Costruiamo il benessere della nostra comunità nel vivere quotidiano: quali bisogni e quali azioni possibili?

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1 OPEN SPACE TECHNOLOGY Spazio Aperto di Discussione Costruiamo il benessere della nostra comunità nel vivere quotidiano: quali bisogni e quali azioni possibili? Instant report Pedrengo (BG), 26 marzo 2011 CONSULENZA:

2 INDICE UNO SPAZIO APERTO DI DISCUSSIONE PER PROMUOVERE LA COSTRUZIONE DEL BENESSERE DELLA NOSTRA COMUNITÀ ATTRAVERSO L AGIRE QUOTIDIANO DELLE PERSONE PERCHÉ UNO SPAZIO APERTO DI DISCUSSIONE CON LA COMUNITÀ LOCALE LA METODOLOGIA DELLO SPAZIO APERTO DI DISCUSSIONE PRIMA SESSIONE GRUPPO A - GRUPPO B - GRUPPO D - GRUPPO E - GRUPPO F - GRUPPO G - GRUPPO H - GRUPPO I - GRUPPO L - GRUPPO M - SECONDA SESSIONE I PARTECIPANTI CREDITI GRUPPO A - GRUPPO B+C- GRUPPO E+D - GRUPPO G - GRUPPO H+F - GRUPPO J - ABITARE E FRAGILITÀ SOSTENIBILITÀ DEI BISOGNI E DEI DESIDERI NEL LAVORO E NEL QUOTIDIANO COLLABORAZIONE CON LE FAMIGLIE NELLA PREPARAZIONE DEI PROGETTI E SINERGIE CON LE VARIE AGENZIE DEL TERRITORIO? SOSTENERE LA GENITORIALITÀ BISOGNI ESPRESSI - BISOGNI NORMATIVI FAR CRESCERE E FORMARE UNA CULTURA DI APPARTENENZA ALLA COMUNITÀ PER FACILITARE E CREARE INSIEME UNA MIGLIORE RETE DI COMUNICAZIONE E COOPERAZIONE NELLA RICERCA DELLE RISPOSTE AI BISOGNI BENE COMUNE: DESIDERIO/DESIDERI, DOVERE/DOVERI IMMIGRAZIONE: SECONDA GENERAZIONE. SCUOLA, FAMIGLIA E LAVORO L INTELLETTO CERCA MA È SEMPRE IL CUORE CHE TROVA SOSTEGNO ALLE POLITICHE GIOVANILI, ALLA SOCIALIZZAZIONE, DIRITTO DI ACCESSO ALLA CULTURA DISABILITÀ E ADOLESCENZA ECONOMIA IN CRISI: EGOISMI E SOLITUDINI. COMUNITÀ ACCOGLIENTE VERA RICCHEZZA + RAPPORTO FAMIGLIE/COMUNI: QUALI REGOLAMENTI CHE SIANO UGUALI PER TUTTI QUALI SPAZI/EVENTI REALI PER FAVORIRE L INCONTRO DELLE PERSONE APPARTENENTI ALLA COMUNITÀ + LO SCAMBIO E IL SUPPORTO TRA FAMIGLIE. QUANTE RISORSE? QUALE È OGGI LA PROFESSIONALITÀ PER EDUCATORI E OPERATORI SOCIALI ABITARE: IL BENESSERE DELLA COMUNITÀ INIZIA DENTRO LE NOSTRE CASE. COME ESSERE FAMIGLIE APERTE E ACCOGLIENTI + LE NUOVE FORME DELL ABITARE TRA DIRITTO ALLA SALUTE E ACCETTAZIONE DEI LIMITI

3 Matteo Sana Presidente Cooperativa Sociale Namasté PERCHÉ UNO SPAZIO APERTO DI DISCUSSIONE CON LA COMUNITÀ LOCALE La Cooperativa sociale Namasté nasce nel A dieci anni dalla sua nascita i soci hanno sentito la necessità di rileggere e ridefinire le proprie strategie di intervento alla luce dei cambiamenti che la hanno caratterizzata (in termini di dimensioni e di volti che l'hanno abitata e la abitano oggi) e del cambiamento del contesto socio-economico e culturale (crisi economica, crisi esistenziale, la dimensione della fragilità come condizione esistenziale di ciascuno, società multiculturale ormai consolidata) in cui viviamo rispetto a dieci anni fa. La Cooperativa Namasté sente oggi l'esigenza di incontrare ed ascoltare la comunità in cui opera, in tutte le sue rappresentatività, al fine di provare a costruire un quadro condiviso dei bisogni e delle potenzialità che essa esprime: un momento di apertura per provare a leggere e descrivere a più mani i bisogni e le aspettative future della nostra comunità. La giornata di oggi ha come scopo quello di provare a tracciare insieme quali bisogni, soprattutto inespressi e/o futuri, caratterizzano il quotidiano della vita di ciascuno di noi. Proprio a partire dal fatto che ciascuno di noi è portatore di una fragilità è necessario provare a ripensare i luoghi del nostro vivere quotidiano come luoghi di cura. Cosa significa costruire benessere in merito: al tema della casa e dell'abitare al tema del lavoro al tema della scuola al tema della salute al tema del consumo e dell'economia e a cosa generano le nostre relazioni al tema della cura del territorio alla cura degli spazi pubblici in genere, che oggi percepiamo come privi di un senso collettivo. Mi piace pensare che quella di oggi sia una sorta di piazza virtuale dove grazie alla presenza di ciascuno di noi si possa provare a costruire un senso collettivo, partendo dall'ascolto e dall'accoglienza dell'altro. Oggi siamo qui anche per provare a leggere bisogni nuovi e/o inespressi. Faccio un invito a tutti noi: che oltre ai bisogni siamo capaci di mettere in comune anche i nostri desideri. Recentemente il sociologo De Rita, fondatore e Presidente del Censis, individuava nella capacità di tornare a desiderare la virtù necessaria per riattivare la dinamica di una società troppo appagata e appiattita. In un bambino il desiderio è il primo impulso per conoscere e capire. Vorrei aprire quindi con una frase di Giorgio Gaber: Il desiderio è il vero stimolo interiore, è già un futuro che in silenzio stai sognando, è l'unico motore che muove il mondo.

4 Serenella Paci Facilitatrice Poliste Srl LA METODOLOGIA DELLO SPAZIO APERTO DI DISCUSSIONE Negli ultimi anni sono sempre più frequenti le occasioni in cui si rende necessaria l interazione costruttiva di grandi gruppi; capita spesso di riunire qualche decina o qualche centinaio di persone e di dover far sì che esse discutano costruttivamente e giungano a qualche conclusione in tempi ragionevoli. A tal fine si sono sviluppate, a livello internazionale, numerose metodologie di facilitazione dei gruppi di lavoro. Passione e responsabilità, due caratteristiche fondamentali dei processi di cambiamento, sono alla base della metodologia dello Spazio Aperto di Discussione, dell Open Space Technology (OST), una tecnica di gestione di workshop ampiamente utilizzata da aziende private e pubbliche amministrazioni in oltre 100 paesi del mondo. La metodologia, che si basa sull autorganizzazione, nasce nella metà degli anni 80 e permette di far lavorare insieme, su un tema complesso, gruppi da 5 a 2000 persone senza un programma predefinito. Open Space si basa su un intuizione di Harrison Owen, esperto americano di scienza delle organizzazioni, che notava al termine di un convegno come spesso il momento più interessante fosse il coffee break perché ognuno ha la possibilità di decidere con chi parlare, di che cosa e per quanto tempo! Su questi semplici principi Owen ha basato la sua metodologia e un coffee break permanente è presente nello spazio dove si svolgono i lavori. OST è una metodologia molto semplice in cui il ruolo del facilitatore è quello di attivare un processo di empowerment: creare le condizioni, lo spazio aperto per differenti idee e modi di pensare, dove ognuno ha la possibilità di essere se stesso e dove ognuno è responsabile della propria esperienza (Legge dei due piedi); mantenere lo spazio aperto alle diverse esperienze perché la diversità è ricchezza! Nell OST gli unici responsabili di un evento noioso o poco stimolante sono quindi i suoi stessi partecipanti, e questa consapevolezza, inspiegabilmente, rende i lavori più intensi, appassionati e produttivi. Nessuno ha totalmente il controllo di ciò che sta succedendo, ma il risultato è sempre di straordinaria creatività e responsabilizzazione. Per saperne di più: Per trovare i facilitatori OST:

5 PRIMA SESSIONE GRUPPO A - ABITARE E FRAGILITÀ GRUPPO B - SOSTENIBILITÀ DEI BISOGNI E DEI DESIDERI NEL LAVORO E NEL QUOTIDIANO GRUPPO D - COLLABORAZIONE CON LE FAMIGLIE NELLA PREPARAZIONE DEI PROGETTI E SINERGIE CON LE VARIE AGENZIE DEL TERRITORIO? GRUPPO E - SOSTENERE LA GENITORIALITÀ GRUPPO F - BISOGNI ESPRESSI - BISOGNI NORMATIVI GRUPPO G - FAR CRESCERE E FORMARE UNA CULTURA DI APPARTENENZA ALLA COMUNITÀ PER FACILITARE E CREARE INSIEME UNA MIGLIORE RETE DI COMUNICAZIONE E COOPERAZIONE NELLA RICERCA DELLE RISPOSTE AI BISOGNI GRUPPO H - BENE COMUNE: DESIDERIO/DESIDERI, DOVERE/DOVERI GRUPPO I - IMMIGRAZIONE: SECONDA GENERAZIONE. SCUOLA, FAMIGLIA E LAVORO GRUPPO L - L INTELLETTO CERCA MA È SEMPRE IL CUORE CHE TROVA GRUPPO M - SOSTEGNO ALLE POLITICHE GIOVANILI, ALLA SOCIALIZZAZIONE, DIRITTO DI ACCESSO ALLA CULTURA

6 Sessione Prima Gruppo A Chi ha proposto il tema Gianmarco ABITARE E FRAGILITÀ Presentazione casi individuali: fratello, figlio in Comunità in Umbria, figlia, figlio piccolo, figlio deceduto ancor piccolo. Quali sono i luoghi all interno della comunità che si possono abitare per discutere e che permettono di ospitare le fragilità? É possibile occuparsi dei figli con particolare fragilità durante la fase evolutiva e come: c è bisogno di una regia che pensi al problema; creare servizi che si occupano di sviluppare autonomie anche fuori da casa; dopo la scuola dell obbligo cosa è possibile attivare, perché c è il vuoto ; vi sono luoghi aggregativi che non sviluppano concretamente ospitalità; Chi ha partecipato al gruppo Davide Andrea Simona Chiara Monica Carolina Adriano Giovanna Cristina Cristiano Simona nella realtà cittadina questo bisogno non viene accolto e ci si sente soli. Il tema della fragilità: Ci sono esperienze concrete dove si accoglie il vicino a cena (Comune di Ponteranica). Difficoltà ad affrontare le fragilità dei bambini/ragazzi all interno della scuola, per impostare un discorso di inserimento comunitario reale. Strumenti, luoghi, contesti: dove è possibile con gli interlocutori istituzionali e non affrontare il problema. Creare contesti di vicinato che possano affrontare bisogni di tutti, dai più banali ai più complessi. É difficile trattare il tema nell attualità se non si hanno soluzioni per il dopo. I genitori sono i soli interessati realmente ai problemi legati alle fragilità dei figli. Le preoccupazioni del DOPO DI NOI, nascono nel genitore e nel figlio anche in età scolare. Cosa c è bisogno di fare affinché il genitore possa serenamente affidare le cure del proprio figlio ad altri? Manca la voglia delle istituzioni di mettersi in gioco. Essere operatori sociali significa prendersi cura di un disabile come se fosse il proprio figlio. La fragilità dell educatore: l educatore non può sostituire il genitore. Il DURANTE NOI : Bisogna costruire una rete di relazioni. Il costruire una rete di confronto tra genitori è difficile. Le parrocchie sono in confusione. Le istituzioni devono essere responsabili. Gli operatori devono essere tenuti in gioco come professionisti.

7 CHI É LA REGIA DI QUESTA COMUNITÀ? Cercare di unire i diversi piccoli attori. Il COMUNICARE è importante, non bisogna arrivare all urgenza. Dal punto di vista delle istituzioni pubbliche c è una crescita dei servizi, un aumento di risorse economiche e dell attenzione rivolte dalle problematiche della disabilità. Bisogna costruire progetti sulle situazioni dove incasellare i vari bisogni. Sprazzi di idee: progetti di comunità educante; appartamenti protetti. Sono percorsi di autonomia, che richiedono fiducia, e che deve fare anche il genitore. E quando il percorso non c è? La solitudine e i dubbi. Bisogna creare un percorso ed evitare l istituto. La centralità della famiglia bisogna partire da lì, dai suoi bisogni. La famiglia deve esprimerli. Richiesta da parte della famiglia di un aiuto morale, tutela, empatia e, a volte, di umanità. Creazione e costituzione di un associazione che si occupi del durante e del dopo di noi.

8 Sessione Prima Gruppo B Chi ha proposto il tema Roberto Ranghetti (Ciaki) Chi ha partecipato al gruppo Cristina Albani Simone Breno Roberto Ranghetti (Ciaki) Davide Chisci SOSTENIBILITÀ DEI BISOGNI E DEI DESIDERI NEL LAVORO E NEL QUOTIDIANO La sostenibilità ha bisogno di essere condivisa tra più persone; è un primo passo per evitare il conflitto tra bisogni e desideri. Non è facile distinguere tra bisogni e desideri: è il desiderio che è il motore del bisogno, o è il bisogno che dà la spinta a realizzare un desiderio? Se riusciamo a rispondere a questa domanda forse riusciamo a pensare a cosa è la sostenibilità. Il bisogno è imprescindibile dal benessere della persona? La precarietà del nostro lavoro non aiuta a capire facilmente se è sostenibile la nostra condizione. Abbiamo tutti paura di non guadagnare abbastanza? Le ditte? Le persone? La passione nel lavoro è supportata dalla struttura dell'azienda: quale è il punto di incontro tra domanda e offerta, tra dipendente e azienda, tra desiderio e bisogno? Attualmente ci sono distanze tra questi poli. Stiamo vedendo servizi e molte cose che non sono sostenibili. Se il sistema non sta in piedi, se questi servizi se non sono sostenibili con vecchi sistemi, come è possibile trovare nuovi sistemi per sostenerli? Quale è il confine vero tra bisogni e desideri? Il bisogno ha necessità di essere oggettivato e condiviso. Abbiamo necessità di tenere collegati bisogni e desideri per sostenerci o essere sostenibili. Vorremmo celebrare il funerale di una fase che è conclusa; un funerale che diventa un momento per arrestarsi, riflettere e ripensare a come ricalibrare le vecchie idee o fa far nascere nuove idee che coniugano bisogni e desideri in un modo socialmente ed economicamente sostenibile. La rigidità di vecchi sistemi ti fa spendere di più rispetto a necessità o bisogni. Le risorse potrebbero essere utilizzate diversamente e per rispondere a più bisogni. Per questo c'è bisogno di fermarsi; per ricostruire i bisogni bisogna sentirli, e ai desideri che hai devi crederci, solo così puoi costruire azioni sostenibili.

9 Sessione Prima Gruppo D Chi ha proposto il tema Manuela COLLABORAZIONE CON LE FAMIGLIE NELLA PREPARAZIONE DEI PROGETTI E SINERGIE CON LE VARIE AGENZIE DEL TERRITORIO? L approccio alla co-costruzione dei progetti di vita ed educativi dei soggetti disabili è quello più usato come metodo di lavoro in quasi tutti i territori. L individuo al centro come portatore di bisogni taciti o espressi, con la richiesta di conoscere i propri diritti e svilupparli all interno della società dove abita. Fondamentale è la costruzione del processo insieme, dove agenzie educative territoriali e istituzioni si confrontano per trovare obiettivi comuni che favoriscono la crescita dell individuo e il suo inserimento nella comunità cittadina. Non è sicuramente possibile soddisfare tutti i bisogni, ma è fondamentale discuterne insieme per conoscerli e affrontarli. Ascolto, idee e azioni stanno alla base del progetto, e si devono inserire concretamente nella realtà. Spesso la difficoltà maggiori sta nell accogliere alcuni bisogni perché non fanno parte di molti. La comunità non è pronta a soddisfarli pienamente per cui bisogna creare i presupposti per fare in modo che si realizzano.

10 Sessione Prima Gruppo E Chi ha proposto il tema Valerio Ghilardi Chi ha partecipato al gruppo Valerio Ghilardi Silvia Cavalleri Enrico Parigi Roberta Naclerio Laura Brignoli Daniela Antonini Daniele Masini Monica Maffi Elena Coltella Sara Caccia Laura Lazzari Vanda Vanenti Sara Carissimi Marilisa Rizzi Alessio Depaoli Paola Mussinelli Clara Allieri Eleonora Poma SOSTENERE LA GENITORIALITÀ Ci sono progetti legati alla maternità, mentre c è un vuoto rispetto alla paternità, sia prima che dopo la nascita. Problema come genitore rispetto alla scuola che chiede partecipazione ai genitori, ma in modo preconfezionato ; c è poco spazio per il contributo attivo dei genitori: quali spazi di collaborazione? E su cosa? (solo sulla raccolta soldi, gite e lavoretti?) È possibile una collaborazione attraverso una progettazione condivisa? C è una chiusura della scuola rispetto alla partecipazione attiva del Comitato Genitori, una fatica a vederlo non solo in veste di collaboratore gestionale. C è un conflitto aperto tra scuola e genitori sul di chi è la colpa? Come evitare di arrivare alle superiori con questa domanda attraverso una condivisione degli obiettivi educativi della scuola e dei genitori sul bambino, visto che entrambi hanno a cuore la sua educazione? Serve un accompagnamento alle famiglie perché la responsabilità torni anche a loro come educatori. In alcuni casi i genitori delegano in toto alla scuola alcuni compiti educativi (es. educare all affettività, alla sessualità). Ci sono delle barriere reciproche di chiusura e di difesa tra scuola e genitori. Come genitore sarebbe importante poter conoscere gli obiettivi della scuola con più trasparenza non per avere potere decisionale, ma per poter conoscere e avere uno spazio di confronto, di incontro vero, di stimolo e arricchimento. Importante anche per il genitore conoscere gli statuti, i regolamenti, gli organi decisionali della scuola, per capire quali sono gli spazi giusti per far sentire la propria voce. Il tema del sostegno alla genitorialità, non riguarda solo la scuola, ma ha a che fare anche con la cultura generale della società rispetto a questo tema. Sarebbe importante creare con la scuola dei laboratori di visione sul bambino e sull educare. Quali opportunità di confronto per i genitori e supporto nella fase dell adolescenza quando il contenitore scuola sparisce? Quali opportunità di confronto per i genitori di adolescenti? Gli incontri di formazione sono una risposta sufficiente a soddisfare questo bisogno? In questo periodo di crisi economica e sociale, come operatori sociali, il ruolo importante è probabilmente più quello di facilitare e creare legami, elicitando le risposte dei diretti interessati, muovendo la solidarietà reciproca di famiglie che vivono lo stesso problema. C è un problema di mancanza di fiducia tra le famiglie stesse, un incapacità a mostrare i propri problemi, esprimere i propri bisogni forse per mostrarsi indipendenti e autosufficienti. Questo rende più difficile la solidarietà e l aiuto tra famiglie. Allo stesso tempo si aprono, in alcuni casi, situazioni di solidarietà straordinaria tra le famiglie. Come facilitare questi processi? Come facilitare la richiesta di aiuto da parte delle famiglie? Come far sì che la solidarietà nasca non solo attorno a un problema grave, eclatante, ma faccia più parte della quotidianità? Sembra che tutte queste riflessioni facciano riferimento a un cambio culturale. Come favorire questo cambio culturale? Attraverso cosa? Ricreare dei cortili virtuali come spazio di confronto sulle difficoltà quotidiane. Tornare ai cortili di una volta attraverso forme nuove (dibattiti, ludoteche, parchi, ecc.).

11 Sarebbe interessante pensare a spazi narrativi, di narrazione delle nostre realtà. La narrazione consente di mettere insieme elementi positivi e negativi delle cose, di conservare la memoria storica vedendo i processi di cambiamento del nostro modo di vivere. Non è sufficiente mettere insieme le persone negli spazi per generare cambiamenti, forse è necessario porre degli interrogativi, generare riflessioni sull educare, proporre interrogativi. Abbiamo probabilmente perso la capacità di mettere in comunione noi stessi con gli altri, se non in momenti estremi come la nascita e la morte, momenti nei quali le barriere sembrano cadere e sembra così facile metterci in comunione. Per imparare di nuovo questa capacità occorre creare spazi dedicati. Uscire dal confronto con gli altri, ci toglie la possibilità di vedere attraverso l altro i nostri limiti, ci creiamo una falsa illusione di indipendenza e onnipotenza. Quale soggetto può potrebbe promuovere spazi di incontro di questo genere? All interno dei servizi sarebbe importante avere una visione più ampia, meno settoriale e specifica, per poter trasformare il servizio in luogo d incontro, supportando forme spontanee di aggregazione e rafforzandole, al di là del ruolo specifico su cui il servizio lavora. I corsi di formazione per genitori spesso sono incentrati solo sul bambino, raramente sono pensati come luogo di incontro e spazio di confronto libero per i genitori e le coppie. Anche la scuola potrebbe essere uno dei luoghi in cui si propongono spazi di confronto: ci sono esperienze di riunioni di intersezione tra genitori e professori che si sono confrontati su cosa si potesse fare insieme per affrontare alcuni problemi emersi, con esito positivo. É necessario pensare a un luogo? Una volta pensato un luogo questo necessariamente porta dei limiti insiti nella sua natura, a volte si creano luoghi e rimangono vuoti. Il luogo può essere il punto di arrivo, la conseguenza di un cambio di prospettiva del singolo, del modo in cui mi pongo, la nascita. La solidarietà tra famiglie può nascere da famiglie più sensibili verso la fragilità che prendono iniziativa cercando di sensibilizzare altre famiglie a questo: caso di una scuola materna con un ammanco di bilancio a causa di dieci famiglie con difficoltà economiche che non pagavano la retta. Alcune famiglie hanno deciso di promuovere una specie di adozione a distanza, chiedendo ad altre famiglie di versare una piccola quota per coprire le rette di bambini che il Comune non era in grado di aiutare. Queste iniziative possono creare circoli virtuosi di solidarietà. Questo cambio di prospettiva nel senso di favorire legami e comunione può partire da parte di tutti gli attori della rete: il singolo servizio, la scuola, l operatore stesso. Anche come genitori è importante iniziare a mostrare la propria fragilità, a pensare che il dare e il ricevere sono la stessa cosa e che uno dà o riceve nel momento in cui ha la possibilità di fare l una e/o l altra cosa. L architettura edilizia stessa non favorisce più l incontro delle famiglie attraverso spazi condivisi. Esempio di flessibilità di un servizio educativo per la prima infanzia svizzero che avendo spazi giochi vuoti, ha mandato i propri educatori a lavorare presso i baby parking dei supermercato, creando nel tempo un servizio frequentato e di riferimento per i genitori. All interno dei servizi, a fine anno, quando si fa la verifica, chiedersi cosa si è messo in atto rispetto al sostengo della genitorialità, cosa è cambiato, cosa si è fatto e quali sono stati gli effetti di queste azioni. Sarebbe bello che anche le cooperative che si occupano di servizi diversi tra loro si mettessero in relazione, riconoscendo anch esse le fragilità reciproche e non lavorando in un ottica di competitività o di chiusura in se stessi.

12 Un altro tema interessante, che richiama alla reciprocità, è pensare a come un servizio possa diventare una risorsa per un altra associazione, per altre fragilità e viceversa queste fragilità possano essere esse stesse risorsa per il servizio. Il processo della discussione di gruppo è stato interessante: siamo partiti evidenziando criticità e problemi, con l idea che pensare ai bisogni fosse pensare soltanto alle cose che non vanno. Via via, il gruppo ha cominciato a raccontare esperienze di successo, di momenti in cui la comunione, la condivisione e la solidarietà sono stati possibili e hanno generato possibilità e cambiamento. Queste narrazioni ci hanno permesso di riaprire uno scenario di possibilità e di ri-alimentare il desiderio, allo stesso tempo siamo diventati capaci di trovare e pensare soluzioni. É importante che le iniziative positive divengano patrimonio condiviso, si conoscano e si diffondano perché questo ci restituisce la capacità di desiderare e di riappropriarci della speranza.

13 Sessione Prima Gruppo F Chi ha proposto il tema Daniela R. Chi ha partecipato al gruppo Silvana Adriana Cristiano Monica Michy Mary Sara A. Davide Marisa Emilio F. Rinaldo Paolo Davide BISOGNI ESPRESSI - BISOGNI NORMATIVI Nelle azioni di supporto, un fattore determinante per il successo è il coordinamento delle finalità tra i vari attori. Lo Stato esiste per rispondere a bisogni, dovrebbe avere già un 'idea informata dei bisogni, così non è. Questo determina che il diritto ad avere una risposta ai bisogni fondamentali dipende dalla sensibilità delle singole amministrazioni locali. Lo Stato impone il patto di stabilità e nello stesso tempo chiede che le amministrazioni debbano rispondere entro un quadro di rigidi limiti economici che mettono fortemente a rischio questa possibilità. L'idea di progettazione partecipata come strumento politico-metodologico difficile da tradurre nel contesto di riferimento. L'idea dei portatori d'interesse. Ci sono bisogni che non vengono espressi. Il significato di espressione dei bisogni non solo come esplicitazione verbale ma anche come comportamenti, stati, condizioni che testimoniano la presenta di un bisogno. I bisogni emergono nell'incontro con le altre persone. La vita attuale mette a rischio la soddisfazione di alcuni bisogni comuni, in modo particolare il bisogno di collettività, relazione... Ci sono aree di bisogno comuni a tutti gli esseri umani e ci sono bisogni molto specifici legati a condizioni particolari. Certi bisogni emergono (anche come emergenza) soprattutto quando la comunità non è attenta e solidale. L'ambivalenza dell'incontro motivato dalla risposta a un bisogno. L'esempio del volontario che fa la sua azione a beneficio delle persone, ma anche a suo beneficio. La risposta ai bisogni può essere quindi un'azione complementare. Si registra una perdita dell'idea e delle pratiche connesse alla comunità solidale. Uno dei grossi mali della nostra contemporaneità. la misura dell'anima : disuguaglianze sociale che generano problematiche scio-sanitarie che riguardano tutta la collettività. La rete delle istituzioni, molto pubblicizzata ma poco praticata. L'esempio della spesa per la residenzialità di un minore che finisce per pesare esclusivamente sul singolo comune. La rete come strumento di utilizzo efficace delle risorse e anche di elaborazione di nuove risposte che tengano conto dei nuovi fenomeni emergenti tra cui la mancanza attuale di risorse economiche. Estendere il principio a più soggetti, non solo tra istituzioni comunali. Serve sensibilità, ma anche competenza. Il tema della divisione sociale. É possibile che i vari attori sociali e istituzionali diano risposta ai bisogni secondo una logica di comunità, senza funzionare loro stessi come comunità? L'individualismo e la competizione esasperati. Al volontariato si chiede competenza, ma questo è incoerente rispetto alla mission del volontariato, inoltre il rischio è di delegare a questo ambito le azioni che potrebbe e dovrebbero essere promosse dalle istituzioni. Il tema della lungimiranza. Siamo più presi dall'emergenza/contingenza e poi non porta voti. É decisivo che si torni all'idea che i singoli cittadini le piccole collettività non stiano solo in attesa che avvenga qualcosa ma che sollecitino le istituzioni sui temi che riguardano tutti. La gente non s'indigna più.

14 Azioni utili alla lettura degli effettivi bisogni. Riconoscere la figura della persona soggetto del bisogno come autentico esperto del bisogno. La conversazione con gli interessati come opportunità e strumento professionale di individuazione e comprensione dei bisogni. La mappa dei poteri e dei compiti nella progettazione della risposta a un bisogno. Uscire dagli schemi prestabiliti, che una formazione specifica suggerisce. Riconoscere quanto di mio gioca nella definizione del bisogno (es. bisogni definiti sulla base delle risorse esistenti/inesistenti). La tecnologia del sociale. Riconoscere la complessità dei bisogni. Valutare il peso della sofferenza nella capacità di individuare ed esprimere il bisogno. Studiare la società. Sviluppare l'idea di bene comune.

15 Sessione Prima Gruppo G FAR CRESCERE E FORMARE UNA CULTURA DI APPARTENENZA ALLA COMUNITÀ PER FACILITARE E CREARE INSIEME UNA MIGLIORE RETE DI COMUNICAZIONE E COOPERAZIONE NELLA RICERCA DELLE RISPOSTE AI BISOGNI Chi ha proposto il tema Nadia Fenici Chi ha partecipato al gruppo Nadia Fenici Diego Bergamelli Manuela Crespolini Michela Vavassori Monica Migliorati Elena Manenti Sauro Plebani Stefano Zenoni Gianluigi Campana Claudia Rinaldi Si registra la propensione ad una dimensione intimistica del soggetto e della famiglia che si traduce in un atteggiamento egoistico nei confronti della collettività, sostanzialmente privata di una rete relazionale attiva e pro-attiva, propedeutica ad iniziative solidali spontanee e/o strutturate. Aleggia la coscienza non tanto della perdita di quel patrimonio relazionale, quanto piuttosto di una aumentata condizione di fragilità, personale e familiare che, ulteriormente, induce alla introversione. In un passato ormai lontano, una generalizzata condizione di bisogno favoriva le relazioni; la solidarietà aveva una dimensione spontanea e naturale. La successiva condizione di agiatezza, pur relativa, ha favorito una maggiore autonomia di soggetti e nuclei familiari, rispetto al contesto. Al presente, l'emergenza delle nuove fragilità è connotata da un vissuto di vergogna, che ostacola relazioni di aiuto e relazioni in senso lato. In carenza di una solidarietà istintiva, si devono ricercare e strutturare iniziative di solidarietà. Vinta la ritrosia, ci si rende, tuttavia, conto che la dimensione di gruppo, piuttosto che collettiva è di conforto e di aiuto al superamento di criticità intercorrenti, nonché di fragilità in senso lato. Due i volti di ogni ricetta di solidarietà: offrire aiuto, lasciarsi aiutare. Le due facce si possono vedere mediante un gioco di specchi, altrettanto necessario ai fini del buon esito di ogni iniziativa di solidarietà. La fragilità talora sotto forma di criticità - è, molto spesso, l'innesco della dimensione solidale, che emerge solo se provocata. Risvegliato dallo scandalo della provocazione, il sentimento di solidarietà del soggetto cresce e si consolida nella dimensione collettiva. Il riverbero di quel sentimento nell'ambito di un gruppo consente di superare le fragilità di ciascuno, con meccanismo di contagio persistente. È necessario che la dimensione della fragilità nella forma specifica della disabilità diventi precocemente occasione di esperienza per i bambini (scuola), così da suscitare, nella sua fisiologica spontaneità, il sentimento della solidarietà. Al contrario, il più moderno mito della indipendenza, considerata un plusvalore, rischia di condannare, di fatto, alla solitudine, quando sottende la presunzione di bastare a se stessi.

16 Un tempo la rete relazionale generata da una diffusa condizione di bisogno costituiva l'ordinario tramite della solidarietà. Ora, invece, sono i canali della solidarietà che aiutano alla ricostruzione di una struttura relazionale tra i membri di una collettività. Pubblicizzare il patrimonio generato in ciascuno dall'esperienza della solidarietà potrebbe favorire il reclutamento del volontariato. Bisogna sapersi lasciar provocare! É necessario che ciascuno sia disposto a fare la propria parte per smuovere il senso di comunità, non delegare gli altri ma prendersi le proprie responsabilità. METTENDO IN GIOCO E IN RETE OGNUNO LE PROPRIE CAPACITÀ SI PUÒ ARRIVARE A COSTRUIRE MEGLIO UNA RISPOSTA AI BISOGNI.

17 Sessione Prima Gruppo H Chi ha proposto il tema Flavio Valli Chi ha partecipato al gruppo Flavio Valli Massimo Gusmeroli Manos Spiliotis Giovanni Savoldi Domenica Rovelli BENE COMUNE: DESIDERIO/DESIDERI, DOVERE/DOVERI BENE COMUNE = dicotomia tra pubblico e privato. Pubblico: terra di nessuno. Privato: è roba mia e di nessun altro. Il passaggio è un processo formativo in itinere. Curare ciò che è pubblico come se fosse cosa propria a cui voler bene. Rispetto come rispecchiarsi: conoscere, riconoscere, accettare e condividere. Diritti e doveri: nel diritto mi aspetto qualcosa dagli altri passivamente, nel dovere metto e devo qualcosa all'altro. Il diritto acquisito serve per costruire le premesse per il dovere collettivo. Il BENE non come sto be. Ma il bene come: insieme di condizioni di vita di una società che favoriscono il benessere e il progresso umano di tutti i cittadini, riprendendo il Cardinal Martini. Risorse = SOLDI? BENE COMUNE = luogo confortevole, dove non mi espongo. Comune: Tra chi? Meno responsabilità? Cosa mi tocca? Cosa mi provoca e come mi realizzo? La pluralità come più della somma delle persone con una coscienza di sé. Le persone che si riconoscono in un senso comune come condividono e traducono i significati. Come la formazione personale si intreccia e sviluppa la formazione collettiva del bene comune. Il bene comune è rivolto anche al bisogno di autorealizzazione (sto bene se stanno bene anche gli altri). Bene comune non come sommatoria di categorie, ma si realizza solo nella pluralità delle differenze che creano valore aggiunto. Quali responsabilità abbiamo rispetto alle generazioni future: la testimonianza, i modelli, la relazione, la costruzione di punti di riferimento concreti, la traduzione del senso comune nell'agire intenzionale e finalizzato alla costruzione di legami. L'attesa è che ognuno faccia proprio questa corresponsabilità. Il nutrimento.

18 Sessione Prima Gruppo I IMMIGRAZIONE: SECONDA GENERAZIONE. SCUOLA, FAMIGLIA E LAVORO Scenari: generalmente il PRE-GIUDIZIO nei confronti dell IMMIGRAZIONE è diffuso. Negli anni passati c era più fermento e più interesse;è frustante vedere oggi che nella situazione di crisi, si perde ciò che è stato costruito in questi anni. Non è diventato un SISTEMA quanto fatto precedentemente. Chi ha proposto il tema Eleonora Bonetti Chi ha partecipato al gruppo Eugenio Torrese Maria Vulpoi Elisabetta Mascheroni Lorenzo Milesi Arlene Paparella Nada Charara Sonia Bhatti Vanessa Ghislanzoni Valentina Pesenti Eleonora Bonetti Danilo Bertocchi Sara Alborghetti Chiarire la differenza tra le situazioni di disabilità nei ragazzi e le difficoltà/differenze culturali che altri ragazzi migranti (l errore più grosso è confondere la disabilità con le difficoltà legate ad un viaggio migratorio che un minore vive). Difficoltà di integrazione dei ragazzi immigrati. Tema della seconda generazione: i ragazzi immigrati sono e possono essere una RISORSA. La seconda generazione è fortemente legata alla prima generazione (mamme che non parlano italiano, tradizioni di un altro paese, difficoltà di inserimento sociale); la seconda può essere un aiuto per la prima generazione. SCUOLA: luogo dell integrazione. Lo è? C è molta fatica da parte della scuola, per diverse ragioni: risorse che mancano; le iniziative si fanno ma sempre in orari altri (pomeriggio); come favorire l integrazione dei ragazzi stranieri? Ragazzi che escono dalla scuola dell obbligo: quale futuro? tema dell orientamento scolastico; la responsabilità della crescita di un minore è di tutti. Quali politiche generali: non c è una politica strategica di accoglienza dell immigrazione; oggi con i tagli delle risorse si attuano poche pratiche di accoglienza nei confronti dei ragazzi migranti neo arrivati. LAVORO: non ci sono strutture, risorse, progetti per aiutare i ragazzi ad essere orientati al mondo del lavoro; come evitare il fallimento scolastico e offrire altre occasioni per apprendimento di pratiche lavorative. Tema dell IDENTITÀ per i ragazzi: frammentazione tra essere legati alla tradizioni del proprio paese di origine e la quotidianità del vive in un paese diverso dal proprio. Integrazione non è più una scelta eticamente corretta ma è una necessità. Quale è la soglia di accettabilità? Ci vogliono dei tempi lunghi per l interiorizzazione dell accettazione. Bergamo: 10 anni di lavoro in cui migliaia di persone (associazioni, terzo settore, volontari ) si sono mosse sul tema immigrazione; terza città della regione con il più alto numero di stranieri. Oggi c è un evidente separazione tra NOI (ITALIANI) LORO (IMMIGRATI); si ragiona con una logica separatista: POPOLAZIONE A, quella degli italiani, e POPOLOZIONE B, quella degli immigrati

19 Necessità di avere uno sguardo lungo lungo nella naturale commistione che avverrà negli anni (coppie miste, terza generazione, studenti laureati migranti che porteranno nuovi saperi) ci sarà la possibilità di un miglioramento SPERANZA di un CAMBIAMENTO!!!

20 Sessione Prima Gruppo L Chi ha proposto il tema Annamaria Chi ha partecipato al gruppo Annamaria Laura S. Sara G. Mari Lorena Ma. Franco Ma. Danilo Lorena Me. L INTELLETTO CERCA MA È SEMPRE IL CUORE CHE TROVA All inizio di ogni pensiero la fatica è trovare l incontro tra mente e cuore alcuni dicono che la mente mente... Fatica ad ascoltare il cuore, debolezza nel porsi davanti alle situazioni. Istinto è sempre quello che vince impatto che ti fa scegliere è solo il cuore, l intelletto entra dopo qualsiasi strada che tu scegli va bene purché ci sia il cuore Forza e debolezza recuperare pezzo del cuore fondamentale per fare ogni scelta. Maschile Vs femminile società maschile spinta su intelletto e calcolo poco femminile, poco cuore, per assurdo donne al comando poi invece entrano nella stessa mentalità del maschile, dell intelletto e non portano il loro vero contributo. Come parlare di questo tema senza scadere nella letterina dei giornaletti e riviste rosa o testi di canzone di Sanremo??? Con ruoli di tipo decisionale c è molto sbilanciamento verso intelletto, più devi decidere e più intelletto ci devi mettere Differenza tra decisioni private o pubbliche/lavorative decisioni più in fretta, soprattutto se alta la responsabilità organizzativa, compromessi? Cambiare i modelli sulle piccole cose, sul quotidiano: mi prendo del tempo per ascoltare e sentire chi lavora con me, perché non posso decidere subito e da solo! L intelletto ti costruisce le difese che il cuore non ti dà! Lotta continua tra intelletto e cuore/pancia! Ma se uso troppo il cuore? Le regole che fatica! Buona mediazione tra l uno e l altro, come? Ragionare con il cuore non significa essere deboli. Serve comunque essere determinati. Cuore è apertura dell anima che fa fare fatica!!!!!!! Muoverci in maniera diversa che ci permetta di avere risultati equivalenti senza usare solo intelletto il valore sociale aggiunto che ottengo mi compensa dei risultati economici/politici/lavorativi non ottenuti. Solidarietà sociale cuore, valore aggiunto personale, non intelletto. Ma la scelta più giusta può venire dal connubio tra pancia e razionale? Ci credo e ci spendo tempo e risorse, altrimenti non lo faresti! È la base del lavoro nel sociale. Concederci delle cose che ci permettono di aprirci agli altri contaminazione, gli incontri si basano sullo scambio, conosci una persona per il pezzo di lei che scambia con te, bello o brutto che sia. Non è giusto o scontato doverci mettere di più invece In qualunque tipo di lavoro non solo nel sociale ci devi mettere il pezzo del cuore

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