Comunicazioni orali. Sindrome coronarica acuta 1

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1 Comunicazioni orali Sindrome coronarica acuta C RISCHIO CARDIOVASCOLARE RESIDUO NEI DIABETICI DOPO STEMI TRATTATO CON ANGIOPLASTICA CORONARICA Ariella De Monte, Massimiliano Chiuch, Marina De Roia, Giulia Barbati 3, Andrea Perkan, Gianfranco Sinagra, Luigi Cattin S.C. III Divisione Medica, Servizio di Diabetologia, Azienda Ospedaliero- Universitaria, Trieste, S.C. di Cardiologia, Azienda Ospedaliero- Universitaria, Trieste, 3 Dipartimento di Medicina Ambientale e Salute Pubblica, Università degli Studi, Padova Introduzione. Il diabete mellito e le relative complicanze cardiovascolari sono in continuo aumento. Tra queste ultime la malattia coronarica è la più frequente causa di morte e di morbilità nei diabetici tipo. Dopo infarto miocardico acuto nei diabetici si manifesta un eccesso di mortalità. Le linee guida ESC/EASD raccomandano di trattare con angioplastica primaria i soggetti con infarto miocardico acuto ad ST sopraelevato (STEMI) con particolare attenzione ai diabetici. Metodi. Dal dicembre 003 al giugno 00 abbiamo condotto uno studio osservazionale su tutti i soggetti con STEMI trattati con angioplastica primaria nella UTIC della Cardiologia di Trieste, quindi provenienti anche dagli ospedali di Monfalcone e Gorizia (area vasta giuliano-isontina). Per ogni soggetto abbiamo raccolto i dati anamnestici, la stratificazione del rischio all ingresso in ospedale, i dati coronarografici e della procedura di angioplastica, il decorso clinico intraospedaliero, la terapia in dimissione, i dati di mortalità e degli eventi cardiovascolari a 30 giorni e a lungo termine. Tra gli esami di laboratorio abbiamo raccolto la HbAc, l assetto lipidico completo e la funzione renale prima e dopo angioplastica. Risultati. La nostra coorte comprende 794 soggetti di cui 9 (4%) con diabete noto o diagnosticato durante la degenza. I soggetti diabetici risultano più ipertesi (p 0.000) e con più arteriopatia degli arti inferiori (p 0.007), si presentano clinicamente con una classe prognostica Killip più elevata (p 0.00) e con frequenza cardiaca più elevata (p 0.0); hanno trigliceridemia più elevata (p 0.004) e più basse HDL (p 0.07). Dopo rivascolarizzazione hanno più scompenso cardiaco (p 0.000), disfunzione ventricolare sinistra severa (p 0.004) e shock (p 0.0), creatininemia più elevata (p 0.00). Entrambi i gruppi hanno ricevuto lo stesso trattamento riperfusivo meccanico e farmacologico anche alla dimissione. Lo studio della curva di sopravvivenza indica che i diabetici hanno maggior mortalità sia intra che extraospedaliera (p 0.00) con amplificazione del fenomeno a lungo termine. Nella nostra coorte i predittori di morte dopo angioplastica risultano la classe Killip 3-4 (HR 3.565; p 0.000), lo scompenso cardiaco (HR.055; p 0.0), l età (HR.30; p 0.000) e la creatinina (HR.30; p 0.000). Conclusioni. Nonostante un trattamento riperfusivo meccanico e farmacologico ottimale dello STEMI, i diabetici continuano ad avere un eccesso di mortalità sia nel breve che nel lungo termine, con un decorso intra- ed extraospedaliero caratterizzato da maggiore instabilità emodinamica cardiorenale attribuibile a un rischio cardiovascolare residuo non azzerato dalla terapia. Nel nostro campione il controllo glicemico non risulta predittivo di mortalità laddove emergono invece fattori cardiovascolari che probabilmente hanno agito per anni prima dell infarto e che condizionano la prognosi anche dopo la loro correzione farmacologica. Il maggior sforzo terapeutico deve essere fatto quindi all esordio del diabete per prevenire le alterazioni molecolari che condizionano la malattia cardiovascolare nel diabete. C APPLICAZIONE DELLA RISONANZA MAGNETICA CARDIACA IN UNITÀ CORONARICA PER LA DIAGNOSTICA DIFFERENZIALE DEL DOLORE TORACICO, RIALZO ENZIMATICO ED ASSENZA DI CORONAROPATIA Manuel De Lazzari, Luisa Cacciavillani, Martina Perazzolo Marra, Riccardo Turri, Nicola Gasparetto, Giulia Brunello, Francesco Corbetti, Giuseppe Tarantini, Sabino Iliceto Clinica Cardiologica, Dipartimento di Scienze Cardiache, Toraciche e Vascolari, Università degli Studi, Padova, Divisione di Radiologia, Azienda Ospedaliera di Padova Introduzione. In unità di terapia intensiva cardiologica (UTIC) ci si trova di fronte a pazienti che presentano dolore toracico e rialzo degli indici di miocardiocitolisi (troponina I, TnI), ma nei quali si riscontra l assenza alla coronarografia di lesioni in grado di giustificare il quadro clinico ed elettrocardiografico. La risonanza magnetica cardiaca (RMC) è una metodica non invasiva in grado di determinare sede ed estensione di necrosi anche minime, nonché di fornire informazioni sulla caratterizzazione tissutale. Inoltre viene sempre più enfatizzato il ruolo degli indici bioumorali di necrosi nel formulare una corretta diagnosi. Scopo dello studio. Valutare le caratteristiche cliniche e strumentali dei pazienti ricoverati presso l UTIC della Clinica Cardiologica di Padova che presentavano rialzo della TnI e coronarie normali alla coronarografia, al fine di valutare l impatto della RMCsulla diagnosi finale che spesso è solo di esclusione. Materiali e metodi. Sono stati valutati prospettivamente i pazienti ricoverati consecutivamente in UTIC da ottobre 006 a febbraio 00 con le caratteristiche sopracitate. Tutti sono stati sottoposti a coronarografia e RMC in fase acuta durante il ricovero. La RMC (.5T Siemens Avanto) è stata eseguita con protocollo standard acquisendo immagini cinetiche, sequenze T-pesate per la valutazione dell edema e dopo contrasto per lo studio della necrosi. Per ogni paziente sono state studiate le caratteristiche cliniche, anamnestiche, elettrocardiografiche, angiografiche e l andamento dei parametri bioumorali. Risultati. I pazienti con diagnosi di sindrome coronarica acuta sono stati 8, di cui 05 con coronarie prive di lesioni alla coronarografia. Tra questi, previo consenso informato ed escluse eventuali controindicazioni, 85 sono stati sottoposti a RMC. La diagnosi di ingresso è stata di sindrome coronarica acuta (SCA) con sopraslivellamento del tratto ST in 6 pazienti, SCA senza sopraslivellamento ST in 33, di miocardite in 36. Tutti i pazienti presentavano all angiografia coronarie prive di lesioni emodinamicamente significative. La RMC ha permesso di modificare la diagnosi finale riscontrando 53 miocarditi, 8 infarti miocardici e 4 cardiomiopatie di Takotsubo. Conclusioni. Nei pazienti con dolore toracico, rialzo troponinico, ma coronarie normali all angiografia, la RMC rappresenta una metodica non invasiva in grado di identificare la sede dell eventuale necrosi e la presenza o meno di infiammazione. In particolare essa consente di escludere la genesi ischemica del rilascio di TnI e di confermare l ipotesi diagnostica di miocardite, fornendo informazioni essenziali per la terapia e la stratificazione del rischio. C3 ARE THERE DIFFERENCES IN REGIONAL LEFT VENTRICULAR WALL MOTION ABNORMALITIES IN PATIENTS WITH TAKO-TSUBO CARDIOMYOPATHY COMPARED WITH ANTERIOR MYOCARDIAL INFARCTION? Rodolfo Citro, Fausto Rigo, Quirino Ciampi 3, Antonello D Andrea 4, Gennaro Provenza, Cesare Baldi, Marco Mirra, Roberta Giudice, Francesco Silvestri, Eduardo Bossone, Giovanni Gregorio 5 Department of Cardiology and Cardiac Surgery, University Hospital Scuola Medica Salernitana, Salerno, Cardiology Department, University Hospital Umberto I, Mestre, 3 Cardiology Department, Fatebenefratelli Hospital, Benevento, 4 Cardiology Department, Monaldi Hospital, Second University of Naples, Napoli, 5 U.O. UTIC-Cardiologia, Ospedale San Luca ASL Salerno, Vallo della Lucania (SA) Background. The aim of this study was to assess the echocardiographic C3 distribution of regional wall motion abnormalities (RWMA) in patients ARE THERE DIFFERENCES IN REGIONAL LEFT VENTRICULAR WALL MOTION ABNORMALITIES IN PATIENTS with tako-tsubo WITH TAKO-TSUBO cardiomyopathy CARDIOMYOPATHY (TTC) COMPARED compared WITH with ANTERIOR anterior MYOCARDIAL STelevation myocardial infarction (ant-stemi). INFARCTION? Methods. Thirty-seven TTC and 37 ant-stemi patients underwent standard echocardiographic examination at the time of hospital admission. RWMA and the involvement of the left ventricular territories supplied by each coronary artery according to the American Society of Echocardiography classification were reported. Background. Results. TTC patients showed a lower left ventricular ejection fraction (37.60±5.9 vs 40.9±3.77%; p=0.00) and a higher wall motion score index Methods. (WMSI;.98±0. vs.5±0.4; p<0.00) compared with ant-stemi patients. No significant differences were observed between groups with regard to detection of RWMA in the territory supplied by the left anterior descending Results. coronary artery (LAD) (37 vs 37; p=). Conversely, in TTC patients, the territories supplied by the LAD/left circumflex coronary artery (LCX) (37 vs 3; p=0.0), LAD/right coronary artery (RCA) (34 vs 3; p <0.00) and above all by RCA (33 vs 5; p<0.00) and RCA/LCX (3 vs ; p<0.00) were more frequently involved (see figure). A cut -off value of WMSI.75 (area under the curve 0.956) and for the number of territories with RWMA 4 (AUC=0.98) predicted TTC with a sensitivity of 83% and 84% and a specificity of 00% and 97%, respectively. Conclusion. Echocardiography revealed a distinctive pattern of contractility in TTC patients, characterized by symmetrical RWMA extending equally into the territory of distribution of all coronary arteries. G ITAL CARDIOL VOL SUPPL AL N 5 0 3S

2 4 CONGRESSO NAZIONALE DI CARDIOLOGIA DELL ANMCO C4 MORTALITY PREDICTORS IN PATIENTS WITH ST-SEGMENT ELEVATION MYOCARDIAL INFARCTION UNDERGOING PRIMARY PERCUTANEOUS CORONARY INTERVENTION: PROGNOSTIC ROLE OF THROMBUS ASPIRATION AND ABCIXIMAB ADMINISTRATION IN A REAL-WORLD REGISTRY Martino Cinquetti, Andrea Perkan, Stylianos Pyxaras, Giulia Barbati, Sara Santangelo, Francesco Giannini, Giancarlo Vitrella, Erica Della Grazia, Serena Rakar, Alessandro Salvi, Gianfranco Sinagra Cardiovascular Department, University Hospital of Trieste, Trieste, Department of Environmental Medicine and Public Health, University of Padua, Padua Background. ST-segment elevation myocardial infarction (STEMI) remains a major cardiovascular cause of mortality, regardless recent progress involving primary percutaneous transluminal coronary angioplasty (PTCA) application. Thrombus aspiration and abciximab administration during PTCA procedure were evaluated in recent clinical trials and were associated to improved outcome. Aim. To identify mortality predictors in a real-world patient population with STEMI undergoing primary PTCA. Methods. A total of 70 patients with STEMI were consecutively enrolled in our Registry of primary PTCA. Short term (within 30 days from STEMI), long term (following 30 days) and overall mortality were evaluated. Results. At the multivariate analysis, intraprocedural abciximab administration was associated with a better outcome (HR 0.506, CI , p=0.004); an advanced (III-IV) Killip class and a reduced (<45%) left ventricular ejection fraction (LVEF), also emerged as independent predictors of overall mortality (respectively: HR 4.05, CI , p<0.00; and HR.33, , p=0.00). Thrombus aspiration and intraprocedural abciximab administration were both related to an increased survival in the first 30 days since the acute event (HR 0.388, CI , p=0.09 and HR 0.35, CI , p=0.007, respectively); III-IV Killip class and LVEF <45 were associated with a worse short-term outcome (HR 0.46, CI , p<0.00 and HR.899, CI , p=0.008, respectively). Conclusions. Thrombus aspiration and abciximab intraprocedural administration resulted independently associated with an improved shortterm mortality, the latter also associated with a lower overall mortality. C5 LA GESTIONE DELL INFARTO ACUTO DEL MIOCARDIO CON SOPRASLIVELLAMENTO DEL TRATTO ST-T NELLA REGIONE DELL UMBRIA: RISULTATI NELLA POPOLAZIONE FEMMINILE DEL REGISTRO PROSPETTICO OSSERVAZIONALE UMBRIA-STEMI Sara Mandorla, Fabio Angeli, Donatella Severini 3, Maurizio Del Pinto, Mauro Bazzucchi 4, Rita Liberati 5, Stefano Sisani 6, Euro Antonio Capponi, Luisa Rey, Andrea Mazza 7, Claudio Giombolini, Paolo Verdecchia 8, Carlo Romagnoli, Claudio Cavallini a nome del Gruppo di Studio Registro Regionale dell Umbria delle modalità di trattamento e di outcome dell infarto acuto del miocardio con sopralivellamento del tratto ST-T (Umbria-STEMI) Umbria, Gubbio (PG), Umbria, Perugia, 3 Umbria, Città di Castello, 4 Umbria, Terni, 5 Umbria, Foligno, 6 Umbria, Spoleto, 7 Umbria, Orvieto, 8 Umbria, Assisi Razionale. Il registro Umbria STEMI (ottobre 006-aprile 008) è uno studio osservazionale prospettico su tutti i pazienti ricoverati per infarto acuto del miocardio con sopraslivellamento persistente del tratto ST-T (STEMI), disegnato per valutare epidemiologia, modalità di trattamento ed esito a medio termine di tale patologia nella nostra regione. Da tale registro sono stati estratti i dati relativi al sesso femminile per verificare se esistono differenze di comportamento, di trattamento e di prognosi rispetto al sesso maschile. Materiale e metodi. Popolazione umbra Sono state coinvolte tutte le strutture di accettazione di emergenza,8, le strutture cardiologiche e le medicine interne presenti nel territorio umbro. Tre le tipologie delle strutture cardiologiche umbre: UTIC con emodinamica 4/4 h 7/7g ( centro); UTIC con emodinamica 6/4h 5/7g ( centri); UTIC senza emodinamica (4 centri). Sono stati registrati tutti gli STEMI afferenti alle strutture sopra indicate. Risultati. Sono stati arruolati 868 pazienti, di cui 63 di sesso femminile (30.3%). L età al momento dell IMA era significativamente più alta nel sesso femminile (73± vs 64±3, p<0.000). Le modalità di presentazione (arrivo con mezzi propri, utilizzo del 8, trasferimento da altre strutture) non sono risultate dissimili tra i due sessi. Nel sesso femminile il TIMI Risk score al momento della valutazione clinica è risultato più elevato rispetto al sesso maschile (3±5 vs 4±3; p<0.000). Escludendo i pazienti con presentazione tardiva (> h) o con riperfusione spontanea, nel sesso femminile la terapia riperfusiva è stata di tipo farmacologico nel 37.% dei casi e di tipo meccanico nel 4.5%; nel sesso maschile la fibrinolisi e l angioplastica primaria sono state effettuate nel 4.3% e 47.7% dei casi, rispettivamente. Ne consegue che nel sesso femminile si è osservata una più alta incidenza di mancata riperfusione (terapia conservativa) rispetto al sesso maschile (.4 vs 9.9%; p<0.000). Il sesso femminile è risultato fattore predittivo indipendente di mancata riperfusione anche dopo aggiustamento per età, presentazione clinica ad alto rischio secondo la classe Killip o TIMI risk index, presentazione tardiva e l arrivo a centri senza emodinamica. Non si sono osservate differenza significative tra i due sessi nei tempi door-to-needle (5±6 vs 57±5; p=0.463) e door-to-balloon (66±47 vs ±3; p=0.08). Seppur non significativa, si è osservata una più alta incidenza di eventi fatali durante l ospedalizzazione nel sesso femminile (7.0 vs 4.9%; p=0.33). Nei pazienti sopravvissuti all evento acuto, si sono osservati durante il follow-up 69 nuovi eventi cardiovascolari (CV; re-infarto, scompenso cardiaco richiedente ospedalizzazione, stroke), con una incidenza non dissimile tra i due sessi (.7 vs 8.4%; p=0.64). Conclusioni. In un ampio registro prospettico regionalelo STEMI nel sesso femminile: ) si presenta con un TIMI Risk score significativamente più elevato rispetto al sesso maschile; ) più frequentemente non viene sottoposto a trattamenti riperfusivi; 3) è gravato da una più alta incidenza di eventi fatali durante l ospedalizzazione. Interventistica coronarica C6 LONG-TERM OUTCOME OF SIROLIMUS-ELUTING VERSUS BARE-METAL STENT IN THE SETTING OF ACUTE MYOCARDIAL INFARCTION: 5-YEAR RESULTS OF THE SESAMI TRIAL Carmine Musto, Rosario Fiorilli, Francesco De Felice, Giuseppe Patti, Marco Nazzaro, Massimiliano Scappaticci, Leda Bernardi, Roberto Violini Cardiologia Interventistica, Ospedale San Camillo, Roma, Univesità Campus Biomedico, Roma Aim. The present study evaluated the 5-year clinical outcome of a randomized comparison of sirolimus-eluting (SES) versus bare-metal stent (BMS) implantation in patients with ST-segment elevation myocardial infarction (STEMI). Methods. Overall, 30 STEMI patients were randomized to receive SES or BMS. The primary end-point was the incidence of target vessel failure (TVF) at 5-year follow-up. The secondary end-points were the rate of target lesion revascularization (TLR), major adverse cardiovascular events (MACE), death or non-fatal MI and stent thrombosis (ST). Event rates at 5- year between patients undergoing TLR and those TLR free at -year were also investigated. Results. The 5-year survival rate free from TVF and TLR was significantly higher in the SES group than in the BMS group (85 vs 76%, p=0.038; 9 vs 85%, p=0.045, respectively). The lower incidence of adverse events in the SES group was achieved in the first year of follow-up. The cumulative incidence of MACE, death or non-fatal MI and ST was comparable in the groups at 5-year follow-up. Moreover, the cumulative incidence of death or MI was 5% in the patients who did not experience TLR within -year and 6% in those who experience TLR in the same period (p=0.033). Predictors of death or MI during 5-year follow-up were TLR within year (OR 3.4, 95% CI.- 0.; p=0.04) and small vessels treatment(or % CI.7-3.0; p=0.00). Conclusion. The present investigation demonstrates that clinical benefits of SES are maintained up to 5-year follow-up without safety concerns. C7 PROGNOSTIC ROLE OF THROMBUS ASPIRATION AND ABCIXIMAB DURING PRIMARY PERCUTANEOUS CORONARY INTERVENTION Stylianos Pyxaras, Andrea Perkan, Martino Cinquetti, Giancarlo Vitrella, Sara Santangelo, Erica Della Grazia, Serena Rakar, Giulia Barbati, Alessandro Salvi, Gianfranco Sinagra Cardiovascular Department, University Hospital of Trieste, Trieste, Department of Environmental Medicine and Public Health, University of Padua, Padua Background. Thrombus aspiration and abciximab administration during primary percutaneous coronary intervention (PPCI) were evaluated in recent clinical trials and were associated with improved outcome. However, there are no studies comparing their prognostic role in ST-segment elevation myocardial infarction (STEMI) patients treated with PPCI. Aim. To compare the prognostic significance of thrombus aspiration and abciximab administration in a real-world patient population with STEMI undergoing PPCI. Methods. From January 003 to July 00, 70 patients with STEMI were consecutively enrolled in our Registry of PPCI. They were divided in four subgroups according to the intraprocedural application (or not) of thrombus aspiration and/or abciximab i.v. administration. Short term mortality (within 30 days of STEMI) and re-infarction combined end-point, and overall mortality were evaluated among these subgroups. Results. Overall survival ratesforstemi patients that underwent thrombus aspiration during PPCI were 93% when also abciximab was administered, and 9% without abciximab i.v. in the acute STEMI phase, and 8% when solely abciximab was administered; patients treated with conventional PCI had the worse outcome (survival 75%). In the multivariate analysis, STEMI patients that underwent thrombus aspiration had lower short term mortality and re-infarction rates when treated with abciximab [risk ratio (RR) 0.4, 95%CI , p=0.04)], but this protective effect disappeared when overall mortality was evaluated. However, abciximab was protective for both short and long term end-points (respectively: RR 0.3, 95%CI , p=0.008; and RR 0.49, 95%CI , p=0.0) when thrombus aspiration was not performed, comparing to the patient subgroup treated with only PPCI. Conclusions. STEMI patients undergoing PPCI had better outcome when thrombus aspiration was applied, indifferently from abciximab administration, which protected by short term mortality and reinfarction. However, abciximab administration improved both short and long term outcome in STEMI patients treated with traditional PPCI. 4S G ITAL CARDIOL VOL SUPPL AL N 5 0

3 COMUNICAZIONI ORALI C8 ANALYSIS OF SUBSET OF PATIENTS WHO UNDERGO DELAYED PRIMARY PCI Gabriele Crimi, Davide Bartolini, Sandro Bellotti, Alessandro Iannone, Paolo Rubartelli Ospedale Villa Scassi, ASL3 Genovese, Genova Background. Timely ppci is treatment of choice in ST elevation myocardial C8 infarction. International guidelines recommend that ppci should be ANALYSIS performed OF SUBSET whithin OF PATIENTS 0 min WHO since UNDERGO first medical DELAYED contact PRIMARY (FMC). PCI In the real world, however, a variable proportion of patients undergoes ppci with a delay >0 min. Background. Purpose. We sought to evaluate the characteristics of patients that received delayed ppci and describe factors associated with the delay. Methods and results. We included 777 consecutive patients (mean age 67.±.6, years, male gender 7%) that underwent ppci within hours Purpose. since the symptoms onset, in the period between the st January 006 and 3st December 00. We divided the patients into two groups Methods and results. according to FMC to balloontime >0 min (Delayed ppci) or 0 min (Timely ppci). Patients received intervention and antithrombotic therapy according to the international guidelines, unless specifically contraindicated. Main patients characteristics, univariate and multivariable analysis are outlined in Table. Table Table. Variable Delayed ppci (0.5%) Timely ppci (79.5%) Univariate p-value Multivariable Odds Ratio (95% CI) Age (years) (median, IQR) 7 (60-79) 66 (58-75) <0.0 Female gender (%) 30 7 <0.000 Prior CABG (%) < (.-9.8) Prior stroke (%) TIMI risk score (median, IQR) 4 (-5) 3 (-4) 0.00 Atypical symptoms (%). 4.0 < (.5-6.9) Killip class > (%) 8.6. < (.9-9.) Onset to FMC time (min) 36 (63-358) 97 (50-03) <0.000 FMC to balloon time (min) (median, IQR) 56 (33-97) 77 (69-9) <0.000 Final TIMI flow 3 (%) <0.0 No reflow-timi 0/ (%) <0.0 LVEF (median, IQR) 50 (4-58) 55 (47-60) 0.04 In-hospital death (%) In addition, in patients with Delayed ppci these other factors potentially responsible of delay were identified: a) borderline significant ECG (34%); b) severe clinical conditions such as cardiac arrest or need for mechanical ventilation (%); c) other relevant comorbidities, including severe anemia, stroke, renal failure or hemorrage (8%); d) misdiagnosed initial Conclusions. ECG (8%); e) some technical problems occurring during the procedure (6%); f) delayed identification of the infarct related artery (7%); g) cath lab not immediately avaliable (4%); h) delayed patient consent (3%). Conclusions. In our population 0.5% of patients received ppci >0 min since FMC. Independent predictors of delayed ppci were Killip class >, atypical symptoms, and prior CABG. Other factors including borderline significant ECG, clinical complexity, and ECG misdiagnosis could play a role. The delay in reperfusion and the associated condition are consistent with poor outcome and almost two-fold in-hospital mortality. C9 ASSISTENZA CIRCOLATORIA MECCANICA CON ECMO (EXTRACORPOREAL MEMBRANE OXYGENATION) PER IL TRATTAMENTO DELL INFARTO MIOCARDICO ACUTO COMPLICATO DA SHOCK CARDIOGENO REFRATTARIO Marco Ferlini, Maurizio Ferrario, Francesco Mojoli, Carlo Pellegrini 3, Antonella Degani 3, Aaron Venti, Alessandra Repetto, Ezio Bramucci, Marco Maurelli 4, Antonio Braschi, Luigi Oltrona Visconti, Mario Viganò 3 Cardiologia, Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Pavia, Anestesia e Rianimazione I, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Università degli Studi, Pavia, 3 Cardiochirurgia, Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Pavia, 4 Anestesia e Rianimazione III, Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Pavia L infarto miocardico acuto (STEMI) complicato da shock cardiogeno (SC) è associato ad una elevata mortalità (50% circa a 30 giorni) nonostante un trattamento medico-interventistico ottimale. Il supporto circolatorio meccanico con extracorporeal membrane oxygenation (ECMO) potrebbe essere utile nel trattamento di pazienti con STEMI trattati con angioplastica primaria (ppci) e complicato da SC refrattario al contropulsatore aortico (IABP) e all infusione di inotropi ev. Metodi e risultati. Nel nostro ospedale (emodinamica h4, cardiochirurgia in sede) dal 008 al 00 sono state eseguite 650 ppci: in 9 pazienti (8 maschi, età 50±0 anni) con STEMI anteriore complicato da SC, per la persistenza di compromissione emodinamica nonostante IABP e inotropi si è proceduto anche a impianto di ECMO con approccio femorale (prima della PCI in 4 casi; dopo la procedura nei restanti 5). Il tempo pain to balloon è stato di 94±73 min; il vaso culprit era il tronco comune in 6 casi e l IVA prossimale negli altri 3; la pressione arteriosa sistolica all ingresso era 89±0 mmhg. Tutte le lesioni sono state trattate con impianto di stent non medicati con un flusso finale TIMI -3 in 4 casi. L ECMO è stato posizionato da un cardiochirurgo con l ausilio di un tecnico perfusionista; un anestesista rianimatore era presente durante tutta la procedura interventistica e si è occupato della successiva gestione clinica del paziente in terapia intensiva. L ECMO è stato rimosso dopo un tempo mediano di 84 ore (6-66 ore). Un paziente è deceduto il giorno dopo la procedura per insufficienza multiorgano. In 4 pazienti l ECMO ha consentito un recupero di un circolo stabile (uno di questi è però deceduto per sepsi 6 giorni dopo la rimozione dell assistenza); negli altri 4 casi ha consentito di portare i pazienti al trapianto cardiaco dopo 8±4 giorni dallo STEMI. A 30 giorni dall evento acuto 7 pazienti su 9 erano ancora vivi. Conclusioni. L assistenza circolatoria meccanica con ECMO ha determinato una sopravvivenza a 30 giorni del 78% in pazienti con IMA complicato da SC refrattario a IABP e terapia medica ottimale trattati con ppci. Tale risultato è stato possibile con un approccio di collaborazione tra cardiologo, cardiochirurgo, tecnico perfusionista e rianimatore. C0 MEHRAN BLEEDING SCORE PREDICTS BLEEDING BUT NOT MORTALITY IN UNSELECTED REAL-WORLD PATIENTS UNDERGOING PRIMARY PCI FOR ST- ELEVATION ACUTE MYOCARDIAL INFARCTION Ruben Vergara, Guido Parodi, Renato Valenti, Angela Migliorini, Guia Moschi, David Antoniucci Divisione di Cardiologia Invasiva I, Ospedale di Careggi, Firenze Background. The Mehran Bleeding Score (MBS), an integer risk score for non-cabg major bleeding (MB) within 30 days of a multivariable logistic regression model based on 6 baseline measures (female sex, advanced age, elevated serum creatinine, white blood cell count, anemia, non-stsegment elevation MI or ST-segment elevation MI) and one treatment related variable (use of heparin - a glycoprotein IIb/IIIa inhibitor rather than bivalirudin alone), has been demonstrated to be clinically useful for prediction of non-cabg-related major bleeding and subsequent -year mortality in patients with ACS that were studied in the ACUITY and HORIZONS-AMI trials. Despite its significant prognostic implications, many relevant clinical-hemodynamic factors (e.g. left ventricular ejection fraction) were not analyzed in the MBS. We aim to validate the MBS in the setting of real-world patients undergoing primary PCI for ST-elevation acute myocardial infarction (STEMI) for prediction of both in hospital MB; and short and 6-month allcause death; and to evaluate the impact of this score in association with other clinical variables in multivariate analysis. Methods. We assigned 3 consecutive STEMI patients undergoing primary PCI to four groups of risk of MB according to MBS (low, moderate, high and very high risk). We evaluated in-hospital and -month MB, and all-cause death after one year mean follow-up. MB, cardiovascular risk factors, clinical and hemodynamic variables were included in the multivariate analysis. Results. The incidence of MB whiting 30 days according to the risk score category of MBS was.3% in very-high risk group,.9% in the high risk group and.% and 0.6% in the moderate and lower risk groups respectively (Pearson Chi-Square test <0.000). At multivariate analysis, the incidence of MB in each group was not correlated with one-year mortality, while the independent predictors of all-cause death were: left ventricular ejection fraction <30% at presentation (p<0.000), mulivessel disease (p<0.00), diabetes (p<0.033). Conclusion. MBS may be applied for identifying patients at high risk of short-term MB, but is unable to predict mortality in the setting of realworld population undergoing primary PCI for STEMI. Aritmie: fibrillazione atriale C PRESCRIZIONE DEI TRATTAMENTI ANTITROMBOTICI IN PAZIENTI CON FIBRILLAZIONE ATRIALE NON VALVOLARE E SCORE DI RISCHIO TROMBO- EMBOLICO: ATA-AF SURVEY Mauro Colletta, Claudio Perrone, Eleonora D Arienzo 3, Gianna Fabbri 4, Samuele Baldasseroni 4, Marino Scherillo 5, Michele Massimo Gulizia 6 U.O. di Cardiologia, Ospedale Maggiore, Bologna, Cardiologia-UTIC, Presidio Ospedaliero F. Ferrari, Casarano (LE), 3 Divisione di Cardiologia, Ospedale S.M. Angeli, Putignano (BA), 4 Centro Studi ANMCO, Firenze, 5 Cardiologia Interventistica e UTIC, A.O. G. Rummo, Benevento, 6 U.O.C. di Cardiologia, Ospedale Garibaldi-Nesima, Catania Razionale. La fibrillazione atriale (FA) costituisce un importante fattore di rischio per l insorgenza di eventi trombo-embolici e dell ictus in particolare. La raccomandazione delle linee guida internazionali è che i farmaci antitrombotici vengano prescritti sulla base del rischio tromboembolico dei pazienti (pz) calcolato attraverso appositi score. Scopo. Valutare la frequenza della somministrazione di trattamenti antitrombotici in una popolazione non selezionata di pz con FA e valutare se il livello di rischio, calcolato secondo gli score CHADS ed il recente CHA DS -VASc, influenza la prescrizione di tali farmaci. Metodi. 360 Centri Italiani, 64 Cardiologie (C) e 96 Medicine Interne (M) hanno partecipato allo studio ATA-AF, arruolando, da Maggio a Luglio 00, 748 pz con FA (in corso o con almeno un episodio rilevato negli ultimi mesi). La prescrizione di anticoagulanti orali (ACO), in relazione agli score di rischio, è stata esaminata in un campione di 4845 pz con FA non valvolare. Risultati. Dei 4845 pz, 63.9% avevano un CHADS (53.% in C e 75.3% in M). Un CHA DS -VASc era presente nell 87.5% dei pz (8.6% in C e 93.7% in MI). Un ACO era prescritto nel 55.5% dei pz (64% in C and 46% in M, p<.000), l 8.7% dei pz non riceveva nessun farmaco antitrombotico G ITAL CARDIOL VOL SUPPL AL N 5 0 5S

4 Scopo. Metodi. 4 CONGRESSO NAZIONALE DI CARDIOLOGIA DELL ANMCO Risultati. ed il 35.8% ricevevano altri antitrombotici, principalmente antiaggreganti. Nel gruppo di pz con punteggio CHADS o CHA DS - VASc, il 56.% e il 55.9% rispettivamente, assumevano ACO. Una controindicazione agli ACO veniva riportata nel 49% dei pz con score di rischio elevato non trattati (356 pts), mentre per il 7% di questi pz non veniva riportato un motivo di mancato utilizzo. Nel gruppo di pazienti con score di rischio basso (CHADS or CHA DS - VASc=0) il 50% e il 47%, rispettivamente erano trattati con ACO. Conclusioni. La terapia ACO viene somministrata a circa la metà di questa Conclusioni. popolazione non selezionata di pz con FA non valvolare, con differenze significative fra i reparti di C e quelli di M. In più di un quarto dei pz con score di rischio elevato e indicazione all ACO, tali farmaci non vengono prescritti. La somministrazione di tali farmaci non appare guidata dal livello di rischio dei pz e l andamento della prescrizione non cambia utilizzando il nuovo score CHA DS - VASc (Figura). C DIFFICOLTÀ DIAGNOSTICA DI RITMO SINUSALE ALL ECG DI SUPERFICIE, IN PAZIENTE GIÀ SOTTOPOSTO A PROCEDURE MULTIPLE DI ABLAZIONE TRANSCATETERE CON RADIOFREQUENZA (TC-RF) DI FIBRILLAZIONE ATRIALE Gianluca Zingarini, Chiara Andreoli, Claudio Cavallini Divisione di Cardiologia, Ospedale S. Maria della Misericordia, Perugia La durata dell onda P è considerata il più attendibile marker non invasivo di conduzione atriale: un suo prolungamento può riflettere un rallentamento della conduzione atriale secondario ad anomalie strutturali della parete atriale, è inoltre associato ad aumentata incidenza di fibrillazione atriale (FA) ed alla sua evoluzione da forme parossistiche a forme permanenti. L ablazione TC-RF è efficace nel mantenere il ritmo sinusale (RS) nelle maggior parte di pazienti con FA parossistica o persistente e può determinare una marcata riduzione dell ampiezza dell onda P. Riportiamo il caso di un paziente di 45 anni affetto da FA persistente recidivante dall età di 8 anni. Dopo numerose cardioversioni elettriche e farmacologiche il paziente è stato sottoposto a tre procedure di ablazione TC di isolamento delle vene polmonari. Successivamente, data la persistenza della FA ed il manifestarsi anche di flutter atriale atipico, il paziente è stato sottoposto ad una ulteriore procedura di ablazione con controllo dell avvenuto isolamento delle vene polmonari precedentemente trattate, con esecuzione di linee su tetto dell atrio sinistro, linea su istmo mitralico e tricuspidale, linea sul setto interatriale, ablazione di potenziali frammentati nella parete posteriore dell atrio sinistro, isolamento della vena cava superiore, ed esecuzione di linee sulla parete posteriore dell atrio destro. La cardioversione effettuata subito dopo la procedura non è stata efficace nel ripristinare il RS: fallimento verosimilmente legato ad edema atriale peri-procedurale. Tuttavia, a distanza di due mesi, il paziente ha presentato il ripristino spontaneo di un ritmo caratterizzato da una onda di depolarizzazione atriale di ampiezza molto ridotta. Tale reperto, ad una analisi inziale dell ECG di superficie, poneva dubbi diagnostici per eventuale ritmo atriale ectopico o ritmo giunzionale. A fronte della registrazione elettrocardiografia di superficie dell attività atriale pressoché inapprezzabile, il dato elettrofisiologico endoesofageo mostrava la presenza di una depolarizzazione atriale, ad una distanza di 60 ms dal QRS, con una abnorme dispersione del segnale: il rallentamento della conduzione inter ed intra-atriale era tale da inscrivere la depolarizzazione atriale, nella sua parte terminale, all interno del QRS. Inoltre il dato ecocardiografico dimostrava, al power Doppler, un normale pattern di rilasciamento diastolico del ventricolo sinistro ed una onda A di normale morfologia e durata. Tali reperti permettevano la diagnosi di RS e soprattutto dimostravano l efficacia emodinamica del RS stesso. La riduzione di ampiezza dell onda P e la sua durata prolungata sono la risultante di una procedura di ablazione TC che ha portato alla compartimentalizzazione elettrica dell atrio destro e sinistro. Tale compartimentalizzazione ha determinato il ripristino spontaneo del RS per riduzione della massa critica atriale, ma non ha modificato l emodinamica del riempimento ventricolare come dimostrato dalla successiva valutazione ecocardiografica. C3 PREVENZIONE DEL RISCHIO CARDIOEMBOLICO NELLA FIBRILLAZIONE ATRIALE MEDIANTE CHIUSURA PERCUTANEA DELL AURICOLA SINISTRA: PRIME ESPERIENZE DI IMPIANTO DEL DEVICE AMPLATZER CARDIAC PLUG (ACP) G. Rosso, F. Meucci, G. Squillantini, C. Agostini, D. Innocenti, G. Santoro S.O.D. Diagnostica Interventistica Cardiovascolare, Dipartimento Cardiologico e dei Vasi, Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi, Firenze Background. La fibrillazione atriale (FA) è un aritmia comune e si associa ad un alto tasso di eventi cardioembolici, nel 90% dei quali la fonte emboligena è costituita dall auricola sinistra (ArS). Lo studio randomizzato PROTECT AF, in cui veniva impiegato il device Watchman, ha mostrato un tasso di complicanze pari al 6%, prevalentemente peri-procedurali (versamento pericardico e tamponamento cardiaco, stroke da embolia gassosa ed embolizzazione del device) a fronte di una bassa incidenza di complicanze tardive. Il trial ha mostrato che la chiusura percutanea dell ArS rappresenta una possibilità terapeutica sicura e non inferiore alla terapia anticoagulante orale (TAO)nei pazienti con FA non valvolare pur in presenza di un rischio di complicanze legate alla procedura. Il registro europeo di impianto dell Amplatzer Cardiac Plug (ACP) ha mostrato un percentuale di complicanze analoga al PROTECT AF (7%) mentre quello italiano del solo.%. Da notare l importanza della curva di apprendimento in quanto nei centri con limitata esperienza il tasso di complicanze è risultato maggiore nelle prime procedure. Metodi. Tra il 008 e il 00, presso la SOD Diagnostica Interventistica Cardiovascolare dell Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi (Firenze), sono stati raccolti i dati dei primi 34 pazienti con FA non valvolare con indicazione alla chiusura percutanea dell ArS. Le indicazioni comprendevano un CHA DS VASc score e: ) una controindicazione alla TAO o ) una recidiva ischemica in corso di TAO. I pazienti sono stati pretrattati con aspirina, clopidogrel ed antibioticoterapia. Un ecocardiogramma transesofageo (ETE) pre-procedurale è stato eseguito per escludere la presenza di trombosi endoauricolare eottenere le misure dell ArS. È stato utilizzato l ACP (AGA Medical, Minneapolis, MN, USA). La procedura è stata eseguita mediante cateterismo transettale o passaggio tramite forame ovale pervio (FOP). L impianto del device è avvenuto in anestesia locale, durante monitoraggio fluoroscopico ed ecografico intracardiaco. Dopo la procedura i pazienti sono stati trattati con aspirina sine die e clopidogrel per -3 mesi. Risultati. Il 6% dei pazienti è risultato di sesso maschile. Età media: 77 anni. L ETE ha mostrato auricole prevalentemente bi- o trilobate (79.4%) con diametro medio di 0. mm (range 4-8 mm). La misura di ACP più frequentemente impiantata è stata 4 mm (50% dei casi).l impianto è avvenuto per via transettale nell 8% dei casi e tramite FOP in 6 casi (in5 dei quali il difetto è stato chiuso). L impianto dell ACP è stato possibile in 33 pazienti su 34 (97%). Non si sono osservate complicanze acute legate alla procedura. Ad un follow-up clinico (3± mesi dall impianto) 4 pazienti sono deceduti per cause non correlabili alla procedura; nei sopravvissuti non si sono osservate complicanze procedurali tardive o eventi ischemici. Conclusioni. I dati provenienti dalla nostra esperienza suggeriscono che la chiusura dell ArS per via percutanea mediante ACP possa costituire una valida alternativa alla TAO in pazienti con FA non valvolaree che la procedura siassocia ad un ridotto rischio di complicanze. C4 EXTENDED USE OF THE 3D NON-FLUOROSCOPIC MAPPING SYSTEMS TO REDUCE RADIATION EXPOSURE DURING CATHETER ABLATION PROCEDURES M. Del Greco, M. Marini, A. Coser, D. Ravanelli, A. Valentini, R. Bonmassari S.C. di Cardiologia, Fisica Sanitaria, Ospedale S. Chiara, Trento Introduction. Radiofrequency catheter ablation (CA) is widely used to cure cardiac tachyarrhythmias but this treatment may require extended X-ray exposure. In the last few years 3D non-fluoroscopic navigation systems (NNS) have been proposed as a useful tool for CA but the relative effect of this new tool on the amount of X-ray exposure is not yet well evaluated. The aim of this study was to evaluate the effect of a systematic use of the NNS on the amount of X-ray exposure during all CA procedures. Methods. In our laboratory from 00 a single NNS (Carto, Carto Merge, Carto3) was only used for CA of complex tachyarrhythmias (atrial tachycardia, atrial fibrillation, ventricular tachycardia). From 008 a second NNS (St. Jude EnSite NavX) was available in the EP Lab and since October 008 all the CA procedures, with the exception of AV node CA, have been performed using one or other of these two NNS. Our study included 478 patients who underwent CA from January 007 to June 00. In our study we have compared fluoroscopy time, total X-ray exposure and the duration of each CA procedure during this period. Results. The overall mean fluoroscopy time was 8.0±.7 min in 007, which decreased to 9.6±4.3 min in 008 (p=0.00) and 3.7±. min then 6.3±8.3 min in 009 (p=0.000) and 00 (p=0.000) respectively. The mean total X-ray exposure fell from 686.6± cgy*cm in 007 to 446.0± cgy*cm in 008 (p=0.07) and then 369.3±469.7 cgy*cm in 009 (p=0.000), and finally to 76.±690.7 cgy*cm in 00 (p=0.000). The average procedural duration during CA in 007, 008, 009 and 00 was 46.3±8.7 min, 3.5±69 min, 39.3±63.6 min and 3.5±57.3 min, respectively (p=ns). Conclusion. The systematic use of a NNS markedly reduces fluoroscopy time and total X-ray exposure compared with CA performed using fluoroscopy for main guidance. In addition, all this comes about without prolonging the procedure time. NNS allow a significant reduction of patient and operator exposure to radiation. 6S G ITAL CARDIOL VOL SUPPL AL N 5 0

5 COMUNICAZIONI ORALI C5 MID-TERM RESULTS OF ABLATION FOR LONE ATRIAL FIBRILLATION VIA RIGHT MINITHORACOTOMY: TOWARDS A RATIONAL REVISION OF TREATMENT PROTOCOLS Giuseppe Nasso, Vito Romano, Felice Piancone, Raffaele Bonifazi, molto frequente nei pazienti con scompenso cardiaco (SC) e si associano ad una più elevata mortalità e morbilità. La ventilazione servoassistita B- level (ASV) è un supporto ventilatorio noninvasivo in grado di ridurre le CSA e migliorare la saturazione arteriosa di ossigeno. Al momento attuale, ERM RESULTS OF ABLATION FOR LONE ATRIAL FIBRILLATION non VIA è noto RIGHT se l impiego acuto di ASV possa avere un ruolo nella Giuseppe Visicchio, Flavio Fiore, Katerina Generali, Giuseppe Speziale modulazione della attività simpatica notoriamente alterata nello SC. HORACOTOMY: TOWARDS A RATIONAL REVISION OF TREATMENT PROTOCOLS Division of Cardiac Surgery, GVM Hospitals of Care and Research, Bari Scopo del presente lavoro è stato quello di analizzare in un gruppo di Objectives. Despite continued technical improvements, the results of pazienti con SC l effetto della ASV sulle apnee notturne e sul tono transcatheter radiofrequency ablation of atrial fibrillation may be adrenergico valutato mediante analisi della frequenza cardiaca media e suboptimal in some patients subgroups. The short-term follow-up results della variabilità della frequenza stessa (HRV). ives. of the minimally invasive epicardial ablation of lone atrial fibrillation were Materiali e metodi. 7 pazienti con SC di entità medio severa (FE 35, encouraging. NHYA II-III, terapia medica ottimizzata) e presenza di CSA (AHI <0) Methods. One-hundred-four patients with drug-refractory lone atrial sono stati sottoposti a registrazione con polisonnigrafo portatile fibrillation underwent minimally invasive surgical ablation with a right 3-4 cm (Somtè/Embletta) in condizioni basali e durante ASV. In ogni paziente sono ds. minithoracotomy by isolation of the pulmonary veins, and were followed-up stati registrati: il flusso d aria, il movimento torace e addome, le fasi di for average 7 months. Previous failed transcatheter ablation was not an russamento, l ECG ela saturazione arteriosa di ossigeno (SaO ). La enrolment criterion for this procedure in the last phase of our experience. ventilazione prevedeva un flusso basale costante (epap, 3-5 cmh O) e un Results. The procedure is confirmed to be safe (one case of procedurerelated morbidity, no operative deaths) and effective (89% overall secondo il livello istantaneo di ventilazione. supporto ventilatorio con tecnica autoadattiva (ipap, max 8-0 cmh O) s. freedom from recurrent arrhythmia at follow-up with 96 freedom from Risultati. L indice di apnea/ipopnea (AHI) e l indice di apnea (AI) sono arrhythmia for paroxysmal AF Type and 80% free for persisting AF).The risultati pressoché aboliti dopo ASV, rispettivamente da 4.4/h (range 30- results tend to improve with the expansion of the surgical experience. Cox 58) a.8/h (range -44), p<0.00 e da 6.9 (range 5-) a 0.06 /h (range hazards regression and Kaplan-Meier analysis identified persisting type 0-.), p<0.00. Si è osservato un incremento significativo della SaO sia of atrial fibrillation and enlarged left atrium as the major predictors of media che minima, rispettivamente da 94± a 95±% (p=0.04) e da 86.5±4 recurrent atrial fibrillation at follow-up (Figure ). Health-related qualityof-life is confirmed improved at the end of the follow-up vs. baseline in bpm a 6±7 bpm (-%), p< L HRV è migliorata come espresso a 9±% (p = 0.008). La frequenza cardiaca media è diminuita da 68±0 the majority of the SF-36 domains. dall aumento significativo di SDANN (da 7.5±3. a 80.4±36., p=0.008) sions. Conclusions. The minimally invasive epicardial ablation of lone atrial SDNN (da 99.7±3.3 a.7±37.5, p=0.003), SDNN index (da 57.8±0.7 a fibrillation yields stable and gradually improving results. Earlier referral of 69.3±30.8, p=0.03). patients to surgery is justifiable after a careful cardiologic work-up. In order Conclusioni. Nei pazienti con SC, la ventilazione non invasiva servoassistita to define the relative roles of the minimally invasive ablation and the è uno strumento di notevole efficacia nel ridurre le fasi di apnea centrale transcatheter ablation, which may be considered in the future as alternative notturne ed i periodi di marcata desaturazione di ossigeno. La riduzione therapies, a randomized trial of these two procedures is advisable. della FC e l impatto favorevole sulla HRV suggeriscono un effetto benefico positivo anche sull iperattivazione adrenergica che potrebbe contribuire a migliorare significativamente la prognosi. Insufficienza cardiaca C6 SODIUM MANAGEMENT IN ACUTE AND CHRONIC PHASES IN PATIENTS WITH NEW YORK HEART ASSOCIATION CLASS III (CLASS C) HEART FAILURE. SHORT- AND LONG-TERM FINDINGS Sergio Fasullo, Ivana Basile, Filippo Sarullo, Gabriella Vitrano, Gabriella Terrazzino, Giorgio Maringhini, Filippo Ganci Palermo Background. Hypertonic saline solution (HSS) and a moderate Na restriction plus high furosemide dose showed beneficial effects in CHF, in the short and long term. The study was aimed to verify the effects of this combination on hospitalization time, readmissions and mortality in patients in NYHA class III. Method. Chronic ischemic or nonischemic cardiomyopathy uncompensated HF patients in NYHA functional class III with EF 40%, serum creatinine <.5 mg/dl, BUN 60 mg/dl, and reduced urinary volume were randomized in two groups (single blind): the st group received an i.v. 30 min, infusion of furosemide (50 mg) plus HSS (50 ml) bid, and a moderate Na restriction (0 mmol); the nd group received furosemide (50 mg) as bolus bid, without HSS and a low Na diet (80 mmol), both groups received a drink fluid intake of 000 ml/day. After discharge, the HSS group continued 0 mmol Na/day; the nd group continued 80 mmol Na/day. Results. 77 (88 HSS group and 890 without HSS group) patients meet inclusion criteria. The st group (88 patients), compared to the nd (890 patients), showed an increase in diuresis, serum Na, and a reduction in hospitalization time (3.5± vs 5.5± days, p<0.000), and during follow-up (57±5 months) a lower rate in readmissions (8.5 vs 34.%, p<0.000) and mortality (.9 vs 3.8%, p<0.000) in comparison with nd group that also showed a significant increase in BUN and serum creatinine. Conclusion. Our study suggests that in-hospital HSS combined with moderate Na restriction reduces hospitalization time and the moderate sodium restriction determines long term benefit in patients in with NYHA class III HF. C7 NEI PAZIENTI CON SCOMPENSO CARDIACO CRONICO, LA VENTILAZIONE NON INVASIVA SERVOASSISTITA ABOLISCE LE APNEE CENTRALI E RIDUCE SIGNIFICATIVAMENTE L ATTIVITÀ ADRENERGICA Emilia D Elia, Emilio Vanoli, Pietro Delfino, Marika Bonadies, Valentina Casali, Ylenia Fracchioni, Alessandra Maggioni, Giuseppe Specchia, Andrea Mortara Unità di Cardiologia Clinica e Scompenso Cardiaco, Policlinico di Monza, MB, Monza, Dipartimento di Cardiologia, Università degli Studi, Pavia Le apnee centrali (CSA) ed il respiro di Cheyne Stokes (CSR) sono un evento C8 TRASTUZUMAB ADJUVANT CHEMOTHERAPY AND CARDIOTOXICITY IN REAL WORLD FEMALES WITH BREAST CANCER: RESULTS OF ICARO (ITALIAN CARDIO-ONCOLOGICAL) NETWORK Giovanni Cioffi, Pompilio Faggiano, Giulia Russo 3, Andrea Cardona 4, Daniele Generali 5, Carlo Ammendolea 6, Fausto Tuccia 7, Martina Nunzi 8, Rita Ceccherini 9, Chiara Lestuzzi 0, Nicola Maurea, Stefano Oliva, Luigi Tarantini 6 Divisione Cardiologia, Casa di Cura Villa Bianca, Trento, Dipartimento di Cardiologia, Spedali Civili, Brescia, 3 Centro Cardiovascolare. ASS Triestina, Trieste, 4 Dipartimento di Malattie Cardiovascolari, Ospedale S.M. della Misericordia, Azienda Ospedaliera di Perugia, 5 U.O. di Patologia Mammaria, Azienda Istituti Ospitalieri, Cremona, 6 Dipartimento di Cardiologia, Ospedale San Martino, Belluno, 7 Divisione di Oncologia, Ospedale San Martino, Belluno, 8 Dipartimento di Oncologia Medica, Azienda Ospedaliera Santa Maria, Terni, 9 Centro Sociale Oncologico, ASS Triestina, Trieste, 0 Divisione di Cardiologia, Centro Riferimento Oncologico, Aviano, S.C. di Cardiologia, Istituto Pascale, Napoli, U.O. di Cardiologia, Istituto Tumori Giovanni Paolo II, Bari Background. Breast Cancer (BC) over expressing the human epidermal growth factor receptor is the BC type with poorest prognosis and the inclusion of trastuzumab (Tr) in adjuvant chemotherapy (AC) has improved substantially the survival of women affected. Patients (pts) however may develop heart failure (HF) therefore a careful monitoring of the ventricular function is needed. As a consequence of the strict inclusion criteria to enroll the pts and the not uniform definition of cardiotoxicity (C) adopted in the randomized clinical trials (RCT), it is not well known the real incidence C Tr-induced in the real world clinical practice. Aims of the present multicenter nationwide registry are to report the incidence, time of occurrence, clinical relevance and predictive factors of the C. in women treated with Tr-AC for BC. Methods. 499 consecutive pts with BC admitted for Tr-AC during 8 months period (Jan Jun 009) in 0 hospitals. Cardiotoxicity was defined according with the Common Toxicity Criteria - ver..0 of Cancer Therapy Evaluation program of the National Cancer Institute and NYHA class. Left ventricular function was evaluated as echocardiographic ejection fraction (EF) before and monitored at months during Tr-AC. Results. Out of 499 pts, C was reported in 33 pts (6.7%): 0 pts (0.4%) manifested an asymptomatic reduction of EF >0% but 0% (C. Grade I); an asymptomatic decline of EF >0% or below <50% (C. Grade II) was encountered in 5 pts (3.0%); a symptomatic HF (C. Grade III) was reported in 6 pts (3.%) all in NYHA Class II. Tr therapy was discontinued for C. in 0 pts (5%) and restarted in 9 (7%) after the recovery of EF. The most critical period for the appearance of C was the start of Tr therapy (see figure). Pts with C. were significantly older (mean age ± DS: 57± vs 55± years; p<0.03), with a significantly higher creatinine level (0.86±0.6 vs 0.77±0.4 mg/dl; p<0.003) and frequently before Tr. were exposed to radiotherapy and received doxorubicin administration. At multivariate analyses an impaired renal function (GFR <80 ml/min*.73 m ) (OR 3.9; IC: , p<0.04) and doxorubicin exposure (3.6, IC: , p<0.04) emerged as the independent predictors for development of C. G ITAL CARDIOL VOL SUPPL AL N 5 0 7S

6 4 CONGRESSO NAZIONALE DI CARDIOLOGIA DELL ANMCO Conclusions. In daily life clinical practice the C. induced by Tr.-AC for BC is frequent involving female out of 4. Frequently the damage is clinically mild and insignificant, nevertheless the cardiac involvement is not a rare cause for interruption of therapy and about 6% patients, a percentage far more higher than that reported in comparable RCT, develop a relevant cardiac damage. C9 ANOMALIE CARDIOVASCOLARI NELLA LOW IGF- SYNDROME: DATI PRELIMINARI DEL T.O.S.CA. PROJECT C9 Emanuele Bobbio, Andrea Salzano, Francesco Ferrara, Michele Arcopinto, Alberto Marra, Graziella Malizia 3, (n=6); 4) ED con FAV brachiale (n=3). Tutti i pazienti sono stati sottoposti ANOMALIE CARDIOVASCOLARI NELLA LOW IGF- SYNDROME: DATI PRELIMINARI DEL T.O.S.CA. Vincenzo PROJECTCirrincione 4, Giuseppe Limongelli 5, Olga Vriz 6, Rodolfo Citro 7, Luigi Caliendo 8, Eduardo Bossone 9, Antonio Cittadini Dipartimento di Medicina Clinica, Scienze Cardiovascolari ed Immunologiche, Università Federico II, Napoli, Divisione di Cardiologia, Ospedale di Ariano Irpino, Ariano Irpino (AV), 3 Divisione di Endocrinologia, A.O. Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello, Palermo, 4 Divisione di Cardiologia, A.O. Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello, Palermo, 5 Dipartimento di Cardiologia, Seconda Università degli Studi, Napoli, 6 Divisione di Cardiologia, Ospedale di San Daniele, San Daniele del Friuli (UD), 7 Dipartimento Medico-Chirurgico-Torre Cuore, Azienda Ospedaliera Universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d Aragona, Salerno, 8 Divisione di Cardiologia, Ospedale San Leonardo, Castellammare di Stabia (NA), 9 Divisione di Cardiologia, Ospedale di Cava de Tirreni-Costa d Amalfi, Cava de Tirreni (SA) Introduzione. Numerose evidenze supportano il concetto che i deficit anabolici Introduzione. multipli sono un finding comune nell Insufficienza Cardiaca Cronica (ICC). Tali deficit individuano un sottogruppo di pazienti caratterizzati da prognosi peggiore. La ridotta attività dell asse GH/IGF- è la principale alterazione tra questi pazienti. Pazienti e metodi. 99 pazienti consecutivi con ICC partecipanti ad un trial multicentrico, sono stati divisi secondo i loro valori di IGF-. La Low IGF- Pazienti e metodi. syndrome è stata definita come la presenza nei pazienti con ICC di livelli di IGF- inferiori al 5 percentile di una popolazione sana di controllo. Risultati. I risultati sono mostrati nella tabella. Nei pazienti con ICC la presenza Risultati. di Low IGF- syndrome è risultata associata ad aumento degli indici di depressione, riduzione degli indici di qualità di vita e di capacità funzionale cardiopolmonare se paragonati ai pazienti con ICC e normali livelli di IGF-. Inoltre i volumi del VS tendono ad essere più alti nei pazienti con Low IGF- syndrome con significativa differenza nei valori di stress parietale e di rigurgito mitralico. Conclusioni. La Low IGF- syndrome definisce un sottogruppo di pazienti Conclusioni. con ICC caratterizzati da peggiori condizioni cliniche, capacità funzionali e geometria del ventricolo sinistro. Tabella. Tabella. Condizioni cliniche, dati ecocardiografici e test cardiopolmonare. Pazienti con normale IGF- Pazienti con Low IGF- (n=76) (n=3) Età, anni 6± 64±3 NS IGF-, ng/ml 4±5 68±3 <0.000 Fibrinogeno, mg/dl 34±4 34±35 NS MLHFQ 47±3 38±3 <0.05 Anxiety score 38± 3± <0.05 Depression score 43±3 3± <0.0 VO max, ml/kg min 7.5±0.8.3± 0.00 Peak workload, W 9±6 66±6 <0.05 VtD VS, ml 05±9 36± NS VtS VS, ml 4±3 68± NS FE, % 33± 7± NS RM area, cm 4.3± 6.± 0.04 StS, kdynes cm 544±33 49± Dati espressi come media ± SEM; MLHFQ: Minnesota Living with Heart Failure Questionnaire; VtD: volume telediastolico; VtS: volume telesistolico; RM: rigurgito mitralico; StS: stress telesistolico. p C0 DISFUNZIONE VENTRICOLARE DESTRA IN UNA COORTE DI PAZIENTI CON MALATTIA RENALE END-STAGE Mario Gregori, Francesco Paneni, Giuliano Tocci, Giovanna Viola, Giuliana Capretti, Michela D Agostino, Giuseppino Massimo Ciavarella, Andrea Ferrucci, Giorgio Punzo, Paolo Menè, Luciano De Biase, Massimo Volpe 3 U.O.C. di Cardiologia, II Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università Sapienza, Ospedale Sant Andrea, Roma, U.O.C. di Nefrologia, II Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università Sapienza, Ospedale Sant Andrea, Roma, 3 U.O.C. di Cardiologia, II Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università Sapienza, Ospedale Sant Andrea, Roma e IRCCS Neuromed, Polo Molisano, Pozzilli Introduzione. Neipazienti con insufficienza renale cronica il trattamento dialitico è associato ad un aumento dei valori di pressione arteriosa polmonare sistolica (PAPs). Tale incremento si è rivelato particolarmente significativo nei pazienti in trattamento emodialitico (ED), soprattutto quando la fistola artero-venosa (FAV) è confezionata a livello brachiale piuttosto che radiale. Sebbene l ipertensione polmonare (IP) rappresenti un predittore indipendente di mortalità nei pazienti in trattamento ED, la disfunzione ventricolare destra (DVD) rappresenta una delle principali cause di morbilità e mortalità in questi pazienti. Scopo del presente studio è stato quello di investigare l impatto del trattamento dialitico cronico sulla funzione ventricolare destra. Materiali e metodi. Abbiamo arruolato 0 soggetti suddivisi in 4 gruppi: ) controlli (n=00); ) dialisi peritoneale (DP) (n=6); 3) ED con FAV radiale ad ecocardiogramma trans-toracico comprensivo di Doppler Tissutale (TDI) del ventricolo destro. L indice di performance miocardica (MPI) è stato calcolato con metodica TDI sia a livello della parete laterale del ventricolo destro (MPI lat ) che del setto interventricolare (MPI setto ) e il valore medio (ampi) è stato determinato con la seguente formula: (MPI lat +MPI setto )/. La DVD è stata definita come un valore di ampi³ DS rispetto al valore medio derivato dal gruppo di controllo. Risultati. I pazienti in DP e ED non differivano per la durata media del trattamento dialitico (37±33 vs 44±7 mesi, p=0.54). La PAPs è risultata progressivamente maggiore nei 4 gruppi considerati (gruppi -4: 5.6±4.6, 3.0±5.9, 37.8±6.7, 4.8±5.0 mmhg, p<0.00), cosi come il valore di ampi (0.43±0.05; 0.5±0.09; 0.56±0.3; 0.63±0.08, p<0.00). La prevalenza di DVD è risultata maggiore nei pazienti in ED rispetto a quelli in DP (7.3 vs 34.6%, p<0.00). I pazienti con FAV brachiale hanno mostrato una prevalenza di DVD volte superiore a quella osservata nei pazienti con accesso radiale (90.6 vs 6.3%, p<0.00). In regressione lineare multipla corretta per età, sesso, durata della dialisi, frequenza cardiaca, Kt/V e PAPs, il trattamento ED è risultato indipendentemente associato con l ampi (beta= 0.34, p<0.00). In regressione logistica corretta per le medesime variabili l ED è risultata predittore indipendente di DVD [OR 6,3 (CI 95%.0-9.5), p<0.00] e di IP [OR 5. (CI 95%.-0.3), p<0.05]. Tra i pazienti in ED, la FAV brachiale rispetto a quella radiale è risultata associata alla DVD indipendentemente dalla presenza di IP [OR 5.9 (CI 95%.5-3.), p<0.05]. Conclusioni. I pazienti sottoposti ad ED presentano una maggiore prevalenza di DVD rispetto a quelli in DP e tale dato risulta maggiormente evidente nei pazienti in ED con FAV brachiale rispetto a quelli con accesso radiale. Lo sviluppo di DVD è risultato indipendente dalla PAPs nei pazienti in trattamento emodialitico. I nostri dati suggeriscono l impiego del TDI del ventricolo destro al fine di identificare tempestivamente lo sviluppo di DVD e prevenire la progressione verso lo scompenso cardiaco in questa categoria di pazienti. Epidemiologia e prevenzione C SMOKING RELAPSE AND MORTALITY AFTER ACUTE CORONARY SYNDROMES Furio Colivicchi, David Mocini, Marco Tubaro, Alessandro Aiello, Nadia Aspromonte, Massimo Santini Cardiovascular Department, San Filippo Neri Hospital, Roma Smoking cessation has been associated with a significant reduction of mortality in patients recovering from an acute coronary syndrome (ACS). Aim of this study was to evaluate the smoking relapse rate among smokers who had become abstinent during admission for ACS. Moreover, the association between smoking relapse and mortality has also been analysed. A cohort of 94 consecutive active smokers who had completely interrupted smoking since admission for ACS (08 men and 76 women, mean age 59.7±.3 years) was followed for months after the index admission. All patients received a brief in-hospital smoking cessation intervention consisting of repeated counseling sessions lasting 5-0 minutes. No specific post-discharge support was used in any case. During follow-up, 83 patients (6.8%) resumed regular smoking (median time to relapse 9 days; inter-quartile range 9-76). Increasing age (HR.034 per year, 95% CI , p=0.00), and female gender (HR.3, 95% CI.09-.4, p=0.03) were independent predictors of smoking relapse. Patients enrolled in a cardiac rehabilitation program (HR % CI , p=0.0) and diabetic subjects (HR 0.79, 95% CI , p=0.03) were more likely to remain abstinent. During follow-up, 97 patients died 8S G ITAL CARDIOL VOL SUPPL AL N 5 0

7 COMUNICAZIONI ORALI (one-year probability of death 0.075, 95% CI ). Multivariate analysis with the Cox proportional hazard regression method, including smoking relapse as a time-dependent covariate, demonstrated that, after adjustment for patient demographics, clinical history features and variables related to the index event, resumption of smoke was an independent predictor of total mortality (HR 3., 95% CI.3-5.7, p=0.004). As smoking relapse after ACS is associated with an increased mortality, counselling interventions should be integrated by post-discharge support and treatment in order to reduce the negative effects of smoking resumption. C PHARMACOECONOMIC IMPACT EVALUATION OF STATIN ADHERENCE GUIDED BY ADMINISTRATIVE DATABASE ANALYSIS IN A HIGH-RISK UNSELECTED POST-MYOCARDIAL INFARCTION POPULATION Francesco Summaria, Fabrizio Ciaralli, Marina Mustilli 3, Loredana Vasselli, Federica Ferraiuolo 4, Giuseppe Ferraiuolo 3 U.O.C. di Cardiologia, ASL Roma B, Policlinico Casilino, Roma, ASL Roma B, Roma, 3 U.O.S.D. UTIC, Ospedale S. Pertini, Roma, 4 I Cattedra di Malattie dell Apparato Cardiovascolare, Università degli Studi La Sapienza, Roma Background. Coronary artery disease represents a significant burden on healthcare systems. The awareness of the efficacy of statins after a coronary event, according to current guidelines, has been confirmed in different international and national registries. Moreover, patient compliance to statin therapy (adherence/persistence) is very low in the real world and secondary prevention strategies are underused with an increase in healthcare costs due to higher relapses and rehospitalization rates. Several studies suggest different methods for improving compliance C4 to statin therapy but at present no definite data are available about the best cost-improving strategies. Design and method. Retrospective observational study starting from hospital discharge forms and prescription administrative database analysis. Population. All the patients (pts) discharged from two general hospitals of the Roma B Local Health Unit after a first acute myocardial infarction (AMI, index event) in the year 006. Observation period ranging from the year before and two years after the index event. Aim. To evaluate adherence and persistence to statin therapy, identify indicators of appropriate prescription, provide an annual cost estimation of treatment with statin in a population of post-ami pts; evaluating Premesse. economic consequences of poor compliance to statin in the study population. Results. Among 463 pts included, 6/463 pts (5.%) were never treated with statins, 9/463 pts (4.%) received statins only before the index event, 38/463 pts (70.8%) received statins after the index event; 49 pts (4.9%) received only - prescriptions during the observation period Obiettivi. (spot prescription), 40 pts (%) were defined occasional users (OU 8 days between the first and the last prescription). Among the 88 non occasional users (NOU >8 days between the first and the last prescription), we found a 79% in medication possession ratio (MPR) and a 9% in density of medication possession ratio (DMPR) with a compliance rate about 80% reached in the 59.7% of NOU pts. The NOU have a persistence of 48% (39/88). In the study population the molecule switching is 8.7%. The analysis of costs shows that (77.4% of the total) were used for pts with MPR 80%, for pts with MPR <50% and 790 Risultati. for occasional and spot prescriptions. Conclusions. This study supplies a number of simple, available, inexpensive and easy to use working-tools in order to monitoring adherence, persistence and costs of statin treatment. It is confirmed the consistence of our data with those of the literature in terms of compliance to statin therapy in the real world and the gap with the number needed to treat (NNT) of the clinical trials. As the lower than higher compliance had an expected effect in healthcare costs, the identification of occasional and spot prescriptions has a potential role in reducing medical expenses. Due to a reduction in hospital readmission for cardiovascular events, the target to ensuring an effective therapeutic adherence and persistence in a highrisk post-ami population is by far advisable and also suitable with a limited increase in healthcare costs. C3 PERIPHERAL ARTERIAL DISEASE IN PATIENTS UNDERGOING PERCUTANEOUS CORONARY REVASCULARIZATION: INCIDENCE AND LONG-TERM OUTCOME Alberto Pullara, Giada Longo, Fabrizio D Ascenzo, Anna Gonella, Claudio Moretti, Filippo Sciuto, Pier Luigi Omedè, Imad Sheiban, Mario Bollati, Giorgio Quadri, Fiorenzo Gaita Cardiologia Universitaria, Ospedale Molinette, Torino Background. Peripheral arterial disease (PAD) is associated with an increased risk of stroke, cardiovascular death and myocardial infarction, but in patients with known coronary artery disease and undergoing percutaneous coronary revascularization it is unclear whether atherosclerosis in other regions of vascular bed can be of prognostic value. Methods. We retrospectively identified all patients undergoing PCI with stents at our center between July 00 and June 004, and thus eligible for at least 4 years of follow-up. For the purpose of this study, we considered a diagnosis of PAD based on clinical evaluation and/or angiographic documentation. We adjudicated the following clinical events: death, myocardial infarction, repeat revascularization, and their composite (i.e. major adverse cardiac events, MACE). Results. A total of 73 patients were included, 36 with PAD and 37 without PAD. Those with PAD were older (70 vs 66, p<0.00), had more often diabetes (34 vs 3%, p=0.005), hypertension (8 vs 64%, p<0.00) and unfavorable basal clinical condition at the start of this study: past- AMI (38 vs 8%, p=0.0), past-ptca (9 vs 9%, p=0.00), past-cabg ( vs 3%, p=0.007), EF <35% ( vs 7%, p=0.04) and chronic renal failure (7 vs 6%, p<0.00). In addition, patients with PAD were more likely to have chronic total occlusion (CTO) (36 vs 4%, p=0.00) and not-protected left main (8 vs 8%, p<0.00). Clinical outcome at the time of follow-up (6±9.9 months) was as follows: revascularization (43 vs 9%, p=0.00), cardiac death (0 vs 7%, p<0.00), MACE (63 vs 40%, p<0.00). Conclusion. This long-term registry shows that PAD remains an important clinical condition that influences the long-term outcome of patients undergoing PCI with stent implantation. Future research should investigate whether aggressive lifestyle changes, new drugs, and shortterm clinical follow-up can reduce the substantial cardiovascular risk of subjects with PAD. C4 OSPEDALIZZAZIONE DOMICILIARE RIABILITATIVA NEL PAZIENTE POST- CARDIOCHIRURGICO: RISULTATI DI UNO STUDIO CASO-CONTROLLO Simonetta Scalvini, Emanuela Zanelli, Laura Comini 3, Doriana Baratti, Maria Laura Foschi 4, Margherita Dalla Tomba 5, Daniela Corbellini 6, Amerigo Giordano Servizio di Telemedicina, Fondazione Salvatore Maugeri, IRCCS, Lumezzane (BS), Divisione di Cardiologia, Fondazione Salvatore Maugeri, IRCCS, Lumezzane (BS), 3 Direzione Sanitaria, Fondazione Salvatore Maugeri, IRCCS, Lumezzane (BS), 4 Divisione di Cardiologia, OSPEDALIZZAZIONE DOMICILIARE RIABILITATIVA NEL PAZIENTE POST-CARDIOCHIRURGICO: Policlinico Umberto I, Università La Sapienza, Roma, 5 Fondazione RISULTATI DI UNO STUDIO CASO-CONTROLLO Poliambulanza Istituto Ospedaliero, Brescia, 6 Divisione di Cardiologia, Fondazione Salvatore Maugeri, IRCCS, Montescano (PV) Premesse. Il Percorso di Ospedalizzazione riabilitativa Domiciliare nel paziente post-cardiochirurgico (POD) introdotto in via sperimentale in Lombardia nel triennio rappresenta oggi di fatto un nuovo setting riabilitativo regionale formalmente riconosciuto (DGRVII/059 dell.0.005). Indirizzato a pazienti sottoposti a recente intervento cardiochirurgico a basso rischio, il POD è stato sperimentato su più di 609 soggetti (dati al 30 giugno 00) arruolati da 4 ospedali lombardi di cui uno ad indirizzo esclusivamente riabilitativo. Obiettivi. Valutare l efficacia riabilitativa del POD nei confronti di un intervento riabilitativo strutturato in degenza ordinaria nell ipotesi di dimostrare la non superiorità dell intervento degenziale rispetto a quello domiciliare nell indurre un miglioramento della capacità funzionale. Materiale e metodi. Per lo studio in oggetto sono stati considerati tutti i pazienti arruolati nel POD nel periodo gennaio 006-giugno 00 dall unica struttura riabilitativa che partecipa alla sperimentazione. È stato successivamente estratto dal database della struttura un campione di Materiale e metodi. Conclusioni. controllo di pari dimensioni omogeneo per età, sesso, tipo di intervento e presenza di comorbilità, sottoposto a intervento riabilitativo degenziale. Risultati. Sono stati arruolati 00 pazienti con EuroSCORE (European System for Cardiac Operative Risk Evaluation) tra 0 e 0, 86 maschi, di età media 63± anni di cui 57 con intervento di bypass AC, 36 con sostituzione valvolare e i rimanenti con intervento combinato. Durante il POD sono state documentate complicanze in 9 pazienti, in prevalenza comparsa di versamento pericardico significativo (4 casi) e tachiaritmie atriali (9 casi), che hanno determinato l interruzione precoce del programma solo in 6 casi. Un paziente ha interrotto volontariamente il trattamento. Nella tabella sono riportati a confronto i dati osservati nei due gruppi. O. Domiciliare O. Degenziale p Età (anni) 63± 63± NS Distanza intervento (gg) 7.9±8 9.8±0 <0.0 Degenza media (gg) ±8 3±7 NS Test cammino ingresso (m) 93±3 35±05 <0.0 Test cammino dimissione (m) 44±67 438±98 NS Durata media sessione riabilitativa (min) 984±358 89±464 NS Pazienti in terapia betabloccante ingresso (n) <0.05 Pazienti in terapia betabloccante dimissione (n) NS Conclusioni. Nel paziente post-cardiochirurgico a basso rischio un intervento riabilitativo domiciliare è fattibile, sicuro ed è in grado di ottenere gli stessi benefici di quelli riscontrabili dopo un programma di riabilitazione degenziale. C5 APPLICABILITÀ ED EFFICACIA DEL PROTOCOLLO INTERVAL TRAINING AD ELEVATI CARICHI DI LAVORO VERSUS TRAINING A MODALITÀ CONTINUA STANDARD IN PAZIENTI AFFETTI DA DISFUNZIONE VENTRICOLARE SINISTRA Antonella Rossetti, Antonella Picelli, Giorgio Limongelli, Renata Daniele, Carla Forcellini, Giovanni Adone, Marina Delfini, Angela Maddaluna, Fabio Renzi, Gianluca Siano, Fabio Rossetti, Marco D Antuono, Simone Criscimanni, Renata Zara, Alfonso Galati U.O.C. di Cardiologia Riabilitativa, Ospedale Villa Betania, ASL RME, Roma Scopo dello studio. Recentemente è stato proposto per il trattamento dei G ITAL CARDIOL VOL SUPPL AL N 5 0 9S

8 Conclusioni. 4 CONGRESSO NAZIONALE DI CARDIOLOGIA DELL ANMCO pazienti (pz) affetti da disfunzione ventricolare sinistra (DVS) un protocollo di esercizio a modalità interval che raggiunga nella fase attiva di allenamento il 90-95% della FC max raggiunta al test ergometrico. Per tale motivo si è voluto verificare la fattibilità del training ad intensità elevata, confrontando i risultati ottenuti con quelli osservati con il protocollo a modalità continua in pz con ridotta FE afferiti presso il nostro DH cardiologico riabilitativo dal mese di ottobre 007 al mese di settembre 00. Sono stati valutati anche i parametri clinici, emodinamici e strumentali sottoponendo i pz a test ergometrico, 6MWT, NT-proBNP, ecocardiogramma. Materiali e metodi. Sono stati arruolati 30 pz con DVS, già in trattamento ottimale con terapia convenzionale standard, in condizioni cliniche stabili, non fibrillanti e non portatori di pacemaker, con FE 45%, di età compresa tra 38 e 75 anni (età media 58 anni). I 30 pz arruolati, dopo consenso informato sono stati sottoposti a preliminare valutazione con NT-proBNP, ecocardiogramma, 6MWT, test ergometrico. Criteri di esclusione: angina instabile, insufficienza cardiaca in fase di scompenso, infarto miocardico nelle 4 settimane precedenti, aritmie ventricolari complesse, disabilità neurologiche o ortopediche. Sono stati, quindi stratificati in tre gruppi: - Gruppo A: 0 pz a training aerobico ad alta intensità, con fase di riscaldamento per 0 min al 60-70% della FC max ottenuta al test ergometrico, seguita da fasi attive di 4 min al 90-95% della FC di picco raggiunta al test ergometrico e fasi di riposo attivo di 3 min al 70% della FC raggiunta al test ergometrico, per un tempo complessivo di 38 min; - Gruppo B: 0 pz a programma di training ad intensità moderata standard; - Gruppo C: 0 pz a training domiciliare standard, non controllato, considerati gruppo controllo. Tutti i pz al termine del protocollo riabilitativo effettuato con cadenza di tre sedute la settimana per 4 sedute complessive (gruppi A e B) o comunque dopo mesi, sono stati sottoposti ai test di controllo. Risultati. Nei pz affetti da DVS si è rilevata una ottima fattibilità C7 del C7 CAPACITÀ FUNZIONALE CARDIACA, INSUFFICIENZA RENALE E PROGNOSI: ESISTE UNA CORRELAZIONE? Rosa Raimondo, Rocco Lagioia, Daniela Santoro, Marco Matteo Ciccone 3, Pietro Guida 3, Pasquale Caldarola 4, Domenico Scrutinio, Francesco Monitillo 3, Roberto Pedretti, Stefano Favale 3 Divisione di Cardiologia, Fondazione Maugeri, Tradate, Divisione di Cardiologia, Fondazione Maugeri, Cassano Murge, 3 DETO Sezione di Malattie dell Apparato Cardiovascolare, protocollo interval training ad elevati carichi di lavoro. Non vi sono CAPACITÀ stati FUNZIONALE Università degli CARDIACA, Studi, Bari, INSUFFICIENZA 4 Cardiologia, Ospedale RENALE San E Paolo, PROGNOSI: Bari ESISTE UNA eventi avversi. In particolare non è stata riscontrata induzione di CORRELAZIONE? Background. Dati emergenti della letteratura dimostrano un ruolo sempre aritmie più importante dell insufficienza renale nello scompenso cardiaco. Le due significative, ischemia inducibile e/o sintomi. È stato inoltre, osservato un patologie presenti nello stesso paziente peggiorano indubbiamente le marcato decremento del NT-proBNP nel gruppo ad alta intensità, rispetto condizioni cliniche e la capacità funzionale e aggravano la prognosi specie al gruppo ad intensità moderata ed a quello controllo (76.4 vs 3.7 vs nei soggetti di età più avanzata ). È stato riscontrato un aumento della capacità funzionale nei due Scopi. Scopo dello studio è stato quello di valutare le eventuali gruppi training verso il controllo rilevato con la metodica del 6MWT. Conclusioni. Nel nostro lavoro è stata confermata un ottima riproducibilità e sicurezza del training ad alta intensità nei pz con DVS. Inoltre, è stata rilevata una riduzione significativa del NT-proBNP nel medesimo gruppo rispetto ai pz allenati con modalità ad intensità moderata e al gruppo di pz a trattamento standard domiciliare senza riabilitazione controllata. Scopi. renale è stata valutata mediante determinazione della creatinina sierica Materiali e metodi. e del filtrato glomerulare medio (MDRD). La capacità funzionale mediante Cardiologia clinica C6 Risultati. LA DENERVAZIONE SIMPATICA CARDIACA SINISTRA NELLA TACHICARDIA VENTRICOLARE POLIMORFA CATECOLAMINERGICA Veronica Dusi, Lia Crotti, Peter J. Schwartz, Gaetano M. De Ferrari Dipartimento di Cardiologia, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo e Università degli Studi, Pavia, Dipartimento di Cardiologia, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Pavia Introduzione. La tachicardia ventricolare polimorfa catecolaminergica (CPVT) è una patologia rara associata ad alto rischio di morte cardiaca improvvisa. I beta-bloccanti sono il cardine terapeutico, tuttavia l inefficacia è frequente (30%), così come l intolleranza e la Conclusioni. scarsa compliance. In questi casi le linee guida del 006 (ACC/AHA/ESC) raccomandano l impianto del defibrillatore (ICD), terapeutico ma non preventivo: le scariche (talora inappropriate) incidono negativamente sulla qualità della vita dei giovanipazienti e l attivazione simpatica da esse indotta li espone al rischio di tempeste aritmiche. Verapamil e flecainide hanno aneddotiche segnalazioni di successo, ma non sono scevri da rischi ed effetti collaterali. La denervazione simpatica cardiaca sinistra (LCSD) è un intervento antiaritmico di provata efficacia e sicurezza nei pazienti affetti da sindrome del QT lungo e non-responsivi ai beta-bloccanti, ma non ancora validato nella CPVT. Al fine di valutare l efficacia della metodica nel lungo periodo, abbiamo recentemente istituito un Registro internazionale dei pazienti affetti da CPVT sottoposti a LCSD. Metodi. I dati anamnestici e di follow-up (FU) sono stati ottenuti tramite un questionario web-based, inviato ai centri medici di tutto il mondo che eseguono tale intervento e ai cardiologi di riferimento per i pazienti operati presso il nostro Policlinico. Risultati. Ad oggi 8 pazienti sono registrati (5 mai descritti in letteratura e 3 con FU aggiornato). La tabella ne riassume le caratteristiche principali. Cinque sono portatori di ICD ( in prevenzione secondaria, 3 in prevenzione primaria). In terapia medica massimalizzata, tutti erano pesantemente sintomatici per arresto cardiaco, scariche o sincopi recidivanti, con una media di 9 episodi nell anno precedente la LCSD. Nel corso di un successivo FU medio di 6 anni non si è verificato alcun evento clinico. Conclusioni. La LCSD è un opzione terapeutica efficace e sicura nella gestione dei pazienti affetti da CPVT non-responsivi o intolleranti alla terapia medica. Se aumentando la casistica si confermassero gli attuali dati del Registro, la metodica potrebbe essere considerata non solo un utile aggiunta all ICD in presenza di continue scariche, ma anche un alternativa ad esso in casi selezionati. Pz, sesso, nazionalità, genotipo, indicazione all ICD se impiantato Età in anni alla LCSD (data) Totale eventi in terapia medica Eventi nell anno pre LCSD Eventi post LCSD M, italiano, RyR+ 0 (988) AC 0 S S F, olandese, RyR+ 7 (005) S 5 S 0 3 F, olandese, RyR+ (006) 4 S S 0 4 M, tedesco, RyR+, ICD in PP 7 (998) 5-0 S 5 SA 5 F, russa, RyR-, ICD in PS 3 (008) 5 SA 7 SI 5-30 Pr 6 M, greco, RyR+, ICD in PS 9 (008) AC 30 SA 7 F, bulgara, RyR-, ICD in PP 4 (009) 09 SA oltre 00 S 5 SA 0 4 SA 0 5 SA 0 0 SA 8 M, russo, RyR+, ICD in PP 4 (009) 50 SA 0 0 SI 5-0 S AC, arresto cardiaco; S, sincope/i; Pr, presincope; SA, scarica/che appropriata/e; SI, scarica/che inappropriata/e; PP, prevenzione primaria; PS, prevenzione secondaria. Background. correlazioni esistenti tra funzione renale, capacità funzionale e mortalità di pazienti affetti da scompenso cardiaco cronico. Materiali e metodi. Questo studio retrospettivo, multicentrico, è stato condotto in pazienti con scompenso cardiaco cronico (I-III classe NYHA) con disfunzione sistolica del ventricolo sinistro ed FE 40%. La funzione test cardiopolmonare. Risultati. Sono stati arruolati 469 pazienti di età media di 60± anni, in classe NYHA.3±0.5, con una FE media del ventricolo sinistro di 8±7%, un BMI di 7.±5.0 e un peak VO medio di 5±5.. L 87% dei pazienti era di sesso maschile e il 5% aveva fibrillazione striale. Il 0% era portatore di AICD, il 7% di PM biventricolare. Il 97% dei pazienti era in trattamento con ACE inibitori o sartanici, l 8% con betabloccanti, l 85% con diuretici (furosemide) e il 49% con risparmiatori di potassio. Durante un follow-up mediano di 5 anni fino ad un massimo di 9, sono stati registrati 96 decessi e 7 trapianti di cuore con una incidenza di eventi a 5 anni del 4±%. All analisi multivariata il quoziente respiratorio (QR) (Fig. ), la slope del VE/VCO (Fig. ), e la funzione renale (MDRD) (Fig. 3), mantengono un associazione indipendente con la mortalità anche dopo aver corretto per FE, classe NYHA, sodiemia e potassiemia. Conclusioni. In pazienti con scompenso cardiaco cronico in I-III classe NYHA, la riduzione della funzionalità renale, del quoziente respiratorio e del VE/VCO slope ha un ruolo indipendente nella prognosi di tali pazienti. C8 TRASTUZUMAB-BASED ADJUVANT CHEMOTHERAPY FOR EARLY BREAST CANCER IN WOMEN OLDER THAN 60 YEARS OF AGE: DATA FROM REAL WORLD Fabiola Fini, Giovanni Cioffi, Lidia Boccardi, Giovanni Pulignano, Cristina Lombari 3, Nicola Maurea 3, Erberto Carluccio 4, Donatella Severini 5, Silvia Frattini 6, Liviana Pennacchietti 7 I Divisione di Cardiologia, Ospedale San Camillo, Roma, Department of Cardiology, Casa di Cura Villa Bianca, Trento, 3 S.C. di Cardiologia, Istituto Pascale, Napoli, 4 Cardiology and Vascular Pathophysiology, Hospital of Perugia, Perugia, 5 Department of Cardiology, Città di Castello, 6 Department of Cardiology, Spedali Civili, Brescia, 7 U.O. di Cardiologia, Ospedale Murri, Fermo Background. Adjuvant trastuzumab chemotherapy (atrastc), the gold standard therapy for early breast cancer (EBC) overexpressing human epidermal growth factor receptor, expose to heart failure; older patients are largely under-represented in atrastc clinical trials. 0 0S G ITAL CARDIOL VOL SUPPL AL N 5 0

9 COMUNICAZIONI ORALI C8 Aims of the present study was to verify: ) prevalence and clinical ) L unico sartano risultato efficace quanto gli ACE-inibitori nell infarto TRASTUZUMAB-BASED ADJUVANT CHEMOTHERAPY FOR EARLY BREAST CANCER IN WOMEN OLDER THAN characteristics 60 YEARS OF of AGE: women DATA >60 FROM years REAL of WORLD age; ) feasibility of atrastc in this miocardico acuto e registrato per questa indicazione è il valsartan, setting of patients 3) prevalence and predictors of atrastc-induced disponibile anche inbassi dosaggi titolabili fino alla dose massima cardiotoxicity. tollerata. Rispetto all ACE-inibitore il valsartan è risultato meglio tollerato Methods. Clinical and echocardiographic data of 500 consecutive women nello studio Valiant. treated with atrastc for EBC in 0 Italian oncologic centers. At -month ) L associazione valsartan + ACE-inibitore non è più efficace del solo evaluation, any occurrence of symptoms of heart failure and/or decrease ACE-inibitore ed è risultata associata ad una minore tollerabilità greater than 0 points % of left ventricular ejection fraction (LVEF) were nell infarto miocardico acuto; può tuttavia essere considerata in caso Background. recorded. d ipertensione arteriosa resistente al solo ACE-inibitore a dose ottimizzata. Results. Out of 500 women 60 had >60 years of age (3%). They 3) Tutti i sartani sono registrati per il trattamento dell ipertensione presented more frequently hypertension (48 vs 6%), diabetes ( vs 3%), arteriosa, di conseguenza la scelta deve tener conto: Aims renal dysfunction (7 vs 6%) and dyslipidemia (6 vs 0%) and received - della fascia di efficacia richiesta sulla base dei valori di PA iniziali more frequently ACEi (40 vs 8%) and beta-blockers (0 vs 8%) than the - della disponibilità di dosaggi Methods. younger patients. Type and dose of chemotherapic agents were similar - delle comorbilità eventualmente presenti (es.: scompenso, infarto between the two groups as the LVEF at baseline (65±7 vs 65±6%) and at miocardico pregresso, CAD) -month evaluation (63±6 vs 63±6%, both p=ns). However the clinical - del rapporto costo/beneficio. Results. course during the time of chemotherapy was much different (see figure). Symptoms of heart failure and/or reduction in LVEF >0 points % were detected in 6% and 33% of patients >60 years of age and % and 3% of patients who were less than 60 years old, respectively (all p<0.05). C30 atrastcwas discontinued in 0% of older and 4% of younger patients RELATION OF CHANGES IN ELECTROCARDIOGRAPHIC RS WAVE (p=0.003), the total number of cycles of trastuzumab performed was 6.0 AMPLITUDE TO RADIONUCLIDE LEFT VENTRICULAR VOLUMES DURING and 7.3, respectively (p=0.0). atrastcwas restarted in 44% of older and EXERCISE: A NEW EVIDENCE FOR BRODY EFFECT 58% of women 60 years of age (p=ns). Fiore Manganelli, Luigi Sauro, Francesco Rotondi, Paola Varrella, Conclusion. In daily clinical practice, one third of women with indication Giuseppe Amoroso, Luciano Marino, Emilio Di Lorenzo, to atrastc for EBC are more than 60 years old and exhibit an increased Giovanni Stanco, Giuseppe Rosato, Tonino Lanzillo, Marco Spadafora Conclusion. cardiovascular (CV) risk profile. Although these patients receive more U.O. di Cardiologia-UTIC, U.O. di Medicina Nucleare, frequently drugs for controlling CV risk factors, they experience more AORN S. G. Moscati, Avellino frequently clinical events and episodes of atrastc-induced cardiotoxicity Background. Changes in R wave amplitude on surface electrocardiogram than patients who are 60 years old. (ECG) both in experimental models and in humans have been associated with changes in ventricular volume (Brody effect). Although R wave amplitude has been demonstrated to decrease in normal subjects and to increase or to remain unchanged in patients with coronary artery disease (CAD), the precise mechanism for the variations in R wave amplitude is still unclear. Aim of our study is to evaluate the relation of changes in RS amplitude during -lead ECG exercise to the stress changes in left ventricular (LV) volumes. Methods. From October to December 00, 93 consecutive patientswith known or suspected CAD underwent gated single photon emission computed tomography (SPECT) at rest and after maximal exercise testing. Exercise stress tests were performed on bicycle ergometer with load increments of 5 Watts every minutes. A -lead ECG was continuously monitored and recorded at rest, at the end of each stress stage, at peak stress, and during recovery. Exclusion criteria were atrial fibrillation, left or right bundle branch block, valvular heart diseases, treatment with digitalis. Twenty-nine patients with inducible ischemia on the myocardial perfusion SPECT images were enrolled. Patients were divided into C9 groups: 8 patients with LV dilatation (defined as an increase >5% in LV DOCUMENTO DI CONSENSO SULL IMPIEGO DEI SARTANI end-diastolic volume during stress test) and patients without LV Gian Piero Perna, Marco Candela, Domenico Gabrielli 3, dilatation. RS amplitude was measured in mm (calibration 0 mm = mv) Marco Mazzanti, Roberto Antonicelli 4, Guido Sampaolo 5, from the PQ segment to the top of the R or S wave by two observers, who Riccardo Sarzani 6, Paolo Dessì Fulgheri 6 were unaware of the results of myocardial SPECT. Measurements were Cardiologia, Ospedali Riuniti Umberto I-Lancisi-Salesi di Ancona, made in each lead over 3 beats to minimize the effect of respiration. A Ancona, Divisione di Medicina Interna, Ospedale di Fabriano, Fabriano, score based on the sum of the R waves in leads II, avl, V5 and V6 and of 3 Cardiologia, Ospedale Civile di Fermo, Fermo, 4 Cardiologia, INRCA di S wave in lead V was calculated at rest and at exercise peak. The change Ancona, Ancona, 5 Medicina Generale, Ancona, 6 Clinica di Medicina of RS amplitude during exercise (delta RS score) was obtained subtracting Interna, Università Politecnica delle Marche, Ancona RS score at rest from the RS score during ECG stress. Allo scopo di fornire le basi per razionalizzare l impiego dei sartani, Results. No differences were found between the two groups in terms of cardiologi, internisti e MMG della Regione Marche hanno rivisto age, gender, clinical characteristics, and standard exercise parameters. criticamente laletteratura e condiviso alcuni statements finalizzatialla Patients with stress LV dilatation have a delta RS significantly higher than best practice. Si è ritenuto giusto coniugare i concetti di efficacia, patients without increase in LV volume during exercise (6.5±4.4 vs - sicurezza e farmacoeconomia nel concetto più ampio di appropriatezza 7.4±7. mm, p<0.00). An increase in RS amplitude during exercise (defined lungo tutto l arco del Continuum Cardiovascolare. Sono stati definiti i as a delta RS >5% of the baseline value) was found in the majority of seguenti statements: patients with LV dilation (6 of 8, 89%) and in none of patients without ) La selettività del blocco dei recettori AT dell angiotensina II è diversa LV dilatation (p<0.000). There was a significant linear correlation between da sartano a sartano, e costituisce una condizione determinante per the delta RS score and the variations of LV volume during exercise (delta l eterogeneità di classe LV end-diastolic volume) in the whole population (figure). ) I vari sartani sono stati diversamente studiati nei vari trial; le evidenze Conclusion. To our knowledge this is the first demonstration that changes più consistenti sono state raccolte peril valsartan e il losartan in RS wave amplitude during exercise are correlated to change in LV 3) Soloper alcuni sartanisono previste indicazioni in scheda tecnica volumes on gated SPECT in patients with CAD and inducible ischemia. rispondenti alle linee-guida e alle evidenze generate in trials specifici; Thus, an increase in the amplitude of RS waves during exercise ECG may losartan e valsartan coprono da soli tutte le indicazioni identify patients with stress LV dilatation and more extensive myocardial 4) I sartani sono i farmaci meglio tollerati nella terapia della ipertensione ischemia. arteriosa 5) I sartani differiscono dagli ACE-I non solo perla tollerabilità, ma per efficacia e MDA e non possono essere considerati solo come alternativa ai più economici ACEI nell ipertensione arteriosa 6) I sartani possono essere considerati alternativi agli ACE-I solo nelle situazioni cliniche in cui sono stati testati contro ACE-I (scompenso cardiaco, infarto miocardico acuto, rischio cardiovascolare globale) 7) L appropriatezza prescrittiva nelle indicazioni e più rilevante rispetto a una percentuale precostituita rispetto agli ACE-I, fermo restando il rispetto dei budget regionali 8) I sartani sono caratterizzati da importante eterogeneità di efficacia sia nel trattamento dell ipertensione arteriosa sia nel continuum cardiovascolare 9) Nello scompenso cardiaco solo il valsartan e il candesartan sono risultati efficaci in alternativa e/o in associazione agli ACE-I 0) Nell insufficienza cardiaca da DVS diastolica soloil candesartan si è dimostrato efficace nella riduzione delle ospedalizzazioni, senza peraltro ridurre la mortalità. 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10 4 CONGRESSO NAZIONALE DI CARDIOLOGIA DELL ANMCO Aritmie: terapia di resincronizzazione cardiaca C3 VARIANTI GENETICHE ASSOCIATE AL RIMODELLAMENTO INVERSO DOPO TERAPIA DI RESINCRONIZZAZIONE CARDIACA Renata De Maria, Maurizio Lunati, Maurizio Landolina 3, Maurizio Gasparini 4, Boris Schmitz 5, Antonio Sanzo 3, Paola Galimberti 4, Jonica Campolo, Marina Parolini, Stefan-Martin Brand 6, Oberdan Parodi Istituto di Fisiologia Clinica CNR, Dipartimento Cardiovascolare, Ospedale Niguarda Ca Granda, Milano, Dipartimento Cardiovascolare, Ospedale Niguarda Ca Granda, Milano, 3 Elettrofisiologia, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Pavia, 4 Elettrofisiologia, Istituto Clinico Humanitas IRCCS, Rozzano (MI), 5 Medical Faculty of the Westphalian Wilhelms, University of Münster, Department of Molecular Genetics of Cardiovascular Disease, Münster, Germany, 6 Leibniz-Institute for Arteriosclerosis Research, Münster, Germany Premessa. In pazienti con scompenso cardiaco cronico sistolico (HF), la terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT) determina effetti favorevoli sulle dimensioni e la funzione ventricolare noti come rimodellamento inverso (RR). Il RR, definito in molti studi come decremento del volume telesistolico (VTS) >5% rispetto ai valori preprocedura, si associa ad una migliore sopravvivenza e ad una riduzione delle riospedalizzazioni. Non vi sono attualmente dati sull associazione fra fattori genetici e RR dopo CRT. Obiettivo del nostro studio è stato determinare la prevalenza di varianti genetiche in pazienti con HF in relazione allo sviluppo di RR dopo impianto di CRT. Metodi. 56 sottoposti a CRT da almeno mesi sono stati sottoposti a prelievo ematico per l estrazione di DNA da cellule mononucleate. Il mancato RR (RR-) è stato definito come decremento del VTS <5% all ecocardiogramma eseguito fra 6 e mesi dopo la procedura. I pazienti RR- sono stati confrontati con controlli RR+, accoppiati per età, sesso, classe funzionale NYHA ed eziologia dello HF. Il DNA è stato analizato mediante tecnologia TaqMan per 44 varianti genetiche. Le frequenze alleliche sono state confrontate mediante test del chi-quadrato fra pazienti RR+ e RR-. Risultati. I pazienti RR- (n=76) and RR+ (n=80) erano sovrapponibili per variabili associate all esito della CRT quali età (RR- 6 [56-70] vs RR+ 64 [57-7], p=ns), gravità dei sintomi (classe NYHA III-IV RR- 7% vs RR+ 7%, p=ns) ed eziologia ischemica (RR- 53% vs RR+ 49%, p=ns). Il mancato RR era significativamente associato all allele C del gene GNB3 che codifica per la proteina beta polipeptide 3 legante il nucleotide guanina (RR- 74% vs RR+ 58%, p=0.004), all allele C del gene ATPB che codifica per la subunità beta della Na + /K + -ATPasi (RR- 9% vs RR+ 8%,p=0.0), e all allele C del gene NR3C che codifica per il recettore mineralocorticoide (RR- 6% vs RR+ 6%, p=0.006). Conclusioni. Abbiamo identificato 3 varianti genetiche significativamente associate ad un fenotipo clinico di mancata risposta alla CRT in termini di RR. Le varianti risiedono in geni coinvolti sia nei processi di trasduzione dei signali (GNB3, ATPB), suggerendo che il mancato effetto benefico della CRT sul rimodellamento ventricolare possa essere legato ad un alterata attività proteica, sia in processi recettoriali (NR3C), con potenziali implicazioni per l ottimizzazione del trattamento farmacologico dopo CRT. C3 SUPER-RESPONDER DOPO TERAPIA DI RESINCRONIZZAZIONE: RISULTATI DI UN SINGOLO CENTRO Francesca Morandi, Domenico Pecora, Marco Campana, Paola Musatti, Claudio Cuccia Fondazione Poliambulanza, Brescia Scopo. Lo scopo di questo studio è valutare il profilo di pazienti con risposta estremamente favorevole (definiti convenzionalmente superresponder ) a terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT) sulla base dei parametri ecocardiografici inerenti a volumi, diametri e frazione di eiezione (FE) del ventricolo sinistro (VS) rilevati a follow-up semestrali. Metodi. Sono stati inclusi nell analisi 49 pazienti impiantati dal 004 al 009 con dispositivi per CRT, con o senza supporto di defibrillazione (ICD). I parametri ecocardiografici sono stati valutati in condizioni basali ed ai follow-up programmati semestralmente. Abbiamo definito come superresponder tutti i pazienti viventi, senza ospedalizzazioni per insufficienza cardiaca e con una FE del VS 45% al follow-up. Risultati. Le principali caratteristiche della popolazione arruolata erano le seguenti: maschi 75%, età media 68±9 anni, classe NYHA III 8%, cardiopatia ischemica 48%, ritmo sinusale 8%, durata QRS 6±8 ms, FEVS 6.±7.4% e CRT-ICD 69%. Ad un follow-up medio di 4±5 mesi, il 66% dei pazienti aveva migliorato la FEVS di almeno il 5% rispetto al basale ed il 57% dei pazienti aveva ridotto il volume telesistolico del ventricolo sinistro di almeno il 5%. Le variazioni dei parametri ecocardiografici al follow-up rispetto all arruolamento sono state le seguenti: diametro telediastolico del VS da 69±0 mm a 6±0 mm, diametro telesistolico del VS da 59± mm a 49± mm, volume telediastolico del VS da8±88 ml a 80±75 ml, volume telesistolico del VS da70±7 ml a 8±65 ml e FEVS da 6.±7.4% a 38.8±.8% (per tutti questi parametri raggiunta la significatività statistica: p<0.000). Sull intera popolazione abbiamo riscontrato che il 33% rispondeva alla definizione di super-reponder presentando le seguenti differenze rispetto al gruppo dei non super-reponder: cardiopatia ischemica 3 vs 57% (p=0.07), diametro telesistolico del VS 66±0 vs 70± mm (p=0.03) e FEVS 9.6±8.9 vs 5.±7.0% (p=0.00). Conclusioni. Nella nostra eperienza, in un consistente numero di pazienti impiantati con CRT (33%), abbiamo rilevato un recupero della FEVS al follow-up superiore al valore assoluto del 45% con un pressoché completo recupero della funzione sistolica del VS. Le principali caratteristiche basali dei super-responder sono risultate l assenza di cardiopatia ischemica, una FEVS di base più elevata ed un minore diametro telesistolico basale del VS. C33 LONG-TERM COMPLICATIONS RELATED TO BIVENTRICULAR DEFIBRILLATOR IMPLANTATION: RATE OF SURGICAL REVISIONS AND IMPACT ON SURVIVAL M. Landolina, M. Gasparini, M. Lunati 3, S. Iacopino 4, G. Boriani 5, C. Bonanno 6, R. Rordorf, S. Savastano, W. Bernardini 7, R. Ricci 8, M. Santini 8 Fondazione Policlinico S. Matteo IRCCS, Pavia, IRCCS Istituto Clinico Humanitas, Rozzano (MI), 3 Niguarda Hospital, Milano, 4 Villa S. Anna, Catanzaro, 5 University of Bologna and Azienda Ospedaliera S. Orsola- Malpighi, Bologna, 6 San Bortolo Hospital, Vicenza, 7 Medtronic Italia, Milano, 8 S. Filippo Neri Hospital, Roma Introduction. Long-term data on device-related untoward events in patients receiving defibrillators for resynchronization therapy (CRT-D) are lacking. We quantified the frequency and nature of long-term complications and repeat invasive procedures in current clinical practice, and examined possible predictors of device-related events and their association with long-term patient outcome. Methods. We analyzed data from 353 patients who underwent successful implantation of CRT-D and were followed up for 8 months (median, interquartile range 9 to 30) in 7 Italian centers. Results. Device-related adverse events were reported in 46 patients and, specifically, surgical interventions for system revision were described in 390 patients. Four years after the implantation procedure, about 50% of patients underwent surgical intervention for device-related events and 5% of patients had unanticipated events (e.g. device-related infections, lead dislodgments). No independent predictors of infections were identified among baseline clinical characteristics. However, more frequent infections were noticed after device replacements (.8 per 00 patientyears) than after first implantations (0.9 per 00 patient-years, p=0.049). Left ventricular lead dislodgements were reported at a rate of.3 per 00 patient-years and were predicted by longer fluoroscopy time and higher pacing threshold on implantation. Device-related adverse events were not associated with a worse clinical outcome; indeed, the death rate was similar in patients with and without surgical revision (.4 versus 4. events per 00 patient-years, p=0.090). Conclusions. Long-term complications are not rare in current clinical practice of CRT-D and are frequently managed by surgical intervention for system revision. However, a worse clinical outcome does not seem to be associated with these events. C34 ELECTROCARDIOGRAPHIC INVESTIGATION IN CARDIAC RESYNCHRONIZATION THERAPY USING DIFFERENT LEFT VENTRICLE PACING CONFIGURATIONS AVAILABLE WITH QUADRIPOLAR LV LEAD AND RELATED CRT-D DEVICE Carlo D Agostino, Michele Palella, Nicola D Amato, Giovanni Incampo, Maria Grazia Campagna U.O.C. di Cardiologia, Ospedale Di Venere, Bari Background. Left ventricle (LV) pacing site has been identified to be crucial in cardiac resynchronization therapy (CRT). Common problems to pace in the optimal site are: possible LV lead implantation failure due to anatomical difficulties, unstability and dislodgement, high capture thresholds and Phrenic Nerve Stimulation(PNS). Recently, a new CRT system with a transvenous quadripolar LV lead (St. Jude Medical Quartet 458T) and a CRT-D device (St. Jude Medical Quadra model ), offering 0 programmable electrode configurations for LV pacing, has been developed. Compared with a conventional CRT system with bipolar LV lead, the quadripolar one has showed high implantation success and low dislodgement rates, while the whole system has showed a good potential to manage high thresholds and PNS when occurring. Objective. To analyze and compare with conventional bipolar LV pacing the differences in QRS duration during biventricular pacing immediately after implantation using different LV pacing configurations available with the quadripolar LV lead and the related CRT-D device. Methods. The new CRT system was implanted to 4 patients (then listed with A, B, C and D) with idiopathic (A, B and C) or hypertensive (D) cardiomyopathy and standard indications to CRT. The Right Ventricle (RV) lead was positioned in RV apex for all the patients; the LV lead was implanted in a posterior-lateral medial vessel for patients A and B, in a lateral medial vessel for patient C and in an anterior-lateral medial vessel for patient D. For each patient, -lead ECGs were recorded and QRS durations were measured immediately after implantation during biventricular pacing with each of the available LV pacing configurations that ensured capture avoiding PNS, keeping the AV and VV delays fixed. Results. The 4 LV lead poles are named, from the most distal to the most proximal: Distal, Mid, Mid3 and Proximal4 (indicated below with D, M, M3 and P4). The results are shown in the following table: S G ITAL CARDIOL VOL SUPPL AL N 5 0

11 Results. COMUNICAZIONI ORALI Shortest QRS(related LV pacing configuration) Longest QRS(related LV pacing configuration) QRS duration with Conventional Bipolar LV Pacing Conclusions. Patient A Patient B Patient C Patient D 44 ms(m3-m) 99 ms(p4-m) 80 ms(d-p4) 40 ms (D-M and M3-M) 60 ms(m-rvcoil) 5 ms(d-rvcoil) 0 ms(d-rvcoil) 55 ms (M-RVCoil and M3- RVCoil) 46 ms 06 ms 00 ms 40 ms Conclusions. In 3 out of 4 cases, the shortest QRS durations were obtained pacing with more proximal or larger bipoles (involving a proximal pole) than the distal one, i.e. the conventional bipolar configuration (D-M). In our opinion, the differences between the shortest and the longest QRS duration obtained with different LV pacing configurations are consistent and seem to confirm the need to pace the basal segments of LV. Of course, alarger number of patients and further studies are needed to confirm these early results; with this initial work we intend to move a first step in investigating the great potential offered by this new technology. C35 RUOLO DELLA DISTANZA RADIOLOGICA TRA GLI ELETTROCATETERI VENTRICOLARI NEL PREDIRE UNA RISPOSTA FAVOREVOLE ALLA TERAPIA DI RESINCRONIZZAZIONE CARDIACA Mauro Toniolo, Gabriele Zanotto, Andrea Rossi, Emilia Raytcheva, Luca Tomasi, Corrado Vassanelli Divisione di Cardiologia, Università degli Studi, Verona Background. Nei pazienti con cardiomiopatia dilatativa (CMD), la terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT), in associazione ad un trattamento farmacologico ottimale, determina un miglioramento della funzione cardiaca. Uno dei problemi aperti nella terapia elettrica dello scompenso cardiaco è la ricerca del miglior sito di stimolazione del ventricolo destro e di quello sinistro. La posizione postero-laterale per l elettrocatetere ventricolare sinistro e la distanza tra i due elettrocateteri ventricolari sembrano essere fattori predittivi indipendenti di buona risposta alla CRT ma il posizionamento dell elettrocatetere ventricolare sinistro in regione postero-laterale risulta in molti casi complicato dalle caratteristiche dell anatomia venosa coronarica, dai parametri elettrici non sempre accettabili nella regione target, dalla stimolazione del nervo frenico e da difficoltà insite nella tecnica d impianto. Abbiamo così ipotizzato che eseguire una CRT posizionando prima il catetere ventricolare sinistro dove fosse possibile e poi l elettrocatetere ventricolare destro in una regione atta ad ottenere la massima specularità radiologica con il primo, nella proiezione obliqua anteriore sinistra alla fluroscopia, per ottenere la maggiore distanza radiologica possibile tra i due elettrocateteri, potesse aumentare il numero dei pazienti responders. Materiali e metodi. Nel nostro lavoro abbiamo studiato 56 pazienti consecutivi affetti da CMD ed in terapia farmacologica ottimale sottoposti a CRT dal 004 al 008 [età media 68±9 anni, sesso maschile n= (85%), classe NYHA media.55±0.7, QRS basale 50±33 msec, ritmo sinusale n=9 (84%), eziologia ischemica n= 87 (6%)]. Il disegno dello studio è retrospettivo, in doppio cieco, a due gruppi paralleli. I pazienti che sono andati incontro a decesso entro 6 mesi dall impianto (n=9) ed i pazienti che avevano una percentuale di stimolazione <95% (n=5) non sono stati inclusi nello studio. Sono risultati così arruolabili 4 pazienti.in 89 pazienti si è ottenuta la specularità radiologica tra gli elettrocateteri, negli altri 53 pazienti si è proceduto ad un impianto tradizionale. Il follow-up medio è stato di 39± mesi e comprendeva visita cardiologica, ecocardiogramma completo e controllo del device. Abbiamo considerato come responders alla terapia con CRT, i pazienti con un aumento della frazione di eiezione almeno del 5% ad almeno anno di follow-up. Risultati. Considerando il gruppo dei pazienti con specularità radiologica, abbiamo ottenuto 44 responders (49%) contro 45 non responders (5%) mentre nel gruppo dei pazienti senza specularità radiologica abbiamo ottenuto responders (40%) contro 3 non responders (60%). Considerando il sottogruppo dei pazienti con eziologia ischemica, abbiamo ottenuto 0 responders (38%) contro 3 non responders (6%) nel gruppo con specularità, mentre nel gruppo dei pazienti senza specularità abbiamo ottenuto 8 responders (3%) contro 7 non responders (77%). Per quanto riguarda gli endpoint clinici: la sopravvivenza libera da ospedalizzazioni per scompenso cardiaco è stata del 76% nel gruppo con specularità radiologica contro il 58% del gruppo senza specularità. Conclusioni. I risultati che abbiamo ottenuto ci orientano a considerare la ricerca della massima specularità radiologica tra gli elettrocateteri ventricolari, una strada percorribile per raggiungere l obiettivo di aumentare il più possibile il numero dei pazienti responders a questa terapia. Posizionare, infatti, l elettrocatetere ventricolare destro in funzione del sinistro, potrebbe risultare utile, meno complicato dal punto di vista tecnico e meno dispendioso in termini di tempo rispetto alla ricerca esasperata della posizione postero-laterale per l elettrocatetere ventricolare sinistro. In questo modo infatti si ottiene comunque un ampia distanza tra i due elettrocateteri ventricolari indipendentemente dalla posizione dell elettrocatetere sinistro, riuscendo così a resincronizzare ugualmente una maggiore quantità di massa critica. Malattie miocardiche e pericardiche C36 PREVALENZA, ASPETTI CLINICI E PROGNOSI DELLE MANIFESTAZIONI FENOTIPICHE CARDIACHE IN SOGGETTI AFFETTI DA MUTAZIONI PER IL GENE DELLA LAMINA (LMNA) A/C N. Carboni, I. Manca, V. Nissardi 3, R. Manzi 4, P.P. Orrù, M. Corda, G. Giardina, G. Scorcu, M. Marrosu, M. Porcu Unità Neuromuscolare, Centro Sclerosi Multipla, Università di Cagliari, Cagliari, S.C. di Cardiologia, A.O. G.Brotzu, Cagliari, 3 Cattedra e Divisione di Cardiologia. Azienda Ospedaliero-Universitaria, Cagliari, 4 U.O. di Cardiologia-UTIC, Ospedale SS. Trinità, ASL 8, Cagliari Premessa. Le lamine A e C sono filamenti intermedi della parte interna della membrana nucleare che garantiscono diverse funzioni fondamentali del nucleo. Il gene che codifica per le Lamine è localizzato sul cromosoma q-. Sono stati descritti 7 fenotipi diversi conseguenti a diverse mutazioni del genelmna, con frequente coinvolgimento cardiaco. Scopo del lavoro. Valutare, in una coorte di portatori di alterazioni del gene LMNA, la prevalenza, le caratteristiche cliniche e l outcome del coinvolgimento cardiaco. Materiali e metodi. 40 soggetti mutati, 8M e F, di cui 39 appartenenti a 6 diverse famiglie e caso sporadico, di età mediana 4 aa (range 6-77), arruolati per la presenza di manifestazioni cardiache e/o muscoloscheletriche o per genotipo positivo in assenza di manifeste alterazioni cliniche (parenti di soggetti affetti). La valutazione cardiologica si è avvalsa di un indagine retrospettiva (qualunque elemento clinico e strumentale disponibile pre-arruolamento) e di una valutazione prospettica almeno semestrale (visita clinica, ECG, ecocardiogramma, Holter-4 ore). Risultati. In un periodo di osservazione di 7 aa di mediana (range -40 aa) 4 paz hanno manifestato un esclusivo coinvolgimento cardiaco e 6 una sindrome da sovrapposizione (alterazioni cardiache lipodistrofia). Dei restanti paz, sei mostravano un fenotipo EDMD e dieci LGMDB. Tutti questi, tranne uno, hanno presentato nel tempo alterazioni cardiache. Nei restanti quattro soggetti (di cui tre portatori senza alcuna manifestazione clinica) non sono mai state evidenziate alterazioni cardiache. La prevalenza di espressioni fenotipiche cardiache è stata dell 87.5% (35/40 paz). Le aritmie riscontrate (anche in associazione) sono state rispettivamente: bradiaritmie (n=3, 77.5%), tachiaritmie sopraventricolari (n=8, 45%), tachiaritmie ventricolari non sostenute (n=7, 7.5%), tachiaritmie ventricolari maligne (n=, 5%). 8 paz hanno necessitato di stimolazione cardiaca. Tra questi, 0 paz hanno ricevuto un ICD ( in prevenzione secondaria). Una disfunzione ventricolare è stata evidenziata in 9 paz (.5%), lieve in 3, moderata in, severa in 4. Oltre ai due eventi tachiaritmici maggiori (tra cui un decesso per FV in una paz con normale VS, portatrice di PM), tre fratelli hanno presentato uno scompenso cardiaco end-stage con necessità di trapianto. L analisi genotipo/fenotipo ha mostrato un elevata probabilità di sviluppare alterazioni cardiache correlate alle singole mutazioni. Conclusioni. I pazienti portatori di mutazioni per il gene LMNA evidenziano un frequente coinvolgimentocardiaco. Si è osservata un elevata probabilità di sviluppare alterazioni cardiache relativamente omogenee in soggetti portatori della stessa mutazione. I nostri dati mostrano una prognosi meno sfavorevole di quanto evidenziato in precedenti osservazioni. Si conferma la possibilità di un rischio di morte tachiaritmica nei soggetti mutati, indipendente dalla presenza di CMD. C37 L ELETTROCARDIOGRAMMA A DERIVAZIONI NEI PAZIENTI CON CARDIOMIOPATIA IPERTROFICA: ANALISI DETTAGLIATA E CORRELAZIONE CON I REPERTI DI RISONANZA MAGNETICA CON MEZZO DI CONTRASTO Sara Dalila Luisella Delcrè, Iacopo Olivotto, Paolo Di Donna, Marta Bisi, Marco Scaglione, Stefano Leuzzi, Giuseppe Azzaro, Franco Cecchi, Fiorenzo Gaita 3 Dipartimento di Cardiologia, Ospedale Cardinal Massaia, Asti, Centro di Riferimento per le Cardiomiopatie, Ospedale Careggi, Firenze, 3 Divisione Universitaria di Cardiologia, Ospedale San Giovanni Battista-Molinette, Università degli Studi, Torino Background. L elettrocardiogramma a derivazioni (ECG) rappresenta, insieme all esame clinico, il primo step dell iter diagnostico, e il più costeffective strumento di screening nei pazienti (pz) con cardiomiopatia ipertrofica (CMI)e nei loro familiari. L ECG è alterato nella maggioranza dei pz con CMI, anche se i principali reperti patologici sono spesso aspecifici ed estremamente eterogenei tra i diversi individui, senza dimenticare che in alcuni pz può risultare completamente normale. Resta da definire però come la presenza di diversi pattern ECG caratterizzati da spettri più o meno ampi di alterazioni ECG si relazionino effettivamente con la severità delle anomalie anatomiche del miocardio dei pz con CMI definite alla risonanza magnetica (RM). Scopo dell attuale lavoro è stato effettuare un analisi dettagliata dell ECG di un ampia casistica di pz con CMI e valutare la capacità predittiva di tali alterazioni ECG nell identificare quadri RM suggestivi per forme avanzate di CMI. Materiali e metodi. Sono stati analizzati retrospettivamente ECG e RM con mdc di 57 pazienti (età media 49±6 anni) affetti da CMI afferenti ai centri di Asti e Firenze. Di ogni ECG sono stati considerati i seguenti criteri: -anomalie del ritmo cardiaco e anomalie dell onda P (nei pz in ritmo sinusale) suggestive per ingrandimento atriale; -durata del QRS 90 ms; 3-Romhilt-Estes point score 5; 4-emiblocco anteriore sinistro o blocca di branca sinistro completo; 5-alterazioni della ripolarizzazione tipiche di CMI; 6-sopralivellamento tratto ST mm in V-V; 7-QTc >440 ms (M) e G ITAL CARDIOL VOL SUPPL AL N 5 0 3S

12 Materiali e metodi. 4 CONGRESSO NAZIONALE DI CARDIOLOGIA DELL ANMCO >460 ms (F); 8-onde Q patologiche; 9-scomparsa di onde q fisiologiche in D, avl, V5, V6. Sulla base dei suddetti criteri i pz sono stati divisi in 4gruppi: G-con ECG normale (0 criteri), G-con ECG lievemente alterato (-3 criteri), G3-con ECG moderatamente alterato (4-6 criteri), G4-con ECG marcatamente alterato (7-9 criteri). I 4 gruppi formati sono stati confrontati in termini dei seguenti reperti RM: massa indicizzata (MI) del VS (aumentata se >8 g/m nei M e >6 g/m nelle F), spessore massimo del VS (SPmax), presenza di late gadolinium enhancement (LGE), estensione dell ipertrofia del VS (localizzata (IL) se presente in o segmenti adiacenti dei 7 analizzati secondo il modello AHA, apicale (IA) se coinvolgente l apice, diffusa (ID) negli altri casi. Risultati. Dall analisi degli ECG, i gruppi risultavano così composti: G 5 pz Risultati. (6%), G 6 pz (4%), G3 30 pz (5%), G4 50 pz (9%). I dati ottenuti dalla RM si distribuiscono come segue: Reperti RM G (ECG G (ECG G3 (ECG G4 (ECG p normale) lievem. alt.) moder. alt.) marcat alt.) Presenza LGE 6 (40%) 40 (66%) 0 (8%) 4 (87%) <0.00 MI del VS 70.3±9 85.7± ±47 6.3±44 <0.00 SPmax del Vs 7.5±3 0.9±5.6± 3.4±5 <0.00 Ip. diffusa 0 (0%) 3 (37%) 80 (6%) 3 (60%) <0.00 Ip. apicale 0 (0%) 6 (0%) 8 (4%) 7 (4%) 0.39 La sensibilità (SE) dell ECG marcatamente alterato versus MI molto aumentata è 86%. Il valore predittivo negativo (VPN) dell ECG normale versus Conclusioni. MI molto aumentata è 96%. Conclusioni. Nella nostra casistica di pz con CMI l ECG è alterato nel 94% dei casi, anche se in più della metà dei soggetti in modo aspecifico. Dalla nostra analisi risulta esserci una correlazione quantitativa significativa tra le alterazioni ECG e le alterazioni morfo-strutturali del VS identificate alla RM, poiché ECG più marcatamente alterati identificano forme di CMI più avanzate(alta SE, 86%).D altro canto la presenza di un ECG normale (6% dei pz) correla con forme più lievi di CMI ed esclude la presenza di ipertrofia massiva e/o diffusa del VS (alto VPN, 96%). C38 LA COLCHICINA PER LA PREVENZIONE PRIMARIA DELLA SINDROME POST- PERICARDIOTOMICA E DEI VERSAMENTI POST-OPERATORI. RISULTATI DEL COPPS TRIAL, UN TRIAL MULTICENTRICO RANDOMIZZATO IN DOPPIO CIECO Massimo Imazio, Antonio Brucato, Maria Elena Rovere 3, Anna Gandino 4, Roberto Cemin 5, Stefania Ferrua 6, Caterina Simon 7, Davide Forno, Laura Ravera, Silvia Maestroni, Alberto Barosi 4, Davide Patrini 4, Paolo Ferrazzi 7, Riccardo Belli, Rita Trinchero, David H. Spodick 8, Yehuda Adler 9 Dipartimento di Cardiologia, Ospedale Maria Vittoria, Torino, Dipartimento di Medicina. Ospedali Riuniti, Bergamo, 3 Cardiochirurgia, Ospedale Mauriziano, Torino, 4 Ospedale Niguarda, Milano, 5 Cardiologia, Ospedale Regionale, Bolzano, 6 Cardiologia, Ospedale degli Infermi, Rivoli, 7 Cardiochirurgia, Ospedali Riuniti, Bergamo, 8 Department of Medicine, St. Vincent Hospital, University of Massachusetts, Worcester, MA, USA, 9 Cardiac Rehabilitation Institute, Tel Hashomer Hospital, Sackler Faculty of Medicine, Tel Aviv, Israel Premessa. Farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) e corticosteroidi non si sono dimostrati efficaci nella prevenzione della sindrome postpericardiotomica (PPS), mentre la colchicina sembra sicura ed efficace nel trattamento della pericardite. Scopo del trial COlchicine for the Prevention of the Post-Pericardiotomy Syndrome (COPPS) è quello di valutare l efficacia e la sicurezza della colchicina nella prevenzione della sindrome post-pericardiotomica. Metodi. Lo studio COPPS è un trial multicentrico randomizzato in doppio cieco. Nel terzo giorno post-operatorio dopo un intervento di cardiochirurgia, sono stati randomizzati 360 pazienti (età media 65.7±.3 anni, 66% maschi). 80 pazienti hanno ricevuto placebo e 80 pazienti colchicina (.0 mg x /die per il primo giorno seguiti da una dose di mantenimento di 0.5 mg x /die per mese nei pazienti di peso 70 kg, e dosi dimezzate: 0.5 mg x /die per il primo giorno e 0.5 mg/die per mese per i pazienti di peso <70 kg od intolleranti alla dose maggiore). L endpoint primario dello studio era l incidenza della PPS a mesi. Endpoint secondario era la frequenza combinata di ospedalizzazioni correlate alla PPS, il tamponamento cardiaco, la pericardite costrittiva e le recidive. Risultati. Le caratteristiche di base erano bilanciate tra i gruppi in studio. La colchicina ha ridotto significativamente l incidenza della PPS a mesi (rispettivamente colchicina vs. placebo: 8.9 vs.%; p=0.00; RRR 57.9% IC 95% , NNT 8) e l end point secondario (rispettivamente colchicina vs. placebo: 0.55 vs 5.0%; p=0.04; RRR 88.9% IC 95% ). La colchicina ha inoltre ridotto l incidenza dei versamenti pericardici (RRR 43.6% IC 95% ; p=0.04; NNT ) e pleurici post-operatori (RRR 64.9% IC 95% ; p<0.00; NNT 8). La frequenza degli effetti collaterali e delle sospensioni del trattamento è stata simile nei gruppi con una tendenza statisticamente non significativa a maggiori effetti collaterali da intolleranza gastrointestinale nel gruppo trattato con colchicina (rispettivamente 8.9 vs 5.0%; p=0. per gli effetti collaterali e.7 vs. 6.7%; p=0.45 per le sospensioni del trattamento). Conclusioni. La colchicina è efficace e sicura nella prevenzione primaria della sindrome post-pericardiotomica e dei versamenti pericardici e pleurici post-operatori potendo dimezzare il rischio di sviluppare la sindrome dopo un intervento cardiochirurgico (ClinicalTrials.gov number, NCT00847). C39 ARRHYTHMIC CORRELATES AND PROGNOSTIC VALUE OF T PEAK-TEND INTERVAL AND REPOLARIZATION IN ARRHYTHMOGENIC RIGHT VENTRICULAR CARDIOMYOPATHY Annamaria Iorio, Francesca Brun, Laura Vitali Serdoz, Sara Santangelo, Giulia Barbati, Andrea Dragos, Matteo Dal Ferro, Ilaria Puggia, Marco Bobbo, Adriana Magagnin 3, Elisabetta Daleffe, Gianfranco Sinagra, on behalf of the Trieste Cardiomyopathy Registry Cardiovascular Department, Ospedali Riuniti and University of Trieste, Trieste, Cardiovascular Department, Ospedali Riuniti and University of Trieste, Trieste, 3 Department of Enviromental Medicine and Public Health, University of Padova, Padova Background. In ARVD/C, there has been considerable interest in describing the ECG features to identify the diagnostic and prognostic factors. Recent studies have been suggested that Tp(peak)-Te(end) interval (Tp-e) on the surface ECG may be an index of Trasmural Dispersion of Repolarization (TDR) and that an increase of the Tp-e interval is associated with malignant ventricular arrhythmias in patients with QT syndrome and Brugada syndrome. ARVD is a mainly right ventricular disorder and trasmural dispersion of repolarization (TDR) could be greatest in the right ventricular free wall and thus is best reflected in the right precordial leads. To our knowledge, Tp-e has not been evaluated in patients with ARVD/C. Purpose. The present study investigated retrospectively the repolarization characteristics on -lead electrocardiogram (ECG) in ARVD/C diagnosed according the ESC criteria with particular attention on Tp-e interval. Methods. Data were collected from 43 patients (3 male; females mean age 33±5 years) with diagnosis of ARVD/C were analyzed. Data were extracted from the medical record included clinical and instrumental data. We analyzed standard ECGs in ARVD population and measured manually for the value of different electrocardiogram (ECG) criteria including Tp-e wave. The Tp-e was measured in each precordial and D leads and obtained from the difference between QT interval and QTpeak interval; measured from the beginning of the QRS until the peak of the T-wave. The Tp-e value reported was the maximum obtained in each leads. Data were analyzed by investigators. Results. T(peak)-T(end) interval measured in the right precordial leads (V) significantly greater than those in the left precordial leads (V5) (30.00±34 vs 8.5±34 ms). Among the studied ECG repolarization markers, it has been observed a significant correlation between Tp-e in V and QT dispersion and occurrence of ventricular tachycardia at the onset of ARVD (p=0.04 and p=0.03 respectively) and correlated to presence of the number of ventricular contraction per hour during Holter ECG (>000/4h) (respectively p 0.04 and p=0.03). Moreover, Tp-e interval in V3 was related to occurrence of ventricular tachycardia (p=0.05) during long term followup. Conclusions. In accordance with the electrophysiological background, our preliminary results suggest that ECG pattern of ARVD/C is also characterized by a prolongation of the Tp-e interval in right precordial leads, rising as a TDR. Moreover, Tp-e interval and QT dispersion significantly related with arrhythmic burden in ARVD/C patients. C40 CORRELAZIONE FRA FIBROSI MIOCARDICA E RIDUZIONE DELLA FUNZIONE MICROCIRCOLATORIA IN PAZIENTI CON CARDIOMIOPATIA IPERTROFICA Oliver Gaemperli, Catherine Gebhard, Rory O Hanlon, Irene Pescetelli 3, Tevfik Ismail, Ricardo Wage, Susan Clark, Paolo Camici 4, Sanjay Prasad, Ornella Rimoldi 5 MRC Clinical Sciences Centre and National Heart and Lung Institute, Imperial College, London, UK, Royal Brompton Hospital, London, UK, 3 Università Vita Salute San Raffaele, Milano, 4 MRC Clinical Sciences Centre and National Heart and Lung Institute, Imperial College, Università Vita Salute San Raffaele, London, UK and Milano, 5 MRC Clinical Sciences Centre and National Heart and Lung Institute, Imperial College, CNR IFC, London, UK and Pisa Background. L ischemia miocardica nella cardiomiopatia ipertrofica (HCM) è un fattore predittivo di mortalità e può contribuire ad alcune severe complicanze quali aritmie ventricolari maligne ed il progressivo di deterioramento della funzione sistolica. La riserva di flusso coronarico (CFR), in assenza di stenosi angiograficamente significative consente di misurare la funzione micro circolatoria. La misura in contemporanea dell entità della riduzione della CFR e della % di fibrosi miocardica potrebbero fornire un fattore prognostico più potente per la stratificazione del rischio in pazienti con HCM. Metodi. Quindici pazienti con HCM e 3 controlli sani appaiati per età (53±8 anni HCM [4 femmine] e 5±0 anni controllo [8 femmine]) sono stati sottoposti ad uno studio dinamico PET con acqua marcata con 5 O (H 5 O), per la quantificazione del flusso miocardico (MBF a riposo e durante stress con adenosina 40 μg/kg/min e della CFR (MBF stress/mbf riposo) nel subepicardio (MBFepi) e nel subendocardio (MBFendo). Il volume e la massa del ventricolo sinistro sono stati valutati con Risonanza Magnetica cardiaca (CMR) (Siemens Avanto.5 T). Le immagini late gadolinium enhancement sono state acquisite dopo gadobutrol (0. mmol/kg) negli stessi piani in asse corto delle immagini cine con sequenza inversion-recovery echo gradient. La quantificazione del LGE è stata eseguita con algoritmo semiautomatico (MRI-MASS, Medis, Leiden). I dati sono presentati come Media ±SD. Risultati. Nessuno del gruppo HCM aveva una malattia coronarica nota. Nei pazienti HCM lo spessore settale era ±5 mm (p<0.000) eil left 4S G ITAL CARDIOL VOL SUPPL AL N 5 0

13 Risultati. ventricular mass index (LVMI) 89±9 g/m (p<0.0004) erano maggiori che nei controlli mentre la frazione d eiezione (LVEF) 68±9% (p=ns) era simile. MBF a riposo era comparabile fra i due gruppi (vedi Tabella). MBF iperemico era significativamente minore nei pazienti rispetto ai controlli sia nel subendocardio (p=0.007) che nel subepicardio (p=0.06). La CFR era significativamente inferiore nel subendocardico rispetto al subepicardio solo nel gruppo HCM (p<0.000 vs. p=0.6 nel gruppo controllo). CFR era correlata inversamente a LGE% sia a livello subendocardico (p=0.03 r=-0.3) che subepicardico (p=0.0, r=-0.3). Una simile correlazione era presente fra MBF iperemico a livello subendocardico e subepicardico e LGE% (rispettivamente p=0.009 r= e p= r=-0.35). Conclusioni. Questi dati preliminari dimostrano che MBF e CFR sono più significativamente ridotti nel sub endocardio nei pazienti con HCM e che la severità di tale compromissione è correlata con la quantità di fibrosi miocardica. HCM Controlli MBFendo riposo (RPP corr).6±0.4,37±.34 MBFepi riposo (RPP corr).0±0.37,3±.4 MBFendo stress.87±0.80,96±.0 MBFepi stress.07± ±.73 CFR endo.88±0.64*.58±.5 CFR epi.37± ±.46 *MBFendo vs MBFepi HCM vs Controlli. COMUNICAZIONI ORALI open-label, randomized, controlled, blinded end-point classification trial, employing the PROBE (Prospective Open Treatment and Blinded End Point Evaluation) design (Clinicaltrials.gov identifier NCT08799). A total of 90 patients (mean age 74.6±9.6) with NSTE-AMI, no history of HF, left ventricular ejection fraction >35% and angiographic evidence of severe and diffuse CAD, not amenable to revascularization by either coronary surgery or PCI, were randomized to atorvastatin 80 mg/day (n=44) or conventional medical treatment (n=46). Hospitalizations for HF within months of randomization represented a predefined secondary outcome measure of the study. Treatment with atorvastatin 80 mg/day significantly reduced the rate of hospitalization for HF (3.% versus 3.9%, hazard ratio 0.5, 95% confidence interval ; p=0.08). In conclusion, when compared with a conventional treatment strategy, full-dose atorvastatin treatment provides greater protection against the incidence of HF after NSTE-AMI in patients with severe, diffuse, nonrevascularisable CAD. C43 PRELIMINARY RESULTS OF THE DISSECTION OF THE CORONARY ARTERIES VENETO AND EMILIA REGISTRY (DISCOVERY) Alessandro Fontanelli, Alessandra Benettin, Carlo Bonanno, Ester Cabianca, Alessandro Desideri 3, Andrea Santarelli 4, Luigi La Vecchia, Leopoldo Pagliani Cardiology, S. Bortolo Hospital, Vicenza, Cardiology, Ca Foncello Hospital, Treviso, 3 Cardiology, Castelfranco Veneto, 4 Cardiology, Infermi Hospital, Rimini Background. Spontaneous coronary artery dissection (SCAD) is an unusual cause of acute myocardial ischemia and sudden death. We report the preliminary data a multicenter, prospective study, named DISCOVERY (DISsection of the COronary arteries Veneto and Emilia RegistrY), planned to gather information about theincidence and the angiographic features of spontaneous coronary artery dissections. Methods and results. In the last 5 years,50 (40 female) consecutive patients (media age 53, range 30 to 77 years) were enrolled. Among female patients, (.5%) reported previous female hormone use. Previous pregnancy was reported in 7 (4.5%) females. Pregnancy was never associated with coronary dissection. The clinical presentation was typical chest pain in 43 (86%) of patients. Six patients (%) were asymptomatic and one (%) was resuscitated from sudden death. ST-segment elevation was present in 30 (60%) patients. Isolated single-vessel dissection was 4.5 times more common than multivessel dissection (4 [8%] vs. 9 [8%]; p <0.00). Isolated left anterior descending artery (LAD), right coronary Sindrome coronarica acuta C4 IMPACT OF IMPLEMENTATION OF PRE-HOSPITAL CARDIAC TRIAGE IN LOCAL AMI NETWORK ON EMSB TIME: A SINGLE-CENTER EXPERIENCE FROM PAPRICA-OUTCOMES DATABASE PARMA PRIMARY CORONARY ANGIOPLASTY Luigi Vignali, Emilia Solinas, Alberto Menozzi, Maria Alberta Cattabiani, Iacopo Tadonio, Barbara Bordini, Diego Ardissino Divisione di Cardiologia, Azienda Ospedaliera Universitaria, Parma, Laboratorio di Tecnologia Medica, Istituto Ortopedico Rizzoli, Bologna Background. The achievement of >75% rate of DB 90 min has been launched in 006 by the ACC-DB Sindrome Alliance coronarica as a target acuta for ppci capable hospitals in order to improve quality of assistance of STEMI pts, by means of C4 a 7 evidence-based strategy, including the use of pre-hospital electrocardiogram IMPACT OF IMPLEMENTATION (PH-ECG). OF PRE-HOSPITAL CARDIAC TRIAGE IN LOCAL AMI NETWORK artery ON (RCA), left circumflex artery (LCX) and left main coronary artery EMSB TIME: A SINGLE-CENTER EXPERIENCE FROM PAPRICA-OUTCOMES DATABASE PARMA Methods. After a -year educational campaign focused on universal access (LMC) dissections were found in 8 (56%), (%), 8 (6%) and 3(6%) PRIMARY CORONARY ANGIOPLASTY via --8, identification of STEMI pts candidates for ppci by EMS personnel patients, respectively. The dissection types were: B in 9 (38%), C in 8 equipped with PH-ECG and direct transport to the hub center, PH-ECG (6%), D in 3 (6%) and F in 0 (0%) cases.four 4 patients (8%) received technology was implemented in the local AMI network with Parma thrombolytic therapy before SCAD was diagnosed. Of these patients, the University Hospital as hub center for spoke hospitals of the district. In 009 clinical condition of (50%) patients unchanged or worsened after Background. a prospective observational cohort study was designed to collect data thrombolytic administration, requiring further intervention with PCI. from all consecutive pts with STEMI, undergoing ppci in Parma district, Then, aggressive management was the treatment modality in 8 (CABG and evaluate the rate of timely reperfusion procedures, according to the #5, PCI #3), and conservative management was applied to patients. goal Methods. of DB Alliance. Among the 3 patients treated with PCI, the lesions attempted were LAD Results. Data are available up to date about 7 STEMI pts who underwent in 8 (36%), RCA in 3 (6%) and LCX in (4%) cases. The lesions successfully ppci from March 009 to December 00, with 98% of complete short term treated were LAD in 3 (6%), RCA in (4%) and LCX in (%) cases. and 80% of year follow-up. Results are summarized in the table. When Among the 3 patients treated with coronary stent placement, (8.7%) comparing pts who had PH-ECG access to the cath lab, with all the other required a CABG procedure. All the patients were discharged alive with arrival Results. mode no significant difference was evident in the incidence of the diagnosis of ST-elevation myocardial infarction (MI) in 30 (60%), non- MACE (.9 vs.3%, p=0.69) and all-cause mortality (8.3 vs 7.%, p=0.47). ST-elevation MI in (), unstable angina in 7 (4) and stable coronary At multivariable analysis adjusted with Cox model, PH-ECG arrival was not artery disease in (4%). significantly associated with the risk of year MACE and mortality. Conclusions. Our series confirms the female prevalence among patients Conclusion. Our data are in keeping with the international trend of timely with SCAD. Almost all patients were admitted with acute coronary fashion Conclusion. reperfusion times with PH-ECG <50%, and underscore the syndrome. About one-fourth of patients presented multivessel SCAD. Early challenge in achieving this goal. Greater effort must be spent to improve outcome was favourable. More than 50% of the patients were successfully quality of AMI network, in order to achieve the DB Alliance target. treated only with medical therapy. Overall (n) 7 07 (85-45) PH-ECG % (n) 30 (8) 95 (79-8) 8-Cath % (n) 8 () 95 (78-03) 8-ED % (n) 8 (50) 05 (87-38) All 8 % (n) 56 (53) 97 (79-) Self-transp % (n) 9 (5) 04 (83-69) Spoke % (n) 8 (49) 58 (30-) In-Hosp % (n) 7 (9) 0 (86-90) FMCB, med (RIQ 5-75) Pts <90 min, % (n) 33 (90) 45 (37) 48 () 36 (50) 44 (40) 37 (5) 0 3 (9) C4 FULL-DOSE ATORVASTATIN REDUCES HOSPITALIZATIONS FOR HEART FAILURE AFTER NON-ST-ELEVATION ACUTE MYOCARDIAL INFARCTION IN PATIENTS WITH ADVANCED NON-REVASCULARISABLE CORONARY ARTERY DISEASE Furio Colivicchi, Carlo Colaiaco, Enrica Golia, Marco Tubaro, Alessandro Aiello, Nadia Aspromonte, David Mocini, Massimo Santini Cardiovascular Department, San Filippo Neri Hospital, Roma This study tested the hypothesis that the addition of full-dose atorvastatin (80 mg/day) to conventional medical treatment could reduce hospitalization for heart failure (HF) after non-st-elevation acute myocardial infarction (NSTE-AMI) in patients with severe and diffuse coronary artery disease (CAD) not amenable to any form of mechanical revascularisation. The APRIRE (Full-dose Atorvastatin in the PRevention of Ischemic REcurrences in patients with non-revascularisable CAD) study was an C44 EPICARDIAL AND MICROVASCULAR CORONARY VASOMOTOR DYSFUNCTION AND THEIR RELATION TO OCCULT PLAQUE FORMATION AND ISCHEMIC BURDEN IN PATIENTS WITH NORMAL ANGIOGRAPHY OR NON-OBSTRUCTIVE CORONARY ARTERY DISEASE Edoardo Verna, Sergio Ghiringhelli, Chiara Minoia, Luca Ceriani, Stefano Provasoli, Simone Scotti 3, Jorge Salerno-Uriarte U.O. di Cardiologia I, Ospedale di Circolo Fondazione Macchi, Università dell Insubria, Varese, U.O. di Medicina Nucleare, Istituto di Oncologia della Svizzera Italiana (IOSI), Bellinzona, Lugano, Svizzera, 3 U.O. di Medicina Nucleare, Ospedale di Circolo, Università dell Insubria, Varese Aim. To assess the prevalence of occult plaque formation and the contribution of coronary vasomotor dysfunction to myocardial ischemic burden (MIB) in patients with ischemia but normal coronary angiography or non-obstructive disease (NOCAD patients). Methods. Endothelium-dependent epicardial vessels dysfunction (ED) and non-endothelium dependent microvascular dysfunction (MD) were evaluated in 35 patients by quantitative coronary angiography and flow measurements during intracoronary administration of acetylcholine, nitroglycerine and adenosine. Occult plaque formation was assessed by G ITAL CARDIOL VOL SUPPL AL N 5 0 5S

14 4 CONGRESSO NAZIONALE DI CARDIOLOGIA DELL ANMCO intravascular ultrasound imaging (IVUS). MIB was evaluated by semi quantitative scoring of exercise SPECT (SSS). Results. Abnormal coronary vasomotricity was found in most patients (4; 84.4%). Isolated MD was observed in only 8 patients (3.3%), ED in 47 (34.8%) and a combination of both in 49 (36.3%). A divergent behaviour of ED and MD was observed in 65 patients (48%). Patients with abnormal vasomotricity more often showed occult plaque formation than patients with normal function (76 vs 45%; p=0.004). MIB was significantly greater in either patients with ED (SSS: 5.5±3.6) or combined ED and MD (SSS: 8.±4.8) than in patients with lone MD (SSS:.4±.7) (p<0.00). At a mean follow-up period of 7 months progression of coronary artery disease and cardiac events occurred in.7% of ED patients and in no patients with lone MD or normal vasomotor function (p<0.05). Conclusions. Coronary vasomotor abnormalities are commonly associated to occult atherosclerosis in NOCAD patients with symptoms and signs of ischemia. ED is more frequent than isolated MD and is associated with greater ischemic burden and disease progression. C45 LA CONTROPULSAZIONE AORTICA: INCIDENZA DELLE COMPLICANZE E ANALISI DEI FATTORI DETERMINANTI Elena Crudeli, Marco Chiostri, Meri Zucchini, Samuele Baldasseroni, Francesco Cappelli, Cristina Giglioli, Gian Franco Gensini, Serafina Valente Dipartimento C45 Cuore e Vasi, Careggi, Firenze La LA contropulsazione CONTROPULSAZIONE aortica AORTICA: (IABP) INCIDENZA è il sistema DELLE di supporto COMPLICANZE meccanico E ANALISI di DEI FATTORI più DETERMINANTI largo impiego per l assistenza cardiocircolatoria nello shock cardiogeno. L uso di questo device è gravato da un alta incidenza di complicanze, soprattutto emorragiche e ischemiche che possono portare al decesso del paziente. Obiettivo del nostro lavoro è stato quello di rivedere l incidenza di complicanze e di analizzare i fattori ad esse correlati in un ampio numero di pazienti consecutivi ricoverati nella Terapia Intensiva Cardiologica (UTIC) del nostro centro e prospetticamente raccolti in un database dedicato. Obiettivo Risultati. Dal primo gennaio 004 al 3 dicembre 009 sono stati trattati con IABP 48 pazienti.l incidenza di complicanze è stata del 3.% (63/48). Risultati. Sanguinamenti maggiori, secondo la definizione Replace, si sono verificati nel 5% dei pazienti (33/63); in 6 di questi la sede del sanguinamento era sconosciuta, 3 hanno sanguinato dal sito d inserzione del device e 4 hanno presentato un emorragia retroperitoneale. Dieci pazienti (6%) hanno presentato complicanze ischemiche dell arto, 5 (8%) complicanze emboliche e 3 (5%) uno pseudoaneurisma dell arteria femorale che ha richiesto la riparazione chirurgica. Dodici pazienti (9%) hanno avuto sanguinamenti del tratto gastrointestinale o delle vie urinarie. Analisi statistica. Analisi statistica. Abbiamo eseguito una regressione logistica univariata di tutte le variabili raccolte nel nostro database e quelle risultate significativamente correlate alle complicanze sono riportate nella tabella. Impiego di altri device (incrementi di ) <0.00 Uso di noradrenalina (sì vs. no) <0.00 Ventilazione meccanica (sì vs. no) <0.00 CVVHDF (sì vs. no) <0.00 Uso di dopamina (sì vs. no) <0.00 Uso di dobutamina (sì vs. no) <0.00 Uso di adrenalina (sì vs. no) <0.00 Uso di farmaci inotropi (sì vs. no) Uso di LMWH (sì vs. no) CK-MB max (incrementi di 00 U/ml) Lattati ingresso (incrementi di mmol/l) CPK max (incrementi di 00 U/ml) egfr (incrementi di ml/min/.73m ) Leucociti ingresso (incrementi di 000/ml) Freq. cardiaca ingresso (incrementi di bpm) Alla regressione logistica multivariata l uso di altri device (terapia sostitutiva renale e/o ventilazione meccanica invasiva e non invasiva) e il valore di lattati all ingresso sono risultati i più forti determinanti dell insorgenza Conclusioni. di complicanze. Conclusioni. Anche nella nostra esperienza l uso dello IABP nei pazienti critici è gravato da un numero significativo di complicanze ma dalla multivariata emerge chiaramente che è la criticità del paziente il più forte determinante delle complicanze stesse. Aritmie: AICD C46 USE OF IMPLANTABLE CARDIOVERTER DEFIBRILLATOR AND CARDIAC RESYNCHRONIZATION THERAPY IN HIGH-RISK PATIENTS: AN ITALIAN SURVEY STUDY ON 0 CARDIOLOGY DEPARTMENTS Giuseppe Inama, Claudio Pedrinazzi, Maurizio Landolina, Fabrizio Oliva 3, Michele Senni 4, Alessandro Proclemer 5, Massimo Zoni Berisso 6 Cardiovascular Department, Ospedale Maggiore, Crema, Cardiovascular Department, Fondazione IRCCS Policlinico S. Matteo, Pavia, 3 Cardiovascular Department Angelo De Gasperis, Ospedale Niguarda Ca Granda, Milan, 4 Cardiovascular Department, Ospedali Riuniti, Bergamo, 5 Department of Cardiopulmonary Science, A.O.U. S. Maria della Misericordia, Udine, 6 Division of Cardiology, Padre Antero Micone Hospital, ASL 3, Genova Aims. To evaluate the criteria for the use of implantable cardioverter defibrillator (ICD), cardiac resynchronization therapy (CRT) and other strategies in order to reduce the incidence of sudden death among adults at high risk and to identify the major barriers for the implementation of quality of care involving Italian Cardiology Departments in the context of Progetto Aritmie Area Scompenso Cardiaco ANMCO. An additional aim was to evaluate how European guidelines are applied in the real world scenario. Methods. The clinical survey involved 0 centres. An -item questionnaire with pre-specified multiple choice answers was used. In the specific clinical section, three clinical scenarios were described: the first concerning a patient with non-ischemic dilated cardiomyopathy and left ventricular ejection fraction (LVEF) 35%; the second, a patient with ischemic dilated cardiomyopathy and LVEF 30%, and the third a patient with ischemic dilated cardiomyopathy and LVEF between 30 and 40%. For each clinical scenario the centres were asked to indicate whether ICD implantation should be indicated and which diagnostic tests or clinical predictors should be used to stratify the risk. Results. The mean number of procedures (ICD and CRT, ICD alone, CRT alone) performed in each Centre was 59 per year with a total number of,9 procedures per years. ICD, alone or with CRT, was the most common procedure performed with a mean number of 5 implants per centre/per year. Concomitant diseases represented the most frequent (>94% of the cases) contraindication. Arrhythmic risk stratification was tested in 76.4% of the Centres. Most of the centres (76.4%) stated that they routinely performed adjunctive tests, in addition to LVEF, to identify subjects at higher risk prior to ICD implantation, whereas 3.6% reported that they did not perform any risk stratification. The tools most frequently used for risk stratification (alone or in combination) were: QRS duration on -lead electrocardiogram (7% of centres), presence of non-sustained ventricular tachycardia on 4-hour recording (90%) and programmed ventricular stimulation (65%). Conclusion. This survey reveals a fairly good correspondence between the therapeutic choices made by the Italian centres involved in the study and the recommendations set out in the guidelines of the Italian, European and American scientific societies. C47 HOW MUCH OPTIMIZATION OF MEDICAL TREATMENT CAN AVOID UNNECESSARY ICD IMPLANTATIONS IN PATIENTS WITH DILATED CARDIOMYOPATHY PRESENTING WITH SCD-HeFT CRITERIA? Cristina Lutman, Massimo Zecchin, Andrea Di Lenarda, Dario Gregori 3, Alberto Pivetta, Marco Merlo, Giulia Barbati 3, Laura Vitali Serdoz, Alessandro Proclemer 4, Gianfranco Sinagra Cardiovascular Department, Ospedali Riuniti and University of Trieste, Trieste, Cardiovascular Center, Azienda per i Servizi Sanitari n. of Trieste, Trieste, 3 Department of Environmental Medicine and Public Health, University of Padova, Padova, 4 Department of Cardiology, Azienda Ospedaliera Santa Maria della Misericordia of Udine, Udine Background. In dilated cardiomyopathy (DCM), the best timing for implantable cardioverter defibrillator (ICD) implantation and how the optimization of medical treatment can modify the outcome of patients initially presenting with ICD indications is unknown. Methods and results. From 988 to 006, we consecutively enrolled 503 patients with DCM not treated with beta-blockers in the Heart Muscle Disease Registry of Trieste. At enrolment, 45 patients (49%) showed Sudden Cardiac Death in Heart Failure Trial (SCD-HeFT) criteria (left ventricular ejection fraction (LVEF) 0.35 and NYHA II-III). Among these patients, 6 (Group A) have been re-evaluated 3-9 months later: 50 still had SCD-HeFT criteria (group A, 3%), 09 improved LVEF and/or NYHA class (group A, 69%), 3 (%) developed NYHA IV. Among the 7 (45%) patients with LVEF >0.35 and/or NYHA I at baseline, 5 have been evaluated at 3-9 months: remained with a LVEF >0.35 and/or NYHA I (group B, 89%), 3 patients developed SCD-HeFT criteria (group B, %), (%) showed NYHA IV. Ten-year total mortality/heart transplantation and sudden death/sustained ventricular arrhythmias rate were respectively 57% and 37% in group A, 45% and 4% in group B (p=ns vs group A), 3% and 0% in group A (p<0.00 for total mortality and p=0.04 for sudden death/sustained ventricular arrhythmias vs group A), 6% and 4% in group B (p=ns vs group A). Conclusions. Approximately two thirds of patients presenting with SCD- HeFT criteria did not match ICD indication after 6 months of tailored medical therapy. Long-term survival was similar in these patients and in those who never had SCD-HeFT criteria. C48 LO SCORE MADIT NON MIGLIORA LA SELEZIONE DEL PAZIENTE CANDIDATO ALL IMPIANTO DI ICD NELLA PRATICA CLINICA Matteo Iori, Gino Lolli, Nicola Bottoni, Fabio Quartieri, Carlo Menozzi Cardiologia, ASMN Reggio Emilia, Reggio Emilia Introduzione. Nei pazienti affetti da cardiopatia post-infartuale con severa compromissione della funzione sistolica (EF <30%), l impianto di un ICD riduce la mortalità totale del 3% rispetto alla sola terapia farmacologica. A 3 anni di distanza dall impianto il 35% circa di questi pazienti ricevono interventi appropriati su aritmie nel range VT (80-0/min) o VF (>0/min), il 5% su aritmie nel range VF e l % circa shock inappropriati. Il maggiore beneficio, in termini di mortalità, fornito dall ICD è stato osservato nei pazienti con score MADIT da a 3 (NYHA >II, fibrillazione 6S G ITAL CARDIOL VOL SUPPL AL N 5 0

15 COMUNICAZIONI ORALI atriale, età >70 anni, QRS >0 msec, 6 mg/dl<bun<50 mg/dl), mentre viene perso in caso score=0, >3 e in caso di severa compromissione della funzione renale (BUN 50 mg/dl, creatinina.5 mg/dl). Materiali e metodi. Sono stati selezionati in modo retrospettivo 39 pazienti sottoposti in un singolo centro, dal gennaio 005 al giugno 009, ad impianto di ICD (monocamerale, bicamerale e biventricolare) con criteri MADIT II; nessuno di questi pazienti aveva una severa compromissione della funzione renale. La programmazione della parte tachi prevedeva, in linea di massima, shock per aritmie nel range VF (>0/min) e ATP+CV per aritmie nel range VT (>50/min, <09/min). Risultati. Nel periodo di osservazione vi sono stati 0 (5.6%) pazienti con interventi appropriati (shock/atp) di cui 6 (5.4%) con interventi (shock) per aritmie con ciclo <50 msec (>40/min). 5 (.8%) pazienti hanno ricevuto shock inappropriati: in corso di RCP, per frattura di elettrodo e 3 per errore di classificazione di fibrillazione atriale. La media dello score MADIT era.9 nei pazienti con interventi appropriati e.85 (p=ns) in quelli senza interventi. Conclusioni. Con i limiti di una casistica limitata all esperienza di un solo centro di medio volume la percentuale di pazienti con caratteristiche MADIT II che ricevono terapia da parte dell ICD in modo appropriato e non appropriato si accosta ai dati della letteratura internazionale, mentre l utilizzo dello score MADIT non si rivela di ausilio nel migliorare la selezione del paziente candidato all impianto di ICD. C49 RATIONALE OF IMPLANTABLE CARDIAC DEFIBRILLATOR (ICD) PATIENTS REMOTE MONITORING Giuseppe Vergara, Giulio Molon, Gabriele Zanotto 3, Giovanni Morani 4, Marco Brieda 5, Francesco Zanon 6, Jennifer Comisso 7, Francesca Borghetti 7, Alessandro Proclemer 8 Ospedale Santa Maria del Carmine, Rovereto, Ospedale Sacro Cuore, Negrar, 3 Ospedale Civile, Legnago, 4 Ospedale Borgo Trento, Verona, 5 Ospedale Santa Maria degli Angeli, Pordenone, 6 Ospedale Santa Maria della Misericordia, Rovigo, 7 Medtronic, Milano, 8 Ospedale Santa Maria della Misericordia, Udine Background. One of the main clinical events during the life of a patient with an implantable cardioverter-defibrillator (ICD) is a shock episode (appropriated or not appropriated shock). The close relation between shocks, mortality and hospitalizations has been recently detected and showed. Anyway, no national or international guidelines exist about which check-ups for patients and devices are necessary after a shock episode. The remote monitoring could be very useful for an improvement of the current scenario. Objective. To retrospectively evaluate the management aspect of the ICD patients, in particular after a shock episode, by analyzing the different hospital scenarios in three regions of Italy and to describe the patient management changes after the introduction of the remote monitoring (Carelink Network). Methods. The project has been divided into two phases. First phase: retrospective evaluation of the ICD patient traditional management, including the number of ambulatory visits, the time interval between the arrhythmic episode and the next in-office visit, the clinical consequences of the arrhythmic episodes. Second phase: prospective evaluation of the management of ICD patients after the remote monitoring introduction. Results. During the first phase 976 patients in 3 Italian centers were included (mean FU. years); 503 shock episodes were detected in 53 patients. The mean interval time passed between a shock episode and the next in-office/emergency department visit was in a range of 0-4 days, with a median value of day. Paying attention to the hospitalizations and the scheduled and not scheduled visits, each ICD patient was visited 4.5 times a year (total of 800 follow-ups). Conclusions. The data obtained by the observation of ICD patient ambulatory management, mainly after an arrhythmic episode, will be the solid base for a comparison with the ICD patients followed with remote technology. C50 LO STORM ARITMICO NEI PAZIENTI CON SCOMPENSO CARDIACO E DEFIBRILLATORE CARDIACO IMPIANTABILE È INDICE DI PEGGIORE PROGNOSI ENTRO ANNI Marco Flori, Federico Guerra, Giovanni Quinto Villani, Alessandro Capucci Ospedali Riuniti, Ancona, Ospedale Guglielmo da Saliceto, Piacenza Background. Il ripetersi di almeno tre episodi di tachicardia ventricolare in meno di 4 ore viene definito storm aritmico e interessa circa il 0-0% dei pazienti con scompenso cardiaco (SC) e impianto di defibrillatore cardiaco (ICD). Nel presente lavoro abbiamo analizzato i dati dei pazienti con SC e pregresso impianto di ICD per valutare l incidenza dello storm aritmico in questa popolazione e per definire le caratteristiche e la prognosi di questo gruppo di pazienti. Metodi. Sono stati retrospettivamente analizzati i dati di 3 pazienti consecutivi (8 maschi e 4 femmine) con SC e pregresso impianto di ICD ricoverati tra gennaio 008 e ottobre 00 nella Clinica di Cardiologia degli Ospedali Riuniti di Ancona e nella Divisione di Cardiologia dell Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza. Sono stati esclusi i pazienti ricoverati per esaurimento del generatore, malfunzionamento del device o decubito della tasca di impianto. I 3 pazienti così selezionati sono stati suddivisi in due gruppi: un gruppo storm, composto dai 5 soggetti che hanno sviluppato storm aritmico, e un gruppo controllo, composto dai 7 soggetti che non hanno sviluppato tale complicanza pur presentando analoghe caratteristiche cliniche. Lo storm aritmico è stato definito come il ripetersi di 3 tachicardie ventricolari sostenute o fibrillazioni ventricolari in 4 ore separate da un intervallo di almeno 5 minuti. Il follow-up medio è stato di 490 giorni. Risultati. Lo storm aritmico ha rappresentato nella nostra casistica il % delle cause di ricovero dei pazienti con SC e impianto di ICD e lo 0.% delle cause di ricovero tra i ricoveri totali nella Clinica di Cardiologia degli Ospedali Riuniti di Ancona. Tra il gruppo storm aritmico e il gruppo controllo non sono emerse differenze statisticamente significative in termini di età, sesso, diabete mellito, IRC, funzione sistolica, eziologia dello SC o indicazione all impianto di ICD. I pazienti con storm aritmico hanno invece presentato livelli sierici di potassio mediamente inferiori (3.8 vs 4. meq/l, p=0.039) rispetto al gruppo di controllo. Una vera e propria ipopotassemia (valori sierici di potassio <3.6 meq/l) è stata osservata nel 47% dei pazienti con storm aritmico. Il gruppo di pazienti con storm aritmico ha richiesto una degenza generalmente più prolungata, anche se tale dato ha mostrato solo un trend di significatività (6.4 vs 9.5 giorni, p=0.064). Nel gruppo controllo non si sono verificati decessi e nel gruppo storm si sono verificati 3 decessi (0%) dopo rispettivamente 370, 53 e 564 giorni con un rischio di morte aumentato di.5 volte. Conclusioni. Bassi livelli sierici di potassio hanno un ruolo molto importante nello sviluppo dello storm aritmico nei pazienti con SC. Lo storm aritmico è un fattore prognostico negativo che complica la degenza del paziente e, sebbene presenti una bassa mortalità nel breve periodo, aumenta il rischio relativo di morte di.5 volte dopo anni. Insufficienza cardiaca C5 CARDIORENAL SYNDROME PATIENTS REVEALED MORE NEUROHORMONAL AND INFLAMMATORY ACTIVITY THAN PATIENTS WITH CHRONIC HEART FAILURE Alberto Palazzuoli, Giovanni Antonelli, Maria Caputo, Anna Calabrò, Beatrice Franci, Ranuccio Nuti Cardiology Section, Department of Internal Medicine and Metabolic Disease, University of Siena, Siena Purpose. Plasma brain natriuretic peptide (BNP) levels are well established as markers of neurohormonal activation in patients with chronic heart failure (CHF). Chronic inflammation, as evidenced by increased levels of proinflammatory cytokines (such IL- and IL-6), is a common feature in patients with chronic renal dysfunction and CHF. Cardio renal syndrome (CRS) is associated with an increased cardiovascular morbidity and mortality. Therefore serum neutrophil gelatinase-associated lipocalin (NGAL) is a new marker of tubular damage and recently associated with poor prognosis in HF patients. Osteoprotegerin (OPG) is a new marker of vascular damage and coronary and systemic calcifications. The aim of this study was to measure inflammatory activation, neurohormonal status and vascular damage in patients with CRS (GFR <50 ml/min) respect to patients with CHF and preserved renal function, analyzing in each group IL-6, BNP, NGAL and OPG. Methods. 4 consecutive patients with diagnosis of chronic heart failure (7 with CRS) were enrolled in the study. All laboratory parameters were measured during hospital admission phase (early 48 hours). Patients with other causes of inflammatory activation (chronic inflammatory diseases, infective status and neoplastic diseases), were excluded. We also evaluated eventual correlation between renal dysfunction and all laboratory parameters, and correlation among neurohormonal status, inflammatory activation and vascular damage. Results. A significant increase in IL-6, NGAL and BNP plasma levels was found in CRS patients with respect to HF patients without chronic renal dysfunction (IL-6: 6±0 vs 0±7 U/l, p=0.00; NGAL: 5±94 vs 6±4 ng/ml, p=0.000; BNP: 77±50 vs 405±80 pg/ml, p=0.0). For OPG, no significant differences were found between the groups. In the subgroup of patients with CRS (GFR 3.6±3 ml/min) we found a significant correlation between BNP levels and GFR (r=-0.7; p=0.0) and between BNP levels and IL-6 levels (r=0.3; p=0.0). Conclusions. In patients with CRS inflammatory and neurohormonal activation are more elevated than in HF patients. Neurohormonal activity and increase in pro-inflammatory cytokines appear to be related with renal function decrease. These data could explain worsening outcome in patients with HF and renal dysfunction. C5 LO STRESS OSSIDATIVO E L ATTIVAZIONE DELL INFIAMMAZIONE NELLO SCOMPENSO CARDIACO TERMINALE NON MIGLIORANO DURANTE LA PRIMA FASE ( MESE) DOPO IMPIANTO DI ASSISTENZA VENTRICOLARE MECCANICA SINISTRA (L-VAD) Alessandro Verde, Raffaele Caruso, Chiara Boroni, Jonica Campolo, Marina Parolini, Anna Corno, Filippo Milazzo, Oberdan Parodi, Maria Frigerio Dipartimento Cardiovascolare, Ospedale Niguarda Ca Granda, Milano, Istituto di Fisiologia Clinica, CNR, Milano Scopo dello studio èvalutare l impatto iniziale del decaricamento meccanico del ventricolo sinistro (VS) sullo stress ossidativo sistemico e G ITAL CARDIOL VOL SUPPL AL N 5 0 7S

16 4 CONGRESSO NAZIONALE DI CARDIOLOGIA DELL ANMCO sull infiammazione C5 nei pazienti affetti da scompenso cardiaco (SC) Conclusioni. Il TECP nei pazienti portatori di LVAD può essere effettuato in terminale. LO STRESS OSSIDATIVO E L ATTIVAZIONE DELL INFIAMMAZIONE NELLO SCOMPENSO sicurezza CARDIACO durante il periodo riabilitativo. L incremento dei giri della turbina Metodi. TERMINALE I livelli NON circolanti MIGLIORANO degli indicatori DURANTE di stress LA ossidativo PRIMA [malondialdeide FASE ( MESE) DOPO durante IMPIANTO esercizio DI è associato a un incremento della portata cardiaca e dei (MDA) ASSISTENZA e 8-epi-PGFα], VENTRICOLARE e dell infiammazione MECCANICA SINISTRA [interleukina (L-VAD)(IL)-8, molecola parametri di performance. Questo dato può essere utilizzato per solubile di adesione intercellulare- (sicam-) e neopterina, indice di ottimizzare la regolazione del LVAD nella fase pre-dimissione. attivazione dei monociti], in pazienti con SC stabile in terapia medica (3 in classe NYHA III e 9 in classe NYHA IV) e in 8 pazienti affetti da SC refrattario alla terapia medica, e quindi sottoposti ad impianto di dispositivo C54 di assistenza ventricolare meccanica sinistra (L-VAD), rispettivamente al preimpianto, ad una settimana e ad mese dopo l impianto. La funzione IL TRATTAMENTO DELLO SCOMPENSO CARDIACO AVANZATO CON ECMO IN TERAPIA INTENSIVA CARDIOLOGICA: UNA GESTIONE INTEGRATA TRA multiorgano è stata monitorata in tutti i gruppi e successivamente all impianto Metodi. CARDIOLOGO E CARDIOCHIRURGO di L-VAD tramite uno score di valutazione dell insufficienza Luisa Cacciavillani, Vincenzo Tarzia, Nicola Gasparetto, d organo [total sequential organ failure assessment (tsofa)-score]. Martina Perazzolo Marra, Roberto Bianco, Armando Marzari, Risultati. I livelli degli indicatori di stress ossidativo e dell infiammazione Gino Gerosa, Sabino Iliceto sono risultati essere più elevati nei pazienti portatori di L-VAD rispetto Clinica Cardiologica, Istituto di Cardiochirurgia, Dipartimento di Scienze agli altri gruppi. Dopo impianto di L-VAD i livelli di IL-8 e sicam sono Cardiologiche Toraciche e Vascolari, Azienda Ospedaliera di Padova, risultati essere aumentati durante la prima settimana, mentre ad mese Padova sono ritornati ai valori precedenti all impianto. Solo i livelli di neopterina Introduzione. L impiego dell ECMO (extracorporeal membrane sono aumentati progressivamente dopo impianto di L-VAD, mentre gli oxygenation) per il trattamento dello scompenso cardiaco refrattario o indicatori di stress ossidativo sono rimasti invariati (Tab. ). Lo score tsofa è Risultati. dello shock cardiogeno (SC), si sta rivelando una tecnica utilizzabile nel invece peggiorato ad settimana post-impianto [8 (4, 9) vs 5 (3, 7) paziente in terapia intensiva cardiologica (UTIC), dove vi sia una stretta rispettivamente, p<0.0] per poi migliorare ad mese rispetto al valore collaborazione fra cardiologi e cardiochirurghi, permettendo la pre-impianto [ (0, ), p<0.0], contestualmente alla riduzione del sopravvivenza di un paziente altrimenti non trattabile. fabbisogno di supporto inotropo [8 (, ) vs 0 (0, 0) equivalenti inotropi, Scopo dello studio. Riportare la recente esperienza della gestione rispettivamente; p=0.00]. Lo score tsofa è risultato essere correlato solo mediante ECMO di un gruppo di pazienti ricoverati in UTIC. ai livelli di IL-8 (r=0.5, p<0.00) e agli equivalenti inotropi (r=0.80, Materiali e metodi. Sono stati valutatii pazienti ricoverati in UTIC dal p<0.00). 0/05/009 al 3/0/0 con diagnosi di scompenso cardiaco refrattario e Conclusioni. L instabilità emodinamica propria dello SC terminale è SCsottoposti a posizionamento di ECMO. associata al peggioramento dello stress ossidativo sistemico e allo stato Risultati. Nel periodo in considerazione sono stati ricoverati 69 pazienti infiammatorio che non migliora ad mese dall impianto di L-VAD. con diagnosi di scompenso cardiaco avanzato o SC. In 3 pazienti si è resa Durante Conclusioni. il supporto meccanico al circolo le modificazioni della funzione necessaria l applicazione in UTIC dell ECMO: in casi per scompenso d organo sono risultate correlate alle fluttuazioni dei livelli di IL-8 ed alle cardiaco refrattario alla terapia medica in assenza di altre opzioni variazioni del fabbisogno di supporto inotropo, come riflesso del chirurgiche, in pazienti per SC complicato in 4 casi da aritmie maligne miglioramento emodinamico successivo all impianto di L-VAD. Lo stress refrattarie a terapia medica ed elettrica. L ECMO è stato posizionato come ossidativo sistemico e lo stato infiammatorio durante supporto meccanico bridge to recovery in 4 pazienti che sono stati svezzati gradualmente al circolo dovrebbero quindi essere valutati a lungo termine al fine di dall assistenza e successivamente dimessi in terapia medica: con infarto meglio comprenderne i meccanismi sottostanti ed eventuali nuove miocardico complicato da SC, uno con miocardite acuta e SC e un paziente prospettive diagnostico-terapeutiche. con arresto cardiaco refrattario. Tutti questi pazienti sono vivi ad un Tabella follow-up di 3 mesi.tre pazienti sono stati assistiti con ECMO in attesa di trapianto cardiaco (bridge to transplantation); uno è deceduto a distanza Pre-impianto di settimana post mese post p di circa 6 mesi, gli altri due sono vivi ad un follow-up di 8 mesi.due L-VAD L-VAD L-VAD pazienti, sono stati assistiti e poi avviati ad un assistenza cardiaca Stress ossidativo meccanica (bridge to bridge); in un caso è stato posizionato un sistema di MDA, micromol/l 0.57 (0.5,.47) 0.5 (0.7,.06) 0.59 (0.9,.8) epiPGFt/Cr, ng/mg 5.0 (.00, 3.40) 5.37 (.40, 8.) 3.98 (.6, 0.6) assistenza biventricolare (total artificial heart tipo CardioWest) e nell altro Parametri infiammatori un assistenza ventricolare sinistra (Jarvik 000). Tre pazienti sono deceduti IL-8, pg/ml 7.7 (5.7,.9) 9.3 (6.0, 37.7)*.4 (8., 4.6) <0.00 in ECMO (ancora in fase bridge to decision); la morte è sopravvenuta per Neo/Cr, micromol/mmol 0.37 (0.8, 0.7) 0.79 (0.58,.0) 0.97 (0.56,.73)* 0.00 un progressivo stato di multiorgan failure caratterizzata da insufficienza sicam-, pg/ml 360 (39, 600) 70 (383, 979)* 450 (8, 565) 0.00 renale, epatica ed in un caso accompagnata da infarto intestinale. Un paziente, al momento dell analisi, è ancora in ECMO in fase bridge to C53 decision. L ECMO è stato mantenuto in sede per una media di 5±4 INCREMENTO DELLA CAPACITÀ LAVORATIVA MEDIANTE AUMENTO giorni. Tutti i pazienti con ECMO da noi assistiti presentavano DELLA C53 VELOCITÀ DELLA TURBINA IN PAZIENTI PORTATORI DI ASSISTENZA un incannulazione artero-venosa femoro-femorale, di questi hanno VENTRICOLARE INCREMENTO SINISTRA DELLA A CAPACITÀ FLUSSO CONTINUO LAVORATIVA MEDIANTE AUMENTO necessitato, DELLA durante VELOCITÀ la degenza, DELLA di un up-grading dell assistenza con Massimo TURBINA Pistono IN PAZIENTI, Alessandro PORTATORI Mezzani, DI Mauro ASSISTENZA Rinaldi, Ugo VENTRICOLARE Corrà, posizionamento SINISTRA A FLUSSO della cannula CONTINUO arteriosa a livello succlavio. Marco Gnemmi, Alessandro Imparato, Roberto Caruso, Conclusioni. Dalla nostra esperienza è emerso come l utilizzo dell ECMO Silvia Colombo, Pantaleo Giannuzzi rappresenti una possibilità in più per pazienti in stato di importante Fondazione Salvatore Maugeri, IRCCS, Istituto Scientifico di Veruno, compromissione emodinamica o aritmica non responsiva ad altre terapie, Veruno, Divisione Universitaria di Cardiochirurgia, A.O. S. Giovanni consentendo di mantenere in vita il paziente e di permettere quindi Battista, Torino un attenta valutazione (bridge to decision) della migliore strategia L utilizzo di assistenza ventricolare meccanica ventricolare sinistra terapeutica per il caso specifico (brige to bridge, bridge to recovery, bridge Scopo. (LVAD) sia come ponte al trapianto cardiaco che come terapia definitiva to transplantation). Il posizionamento e la gestione dell ECMO è possibile nei pazienti affetti da scompenso cardiaco refrattario è in continuo in UTIC mediante un lavoro di stretta collaborazione fra cardiologi e aumento. L ottimizzazione del flusso generato dal LVAD a riposo e cardiochirurgi. durante esercizio fisico durante il periodo riabilitativo può essere un utile ausilio in vista del ritorno alle attività della vita quotidiana. Materiali e e metodi. Dal 04/00 al 0/0 abbiamo valutato 8 pazienti portatori di LVAD (3 Heart Mate II, 4 Berlin Heart Incor, Heart Ware), di cui 4 affetti da cardiopatia ischemica (età 55±7 anni, BMI 5±9 kg/m, FE 3±4%, volume telediastolico ventricolare sinistro indicizzato 05±43 ml/m ). I pazienti hanno eseguito un test ergometrico cardiopolmonare al cicloergometro con impostazione fissa dei giri della turbina del LVAD (TECP) e un test ergometrico cardiopolmonare al cicloergometro con incremento della velocità dei giri della turbina durante esercizio (TECP). La sequenza dei test è stata randomizzata. Risultati. Tutti i pazienti hanno eseguito i TECP senza complicanze. I risultati sono riportati nella tabella sottostante. TECP TECP Giri turbina 769± ±7* PC picco 5.3±.0 5.8±.0* VO picco 3.0±.7 4.0±.4* Polso O picco 9.±.5 9.8±.* W picco 75±7 80±7 QR picco.3±0..3±0.3 VE/VCO slope 4.3±5. 4.0±7.8 FC picco 0±8 9±6 PC, portata cardiaca; QR, quoziente respiratorio; FC, frequenza cardiaca; VO, picco consumo O al picco; VE/VCO slope, rapporto ventilazione e consumo anidride carbonica. *p<0.05 vs TECP. Conclusioni. C55 IMPATTO PROGNOSTICO DELL ANGOLO DI FASE BIOIMPEDENZIOMETRICO NELLO SCOMPENSO CARDIACO ACUTO Francesco Massari, Angela Potenza, Diletta Torres, Giovanna Rodio, Massimo Iacoviello 3, Michele Clemente 4, Vincenzo Nuzzolese, Gaspare Parrinello 5 Cardiologia-UTIC, Altamura (BA), Nefrologia, Altamura (BA), 3 Istituto di Cardiologia, Bari, 4 Cardiologia-UTIC, Matera, 5 Medicina Interna, Palermo Background. L analisi corporea bioimpedenziometrica è una metodica facile, rapida, a basso costo, portatile e ripetibile, che fornisce importanti informazioni sulla composizione corporea. Numerosi studi hanno dimostrato che il rapporto angolare tra reattanza e resistenza (angolo di fase; AF; espresso in gradi) è un potente predittore di prognosi in diverse condizioni cliniche e nello scompenso cardiaco cronico. Tale associazione non è stata mai esplorata nello scompenso cardiaco acuto. Scopo dello studio. È stato quello di valutare il valore prognostico dell AF in una popolazione di pazienti con scompenso cardiaco acuto. Materiale e metodo. Abbiamo valutato l AF (Cardio-EFG, Akern, Firenze) in 88 pazienti consecutivi ricoverati in UTIC per scompenso cardiaco acuto con età 77±0 anni, rapporto F/M 95/93, con edemi declivi nel 46% dei casi, NYHA 3.3±0.7, FE 39±%, creatininemia.5±0.9 mg/dl, BNP 540±95 pg/ml, AF 4.7±. (dati espressi come medie ± SD). L endpoint primario è stato considerato la mortalità totale. 8S G ITAL CARDIOL VOL SUPPL AL N 5 0

17 riale e metodo. tati. COMUNICAZIONI ORALI lusioni. Risultati. Durante un follow-up mediano di 07 giorni, 47 pazienti (5%) sono deceduti. Al momento del ricovero i pazienti che successivamente avrebbero presentato l evento avevano valori di AF più bassi dei pazienti che sarebbero sopravvissuti (4.±0.9 vs 4.9±. ; p=0.00). La curva di sopravvivenza ottenuta con metodo di Kaplan-Meier per pazienti con AF in terzili è riportata in figura (log rank test χ 4.3; p=0.00). L analisi multivariata condotta secondo il metodo di Cox ha dimostrato che il BNP (HR 3., IC 95% ; p=0.0) e l AF (HR 0.50; IC 95% ; p=0.04) erano fattori di rischio indipendenti di morte. Tuttavia la performance dei due fattori individuati all analisi multivariata è risultata sovrapponibile, poiché le loro curve ROC risultavano rispettivamente di 0.66 per il BNP e di 0.67 per l AF, senza differenze statisticamente significative. Conclusioni. Nello scompenso cardiaco acuto, l angolo di fase emerge come un semplice e nuovo stratificatore di prognosi indipendente da variabili cliniche come il BNP, ma di pari impatto nel predire la mortalità totale. Ecocardiografia e valvulopatie C56 TRANSCATHETER VALVE IN SURGICAL AORTIC VALVE TO TREAT DEGENERATED AORTIC BIOPROSTHESIS Giuseppe Bruschi, Federico De Marco, Jacopo Oreglia, Paola Colombo, Benedetta De Chiara, Antonella Moreo, Aldo Cannata, Pia Gagliardone, Roberto Paino, Luigi Martinelli, Silvio Klugmann Cardiology and Cardiac Surgery Department, Niguada Ca Granda Hospital, Milan Objective. In recent years, transcatheter aortic valve implantation (TAVI) hasbecome an emerging alternative for high-risk patients with severeaortic stenosis. A promising new indicationof this technology could be the interventional treatment ofdegenerated bioprostheses. Methods. From May 008, 90 underwent TAVI with the CoreValve bioprosthesis because judged high-risk surgical candidates. Among them 3 female patients (mean age 80 years) received a CoreValve to treat aortic bioprosthesis structural degeneration, in two cases a Carpentier- Edwards ( and 3 mm) and a severely insufficient 5 mm Biocor stentless valve in one. Mean time from surgery to TAVI was years. After combined cardiac surgeons and cardiologist patient evaluation TAVI was preferred. Results. The procedures were performed by the cardiovascular team composed of interventional cardiologists, cardiac surgeons with expertise in hybrid procedures, and cardiac anesthesiologists. A successfully totally percutaneous retrograde CoreValve implantation was performed. After correct positioning with the aid of repeated contrast media injections and under fluoroscopy guidance the prosthesis was deployed with immediate improvement of the hemodynamic status. No post-operative complications occurred. Patients were discharged after a mean -day hospitalization, all are in NYHA functional class I at follow-up. Conclusions. Our experience, characterized by a multidisciplinary approach, necessary to offer the safest conditions and care for patients, demonstrates the feasibility of a new, promising indication for the use of a transcatheter valve replacement: percutaneous treatment of a degenerated aortic bioprosthesis. C57 LA PROGNOSI DELL ENDOCARDITE INFETTIVA NEL PAZIENTE ANZIANO. DATI DAL REGISTRO ITALIANO DELLA ENDOCARDITE INFETTIVA (RIEI) Enrico Cecchi, Fabio Chirillo, Moreno Cecconi 3, Alessandro Cialfi 4, Pompilio Faggiano 5, Antonella Moreo 6, Stefano Del Ponte 7, Mauro Rinaldi 8, Angelo Squeri 9, Francesco Enia 0, Oscar Gaddi, Monica Anselmino, Alfredo Zuppiroli 3, Flavio Bologna 4, Anna Patrignani 5, Davide Forno, Alessandra Pedrocco, Valentina Zilioli 5, Giuliana Ronzani 6, Stefania Cataldo 6, Paolo Sorrentino, Rita Trinchero Dipartimento di Cardiologia, Ospedale Maria Vittoria, Torino, U.O.C. di Cardiologia, Ospedale Ca Foncello, Treviso, 3 Dipartimento di Scienze Cardiologiche Mediche e Chirurgiche, Azienda Ospedaliero Universitaria, Ospedali Riuniti, Ancona, 4 Dipartimento di Cardiochirurgia, Ospedale Sacco, Milano, 5 Cattedra di Cardiologia, Università degli Studi e U.O. di Cardiologia, Spedali Civili, Brescia, 6 Dipartimento Cardiologico, Ospedale Niguarda Ca Granda, Milano, 7 Dipartimento di Cardiochirurgia, Ospedale Mauriziano, Torino, 8 Sezione di Cardiochirurgia, Azienda Ospedaliera Universitaria Molinette, Torino, 9 Dipartimento Cardio-Nefro-Polmonare, Azienda Ospedaliero-Universitaria, Parma, 0 Dipartimento di Cardiologia, Ospedale Cervello, Palermo, Dipartimento di Cardiologia, Ospedale Civile di Reggio Emilia, Reggio Emilia, Dipartimento di Cardiologia, Ospedale Giovanni Bosco, Torino, 3 Dipartimento Cardiologico, Azienda Sanitaria di Firenze, Firenze, 4 Divisione di Cardiologia, Ospedale Civile di Rimini, Rimini, 5 U.O. di Cardiologia, Ospedale Civile di Senigallia, Senigallia, 6 Divisione di Cardiologia, Ospedale Civile di Ivrea, Ivrea Negli ultimi decenni si è osservata nel mondo occidentaleuna maggiore incidenza di endocardite infettiva (EI) nei pazienti anziani. Questa è stata spesso considerata come una forma di EI atipica, poco conosciuta anche a causa di una letteratura contrastante e con pochi studi prospettici di qualità elevata. Scopo di questa relazione è riportare i dati del Registro Italiano della Endocardite Infettiva (RIEI) riguardanti le caratteristiche clinico-prognostiche dellaei nel paziente anziano. Metodi. Il RIEI ha prospetticamente arruolato casi consecutivi di EI analizzandone variabili epidemiologiche, cliniche, diagnostiche e terapeutiche, come appaiono nel mondo reale italiano. Il protocollo del registro è stato pubblicato con il dettaglio delle variabili analizzate. () Per la presente relazione si sono confrontate le variabili cliniche e prognostiche dei pazienti anziani (>65 anni) (AN) con quelle dei pazienti con meno di 65 anni di età. Le differenze tra gruppi sono state ottenute con il confronto di proporzioni con significatività per p<0.05. Risultati. Dei 506 casi analizzati, 66 sono anziani. Gli AN hanno più frequentemente diabete mellito (p<0.00) ed altre patologie croniche (p<0.00), ma non cancro e terapia immusoppressiva. L EI negli AN è più frequentemente nosocomiale (p<0.05), con più accessi vascolari (p<0.0) e device endocavitari (p<0.00), più cardiopatie predisponenti (p<0.00), particolarmente protesi valvolari (p<0.00). Negli AN si sono osservate più complicanze paravalvolari su EI protesica (p<0.005). Il numero globale delle complicazioni non è risultato maggiore, ma gli AN hanno meno embolie sistemiche (p<0.005), meno insufficienze valvolari severe (p<0.0) e più casi di scompenso cardiaco (p<0.05). Gli interventi chirurgici negli AN sono stati il 49% contro il 56% degli altri pazienti, senza differenze significative. Negli AN era meno frequente l indicazione chirurgica per insufficienza valvolare severa (p<0.0). Non si sono osservate differenze significative riguardo a pazienti non operati nonostante indicazione chirurgica. Negli AN era più frequente (p<0.0) la rimozione di device endocavitario.la mortalità negli AN era 4%, mentre era del 0% nei pazienti con meno di 65 anni (p<0.00). Conclusioni. I dati del RIEI confermano che l EI negli anziani è gravata da maggior mortalità, ma non è associata attualmente a minor ricorso alla chirurgia. Ulteriori analisi sono necessarie per stabilire se è l età stessa il determinante prognostico principaleassociato o meno ad altre variabili di epidemiologia clinica.. Infective endocarditis in the real world: The Italian Registry of Infective Endocarditis (Registro Italiano Endocardite Infettiva). J Cardiovasc Med 008; 9: C58 ECOCARDIOGRAFIA TRIDIMENSIONALE: I TEST IN VITRO CI AIUTANO A COMPRENDERNE I PUNTI DI FORZA E QUELLI DI DEBOLEZZA? Rita Piazza, Margherita Cinello, Alberto Roman-Pognuz, Andreea M. Dragos, Roxana Enache, Rosa Pecoraro, Elisa Leiballi, Valeria Leonelli, Umberto Grandis, Francesco Antonini-Canterin, Eugenio Cervesato, Gian Luigi Nicolosi Cardiologia, ARC, A.O. S. Maria degli Angeli, Pordenone, Pordenone L ecocardiografia tridimensionale (ECO3D) offre importanti informazioni complementari e di rilevanza clinica in alcune patologie selezionate (difetto del setto interatriale, prolasso valvolare mitralico, calcolo dei volumi ventricolari destri e sinistri e valutazione della frazione di eiezione ventricolare destra e sinistra). In molti altri contesti clinici non rappresenta ancora quel salto di qualità che si era atteso, in termini di informazioni aggiuntive e decisive al letto del malato. L ECO3D può presentarsi quindi, nell attuale contesto clinico, in maniera assolutamente dicotomica: da una parte come grande specchietto per le allodole o ottimo gadget e dall altra come utile elemento complementare in contesti ben definiti. Un utilizzazione razionale e positiva della ECO3D richiede che tale metodica venga adeguatamente G ITAL CARDIOL VOL SUPPL AL N 5 0 9S

18 4 CONGRESSO NAZIONALE DI CARDIOLOGIA DELL ANMCO integrata in un contesto clinico coerente e vissuto, e che venga utilizzata in complementarietà con tutte le altre tecniche ultrasoniche. Al fine di approfondire la capacità di risoluzione comparativa dell ECO3D rispetto all ecocardiografia bidimensionale (ECOD) è stato approntato un test in vitro utilizzando un apparecchiatura ECO3D commerciale (Philips ie33) consonda da -5 MHz (X5) e da -7 MHz (X7). Sono stati utilizzati fantocci con struttura dentata a pettine con diverso calibro dei rebbi e diversi spazi tra i rebbi (vedi Figura). I risultati sono riportati nella Tabella. Fantoccio, porzione Fantoccio a denti, spessi porzione a denti spessi Calibro dente (mm) (scostamento) Calibro spazio interdigitale (mm) (scostamento) Fantoccio, porzione Fantoccio a denti, sottili porzione a denti sottili Calibro dente (mm) (scostamento) Calibro spazio interdigitale (mm) (scostamento) Fantoccio Fantoccio Calibro dente (mm) (scostamento) Calibro spazio interdigitale (mm) (scostamento) Valore reale 3D D X7 X5 X7 X5.5.8 (+0%).9.6 (-6%).0. (+0%) 0.7. (+57%).5.6 (+30%).5. (-%).7 (+3%).5 (- %). (+0%).0 (+43%). (-4%). (-4%).5 (0%).8 (-5%).0 (0%).0 (+43%). (+%). (+%).9 (+7%). (-37%). (+0%) 0.8 (+4%). (+4%) 0.9 (+ 8%) Dai dati misurati, nei limiti della risoluzione spaziale dello strumento, l ECOD sembra superiore rispetto all ECO3D. Nuovi avanzamenti tecnologici chiariranno meglio il ruolo complementare dell ecocardiografia 3D in ambito clinico, identificando le patologie per le quali la visione stereoscopica tridimensionale può costituire un aiuto significativo in termini operativi per il chirurgo o l operatore interventista. Allo stato attuale appare essenziale conoscerne a fondo i limiti e le potenzialità, soprattutto in termini di risoluzione spaziale. C59 TRANSTHORACIC ECHOCARDIOGRAPHY FOR THE DIAGNOSIS OF INFECTIVE ENDOCARDITIS. DATA FROM RIEI (REGISTRO ITALIANO ENDOCARDITE INFETTIVA) Enrico Cecchi, Fabio Chirillo, Moreno Cecconi 3, Alessandro Cialfi 4, Pompilio Faggiano 5, Antonella Moreo 6, Stefano Del Ponte 7, Mauro Rinaldi 8, Angelo Squeri 9, Oscar Gaddi 0, Francesco Enia, Piera Costanzo, Alfredo Zuppiroli 3, Flavio Bologna 4, Nino Ciampani 5, Gianluigi Bergandi 6, Silvia Ferro Divisione di Cardiologia, Ospedale Maria Vittoria, Torino, Divisione di Cardiologia, Ospedale Ca Foncello, Treviso, 3 Divisione di Cardiologia, Ospedali Riuniti G.M. Lancisi, Ancona, 4 Cardiochirurgia, Ospedale Sacco, Milano, 5 Divisione Universitaria di Cardiologia, Ospedale Civile di Brescia, 6 Divisione di Cardiologia, Ospedale Niguarda, Milano, 7 Cardiochirurgia, Ospedale Mauriziano, Torino, 8 Cardiochirurgia, Ospedale Molinette, Torino, 9 Dipartimento di Cardiologia, Azienda Universitario-Ospedaliera, Parma, 0 Dipartimento di Cardiologia, Ospedale Civile di Reggio Emilia, Dipartimento di Cardiologia, Ospedale Cervello, Palermo, Dipartimento di Cardiologia, Ospedale Giovanni Bosco, Torino, 3 Divisione di Cardiologia, Ospedale Civile di Firenze, 4 Divisione di Cardiologia, Ospedale di Rimini, 5 Divisione di Cardiologia, Ospedale Civile di Senigallia, 6 Divisione di Cardiologia, Ospedale Civile di Ivrea Background. Echocardiography is the fundamental diagnostic technique for the diagnosis of infective endocarditis (IE). The choice of the transthoracic (TTE) vs transesophageal echocardiography (TEE) depends on historical data about their diagnostic accuracy, not considering more recent technical improvements of TTE imaging. Aim of the present study is to provide updated data on the diagnostic sensitivity and the clinical usefulness of TTE vs. TEE from the Italian Registry on IE (RIEI). Methods. The RIEI has enrolled consecutive cases of IE, analyzing diagnostic and therapeutic data from a real world practice perspective. The registry protocol has been extensively published () and specific data are available on the echocardiographic variables. Results. From July consecutive cases with definite IE according to Duke criteria have been enrolled in the RIEI (367 males, 39 females). Complete data are available for 497 cases (98%) and are included for analysis. The following diagnostic echocardiographic exams were performed: 468 TTE (94%) and 350 TEE (70%). According to Duke criteria a positive TTE was recorded in 93 (63%) of cases, an uncertain TTE in 90 (9%), and a negative TTE in 85(8%). For TEE, a positive study was reported in 37 (9%), uncertain in 8 (5%), and negative in 5 (4%) (p=0.000). This significant different diagnostic sensitivity is not evident in patients with tricuspide valve IE or drug addiction history. TTE was significantly performed earlier than TEE: the mean time to TTE was 6.50±8.45 days, while the mean time to TEE was 8.85±8.49 days (p=0.000). TTE was responsible for the diagnosis in 97 of 497 cases (60%), TEE in 00 of 497 cases (40%). Moreover TEE contributed to changing the therapeutic approach in 97 of 497 cases (39%). Conclusions. In the real world TTE is earlier and more widely performed, and it is the major echocardiographic tool for the initial diagnosis of IE. In spite of improvements in echocardiographic technology, TEE confirms its superior diagnostic sensitivity in most cases, although it is probably underused in clinical practice.. Infective endocarditis in the real world: The Italian Registry of Infective Endocarditis (Registro Italiano Endocardite Infettiva). J Cardiovasc Med 008;9: C60 VALUTAZIONE DELLA FUNZIONE VENTRICOLARE SISTO-DIASTOLICA IN ATLETI AGONISTI: STUDIO MEDIANTE D SPECKLE TRACKING Ketty Savino, Alessio Lilli, Elisabetta Bordoni, Rosanna Lauciello 3, Clara Riccini, Giuseppe Ambrosio 3 Cardiologia, Università di Perugia, Laboratorio Diagnostica per Immagini ASL 3 Umbria, Perugia, U.O. di Cardiologia della Versilia Lido di Camaiore, Viareggio, 3 Cardiologia e Fisiopatologia Cardiovascolare, Università di Perugia Introduzione. L ipertrofia ventricolare sinistra (IVS) è un potente fattore di rischio di eventi cardiovascolari ed è considerato un processo che promuove lo scompenso cardiaco (classe B dell AHA). Considerata come modello di disfunzione diastolica, molti studi hanno descritto una disfunzione sistolica subclinica con normale frazione di eiezione. Non è noto se l IVS dell atleta possa essere considerata come meccanismo fisiologico grazie al quale riesce ad ottenere prestazioni cardiocircolatorie superiori a quelle dei soggetti non allenati. Lo studio ecocardiografico bidimensionale con metodica dello speckle tracking (DS) è accurato nella quantificazione delle modificazioni della funzione VS anche in presenza di una normale frazione di eiezione. Scopo dello studio. Valutare le modificazioni dello strain ventricolare sinistro in una popolazione di soggetti con IVS cosiddetta fisiologica e pazienti con IVS patologica con una popolazione sana di controllo. Materiali e metodi. Atleti agonisti (Gruppo A), ipertesi ipertrofici (Gruppo I) e soggetti sani di controllo (Gruppo C) hanno eseguito un ecocardiogramma standard e DS di ottima qualità tecnica. La funzione VS sisto-diastolica è stata valutata off-line con la determinazione di tutti i picchi di strain (S) e di strain rate (SR) longitudinale, radiale e circonferenziale. È stata, infine, determinata la Torsione ventricolare sinistra. Risultati. Sono stati arruolati nello studio 3 atleti agonisti, 6 pazienti affetti da ipertensione arteriosa messi a confronto con 56 soggetti sani di controllo. Tutti i soggetti erano asintomatici ed avevano una normale frazione di eiezione. Globalmente il Gruppo I non mostrava alterazioni significative dello strain sistolico fatta eccezione per la componente longitudinale; tuttavia abbiamo evidenziato un aumento della torsione ventricolare. La funzione diastolica è risultata invece significativamente compromessa in tutte le componenti e con tutti i metodi studiati. L ipertrofia fisiologica del gruppo A, nonostante un rimodellamento VS, non mostrava alterazioni dei parametri studiati, fatta eccezione che per la frequenza di contrazione longitudinale (pur con un ispessimento globale normale). Conclusioni. L IVS fisiologica del cuore rimodellato d atleta non mostra significative alterazioni della funzione miocardica sisto-diastolica. L IVS dell iperteso si accompagna a significative alterazioni della funzione diastolica; la disfunzione sistolica è, come già descritto, longitudinale ma accompagnata da un aumento della torsione VS. Interventistica non coronarica 0S G ITAL CARDIOL VOL SUPPL AL N 5 0 C6 STENOSI AORTICA LOW FLOW-LOW GRADIENT TRATTATA CON IMPIANTO PERCUTANEO DI COREVALVE: RISULTATI IMMEDIATI ED A LUNGO TERMINE

19 COMUNICAZIONI ORALI Interventistica non coronarica C6 STENOSI AORTICA LOW FLOW-LOW GRADIENT TRATTATA CON IMPIANTO PERCUTANEO DI COREVALVE: RISULTATI IMMEDIATI ED A LUNGO TERMINE Claudia Fiorina, Salvatore Curello, Giuliano Chizzola, Ermanna Chiari, Antonio D Aloia, Aldo Manzato, Giuseppe Coletti, Elena Tanghetti, Giuseppe Seresini, Fedrica Ettori Laboratorio di Emodinamica, Divisione di Cardiologia, Dipartimento Cardiotoracico, Spedali Civili, Brescia Introduzione. I pazienti con stenosi aortica low flow-low gradient e disfunzione ventricolare severa hanno una prognosi infausta se lasciati in terapia medica, ma anche una mortalità operatoria elevata se trattata chirurgicamente. Non ci sono dati sul trattamento percutaneo di questo sottogruppo di pazienti. Lo scopo del presente studio è stato quello di valutare i risultati acuti ed a lungo termine dell impianto percutaneo di Corevalve nei pazienti con stenosi aortica low flow-low gradient e disfunzione ventricolare sinistra severa. Materiali e metodi. Nel periodo compreso tra settembre 007 e dicembre 009 sei dei 90 pazienti (6.6%) sottoposti ad impianto percutaneo di Corevalve avevano una stenosi aortica low flow-low gradient (definita come AVA < cm ed un gradiente medio <30 mmhg) e disfunzione ventricolare sinistra severa (LVEF <5%). Tutti i pazienti sono stati sottoposti ad eco-stress con dobutamina. L impianto della Corevalve è stato effettuato in presenza di circolazione extracorporea in stand-by (cannulazione profilattica dell arteria e vena femorale). Risultati. I pazienti avevano un età media di 80±9 anni (range 6-88 anni, 57% sesso maschile), una LVEF media del ±%, un EuroSCORE logistico medio del 46±%. Un pregresso infarto miocardico, un pregresso CABG, un ipertensione polmonare severa (PAPs 56±3 mmhg) con disfunzione ventricolare destra severa erano presenti nel 50% dei casi. Il successo procedurale è stato del 00%. Due pazienti hanno avuto bisogno del supporto di pompa ( e 30 minuti rispettivamente) in seguito ad un arresto cardiaco dovuto a rigurgito aortico severo conseguente ad impianto basso della protesi (risolto con impianto valve in valve ) in un caso, ed una severa ipotensione dopo valvuloplastica risoltasi con l impianto della protesi nell altro caso. Solo un paziente a quattro mesi dalla procedura ha subito un nuovo ricovero per scompenso cardiaco. Gli altri erano stabilmente in classe NYHA II. Ad un anno di follow-up non si sono verificati decessi, malfunzionamenti di protesi od altri eventi maggiori. Si è osservato un progressivo miglioramento della LVEF alla dimissione, ad un mese ed un anno (33±9%; 35±9%; 4±5%, rispettivamente). Conclusioni. I risultati di questa esperienza preliminare dimostrano che l impianto di Corevalve è fattibile anche in questo sottogruppo di pazienti. Nella nostra esperienza la disponibilità del supporto di pompa è stato determinante ai fini del successo procedurale. C6 REDUCED INCIDENCE OF COMPLICATIONS WITH MODERATELY AGGRESSIVE BALLOON AORTIC VALVULOPLASTY: A 0-YEAR EXPERIENCE Cristina Ciuca, Francesco Saia, Cinzia Marrozzini, Barbara Bordoni, Nevio Taglieri, Carolina Moretti, Gianni Dall Ara, Pietro Cortesi, Angelo Branzi, Antonio Marzocchi Istituto di Cardiologia, Policlinico S.Orsola-Malpighi, Bologna Background. Balloon aortic valvuloplasty (BAV) is a short-term palliative procedure for patients with severe symptomatic aortic stenosis (AS) who present temporary or permanent contraindications to aortic valve replacement or transcatheter aortic valve implantation. In historical series the incidence of periprocedural complications was remarkable. Methods. Between January 000 and July 00, 367 patients with severe symptomatic AS underwent elective BAV in our center with a moderately aggressive protocol. The rationale was to provide shortterm benefit minimizing procedural risks. BAV was performed as bridge in 67% and as the final therapeutic strategy in 33% of the patients. We assessed the incidence of in-hospital death, myocardial infarction, stroke, major bleeding events and change in renal function. Results. Mean patients age was 78± years, 7% were in NYHA class 3 or 4, % had acute coronary syndromes and 3% had previous syncope. Logistic EuroSCORE was.3±4.8%; coronary disease was present in 44% of the patients, previous cardiac surgery in 3%, cerebrovascular disease in 8%, chronic obstructive pulmonary disease in 3%, peripheral arteriopathy in 3% and neurological dysfunction in 6%. BAV was performed without pacing using the standard retrograde technique. A 0 mm balloon was employed in 95.9% of the procedures. Average gradient decreased from 47±0 mmhg to 5±4 mmhg. Hemostasis was obtained with a mechanical device, application of a compressive bandage and bed rest for 4 hours. In hospital mortality was 0.5% ( sudden death, cardiac tamponade). Major complications were stroke in 0.5% ( minor, major), bleedings requiring transfusion in 0.8%, access site complications needing intervention in %. A temporary increase >0.5 mg/dl in serum creatinine developed in 6% of the patients, permanent in.9%. Conclusion. In this large experience, BAV appeared safer then historical series. The objective of BAV should be a small increase of aortic valve area and any attempt to optimize hemodynamic results might enhance procedural risks without increasing the expected benefit. C63 IMPIANTO TRANSCATETERE DI BIOPROTESI VALVOLARI AORTICHE IN PAZIENTI AD ALTO RISCHIO: ESPERIENZA MONOCENTRICA Maurizio D Amico, Valeria Frisenda, Stefano Salizzoni, Francesca Giordana, Mauro Giorgi, Mara Morello, Imad Sheiban, Mario Lupo, Fiorenzo Gaita, Sebastiano Marra, Mauro Rinaldi Heart Team, Dipartimento Cardiovascolare e Toracico, Ospedale San Giovanni Battista, Torino Background. La TAVI appare ormai una valida alternativa terapeutica in pazienti (pz) anziani affetti da stenosi aortica severa sintomatica (SASS) ed ad alto rischio per la sostituzione valvolare chirurgica tradizionale. Materiali e metodi. Da maggio 008 al dicembre 00 presso il nostro centro sono stati trattati con TAVI 78 pz. Di seguito sono riportate le caratteristiche demografiche e le principali comorbidità: età 8.5±6.7; 46 femmine (59.0%); Logistic EuroSCORE 9.4±.8; STS mortality 7.6±5.5; 7 pz (.8%) avevano una vasculopatia perifericasecondo la definizione STS; 59 (75.6%) erano in classe NYHA 3; 0 (.8%) erano già stati sottoposti ad intervento cardochirurgico; 4 (5.%) avevano eseguito unapregressa valvuloplastica aortica; 6 (33.3%) erano stati sottoposti a pregressa PTCA; 5 pz (9.%) con BPCO almeno moderata (definizione STS); il filtrato glomerulare era <60 ml/min in 64 pz (8%) di cui 3 (3.8%) in dialisi; pz (5.4%) erano affetti da tumore maligno pregresso o in trattamento. Caratteristiche ecocardiografiche: area valvolare aortica 0.59±0.6 cm, gradiente transvalvolare medio (MPG) 5.7±6.8 mmhg, frazione d eiezione (FE) 57.3±3.6%, pressione arteria polmonare sistolica(paps) 44.4±4.0 mmhg. Sono state impiantate 34 protesi CoreValve, di cui 33 transfemorali ed una trans-succlavia, e 44 protesi Edwards di cui 0 transfemorali (5 con introduttore 8F) e 4 transapicali. Il follow-up clinico ed ecocardiografico è stato eseguito alla dimissione ed a 3-6- e 4 mesi dall intervento. Risultati. La protesi è stata posizionata correttamente nel 96.% dei casi (3 insuccessi: necessità di valve-in-valve in CEC, embolizzazione della protesi in ventricolo sinistro, rottura radice aortica). Si sono verificate aritmie di nuova insorgenza (BAV o BBsx) in 4 pz (30.8%) con impianto di PM definitivo in (5.4%). In 5 casi(6.4%) si è verificato uno stroke post-operatorio di cui con reliquati. Secondo la definizione VARC le complicanze procedurali maggiorisono state 4 (7.9%) e i sanguinamenti minacciosi per morte 6 (33.3%). Le complicanze vascolari che hanno richiesto procedura interventistica o chirurgica sono state 4 (7.9%). La mediana della degenza post-operatoria è stata di 8 giorni. La mortalità a 30 giorni è stata del 9.0% (7 pz).la curva attuariale di sopravvivenza ad un anno calcolata con le curve di Kaplan-Maier è del 65.6%. Dei 64 pz vivi oltre i 3 mesi, 59 (9.%) sono in classe NYHA. Le valvole impiantate hanno mostrato una buona funzionalità a distanza senza segni di migrazione o deterioramento strutturale. In particolare al follow-up ad un anno (3 pz) MPG è sceso a.3±6.0 mmhg (p<0.0), FE è del 64.0±8.7% (p=0.0) e PAPs è di 36.6±.8 mmhg (p=0.0). Conclusioni. Nei pazienti ad alto rischio operatorio la TAVI comporta un netto miglioramento emodinamico e clinico sia a breve che a medio termine. Ciò rende tale tecnica una possibile e valida alternativa all intervento chirurgico tradizionale in pazienti ad elevato o proibitivo rischio chirurgico. È necessario attendere i risultati del FU a lungo termine per valutare durata e funzionalità delle protesi. C64 ECHOCARDIOGRAPHIC GUIDANCE OF PERCUTANEOUS PATENT FORAMEN OVALE CLOSURE: HEAD-TO-HEAD COMPARISON OF TRANSESOPHAGEAL VERSUS INTRACARDIAC ECHOCARDIOGRAPHY Nicola Marchese, Carlo Vigna, Mario Zanchetta, Massimo Chessa 3, Vincenzo Inchingolo 4, Mario Fanelli 5, Raffaele Fanelli, Francesco Loperfido 6 Department of Cardiology, Casa Sollievo della Sofferenza Hospital IRCCS, San Giovanni Rotondo, Department of Cardiovascular Diseases, Ospedale Civile, Cittadella, 3 Department of Pediatric Cardiology and Adult with Congenital Heart Defect, Policlinico San Donato IRCCS, San Donato Milanese, 4 Department of Neurology, Casa Sollievo della Sofferenza Hospital IRCCS, San Giovanni Rotondo, 5 Department of Cardiology, University of Foggia, Foggia, 6 Department of Cardiology, Catholic University Medical School, Rome Background. Transesophageal (TEE) or intracardiac (ICE) echocardiography is commonly used to guide percutaneous patent foramen ovale (PFO) closure. To date, no head-to-head comparison has been carried out between these two techniques in the measurement of the fossa ovalis and appropriate device selection. Methods. In 45 patients with cryptogenic stroke and PFO with large rightto-left shunt, fossa ovalis dimensions were assessed preoperatively by TEE and intraoperatively by ICE. The Amplatzer devices, deployed on the basis of ICE, were compared with those that would have been selected by TEE. Results. A good correlation between TEE and ICE was observed for both longitudinal and transverse fossa ovalis dimensions (TEE-4chamber vs ICE- 4chamber: r=0.75; TEE-bicaval vs ICE-4chamber: r=0.77; TEE-aorta vs ICEaorta: r=0.59; p<0.00 for all). However, no such correlation was found in 3 patients with atrial septal aneurysm (ASA) (TEE-4chamber vs ICE- 4chamber: r=0.33; TEE-bicaval vs ICE-4chamber: r=0.49; TEE-aorta vs ICEaorta: r=0.05; p=ns for all). At Bland-Altman analysis, slight systematic differences with wide limits of agreement for each comparison were observed, particularly in patients with ASA, suggesting that the two imaging modalities cannot be used interchangeably. As regards device G ITAL CARDIOL VOL SUPPL AL N 5 0 S

20 Methods. Results. 4 CONGRESSO NAZIONALE DI CARDIOLOGIA DELL ANMCO selection, a moderate agreement was found between TEE- and ICE-guided device size (7%, k=0.53, p<0.00), except in patients with ASA (36%, k=0.0, p=ns). Conclusions. Our study suggests a significant disagreement between TEE Conclusions. and ICE in measuring fossa ovalis and selecting the appropriate device for PFO closure, particularly in patients with ASA. C65 INTRACARDIAC ECHOCARDIOGRAPHY DURING STRUCTURAL AND CONGENITAL HEART DISEASES PROCEDURES: WHY AND WHEN Alberta Cifarelli, Carmine Musto, Rosario Fiorilli, Claudia Pandolfi, Leda Bernardi, Massimiliano Scappaticci, Roberto Violini U.O. di Cardiologia Interventistica, A.O. San Camillo-Forlanini, Roma Non-surgical percutaneous interventions are increasingly indicated for many cardiac structural and congenital disease. Transesophageal echocardiography is actually considered the gold standard imaging technique, however general anesthesia and endotracheal intubation are required during prolonged monitoring of percutaneous interventions. In our center, a phased array, multi-frequency, four-way steerable catheter (AcuNaV, Siemens) is used for anatomic and hemodynamic cardiac assessment and for guidance and monitoring during non-coronary percutaneous interventions. A total of 7 patients underwent intracardiac echocardiographic investigation, patient during mitral valvuloplasty, during percutaneous aortic valve implantation, during the implantation of a left ventricular assist device, the Impella Recover System, during percutaneous pulmonary valvuloplasty, during coronary fistula occlusion, 3 during paravalvular leak occlusion, 63 during interatrial communication (atrial septal defect and patent foramen ovalis) closure. All patients tolerated the procedure very well with no catheter related major complications; four patients showed transient atrial arrhythmias. Intracardiac echocardiography allowed optimal imaging during all the procedures out of eight patient with large atrial septal defect or atrial aneurysm in whom transesophageal echocardiography was also performed to confirm the optimal closure; it was particularly useful during the atrial septal occlusion. Intracardiac echocardiography can be safely performed during transeptal puncture but was not very useful during mitral and pulmonary valvuloplasty or coronary fistula occlusion. A new interesting application is during transcatheter aortic valve implantation (TAVI), although during a routinely TAVI procedure neither transesophageal nor intracardiac echocardiac monitoring are required. Phased array intracardiac imaging is a safe technology, which facilitates non-surgical interventions providing high quality images. It can be routinely performed during ASD and PFO device occlusion, eliminating the need for general anesthesia and thus increasing the patient comfort. Epidemiologia e prevenzione C66 GENOME-WIDE-ASSOCIATION STUDY ON RESTING HEART RATE IN ISOLATED POPULATIONS IN THE NORTH-EAST OF ITALY. PRELIMINARY RESULTS Annamaria Iorio, Marco Bobbo, Marco Merlo, Sheila Ulivi, Pio D Adamo, Gastone Sabbadini 3, Paolo Gasparini, Gianfranco Sinagra Cardiovascular Department, Ospedali Riuniti and University of Trieste, Trieste, Medical Genetics Laboratory, IRCSS Burlo Garofolo, Ospedali Riuniti and University of Trieste, Trieste, 3 Clinical, Technological and Translational Sciences Department, Ospedali Riuniti and University of Trieste, Trieste Background. Quantitative electrocardiographic traits have been associated with cardiovascular mortality and morbidity. In particular, large epidemiologic studies have confirmed resting heart rate (HR) as an independent predictor of cardiovascular and all-cause mortality. Heritability, linkage, and association studies have suggested that RR interval is modified by common genetic variations, but the genetic influences on resting HR need to be further investigated. Isolated populations compared to outbred populations confer advantages for the identification of common genetic variants of complex traits because of lower genetic and environmental heterogeneity and longer spans of linkage disequilibrium. Aim of this study was to estimate the relative contribution of common genetic variations and epidemiological covariates to the phenotypic variability in the mean HR to distinguish the effects of environmental and genetic factors on HR measures. Methods. We analyzed 445 subjects from 6 isolated villages of the North- East of Italy for the Parco Genetico del Friuli Venezia Giulia project. Clinical history and examinations (including ECG and ultrasonic cardiac echoscopy), and a DNA sample were performed in all participants. HR was calculated as length in milliseconds of the RR interval (heart rate = 60000/RR). We genotyped single nucleotide polymorphisms (SNPs) for each subject using the Infinium-Illumina program. The analysis was adjusted for common environmental covariates (body mass index, gender, age, village, arterial hypertension, and physical activity). Subjects <5 years, atrial fibrillation, heart failure and those in antiarrhythmic treatments were excluded. Genome-wide-association (GWA) study was finally performed in 894 subjects. Results. The SNPs significantly associated to resting HR were located on chromosomes 5 (p<0.0000), 9 (p< ), and 4 (p< ). The most important pathophysiological result seemed the association between HR and the SNP located on chromosome 5: in this region is mapped a known gene expressed in the human heart and both in vivo and in vitro studies supported its important role on the regulation of calcium homeostasis and on the development of hypokinetic arrhythmias. The environmental covariates associated with HR resulted to be arterial hypertension, physical activity and village. Conclusion. This study remarks that GWA studies in isolated populations may be useful to identify novel genes and pathways implicated in quantitative traits. Ours findings suggest that genetic and environmental factors influence resting HR which emerges as a polygenic phenotype. The acknowledgment of common genetic and environmental factors will improve the recognition of individuals with increased risk for cardiovascular disease. Moreover finding functional SNPs in candidate gene influencing HR could improve the recognition of subjects at high risk for arrhythmia. C67 VALORE PROGNOSTICO DELLA TOMOGRAFIA COMPUTERIZZATA MULTISTRATO PER LO STUDIO DEL CIRCOLO CORONARICO IN SOGGETTI IPERTESI ASINTOMATICI AD ELEVATO RISCHIO CARDIOVASCOLARE Gennaro Ratti, Carlo Tedeschi, Roberto De Rosa 3, Cristina Capogrosso, Mario Iannaccone, Gregorio Covino, Paolo Tammaro, Cosimo Fulgione, Andrea Igoren Guaricci 4, Massimo Midiri 5, Filippo Cademartiri 6, Paolo Capogrosso U.O.C. di Cardiologia-UTIC, Ospedale S. Giovanni Bosco, Napoli, U.O.C. di Cardiologia, Ospedale S. Gennaro, Napoli, 3 U.O.C. di Radiologia, Ospedale S. Gennaro, Napoli, 4 Dipartimento di Radiologia, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Foggia, Foggia, 5 Dipartimento di Radiologia, Policlinico P. Giaccone, Università degli Studi, Palermo, 6 Dipartimento di Radiologia, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, Parma Background. La tomografia computerizzata multistrato (TCMS) si è dimostrata particolarmente utile nello studio delle placche coronariche, identificando anche placche non stenosanti (non-flow limiting lesions) calcifiche e non (a contenuto fibrolipidico), in particolare per il suo elevato valore predittivo negativo. Essa risulta particolarmente appropriata nello studio dei soggetti con rischio cardiovascolare intermedio che presentino una toracoalgia atipica. Recentemente essa si è mostrata utile anche nella valutazione di soggetti ad elevato rischio cardiovascolare, come i diabetici. La stratificazione prognostica del paziente iperteso prevede la valutazione del rischio aggiuntivo, in genere, basata sulla coesistenza di altri fattori di rischio cardiovascolare. Scopo. Abbiamo voluto valutare retrospettivamente, con TCMS, la presenza di ateromasia coronarica in fase preclinica, in una popolazione di soggetti ipertesi con rischio aggiuntivo alto, asintomatici e con test ergometrico non diagnostico. S G ITAL CARDIOL VOL SUPPL AL N 5 0

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