FILIPPO BRIGANTI. FILIPPO BRICAl'(Tr, PECCRlO. Economia Pubblica. 14. l\'apoletanq. 101'0 ben preslo de' proseliti. I pl'edicatori e i frati

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1 208 FILIPPO BRIGANTI l\'apoletanq. Mentre gli.scrittori di economia pubblica nel secolo scorso, sebbene talvolta discordi nei -mezzi, pur tuui tendevano alla stessa ruela, cioè alla potenza, e a lla civihà di::' popoli per mezzo della ricchezza, vi furono degli scl'itt'ol'i di genio e dotati di somma elo queoza, che dimostravano essere falsa e ruinosa questa strada. Gli uni affermavano che il commercio e la ricchezza menano alla col'l'utela, e aha rovina; gli dtri che P istruzione è la fonte di gravissimi mali, e che )0 stato di società è l'origine di tutti i delitti, e di tulte le umane sciagure. Mably era alla tt:sta òei primi; non per vaoita., Don pelo amor di paradossi, ma per sincera convinzione, e per soverchia ammirazione degli antichi. Per un eccesso d'amol'e alla virtù e aha libertà avrebbt: voluto vestirei alla romana, e farci p,'antare colla broda ncra degli Spal tani. Rousseau era il principale de' secondi per misautl'l.lpìa, per profodj~ vedute, e per ambizione di ostal'e egli solo alla folla dei filosofi ~ c dil'ei, al genere umano. Egli ci avrebbe voluti erranti nudi per le foreste, coli' arco in spalla, non più dotti degli Urani d'america. Rousscau ebbe in Linguet UD seguace ancor più fanatico, carne in tutte le sette succede, che il seguace supera in fanatismo il fondatore. Il loro stile abbagliante, la loro facondia, le molte vel'ità frammiste a paradossi) fecero 101'0 ben preslo de' proseliti. I pl'edicatori e i frati si scatenarono invallo contro di essi. I veri oppugnatori di questi paradossi furono gli economisti, i quali tacitamente colle 101'0 teorie li combattevano. La maggior. FILIPPO BRICAl'(Tr, parte però di loro, più per non CUl'anza che per disprezzo, non fecero una formale confutazione di questa nuova filos06a. Così fece il napoletano B. jo'<tuti che b, nel 1780 pubblicò in due volurni il suo Esame Economico del Sistema civile, di cui sto pcl' fare alcun cenno, La sua opera è un' implicita confutazione delle accennate dottrine di Mably, di Rausseau, di Linguet, senza annunziare tale intento. Se tah'olta li cita e li combatte, non usa nl! rancore nl! amarezza. Briganti era f.. tto per istimare gli scrittori di ge Dio, qualunque fossel'o le 101'0 opinio1li. Di mente libera e indipendente, ammiratore di Voltail'e che cita so\'cnte, di Monlesquiel1 di Bayle, di_ Raynal, nemico del dispotismo, innarno~ r~to,e panegil'isla della libertà quanto essi, non poteva riuscir aspro con loro. Se non potè aderire alle opinioni di Rousseau e di MAbly, ch' egli d'altronde stimava, si è pcl'chè aveva più a cuore la felicità de~ popoli che la fama degli autori, Bl'jgant~ cade nel difc.::tto òe' suoi compatriotti quello di rimontare alle prime origini per arrivare ~ ccrti teoremi già universalmente ammessi. Simile a colui che, volendo fa~' l' ciogio dell' eloquenza, cominciasse a parlare dell' alfabeto. P~r provare l' utilità del commercio, Briganti risale alle pl'ilile sens~zi on i deii' uomo d' lsccu cl eo cl o poi ' sino ai grandi risultati di un popolo, \ polenle, Dall' analisi cb' egli fa dell' uomo, intende di dimostrare che la sua tendenza è verso la' perfezione. Dall'analisi che fa l'aelle nazioni (sendo esse un.élggre.gato cl' individui), risulta che anch' esse tend ono allo stesso fine. E le stesse tre condizioni che al/a perfezione dell'individuo si richiedono, cioè, allività, suss~stenza, istruzione, parimenti si esigono per una nazione. " Da qualuuque punto <li vista si osservi la storia del genere umano, sempre afferisce il giocoudo PECCRlO. Economia Pubblica. 14

2 210 F ILJPPO BnIGANTI. ritratto deii' umalla perfettibilità io atteggiamento di tendere alla perfezione. I popoli h:louo spesso degradata qnt"sta r.-ima t<~ndenza della natura, e qualche volta ne hanno così. fel icemente secondata la benefica impulsione, che si san l'esi possessol j dello stato più florid o che mai possa go d.ersi sulla terra. Ma da una conge,'ie di fatti non equivoci analizzati dall a r agione, risulta cbe qudli real mente hanno prosperato, i quali han saputo combinare nel tempo stesso un' esistenza operosa, una sussistenza copiosa, una consistenza vigo/'osa : trc prospetti diversi, da' quali si può riguard a. re l'economia pubblica ddle nazioni ". QLlesto è ij pitlna cl' attacco dell' autore contro que' fil osofi. che vorl'ebbero e confinare le n"zioni in una stazionaria coot!izione, in una p edetta immobilità, e mirano ogni progresso della società come un passo alla loro corruzione e rovina, L e sue prove sono metafisiche e morali quando comincia ad analizza l'e l'uomo ; sono storit he quando discende a parlare delle n azioni. Nel traccittl'e l'ordine progressivo delle idee, d ei sentimenti, delle forze, e dd fi ne dell' uomo, l'autore ha pi'ù6ltèlto dei sistemi morali degli anti chi, e d ella metafisica modt;;rna. Nel tessere la storia de' popoli, egli fa quella dell' agrico ltura, della pastorizia, d el commel'cio, della uilvigazione, popolazione, ed istruzione presso tutte le nazioni antiche e moderne che ci son note; c pel' ciò si st:rvì d'un immenso numel'o di autori, specialml.! nte a.ntichi. Quand o parla d elle nazioni antiche, ba sp,u'so la sua opera li' UIl' erudizione poco comune, io UIlO stile animato, pittoresco, e forse trop po pomposo, e alcnne volte epi3rammatico a studio. Scorrendo attraverso F im menso campo della storia J el gl! llerc umaoo, egli prende sempre per guida i principj più solidi e inconcussi della scienza economica, non tl'alascialldo mai di nolare come Jontanò da essi, od ticò. FILIPPO Br,mANTI. Ull un "li popolo decadde quando si a1- altm prosperò quando li pra- Tralla alcune volte per digressione alcune erudite quistioni, se n'.hl dì reale importanza, di piacevole curiosi tà. Tra queste accennerò quella ch' egli fa intorno alfa popolaz ione del mondo, Si sa che Hume scrisse un opuscolo per provare che la popolazione J e-l mondo antico era di gran lunga superiore a quella de' tempi moderni. W,allace sost{'nllc invece t'opinione contraria. Il Briganti formò, un'opinione terza, e pretende non solamente che il olonclo sia sempl'e stato ~ Wl dipresso popolato egl1<tlmente, mtt, ehe lo s<trà pm'c sin o all a sua fine. Comincia egli col promuovere dc' dubbj sulle moj t i ~ ludini esageratc degli eserciti degli Assirj, dei Medi, di quelli di Dario, e sui Due M ILIONr TRECENTO DICI.\SETTE MILA SE ICENTO DOD ICI UD:\HNI di quello di Sel'se. Il timo~ re, dic' egli, accresce il numero (le'i nemici prima della guerra, la vanità lo esagera allcor più dopo la vitto ria. Eccita pure dei ragione\'oli Juhbj sui QU,\TTr.O CENTO SETTANTA. MILA ANNI, a c ui d.. gli annal i dell a CalJea faceasi rimontar l'origine d el monùo; sui MILA E DUE ~ CENTO ANNI DI VITA. che gli Egi'~j attl'ibuivano eli pri mi ]01'0 institut,ori; sulle VENTI ~ IILA CITTA' che l" CVilvansi nell' antico Egitto; infine sulle esagerate t1',1soiigti-lzioni de' p opoli setlentriollflli nel quintl) e sc>sto secolo dell'cni. moderna. " A questi par.. dossi (rifldte l' ilutui't') con~ " duceva i primi popoli delltt tel'l'a il fallflce metodo " di computare, quantlo gli Arahi sosti tucndo le lor'o " cifre ai globuli degli antichi, seppero con tal csat~ " tezza combinare e sepal'arc le quantità discn:te, che " ridussero la pratica d e' calcoli in uua perfetta teorìa " dei numeri, e col favor delle loro conquiste la p o l'~ " tarono nella Spagna, d'onde si propasò nelle altre

3 212 FILIPPO Bl\tGANTI. " provincie cl, E "Ul'Opa. fi lll cl' a prlllclpl... del.. colo duo- " decimo, Le nazioni adunq ue che han calcolato la " popolazione colla sola meccanica i~trwlze~lale se nza " il metodo 1'C1zionale inventato da gli Arabi, han po " tuta iouannm' se sless(!, ~. trar l'altre:: Della loro il " lusiol1c',tl Senza di che no;1 sa cornprendt'rsi da qual " incoonita l'ivolljzione eli cause abbia potuto deriva l' u la s~pposta dt" gl'adrziu ue ddi' a~)tica ft!condilà nella " prima classe de' vivt!nli. Nell' UntVCl"so. tut,to, h,a con ~. Tanto i nlassimi qua.nto l m ln lun CO!'PI " cessioiii::.... ', " ch' egli comprende, si tt!ngono lo equ,l,bl'jo co ra p~ " porti delle loro alasse e J e'!ol'o movimenti. Questi " corpi han leggi particolari che rientrano ' nella',leg ge "oeneralc per cui la natura componendo e fl COUI- ", 6 '.. d " ponendo gli clementi d~1 sistema. SI co, SI,l'l pr~ uc: " sotto forme diverse negli esseri animi\ti O rn a l1, " che perpetuano le rispettive c1as ~i. Or,n ~n si ha Iu r~ ~ " 00 d i prestllnere che, in consegucnz<t di S1 f~tte I f'~g " u la quantità d i quc.'iti esseri s i ~ detcl'lllin,ata Il: raglon ~: diretta della necessità reciproca tl'a ess I ed li glob~ " al quale app;h'lengono? Non si h a fo ndamento. di " SUppOI'l't. clje il llumero non potrebbe scema l'~ e 1Il " sensibilmente, senza altel'<u' la teoria ~ell'. un~vel:so, " in cui la coogerie cl!;!' p<lrticolari sistem i S I 1'1l1~)ISC~ " per formal'e un solo ordine d i cose 1 La t:!(j!'la.dl (, quest' ordine dà luogo a giudicare che la popol azlou ne ili g~llel'ale sia stata se.npre costante, e cl,,! tal "debba essere fino al termine del mondo ; cli e la " soo!!'!!tt. di tutti gli uo :ll iui prt'sa iasi t' me nello stato " presente di questo globo, notl sia inft!l'iort! a quella u d.i lutte }' epoche dell' antichità, nè debba ess~r su " pt'riol'c a quella de' secol i avveoi!'e; e che se in ([1:111 1-,~ che epoca si è osservata maggiore o minor Ol.o ltl,lu~,. u diu~ d'uomini tali vicende 110n debbono attl'lbulrs1 FILIPPO BRIGA~TI. c< a maggiore o minor fe condità della specie umana i " ma semplicemente a varié\zion locale del popoli, sic " come è avvenuto quaudo lo spirito conquistatore " delle nazioni b ell icose h a desolato la terra. Allora ~i " 5~H1 veduti gli abitatori dci mezzo giorno rispillti ver " so il setlentl'iooe, e dopo cessata la violenza, torna " l 'e ad invadel'e le loro prime sedi, o procurarsi in " filtro clima più sicuro domicilio; e con ciò Don si " spopolava una parte della tena, se Don p t' l' popo " Jarne un' altra. L'epoche di conquista e di d eyasta " zione causano certamente dell e gran perdite nel]' uma " na famiglia; Ula m~n ll'e ella sminu isce in qualche " rad e dci mondo, Qve suc(;('d('ndo all' <'poche d i ca ( I lamità Sl' intel'yi:1 lfi Ji riposo, la natura fa\'ora sol leu ( itameote a ripal'al'e i suoi discapiti, ella si moltipli " ca in altre più tranquille e fdici contrad e. La gu!:r C< l'a, la fame, la peste m il'lono r apidamente le vite " u mane; nulla però dimeno gli uomini non sentono " lllai tanto il bisogno ' cbe hflddo de'loro simili i quanu to dopo i comuni disaslri, che ben lungi di sbanu dadi, vieppiù ii l'iuiliscono, eccilando iu loro il fuo " co elettl'ico ddla propagazione. (I) " Lo stato flc l'ido ddle ihllich e nazioni orientali, " r agricoltura, 11.commercio, la navig<'lzione da loro " esel'citate con successo, P arti e le scienze protette Il con parzialità, f<lvol'i\'ano la moltiplic3zion di'gli no " OIini in que::' luoghi, ove oggidì l' inerzia J I.) schiavi " lù, P ignoranza, la bal'b;1 r ie " j s('u r rl~gi~no la popo (f lazion e, Ma questa di"crsità di cil'co.5 1anze UQll prova (, c1h! la ft.:'conòità di'gl i 2nlichi popoli sia stata gene." ralml'll te superiore a quella de' popoli moderni. (I) Il sig. l\'ialthus provò questo fallo: non solo co' rtl{;'ioll3menti, llt3. colla storia ) c con tavole stati stiche.

4 2. l4 FILIPPo BRIGANTI. " fl comparare il nutnel'o degli uom ini ùa L1nzioue a u nazione, e da secolo a secolo, uou è ca lcolar dal u lutto al tulto, p er p otersi Jecidcl"c in qual t!poca Il sia si accresciuta. o Ji:uilluita Id popolazione uuivt:l" " sale d ella terra./ Fi!lta nto che questo glodo ~ s i s te rà, " vi ~ grande app ;H' e uz;~ eh::: " i s u ~ si s tel ' i\uno d egli u o- Il mini pc!" abitarlo, L' islessa cnusa che dctcl'{i\ina l; r j's islc" liza di qudlo, p,n' che debba J ctcl'utinar la Il slissii.itcnza di q~c 5 ti, N oi non. conosciamo nl'ppm' la 'I!!~e t à d:.:lla lena, e CUil tutti i IUln i ddl' AstrollOnJÌa, " lc scoperte ddla uautica, l'espl'l'icnza.della fisica, " ne giud i ~h i amo per co;upal'<izione; I"ddo\'c gli auti ch i O mal fomiti o privi arfatto di tali soccorsi, ne " Cot~osceano molto rueno la cil't:o nft.'reuza eli ql1e1 clle " si conosca ud secolo presente, In'tan(o (>"H' ch e in " lutti i secoli.. bbia domidato il pl'egiudir.io d i Cl'C " d el'e gli u om ini più rari di quel che furono 1)(' 1'.1~ " passa to. l\ia su qual fondamento si è volulo stabdll' u quest' ipotesi favorita? Quaii sa l,t:bber u state ~e cause u cleli a d egradazione supposta 11el numel' O d egli UOnll " ni 1 Niuna l'i\'oluz ione generale Ùl,ll' univc"so, uiulla li inlcl'mi ssione ddle leggi fisiche dd lfl. ll;\tul'fi. òr'l luogo " d i sospettar che siasi spoi.isala P urua l1a fecuudità. u La lenta vertio'ine dell' asse del cielo non ha prob. " " dotti scouce1'li sensib ili, I disastri ' dtll' uman genere " non piombano llappel'tutto; mentre crolla Lisbo~la, " in P.II,jgi si d anza; ed una riotte di Pàl'igi basta a l'lm " pi azz.ar la strage di ~ e nef (I), Uantidoto pe.t' lo I:iù so rge " accanto al male, L oriente ha malldalo Il vaju olo, e " p iuoculazione; l'occidente la si6lije, ed il legno santo. " Ol' chi può decidere se il mondo vada invecchiaudo, " d P" la c,la, diceva il gran Condè ( I) Une nult e aru l'emp cera llnrciando sopra un monte di cadaveri. FILIPPO BRIGANTI, Cl e la specie umana degenerando l Non è. che un O'iorDo " che il mo ndo esiste pei' noi, e noi con una vista sf losca H cd una "ita sì breve, p l'eteudiamo io questo pt!l'iodo " momentaneo, che comprende l'istoria e la tl'adizio U IlC, aver pendrato le sue l'i\'oluzioni graduali ( Se ',vogliamo ldisu~'al' la popolazione dalla sussistenza, " potremo ben dll'e che d ove è stato minore in COl1- " sumo, ivi ba dovuto sussistere maggior numero '" (~' uomini" ma è, poi dimostra,lo in falto che i popo " Il moderni presi nella t otalità, consumano più dci " popoli antichi '! ". A me sembra che l'autore, dopo avei' combattuti 1 paradossi d eg li altri, sia egli stesso caduto in un altro. Le l'figiani che adduce, per cui il clo ndo ha dovuto e do\t~ sempl'e essere egu(llmeute abitato, non puolo convlgccnti, Ove n on si ammetta cbe il mondo abbia esistito ab eterno, ha dovuto su} suo nascere essere meno abita,t,o di.quel che lo di\'e~ne in progresso di tempo, e 01 Iuull fra gli uoluini. E dullt{ue il mondo UD teatro con un numero di sedie fìss o 7 Ed anch e in questa ~uppo s iziojlc bisog na fal'ue un' a ltra, che vi sia sempl'e l eguale opera buona pel'chè vi sia un eguale concorso. Questo saggio che ho rifcl'ito, Lòsterà per dare un' idea dell' erudizione, dello spil'ito di critica non che dello stile d ell' ~utol'e. Ma çhe pl'l'ò? Ad o~ta di tali pregi, non consiglierei ad alcun italiano c moltn mena,a~, un forestiero 7 la lettura di (IU~ s t' ;pel'a. La sua uliht~ ~ cessata. I p arad ossi di R ousst:òu e di I\fably furono Vint i ; non SOll{) piil pericolosi, e!1 0 n rimangono fl'a noi cbe come monu menti d cii' U :':J03lla bil'.zar~ J'ia, a guisa delle piramidi J' E gitto. La so rte di Briganti è quella di tutti eulol'o che haullo disb'utto d eu li errori. Hanno reso un set'vigio eminente alla l'agio,:e Il' " " d" l ) a uwaclta; ma I Oro non sopravvj.,. e che il nome.

5 216 FILIPPI} BRIGANTI. Le 101'0 opere sono dimenticate. Non è un' ingratitudine df!lia posterità. Essa non obblia sc~pre i nomi de' suoi benefatto1'j; ma essa non ha tempo da gettare; i libri, le cognizioni, le scoperte si accumulano. Essa non ha sufficiente tempo àa scegliere quelle che possono promuovere la sua felicità. Chi legge le opere che si sono scritte contro l' astrologìa giudiziaria, o contro l'alchimìa "? Il tempio della fama ba b ensì un registro illimitato pei nomi, mc! Don una biblioteca pci' tutte le opere. I pochi scafali che vi sono, non sono per lo più acl'upali che u'~1i poeti e dagli storici. Gli altl,j dopo quale.be tempo diventano obsoleti ed inutili, e forza è che cedano il posto a nuovi scuopl'itori, i quali a vicenda lo cedono poi ad altri. Dci 50,000 libri pubblicali nel secolo decimosesto, si è calcolato che solo cinquanta sono stimati; e degli 80,000 pubblicati nel secolo decimo ottavo, non più di trecento SODO ripntali degni di ristampa, e Don più di 500 sono letti di presente. Dal tempo che s'incomiuciò a scrivere, va Ie ~ dire, in trentadue secoli, solo 500 opere di scrittori di tutte le nazioni hanno l'esistito all' cdacità del tempo. GAETANO FILANGIERI :NAPOLETANO. Pare un capriccio benevolo ddla fortuna, r aver fatto nascere ano stesso teo.po Beccaria e FilanO'icri o, alle due estremità dell' Itali<l. Essi furono come due gnlu fallali che illuminarono tutta la penisola. Amet:. due nobili, amendue magistrati nella 101' patria, amendlle cultori della stessa filosofia, sembravano destinati ad islruire i loro compi'ltl'iotti, e a prt'pal'al' le menti alle indispensabili rifol'cuc nelle leggi. B~ccCtl'ia conciso, sta'.etto, sen.tenzioso, pareva necessario per un paese ili CUI la civiliuazione era Sià inoltrata. Filangieri diffnso, anche declamatore, veemente ne' suoi sf:utimenti, era più utile in un paese dove per isc~otere la pigri'tia degli animi, e la ritrosìa de' goveruanti non baslan<.lo 1a logica, era mestieri cl' una diffusa e copiosa eloquenza. Beccaria attaccò pri ucipalmenle la mostruosità ddle leggi penali; 'Filangicl'i quella della procedura. Il primo si )imitò a censu1'are alcuui errori ~della legjslazioll ~ ; m~ nella censura pose delle osservazioni, che scrvirall- 110 mai sempre per tutte le nazion i e per tulti i tempi. I( se(~ondo nato sotto un governo più difettoso, abbracciò Della sua opera tlltte le parti dell' edificio sociale, e tentò cl' insegnare il modo di ricostl'uirlo intierarnente. L'uno p,'ofondo, l'altro universale; l'uno stimaf.o dai suoi concittadini, ma ancor più ammiralo d:j.ll' Europa, è l'autore di tutti i popoli; l'altro,timato dall'europa, e anc01' più ammirato da' -suoi concittadini è l, autore specialmente del popolo napoletano. Ambedue poi non solo tollerati, ma onorati dai 101'0 governi, ' Ambedue pensa tori, e quindi poco curanti deho stile ;

6 218 GAETANO FJL!.NGJERI. disprczzatol'i delle int:zie, dei concetti, dt::lle fl'asi stu~ diate, hanno avvezzato i loro compa ll'iati a pensare alla patria, al bene de' loro concittadini, e a quello altresì del genere umano. Questi due autori, coadilj._ vali in seguito dalla maschia poesia cl' Alfieri, hanno dato una tempra pii1 forte alle menti e al carattere degli ilaliaui. Se non che Beccaria colla gravit à profonda de' suoi scritti, ispirò una fermezza pacata; Filangicl'i promotore cl' una riforma universale, con una focosa eloquenza comunicò a' suoi compatrio ti un animo irrcquil::tl) ed insofferente. Ma Se" Beccaria come filosofo è piu Sl'.lnde, l'allro lo è come legislatore. BcnianJino Fra'nklio scriveva a Filangieri, che la sua apel'ti iohjjortale l'acea lo stupore e l'.islruzio ne dei suoi libt:ri cittadini. Voltai l'c scrive\'a a Bt: cc:u'ia, che era il benefattore di tutta l'euro pa. Il lib l'o dei ddi ltl c delle pene fu tradotto io vcntidue diverse lingue eu ~ l'opee; non si s"'prt-bbe poi dire il num t::ro dcllt:: edizioni. L'opera,di Fi1i!ngit'ri, oltre dodi(,j edizioni italiane, se ne banno due francesi, due tedesche, ~d una spagnuola. Quello elbe i com enti di Voltail'c e di Condorcct; que,;ta ebbe, pochi anni sono, quelli del si~ gllor Bcnj amin Con!'tant. L'uno però visse abbastanza p er ispiegal'e tutta la furza del suo genio; Filangiel'i invece morì nel mcriggio della sua età, e nel mezzo dd cam ~ mino ùclia gloria, Q uesti inf:ìnl ~ sono i due:: italiani che colle loro opel'c porlarono l'italia al livello ddla Franeia, a cui ir. 610s06a era di gran luuga rimasta indietro dalla metà d.!,"colo XVII in poi. Filangicl'i nacque in Napoli il giorno 18 di agosto dell' anno J 752, Essendo il figlio terzo gellilo d'una antica famig!ia, dovette snbil'e il destino dci cadt:tti, e fu dai genitori deslinato alla c3nicl'a Dli lital't!, Nt:l 1768 avt:va il gl'ado d'alfiere. Ma l' inclinazione per GAETA.NO FILANGmnr. 2; 19 la vita lettet'aria prevalse in lui, e ai 17 anni abban~ donò quell a cal'l'iera pci' dedicarsi agli studj, A' J..9 anni abbozzò il piano di un' opel'a sulla pubblica e privato educazione, indi quello eli un",altra sulla moral::: de' principi,. ma le meditazioni falte su questi due argomenti non servirono che a sommin islrargli alcune idec per la successiva opera d t:lla Scienza della legi-: slazione, Quando suo zio venne promosso all' 3I'ci,'escova do di Napol i, egli "'enne assunto al servizio dc!la corte, ma la CO L'te nè l'abbagliò, nè il coltuppe! N cl 1780 pubblicò i due p~'imi volumi dt:li,1 Scienza della legislazione; nel 1783 ne pubblicò altri due voluoii; e tl'e successivi ne pubblicò nel 1785, essendosi ridotto alla sua villa della Cava alj' oggdto di occuparsi a quelli con maggior tranquillità, In seguito nel 1787 fu eletto dal govcrno Consigliere di Finanza, Indefesso nelle cure cieli' arum inistrazione e negli sludj ) logorò talmente il,'igol'c ddla sua robusta salute, che nel 178& fu costretto a ritirarsi alla campagua in Vico Equense, ma senza frutto. 5 cccombctte colà nella nolte del 21 luglio dello stesro anno, non "vendo ancor compito l'età di 36 an~ i. L'osservazione che fa il sig. G:aolbatista 5ay, che tutti g li scritturi di economia pubbliea furono buoni cittadini, è specialmente applicabile a Fi ~ langicl'i, Egli fu leale e sensibile amico, modesto let~ tci'alo, buon cilladino, ottimo marito, e, ciò ch' è il pl'lillo e il più sacro dovere, caldo aruatore d~lia sua pall'ia, Il volume suu,'! leggi politiche ed economiche che è collll)l'eso ntlla collezione degli economisti, è il JibL'o secondo dell' intiel'a sua opera sulla legislazione, Non è propriamente un trattato di economia pubblica, in cui si ritrovino gli dementi e i pl'incipii della scienza, COme ueue lezioni di Beccaria. Filangieri stesso con

7 220, GAET.1.NO FILA.N'CIERI. quel candore che traluce da' suoi scritti, e che fu un ornamento del suo carattere, confessa che non. è suo intento lo scrivere un' opera di economia, e si l'ife\'isce agli scrittori clle svilupparono la scienza in tulti i suoi pl'incipii. Il 5110 scopo è soltanto d'indicare le leggi che più nucciono, o favoriscono la pòpolazione e la ricchezza dei popoli. Le sue proposte f*dunque sono piullosto corolldrj delle dimostrazioni già date da altri autori, che risultamenti cl' una serie di Pl'OPI'ii raziocinii. Montesquieu esaminò le leggi quaii sono, e Filangiel'i le ' espose quali avrebbero dovuto essere, partendo dai teo~'f'mi ammessi dalla maggior parte degli econoolisti. Pt!I'ciò si trova DO nel suo libro le vt:rità miste a~li errori, tali quali erano professate dagli scrittori di economia pubblica. CosÌ egli Dd capitolo XX disapprm'a la rivalità e gelosia di commel'cio, consi... gliando un' assoluta libertà, senza però dimostrare, come fa Smitb, che la p,'ospcl'ità di una nazione diventa 1.a prosperita di un' altra. Nondimeno qut>s to capitolo è una rivista storica degna cl' un ministro ingkse, degna cl' un Fax. Pilt'irnenti disapprova il sistenl3 coloni",le seguito in que' tempi' dalla Spagna, dall' Olrmda, dall' IngbiltclTa eco Ma iuvcce di discendere ai calcoli aritmetici, come ft:ce Smith, egl i cita io prova l'esel!). pio dt:' Romani che l't~ujendo dolce la coiijizione delle loro colonie, t:vital'ollo le ribelli oni, e fecero loro dimenticare pe.l'sino l'alllor del!' indipendenza. Tanto è decisa la sua opinione iu fa\'ore della libertà di comtlje l'cio, che n on dissimula Dt:lIa sua opera il desiderio elle sii Stati Uniti cl' America acquistassero la loro indipeudenza, c ripetè la profez.ia di Genovesi che lutta l'america sarebbe un giorno indipendente. Cast pure partendo dal principio (seoza ea tra re ad analizzarlo) già ammesso da molti scrittori, che tutto quello ch~ GAETANO FILANGIERI. 221 tende a rendere difficile la sussisteu 'l:a, tende a diminuire la popolazione, cava e ragiona con eloquenza sui col'ollarj. che le cona le, i fondi feuda1i, i fidecommessi, i conventi 5000 pregiudizie\'oli alla produzione. Ma quando le opin i ~ ni degli sci'iltol'i furono erronei; egli CITÒ con 101'0. CosÌ seguendo la guida fallace 'di alcuni di 101'0, vorrebbe che vi Cosse un' unica imposta (la diretta), tanto vittol'iosamente combattuta da molti ~ liri scri.ttori. Così finalmente P opinione el'l'ollea in allol'a vigente sulle gl'audi c(lpitali, chia mandole " sepolcri sontuosi, che ingoiano le popolazioni, e incal'iseouo la mano d'opera; opinione che, più che dai li~ bl'i è confutala dagli esernpj di Lione, Ji Pari gi, di Glascow, di Mancbestel', Liverpoo!, e soprattutto di J... ondl'tl. E Londl'a poi presenta un ft'.uomeno affatto nuovo che, Dono.~t(\nte che sia ]a É1'iù popolat',,- di tutte le capitali d'europa, la sua mortalità è minore di quella di tutte le altre capitali, e le sue manifatture m;gliori e a p iù buon prezzo di tutte quelle del Continente. Non è già ch' egli sia in tutto un seguace servile delle opiniuni altrui. No; molte volle al contrario si mostra aff"tto indipendente dal giudizio Jf'gli altri. Per esempio, la sua opinione riguardo al lu sso è nuova ed originale. I:lvece che la maggiol' parte degli scrittori considerarono ii lu.::iso come ftllleslo agli Stati, O tutt' al più utile siccome stimolo della produzione, Filangicri andò pill lontilno, e ò edirò un capito lo intero a dimostrare: 1. che il lusso attivo può andai' congiultld col valore e colla morale; la Francia e l'inghilterra ne sono due lestimonii: 2, che il lusso passivo, ci oè, qn e llo ~ che consuma i prodotti stranieri, ~ molte volte utile ad una nazione, perchè è simile ad.uil salasso che allevia dalla pletora il sofferente, c

8 "22 GAET_.\NO FILANGIERI. previene l' illcal'irnento dei prezzi, cagionato dali' av \,jlimento elel numel'ario, e quindi la decadenza dcil'industria. Quasi tulti i suoi predecessori e contemporanei proponcvrmo sempre l'esempio dell' Inghiltel'l'a, e delle leggi inglesi. Quando Filr\ngit: l'i parlò della procedura criminale nella sua scienza della l eg i ~lazione, ammirò l'istituzione dei ' giurati inglesi, c<1 esaltò quella pro... cedura. QUé'ndo tl'::!tlù ùd lusso, citò ancora il favorevole esempio ùt::ll' Ioghiltel'l'a per mosh'at'c che il lusso non è incompatibile coi buoni costum i ', e col valor militare. Ma q"uando tl'attò della libertà di commercio, non albagliato punto dall<l prosperità inglese, ebbe il coraggio di scostarsi da questo ti po geocrélle di l egi~ s1azione comruerciale, ed osò condaunarlo: " Si crede " comunemen te che i dazj imposti su ll' estrazione delle " mercanzie n ~z i ona li sitdo un male, ma che quegli " imposti sulla immissionc dl lle stra niere si f' llo un bc ~, ne per lo stato. lo confuterò questa opinione, al " ]orcljè parlerò della h'oria de' dazj; mi contcuto solo " di rapportare qui anticipatamente alcuni falti e at " cune l'ifl t:!ssioni, che gli dfetli che questo erroneo " sistema ha prodotti nel commercio dalla gran Bret " tagna, mi som'olin istrano. " Il governo britannico C'.he ha sempre cercato di " favorire l'estrazione delle mel'canzie nazional i, ha ~ esorbitanlemellte r.aricato Ji dazj l'immissione delle "straniere. Qual' è stato l'effetto di questo erroneo " sistema l 1.0 la moltirlieita. de' colltl'abbatldi, che le " pene le più seyere non possono impe<1ire, ~ li o l'chè " sono uniti ad un gran b en efizio: 2. la diminuzione " del suo commel'cio di economia. Quantunque vi sia "una legge in InghiltelTa che ordini la r estituzione GAETAò'lO FILANGIERI. t, de' dritti nell a nuova esportazione~, questo rimedio " non compeusa il danno che cagionrmo al suo com " mel'cio d i economia i dazj che si pagano nell' im " ID issione ec. ". Cinqu<lllt' <Inni dopo, il governo inglese riconobbe quest' eltol'e, ed ebbi come ìtaliano la compiacenza di udil'c Della C.,mera de' Comuni il sig. Huskisson, e il sig. Robinson, nelle l,i forme introdotte nelle leggi di, dogdua nel 1824, 25, e 26, confermare la cri tica di questo nostro gran pensatore, coll' eguale franchezza e forza di ragionamenti. In nn altro punto importante Filangieri si scosta da tutti gli alt'l'i autori, in quello d\"gli eserciti permanenti. Eglì ne p1'opone in genera le la rijuzione, e consiglia di sostiluil'vi quello delle guardie urbane, più patriottiche e nleno dispendiose. L'America settentrionale ha già posto in prntictl questo consigli o J Don mantenenùo di truppe regolari che sei Dlila uomini in tempo di pace, sebbene la popolazione monti a 13 milioni di ~bitanli. Quando ]' Europa avrà de' governi liberi che non faranno più la gue."ra per capricci, o per ambiz.ioni personali, O per interessi e liti cl' una sola famiglia, questa savia, economica e pacifica nijsul'a sarà egualmente adott;!:ta. QUAnto poi al regno di Napoli, t'gli vorrt hbe pochissime truppe di terra, e soltanto una ben addl'slrata marina. Se si deve giudicare d;dl' espe1"it~ nza sol~, pare infatti che un esercito di terra sia un di::::p endio inutile pd regno d i Napoli. Da An ~ nibale in poi pare d t"s tinato ad e::::sere un' appendice della conqu:sta dt:1 nord d' Italia. La sicurezza e l'in. dipendenza del r eg no di Napoli sembra che siano meglio affidate a una conft> del'azione italiana, cbe alle sole proprie forze di terra. Que.!lto regno riceverebbe e darebbe forza a vicenda, se nel sistema d'una confederazione

9 italica, l' Italia sup~l' ior e s' inc~l'icasse della sua difesa pel' terra, r:1entr' esso colla sua ottima marina difen dcl'ebbe la confederazione ~r m:::lre. F il.mgieri, come gia si vide, fu uno de' pocbi e primi campioni in Italia d ella libertà di commel'cio. Si è Cel'Cdto se Filangiel'i COllosresst: l' opel'a di Sruilh l Si può qll <l si <lc'certare ch' egli UUD conoscesse l'opera sull" l'iccl.l Z1.a J t" IIt:: n.qzioni, stampata soltanto ncl1776; altrimenli Fdangieri P avrebbe citat:::l, come cita l\iut1 tcllql.lieu, "Bt!cca l'ia, Verri, e molti altri scrittori 11l-lzionali e sll'anieri. For!"ie aveva letto P opera cli TUl'got. l'fa una mente come quella di Filao:;ieri, aveva cl' uopo di essere guidata dalle' altrui idee l Non era e~li dd. se.stesso capace di scuopril'e una Hl'ilà, pt"l' quaq.to importante sia quella della libertà del CO!l)tlH:~ rcio 7 Filangicri lo avrebbe detto, perchè ama.va aneo\' più la \'cl'ìtà che la gloria. " Ho io, di!,;' egli alla fin e (h I suo volume, " in questa pa rte dt:lla mia opera rivelati semprc ouo\'i u at c.mi, scoperte st:i1lpl'e nuove vcrità) contl'astati sem " pre el'rori sconosciut i l Posso io gloriarmi di essere stoto,~ il primo ad esaminare lutte le cause che pl'oducono " 1~ miseria de' popoli, :;:ù a propone i mezzi pl'o[)rj " per estil'pal'l d No; io non ho falto che port ~ l'e Ulla " fiaccola di più in questa cavcl'oa tenebrosa, Qve giac. " ciono i mostl'j divol'alori delle thl7.ioni.,.. " Il filosofo dev' essere l'apostolo della verità, c nun 'I 1'inventore de' sistemi. 1I- dire che tutto si è d etto u è il linguaggio di coloro che n on sanno cosa alcuna " pl'ojul'l'c, o cbe Don hanno il coraggio di fado. Fin,; chè i mali che opprimono t'umanità n011 saranno " guariti; 6ucbè gli errori ed j pregiudizj che li pe!... " pelui:\oo, troveranno de' partigiani; 6nchè la vel'ita " conosciuta da pochi u omini privilegiati, sarà. nascosta., " alla più gran parte dci genere umano; fin.cl.h:: appnl'il'i;. GAETANO FIU!,CIER!. 2,5.. lontana ~a' troni, il do."ere del filosofo è di predia carla, di sosleoerla, di promuoveria d'ij1ush'nja. " Se i lumi ch' egli sparge Don SODO ut:li pel suo se. " colo e per la sua patl'ia, lo saranno sicuramente " per un altro secolo e per un altro paese. Cittadino " di tutti i luoghi, contemporar;aeo di ~utte le eta, " l'universo è I a sua patna,. I a terra ' è l a scuola, i " suoi contemporanei e i suoi poslcri poi}o i,':;uoi di.. " scepoli. ", - PECClFlO. Ecorlomi" Pubblica

10 CANTALUPO, CARACCIOLI, SCROFANI. Agli scriui suw annona àegll autori napoletani, già da me nominati, sono da aggiungersi tre altri opu~!coli di autori non così c"clebri come i primi, ma Don però a loro inferiori i~1 questo ~I'gorn~nto,. D?p~ l,a materia delle monete, Il commercio de gl'aol e l eu" gom~nto su,cui più si è scritto i,n Italia. ~otl'~i dil'~ in Europ;}, percbè questa mullifot'mc e i~te~rnlllalde qmstione pare che faccia il giro delle nazioni. Do!)o a-vc~'e esercitate le penne di tanti scrittori in Italia e~ JU Francia nel secolo scorso, ha di bd DU O"'O s'.!scltata in Inohiltena una contesa di scritti e d' opinioni, dentro e;:) fuori del parlamento, che non è ben decisa an-o cor3. In Toscana ed in LOl!lbarcl ia, la sempre fortunata perseveranza degli scrittori fece alla fine tl'ionfal~e un~ più liberale lt:gislazione in fa~oi'e, del ~o~mercl~ (~C~ ~rani, Solo cel regno di Napoli gli antichi prcgluù17:1 l'jmasero invincibili, Dal J401 sino alla fine dci decimottavo secolo, P annona io quel regno fu sempr!! go~,'el'jlata da erronei principj; tutte le restrizioni, e le precauzioni le piti mal consigliate si succedettero le une alle altre, magazzina'ggi, caricatori, appalt~ gene ] ale della vendita del pane e delle farine, t anffe del })l'cz.zu del grano cc. Penurie, rami e avvilimento di a"l'icoitura ne furono le inevitabili conseguenze. ~ Se P Italia fosse stata un sol corpo politico, la vittoria de.21i scrittori sarebbe :-itata generale. ~da smembl'ata com; era, e tuttora è, iu tanti di fel'sl governi, le le«... j "li usi le op:-nioci l)resso ciascun popolo 1;)Q, ;J,. C,\NTALUPO, CA.RACCIOU, SCROFANI. 227 essendo diverse, richiedevansi altresì speciali autori che adattassero i loro consiglj alle circostanze del 101'0 paese. Questa è la causa per cui l'italia ebbe nel ~ecolo scorso un gran numero d'economisti, ed un grall numero di ripetizioni delle stesse cose ed argomenti..' Se la scienza economica avesse fiorito in Germania, quando era sminuzzaca anch' essa in tanti principati pigo;tei, saremmo a quest' ora inondati di eco uomisti tedeschi. Non è dullque colpa degli scrittol'j se, per "incere la caparbia ignoranza, e la pusillanimità del loro governo, ritornarono a11' assalto qnasi colle stesse armi con cui i loro predecessori, o altri italiani in al.. tre provincie, avevano già combattuto. L'opuscolo di Gennaro Cantalupo Napoletano è intitolato = Annona, ossia, Piano Economico di Pubblica Sussistenza. = Fu scritto nel Sembra cbe r autore abbia seguito )0 stesso piano di Verl'i nella sua opera sull' annona per la Lombardia. L'autore non. solamente combatte una ad una le opinioni erronee del popolo, ma ben anche le misure enqnee praticate sin allora òal gover~o. E per meglio convincere che il sistema delle restrizioni e delle precauz.ioni non produce che scarsità c penuria, tesse la storia delle leggi. annoo"",ie dal l'e Ladislao (1400) sino a'suoi tempi, mostrando da' pessimi effetti l'improvidenza de' l'egolu.. menti. ESIi. conchillde in favore d'una libertà piena, sicura ed eguale per tutti. Il secondo opuscolo è del marchese Caraccioli pure Napoletano, eh. ba per titolo = Rifle5Sioni sull'economia e l'estrazione de' frumenti della Sicilia faue in occasione della carestia del J 784 t Quando l'autore scrisse queste riflessioni copriva la carica di vice-l'c in Sicilia.

11 228 CANTALUPO, CU.ACCIGLi, SCIWf'ANi. Deve fal' specie al lettori come la Sicilia Don siapl'essochè rroai.accennata ll('gli economisti italiani, quasi n 00 es istesse. Questa uberlosa isola, che fu uno de' più preziosi e contrastati pos.sessi lra Greci, Cartagincsi c Romani, e poscia tra Saraceni, Normanni; Arragonesi e Frallces~, non ha eccitato l' attenzione di quasi nessuno degli scrittori italiani. Fu aùunque un vice l'e, che prese il primo ad esaminare 1a quistione del commercio de' grani re1ativnmente a un regno, di CUl fu e JOV1'ebbe essere uno dc' principali pl'odotti Dal primo giorno ch' entrò in qucll'egno, quesl' illuminato magistrato fll gl'andemente sorpreso che in un 1uogo, il quale per la bellezza e abbondanza de' suoi " frumenti fu chiamato il granajo di Roma e la patria di Cerere, fosse il p<tne sempre più piccolo, e sempre più cattivo che altrove. E fu ancora più meravigliato, riguardando i tempi e le cose passate, al vedere che h ~<ll'<:: s lìa e la fame fossero per avventura più frequenti io Sicilia, elle in molti paesi assai mello fertili eù abboodan~ i di gl'é':do. Non è però alla libertà asso... lula ch' egli si appiglia per far riviver~ la prosperità della Sicil ia. VuoI prima che l'amministratore osset'vi tulto con diligenza infinita, ed operi il meno che,.. ia possibile, La seconda massima ch' egli inculca, è il 1'1- spctto ddla proprietà, e la libertà de' negoz.ianti '. ma sopra. ogni altra cosa raccomanda di av.el' l' occhio al pono I o r I lc non resll " oppresso cl a ' gran d" I, e cl a ' ncchi. " La tutela ùe' poveri è necessaria, dic' egli, in " tulte le r..lonai'chle, w.a ne' luoghi. in cui il sistema feu.. (hlc non t.: l' s~into (com' era la Sicilia iu quel tempo), e la spl:opol'zione delle fortune è grandissima, è la funzione più essenziale tldla politica e della pubblica economia no Consi.glia quindi una giusta loipartizione dei ~~TALUPO, C,mA.CCIOLI, SCROF,\Nr. 2'29 pubblici pesi, e la rimozione cl' ogni ostacolo alla ci,colazione interna. I Riguardo ali' amministrazione ecùllol'llica de' o p'l'ani, affernl8 che UOll vi doncbbero essere IcO"i ~b fisse e pel'pclue su questo punto, ma d O"!'l"Lbc essere lasciata rljja sa"iezza clci governo, Egli aveva la 5tessa opiuiolle di Neckel', r.he nell' interno "i debba essere Lberlà di circolazione S'enza alcnd limile. Ma quanto all' esportazione, vorrebbe che si considerasse la libertà come lo stato ordinario c fondamentale, riservatldosi r amministraz.ione il diritto di sospendt'rc tale libertà in certi luoghi, in certe cil'costanze, o anche assolutamente, quando diverse circostanze che l' 3mminisll'<lzione sola è iu gl'ado di l'accogliere, le consi" gliano qucst' atto di pl'udt.'.nza, Se sia utile o no questo ft'eno temporario alla ' Ii... bera esportazione, è ancora un punto di controversia fl'a gli serittori, quantunque il lasciare questo fl'eno iu al'bitrio dci soyerno sia scnza alcnll dubbio nocevole. :r.fa lasciando di esaminare se 1'opinione dell' autore 6ia giust~, o no, osserverò invece ch' è fnol' di dubbio utile che un vice-l'e o un pubblico ministro, com' era il marchese Caraccioli, discuta simili matt~rie: e manifcsti le sue opinioni: Se i minish'i dl,l!c monarchie assolute im ~tass{ ' l'o tulti Sii escmpi di 5ully, di Culoo11e, ùi Nt!l:kcl', di VCl'ri, dci conte d'arco, P ammioistl'azione riceverebùe una parte di (luclla tanta luce clle da tante parli ricevono j govel'ni liberi per mezzo del!a libertà tlclla stampa, I discorsi degli uomiui spel'jmcntali contengono sempre delje osservazioni pregevoli, Percl;è la legislazione faccia prcgressi, ha cl' uopo egualmente d'uoolini tcoretici e pratici, I ministri non hanno mai l'iotiel'o coraggio tlegli autdri. Nella. pl'atic~, cdono troppo tlavvicioo alcuni parziali o passaggcl'i (

12 ,30 CANTALUPO, CAnACCIOLI, SCROFANI. inconvenienti, che talvolta cuoprono.loro la vista, e gl' iwpediscono di veder molto lontano. Pelo l'opposto i semplici scrittori sono talvolta troppo audaci, hanno sempre dinanzi un ampio mimitato orizzonte, gli ostacoli frapposti sono per loro quasi impercettibili, non mirano che ai grandi e lontani risultati. I teol'etici Don sono trattenuti?-è da,riguard"i parzia1i, nè da quel'ele e declamazioni cl' interessati, nè dal timore di perdere le loro cariche. I pratici invece hanno il vantaggio pel' lo più di conoscere meglio i fatti, e di saper conciliare i diversi interessi cbe sovente SODO in collisione, sanno evitare l'urto troppo violento dei cangiamenti, sanno conciliare l'interesse de' contemporanei con que' delle generazioni avvenire. La scienza ha hisogno d'ardire, la pratica di pl'udenza; ma si sussidiano a vicenja. La guerra che si sou fatta gli scrittori e gli uomini d'affari, è una guerra stolida che a' giorni nostri è terminata in una amichcyole alleanza. L'opinione dc] marchese Caraccioii parve infrltti ad uuo scrittore lroppo timida e prudente: fu quindi confutala. Nel 1795 l'abate Saverio ScrofaDi presedtò al re di Napoli una memoria sulla libel'tà. del commercio de' grani della Sicilia, io cui con molte ragioni, e co11' esempio felice della Toscana intende provare, cbe una libertà assoluta sal'ebbe la vera sorgente ddla prosperità. agricola' e commerciale della Sicilia. " Sia la u 1\1. V. sictlr~,. che la sussistenza dei popoli per cui CI trema a ragione il suo paterno cuore, non sarà mai " così cel'ta se non nelle mani d'uu libero commer " cio. La Sicilia con le sue restrizioni ba sofferto cin " que penurie nel corso di 24 anni. La Toscana al u contrario che ne soffriva egual niente, perchè soggetta CA:"'iTiLUI'O, CARACCIOLJ, SC'i'.OFANt. 23 I " alle stesse proibizioni, è stata sin dal 1767 abbon,< dantemcnte provista, pcl'chè fu q~rcn' aono }' epoca " fortunata della sua libertà. 'pel' l'estrazione de' grani ". Tanto questa memoria, come le Riflession.i sopra le Sussistente desunte da'fatti osservati in Toscana dello stesso autore, sono scritte con una rapida logica, e con UllO stile animato che reo de mello fastidiosa la lettura di dissertazioni su un argomento tanto trito,. A questa lode hando pure diritto Sii opuscoli del Cantalupo, e del Cara cci oli.. -

13 MAURIZIO SOLERA PIEMONTESE. Nell' introòu2,ione a questa storia feci osserv~re elle i I Piemonte, dal decimosesto secolo in poi, cl'a cresciuto in potenza per addizioni di territorj é con.. quiste. Non ho voluto tacere la lode cbe i suoi pl'incil)i, tanto coll' economia e val or, personale, quanto coll' uso moderato che fecero dell assoluta autorità, si SODO meritata. Dirò ancora di più (ciò che non fu ::Incora detto ~a nessun storico, quantunque il richie (lessero la giustizia e la verità), cbe il Piemonte fu il primo con le Costituzioni Jel 1729: 1.0 ad abolire quasi intieramenle la potestà feudale, non lasciando che alcuni diritti nominali e di mero onore, abolendosi i servigi personali, come le Corvate: 2. ti restringere i fidt:commessi, e le primogcnitul'c, rendendo moho più libera di Pl'irn:;t ]a circolazione de' beni: 3. a di... miuuil'c la potestà ecclesiastica, e specialmente, Ja fa colta di ereditare e di succed.~re nelle mani- morte. Queste costituzioni, vennero di nuovo l'ivedl1te e pub. blicale con poche variazioni nel Si badi bene a non lasciarsi ingannare da questo nome di Costituzioni. Esse non sono che un~ compilazione di molte leggi ci"ili' c criminali, che prima fol'mava.no un confll~o ed indigesto ammasso, Rifusione utile, tanto desiderata in Francia in que' tempi, ed encomiata forse troppo da certi scrittori fl'ancesi (come il sig, D' Argenson), per.. chè forse iovano desiderata in Francia.l\'Id con tutto ciò, il Piemonte non aveva una forza e una ricchezza. <orrispondente alla lastilà e fertililà delle provincie, per MJ.unìzlO S.OLEII.A'. ~33 mancanza d' un' amministrazione iiiuminafa e libfrale, Le buone leggi, e le buone jstituzioui arricchiscono, popolano, corroborano uno statv, molto più che le conquiste; c più che, ]a virtù dell'economia, è pl'egeyolc in un principe il talento di arricchir se stesso, arri, ~c heodo i suoi sudditi. L'abate Vasco co' suoi opuscoli tentò di s\'egliare l' atteo.. T.iooe del governo sui molti cambiamenti che si l'ichiedevano, Ma il governo fu sempre. sordo ad ultel'iol'j ~iforole; si al'rest.ò tlcll' intrapreso cammino, e si mantenne' immobile cd inalterabile, mentre in alh'e pro.. vincie d'italia si eseguivano utili cambiamenti, Non è ]a guerra che avesse impedito il goveruo di pensare al l'ifìorimenlo dci paese, perchè nel 1784 qunodo Maurizio Solera scrisse il suo opuscolo, già 2a 36 auni il Piemonte gode\o"a cl' una profonda pace. Non è "t'ppul'e la sua siluazione geograuca, e conciizion politica. Alcuni hanno ~upposto che una ruooal'chia e.sscozi(:li~h>dte militare, come la piemontese, non possa seoza indebolirsi alter:ire! suoi ordini politici, o le' antiche massime d'amministrazione. Gl'a\'issimo errol'e. L'esem pio della monarchia pl'ussiana avi',ebbc do\'ulo lol'o app"cndere, che uno stato angusto può esst'rl! militare c iujuslrioso al/o stesso lc.mpo; che la spada e la spola ponno 5US. sislel'e iosieme, 11 pad,'e di Federico il Grande crede. va che la potenza della sua monarchia consistesse nell' altezza de' gl'rlnaticl'i, e nella crudele pedantesca disciplina.dcl bastone. Co' suoi g" ;lilaticl'i di sei piedi, e colla sua bi\t'bjl'ic militare, non fu cbe un [ll'incipot.. to di G t:l'maoia. Suo figlio di vas to ~cnio fijosh'ò in. vece che si può avel'e un esercito disciplinato e valoroso, e ad un ' tem!)o animar l'a"i,j"ollui'3 o, le mani- fatture, e istruire il suo popolo. Questo grand' UOI1l0, mentre conquistava la Sassonia., caricava. delle har\:bc

14 .34 l\faurizio. BOLEnA.: di terra per- alimentare per mezzo secolo la sua ma" nifattura di ' porcellana di Berli'no; tentava d'introdur J'e nelle pianure del Brandeburgo la coltivazione dei gelsi, e istituiva 5c~o le elementari in lutti i villaggi. Così questa mou81'chia che non era che uua gran caserma, divcnne la. cnlla doli' industria, e la patria del pensiel'q. Il Piemonte e posto tra dl1c grandi minacciose masse, tra l'austria e la Francia, come la Pl'ussia lo era tra la Francia, l'austria e la' Russia. Nello stesso modo cbe la Prussia si rinforzò coll' industria e ' cot" commercio, si sarebbe rinforzato anche il P iemonte seoza punto menomare la sua virtù militare. 1.1 voltr canscl'va l'c la ruggine feudale, mentre gli altl'l sono divenuti opulenti colle arti della civilizzazione, è lo stessa che volel' continuare a far la guerra coll' arma bianca,. collo scu.do e colf elmo di don Chi sciatte, mentre tutti gli altri hanno adottato le armi d~ fuoco. Nel 1784 quando il Solera imulaginò il suo banco' <1' agricoltura, il Piemonte aveva poche e,cattiv,e strade, la sua agricoltura languiva, la sua industria era limitata a poche l'ozze manifatture, non v' era abbondan~ za che di vagabondi, = Daas un pays où le ouvcrllerncnt n'a 'jamais manifesté (ùice il 501e1'a j aucune de ces vues g1'andes qui embl'asseot l'avantage géuél'al de la natioo, qui ne s' est jamais occupé de l' éta blissemcnt de ses manufactul'es, dans 1esquelles Ics ma.ins Ics plus inexpertes peuvent faeilemcnt s'employer à de gros ouvrages, dont la uation tirerait cependant un grand P rofit, clans un tel pays quc dire à l'homme qui, après. avoir a,'oué que le vagabondage est fol'cément san liulque profession, prie san juge méme de vouloir bien lui cu procurer une. autl'e 1 = Il governo, non che animare le so.l'genti dcua prosperità pubblica, siaceva MAURIZIO SOLERA: inattivo sotto il peso di cento venti milioni di de.bilo. 'rulto era stagnante per mancanza di lumi e d'energia nel governo, non che per mancanza di numerario. La massa circolante non era che di 62 milioni, compresi. venti milioni di carta manctata, mentre la somma an nuale dei valori, attribuendosi 200 lire per testa, doveva essere di 600 tnilioni. Come adunque senza l' opel'a del governo, e cou tanta scarsità di numcrario, si potevauo migli~rare i conduttar! ddla ricchezza pubblica, e facilitare la circolazione mediante buqne strade, ponti, Ìncanalamento di torrenti, di fiemi,. asciu.gamento di. paludi, in una parola, infondere una nuova vita, un calore, e un moto universale 1 Il Sol era credette di. aver trovato la soluzione. di -questo problema, il tali. smano ùi questo cambiamento di scena. Pat'tendo dai. due principii: l,o cbe 1'abbondanza dei metalli monetati, e pur auche i segni che li rappresentano, servono sempre di un potente mezzo pc!' ;,l-{:-ee.l.e.ral'e i 'progressi del Javoro e dell' industria, c quindi esercita un' influenza sopra la ricchezza delle nazioni: 2.0 che i capitali a basso interesse sono un vantaggio maggiore dei bassi salal'j o della sussistenza a buon mercato, propose 11n banco di agricoltura, per cui si au menterebbe la quantità del nurnerario. con una carta di un credilo solido e sicuro, si fornirebbe al governo uo fondo per opere pubblichi':, e si fornirebbero ai propl'iet3rii delle sovvenzioni al basso interesse del due per cento che, col frullo dci migliort:lmenti agricoli, potrebbero estinguere nello spazio di cinque'o sei aùoi. Ecco il suo piano. Proponeva d~'e tutte le lette dei proprietari i fossero inscriuc in un.catasto. con tutti i pesi, debiti, cd ipoteche. Sopra il valore. approssimativo depurato di OBoi peso, il lu'oprietal'io doveva avere

15 236. MA.URIZIO SOLEr..t... il di,ilio di emellere dei bigli,tli pel quintù soltanto dci valol' netto e non più. Di questa somma egli doveva pag;u e. l'intt:i'cssc del dne per cento. Il governo do\'cva DO:Y!Ìnal'e dei dird'tol'i in ogni. lut?3{) di qualche importanza, j quali dovevano agirc di" concerto cogli amministratori locali. I biglietti dore\~ano portar la firma dei dit'tìtol'i, degli arumioistrhtori, e del possidente-. Es~i dovevano essere riccvùti d"l governo in pagamento <1dle in'posle, e dovevano avel'e una scadenza fissa. Se alla scadenza il. detentore del biglietto non fo sse pagato in dcnal'o dal 'proprietario, ricevercbbt in pagamento un equi"ajente io tel're. Jllermioc del pagamento dci hi~lietti doveva essere di 12 anni, colla divi.~ion~ in tre epoche, uo terr.-o dopo 6 aoni, un altro tel"zo dopo 9, c l'altro tci'lo.1. i 12 anni. Alcuni amici dell' autore gustarono talmente quesia suo progetto, che ne parlarono con elogio in corte, <Dine della scopel'ta della pietra filosofale. Il l'e slesso n~ fu informato, e ne chiese all' autore una copia nel J 706. In seguito gliene fece chiedere un' altra 'per comunicarla a' suoi ministri. Il l'e n'el'a ti:tlmenle invashito, che iugiunse al Solera di prcpal'al"oe l'editto pel' l' esecul.io~e, c steso che fu, SIi assegoò un giorno Ji udiell2,a, onde stabilire definitivamente alcuni rll'tic'jli 1\1"a quando appunto tutto sembrava disposto per 1'aclernpimento, nacque uno di quegli accidenti che nelle corti dei re assoluti accadono sovente. L'autore fu presentato al re che stava col suo ministro di finanze. " Celui-ci, " dice l'anfore, avee un ton de gravité et tlimportance, " qui à la collr, camme ailleurs, masque SOliVen! la nullilè, " debuta par téloge de ce qu'il appe.lait mes talens, " ct finit par une impl'obation si enlière, si absoluc dc (I mon. ous)rage, quc riclor, ùzcapaple d'avoir u.ne l\t.va"io SOLEal..u opmlolz à lui, se Temgeant docilemfjnt ti c.elle de san ~ minist1'e, riz.'en difendit séijèrmenl t impressiono (I E.cco il solito naufl'agio 'delle idee patriotiche, ed ccco il premio del cittadino zelante sotto governi senza garanzie politiclje, e sotto ministri sciolti d' o~oi l'isponsabilità. Può ben essere cue il progdto dell' autore 1100 fosse adattato per la pratica; pl'imierarlj~nte pel'. chè una carta m o net~ta, che Don ha la mol'ale certezl.a d'essere alla sua scadenza convertita in oro ed argen~ to, non potrà mai godere d'un solido credito, e in secondo luogo, pel'clè l'oggetto dell' emissione di simil carta sarebbe pitl spesso quello della dissipazione del capriceie e di folli speculazioni, che d'una sa via ; lucrosa intrapresa. Finora infa tti simili banchi d' agricol~ tul'a non venuero approvati nè dal voto degli scrittori, nè dall' esculpio di i..ilcun governo, quantunque a dir vero sia seducente l' ijea di rend~re col loro mezzo cit'colaoti i valori immobili. Ma fu 1"0 00 ql1t'sli i motivi che indusst! I'O il miuistl"o piemontese a d isapprovarlo? Pel'cbè poi proibil'ne la stampa l Non è qufsta piut~, tosto uua pr~~a. ddl' invidia minisi. ~ "jal t", eia: d~1 s:-tpf-:l'c e della sagac.lta l Che noli fosse il rifiuto l' dfetlo dl""lia sagacità, ne sono t~stiulonii i tanti e LTUl"i che iii s(>ouilo. l D commise qu~ goveruo, " qui bal/ottait sans cesse le public enlre l'ol'dre, et le conlre-ordre) en le porlant au mépris de l'autorité ", come Jo stesso Solera' osservò.. Quest' o~uscoro, scritto in francese, e elle ha per ~ltolo " ESSQl sur l~s ITaleurs " di c~rca I! 6 prtgine lo gl'an~e ott~v.~, ~'Ima:e sepolto sino al 179B, in cui sotto gli ausplcii di un effimera libl'l'là che il Pielllonte ave~'a al'qllis~(lta pcw le vittorie di Bf!napat'tc, potè COffipal'Jl'e alla Juce. Quand' anche il progetto dell' auto l'e

16 MAURIZIO SOLERÀ. fosse da giudicarsi ineseguibile, nondimeno vi -si trovaqo qua e là delle lampeggianti verità, delle riflessioni acute e nuove, che non solo la sua lettura ~iescirà sempre utile ed istruttiva ai Piemontesi che s'interessano al ben essere della loro patria, ma pur anche a coloro che sanno che talvolta un opuscolo contiene più jnlri~seco valore, che un. cattedratico volume in foglio. GIAMBATISTA CORNIANI BRESCIANO. Dopo elle una falang"e di autori avevano sudato per due secoli a combattere e distruggere gli errori che nelle monele i governi avey3nq coitu:qes.'io, talvolta per necessità, e per lo più per ignoranza, nel sorse un autore che in un opuscolo cercò di far rivivere uno di que'.fatali abusi] che avevano recato tanta rovina"a tutti gli stati d'.eul'opa, e massimamente all' Italia. Questi fu Giambatista COl'Diani Bresciano, autore dei secoli dcua letteratura italiana, e d'altri pregevoli. scritti. Ei prese 'a dimostrare che il rialzamento del valor numerario delle moilete~ non che essere s-empre pernicioso o indifferente, in alcune circostanze può divenire yantaggioso. Se l'autore avesse co":posto questo scritto (che non oltrepassa le 70 pagine) per divcl tire l'ozio Ji qualche accademia) gli si potrebbe perdou<:tre un così funesto paradosso. Ma è uno scritto serio, che l'autore indirizza a un direttore della zecca della repubblica. veneta. Non per discolpa dell' autore,ma per quella dcha sua logica, t: da credersi ch' egli con ciò abbia voluto adulare il governo veneto, che sino agli ultimi momenti clelia sua caduta, ebbe un sistema moneta~io difettoso. L'autore pretende che i govcl"di devono giovarsl in alcune circostanze dell' il!usio ne io cui cadono i suj (liti cil'ca alle mooc:te. Avviene spesso che ii popolo attribuisce ad una moneta un valor maggiore del real'c

17 GIA.MBA.TlST~ COftNtA.l'f(. seolo' accorgersene. Perchè il governo non potrà prevalel'si di questa illu.sione 7 In questo modo, dice l'autore, con una minor quantità di metallo si rappresenrere'bbe una Ulaggi?t' quautità di COse. In questo modo gli stra.. niel'i potendo cornp(>rare a minor P"t=zzo i prodotti del paese, aumenterebbero la 101'0 dimauda, atteso che i prczzi non seguono sempre, o almeno Don seguono subito, le alterazioni delle monete. Viceversa, l'impol'. tazione e il consumo delle. mel'ci estere diminuirebbero, pel'chè nornioalmcnte il 101'0 prezzo aurnenterebbesi) e questa illusione servirebbe di freno ai consumatori. Che non solamente i~ teoria, ma anche in fatto.quesla al... (erazione sia ut,le, si prova coli' esempio di molti govc!:rni autichi e moder ni J che nelle loro angustie ne fecero un uso proficuo. Tale in s!j.ccinto è il ragionaldento dell.' autol'e~ Non si può contrastare, che clalla repubblica ro Jn8na sino ai tempi del ministro Calonne in Francia ( 1786), i govemi furono ridotti talvolta alla necessità di aherare le 101'0 monete. l\fa un cattivo espediente in un caso disperato, un rimedio forse peggior del male, non è una norma molto commendevole. Negli assedii si mangiano dei topi, ed ao~he peggio, per estl'cmi\ necessità; si dirà perciò che i topi sieno un cibo sallo e gustoso? Forse nc' tempi de' Romani, e nei bassi tempi, P iliusigne di cui parla l'autore ha potuto regnare fra popoli ignari di questa matel'ia. Ma nei nosll'l tempi quando potrà mai esistere una siffatta il.. lusiool' 1 Gli ageuti di cambio, i banchini non equili Lrauo ben tosto ai giorni nostri il prez~o delle monete con quello delle cose 7 Se poi il goverdo Don riceve]e Inonete ptl valore alterato (come pal'e che l'autore sllggerjsca) l'illusione è distrutta, l'inganno è GlAM.B!TISTA. CORNIA!iJ. 24t scoperto. Se le riceve pel valore n ominale, il governo ne avra danno anzichè profitto, pel'chè riceverà tanto meno di metallo, ossia tanto meno di valore idti'inse.. co. 1\'la io mi credo dispensato Ji estendermi più oltre in confutare UDa misura, cbe alla fin fine è una frode che scompiglia il commercio e i conh'atti, e che al.rì1omento che l'illusione cessa, se pur questa può esistere, apporta un danno ingiusto ai possessori delle m onete. Se questa memoria noti fo sse nella l'accolta: degli economisti ~on ne aviti llepplll' fatto cenno, e I~i fa stupore corue il giudizioso Custodi l' abbia in essa compl esa. Forse ha volulo rendere om3'<>""io alla 00 fama letteraria del!' autore, ma era meglio rellclt:rc omaggio alla scienza col la scìarla udi' obblìo. Il Corniani ha pure scrillo una d issertazion e so.. pra l'agricoltura per l'accademia agl'aria di Brescia, intitolata "Della, legislazione relalivamente ali' agricoltura" recitata nella pubblica accadé"ulia agl'aria di Brescia il 1.0 maggio 1777, Anche questa memoria non occupa che uua cinquantina di pagine. In questo scrillo l'autore si pone sotto la bandiera de g lì~ economisti, o fisiocrati, Esalta l' agl'icoltul'a.s0rl a il commercio, e ripete gli argomenti di quelli che hando creduto che il comolercio non po ssa in uno stato lungamt:nte sus.. sislerc, sc contemporanea con lui non fiori sce l'agricoltura. L'autore non riflettè cbe il piil grande e più naturale incoraggiamento delp agl'icoltul'a sono l'industria ed il com1dercio, e ctje senza quesli due incen.. tivi pochi o forse nessun territol'io può fiorire, Se il contaùino non ha bisogni da soddisfare) se le manifalture e il traffico non gli offrono dei cambj piacevoli co' suoi pt'odotti, pen:hè spargerà egli i su o i sudori! Così (per non menùicare esempj in Awerica) l'interuo PeccTIlo. Eco/lomia Pubblica. 16. ~

18 x :>42 GIAMBATIST~ CORN.\NI. della Spagna, quantunque fertile, è poco coltivato perchi: non vi sono concambj. La periferia invece, come il regno d'andalusia, quello di Valenza, Catalogna, la Biscaja, 50no meglio coltivate, perchè il commercio procura loro delle permute utili e piacevoli. Questa memoria Don è che l'introduzione di un trattato che l'autore si proponeva di scrivere in diverse dissertazioni. Non prolungherò quindi la mia critica. Amendue queste memorie sono scritte in uno stile conciso ed elegante, il che è seiqpre un merito, quantunque nelle scienze si rieerebi più il."el o che il hello. LODOYICO RICC[ l\iodj:iroese. Molti economisti parlando della popolazione ave \'a"no prima di Ludovico Ricci fatto Jeggiera mel:lziol1e degl' istituti di pubblica bcucficenzé'\. Questa parte ddl'amruinislrazion pubblica, che ha UDa così stretta relazione colla Dlo~'ale e colla prosperità di un popolo) nou fu trattata profondamente che dal.ricci. Questo scriltore nacque nel 1742 nd ducato di Modena, coperse diverse cariche civiche, e meritò d~ esser creato "avali.re dal duca Francesco Hl. Nel 1797 fu nomi Ilato uno de' direttori della repubblica Cispadana (I), e dopo la l'iunione di questa repiihblica colla Cisalpina venne eletto ministro delle finanze in quell ' anno stesso. Desiderò ed ottenne la sua dimissione poco tempo dopo, e nel 1799 cessò di vive l'e. Dotto, versato negli. studj, pl'atico negli affari, model'ato nelle sue opinioni, fll un cittadino utile alla sua patria coi fatti e colla penna. Quest' opera fu composta in occasione che il duca Ercole III av~va scelto Uba commissione per la l"iftwma de' pietosi istituti della città di Modeaa. Il Ricci n' era un membro, e fu il l'elatore delle opinioni della commissione. L'autore adunque la dedica al duca stes."o, come al SIlO natul'ale mcf!euatc, nel 1787 sotto il, ti.1010 di rifo"ma degl' istituti pii della città di M od""a. Il Ricci indagò le origini, i progressi, c gli t:ffdti ài ogni pia islitnzioue, ed esa minando i vizj t: i bisogni delle diverse classi dc' po\tl'i, dimostrò che nou si (1) Fu una di qnelle n"pubbliche che il dirctlerio francese faceva e disfilceya con un tntto di pcnm.

19 LODOV'ICO Rlcc(. poteva riordiuare la carità senza prima scuotere l' in_ o fingardia, e che iuefficaci sono SI' istituti di bcnefice.l1za se noi1 Sl prende a Pl'o muovere il costume, c a rarfol'zare il carattere morale Jel volgo. Ebbe l'arte di trattare Ull argomento locale con principii generali, e di l"eadere una relazione d'ufficio destinata per uso di una città, una guida, anzi dirò un codice di amministrazione di uu' utilità generale nella pratica. Il merito di qucst' opera è tale, per la novità e solidità delle osservaz.ioni, pel raro e gran pregio della concisione, che donebbe essere tradotta nelle Eogue più nobili di Europa, e tro\'arsi sul tavolo d'ogni amministrazione. Non posso quindi esimermi dal riferil'ue per iscol'cio le id~e principali. L'origine delle pie istituzioni, secondo l'autore, è da rintraccial'si pl'imieramente nella compassione Jegli uomini; indi ne' sentimenti morali e religiosi. La prima causa è un istinto naturale, che nasce -dal piacere che t'uomo prova nel rimuovere da se un' idea dolorosa, qual' è quella dell. vista di un infelice, o dall' amore na!. costo di noi medesimi. La seconda causa è al'tifiziale ed è più o meno influente seconùo le circostanze, le opinioni, le supej'stizioni. La compasdìone ha un Jimite posto dall' egoismo, ma i sentimenti morali e religiosi il più dell~ volte non l' han DO. Quindi da questa seconda causa specialmente sono nate le numerose e ricche opere pie ogni dove esistenti. L'opinione della fine del mondo, che prevalse verso la fine del del!imo secolo; le crociate del decimo secolo, la credenza dd purgatorio, e molti. superstiziosi timori estorsero dai peccatori donazioni J testanlcnti, lal'giziooi in favore dc' monaci, della chiesa, e de' poveri. Queste largizioni dc' privati continuarono ad cssere frequenti sino alla fiue del secolo XIV. LODOVICO RIccI. 245 In seguito i Principi, alcuni per sincera pietà, altri pcr un el'l'ore politico, e molti per superstizione e per rendersi popolari, credettero di esti"parc la m~ndicità con accrescere il numero de' luoghi pii, c a q~esto. fine versarono molti di loro una parte dci patrlmodio pubblico in simili imprese. Al principio del secolo decimosettimo Cesare Alfonso II! dllca di Modena veslitosi del sacco de' p iù poveri fra i claustrali prof(-,,ssò egli s(esso la povertà'. Egli è IlOtO come nci secolo scorso i principi furono sempre larghi del prop.rio e dcll'allrui coi poveri; non v' erano nozze princl~escl]e, non torneame!lli, Don spettacoli, Don pubbllcbe esllltazioni, in cui i 'poveri non fossero chiamati a parte. Nè è cessata}? usanza ai ùì nostl'i delle proc~:jsi.oni i~ cui i principi si frammischiano ai poveri a piedi nudi, o nei giorni della settimana santa con una rinegazione di se stessi fanno ancora la c~rimonia di Javare i piedi di ùojici poveri che rappresentano i dodic i Apostoli. I duchi di Modena a sara fundarono e arricchirono pii istituti. Staccarono rendile dai vescova li, rcgalarcn ad essi le rendite dei conventi soppressi, e tanto fu l'ardore della carità cristiana bene O male intesa, che più volte quesli principi vollero vede.. re assisi 2.lIa mensa i mendichi, più volte essi stessi imbandirono le tavole, apprestarono le vivande, porsero le medicine agl'infermi.....!. Da questa storia passa il Ricci a dimostrare che p accaltoneria è piuttosto in ragione della. carità che àdja. miseria. I privati e i a "'ovcrni continuarono, e codtmuallo ancora nell' CITare di credere che le dona.. zian i si eno un rimedio conh'o la mendicità, invece J'imparare dall' esperienza che la povertà è inseparabile dalle umane società, c elle le lal'gizioni sono la causa

20 ~46 LODo VICO RICCI, dcii e costanti tarme de' poveri :- Nessun governo -pose un freno alla carità ioconsidcrata, eccetto il governo austriaco nel secolo scorso colla pl'aolmatica sanzione, per cui i parenti prossimi del defunto potevano l'tela rnare <Il essere stati defraudati dell' eredità, e l'cinte... gratl 11el diritto naturale di essa. Il governo piemontese pure, sebbene con ambigue, e circospette frasi, ristrinse il diritto di successione nelle corporazioni l'eligiose. L' 'elemosine e le don::jzioni anzichè d iminuire non fanno el lc accrescere il ljumerq de' poveri. Essi sono io proporzione de' sussidj, e non delle calamità o povertà del p.ese: la storia lo attesta, Ql1ando Costantino ncl quarto secolo fattosi cristiano diede licen.. za ai pove!ri (li gil'c accattando, tutto P impero si riempì di accaltoni e di vagabondi, Quando uel forol' <IdIc crociate si dissi pavano le sostanze in quella pazza impresa, gli eserciti delle crociale erano ripieni di migliaja di vagabondi c mendichi. Dove i DlonastE!l'i fu }'ono più numerosi,. ivi i poveri formicolarono. La Spagna 'C il Portogallo ne sono ancora funesti escmpj. In Ispagna e nelle Fiaoche dove gli Spagnuoli avevano portato le istituzioni de' frati, l'accattat'e divenne una professione, Un di l'illo, anzi un titolo onorifico che si t,'asmeltova di p.d,'., in figlio con mezzo,di diplomi '( I), (I) Quantunque i povài d' In ghiltr.rra non sieno mi nceattoni, nè povel'i, ma pe'r lo più conhdini cd arligiar.i che sopracarichi di f"-miglia t'icc,'ono un s u s~ i(lio settimanale dal}". parrocchia, P Inghilterra stessa è un' altra prova (! ell'asserzione del Ricci. A misura ;che le la ~sc pei po "eri si accrebbero, il Ollmero di questi anùò aumentanùo, Dacchè Enrico VIII soppresse i monasteri che colle 101'0 elemosi ne pascevano i mendi. chi, e s' istituì nell e città e nelle contee in compenso un:). tassa in loro f.lyore, P Inghilterr:l andò cres,.:cndo in riccht:zze l in tasse, cd in po. vrri, LODOVICO RICCI, 247 In Modena, eillà la cui popolazione non eccedeva j 40 mila abitanti, al dir dell' autore, v' erano sette mila poveri. La ragione cra che Modena a pepolazio... ne e superficie eguale, era forse la città che più d' ogni altra contenesse istituti pii d'ogni specie. Non cantcljto l'autore di avere slabilito il principio generale, che il numero de' poveri è in ragione delle elemosine" discende aù esaminare uno ad uno i luoghi pii della sua patria, e trova che nessuno di essi ni: fruttava tutto il bene che da' suoi fondatori se n'era aspettato, nè corrispondeva alle somme erogate; Ricapitulo brevemente le sue osservazioni. IO. Primieramcnte disapprova che le opel'e pie sieno manteuute & spesa del governo. L'amministrllzio.. ne in questo caso l icsce sempl'c più dispendiosa. Secondo i suoi calcoli monta comunemente al quarto dei foudi. I diso~'dini e le malvet'sazioni SOIlO inoltre più difficili da repl'imcl'si Le case d'industria, o ajhergo de' poveri, dove si fanno lavorare i mcndichi in alcune manifatture sono d'una difficile, costosa amministrazione, talvolta anche nociva alpindustl'ia dci paese. Se si fissa tll1 pre:z.zo tropp.o alto alle madif~ ltul"e ivi lavorate, 110n si troverà alcu11 appalt<!.tol c che voglia assumersi tale arurni Distrazione; se poi è troppa basso c minore del prezzo usuale, prt'giudica e scoraggia colla sùa concorrenza le mani.. falture lavorate fuori del paese La distribt~ziooc de' medicinali è soggetta a granùi spese, a disturbo, a frodi, ~ cagiona infinite querele, 4. Gli asi li per gli esposti fomentano il VIZIO e r inumanita de' parenti. Ogni anno se ne aumenta il numero; SI riempiono di fisli legittimi; e quel ch' è

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