Studio sulle attività di pesca professionale nell Area Marina Protetta delle Secche di Tor Paterno

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1 Ente Regionale per la Gestione del Sistema delle Aree Naturali Protette nel Comune di Roma Studio sulle attività di pesca professionale nell Area Marina Protetta delle Secche di Tor Paterno Maggio 2005

2 04_600_P Rev. Versione Redatto Verificato Approvato Data 1 Bozza 2 I emissione 3 II emissione 4 Finale

3 Gruppo di Lavoro Via L.Spallanzani Roma Tel. 06/ fax 06/ Dott. Ing. Alessandro Bardi (responsabile del progetto) Dott. Beatrice Frank Dott. Ing. Alessandro Musmeci Dott. Emanuele Zendri Con la collaborazione tecnica di: Dott. Paolo Pelusi Dott. Eraldo Rambaldi Via dei Radiotelegrafisti Roma Tel. 06/

4 Indice Indice 1 Premessa Finalità dello studio L Area Marina Protetta delle Secche di Tor Paterno L Ambiente fisico Inquadramento geografico ed ambientale Geomorfologia e Batimetria Geologia Inquadramento climatico Oceanografia La Foce del Tevere Biodiversità marina Infrastrutture ed urbanizzazione della fascia costiera Porti e Navigazione Industrie ed Elettrodotti Aspetti socio-economici La pesca locale Le attività subacquee I flussi turistici Finalità dell Ente Gestore RomaNatura Metodologia Attività del Progetto Organizzazione dei dati raccolti Predisposizione dello Studio Risultati dello studio La pesca professionale Le licenze di pesca Produzione e cattura Lo sforzo di pesca Strutture di supporto alla pesca RE_04/600/P 4

5 Indice 5.6 Principali fattori di disturbo alle attività di pesca L Area Marina Protetta ed il Pescaturismo La pesca sportiva Indicatori socio-economici Il settore turistico I movimenti turistici nel bacino di riferimento Aspetti Economici Pescaturismo ed Ittiturismo Aspetti Economici e Sociali Sviluppo e benefici del pescaturismo e dell ittiturismo Aspetti legislativi Requisiti legislativi e regolamenti Conclusioni Bibliografia RE_04/600/P 5

6 1 Premessa Lo sviluppo del Sistema Nazionale dellearee Protette, per quel che riguarda le Aree Marine Protette (AMP), ha assunto maggior rilievo soltanto negli ultimi anni, a seguito dell emanazione della Legge quadro per le aree protette (L. 394/91). Le AMP ad oggi istituite rivestono una funzione fondamentale nella tutela della biodiversità marina e delle risorse ittiche, ma anche un ruolo chiave nelle politiche di gestione delle aree costiere e delle acque territoriali. L evoluzione normativa conclusasi con l emanazione della Legge quadro per le aree protette ha corrisposto quella del ruolo e delle finalità delle AMP nel nostro paese. Nate come zone di tutela biologica per la conservazione e la protezione delle risorse marine, in cui era interdetta qualsiasi attività di pesca, coerentemente con le finalità identificate dalla Legge quadro per le aree protette, le AMP oggi mirano non solo alla salvaguardia della biodiversità, ma anche allo sviluppo eco-sostenibile delle realtà locali. La Legge n.979 sulla Disposizione per la difesa del mare del 1982, fu la prima forma di protezione in Italia per i tratti di mare, in quanto essa individuava 21 aree marine per le quali appariva opportuna la protezione. Di seguito con l istituzione di Zone di tutela biologica ai sensi del Decreto Ministeriale n. 402 del 20 Agosto del 1988 è stata razionalizzata la pesca professionale. Nel 1991 la Legge quadro ha permesso di individuare ulteriori 26 aree marine da tutelare. Infine il Parco marino di Torre del Cerano è stato inserito nell elenco delle aree protette con la Legge n. 344 sulla Disposizione per lo sviluppo e la qualificazione degli eventi e dell occupazione in campo ambientale. Attualmente, sono state istituite 20 aree marine protette lungo tutto il litorale italiano (Fig.1.1), per un totale di circa 184 mila ha di mare e circa 580 km di costa tutelata. RE_04/600/P 6

7 Fig.1.1- Distribuzione geografica della Aree Marine Protette istituite Fonte: Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio I dati significativi per tali aree sono riportati in tabella 1.1. RE_04/600/P 7

8 Tab Aree Marine Protette istituite in Italia AREE PROTETTE MARINE GIA ISTITUITE IN ITALIA Area Marina Protetta Regione Legge Anno d Istituzione Riserva naturale marina Isola di Sicilia L. 979/82 D. I Ustica Riserva naturale marina Miramare Friuli Venezia Giulia L. 979/82 D. I Nel Golfo di Trieste Riserva naturale marina Isole Puglia L. 979/82 D. I Tremiti Riserva naturale marina Isole Ciclopi Sicilia L. 979/82 D. I D.M Riserva naturale marina Torre Puglia L. 979/82 D.I Guaceto Area naturale marina protetta Isola Calabria L. 979/82 D.M Capo Rizzuto Riserva naturale marine Isole Egadi Sicilia L. 979/82 D.D. I.I D.D. I.I D.M Area naturale marina protetta Isole Lazio L. 979/82 D.M di Ventotene e Santo Stefano Area naturale marina protetta Liguria L. 979/82 D.M Cinque Terre Area naturale marina protetta Porto Puglia L. 979/82 D.M Cesareo Area naturale marina protetta Tavolara - P. Coda Cavallo Sardegna L. 979/82 DD.MM DD.MM Area naturale marina protetta Punta Campanella Campania L. 979/82 DD.MM DD.MM Area naturale marina protetta Sardegna L. 979/82 D.M Penisola del Sinis Isola Mal di Ventre Area naturale marina protetta Liguria L. 979/82 D.M Portofino Area naturale marina protetta Capo Sardegna L. 394/91 D.M Carbonara Area naturale marina protetta Secche Lazio L. 394/91 D.M di Tor Paterno Area naturale marina protetta Capo Sicilia L. 394/91 D.M Gallo-Isola della Femmina Area naturale marina protetta Isola Sardegna L. 394/91 D.M: dell Asinara Area naturale marina protetta Capo Sardegna L. 394/91 D.M Caccia Isola Piana Area naturale marina protetta Isole Pelagie Sicilia L. 394/91 D.M Fonte: Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio RE_04/600/P 8

9 A queste si aggiunge il Santuario dei mammiferi marini che interessa la Liguria, la Toscana, la Campania e la Sardegna, oltre che la Francia e il Principato di Monaco, istituita con la Legge 426/98. A testimonianza dell importanza che tali ambienti rivestono nella salvaguardia di importanti siti marini, sono in fase di istruttoria altre 18 AMP (Fig. 1.2). Fig Distribuzione geografica della Aree Marine Protette di prossima istituzione Fonte: Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio RE_04/600/P 9

10 L Area Marina Protetta delle secche di Tor Paterno fu istituta come Zona di tutela biologica con Decreto Ministeriale n. 402 del 20 Agosto Nel 2000 la gestione dell AMP fu affidata all Ente RomaNatura, che ha individuato obiettivi di tutela coerenti a quelli individuati dalla L.394/91, ovvero di conservazione della biodiversità marina prioritariamente, ma anche di sviluppo socio-economico, quindi di comunic.zione ed educazione ambientale. Proprio al fine di conciliare le esigenze di tutela con quelle di sviluppo economico, risulta fondamentale per l Ente gestore conoscere nel dettaglio le attività di pesca professionale che gravitano nell area delle secche di Tor Paterno, ovvero lo sforzo di pesca esercitato dalle attività di prelievo professionale, al fine di indirizzare politiche e strategie per la conservazione e la tutela delle risorse ittiche. Prima dello svolgimento di questo studio le informazioni inerenti alla pesca all interno delle secche erano parziali e poco approfondite. In particolare, non erano disponibili dati recenti raccolti in maniera continuativa ed organica che dessero delle informazioni sullo sfruttamento delle risorse ittiche da parte della pesca professionale. Inoltre non erano stati raccolti dati riguardanti le attività di pesca artigianale, vale a dire sull'attività esercitata dalle piccole imbarcazioni entro la fascia costiera, utilizzando principalmente reti da posta, il cui impatto risulta essere poco conosciuto dal punto di vista scientifico. I dati relativi alla composizione quali-quantitativa delle catture, della redditività e della distribuzione spazio-temporale delle imbarcazioni da pesca erano quindi limitati e piuttosto datati. Tutte le informazioni raccolte con questo studio, risulteranno invece necessarie per la programmazione, la gestione e la progettazione di interventi all interno dell AMP, potendo valutare l impatto delle attività antropiche sulle secche e sulle loro biodiversità. I risultati ottenuti, illustrati nel seguito, consentiranno quindi di individuare modelli di gestione atti a garantire la tutela della ricca biodiversità delle secche di Tor Paterno e nello stesso tempo a perseguire modalità di sfruttamento delle risorse demersiali più efficenti e sostenibili. RE_04/600/P 10

11 2 Finalità dello studio Obiettivo generale dello studio è stato quello di dotare l Ente RomaNatura di un quadro completo di conoscenza sulle attività di pesca professionale interessanti la l Area Marina Protetta delle secche di Tor Paterno. Gli scopi specifici perseguiti per il raggiungimento di questo obiettivo generale hanno riguardato l approfondimento di: conoscenze riguardanti la consistenza delle attività di pesca e di tecniche e mezzi utilizzati; principali minacce e criticità che incidono sull ecosistema naturale; interazioni tra AMP e attività di pesca professionale; potenzialità di attività complementari (pescaturismo, ittiturismo); attività antropiche e fattori di pressione che incidono sull AMP. Al fine di quantificare le entità dei prelievi e quindi l impatto delle attività antropiche sull Area Marina Protetta, sono stati raccolti ed analizzati dati riguardanti l evoluzione e le tendenze ecologiche della comunità ittica locale. A tale scopo sono state acquisite specifiche informazioni inerenti al pescato commerciale, alla flottiglia locale e ai consorzi di pesca che operano nell Area Marina Protetta. La quantificazione delle entità dei prelievi e la definizione degli impatti delle pesca professionale sull Area Marina Protetta, hanno quindi fornito criteri essenziali all individuazione di modelli e strategie di gestione in grado di rendere tali attività compatibili con la tutela dell ecosistema marino. L individuazione degli aspetti economici legati al rapporto tra le secche e le attività socio-economiche, fornisce gli elementi conoscitivi di base necessari alla pianificazione e alla valorizzazione di attività complementari ed integrative come il pescaturismo e l ittioturismo, per i quali dovranno essere svolti studi specifici approfonditi. Tutte le informazioni raccolte con questo studio, risulteranno invece necessarie per la programmazione, la gestione e la progettazione di interventi all interno dell AMP, potendo valutare l impatto delle attività antropiche sulle secche e sulle loro biodiversità. RE_04/600/P 11

12 3 L Area Marina Protetta delle Secche di Tor Paterno 3.1 L Ambiente fisico Inquadramento geografico ed ambientale L Area Marina Protetta (AMP) Secche di Tor Paterno si estende su una superficie complessiva di ha, distante circa 4,5 miglia dalla terra ferma più vicina e circa 7 miglia per 167 dal Borghetto dei Pescatori di Ostia (Comune di Roma). Le secche sono costituite da tre formazioni rocciose sommerse di forma allungata, disposte perpendicolarmente al litorale laziale. Fig Inquadramento dell Area Marina Protetta delle secche di Tor Paterno. RE_04/600/P 12

13 L area tutelata è quindi rappresentata da un rettangolo delimitato da quattro boe, le cui coordinate geografiche sono riportate in tabella 3.1. Tab. 3.1 Coordinate geografiche delle boe che delimitano l AMP. Punto Latitudine Longitudine Boa A N E Boa B N E Boa C N E Boa D N E La cartografia di riferimento è costituita dalla carta nautica n. 7 in scala 1: dell Istituto Idrografico della Marina Militare. Il tratto costiero antistante le secche è caratterizzato da un sistema territoriale complesso costituito dalla foce del fiume Tevere, da aree di pregio naturalistico, da centri urbani e da numerose infrastrutture. Il Fiume Tevere sfocia a Nord dell AMP. Con i suoi apporti determina un elevata produttività ecologica in tutto il tratto di mare circostante la foce, tanto che sulle secche rocciose si sviluppa una sorprendente quantità di vita vegetale ed animale, come di seguito illustrato (cfr. 3.2). Lungo la costa sono presenti la Riserva Naturale Statale del "Litorale Romano", la Tenuta Presidenziale di Castelporziano, la Tenuta di Capocotta, la Riserva Naturale Regionale di Decima-Malafede e alcuni Siti d Importanza Comunitaria. (Fig. 3.2). La Riserva Naturale Statale del "Litorale Romano" si contraddistingue per la presenza di siti d interesse storico-archeologico e di aree di rilevante interesse naturalistico. Nei circa 16 mila ettari della Riserva sono compresi i tumuleti di Bocca di Leone, la foce dell Arrone, le vasche di Maccarese, l Oasi di Macchiagrande, la pineta di Coccia di Morto, Macchiagrande di Galeria, la valle e la foce del Tevere, la tenuta di Procoio, la pineta di Castel Fusano, le dune di Capocotta. Queste ultime rappresentano uno dei pochi esempi di duna mediterranea dell intero litorale laziale. La Tenuta Presidenziale di Castelporziano e la Tenuta di Capocotta sono invece caratterizzate da foresta planiziaria mediterranea. Tali aree risultano ancora oggi integre grazie al divieto di accesso agli estranei alla Presidenza della Repubblica. Per di più Castelporziano comprende al suo interno la ZPS Castelporziano (Tenuta Presidenziale) (IT ) ed il SICp Castelporziano fascia costiera (IT ). RE_04/600/P 13

14 Lungo la costa antistante alle secche di Tor Paterno sono presenti i SICp Isola Sacra (IT ), Lido dei Gigli ( ) e Tor Caldara (Zona solfatare e fossi) (IT ). Oltre alle aree di valore naturalistico, il litorale antistante l AMP è caratterizzato principalmente da insediamenti abitativi, porti, spiagge libere, stabilimenti balneari e da piccole località costiere. Nonostante l elevata densità demografica e la forte antropizzazione dell area costiera, legata soprattutto alla vicinanza di Roma, le Secche di Tor Paterno si contraddistinguono per la loro biodiversità. Essa è dovuta sia alla lontananza dell AMP dalla costa, alla presenza in un fondale marino ricco di sedimenti di origine terrestre e di organismi marini, di un habitat roccioso. Tali caratteristiche rendono questo sito unico per la diversità di habitat marini che vi si incontrano. La sommità del banco roccioso delle secche è popolata dalla Posidonia oceanica, la più grande fanerogama marina del Mediterraneo, specie di interesse comunitario ai sensi della Direttiva Habitat (92/43/CEE), la cui rarefazione è dovuta all'inquinamento e in minor misura ai danni inferti dagli ancoraggi delle imbarcazioni. Sulle pareti rocciose, e a maggior profondità, si trovano interessanti colonie di celenterati, come la bellissima Gorgonia rossa (Paramuricea clavata), nonché gli Alcionari (gen. Alcyonium), rarissimi altrove. Sono inoltre frequenti, in gran numero, le specie di pesci sia di fondale, come la murena (Murena helena), il gronco (Conger conger), le triglie (gen. Mullus) e la rana pescatrice (Lophius piscatorius), che di acque libere, come la spigola (Dicentrarchus labrax), il cefalo(gen. Mugil), l'occhiata (Oblata melanura) e il sarago (gen. Diplodus). La ricchezza biologica dell AMP è inoltre dimostrata dalla presenza di numerose altre specie ittiche, tra cui lo scorfano rosso (Scorpena scrofa), la ricciola (Trachynotus glaucus), il dentice (Dentex dentex), l orata (Sparus aurata), l aragosta (Palinurus elephas) ed il cavalluccio marino (Hippocampus hippocampus). RE_04/600/P 14

15 Fig. 3.2 Sistema delle aree protette sul litorale. In legenda trans. salvaguardia significa in regime transitorio di salvaguardia Fonte: Regione Lazio, Geomorfologia e Batimetria Le secche di Tor Paterno si configurano come tre formazioni rocciose sommerse su fondali mobili sabbiosi, disposte su una linea quasi perpendicolare al litorale. Sulla base della posizione geografica e della loro reciproca collocazione le secche vengono denominate rispettivamente secche di terra, secche di mezzo e secche di fuori. RE_04/600/P 15

16 Fig. 3.3 Batimetria e Geomorfologia delle secche di Tor Paterno. Le curve di livello si elevano ogni metro a partire dal centro dell AMP. Per quanto riguarda la geomorfologia, in blu viene evidenziato l Alto Morfologico, in marrone il Fondo duro roccioso e in marrone chiaro il Sedimento sabbioso con biodetrito. Le linee rosse indicano l Allineamento strutturale geologico Fonte: Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio, La struttura asimmetrica, evidente soprattutto nell estremità settentrionale delle secche, è forse dovuta a deformazioni di natura tettonica a pieghe e faglie. Tale fenomeno potrebbero spiegare la particolare forma del pendio, costituito da una serie di rotture dovute probabilmente all affioramento e all erosione di strati geologici piegati. A profondità comprese tra i 30 e i 40 metri, alcune aree della secca mostrano forme di fondo (ripple) con lunghezza d onda dell ordine del metro. Tali strutture sono probabilmente riconducibili alle correnti oscillatorie create dal moto ondoso sui sedimenti sabbiosi o ghiaiosi. Le mareggiate provenienti da sud-ovest e da ovest, favoriscono infatti il moto ondoso alla base di questo fenomeno. Infine, la zona nord-orientale della secca è caratterizzata dalla presenza di depressioni sub circolari di metri di diametro, la cui origine risulta ancora oggi ignota. Da un punto di vista morfologico, i fondali delle secche si contraddistinguono quindi per la presenza da un lato di pendii costanti e dall altro di grandi blocchi rocciosi. Il fondale delle secche di terra e delle secche di fuori si presenta come un pendio omogeneo (mediamente 0,45 ) privo di irregolarità, con una profondità compresa tra RE_04/600/P 16

17 i 35 e i 70 metri circa. Le secche di terra, costituite soprattutto da formazioni rocciose basse e spesso insabbiate, si estendono da 4-5 m di profondità fino a circa m, mentre le secche di fuori sono situate più a largo, a profondità pari ad un centinaio di metri. La seconda formazione rocciosa, separata da una striscia di sabbia dalla prima e detta secche di mezzo, presenta una profondità compresa tra 20 e 50m ed è caratterizzata da affioramenti di rocce sedimentarie deformate di origine pleistocenica (fra e anni fa). Le secche di mezzo sono infatti costituite da un rilievo roccioso di forma oblunga di circa 20 metri di altezza, disposto obliquamente da nord-est verso sud-ovest. Il versante sud occidentale delle secche di mezzo degrada con minore inclinazione rispetto agli altri versanti, che si presentano estremamente ripidi. Le secche di mezzo, uniche a ricadere totalmente nell area tutelata, costituiscono quindi la formazione rocciosa più interessante dell intera catena, sia dal punto di vista naturalistico, sia per le attività di pesca che qui si concentrano, attirate dalla ricchezza biologica Geologia La piattaforma continentale laziale su cui si colloca l AMP risale all età pliocenica e quaternaria (da 5 milioni e mezzo di anni fa all attuale). Essa ha un ampiezza tra Capo Linaro e Capo Circeo di circa 20 km ed una pendenza media pari a 0,5. La stratificazione della sedimentazione detritica ad opera delle ridotte maree ( a anni fa) segue l andamento del fondale, anche se gli strati mostrano una disposizione spostata di alcuni gradi verso il largo, dovuta alla deposizione di detrito sulla scarpata continentale. Durante l espansione del glacialismo würmiano ( anni fa), l abbassamento del livello del mare ha favorito la parziale erosione dei sedimenti depositati, che successivamente alla trasgressione versiliana ( anni fa), hanno subito una progressiva sommersione. In seguito (tra gli e anni fa), l arretramento della linea di riva ha raggiunto il livello del mare prossimo a quello attuale, per poi subire un avanzamento nei tratti di costa interessati dall apporto di sedimenti del fiume Tevere. La costruzione di bacini artificiali lungo il Tevere e la captazione delle acque hanno causato una drastica diminuzione della quantità di sedimenti trasportati dal fiume in mare. Tale fenomeno, concentratosi soprattutto negli ultimi 60 anni, ha favorito di nuovo l arretramento della linea di riva, soprattutto in prossimità del delta del Tevere. Nonostante le modificazioni legate all erosione degli strati di deposito, la resistenza di alcuni affioramenti rocciosi, noti come relitti di erosione, ha permesso la preservazione di rilievi geofisici, quali le secche di Tor Paterno. Si ipotizza che tali formazioni derivino o da movimenti tettonici o da affioramenti del substrato litoide RE_04/600/P 17

18 presenti nell entroterra. Entrambe le ipotesi di formazione della secca richiederebbero un indagine diretta per confermarne la validità, anche se la prima risulta essere ad oggi la più probabile. Durante la trasgressione versiliana, l area delle secche di Tor Paterno ha subito l erosione dei sedimenti costieri e continentali, seguita poi durante l olocene dalla deposizione del sedimento ad opera del Tevere. I sedimenti da cui emerge la secca derivano quindi dal prodelta, ovvero prendono origine dalla struttura conoide deltizia sommersa Inquadramento climatico Le Secche di Tor Paterno si collocano nella regione climatica mediterranea, con un accentuato contrasto tra l estate calda e arida (con 2-4 mesi di siccità estiva) e la stagione autunno-inverno, piovosa e con temperature relativamente moderate. Il clima mediterraneo si contraddistingue per la sua imprevedibilità. Infatti è caratterizzato da forti venti, da improvvisi rovesci temporaleschi, da variazioni repentine della temperatura e da periodi di siccità (Blondel J., Aronson J., 1999; Grove A. T., Rackham O., 2001). Le elevate temperature e i venti invernali secchi favoriscono l evaporazione della massa d acqua del mare. Nel bacino del Mar Mediterraneo tale fenomeno non viene compensato dall apporto delle precipitazioni e del ruscellamento, ma dallo scambio di masse d acqua con l Oceano Atlantico e col Mar Nero. Questi scambi idrici, sommati agli apporti fluviali, causano una diminuzione di salinità. Inoltre la scarsa profondità dello stretto di Gibilterra, favorisce l entrata delle acque superficiali calde, fattore che si ripercuote sul regime delle temperature delle acque. Le acque profonde del Mediterraneo risultano infatti omeoterme, al contrario di quelle superficiali la cui temperatura oscilla tra i 10 C di Gennaio e i C di Luglio (ANPA, 2001). Per quanto riguarda l area di studio, il clima delle secche può essere definito come clima ad attenuato mediterraneismo (Bullini L., Pignatti S., Virzo De Santo A., 1998), ossia un clima più umido, con valori medi di precipitazione elevati (superiori agli 800 mm) e con periodi di aridità estiva brevi. Le temperature massime oscillano tra i 13 C di Gennaio-Febbraio e i 28 C di Luglio- Agosto; il range di temperature minime è compreso tra i 4 C di Gennaio e i 18 C di Agosto. Per quanto riguarda le precipitazioni, i mesi più piovosi sono Ottobre (121 mm al suolo), Novembre (119 mm al suolo) e Dicembre (107 mm al suolo), mentre la maggiore aridità si riscontra nel mese di Luglio, caratterizzato da un minimo di precipitazione (11 mm al suolo). Nel resto dell anno i valori oscillano tra i 37 mm (Maggio) e gli 81 mm (Febbraio). RE_04/600/P 18

19 I venti soffiano prevalentemente da ovest, ad una velocità di 8,5 nodi (Fig.3.4) e l umidità relativa varia dal 74% di marzo-luglio al 78% di maggio-dicembre. I valori sotto riportati sono delle medie calcolate in base ai dati del trentennio della stazione termopluviometrica di Pratica di mare (Roma), la stazione più vicina alla AMP. Fig. 3.4 Rosa annuale dei venti costruita sui dati triorari rilevati nella Stazione A.M. n. 245 (Pratica di Mare) nel periodo Fonte: Noli et al, Oceanografia Nel Tirreno centrale le masse d acqua a profondità superiore ai 20 m presentano un moto prevalentemente parallelo alla linea di costa, ossia con direzione SE-NW (Fig. 3.5). Queste correnti hanno una velocità media di 0,03m/s dovuta sia ai gradienti di densità sia ai venti. Anche le correnti di superficie hanno una direzione predominante verso SE-NW, ma con velocità dell ordine dei 0,01m/s. RE_04/600/P 19

20 Fig. 3.5 Distribuzione direzionale del moto ondoso rilevata nella stazione ondametrica di Lido di Ostia; Hs = altezza d onda significativa. Fonte: da Noli et al, 1996 (modificato) L area di studio è lambita da onde con direzione prevalenti tra i 135 e i 285 e da correnti variabili da Sud-Est a Nord-Ovest. Le secche sono bagnate da correnti provenienti dalla Sardegna, dalla Sicilia settentrionale e dal Tirreno meridionale da Novembre a Gennaio. Da Febbraio a Maggio, le correnti cicloniche del Tirreno meridionale, dopo aver toccato la costa siciliana e calabra, raggiungono l AMP. A Giugno il vortice ciclonico si spinge sino alla costa del Lazio meridionale, spostandosi quindi più a settentrione. La circolazione delle acque ricomincia nuovamente da Luglio a Settembre. Infine ad Ottobre le acque che lambiscono le secche derivano dal vortice localizzato tra la costa laziale e la Sardegna settentrionale, nonché da un vortice provenienti dalla Sicilia settentrionale. Il moto degli strati superficiali nell AMP può discostarsi dai valori di direzione e velocità del Tirreno centrale per effetto del vento, delle differenze di riscaldamento solare o degli apporti fluviali (soprattutto del Tevere). Da immagini di satellite, si nota come ad esempio il pennacchio del fiume Tevere può lambire la zona RE_04/600/P 20

21 settentrionale delle secche di Tor Paterno. Le acque dolci del fiume possono infatti disperdersi con moto turbolento nel verso contrario alla corrente dominante La Foce del Tevere Il fiume Tevere sfocia a nord delle secche di Tor Paterno determinando con i suoi apporti un impatto significativo sull ambiente marino protetto. Dopo l immissione in mare l acqua dolce del fiume genera un pennacchio (fig. 3.6) che defluisce verso la costa tirrenica, a nord di Fiumicino. In questa maniera il flusso del Tevere evita di investire direttamente le secche di Tor Paterno. Fig. 3.6 Pennacchio del fiume Tevere che lambisce la parte settentrionale dell AMP (evidenziata in arancione). Immagine satellitare (Medium Resolution Imaging Spectrometer (MERIS); 2003). In condizioni particolari, gli improvvisi mutamenti del regime delle correnti causano condizioni di torbidità nelle secche, dovute alla scarsa qualità delle acque del Tevere. Tale fenomeno offre un importante contributo per lo sviluppo della vegetazione marina. Le particolari condizioni di torbidità e l apporto di materiale organico sono infatti responsabili dell alta "produttività ecologica" della zona. RE_04/600/P 21

22 Oltre all apporto di materiale organico che favorisce lo sviluppo di una ricca comunità marina, il Tevere veicola sostanze inquinanti verso il Tirreno sotto forma di scarichi e rifiuti. Lungo il suo corso è infatti caratterizzato da due condizioni ambientali ben distinte. Dalla sorgente fino a metà della sua lunghezza il Tevere è ben preservato. La qualità delle acque in questo tratto risulta ancora resistere al degrado, grazie alla grossa portata e alla capacità autodepurativa del fiume stesso. Nell ultimo tratto le condizioni ambientali del Tevere subiscono un notevole peggioramento dei valori chimici e biologici, da addebitarsi alla presenza di scarichi veicolati dai suoi affluenti e dalla città di Roma. Il fiume risulta quindi gravemente compromesso da un forte impatto antropico. Gli scarichi civili riversano un eccessivo carico inquinante lungo il suo corso, soprattutto in concomitanza degli insediamenti urbani. La soglia critica di inquinamento si riscontra infatti a valle della città di Roma. Al fine di limitare i danni dovuti alle acque di scarico la provincia di Roma ha installato 519 depuratori, pari al 38,1% degli impianti presenti nel Lazio. Ad oggi le reti fognarie, idriche e i depuratori servono quindi il 98% della popolazione residente nel territorio del comune di Roma. Nonostante ciò, nel tratto a valle del Depuratore Roma-Sud, i valori dell'indice biologico IBE (Indice Biologico Esteso) rilevano che in tale area la qualità dell acqua non è idonea alla vita dei pesci (Tutela della fauna ittica, D.Lgs. 130/92). Tale condizione è imputabile agli alti livelli di enterococchi, di coliformi e di streptococchi fecali (valori superiore al limite consentito dalla DPR 470/82), dovuta proprio agli scarichi civili. La fascia costiera interessata dal fiume Tevere risultate quindi di mediocre qualità, in accordo con i valori di clorofilla e biomassa riscontrati lungo tutto il litorale laziale. A determinate condizioni ambientali, tale situazione può quindi causare il peggioramento degli strati superficiali del mare nell area delle secche di Tor Paterno. Infine la qualità dei corsi d acqua minori risulta buona nelle aree non interessate da agglomerati urbani per poi diventare mediocre in presenza di insediamenti abitativi. Fanno eccezione l Aniene, già in condizioni di inquinamento cronico a monte di Roma, e il Garigliano che, al contrario, gode di una migliore qualità delle acque rispetto agli altri corsi idrici Le acque dolci La qualità delle acque del Tevere, per la vicinanza della foce all AMP delle secche di Tor Paterno, può influenzare la qualità dell ambiente della riserva marina. RE_04/600/P 22

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