FEDERAZIONE REGIONALE EMILIA ROMAGNA

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1 FEDERAZIONE REGIONALE EMILIA ROMAGNA REALIZZAZIONE DI INTERVENTI DI PROMOZIONE E QUALIFICAZIONE DELLA COOPERAZIONE RELATIVI ALLA INDIVIDUAZIONE IN AMBITO COOPERATIVO DI FIGURE PROFESSIONALI PER LA SALVAGUARDIA ECONOMICA E LA VALORIZZAZIONE STORICA, CULTURALE ED ARTISTICA DEL PATRIMONIO ITTICO Realizzato con il contributo della Regione Emilia Romagna ai sensi dell art. 2, lett. b) e f) della Legge 23/03/90 n. 22 Deliberazione della Giunta Regionale n del 16/11/1998

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6 INTRODUZIONE Questo progetto, realizzato grazie al contributo della Regione Emilia Romagna, nasce dall esigenza di conoscere la realtà storica ed economica del patrimonio ittico delle strutture ad esso connesse, nonché dalla realizzazione di interventi a sostegno del settore pesca. Nelle pagine seguenti verrà illustrata un analisi accurata per il recupero e la valorizzazione del patrimonio ittico regionale e degli immobili in cui vengono svolte le attività legate al mercato della pesca; con particolare riferimento alle provincie del Litorale Emiliano-Romagnolo. L elaborato consiste in una ricerca di carattere storico-economico finalizzata al reperimento di elementi necessari all individuazione di un sito collocato in un area strategica, dal punto di vista turistico e per l economia ittica locale; nonché per la realizzazione di un museo legato al settore della pesca. Successivamente, dal punto di vista storico-etnografico, si intende focalizzare l attenzione sull eventuale coinvolgimento di strutture che potrebbero agevolare la gestione di centri polivalenti. Il fine ultimo della nostra ricerca è quindi di creare un polo attrattivo dal punto di vista sociale economico e turistico, costituendo nuove cooperative o coinvolgendo le esistenti per creare occupazione. 1

7 P R I M A P A R T E 2

8 1. BREVI NOTIZIE STORICHE Il territorio che si estende a Sud del Delta del Po fino alle pendici delle colline romagnole offre al visitatore una gran varietà di ambienti e di attrattive culturali. In questo estremo lembo della pianura padana si trovano, l uno accanto all altro, i relitti della primitiva macchia mediterranea, le lagune litoranee, le valli salmastre, le zone umide di acqua dolce, le antiche vestigia etrusche e romane, gli splendori dei mosaici bizantini e le suggestioni dell architettura benedettina ed estense. L opera della natura ed il lavoro dell uomo si sono intrecciati nel corso dei millenni per dare forma a questo territorio sempre mutabile. Fino a pochi decenni or sono, infatti, bastava una piena del fiume o una violenta mareggiata per modificare gli incerti confini tra l emerso ed il sommerso. Nonostante una simile estrema provvisorietà, gli insediamenti umani nella zona recano date antichissime. Queste terre hanno avuto origine dal continuo e copioso apporto di detriti depositati dalle acque del Po e dai suoi affluenti nel corso di migliaia di anni con il conseguente progressivo spostamento ad est della linea di costa del Mare Adriatico. La foce del grande fiume porta traccia storica di popolamenti sin dalla seconda età del ferro. Al VI secolo a. C. risale l emporio etrusco di Spina che stabilì importanti relazioni commerciali con i Greci e con popolazioni del Nord Europa, come testimoniano i ricchi corredi funerari scavati nella necropoli. Risalgono a quei tempi lontanissimi le prime pratiche di regimentazione idraulica, con l escavo di bocche e canali rivolti soprattutto alla navigazione commerciale, ma utili anche alla piscicoltura ed all agricoltura. La produzione del sale era un altra importante voce dell economia locale. 3

9 A partire dal III secolo a. C., dopo le invasioni dei Galli, furono i Romani a stabilire il proprio controllo sulla regione, dotandola gradualmente di importanti vie di comunicazione per acqua e per terra, potenziandone i porti e gli insediamenti, incentivandone le produzioni agricole, silvicole e pastorali, la piscicoltura, le saline, i cantieri navali, la fabbricazione di laterizi e la raccolta del legname. Non mancano le testimonianze di quel periodo particolarmente fecondo: numerosi sono i ritrovamenti archeologici in territorio ferrarese, ma ancora maggior rilievo hanno i resti del porto romano di Classe sede dell armata romana del levante e le preziose vestigia romane della città di Rimini, la quale in età augustea fu oggetto di un grandioso programma di opere pubbliche che culminò con la realizzazione dell'arco di Augusto e del Porto di Tiberio. Ultima roccaforte dell Impero Romano d Occidente, Ravenna divenne poi capitale dei regni barbarici e, successivamente, sede dell esarcato bizantino. Le sue solenni basiliche evocano in maniera compiuta il periodo di splendore vissuto dalla città. Nel periodo longobardo, un poco più a Sud del Delta del Po, si sviluppò la suggestiva città lagunare di Comacchio: l antica tradizione della produzione del sale fu fonte della sua floridezza ma anche della sua decadenza in un infelice scontro con Venezia. Nelle pescose valli salmastre che la circondavano fu inventato il lavoriero, strumento essenziale di una filiera produttiva articolata nei suggestivi casoni da pesca, ancora oggi alla base della locale attività di piscicoltura che ha nell anguilla l elemento di maggiore originalità. Un altra laboriosa e creativa presenza ha lasciato tracce imponenti: l Abbazia di Pomposa, col suo svettante campanile, ospitò i monaci benedettini che fra l ottavo ed il nono secolo 4

10 sperimentarono l efficacia della loro regola intraprendendo rilevanti opere di bonifica e potenziando la produzione agricola. Numerose alluvioni determinarono, a monte del corso del Po, una serie di rotte che indussero ad un lento e progressivo impaludamento del Polesine ferrarese. Al fine di accontentare le pressanti richieste di terreno che pervenivano dal mondo agricolo, la Signoria Estense avviò un imponente progetto di prosciugamento dell'area paludosa noto come Grande Bonifica Ferrarese. Tuttavia, in pochi anni, la costipazione dei suoli avrebbe vanificato quest opera di bonifica, oggi ricordata soprattutto per le antiche chiaviche idrauliche a porte vinciane ancora esistenti nel territorio di Goro, nei pressi del Canal Bianco. Qui si trova anche l imponente Castello della Mesola, residenza estiva e di caccia degli Estensi. Più a Sud, nell ultima propaggine della Romagna, si consolidò la Signoria dei Malatesta. Sotto il loro dominio furono costruite rocche, chiese come il celebre tempio Malatestiano e palazzi signorili. Nei secoli successivi, con la decadenza ed il tramonto delle Signorie, la Romagna ed il territorio ferrarese entrarono a far parte dei possedimenti pontifici. Fatta salva la breve parentesi di dominio napoleonico, questi territori continuarono a far parte dello Stato Pontificio fino al 1860, quando furono ufficialmente annessi al Regno d Italia con un plebiscito popolare. Dopo l unità d Italia furono intraprese colossali opere di bonifica. In oltre un secolo sono stati bonificati decine di migliaia di ettari di palude: l ambiente, il paesaggio, gli insediamenti e le attività economiche hanno così conosciuto graduali ma radicali trasformazioni. Nella fascia litoranea emiliano romagnola sono ancora presenti tutti gli ambienti naturali che ne componevano l antico paesaggio. 5

11 Anche se ridotti a lembi frazionati e discontinui sono comunque testimonianze di quello che doveva essere l aspetto delle fasce marginali della pianura e costituiscono un immenso patrimonio naturale, ambientale, paesaggistico ma anche storico da conservare, tutelare e tramandare. 6

12 2. GLI AMBIENTI NATURALI E LA VEGETAZIONE Anche se la vegetazione naturale si è notevolmente ridotta per il pesante condizionamento umano, la varietà di ambienti del territorio costiero conserva ancora ambienti naturali di grande interesse, soprattutto nella zona compresa fra il Delta del Po e le Saline di Cervia LE DUNE E GLI SCANNI Lungo la costa sulle dune che si trovano nei residui tratti di spiaggia naturale e sugli scanni, sottili isolotti che orlano a mare le bocche del Po, si trovano esempi tipici di vegetazione delle sabbie. Si possono infatti osservare alcune comunità vegetali disposte secondo una successione spaziale che, partendo in prossimità della battigia, giunge a ridosso delle retrostanti formazioni boschive. Tale successione, non sempre ben riconoscibile, rispecchia una precisa e decrescente capacità di adattamento delle piante alle difficili condizioni di vita imposte dal vento, dall aridità e mobilità della sabbia, dalla temperatura e dalla salsedine. Sulla spiaggia, più vicino alla linea di costa, si spingono solo poche specie pioniere, tra cui la ruchetta di mare e la nappola italiana. In seconda fila crescono la robusta gramigna delle spiagge e lo sparto pungente, dalle foglie piuttosto rigide ed acuminate. Queste graminacee colonizzano le dune mobili del litorale contribuendo in maniera decisiva alla loro costruzione grazie all azione consolidante dei rizomi. Su queste dune fiorisce, da giugno a settembre, il grazioso convolvolo delle sabbie, con il fusto strisciante e bei fiori imbutiformi di colore rosa. 7

13 Dietro alle dune, in posizione riparata, crescono alcune specie di muschi e, ancora più all interno, dove il suolo è ormai stabile, si possono trovare i primi arbusti di olivello spinoso e ginepro comune LE ZONE UMIDE DI ACQUA SALMASTRA Le zone umide di acqua salmastra sono specchi d acqua di scarsa profondità, comunicanti col mare tramite canali che consentono l ingresso delle acque marine, o separate dal medesimo tramite chiaviche o paratie. Sugli argini, nelle secche e sui dossi che emergono dalle acque salmastre si insedia una vegetazione poco appariscente ma peculiare e molto specializzata. In questi ambienti, infatti, le variazioni del livello idrico e l elevata salinità consentono la sopravvivenza solamente di piante capaci di tollerare alte concentrazioni di cloruro sodico. Le più caratteristiche sono sicuramente le salicornie, provviste di un fusto succulento ramificato e segmentato, con foglie ridotte a squame. Per il loro aspetto, che le rende simili a piccoli cactus, sono note anche con il nome di grasselle. I fusti e i rami, normalmente di colore grigio verde, tendono al rosso porporino col sopraggiungere dell autunno. Sulla superficie dei dossi, accanto alle salicornie, altre specie costituiscono mutevoli popolamenti a seconda della posizione più o meno rialzata e dei livelli di umidità e salinità del suolo: fra queste il limonio, pianta protetta che da vita a spettacolari fioriture. Quando la salinità diminuisce compaiono le comuni bordure a canna di palude e ciuffi di giunco marittimo. Uno dei pochi arbusti in grado di abitare in questo ambiente è il tamerice, il quale alligna sugli argini più elevati delle valli. 8

14 2.3. LE ZONE UMIDE DI ACQUA DOLCE La valli di Argenta ed il complesso vallivo di Punte Alberete Valle di Mandriole costituiscono importanti oasi di rifugio per numerose specie la cui sopravvivenza è legata agli specchi di acqua dolce. La vegetazione è distribuita in rapporto alla profondità dell acqua. In alcuni casi si tratta di specie divenute particolarmente rare. All esterno le valli d acqua dolce sono circondate da alberi come i salici e i pioppi, da arbusti come la frangola e da prati, talvolta inondati, dove si trovano densi ciuffi di carice spondicola e fiori di campanella e giaggiolo acquatico. Oltre alla comune canna di palude, fanno parte di questi ambienti la tifa a foglie strette e, dove la profondità aumenta, la lisca lacustre. Specie acquatiche vere e proprie si osservano al centro delle valli, dove l acqua raggiunge profondità variabile da 50 centimetri a 2 metri. La ninfea bianca e la genziana d acqua hanno radici ancorate sul fondo e foglie ampie di forma arrotondata, adagiate sul pelo dell acqua dove, in estate, si schiudono le corolle bianche e gialle dei loro splendidi fiori LE FORMAZIONI BOSCHIVE Tra le principali testimonianze delle aree boscate naturali della Pianura Padana, ormai ridottissime, si segnala il Bosco della Mesola, originatosi nell alto medioevo su cordoni dunosi alle foci del Po di Volano. La vegetazione, molto ricca e articolata, è condizionata dalla morfologia del territorio. Al suo interno esistono esemplari arborei di dimensioni notevoli e solo pochi raggi solari riescono a penetrare la densa copertura vegetativa. 9

15 Sulle dune di formazione più recente domina il leccio, la specie arborea più diffusa nel bosco. Nelle depressioni infradunali dove, soprattutto in inverno, l acqua ristagna a lungo, crescono il frassino meridionale, il pioppo bianco e l olmo comune. Nella parte più occidentale, sulle dune più antiche e livellate dal tempo, trova spazio la tipica formazione boschiva di pianura con farnie e carpini bianchi. Di estremo interesse naturalistico è anche l ultima foresta allagata della regione: l oasi di Punte Alberete. Qui, attorno a stagni e fossi di acqua dolce dove vegetano le ninfee, si sviluppa un rigoglioso bosco di pioppi, salici e frassini e altre specie arboree legati agli ambienti umidi ripariali. Nelle Valli di Argenta si trova il Traversante, un bell esempio di bosco a sommersione saltuaria LE PINETE Le pinete caratterizzano buona parte del paesaggio del litorale e sono state impiantate artificialmente in tempi più o meno remoti. Le storiche pinete ravennati risalgono con molta probabilità all epoca romana. Fino alla metà del settecento costituivano un unica ampia e ininterrotta selva dalla foce del fiume Lamone fino alle saline di Cervia. Oggi sono ridotte a tre soli tronconi: le pinete di San Vitale, Classe e Cervia. Sono costituite dal pino domestico, albero dalla notissima chioma ad ombrello che, estraneo alla flora locale, è bisognoso di continue cure. Accanto ad esso crescono le piante del bosco spontaneo (lecci, farnie, pioppi e frassini) sotto le quali prosperano molte specie di arbusti ed eleganti orchidee. Più recenti sono le pinete di Stato impiantate agli inizi del secolo a ridosso della costa ravennate. La sottile fascia boscata è costituita 10

16 prevalentemente da pini marittimi, più resistenti alla salsedine rispetto ai pini domestici. Risalgono invece agli anni trenta i rimboschimenti che danno vita alla Pineta di Volano, interessante riserva naturale allo sbocco dell omonimo ramo del Po. 11

17 3. LA FAUNA Il territorio storico e odierno del delta è una vasta area antropizzata che racchiude un mosaico di zone umide con acque correnti, stagnanti, dolci, salmastre, salate, boschi igrofili e planinziali, pinete costiere. Negli ultimi secoli la fauna ha risentito negativamente delle inarrestabili trasformazioni ambientali e molte specie animali si sono estinte: il lupo, il castoro ed il pellicano nel XVII secolo; il capriolo e la gru agli inizi di questo secolo; la lontra negli anni ottanta. Altre specie, come la moretta tabaccata, la pernice di mare, lo storione comune e lo storione del Naccari, sono da tempo rarissime. Negli ultimi due decenni, tuttavia, la tendenza al progressivo depauperamento del patrimonio faunistico sembra essersi arrestata ed alcune specie nidificanti, che erano assenti da più di un secolo, hanno fatto ritorno. Il cormorano è tornato a nidificare nel 1986 nelle valli di Argenta e Marmorta; nel 1989 è ritornata la spatola; tra la fine degli anni settanta e l inizio degli anni ottanta hanno cominciato a nidificare il gabbiano corallino, il gabbiano roseo, il beccapesci e la rara sterna di Ruppel. Anche predatori terrestri, come la volpe, il tasso, la donnola e la faina hanno rapidamente ricolonizzato la pianura, irradiandosi dall Appennino attraverso le aste fluviali ed i corsi dei torrenti GLI UCCELLI Gli uccelli, con oltre 200 specie di nidificanti, migratori e svernati regolari, sono la componente che in ogni periodo dell anno colpisce maggiormente per la grande varietà e la spettacolarità delle manifestazioni. 12

18 Per documentarne e registrarne la consistenza e le variazioni vengono effettuati periodicamente censimenti dell avifauna stanziale e migratoria. Sono soprattutto le zone umide, sia dolci che salmastre, nelle quali abbondano le possibilità alimentari, di rifugio e di nidificazione, ad ospitare in ogni periodo dell anno ingenti popolazioni di uccelli. Il Delta del Po, infatti, si inserisce sulle rotte migratorie di diverse specie ornitologiche che, partendo dal Nord Europa, attraversano la nostra penisola per portarsi nelle stazioni di svernamento mediterranee. Per effetto della convenzione di Ramsar, le maggiori zone umide comprese nelle province di Ferrara e Ravenna sono state dichiarate zone di importanza internazionale per gli uccelli acquatici. Sulle spiagge meno frequentate nidifica ancora la beccaccia di mare, ormai scomparsa dal resto d Italia; nello stesso ambiente nidificano spesso il fratino ed il fraticello. All interno di lagune e valli arginate, su dossi e barene, nidificano numerose specie come il gabbiano comune, il gabbiano reale, la sterna comune, la pettegola, il cavaliere d Italia e l avocetta, spesso riuniti in colonie. In inverno e nei periodi delle migrazioni questi specchi d acqua si popolano di migliaia di folaghe e di varie specie di anatre. Le saline di Comacchio e Cervia, con i loro specchi d acqua che non gelano in inverno e le ampie distese di fanghi ricchi di invertebrati, ospitano un gran numero di uccelli lamicoli, ma anche numerose garzette e qualche fenicottero. Le zone umide d acqua dolce (canali, golene fluviali, casse di espansione) sono in assoluto gli ambienti più ricchi di specie per l ampia varietà di ambienti che presentano. I canneti offrono, a specie come l airone rosso ed il falco di palude, un sito di nidificazione; ad altre, come il tarabuso, il porciglione, il 13

19 basettino, il cannareccione, la cannaiola, l usignolo di fiume, il Martin pescatore ed il forapaglie, un ambiente in cui alimentarsi e trascorrere pressoché tutto l anno. Ai margini del canneto e nei chiari di possono osservare svassi maggiori, tuffetti, folaghe e gallinelle che costruiscono nidi galleggianti. In alcune zone, come la Valle di Mandriole e le Valli di Argenta e Marmorta, dove in estate di formano vaste distese di piante con foglie e fiori galleggianti, il rarissimo mignattino piombato costruisce il suo nido di steli sulle ninfee. Le pinete costiere e i boschi igrofili, come quello di Punte Alberete, costituiscono uno degli ultimi rifugi per diverse ornitologiche da tempo fortemente ridotte. Oltre a numerosi passeriformi, tra le specie più interessanti figurano rapaci come il lodaiolo, il gufo comune, l allocco, l assiolo ed il raro mignattaio. Di notevole importanza naturalistica è la presenza delle garzaie. Si tratta di colonie nidificanti in cui le varie specie si dispongono a seconda delle esigenze di ciascuna. Le più note sono le garzaie di Punte Alberete, della Valle Bertuzzi, della Valle di Mandriole e dell ex zuccherificio di Codigoro, nelle quali viene segnalata la presenza di aironi cenerini, sgarze, ciuffetti, nitticore e garzette I MAMMIFERI Tra i mammiferi, oltre ai ricci, le donnole, le faine, i tassi e le volpi, va segnalata la presenza dei daini nel bosco della Mesola, probabilmente importati dagli Estensi perché facili da cacciare. La loro presenza ha tuttavia causato seri problemi di competizione alimentare ai cervi. Questi ultimi, presumibilmente derivati da esemplari che vivevano nelle selve planiziali prima dell insediamento umano, rappresentano la componente faunistica più preziosa del Bosco e sono stimati in circa un centinaio. 14

20 Fra i mammiferi tipici delle zone umide ci sono il topolino delle risaie, che vive tra le canne in un nido sferico fatto di steli, l arvicola d acqua ed il topo ragno. Da segnalare è la presenza di specie di recente introduzione come il coniglio d origine iberica, introdotto negli anni cinquanta a Boscoforte e la nutria, un roditore di origine sudamericana. Quest ultimo, sfuggito dagli allevamenti dove veniva allevato per la sua pregiata pelliccia, è diventato abbondantissimo ed ubiquitario, creando disturbo a numerose specie di uccelli acquatici GLI ANFIBI E I RETTILI Le zone umide del delta ospitano quasi tutte le specie di anfibi della regione, tranne quelle più legate agli ambienti collinari e montani. Sono abbondanti le rane verdi, i rospi comuni e i piccoli rospi smeraldini. Molto diffusa è la raganella. I relitti vallivi e le zone adiacenti al corso del Po potrebbero ospitare una specie molto rara nella pianura Padana, il rospo bruno di Cornalia, finora mai segnalato con certezza nella nostra regione. Piuttosto comuni sono anche i tritoni e le salamandre. Tra i rettili, la testuggine palustre è senza dubbio la specie più prestigiosa della zona del Delta. Nel bosco della Mesola sono molto numerose anche le testuggini terrestri. Abbondanti sono le bisce d acqua. La vipera comune sopravvive negli ultimi lembi di foreste e pinete costiere I PESCI Gli specchi vallivi sono caratterizzati da una ricca ittiofauna: si tratta soprattutto di anguille, che trascorrono la loro vita nelle acque interne per andarsi a riprodurre in mare. Anche diverse specie marine come i cefali, le orate, i branzini, le passere, le 15

21 sogliole e le spigole penetrano spesso nelle zone umide costiere dove crescono più rapidamente. Le acque fluviali, dei canali e delle valli di acqua dolce, caratterizzate da un lento decorso, da elevate temperature e da una ricca vegetazione palustre, sono popolate specialmente da carpe e tinche che tuttavia, in molte zone, sono state soppiantate da pesci introdotti dall uomo quali il pesce gatto, il persico e la gambusia. Tra i predatori è presente il luccio. Nelle zone umide costiere in comunicazione col mare si trovano anche gli storioni: gli esemplari adulti risalgono i fiumi per riprodursi, mentre quelli giovani li discendono per poter vivere in mare. La presenza e gli spostamenti stagionali di grandi quantità di pesce tra lagune, foci dei fiumi e mare, sono noti da secoli agli abitanti di questi luoghi che hanno sviluppato originali ed efficientissimi metodi di cattura. Fra questi il caratteristico lavoriero, sistema tradizionale che intrappola il pesce nel momento in cui abbandona le valli per portarsi in mare per la riproduzione. La pesca, che in passato rappresentava una delle principali fonti di sussistenza, oggi è un importante risorsa economica che alimenta un vasto mercato non solo locale. 16

22 4. LA PESCA 4.1. GESTIONE INTEGRATA DELLA FASCIA COSTIERA Nella fascia costiera si concentrano, più che in altre aree, insediamenti ed attività produttive: alla discontinuità fisica del substrato si contrappone la continuità degli spazi occupati dalle attività umane. L'elevato numero di attività praticate sulla fascia costiera ha generato conflitti tra i diversi utilizzatori: turismo ed inquinamento, degrado ambientale e produzione di alimenti di qualità, conservazione di ecosistemi naturali e diffusa cementificazione possono convivere solamente adottando strategie integrate di gestione e generando corrette relazioni tra le parti che facciano escludere quelle attività caratterizzate da un pessimo rapporto tra benefici realizzati e danni prodotti. Storicamente l'attività della pesca ha un ruolo centrale nella fascia costiera, anche se negli ultimi anni l'oggettiva riduzione delle risorse ha parzialmente marginalizzato il peso del settore facendo diffondere la consapevolezza che si tratti di una attività soggetta non solamente a regole economiche, ma soprattutto e sempre di più a regole che possono essere definite ecologiche: la prosperità delle imprese sarà sempre più legata allo stato di salute, alla disponibilità della risorsa, alle condizioni degli ecosistemi costieri. Anche la legislazione italiana di settore si è rivelata sensibile alla problematica della tutela delle risorse marine, come dimostrano, ad esempio, le disposizioni sul fermo di pesca, sul limite minimo delle taglie di cattura, sui divieti o limitazioni per la pesca nelle zone di tutela biologica. 17

23 In questo complesso scenario possono assumere un ruolo importante le strutture cooperative che, fin da tempi lontani, si sono dedicate alla pesca, all'allevamento ittico ed alla commercializzazione di tale prodotto. Alla funzione produttiva può essere affiancata una partecipazione attiva al processo di integrazione con il mondo ambientalistico-culturale: adesione alle campagne per la pulizia dei fondali marini, conservazione di zone umide nell'ambito lagunare e recupero di vecchi edifici legati all'esercizio della pesca costituiscono esempi di attività mirate alla salvaguardia economica ed alla valorizzazione storica, culturale ed artistica del patrimonio ittico PRODUZIONE REGIONALE Secondo dati ISTAT il prodotto ittico marittimo e lagunare sbarcato dal naviglio emiliano romagnolo ha subito nel corso degli ultimi anni una flessione abbastanza consistente: confrontando i dati riferiti al 1996 e 1998 (gli ultimi disponibili) è facile constatare una flessione del 12,4% (vedi tab. 1). In effetti nel 1996 la produzione totale ammontava a quintali. In particolare la produzione di pesci, pari a quintali, aveva coperto il 53,88% del totale; la produzione di molluschi, pari a quintali, il 41,31% del totale; la produzione di crostacei, pari a quintali, il 4,81% del totale. Nel 1998 il prodotto ittico marittimo e lagunare sbarcato dal naviglio emiliano romagnolo è ammontato a quintali. La produzione di pesci, pari a quintali, ha coperto il 56,74% del totale; la produzione di molluschi, pari a quintali, il 39,94% del totale; la produzione di crostacei, pari a quintali, il 3,32% del totale. Le specie più rappresentative, nonostante la flessione del pescato, sono rimaste, nel corso degli anni, le medesime (vedi tab. 2): 18

24 sarde, alici, triglie e cefali fra i pesci; vongole e mitili fra i molluschi; pannocchie e scampi fra i crostacei. I quantitativi pescati in Emilia Romagna, suddivisi per categoria, sono illustrati nella tabella 1. Tab. 1 - Produzione complessiva della pesca marittima e lagunare in Emilia Romagna Specie Quantità (valori espressi in quintali) Alici, sarde, sgombri Tonni Altri pesci Totale pesci Calamari, polpi, seppie Altri molluschi Totale molluschi Totale crostacei Totale generale Fonte: Statistiche sulla pesca, caccia, zootecnia, ISTAT, Roma, 1998 e 2000 Più in esteso, i quantitativi pescati in Emilia Romagna, suddivisi per specie, sono illustrati nella tabella che si riporta nella pagina successiva. 19

25 Tab. 2 - Produzione complessiva della pesca marittima e lagunare in Emilia Romagna Specie Quintali (quantità in quintali) Alici Sarde Sgombri Tonni Aguglie Anguille Bisi 18 0 Boghe Caponi Cefali Cernie 32 0 Dentici 99 0 Ghiozzi Latterini Leccie Mendole 13 5 Merluzzi Ombrine Orate Pagelli Palamite Palombi Potassoli Pesci spada 18 0 Rane pescatrici Razze Rombi Saraghi Sogliole Spigole Sugarelli Triglie Altri pesci Calamari Polpi Seppie Mitili Moscardini Totani Vongole Altri molluschi Aragoste 30 2 Gamberi bianchi Gamberi rossi Pannocchie Scampi Altri crostacei Totale Fonte: Statistiche sulla caccia, pesca e zootecnia, ISTAT, Roma, 1998 e 2000 La flotta dell Emilia Romagna è attrezzata per: 20

26 la pesca a strascico: sono reti, trainate da una o due imbarcazioni, costituite da parecchie pezze, diverse per le dimensioni del filo e della maglia, cucite in maniera tale da formare durante il traino un tronco di cono o di piramide. Il pesce viene catturato mediante il progressivo avanzamento della rete verso il banco; volante: le reti per questo tipo di pesca vengono trainate a mezz'acqua o sfiorano appena il fondo; offrono la possibilità di pesca a diverse profondità e possono essere utilizzate anche in presenza di substrati rocciosi. La rete è costituita da molte pezze a maglie diverse, adattabile in relazione alla taglia dei pesci pelagici da pescare; draghe idrauliche: sono attrezzi che penetrano nel fondo marino e raccolgono, avanzando, gli organismi presenti nel substrato. La sabbia ed il fango accumulati durante questa operazione vengono espulsi con getti d'acqua pompati nel sistema di cattura, i molluschi vengono trattenuti da una griglia metallica. Qui di seguito si riportano le catture per gruppi di specie (tab. 3) e alcuni valori medi per battello, secondo i sistemi di pesca (tab. 4). Catture per gruppi di specie e sistemi di pesca in Emilia Romagna Gruppi di specie Strascico Volante Draghe Totali Pesce Molluschi Crostacei Totali (Valori in tonnellate) Fonte: Elaborazione su dati IREPA,

27 Tab. 4 - Valori medi per battello e sistemi di pesca in Emilia Romagna Indicatori Stascico Volante Draghe Numero battelli Tonnellaggio stazza lorda 28,1 51,1 10 Potenza motori (kw) Lunghezza fuori tutto (m) 16,8 21,3 13,9 Giorni di pesca Età media Numero marittimi Fonte: Elaborazione su dati IREPA, 1997 Analizzando i dati ISTAT riferiti al 1998 riguardanti la pesca nei laghi e nei bacini artificiali si nota un lieve aumento del quantitativo pescato rispetto alle rilevazioni del 1996 (+ 2,64%). Nello specifico nel 1998 il quantitativo pescato nei laghi e nei bacini artificiali, escluse le lagune e le valli salmastre costiere, ha raggiunto quintali, contro la produzione di quintali del La ripartizione per specie è illustrata nella tabella 5. Tab. 5 - Produzione della pesca nei laghi e nei bacini artificiali in Emilia Romagna Specie Quantità (valori espressi in quintali) Carpioni, coregoni, salmerini Anguille Lucci, persici / 3 Alborelle, carpe, tinche Altri pesci Totale Fonte: Statistiche sulla pesca, caccia e zootecnia, ISTAT, Roma, 1998 e 2000 Negli ultimi anni in Emilia Romagna si è registrata una discreta crescita della produzione lorda vendibile e dei consumi intermedi (tabella 6). 22

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