86 Congresso Nazionale SIU

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3 Cari amici e soci SIU, in questo volume troverete i contributi scientifici presentati allʼ86 Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia che si svolgerà a Riccione. Ci auguriamo che questa raccolta possa esservi di ausilio nel corso del Congresso e costituisca un utile strumento per coinvolgervi nelle discussioni, nonché un prezioso ricordo di questo evento. Un grazie speciale va ai Colleghi che hanno svolto il compito di revisori, selezionando 254 poster e 42 video a partire dai 574 contributi che sono stati inviati questʼanno, con un tasso di accettazione del 52%. Gli argomenti che hanno suscitato maggiore interesse sono stati lʼoncologia e le tecniche chirurgiche laparoscopiche e robotiche. Ogni lavoro scientifico è stato valutato da tre diversi esperti sulla base dellʼappropriatezza metodologica, della rilevanza dei risultati e della qualità della stesura. Per quanto riguarda i video, invece, i criteri di revisione sono stati: innovazione e riproducibilità della tecnica, metodologia di condotta dellʼintervento e qualità complessiva del video. Anche questʼanno il 30% degli abstract ricevuti erano in inglese, confermando il notevole successo di questa iniziativa avviata nel Per tale motivo, 14 delle 34 sessioni scientifiche saranno in inglese. Purtroppo per motivi organizzativi, inerenti alla suddivisione dei lavori in sessioni con argomenti omogenei, non è stato possibile accontentare tutti coloro che avevano fatto tale richiesta. Di questo ci scusiamo con i diversi Autori. Il vero successo del Congresso dipende comunque da tutti voi, dalla vostra attiva partecipazione, dal vostro entusiasmo e perché no, anche dalle vostre critiche. Con lʼauspicio che questo Congresso sia allʼaltezza delle vostre aspettative vi auguriamo una buona lettura di questa raccolta di abstract. Segue elenco revisori Carlo Terrone

4 comitato scientifico siu Carlo terrone Coordinatore Alberto briganti antonella giannantoni massimo maffezzini Il Comitato è coadiuvato nelle sue attività da: andrea tasca Barbara Fiorani Capo Segreteria - SIU Executive Manager ALBERTO MASALA Presidente SIU Carla Ceniccola Amministrazione - Segreteria Scientifica Marco Carini ex Officio Responsabile Ufficio Scientifico ANDREA MUGGIANO Web e Comunicazione Grafica

5 POSTER La responsabilità del contenuto degli Abstract è interamente ascrivibile agli Autori

6 P1 VALUTAZIONE DEI SINTOMI DI VESCICA IPERATTIVA IN PAZIENTI OBESI PRIMA E DOPO CHIRURGIA BARIATRICA A. Ripoli, G. Palleschi, A. Pastore, F. Ciprian, D. Autieri, A. Fuschi, L. Silvestri, A. Leto, C. Maggioni, K. Sacchi, A. Carbone (Latina) E riportata in Letteratura un associazione generica tra obesità e sintomi urinari.non esistono,tuttavia,dati specifici e su popolazioni selezionate.scopo del nostro studio è stato valutare i sintomi di vescica iperattiva in una popolazione di soggetti obesi prima e dopo chirurgia bariatrica. Sono stati arruolati nello studio pazienti con obesità patologica(bmi>30),di entrambi i sessi.i pazienti sono stati sottoposti ad una valutazione preliminare con esame obiettivo, esame delle urine, indici di funzionalità renale,valutazione del residuo post-minzionale,visita neurologica.criteri d inclusione sono stati rappresentati da:obesità(bmi)e presenza di sintomi suggestivi per vescica iperattiva all Overactive Bladder Questionnaire Short Form(OAB-q SF).Criteri di esclusione sono stati rappresentati da:pregresse o concomitanti patologie urologiche,pregressa chirurgia pelvica,infezione urinaria,alterazione degli indici di funzionalità renale,prolasso genitale, residuo post-minzionale significativo, sospetto o evidenza di patologie neurologiche.sono stati confrontati il BMI ed il risultato dell OAB-Q SF 1 giorno prima (baseline)e 90 giorni dopo intervento di chirurgia bariatrica(sleeve gastrectomy). Da una preliminare coorte di 51 pazienti,sono stati arruolati nella fase sperimentale dello studio un totale di 29 soggetti,20 femmine e 9 maschi, di età compresa fra 19 e 58 anni, media 38+/-4,5 anni.il BMI medio dei pazienti è risultato: 43+/-8.3;il 65.38% dei pazienti presentava un BMI>40.La durata media della procedura chirurgica è stata di 68+/-21 minuti.la durata media della degenza postoperatoria è stata di 3+/-1.3 giorni.il confronto tra il BMI pre e postoperatorio e tra il punteggio pre e post-operatorio dell OAB-q SF ha dimostrato una riduzione significativa di entrambi i parametri. Lo studio mostra che i sintomi di vescica iperattiva sono significativamente rappresentati nella popolazione obesa.la valutazione statistica ha permesso di dimostrare che,dopo 90 giorni dall intervento di sleeve gastrectomy,il significativo calo ponderale è associato ad una riduzione importante dei sintomi urinari. Le ragioni fisiopatologiche alla base di tale associazione sono diverse.alcuni Autori attribuiscono alla compressione esercitata sulla vescica dall abbondante grasso addominale del soggetto obeso una riduzione della sua compliance che determinerebbe una riduzione della capacità cistometrica,una maggiore predisposizione al prolasso ed urgenza minzionale.sicuramente l eziopatogenesi dei disturbi minzionali è multifattoriale,avendo i pazienti con obesità numerose patologie associate,sia cardiorespiratorie che dismetaboliche,il miglioramento di queste comorbidità,chiaramente dimostrato dopo chirurgia bariatrica,ha un impatto favorevole anche sui disturbi urinari. L esperienza da noi condotta presenta dati ancora non riportati in Letteratura, documentando la presenza di sintomi di vescica iperattiva in pazienti con obesità e loro miglioramento dopo chirurgia bariatrica. 1

7 P2 P3 IPOSSIA D ALTA QUOTA E VARIAZIONI FISIOLOGICHE DEI PARAMETRI UROFLUSSIMETRICI NELLA DONNA L. Mastroserio, V. Verratti, R. Iantorno, J. Dantas, C. Di Giulio, R. Tenaglia (Chieti) Scopo dello studio è stato stabilire una correlazione tra variazioni della pressione parziale dell ossigeno e lo stato di funzionalità dell unità vescicouretrale, al fine di individuare un possibile ruolo fisiopatologico dell ipossia nei meccanismi della minzione. Lo studio è stato condotto su 7 donne (27-41 anni). Per le valutazioni funzionali è stato utilizzato l uroflussimetro Model 2002 Microflo II, allestendo uno spazio dedicato in ogni location e per ciascuna altitudine di riferimento (livello del mare pre-spedizione; 3500 metri e 5000 metri durante la spedizione; livello del mare post-spedizione). I parametri valutati sono stati: flusso massimo; flusso medio; tempo di flusso; tempo al flusso massimo; tempo di svuotamento; volume mitto. I dati sono stati presentati come mediana, primo (Q1) e terzo (Q3) quartile. È stata effettuata la normalizzazione dei dati con l obbiettivo di evitare interferenze di assoluta variabilità individuale dei parametri uroflussimetrici sull analisi. Così, la variabilità percentuale è stata utilizzata per il confronto. È stato effettuato il test di Friedman per i confronti di tutte le variabili, il Wilcoxon Test per la post-hoc. Il livello di significatività è stato del 5% (P <0,05). Tutte le variazioni percentuali ( %) di ciascun parametro uroflussimetrico si riferiscono al confronto tra le valutazioni effettuate a: livello del mare pre-spedizione (SEA_PRE), 3500 metri (HIP_3500), 5000 metri (HIP_5000) e livello del mare post-spedizione (SEA_POST). Le % del flusso massimo, flusso medio e tempo al flusso massimo, non hanno mostrato variazioni statisticamente significative. La % del volume mitto ha mostrato variazioni significative in rapporto a SEA_PRE, SEA_POST confrontati con HIP_5000. La % del tempo di flusso è risultata statisticamente significativa in rapporto a SEA_PRE confrontata con HIP_5000 e in rapporto a HIP_3500 con SEA_POST. La % del tempo di svuotamento è stata significativa in rapporto al confronto tra HIP_5000 e SEA_PRE e SEA_POST. Nel nostro studio, l ipossia deriva da una condizione di esposizione a basse pressioni parziali di ossigeno (ipossia ipobarica), determinando una condizione sistemica di risposta all ipossia e fornendo un primo modello in vivo di possibili alterazioni minzionali in seguito a riduzione dell oxygen supply tissutale. E noto come l esposizione cronica all ipossia provochi un iperattività del sistema simpatico la cui attivazione si correla a rilassamento del corpo vescicale e a contemporanea contrazione della base vescicale (collo vescicale) e dell uretra prossimale, contribuendo così al riempimento vescicale. L aumento dell attività del sistema simpatico in alta quota potrebbe, di per sé, spiegare l aumento della % del volume urinato, correlato alle % del tempo di flusso e di svuotamento. Altra possibile interpretazione, dei nostri risultati, è da ricercare in una desensibilizzazione, ipossia-correlata, dell urotelio vescicale durante la fase di riempimento/riserva. UTILIZZO DELL URODINAMICA NON INVASIVA PER VALUTARE L OUTCOME DELLA CHIRURGIA PROSTATICA DISOSTRUTTIVA G. MOMBELLI, S. RANZONI, S. SANDRI (MAGENTA) La disostruzione chirurgica nei pazienti affetti da ostruzione prostatica documentata all esame urodinamico invasivo ha percentuale di successo del 15-29% maggiore rispetto a chi non lo esegue. L utilizzo dell esame urodinamico è limitato perché è invasivo e costoso. Quindi sono state sviluppate tecniche di urodinamica non invasiva. Abbiamo adottato una di queste tecniche prima e dopo il trattamento chirurgico dell ipertrofia prostatica per verificare la fattibilità della procedura e la correlazione dell esame con l outcome chirurgico Tutti i pazienti in programma per TURP o adenomectomia prostatica sono stati valutati con uno studio pressione/flusso e IPSS prima e 3 mesi dopo l intervento. Abbiamo escluso portatori di catetere vescicale, calcolosi vescicale, ampi diverticoli, reflusso vescico-ureterale. Lo studio non invasivo si avvale di un flussometro e una cuffia posizionata attorno al pene; il paziente minge nel flussometro: quando inizia la minzione, la cuffia si gonfia di 10 cmh2o/sec fino a quando il flusso minzionale si interrompe o viene raggiunta una pressione di 200 cmh2o. La pressione alla quale si interrompe il flusso riproduce una stima della pressione isovolumetrica vescicale, misura della forza di contrazione detrusoriale. I valori di pressione della cuffia (Pcuff) e di flusso massimo (Qmax) vengono elaborati Abbiamo eseguito 30 esami prima della chirurgia. 9 test preliminari (30%) erano inattendibili perchè il paziente urinava meno di 150 ml di urina o la cuffia era mal posizionata. 2 pazienti sono persi al follow-up e 1 paziente non ha ancora raggiunto i 3 mesi post-operatori. Nei 18 pazienti che hanno concluso il follow-up, abbiamo trovato i seguenti risultati (tabella). Prima della chirurgia, l IPSS medio era 18, il volume prostatico medio 79 ml, il residuo post-minzionale (RPM) medio 141 ml. La Pcuff media preoperatoria era 151 cmh2o, il Qmax medio 11 ml/sec. Abbiamo eseguito 9 TURP, 1 RE-TURP e 8 adenomectomie prostatiche sec. Millin. 3 mesi dopo la chirurgia l IPSS medio era 5 e l RPM medio 53 ml; la Pcuff media era 141 ml/sec, mentre il Qmax medio 18 ml/sec Il 30% degli esami iniziali era inattendibile: questo deve essere tenuto in considerazione, escludendo pazienti con capacità vescicale molto ridotta o eseguendo un ecografia vescicale prima dell esame e istruendo adeguatamento lo staff. Come evidenziato nel grafico, l aumento del Qmax è decisamente piu marcato della riduzione della Pcuff; il miglioramento del Qmax è dovuto alla rimozione dell ostruzione, mentre l ipercontrattilità vescicale sembra persistere anche dopo la chirurgia Lo studio urodinamico non invasivo nell ostruzione cervico-uretrale ha dimostrato di aumentare la predittività dell outcome chirurgico in pazienti sottoposti a disostruzione: l outcome clinico post-chirurgico è in accordo con i cambiamenti della valutazione urodinamica non invasiva. In particolare abbiamo osservato maggior miglioramento del Qmax rispetto alla riduzione della pressione vescicale 2 3

8 P4 P5 ILEOCISTOPLASTICA DI AMPLIAMENTO IN PAZIENTI CON VESCICA NEUROLOGICA NELL ERA DELLA TOSSINA BOTULINICA A. Ierardi, G. Lombardi, F. Nelli, M. Celso, S. Serni, M. Carini, G. Del Popolo (Firenze) Valutare i risultati a medio e lungo termine dell IleoCistoPlastica di Ampliamento (ICPA), in pazienti affetti da vescica neurologica refrattaria a terapia antimuscarinica(am) e a infiltrazione detrusoriale con tossina botulinica (idbtx). Abbiamo analizzato in modo retrospettivo la nostra casistica di 17 pazienti, 8 maschi e 9 femmine, sottoposti ad ICPA da Gennaio 2004 a Ottobre 2012 con età media (range) all intervento di 40 anni (19-64). Tutti i pazienti sono stati sottoposti prima dell intervento ad esame videourodinamico (VU) che ha evidenziato: incontinenza nel 100% a volume di riempimento medio (range) di 243ml ( ), Capacità Cistomanometrica Massima (CCMax) media (range) 260 ml ( ), Compliance (Co) media (range) 8,9 ml/cmh2o (1,8-14,8), reflusso vescico-ureterale (RVU) presente in 6 (35,2%) pazienti. Il nostro protocollo prevede come discriminante per l intervento l esecuzione di Cistomanomteria in Spinale (CiSp) che confermi la riduzione della Co. L ICPA è stata eseguita con risparmio del trigono vescicale e sua anastomosi diretta all ileo detubularizzato e configurazione di un serbatoio tipo VIP utilizzando circa 30 cm di ileo terminale a 20 cm dalla valvola ileociecale. 15/17 pazienti hanno eseguito il follow up, che è stato in media è di 47 mesi (6 102), con esecuzione periodica di esami VU e urodinamici. Nel postoperatorio i pazienti non hanno avuto complicanze maggiori che abbiano necessitato reinterventi. L acidosi metabolica è stata controllata tramite emogasanalisi e corretta con assunzione di bicarbonato per os. I pazienti sono tornati al regime di Cateterismo Intermittente (CI). I parametri urodinamici sono migliorati con aumento della CCMax media (range) 474,5 ml ( ), e della Co media (range) 29,8ml/cmH2O (9,2-100). 13 (86,7%) pazienti non hanno ripreso terapia Am né eseguito idbtx. All ultimo controllo 2 pazienti (13,3%), entrambe donne, sono in terapia con Am, 1 dopo aver eseguito ciclo di radiotp per carcinoma uterino, l altra in associazione anche a idbtx sul moncone vescicale. 2 pazienti, un maschio e una femmina, sono stati sottoposti a sling uretrale per persistenza di incontinenza urinaria di tipo misto. Il RVU è persistito in 2 (13,3%) pazienti diventando monolaterale in 1 di essi ed è stato trattato con bulking ureterale. La ICPA è un intervento che consente di salvaguardare le alte vie urinarie con un miglioramento della qualità di vita nei pazienti con vescica neurologica refrattaria a terapia con Am e idbtx,con ridotta Co. L utilizzo della CiSp preoperatoria permette di discriminare i pazienti da indirizzare alla ICPA da quelli da inviare ad altre terapie, senza rischio di sovrattrattamenti. INIEZIONE INTRACERVICALE DI ONABOTULINOTOSSINAA PER IL TRATTAMENTO DELL OSTRUZIONE PRIMITIVA DEL COLLO VESCICALE REFRATTARIA ALLA TERAPIA MEDICA. UNA NUOVA OPZIONE TERAPEUTICA E. Sacco, R. Bientinesi, A. D Addessi, M. Racioppi, G. Gulino, F. Pinto, A. Totaro, M. Vittori, F. Marangi, P. Bassi (Roma) Valutare sicurezza ed efficacia dell iniezione intracervicale di OnabotulinotossinaA (BoNTA) come nuova opzione terapeutica dell ostruzione primitiva del collo vescicale (PBNO). Dal Gennaio 2008 al Settembre 2012, sono stati inclusi in questo studio pazienti consecutivi affetti da sintomi del basso tratto urinario (LUTS) con IPSS 15, Qmax 15 ml/sec e diagnosi video-urodinamica di PBNO, non responsivi a terapia alfa-litica±anticolinergico. Criteri di esclusione: ipertrofia prostatica benigna, sclerosi stenosante del collo vescicale, pregressa chirurgia uretrale o prostatica, neuropatie. Ogni paziente è stato sottoposto ad iniezione di 200 UI di BoNTA (BOTOX, Allergan) diluite in 4 ml di soluzione fisiologica (50 U/ml) sul collo vescicale, per via trans-uretrale. I Pazienti sono stati valutati alla baseline e a 2, 6 e 12 mesi dopo l intervento tramite IPSS totale, Storage (S-IPSS) e Voiding (V-IPSS) IPSS subscores, IPSS- QoL score, uroflussometria con valutazione del residuo post-minzionale (RPM), ed un Patient Reported Outcomes (PROs) questionnaire includente domande sulla soddisfazione (patient global impression of satisfaction, PGI-S; range 0-5). Dei 37 pazienti consecutivi arruolabili, quattro sono stati esclusi. I 33 pazienti inclusi avevano età media di 33,6 anni (range 18-49) e durata media dei LUTS di 4,4 anni (range 1-9). Non sono stati registrati effetti avversi sistemici, mentre 20 pazienti (60,6%) hanno riportato effetti collaterali locali autolimitantesi, correlati alla procedura: 16 (48,5%) ematuria, 17 (51,5%) stranguria, 5 (15,2%) ritenzione urinaria transitoria. Nessun paziente ha riportato disfunzioni eiaculatorie. E stata osservata una riduzione statisticamente significativa dell IPSS medio da 21.3±8,1 a 8,2±6 (-61,5%; p L iniezione intracervicale di BoNTA è efficace nel migliorare i parametri oggettivi e soggettivi in una percentuale significativa di pazienti affetti da PBNO refrattaria alla terapia medica. L iniezione intracervicale di BoNTA può rappresentare una nuova opzione terapeutica nel trattamento di pazienti affetti da PBNO non responsivi alla terapia medica. I pazienti devono tuttavia essere informati della necessità di iniezioni ripetute nel tempo e dell utilizzo attualmente off-label del farmaco. La ICPA, eseguita in centri di riferimento, consente al paziente con vescica neurologica refrattario ad altre terapie di preservare le alte vie urinarie aumentando la Co e CCMax e di migliorare la qualità di vita in assenza di fughe urinarie, senza presentare particolari complicanze. 4 5

9 P6 P7 DIECI ANNI DI ESPERIENZA NELLA NEUROMODULAZIONE SACRALE: EFFICACIA A LUNGO TERMINE I. intermite, G. derienzo, E. chiarulli, S. alba, G. giocoli nacci, V. pagliarulo, A. pagliarulo (bari) La neuromodulazione sacrale (NMS), è una metodica approvata per la cura della vescica iperattiva (VI) e dell acontrattilità del detrusore (AD). Nonostante la sua dimostrata efficacia, è ancora sottoimpiegata. Preconcetti esistono circa la sua invasività e la sua efficacia a lungo termine. Scopo dello studio: valutare i risultati clinici a lungo termine e la tollerabilità nella nostra casistica sulla NMS Sono stati analizzati i dati relativi ai pz sottoposti ad impianto di NMS dal 2003 gennaio? a 2013, per VI ed AD. Tutti i pz sono stati sottoposti preoperatoriamente ad esame urodinamico e a valutazione dei sintomi con diario minzionale e nei pz con diagnosi di AD è stato considerato il numero medio di autocateterismi (AC) al giorno. I pz sono stati valutati trimestralmente nel primo anno e quindi annualmente per controllare il corretto funzionamento del neuromodulatore (NEM) e la sua efficacia terapeutica. Abbiamo inoltre contattato telefonicamente i pz per porre loro le seguenti domande al fine di valutare la tollerabilità: ripeterebbe la NMS? considera la NMS una metodica invasiva? la consiglierebbe ad un suo conoscente? Dei 60 pz con indicazione ad impianto di neuromodulatore sacrale (48 donne e 12 uomini), 35 hanno impiantato il NEM definitivo, di questi 22 affetti da VI e 13 da AD. Dei restanti 25 che non hanno risposto al test iniziale,16 avevano una AD e 9 una VI. I pz sono stati seguiti per un periodo medio di 5 anni. Dei 35 pz con impianto definitivo, 4 hanno dovuto espiantarlo per scomparsa della efficacia, ed erano tutti pz con AD. In 3 casi è stato sostituito il NEM per malfunzionamento dello stesso. Dei pz con VI, il 60% ha avuto scomparsa dei sintomi, il 40% miglioramento superiore al 50% della sintomatologia, che si è mantenuto stabile negli anni di osservazione. Il numero medio di riprogrammazione NEM è stato di 1,5 (C.I. 1-2) per i pz con VI. In 5 pz con diagnosi di AD si è ottenuta la scomparsa della ritenzione urinaria, ed in 4 casi si è ridotto di più del 50% il numero di AC. In media abbiamo eseguito 2,3 (C.I. 1,9-2,7) riprogrammazioni del NEM. Dei 60 pz analizzati, 46 comprendenti tutti i 35 pz sottoposti ad impianto definitivo, hanno risposto all intervista telefonica. Il 90% avrebbe ripetuto una procedura di nms; l 80% dei pz considerava la tecnica non invasiva, ed il 93% dei pz l avrebbe consigliata ad un conoscente. Nella nostra esperienza la NMS ha mostrato un efficacia duratura specie in caso di VI. I fallimenti negli anni in caso di AD sono accettabili considerando che non vi sono terapie alternative a questa patologia. In alcuni casi è stato necessario riprogrammare il NEM. La nms rappresenta una valida risorsa nel migliorare la sintomatologia nei casi di VI ed AD, e si mantiene efficiente anche nel corso degli anni. I nostri dati sono in linea con quanto è descritto in letteratura. RISULTATI A LUNGO TERMINE DI UNO STUDIO RANDOMIZZATO CONTROLLATO TOT VS TVT E. Costantini, A. Zucchi, E. Kocjancic, V. Bini, C. Lolli, L. mearini, E. Salvini, A. Pietropaolo, M. Porena (Perugia) Le sling medio-uretrali tension-free Retropubiche (TVT) e Transotturatorie (TOT) rappresentano il gold standard chirurgico dell incontinenza urinaria da sforzo (IUS). Scopo di questo studio è riportare i risultati a lungo termine (range 6-10 anni) di un gruppo di pz incluse in uno studio prospettico randomizzato multicentrico disegnato per confrontare il tasso di complicanze e di successo della TVT vs TOT (obtape) 95/148 pz (73 TVT e 75 TOT) incluse nello studio iniziale pubblicato nel 2007, sono state ricontattate nell ottobre 2012 per valutare: 1) la continenza (successo definito come assenza di perdite di urina in qualsiasi condizione e non utilizzo di pads); 2) presenza di sintomi di riempimento e/o 3 ) di svuotamento (terminologia ICS); 4) ulteriori interventi effettuati; 5) tasso di soddisfazione (scala 0-10); 6) se avrebbero ripetuto l intervento chirurgico. Le pz hanno inoltre risposto ai questionari UDI6 e IIQ7.Tests statistici utilizzati: X2, Mann-Whitney, McNemar e Wilcoxon rank test. Analisi statistica effettuata con IBM SPSS rel. 21,0, 2012 Delle 95 pz (51 TOT e 44 TVT), 2 sono decedute e 10 sono state perse al follow-up (5 TOT e 5 TVT). Ad un follow-up medio di 98,9 mesi (media 99±19) 83 pz sono state valutate (45 TOT e 38 TVT). Nel gruppo TOT la percentuale di successo è stata del 60% (27/ 45 asciutte), sintomi di svuotamento presenti in 7 (15,5%), sintomi di riempimento in 20 (44,4%). Sottoposte a re-intervento: 4 pz per recidiva della IUS, 2 per prolasso urogenitale (POP), 7 per revisione della rete. 37 pz (82,2%) ripeterebbero l intervento, VAS media 7,6±2.2. Nel gruppo TVT la percentuale di successo è stata del 78,9% (30/38 asciutte), sintomi di svuotamento presenti in 7 (18,4%), quelli di riempimento in 16 (42,1%). 2 sottoposte a re-intervento: 1 per POP e 1 per laparocele. 34 pz (89,5%) ripeterebbero l intervento, VAS media 8.4±1.8. Confrontando i risultati a lungo termine con quelli a medio termine, il tasso di successo tende a diminuire di più nel gruppo TOT rispetto al TVT (60% vs 78,9%, p=0,1) (Fig. 1). Nessuna differenza significativa tra TOT e TVT per sintomi di svuotamento (p=0,8), sintomi di riempimento (p=0,2); UDI6 (p=0,87) e IIQ7 (p=0,9) Ad un follow-up lungo il tasso di continenza dopo TOT tende a diminuire (dal 77,3% al 60%) mentre rimane stabile dopo TVT. La differenza tra le due procedure non è statisticamente significativa, forse a causa del numero di pz valutate. I risultati peggiori ottenuti nel gruppo TOT possono essere legati all uso del obtape, non più disponibile a causa dell alto tasso di erosioni, anche se in questo studio, dopo le 7 revisioni 4 pz sono asciutte e 3 bagnate I risultati a lungo termine dimostrano che le sling mediouretrali sono un opzione valida nel trattamento della SUI ma i risultati tendono a peggiorare nelle TOT 6 7

10 P8 P9 COLPORRAFIA ANTERIORE: USARE O NON USARE LA RETE PROTESICA? RISULTATI A LUNGO TERMINE F. Dal Moro, L. Angelini, L. Frazza, F. Zattoni (Padova) Nella correzione del prolasso della parete vaginale anteriore la colporrafia anteriore (CA) svolge un ruolo di primo piano. Le colporrafie anteriori con MESH (CAM) sembrano presentare una miglior percentuale di successi. Lo scopo di questo studio è stato quello di valutare l outcome a lungo termine della CA e della CAM. Abbiamo analizzato 140 pazienti consecutive sottoposte a chirurgia (105 CA e 35 CAM) per correzione di prolasso vaginale anteriore di grado 2 (sec. Baden-Walker). Sono stati analizzati parametri preoperatori (età, parità, peso, BMI, pregressa isterectomia, stadio del prolasso), intraoperatori (anestesia, durata dell intervento, perdite ematiche), postoperatori immediati (anemizzazione, tempi di mobilizzazione e cateterizzazione, residuo post-minzionale, dimissione con catetere o in regime di cateterismo intermittente) e postoperatori a lungo termine (complicanze, presenza o meno di recidiva-definita come la presenza di un prolasso anteriore di grado 2 -, ulteriore chirurgia per prolasso, incontinenza urinaria, sintomi ostruttivi, cateterismo intermittente, dispareunia, infezioni urinarie, dolore pelvico). Per l analisi statistica dei dati abbiamo usato il Test del χ2, Fisher Esatto, t di Student o Wilcoxon. L età mediana alla chirurgia è stata di 66 anni (range 38-89) per le CA e 63 anni (38-81) per le CAM (p=0,49). Il BMI è stato di 24,9 (18-33,2) e 25,3 (16,9-30,8) per CA e CAM (p=0,73). Gli altri parameri preoperatori sono risultati confrontabili nei due gruppi (p>0.05). Lo stadio del prolasso era rispettivamente per CA e CAM: stadio 2 in 21 (20%) e 9 (25%) pazienti, stadio 3 in 57 (54,3%) e 21 (60%) casi, stadio 4 in 24 (22,9%) e in 5 (14,3%) pazienti. I dati relativi ai parametri intraoperatori e postoperatori sono riportati nella tabella 1. Il follow-up medio è stato di 62,4 mesi (12,6-89,9) per le CA e 61,6 mesi (30,7-88,3) per le CAM. Nel corso di questo periodo sono state perse 7 pazienti (7,1%), tutte appartenenti al gruppo della CA. Nella nostra esperienza a lungo termine abbiamo confermato un maggior successo anatomico a favore della CAM rispetto alla CA (88,6% vs 75,5%, p=0,07), con un minor rischio di ritenzione acuta postoperatoria (11,4% vs 0%), una minore persistenza di incontinenza urinaria da stress (IUS) (100% vs 48,4%), una minore tendenza a sviluppare IUS de novo ( 6,4% vs 29,8%), una minore percentuale di reinterventi (9,2% vs 2,9%). Al contrario la CAM ha dimostrato un leggero svantaggio rispetto alla CA per quanto riguarda dispareunia (14,3% vs 9,2%), sintomi ostruttivi (22,9% vs 18,4%) e dolore pelvico cronico (5,7% vs 0%). Non abbiamo registrato casi di erosione della rete protesica. VALUTAZIONE URODINAMICA PRIMA DELLA CHIRURGIA PER INCONTINENZA URINARIA DA SFORZO FEMMINILE: IN QUANTE PAZIENTI POTREBBE ESSERE CONSIDERATA SUPERFLUA? E. Finazzi Agro, F. Lamorte, J. Frey, S. Musco, L. Topazio, G. Patruno, G. Vespasiani (Roma) L International Consultation on Incontinence (ICI) raccomanda di eseguire una valutazione urodinamica prima della chirurgia per incontinenza urinaria da sforzo (IUS) femminile; tale raccomandazione è stata messa in discussione dai risultati dello studio VALUE (N Engl J Med 366;21: , 2012). Scopo dello studio è stato valutare in quante donne che accedono al nostro servizio di urodinamica prima della chirurgia per IUS si possa definire un quadro di IUS non complicata secondo i criteri di inclusione/esclusione dello studio VALUE e, secondariamente, in quante donne la valutazione urodinamica fornisca osservazioni differenti dal quadro clinico. Lo studio è retrospettivo monocentrico. Sono stati analizzati dati di pazienti sottoposte a esame urodinamico prima di un intervento chirurgico per IUS dal 2008 al Le pazienti sono state divise in due gruppi: pazienti con IUS non complicata o complicata (secondo criteri VALUE). Le osservazioni urodinamiche sono state comparate con i dati pre-urodinamici e considerate differenti in caso di diagnosi di diverso tipo di incontinenza o di disturbo dello svuotamento. I risultati urodinamici sono stati valutati separatamente nei due gruppi di pazienti. 244 pazienti sono state analizzate; 33 sono state escluse per incompletezza dei dati. Delle rimanti 211, solo 47 sono state classificate nel gruppo IU non complicata (22,3%). Le osservazioni urodinamiche sono risultate differenti dai dati pre-urodinamici in 134/211 pazienti. Questa percentuale è stata significativamente più alta nel gruppo IUS complicata (70,1% vs 40,4%, p=0,0003). Una disfunzione minzionale è stata diagnosticata in 43 pazienti con IUS complicata (26,2%) e in 11 con IUS non complicata (23,4%). La maggioranza (77,7%) delle pazienti che accede al nostro servizio di urodinamica prima di un intervento chirurgico per IUS sembra appartenere al gruppo IUS complicata. L esame urodinamico sembra fornire nuove informazioni nel 70,1% dei casi e permette di diagnosticare una disfunzione minzionale in circa il 25,6% delle pazienti, con una prevalenza non significativamente diversa nei due gruppi (IUS complicata/non complicata). Le pazienti con disfunzione minzionale sembrano mostrare risultati peggiori dopo l intervento chirurgico: non dovremmo informarne le pazienti prima dell intervento? Come farlo senza eseguire l esame urodinamico anche nelle pazienti con IU non complicata? I risultati dello studio VALUE si applicano alle donne con IUS non complicata, che sono una minoranza sia nello studio VALUE stesso sia nel nostro campione. Per la maggior parte delle pazienti non è stata dimostrata una non inferiorità della semplice valutazione clinica rispetto ad una valutazione comprendente l esame urodinamico. Inoltre, un quarto delle pazienti (anche fra le non complicate) presenta un quadro di disfunzione minzionale che può essere evidenziato solo con l esame urodinamico. I nostri risultati a lungo termine confermano che la CA è una tecnica efficace, senza significative complicanze. La CAM permette di ottenere un successo anatomico ancora maggiore rispetto alla CA, con una maggior riduzione del rischio di persistenza di IUS e di sviluppo di IUS de novo. 8 9

11 P10 P11 LA CORONA MORTIS : UN PROBLEMA PER LA CHIRURGIA PROTESICA UROGINECOLOGICA? G. Paradiso Galatioto, S. Masciovecchio, P. Saldutto, E. Toska, V. Galika, D. Biferi, C. Vicentini (L Aquila) La corona mortis è una frequente alterazione vascolare caratterizzata dalla presenza di una anomala origine dell arteria o della vena otturatoria dal sistema vascolare iliaco esterno o dalla presenza di un vaso anastomotico che pone in comunicazione questi sistemi vascolari. La letteratura scientifica dimostra come una lesione iatrogena della corona mortis può essere secondaria anche ad interventi miniinvasivi di chirurgia uroginecologica. Scopo del nostro studio è stato quello di valutare la sicurezza circa danni vascolari del posizionamento di benderelle mediouretrali o di reti protesiche in donne che presentano la corona mortis Abbiamo valutato prospetticamente 71 pazienti (pz) con evidenza di corona mortis dimostrata alla TC (senza e con mdc) addomino-pelvica e sottoposte a posizionamento di sling mediouretrale (31 pz trattate con sistema Monarc Subfascial Hammoc e 7 pz con Sparc Sling System) per il trattamento dell incontinenza urinaria da sforzo o a correzione protesica del prolasso urogenitale (22 pz trattate con Elevate Anterior & Apical Prolapse Repair System e 13 con Perigee Transobturator Anterior Prolapse Repair System). Tutti gli interventi sono stati condotti dalla stesso operatore e tutte le pz sono state sottoposte ad attento monitoraggio clinico, laboratoristico e strumentale intra e peri-operatorio. Quarantanove pz hanno accettato di essere sottoposte a RMN addome-pelvi nel periodo perioperatorio, al fine di valutare l insorgenza di eventuali ematomi retropubici RISULTATI Nel periodo intra e peri operatorio, in nessuna pz sono stati osservate variazioni dei parametri vitali e/o dei segni clinici, laboratoristici o strumentali riconducibili ad emorragia intrapelvica. Lo studio in RMN, in tutti i casi, ha evidenziato assenza di raccolte ematiche in sede retropubica La corona mortis è una anomalia vascolare molto frequente, infatti, quella arteriosa è presente dal 14,8% al 36% della popolazione generale senza prevalenza di genere, mentre quella venosa è addirittura ancora più frequente. Numerosi lavori scientifici dimostrano come i traumi pelvici ed alcuni interventi di chirurgia generale sono tra le cause più frequenti di lesione della corona mortis. Le tecniche mininvasive in chirurgia protesica uroginecologica utilizzate per il trattamento dell incontinenza urinaria da sforzo e/o per la correzione del prolasso urogenitale, sono caratterizzate contestualmente da elevata efficacia e basso tasso di complicanze. Lesioni vascolari iatrogene nel corso di questi interventi sono stimate essere pari a circa l 1%-2% dei casi. Nessuno studio è stato condotto per valutare l impatto della presenza della corona mortis sull incidenza delle complicanze vascolari in chirurgia protesica uroginecologica. Nella nostra esperienza questa anomalia vascolare non riduce la sicurezza di queste procedure La chirurgia uroginecologica miniinvasiva mostra alta sicurezza anche in presenza di corona mortis STUDIO GENETICO SUL POSSIBILE RUOLO DELLE VARIANTI DEL RECETTTORE DELGI ANDROGENI NELL AZOOSPERMIA SECRETORIA E. Galletto, C. Arduino, L. Rolle, C. Ceruti, M. Timpano, C. Ceruti, O. Sedigh, M. Falcone, M. Preto, B. Frea (Torino) Le alterazione nel gene dell AR causano la sindrome da insensibilità agli androgeni. Lo scopo del lavoro è quello di valutare il possibile ruolo delle varianti del gene del AR nell azoospermia secretoria. Sono stati consideradi 50 pazienti affetti da azoospermia secretoria.tutti i pazienti sono stati sottoposti a prelievo di spermatozooi direttamente dal parenchima testicolare. Un frammento è stato sottoposto a processing al fine di un eventuale recupero di spermatozoi; un altro frammento è stato inviato al servizio di anatomia patologica per la diagnosi istologica. Inoltre a tutti i pazienti sono stati effettuati due prelievi di sangue periferico: uno è stato utilizzato per lo screening ormonale; l altro è stato utilizzato per l analisi genetica. Ai fini dell analisi statistica i pazienti, in base all esame istologico, sono stati suddivisi in due gruppi: un gruppo A con un quadro istologico di sindrome a sole cellule sertoli (SCOS) ed arresto maturativo precoce ed un gruppo B con un quadro istologico di focale spermatogenesi conservata. Sono state quindi analizzate le seguenti correlazioni: presenza di mutazioni e varianti del recettore degli androgeni in rapporto al quadro istologico e all assetto ormonale; le varianti del AR in rapporto alla probabilità di recupero di spermatozoi dopo TeSE. Non sono state evidenziate mutazioni nel gene AR. In 13 pazienti abbiamo evidenziato il polimorfismo p.995a>g: polimorfismo noto in letteratura e che ha una prevalenza nella popolazine maschile infertile del 8-14%. La correlazione dei dati genetici con i dati istologici e ormonali, ha mostrato che i pazienti con quadro istologico di SCOS e arresto maturativo, se presentavano il polimorfismo 995A, avevano una significativa diminuzione di increzione di testosterone e un significativo aumento di increzione di LH. Infine, il confronto dei dati genetici e il retrieval rate, non ha evidenziato correlazione. In base ai nostri risultati possiamo affermare che esiste una correlazione statisticamente significativa tra il polimorfismo 995A e la presenza di un quadro endocrino maggiormente alterato nei pazienti con istologia più grave. I nostri dati non evidenziano una correlazione tra i polimorfismi 995A e 995G del gene AR e il retrieval rate di spermatozoi dopo biopsia testicolare, e non è quindi ipotizzabile utilizzare tali polimorfismi come marker di probabilità di recupero di spermatozoi dopo TeSE. In seguito a questi risultati, abbiamo valutato sei marcatori polimorfici all interno del gene AR. Sono stati identificati quattro aplotipi prevalenti di cui uno (HAP4) che ha confermato la correlazione con un quadro endocrino maggiormente alterato nei pazienti con istologia più grave. Questi risultati indicano che fattori genetici in linkage disequilibrium con il gene AR interferiscono con la spermatogenesi

12 P12 LA FECONDAZIONE IN VITRO NEI PAZIENTI AZOOSPERMICI AFFETTI DA FIBROSI CISTICA O DA PATOLOGIA CFTR CORRELATA. F. Gadda, A. Paffoni, V. Bianchi, M. Serrago, G. Cozzi, A. Conti, G. Pizzamiglio, F. Lalatta, E. Somigliana, F. Rocco (Milano) L assenza congenita bilaterale dei vasi deferenti (CBAVD) è associata a mutazioni del gene Cystic Fibrosis Transmembrane Conductance Regulator (CFTR).Oltre alla forma classica di fibrosi cistica (FC), vi sono patologie CFTR-correlate in cui l azoospermia ostruttiva è la principale manifestazione clinica al momento della diagnosi.scopo di questo lavoro è riportare l esperienza di recupero ed utilizzo di spermatozoi in pz azoospermici con mutazione CFTR. Dal 1/3/2005 al 1/3/2013 i pz con FC desiderosi di prole o azoospermici con riscontro di almeno una mutazione a carico del gene CFTR sono stati sottoposti a visita andrologica. Dopo counselling genetico e consenso informato i pz sono stati sottoposti a PESA+ ev.tese. Gli spz recuperati sono stati crioconservati in attesa della procedura di fecondazione in vitro. Sono stati individuati 42 pz con CBAVD, di cui 19 (45%) affetti da FC classica e 23 (55%) affetti da patologie CFTR correlate. 25 pz sono stati sottoposti a ricerca di spz secondo la seguente modalità:19 (76%) casi PESA; 6 (24%) casi PESA + TESE.In 23 pz su 25 la ricerca di spz ha dato esito positivo, pari ad un tasso di recupero del 92% (95% CI 74%-99%). Per i 2 pz con esito negativo, è stato eseguito solo l intervento PESA (rischio anestesiologico elevato per TESE).In media sono state crioconservate 9 ± 2 paillettes da 0.3 ml per pz. Ad oggi sono stati eseguiti 33 cicli di ICSI in 17 coppie che hanno fatto ricorso agli spz crioconservati. Il tasso di fecondazione per ovocita inseminato è stato del 72% (95%CI : 65-79%). Sono stati trasferiti in utero 72 embrioni che hanno dato origine a 16 camere gestazionali in 12 gravidanze (tasso di impianto: 22%, 95% CI: 13-34%). Il tasso di gravidanza per coppia è stato pari al 65% (11/17) (95%CI: 38%-86%). L outcome delle gravidanze è il seguente: 1 aborto spontaneo > 12 settimana; 4 gravidanze evolutive in corso; 7 gravidanze a termine con nascita. Nel 92% dei pz con CBAVD possono essere recuperati spz utili alla fecondazione in vitro. La ICSI offre possibilità di successo soddisfacenti, non inferiori a quelle ottenibili con spz eiaculati. La CBVAD è una delle cause di azoospermia ostruttiva più frequentemente osservate nel nostro centro, e il recupero di spz con PESA e/o TESE offre risultati molto incoraggianti. P13 TRATTI DI PERSONALITà E DISFUNZIONI SESSUALI MASCHILI: ESISTE UNA RELAZIONE? RISULTATI PRELIMINARI. P. M. Michetti, M. Silvaggi, N. Tartaglia, I. Sabatini, M. Bellangino, C. Leonardo, R. Rossi (roma) Già nel 1971 Eyesenk ha dimostrato che gli uomini con disfunzioni sessuali (DS), presentavano alti livelli di neuroticismo, inteso come tendenza ad esperire sentimenti di ansia e preoccupazione, se comparati alla popolazione senza DS (1). La relazione tra le DS, ed i tratti di personalità è stata da allora scarsamente approfondita in letteratura. Scopo di questo lavoro è di verificare se vi siano dei profili di personalità più frequentemente associati alle principali disfunzioni sessuali maschili (DSM), Disfunzione Erettile (DE) ed Eiaculazione Precoce (EP), con conseguenti ripercussioni sulla pratica clinica. A 95 uomini compresi fra i 18 ed i 64 anni (età media 39,10 anni) richiedenti visita andrologica tra Novembre 2012 ed Aprile 2013, per DE o EP di origine non organica (67 DE, 19 EP, 9 EP + DE), è stato somministrato l International Index of Erectile Function (IIEF) per DE e il Premature Ejaculation Severity Index (PESI) per EP, insieme ad EPQ-R, un questionario strutturato per la valutazione del profilo di personalità. Questo strumento si avvale di 5 scale corrispondenti a 5 aspetti della personalità più una di controllo. È emerso che nei soggetti con DE e/o EP, è presente in misura superiore alla popolazione di controllo (PdC) la dimensione di personalità definita estroversione (impazienza, impulsività) con una media dei percentili (MdP), rispetto alla PdC, di 54,59 e mediana 54. Nei pazienti con EP, sono invece presenti in misura superiore alla PdC le dimensioni di personalità tipiche dei soggetti con dipendenze o comportamenti antisociali, con MdP 59,94 e 62,29 e mediana 64 e 70. I nostri dati correlano con la tendenza dei pazienti con EP a cercare la gratificazione il prima possibile senza porre attenzione alle possibili conseguenze per se e per gli altri, come avviene nei comportamenti di abuso di sostanze, nelle dipendenze comportamentali o nelle condotte illegali. I pazienti con EP hanno inoltre ottenuto valori molto bassi nella scala LIE (tendenza dissimulare per desiderabilità sociale), che indica un eccessiva non curanza del giudizio dell altro, con una MdP 31,82 e mediana 31. Anche quest ultimo dato sembra poter descrivere le caratteristiche relazionali del soggetto più facilmente a rischio di sviluppare e mantenere un EP. Se i dati preliminari riportati troveranno conferma in una popolazione più estesa, attualmente in osservazione, sarà possibile identificare i sottogruppi di pazienti in cui le componenti stabili della struttura di personalità possono favorire l insorgenza ed il mantenimento di una DS, suggerendo all andrologo di avvalersi di un approccio integrato con lo psicosessuologo per la risoluzione della DS del paziente, in particolare laddove la terapia farmacologica non risulti risolutiva. (1)Eysenck HJ. Personality and sexual adjustment. Br J Psychiatry 1971;118:

13 P14 P15 DISFUNZIONE VENO OCCLUSIVA ED N.P.T.: CORRELAZIONI CLINICHE M. Carrino, L. Pucci, C. Meccariello, M. Fedelini, R. Giannella, P. Fedelini (Napoli) Scopo di questo lavoro è la ricerca di parametri predittivi di D.V.O.con metodiche diagnostiche non invasive come la N.P.T. Sono stati valutati 125 casi di D.E. giunti alla nostra osservazione presso l U.O.S. di Andrologia Chirurgica dal gennaio 2009 a dicembre I pazienti sono stati sottoposti a protocollo di valutazione con anamnesi, esame obiettivo, glicemia, Hbg, testosterone totale, PRL, colesterolo HDL trigliceridi ed N.P.T. (Rigiscan Dacomed) e successivamente ad ecocolordoppler penieno dinamico e farmaco cavernosometria/grafia. In base ai risultati osservati, i pazienti sono stati stratificati in quattro gruppi diagnostici: psicogeni, prevalentemente arteriogenici, prevalentemente venogenici e misti. I parametri Rigiscan riscontrati nel gruppo venogenici, sono stati comparati con quelli arteriogenici mediante curve di analisi R.O.C. I parametri considerati sono stati il numero degli episodi erettivi, la durata del miglior episodio erettivo e la tumescenza e rigidità in TIP e BASE. Tutti i parametri considerati sono risultati statisticamente peggiori nel gruppo venogenici, risultavano infatti, correlati con il flusso di mantenimento. Le curve ROC, mostrano che il parametro che esibisce la migliore correlazione con la D.V.O. è la durata del miglior evento erettivo inferiore ad 11 minuti con una rigidità alla base inferiore del 35% La diagnosi di D.E. secondaria a D.V.O. richiede indagini invasive quali l ecocolor doppler penieno dinamico e la farmaco cavenosometria/grafia ed è spesso gravata da un elevato numero di falsi positivi. Il tutto è attribuibile ad una serie di fattori relativi alla patologia (fisiopatologia), al paziente (ansia) ed all overlappping di forme miste (arteriogeniche/venogeniche). La durata del miglior episodio erettivo inferiore ad 11 minuti ed una rigidità inferiore al 35% sono fortemente indicativi di D.V.O. pertanto nei pazienti in cui tali parametri non risultano alla N.T.P. andrebbe sconsigliata l esecuzione di indagini invasive per lo studio del meccanismo veno-occlusivo. DIVERGENZA TRA GRADO DI CURVATURA REALE E PERCEPITA NEL PAZIENTE AFFETTO DA INCURVAMENTO PENIENO. RISULTATI PRELIMINARI. G. Chiriacò, P. Umari, G. Mazzon, M. Rizzo, G. Ollandini, C. Trombetta (Trieste) L incurvamento penieno, sia nella sua forma congenita che acquisita(ipp), è una limitazione anatomofunzionale. Al momento non esiste un sistema di valutazione validato sulle implicazioni psico-sessuologiche dell incurvamento e sulla dismorfofobia peniena che ne deriva. Obiettivi del lavoro sono: -Valutare la divergenza tra il grado di curvatura reale e percezione che ne ha il paziente -Valutare mediante variabili psicometriche l impatto sessuale e sociale della patologia 20 pz (14 con ipp e 6 con incurvamento congenito) sono stati invitati a compilare 2 questionari: L IIEF-5, il BDI II ed a rappresentare graficamente il loro pene in erezione rispettando il più possibile le dimensioni reali nelle stesse proiezioni richieste dal metodo Kelami per l esecuzione delle autofotografie. Successivamente i pz sono stati sottoposti ad anamnesi, esame obiettivo e fotografie in farmacoerezione secondo il metodo Kelami. I pz con IPP hanno età media di 53,5anni (range 36-61). Il 21%(3) sono ipertesi,il 7%(1) iperteso e dislipidemico, il 14%(2), diabetici e il 7% (1) affetto da Dupuytren. L 85%(12/14) è coniugato. L incurvamento più frequente è quello dorsolaterale(8)(57%) seguito da quello dorsale (4)(28%) e laterale (2) (15%). Nell IPP tra comparsa e prima visita specialistica passano in media 8,2 mesi (range: 1-48 mesi). Il 70% (10) riferisce un accorciamento notevole del pene in seguito alla comparsa della patologia. Il 79% riferisce di aver assunto terapia medica che ha portato beneficio solo nel 9% dei casi. Dolore a riposo, all erezione e coitale, difficoltà alla penetrazione e dispareunia della partner sono frequenti sintomi di questa patologia causa di avvertito disagio psicologico nel 70% dei nostri pz. Dal risultato medio dell IIEF è emerso che questi pz hanno una disfunzione erettiva lieve(risultato totale medio di 17). E dal BDI-II che solo 2 su 14 hanno un moderato grado di depressione, rispetto al totale in cui è assente. 14/14 pz con IPP sovrastimano il loro grado di incurvamento di circa 16 a differenza di quelli con incurvamento congenito che lo sottostimano di circa 14. -L incurvamento penieno colpisce l identità maschile con ricadute sull immagine che si ha di sé. -Il paziente con incurvamento acquisito rispetto al pz con incurvamento congenito sovrastima graficamente la severità della patologia. -L incurvamento penieno colpisce l identità maschile con ricadute sull immagine che si ha di sé. -Il paziente con incurvamento acquisito rispetto al pz con incurvamento congenito sovrastima graficamente la severità della patologia

14 P16 P17 FOTOGONIOMETRIA DIGITALE CON SMARTPHONE I.P.P. L APP PER MISURAZIONI DELLA CURVATURA DEL PENE L. Pucci, M. Carrino, R. De Biase, A. Curci (Napoli) Scopo del nostro lavoro è quello di presentare un database innovativo installabile su smartphone in grado di valutare con precisione gli angoli di erezione pre e post operatori, di archiviare i pazienti ed i risultati nel tempo.. Sono state rivalutate 72 procedure di corporoplastica eseguite dal Gennaio 2009 al Dicembre 2011 con una curvatura peniena variabile tra i Per tutti i pazienti è stata eseguita fotografia digitale in A.P. e laterale in corso di erezione massimale con fotocamera digitale (Sony DSC-H10). Prima e dopo la tecnica di raddrizzamento si procedeva quindi a stampa e misurazione classica con goniometro degli angoli di recurvatum. La stessa misurazione è stata eseguita da altro operatore con smartphone effettuando i calcoli direttamente sullo schermo con goniometro digitale. I dati ottenuti sono stati archiviati con programma dedicato. Sono stati valutati il coefficiente di ripetibilità (RC) che indica l efficacia del goniometro e l errore tipico (TE) comparando le due misurazioni. Il coefficiente di ripetibilità (RC) tra la camera digitale ed i dati ottenuti mediante smartphone sotto condizioni ottimali è risultato essere di 0.92 gradi; l errore tipico (TE) era di 0.09 gradi. Quando veniva introdotta una rotazione di 5 gradi tra la camera e l angolo, non veniva riscontrato un incremento di errore. Comunque, un incremento di rotazione di circa 5 gradi era proporzionale ad un incremento dei valori di RC (RC a 40 gradi = 0.3 gradi; 50 gradi = 0.6; 60 gradi = 0.8; 70 gradi = 1.2; 80 gradi = 1.4; 90 gradi = 1.8; 95 gradi = 2.1) e di TE (TE a 40 gradi = 0.13 gradi; 50 gradi = 0.42 gradi; 60 gradi = 0.73 gradi; 70 gradi = 0.95 gradi; 80 gradi = 1.16; 90 gradi = 1.37; 95 gradi = 1. 55). Le due misurazioni pre e post operatorie sono risultate essere comparabili in presenza di differenti angoli tra camera e smartphone. La valutazione dell angolo di rucurvatum è un parametro fondamentale della diagnostica e programmazione terapeutica della I.P.P. in particolare nella valutazione della efficacia della terapia medica e chirurgica e nella programmazione dei pazienti con I.P.P. candidati ad impianto protesico (Carrino e coll. AURO 2011). La videogonometria digitale è affidabile nella valutazione degli angoli di recurvatum della I.P.P. La contemporanea opportunità di archiviazione immediata dei dati ottenuti e la possibilità di creare un archivio di pazienti facilmente esportabile in rete rappresenta un ulteriore vantaggio nella compilazione di casistiche chirurgiche in centri ad alto volume di attività. MACROMORFOLOGIA DEL RECURVATUM PENIENO IN PAZIENTI CON I.P.P.: CORRELAZIONE CON L INCIDENZA DI D.E. E PATTERN ULTRASONOGRAFICI L. Pucci, P. Fedelini, M. Fedelini, A. Oliva, F. Monaco, M. Carrino (Napoli) Scopo di questo lavoro è quello di valutare con metodica mono parametrica eventuali correlazioni tra le alterazioni morfologiche del corpo cavernoso e l emodinamica peniena all ecocolor doppler dinamico. Sono state riviste le cartelle di 135 pazienti giunti al nostro ambulatorio per induratio poenis (I.P.) nel periodo gennaio 2009-dicembre di questi 82 con età media di 52 ±4 anni sono stati sottoposti a valutazione clinica completa di primo livello ed ecocolor doppler dinamico con PGe1 10mcg per concomitante D.E. di diversa gravità. È stato altresì documentato il tipo di rucurvatum e l angolo di erezione. I pazienti sono stati suddivisi in 4 gruppi in relazione alla morfologia della curvatura ed alle alterazioni morfologiche dell albuginea: curvatura dorsale, ventrale laterale destra o sinistra e gruppo misto comprendente le deformazioni a clessidra, le retrazioni senza recurvatum e la deformità ad S. Sono stati considerati parametri di normalità dell ecocolor doppler una massima velocità sistolica 30 Cm/sec ed una velocità telediastolica < 5 Cm/sec. Il 54% dei pazienti aveva una curvatura dorsale, il 17% una curvatura ventrale, il 22% laterale destra oppure sinistra ed il 7% classificabili nel gruppo misto. Una D.E. di diversa gravità è stata riscontrata in poco meno della metà dei pazienti con curvatura dorsale (48%) e nel 14% di quelli con curvatura ventrale, nel 35% dei pazienti con recurvatum laterale mentre risultava essere del 100% nei pazienti con recurvatum appartenenti al gruppo misto. Parametri emodinamici indicativi di insufficienza arteriosa sono stati riscontrati nei pazienti con recurvatum dorsale e nel gruppo misto mentre pattern ultrasonografici tipici della D.V.O. sono stati osservati nel 20% dei pazienti con recurvatum dorsale e nel 23% di quelli con penelaterocurvo. La direzione della cuvatura non correla con nessuno dei fattori di rischio vascolare classici (fumo, diabete,dislipidemia, ipertensione). L I.P.P. si associa nel 84% dei pazienti ad alterazioni macroscopiche dell asse e della circonferenza peniena. Le alterazioni morfostrutturali dell albuginea possono indurre alterazioni più o meno gravi dell emodinamica dei corpi cavernosi interferendo con la componente arteriosa, l efficacia del meccanismo veno-occlusivo o determinando un alterato deflusso venoso distrettuale perilesionale. I pazienti con recurvatum dorsale esibiscono frequentemente alterazioni emodinamiche all ecocolor doppler, ma le alterazioni morfologiche dell albuginea con retrazione, deformazione a clessidra ed ad S, presentano un alto rischio di compromissione dell emodinamica dei corpi cavernosi. Le curvature ventrali si associano a bassa incidenza di D.E., pertanto nella programmazione chirurgica è opportuno modulare l invasività della tecnica e la strategia terapeutica in rapporto anche a parametri di macromorfologia peniena

15 P18 P19 NOSTRA ESPERIENZA NEL TRATTAMENTO DEL VARICOCELE MEDIANTE SCLEROEMBOLIZZAZIONE ANTEROGRADA SECONDO TAUBER. L. Divenuto, S. Boccasile, S. Alba, A. Venneri Becci, I. Intermite, A. Lorusso, A. Pagliarulo, A. Vitarelli (Bari) Scopo dello studio è verificare retrospettivamente l efficacia della Scleroembolizzazione sec.tauber nel trattamento del varicocele,valutando la riduzione del dolore nei pazienti(pz) sintomatici ed il miglioramento qualitativo dei parametri seminali. Sono stati analizzati i dati dei pazienti sottoposti a Scleroembolizzazione Anterograda secondo Tauber dal gennaio 09 al dicembre 12.La valutazione preoperatoria è stata condotta mediante esame obiettivo,ecocolordoppler dei vasi spermatici(ecd VS)e spermiogramma.la procedura,ambulatoriale e senza controllo radiologico,è stata eseguita da unico chirurgo,in anestesia locale funicolare,con isolamento, incannulamento e legatura di una vena spermatica adeguata,previa iniezione di 4 ml di Lauromacrogol 400.I pz sono stati rivalutati a 6 mesi con spermiogramma e ECD VS. L analisi è stata condotta su 120 pz di età tra 16 e i 38 anni,di cui 103(85,8%)con varicocele sinistro,16(13,3%)con varicocele bilaterale ed 1(0,8%)con varicocele destro di II grado(già operato a sinistra con altra metodica).dei 103 pz con sola localizzazione a sinistra,39(32,5%), presentavano II grado e 64(53,33%)III grado.invece dei 16 pz con varicocele bilaterale,4(3,33%)presentavano II grado bilaterale,4(3,33%)iii grado bilaterale e 8(6,66%)III grado a sinistra e II grado a destra.in 26 pz(21,66%)il varicocele risultava recidivo.l indicazione al trattamento è stata in 26 pz(21,66%)algie scrotali persistenti,in 34 pz( 28,33%) algie scrotali associate ad alterazioni dello spermiogramma,in 30 pz(25%) infertilità,in 8 pz(6,66%)infertilità e algie,e in 22 pz(18,33%)solo alterazioni dello spermiogramma.in totale 94 pz (78,33%)nel preoperatorio avevano alterazioni dei parametri seminali, tuttavia c è stato un miglioramento post operatorio(anche in uno solo tra numero, motilità e morfologia)in 78(83 %),mentre in 16 pz( 17%) i parametri seminali risultavano invariati.dei 38 pz infertili, 28(73,7%) hanno presentato un miglioramento dei parametri seminali,con concepimento nell anno successivo la procedura in 12 casi(31,6%).nei 68 pz con dolore scrotale la remissione completa si è verificata in 66 pz(97%).invece in 2 pz (1,7 %)comparsa di sintomatologia algica nella sede della ferita.in 3 pz (2,5%) si è verificata deiscenza cutanea della sutura, guarita per seconda intenzione, e in 2 pz (1,66%)di piccolo ematoma scrotale postoperatorio che in un solo caso ha richiesto evacuazione chirurgica.le recidive ecografiche sono state riscontrate in 6 pazienti( 5%),in nessuno dei pz che aveva già una recidiva di varicocele trattato. La nostra esperienza dimostra che la Scleroembolizzazione sec.tauber ha un alto tasso di successo in termini di riduzione del dolore scrotale,di miglioramento dei parametri seminali nonchè in termini di percentuale di concepimento. La Scleroembolizzazione sec.tauber una tecnica sicura,mininvasiva,facilmente eseguibile ed efficace,e rappresenta una valida scelta di trattamento del varicocele di qualsiasi grado,anche recidivo. MICROTESE CON TECNICA GRADUALE: RISULTATI DI UNO STUDIO PROSPETTICO G. Franco, D. Dente, F. Scarselli, F. De Luca, M. Minasi, D. Zavaglia, V. Casciani, M. Terribile, E. Greco (Roma\) è di riportare i risultati definitivi di uno studio prospettico che valuta un nuova tecnica graduale di microtese in casi di azoospermia non ostruttiva. Tale approccio permette di limitare l invasività della procedura. Dal 2007 al 2013 sono state effettuate 62 microtese con tecnica graduale in pazienti con NOA ad alto rischio di insuccesso del recupero (precedenti TESE negative, istologia sfavorevole: SCOS o arresto maturativo completi, s. di Klinefelter), casi nei quali era presumibile la necessità di prelievi multipli. L approccio graduale (stepwise) di microtese consisteva in: 1) piccola incisione equatoriale dell albuginea e prelievo testicolare singolo (5x2 mm) con ricerca spermatozoi a fresco e dopo centrifugazione. 2) estensione dell incisione con apertura completa dell albuginea fino all ilo testicolare ed effettuazione di microtese con asportazione dei tubuli con pinze da gioielliere in differenti aree della sezione di taglio (almeno 20 prelievi). Tutti i tubuli ottenuti con microtese venivano processati insieme per ricerca degli spermatozoi a fresco e dopo centrifugazione. 3) TESE multipla tradizionale dal testicolo controlaterale con ricerca spermatozoi a fresco e dopo centrifugazione. Sono state confrontate le percentuali di recupero spermatozoi con prelievo singolo iniziale, con microtese e con prelievi multipli dal testicolo controlaterale. In 46 casi (74%) non sono stati recuperati spermatozoi con nessuno dei tre tipi di prelievo mentre in 16 casi (26%) sono stati recuperati spermatozoi. Di quest ultimi 16 casi, 15 (24,4% del totale) hanno avuto un recupero sia nel prelievo singolo che nella microtese che nei prelievi controlaterali, e solo 1 (1,6% del totale) ha avuto recupero di spermatozoi solo nella microtese e non nel prelievo singolo o nei prelievi multipli controlaterali. Sono stati effettuati 11 cicli ICSI con spermatozoi congelati o freschi ottenendo 5 gravidanze, di cui una biochimica, una terminata con aborto spontaneo all ottava settimana e tre a termine con nascita di 4 bambini sani (una gravidanza gemellare). I dati ottenuti dimostrano che nei casi di NOA a prognosi più sfavorevole il tasso di recupero di spermatozoi (26%) è inferiore alle percentuali riportate in letteratura e che l impiego della microtese così come da noi effettuata riesce a migliorarlo di poco. Infatti, dei 16 casi con recupero positivo solo 1 (1,6 % del totale) è riconducibile all impiego della microtese, mentre 15 avrebbero avuto successo anche con il solo prelievo iniziale, singolo e meno invasivo, di TESE.. La tecnica graduale di microtese da noi proposta ottimizza l impiego di questa tecnica limitandone l impiego ai soli casi che la necessitano riducendo così l invasività del recupero di spermatozoi

16 P20 P21 STUDIO COMPARATIVO DELLO SVILUPPO CINETICO DEGLI EMBRIONI IN PAZIENTI CON SPERMATOZOI TESTICOLARI E IN PAZIENTI CON SPERMATOZOI DA EIACULATO NORMOSPERMICO. E. Greco, F. Scarselli, D. Dente, V. Casciani, D. Zavaglia, M. Terribile, M. Minasi, G. Franco (Roma) E noto che esiste una differenza nel grado di maturazione nucleare tra gli spermatozoi testicolari e quelli eiaculati. Durante la spermiogenesi, il transito dello spermatozoo nel tratto epididimale favorisce l impacchettamento del DNA spermatico attraverso la defosforilazione delle protamine e la formazione di ponti molecolari. Altre differenze nella maturità spermatica possono coinvolgere i centrioli, implicati nella divisione embrionale. Su queste osservazioni, la maturità spermatica potrebbe modificare i tempi di fertilizzazione e le successive divisioni cellulari. Il nostro obiettivo è stato quello di comparare fino alla terza giornata, con l uso della tecnologia del time-lapse, lo sviluppo degli embrioni ottenuti da cicli di iniezione introcitoplasmatica (ICSI) effettuati con spermatozoi provenienti da biopsia testicolare o da eiaculato di pazienti con valori di liquido seminale normale (normospermia WHO 2010 conc. > , motilità Pr. >32%, forme norm. > 4). In questo studio retrospettivo, effettuato da settembre 2012 a gennaio 2013, abbiamo analizzato le cinetiche degli embrioni ottenuti da spermatozoi testicolari (TS)(n=40 embrioni) e da spermatozoi eiaculati (ES) (n=101 embrioni). I marker di sviluppo analizzati sono stati: l estrusione del secondo corpo polare, la comparsa e la scomparsa dei due pronuclei e la divisione embrionale da 2 a 8 cellule. Il tempo di clivaggio è stato osservato su tutti gli embrioni(gruppo TS: 9 ICSI, età media femminile=33.78; gruppo ES: 25 ICSI, età media femminile 35.5). Sono stati osservati solo gli oociti fertilizzati correttamente (40/50= 80% in TS;101/117=86.3% in ES, NS). L analisi statistica è stata effettuata usando il T-student test. Il secondo corpo polare è stato estruso nel gruppo TS a 3.86 ore (h) mentre nel gruppo ES a 4.03h. La formazione dei pronuclei è avvenuta nel gruppo TS a 10.05h mentre nel gruppo ES a 10.33h. La scomparsa dei pronuclei è stata nel gruppo TS a 24.93h e nel gruppo ES a 23,91h. Il clivaggio a 2 e 3 cellule è stato uguale per entrambi i gruppi, mentre lo sviluppo degli embrioni a 4 cellule è stato nel gruppo ES a 39.07h e nel gruppo TS a 42.08h. Lo stadio di 8 cellule per il gruppo TS è stato osservato a 54.99h, mentre per il gruppo ES a 57.56h. Dal nostro studio non emergono differenze significative tra i due gruppi, eccetto per la formazione del secondo corpo polare, che risulta essere anticipato nel gruppo TS TERAPIA DI COMBINAZIONE CON VERAPAMIL INTRALESIONALE E ANTIOSSIDANTI ORALI NELLA MALATTIA DI LA PEYRONIE: STUDIO CLINICO CONTROLLATO RANDOMIZZATO. S. Privitera, V. Favilla, G. Russo, S. Cimino, C. Calì, M. Madonia, G. Morgia (Catania) Controversa risulta l efficacia della terapia della terapia orale nel trattamento della M. di La Peyronie (MP). Obiettivo dello studio è stato quello di valutare l efficacia dell associazione verapamil intralesionale e Peironimev-plus orale rispetto a verapamil intralesionale in monoterapia in pazienti con MP. Da Gennaio 2010 a Giugno 2012, sono stati arruolati 105 pazienti (età mediana 52 anni) affetti da MP di recente insorgenza (durata media 3 mesi). Tutti i pazienti sono stati valutati al baseline e a 12 settimane con ecocolordoppler penieno dinamico, questionario IIEF-15, valutazione del dolore penieno mediante Visual Analog Pain Scale (VAS), documentazione fotografica e misurazione con goniometro del grado di curvatura peniena in erezione. I pazienti sono stati randomizzati in due gruppi di trattamento: Gruppo A (n=52) trattato con verapamil 5 mg intralesionale (1 infiltrazione/settimana per 6 settimane) e Gruppo B (n=53) trattato con verapamil 5 mg intralesionale (1 infiltrazione/settimana per 6 settimane) + Peironiemev-plus orale (1 compressa/die per 3 mesi). Obiettivi secondari sono stati la diminuzione del punteggio VAS, il miglioramento del punteggio IEF-15 e dei singolo domini dell IIEF-15. Dopo 12 settimane, nel gruppo A è stato riscontrata una riduzione delle dimensioni di placca (p Nel presente studio non sono stati dimostrati dei miglioramenti significativi delle dimensioni della placca e della curvatura peniena da parte della terapia di associazione. La funzione sessuale invece è migliorata significativamente a 12 settimane dopo la terapia di associazione, in particolare, la FO, la SR e la SG. Questi risultati possono essere spiegati dall integrazione di meccanismi simultanei da parte di entrambe le terapie, il verapamil mediante la riduzione della dimensione di placca e della curvatura peniena, e la combinazione di diversi antiossidanti attraverso l inibizione della flogosi e la stabilizzazione della malattia. I pazienti affetti da MP in fase precoce, possono beneficiare, specialmente in termini di miglioramento dei domini dell IIEF-15, di una terapia di combinazione con antiossidanti. E stata osservata una differenza non significativa nel clivaggio a 4 cellule che risulta essere ritardato nel gruppo TS

17 P22 P23 PACLITAXEL NEL CANCRO DEL PENE METASTATICO PRE-TRATTATO: RISULTATI FINALI DI UNO STUDIO DI FASE 2. L. Nicola, F. Fusco, D. Arcaniolo, R. La Rocca, A. Nazaraj, G. Velotti, G. Di Lorenza, S. De Placido, V. Mirone (Naples) preliminari, precedentemente pubblicati, hanno dimostrato un attività promettente del Paclitaxel nel cancro del pene metastatico pre-trattato mediante chemioterapia. L obiettivo primario è stato di valutare il tasso di risposta. Obiettivi secondari erano invece la misurazione della sicurezza, sopravvivenza libera da progressione e sopravvivenza globale. Sono stati reclutati 25 pazienti in uno studio multicentrico di fase II a braccio unico che ha coinvolto 5 Istituti. I pazienti sono stati trattati con 175 mg/m2 di Paclitaxel ad intervalli di 3 settimane, fino all insorgenza di tossicità irreversibile o di progressione della malattia. Sono state osservate risposte parziali nel 20 % ( 5 di 25 pazienti). Gli effetti collaterali più comuni sono stati neutropenia di Grado 1-2, nausea e mucosite orale, riscontrati rispettivamente in 13, 9 e 8 pazienti. Neutropenia di Grado 3-4 è stata riportata in sette pazienti (28 %). La mediana di sopravvivenza libera da progressione era di 11 settimane ( intervallo di confidenza 95 %, 7-30); la mediana di sopravvivenza globale era di 23 settimane ( intervallo di confidenza 95 %, 13-48). La sopravvivenza media dei pazienti responsivi a terapia era di 32 settimane( intervallo di confidenza 95 %, 20-48). Una limitazione del nostro studio era il campione limitato, che non raggiungeva l obiettivo di 27 pazienti, dovuto al lento reclutamento tipico di una malattia rara. Questo trial descrive la più ampia casistica al momento presente in letteratura su tale argomento. Complessivamente, il trattamento è stato ben tollerato. Non si sono verificati eventi letali, una tossicità ematologica importante si è osservata solo in alcuni pazienti. Come trattamento di seconda linea, l efficacia del paclitaxel è stata incoraggiante, con un tasso globale di controllo della malattia(risposte parziali, più malattia stabile)del 36%. I risultati finali del nostro studio dimostrano che il Paclitaxel è moderatamente attivo e ben tollerato. Sono richiesti ulteriori trials in grado di esplorare la combinazione del Paclitaxel con altri agenti. METASTASI LINFONODALI IN PAZIENTI AFFETTI DA CARCINOMA DEL PENE TRATTATO CON CHIRURGIA CONSERVATIVA: NOSTRA ESPERIENZA T. Torelli, A. Guttilla, M. Catanzaro, G. Lughezzani, S. Stagni, D. Biasoni, M. Maffezzini, L. Piva, N. Nicolai, A. Necchi, P. Giannatempo, D. Raggi, R. Salvioni (Milano) Le opzioni terapeutiche per il trattamento del carcinoma squamo cellulare del pene(pscc)sono direttamente legate allo stadio clinico del tumore primitivo. In presenza di neoformazioni superficiali è possibile conservare l organo con trattamento di circoncisione e/o asportazione della lesione del glande (laser CO2 exeresi); nel caso di tumori con aspetto infiltrante clinico ( ct2) è indicato un intervento demolitivo (amputazione parziale/totale). Il pscc pt1 ha un basso rischio di sviluppare metastasi linfonodali (N+). Presentiamo la nostra casisitica monoistutzionale di Pazienti affetti da pscc che hanno sviluppato N+ dopo trattamento conservativo, senza sviluppare recidiva sullo stesso mantenendo l organo. Abbiamo valutato i pazienti che dopo trattamento conservativo sul pene, al follow up, non avendo manifestato recidiva locale hanno altresì sviluppato N+; alla comparsa della malattia linfonodale clinica si procedeva al trattamento della stessa con chirurgia (linfoadenctomia inguinale e/o pelvica) associata ad eventuale chemioterapia in relazione all estensione della malattia. Dal gennaio 1998 al giugno 2012 abbiamo estratto dal nostro data base compilato prospetticamente 127 pazienti che non hanno sviluppato recidiva locale sul pene dopo trattamento conservativo. L età mediana di questi Pazienti era di 59 anni (32-74). In 21 casi si sono presentate N+ al follow up. L intervallo di tempo mediano tra il trattamento locale sul pene e i trattamento dei linfonodi è stato di 9 mesi (range 1-146); 18/21 (85.7%) casi hanno sviluppato la malattia ai linfonodi entro 24 mesi dal trattamento sul pene, ed in 3 casi si sono manifestate tardivamente al follow up (44, 70, 146 mesi). I 21 pazienti che hanno sviluppato N+ erano: 1 Cis (4.7%), 3 pta (14.3%) e 17 pt1 (80.9%) con grading G1, G2, G3 e G4 rispettivamente in 4 (19%), 11 (52.4%), 3 (14.3%) e 1 (4.7%) caso. L istologico della linfoadenctomia ha mostrato pn1, pn2 e pn3 rispettivamente in 6, 8 e 7 casi (TNM 2002). Di questi Pazienti 6 sono stati trattati con chemioterapia adiuvante: secondo schema VBM (Vinblastina, Bleomicina e Metotrexate) in un caso e TPF (Taxotere, Platino e 5-Fluoruracile) in 5 casi. Il follow-up mediano è stato di 23 mesi (5-181); 8/127 (6.3%) pazienti deceduti per malattia ad un follow-up mediano di 21 mesi (5-76 mesi). Lo pscc pt1, nonostante sia possibile il trattamento conservativo dell organo, è in grado sviluppare metastasi e portare ad exitus del paziente. Un adeguato follow up è necessario e mantenuto con frequenza 3-4 volte anno nei primi 2 anni, considerando che la maggior parte del rischio si sviluppa nei primi 24 mesi (85%); anche se sono possibili ricadute tardive. Un attento follow-up dei pazienti affetti da SCC del pene trattato conservativamente è necessario, avendo sempre cura di valutare i linfonodi, che possono manifestare metastasi anche in assenza di una recidiva locale sul pene

18 P24 P25 CISPLATINO E 5-FLUOROURACILE NEL CARCINOMA DEL PENE A CELLULE SQUAMOSE INOPERABILE, STADIO IV. N. Longo, G. Di Lorenzo, M. Barbieri, R. Bianco, P. Verze, A. Palmieri, F. Mangiapia, S. De Placido, V. Mirone (Napoli) Obiettivo dello studio è quello di valutare l attività e la tossicità del 5-fluorouracile (5-FU) come trattamento di prima linea nel carcinoma a cellule squamose del pene(sccp). Sono state esaminate le cartelle cliniche di 78 pazienti con SCCP trattati tra il gennaio 2000 e il giugno Sono stati consultati i dati riguardanti i pazienti trattati con 5-FU come prima linea di trattamento. Sono stati inclusi nello tutti i pazienti i cui referti radiologici erano disponibili per la determinazione della risposta e della sopravvivenza libera da progressione (PFS) in base ai criteri di valutazione della risposta nei tumori solidi (RECIST) 1.1. Tra il gennaio 2000 e il giugno 2011, 25 pazienti sono stati trattati con cisplatino endovena il primo giorno, seguito dalla infusione continua con 5-FU per 24 ore per 4 giorni ogni 3 settimane fino alla progressione della malattia o alla comparsa di tossicità inaccettabile. Risposte parziali e malattia stabile sono state osservate rispettivamente in 8 (32%) e 10 (40%) pazienti, con un tasso di controllo della malattia del 72%. Il più importante effetto collaterale è stato la neutropenia grave di grado 3-4 osservato, verificatosi nel 20% dei pazienti. La sopravvivenza media libera da progressione (range interquartile [IQR]) è stata di 20 (11-20) settimane e la sopravvivenza globale (OS) media (IQR) di 8 (7-12) mesi. Il carcinoma a cellule squamose del pene (SCCP), metastatico o localmente avanzato, è generalmente incurabile, ma un approccio palliativo è rappresentato dalla chemioterapia sistemica. Due studi retrospettivi, coinvolgenti meno di 10 pazienti ciascuno, hanno dimostrato che il cisplatino associato alla infusione continua di 5-fluorouracile (5-FU) può essere efficace e ben tollerato. Il Cisplatino, il metotrexato e la bleomicina, il cisplatino associato ad irinotecano e taxani possono svolgere un ruolo importante per i pazienti con SCCP localmente avanzato/metastatico. Infine, anche la terapia anti-egfr può essere efficace nello SCCP avanzato. Sebbene il trattamento con cisplatino associato alla infusione continua di 5-FU è ampiamente utilizzato nella pratica clinica per la palliazione dello SCCP, i dati riguardanti la tossicità e l efficacia di questo piano terapeutico comprendono un totale di 14 pazienti con SCCP, trattati più di due decenni fa. Il 5-FU è associato ad un moderato tasso di risposta ed è ben tollerato in pazienti con SCCP metastatico NEOPLASIA A CELLULE GERMINALI INTRATUBULARE E MULTIFOCALITA NEI TUMORI TESTICOLARI E CELLULE GERMINALI V. Favilla, G. Russo, D. Urzì, F. Spitaleri, G. Garau, S. Cimino, T. Castelli, M. Madonia, C. Corbu, F. Pirozzi Farina, G. Morgia (Catania) Il trattamento gold standard dei tumori testicolari è rappresentato dall orchifuniculectomia. In pazienti altamente selezionati, al fine di preservare la fertilità e la funzione gonadica, è possibile proporre un approccio chirurgico conservativo (testis sparing surgery). Tuttavia, la radicalità oncologica di tale opzione terapeutica è molto dibattuta. Obiettivo del nostro studio è stato quello di determinare, nei tumori testicolari, la prevalenza istologica della neoplasia a cellule germinali intratubulare (Tis) e della multifocalità delle lesioni. Sono stati inclusi nello studio 126 campioni di testicoli prelevati tra il 2003 ed il 2013 per noplasia testicolare a cellule germinali (TCG). La multifocalità delle lesioni è stata definita come la presenza di due o più foci neoplastici distinti dalla massa tumorale principale. Il Tis è stato definito come la presenza di tumore microinvasivo, caratterizzato da un singolo o piccoli gruppi di cellule germinali maligne intratubulari, disseminate nel contesto di un parenchima testicolare normale. L analisi istologica ha documentato: 76 (60.3%) seminomin puri, 29 (19%) TCG non seminomatosi e 26 (20.6%) TCG di tipo misto includenti una componente seminomatosa. Il diametro tumorale medio è risultato di 3.94 cm. Un diametro tumorale superiore a 4 cm è stato riscontrato in 41 casi (38%). L invasione linfo-vascolare e della rete-testis è stata documentata in 48 (38%) e 34 (27%)casi rispettivamente. La multifocalità è stata identificata in 19 (15%), 5 (3.9%) e 9 (7.1%) casi di seminoma, TCG non seminomatosi e TCG di tipo misto rispettivamente. Il Tis è stato descritto in 26 (20.6%), 10 (7.9%) e 9 (7.1%) casi di seminoma, TCG non seminomatosi e TCG di tipo misto rispettivamente. In relazione al diametro della lesione tumorale principale, rispettivamente 1 cm, cm, cm, cm e >4 cm, la multifocalità è stata identificata in 2 (1.6%), 9 (7.1%), 9 (7.1%), 4 (3.1%) e 9 (7.1%) ed il Tis in (0%),10 (7.9%), 6 (4.7%), 9 (7.1%) e 21 (16.6%) rispettivamente di seminomi, TCG non seminomatosi e TCG di tipo misto. La multifocalità delle lesioni ed il TIs risultano più frequentemente associati ai TCG con istotipo seminomatosi. La loro prevalenza, tuttavia, risulta bassa nelle lesioni 1 cm. Questi risultati dovrebbero essere valutati, al fine di garantire la radicalità oncologica nella chirurgia testis sparing

19 P26 P27 INGUINAL LYMPH NODES CHARACTERISTICS PREDICT PELVIC LYMPH NODES INVOLVEMENT IN PENILE CANCER: A SINGLE-INSTITUTIONAL EXPERIENCE M. Catanzaro, G. Lughezzani, A. Guttilla, T. Torelli, S. Stagni, D. Biasoni, N. NIcolai, M. Maffezzini, L. Piva, A. Necchi, P. Giannatempo, D. Raggi, R. Salvioni (Milano) The aim of our study is to determine the predictors of pelvic Lymph-nodes metastasis (LNM) in a singleinstitutional population of patients with pathologically determined inguinal LNM. A total of 261 node-positive groins were retrieved from our institutional database. A concomitant pelvic lymphadenectomy (LND) was performed in case of clinically evident positive nodes. In case of low-volume inguinal disease, the decision to perform a deferred pelvic LND was detemined based on pathological inguinal nodes characteristics. Logistic regression models (LRMs) were fitted to test the predictors of pelvic lymph nodes involvement. The Mazumdar-Glassman method was used to determine the most significant cut-off values for each predictor. Overall, pelvic LNM were observed in 48 (18.3%) cases. The mean number of positive inguinal and pelvic lymph nodes was 1.9 (range:1-8) and 1.2 (range: 0-12), respectively. Mean inguinal LNM volume was 3.3 cm (range: 1-10 cm). At univariable LRMs, both the number of inguinal LNM (OR: 1.51: 95% CI: ; p Although the need for a concomitant pelvic LND in patients with penile cancer with inguinal LNM is still a matter of debate, it should be carefully evaluated in patients with penile cancer and inguinal LNM. The number and volume of inguinal LNM should be taken into account when determining the need for a concomitant pelvic LND. LAPAROSCOPIC POST-CHEMOTHERAPY RETROPERITONEAL LYMPH-NODE DISSECTION (L-PC- RPLND) IN RESIDUAL MASS FROM NON-SEMINOMATOUS GERM-CELL TUMOURS OF THE TESTIS (NSGCTT): EVALUATION AND COMPARISON WITH THE OPEN STANDARD SURGERY N. Nicolai, S. Stagni, D. Biasoni, M. Catanzaro, G. Lughezzani, A. Guttilla, T. Torelli, L. Piva, M. Maffezzini, A. Necchi, P. Giannatempo, D. Raggi, M. Colecchia, R. Salvioni (Milano) Patients with NSGCTT who had residual retroperitoneal masses following chemotherapy need PC-RPLND. We report early observation of L-PC-RPLND compared with Open (O-) PC-RPLND in patients with comparable disease at our Institution. Eighteeen consecutive L-RPLNDs performed following first line chemotherapy (3 to 4 PEB) between Feb 2011 and Feb 2012 for residual mass from NSGCTT, were compared with 10 open post-chemotherapy RPLNDs having comparable features performed between Jun 2009 and Apr 2012 at our Institution. All patients had unilateral disease (from one side of the aorta) since the beginning, and none had undergone previous retroperitoneal surgery. Initial stage was II A to II C in both groups except a stage III in laparoscopic group. Prognostic allocation according to IGCCCG was of good prognosis in all cases except one intermediate in open group and one poor in laparoscopic group. All patients had normal markers prior to surgery. Size of residual masses was comprehended between 10 and 70 mm (p=.18 at Mann-Withney test). Patients were evaluated for: complications, hospital stay, histology, postoperative pain control (resting and dynamic VAS), recurrence rate. Median operation time was 150 min (range 101 to 189) in O-PC-RPLND and 210 (range 131 to 278) in L-PC-RPLND (p at Mann Withney test). Intra-operative bleeding was negligible in all cases, but 1 L-PC-RPLND (100 cc) and 1 O-PC-RPLND (150 cc). Histology according to procedure (O Vs L) was one of mature teratoma in 6 Vs 10 patients, immature teratoma in 1 Vs 6 and fibro-necrotic tissue in 3 Vs 2 patient. One L-PC-RPLND patient underwent postoperative blood transfusion (2 units). Postoperative lymphatic leakage lasting more than 5 days, which spontaneously resolved, occurred in 2 patients following O-PC- RPLN and in 1 following L-PC-RPLND. Dynamic VAS was inferior in L-PC-RPLND both in 1st and in 2nd postoperative days (1st day: L-PC-RPLND: 2 to 8; O-PC-RPLND: 4 to 8. 2nd day: L-PC-RPLND: 0 to 7; O-PC-RPLND 5 to 7). Median postoperative hospital stay was 8 days (6 to14) in O-PC-RPLND Vs 3 days (2 to 6) in L-PC-RPLND (p < at Mann-Withney test). Following a median follow up of 15,5 months (1-37), all the patients but one are currently alive and disease free, with one patient in L-PC-RPLND group suffering a recurrence of iliac teratoma ( L-PC-RPLND needs usual longer operative times, it does not differ for complication rate and it was better tolerated and permits an earlier discharge. No difference in oncologic outcome was observed up to now. L-PC-RPLND is an alternative to O-PC-RPLND in selected patients with NSGCTT

20 P28 P29 PREDICTORS OF LOCAL FAILURE AFTER PARTIAL PENECTOMY FOR LOCALLY-INVASIVE PENILE CANCER: A SINGLE-INSTITUTIONAL CASE SERIES M. Catanzaro, G. Lughezzani, A. Guttilla, T. Torelli, S. Stagni, D. Biasoni, N. Nicolai, M. Maffezzini, L. Piva, A. Necchi, P. Giannatempo, D. Raggi, R. Salvioni (Milano) In the current study, we investigated the predictors of local failure in a sinlge-institutional population of patients treated with partial penectomy (PP). Data from 210 patients treated with PP for penile cancer between January 1980 and June 2012 were retrieved from our institutional database. Local failure was defined as the presence of residual disease (positive surgical margin; R1) or local disease recurrence requiring further surgical intervention. Cox regression models were fitted to test the predictors of local failure. Mean patient age was 59.2 years (range 21-92). Positive surgical margins were detected in 13 (6.1%) patients. Seven (25%) out of 21 patients with pt3 disease had positive surgical margins, as compared to 6 (5.3%) out of 108 patients with pt2 disease and 0 (0%) out of 81 patients with pt1 disease. All of these patients were subjected to TP. Overall, 18 (8.6%) patients developed local recurrence at a median follow-up time of 24.8 months (range: 4-47) and required further surgical intervention. At univariable Cox regression analyses, pathological T stage and grade emerged as significant predictors of local failure (all p 0.001). Specifically, patients with pt2 and pt3 disease had respectively a (95% CI: ) and a 42.2-fold (95% CI ) higher probability of developing local recurrence relative to patients with pt1 disease. Similarly, patients with G2 and G3 disease had respectively a 2.40 (95% CI: ) and a 6.65 (95% CI ) -fold higher probability of developing local recurrence relative to patients with low grade disease.at multivariable Cox regression analysis, only pt stage emerged as an independent predictor of local failure (p=0.005). Conversely, tumor grade did not achieve the independent predictor status (p=0.150). PP is an organ-sparing alternative to total penectomy in the treatment of locally-invasive penile cancer. Although PP is a feasible and safety technique for the treatment of pt1-2 penile cancer, pt3 patients are at high risk of local failure after PP. Partial penectomy represents an oncologically safe option for the treatment of patients with pt1-2 penile cancer. TOTAL NUMBER OF POSITIVE NODES AND POSITIVE NODE RATIO MAY PREDICT RECURRENCE IN EARLY STAGE NON-SEMINOMATOUS GERM-CELL TUMOURS (NSGCT) UNDERGOING PRIMARY RETROPERITONEAL LYMPH-NODE DISSECTION (RPLND) N. Nicolai, G. Lughezzani, M. Catanzaro, A. Guttilla, T. Torelli, D. Biasoni, S. Stagni, L. Piva, M. Maffezzini, A. Necchi, P. Giannatempo, D. Raggi, R. Salvioni (Milano) Presence of nodal metastases at primary RPLND frequently triggers adjuvant chemotherapy in NSGCT, although most of these patients will not relapse. We reviewed our valuable patients undergoing primary RPLND who did not receive adjuvant chemotherapy in order to identify simple predictors of recurrence according to nodal disease associated parameters. We identified 84 patients (median age 26, IQR: 21-30) with complete data who underwent primary RPLND between 3/1991 and 3/2011, had nodal metastases and did not receive adjuvant chemotherapy. Extension of RPLND was unilateral in 41 (48.8%) and bilateral in 43 (52.2%) cases. Medians were as follows: number of positive nodes (NPN): 2 (IQR 1-3); number of removed nodes (NRN): 22 (IQR 15-30); number of negative nodes (NNN): 20 (IQR 13-27); positive nodes ratio (PNR: no of positive nodes/total removed nodes): 8.7 (IQR ). The Mazumdar-Glassman method was used to determine the most significant cut-off values for each variable, which were considered both as continuously-coded and as categorically-coded. The Kaplan-Mayer method was used to determine recurrence-free rate (RFR). A uni-variable Cox regression model was fitted to test the predictors of 2-yrs recurrence-free survival (RFS). Following a median follow-up of 38 months (IQR 5-65), 16 (19%) patients relapsed. The 2-yrs RFS is 82.1%. NPN and PNR significantly associated with recurrences at uni-variable Cox regression model both as continuous variables (NPN: HR 1.37; CI ; p=.005. PNR: HR 1.07; CI ,11; p <.0001) and as categorical variables (NPN: HR 3.84, CI ; p=.008. PNR: HR 5.93, CI ; p=.005). The most significant cut-offs are 9% for PNR and a total of 3 NPN. The 2-yrs RFR is 97.2% when PNR > 9% Vs 64.8% if PNR 9 (Log rank p =.002), and 90% if NPN 3 Vs 63% if NPN is < 3 (Log rank p =.004). On the other hand, NRN, NNN and RPLND extension did not significantly associated with recurrence at uni-variable Cox regression model. The vast majority of patients with nodal metastases at RPLND who did not undergo adjuvant chemotherapy do not relapse. Small tumour burden (NPN < 3) and a very low nodal density (PNR 9%) associate with a very favourable condition, as > 90% of patients without one of these factors remain disease-free at 2 yrs. On the other hand, patients with unfavourable features have a probability of recurrence which is not lower than 63%. These findings need to be confirmed and specially indicate that a proportion of patients with nodal metastases bear a very low risk of recurrence, and adjuvant treatment in these patients shoul not be advised

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