Relazione Sanitaria. Dipartimento di Prevenzione Ulss 20 di Verona.

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1 Dipartimento di Prevenzione Ulss 2 di Verona Coloro che stabiliscono le politiche sanitarie ed i ricercatori medici devono far capire meglio al pubblico che non si può mai essere sicuri di niente Geoffrey Rose Relazione Sanitaria 27

2 A cura di: Silvana Manservisi Andrea Comin Cristina Feltrin

3 A NNO IL CAMPO DI INTERVENTO Pag Caratteristiche geografiche Pag La struttura produttiva nella Provincia di Verona Pag La popolazione Pag La mortalità Pag La mortalità generale La mortalità infantile La mortalità evitabile Pag. 4 Pag. 9 Pag Invalidi civili Pag. 1 2 L AMBIENTE URBANO Pag Inquinamento atmosferico Pag Assetto territoriale Pag Collettività Pag Disagio abitativo Pag Popolazione carceraria Pag Piscine Pag ALIMENTAZIONE Pag Approvvigionamento dell acqua potabile Pag Sicurezza alimentare Pag Vigilanza e controllo su prodotti alimentari Pag Encefalopatia spongiforme bovina (BSE) Pag Tracciabilità dei prodotti di origine animale Pag Latte Pag Uova e ovoprodotti Pag LE MALATTIE INFETTIVE Pag Vaccinazioni Pag Dati relativi alle malattie infettive Pag Profilassi internazionale Pag. 53

4 5 LE MALATTIE CRONICO DEGENERATIVE Pag Fattori di rischio Pag Alimentazione Pag Attività fisica Pag Screening oncologici Pag INCIDENTI Pag Incidenti stradali Pag Controllo sulle patenti di guida Pag Incidenti domestici intossicazioni da CO Pag LA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO Pag Infortuni sul lavoro Pag Infortuni mortali e con esiti permanenti Pag Le malattie professionali nell ULSS 2 Pag Interventi di vigilanza nelle aziende Pag IL MONDO ANIMALE Pag Dimensione produttiva Pag Vigilanza e ispezioni Pag Malattie infettive ed infestazioni Pag Benessere animale negli allevamenti Pag Randagismo Pag Colombi in città Pag Ratti e insetti Pag LA PREVENZIONE INUTILE 1 IL DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE Pag. 19 Pag Servizi /Uffici Pag I costi Pag. 116

5 1 I L C AMPO DI I NTERVENTO O 1.1 CARATTERISTICHE GEOGRAFICHE L Azienda ULSS n. 2 comprende 36 Comuni: Boscochiesanuova, Buttapietra, Castel d'azzano, Cerro Veronese, Erbezzo, Grezzana, Roverè, San Martino Buon Albergo, Verona, Selva di Progno, Velo Veronese, Badia Calavena, S. Mauro di Saline, Vestenanova, S. Giovanni Ilarione, Tregnago, Mezzane, Illasi, Cazzano di 36 COMUNI Tramigna, Montecchia di Crosara, Roncà, Monteforte, Soave, Colognola ai Colli, Lavagno, Caldiero, Belfiore, San Bonifacio, Arcole, Albaredo, Cologna Veneta, Pressana, Roveredo di Guà, Veronella, Zimella, San Giovanni Lupatoto. Confina a nord con il Trentino Alto Adige e comprende l'area dei monti Lessini intersecata, da ovest ad est, da quattro vallate: Val Pantena, Val Squaranto, Val D'Illasi, Val D'Alpone, fino al confine orientale con la Provincia di Vicenza. Include la fascia pedemontana e collinare e la prima parte di pianura, attraversata dal fiume Adige, estendendosi a sud, a ridosso del confine con la Provincia di Vicenza, fino a comprendere la zona di Cologna. L'estensione complessiva è di Kmq. 1.65,61. L'altitudine varia dai metri sul livello del mare del Comune di Erbezzo ai 38 di Buttapietra. La maggior parte della popolazione risiede negli agglomerati urbani dei trentasei comuni costituenti l'ulss. Di questi, oltre a Verona, che conta più di 26. abitanti, solo San Bonifacio, Castel D'Azzano, Grezzana, San Martino Buon Albergo e San Giovanni Lupatoto superano la soglia dei 1. residenti. L Azienda ULSS 2, con i suoi assistiti, è la più popolosa della Regione Veneto. 1.2 LA STRUTTURA PRODUTTIVA NELLA PROVINCIA DI VERONA L Ulss 2 si colloca nel Nord-Est dell'italia, una delle aree più sviluppate d'europa, il cui reddito pro capite supera di un quinto la media europea. Nella provincia di Verona le imprese registrate alla Camera di Commercio nel 27 hanno raggiunto quota (le imprese attive sono pari a 9.246) +,5% rispetto al 26 +1,3 se si esclude il settore agricolo. Le unità locali presenti sul territorio provinciale superano (1) Graf. 1.2/1- Incidenza delle Imprese registrate alla CCIAA di Verona anno 27 Co m m erc io 2,8 % Alberghi e ristora nti 5,2 % T ra sporti e a ttività a usilia rie 3,8 % S erviz i 1 7,4 % N o n Cla ssif ic a te 4,4 % Co stru z ion i 1 6,1 % Ag ric o ltu ra e P esc a 19,4 % In du stria 1 3, % N imprese : N unità locali : () I dati riportati hanno come fonte il Rapporto sullo stato dell economia provinciale, redatto dalla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Verona e pubblicato in occasione della quarta Giornata dell Economia, 18 aprile 28. 5

6 Nell ultimo decennio (1997 al 27) la trasformazione della struttura produttiva veronese è caratterizzata dalla diminuzione del peso (numero aziende) del settore agricolo, dell industria e del commercio. In considerevole aumento, invece, il peso dell attività delle costruzioni (2) (dal 1,5% nel 1997 al 16,1% nel 27, con un aumento di oltre 7. unità) e dei servizi (da 12,7% a 17,4%). Il tessuto produttivo è composto prevalentemente da piccole e medie imprese. Dai dati ISTAT del 25 (ultimo dato disponibile) Il 99,3% delle unità economiche extra agricole ha meno di 5 addetti (ed occupa il 73,3% degli addetti). Le grandi imprese invece sono lo,7% delle unità locali ed occupano il 26% degli addetti (83. dipendenti). Un fenomeno che nel 27 si consolida nella nostra provincia è quello dell imprenditoria straniera. Gli imprenditori extracomunitari risultano 11.4 di cui (pari al 2,2% del totale delle persone iscritte nel registro delle imprese) sono nati nei paesi UE, mentre (il 4,5 %) provengono da paesi extra UE. Nel 27, rispetto all anno 26, gli imprenditori extracomunitari (dal conteggio sono stati esclusi gli imprenditori romeni e bulgari) sono aumentati di 634 persone. I settori produttivi dove esercitano sono, in ordine, quello delle costruzioni (2.192 persone), del commercio al dettaglio (1.819 persone), dei trasporti (752). Nel manifatturiero (851) spicca il settore abbigliamento con 257 imprenditori extracomunitari. Nel 27 gli occupati in termini assoluti sono passati a 398. (394. nell anno 26). In percentuale l aumento è stato pari al 1%. Il tasso di occupazione (3) è rimasto stabile al 66,9%. Mentre si riduce il tasso di disoccupazione passato al 3,4% (4% del 26). Il dato è significativamente al di sotto di quello nazionale (6,1% nel 27). I 398. occupati risultano impiegati in larga maggioranza nel settore dei servizi e del commercio (62,3%), nell industria (33,7%), e nell agricoltura (4%). Nel mercato del lavoro, anche nella nostra provincia, si assiste ad una crescente diversificazione delle forme di occupazione con l espansione dei rapporti di lavoro temporanei. Questi cambiamenti dell organizzazione del lavoro, in particolare le modalità più flessibili di organizzazione dell orario di lavoro e una gestione delle risorse umane più individuale e maggiormente orientata al risultato, hanno un incidenza profonda sui problemi legati alla salute sul luogo di lavoro o, più in generale, sul benessere sul luogo di lavoro. 1.3 LA POPOLAZIONE Rispetto agli anni precedenti si registra un decremento della percentuale degli anziani (soggetti di età superiore ai 65 anni) che è pari al 19.7% del totale. È confermata la tendenza all aumento della fascia di età inferiore ai 15 anni, pari al 14.2% del totale. Tab. 1.3/1: Caratteristiche demografiche della popolazione residente nei comuni della ULSS n. 2: nuovi nati, numero decessi dei residenti, totale iscritti all anagrafe, iscritti con età inferiore a 15 anni, superiore a 65 e 75 anni e loro percentuale sul totale della popolazione, residenti con età superiore ai 1 anni NATI DECESSI RESIDENTI INF. 15 % > 65 % > 74 % > , , , , , () Il settore delle costruzioni è in costante crescita, nel dicembre 27 le imprese registrate erano a quota (15.57 nel 26 ), con un aumento di imprese. 3 () Il tasso di occupazione è dato dal rapporto fra il numero degli occupati e la popolazione con un età maggiore di 15 anni. 6

7 La tabella seguente evidenzia come il numero di stranieri residenti nel Comune di Verona in costante aumento arrivando a raggiungere l 11.7% della popolazione. Tab. 1.3/2: Stranieri residenti nel comune di Verona STRANIERI POPOLAZIONE PRESENTI % RESIDENTE DI STRANIERI SULLA TOTALE POPOLAZIONE , , Le fasce d età più rappresentate degli straneri residenti a Verona sono quelle dei giovaniadulti con un progressivo incremento dei nuovi nati (v. piramide). Comune di Verona - Distribuzione percentuale della popolazione residente per sesso e classe di età Comune di Verona - Distribuzione percentuale della popolazione residente straniera per sesso e classe di età Il grafico n. 1.3/1 illustra l andamento degli assistiti, della sola città di Verona, con età superiore ai cento anni. È un indicatore sintetico che consente di apprezzare l entità del fenomeno di allungamento della speranza di vita (che privilegia per altro, come si può ben vedere, quasi esclusivamente le femmine nei confronti dei maschi). Graf. 1.3/1: Numero di residenti nel Comune di Verona con età uguale o superiore ai cento anni Maschi Femmine

8 Come si può notare dal grafico 1.3/2 nel periodo dal 1984 al 27 l età media alla morte è aumentata di 8.7 anni (da 71.4 a 8.1). Ciò sta a significare che in questo periodo storico ogni tre anni solari la popolazione ha guadagnato mediamente un intero anno di vita. Graf. 1.3/2: Comune di Verona: età media alla morte 82, 8,1 8, 78,1 78, 76, 75,3 73,8 72,6 72, 72,5 72,4 72,9 73,6 78,1 78,1 76,5 75,2 74,9 74, 7, 77,5 76, 78,4 78,5 77, 79, 75, 73,7 72,9 71,4 La tabella seguente evidenzia le interruzioni volontarie di gravidanza (IVG) nell ULSS2. Tab. 1.3/3: Interruzioni volontarie di gravidanza nell Ulss N. CASI DI DONNE CON CITTADINANZA ITALIANA 33 (45%) 34 (46%) 298 (42%) 286 (47%) 259 (45%) N. CASI DI DONNE CON CITTADINANZA STRANIERA 368 (55%) 393 (54%) 417 (58%) 327 (53%) 314 (55%) N. CASI TOTALI L'entità del fenomeno è particolarmente accentuata nel caso di donne con cittadinanza straniera che, nonostante costituiscano una ridotta percentuale della popolazione complessiva, danno ragione di più del 5% di tutte le IVG. 1.4 LA MORTALITÀ LA MORTALITÀ GENERALE VENETO La popolazione del Veneto continua a godere di buone condizioni di salute, migliori che in passato. Anche nel 27 si conferma il processo di progressiva crescita della durata della vita media: la stima della speranza di vita alla nascita è pari a 78.9 anni per gli uomini e a 84,6 anni per le donne, superiori ai corrispondenti dati medi italiani pari rispettivamente a 78,6 e 84,1. (ISTAT Indicatori demografici febbraio 28). Nel Veneto nel 26 sono stati registrati circa 42.3 decessi, 7422 dei quali nella provincia di Verona. Le principali cause di morte sono le malattie del sistema circolatorio e le 8

9 neoplasie che giustificano il 7% circa dei decessi. Il numero assoluto annuale di deceduti residenti nella regione Veneto è sostanzialmente stazionario dal 1996, ad eccezione del picco di mortalità registrato nell anno 23 e legato all anomala ondata di calore. Tuttavia, nello stesso periodo, le caratteristiche demografiche della popolazione sono sensibilmente mutate. In particolare è aumentato il numero di cittadini residenti (anche per il contributo dell immigrazione) e la popolazione è complessivamente invecchiata. Di fatto i tassi di mortalità specifici per età sono calati in modo consistente, dando luogo ad un tasso standardizzato diretto di mortalità in forte decremento.(graf 1.4.1/1 ). Graf /1 mortalità nel Veneto tasso standardizzato di mortalità per tutte le cause (per 1. abitanti) Le malattie del sistema circolatorio causano circa 17. decessi all anno (pari al 4% di tutti i decessi) e sono al primo posto nelle donne e al secondo posto (dopo le neoplasie) negli uomini. Il tasso standardizzato di mortalità per queste malattie, in particolare per le malattie ischemiche del cuore e per le malattie cerebrovascolari, è in calo in entrambi i generi e giustifica buona parte della diminuzione registrata sulla mortalità generale. Graf /2 Veneto Tasso standardizzato di mortalità per malattie del circolo e tumori nelle donne (per 1. abitanti) 9

10 Graf /3 Veneto - Tasso standardizzato di mortalità per malattie del circolo e tumori negli uomini (per 1. abitanti) Alle neoplasie sono attribuibili circa 13. decessi ogni anno tra i residenti nella regione Veneto. Il tasso standardizzato di mortalità per neoplasie è in calo in entrambi i generi. Nelle donne il tumore della mammella è al primo posto tra i decessi per neoplasie (17%) e ad esso sono attribuibili quasi 1. decessi all anno. Pur con un andamento oscillante, la mortalità per tumore alla mammella appare in calo, come pure la mortalità per tumore dello stomaco. L incidenza del tumore della mammella mostra invece un trend in crescita che può essere influenzato almeno da due elementi: il primo è l attività di diagnosi precoce svolta dallo screening mammografico che tende ad anticipare la diagnosi in fase precoce di tumori che altrimenti sarebbero comparsi in periodi successivi, l altro è la diffusione di fattori di rischio (AIRTUM Rapporto sui tumori in Italia - anno 28). Nei maschi si apprezza soprattutto una diminuzione della mortalità per neoplasie del polmone (che da solo giustifica oltre il 25% dei decessi per tumore nei maschi), dello stomaco e dell esofago, mentre le altre principali neoplasie (colon-retto, fegato, prostata, pancreas e vescica) presentano un andamento stazionario. I dati del Registro Tumori Veneto confermano anche negli anni più recenti la diminuzione della mortalità per tumore ai polmoni tra gli uomini e la sostanziale stabilità tra le donne; questi differenti pattern sono legati al differente andamento nel tempo dell abitudine al fumo tra i due sessi (in calo tra gli uomini, stabile o in aumento tra le donne). Tuttavia, ancora nel 26 le neoplasie polmonari rendevano conto dell 11% dei decessi tra gli uomini e del 3%tra le donne. 1

11 Graf /4 Veneto Tassi standardizzati (per 1. residenti) di mortalità per tumore del polmone, per sesso e per anno. Dal 1996, anno in cui si è verificato il maggior numero di decessi (26 eventi tra i residenti nel Veneto), la mortalità per AIDS è nettamente e rapidamente diminuita: 149 decessi nel 1997, 69 nel 1998, fino a oscillare tra i 2 e i 25 decessi annui dopo l anno 2. (dati del Servizio Epidemiologico Regionale del Veneto). Graf /5 Casi e decessi incidenti per AIDS in residenti nella Regione Veneto, per anno ULSS 2 Anche nell ULSS 2 i tumori e le malattie del sistema circolatorio causano da soli il 7% delle morti. Nonostante una tendenza al calo le cause di morte legate al sistema cardiocircolatorio restano al primo posto. 11

12 Tab /1: Mortalità generale per grandi gruppi di cause nella popolazione dell'ulss 2 23 CAUSE N DECESSI TASSO GREZZO N DECESSI TASSO GREZZO N DECESSI TASSO GREZZO N DECESSI TASSO GREZZO 33 7,4 46 1,2 49 1,8 26 5, , , , ,8 I Malattie infettive e parassitarie II Tumori III Mal. ghiandole endocrine e della nutriz , , , ,1 V Disturbi psichici 11 24, , , ,8 VI Mal. del sistema nervoso , , , ,3 VII Mal. del sistema circolatorio , , , ,7 VIII Mal. dell'apparato respiratorio , , , ,9 IX Mal. dell'apparato digerente 183 4, , , , X Mal. apparato genitourinario 64 14, , ,4 47 1,2 XVII Traumatismi e avvelenamenti , , ,4 1 21,8 XVII Incidenti stradali 52 11, ,4 35 7,7 49 1,7 XX Suicidi 33 7,4 33 7,3 22 4,8 28 6,1 Altro , , , , , , , ,5 Totale Graf /6: Mortalità totale per gruppi di cause. Frequenza relativa ULSS 2 Anno , , ,4 3 3,1 3,5 4,5 1,2,8 Mal. infettive e parassitarie Tumori Mal. ghiandole endocrine e della nutrizione Disturbi psichici Mal. del sistema nervoso Mal. del sistema Mal. dell'apparato Mal. dell'apparato circolatorio respiratorio digerente 12 Mal. apparato genito-urinario 2,5 Traumatismi e avvelenamenti esclusi incidenti 1,2,7 Incidenti stradali Suicidi

13 1.4.2 LA MORTALITÀ INFANTILE Per quanto attiene invece i dati recuperabili dalle schede di morte è emerso nuovamente un elemento interessante relativamente alla mortalità infantile degli stranieri come si può evincere dalla tabella seguente. Tab /1 Bambini residenti nell ULSS 2 morti entro l anno di vita - anno 27 Maschi Femmine Totale ITALIANI STRANIERI Quasi il 5% dei bambini deceduti entro l anno di età è extracomunitario. Non è possibile fare un analisi corretta del dato visto che non si conosce il numero preciso dei nati extracomunitari, ma è verosimile supporre che sia notevolmente inferiore a quello dei nati italiani. Nel 26 ad esempio il numero dei nati extracomunitari era pari al 17% circa di tutti i nati. Graf /1: Tasso complessivo di mortalità infantile in nati da madri iscritte all anagrafe assistiti dell ULSS2 (% per 1. nati) 5 4,4 4,5 4 3,7 3,5 3,5 3,4 3,2 3 2,8 2,8 2, MORTALITÀ EVITABILE Sono considerate evitabili quelle cause di morte che si potrebbero ridurre in maniera consistente o addirittura eliminare con adeguati interventi di prevenzione, cura e riabilitazione. La mortalità evitabile è quindi un indicatore correlato con le abitudini di vita, con lo stato dell ambiente in cui si vive e si lavora, con la stessa efficacia del servizio sanitario. Può essere utilizzato per individuare le cause che determinano gli eventi consentendo di approntare adeguati interventi preventivi. 13

14 Tab /1: Mortalità evitabile prevenibile con gli screening oncologici ULSS 2 (numeri assoluti) Cancro mammella Cancro colon (M 57 F 49) 13 (M 63 F 4) 16 (M 59 F 47) 115 (M 62 F 53) 126 (M 72 F 54) Cancro collo utero Tab /2: Mortalità evitabile ULSS 2 (numeri assoluti) 23 Incidenti stradali HIV Overdose Intossic.monossido di carbonio Infortuni sul lavoro Tot Tot Tot Tot Tot INVALIDI CIVILI Nel corso del 27 sono state effettuate visite (2.51 in più rispetto allo scorso anno) e sono pervenute domande ( ); l incremento è prevalentemente determinato dall aumento delle richieste per la Legge 14, motivate dai numerosi benefici correlati al riconoscimento della condizione di portatore di handicap. Tab. 1.5/1: Visite di invalidità civile - anno 27 SEDE Invalidi Civili Legge 14/92 Legge 68/99 Comm. Provinciale Ciechi Commissione Sordomuti Totale DI VERONA SEDE DI COLOGNOLA AI COLLI TOTALE Permane l apprezzamento da parte dell utenza relativamente alla possibilità di consegnare le domande d invalidità presso le sedi dei distretti, oltre che nelle sedi storiche. I tempi di attesa sono ulteriormente diminuiti. A dicembre 27 il tempo medio tra la data di presentazione della domanda e l effettuazione della visita era inferiore a 6 giorni. 14

15 Graf. 1.5/1: Invalidità civile: visite effettuate dal 2 al La fascia di popolazione maggiormente rappresentata è quella tra i 76 e gli 8 anni. La tipologia dell invalidità riconosciuta è rimasta praticamente invariata rispetto allo scorso anno come pure la percentuale delle malattia più rappresentate. Graf. 1.5/2: Visite invalidità civile anno 26: esiti dei controlli (I.A.= indennità di accompagnamento I.F.= indennità di frequenza) 35, 28,9 3, 22,5 25, 22,8 21,7 2, 15, 1, 2,5 5, 1,6, I.A. 1% 74%-99% 34%-73% <34% I.F. Graf. 1.5/3 Visite di invalidità civile anno 26: patologie più frequenti 6, 48,3 5, 42, 4, 28,1 3, 15,3 2, 12,9 9,6 7,9 M. Resp. Diabet e 1,9 1,, M. Cardio. M. Ost eoart. M. Neurol. Demenze 15 Tumori M. Psic.

16 A partire dal gennaio 27 si è provveduto ad apportare una modifica alle procedure organizzative a seguito dell entrata in vigore della L. n. 8 art. 6 co. 3 bis del 9.3.6, che prevede un iter accelerato per l accertamento dell invalidità civile nei pazienti oncologici. La norma sancisce che l accertamento debba essere effettuato entro 15 gg. dalla data di presentazione della domanda e che abbia immediata efficacia. L applicazione di quanto previsto è risultata essere piuttosto complessa per l eccessiva ristrettezza dei tempi se si tiene conto dei carichi di lavoro, dei limiti temporali imposti dall istruttoria delle pratiche e dalle modalità di comunicazione dell invito a visita, peraltro previste dalle precedenti normative in materia di invalidità civile, ed infine del fatto, non trascurabile, che i calendari mensili delle sedute di commissione vengono predisposti il mese precedente e gli inviti a visita vengono inviati agli interessati circa 2 giorni prima della data della seduta di commissione. Alla fine del 27 il tempo medio intercorrente tra la presentazione della domanda e l effettuazione della visita era pari a circa un mese. Al fine di ridurre ulteriormente i tempi di attesa, dopo aver valutato l entità del fenomeno, si sta predisponendo una procedura che prevede l inserimento rapido delle pratiche in commissioni appositamente designate. VISITE FISCALI L analisi dell andamento degli ultimi cinque anni depone per l assoluta inefficacia di tale attività. La percentuale di non conferma della prognosi è al di sotto dello.1%. Questo non per incuria o incapacità dei medici fiscali, ma per obiettive difficoltà a contestare l operato dei colleghi medici di medicina generale per i seguenti motivi: nella maggior parte dei casi non sono emersi motivi di modificare diagnosi e prognosi; i casi dubbi dal punto di vista diagnostico, generalmente si ascrivono a patologie di difficile obiettivazione (cefalee, coliche addominali, vertigini ecc); i casi dubbi dal punto di vista prognostico necessitano dell effettuazione di accertamenti specialistici la cui esecuzione richiede spesso tempi più lunghi della prognosi stessa e va a gravare sull attività specialistica dell ULSS. Inoltre l esito degli accertamenti specialistici effettuati non è stato significativamente positivo, come verificato da una sperimentazione effettuata negli scorsi anni. La visita fiscale pertanto ha solo effetti deterrenti, e alla fine l unico risultato apprezzabile è la verifica della presenza del lavoratore a casa nelle fasce orarie previste. AUSPICABILE L ABOLIZIONE DELLE VISITE FISCALI Ne consegue che, considerato l elevato costo di tale attività che grava completamente sull ULSS (la totalità delle visite viene richiesta da Enti Pubblici che per norma sono esentati dal pagamento) e vista l inefficacia degli accertamenti medici, sarebbe oltremodo auspicabile che venisse modificata opportunamente la normativa prevedendo l abolizione dell esecuzione delle visite fiscali. 16

17 2 L AMBIENTE URBANO O PREMESSA La popolazione che vive nelle città è sempre più numerosa: all inizio del diciannovesimo secolo era il 5%, nel 27 è più del 5%. In Europa circa il 75% della popolazione vive in aggregati urbani di una certa complessità. La salute della popolazione urbanizzata rappresenta, quindi, un problema da considerare in modo specifico sia per numero di persone coinvolte sia per le ricadute maggiori che hanno i determinanti di salute positivi o negativi. Questi fattori possono esplicare i loro effetti nelle varie forme di aggregazione con varia intensità a seconda delle dimensioni e dell organizzazione delle città. In questa chiave vanno interpretati alcuni argomenti di questa relazione che riguardano: l ambiente fisico (qualità dell aria, condizioni climatiche, strumenti urbanistici); l ambiente costruito (disagio abitativo, traffico, funzioni urbane); il sistema dei trasporti; l ambiente sociale (comportamenti individuali e stili di vita collettivi, immigrazione, disuguaglianze di salute legate a disuguaglianze sociali). 2.1 INQUINAMENTO ATMOSFERICO Dalle conoscenze scientifiche attuali emerge sempre più precisamente che la cattiva qualità dell aria respirata incide in modo significativo sulle condizioni di salute della popolazione esposta. Non si tratta solo di effetti acuti che compaiono per esposizioni a breve termine agli inquinanti atmosferici ma anche di effetti che si instaurano lentamente nel tempo provocando patologie croniche e conseguenze a lungo termine sulla salute. Secondo l OMS l esposizione al particolato fine accorcia in media la vita di ogni persona all interno dell Unione Europea di 8.6 mesi e i valori salgono per l Italia a 9 mesi di vita nel 2 (Comunicato stampa dell OMS europeo EURO/8/5 Berlino, Copenhagen, Roma, 22 giugno 25.) L OMS afferma esplicitamente che una riduzione dei correnti livelli di inquinamento atmosferico, specialmente quello dovuto al traffico, porterebbe benefici sostanziali alla salute respiratoria dei bambini, soprattutto di quelli più suscettibili (Effects of air pollution on children s health and development A review of the evidence WHO Europe 25). In generale le zone maggiormente inquinate sono quelle in prossimità di strade trafficate e di industrie insalubri. Nell area urbana in cui si concentra la popolazione e si verifica una maggior esigenza di mobilità autoveicolare, stando ai dati ARPAV, il 51% delle polveri PM1 è generato dal traffico. Nella nostra realtà costituiscono fonti sicuramente rilevanti anche alcune industrie di grosse dimensioni, l aeroporto V. Catullo di Villafranca e le autostrade che attraversano il territorio spesso in stretta contiguità con quartieri residenziali. Sulla base dei dati diffusi dall ARPAV, struttura cui compete il monitoraggio giornaliero dell aria, nel corso del 27 nella città di Verona si sono verificati 159 superamenti del limite giornaliero di 5 µg/m3 di PM1, valore che non dovrebbe essere superato più di 35 volte l anno. 17

18 La media annuale di PM1 nella postazione di Corso Milano è stata pari a 62 µg/m3 a fronte di un valore limite annuale di 4 µg/m3. Sempre nella postazione di Corso Milano si sono registrati valori medi annui pari a 4 µg/m3 di benzene e a 1 ng/m3 di Benzo(a)Pirene. Graf. 2.1/1:Numero di superamenti del limite giornaliero e concentrazione media annua di PM1. Postazione di Corso Milano Verona n. superamenti 5 µg/m3* concentrazione media annua *limite da non superare più di 35 volte l anno Se si analizzano i dati più nel dettaglio si osserva che nel secondo semestre del 27 le medie di PM1 registrate nelle due stazioni di C.so Milano e del Cason sono sovrapponibili a differenza dello stesso periodo dell anno precedente in cui si erano registrati valori più alti nelle stazione di C.so Milano. Probabilmente questo calo va interpretato non tanto come un decremento effettivo delle concentrazioni di inquinanti a seguito di misure adottate quanto come conseguenza dello spostamento della centralina di C.so Milano in una zona più arretrata rispetto al margine stradale, avvenuto nel giugno 27. A tutt oggi mancano ancora delle mappe di rischio che evidenzino le isoconcentrazioni di inquinanti nell ambiente urbano Graf. 2.1/2. PM1 valori medi di periodo (dati tratti da CdR Ecologia Comune di Verona) giugno 27 Riposizionamento della centralina di Corso Milano Corso Milano Cason gen - 3 giu 5 12 giu - 31 dic 5 1 gen - 3 giu 6 12 giu - 31 dic 6 1 gen - 3 giu 7 12 giu - 31 dic 7 All inquinamento atmosferico è attribuibile una quota rilevante di morbosità acuta e cronica, come confermato anche da recenti studi epidemiologici nazionali che includono anche città del Veneto, e una diminuzione della speranza di vita dei cittadini che vivono in aree con livelli di inquinamento elevato. 18

19 Tra questi il MISA2, metanalisi italiana degli studi sugli effetti a breve termine dell inquinamento atmosferico nel periodo in 15 città italiane per un totale di più di nove milioni di abitanti, ( Biggeri A, Bellini P, Terracini B. Meta-analisys of the Italian studies on short-term effects of air pollution. Epidemiol Prev 24; 28 (4-5) suppl: 1 1), ha evidenziato un aumento della mortalità giornaliera per tutte le cause naturali collegato ad incrementi della concentrazione degli inquinanti atmosferici studiati (in particolare NO 2.6%; CO 1.2%; PM 1.31% ). Tale rilievo riguarda anche la mortalità per cause cardiorespiratorie e la ricoverabilità per malattie cardiache e respiratorie. Le associazioni tra concentrazioni ambientali di inquinanti ed effetti sanitari in studio si manifestano con un ritardo variabile a seconda dell inquinante e dell esito considerato. Per la mortalità, l aumento di rischio si manifesta entro pochi giorni dal picco di inquinamento (due giorni per il PM1, fino a quattro giorni per NO 2 e CO). L anticipazione del decesso è contenuta e si verifica entro due settimane. In un indagine successiva, lo studio sulle 13 città italiane ( Martuzzi M,Mitis F,Iavarone I,Serinelli M. Health impact of PM1 and ozone in 13 Italian cities. 26. World Health Organization Regional Office for Europe) si conclude che l inquinamento atmosferico ha un largo impatto sulla salute nelle città italiane. Nel periodo compreso tra il 22 ed il 24, in media 822 morti all anno (corrispondenti al 9% della mortalità per tutte le cause di morte -escluso gli incidenti- nella popolazione al di sopra dei 3 anni), sono risultati attribuibili a concentrazioni di PM 1 superiori a 2 µg/m 3, tenendo in considerazione anche gli effetti a lungo termine. Più specificamente, dallo studio citato risulta che le cause di morte, per esposizioni a lungo termine attribuite a valori superiori a 2 µg/m 3 di PM 1, siano: tumore del polmone (742 casi all anno), infarto (2562 casi all anno), ictus (329 casi all anno). Gli effetti acuti includono cause cardiovascolari (843 casi all anno) e le cause respiratorie (186 casi all anno). Con sempre maggiore evidenza sembra emergere in particolare un associazione tra esposizione ad inquinamento atmosferico e l insorgenza di malattie dell apparato cardiocircolatorio tanto che l American Heart Association identifica tale esposizione come un significativo fattore emergente di rischio cardiovascolare, comprese le sindromi coronariche acute ( Air pollution and cardiovascular disease: a statement for healthcare professionals from the expert panel on population and prevention science af the American heart association Robert D.Brook et al. Circulation 24; 19; ). L attenzione si è incentrata anche sull inquinamento da pericolato come possibile specifico trigger di infarto miocardio acuto (Increased particulate air pollution and the triggering of myocardial infarction A.Peters et al. Circulation 21; 13; ). Uno studio condotto in un gruppo di 772 soggetti infartuati nel corso di due anni ha dimostrato una correlazione statisticamente significativa tra incremento delle concentrazioni del PM 2,5 e rischio di infarto miocardio acuto nelle 24 ore precedenti l evento e nelle prime 2 ore successive. Gli studi riguardano in particolare un eccesso di rischio di avere infarti cardiaci, ictus e trombosi venose profonde ad elevati livelli di PM1 ; uno studio recente quantifica anche il rischio di morte precoce dovuto all inquinamento da traffico stradale in persone che hanno sofferto di infarto cardiaco (l aumento del 15-3% si verifica soprattutto nella fascia di 1 metri attorno alle strade locali e sembra correlato con le emissioni primarie dei motori diesel più che a quelle secondarie). Questo dato è particolarmente significato se si mette in relazione alla riduzione della mortalità in fase acuta dovuta al miglioramento dell assistenza sanitaria. 19

20 A fronte di questi dati risulta evidente la necessità di non costruire abitazioni a ridosso delle strade e di procedere con misure di mitigazione nei casi già esistenti. È prioritario in quest ottica valutare l efficacia degli interventi adottati per la riduzione dell inquinamento Sulla base di queste considerazioni il Dipartimento ha richiamato l attenzione delle Amministrazioni Comunali e Provinciale sulla necessità di adottare un piano organico di intervento per ridurre l esposizione della popolazione agli inquinanti atmosferici, individuando prioritariamente le zone a maggior rischio. In conformità a quanto evidenziato dall OMS si richiede non tanto di adottare interventi emergenziali quanto di progettare azioni strutturali e permanenti secondo le indicazioni fornite dalla Comunità Europea per lo sviluppo dei piani di azione di qualità dell aria. Per le esposizioni a breve termine non si può escludere che in condizioni particolarmente critiche sia necessario ricorrere alla possibilità di adottare provvedimenti d emergenza. Ci si riferisce in particolare ai gravi picchi d inquinamento (valori di PM 1 >15 µg/ m 3) che in genere si verificano in concomitanza con condizioni meteoclimatiche che ostacolano la dispersione degli inquinanti. Sono state attuate innumerevoli azioni informative nei confronti della popolazione anche per favorire l adozione di stili di vita e comportamenti favorevoli alla salute da parte dei singoli individui; nella relazione sanitaria annuale del Dipartimento, consultabile nel sito vengono forniti aggiornamenti sulla situazione epidemiologica e sulla presenza di fattori di rischio; nello stesso sito sono reperibili altri documenti inerenti informazioni sugli effetti sanitari dell esposizione all inquinamento atmosferico e sulle precauzioni comportamentali da adottare nelle situazione critiche conseguenti ad elevate concentrazioni di inquinanti invernali (PM 1 ) o estivi (O 3). IL SISTEMA DEI TRASPORTI Il sistema dei trasporti, in particolare quello dei trasporti urbani, è in grado di influenzare sensibilmente le condizioni di salute della popolazione attraverso molti fattori di rischio di tipo diretto (inquinamento atmosferico, incidenti stradali, rumore) e indiretto (fruizione del territorio, possibilità di avere uno stile di vita attivo nella vita quotidiana). Per questo motivo è necessaria una stretta collaborazione ed integrazione nei processi decisionali che riguardano il sistema dei trasporti. Un primo campo dove può essere attuata questa collaborazione riguarda i processi di pianificazione o riqualificazione anche di porzioni limitate di territorio urbano. È fondamentale che in questi casi si individuino e si favoriscano modalità di trasporto favorevoli all ambiente ed alla salute, in particolare la ciclo-pedonalità. Alcuni esempi di collaborazione tra il settore dei trasporti e quello della salute sono stati censiti dall Organizzazione Mondiale della Salute della Regione Europea e riportati nel documento Collaboration between the health and transport sectors in promoting physical activity: examples from european countries. 2

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