La Rete e i suoi amici

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1 M A G G I O Mensile edito dall'associazione di promozione sociale senza scopo di lucro Partito Pirata Iscrizione Tribunale di Rovereto Tn n 275 direttore responsabile Mario Cossali p.iva/cf anno 1 numero 6 prezzo di vendita: OpenContent (alla soddisfazione del lettore) 6 Firewall questo sconosciuto La Rete e i suoi amici di Fiorello Cortiana libriliberi di Lorenzo De Tomasi

2 Riflessione sui Il diritto d autore viene sempre più spesso impugnato come arma per imprigionare i libri su più fronti. Fortunatamente si moltiplicano anche gli strumenti e le iniziative di contestazione e di autoproduzione finalizzate alla condivisione della cultura. La condivisione dei testi, anche se illegale, è una realtà sempre più diffusa tra gli studenti: la funzione un tempo svolta dalle fotocopie, e poi in parte repressa con nuove leggi e con una politica del terrore sui service di copia e stampa, è ora svolta dalle reti p2p, dove è possibile trovare un gran numero di testi digitalizzati che i ragazzi scaricano e materializzano con la propria stampante domestica. Una pratica che, sebbene rimuova ostacoli al diritto allo studio (sancito nell articolo 3 della Costituzione italiana e purtroppo valido esclusivamente per la scuola dell obbligo), in base alla mia esperienza sembrerebbe riguardare principalmente i testi universitari e che sarebbe bene sostituire con alternative legali, più economiche ed eco-sostenibili. Infatti, la stampa in casa di testi non ottimizzati ha comunque costi elevati, che in alcuni casi possono superare quelli del libro acquistato regolarmente, e il prodotto, che è meno durevole nel tempo, si configura quasi in una logica usae-getta che incrementa il consumo irresponsabile di carta. Da non sottovalutare è anche il degrado causato dalla riproduzione (digitalizzazione e stampa), che comporta una perdita di qualità e di leggibilità e potrebbe avere ripercussioni sia sulla comprensione che sulla vista dei ragazzi. Prima di tutto sarebbe importante capire l entità del fenomeno e le motivazioni che spingono gli studenti a percorrere queste vie illegali. Uno dei motivi è sicuramente il costo dei testi scolastici, da molti percepito come elevato, e l impatto che ha annualmente sulle famiglie o sul budget dello studente. Se il prezzo elevato fosse semplicemente dovuto agli editori che fanno cartello, le contestazioni sarebbero, a mio parere, giustificate. di Alessandro De Tomasi Alla disponibilità dei testi nelle biblioteche scolastiche e universitarie potrebbe affiancarsi la possibilità di scaricarne una versione digitale dal sito dell istituto, anche con accesso limitato ai soli studenti iscritti. Tra gli editori è pratica diffusa apportare annualmente modifiche non sostanziali e non giustificate ai propri testi scolastici, con il fine di scoraggiare il mercato e lo scambio dei libri usati, con le uniche conseguenze di incentivare le logiche consumistiche e i loro guadagni. La variazione spesso consiste nello spostamento di parti del testo (che però restano invariate nei contenuti), al fine di creare un disagio negli studenti che non hanno acquistato la nuova edizione e che faticano nel seguire le lezioni poiché, ad esempio, hanno i numeri delle pagine e degli esercizi differenti da quelli dei compagni e, soprattutto, del professore (al quale viene sempre regalata l ultima edizione). Da un lato, queste pratiche andrebbero disincentivate, sanzionate e boicottate, dall altro una via legale da percorrere potrebbe essere la sensibilizzazione degli editori a sperimentare nuovi modelli di business e autopromozione, che li avvicinino ai lettori e agli studenti ed eliminino i vantaggi della copia illegale. Un primo passo potrebbe essere la riduzione dei prezzi e l eliminazione dei cartelli, ma non vanno escluse soluzioni più innovative. Ad esempio, l editore Garamond, da marzo 2008, incentiva la vendita dei propri libri in formato e-book pdf, con un prezzo ridotto ( 9,90) rispetto alla versione cartacea, aggiornamenti gratuiti alle nuove edizioni e una riduzione del peso degli zainetti, dal momento in cui si diffonderanno le piattaforme portatili digitali per la lettura. Altri due problemi sono l impossibilità materiale di acquisto di opere ormai fuori catalogo e l illegalità della loro riproduzione commerciale (perseguita penalmente) o a scopo personale (perseguita ). Il progetto Libreremo, finalizzato alla condivisione e alla libera circolazione di materiali di studio universitario (e non solo!), consiste in un azione di

3 resistenza che si concretizza nella digitalizzazione (principalmente non autorizzata) dei testi più utilizzati nelle università italiane e nella loro distribuzione tramite reti p2p e banchetti attrezzati davanti alle università. All interno della Commissione per la revisione della legge sul diritto d autore, come membri di Frontiere Digitali, abbiamo avanzato una proposta per rendere disponibili e valorizzare i libri fuori catalogo, non reperibili sul mercato perché fuori commercio. Abbiamo chiesto, nella consapevolezza che è perfezionabile: * l adozione del Public Domain Enhancement Act proposto da Lawrence Lessig; * il permesso di libera copia, diffusione ed esecuzione (non di modifica) per fini non commerciali delle opere non più reperibili da almeno 24 ore (ad esempio telegiornali e trasmissioni televisive ecc.), non più in commercio da almeno 24 ore (ad esempio quotidiani) o fuori catalogo da almeno 7 giorni (ad esempio riviste, libri, videocassette, dvd ecc.), anche se ancora protette da diritto d autore, fatti salvi il riconoscimento della paternità dell opera e gli altri diritti morali; * il permesso di libera copia, diffusione, esecuzione e modifica, anche per fini commerciali, secondo i termini del pubblico dominio, delle opere non più in commercio o fuori catalogo da almeno 1 anno, anche se ancora protette da diritto d autore, fatti salvi il riconoscimento della paternità dell opera e gli altri diritti morali. Un altra soluzione legale, facilmente attuabile fin da ora, è contribuire alla scrittura di libri liberi. Wikipedia e LiberLiber hanno dimostrato che dalla collaborazione volontaria possono nascere prodotti superiori a quelli attualmente in commercio e il progetto Wikibooks (sempre di Wikimedia foundation, ma molto meno conosciuto dell enciclopedia libera) contiene già numerosi manuali (soprattutto tecnici e in inglese) anche di elevata di qualità. Ciascuno di noi può, fin da subito, dare un (anche piccolo) spicchio del suo tempo e delle sue competenze Ovviamente alcune materie o tematiche si prestano maggiormente poiché necessitano di aggiornamenti meno frequenti (analisi matematica e storia sono meno soggette a sconvolgimenti rispetto ad informatica). È una soluzione che non esclude la commercializzazione dei libri e nuovi modelli di business, in quanto basata sui principi della licenza GnuGfdl, già collaudati con software libero e opensource. Probabilmente più di una casa editrice distribuirebbe un edizione cartacea dei manuali liberi e li venderebbe a prezzi ridotti. Queste pratiche andrebbero, a mio parere, sostenute (anche economicamente) dallo Stato, in quanto contribuiscono all arricchimento del patrimonio di beni comuni e incentivano la concorrenza, a beneficio della collettività. Sicuramente un miglior investimento di soldi pubblici rispetto allo stanziamento di fondi da parte delle amministrazioni locali al fine di aiutare chi non può permettersi l acquisto dei libri per ragioni economiche: a favore della collettività e non a vantaggio di pochi privati. Sarebbe interessante la creazione di commissioni di valutazione della qualità dei manuali liberi e di comitati scientifici per il loro aggiornamento, sulla base anche dei suggerimenti provenienti da insegnanti e studenti.

4 il questo sconosciuto E' ovvio ribadire che l'interconnessione ad Internet è ormai utilizzata pervasivamente in tutte le realtà presenti nei siti raggiunti in tutto il mondo dalla grande rete. Ma pochi si preoccupano di quali possono essere i pericoli ai quali si può andare incontro quando si collega un sistema ad Internet. Spesso si sente parlare di antivirus o antispyware, ma molto meno di firewall, ed è proprio quest'aspetto che vogliamo approfondire in questo articolo. Quando si parla genericamente di firewall ci si riferisce a quei sistemi in grado di filtrare le comunicazioni tra interfacce di rete interconnesse tra loro, ovvero, per dirla in termini più semplici, sistemi che permettono o vietano il passaggio del flusso di informazioni che arriva ai loro capi. Tali sistemi si suddividono in proxy[1], che permettono un filtraggio sulle comunicazioni a più alto livello (in base al contenuto informativo del flusso, in base all'url,...), ed in packet filter[2] (ai quali spesso ci si riferisce con il termine firewall, come faremo nel resto dell'articolo), che effettuano un filtraggio dei pacchetti a più basso livello (in base all'indirizzo IP, alla porta di comunicazione, al protocollo,...). Pochi, dunque, utilizzano strumenti del genere, ma quei pochi apprezzano moltissimo le loro funzionalità. Dalla nascita di Internet si sono affinate tecniche di intrusione e di analisi dei pacchetti che hanno instillato nel senso comune di Daniele Masini un paio di regole d'oro: la prima è quella di considerare la rete come frequentata da "nemici", ovvero da persone che vogliono tentare di intrufolarsi nel nostro PC o vogliono semplicemente renderlo inutilizzabile. Anche se la percentuale di persone del genere è indicativamente piuttosto bassa, sui milioni di collegamenti Internet esistenti, la probabilità di essere il bersaglio di una di esse è tutt'altro che nulla. La seconda re- gola discende direttamente dalla prima ed è quella che consiglia di far esporre ad una macchina collegata alla rete soltanto i servizi di cui si ha effettiva necessità, perché più servizi si mettono a disposizione degli altri più si è vulnerabili. La vulnerabilità è generalmente dovuta al software che gestisce ogni singolo servizio, ovvero ai bug in esso presenti, quindi diminuendo il numero di servizi esposti, si dimunisce anche la probabilità che venga "utilizzata" la vulnerabilità dovuta al bug.

5 Per limitare il numero di servizi esposti in rete è sufficiente non lanciare in esecuzione il software di gestione del servizio per tutti quelli che non si desidera mettere a disposizione degli altri, oppure configurare tali software in modo che siano operativi soltanto sull'interfaccia di rete di loopback ( ) e non su quelle esterne. Fin qui non abbiamo parlato di firewall. Ma allora a cosa servono? I firewall servono in tutti gli altri casi. Cioè, se si vuol fornire, ad esempio, un determinato servizio soltanto ad alcuni PC/utenti remoti, spesso è necessario attivare il servizio in questione e limitarne l'utilizzo solo per quei PC che possono accedervi (a meno che il servizio in questione non sia configurabile in tal senso, ma è consigliabile utilizzare il firewall perché il software di filtraggio del firewall è generalmente più sicuro di quello del singolo servizio, che potrebbe esporre altri bug legati al suo specifico funzionamento). Quindi, dalla prima regola d'oro discende che è bene che tutti i servizi siano inaccessibli dall'esterno a meno di opportune deroghe, Il firewall può essere utilizzato anche nel caso in cui dobbiamo collegare ad Internet più di una macchina ma il provider ci ha dato un accesso singolo, ovvero per mettere in atto il meccanismo di NAT (o masquerading)[3]. Tale tecnica consente di assegnare uno stesso indirizzo IP pubblico a più macchine sulla LAN privata, in maniera che tutte possano accedere ad Internet, condividendo ovviamente la banda disponibile. Si supponga, ad esempio, di avere una piccola LAN domestica composta da 3 macchine ed un firewall. Il firewall può essere impostato in maniera tale da far sì che ogni pacchetto inviato da una delle 3 macchine venga inoltrato su Internet come inviato dall'indirizzo IP pubblico assegnatoci dal provider Internet. I relativi pacchetti delle eventuali risposte saranno gestiti dal firewall che li inoltrerà alla macchina opportuna. Per far questo il firewall utilizza una propria tabella interna nella quale memorizzerà gli indirizzi e le porte relativi ai pacchetti inviati dalle singole macchine presenti sulla LAN e si segnerà (in qualche modo) la sostituzione dell'indirizzo cioè si utilizza quella che in gergo si chiama lo- effettuata in maniera da poter effettuare la sogica pessimistica: negare tutto a tutti e poi stituzione inversa all'arrivo di un eventuale definire a cosa può accedere chi per ogni ca- pacchetto di risposta. so specifico.

6 Il firewall può essere realizzato tramite un apposito dispositivo (che in genere viene acquistato soltanto da aziende di certe dimensioni), può essere integrato nel modem/router ADSL con il quale ci si connette ad Internet (le cui funzionalità dipendono dallo specifico apparecchio in questione) e comunque si può usare quello messo a disposizione dal sistema operativo presente sui PC utilizzati. Per questo, specialmente in ambito domestico, nessuno sente la necessità di acquistare un apparato firewall, in particolar modo se utilizza come gateway una macchina sulla quale è installato il sistema operativo GNU/Linux. Quest'ultimo infatti contiene al proprio interno Netfilter[4], un ottimo sistema di firewalling configurabile a piacere, dotato anche di stateful inspection, una caratteristica che consente di filtrare i pacchetti in base allo stato della connessione. Anche se non arrivano al livello di affidabilità di Netfilter, programmi che effettuano un filtraggio di pacchetti esistono anche per Windows (ad esempio ZoneAlarm[5] di cui esiste anche una versione gratuita). Configurare opportunamente un firewall non è una cosa banale. Per effettuare una buona configurazione, oltre a conoscere lo strumento di firewalling con cui si ha a che fare, è necessario avere una buona conoscenza dei protocolli di rete ed in particolare, visto che si parla di Internet, dell'internet suite, meglio conosciuta con il nome TCP/IP[6]. In particolare, poiché un firewall lavora ai livelli più bassi dello stack di protocolli, è necessario tenere presente che in generale la sua visibilità arriverà fino ai protocolli TCP e UDP, ma non ai protocolli superiori, quindi, ciò che si può fare è filtrare i pacchetti sulla base degli indirizzi IP, delle porte (nel caso dei protocolli TCP e UDP) e del tipo di protocollo (TCP, UDP, ICMP,...). Generalmente un firewall contiene delle regole che, ogni volta che arriva un pacchetto, vengono prese in esame in sequenza partendo dalla prima (quindi l'ordine nel quale esse sono memorizzate ha un'importanza fondamentale). Ad ogni regola è associata un'azione, che può essere del tipo "ignora il pacchetto", "scarta il pacchetto notificandolo al mittente", "lascia passare il pacchetto",... Quando il pacchetto verifica una determinata regola viene eseguita l'azione corrispondente e le regole successive (se ce ne sono) vengono del tutto ignorate (per quel pacchetto). Esiste inoltre la possibilità di definire un'azione di default che indica l'azione da intraprendere se nessuna delle regole è soddisfatta dal pacchetto in esame. Quindi, ad esempio, si può lasciar uscire il traffico verso il web permettendo il passaggio dei pacchetti inviati verso la porta 80 (e magari 443 per l'https) dei vari indirizzi IP ed ovviamente abilitare anche il passaggio dei relativi pacchetti di risposta, altrimenti non saremo in grado di vedere alcunché (le nostre richieste raggiungerebbero il server web di destinazione ma le sue risposte non arriverebbero a noi). Sebbene la configurazione di un firewall (la cui sintassi tra l'altro è fortemente dipendente dal firewall considerato) vada ben oltre il nostro scopo, l'articolo vuol semplicemente mettere in guardia gli internauti del fatto che in un vasto mare come Internet la prudenza non è mai troppa. E' ovvio che senza un firewall è possibile incorrere in fastidiosi problemi dovuti al malware (virus, syware,...), quindi, oltre ad installare un antivirus, è forse opportuno pensare di filtrare le comunicazioni riferimenti con un firewall... [1] [2] [3] s_translation [4] [5] [6]

7 La Rete aperta e i suoi amici di Fiorello Cortiana " E debbasi considerare come non è cosa più difficile a trattare, né più dubbia a riuscire, né più pericolosa a maneggiare, che farsi capo ad introdurre nuovi ordini. Perché lo introduttore ha per nimici tutti quelli che delli ordini vecchi fanno bene, et ha tepidi defensori tutti quelli che delli ordini nuovi farebbono bene. La quale tepidezza nasce, parte per paura delli avversari, che hanno le leggi dal canto loro, parte dalla incredulità delli uomini; li quali non credano in verità le cose nuove, se non ne veggono nata una ferma esperienza. Donde nasce che qualunque volta quelli che sono nimici hanno occasione di assaltare, lo fanno partigianamente, e quelli altri de fendano tepidamente; in modo che insieme con loro si periclita." Per un Paese capace di futuro Affrontare il nodo dell'innovazione non significa solo aggiungere qualche risorsa nella ricerca di base e defiscalizzare la ricerca applicata, ma ridefinire trasversalmente il sistema istituzionale e normativo, parlare di innovazione senza affrontare le questioni della partecipazione, dell'innovazione tecnologica del sistema, delle infrastrutture della comunicazione digitale e analogica, della filiera formativa, del sistema della ricerca di base, dei nuovi diritti del lavoro e conseguentemente del welfare nell'ambito del lavoro cognitivo, significa ritenere erroneamente che la Società della Conoscenza richieda una competenza in più da giustapporre a quanto già esistente, senza che questa vada ad intaccare i diversi settori consolidati. Fare dell Europa l' economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale entro il 2010, questo l obbiettivo dell Agenda di Lisbona rispetto alla quale l'italia è nella coda dei paesi europei. Nella classifica dell'indice di competitività del World Economic Forum, Network Readiness Index siamo al 38 posto ed è una magra consolazione sapere che due anni fa eravamo al 45 visto che praticamente tutti i paesi europei, anche nuovi arrivati, ci precedono. Capire il cambiamento Oggi il 70% dell economia europea è costituito dai servizi ( è il 75% negli States): proviamo a pensare quanta comunicazione, quanta conoscenza, sia in termini di relazioni sociali che di pervasività digitale, sono contenute in quel 70%. A fronte di questa percentuale occorre Macchiavelli "Il principe" osservare che in Italia il sistema normativo, le procedure di rappresentanza e di negoziazione del mondo del lavoro, la definizione stessa delle politiche pubbliche, sono ancora l espressione di un modello economico industriale manifatturiero. Se vogliamo che l'italia sia protagonista nello straordinario cambiamento in corso dobbiamo stimolare l'innovazione in ogni aspetto della società. Oggi il fattore di cambiamento che dà corpo al processo di innovazione che sta interessando l'intera umanità è Internet, la rete che connette in modo interattivo milioni di computer con la loro potenza di calcolo. Occorre capire che la rete digitale non è un mondo parallelo ma un'estensione del mondo relazionale e informazionale della nostra società. In Italia i dati parlano chiaro: imprese IT ( addetti e dipendenti), di cui di informatica (/software/), il comparto ICT occupa oltre un milione di persone (fra domanda ed offerta) principalmente impegnati in imprese da 1 a 9 addetti; i primi 10 operatori hanno il 50% del mercato IT, i primi 50 il 90%; agli altri (essenzialmente le migliaia di microaziende) il resto. Il 90% delle risorse (pubbliche e di mercato) nel settore ITC sono orientate all'acquisto di beni e servizi prodotti da "altre economie" che non quella nazionale. La spesa pubblica, con la sua capacità di indirizzo del mercato, è indirizzata verso gli operatori in analoga proporzione mentre il dato occupazionale è rovesciato e va messo in relazione con l'attività commerciale e di intermediazione a fronte della bassa produzione diretta di software, servizi e ricerca di base e/o applicata.in Italia la spesa informatica è molto bassa rispetto agli standard internazionali, con una carenza di investimento in innovazione da parte della

8 La rete aperta e i suoi amici Piccola e Media Impresa. Le imprese sotto i 50 dipendenti investono in IT una media di Euro annui, contro i delle medie e i della grande industria. In una situazione del genere le università, con significative eccezioni che per ora non hanno fatto scuola, non hanno saputo stimolare la nascita di nuova impresa, né incidere nello sviluppo di quelle esistenti, mentre si assiste ad un crollo dell investimento pubblico nella ricerca. Per ovviare a questa situazione di doppio stallo e fare del software una risorsa strategica occorre riconoscere degli obiettivi strategici: modello di specializzazione del paese nel quale il software deve essere valorizzato come strumento di innovazione dell industria ICT e basata sull' ICT e come bene/merce; affermare una cultura della valutazione e della valorizzazione delle eccellenze; attivare politiche di rafforzamento delle imprese esistenti e creazione di nuove (prodotti, servizi e crescita dimensionale; politiche ed iniziative di livello europeo, sostenendo le industrie primarie ICT (politiche di sostegno dell'offerta) e le industrie secondarie ICT (politiche di favorire l'investimento pubblico a fondo perduto a sostegno della domanda); ricerca, specialmente di base. Un'economia della conoscenza passa dall'orientamento al servizio, dallo sviluppo della Tecnologia dell'informazione, dalla liberalizzazione del mercato caratterizzata dallo sviluppo di servizi qualificati rivolti alle imprese ed ai consumatori, dal software alla progettazione. Non solo data-entry non solo call center. Ciò che rende innovativa l esperienza è la capacità culturale di cogliere le potenzialità del digitale. Un nuovo Patto per il lavoro che cambia La natura del lavoro, la natura della produzione, sono chiamate in causa in modo non rinviabile dalla dimensione digitale, con la sua pervasività, la sua interconnessione e la sua interazione. L'innovazione tecnologica nell'era digitale interessa tanto il prodotto quanto il processo. La dimensione cognitiva del lavoro diviene così centrale nella produzione di valore anche nei processi di innovazione che interessano settori maturi. Il lavoro cognitivo mette in discussione i parametri quantitativi quali quelli legati allo sforzo fisico e/o al tempo impiegato: entra in gioco la dimensione soggettiva e la centralità delle persone, qui il consumatore partecipa direttamente alla definizione del prodotto. Dai contenuti audiovisivi alla modificazioni delle soluzioni del design è esaltata la modalità concorsuale collettiva nella produzione creativa del lavoro cognitivo, con processi di relazione assolutamente diversi da quelli lineari. La conoscenza e la sua condivisione sono condizioni costitutive per la produzione di valore cognitivo e prevedono l'apertura evolutiva a modalità e a codici espressivi imprevedibili: risulta perciò necessario operare scelte tecnologiche e normative tali da non precludere futuro. Nell'era della conoscenza il vero capitale delle imprese è costituito dalle persone e dalla loro qualità, fatta di esperienza, impegno, idee. Perché questa ricchezza possa essere sviluppata è necessario che i nuovi imprenditori e le nuove idee possano emergere negli unici settori dove ciò è possibile in un paese sviluppato: quelli ad alta intensità di conoscenza. Per questo sono cruciali la promozione e la tutela dei lavoratori della conoscenza, così come la creazione di condizioni meritocratiche e non assistenziali al fine di trattenere i nostri migliori talenti e, magari, di attrarre quelli degli altri. Il Patto del Welfare è stato importante così come la suo approvazione da parte dei lavoratori, oggi occorre definire in modo partecipato un Welfare per la Conoscenza attraverso un "patto

9 La rete aperta e i suoi amici con le nuove generazioni di lavoratori cognitivi". Le condizioni necessarie per non precluderci il futuro Occorre garantire: competitività,concorrenza, accessibilità,partecipazione, ricerca e sviluppo. E' una questione democratica perché ha a che fare con beni comuni e diritti universali. In Italia non si tratta soltanto di registrare un ritardo fisiologico dovuto alla necessità di adattamento di un sistema attraverso approssimazioni successive, occorre un salto. Una metodologia e una cultura dell'innovazione Per innovare non è sufficiente adottare nuove tecnologie: occorre uno sguardo capace di vedere questo passaggio culturale, economico e sociale, occorrono una politica pubblica ed un sistema normativo adeguati a definire un ambiente favorevole per l'economia della conoscenza. L'educazione necessaria Per disporre di uno sguardo adeguato al cambiamento in atto occorre un impegno per politiche di educazione e formazione che affianchino il welfare della conoscenza. La Commissione Europea propone "Un approccio europeo all'alfabetizzazione mediatica nell'ambiente digitale", affinché tecnologie differenti e complementari con quelle analogiche, contribuiscano alla dimensione educativa necessaria ai diversi livelli del percorso scolastico. Una dimensione inclusiva che richiede una nuova definizione del rapporto docente/discente nei processi cognitivi per cogliere le opportunità attraverso la necessaria profondità. Una rete di reti, un'unica rete, una rete neutrale L'accesso ad Internet deve essere un servizio universale di pubblica utilità, quindi con garanzie di continuità nella connessione e concorrenza tra gli operatori finalizzata alla riduzione dei costi. La neutralità della rete è la garanzia per il concorso competitivo per applicazioni, servizi e contenuti che si definiscono e si propongono attraverso la rete stessa. La separazione tra rete e servizi deve essere garantita dall'authority con componenti autorevoli e indipendenti e con la dotazione di poteri di intervento e sanzione adeguati. Oltre alle opportunità del WI-MAX, oltre all'obbligo di servizio pubblico che gli operatori devono garantire nelle aree disagiate, occorre una integrazione di sistema tra le reti esistenti e in previsione affinché le potenzialità della rete, a partire dall'infrastruttura a Banda Larga, costituiscano una opportunità non discriminante. L'integrazione delle reti potrebbe essere gestita da una Public Company pubblico privata partecipata dagli operatori del settore che utilizzerebbero come risorsa disponibile la rete di cui dispongono. Così attraverso la forma aggregativa o federativa la partecipazione delle società di servizi pubbliche insieme ai privati garantirebbe una direzione efficace per un mercato aperto con la possibilità del controllo pubblico degli Enti Locali. Le Scienze dell'informazione come elemento costitutivo per la società della conoscenza Nell'economia della conoscenza la possibilità dello sviluppo, di protagonismo e di attrazione nel mercato globale è legata agli investimenti in informatica. La ricerca di base svolta nelle università e nelle aziende in stretta relazione consente un rapido trasferimento dei risultati, ciò insieme alla funzione di indirizzo della domanda pubblica costituisce un fattore strategico. Le misure di sostegno ed incentivo alla collaborazione devono essere centrate sullo sviluppo dell'informatica per innovare in modo efficace ed adattativo la catena di produzione del valore. Condividere i codici aperti, riusare le applicazioni, così facendo la PA può rendere visibile ed efficace la rete come impresa cognitiva collettiva. L'opportunità dell'agenzia Nazionale per l'innovazione a Milano L'Agenzia per la Diffusione delle Tecnologie per l'innovazione ha iniziato il suo cammino. Con la legge 266 del 2005 si definiva lo scopo dell'agenzia"accrescere la capacità competitiva delle piccole e medie imprese e dei distretti industriali, attraverso la diffusione di nuove tecnologie e delle relative applicazioni industriali".i criteri direttivi dello statuto prevedono compiti di promozione, coordinamento per la previsione delle tendenze tecnologiche, scientifiche ed economiche. Di percorsi formativi e di accompagnamento dei processi di innovazione e di valutazione dei progetti di innovazione legati a "Industria 2015" così come per il 7 Programma Quadro dell'ue. L'Agenzia potrà studiare modelli

10 La rete aperta e i suoi amici di collaborazione pubblico/privato e anche stipulare convenzioni conseguenti. E' evidente lo sforzo coerente degli ultimi due Governi di dare corpo ad una funzione di accompagnamento dell'industria italiana verso i processi di innovazione. E' altresì evidente che le prerogative attribuite all'agenzia le consentono di essere lo strumento di relazione con i propositi di competitività nell'economia della conoscenza che l'europa ha definito con "Agenda di Lisbona". Nella relazione tra queste due funzioni il distretto industriale italiano per antonomasia può avere un ruolo da protagonista nel mercato globale come distretto dell'innovazione. Un ruolo utile anche per il resto del Paese, sarebbe di poca utilità se si riducesse ad essere uno sportello decentrato. Proprio la definizione efficace dei criteri per l'attività istituzionale dell'agenzia può trovare una coerente modalità innovativa attraverso un processo aperto e partecipato da parte di coloro che dell'agenzia dovrebbero poi avvalersi. La modalità di partecipazione ad un tavolo delle rappresentanze sociali dei diversi interessi in gioco"multistakeholder" insieme alle possibilità di partecipazione informata via web costituisce non solo la garanzia di qualità per l'agenzia ma ad un tempo costituisce la pratica coerente della sua funzione di raccordo e di accompagnamento per una rete distrettuale e nazionale che vuole essere capace di futuro. Fare incontrare credito e creatività E' necessario e virtuoso riequilibrare l'investimento pubblico e quello privato nella relazione ricerca-sviluppo-trasferimento-creazione d'impresa attraendo i capitali privati con incentivi fiscali, semplificazione delle procedure e facilità di accesso al capitale di rischio. Occorre una strategia seria per sviluppare la figura e la funzione degli operatori del capitale di rischio, oggi surrogata dalle banche, perché no figure efficaci per la generazione di imprese derivate e imprese tecnologiche avviate originate nella relazione tra università e impresa. La vivacità di queste imprese, accompagnata dalla elasticità del capitale di rischio ha una funzione indispensabile per il trasferimento della ricerca dentro a processi di innovazione. Nella realtà italiana caratterizzata dalla diffusione della piccola e media impresa questa è una funzione vitale perché essa acquisisca una visione strategica dell'innovazione tecnologica. La PA per un'economia della conoscenza La PA dispone della principale condizione per un'economia della conoscenza nell'era digitale interconnessa, questa condizione risiede nella natura della funzione relazionale che essa ha con i cittadini. La PA costituisce l'aggregatore sociale più grande e diversificato, ciò che si rende necessario perché questa condizione sia un fattore abilitante per un'economia della conoscenza è il cambio di senso di questa funzione relazionale. Oggi tutti i cittadini hanno una densa relazione con la PA attraverso l'ottemperamento di pratiche e procedure per la richiesta di documenti, di certificazioni, di permessi, di autorizzazioni ecc., una relazione che ha l'intensità di una vita. Il senso della relazione può cambiare se si attivano pratiche di partecipazione informata dei cittadini, i quali grazie all'interattività della rete digitale possono accedere allo straordinario patrimonio informativo costituito dalle attività svolte dalla PA lungo la storia ben oltre la vetrina della Legge 241. E' evidente che ciò comporta una riorganizzazione del back office e lo "spolveramento" degli scaffali degli archivi, così come richiede alla stessa articolazione fisica della PA di costituirsi come spazio di relazione interattiva. A partire dalle politiche di

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