miliardi La cifra spesa in Piemonte nel 2011 nei giochi istananei In Italia la quota supera i 70 miliardi di euro

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1 La battaglia contro i videopoker Il decreto Balduzzi metterà i sigilli a slot machine e giochi elettronici, ma la Regione ha un progetto più restrittivo Per molte persone non vedere le macchine è l unico modo per resistere. A Torino i giocatori sono sempre di più CRISTINA INSALACO Il momento più bello è quando la ruota gira, quando trattenendo il respiro ci si immagina di poter realizzare in un secondo tutti i sogni di una vita. Peccato che le possibilità di vittoria siano in media una su un milione. Ora, con i provvedimenti del ministro Balduzzi, su slot e videopoker arriva un giro di vite: mai più a meno di 500 metri da scuole, chiese, ospedali, luoghi di ritrovo per giovani. Un fiume di denaro Nel 2011 nel gioco sono stati spesi in Italia 72 miliardi di euro. Quest anno con ogni probabilità si raggiungeranno i 90 miliardi IL RISCHIO «L 8% dei giocatori chiede aiuto agli usurai» «Ben venga l iniziativa del ministro della Salute - dichiara il presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Valerio Cattaneo - la lotta alla ludopatia, soprattutto in un momento di crisi come questo, dev essere condotta su tutti i fronti». «Il gioco d azzardo - aggiunge il vicepresidente Roberto Placido, - è una bomba sociale: è una piaga che continua ad aumentare, e l 8 per cento dei giocatori italiani è piemontese». Un male piemontese Da tempo il Piemonte ha intrapreso la sua battaglia contro l azzardo. E Cattaneo va oltre il ministro: «Bisogna introdurre il divieto tassativo di installazione dei sistemi di gioco d azzardo elettronico in luoghi pubblici o aperti al pubblico e nei circoli ed associazioni». È una proposta di legge che segue un altra fatta nel 2010 (mai discussa in Parlamento) che stavolta dovrebbe essere approvata entro fine anno. Di spazi in città in cui poter dilapidare il portafoglio nel gioco la Regione auspica ce ne saranno ben pochi. «Non cancellerà il problema - dice Placido -, ma sarà un passo in avanti per risolverlo». Nel 2011 nel gioco sono stati spesi in Piemonte circa 8 miliardi di euro Quest anno la cifra aumenterà. Nonostante la crisi, la precarietà e la disoccupazione, i torinesi non smettono di giocare 35 mila patologici È la stima dei giocatori ormai dipendenti da slot e videopoker in Piemonte Quelli in cura sono circa 800 alle slot machine, di puntare soldi cercando fortuna senza sforzi. «Siamo passati dalla schedina della domenica alla proliferazione delle slot machine - continua Placido -, che da sole rappresentano il 66,5% del gioco d azzardo. Si è calcolato che in ogni città si gioca una cifra equivalente al bilancio del Comune». 125 mila a rischio Sono i giocatori che chiedono addirittura un prestito ad amici o familiari per continuare a giocare Le cifre In Piemonte sono circa 35 mila i giocatori «patologici». Quelli che da questa dipendenza non riescono a curarsi. Il 75 per cento chiede un prestito ad amici e famigliari, l 8 per cento ai gestori dei locali, e un altro 8 per cento si rivolge agli usurai. C è chi che im- 8 miliardi La cifra spesa in Piemonte nel 2011 nei giochi istananei In Italia la quota supera i 70 miliardi di euro pazzisce: «Ricordo un signore scappato da casa dal balcone, perché i figli lo chiudevano in casa proibendogli di giocare», racconta il consigliere regionale. Doveva giocare e vincere a tutti i costi. La percentuale dei giocatori «problematici» in Piemonte è del 4 per cento: 125 mila persone. Sono pochi invece quelli che si rivolgono ai centri specializzati per curarsi da questa dipendenza: solo 800. I sondaggi dicono che il giocatore medio è un uomo sui quarant anni con licenza media inferiore, famiglia e figli. Un prototipo che in Italia sta cambiando perché nei Casinò entrano sempre più donne. E sempre più minorenni.

2 CASALE. IL CASO ETERNIT IN APPELLO Il processo è da rifare? Una richiesta infondata Legale di parte civile replica ai difensori del magnate svizzero SILVANA MOSSANO CASALE MONFERRATO Se la strage d amianto si è consumata per volontà precisa e cosciente degli imputati Louis de Cartier de la Marchienne, barone belga, e Stephan Schmidheiny, magnate svizzero, vuol dire che si è sbagliato a celebrare il processo davanti al tribunale ordinario e che, quindi, va rifatto in Corte d assise? Non è l argomento centrale contenuto nella lunghissima memoria con cui i legali di Schmidheiny contestano la condanna a 16 anni di carcere inflitta lo scorso 13 febbraio e chiedono un nuovo grado di giudizio; non è tra i temi primari neppure nella sequenza cronologica dei numerosi motivi esposti, tra cui quello della competenza territoriale che era già stato uno dei cavalli di battaglia sia nelle eccezioni preliminari sia nelle arringhe. Quello della competenza per materia - ovvero: se si contesta il reato doloso, allora non sono questi giudici, ma altri, togati e popolari insieme, a doversi fare carico della questione - nelle centi- L intervento di uno dei difensori di Stephan Schmidheiny al maxiprocesso Eternit di Torino E Bruno Pesce reagisce «Le studiano tutte persino la carta dell incostituzionalità» naia di pagine dell impugnazione quasi viene tenuto come tema di riserva. E, tuttavia, gli agguerriti ed esperti legali del magnate svizzero non trascurano nessuna possibilità per tentare di far riformare una sentenza assai pesante che, se confermata in secondo grado, potrebbe rendere assai più concreta la possibilità di un ordine di cattura specie per il loro cliente. La questione, semplificando, è questa: se si riconosce che il processo è stato celebrato davanti ai giudici sbagliati, il fascicolo andrebbe prima rimandato alla procura della Repubblica, per poi passare in Assise e il dibattimento, con testimonianze e consulenze, ricomincerebbe da capo (invece di essere affrontato in appello dove potrebbe concludersi in una mezza dozzina di udienze, forse nella prossima primavera). Con quale vantaggi e svantaggi? Beh, all imputato non converrebbe molto uno schieramento di giudici popolari, assai sensibili alle testimonianze vive di ex lavoratori e di loro famigliari. Ma i difensori potrebbero voler utilizzare questa argomentazione per affermare (e sperare di ottenere) che, se la Corte d appello insiste per ritenersi competente per materia, allora il reato sia trasformato da doloso in colposo, con condanne di gran lunga meno pesanti e alleggerite in parte dalla prescrizione. E possibile? Bruno Pesce, portavoce del Comitato Vertenza Amianto, reagisce: «La vicenda è stata esaminata e scandagliata con rigore dal tribunale di primo grado, se si fosse ravvisata questa eventualità non sarebbe stata sottovalutata. Certo è normale che i difensori le studino tutte, hanno persino tentato la carta della incostituzionalità!». Incalza l avvocato Sergio Bonetto, uno dei legali delle parti civili: «L argomentazione è assolutamente infondata: sia nel rinvio a giudizio sia nella sentenza emerge con chiarezza che la contestazione è il disastro e non i singoli casi di lesioni e di decessi che, invece, qui rappresentano esclusivamente l elemento di verifica della effettività del disastro». A dire che - come ha ribadito più volte il pool della Procura torinese ed è stato confermato in sentenza dal collegio - i singoli eventi di morte saranno affrontati in altre cause, mentre il maxiprocesso si è limitato ad accertare la strage, di uomini e di donne, avvenuta per dolo. Delle loro malattie e delle loro morti si discuterà poi nell Eternit bis, ter e forse non solo (davanti all Assise se verrà contestato l omicidio volontario o davanti al tribunale se sarà ipotizzato il colposo), analizzando caso per caso, cartella clinica per cartella clinica. Ma nel maxiprocesso, in primo grado, le vittime sono state esclusivamente la prova del nove che questo disastro è stato concepito e consentito con scellerata lucidità e, come tale, si è consumato. Anzi, dei suoi «effetti» non si vede ancora la fine.

3 Case di riposo pubbliche La resa ai costi troppo alti Crevacuore e Coggiola pronti a trasferire la gestione ai privati il caso MATTEO PRIA COGGIOLA Case di riposo con costi di gestione alle stelle e i Comuni sono costretti a passare la mano ai privati. Le amministrazioni comunali di Coggiola e Crevacuore sono le ultime (per ora) in Valsessera a gestire direttamente le propria struttura senza consigli di amministrazione (che costano) e con l'aiuto dei volontari. Ma stare dentro alle spese è sempre più difficile e da alcuni anni i due Comuni devono fare i conti con saldi negativi che aggirano tra i 30 e i 70 mila euro. Il problema non è rientrato neppure dopo l aumento delle rette e così l'unica via è quella di affidarsi ai privati. A Coggiola c'è anche un progetto per realizzare un' ala per ospitare i non autosufficienti. «Il progetto era stato accolto dalla Regione - spiega il sindaco Gianluca Foglia Barbisin -, ma non è mai stato finanziato». Così il Comune medita di passare la mano ai privati. Ha invece già pubblicato il bando Crevacuore: l obiettivo è trovare privati interessati alla gestione in global service della struttura per vent'anni. Le domande vanno presentate entro il 3 ottobre. «La nostra è una casa di riposo modello - ha sempre ribadito il sindaco Gianluigi Pavero -, ma i costi BILANCI I due Comuni hanno saldi negativi tra i 30 e i 70 mila euro di gestione sono troppo elevati nonostante non ci siano amministratori da pagare». L amministrazione comunale chiede come controprestazione il finanziamento dei lavori di adegua- A Coggiola Il Comune sta seriamente valutandola possibilitàdi affidareai privatila gestionedella casa di riposo mento della struttura quantificati in un importo minimo di 200 mila euro e un canone di concessione di 24 mila euro annui. La struttura dispone di 40 posti, ma il nuovo gestore dovrà occuparsi anche di portare a termine un ampliamento per gli autosufficienti. Il progetto c'è già ed è stato realizzato dall'ufficio tecnico, ma compete al privato seguire l'iter di costruzione. Il Comune ha deciso dunque di dare in gestione la casa per anziani: nell'ultimo periodo infatti le spese erano sempre più pesanti tanto che a fine anno il buco di bilancio è stato di quasi 70 mila euro e per coprirlo il Comune ha dovuto rinunciare ad altri interventi.

4 SANITA. DELEGAZIONE IN VISITA ALL OSPEDALE Il Degli Infermi dà lezioni all Emilia sul modello del Primary nursing A Medicina l organizzazione con l infermiere di riferimento Si chiama «Primary nursing» il modello assistenziale usato nei reparti di Medicina interna dell'ospedale dal 2010 che prevede una relazione più stretta e individualizzata tra infermiere, paziente e familiari. Si è sviluppato negli Stati Uniti negli anni Settanta ed è diffuso anche nei Paesi anglosassoni e in Svizzera. In Italia, dove le esperienze sono poche, è innovativo. Tanto che al Degli Infermi, per conoscere il modello ed introdurlo nell'arcispedale di Reggio Emilia, c'è stata in visita una delegazione dell'azienda ospedaliera Santa Maria Nuova della città emiliana. Antonella Croso, responsabile della Direzione delle professioni sanitarie e Claudia Gatta, coordinatore infermieristico del Dipartimento medico, hanno illustrato come funziona il «Primary nursing» a Biella. Al paziente che viene ricoverato è assegnato un singolo infermiere di riferimento che diventa responsabile di tutto il percorso assistenziale 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per tutta la durata della degenza. L'infermiere programma e dispone le istruzioni e gli interventi, personalizzati in base ai bisogni del paziente, che in sua assenza, durante la normale turnazione, i colleghi portano avanti. «Dal 2007 abbiamo avviato un vero e proprio cambiamento organizzativo - ha detto Antonella Croso -, passando dal modello funzionale dove l'assistenza era affidata per compiti (terapia, prelievi, movimentazione paziente) a una fase intermedia con piccole équipe, per poi arrivare al Primary nursing». Che è un approccio più olistico. Agli infermieri sono così affidati pazienti di complessità diversa a seconda delle competenze professionali. Con un'unica figura di riferimento i pazienti e i familiari sono più informati e rassicurati, mentre migliorano la professionalità dell'infermiere e la collaborazione del team di assistenza e cura. Biella accoglie i tirocinanti che stanno studiando questo modello ai corsi di laurea specialistica in Infermieristica piemontesi. [F. FO.]

5 Decretone Il documento del ministro Balduzzi fissa limiti a video poker e slot machines simili a quelli giàdecisi dal Comune di Santhià SANTHIA. IN LINEA CON L ORDINANZA DEL SINDACO Videopoker, il ministro conferma la stretta Il Comune di Santhià qualche mese fa aveva detto la sua sulla questione slot machine e videopoker. E ora il ministro della salute Renato Balduzzi ha fissato nuovi paletti sul gioco d azzardo nel cosiddetto «decretone», il maxiprovvedimento sulla sanità che sarà presentato al Consiglio dei ministri il 31 agosto. Tra le novità, la stretta sui videopoker, che dovranno essere tenuti lontani da scuole e ospedali. Per la precisione, «non potranno essere installati in un raggio di 500 metri da istituti scolastici di qualsiasi grado, centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio assistenziale, luoghi di culto». Parole che ricordano l ordinanza emessa dal sindaco di Santhià lo scorso inverno e poi bloccata dal Tar: «Il testo del ministero spiega il vicesindaco Angela Ariotti è molto simile alla nostra ordinanza dell inverno scorso. Siamo soddisfatti di questa svolta e speriamo di portare avanti il nostro progetto a difesa dei più deboli e dei dipendenti dal gioco d azzardo, anche se il nostro obiettivo non è andare contro qualcuno». I numeri delle slot machine a Santhià parlano da soli: la città ha 9 mila abitanti e 110 slot machine, 5 nuove sale strategicamente dislocate sul corso principale e vicino alle scuole. Perciò il sindaco aveva deciso di limitare il fenomeno. Ora il testo ministeriale va in questo senso, poiché prevede che con un'apposita ordinanza il primo cittadino «possa disporre, per una durata massima di 30 giorni, la chiusura o la limitazione dell'orario di apertura e chiusura degli esercizi commerciali, dei locali o dei punti offerta dei giochi nelle aree comunali interessate da rilevanti fenomeni di ludopatia». [V.RO.]

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