Info Rai TV N 229 del 18 Giugno 2013

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1 Gruppo Aziendale UILCOM-UIL Rai Rai Way Milano Info Rai TV N 229 del 18 Giugno RAI: RISULTATI GESTIONALI IN MIGLIORAMENTO 2. Rai, nel primo trimestre dimezzata la perdita rispetto all anno precedente 3. Vendere la RAI, ora 4. Palinsesto autunnale Rai: in arrivo Mission, Insinna torna ad Affari tuoi, Report il lunedì 5. FRT con Mediaset, Rai, Sky, La7 nella nuova Confindustria Radio Televisioni 6. Guerra per le posizioni 8 e 9, Retecapri: ''Unici ad averne diritto'' 7. Grecia, la TV di Stato non chiude: lo riportano fonti governative 8. COMUNICATO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE UIL 9. La Rai e "l'eccezione culturale" 10. Italiani all estero, se Rai Internazionale non parla di italiani nel mondo 11. Disoccupazione, flessibilità e precarietà come incidono sulla salute psicofisica degli individui e quali conseguenze hanno sulla società? 12. La7: Cairo dà il via al taglio dei costi 13. Osservatorio Agcom: cresce (di poco) la banda larga. Per la prima volta calano gli sms 14. "È tempo di ripensare Internet per restituirci privacy e sicurezza" 15. Rai: Cda approva fusione di Televideo in Rainews 16. Audisocial (7-13 Giugno): Porta a Porta e Otto e mezzo i programmi più social 17. L'effetto Second Screen influenza il pubblico tv (Ricerca Videoevoluzione) 18. News Mediaset, oggi sciopero della redazione per alcune mancate risposte RAI: RISULTATI GESTIONALI IN MIGLIORAMENTO risult ati_gestionali_in_miglioramento.html Il Consiglio di Amministrazione, presieduto da Anna Maria Tarantola, riunito oggi in Via Asiago, su proposta del Direttore Generale ha approvato all unanimità il nuovo Modello di Organizzazione e Gestione RAI (ex d.lgs. 231/2001). Nel corso della seduta sono stati illustrati i dati economico finanziari relativi al primo trimestre In un trimestre, il cui contesto economico è rimasto difficile, e gli investimenti complessivi del mercato pubblicitario si sono ridotti del 19% rispetto allo stesso 1

2 periodo del 2012, Rai ha registrato un risultato operativo positivo ed ha dimezzato la perdita dell esercizio rispetto allo stesso periodo dell anno precedente. I ricavi nei primi tre mesi del 2013 ammontano a 687 milioni di euro, in flessione di 26 milioni rispetto al 2012, per la riduzione degli introiti pubblicitari solo in parte compensata dall aumento dei ricavi da canoni e degli altri ricavi. Il risultato operativo ammonta a 7,4 milioni di euro in miglioramento di 6,3 milioni rispetto a quanto realizzato nel primo trimestre 2012grazie alle azioni di contenimento dei costi operativi e altri proventi di natura operativa. A fronte di un risultato ante imposte positivo per 3,5milioni (rispetto a una perdita 1,9milioni nel 2012) il risultato netto è negativo per 6,4 milioni di euro. Nella stessa seduta, sempre su proposta del Direttore Generale, il Consiglio di Amministrazione ha approvato l adesione di Rai alla costituenda nuova Associazione provvisoriamente denominata Associazione Radio Televisioni (Confindustria TV) ed ha votato all unanimità il progetto di integrazione di Rai News 24 con Televideo illustrato in Cda dal Direttore Monica Maggioni. Inoltre il Consiglio di Amministrazione ha votato l intendimento di nominare Mauro Mazza Direttore di Rai Sport. Ha nominato Maria Teresa Fiore Vicedirettore del Palinsesto TV, Maria Teresa Torcia ed Onofrio Dispenza Vicedirettori del Giornale Radio Rai e confermato sempre alla vicedirezione del Giornale Radio Rai Carlo Albertazzi, Vittorio Argento, Paolo Corsini e Stefano Mensurati. Il CdA si è riunito in via Asiago dove sono state affrontate a lungo le tematiche della radiofonia con le audizioni dei direttori, Bruno Socillo, Antonio Preziosi, Flavio Mucciante, Marino Sinibaldi e Aldo Papa. Infine il Consiglio di Amministrazione voterà nella seduta del prossimo 20 giugno i palinsesti per la stagione autunnale 2013 che verranno presentati agli investitori il 24 a Milano e il 25 a Roma. Rai, nel primo trimestre dimezzata la perdita rispetto all anno precedente Il Cda della Rai presenta i risultati del primo trimestre 2013: "Gli investimenti complessivi del mercato pubblicitario si sono ridotti del 19 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012 e la Rai ha registrato un risultato operativo positivo ed ha dimezzato la perdita dell esercizio rispetto allo stesso periodo dell anno precedente" Il quadro resta negativo, con la pubblicità ancora in deciso calo, ma c è qualche segnale di miglioramento nella trimestrale Rai, illustrata oggi in cda. A pesare in positivo l azione di contenimento dei costi, che ha consentito di registrare un risultato operativo positivo. Una nota diffusa al termine del Cda fa sapere che: in un trimestre, il cui contesto economico è rimasto difficile, e gli investimenti complessivi del mercato pubblicitario si sono ridotti del 19 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012, Rai ha registrato un risultato operativo positivo ed ha dimezzato la perdita dell esercizio rispetto allo stesso periodo dell anno precedente. Poi vengono specificati i numeri: Nei primi tre mesi del 2013 ammontano a 687 milioni di euro, in flessione di 26 milioni rispetto al 2012, per la riduzione degli introiti pubblicitari solo in parte compensata dall aumento dei ricavi da canoni e degli altri ricavi. Il risultato operativo ammonta a 7,4 milioni di euro in miglioramento di 6,3 milioni rispetto a quanto realizzato nel primo trimestre 2012 grazie alle azioni di contenimento dei costi operativi e altri proventi di natura operativa. A fronte di un risultato ante imposte positivo per 3,5 milioni (rispetto a una perdita 1,9 milioni nel 2012) il risultato netto è negativo per 6,4 milioni di euro, prosegue la nota di Viale Mazzini. La presentazione dei palinsesti autunnali, il 24 giugno a Milano e il 25 giugno a Roma, sarà l occasione per stimolare gli investitori. Al momento, però, il quadro dei programmi non è ancora stato approvato perché il dg Luigi Gubitosi ha chiesto tempo 2

3 per definire alcuni aspetti, anche alla luce delle precedenti discussioni. Il Pdl continua a chiedere che si trovi spazio per Miss Italia dopo la cancellazione decisa per la prima volta dalla direzione generale. Il via libera ai palinsesti è atteso nella riunione del 20 giugno. Il Consiglio di Amministrazione, oltretutto, ha formalizzato alcune nomine. Tra queste, Mauro Mazza come direttore di Rai Sport, Maria Teresa Fiore vicedirettore del Palinsesto TV, Maria Teresa Torcia ed Onofrio Dispenza vicedirettori del Giornale Radio Rai e confermato sempre alla vicedirezione del Giornale Radio Rai Carlo Albertazzi, Vittorio Argento, Paolo Corsini e Stefano Mensurati. Il Cda ha anche votato all unanimità il progetto di integrazione di Rai News 24 con Televideo. Si attende, intanto, l avvio dei lavori della commissione di Vigilanza Rai. Mentre il Pd chiede al neo presidente Roberto Fico di convocare al più presto l ufficio di presidenza, il deputato del Movimento 5 Stelle interviene a Otto e mezzo su La7. Dobbiamo togliere le mani dei partiti dalla Rai afferma -. Una delle proposte per farlo è chiudere la Vigilanza Rai o cambiare il modo in cui si forma il cda, ad esempio consentendo ad un gruppo di cittadini di partecipare all organismo. Una parte della Rai va privatizzata aggiunge Non toccheremo mai servizio pubblico se non facciamo una legge antitrust e una legge sul conflitto di interesse. Vendere la RAI, ora Prima di doverla chiudere domani, come i greci, propone Alessandro De Nicola su Repubblica Alessandro de Nicola, professore aggiunto di diritto commerciale all Università Bocconi e tra i fondatori di Fermare il Declino, ha spiegato oggi su Repubblica perché secondo lui bisognerebbe vendere la RAI, prima di essere costretti a chiuderla, come ha fatto il governo greco con la radiotelevisione pubblica ERT. Il portavoce del governo greco, Simos Kedioglou, ha annunciato martedì la chiusura della radiotelevisione pubblica, Ert, nonché il licenziamento di tutti i suoi dipendenti. Benché ieri il primo ministro Samaras abbia aperto a una ripresa parziale delle attività, resta uno shock notevole: l emittente statale ellenica fa parte della vita quotidiana di ogni greco quanto la Rai per noi italiani. Eppure, nell ambito del programma di privatizzazioni imposto ad Atene dalla troika di Fondo Monetario, Bce e Commissione europea, anche la stazione tv non si salva. Verrà ristruttura in vista della vendita e saranno riassunti solo i dipendenti indispensabili e che accetteranno nuovi contratti di lavoro meno onerosi per l azienda. Ert era il classico buco nero che costava ad un paese piccolo e impoverito come la Grecia 300 milioni di euro l anno di sussidi pubblici (in linea con l Italia, dove, con una popolazione quasi 6 volte superiore, il canone frutta alla Rai poco più di 1,7 miliardi, essendo però il reddito medio dei greci inferiore al nostro). Inoltre, gli sprechi dell emittente erano diventati leggendari e quindi il governo, per tagliare il nodo gordiano, ha deciso di prendere una misura draconiana. Ebbene, se poniamo lo sguardo sulle vicende di casa nostra, forse potremmo prendere delle utili lezioni da quanto sta succedendo nella nazione culla della civiltà occidentale. La prima è che anche in un paese dove la tradizione dell intervento statale in economia è forte e radicata culturalmente, quando le circostanza lo impongono, vengono smantellati i tabù. Fortunatamente l Italia non è nelle condizioni disastrate della Grecia, ma più si tarda a prendere certe decisioni, più quando si assumono esse sono dolorose, drastiche e meno redditizie di quanto avrebbero potuto essere. Inoltre, quanto avviene ad Atene ci deve indurre a riflettere specificamente sulla Rai. (continua a leggere sulla rassegna stampa dell Istituto Treccani 3

4 Palinsesto autunnale Rai: in arrivo Mission, Insinna torna ad Affari tuoi, Report il lunedì Vip in missione umanitaria in aree difficili del mondo, ma anche un talent show musicale: sono le ultime novità in arrivo nell autunno di Rai1, che intanto per la primavera pensa già a show-evento da affidare ai big dello spettacolo. E chissà che tra questi non ci sia anche Jovanotti, che nei giorni scorsi ha accennato all ipotesi di un incursione a Sanremo con Fabio Fazio, ma anche di quattro puntate con ospiti e amici. Su Rai1 sei il benvenuto. Sempre, gli ha risposto via Twitter il direttore Giancarlo Leone. A Viale Mazzini si lavora in queste ore agli ultimi ritocchi ai palinsesti autunnali: il via libera in cda è atteso nella riunione del 20 giugno, in vista del doppio appuntamento con la presentazione agli investitori pubblicitari, il 24 giugno a Milano e il 25 a Roma. Accanto alla fiction, garanzia di ascolti, in prima serata su Rai1 torneranno Ballando con le stelle di Milly Carlucci, probabilmente il sabato sera, e Tale e quale e show con Carlo Conti il venerdì. Ma arriverà anche Mission, un social reality, di cui si parla da tempo, con i personaggi noti impegnati in missione umanitaria, dalla Nigeria ad Haiti, sotto l egida dell Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, e poi chiamati a raccontare com è cambiata la loro vita. Rai1 sperimenterà anche un talent musicale, che dovrebbe coinvolgere la Fondazione Pavarotti, e un programma a metà strada tra emotainment e outdoor, quattro puntate tutte in esterna incentrate sul racconto dei sentimenti. Per il 2014, a parte l attesa conferma della coppia Fazio-Littizzetto a Sanremo, si pensa già a one man show, da una a tre puntate, affidate a grandi personaggi. Rivoluzione in vista nel day time della rete ammiraglia. Confermata La prova del cuoco di Antonella Clerici, La vita in diretta sarà affidata alla coppia Paola Perego- Franco Di Mare, mentre Elisa Isoardi sarà al timone di Unomattina in tandem con Duilio Giammaria (che è anche tra i volti dell edizione estiva del programma). Cambia anche la domenica: confermata L Arena di Massimo Giletti, Lorella Cuccarini dovrà cedere il posto a Mara Venier, storica conduttrice del contenitore domenicale. Novità anche a Linea verde: alla conduzione arriva Patrizio Roversi, al debutto su Rai1. Il preserale resta saldamente in mano di Carlo Conti con L eredità, mentre ad aprire i pacchi di Affari tuoi nell access prime time dovrebbe tornare Flavio Insinna. Su Rai2 ancora Pechino Express, condotto però da Costantino della Gherardesca (al posto di Emanuele Filiberto), già concorrente della prima edizione del talent di sopravvivenza. Si parla di conferma anche in autunno per Nicola Porro con il talk serale Virus, il contagio delle idee (che debutta il 3 luglio) e per l approfondimento di seconda serata 2Next. A Quelli che il calcio al posto di Victoria Cabello arriverà Nicola Savino, chiamato anche alla sfida di prime time con Un minuto per vincere. Nel day time, confermato Detto fatto con Caterina Balivo. Squadra che vince non si cambia su Rai3: tutti i confermati i marchi della rete guidata da Andrea Vianello, da Chi l ha visto? a Ballarò, da Che tempo che fa a Report (che si sposterà al lunedì). Tornerà Mi manda Rai3, affidato ad Elsa Di Gati. Conferme in vista anche per Agorà e Geo & Geo con Sveva Sagramola. FRT con Mediaset, Rai, Sky, La7 nella nuova Confindustria Radio Televisioni Inserito da: Simone Rossi (Satred) Fonte: FRT Le sfide che il settore radiotelevisivo dovrà affrontare nel prossimo futuro sono diverse rispetto a quelle del passato ed impongono una profonda riflessione sulla mission e sui modelli organizzativi delle associazioni di categoria. Vi è, dunque, la necessità di rendere le organizzazioni imprenditoriali più rispondenti alle nuove 4

5 esigenze introdotte dalla convergenza tecnologica e dal confronto con il progressivo ampliamento dell offerta audiovisiva attraverso la Rete. Per questo motivo gli organi della FRT e delle tre associazioni (Tv Nazionali, Tv Locali e Radio) ad essa aderenti hanno deliberato la partecipazione della Federazione alla costituzione di una nuova associazione di categoria del settore audiovisivo che sarà denominata "Confindustria Radio Televisioni". In seno a Confindustria Radio Televisioni la "nuova" FRT rappresenterà la "piccola e media industria" costituita in apposita sezione, mentre le Tv nazionali si rappresenteranno autonomamente. La FRT conferirà alla nuova associazione tutti gli asset materiali ed immateriali, comprese le rappresentanze negli organismi istituzionali, le convenzioni stipulate con enti pubblici e privati e il CCNL del settore radiotelevisivo privato. Per la prima volta nella storia dell associazionismo radiotelevisivo la nuova associazione riunirà quindi, in un unico soggetto in seno a Confindustria, sia il servizio pubblico, sia i grandi operatori nazionali (Mediaset, Sky, La7, Telecom Italia Media), sia gli operatori radiofonici e televisivi locali. Gli ultimi passaggi formali saranno perfezionati il prossimo 27 giugno, successivamente allo svolgimento della Assemblea FRT. Guerra per le posizioni 8 e 9, Retecapri: ''Unici ad averne diritto'' Inserito da: Simone Rossi (Satred) Fonte: Digital-Sat (com.stampa) Di seguito la pubblicazione integrale di un comunicato stampa ricevuto da ReteCapri: Dopo l enorme putiferio scatenatosi all indomani della clamorosa approvazione da parte del Consiglio dell AGCOM della delibera n. 237/13/CONS (recante il nuovo Piano di numerazione automatica dei canali - c.d. LCN), una tempesta originata dalla evidente costatazione che non vi è stata alcuna modifica sostanziale del vecchio schema (delibera n. 366/10/CONS) con piena elusione delle pronunce del Consiglio di Stato, si è aperta in queste ultime settimane una vera e propria guerra di conquista da parte di alcuni importanti player nazionali come Sky e Discovery per le appetitose posizioni 8 e 9 occupate illegittimamente da MTV e DeeJay Tv e che sono posizioni assegnate alle emittenti ex analogiche. MTV (posizione n. 8) e DeeJay Tv (posizione n.9) sono, infatti, notoriamente da tutti riconosciute come emittenti tematiche (comprese le sentenze del Consiglio di Stato), che solo con il passaggio al digitale terrestre si sono travestite, con patetici trucchi, da emittenti semigeneraliste inserendo in palinsesto qualche telefilm e notiziari (peraltro di genere). Premesso che ReteCapri ha impugnato anche la nuova delibera dell AGCOM n. 237/13/CONS, è di tutta evidenza che non può essere consentita la cessione o, comunque, il trasferimento e l uso delle posizioni 8 e 9 né a Sky con la nuova emittente nativa Cielo, né a Discovery ugualmente nativa digitale con il suo canale Real Time, poiché una delle due posizioni deve essere assegnata a ReteCapri, essendo l unica emittente nazionale generalista non inserita nella numerazione 1-9 (alla quale è stata appositamente prevista l assurda e discriminante posizione n. 20). ReteCapri, infatti, possiede in pieno il requisito della storicità trasmettendo sin dal Non a caso il Ministero dello Sviluppo Economico Dipartimento Comunicazioni recentemente non aveva consentito a ReteCapri di stipulare neanche accordi di trasmissione di parte del palinsesto di una emittente nativa digitale. Se, perciò, ad altri fosse consentito quello che è stato, invece, vietato ed impedito a ReteCapri con la trasmissione (peraltro limitata e parziale) di un emittente nativa digitale, ReteCapri è già pronta ad avviare tutte le azioni legali per impedire l assegnazione a terzi non legittimati dell uso delle posizioni 8 e 9, non escluso il 5

6 ricorso, oltre che alla giustizia amministrativa, anche a quella comunitaria, nonché all Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, senza omettere in ultima analisi anche l esame della vicenda sotto il profilo penale. Grecia, la TV di Stato non chiude: lo riportano fonti governative Il governo greco sembra intenzionato a fare un passo indietro sulla chiusura della televisione di Stato locale SRT: lo ha annunciato Reuters sul suo account Twitter. Secondo quanto riportato nel corso della giornata di lunedì il primo ministro Antonis Samaras sarebbe stato costretto a offrire una marcia indietro sulla questione a causa sia dell'udienza che potrebbe decidere l'incostituzionalità del provvedimento che ha chiuso la televisione pubblica, cosa che indebolirebbe la sua immagine sui mercati internazionali, immagine già messa a dura prova dai fallimenti passati, sia per via dellopposizione degli alleati di coalizione ovvero i socialisti e la sinistra democratica greca, che potrebbe portare ad elezioni che il partito del premier, Nuova Democrazia, rischierebbe di non vincere. Il premier insiste, tuttavia, che il carrozzone pubblico greco dovrà essere sottoposto ad una generosa cura dimagrante La chiusura della televisione di stato aveva provocato proteste sia in patria che all'estero, e aveva scatenato forte commozione il concerto di addio dell'orchestra Sinfonica Nazionale. Sembra dunque che per una volta le proteste dei Greci siano servite a qualcosa, a differenza delle precedenti che avevano tentato di opporsi agli aumenti delle tasse e ai tagli alla spesa pubblica che hanno colpito in particolare i dipendenti dello Stato e i pensionati. Ciò tuttavia non toglie le castagne dal fuoco al governo greco, anzi si sente un sempre maggiore odore di bruciato, come sottolineato nella mattinata di lunedì da Moody's, poiché il governo dovrà trovare un altro modo per tagliare 4 mila posti di lavoro nell'ipertrofico settore pubblico, al fine di continuare l'opera di risanamento dei conti pubblici greci. Il governo aveva deciso di chiudere la televisione greca e di licenziare i suoi oltre 2700 dipendenti a seguito del fallimento della privatizzazione della società monopolista del gas Depa. Il governo affronta una crisi anche da questo lato, poiché potrebbe ritrovarsi entro la fine dell'anno con un buco nei conti pubblici di 1,5 miliardi di euro e pertanto mancando, per l'ennesima volta negli ultimi anni, i target di risanamento concordati. COMUNICATO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE UIL Nel corso della riunione odierna, la Segreteria nazionale della Uil ha espresso un primo giudizio sul cosiddetto decreto del fare varato dal Governo nella giornata di sabato. Pur riservandosi di esprimere un analisi puntuale e articolata in presenza di un testo ufficiale, sulla base delle prime indicazioni, la Uil ritiene che parte dei provvedimenti in questione possano essere utili per iniziare ad affrontare il problema della crisi economica. Tuttavia, il decreto non sembra avere una connotazione particolarmente incisiva, poiché si limita ad una sorta di manutenzione delle principali questioni e non prospetta scelte necessarie per una vera svolta nella politica economica del Paese. Peraltro, emergono alcune incongruenze tra gli obiettivi e le soluzioni. Ad esempio, i processi di semplificazione, rivendicati dalla Uil come necessari nella direzione dello 6

7 sviluppo, vengono strutturati in modo da intaccare un sistema di regole e garanzie che, invece, deve essere preservato. Per la Uil occorre attribuire centralità al lavoro: questo principio nel decreto non è esplicitato. Non emergono indicazioni per alimentare la domanda interna; la riduzione delle tasse sul lavoro continua ad essere il nodo irrisolto della nostra politica economica; la spesa improduttiva non viene aggredita come sarebbe necessario. Per l insieme di queste ragioni, la Uil ritiene che la manifestazione unitaria, organizzata per sabato 22 giugno, debba rappresentare l occasione per rilanciare con forza queste concrete rivendicazioni. L economia reale rischia di affondare trascinando con sé imprese e lavoratori: a fronte di questa grave condizione, non possiamo accettare logiche di galleggiamento. La manifestazione di Cgil, Cisl e Uil deve rappresentare l inizio di una svolta. Intendiamo, infatti, avviare un percorso responsabile di mobilitazione e di pressione su Governo e Parlamento per accrescere il consenso sulle proposte del Sindacato, le uniche in grado di restituire ossigeno alla nostra economia, di riattivare la produzione e di rilanciare l occupazione. La Rai e "l'eccezione culturale" Dopo Atene: il servizio pubblico fra chiacchiere e scelte vere. La chiusura (più o meno) della tv di Stato in Grecia ha attivato gli scongiuri in Rai e il dibattito sul "servizio pubblico" attorno alla Rai (che poi è lo stesso che dibattere del destino del duopolio, perché la Rai di oggi è semplicemente un mezzo per salvare Mediaset dai concorrenti). E già si misurano i fautori e i contrari della "privatizzazione". Come fossimo nella Francia del 1984 (un trentennio fa) allorché Mitterand incanalò nella privatizzazione di TF1 (la Rai 1 del luogo) la stessa spinta al superamento del monopolio statale che proprio allora gonfiava, con modalità dispoticamente anarchiche, le vele di Berlusconi. In realtà c'è poco da privatizzare. Di privati in Italia ce n'è a sufficienza (Berlusconi, Cairo, Sky) e semmai, c'è da garantire una vera concorrenza. E dunque, anziché "vendere o non vendere" la Rai, il tema vero è quello greco: "essere o non essere". Che lì riguarda 300 milioni l'anno per un'azienda di dipendenti (in presenza di tre concorrenti -per davvero - privati; mentre da noi, dentro l'architettura del Duopolio, Rai vuol dire quasi tre miliardi, di cui quasi due dal canone, il resto da pubblicità e rimborsi pubblici assortiti) che tengono in attività dipendenti, di cui 3000 giornalisti. Quasi tre miliardi e dipendenti non sono "troppi" (la Bbc ne ha il doppio, sia di soldi che di persone). Ma la spesa vale l'impresa? La Rai è adatta a fare quel che è più utile al Paese? E prima ancora: cosa serve al Paese? Gli argomenti tradizionali del "partito Rai", espressione riesumata a fini polemici da Alessandro De Nicola su Repubblica del 15 giugno, sono assai logori: il pluralismo (genitore della lottizzazione), nato pensando ai partiti, ma goffo nella realtà post partiti, tanto più in presenza di una eventuale vera concorrenza fra i privati; la cultura, impoverita sì in ogni settore, ma che proprio in tv non richiede soldi pubblici, perché le reti private "specializzate" ne offrono a iosa, magari prima a pagamento e poi "free". Per non parlare della programmazione di servizio, a partire dalle trasmissioni elettorali regolate dal cittadino presidente Fico con altri 39 accoliti della Commissione Parlamentare, che può tranquillamente essere spalmata su tutti i concessionari dell'etere (come osserva, secondo lo schema delle public utilities, anche il De Nicola di cui sopra). Cosa resta fuori? Proprio ciò di cui nessuno finora ha fatto cenno: il destino della industria nazionale dell'audiovisivo. Strano che nessuno ne parli (anche se c'è il suo 7

8 perché, ed è lì il nodo che dovremo tra poco affrontare). Tanto più che nei più grandi Paesi europei le aziende televisive di stato sono -senza se e senza ma - il presidio della "eccezione culturale", mentre da noi nessuno, ma proprio nessuno, lega a questo tema la questione del "servizio pubblico". La "eccezione culturale" è l'espressione inventata per dire in faccia agli americani che gli europei non si rassegnano a fare i semplici distributori della valanga di eccellenti prodotti che viene d'oltre Atlantico. Non si tratta di un tema nuovo. Da ottanta anni il sistema radiotelevisivo della liberale Inghilterra è regolatissimo, al punto che oggi lo Stato è sia presente che immanente: presente con due aziende (Bbc e Channel Four) e tre canali terrestri (sul totale di cinque) oltre che decine di canali satellitari e una imponente offerta web; immanente sui canali privati, dei quali regola la struttura e assegna (all'asta) gli spazi di trasmissione. Qualcosa del genere fanno francesi, tedeschi e scandinavi (questi ultimi hanno anche messo su un consorzio dei loro "servizi pubblici"). E così, senza nessun ostracismo ai prodotti americani, queste aziende statali finanziate dalle tasse, rastrellano molti altri soldi vendendo, o favorendo la vendita da parte dei produttori che li hanno realizzati, prodotti e idee al resto del mondo. E così assicurano -badate bene in questi tempi di lacrime per l'occupazione - l'esistenza di centinaia di migliaia di posti di lavoro ad alta qualificazione professionale (il bello dei capitali spesi per produrre audiovisivi è che se ne vanno quasi completamente in retribuzioni, anziché in tecnologie); posti di lavoro immuni dai rischi della globalizzazione, perché mentre la manifattura è delocalizzabile, via software e attratta dai bassi salari, la creatività è legata sia allo "spiritus loci" sia ai budget delle aziende pubbliche locali. E ora veniamo al problema: perché nessuno in Italia lega le sorti della Rai alla "eccezione culturale"? La risposta purtroppo è semplice: perché la Rai per la più gran parte non è pensata e organizzata per combattere quella battaglia, a sfondo internazionale, ma è fatta sulla misura di altre più casalinghe scaramucce. E se qualche norma è intervenuta in passato per vincolare quote del budget Rai alla produzione e trasmissione di fiction nazionale, si è trattato del classico "comando", che punta ad ottenere un sollievo per produttori, registi, sceneggiatori e maestranze varie, ma senza cambiare in nulla la natura dell'azienda cui l'incombenza è imposta. Sicché l'editore Rai obbedisce e produce, ma solo "per produrre", non per vendere sui mercati esteri (e Montalbano è l'eccezione che conferma la regola. Anche la Piovra di trenta anni fa venne venduta in mezzo mondo. Ed ora stiamo come stiamo, cioè nessuno compra nulla di nostro e tutti ci corteggiano per rifilarci il loro: fiction, giochi, talent o documentari che siano). Da qui il bivio: o la Rai diventa funzionale alla "eccezione culturale" o è meglio chiuderla mettendoci una pietra sopra. Ovviamente la prima ipotesi è molto complessa, non di quelle che piacciono ai "liberali", da Grillo a De Nicola (privatizziamo e via). Ma la strada c'è. Si dovrebbe cominciare dalla testa, allontanando i partiti e costituendo la governance dell'indipendenza (ci sono vari modi, ma al dunque basterebbe fare copia incolla con i sistemi Bbc). Ma poi arriverebbe il difficile, dovendo riorientare il corpo grosso dell'azienda e la relativa destinazione delle risorse. Partendo dalla separazione fra canali "commerciali" e canali finanziati con risorse pubbliche, regolando il rapporto fra questi due ambiti (i modi ci sono), dimagrendo la quantità di risorse enorme investita in Tg figli di un tempo antico (la riforma del 1975, pensate un po'!) e ingrossando in pari misura il budget della produzione, per mirare agli standard di qualità pretesi dal mercato estero. Impresa enorme, certo (ma non è che liquidare la Rai come fosse la tv greca sarebbe molto semplice, visto che dai suoi contributi previdenziali dipendono gli equilibri dei sistemi assistenziali e pensionistici dell'intero comparto della informazione e dello spettacolo, dagli elettricisti ai giornalisti). Una impresa enorme anche perché, al di là delle difficoltà manageriali, fa un tutt'uno con la rottura dell'annoso Duopolio e implica lo scontro frontale con l'azienda-partito che tiene in ostaggio i voti della Destra. Ce n'è a iosa, per chi ha voglia di menar le 8

9 mani, per davvero. Per gli altri ci saranno comunque gli stanchi convegni sulla "tv di qualità" contro il solito trash, sugli "sprechi" sempre orrendi, sulle paghe delle star, sempre scandalose. Mentre i più sofisticati potranno sempre sbandierare a pro della privatizzazione e altri per contro si glorieranno di impedirla. Fieri eroi di guerre virtuali. Ci siamo stancati di detestarli e ne ridiamo. Ma speriamo che non riconquistino il palco, perché di ridere è passata la voglia. PS. questo pezzo è stato pubblicato anche sull'unità del 17 giugno Italiani all estero, se Rai Internazionale non parla di italiani nel mondo %20OseORaiOInternazionaleOnonOparlaOdiOitalianiOnelOmondoOcOdiORick yofilosa.html di Ricky Filosa Durante il governo Berlusconi Rai Internazionale fu massacrata. Tolti i fondi e cancellati i programmi auto-prodotti. L attuale esecutivo pare voglia invertire la rotta: in questi giorni sta negoziando il nuovo contratto di servizio con la RAI, riuscendo ad impegnare l azienda a investire di più per gli italiani all estero. Italiani nel mondo che vogliono essere protagonisti della notizia, e non più semplici fruitori di un servizio. Da tempo ormai Rai Internazionale, il canale internazionale della televisione pubblica italiana, non è più quella di una volta. Di italiani all estero, su quella che fu Rai International e poi Rai Italia, non se ne parla più. Cancellati i programmi a loro dedicati, come lo erano Sportello Italia o Italia chiama Italia. E stata tolta una voce ai connazionali residenti oltre confine: un errore imperdonabile. Gli italiani nel mondo infatti non lo hanno perdonato e hanno restituito pan per focaccia al Popolo della Libertà, azionista di maggioranza di quel governo Berlusconi che ha deciso di togliere fondi a RI, costringendola a eliminare dal proprio palinsesto tutti quei programmi auto-prodotti. Oggi di Rai Internazionale rimane solo un pastone fatto con i programmi Rai visibili nello Stivale. L attuale governo, tuttavia, sembra intenzionato a cambiare le cose, e proprio in questi giorni sta negoziando il nuovo contratto di servizio con la RAI, riuscendo ad impegnare l azienda a investire di più per gli italiani all estero. Si parla di un incremento di risorse del 10 per cento, che potrebbe segnare quanto meno un cambiamento di rotta, la volontà di fare di più per gli italiani nel mondo e più in generale per il Sistema Italia all estero. I parlamentari eletti all estero in passato si sono fatti sentire (anche se non tutti, a dire la verità) e ci hanno provato a salvare RI. Come spesso succede, però, i 18 italostranieri non sono riusciti a raggiungere l obiettivo. Da allora, ogni tanto qualcuno di loro si sveglia e torna sull argomento. Oggi tocca all On. Laura Garavini, Pd, farsi sentire: Per gli italiani all estero, l impossibilità di fruire di molti servizi RAI è un ostacolo al loro diritto di partecipare al dibattito culturale e politico italiano. Servono politiche di comunicazione che mantengano vivo il legame degli emigrati con il nostro Paese e che rafforzino la promozione dei prodotti italiani e del turismo, dichiara l onorevole residente in Germania. Benvenuta, Garavini, fra quelli che hanno lottato per una Rai Internazionale degna di tale nome fin da tempi non sospetti. Meglio tardi che mai, comunque. Garavini ha presentato un interrogazione parlamentare alla Presidenza del Consiglio e al Ministro dello Sviluppo economico, proprio su Rai Internazionale. Interrogazione sottoscritta anche dal capogruppo PD nella Commissione Attività produttive della Camera, Gianluca Benamati, e dai colleghi del PD eletti all estero Gianni Farina, Marco Fedi, Francesca La Marca e Fabio Porta. Garavini prova anche a suggerire un modus operandi all azienda Rai: per la deputata è sempre maggiore l importanza che internet riveste come strumento d informazione anche se non le è passata nemmeno una volta per la testa l idea di chiedere che lo Stato italiano sia più vicino 9

10 agli editori che fanno informazione sul web e dunque si potrebbe prevedere l'apertura di un canale streaming dedicato agli italiani all'estero, che raccolga quotidianamente tutti i contenuti non coperti da vincoli di natura geografica. L idea non è malvagia. Ma ciò di cui hanno davvero bisogno gli italiani nel mondo, è una Rai Internazionale che parli di loro, che li racconti, che li renda appunto attori principali della notizia. Non solo semplici fruitori di un servizio, ma soprattutto protagonisti. Protagonisti delle realtà in cui vivono. E questa la vera sfida da vincere. Disoccupazione, flessibilità e precarietà come incidono sulla salute psicofisica degli individui e quali conseguenze hanno sulla società? Scritto da Daniela Casciaro Psicologi e sociologi affermano che la disoccupazione causi un profondo abbassamento dell'autostima. Alcuni hanno definito la conseguenza della mancanza di lavoro come la perdita di autofiducia, di autorispetto, senso di inferiorità e perdita di identità. Perché la mancanza di lavoro porta l uomo ad essere travolto in meccanismi negativi e distruttivi a livello individuale e sociale? Quali sono i disagi e gli effetti negativi di tutto ciò? Le conseguenze le leggiamo quotidianamente sui giornali: disoccupati che compiono gesti disperati, imprenditori che si suicidano, uomini in preda a dipendenze da gioco patologico perché non riescono ad uscire da situazioni economiche pesanti. Le discipline psicologiche e psichiatriche mediante i risultati di numerose ricerche empiriche ci permettono di comprendere meglio il problema. Da un punto di vista psicosociologico possiamo affermare che l individuo tende a costruire una rappresentazione di sé sulla base dei ruoli che sente propri. Sulla base di questi ruoli che l individuo seleziona all interno di sè si costruisce la sicurezza in se stessi e altre dimensioni importanti per l integrazione sociale, mentre dalla sensazione di saper adempiere ai ruoli percepiti come propri si sviluppa l autostima. Duncan Gallie, docente di sociologia all Università di Oxford nel libro Resisting marginalization Unemployment experience and social policy in the European Union, risultato di una ricerca condotta nei Paesi della EU ha tentato di misurare gli effetti della perdita del posto di lavoro. Perdere il posto di lavoro, non avere un lavoro o veder fallire l azienda in cui si è investito le proprie energie è come perdere il vestito che si porta abitualmente. Spesso in queste situazioni si impongono riflessioni sulla propria situazione, sul perché di una tale perdita, a chi attribuirne le colpe e quali saranno gli scenari futuri. Una serie di domande nascono contemporaneamente: esse coinvolgono l'identità dell'individuo e la sua situazione economica in una spirale di disorientamento cui si cerca di trovare un rimedio. Il disoccupato ha bisogno di molte informazioni su questo suo nuovo io. Una parte di queste informazioni o risposte viene dall autosservazione e una parte dall'osservazione degli altri. Nel primo caso osservando dentro se stesso un individuo che ha perso il lavoro avverte un senso di incertezza e ambivalenza su come sta agendo o reagendo alla nuova situazione. Nel secondo caso l individuo percepisce se stesso in base a come viene visto e descritto dagli altri e dalla società. Scaturiscono in tal modo delle problematiche sul come si vorrebbe essere visti, interrogativi su come si è e sulle persone da frequentare e quelle da evitare. Il profondo malessere e disagio nel disoccupato nasce da fatto che esso è dipendente da come è visto dagli altri e da come percepisce di essere visto. Da un punto di vista psicologico ed economico, chi non ha un lavoro o lo ha perso è in una condizione di dipendenza costretta che lo rende vulnerabile agli altri. Possiamo definire questa 10

11 situazione, una specie di regressione cui l uomo si sente umiliato nella dipendenza e nel bisogno. Probabilmente ad essere colpiti sono aspetti della personalità più sensibili alle avversità dando vita a fenomeni di angoscia. Il calo dell'autostima, per un disoccupato, è strettamente legato a una componente della personalità definita "employment status component", cioè quella componente relativa all'importanza che assume il lavoro per ogni singolo soggetto. Ogni individuo, infatti, reagisce in modo differente a situazioni problematiche in base alla propria personalità e in rapporto al contesto in cui vive o ha vissuto. Esistono, inoltre, delle differenze di genere fortemente legate ad aspetti culturali, che portano uomini e donne a reagire in modo diverso. Questo aspetto lo possiamo facilmente costatare facendo riferimento ai numerosi fatti di cronaca degli ultimi tempi che evidenziano il crescente numero di suicidi maschili legati al fenomeno della disoccupazione. Dal rapporto EURES (Ricerche Economiche e Sociali) riguardante lo studio dei suicidi in Italia al tempo della crisi è emerso che l incidenza della componente maschile è del 78,5% contro il 21,5% di quella femminile che ha raggiunto nel 2009 il valore più alto mai registrato negli ultimi decenni, con un indice di mascolinità pari a 364,4 suicidi compiuti da uomini ogni 100 femminili. In costante aumento l incidenza della componente maschile anche nei tentati suicidi: dopo il sorpasso avvenuto nel 2001, quando per la prima volta in Italia i tentati suicidi degli uomini hanno superato quelli delle donne con il 50,2% dei casi contro il 49,8%, nel 2009 i tentati suicidi degli uomini rappresentano il 53,8% contro il 46,2% femminile e l indice di mascolinità ha raggiunto un valore record pari a 116,4. In sintesi i dati dell EURES evidenziano un suicidio al giorno tra i disoccupati e record di casi per motivi economici; maggiore l incidenza degli uomini anche nei tentati suicidi; incidenza minore per le donne. Questi comportamenti si spiegano da un punto di vista antropologico e culturale, in modo particolare in Italia e in altri paesi del sud del mondo l uomo è colui che porta il denaro a casa e che provvede economicamente alla famiglia. Tutto ciò accade nonostante anni di educazione alla parità. Invertire i ruoli in famiglia è ancora oggi molto conflittuale. In paesi come Finlandia e Islanda che hanno registrato un forte aumento della disoccupazione maschile e un maggior impiego di donne nel mondo del lavoro si sono riscontrati fenomeni di violenza domestica in crescita. In questi casi, l uomo oltre alla perdita del suo ruolo di lavoratore sente entrare in crisi anche l identità di genere trovandosi impreparato nel gestire un nuovo ruolo. Un uomo disoccupato oltre ad andare incontro a un abbassamento di autostima, si sente frustrato, ansioso, depresso e irritabile. Psicologicamente è rinchiuso nei suoi problemi ed evita di condurre una vita sociale per non sentirsi ancor più umiliato dalla sua condizione. Per le donne il problema della disoccupazione non è meno doloroso, infatti, secondo alcuni dati recenti degli uffici di collocamento italiani il 20 per cento delle donne che lavorano smette subito dopo la nascita dei figli e solo poche riescono a inserirsi successivamente nel mercato del lavoro. Le donne in parte sono più protette dalla perdita di autostima grazie al fatto di dover assolvere anche ad altri ruoli (occuparsi della casa, dei propri familiari, ecc) ma questo non elimina l insoddisfazione e la frustrazione che esse provano. Per le donne rinunciare al proprio ruolo professionale e alla propria autonomia, quando ciò non avviene per una libera scelta è come perdere una parte di sé. Le donne differentemente dagli uomini evidenziano invece stati di stress connessi alle difficoltà di poter conciliare lavoro-famiglia per la molteplicità dei ruoli, discriminazioni nell avanzamento professionale e violenze sui posti di lavoro. Questi aspetti sono emersi da una ricerca dall' Osservatorio nazionale salute donna(o.n.da) e dal dipartimento di Neuroscienze dell'ospedale Fatebenefratelli di Milano in cui risulta che il 45% delle donne per le ragioni esposte in precedenza soffre di ansia; il 41% di forte irritabilità associata a eccessiva tendenza al pianto e il 39% di insonnia e sindromi depressive per il 20%. Si può affermare che la disoccupazione strappa all'individuo una serie di sicurezze costruite negli anni precedenti. In questo cambiamento e in questo desiderio di riorientarsi c è la radice di un disagio che genera risentimento, rabbia nel vedersi 11

12 sottoposti ad umilianti definizioni che classificano l individuo come cittadino di secondo rango. Tutto ovviamente dipende dalla personalità del soggetto, ma in ogni caso è facile che si vengano a creare momenti di scoraggiamento e di tensione anche nella vita di coppia e nella famiglia, soprattutto in presenza di figli. Importante è il rapporto con i figli e il sentimento di perdita di autorità ai loro occhi assume un ruolo importante. I problemi sono più gravi con i figli adolescenti piuttosto che con i bambini più piccoli. Dal punto di vista economico un uomo che ha perso il lavoro è consapevole delle privazioni che la sua situazione ha portato ai figli e alla moglie. La perdita del lavoro ha un forte impatto sulla salute mentale e fisica dell individuo con un conseguente aumento della spesa a carico del Sistema Sanitario Nazionale. Per tale motivo la priorità di uno paese dovrebbero essere quelle di tutelare il benessere dei propri cittadini. Disoccupazione, flessibilità e precarietà come incidono sulla salute psicofisica degli individui e sulla società? Esiste una vasta documentazione che spiega l impatto della perdita del lavoro (o per un imprenditore l impossibilità di salvare la propria azienda) sulla salute psicofisica dell individuo e come elevati sintomi di depressione siano fortemente correlati con la disoccupazioni di lunga durata. Questi scompensi tendono ad essere più acuti appunto tra i disoccupati di lunga durata, cioè tra quelle persone che sono senza lavoro da più di sei mesi. Non dimentichiamo che anche il lavoro precario, flessibile o atipico generano notevoli stati di insicurezza sull individuo che spesso si traducono in stati d ansia, irritabilità, frustrazione che in alcuni casi degenerano in atti e comportamenti distruttivi a livello individuale e sociale. Rispetto al genere non vale l'idea che il lavoro flessibile sia più conciliabile con la vita familiare delle donne rispetto a un impiego stabile. Diverse ricerche dimostrano che spesso le donne che lavorano con contratti flessibili si trovano più in maggiori difficoltà di altre perché i contratti a scadenza le obbligano a programmare continuamente l'organizzazione famiglia-lavoro ogni volta che intraprendono un contratto nuovo. Qualche forma positiva si intravede con i contratti di collaborazione, se questi vengono utilizzati in maniera corretta offrendo margini di conciliazione utili. Altri elementi negativi legati alle dinamiche moderne del mercato del lavoro riguardanti la flessibilizzazione sono: il lasciare tardivamente la casa dei propri genitori, con ripercussioni gravissime sul futuro dei giovani e di un intera generazione spesso limitata nella proprio diritto di autorealizzazione e nello sviluppo stesso della società. Come conseguenza di ciò abbiamo ad esempio una basso tasso di natalità. In questo sistema vengono travolti anche gli adulti che si trovano a doversi preoccupare per la mancanza di prospettive future dei loro figli. La precarietà della condizione professionale porta con sé anche la precarietà dei sentimenti, infatti oggi, troppo spesso, è diventato quasi vietato legarsi sentimentalmente a qualcuno perché non ci sono prospettive economiche sulle quali fondare un futuro stabile e sereno. La precarietà ha ucciso i sogni di tutti con conseguenze distruttive sulle persone e sulla società, ma paradossalmente anche sul sistema economico e politico che ha generato tali situazioni con provvedimenti basati unicamente a soddisfare i mercati finanziari. Un sociologo francese, Ehrenberg, nel suo libro La fatica di essere sé stessi, ha evidenziato l idea della continua messa alla prova degli individui sul mercato e la difficoltà che questo comporta per la personalità dei singoli. Con il lavoro, infatti, in passato il cittadino diventava titolare di diritti e faceva il suo ingresso nella vita di un Paese. Ma per far sì che ciò accada anche oggi è necessario che il lavoro abbia delle caratteristiche precise, cioè svilupparsi nell arco della vita. Le fasi dell esistenza in passato erano scandite da riti legati a diverse fasi: scuola e formazione, ingresso nel mondo del lavoro e pensionamento. Oggi queste fasi sono spesso fuse e caotiche: formazione e lavoro si confondono e l individuo deve continuamente reinventarsi. Considerando il rapporto disoccupazione.. precarietà e salute psicofisica, secondo alcuni studi ci troveremmo di fronte ad un mutamento nelle modalità di strutturazione dell io. Per riuscire a gestire emotivamente le continue frustrazioni, si costruiscono 12

13 molteplici personalità: l io lo si fa dividere, invece di ricercare un unità armonica. E necessario portare alla luce tali problematiche che tutt oggi, soprattutto in un periodo di crisi nel nostro Paese, vengono sottovalutate, attribuendo molto spesso più importanza alla gestione burocratica del disoccupato piuttosto che a quella psicologica ed umana. Quali soluzioni si potrebbero attuare per arginare questo enorme disagio sociale? La prima cosa sarebbe ricostruire un Welfare che assecondi le nuove forme del lavoro senza per questo gettare gli individui nell incertezza esistenziale. C è bisogno di uno stato sociale che sia capace di garantire la sicurezza sociale nel passaggio da un lavoro all altro, permettendo le condizioni minime per progettare serenamente la propria vita. Gli italiani di recente hanno espresso in rete con oltre sessantuno mila tweet quelle che dovrebbero essere le priorità per il nuovo governo in carica e tra queste spicca al primo il lavoro e il problema della disoccupazione, la crescita economica, la riduzione del carico fiscale, ordine nei conti pubblici e sostegno al reddito delle famiglie e alle imprese. Tra le altre proposte vi è la riduzione dei costi della politica e il miglioramento dei conti pubblici, come presupposto per una riduzione del debito pubblico. Appare evidente che per la maggior parte degli italiani il problema del lavoro è un emergenza, ci auguriamo che la politica futura adotti un comportamento più deciso e responsabile in tal senso. Ricordiamo che se il lavoro manca, manca l intero sistema di vita e la crescita di una società. La7: Cairo dà il via al taglio dei costi di quezal (Matteo Bayre) Urbano Cairo non è Telecom Italia. Questo era chiaro da sempre. Ora però a La7 cominciano a toccarlo con mano tutti, anche i più renitenti a rimettere i piedi per terra. Gli annunciati tagli sulle spese disinvolte non è ancora calata, ma si cominciano a sentire le prime avvisaglie della nuova strategia. Ad esempio, racconta Sabina Rodi dalle colonne di ItaliaOggi, i giornalisti che partecipano alla trasmissione Omnibus (e che già non prendono nemmeno un euro per la loro collaborazione al talk show: sono dei volontari, rappresentano il futuro dell editoria) in compenso si vedono rimborsare il buono del taxi. Ma a differenza di quanto avveniva fino ad oggi, quando escono vengono seguiti da una segretaria che vuol sapere dove deve essere portato il giornalista e chiede preventivamente al tassista quanto costerà la corsa, in modo da poter evitare abusi. Intanto le grandi firme del palinsesto ex TI Media sono in fibrillazione. Chi aveva già deciso di andare in ferie, ha rinviato l appuntamento con le vacanze in attesa del 19 luglio, data in cui sarà presentato il palinsesto. Corrado Formigli intanto si è già visto ridurre, en passant, di due persone il suo organico di Piazzapulita. Così, come assaggio. Fonte: ItaliaOggi Osservatorio Agcom: cresce (di poco) la banda larga. Per la prima volta calano gli sms di quezal (Matteo Bayre) Negli ultimi dodici mesi, la crescita degli accessi a larga banda è valutabile intorno alle 250 mila unità. Rispetto a dicembre, la customer base risulta in crescita di 150 mila 13

14 accessi. E quanto risulta dall Osservatorio trimestrale dell Agcom relativo al primo trimestre La quota di mercato di Telecom Italia (50,6%, percentuale valutata ancora troppo alta dalla Commissione europea) scende nel primo trimestre di 1,7 punti percentuali in 12 mesi, a vantaggio sostanzialmente di Fastweb (+1,2 punti a 13,5%) e degli operatori minori rappresentati in larga parte da quelli WiMax (+0,8 punti a 4,1%). La quota di mercato di Vodafone e Wind registra per entrambe una leggera flessione di 0,2 punti rispettivamente al 12% e 16,2%. Aumenta, ma di poco, la velocità media delle connessioni ad Internet. Negli ultimi dodici mesi, gli accessi con velocità nominale superiore a 2Mbit/s sono passati dall 87,4% all 88,9%. Prosegue inesorabile la flessione degli accessi alla rete fissa. Nel primo trimestre 2013, secondo i dati Agcom, gli accessi sono 450 mila in meno su base annua. La quota di Telecom Italia negli ultimi 12 mesi è scesa di 1,9 punti percentuali, al 64%. Wind e Vodafone Italia registrano variazioni minime e si confermano rispettivamente al 13,6% e al 9,6%. Significativo invece l incremento registrato nell arco dei 12 mesi da Fastweb che sale di 1,3 punti a 8,8%. Internet Mobile. Nel primo trimestre 2013 invece le sim che hanno effettuato traffico dati hanno sfiorato i 32,5 milioni, (+16,7% a/a). Le chiavette Internet raggiungono una consistenza di circa 8,6 milioni (+23,6% a/a). Da inizio anno il traffico dati è cresciuto del 32,4%. Per quanto riguarda le reti mobili, negli ultimi dodici mesi si osserva una flessione (-852 mila, di cui -587 mila nel solo 1* trimestre 2013) delle sim residenziali, controbilanciata dalla crescita della clientela affari (+794 mila). Le quote di mercato di Telecom (-0,5 punti a 34,4%) e Vodafone Italia (-0,8 punti a 31,6%) flettono a favore di H3G (+0,3 punti a 10,2%) ed, in misura piu consistente, di Wind (+1 punto a 23,8%). Il rapporto Agcom riporta inoltre che nel primo trimestre del 2013 sono stati inviati 22,5 miliardi di sms. Per la prima volta si registra un arretramento (-4%) legato al diffondersi di app di messaggistica mobile. Nel primo trimestre il traffico telefonico (oltre 35 miliardi di minuti) risulta in aumento del 4% rispetto al corrispondente valore del Fonte: agcom.it MF-DJ 14

15 "È tempo di ripensare Internet per restituirci privacy e sicurezza" Non è troppo tardi per riconquistare la fiducia, scrive la "Cassandra digitale" Lawrence Lessig, ma dobbiamo iniziare facendo le domande giuste. "Il governo degli Stati Uniti spia i suoi cittadini." Che cosa vuol dire? LAWRENCE LESSIG Quasi 15 anni fa, mentre stavo finendo un libro sul rapporto tra la Rete (allora si chiamava "cyberspazio") e le libertà civili, un paio di idee sembravano così ovvie da essere banali: in primo luogo, la vita si sarebbe evoluta in accordo alla Rete. In secondo luogo, la rete sarebbe cambiata, così come ha fatto. Addio alla semplice privacy, all'infrastruttura di default relativamente anonima per la comunicazione non monitorata, al loro posto sarebbe sorto un sistema perennemente monitorato e perfettamente tracciabile in supporto tanto al commercio come all amministrazione. Questo, almeno, era il futuro che allora sembrava più probabile, con il mondo degli affari in gara per rendere possibile il commercio e il governo pronto a proteggere noi (o i nostri figli) dai pornografi, poi dai pirati e ora dai terroristi. Ma era possibile anche un altro scenario futuro e questo era il mio terzo, e unico, punto importante: Riconoscendo queste evidenti tendenze, avremmo potuto capire come il codice (il mio modo di definire in breve la tecnologia di Internet) ci condiziona e forse anche cominciare a trovate una soluzione brillante per includere in quel codice le tutele che la Costituzione ci garantisce. Perché-e qui c era la battuta finale, l'unico slogan che tutte le 724 persone che hanno letto quel libro ricordo-il codice è legge. E se il codice è legge, allora abbiamo bisogno di capire meglio come ci regola e di come lo fa la legge. Che cosa pensa il presidente Obama mentre legge le vostre ? Guardate e lo scoprirete. Vi è, dopotutto, qualcosa che dà speranza in un futuro che avrebbe codificato le nostre libertà civili. In teoria poteva essere migliore. Più adatto a proteggerci dai futuri Nixon, a garantire la privacy, e a identificare i potenziali criminali. Pensateci in pratica. Con buona pace dei cyberanarchici già nel 1999 era chiaro che il governo e la vigilanza avrebbero operato nel cyberspazio così come accade nello spazio reale. Ma con un potenziale assai maggiore. Non nel trovare il truffatore, ma anche nel non invadere la privacy. Un agente del FBI che ascolta una telefonata è sempre tentato di oltrepassare i propri doveri e farne un uso improprio. E un essere umano e il male è nel nostro sangue. Un computer in cerca di indizi di reato fa solo quello che il codice consente. E così la chiave è come e se si regola la materia, su internet e nel diritto. Niente di tutto questo, si è scoperto, era evidente nel Fui definito "una Cassandra digitale" da David Pogue che scriveva sul New York Times. "Se non ti piace il sistema di Internet, puoi sempre buttare via il modem", concludeva. Certo. Spegni il computer, emigra in Islanda e sarai a posto. Ma ciò che mi stupisce è che oggi, già da oltre un decennio nel 21 secolo, il mondo è rimasto per lo più ignaro di questi chiari punti del rapporto tra legge e codice. Questo è il brano, nell intervista di Edward Snowden, che per me è più scioccante. Come ha spiegato a Glenn Greenwald: La NSA segue in particolare tutte le comunicazioni. Le acquisisce di default. Le raccoglie nel suo sistema, le filtra e le analizza e le misura e le memorizza per un po di tempo, semplicemente perché questo è il modo più semplice, efficace e adatto a raggiungere questi fini... Non tutti gli analisti possono seguire tutto. Ma io seduto alla mia scrivania certamente avevo l'autorità per intercettare chiunque, lei [il giornalista, Glenn Greenwald], il suo commercialista, un giudice federale, persino il presidente se avessi avuto una personale". 15

16 Non sappiamo ancora se Snowden stia dicendo la verità. Un sacco di persone hanno negato circostanze specifiche e anche se la sua intervista è avvincente, ora come ora davvero non sappiamo. Ma sappiamo invece quali domande dovrebbero essere formulate in risposta alle sue affermazioni. E in particolare, questo: E il caso che il governo affidi la nostra privacy al discernimento di analisti privati? Veramente non ci sono controlli automatici per garantire che la sorveglianza specifica sia specificamente giustificata? E quale tecnologia viene usata per garantirci che i ladri pagati dal nostro governo non possano utilizzare i dati raccolti dal nostro governo per scopi che nessuno all'interno del nostro governo potrebbe mai apertamente e pubblicamente difendere? "Fidatevi di noi" non basta. Perché è un dato di fatto, la tecnologia che potrebbe restituirci fiducia esiste. "Fidatevi di noi" non rassicura. Ma la fiducia e la possibilità di verifica, accompagnate da crittografia di alta qualità, potrebbero bastare. E ci sono aziende, come Palantir, in grado di sviluppare tecnologie che potrebbero rassicurare noi, e cosa ancora più importante le corti incaricate della vigilanza, sul fatto che i dati raccolti o messi sotto osservazione non siano stati raccolti o utilizzati in modo improprio. Immaginatelo come un enorme registro, capace di tenere traccia di chi e come ha usato i dati e per quali scopi. Potremmo codificare la Rete in una serie di modi ovvi per darci una migliore privacy consentendo allo stesso tempo una maggiore sicurezza. Ma non lo facciamo e non l abbiamo, ovviamente. Forse per colpa della stupidità. Quanti membri del Congresso saprebbero anche solo descrivere come funziona la crittografia? Forse a causa della cupidigia. Chi nel nostro sistema può resistere a grandi e lucrosi contratti con le aziende private, soprattutto quando sono affiancati da generosi pacchetti per il finanziamento della campagna? O forse perché la "guerra permanente" che Obama ha negato in realtà ha convinto tutti all'interno del governo che le vecchie idee sono morte e abbiamo solo bisogno di "superarle" idee-come la privacy, il giusto processo e, fondamentale, la proporzionalità. E vero, queste idee sono morte, per ora. E così sarà in futuro. Almeno fino a quando impareremo come può sopravvivere la libertà nell'era digitale. Ed ecco il suggerimento: non solo attraverso la legge, ma attraverso una legge che esiga un codice affidabile anche per l Electronic Frontier Foundation The Newsweek/Daily Beast Company LLC (traduzione di Carla Reschia) Rai: Cda approva fusione di Televideo in Rainews ultimo aggiornamento: 13 giugno, ore 18:05 Roma, 13 giu. (Adnkronos) - Il Cda della Rai ha approvato, nella riunione ancora in corso in Via Asiago, la delibera per la fusione di Televideo in Rainews. Sul tavolo del Cda di oggi, che ha rimandato a giovedi' 20 l'approvazione del palinsesti, anche la discussione del modello di organizzazione, gestione e controllo (ex decreto legislativo 231 del 2001) e il 'cantiere' della radiofonia. 16

17 Audisocial (7-13 Giugno): Porta a Porta e Otto e mezzo i programmi più social Inserito da: Simone Rossi (Satred) Fonte: Digital-Sat (com.stampa) Sono "Porta a Porta" (Rai1), che vince su Facebook, e "Otto e Mezzo" (La7), che domina la classifica Twitter, i programmi più social di questa settimana. Questo secondo quanto rilevato da Audisocial Tv, l'osservatorio permanente di Reputation Manager che misura le performance dei programmi televisivi sul web. Su Twitter bel testa a testa tra "Otto e Mezzo" (La7), che la spunta e si aggiudica il primo posto con il 17,3% dei tweet totali sui programmi monitorati, e "Piazza Pulita" (La7) che totalizza il 16,9% dei tweet che gli valgono la seconda posizione. Al terzo posto "In Onda" (La7) con il 13,8% dei tweet totali e al quarto entra in classifica "Bersaglio Mobile" di Enrico Mentana con l'11,2% dei tweet totali. Seguono "Ballarò" (Rai3) con il 7,9% e "Servizio Pubblico" (La7) con il 5,6%. Su Facebook, "Porta a Porta" (Rai1) è al primo posto nella classifica Active Fan con fan attivi che hanno prodotto post e commenti sulla fan page ufficiale del programma. Al secondo posto si piazza "Ballarò" (Rai3) con 779 fan attivi e post e commenti, seguito al terzo posto da "Piazza Pulita" (La7) con 721 fan attivi e post e commenti dei fan. Al quarto posto "Servizio Pubblico" (La7) con 678 fan attivi e 930 commenti e al quinto "Otto e Mezzo" (La7) con 661 fan attivi e commenti. Nella classifica Reaction, che misura il livello di reattività dei fan ai post pubblicati sulla fan page, finale al fotofinish: al primo posto si piazza "Cotto e Mangiato" (Italia1), con like, davanti a "Amici" (Canale5) che è al secondo posto con like. In terza posizione "Porta a Porta" (Rai 1) con like che precede "Ballarò" (Rai3) al quarto posto con like e "Servizio Pubblico" (La7) con like al quinto. Nella classifica Action, calcolata sul numero di post pubblicati dagli amministratori delle pagine, "Porta a Porta" (Rai1) questa settimana è il programma più attivo con 92 post della redazione, seguito da "Cotto e Mangiato" (Italia1) al secondo posto con 90 post, "Agorà" (Rai 3) al terzo con 55 post. Al quarto "Il Menù di Benedetta" (La7) con 47 post, davanti a "Ballarò" con 39 post e "Piazza Pulita" (La7) con 38 post. L'effetto Second Screen influenza il pubblico tv (Ricerca Videoevoluzione) Inserito da: Simone Rossi (Satred) Fonte: Digital-Sat (com.stampa) La televisione sta cambiando, e con lei cambiano le percezioni di quelli che sono i veri programmi di successo. Ad arrivare a questa conclusione, in prossimità della chiusura dei palinsesti invernali, è l'osservatorio sulla videoevoluzione di Prodotto srl. attraverso 12 focus group sparsi sul territorio nazionale e tramite un campione di uomini e donne di età compresa tra i 25 e i 65 anni. Obiettivo del sondaggio di Prodotto è stato individuare quali sono stati i programmi tv, nella sezione prime time, che hanno riscosso maggior successo secondo la percezione dei telespettatori, senza l'ausilio - spesso poco condiviso dal pubblico - di un confronto concreto con i dati ufficiali di audience. Dall'analisi emerge chiaramente come esistano situazioni di ascolto borderline', ovvero come le risposte dirette di un ampio campione di pubblico non coincidano affatto con i dati di ascolto rilevati dall'auditel. In base alle risposte del campione intervistato emerge un confronto diretto - e spesso molto discordante - tra gradimento effettivo e audience dei programmi proposti in prima serata dalle reti ammiraglie. 17

18 L'Osservatorio ha stilato la classifica dei programmi considerati dal pubblico i veri flop e top della stagione invernale. I flop, secondo il campione intervistato, sono stati: 1) Zelig (Canale 5) 2) Paperissima (Canale 5) 3) La terra dei Cuochi (Rai 1) I successi invece: 1) X Factor (Sky Uno) 2) The Voice (Rai 2) 3) Amici (Canale 5) Quali sarebbero quindi i fattori in grado di influenzare realmente il gradimento del pubblico? Secondo gli intervistati, la formula del talent musicale convince per originalità (33%). Per il 27% degli intervistati, invece, vince l'immedesimazione, per cui i giovani volti sono percepiti con maggiore appeal rispetto ai conduttori televisivi più inflazionati. "I programmi non sono più come una volta e va sottolineato che non è più il conduttore a fare la differenza - spiega Riccardo Pasini, CEO di Prodotto - Prendiamo ad esempio il caso della prima serata di Raidue: pur non avendo anchor-man (o woman) di grido, il talent musicale The voice', complice anche la presenza della tuttora amatissima Raffaella Carrà, è stato considerato uno dei programmi meglio riusciti della stagione. Lo dimostra anche il fatto che la seconda edizione è già prevista nel palinsesto autunnale. Fino solo all'anno scorso, un 14% di share non era considerato certo un successo per una prima serata. Ricordiamo il caso di Stranamore: quando gli ascolti quando fu spostata da Canale 5 a Rete 4". Una spiegazione ancor più attendibile è data da un fenomeno al quale stiamo assistendo da pochi anni, ma in costante crescita, quello del frazionamento degli ascolti - specifica Riccardo Pasini. Tradotto: se prima i canali attorno al quale il pubblico si raccoglieva erano 10, ora sono 1000, ma il bacino d'utenza è rimasto pressoché invariato. A una più ampia offerta corrisponde necessariamente maggiore disgregazione della scelta e, quindi, degli ascolti. Alcuni dei programmi ultimamente in onda sono un esempio molto calzante di questa evoluzione: il misero' 12% di The Voice', il talent musicale internazionale, adattato per la Rai da Toro Produzioni, ha ottenuto un forte riconoscimento da parte del pubblico (38% del focus group), mentre il 15% di un brand storico come Zelig, invece, è stato visto come un flop, secondo il 41% degli intervistati. Anche Paperissima ha deluso le aspettative, per cui si ipotizza addirittura la sospensione dopo 23 anni di storia (un flop, secondo il 27% del pubblico preso in esame). In merito a X Factor, giunto alla sua xx edizione (proprio in questi giorni sono partite le nuove audizioni per la prossima stagione), il 31% del panel ritiene che il successo sia dovuto alla forza intrinseca dei talent. Per quanto riguarda Amici (che ha chiuso con una media del 24%), il pubblico ha promosso a pieni voti Maria De Filippi, nonostante il calo evidente degli ascolti, con un 33% di preferenze. Molto nette le indicazioni degli intervistati riguardo a format già visti e ormai stantii': il 17% si dichiara decisamente poco incline alla visione. "Si può dire che siamo di fronte a una nuova situazione che porta ad ascolti sempre più verticali Vince la qualità del programma, l'idea e l'emozionalità che il programma riesce a trasmettere. I dati di ascolto ufficiali condizionano sempre di meno il pubblico",conclude Pasini. 18

19 News Mediaset, oggi sciopero della redazione per alcune mancate risposte Inserito da: Simone Rossi (Satred) Fonte: TGCOM I giornalisti di NewsMediaset, che curano anche Tgcom24.it e Mediavideo, scioperano il 17 giugno a fronte della decisione aziendale di non incontrare il CdR e di scaricare sui Direttori la responsabilità di un ridimensionamento degli organici. Lo sciopero terminerà all'1 di martedì. Sul sito e su Mediavideo previsti tre aggiornamenti alle 7,30, alle 12,30 e alle 19,30. Dalle ore 6 di martedì riprenderanno gli aggiornamenti usuali. IL COMUNICATO: I giornalisti di NewsMediaset scioperano il 17 giugno a fronte della decisione aziendale di non incontrare il CdR e di scaricare sui Direttori Ragusa e Banfi la responsabilità ultima di quello che è un inaccettabile ridimensionamento degli organici di una realtà che al contrario richiede un forte potenziamento. Dalla sua nascita l agenzia NewsMediaset, che realizza anche il canale allnews Tgcom24 e tutto il sistema integrato multipiattaforma dell informazione Mediaset, è stata presentata come il fulcro della strategia di sviluppo dell Azienda di fronte al ridursi del ruolo dei media generalisti tradizionali. Dopo nemmeno tre anni il progetto si ferma, il corpo redazionale viene diviso tra più testate, assistiamo a un inversione di rotta inspiegabile. I sacrifici compiuti dalla redazione in questi ultimi tre anni non sono stati riconosciuti. E oggi i giornalisti si ritrovano a dover far fronte, a ranghi ridotti, alla stessa mole di lavoro già giudicata insostenibile dalla stessa azienda. Una redazione indebolita per il trasferimento di colleghi su altre testate, e dalla mancata conferma a dispetto delle ripetute promesse aziendali - di contratti a tempo determinato inseriti strutturalmente nell organizzazione produttiva. L assemblea di NewsMediaset esprime deciso apprezzamento per il lavoro dei due nuovi Direttori, Rosanna Ragusa e Alessandro Banfi, che nei pochi giorni trascorsi dal loro insediamento hanno dimostrato di saper individuare le criticità e sciogliere nodi organizzativi importanti, anche attraverso i primi interventi di carattere editoriale anticipati oggi. Resta tuttavia inaccettabile che l Azienda si rifiuti di proseguire il confronto, trincerandosi dietro i Direttori. L Assemblea conferma la pienezza del mandato dell attuale CdR cui chiede di proseguire comunque il confronto in ogni sede possibile. I documenti approvati in questi mesi sono chiari e univoci. I giornalisti di NewsMediaset si asterranno dal lavoro dalle 5.30 di lunedì alle di martedì. La realizzazione di servizi oltre la mole normale da parte delle testate alimentate dalla produzione di servizi di NewsMediaset sarà considerata sostituzione di personale in sciopero. Sulle piattaforme internet, media video, mobile saranno garantiti tre aggiornamenti come previsto dal protocollo aziendale sulle relazioni sindacali. Sul canale Tgcom24 saranno garantiti tre notiziari senza macchie e servizi di durata ridotta a non più di otto minuti nell orario delle edizioni principali, condotti da colleghi individuati congiuntamente dal CdR e dalla Direzione. Il CdR garantirà una presenza per eventuali aggiornamenti. 19

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