. TAN 3,95%, TAEG 5,40%. Salvo approvazione FCE Bank plc. Condizioni e termini nella brochure informativa disponibile presso il FordPartner o su Le immagini possono contenere accessori a pagamento. Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. L impossibile diventa possibile. NUOVA FORD FOCUS Active Park Assist Anche gli spazi invisibili diventano visibili. Nuova Ford Focus vede dove tu non puoi e ti guida automaticamente nella manovra di parcheggio. 195almeseconIdeaFord 5annidigaranziaFordProtectinclusi Anticipo 2.250TAN3,95%TAEG5,40% edopo3anniseiliberodirestituirla. Scoprila sabato 22 e domenica 23 ford.it

15 Corriere della Sera Giovedì 13 Novembre 2014 POLITICA 15 La Nota di Massimo Franco L ACCORDO SOPRAVVIVE NEL SEGNO DEL PREMIER Più del comunicato congiunto di Matteo Renzi e Silvio Berlusconi dopo il loro vertice sulla riforma elettorale, ieri hanno colpito le parole abrasive del capo dello Stato, Giorgio Napolitano. «Volentieri vorrei che cedessimo a qualcun altro», ha detto con una punta di ironia, «il record mondiale di caduta dei governi». Ha tutta l aria di un altolà implicito ad una crisi dell esecutivo e ad elezioni anticipate. Sembra la conferma che il capo dello Stato ha deciso di esorcizzare questa prospettiva anche lasciando trapelare l intenzione di chiudere il suo mandato all inizio del Si tratta appena di un inciso, incorniciato dal discorso sull Expo di Milano tenuto al Quirinale. Ma pesa su uno sfondo di tensione tra e dentro i partiti: di maggioranza e di opposizione. E si trasforma nell ennesimo monito ad una classe politica che sbanda tra accordi e minacce di rottura, osservata con diffidenza dall Unione Europea. Il fatto che ieri la minoranza del Pd abbia deciso di disertare la riunione della Direzione in polemica col segretario-premier indica un malessere persistente; e destinato a riaffiorare nel momento in cui l arma delle elezioni anticipate si sta spuntando nelle mani di Renzi. È una fronda che si rispecchia anche nelle modifiche chieste da alcuni senatori del Pd sulla riforma della Camera «alta». Ma si tratta di scarti che non indeboliscono le critiche del presidente del Consiglio ad un Berlusconi accusato di non avere dietro tutte le sue truppe parlamentari. A sinistra rimane un area di dissenso coriacea, che trova una sponda nella Cgil che conferma lo sciopero generale per il 5 dicembre. Eppure, per quanto esposto al conflitto anche sul piano sociale, il governo va avanti. La tendenza è a considerare i dissensi qualcosa di facilmente superabile. E infatti il 18 novembre la riforma elettorale emersa dal vertice di maggioranza dell altro giorno comincerà ad essere discussa nella Commissione affari costituzionali. Relatrice: la presidente Anna Finocchiaro. Rimane da capire quale sistema alla fine emergerà. E soprattutto, se davvero si farà in tempo ad approvare la legge al Senato entro fine anno. A definirlo «impossibile» è il leghista Roberto Calderoli, che mette davanti l esigenza di approvare i provvedimenti economici. Ma la nota diffusa dopo un ora e mezzo di colloquio tra Renzi e il sottosegretario Lotti da una parte, e Berlusconi, Gianni Letta e Denis Verdini dall altra, conferma la tenuta non tanto del patto del Nazareno ma di quello raggiunto tre giorni fa tra il premier e i suoi alleati minori. E rafforza il premier. Berlusconi ha ottenuto cento capilista bloccati, certo. Ma sbatte contro il limite di accesso in Parlamento al 3 per cento, imposto dai partitini. E il premio in seggi al partito maggiore o alla coalizione rimane in bilico. Sostenere che «l impianto del patto è più che mai solido, nonostante le differenze», come recita il comunicato congiunto, sa di verità d ufficio. E non riesce a coprire la sconfitta del leader del centrodestra. La legislatura «dovrà proseguire fino al 2018», concordano i «pattisti». Ma il rapporto ineguale tra i contraenti è vistoso. La legislatura continuerà nel segno di Renzi. Berlusconi può solo inseguire. In affanno. Il caso di Gian Antonio Stella Paradossi Il Senato al tramonto e quelle nuove nomine (tutte politiche) di Sergio Rizzo Cuffaro delle liste bloccate», titolò mesi fa «Meglio linkiesta.it. Secco. Senza il tarlo d un dubbio. «Le preferenze furono il simbolo del voto di scambio nel Meridione d Italia, ma le liste bloccate sono una sporcizia democratica, il trionfo delle oligarchie», scriveva il catanese Salvatore Merlo. Insomma: «L orribile clientelismo è pur sempre democratico». Ma è così? Mario Segni, a sentire certi discorsi, mastica amaro. Lui, che promosse il referendum e spazzò via il vecchio sistema marcio fino al midollo, ricorda bene i disastri fatti dal proporzionale con le preferenze. Un sistema che consentiva grazie alle combinazioni di controllare il voto clientelare. E non ha cambiato idea. Anche Gaetano Quagliariello, un tempo, pareva avere la memoria salda: «La nuova stagione della politica è nata contro la raccolta delle preferenze e il clientelismo che comportava». Ce l aveva con le «infiltrazioni dei Mister Centomila Preferenze», giurava sulla bontà delle liste bloccate che obbligavano i partiti a scegliere i migliori, denunciava che il vecchio sistema era «monopolio di chi spendeva di più o si faceva sostenere da portatori di interessi illeciti». E chiudeva: «È una storia che conosciamo nel Mezzogiorno: non si deve ripetere». Mesi fa, dietrofront: «Il Nuovo centrodestra è compatto e sulle preferenze andrà fino in fondo: l elettorato deve scegliere i propri candidati, non vogliamo più un Parlamento di nominati». Anche Gianfranco Rotondi era durissimo. Proprio perché, spiegava, era un recordman di voti personali: «Forte di questo primato mi sento ancor più di affermare la mia contrarietà alle preferenze. Esse appartenevano a un altra stagione al termine della quale l elettorato ne sanzionò il potere inquinante. Oggi sarebbe solo la festa delle camorre e dei poteri economici organizzati». Eppure anche lui ha consigliato a Berlusconi di «non impiccarsi al maggioritario: la legge riscritta dalla Corte con proporzionale puro e preferenze rende Forza Italia centrale e insostituibile per venti anni». E non parliamo di Lo «squalo» Vittorio Sbardella, segretario regionale dc del Lazio, dopo un comizio nel Soprannominato lo «squalo» Sbardella era il braccio destro elettorale di Andreotti, noto per la sua capacità di raccogliere preferenze (Contrasto) I cantori della preferenza: ieri trappola clientelare oggi baluardo di democrazia Da Quagliariello a Schifani, quante giravolte e dietrofront Renato Schifani. Diceva che «le preferenze odorano di naftalina» e ora minaccia referendum: «Vogliamo preferenze vere». E quanti sono i grillini che nel 91 votarono l abolizione delle preferenze ed oggi hanno rimosso i guasti di quel sistema? Hanno dimenticato certi racconti come quello di Clemente Mastella? «Era il 1976 e invitammo i cittadini di Benevento a votare l anno, perché Ciriaco De Mita era il numero uno della lista, io ero il nono, Gerardo Bianco il settimo e Giuseppe Gargani il sesto». C è chi dirà: che male c era? Qua e là, forse, meno. Ma lasciamo rispondere a un appello che i leader comunisti delle regioni meridionali lanciarono nel 90 invocando la soppressione delle preferenze perché con quelle i politici erano «ostaggi nelle mani della mafia e dei clan» e occorreva «impedire alla mafia di gestire direttamente il consenso nei territori in cui operano le cosche». Tutto dimenticato, tutto rimosso, tutto cancellato. E dalla minoranza di quella che fu la Balena Rossa è tutto un coro che, per buttar bastoni nelle ruote di Renzi, invoca: «Preferenze! Preferenze! Preferenze!». Si scannavano dentro gli stessi partiti, sui voti di preferenza. Ogni elezione era occasione per covare odio, studiare sgambetti, sversare veleni. Ed erano i partiti di una volta! Blocchi monolitici che reggevano ogni crepa. Oggi? «In una situazione storica di debolezza dei partiti», ha scritto Roberto D Alimonte, docente alla Luiss Oscillazioni Renzi pure non ha una posizione limpidissima: meglio averle che non averle, diceva 3 mesi fa ed esperto di sistemi elettorali, «il voto di preferenza rischia di distruggere definitivamente quello che resta della loro organizzazione e di aprire le porte ad ogni sorta di influenza anche di tipo criminale soprattutto in alcune zone del Paese». Tanto più che la sproporzione tra l uso delle preferenze al Nord e al Sud, con punte del 14% in Lombardia e del 90% in Calabria, è diventata immensa. Per capirci: si rischiano guerre fratricide. Il guaio è che lo stesso Renzi, che pure ha avuto D Alimonte tra i suoi consiglieri, non sembra avere una posizione limpidissima. Certo, lui stesso ha usato il tema per manganellare Cuperlo: «Gianni te lo dico con amicizia, questo tuo riferimento alle primarie e alle preferenze, lo avrei voluto sentire la volta scorsa, quando tu e altri siete stati candidati nel listino. È inaccettabile che preferenze e primarie siano usate in modo strumentale adesso». Parole d oro, ma lui come la pensa? «Lo confesso: sono un sostenitore delle preferenze. Purtroppo sul punto si è registrata una netta ostilità di Forza Italia», spiegava a gennaio motivando l accordo con Berlusconi sulle liste bloccate. Tre mesi fa, ritoccava: «Noi non pensiamo che le preferenze siano lo strumento della democrazia ma tra averle e non averle preferiamo averle». E oggi? Il nostro futuro, dopo gli orrori del Porcellum, è un tuffo nel passato dei padroni e padroncini di pacchetti elettorali? #chediocelamandibuona Il sistema La legge elettorale proporzionale promulgata nel 1946 prevedeva la possibilità di esprimere fino a quattro voti di preferenza Nel 91 un referendum modifica la legge consentendo una sola preferenza. Nel 93 un secondo referendum introduce il maggioritario. Spariscono le preferenze Laura Bottici è letteralmente fuori dalla grazia di Dio. «Sono dovuta correre nella mia città, Carrara, a dare una mano per l alluvione. Avevo chiesto al presidente Piero Grasso di rinviare la riunione. Ma mi ha risposto che non era possibile. Piccolo particolare, quella riunione era convocata per parlare di tutt altro. Non certo per decidere un infornata di nomine», s indigna l esponente del Movimento 5 Stelle, questore del Senato. Le sua parole trasudano rabbia impotente. Ed è francamente difficile darle torto. Nel consiglio di presidenza di ieri, dove si doveva discutere sull accaduto in aula a Palazzo Madama durante le votazioni al decreto sblocca-italia, il pacchetto nomine è arrivato fuorisacco. Con effetti sorprendenti solo per chi non conosce la capacità di resistenza inerziale dei nostri apparati al cambiamento. Mentre proprio ieri la riforma che dovrebbe ridimensionare radicalmente il Senato, cambiandone le funzioni, iniziava il suo secondo percorso a Montecitorio, i vertici di Palazzo Madama davano via libera alla nomina di Incarichi Via libera di Palazzo Madama a tre vice segretari generali e 13 capiservizio ben tre vice segretari generali. Uno in più di quelli in carica con il predecessore dell attuale segretario Elisabetta Serafin. E scelti con il solito bilancino politico. Per l esperto Alfonso Sandomenico si è speso il capogruppo del Partito democratico Luigi Zanda. All altrettanto esperto Giovanni Orsini non ha fatto mancare il proprio sostegno la vecchia guardia democratica di provenienza diessina. A favore del più giovane e decisamente meno esperto Federico Toniato, già vicesegretario generale a palazzo Chigi durante il governo Monti e noto per i suoi rapporti più che amichevoli con le alte sfere vaticane, ha pesato l appoggio dell ex presidente Renato Schifani e di Forza Italia. Completa il pacchetto delle nomine decise ieri un gruppone di tredici capiservizio. Per un totale di 16 avanzamenti di carriera. Al Senato spiegano che si tratta di operazioni a costo zero: i prescelti non avranno indennità aggiuntive. Grazie. Aggiungono poi che non sono state nemmeno fatte tutte le nomine che si sarebbero dovute fare. Non è stato coperto, insistono, il 40 per cento dei posti vacanti: dal che si desume che le promozioni dovevano essere non 16, ma 26 o 27. Grazie ancora. Chi di sicuro non ringrazia è il Movimento 5 Stelle. Prima lo scontato niet del suo questore aggirato grazie al fango di Carrara, poi dieci giorni di sospensione per i senatori grillini ritenuti responsabili dei disordini durante il voto dello sblocca-italia. Qualcuno direbbe: cornuti e mazziati

16 # 16 POLITICA Giovedì 13 Novembre 2014 Corriere della Sera Protesta l Ast di Terni, autostrada bloccata Camusso: sciopero generale il 5 dicembre Guidi convoca per oggi i sindacati della fabbrica umbra. Duello nel Pd sulla mobilitazione Cgil Boom della cassa integrazione, più 19,3%. Vertice al Viminale per le manifestazioni di domani La vicenda Nel 94 la Acciai Speciali Terni (AST) viene privatizzata con la cessione alla «Kai Italia» in cui figurano imprenditori italiani e la multinazionale tedesca ThyssenKrupp. Qualche anno più tardi il gruppo tedesco acquisirà l intera proprietà Il 31 gennaio 2012 i finlandesi di Outokumpu acquistano per 2,7 miliardi la divisione acciai inossidabili di ThyssenKrupp. L Antitrust Ue, però, chiede ai finlandesi di cedere Ast. Da qui la riacquisizione nel 2014 da parte di ThyssenKrupp ROMA Mentre Susanna Camusso proclama per la Cgil lo sciopero generale di otto ore per il 5 dicembre contro la legge di Stabilità e il Jobs act, il ministro Alfano convoca al Viminale un vertice con i sindacati: teme proteste stile «forconi» e disordini in occasione delle manifestazioni organizzate domani in 16 grandi città da sindacati di base, studenti, centri sociali e precari contro i provvedimenti del governo Renzi, senza dimenticare i metalmeccanici della Fiom che, sempre domani, scendono in corteo a Milano. Nel frattempo, però, centinaia di operai dell Ast di Terni bloccano a sorpresa l A1 all altezza di Orte per circa 4 ore: la protesta per i 291 esuberi annunciati dall azienda siderurgica termina solo quando il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, anticipa a stamattina la convocazione dei sindacati, fissata per martedì prossimo. Intanto arrivano cattive notizie dall Inps: le ore di cassa integrazione a ottobre sono cresciute del 19,3% rispetto allo stesso mese del In particolare la cig straordinaria è aumentata a ottobre del 27,1% rispetto a un anno fa e quella in deroga è addirittura esplosa nello stesso periodo facendo segnare un +136,4%. Susanna Camusso lancia un appello a Cisl e Uil affinché partecipino alla mobilitazione generale del 5 dicembre. «La proposta parte dalle richieste venute dalle piazze del 25 ottobre e dell 8 novembre e dalla volontà di salvaguardare tutti i punti delle iniziative unitarie», precisa. E la scelta del 5 dicembre, aggiunge, «risponde all esigenza di raccogliere la mobilitazione unitaria già decisa dai sindacati della scuola» e dalla volontà di proseguire la protesta dei lavoratori pubblici con la manifestazione di sabato scorso a Roma. La convocazione da parte del ministro della Funzione pubblica, Marianna Madia, per il 17 novembre, 22 i giorni di sciopero degli operai della Ast di Terni che ieri hanno occupato l autostrada A1 L autostrada bloccata Gli operai dell Ast di Terni e il blocco dell Autosole in entrambe le direzioni all altezza del casello di Orte L analisi di Dario Di Vico Il caso Ilva, l interesse di Arvedi Il presidente di Federacciai Antonio Gozzi ha fatto sapere ieri che il gruppo Arvedi sarebbe pronto a intervenire per l acquisizione dell Ilva «con la Cdp e altri partner italiani». «non cambia la situazione», secondo la leader della Cgil, perché il governo «non ha intenzione di cambiare la legge di Stabilità». A chi le fa notare le parole del segretario aggiunto della Uil, Carmelo Barbagallo, che vorrebbe «prima sentire le posizioni dell esecutivo», Camusso replica: «Siamo sempre stati disponibili al confronto» e la convocazione «appare proprio il risultato della mobilitazione dei lavoratori pubblici: per questo va continuata la lotta a sostegno della nostra piattaforma». Che il clima sia teso lo conferma la rivolta dei lavoratori dell Ast di Terni, esasperati dopo tre settimane di sciopero: al termine di una assemblea davanti alla fabbrica, bloccano per 4 ore la A1 a Orte, causando 9 chilometri di coda. L episodio fa solo aumentare la preoccupazione, già grande, al ministero dell Interno per domani quando si sovrapporranno lo sciopero proclamato dai sindacati di base (Asia-Udb-Rdb) e la manifestazione della Fiom a Milano: tra 24 ore infatti studenti, precari, movimenti, sindacati di base, disoccupati e centri sociali sono in piazza, da Nord a Sud, per il primo #sciopero sociale italiano, come è stato ribattezzato sui social network per opporsi ai provvedimenti del governo Renzi. Le città coinvolte sono Roma, Milano, Padova, Venezia, Genova, Torino, Bologna, Firenze, Pisa, Perugia, Pescara, Chieti, Bari, Napoli, Taranto e Catania. Francesco Di Frischia Il caso Carbone (Pd): il ponte è servito Ma Landini: che sciocchezza ROMA «Il ponte è servito», ironizza su Twitter Ernesto Carbone, membro della segreteria del Pd, visto che la Cgil ha proclamato lo sciopero generale per venerdì 5 e lunedì 8 è la festa dell Immacolata. «Ho grande rispetto per la Cgil, ma uno sciopero generale con il ponte appare un segnale di grande debolezza», rincara la dose la senatrice Laura Cantini (Pd). Ma il Pd si divide: «Certe prese di posizione dimostrano la distanza tra una parte della classe dirigente del partito e il paese reale tuona Rosy Bindi-. È triste che ci sia chi pur di delegittimare il sindacato attacca il diritto di sciopero previsto dalla Costituzione». Il sindacato di Susanna Camusso replica a Carbone con un altro cinguettio: «È questa l idea che il Pd ha dei problemi del mondo del lavoro? Altro che Ponte». Ma il deputato dem, vicino a Renzi, risponde per le rime: «È questa l idea che ha la Cgil di uno strumento così importante? Il ponte è servito. Coincidence». Nella querelle interviene Maurizio Landini, leader della Fiom: «Sciopero ponte? Una sciocchezza. La cosa mi fa solo ridere, le piazze sono strapiene. Uno sciopero costa molto a un lavoratore». La Cgil, dopo avere lanciato l hashtag #PonteMagari, aggiunge con un altro tweet: «Lavoratori, pensionati, disoccupati, precari sono in forte difficoltà economiche e di prospettive. Per questo scioperano». F. D. F. L Italia in piazza e i 22 giorni di fermo Le iniziative della Fiom nelle industrie del Nord, poi toccherà ai ferrovieri L agitazione degli autotrasportatori e i timori degli italiani tra Pil e incertezza Il blocco dell Autosole ha nella storia politico-sindacale italiana un suo forte valore simbolico, è il segno di un Rubicone varcato, di una rabbia che non trova argini. Ieri le tute blu della Ast di Terni l hanno fatto e di conseguenza hanno spaccato l Italia per più d un paio d ore. Stiamo parlando di operai che sono arrivati ormai al 22 giorno di sciopero ad oltranza con circa 70 tonnellate di mancata produzione. Numeri che, tanto per capirci, ricordano gli anni 80 e i 35 giorni ai cancelli di Mirafiori. La decisione di invadere le corsie è stata presa in alternativa all occupazione dalla fabbrica e i sindacalisti si sono accodati di fronte alla determinazione dei delegati di fabbrica. Da più di tre settimane nello stabilimento di Terni sono ferme le forniture di acciai per Electrolux, Indesit e Fiat e questo blocco costa circa 100 mila euro al giorno, solo di penale per il mancato rispetto del contratto di fornitura. Il sospetto avanzato dai sindacati è che i vertici aziendali della Thyssen giochino a dimostrare che l impianto umbro non ha futuro e di conseguenza non si straccerebbero le vesti se dovessero perdere i clienti top dell auto e degli elettrodomestici. Quale che sia la verità gli operai hanno sgomberato l autostrada solo quando è arrivata la notizia di una convocazione, per questa mattina, nell ufficio del ministro Federica Guidi. I sindacati ci andranno con un retropensiero: l idea che si possa coinvolgere la Cassa Depositi e Prestiti anche nel salvataggio di Terni. Intanto l ipotesi 70 le tonnellate di mancata produzione con il 22 giorno di sciopero Ast 290 gli esuberi previsti dal piano industriale dell Ast di Terni (molto più sensata) di trovare una sponda a Bruxelles e di far saltare il veto anacronistico dell antitrust europeo, che ha bloccato la vendita dell Ast ai finlandesi di Outokumpu, purtroppo non decolla. La neocommissaria alla concorrenza, la danese Margrethe Vestager, ha detto chiaro e tondo che nelle sue stanze non c è la soluzione per l Umbria. L immagine dell Italia bloccata però, e purtroppo, non inizia e finisce a Orte. Domani in contemporanea sono previsti lo sciopero delle fabbriche del Nord proclamato dalla Fiom di Maurizio Landini con manifestazione a Milano e un astensione dal lavoro proclamata dai Cobas del trasporto ferroviario. E proprio ieri è stato indetto con squilli di tromba dalla Cgil di Susanna Camusso uno sciopero di otto ore per venerdì 5 dicembre. Il caso poi ha voluto che ancora ieri arrivasse dalle associazioni degli autotrasportatori l annuncio della proclamazione dello stato di agitazione contro le proposte per il settore avanzate dal ministro Maurizio Lupi. E chiaro che si tratta di rivendicazioni e azioni di lotta che non si prestano ad essere sommate aritmeticamente. C è di tutto un po, timori di chiusura di un impianto efficiente, scioperi a forte valenza politica, il blocco ergo sum di piccole sigle sindacali, prove di forza tra categorie e ministero competente, ma il quadro che ne viene fuori non è certo rassicurante. E vero che da qui alla fine dell anno il Pil non ci lascia presagire niente di buono e scaramanticamente stiamo aspettando il giro di boa del 31 dicembre, l insieme di queste agitazioni finisce per comunicare però un senso di impotenza e di rabbia sorda. Gli italiani che leggeranno i giornali e ascolteranno i tg ne ricaveranno una sensazione non certo gradevole, saranno portati a pensare che oltre a tutti i guai dell economia per tre settimane sarà difficile persino muoversi. P.S. Alla Berto s di Padova 48 ore fa è stato firmato un accordo integrativo che prevede nel triennio un premio variabile di euro. Ieri alla Barilla un analoga intesa frutterà ai 4 mila dipendenti un premio di produzione che in tre anni equivarrà a euro. In Italia succede anche questo.

17 Corriere della Sera Giovedì 13 Novembre 2014 POLITICA 17 Il commento Il futuro dell euro nel triangolo tra Francoforte, Berlino e Bruxelles di Danilo Taino Il discorso «Un grande economista capace di indignarsi, un grandissimo professore e una straordinaria figura umana». Con queste parole il presidente della Bce, Mario Draghi (foto), allievo di Federico Caffè negli anni 70, ha ricordato l economista scomparso a Roma nel Caffè «ha saputo vedere dentro di me, indirizzarmi come un padre, mi ha dato fiducia», ha aggiunto Draghi nell intervento per il centenario della nascita del celebre economista, sottolineando come sia stato «una persona umana per me straordinaria». Draghi ha quindi ricordato come Caffè abbia «scommesso su di me». 500 emendamenti alla legge di Stabilità dopo la riduzione operata dai gruppi 4% aliquota Iva da applicare agli ebook proposta da diversi gruppi politici Stimoli all economia, Draghi accelera I saggi tedeschi criticano Merkel Weidmann (Bundesbank): bene la politica espansiva ma no all acquisto di bond Il presidente Bce contestato a Roma: investimenti mai così bassi dagli anni Novanta ROMA La Bce ha messo in atto «un espansione monetaria senza precedenti» per combattere gli effetti della crisi. Mario Draghi, presidente della banca centrale europea illustra le misure adottate, ricordando in particolare la decisione di allargare il bilancio della Bce ai livelli di inizio che significa 1000 miliardi di nuova liquidità per l economia - e l impegno preso per ulteriori interventi straordinari se fosse necessario. Draghi interviene alla cerimonia per il centenario della nascita di Federico Caffè, e mentre parla da Berlino rimbalzano le critiche dei consiglieri economici del governo tedesco che invece invitano la Bce ad evitare «l annunciata grande espansione» del bilancio, perlomeno fino a quando «la deflazione non sarà una realtà dell eurozona, non solo una previsione», dicono nel loro rapporto in cui rivedono anche al ribasso le previsioni di crescita della Germania provocando il risentimento della cancelliera Angela Merkel. Ma un assist al numero uno dell Eurotower arriva - e non è cosa frequente - dal presidente della Bundesbank Jens Weidmann che, in contrasto con gli economisti tedeschi, rileva come sia «appropriato» che la Bce adotti una «politica monetaria espansiva e che il consigli o direttivo discuta nuove misure e continui a farlo». Un indiretto appoggio a Draghi, dunque, dopo i rumors sull esistenza di polemiche circolati nelle scorse settimane, anche se Weidmann continua a non cedere sull ipotesi di un eventuale futuro acquisto di titoli pubblici che «spingerebbe - dice - gli stati dell area euro a indebitarsi ulteriormente». Dalla politica monetaria all economia reale. Draghi segnala ancora una volta che il livello di disoccupazione «è inaccettabile, è contro ogni nozione di equità, è la più grande forma di spreco delle risorse, è causa di deterioramento del capitale umano, incide sulle potenzialità delle economie diminuendone la crescita per gli anni a venire». E la perdita di posti, soprattutto fra i giovani, è più forte nei paesi con debito alto. «È il momento di passare dalla riflessione all azione» dice ai governi: con misure che «permettano ai lavoratori disoccupati di trovare rapidamente un nuovo posto». Il tono è didattico, per una platea di studenti. Tra loro anche gli ex allievi di Caffè, compreso il governatore Ignazio Visco, che cita il suo antico maestro e il suo «siate sempre vigili. Non cedete mai agli idoli del momento, vale a dire alle frasi fatte, alle Gli scontri Contestazioni all Università Roma Tre all uscita del presidente della Bce Mario Draghi intervenuto al convegno organizzato per il centenario della nascita di Federico Caffè frasi convenzionali, rifletteteci con il vostro pensiero e la vostra capacità intellettuale». Fuori dall aula un altro gruppo di studenti spinge per entrare. Vogliono porre domande a Draghi al grido, però, non proprio benevolo di «fuori i banchieri dall Università» e «sciopero sociale». Nella protesta la Bce finisce a fianco delle grandi banche private responsabili della crisi. Non sono molti, una trentina in tutto. Non riescono a entrare e finiscono davanti all uscita del garage in attesa della vettura di Draghi. Li fronteggia un cordone di poliziotti, in tenuta antisommossa e manganello in mano. Cartelli, lancio di vernice rossa e slogan urlati a squarciagola fino ai pochi momenti di tensione, in cui uno studente rimane ferito, sanguinante per un esteso taglio alla fronte. Draghi spiega di non parlare in particolare dell Italia ma di tutta l Eurozona. C è però molto del nostro paese nella descrizione della Grande Crisi. C è, in particolare, quando, sollecitando un rafforzamento della governance politica, sostiene che non esiste un problema di «perdere la sovranità, perché quella i paesi con alto debito l hanno già persa, ma di acquistarla con la condivisione». E con le riforme. Perché politiche di bilancio e monetarie espansive comunque «da sole non bastano per generare una ripresa della crescita forte». Stefania Tamburello Comuni, spinta del governo sulla «local tax» Vertice a Palazzo Chigi tra il premier e Padoan: torna lo sconto fisso per i figli ROMA Il governo avanza sulla riunificazione delle tasse sulla casa, e l ennesimo rimaneggiamento dell Imu dovrebbe concretizzarsi presto con un emendamento dello stesso esecutivo alla legge di Stabilità. Il piano, che prevede anche l attribuzione ai Comuni del gettito Imu dei capannoni industriali che oggi va allo Stato, ed una contestuale riduzione, se non addirittura l eliminazione, della compartecipazione all Irpef dei Comuni, è stato discusso ieri a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il suo staff economico, e il ministro dell Economia, Pier Carlo Padoan in un incontro Beppe Grillo «Moneta unica, ora referendum» Il leader del M5s Beppe Grillo ha lanciato all Europarlamento la sua campagna per un referendum sull uscita dell Italia dall euro. «Siamo in guerra con la Bce, non contro lo Stato islamico o la Russia», ha affermato, «la sovranità non appartiene alla Bce». E stato duro anche con Juncker, presidente della Commissione, e il suo Lussemburgo «paradiso fiscale». E ha rifiutato le domande dei reporter, uno dei quali gli ha ricordato che così fa spesso Putin. per fare il punto sul cammino della Legge di bilancio, appena avviato alla Camera. La nuova imposta sugli immobili non è ancora stata definita, anche se ha già un nome, local tax, e dovrebbe servire quanto meno a semplificare gli adempimenti per i contribuenti. L ipotesi più semplice è quella di riunificare Imu e Tasi, stabilendo nuove aliquote minime e massime per le varie tipologie di immobili, anche se così si tornerebbe di fatto all Imu prima versione. Il governo sarebbe inoltre tentato di fare un po di ordine anche sulle detrazioni, che oggi sono affidate alla quasi totale discrezionalità dei sindaci, reintroducendo lo sconto fisso per i figli a carico. Con l occasione della nuova riforma verrebbe attribuito ai Comuni tutto il gettito dell Imu, anche quello degli immobili di categoria D, quelli industriali, che in cambio rinuncerebbero alla compartecipazione all Irpef statale. L operazione non è semplice, perché bisognerebbe garantire ai Comuni lo stesso gettito di oggi, ma le basi imponibili (capannoni industriali e redditi) hanno una distribuzione territoriale diversa, e per far quadrare i conti potrebbe servire un meccanismo perequativo. I gruppi politici, intanto, stanno selezionando gli emendamenti da portare alla discussione in Commissione Bilancio, riducendone il numero da più di 2 mila a circa 500. Tra le proposte ci sono quelle per eliminare i tagli ai patronati, per modificare la tassazione dei fondi pensione e della rivalutazione del tfr e per introdurre l aliquota Iva agevolata del 4% sui libri elettronici. Dal Pd è arrivata una proposta per agevolare il pagamento, con rate decennali, delle cartelle esattoriali senza dover dimostrare una situazione di temporanea difficoltà. Mario Sensini L ipotesi L ipotesi avanzata da Renzi è di riunificare Imu, Tasi, Tosap (occupazione di suolo pubblico) e forse la Tari (rifiuti). Unificando le varie tasse sulla casa in una «local tax» con un unico pagamento per i contribuenti La Banca centrale europea e Mario Draghi vanno avanti, uniti, con il programma di politica monetaria estremamente espansiva nonostante alcune critiche, di peso, in arrivo dalla Germania. E con la non opposizione della tedesca Bundesbank e del suo presidente Jens Weidmann, si capisce da quello che si è visto ieri. L attacco da parte del panel dei saggi economici consulenti del governo di Berlino alla decisione della Bce di espandere il suo bilancio cioè immettere liquidità nell Eurozona per mille miliardi di euro avrebbe potuto essere, portato in un clima di divergenze all interno dell istituzione di Francoforte, un momento estremamente critico se anche Weidmann avesse ribadito le stesse argomentazioni. Il numero uno della Bundesbank, invece, ha usato toni moderati e unitari per affermare la posizione della banca centrale tedesca. Al punto di essere apparso più preoccupato di non dare l idea di divisioni inconciliabili nella Bce che non di ribadire in modo rigoroso l ortodossia tedesca in fatto di politica monetaria. E vero che ha riaffermato il suo scetticismo sull eventuale acquisto di titoli pubblici dell Eurozona da parte della Bce che a suo parere favorirebbero la propensione dei governi a fare nuovi debiti. Ma la frase chiave che ha pronunciato ieri davanti a imprenditori e politici locali tedeschi è questa: «La politica monetaria espansionista è fondamentalmente appropriata. Ed è comprensibile che il Consiglio della Bce abbia discusso misure addizionali e continui a discuterle». Forse ha qualche idea diversa da quelle di Draghi sul futuro ma certamente, di fronte al rischio deflazione, offre un sostegno pieno per ciò che si tratta di fare ora. La cosa non è indifferente, se si tiene conto di due elementi. Da una parte ci sono le voci di contrasti all interno della Bce e di critiche alle scelte di Draghi: smentite giovedì e ieri di nuovo. Dall altra, soprattutto, la Bce è entrata in un territorio di politica monetaria non convenzionale che non ha mai calpestato, nuovo, ed è decisivo che il suo stimolo all economia per mille miliardi abbia successo e sia sostenuto da tutti, principalmente dalla Germania. Non è possibile sostenere a questo punto che Draghi e Weidmann siano della stessa opinione su tutto. Si può però dire che sono uniti nel giudicare il momento delicatissimo e nel ritenere fondamentale preservare l unità della Bce. Messaggio importante a politici e mercati. danilotaino

18 18 Giovedì 13 Novembre 2014 Corriere della Sera

19 Corriere della Sera Giovedì 13 Novembre Esteri Diplomazie di Luigi Offeddu Quell azzardo e i primi dubbi di Berlino ono politicamente «S responsabile». Con tre parole, a 11 giorni dall entrata in campo della sua Commissione, Jean- Claude Juncker gioca la sorte di entrambi. Non può fare altrimenti, troppe sono ormai le pressioni. E sabato prossimo, al vertice G20 in Australia, dovrebbe essere lui a rappresentare l Europa: un silenzio protratto fino a quel giorno sarebbe come una maschera precariamente appesa a due cordicelle. Così il lussemburghese Juncker parla di quanto per anni è accaduto nel Lussemburgo da lui governato: prima davanti a centinaia di giornalisti di 28 Paesi, poi davanti all intero Parlamento Europeo. Lo si può giudicare in due modi: riconoscergli un coraggio non familiare a tanti politici, anche di casa nostra; o addebitargli il danno di immagine che comunque investe tutta la Commissione, entrata in carica solo alle dello scorso primo novembre. Ma qui non si tratta di giudizi personali. Nelle ore che hanno preceduto le parole di Juncker, vi sono stati infatti altri segnali che riguardano tutta l Europa. Contatti diretti di Bruxelles con il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble e con la stessa cancelliera Angela Merkel (insieme nella foto sopra), per esempio. Sono i grandi sponsor di Juncker, l hanno scelto per la sua esperienza ma anche come argine contro l instabilità fomentata dagli antieuropeisti di ogni Paese, e soprattutto del Regno Unito. Ora, Berlino ha suggerito all uomo sotto tiro di compiere il passo allo scoperto. E lui l ha fatto, anche perché l aveva già deciso da solo. Merkel e Schäuble gli garantiscono l appoggio della coalizione tripartita nell Europarlamento guidato dal socialista tedesco Martin Schulz anche se proprio ieri il Financial Times ha accennato alle prime perplessità di Berlino. Lo fanno per un motivo profondo che tutti conoscono bene: qui, nessuno è innocente. Dei piccoli o grandi paradisi fiscali sbocciati in Europa, da Londra a Cipro a Vienna, hanno goduto società e imprese di tutta l Europa. E i cittadini hanno pagato. Il caso Lo scandalo «LuxLeaks» esplode il 7 novembre con un inchiesta giornalistica internazionale, pubblicata in 31 Paesi, che svela accordi segreti tra le autorità del Lussemburgo e 340 aziende in tutto il mondo, tra cui 31 in Italia, per spostare flussi finanziari enormi pagando tasse minime Il caso coinvolge il neopresidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, che ha guidato il Lussemburgo da 1995 al 2013, e con lui giganti come Amazon, Ikea, Deutsche Bank Procter & Gamble, Pepsi e Gazprom Diversi europarlamentari della Germania, sostenitrice della sua candidatura, hanno chiesto a Juncker di chiarire la sua posizione L intervista Juncker si assolve: non mi dimetto Il capo della Commissione Ue rompe il silenzio sullo scandalo LuxLeaks «Non dipingetemi come amico del grande capitale». I fischi dei deputati DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES Nega responsabilità e conflitti d interessi. Il presidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean- Claude Juncker, ha interrotto una settimana di imbarazzato silenzio per respingere nell Europarlamento e con i giornalisti il suo coinvolgimento nello scandalo LuxLeaks, che ha rivelato i favoritismi fiscali concessi a centinaia di società straniere quando era premier del Lussemburgo. Juncker si ritiene ancora adeguato e credibile davanti ai 500 milioni di cittadini dell Ue. Ha promesso di impegnarsi per l armonizzazione fiscale e per lo scambio automatico di informazioni tra Stati sui tax ruling, le richieste preventive delle società su come verranno tassate dal Lussemburgo e da altri paradisi fiscali disponibili 28 I commissari cioè i «ministri» europei, tanti quanti gli Stati dell Unione 500 Milioni i cittadini dei 28 Stati membri dell Unione Europea a concedere forti riduzioni in modo riservato. La Germania preme per accelerare. «Non dipingetemi come il miglior amico del grande capitale», ha replicato Juncker, dopo essere stato accolto con fischi e critiche da vari settori dell Europarlamento di Bruxelles. Ha negato di essere «l architetto» del regime da paradiso fiscale del suo Granducato, sviluppato nei circa 20 anni da premier e ministro delle Finanze, quando è stato anche il principale frenatore delle iniziative Ue contro i grandi evasori fiscali. Si considera in regola con le leggi comunitarie, nonostante la precedente Commissione europea abbia avviato una procedura su presunti favoritismi fiscali in Lussemburgo (a Fiat Finance e Amazon) in contrasto con la normativa sugli aiuti di Stato. «Se anche dovesse essere accertato che aiuti di Stato sono stati deliberati da qualche istituzione lussemburghese ha precisato non vedo perché mi dovrei dimettere». Juncker è stato difeso da Manfred Weber, il leader tedesco del suo europartito Ppe. «È vergognoso che i governi firmino con le imprese accordi segreti che le aiutano a non pagare le tasse», ha invece attaccato il capogruppo degli eurosocialisti Gianni Pittella, che non intende però far saltare la maggioranza con il Ppe e un presidente della Commissione appena insediato. Il leader degli euroliberali, il belga Guy Verhofstadt, ha chiesto di concludere entro dicembre i procedimenti su Fiat e Amazon perché, se quegli accordi risultassero illegali, sarebbe «un problema» per Juncker. Gli euroscettici (Ukip e M5s) hanno chiesto «sospensione o dimissioni». Juncker è atteso al G20 a Brisbane in Australia, dove è in agenda la lotta alla grande evasione fiscale. Ma poi a Bruxelles dovrà considerare le irritazioni popolari soprattutto nei Paesi dove, quando era presidente dei ministri finanziari dell Eurogruppo, ha sollecitato misure di austerità (con aumenti delle tasse), mentre da premier guidava un paradiso fiscale con rigido segreto bancario a vantaggio di multinazionali, società e ricchi investitori. Inoltre piccole imprese e negozi, sottoposti a pesanti imposizioni fiscali, hanno scoperto con LuxLeaks di essere stati penalizzati nelle concorrenza con multinazionali e grandi catene, che pagano tasse minime grazie ai favoritismi dei vari Lussemburgo, Olanda, Irlanda o Regno Unito. Ivo Caizzi Il vicepresidente dell Europarlamento «Ora un inchiesta per fare chiarezza» Chi è Vicepresidente del Parlamento europeo, il greco Dimitrios Papadimoulis fa parte del Gruppo della Sinistra unitaria europea/sinistra verde nordica DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES «C è molta ipocrisia, ci sono molti comportamenti cinici in questa vicenda. Io sono greco: ricordo Juncker che accusava noi e voi, gli italiani, come evasori fiscali. Ed ecco qui, proprio lui ha creato nel suo Paese un sistema di regole che per trent anni ha consentito l evasione fiscale. Questo sì, è antieuropeismo». Dimitrios Papadimoulis, eurodeputato della Sinistra unita europea (Gue/Ngl) e militante del movimento Syriza nella sua Grecia, è uno dei vicepresidenti del parlamento europeo. L 11 novembre ha lanciato con i suoi colleghi a Strasburgo e a Bruxelles una petizione per censurare il comportamento della nuova Commissione Europea sul caso «LuxLeaks». Com è andata? «Occorrono 76 firme e finora non ci siamo arrivati. Fra le altre ci sono varie firme dei populisti, della destra estrema. E noi vorremmo invece quelle dei Verdi, dei socialisti che non hanno votato Juncker..». Qual è il vostro obiettivo? «Avviare una chiara indagine su quello che è accaduto e soprattutto su come e perché possa esistere in Europa una cornice di regole che consenta questa enormità: le multinazionali non pagano le tasse, i cittadini sì. E vogliamo naturalmente che le regole siano cambiate. Subito. Con una nuova norma europea, un minimo comune denominatore che non permetta gli scandali. Ogni impresa deve pagare le tasse sui suoi profitti nello stesso Paese in cui li ha realizzati». Un indagine è stata comunque già avviata dalla stessa Commissione europea... «Non ci fidiamo di questa Commissione, e neppure della sua indagine. Non ci fidiamo dei partiti di governo che negli Stati Ue hanno creato queste stesse regole, forse legali ma non morali, non etiche, consentendo la nascita dei paradisi fiscali sulle spalle dei cittadini». E allora? «Allora chiediamo una commissione speciale di inchiesta nominata dall Europarlamento, che dia risultati rapidi e credibili». Chiedete anche le dimissioni immediate di Jean-Claude Juncker? «Non vogliamo fare di questo tema una questione personale. Comprendo bene le varie responsabilità, ci mancherebbe. Ma Juncker, quand era primo ministro, ha usato gli stessi sistemi che vengono usati oggi da molti Paesi». Colpa comune, mezza assoluzione? «Nell Europarlamento c è una chiara maggioranza di 3 partiti che sostiene Juncker, e che finora ha retto. Noi non vogliamo sfasciare tutto. Ripeto: Tasse Le multinazionali non pagano le tasse, i cittadini sì Regole L obiettivo è chiudere quei buchi neri sulle regole fiscali Sotto accusa Il presidente della Commissione europea, Jean- Claude Juncker, ieri durante la conferenza stampa a Bruxelles in cui si è difeso dalle accuse di accordi fiscali segreti con le multinazionali in Lussemburgo (Epa) il nostro obiettivo è cambiare le regole in Europa, chiudere quei buchi neri sulle regole fiscali. E c è anche un rischio che non vogliamo correre». Quale? «Guardi: noi non abbiamo votato per la Commissione Juncker. Il risultato di tutta questa vicenda è che oggi la Commissione si è indebolita, Juncker si è indebolito. Non intendiamo spingere la Commissione in una deriva che la porti verso gli anti-europeisti, per esempio britannici». Sta pensando a Nigel Farage? «Farage è stato ed è un ottimo specialista nel preparare i pacchetti di istruzioni su come non pagare le tasse. Ma a parte lui, non vogliamo neppure che dopo questo caso la Commissione si senta intimidita dalla pressione tedesca». L. Off.

20 20 Giovedì 13 Novembre 2014 Corriere della Sera

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