CAPITOLO I UTILITA E DECISIONI DI CONSUMO E RISPARMIO. Sommario

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1 Moneta e credito 1

2 Moneta e credito 2 CAPITOLO I UTILITA E DECISIONI DI CONSUMO E RISPARMIO UTILITÀ Sommario 1. La concezione assiomatico deduttiva delle scelte economiche 1.1 Utilità e psicologia nei primi neoclassici 1.2 Generalità su utilità, razionalità e funzioni di utilità 1.3 Gli assiomi 2. Gli studi critici della psicologia economica 2.1 La critica al primo ed al secondo assioma 2.2 La critica al terzo assioma e la problematica degli sciocchi razionali 2.3 Le istanze di personalità in contrapposizione all homo oeconomicus come fascio di preferenze 2.4 Non additività delle curve di domanda, effetto imitazione, effetto snob, ed effetto Veblen RISPARMIO 3. L aggregazione ed il passaggio dal livello microeconomico a quello macroeconomico 4. Alcuni approcci psicologici alle decisioni di risparmio nel pensiero economico 5. La sistemazione della psicologia economica del problema negli anni 50/60 6. Lo studio delle motivazioni 7. Risparmio, condizioni personali e tratti di personalità 8. I conti mentali e la revisione dell ipotesi del Ciclo Vitale e del Reddito Permanente 9. Dispendio e credito al consumo 10. Conclusioni APPENDICE Consequenzialismo, egoismo utilitarismo

3 Moneta e credito 3 CAPITOLO II UTILITÁ E DECISIONI DI CONSUMO E RISPARMIO CONSUMO Premessa Riferimenti istituzionali Agire secondo scopi Valutazione: cognizione e affetti Valutazione: calcolo e scelta Decisione: razionalità e rappresentazioni Ragioni del consumatore e figure di identità Risvolti differenziali e clinici Psicologia del consumatore o psicologia per il consumatore? CAPITOLO III MONETA E CREDITO 1. NOTE DI METODO 2. TEMI DI STORIA DEL DENARO 2.1 L' affermazione del denaro dalla rottura dei legami interpersonali nelle società antiche e primitive 2.2 La circolazione metallica

4 Moneta e credito La circolazione cartacea 2.4 La natura creditizia della moneta 2.5 La "magia" e la natura enigmatica del denaro 3. CENNI SULL'EVOLUZIONE DEGLI ATTEGGIAMENTI ETICI VERSO LA MONETA E IL CREDITO 4. SOGGETTIVITÀ E RAZIONALITÀ IN TRE TEORICI DELLA MONETA 4.1 Marx 4.2 Wicksell 4.3 Keynes 5. I MODERNI STUDI SULLA PSICOLOGIA DEL DENARO 5.1 Il denaro nei paradigmi della psicologia 5.2 Problemi cognitivi Il contributo alla razionalità Il "polimorfismo" La percezione visiva della moneta e del valore La difficile discriminazione tra moneta e credito 5.3 Atteggiamenti e comportamenti Non neutralità ed ambivalenza affettiva del denaro Denaro ed immagine di sé tra razionalità e simbologia Senso di precarietà, propensione al rischio e liquidità 6. CONCLUSIONI APPENDICE Psicologia economica ed etica protestante CAPITOLO IV SPECULAZIONE, INCERTEZZA E MERCATI

5 Moneta e credito 5 FINANZIARI 1. PROBLEMI PRELIMINARI 2. OGGETTIVITÀ E SOGGETTIVITÀ NELLA DETERMINAZIONE DEL VALORE DI UN TITOLO 2.1 il calcolo finanziario del valore di un titolo 2.2 Valutazione finanziaria sotto certezza e sotto incertezza 3. L'INVESTIMENTO FINANZIARIO COME GIOCO D'AZZARDO TRA METAFORA E PROCEDURA RAZIONALE DI CALCOLO 3.1 Aspetti simbolici e controversi approcci razionali 3.2 La determinazione del certo equivalente e "la felicitazione morale e materiale" 3.3 La distinzione tra incertezza e rischio come rifiuto delle probabilità oggettive in economia 3.4 Un ulteriore diversificazione: la posizione soggettivista 3.5 Razionalità come "adeguatezza" 3.6 Il dibattito sulla teoria dell'utilità attesa La spinosa questione dell indipendenza 3.7 Decisori finanziari: massimizzatori dell'utilità attesa soggettiva, avversi al rischio e corretti previsori bayesiani Avversione al rischio 2. Razionalità bayesiana 4. L'EFFICIENT MARKET HYPOTHESIS E L'IRRILEVANZA DELLE VARIABILI PSICOLOGICHE 5. LE "ANOMALIE" EMPIRICHE ED IL RINNOVATO INTERESSE NEGLI ANNI 80 PER LA PSICOLOGIA 5.1 Il teorema di Groucho Marx ed i paradossi della razionalità 5.2 Eccezioni nel random walk e "stagionalità" delle quotazioni 5.3 Il problema dei fondi chiusi

6 Moneta e credito Le anomale regolarità nelle vicende dei titoli di nuova emissione 5.5 Differenziali tra rendimenti dei titoli e tassi di interesse 5.6 Fenomeni di regressione alla media dei prezzi 5.7 Fenomeni di iperreattività 6. NUOVE VIE NELLA MODELLIZZAZIONE DELLA MICROSTRUTTURA DEI MERCATI 6.1 Asimmetrie informative 6.2 Modelli di contagio e di imitazione 7. ALTRI STUDI STORICI SUL COMPORTAMENTO DEI MERCATI 7.1 Crisi di euforia e panico e fasi cicliche dei mercati 7.2 Periodi prolungati di depressione e I MECCANISMI PSICOLOGICI E DI MERCATO NELLE CRISI E NEL CICLO 8.1 La psicologia del panico e della depressione dei mercati 8.2 Irrazionalità ed eliminabilità delle crisi di panico 9. UN PROBLEMA NEL PROBLEMA: IL RUMOR NEI MERCATI SPECULATIVI 10. VERSO UNA PSICOLOGIA DELL'INVESTIMENTO 10.1 La psicologia al servizio delle strategie di investimento 10.2 Irrazionalità legate ai sentimenti: paura, ingordigia ecc Irrazionalità individuali nella gestione dell'informazione 10.4 La fiducia negli esperti 10.5 La strategia dei contrarian 11. CONCLUSIONI APPENDICE

7 Moneta e credito 7 La psicologia delle diverse figure di investitore in Keynes CAPITOLO V BUSINESS CYCLE, ATTESE ED ASPETTATIVE RAZIONALI 1. ASPETTI GENERALI 1.1 Il ciclo economico come problema finale e riassuntivo 1.2 La centralità e l ambivalenza psicologica della questione della disoccupazione 1.3 La tipicità del problema e la sfida alla psicologia 2. RAZIONALITÀ, CRISI E CICLO IN ALCUNI ECONOMISTI 2.1 Le evidenze statistiche 2.2 Legge di Say, equilibrio e crisi di sovraproduzione 2.3 Il paradigma dominante neoclassico e le aspettative 2.4 Attese e teoria tra gli economisti degli anni Equilibri "iniqui" e razionalità dei mercati in Keynes 2.6 Le aspettative dopo Keynes: la sintesi neoclassica, il monetarismo ed i problemi della curva di Phillips 3. LE "ASPETTATIVE RAZIONALI" 3.1 Nascita ed aspetti generali del paradigma 3.2 Il meccanismo di formazione delle attese nei modelli "AR" 3.3 Il ciclo nelle AR : aggregate-relative confusion 3.4 La stagflazione e la permanent-transitory confusion 4 IL PROBLEMA EMPIRICO DELLA DEFINIZIONE E DELLA

8 Moneta e credito 8 PROVA 4.1 Alla ricerca della prova della razionalità dei mercati 4.2 Il trattamento statistico dei dati 4.3 Le serie di Livingston 4.4 Le attese dei consumatori 4.5 Le attese degli operatori economici 4.6 Previsori professionali versus previsori na f 5 DAGLI EXPERIMENTA CRUCIS ALLO STUDIO PSICOLOGICO DELLE ATTESE 5.1 Il progressivo distacco degli studi empirici dall'ipotesi AR 5.2 I probemi dell'apprendimento 5.3 I contributi della psicologia sperimentale allo studio dell'apprendimento in un contesto economico CONCLUSIONI APPENDICE A Lavoro vero, lavoro apparente, destrudo APPENDICE B L analisi storica dei periodi di iperinflazione CAPITOLO VI FISCO E SPESA PUBBLICA 1. LA CRESCENTE IMPORTANZA DEL PROBLEMA FISCALE

9 Moneta e credito 9 2. L'APPROCCIO NORMATIVO 3. L'APPROCCIO POSITIVO 3.1 La posizione keynesiana 3.2 La posizione monetarista 3.3 La posizione della nuova macroeconomia classica (AR) 3.4 La posizione della Supply Side economics 3.5 La posizione dei teorici della Crisi Fiscale dello Stato 4. LA PERCEZIONE DELLE ENTRATE FISCALI E DELLE SPESE PUBBLICHE 4.1 La natura intrinsecamente illusoria della politica fiscale 4.2 Ignoranza fiscale e atteggiamenti su prelievo/spesa 4.3 La percezione del dovere fiscale 5. LA VALUTAZIONE DEL SISTEMA FISCALE 5.1 Valutazione della spesa 5.2 Valutazione delle riforme: cenni sul caso olandese 6. CARICO FISCALE ED OFFERTA DI LAVORO 7. L EVASIONE FISCALE 7.1 Difficoltà e questioni metodologiche 7.2 La difficile concordanza delle varie fonti di informazione 7.3 Lo studio dell'economia sommersa e la sua stima 7.4 Modelli economici e psicologici del comportamento di evasione 7.5 Le interferenze della percezione del tributo sull'assunzione del rischio di evasione 7.6 Cause psico-sociali dell'evasione e fattori favorenti Ristrettezze economiche Percezione di vessazioni fiscali Livello e qualità delle conoscenze fiscali Opportunità pratiche di evadere Ridotta minaccia di sanzioni

10 Moneta e credito Tolleranza sociale e sottovalutazione etica Una visione d assieme 7.7 L'influenza dei fiscalisti sui comportamenti di evasione CONCLUSIONI I MODERNI STUDI DI PSICOLOGIA DEL DENARO Questo breve excursus storico e teorico è essenziale per capire l'evoluzione del denaro e dei problemi cognitivo-affettivi che lo riguardano. Vedremo, tra breve, come parte dei fenomeni studiati dalla moderna psicologia economica sia incomprensibile se non si ricorre alla categoria di "stratificazione" e quindi ad una spiegazione storica evolutiva della soggettività. Gli psicologi sono stati abili nel "vedere" meglio fenomeni che gli economisti hanno invece spesso ignorato. E, però, loro mancata la capacità di "giustificare" le loro osservazioni con il rischio che la mancanza di paradigmi facesse propendere anche loro per l'irrazionalità degli agenti economici tout court. Se queste sono le conclusioni, gli economisti sono giustificati a confinare i fenomeni in un ambito di scarsa importanza; mentre forse (il dubbio è d'obbligo) una migliore analisi può dare alla riflessione economica un solido contributo. ~ Il denaro nei paradigmi della psicologia Come rilevano Furnham e Lewis [1986] e Moscovici [1991], i lavori della moderna psicologia economica sul tema del denaro e del credito, a dispetto dell'importanza dell'argomento, sono relativamente pochi e, inoltre, appaiono isolati e scollegati. Partiamole dalle scuole di pensiero classiche, (comportamentismo, psicoanalisi, ecc.). Nel filone comportamentista il denaro è interpretato come uno stimolo

11 Moneta e credito 11 rafforzatore. Secondo Skinner il denaro è un rafforzatore condizionato associato alla miriade di rafforzatori incondizionati (cibo, beni di consumo, ecc.). Nel paradigma behavioristico il rafforzatore è il fattore di costituzione-stabilizzazione di modelli comportamentali-cognitivi. Su questa base teorica sono stati condotti numerosi studi, anche di psicologia sperimentale animale, sull'efficacia di "gettoni" [token] o altri oggetti simbolizzanti cibo e altre cose utili e gradevoli. Questi studi rivestono notevole interesse psicologico, ma non sembrano avere immediate implicazioni economiche, salvo in qualche caso. Tra questi, l'illusione monetaria, cioè la reattività alle variazioni di prezzo nominali e non reali, che potrebbe trovare una sua soddisfacente spiegazione teorica proprio nell'ambito del comportamentismo [Lea e altri 1987]. Gli agenti economici sarebbero, secondo il paradigma behaviorista, portati a trascurare più approfondite considerazioni economiche sul valore della moneta, in quanto fortemente abituati e condizionati a reagire allo stimolo delle variazioni dei prezzi monetari nominali. In campo psicoanalitico va preliminarmente sottolineata la marginalità delle problematiche economiche. Freud, in una lettera a Fliess del 1898, osserva che l individuo adulto prova felicità quando riesce a soddisfare un desiderio ereditato dalla <<preistorica>> età infantile. Il denaro, quindi, in quanto oggetto adulto, non può che dare una modesta felicità. Più tardi Freud si è occupato del denaro, ma sempre trattando problemi non economici: lo sviluppo psicosessuale, i tratti di personalità ecc. Il denaro anche oggi nella psicoanalisi è prevalentemente concepito come un simbolo di entità non economiche. Questa impostazione è abbastanza sorprendente per la grande rilevanza della motivazione economica nell'individuo adulto moderno. Recentemente sono state formulate ipotesi ardite, ma certamente interessanti, sull'argomento. Diversi psicologi e psicoanalisti (vedi: Klebanow e Lowenkopf 1991, Hallowell e Grace 1991) osservano che la letteratura psichiatrica e psicoanalitica presenta pochi contributi sugli stili nella gestione dei soldi e sui loro effetti nella costituzione psicologica complessiva degli individui. Questa carenza è ricondotta ad un vero e proprio tabù, avvicinabile, per la sua forza, a quello sessuale. Quest'opinione è abbastanza condivisibile da chi ha un po' di pratica clinica, o di

12 Moneta e credito 12 consultazione psicologica. I pazienti, magari già in possesso di un'alfabetizzazione analitica, in varie situazioni accettano, senza troppe sollecitazioni, di trattare vicende personali molto intime, invertendo l'ordine di accessibilità degli argomenti soggetti a rimozione, sempre proposto dalla psicoanalisi. Più difficilmente, però, parlano della loro situazione economicofinanziaria, dei loro desideri, ossessioni, angosce originate dal denaro 1. Una delle ragioni di questa scelta, spesso indotta 2, sta senz'altro nella "censura" operata dallo stesso Freud sul problema. In realtà, il fondatore della psicoanalisi prende in considerazione il denaro in vari punti della sua opera, sempre, però, abbastanza marginalmente. La tesi principale sul denaro sta in "Carattere ed erotismo anale" del Per Freud il bambino "gioca" con le sue feci sia per protrarre il piacere della defecazione trattenendole, sia sotto forma di interesse oggettuale. Per effetto di successive proibizioni dell'educazione, l interesse si sposta oggetti che rappresentano sostituti simbolici e, tra essi, appunto, il denaro. Questa interpretazione è ribadita nella storia clinica dell'"uomo dei lupi" del 1914, in: "Trasformazioni pulsionali, particolarmente dell'erotismo anale" del 1915 e nella "Introduzione alla psicoanalisi (nuova serie di lezioni)" nel Freud tratta nell' "Interpretazione dei sogni" il denaro come simbolo delle feci secondo un rapporto <<abbondantemente attestato dalla psicologia popolare>> [Freud 1899, pag.370]. Il rapporto era stato per la prima volta esaminato nelle leggende e nell'iconografia nel citato articolo del Qui è particolarmente 1 Non si può certo dire che queste manifestazioni manchino, come dimostra qualche lavoro centrato sull'argomento. Si veda Lewis e altri [1995], ed in particolare: Wiseman [1974] e Forman [1987]. 2 Si può pensare che ci sia una sorta di collusione tra paziente e terapeuta per escludere questo genere di problemi dal rapporto clinico, scrive Viderman: "Il ruolo del denaro nel rapporto analitico non ha sempre suscitato negli analisti l'interesse che meritava - solo un approccio superficiale, tale da dar l'impressione che il problema fosse imbarazzante al punto da non dovercisi soffermare su." [Viderman 1993, pag.183] Questo, però, non toglie che qualche interessante approfondimento sia rintracciabile soprattutto sull'influenza dell'onorario e dei regali dei pazienti sulla conduzione della terapia [Dubcovsky 1982, Tulipan 1983; Rothstein 1986].

13 Moneta e credito 13 importante l enfasi data allo stretto collegamento tra soldi e feci nella tradizione religiosa, che collega il diavolo sia con il denaro che con lo sterco: "Fin nelle dottrine dell'antica Babilonia l'oro è lo sterco infernale, Mammone = ilu manman" [Freud 1908, pag. 405]. Queste impostazioni si possono ritrovare pure in "Sogni nel folklore" del Freud considera il denaro anche in relazione all'oralità, quando nella "Psicopatologia della vita quotidiana" rileva come certe dimenticanze nei pagamenti di debiti, conti ecc. siano da ricondurre all'avidità primitiva del lattante che cerca di afferrare tutti gli oggetti che gli passano a tiro per portarli alla bocca. Nel 1909 in "Osservazioni su un caso di nevrosi ossessiva (caso clinico dell'uomo dei topi)" si ha un'inversione: nell'interpretazione di un sogno è lo sterco che diventa simbolo del denaro. [Freud 1909, pag.40]. Un paziente, infatti, fronteggia il conflitto tra un matrimonio d'amore osteggiato dall autorità paterna ed un matrimonio di interesse. Il paziente produce un sintomo per evitare il conflitto e, su questa base, si verifica il sogno. Il ribaltamento è certamente interessante, ma non è assolutamente sufficiente per attribuire a Freud l'opinione che il denaro, in generale, possa essere origine di un conflitto intrapsichico 3. Molto più interessante è la frase, a proposito dei soldi, scritta dal fondatore della psicoanalisi nel 1913: "... le faccende di denaro sono trattate dalle persone civili in modo del tutto analogo alle cose sessuali, con la stessa contraddittorietà, pruderie, e ipocrisia." [Freud 1913, pag. 341] Questa proposizione esprime molto bene la banale osservazione, anche clinica, che esiste un'inibizione specifica a trattare della propria situazione finanziaria e patrimoniale e non solo pubblicamente. La riflessione trae origine dalla questione se il trattamento analitico possa o no essere gratuito e sembra contrastare con l'impostazione generale appena vista. Qui Freud pare far intendere che il denaro è 3 Sull Uomo dei lupi si veda anche Wolfenstein [1993], che affronta il problema del denaro nell opera attraverso un parallelo col feticismo marxiano.

14 Moneta e credito 14 avvicinabile paritariamente alla sessualità come fonte di conflitti e di rimozioni nelle persone educate. Certamente un po' troppo per un'entità che nel 1908 era ritenuta un accettabile oggetto di interessi, come rappresentazione simbolica depotenziata di altre entità, ben diversamente censurate. Il dubbio sulla reale posizione freudiana cresce considerando sia, in generale, l importanza dei soldi nella vita affettiva degli individui, sia, in particolare, il peso nella vita stessa di Freud e della sua famiglia. Esistono varie interpretazioni sulla questione. Rendon [1991] avanza due ipotesi. Innanzi tutto, osserva che la psicoanalisi, soprattutto freudiana, è sempre stata caratterizzata da un impostazione biologica, che mal s'adattava alle problematiche economiche. In questo senso, si potrebbe affermare che, nel 1913, Freud esprime una convinzione generale esterna alla teoria. Secondo Rendon, l'altra più fondata spiegazione starebbe nella ricerca attenta del fondatore della psicoanalisi della neutralità politica, ben difficilmente preservabile affrontando questioni economiche quali il denaro. Secondo Warner [1991], invece, la questione è collegata alla struttura di personalità e alla storia dello stesso Freud 4. La questione è aperta, rimane, però, sulle problematiche economiche e sul denaro un grande e ingiustificato vuoto e non solo nell'opera di Sigmund Freud. Tra gli allievi interessati al problema, va senz'altro citato Ferenczi; si veda in particolare: "Sull'ontogenesi dell'interesse per il denaro" del 1914 [Ferenczi 1972], "Il silenzio è d'oro", "Pecunia non olet" ambedue del 1916 [Ferenczi 1972] ed anche: "Fenomeni di materializzazione isterica del 1919" [Ferenczi 1992]. Ferenczi non si distacca significativamente dall'insegnamento del maestro. Anche Abraham non opera rivoluzioni, approfondendo, però, il tema dell'equivalenza simbolica tra spesa monetaria e "spesa" libidica. Nell'opera del 1917 "Lo spendere 4 Citando le testimonianze di Peter Drucker, un economista nato a Vienna nel 1909 e vicino alla famiglia Freud, Warner osserva che Freud ha senz'altro esagerato i resoconti sulle sue difficoltà economiche. Warner ipotizza che il fondatore della psicoanalisi avesse profondamente introiettato quell insieme di preoccupazioni e di aspettative economiche negative indicato col termine di "nevrosi dell ospizio dei poveri" (poorhouse neurosis), molto diffuso, pare, presso le giovani generazioni austriache di inizio secolo. Il timore eccessivo e nevrotico della mancanza di denaro avrebbe quindi tenuto lontano il Freud scienziato dal penoso tema del denaro.

15 Moneta e credito 15 denaro nello stato di angoscia" e poi in quella del 1925 "Studi sulla formazione del carattere", riporta interessanti casi clinici di persone bloccate nel proprio investimento affettivo, che, in forma simbolica, si "spendono" attraverso consumi eccessivi, o nella forma di grandi esborsi in beneficenza. Abraham suggerisce che i consumi compulsivi, in certi casi, si dovrebbero meglio definire "esborsi di denaro compulsivi". Su un altro versante, Fromm ha criticato la società contemporanea utilizzando categorie analitiche. Fromm approfondisce le trasformazioni caratteriologiche dell'individuo moderno rispetto al passato. Tra queste, vengono poste la "quantificazione" e l'"astrattizzazione", intese come la tendenza delle persone ad un maggiore utilizzo, rispetto ad altre epoche, dei criteri di valore - essenzialmente veicolati dal denaro - anche in ambiti extraeconomici [Fromm 1960]. Lo psicoanalista tedesco è anche convinto che il denaro possa avere una carica motivante autonoma, ben al di là della forza indiretta ottenuta in quanto simbolo [Fromm 1992]. Purtroppo gli accenni al problema sono abbastanza fuggevoli e poco centrati sulla complessa figura sociale del denaro. ~ Atteggiamenti e comportamenti ~ Non neutralità ed ambivalenza affettiva del denaro Si ricorderà che, con l'affermazione del capitalismo, la connotazione positiva del denaro s'è andata affermando (sia pure contrastata dai distinguo del pensiero socialista). Tuttavia nella cultura, nel costume e nella tradizione e quindi nelle rappresentazioni sociali, nel pregiudizio e negli atteggiamenti rimangono saldamente gli echi delle precedenti condanne. Il denaro è stato e permane emozionalmente non neutrale e oggetto di affetti ambivalenti. L'ambivalenza degli affetti, anche nelle forme non patologiche, è stata, da tempo, oggetto di studio della psicologia. Essa ha mostrato come, ricorrendo alcune circostanze, un oggetto di desiderio e di bramosia può convertirsi in oggetto di odio, di repulsione, o, addirittura, di demonizzazione. Gli psicologi, in particolare quelli economici, partendo da presupposti

16 Moneta e credito 16 completamente diversi da quelli marxiani, hanno evidenziato nel denaro, i forti contenuti relazionali e il rispecchiamento dei rapporti sociali, mostrando anche l'unilateralità di una sua visione come di uno strumento neutrale. Moscovici [1991], mettendo in relazione valore economico e sacrificio che attende compenso nel rapporto con l altro, interpreta il desiderio di denaro come desiderio di relazione. L autore, rifacendosi a Simmel, osserva che il dramma dell uomo moderno è l invasività del denaro nei rapporti interpersonali e la loro conseguente reificazione. Belk & Wallendorf [1990], hanno mostrato il potere psicologico diabolico del denaro di degradare le relazioni interpersonali, così da assumere, nella società contemporanea, una connotazione di "sacralità" negativa (ma, ambivalentemente, come vedremo, anche positiva). Belk & Wallendorf propongono alcuni esempi introduttivi al problema. Se prestiamo la nostra vettura ad un amico e questi ce la restituisce con un consistente consumo di carburante, abbiamo forse qualche resistenza a pretenderne il controvalore in denaro. Allo stesso modo, ci può capitare di provare avversione nei luoghi di culto per quelle lampade votive, che stanno accese proporzionatamente alla quantità di monete inserite nell'apposito meccanismo. Questi esempi esprimono situazioni in cui l'approccio a certi consumi (e alla corrispondente spesa), non avviene secondo meri e usuali criteri \utilitaristici. Questi ultimi sono applicati a tutti i beni profani, comprabili e vendibili per necessità e/o per semplice calcolo economico, con ridotti o nulli carichi affettivi. In definitiva, tranne le eccezioni, questi beni profani sono fungibili, ossia sostituibili con beni di identico impiego pratico, o di uguale valore materiale. I beni "sacri", al contrario, non solo non sono sostituibili, ma addirittura possono indurre fantasie persecutorie se alienati. È questo il caso di certi beni ereditati, che, in qualche caso, suscitano il sacro (appunto!) timore di ancestrali rappresaglie delle persone scomparse se vengono persi o, peggio, venduti. Queste fantasie, sia pure in forma estrema, mostrano la resistenza verso lo scambio di alcuni beni contro denaro; (tra questi, anche i doni, i souvenir, le collezioni ecc.).

17 Moneta e credito 17 Per i doni ed i beni ereditati la resistenza inerisce al loro significato simbolico di legame tra le persone. Il denaro, come ha rilevato Simmel, stimola il calcolo e, in generale, la razionalità della condotta umana, ma reca con sé anche una drastica semplificazione ed un appiattimento, in quanto pura misura quantitativa, delle relazioni interpersonali. Per altro, Simmel condivide l'impostazione di Weber là dove attribuisce al denaro e alle relazioni su di esso basate un potere liberatorio dai vincoli e dagli obblighi "morali" medioevali di nascita, di appartenenza ad un gruppo e di casta, considerati dall autore aspetti di <<personalità>>. Scrive lo studioso tedesco. "Nei tempi più antichi la personalità aveva nascosto e quasi fagocitato i rapporti materiali, nel tempo dello stato patrimoniale invece questi ultimi fagocitano la prima. L'economia monetaria differenzia i due elementi, beni materiali (o proprietà) e personalità diventano reciprocamente indipendenti. [Simmel 1984, pag. 478] Questa razionalizzazione libera l'uomo, ma con un rovescio della medaglia: al vincolo personale si sostituisce il vincolo ben più esteso ed impersonale delle relazioni economiche moderne. Il rapporto di potere e di controllo economico tra gli uomini viene oggettivato dal denaro, ossia svuotato delle dimensioni relazionali ed ideologiche. Riassumenndo, il denaro è la manifestazione più visibile del rapporto di potere tra gli uomini moderni, ma, al tempo stesso, veicola quella degradante semplificazione dei loro rapporti che, proprio in quanto "ad una persona qualunque non vorremmo dare di noi nient'altro che denaro" [Simmel 1984, pag. 617], impedisce, nell esempio, di misurare il limite della generosità e dell affetto con un rimborso. La stessa qualità dei rapporti interpersonali è dunque modificata dal denaro, che caratterizza le relazioni tra gli individui come intrinsecamente impersonali, transitorie, amorali,

18 Moneta e credito 18 oggetto di calcolo [Bloch & Parry 1991, pag. 9]. Da questo, una specifica inibizione ad usare il denaro in numerosi contesti interpersonali. Altri esempi sono frequenti nella vita quotidiana. Nella nostra cultura è ammesso, gradito e qualche volta segno di distinzione offrire ad una signora regali (fiori, gioielli, altri oggetti gradevoli, oppure cene, spettacoli ecc.) a fini seduttivi, al contrario è profondamente inibito porgere, per lo stesso fine, il loro controvalore monetario. Webley e altri [1983] hanno verificato che la maggioranza delle persone ha un acuta inibizione ad offrire dei soldi, come regalo di compleanno della propria madre 5. Se poi si chiede di quantificare il giusto valore di un regalo in contanti, alla propria madre, la maggioranza ne aumenta sistematicamente l'entità (in genere la raddoppia), rispetto alla spesa per un regalo rappresentato da un bene. Il denaro, qui, appare proprio come quell entità che ha il nefasto potere di degradare le relazioni, secondo la definizione di Belk & Wallendorf. La conclusione degli studiosi è che, in questo caso, in discussione è l'universalità del denaro: la moneta non può rappresentare, o sostituire qualsiasi bene, come generalmente pensano gli economisti. Su questa conclusione s'è sviluppato un dibattito di interesse anche per gli economisti. Cameron [1989] non si dice d'accordo con quest'impostazione. Osserva innanzi tutto che il denaro deve essere considerato mezzo universale di scambio solo nella sua forma "pura", cioè idealizzata, che, chiaramente, non si concreta in nessun moneta reale. Lo studioso osserva che in molte situazioni di scambio il mezzo monetario viene trascurato o addirittura evitato. Si pensi, per esempio, alle situazioni di iperinflazione e/o di grave penuria di beni fondamentali 6. Comunque, per Cameron, i casi sono due: o il dono non viene considerato uno 5 Nelle facili repliche degli esperimenti di Webley si ottengono sarcasmo, proteste e sconcerto, che rasenta il ribrezzo, anche tra avvertiti e bravi studenti di psicologia. Webley e Lea [1993] evidenziano inibizioni parzialmente simili anche con i vicini di casa. 6 Nelle famiglie italiane si ricordano gli ultimi anni del secondo conflitto mondiale, quando il più ambito mezzo di circolazione e scambio era, nei vari casi, oltre l'oro, l'olio, il sale, il tabacco, o altri rari beni di consumo primario; caso estremo di polimorfismo

19 Moneta e credito 19 scambio, oppure si considera una transazione vera e propria e allora, però, le conclusioni di Webley non reggono. Anche nel caso, infatti, che il dono sia considerato uno scambio, nel senso che si regala in cambio di benevolenza, lo squilibrio in valore, tra i due tipi di dono è solo apparente. Si deve, infatti, tenere conto che spendere x lire in un regalo non è affatto la stessa cosa, si badi, come valore economico, che donare direttamente le x lire. Fare un regalo implica, infatti, una ricerca e anche un certo dispendio di tempo per la scelta. Ne consegue che, se s'interpreta il dono come una transazione, il maggior valore economico del regalo in contanti serve a pareggiare l'effettivo costo del regalo rappresentato da un oggetto. Il denaro dunque non perde affatto la sua universalità, come ipotizzato da Webley. In realtà, per Cameron, è dubbio che regalare rappresenti una relazione di scambio, almeno nel senso indicato dagli economisti, con la conseguenza che l universalità del denaro negli scambi - quelli veri - non viene toccata. Di uguale parere sono Heinsohn e Steiger [1983]. Essi vedono nell ammisibilità della incerta parità, in valore commerciale, dei regali (per esempio natalizi) la dimostrazione che questo scambio ha solo valenza psicologica [Heinsohn e Steiger, 1983, pagg.10-11]. La specifica inibizione si estende anche al semplice parlare o informare sui soldi. Ricordando le pruderie di cui parlava Freud, ricaviamo da una ricerca di Rubinstein [1980] una misurazione di questa forma di "riservatezza". Circa il 57% del campione intervistato preferiva evitare prudenzialmente di quantificare il proprio reddito ai familiari ed agli amici. Alla domanda su chi poteva esserne informato, il campione rispondeva per il 97% il coniuge, per il 52% i genitori, per il 44% gli amici, per il 29% i colleghi di lavoro, per il 18% i fratelli. La dialettica sacro-profano dei beni e del denaro riguarda vari importanti aspetti della soggettività, o addirittura della stessa persona umana. È questo, ad esempio,

20 Moneta e credito 20 il caso che Belk e Wallendorf hanno descritto, con ricchezza di argomentazioni, come il rifiuto, se non il tabù, di utilizzare il denaro nell'acquisto di organi umani 7. Questi rifiuti sono incomprensibili se non sono ricondotti, oltre che all'impersonalità sulla quale argomentava Simmel, anche all'intima valenza interpersonale e di rapporto sociale del denaro. Lo scambio di parti del corpo e di affetto contro denaro rende, infatti, troppo evidente e scoperto, e perciò troppo disturbante, il rapporto di potere tra le persone. Questo è veicolato dal denaro, manifestandosi in una transazione commerciale, ma certo non è determinato dal denaro in quanto tale. In questi casi, il complesso dei vincoli e delle coazioni sociali, che si concretano essenzialmente nello scambio, e non i soldi in sé stessi, dovrebbe essere oggetto di affetti negativi. In realtà, il denaro, in quanto manifestazione più visibile di quei rapporti, finisce per caricarsi di valenze affettive irrazionali. La demonizzazione del denaro (sacralizzazione negativa) non sembra, comunque, così incomprensibile, se il denaro è visto nella sua natura meno evidente di "cosificazione" dei rapporti sociali sfavorevoli 8. La definizione tripartita che gli economisti generalmente danno del denaro (mezzo di circolazione, misura e riserva di valore) è quella tipica di un bene ultraprofano, vero e proprio estremo della fungibilità. Tuttavia è ormai chiaro che il denaro può anche caricarsi di sacralità, nell'accezione data. La ragione, irrafferrabile sul piano dell'astratta analisi delle funzioni, ricava forza, tra l'altro, dal profondo degli stessi fondamenti della nostra cultura morale. Il denaro è stato demonizzato, ma anche, ambivalentemente, considerato con minor severità, o, addirittura un segno della benevolenza divina, assumendo così una sorta di sacralità positiva. Da qui il paradosso di molta etica protestante che vede nel denaro una benedizione divina (giusta ricompensa all'impegno e al duro lavoro), ma che conteporaneamente condanna il piacere franco e diretto che la ricchezza monetaria reca [si veda Tang 1992, 1993]. Il denaro può diversamente, essere sacralizzato, in senso positivo, anche 7 Definito, "utterly repugnant", dall'acerrima sostenitrice del libero mercato, ex premier M. Thatcher, durante un articolato dibattito politico in Gran Bretagna sui limiti e la liceità del mercato di organi umani. 8 Sul tema si veda anche Klebanow,1991.

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