INDICE. Prefazione Dott.ssa Clara Vaccaro Vice Commissario Straordinario Vicario Rosanna Cazzella Dirigente Servizio Aree protette e parchi regionali

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2 INDICE Prefazione Dott.ssa Clara Vaccaro Vice Commissario Straordinario Vicario Rosanna Cazzella Dirigente Servizio Aree protette e parchi regionali Introduzione Gianluca Felicetti Presidente LAV Situazione dei canili nella provincia di Roma pag. 7 Possibilità di miglioramento pag. 8 Qualità ed efficienza pag. 8 I Comuni pag. 9 La gara di appalto pag. 10 Le associazioni di volontariato nei canili e nei gattili pag. 11 Le adozioni pag. 12

3 ALLEGATI Allegato A Bando di gara per il servizio di ricovero, mantenimento, custodia e cura dei randagi presso strutture convenzionate Allegato B Bando di gara per la gestione del canile/gattile comunale facente funzione sanitaria rifugio sanitaria e rifugio Allegato C Regolamento volontari canile/gattile Allegato D Questionario pre-adozione Allegato E Contratto di cessione definitiva di animali (cane) Allegato F Contratto di cessione definitiva di animali (gatto) Allegato G Questionario per il controllo post-adozione

4 PREFAZIONE Se ci soffermiamo a guardare gli occhi di un cane abbandonato, o che soffre perché maltrattato, si legge in modo chiaro e netto tutto il suo scoramento, la sua delusione per essere stato tradito proprio da chi ha sempre considerato amico. Tradire un amico è un atto infame, nella morale comune ed una civiltà che si rispetti deve garantire il rispetto di tutte le sue componenti, di tutte le sue diversità. Il cane, come tutti gli esseri viventi, è espressione di vita, e come tale merita tutto il nostro rispetto. Tutti dobbiamo cooperare, per quanto ci compete e nelle forme ritenute più consone, per ricordare a tutti che il rispetto si conquista rispettando le prerogative di tutti. Dott.ssa Clara Vaccaro Vice Commissario Straordinario Vicario 4

5 PREFAZIONE La Provincia di Roma è già da anni impegnata a favorire la cultura della tutela e del benessere degli animali, nell ottica della promozione della qualità all interno della relazione uomo-animale-ambiente, attraverso un insieme coordinato di interventi, coerente con il quadro normativo nazionale e regionale, con un programma che individua prioritariamente iniziative di sensibilizzazione, formazione ed informazione sulle problematiche legate agli animali d affezione. Particolare attenzione è stata da sempre rivolta alle iniziative volte a combattere il randagismo, anche col favorire adozioni consapevoli e promuovere la costruzione ed il risanamento dei canili pubblici. Purtroppo, nonostante una normativa molto buona ed organica e nonostante gli sforzi fino ad oggi compiuti, bisogna rilevare che nel territorio della Provincia di Roma si registrano spesso gravi carenze strutturali e gestionali: troppi ancora i canili/rifugi sovraffollati, con strutture fatiscenti, dove gli animali vengono relegati e quindi dimenticati. Anche per questo si è ritenuto utile dare avvio ad un progetto, con la collaborazione della LAV, per la stesura di Linee Guida per la realizzazione di canili, elaborate sulla base del quadro normativo vigente ed in particolare delle disposizioni che demandano ai Comuni una serie di funzioni atte a contrastare il fenomeno dell abbandono e del randagismo sul proprio territorio, tra cui il controllo delle strutture di ricovero e l idonea custodia degli animali ivi ospitati. Ci preme evidenziare che le Province non hanno competenze sulla costruzione e ristrutturazione di canili, ma spettano loro compiti di programmazione e coordinamento delle attività dei Comuni, oltre al rilascio del Visto di conformità ai sensi della L.R. del Lazio n. 34/97, su progetti di risanamento e costruzione di canili pubblici a contributo regionale, per il quale le Linee Guida per la realizzazione di canili, così come approvate dalla Giunta provinciale nel 2012, costituiscono uno strumento fondamentale. Con l auspicio che le Linee Guida possano rappresentare un concreto contributo alla lotta al randagismo ed al contrasto dei canili lager, sono stati sviluppati dunque non degli atti normativi bensì delle linee d indirizzo, per uniformare su tutto il territorio provinciale i criteri di costruzione e gestione delle diverse strutture, col fine prioritario di assicurare idonee condizioni di vita agli animali, favorire il loro reinserimento in famiglia, con evidenti positive ripercussioni sul loro benessere ed equilibrio comportamentale, ma anche sul costo economico che, a fronte della consistenza del fenomeno randagismo, deve sostenere la comunità tutta. Nell ambito della medesima iniziativa, abbiamo quindi realizzato il presente manuale, quale strumento di lavoro per tutti i soggetti interessati della Provincia di Roma, Comuni, Comunità Montane, Associazioni animaliste e gestori di canili privati. Uno specifico capitolo è dedicato alle caratteristiche strutturali e gestionali del Parco canile, nuovo modello di struttura di accoglienza, attento innanzitutto alle necessità etologiche degli animali. Per la sua realizzazione non è necessario un particolare impegno economico. Si richiede piuttosto una maggior attenzione, un maggior rispetto della dignità di vita degli animali, ovvero il superamento della ormai cronica indifferenza alle loro sofferenze e necessità. Rosanna Cazzella Dirigente Servizio Aree protette e parchi regionali 5

6 INTRODUZIONE La legge 281 del 1991 Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo e la legge regionale di recepimento n. 34 del 1997 Tutela degli animali di affezione e prevenzione del randagismo, assegnano ai comuni singoli o associati il compito di provvedere al risanamento e alla costruzione di canili nei quali siano assicurate condizioni di benessere e salute degli animali. Nella Provincia di Roma tali obiettivi sono stati in linea generale disattesi anche per l inerzia dei Comuni nel dotarsi di strutture sanitarie e per l insufficiente sensibilità in materia di contrasto al randagismo. Per questo motivo, in virtù del ruolo di programmazione e coordinamento delle attività e degli interventi dei Comuni, attribuito alle Province dal Testo Unico delle leggi sull ordinamento degli enti locali (D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267), la Provincia di Roma in collaborazione con la LAV ha elaborato le Linee guida per la gestione dei canili, un documento che non introduce nuove disposizioni normative, ma è finalizzato a evidenziare i criteri e le modalità di costruzione e risanamento delle strutture pubbliche in attuazione e secondo quanto prescritto dalla legislazione vigente. Con la presente pubblicazione si intende fare un passo ulteriore: delineare pratiche di gestione uniformi su tutto il territorio provinciale finalizzate ad assicurare il miglioramento delle condizioni di vita degli animali e a favorirne l adozione. Le strutture di accoglienza non devono solamente garantire il rispetto dei requisiti minimi previsti dalla norma, ma anche assicurare la tutela degli animali presenti e favorire il loro inserimento in famiglia. Questo comporta che il canile non debba essere inteso come un parcheggio dove relegare animali, ma come un luogo transitorio e deputato all'adozione. Il superamento dell approccio basato esclusivamente sul mantenimento degli animali in struttura in favore della valorizzazione della qualità di vita del cane e della promozione dell inserimento in famiglia, oltre a migliorare la qualità di vita degli animali e favorire l aumento delle adozioni, assicura un risparmio economico per le amministrazioni demandate per legge al mantenimento dei cani e al contrasto dell abbandono e del randagismo. C è poi un passo di qualità ulteriore che può essere compiuto: la creazione del parco canile, una struttura caratterizzata da ampie dimensioni che ricrea un habitat ottimale rispetto alle esigenze etologiche del cane e che si contraddistingue per le numerose attività e servizi alla cittadinanza umana e non umana. La sezione del parco canile curata dall Associazione Amaltea è un importante strumento per tutte quelle amministrazioni che vorranno dimostrarsi più attente al benessere dei cani e fulcro di attività di sensibilizzazione e educazione al corretto rapporto uomo animali. Gianluca Felicetti Presidente LAV 6

7 SITUAZIONE DEI CANILI NELLA PROVINCIA DI ROMA I dati che si evincono dalla panoramica dei canili presenti nella Provincia di Roma non possono prescindere dal necessario parallelismo con la situazione sociale e amministrativa in cui il canile opera e quindi della capacità dei Comuni e dei Servizi veterinari pubblici di amministrare una corretta politica di contrasto al randagismo sul territorio e d imporre ai canili il rispetto dei requisiti previsti per legge. Complessivamente le strutture ricettive pubbliche e private della provincia risultano in gran parte di vecchia concezione e appena sufficienti a garantire un livello minimo di benessere. In rarissimi casi i gestori più lungimiranti hanno provveduto a un graduale svecchiamento strutturale attraverso investimenti oculati, ma in gran parte le strutture autorizzate risultano non adeguate circa lo spazio minimo di 8 mq destinato ai cani, presentano recinzioni inadatte e arrugginite, talvolta divelte e con pericolose sporgenze, personale non correttamente formato, carenza totale o non idoneità di strutture sanitarie interne come ambulatori o infermerie, sistemi di smaltimento reflui e deiezioni non conformi alla normativa e in alcuni casi ancora inesistenti. Numericamente più apprezzabile, ma non ancora significativo, è invece il dato riguardante l adeguamento dei parametri gestionali, quali ad esempio l introduzione del registro di carico e scarico e la nomina del direttore sanitario. In moltissimi casi ancora si ritarda il recepimento del principio del diritto d ingresso per la promozione delle adozioni da parte delle associazioni animaliste, quale parametro indispensabile per l attività di canile al pari dei necessari requisiti strutturali e gestionali. Sul problema si rileva anche come le amministrazioni comunali non attuino le dovute azioni amministrative per permettere e favorire la presenza del volontariato. Più consistente è invece l adeguamento strutturale previsto per i pochissimi canili sanitari, in quanto solitamente strutture di recente costruzione. Tuttavia anche in questo caso la gestione è profondamente segnata dalla carenza di risorse umane ed economiche dei Servizi veterinari pubblici con risultati inadeguati sotto il profilo delle sterilizzazioni e dei trattamenti sanitari, specialmente se di urgenza o di stabilizzazione. In generale, la panoramica dei canili della Provincia indica chiaramente una grave criticità nel recepimento della figura del canile quale struttura di mero passaggio degli animali, necessariamente composta da una serie di servizi complementari e indispensabili, quali il servizio adozioni, il servizio di assistenza sanitaria di base o specialistica per gli animali ricoverati, il servizio di rieducazione per i cani, il servizio di custodia festiva e notturna e la collaborazione con le associazioni di volontariato. La valutazione complessiva dei canili della provincia evidenzia come, in linea generale la qualità dei canili sia sotto il profilo gestionale che strutturale e dei servizi offerti, si abbassi man mano che ci si allontana dalla zona di Roma Città, nella quale tuttavia persistono ancora strutture inadeguate. Le condizioni generali dei canili scendono quindi sensibilmente man mano che ci si allontana dalla città, dove anche grazie alla presenza delle associazioni animaliste, il recepimento normativo e la sua corretta applicazione da parte degli enti pubblici preposti, hanno trovato una variegata ma pur sempre funzionale concretizzazione. 7

8 POSSIBILITA DI MIGLIORAMENTO Resta sempre più consolidata e diffusa l idea del canile come luogo dove mettere i cani senza alcuna considerazione per il loro benessere e per le conseguenze economiche, politiche e giudiziarie. Un idea che troppo spesso motiva deroghe sindacali o regionali al recepimento della normativa vigente, rinviandone l applicazione e i benefici. L immagine del canile come luogo autorizzato di abbandono dei cani da parte delle amministrazioni comunali, spiega quindi anche la diffusissima insolvenza nei confronti degli impegni economici assunti con le convenzioni e l emissione di bandi di gara assolutamente obsoleti e per molti aspetti contrari ai principi espressi dalla normativa vigente. L idea di un canile a norma, implementato di tutti i servizi necessari e fondamentali pronta restituzione dell animale, sterilizzazione, promozione delle adozioni, educazione e sensibilizzazione della cittadinanza - non soltanto evita dispendiosi impegni economici e giudiziari per i gestori e per i comuni in caso di sequestro, ma attraverso una corretto flusso d ingressi e adozioni, incrementa la redditività delle strutture e limita la proliferazione di animali sul territorio, con tutti i conseguenti benefici economici, sociali e di sicurezza pubblica. Le situazioni in cui il numero delle adozioni è inferiore al numero di animali in ingresso in canile o in attesa di ingresso rappresenta un chiaro indice di una politica d interventi sul territorio assente o non corretta, che costringe il canile a svolgere un ruolo sanitario e di mantenimento, ruolo che se non arricchito si rivela inadeguato per un efficace contrasto al randagismo. QUALITA ED EFFICIENZA Per superare le criticità evidenziate occorre utilizzare degli indicatori di qualità ed efficienza che permettano di raggiungere gli obiettivi previsti dalla normativa nazionale e regionale a tutela degli animali d affezione e per la prevenzione del randagismo. Tali indicatori sono: il benessere degli animali, la promozione delle adozioni, l ottimizzazione dell interazione tra istituzioni e volontariato e la promozione di un corretto rapporto uomo animale. Un ruolo fondamentale per raggiungere tali obiettivi lo hanno le amministrazioni comunali: promuovendo l apertura di un ufficio diritti animali, l approvazione di un regolamento comunale sulla tutela degli animali, garantendo la presenza di un canile sanitario facente funzioni di pronto soccorso nel territorio di competenza di ciascun Dipartimento di Prevenzione Veterinaria delle Aziende ASL, la costruzione o ristrutturazione di canili secondo criteri che assicurino il benessere degli animali, l approvazione di bandi di gara congrui con la normativa vigente, la presentazione di un piano di gestione economico degli animali randagi che indichi i modi, i tempi e i riferimenti dei soggetti delegati alla gestione dei servizi di cattura, degenza sanitaria, mantenimento presso il canile rifugio, attività di controllo/vigilanza e promozione delle adozioni. 8

9 Fondamentale per quanto concerne le adozione è la creazione di una rete intranet tra i Comuni attraverso cui presentare i cani e i gatti ospiti presso le strutture con foto e scheda che ne illustri le caratteristiche fisiche (taglia, età, sesso, situazione sanitaria) e comportamentali. Indispensabile anche la formazione e l aggiornamento costante del personale e dei volontari. I COMUNI In base alla Legge quadro n. 281 del 1981, alla normativa regionale a tutela degli animali d affezione e per la prevenzione del randagismo nonché alle Ordinanze Ministeriali, i Comuni hanno un ruolo fondamentale nel contrasto e nella gestione del fenomeno ed è attribuito loro l onere del risanamento dei canili comunali, della costruzione di rifugi e della loro gestione diretta o tramite convenzioni con associazioni animaliste e zoofile o con soggetti privati. Ai Comuni è attribuito altresì l obbligo di identificare e registrare in anagrafe canina, tramite il Servizio veterinario pubblico, i cani rinvenuti sul territorio e quelli ospitati nei rifugi pubblici e nelle strutture di ricovero convenzionate. Da evidenziare come in base all articolo 3 del D.P.R. 31 marzo 1979 spetta ai comuni, singoli o associati ed alle comunità montane, ai sensi degli articoli 27, primo comma, lettera a), e 18 del DPR 24 luglio 1977 n.616, la funzione esercitata dall Ente nazionale protezione animali, di vigilanza sull osservanza delle leggi e dei regolamenti generali e locali, relativi alla protezione degli animali ed alla difesa del patrimonio zootecnico. La normativa assegna pertanto al Sindaco l onere dell attività di controllo e vigilanza sul benessere e la tutela di tutti gli animali presenti sul proprio territorio. Un onere naturalmente rivolto anche alle strutture che detengono animali, dovendone assicurare in conformità alla legislazione vigente tutti gli aspetti strutturali, amministrativi, igienici, sanitari, urbanistici e ambientali, nonché il loro mantenimento in condizioni ottimali. La normativa assegna al comune anche l onere di mantenimento degli animali presenti nelle strutture pubbliche o convenzionate, di garantire il loro benessere e di assicurare ricovero agli animali feriti o malati, randagi, provenienti da sequestri o ceduti dai privati. Risulta ben chiara quindi la figura del Sindaco quale dominus e garante rispetto a ciò che si definisce l indotto del randagismo : prevenzione, cattura, ricovero presso una struttura sanitaria, mantenimento, cure, promozione dell adozione, dovuti controlli e vigilanza. Da evidenziare anche come, in base al combinato degli artt. 823 e 826 del Codice civile, ai sensi dei quali esercita la tutela delle specie di animali presenti allo stato libero nel territorio comunale e dell articolo 2 della legge 281/91, il Comune sia titolare e responsabile di tutti i cani e gatti randagi, nonché dei canili e gattili sanitari e delle colonie feline, presenti sul territorio di propria competenza. È dunque uno specifico compito del Sindaco provvedere al mantenimento degli animali randagi, al loro benessere e a curarne l affidamento presso cittadini che ne facciano richiesta di adozione, purché diano garanzie di buon trattamento. 9

10 LA GARA D APPALTO La normativa (Legge n. 281 del 91 e Circolare n. 5 maggio del 14 maggio 2001) chiarisce come la finalità della gara d appalto per il ricovero dei cani randagi o per la gestione dei canili sanitari, non debba essere rivolta al solo mantenimento in vita degli animali, ma debba prevedere come obiettivo indispensabile per il benessere degli stessi, anche la qualità del servizio offerto e tutte le attività dirette all affidamento e al controllo degli animali. La circolare ministeriale delegittima di fatto tutte quelle gare d appalto basate esclusivamente sul ribasso d asta o con caratteristiche ostative per la concreta applicazione degli strumenti preposti al contenimento del randagismo. Le convenzioni per il ricovero di cani o gatti presso strutture private devono quindi prevedere la vicinanza territoriale del canile al comune appaltante, proprio per favorire i controlli, le adozioni e l assistenza veterinaria del proprio distretto sanitario. Non possono perciò essere considerate regolari tutte quelle convenzioni stipulate dai comuni, che autorizzino il trasferimento di animali in strutture poste fuori dal territorio di competenza dalla propria Azienda ASL, qualora esistano strutture fruibili sul proprio. Non meno importante è il riconoscimento del lavoro svolto dalle associazioni di volontariato animalista, alle quali si riconosce un diritto di prelazione nell aggiudicazione delle gare d appalto, proprio in virtù delle garanzie fornite dalle stesse finalità statutarie, sempre rivolte alla tutela degli animali e al risparmio economico. Tale principio trova conferma in numerose sentenze fra le quali si cita la sentenza del TAR Basilicata n. 585 del 2001 che in merito all affidamento di un canile a un soggetto privato afferma I canili vanno gestiti dalle associazioni, con deroga motivata ai privati solo se mancano associazioni operanti sul territorio. Nei casi di gestione dei canili pubblici, l amministrazione comunale può tuttavia evitare di ricorrere a un bando di gara, ancor più se per una cifra inferiore al minimo riconosciuto per le gare europee, usufruendo della possibilità di assicurare il benessere degli animali per un principio di continuità, ovvero convenzionando un associazione animalista di fiducia con la quale si ha già un rapporto pregresso e continuativo di collaborazione per il controllo e la prevenzione del randagismo. Qualsiasi forma d appalto o convenzione esime l amministrazione comunale dall onere diretto di gestione degli animali, ma non di vigilare sulla qualità del servizio erogato dal convenzionato e sul benessere degli animali. 10

11 LE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO NEI CANILI E NEI GATTILI Con la Legge 24 Dicembre 2007, n. 244, il legislatore chiarisce un aspetto già previsto dalla normativa vigente, ovvero il dovere da parte del Sindaco di assicurare l ingresso delle associazioni nelle strutture di ricovero per animali. È bene ricordare che le funzioni di controllo e promozione delle adozioni, sono diritti/doveri attribuiti per legge al Sindaco, ovvero delegabili a soggetti privati competenti in materia. Tali funzioni non devono essere espressamente previste nel capitolato d appalto delle convenzioni, essendo il diritto di controllo senza obbligo di preavviso un diritto/dovere implicito nelle funzioni proprie della pubblica amministrazione nonché dello stesso contratto di custodia. Se ne evince quindi che ogni comune ha il preciso dovere di delegare un associazione di volontariato animalista all espletamento del servizio di controllo sul rispetto dei termini di convenzione, promozione delle adozioni e verifica del benessere degli animali. Ovviamente ogni comune appaltante autorizzerà la propria associazione di fiducia al controllo dei propri animali presso un determinato canile convenzionato, sarà tuttavia compito del comune territorialmente competente sulla struttura convenzionata a dover garantire nella stessa il regolare accesso delle associazioni delegate dai comuni. Va infatti chiarito che con il Comma 371 dell articolo 2, la Legge 24 Dicembre 2007, n. 244 è andata a modificare l articolo 4 della legge quadro 281 del 1991, di cui ora è parte integrante, introducendo il principio della garanzia dell ingresso in un canile o gattile da parte delle associazioni animaliste quale requisito indispensabile per un canile o gattile che intenda convenzionarsi con qualsiasi pubblica amministrazione. Un requisito gestionale quindi al pari di tutti gli altri requisiti tecnico strutturali propedeutici al rilascio dell autorizzazione all esercizio dell attività di canile o gattile. Essendo il comune territorialmente compente a rilasciare l autorizzazione all esercizio, previo nulla osta tecnico sanitario dell Azienda ASL, sarà sempre il comune competente per territorio che su segnalazione del proprio servizio veterinario, dovrà imporre al gestore il rispetto di tutti i requisiti indispensabili per poter contrarre convenzioni, utilizzando se necessario tutti gli strumenti normativi disponibili, fino a completa regolarizzazione. Riferimenti normativi DPR n. 320 del 1954: Regolamento di Polizia Veterinaria DM 23 dicembre 1976: Classificazione delle industrie insalubri REGOLAMENTO (CE) n. 1069/2009 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 21 ottobre 2009 recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale e ai prodotti derivati non destinati al consumo umano e che abroga il regolamento (CE) n. 1774/2002 (regolamento sui sottoprodotti di origine animale) D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152: Norme in materia Ambientale Decreto Legislativo 18 agosto 2000 n. 267 Testo unico delle leggi sull ordinamento degli enti locali Legge 14 agosto 1991, n. 281: Legge Quadro in materia di randagismo e tutela degli animali d affezione Legge 24 Dicembre 2007, n. 244 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008) Accordo Stato-Regioni 6 gennaio 2003: Benessere degli animali da compagnia e pet-therapy Legge regionale n. 34 del Tutela degli animali di affezione e prevenzione del randagismo Circolare n maggio 2001, Gazzetta Ufficiale n. 144 del Ordinanza contingibile ed urgente concernente misure per l identificazione e la registrazione della popolazione canina del 6 agosto 2008 e successive modifiche Decreto di Giunta Regionale n. 866 del 2006 Recepimento Accordo Stato-Regioni sulle disposizioni in materia di benessere degli animali da compagnia e pet-therapy del 6 febbraio 2003 D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 Attuazione dell articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. 11

12 LE ADOZIONI Assieme alla sterilizzazione, la promozione delle adozioni e l inserimento di cani e gatti in famiglia sono strumenti fondamentali per contrastare il randagismo, restituire una vita felice agli animali e assicurare un risparmio economico alla società. Il randagismo è, infatti, anche un costo che ricade su tutti i cittadini: se consideriamo che la tariffa media per ogni cane in canile corrisponde a circa euro l anno, tale cifra, moltiplicata per la media di 7 anni di permanenza in canile, raggiunge i 7mila euro per ciascun cane dal suo ingresso nella struttura fino alla morte. Considerato come prendersi cura di un cane o di un gatto implichi una serie di doveri e cure imprescindibili del tutto analoghi a quelli che una madre e un padre devono avere nei confronti di un figlio occorre che le adozioni siano gestite con responsabilità e secondo precisi criteri di valutazione della famiglia aspirante e della sua futura interazione con l animale. Ma andiamo per gradi. Anche gli aspetti burocratici sono fondamentali. Che cos è un adozione? Un adozione canina è un atto ufficiale con il quale un privato cittadino assume la proprietà di un cane e se ne assume la responsabilità sia dal punto di vista civile che penale. Dare in adozione un cane è pertanto una procedura che deve essere accuratamente valutata e seguita sia da parte dell adottante che dell associazione che cura le adozioni e dal gestore della struttura pubblica o convenzionata. E non solo nel caso dei cani, ma anche dei gatti occorrono attente valutazioni ed è sempre preferibile, seppur non obbligatorio, proporre in adozione soggetti dotati di microchip. Che cos è un affido? L affido è un atto che riguarda animali posti sotto sequestro e deve essere autorizzato dalla Procura della Repubblica. A differenza dell adozione non comporta un passaggio di proprietà, la quale rimane dell indagato o del rinviato a giudizio fino al termine del procedimento penale. Solo in caso di condanna o di patteggiamento cui, ai sensi della legge 189/2004, segue la confisca dell animale o di altra disposizione dell Autorità giudiziaria, l affido potrà diventare definitivo e potrà essere eseguito il passaggio di proprietà. Fino a quel momento l animale, infatti, rimane di proprietà dell indagato o del rinviato a giudizio, il quale però non ne può disporre. Occorre fare molta attenzione negli affidi ed essere molto chiari su alcuni punti: il giudice potrebbe predisporre la restituzione dell animale alla persona cui è stato sequestrato: a) se l indagine preliminare non si conclude con un rinvio a giudizio; 12

13 b) se il sequestro è di tipo probatorio; c) se il procedimento penale si conclude con l assoluzione; durante il periodo di sequestro l animale non può essere sottoposto ad alcun tipo di intervento medico, compresa la sterilizzazione, senza una certificazione che attesti la necessità o il pericolo di vita; ogni tipo di intervento comunque dovrà essere autorizzato dalla Procura della Repubblica e reso noto alla Procura stessa a meno che non si tratti di urgenze salva vita con impossibilità di procrastinarlo. In questo ultimo caso occorre comunque acquisire dal medico veterinario il certificato che specifichi la patologia e i motivi dell urgenza e inviarli alla Procura. Come si effettua un adozione? CANI Dal punto di vista strettamente burocratico per espletare correttamente la procedura, oltre al numero di microchip del cane, sono necessari: documento di identità in corso di validità dell adottante (carta d identità o patente); codice fiscale dell adottante; modulo di adozione cui allegare fotocopia del documento di identità. La legge vuole che il cane debba rimanere 60 giorni in canile sanitario prima dell adozione in attesa di essere reclamato dall eventuale proprietario. Dopo tali 60 giorni passerà al regime normale e potrà essere adottato ufficialmente. In ogni caso, anche nei primi 60 giorni può essere affidato provvisoriamente a un privato che dia buone garanzie e si impegni a riconsegnare l animale in caso di richiesta da parte del comune. GATTI Seppur non esista l obbligo è sempre opportuno identificare il gatto tramite microchip. Ciò oltre a proteggerlo in caso di eventuale smarrimento, si rivela utile nel disincentivare dall adozione tutti coloro che considerano la convivenza un esperienza da affrontare con leggerezza e non impegnativa circa il corretto accudimento. Anche nel caso del gatto sono necessari i seguenti documenti: documento di identità in corso di validità dell adottante (carta d identità o patente); codice fiscale dell adottante; modulo di adozione cui allegare fotocopia del documento di identità. Se il gatto appartiene a una colonia felina la referente o il referente deve darne comunicazione al Sindaco e al Servizio veterinario competente per territorio. Ma un adozione non è solo questo... Ciò che abbiamo visto sopra è semplicemente la parte burocratica di un adozione. È anche quella che avviene solo al termine di un percorso (talvolta non breve) di valutazione del potenziale adottante per accertare che la convivenza tra lui e il suo nuovo amico sia delle migliori e non riservi cattive sorprese. Al fine di svolgere un lavoro serio e accurato, per trovare ai cani o ai gatti famiglie ottimali è assolutamente necessario sapere come muoversi e riuscire a fare una valutazione corretta del potenziale adottante, guidandolo anche nella scelta in base alle sue caratteristiche, stile di vita e possibilità. I seguenti strumenti sono indispensabili: Questionario pre affido: Si tratta di un questionario che permette di valutare preventivamente il potenziale adottante. 13

14 Modulo di affido: È un impegno in forma di scrittura privata, accompagnato da fotocopia di documento d identità e codice fiscale, che l adottante prende nei confronti dell animale al momento del trasferimento di proprietà. Dovrà contenere la clausola della sterilizzazione obbligatoria qualora l animale non sia già stato sterilizzato. Questionario per il controllo post affido: Check list che permette di valutare la situazione del cane o del gatto e il grado di inserimento nella nuova famiglia. Quali sono i passi da fare? Primo contatto con l adottante L interessato contatta o è contattato dall associazione, compila il questionario pre affido e si effettua un colloquio. Controllo pre affido In caso di valutazione positiva si incontra l aspirante adottante nel luogo dove l animale andrà a vivere per compiere una valutazione della famiglia e dell abitazione sulla base di considerazioni psicologiche, economiche, pratiche (vedi oltre Il controllo preaffido ). Documentazione Se il controllo ha esito positivo, si fa sottoscrivere il modulo di adozione e si compila la modulistica prevista dalla struttura nella quale il cane o il gatto è ospitato. Se per qualunque ragione il cane o il gatto non fosse già sterilizzato occorre accertarsi che nella modulistica sia prevista la clausola della sterilizzazione obbligatoria. Nel caso in cui tale clausola non fosse presente si deve provvedere a inserirla. La modulistica deve contenere precisi impegni al fine di favorire il controllo post affido e la possibilità di ritirare l animale qualora il suo benessere non fosse garantito. Consegna Al termine della procedura si effettua la consegna dell animale all adottante. Controllo post affido Successivamente all adozione è necessario procedere a un controllo post affido per verificare le modalità di detenzione dell animale. Non perdere il contatto Mantenere regolari contatti telefonici con l adottante ed essere di supporto per la soluzione di eventuali problematiche. 14

15 La promozione delle adozioni Una buona promozione delle adozioni deve essere strutturata tramite un vero e proprio progetto che coinvolga l associazione incaricata, il gestore della struttura e l amministrazione comunale. Quest ultima, infatti, è legalmente la proprietaria dei cani e dei gatti ospiti presso strutture pubbliche o convenzionate e dei randagi. Ogni progetto può essere strutturato in maniera diversa, ma è fondamentale che sia fatto in modo chiaro e comunicativo, che dia garanzie sulle condizioni dei cani in adozione e che offra un immagine elegante e positiva dell associazione e dell amministrazione comunale. Cosa fare allora? Strumenti utili sono: opuscoli, volantini e manifesti di promozione dell adozione; tavoli di sensibilizzazione in piazza con un book fotografico e schede dei cani; collaborazione della stampa locale con pagine o spot dedicati a questo tema; sito web dedicato ai cani e ai gatti in adozione; rete intranet tra comuni. Occorre evitare assolutamente di portare cani e gatti in piazza e affidarli direttamente a chi li chiede. La consapevolezza di adottare un animale, infatti, è sempre un elemento fondamentale nella valutazione del candidato adottante, mentre affidare un cane o un gatto sull onda di un emozione momentanea è al contrario estremamente pericoloso. Il controllo pre affido Il controllo pre affido assieme al questionario pre affido rivestono un ruolo fondamentale nella valutazione di coloro che chiedono di adottare un cane o un gatto. Inserire un animale nella famiglia sbagliata può significare ritrovarlo per strada o in un canile o gattile o magari legato a una catena per giornate intere o comunque trascurato. In pratica significa renderlo infelice. Al contempo un eccessiva severità nella valutazione può togliere al cane o al gatto una preziosa possibilità. Come dobbiamo allora comportarci? Ci sono alcuni elementi che ci aiutano a valutare il potenziale affidatario. In sostanza sono di tre tipi: psicologici, economici e pratici. Elementi psicologici: le motivazioni per cui si vuole adottare un cane o un gatto; la stabilità emotiva dell adottante; il suo grado di consapevolezza circa le esigenze dell animale e le responsabilità della convivenza. Elementi economici: la possibilità di mantenere e curare il cane o il gatto senza difficoltà. Elementi pratici: la disponibilità di spazi, tempo e capacità per accudire il cane o il gatto. 15

16 Un adottante è buono se: Elementi psicologici: vuole adottare il cane o il gatto per aiutare l animale stesso, senza preoccuparsi della razza, dell estetica, di altri elementi esteriori o della sua utilità pratica (es. guardia, caccia ecc.); vuole farlo per un proprio desiderio e non per accontentare desideri di altri (es. i figli, la moglie o il marito); non vuole imporre il cane o il gatto in una famiglia dove altri non lo desiderano; è persona emotivamente equilibrata; è capace di comprendere ciò che gli viene spiegato riguardo ai suoi doveri verso l animale e capisce cosa deve fare per ospitare un cane o un gatto nella maniera giusta, cure veterinarie e obblighi di legge compresi. Elementi economici: ha un introito stabile o è comunque in grado di provvedere a cibo, cure, vaccinazioni e magari a interventi fuori dell ordinario (es. un corso di educazione o cure mediche particolari). Elementi pratici: ha un abitazione sufficientemente spaziosa e ordinata con luoghi sicuri e idonei al cane o al gatto a seconda della taglia, dell età e del carattere; ha tempo a disposizione e desiderio di trascorrerlo con il cane o con il gatto; è fisicamente e mentalmente in grado di occuparsi del cane o del gatto e di sopperire alle sue esigenze; ha eventualmente persone di fiducia alle quali lasciare il cane o il gatto in caso di necessità. Se non si rileva tutto questo stiamo andando incontro a un adozione a rischio. Naturalmente è necessaria una visita alla persona in questione per parlarci direttamente e vedere il luogo in cui il cane o il gatto andranno a vivere. 16

17 IL PARCO CANILE Nell ultimo ventennio in Italia sono state emanate numerose norme per la tutela degli animali d affezione e per la lotta al randagismo. Particolare rilievo riveste la Legge quadro n. 281 del 1991 che ha introdotto il principio della non soppressione, chiamato genericamente no kill policy, l obbligo per i Comuni di risanare o costruire canili sanitari e rifugi, la sterilizzazione di cani randagi e colonie feline, nonché l obbligo di identificare i cani e iscriverli in anagrafe canina. L inadempienza delle istituzioni deputate all applicazione della normativa di contrasto al randagismo, causata anche dalla scarsa conoscenza che si ha al riguardo e dalla scarsa cultura che si ha sul cane, hanno giocato e giocano tuttora un ruolo fondamentale nell epilogo di molte storie di abbandoni o di rientri in canile. Il cane, la cui domesticazione risale ormai a migliaia di anni fa, viene considerato argomento facile e di semplice intuizione, ma non basta un tetto, una ciotola e del cibo per far sì che egli sia un cane felice, sono fattori importanti certo, ma non sono le uniche cose di cui necessita. Affinché un cane sia realmente appagato e non mostri quei comportamenti che non riteniamo consoni o che possono crearci problemi, bisogna stimolare anche il suo intelletto. Sì, parliamo proprio di intelletto: bisogni mentali. Il cane è prima di tutto un essere vivente e pensante, con delle caratteristiche innate e altre che acquisirà nel corso della sua esperienza di vita. Pertanto non possiamo considerare il cane come un televisore con determinate funzioni e determinati pulsanti. Questa mancanza di conoscenza è il terreno fertile per lo sviluppo di problematiche. Possiamo riconoscere due momenti principali come i punti di inizio per sviluppare queste situazioni: La scelta del cane: l adozione di un soggetto che, per sue caratteristiche individuali, non è adatto alla tipologia di vita che gli andremo a proporre, questo perché la maggior parte delle volte la scelta del cane viene operata sulla base di caratteristiche meramente estetiche senza considerare le componenti caratteriali/motivazionali dell animale che entrerà a far parte del nucleo familiare. La convivenza: il problema più frequente è la comunicazione, non conosciamo il linguaggio del cane e quindi non possiamo comprenderlo. I nostri amici sono animali molto accondiscendenti e pacifici, sopportano tante cose che però, a lungo andare, causano loro stress e frustrazione con conseguenti ripercussioni sul comportamento. Saper ascoltare le loro necessità vuol dire creare e consolidare una relazione sana che deve appagare entrambi. Spesso la soluzione più semplice, per una situazione ormai troppo pesante, è proprio l abbandono, l allontanamento materiale del problema o, meglio, di ciò che viene interpretato come un problema. Questi poveri animali andranno ad alimentare il numero di cani randagi e verranno segnalati e accalappiati, andando a riempire canili già affollati. Queste strutture ormai piene, quasi giunte al collasso, non possono avere altre funzioni se non quelle di accumulo e mantenimento. Il caos creato dall alto numero di ospiti e dalla scarsa formazione del personale non permette di lavorare per una nuova adozione, così da mantenere un unico flusso: quello in entrata. Dato il poco riscontro che si è ottenuto con le politiche fino ad ora portate avanti, un idea 17

18 nuova di canile potrebbe essere la chiave di volta nel meccanismo del randagismo. Il parco canile, questo il suo nome, non sarebbe solo un canile dove i cani accalappiati vengono ospitati, ma una struttura capace di intervenire direttamente in ogni momento della filiera del rapporto uomo-cane, di gestire non solo le urgenze ma preventivamente anche i comportamenti inadeguati, offrendo uno spazio aperto al pubblico dove promuovere la corretta relazione con il cane. Sarebbe quindi sì un canile, ma anche un centro di cultura zooantropologica. La gestione di tale struttura deve essere assegnata a personale qualificato e specializzato, affinché ognuno abbia una mansione specifica così da poter lavorare sinergicamente per il raggiungimento degli obiettivi comuni. Tali obiettivi sono la diminuzione degli ingressi in canile, la riduzione del tempo di permanenza nella struttura, il miglioramento del benessere degli animali e il fornire servizi alla comunità. Il nodo veramente innovativo del parco canile risiede, a nostro parere, nel cambiamento culturale che inevitabilmente porta con sé, togliendosi finalmente l etichetta di discarica per cani e inserendo la struttura nella vita quotidiana della città; anche in termini materiali, non collocandola più in periferia ma nel centro abitato, fornendola di un parco recintato in cui possano accedere anche gli abitanti del quartiere, così che i cani di proprietà e quelli di canile possano confondersi nel verde. 18

19 Canile e cultura Il canile è sempre stato visto a livello sociale alla stregua di un carcere e i suoi ospiti considerati come un ammasso di rifiuti scomodi e, talvolta, pericolosi. Oggi, grazie a decenni di lotte portate avanti dalle associazioni animaliste e all approvazione di leggi che tutelano il benessere animale, sono stati fatti alcuni progressi e si è riusciti, sebbene in minima parte, a frenare il fenomeno del randagismo. Meno è stato fatto per eliminare le cause, soprattutto se si pensa all ignoranza con cui ci approcciamo al mondo animale, non avendo mai avuto la possibilità di sapere, per esempio, quale linguaggio usano i cani per comunicare e quali sono i loro bisogni. Se si fosse fatta cultura in questo senso, proprio cominciando a insegnare a casa, a scuola, in strada, il rispetto per la diversità, sia tra gli umani che verso le altre specie animali, avremmo fatto passi da gigante per poter convivere bene (non solo sopravvivere) e per poter tornare a percepire ciò che ci offre il mondo animale, così diverso dal nostro. Anche per questo, ancora oggi, il canile è considerato il centro di detenzione dei cani nati liberi o divenuti scomodi e perciò abbandonati, e non lo si pensa, invece, come un luogo di transito dove il cane o il gatto sono assistiti e aiutati da personale qualificato in attesa di nuovi adottanti; si continua a progettare e costruire tale struttura nei luoghi di periferia, spesso vicino a una discarica (se non addirittura sopra), dove il paesaggio è desolante e non invoglia nessuno ad andare a visitarlo, magari proprio per adottare un cane. Quindi gli animali detenuti, non avendo visibilità, non avranno la possibilità di essere adottati. Si entra così in un giro vizioso che non fa altro che aumentare il numero degli ospiti, diminuire la qualità dell assistenza e perciò della loro vita e inoltre il canile diventa una spesa per la società che non ne riconosce una effettiva utilità nella risoluzione del problema del randagismo. Prevenendo e lavorando, per esempio, sui motivi che provocano gli abbandoni, sulle difficoltà delle persone nella gestione del cane e sul carattere dei cani stessi, si arriverebbe senz altro già a una diminuzione del numero di ospiti detenuti e questo permetterebbe di rivoluzionare almeno in parte l idea standard del canile. Per ottenere questo risultato è necessario preparare il personale con corsi di formazione che verrebbero tenuti nella struttura, e che, seppur a costi bassi, darebbero un piccolo introito e offrirebbero posti di lavoro alla comunità. Si potrebbe anche ampliare l idea del canile e vederlo come un centro per organizzare eventi dove fare informazione, vendere gadget per raccogliere fondi e potersi, in parte, autofinanziare; organizzare con le scuole seminari dando semplici nozioni di zooantropologia e magari anche con proiezioni di filmati sugli animali in generale per tutta la cittadinanza, ampliando le loro conoscenze in materia e così via. Il primo passo è trovare il luogo adatto per la struttura (non centrale per ovvi motivi, ma neanche in periferia) e studiare la planimetria pensando anche un po con la mente del cane. Per esempio, evitare di collocare i box uno di fronte all altro, costruirne di più comodi, magari piccole casette con un fazzoletto verde per i cani più anziani o malati che probabilmente finiranno in canile la loro vita, predisporre una parte dedicata solo ai cuccioli per motivi sanitari e di buona convivenza. Poi è importante pensarlo anche con la testa di un cittadino amante dei cani il quale, seppur impossibilitato ad accoglierne uno nella propria famiglia, ha comunque la possibilità di poterne portare uno a passeggio, o con quella di chi vuole semplicemente trascorrere un pomeriggio in compagnia di un 19

20 amico a quattro zampe. È necessario quindi che il posto sia piacevole, facilmente raggiungibile e magari situato all interno di un parco. Il secondo passo è avere una parte del personale preparata a soddisfare i bisogni primari (fisiologici) e secondari (socialità, apprendimento, ecc.) del cane e un altra parte adatta ad accogliere le persone, sia i futuri adottanti, sia i normali visitatori che chiedono informazioni. Il terzo passo è rendere il canile un centro di aggregazione perché abbia visibilità, ma anche per poter sensibilizzare i cittadini su tematiche inerenti il corretto rapporto uomo - animale. Aspetti strutturali del parco canile All atto di progettare un canile, nello specifico un parco canile, è bene che siano presi in considerazione una serie di parametri, i più importanti sono quelli che riguardano il benessere del cane. In passato il benessere animale era considerato esclusivamente dal punto di vista igienico sanitario. Oggi questa visione è fortunatamente superata e si è arrivati a considerare indispensabile anche il benessere psicologico. Secondo la definizione dell OIE (Organizzazione mondiale per la salute animale): Un animale è in uno stato di benessere se è in buona salute, gode di condizioni confortevoli, è ben nutrito, sicuro, capace di esprimere comportamenti innati e non soffre stati spiacevoli come dolore, paura e distress. Nel codice sulla salute degli animali terrestri ancora l OIE enumera le 5 libertà che dovrebbero fungere da punti guida per valutare il benessere animale: 1) Libertà dalla fame, sete e malnutrizione 2) Libertà dalla paura e dallo stress 3) Libertà dai disagi ambientali (possibilità di disporre di un ambiente fisico adeguato e confortevole 4) Libertà dal dolore, dalle malattie e dalle ferite 5) Libertà di esprimere le caratteristiche comportamentali specie specifiche I cani che vengono ospitati nei canili sostano nelle strutture per periodi di tempo molto variabili, da pochi giorni fino alla morte, quindi è necessario che la qualità di vita sia buona anche perché il livello di stress molto alto, la sottostimolazione dal punto di vista cognitivo, la perdita o la totale mancanza di abitudine alla vita fuori dal canile porta spesso i cani a sviluppare problemi comportamentali di varia entità, fino ad arrivare a vere e proprie patologie che diminuiscono o annullano totalmente le possibilità di essere adottati e reinseriti in famiglia. Una progettazione adeguata può porre le basi per soddisfare le esigenze fisiologiche ed etologiche del cane, anche se ovviamente la gestione del canile avrà poi un peso fondamentale nello sfruttare le potenzialità della struttura portandola a un livello di eccellenza. Partendo da questi presupposti si è sviluppata negli ultimi anni l idea del parco canile, ossia di una struttura che possa fornire ai cani ospiti un ambiente di vita consono e una qualità di vita più elevata possibile. Possiamo utilizzare la gerarchia dei bisogni del cane come linea guida di partenza per la progettazione del parco canile: 20

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