Qualità della comunicazione nei programmi di screening: Revisione critica della letteratura. Angela Guarino, Grazia Serantoni, Giulia Colasante

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1 Qualità della comunicazione nei programmi di screening: Revisione critica della letteratura Angela Guarino, Grazia Serantoni, Giulia Colasante Gli screening di prevenzione oncologica rappresentano interventi di provata efficacia per la riduzione della mortalità per cancro. L'adesione della popolazione e l'adeguata comunicazione rappresentano requisiti fondamentali per la riuscita di ogni programma. A partire dalle campagne di adesione, i processi di comunicazione costituiscono uno strumento di relazione con gli utenti, a livelli diversi, in grado di influenzare fortemente la loro partecipazione al programma nel corso degli anni. Le modalità e gli stili comunicativi possono richiedere adattamenti di Linee Guida più generali a culture e contesti locali. La sistematizzazione delle informazioni esistenti può fornire una base per definire delle raccomandazioni utili a pianificare ed organizzare i processi comunicativi dei programmi di screening in specifiche realtà geografiche. Obiettivo L obiettivo di questo lavoro è quello di condurre una revisione sistematica degli studi sull efficacia della comunicazione negli screening attraverso: l identificazione degli studi, la valutazione metodologica e la sintesi dei risultati. Metodo Identificazione dei quesiti È necessario definire una popolazione di riferimento, quali interventi si intendono studiare e quali esiti si vogliono misurare; a tal proposito, nella presente revisione, sono stati identificati i seguenti parametri: a) la popolazione sottoposta a screening; b) gli interventi finalizzati all implementazione dello screening; c) gli esiti relativi all importanza della comunicazione in tutte le fasi dello screening. Identificazione delle parole chiave L identificazione delle parole chiave si è concentrata in due fasi principali: il brain storming del gruppo di lavoro partendo dalle parole chiave degli studi noti utilizzando una griglia standardizzata; l adattamento alle basi dati per l utilizzazione dei thesauri e degli booleani. Interrogazione delle basi di dati I motori di ricerca utilizzati, per l identificazione degli articoli di interesse, sono stati: Medline, Psychinfo, Sociological Abstracts, Eric, Health and Safety Science e Cochrane Library (Consumers Network). Non sono stati posti limiti temporali (tutti i database partono dal 1965) né relativi alla lingua utilizzata. È da sottolineare che tutte le bibliografie degli studi pertinenti sono state controllate. Predisposizione di una scheda di valutazione e di estrazione dei dati È stata predisposta una griglia di valutazione metodologica e di estrazione dei dati partendo dalle schede utilizzate per le Linee Guida da Scottish Intercollegiate Guidelines Network (S.I.G.N.) adattate a contenuti psicologici e sociali. 1

2 Risultati Sono stati identificati 1184 articoli di cui sono stati letti gli abstract e i full-text ove disponibili e ne sono stati selezionati 100 (85 sono stati ottenuti in formato elettronico e cartaceo). Gli studi e le revisioni sono state sintetizzate e le principali indicazioni sono state sottoposte ad analisi per l elaborazione delle raccomandazioni. Campione Qui di seguito, vengono riportate, in forma scritta e grafica, frequenze e percentuali relative alle voci prese in considerazione per la descrizione dei 100 articoli compresi nel campione. Tabella 1 Crosstab Tipo Autore X Tipo Screening TIPO_SCREENING Tipo autore Cervice altro o non Mammella CR uterina PSA specificato Totale Medico ,90% 64,70% 75,00% 75,00% 29,40% 47,00% Psicologo Medico e psicologo Altro Tabella 2 Crosstab Tipo Autore X Fase Screening 40,50% 29,40% 25,00% 12,50% 50,00% 39,00% ,80% 5,90% 0,00% 0,00% 14,70% 10,00% ,70% 0,00% 0,00% 12,50% 5,90% 4,00% ,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% Tipo autore Medico Psicologo Medico e psicologo Altro FASE_SCREENING Tutte le Reclutamento Partecipazione Conseguenze fasi Totale ,50% 57,90% 15,80% 36,80% 47,00% ,90% 21,10% 73,70% 31,60% 39,00% ,70% 10,50% 10,50% 21,10% 10,00% ,00% 10,50% 0,00% 10,50% 4,00% ,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% 2

3 Tabella 3 Tipo Autore X Tipo Studio Tipo autore TIPO_STUDIO Longitudinale Trasversale Review Totale Medico ,90% 45,90% 57,10% 47,00% Psicologo Medico e psicologo Altro Tabella 4 Tipo Lettore X Tipo Screening 55,60% 37,70% 28,60% 39,00% ,60% 9,80% 14,30% 10,00% ,00% 6,60% 0,00% 4,00% ,00% 100,00% 100,00% 100,00% TIPO_SCREENING Tipo Lettore Cervice altro o non Mammella CR uterina PSA specificato Totale Medico ,90% 64,70% 75,00% 75,00% 38,20% 50,00% Psicologo Medico e psicologo Altro Tabella 5 Tipo Lettore X Fase Screening 37,80% 23,50% 0,00% 12,50% 47,10% 35,00% ,50% 11,80% 25,00% 0,00% 11,80% 12,00% ,70% 0,00% 0,00% 12,50% 2,90% 3,00% ,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% Tipo Lettore Medico Psicologo Medico e psicologo Altro FASE_SCREENING Tutte le Reclutamento Partecipazione Conseguenze fasi Totale ,50% 63,20% 15,80% 47,40% 50,00% ,60% 10,50% 73,70% 26,30% 35,00% ,00% 15,80% 10,50% 21,10% 12,00% ,00% 10,50% 0,00% 5,30% 3,00% ,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% 3

4 Tabella 6 Tipo Lettore X Tipo Studio TIPO_STUDIO Medico Psicologo Medico e psicologo Altro Longitudinale Trasversale Review Totale ,40% 47,50% 61,90% 50,00% ,90% 36,10% 28,60% 35,00% ,70% 11,50% 9,50% 12,00% ,00% 4,90% 0,00% 3,00% ,00% 100,00% 100,00% 100,00% Dalla lettura della Tabella 1, si evince che lo screening alla mammella viene preso in considerazione in 17 (45,9%) articoli per i medici, in 15 (40,5%) articoli per gli psicologi, in 4 (10,8%) articoli per medici e psicologi e infine in 1 (2,7%) articolo per altri tipologie di autore. Per quanto riguarda il tumore al colon retto si riscontra una frequenza pari a: 11 (64,7%) per i medici, 5 (29,4%) per gli psicologi, 1 (5,9%) per medici e psicologi e 0 (0,0%) per altre tipologie di autore. Lo screening per tumore alla cervice uterina conta 3 (75,0%) articoli tra i medici, 1 (25,0%) articolo tra gli psicologi e 0 (0,0%) articoli sia per medici e psicologi che per altre tipologie di autore. Per ciò che concerne il tumore alla prostata si riscontra una frequenza uguale a: 6 (75,0%) per i medici, 1 (12,5%) per gli psicologi, 0 (0,0%) per medici e psicologi e 1 (12,5%) per altre tipologie di autore. Infine, per quanto riguarda la categoria altro o non specificato è possibile notare una frequenza pari a: 10 (29,4%) per i medici, 17 (50,0%) per gli psicologi, 5 (14,7%) per medici e psicologi e 2 (5,9%) per altre tipologie di autore. La Tabella 2 mostra i risultati relativi all incrocio tra tipo di autore e fase di screening considerata nell articolo. Per ciò che concerne il reclutamento si riscontra una frequenza pari a 26 (60,5%) per i medici, pari a 15 (34,9%) per gli psicologi, uguale a 2 per medici e psicologi (4,7%) e pari a 0 (0,0%) per altre tipologie di autore. La fase relativa alla partecipazione allo screening viene presa in considerazione da 11 (57,9%) articoli per i medici, 4 (21,1%) per gli psicologi, 2 (10,5%) sia per medici e psicologi che per altre tipologie di autore. Per quanto riguarda le conseguenze psicologiche dello screening la tabella illustra una frequenza pari a 3 (15,8%) per i medici, pari a 14 (73,7%) per gli psicologi, pari a 2 (10,5%) per medici e psicologi; altre tipologie di autore non sembrano affrontare questo tipo di fase, con una frequenza uguale a 0 (0,0%). Infine, sono: 7 (36,8%) per i medici, 6 (31,6%) per gli psicologi, 4 (21,1%) per medici e psicologi e 2 (10,5%) per altre tipologie di autore, gli articoli che vanno a prendere in considerazione tutte le fasi dello screening. La Tabella 3 illustra i risultati relativi all incrocio dei dati concernenti il tipo di autore e il tipo di studio presente nell articolo. Per quanto riguarda la categoria longitudinale si riscontra una frequenza pari a 7 (38,9%) per i medici, pari a 10 (55,6%) per gli psicologi, pari a 1 (5,6%) per medici e psicologi e uguale a 0 (0,0%) per altre tipologie di autore. Gli studi trasversali vengono presi in considerazione da 28 (45,9%) articoli per i medici, 23 (37,7%) articoli per gli psicologi, 6 (9,8%) articoli per medici e psicologi e 4 (6,6%) per altre tipologie di autore. Infine gli articoli proposti come review sono: 12 (57,1%) tra i medici, 6 (28,6%) tra gli psicologi, 3 (14,3%) tra medici e psicologi e 0 (0,0%) per altre tipologie di autore. La Tabella 4 fa riferimento all incrocio tra i dati relativi alla tipologia di lettore e i dati relativi al tipo di screening preso in considerazione nell articolo. Lo screening alla mammella viene considerato in 17 (45,9%) articoli per i medici, in 14 (37,8%) articoli per gli psicologi, in 5 (13,5%) articoli per medici e psicologi e infine in un (2,7%) solo artico- 4

5 lo per altri tipologie di autore. Per quanto riguarda il tumore al colon retto è possibile riscontrare una frequenza pari a 11 (64,7%) per i medici, pari a 4 ( 23,5%) per gli psicologi, uguale a 2 (11,8%) per medici e psicologi e relativa a 0 (0,0%) per altre tipologie di autore. Lo screening per tumore alla cervice uterina conta 3 (75,0%) articoli tra i medici, 0 (0,0%) articoli tra gli psicologi e altre tipologie di autore e infine 1 (25,0%) articolo tra medici e psicologi. Per ciò che concerne il tumore alla prostata abbiamo una frequenza uguale a: 6 (75,0%) per i medici, 1 (12,5%) per gli psicologi, 0 (0,0%) per medici e psicologi e 1 (12,5%) per altre tipologie di autore. Infine, per quanto riguarda la categoria altro o non specificato possiamo notare una frequenza pari a: 13 (38,2%) per i medici, 16 (47,1%) per gli psicologi, 5 (11,8%) per medici e psicologi e 2 (2,9%) per altre tipologie di autore. La Tabella 5 mostra i risultati relativi all incrocio tra tipo di lettore e fase di screening considerata nell articolo. Per ciò che concerne il reclutamento si riscontra una frequenza pari a 26 (60,5%) per i medici, pari a 14 (32,6%) per gli psicologi, uguale a 3 (7,0%) per medici e psicologi e pari a 0 (0,0%) per altre tipologie di autore. La fase relativa alla partecipazione allo screening viene presa in considerazione da 12 (63,2%) articoli per i medici, 2 (10,5%) per gli psicologi, 3 (15,8%) per medici e psicologi e 2 (10,5%) per altre tipologie di autore. Per quanto riguarda le conseguenze psicologiche dello screening la tabella illustra una frequenza pari a 3 (15,8%) per i medici, pari a 14 (73,7%) per gli psicologi, pari a 2 (10,5%) per medici e psicologi; altre tipologie di autore non sembrano affrontare questo tipo di fase, con una frequenza uguale a 0 (0,0%). Infine, sono: 9 (47,4%) per i medici, 5 (26,3%) per gli psicologi, 4 (21,1%) per medici e psicologi e 1 (5,3%) per altre tipologie di autore, gli articoli che vanno a prendere in considerazione tutte le fasi dello screening. La Tabella 6 illustra i risultati relativi all incrocio dei dati concernenti il tipo di lettore e il tipo di studio presente nell articolo. Per quanto riguarda la categoria longitudinale si riscontra una frequenza pari a 8 (44,4%) per i medici, pari a 7 (38,9%) per gli psicologi, pari a 3 (16,7%) per medici e psicologi e uguale a 0 (0,0%) per altre tipologie di autore. Gli studi trasversali vengono presi in considerazione da 29 (47,5%) articoli per i medici, 22 (36,1%) articoli per gli psicologi, 7 (11,5%) articoli per medici e psicologi e 3 (4,9%) per altre tipologie di autore. Infine gli articoli proposti come review sono: 13 (61,9%) tra i medici, 6 (28,6%) tra gli psicologi, 2 (9,5%) tra medici e psicologi e 0 (0,0%) per altre tipologie di autore. Tabella 7 Frequenze relative al paese d origine degli articoli Frequenza USA 58 Australia 8 Asia 2 Europa 27 Italia 5 La Tabella 7 mostra i dati relativi al paese cui gli articoli fanno riferimento. Si riscontra una frequenza pari a 58 (58,0%) per gli USA, pari a 8 (8,0%) per l Australia, pari a 2 (2,0%) per l Asia, pari a 27 (27,0%) per l Europa e uguale a 5 (5,0%) per l Italia. Tabella 8 Frequenze relative alla tipologia professionale dell autore degli articoli Frequenza Medico 47 Psicologo 39 Medico e psicologo 10 Altro 4 5

6 La Tabella 8 fa riferimento alle frequenze relative alla tipologia professionale degli degli articoli considerati. Si possono contare: 47 (47,0%) medici, 39 (39,0%) psicologi, 10 (10,0%) medici e psicologi e infine 4 (4,0%) appartenenti ad altre tipologie professionali. Tabella 9 Frequenze relative alla tipologia professionale del lettore cui gli articoli si rivolgono Frequenza Medico 50 Psicologo 35 Medico e psicologo 12 Altro 3 La Tabella 9 indica la tipologia professionale del lettore cui gli articoli si rivolgono. Si riscontra una frequenza pari a 50 (50,0%) per i medici, pari a 35 (35,0%) per gli psicologi, pari a 12 (12,0%) per medici e psicologi e infine uguale a 3 (3,0%) per altre tipologie professionali. Tabella 10 Frequenze relative al tipo di Screening considerato negli articoli Frequenza Mammella 37 CR 17 Cervice uterina 4 PSA 8 altro o non specificato 34 La Tabella 10 riporta le frequenze relative al tipo di screening considerato negli articoli. Si riscontra una frequenza pari a 37 (37,0%) per lo screening alla mammella, pari a 17 (17,0%) per lo screening relativo al colon retto, pari a 4 per lo screening alla cervice uterina, uguale a 8 (8,0%) per lo screening alla prostata (PSA) e infine una frequenza pari a 34 relativa ad articoli i quali non specificano il tipo di screening cui fanno riferimento. Tabella 11 Frequenze relative alla fase di Screening considerata negli articoli Frequenza Reclutamento 43 Partecipazione 19 Conseguenze 19 Tutte le fasi 19 La Tabella 11 mostra le frequenze relative alla fase dello screening cui gli articoli fanno riferimento. Si può notare come la maggioranza degli articoli considerino la fase di reclutamento della popolazione bersaglio, con una frequenza pari a 43 (43,0%); la stessa frequenza, pari a 19 (19,0%) viene riportata per le due fasi successive: partecipazione e conseguenze psicologiche dello screening, nonché per quegli articoli che prendono in considerazione tutte le fasi dello screening. Tabella 12 Frequenze relative al tipo di Popolazione considerata negli articoli 6

7 Frequenza Pop. normale 85 Pop. specifica 15 La Tabella 12 riporta le frequenze relative alla popolazione di riferimento degli studi riportati negli articoli. Un numero pari a 85 (85,0%) di articoli fa riferimento ad una popolazione normale, mentre il restanti 15 (15,0%) sono relativi ad una popolazione specifica. Tabella 13 Frequenze relative al tipo studio utilizzato negli articoli Frequenza Longitudinale 18 Trasversale 61 Review 21 La Tabella 13 mostra le frequenze relative al tipo di studio cui fanno riferimento gli articoli. Si riscontra una frequenza pari a 18 (18,0%) per gli studi longitudinali, una frequenza pari a 61 (61,0%) per gli studi trasversali e infine una frequenza uguale e 21 (21,0%) per le review. Tabella 14 Frequenze relative alla validità degli articoli Frequenza No 43 Sì 57 La Tabella 14 fa riferimento alle frequenze relativa alla validità degli articoli considerati. Gli studi non validi risultano essere 43 (43,0%) mentre quelli validi 57 (57,0%). Analisi dei concetti psicologi presenti negli articoli analizzati Tabella 15 Frequenze relative ai concetti psicologici presenti negli articoli (1) COPING STRESS/DISTRESS PAURA SOSTEGNO SELF RISCHIO SOCIALE EFFICACY PSICOLOGI MEDICI Il concetto di Coping, riscontrato 34 volte tra gli psicologi e una sola volta tra i medici, indica: gli sforzi della persona, sul piano cognitivo e comportamentale, per gestire le richieste interne ed esterne poste da quelle interrelazioni persona ambiente che vengono valutate come eccedenti le risorse possedute (Lazarus e Folkman, 1984 in Zani e Cicognani, 2000, 33-34). Vengono distinti due processi di coping: centrato sul problema (finalizzato a gestire e modificare il problema) e centrato sulle emozioni (finalizzato alla gestione della tensione emotiva). La misura in cui la situazione viene vissuta come stressante varia da individuo a individuo e dipende anche e soprattutto dal possesso di risorse di coping, che sono proprietà della persona o dell ambiente. 7

8 Un altro costrutto presente con maggior frequenza tra gli psicologi piuttosto che tra i medici, è quello di Stress/Distress, con un numero di riferimenti pari rispettivamente a 77 e 10. Lo stress consiste in una transizione fra la persona e l ambiente nella quale la situazione è valutata dall individuo come eccedente le proprie risorse e tale da mettere in pericolo il suo benessere (Lazarus e Folkman, 1984 in Zani e Cicognani, 2000, 33-34). Questa definizione descrive lo stress come un processo che include gli stressor e le risposte messe in atto dal soggetto, ma aggiunge la relazione fra la persona e l ambiente, fra le richieste e le risorse personali per farvi fronte. Si tratta di un processo che implica degli aggiustamenti continui chiamati transizioni. In questa prospettiva il soggetto è considerato un agente attivo che può influenzare l impatto di un fattore stressante mediante strategie cognitive, emozionali e comportamentali; qualora queste strategie falliscano si parla di distress, il cosiddetto stress nocivo, il quale si estende lungo un continuum, che va dai più che frequenti sentimenti di vulnerabilità, tristezza e paura sino a problemi che possono diventare disabilitanti, come la depressione, l ansia, il panico, l isolamento sociale e la crisi spirituale. Al contrario, il concetto di Paura viene riscontrato maggiormente tra i medici, con una frequenza pari a 18 e meno tra gli psicologi, con una frequenza uguale a 3. Essa fa riferimento ad un emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia. La paura è spesso accompagnata da una reazione organica, di cui è responsabile il sistema nervoso autonomo, che prepara l organismo alla situazione d emergenza disponendolo, anche se in modo non specifico, all apprestamento delle difese che si traducono solitamente in atteggiamenti di lotta e di fuga. Il Sostegno Sociale è stato definito come l informazione, proveniente da altri, di essere oggetto di amore e cure, di essere stimati e apprezzati e di far parte di una rete di comunicazione e di obbligo reciproco (Cobb, 1976). Esso indica il contenuto funzionale delle relazioni sociali e può essere distinto da altre funzioni nel senso che la sua finalità è sempre quella di aiutare il ricevente. Il sostegno sociale è fornito consapevolmente, cosa che lo distingue dall influenza sociale esercitata attraverso l osservazione del comportamento altrui e dai processi del confronto sociale attivati spontaneamente dal ricevente. Come si legge in Tabella 15, il sostegno sociale è un costrutto riscontrato 53 volte tra gli psicologi e 36 volte tra i medici. C è poi il Rischio, il quale è presente con una frequenza pari a 157 per gli psicologi e con una frequenza pari a 166 per i medici. Il rischio viene riconosciuto come una fattore centrale nella spiegazione dei comportamenti di salute. Nelle teorie del comportamento di salute ad orientamento cognitivista la percezione del rischio è esaminata come fattore motivazionale che influenza l adozione di comportamenti salutari o la cessazione di comportamenti nocivi. Il rischio viene definito in alcuni casi come prodotto della probabilità circa il sopraggiungere di avvenimenti negativi e del valore attribuito alle loro conseguenze, mentre in altri casi ci si limita alla componente della vulnerabilità senza includere le stime probabilistiche. Definito percezione di suscettibilità (H.B.M.) o percezione di vulnerabilità (Teoria della Motivazione a Proteggersi), questo costrutto fa riferimento alla credenza di essere personalmente vulnerabile nei confronti di determinate minacce per la salute. Il concetto di Self-efficacy fa riferimento all insieme di credenze di un individuo, riguardo le proprie capacità di mettere in atto i comportamenti necessari per raggiungere determinati risultati. (Bandura, 2000). Questo costrutto esercita effetti importanti nella salute su almeno due aspetti: nel fronteggiare gli eventi stressanti e nella modificazione dei comportamenti nocivi. Ad un livello di base, le credenze delle persone nelle proprie capacità di fronteggiare gli eventi stressanti possono attivare i sistemi biologici che agiscono come mediatori fra la salute e la malattia. Il secondo aspetto in cui la self-efficay è importante per la salute riguarda l esercizio del controllo diretto sugli aspetti del comportamento modificabili, in particolare i comportamenti rilevanti per la salute. Essa viene riscontrata 19 volte tra gli psicologi e 36 volte tra i medici. 8

9 Tabella 16 Frequenze relative ai concetti psicologici presenti negli articoli (2) LOCUS OF CONTROL SODDISFAZIONE BARRIERE ANSIA DEPRESSIONE PSICOLOGI MEDICI Il Locus of Control viene riscontrato 106 volte tra gli psicologi e 121 volte tra i medici. L origine del costrutto di locus of control è da ricondursi alla teoria dell apprendimento sociale di Rotter (1966), nell abito della quale esso si riferiva all aspettativa generalizzata circa una relazione fra le proprie azioni e determinati risultati. Rotter distinse gli orientamenti al controllo interno ed esterno: gli interni credono che gli eventi siano una conseguenza delle proprie azioni, mentre gli esterni credono che le cause degli eventi riguardino fattori al di fuori del controllo personale, come la fortuna o il controllo da parte delle persone. La Soddisfazione può essere definita come il risultato dell esperienza del paziente con il sistema di cura della salute; essa dipende da fattori di tipo emotivo, fattori di tipo cognitivo e dal tipo di comunicazione che si istaura tra medico e paziente. La relazione medico-paziente risulta fondamentale, quindi, per quella che sarà la partecipazione terapeutica e l adesione del paziente. La Tabella 16 indica una frequenza maggiore nei medici che negli psicologi, rispettivamente pari a 29 e 9. Anche la variabile Barriere si presenta maggiormente nei medici, precisamente 48 volte, rispetto agli psicologi, i quali vi fanno riferimento solamente 12 volte. Essa indica i potenziali aspetti negativi di una particolare azione per la salute e può agire come impedimento all intraprendere il comportamento raccomandato. Un inconscia analisi, costi/benefici, avviene quando l individuo soppesa l efficacia attesa dell azione contro la percezione che possa essere costosa, pericolosa (che abbia effetti collaterali negativi o esiti iatrogeni), spiacevole (dolorosa, difficile, disturbante), che sia imbarazzante, che prenda tempo e così via. L Ansia, al contrario, si riscontra tra gli psicologi piuttosto che tra i medici, con delle frequenze rispettivamente pari a 42 e 19. Essa rappresenta una condizione di generale attivazione delle risorse fisiche e mentali del soggetto e contenuta entro certi limiti produce un effetto di ottimizzazione delle prestazioni; se tali limiti vengono superati diventa patologica e compromette l efficienza funzionale del soggetto. La Depressione indica un alterazione del tono dell umore verso forme di tristezza profonda, con riduzione dell autostima e bisogno di autopunizione. Quando l intensità della depressione supera certi limiti o si presenta in circostanze che non la giustificano diventa di competenza psichiatrica, dove si distingue una depressione endogena che, come vuole l aggettivo, nasce dal di dentro senza rinviare a cause esterne e una depressione reattiva che è patologica solo quando la reazione ad avvenimenti luttuosi o tristi appare eccessiva. Essa si presenta 28 volte tra gli psicologi e 9 volte tra i medici. Figura 1 Frequenze relative ai concetti psicologici presenti negli articoli RISCHIO RISCHIO STRESS/ DISTRESS 80 STRESS/ DISTRESS SOSTEGNO 60 SOSTEGNO 60 SOCIALE SOCIALE COPING COPING PAURA 20 PAURA LOCUS OF LOCUS OF CONTROL CONTROL PSICOLOGI PSICOLOGI MEDICI MEDICI SELF- SELF- BARRIERE EFFICACY BARRIERE EFFICACY ANSIA ANSIA SODDISFAZIONE DEPRESSIONE SODDISFAZIONE DEPRESSIONE 9

10 Relazioni tra i concetti psicologici I concetti psicologici ricavati dalla revisione dei 100 articoli considerati, sono stati ulteriormente analizzati; essi sono stati posti in collegamento tra loro, per andare a costituire due visualizzazioni grafiche relative all approccio cognitivo del medico e dello psicologo, rispetto allo screening. Figura 2 Diagramma radiale relativo alla visione del medico rispetto allo screening LOCUS of CONTROL RISCHIO SOSTEGNO SOCIALE BARRIERE Il diagramma riportato in Figura 2 rappresenta lo schema mentale del medico nell approccio allo screening. Esso viene definito più esattamente come un diagramma radiale, in quanto utilizzato per visualizzare le relazioni di un elemento di base. L elemento di base, in questo caso, è rappresentato dal Rischio, il quale è presente con un numero di citazioni pari a 166 negli articoli dei medici considerati nel campione (vedi Tabella 15); può quindi essere riconosciuto come un fattore centrale nella spiegazione dei comportamenti di salute. Legati al concetto cardine di rischio, sono presenti nel diagramma altri concetti cosiddetti gregari, in quanto collegati e dipendenti da quello centrale; tali costrutti sono: il Locus of Control, il quale indica l aspettativa generalizzata circa una relazione fra le proprie azioni e determinati risultati; le Barriere, le quali possono rappresentare degli impedimenti nell intraprendere un comportamento raccomandato; il Sostegno Sociale, il quale indica un azione di aiuto o supporto offerta consapevolmente. È importante sottolineare come i concetti sopra elencati, siano stati opportunamente non numerati, in quanto equivalenti fra di loro, aventi quindi lo stesso peso. Da un analisi globale risulta perciò evidente come i medici, a sostegno dei loro studi utilizzino costrutti piuttosto generici e non specificatamente psicologici. Ad una disamina più approfondita, si può notare come il rischio e di conseguenza gli altri fattori gregari siano collegati ad un obiettivo primario nell ambito dello screening: l adesione. 10

11 I dati prodotti dall incrocio tra le variabili tipologia professionale degli e fase dello screening considerata, indicano come, su un totale di 47 articoli scritti da medici, 26 siano riferibili alla fase di reclutamento della popolazione bersaglio (vedi Tabella 2); in altre parole, più della metà degli articoli proposti da medici mirano allo studio della migliore strategia attraverso la quale reclutare la popolazione oggetto di screening ed aumentare quindi i tassi di adesione ai programmi. Il rischio rappresenta qui una variabile centrale nello schema mentale del medico, in quanto indica il fattore motivazionale principale ad influenzare l adozione di comportamenti salutari, in questo caso lo screening. Intorno al concetto di rischio, o più precisamente di percezione del rischio, ruotano altre variabili, le quali possono incentivare o meno questo processo di adesione: le barriere possono ostacolarlo; il sostegno sociale incoraggiarlo; il locus of control incoraggiarlo oppure ostacolarlo, a seconda dell orientamento al controllo intrapreso, il quale può essere interno (gli interni credono che gli e- venti siano una conseguenza delle proprie azioni) o esterno (gli esterni credono che le cause degli eventi riguardino fattori al di fuori del controllo personale). La visione dello screening da parte del medico risulta essere parziale, in quanto considera in maniera riduttiva importanti fattori psicologici implicati nella fase di reclutamento e in tutte le fasi dello screening; variabili quali lo Stress/Distress e il Coping, infatti, vengono riportate con una frequenza, rispettivamente, pari a 10 e 1 tra i medici. Inoltre la fase relativa alle conseguenze psicologiche dello screening viene esaminata marginalmente, con sole 3 citazioni su un totale di 47 articoli scritti da medici (vedi Tabella 2); sappiamo perfettamente che uno studio che riguardi lo screening oncologico, non può prescindere da quelle che sono le sue conseguenze. Figura 3 Organigramma relativo alla visione dello psicologo rispetto allo screening STRESS DISTRESS COPING PAURA SELF-EFFICACY ANSIA DEPRESSIONE SODDISFAZIO- NE Il diagramma riportato in Figura 3 rappresenta l approccio cognitivo dello psicologo allo screening. Esso viene denominato più precisamente come organigramma e indica uno schema in grado di visualizzare le relazioni gerarchiche tra le variabili considerate. L elemento di base, in questo caso, è rappresentato dallo Stress/Distress, il quale è presente con un numero di citazioni pari a 77, negli articoli degli psicologi considerati nel campione (vedi Tabella 15); può quindi essere riconosciuto come un fattore primario nell ambito dello screening. Questo tipo di gerarchia indica un ordinamento per gradi di una serie di elementi, ognuno dei quali è subordinato a quello immediatamente superiore. A livello più alto troviamo quindi lo stress/distress, che indica una transizione, fra il soggetto e l ambiente, nella quale la situazione è va- 11

12 lutata dall individuo come eccedente le proprie risorse e tale da mettere in pericolo il suo benessere. Subordinate allo stress/distress abbiamo il Coping, la Paura e la Self-Efficacy, variabili che ne rappresentano una risposta e che risultano avere lo stesso peso nell organigramma. Il coping rappresenta una strategia di gestione dello stress, che impegna il soggetto sul piano cognitivo, emotivo e comportamentale; a questo proposito esistono due processi di coping: centrato sul problema (finalizzato a gestire e modificare il problema) e centrato sulle emozioni (finalizzato alla riduzione della tensione emotiva). C è poi la paura, la quale può essere considerata come una risposta difensiva allo stress, in quanto prepara il soggetto a reazioni di lotta o di fuga. Sullo stesso piano troviamo la self-efficacy, ovvero l insieme di credenze di un soggetto circa la propria efficacia personale; da questa dipende la capacità di fronteggiare una situazione stressante. Ad un livello ancora inferiore troviamo poi variabili quali l Ansia, la Depressione e la Soddisfazione; esse risultano associate, o per meglio dire subordinate, rispettivamente al coping, alla paura e alla self-efficacy e sono tra di loro equivalenti. Più in dettaglio si può notare come l ansia, la quale rappresenta una condizione di generale attivazione delle risorse del soggetto che può ottimizzare o comprometterne l efficienza, sia dipendente dalle strategie di coping; la depressione, al contrario, risulta essere subordinata alla paura, in quanto rappresenta una risposta di fuga da una condizione stressante, una risposta interna caratterizzata da chiusura e tristezza. Infine troviamo la soddisfazione, la quale, nel caso dello screening, fa riferimento alla condizione del paziente nel rapporto con l efficacia del programma stesso; questa risulta essere collegata sia alla comunicazione medico-paziente che alla self-efficacy, nei termini di una capacità percepita nella gestione di una situazione stressante, quale è lo screening. Ad una visione globale, quello che può essere definito come l organigramma mentale dello psicologo sembra caratterizzato da variabili psicologiche, le quali si collegano con le conseguenze di una diagnosi di screening e non di certo alla fase di reclutamento della popolazione bersaglio. Risulta quindi evidente la differenza che esiste tra la visione del medico e quella dello psicologo di fronte allo screening oncologico, l uno diretto all adesione, l altro indirizzato alla gestione dello stress; obiettivi, questi, che dovrebbero trovare condivisione all interno di uno schema complesso e multidisciplinare. Modelli teorici di riferimento Andando oltre il paradigma biomedico, diventa centrale conoscere i modi in cui la salute è costruita socialmente, indagare le sue rappresentazioni soggettive e sociali, poter intervenire negli stessi processi di costruzione della salute. Questo richiede teorie, metodi adeguati, riflessione critica. La situazione attuale è caratterizzata dalla diffusione di modelli quasi tutti derivanti dalla corrente a chiaro orientamento sociocognitivo. Questi partono dal presupposto che le determinanti del comportamento sono gli atteggiamenti e le credenze delle persone e appartengono perciò al gruppo dei modelli valore-aspettativa, secondo cui le decisioni fra linee di azioni diverse si fondano su due tipi di valutazioni cognitive: probabilità soggettiva che una certa azione conduca a un insieme di risultati; valutazione dei risultati dell azione. Si assume che gli individui scelgano, tra le varie linee di azione possibili, quella con maggiore probabilità di esito positivo. Le singole teorie costituiscono delle elaborazioni di questo modello di base, nel senso che specificano i tipi di credenze e di atteggiamenti che si presume predicano un particolare insieme di comportamenti; in alcuni casi, incorporano variabili aggiuntive accanto a quelle di base. Da un analisi bibliografica di partenza, i modelli teorici della salute di maggiore rilevanza risultano essere (vedi Tabella 17): Health Belief Model; Teoria della Motivazione a Proteggersi; 12

13 Modello della Probabilità di Elaborazione delle Informazioni; Teoria del Comportamento Pianificato; Modello Autoregolatorio; Modello Transteoretico. Tabella 17 - I Modelli Teorici della Salute MODELLO Health Belief Model (H.B.M.) Rosenstock (1966), Becker (1974) Teoria della Motivazione a Proteggersi Rogers (1983) Modello della Probabilità di Elaborazione delle Informazioni. Petty & Cacioppo (1990) Teoria Del Comportamento Pianificato. Fishbein & Ajzen (1975). Modello Autoregolatorio Leventhal (1970). CARATTERISTICHE Gli assunti teorici del modello presuppongono che la probabilità che una persona adotti comportamenti sani è il risultato di una valutazione congiunta del grado di minaccia associato ad una malattia e dei benefici e dei costi dell azione preventiva. La percezione della minaccia di malattia è influenzata dalla misura in cui il soggetto si sente personalmente vulnerabile o a rischio nei confronti di una data malattia (percezione di vulnerabilità) e dalle credenze circa la gravità delle conseguenze associate alla malattia (percezione di gravità). Il modello include inoltre altri elementi, come i fattori demografici (es. età e sesso) e socio-psicologici (es. classe sociale), che agiscono come moderatori nella percezione della minaccia di malattia, e gli elementi induttori, necessari per stimolare un comportamento, la cui origine può essere sia interna che esterna. La teoria afferma che la motivazione a proteggersi da una malattia è il prodotto della percezione della gravità della minaccia, della risposta della vulnerabilità personale e dell efficacia della risposta di coping nel ridurre la minaccia. La versione modificata, poi, include anche la credenza nella propria capacità di far fronte alla situazione (coping response) ed assume che la motivazione ad eseguire la risposta di coping sia influenzata negativamente dai costi di tale risposta e dai potenziali benefici delle risposte disadattive. Le assunzioni alla base del modello sono che la motivazione di un individuo a proteggersi da una malattia è massima quando: a) la minaccia alla salute è grave; b) l individuo si sente vulnerabile; c) la risposta adattiva è giudicata efficace nell allontanare la minaccia; d) l individuo nutre fiducia nelle proprie capacità di riuscire a realizzare la risposta adatti va; e) le ricompense al comportamento disadattivo sono limitate; f) i costi associati alla risposta adattiva sono bassi. Il modello sostiene che l influenza di un messaggio è l esito di una interazione tra fattori relativi al messaggio e lo stato cognitivo del ricevente. Gli individui sono motivati a elaborare i messaggi in modo diversificato secondo le convinzioni e gli interessi preesistenti, le loro capacità intellettuali e la congruenza o la rilevanza dei contenuti. Se si verificano queste condizioni, l informazione è elaborata in un percorso detto centrale e l atteggiamento nuovo è durevole nel tempo. D altro canto, l effetto del messaggio dipenderà da altri fattori più connessi alla confezione del messaggio, come la credibilità o la piacevolezza della fonte o il rilievo dato alle emozioni nel messaggio; in questo percorso periferico, il nuovo atteggiamento risulterebbe transitorio e poco predittivo del comportamento. La premessa centrale della Teoria del comportamento pianificato, che nella sua prima versione era stata definita Teoria dell azione ragionata (1975), è che le decisioni riguardo a comportamenti da a- dottare si fondino su una valutazione ragionata delle informazioni disponibili e, rispetto ai modelli precedenti, introduce un altro elemento di mediazione tra credenze/atteggiamenti e comportamento effettivo, cioè l intenzione di mettere in atto il comportamento; essa viene definita come il prodotto degli atteggiamenti nei confronti del comportamento e delle norme soggettive. Entrambi questi fattori includono delle credenze valutative, contenenti elementi di aspettativa e di valore: gli atteggiamenti sono influenzati dalle credenze delle persone riguardo alle conseguenze del comportamento in questione e dalla valutazione di tali conseguenze; le norme soggettive includono, invece, le credenze dell individuo circa ciò che le altre persone si aspettano da lui, oltre alla motivazione a comportarsi secondo tali aspettative. Il Modello Autoregolatorio si basa sulla concezione dell individuo come parte attiva nel processo di mantenimento del proprio stato di salute. Il soggetto valuta di volta in volta le variabili da cui poter trarre informazioni sulla propria salute e da queste ricava una rappresentazione mentale dell eventuale problema e le emozioni connesse, in modo da mettere in atto un piano strategico di intervento. La fase finale comprende una verifica sia del comportamento che delle emozioni provate in modo da potere ovviare e modificare le singole componenti. Questo modello è dinamico; esso po- 13

14 Modello Transteoretico. Di Clemente & Prochaska (1984). Modello del Processo di Adozione di Precauzioni. Weinstein (1988) Teoria della Social Cognition Bandura (2000). Cognitive-social Health Information- Processing (C-SHIP). Miller (1998). ne l individuo in una dimensione attiva e considera la decisione di mettere in atto un comportamento preventivo come un processo di problem-solving, in cui il soggetto passa attraverso le fasi di rappresentazione, coping e verifica. Tale modello si focalizza sul processo, suddiviso in cinque fasi, mediante il quale la persona decide di agire e, per ogni fase, individua il comportamento passato della persona ed i suoi piani d azione futuri: 1) Fase precontemplativa: i soggetti non sono consapevoli o interessati alle conseguenze del proprio comportamento nocivo e quindi non esprimono alcuna intenzione di cambiare nell immediato futuro. 2) Fase contemplativa: le persone dichiarano di aver pensato di cambiare il comportamento ma senza assumersi ancora impegni precisi verso una modifica. 3) Fase di preparazione: indica l intenzione ad agire nel futuro prossimo e la presenza di tentativi di cambiare il proprio comportamento in passato. 4) Fase dell azione: processi di liberazione, di rivalutazione di sé, attraverso i quali il soggetto si convince di essere capace di cambiare e si impegna nel modificare il proprio comportamento per un certo periodo. 5) Fase di mantenimento: l azione si mantiene per un tempo superiore. La progressione da uno stadio all altro raramente è lineare poiché la maggior parte dei soggetti sperimenta dei fallimenti, ritornando così a fasi precedenti. Il modello, applicato in particolare alla spiegazione dell uso di precauzioni nei confronti dell HIV, divide l adozione di precauzioni in 7 fasi distinte. 1. le persone non sono consapevoli del problema di salute; 2. le persone apprendono qualcosa ma non sono ancora impegnate a pensare a fondo al problema; 3. le persone si impegnano a riflettere sul problema e cominciano a pensare a come rispondere; 4. le persone decidono se rispondere o meno; 5. l intenzione d agire; 6. l inizio dell azione; 7. il mantenimento del comportamento nel tempo. Un punto di forza del modello è l identificazione dei fattori che promuovono le transizioni fra le fasi: 1-2: acquisizione di informazioni sul problema; 2-3: percezione di vulnerabilità; 3-4-5: sviluppo di credenze su vulnerabilità, gravità ed efficacia; 5-6-7: presenza di ostacoli e vincoli situazionali. Questa teoria è basata su un modello causale di lettura dell azione che include il sistema ambientecontesto, la persona con tutti i suoi elementi fisici, cognitivi ed affettivi e il comportamento-condotta, secondo un ottica denominata determinismo triadico reciproco. La spiegazione della condotta può essere articolata tenendo in considerazione i seguenti elementi: 1. Human Agency, principio secondo il quale la mente umana è in grado di reagire a stimoli esterni e biologici, ma anche di agire attivamente nell ambiente. 2. Perceived Self-efficacy, l insieme di credenze di un individuo riguardo le proprie capacità di mettere in atto i comportamenti necessari per raggiungere determinati risultati. 3. Moral disengagement, che consiste in una serie di strategie cognitive sociali per svincolarsi dalle norme e dalle responsabilità. Questo modello descrive due stili principali di processamento delle informazioni legate alla salute: monitor e blunter. I soggetti monitors esplorano ed amplificano le informazioni minacciose legate al rischio. Per motivare questi soggetti è importante fornire loro messaggi che contengano informazioni dettagliate riguardo al rischio per la salute nella loro specifica condizione e fornire strategie per ridurre il rischio e alleviare l ansia. I blunters, al contrario, non ricercano informazioni dettagliate riguardo al rischio per la salute; sono più portati a seguire le direttive mediche e considerano grosse moli di informazioni come stressanti. Questi soggetti valutano le procedure di screening in base a come le informazioni sono presentate e conseguentemente interpretate da loro; per tale ragione i messaggi proposti devono essere brevi e concisi. Sulla base della revisione delle 100 griglie considerate nel campione, si è potuto constatare l utilizzo di modelli teorici della salute come chiave di lettura dei comportamenti legati allo screening. Da una prima analisi emerge come l H.B.M., il Modello Transteoretico, il Modello della Probabilità di Elaborazione delle Informazioni (E.L.M.) di Petty e Cacioppo e la Teoria del Comportamento Pianificato (T.C.P.), siano i modelli maggiormente citati nell ambito della review; rispettivamente 14

15 per psicologi e medici, il numero di citazioni per ognuno di questi modelli è: 4 e 8 per l H.B.M., 8 e 3 per il Modello Transteoretico, 4 e 3 per l E.L.M. e infine 6 e 1 per il T.C.P. È importante sottolineare come questo dato sia in accordo con l analisi bibliografica presentata inizialmente. Al contrario, modelli quali, la Teoria della Motivazione a Proteggersi e il Modello Autoregolatorio, risultano essere poco utilizzati; in questo caso abbiamo una frequenza pari a 0 e 2 per Rogers e uguale a 3 e 0 per Leventhal, rispettivamente per psicologi e medici. Tra gli altri modelli citati nella revisione e nuovi rispetto alla prima analisi, i più utilizzati risultano essere: la teoria della Social Cognition di Bandura con una frequenza pari a 12 e 4 e il C-SHIP model con una frequenza pari a 8 e 2, rispettivamente per psicologi e medici; a seguire abbiamo poi il Modello del Processo di Adozione di Precauzioni di Weinstein con una frequenza pari a 2 e 0, rispettivamente per psicologi e medici. Inoltre, buona parte degli articoli considerati, pur non facendo riferimento ad alcun modello specifico, si accostano alle variabili psicologiche rilevanti per lo screening attraverso un attenzione mirata alla Comunicazione Medico-Paziente e alla Comunicazione Persuasiva. Figura 4 Frequenze relative ai Modelli Teorici citati negli articoli considerati MEDICO-PAZIENTE MEDICO-PAZIENTE COMUNICAZIONE PERSUASIVA COMUNICAZIONE PERSUASIVA C-SHIP C-SHIP SOCIAL COGNITION SOCIAL COGNITION WEINSTEIN WEINSTEIN DI CLEMENTE & PROCHASKA DI CLEMENTE & PROCHASKA LEVENTHAL-CAMERUN LEVENTHAL-CAMERUN TCP TCP ELM ELM ROGERS ROGERS BECKER-M AINMAN BECKER-M AINMAN HBM HBM Frequenze Frequenze Modelli Modelli Teorici Teorici LEVENTH DI SOCIAL COMUNIC BECKER- HBM MAINMAN ROGERS ELM TCP LEVENTH AL- CLEMENT DI WEINSTEI COGNITIO SOCIAL C-SHIP AZIONE COMUNIC MEDICO- BECKER- HBM N PAZIENTE MAINMAN ROGERS ELM TCP WEINSTEI MEDICO- CAMERU AL- CLEMENT E & COGNITIO N C-SHIP PERSUAS AZIONE N PAZIENTE CAMERU E & N PERSUAS PSICOLOGI PSICOLOGI MEDICI MEDICI PSICOLOGI PSICOLOGI MEDICI MEDICI La comunicazione medico-paziente viene presa in considerazione soprattutto dai medici, con una frequenza di citazioni pari a 12. Essa viene definita come il più potente mezzo attraverso il quale è possibile curare; la comunicazione permette di informare sulla patologia e sulle proposte terapeutiche, sull'importanza della prevenzione primaria e secondaria, sull'andamento delle condizioni di malattia (oppure di salute) della persona, e di ricevere dai pazienti (o potenziali pazienti) un giudizio sulla capacità dei medici. Saper comunicare fa parte del bagaglio culturale del medico, a tutti i livelli. Lo sviluppo del consenso informato, la sempre maggiore attenzione ai diritti del malato (e della persona in quanto tale, anche quando è sana) deve spingere la classe medica a una riflessione: è necessario che le grandi acquisizioni scientifiche e cliniche siano spiegate con chiarezza e disponibilità alla popolazione, perchè l incomprensione, che è il preludio della bassa adesione alle eventuali terapie, venga ridotto al minimo e non influenzi le scelte critiche dei pazienti. Risulta altrettanto importante incentivare una comunicazione che abbia come base modelli e teorie di riferimento e che soprattutto rimandi alle competenze di esperti di questa disciplina, quali possono essere gli psicologi. 15

16 Gli operatori sanitari hanno bisogno di training e sostegno per soddisfare le necessità di informazione dei pazienti. I punti chiave di questa attività formativa includono: dare una maggiore priorità all informazione dei pazienti, saper capire le necessità e le preferenze di questi ultimi e saper fornire il sostegno necessario per accedere alle informazioni importanti in maniera tale che le comprendano. I pazienti non sono messi nella condizione di esprimere preferenze informate sull assistenza che li concerne, di scegliere se essere coinvolti nel processo decisionale o di non prendervi parte, a meno che non siano fornite loro informazioni sufficienti e appropriate; a tal proposito, gli operatori sanitari devono acquisire le competenze utili a far emergere i bisogni dei pazienti riguardo all informazione e a capire anche quanto essi desiderino effettivamente essere coinvolti nel processo decisionale. La comunicazione persuasiva rappresenta una modalità centrale per generare e sostenere l influenza sociale, in quanto ha lo scopo di modificare uno stato mentale (credenze, valori, atteggiamenti ecc.) degli altri; essa svolge una funzione basilare per la formazione della rete di rapporti all interno di un gruppo, poiché serve a mantenere l identità di gruppo, a impedire movimenti di devianza, a influenzare i processi di decisione ecc. L efficacia della comunicazione persuasiva consiste nella capacità di ottenere successo presso i destinatari in condizioni di libertà (non di costrizione). In particolare, la persuasione mira a cambiare gli atteggiamenti, intesi come disposizioni interne e valutazioni generali di un ambito, in grado di orientare l azione conseguente. Si tratta di disposizioni apprese dall esperienza che restano relativamente stabili nel tempo. La comunicazione persuasiva va a toccare un altro obiettivo dello screening: la capacità di saper gestire in maniera adeguata i messaggi relativi alla salute, incentivando così l adesione ai programmi stessi. Questo tipo di comunicazione non può essere utilizzata a prescindere dalle competenze dello psicologo, in quanto professionista specializzato nella comunicazione e nella rilevazione delle variabili psicologiche che sono alla base dell adesione stessa. La psicologia di comunità si pone, in questo senso, come una branca della psicologia interessata a studiare e intervenire sui problemi psicologici inerenti i programmi sanitari sul territorio. Per progettare ed organizzare campagne di prevenzione è necessario rifarsi alle capacità di uno psicologo con questa specializzazione, poiché diretto alla comunità; la comunità viene intesa, in tale prospettiva, come utente e committente collettivo ed implica, per questo, una visione ed un azione psicologica simile a quella che nel mondo produttivo richiede il mercato. La comunicazione persuasiva viene presa in considerazione soprattutto tra gli psicologi con un numero di citazioni pari a 22; ciò che risulta essere paradossale è che gli psicologi stessi, pur considerando un tipo di comunicazione così importante, spesso non esaminano modelli teorici di riferimento. In conclusione si può quindi affermare l importanza delle teorie della comunicazione e dei modelli della salute nell ambito dello screening e soprattutto la necessità che questi vengano utilizzati e gestiti da psicologi esperti. Una delle evidenze di questa revisione è proprio la scarsa utilizzazione di approcci teorici di riferimento da parte degli psicologi e la cattiva gestione degli stessi approcci da parte di medici non esperti in comunicazione; nonostante siano presenti numerosi modelli legati alla salute, infatti, l uso degli stessi risulta essere basso a confronto con il totale del campione di articoli considerato nella revisione. 16

17 Griglie descrittive degli articoli utilizzati nella ricerca Titolo Increasing colorectal cancer screening 2005 Women s misconceptions about cancer screening How making a risk estimate can change the feel of that risk Anno Autore Lipkus I.M, Skinner C.S, Dement J, Pompeii L, Moser B, Samsa G.P, Ransohoff D Denberg T.D,Wong S, Beattie A. Tipo di screening Colon retto. Non specificato Fagerlin A, Zikmund-Fisher B.J, Ubel P.A. Mammella. Unwanted control 2005 Woolf S.H, Krist A.H, Johnson R.E, Stenborg P.S. Prostata. Reduction in uptake of PSA tests following decision aids 2005 Acceptance, motivators, and barriers 2005 Determinants of the demand for breast cancer screening Patients interest in discussing cancer risk Testing a culturally appropriate, theorybased intervention Men s experiences of physical exam and cancer screening Evas R, Edward A, Brett J, Bradburnc M, Watson E, Austoker J, Elwyn G. Tan-Min Chin, Sing-Huang Tan, Siew-Eng Lim, Philip Iau,Wei-Peng Yong, Seng-Weng Wong, Soo-Chin Lee. Prostata. Mammella. Keywords Carpentieri; FOBT; Weinstein; Fattori di rischio; Longitudinale. HBM; Decision-making; Fattori culturali; Comunicazione a rischio; Trasversale. Percezione del rischio; Consenso informato; Trasversale. Decision making; Comunicazione medico-paziente; Longitudinale. Decision-making; Decision aids; Review. Percezione del rischio; Barriere percepite; Agenti motivanti; Counseling genetico; Rischio familiare; Trasversale Lairson D.R, Wenvaw C, Newmark G. R. Mammella. Donne veterane; Grossman; Domanda; Trasversale Colorectal Cancer Screening 2006 Analysis of the reasons for accepting or declining 2004 Ethics committees in Italy 2003 The Psychological impact of mammographic screening The role of cancer worry in cancer screening 2005 Patient-professional communication Differences in Individual Approaches 2005 Buchanan A.H, Skinner C.S, Rawl S.M, Moser B.K, Champion V.L, Scott L.L, Strigo T.S, Bastian L. Braun K.L, Fong M, Kaanoi M.E, Kamaka M.L, Gotay C.C. Dubè C. E, Fuller B. K, Rosen R. K, Fagan M, O Donnel J. Yees-Rios M, Reimann J, Talavera A.C, Ruiz de Esparza A, Talavera G.A. Paradiso A, Bruno M, Cicoria O, Digennaro M, Longo S, Rinaldi M, Schittulli F. Mosconi P, Apolone G, Cattaneo G, Pomodoro L, Garattini S. Brett J, Bankhead C, Henderson B, Watson E, Austoker J Hay J.L, Buckley T.R, Ostroff J.S. Carlson L.E, Feldman-Stewart D, Tishelman C, Brundage M.D Lobb E.A, Butow P, Barratt A, Meiser B, Tucker K. Mammella, Cervice uterina, Colon retto. Colon retto. Colon retto, Prostata, Testicoli. Colon retto. Mammella. Non specificato. Mammella. Non specificato. Non specificato. Mammella. Percezione del Rischio; Comunicazione Medicopaziente; Cancer Risk Intake System; (CRIS), Modello Transteoretico; Trasversale. Social Learning Theory; Differenze culturali; Hawaii; Trasversale. Salute maschile; Comunicazione Medico-paziente; Metodo Qualitativo. Popolazione messico-americana, Fattori socioculturali; Locus of Control; Trasversale. Test genetico; Popolazione Ospedalizzata; Consenso Informato; Comitato etico (EC); Soddisfazione; Italia; Ricerca; Longitudinale. Ansia; Depressione; Storia Familiare; Review. Rischio percepito; Modelli teorici; Review. Feldman-Stewart framework; Comunicazione Medico-paziente; Review. Rishio familiare; Counseling Genetico; Longitudinale. 17

18 Basic and Applied Decision Making 2005 Nelson W, Stefanek M, Petres E, McCaul K.D. Non specificato. Trasversale. Nation Cancer Institute; Decision-making; Giudizio; Linking Decision-Making Research 2005 McCaul K.D, Peters E, Nelson W, Stefank M. Non specificato. Review. Decision-making; Preferenze; Ricerca Oncologica; A Model of Stage of Change 2006 Honda K, Gorin S.S. Colon retto. Modello transteoretico; Bandura; Raccomandazioni Mediche; Colonscopia; Trasversale. Avoiding versus seeking 2005 O.Case D, Andrews J.E, Johnson D, Allard S.L. Non specificatotante; Review. Johnson; Wilson; Festinger; Comportamento Evi- Information given to women invited for Linee guida; Indagine postale; Staffordshire; Risultati 2005 Duggal H.V, Olowokure B, Castell M, Wardle S.A. Cervice uterina. cervical screening del test; Informazioni; Longitudinale. Denberg T.D, Melhado T.V, Coombes J.M, Beaty Predictors of Nonadherence 2005 B.L, Barman K, Byers T.E, Marcus A.C, Steiner Colon retto. Adherence; Indagine Telefonica; Trasversale. J.F, Ahnen D.J. Black-White Differences in Risk Perceptions Bianche/Nere; Accuratezza; Pessimismo; Trasversale. Differenze etniche; percezione del rischio; Donne 2006 Schapira M.M, Haggstrom D.A. Mammella. Why Take It If You Don t Have Anything?... D.S. venzione Primaria; Trasversale. Salant T, Ganschow S, Olopade O.I, Lauderdale Rischio percepito; Popolazione ad alto rischio; Pre Mammella. Men s Decision-Making About Predictive Hallowell N, Arden-Jones A, Eeles R, Foster C, Test Genetico; Storia Familiare; Influenza sociale; 2005 Prostata. BRCA1/2 Testing Lucassen A, Moynihan C, Watson M. Decision-making; Trasversale. Cancer and Colorectal Cancer Navkiran K. Shokar, MD, Sally W. Vernon, Susan Differenze etniche; Credenze; HBM; Conoscenze; 2005 Colon retto. C. Weller. Preferenze; Trasversale. Does peer coaching increase GP capacity to promote informed decision making 2005 Gattellari M, Donnelly N, Taylor N, Meerkin M, Hirst G and Ward JE. Prostata. Peer coaching; Decision-making; Consenso Informato; Studio Randomizzato; Medici; Trasversale. Differential effect of messages 2005 Jibaja-Weiss M.L, Volk R.J, Smith Q.W, Holcomb Modello Transteoretico; Minoranze; Pap-test; Razza Mammella. J.D, Kingery P. ed etnia; Trasversale. Knowledge, Attitudes and Beliefs 2005 Canady S.L. Prostata. Conoscenze Atteggiamento e Credenze verso lo screening; Comunicazione; Review. Colorectal Cancer Screening and Treatment 2004 Provenzale D, Gray R.N. Colon retto. Paziente; Review Sistematica. Modeling Pathways to Affective Barriers Barriere affettive; Trasversale. HBM; Differenze etniche; Popolazione Giapponese; 2005 Honda K, Gorin S.S. Colon retto. Qualitative Assessment of Local Distribution Trasversale. Screen for life ; Appalachia; Indagine Telefonica; 2006 Vanderpool RC, Coyne CA. Colon retto. Access to communication technologies in Abdullah M, Theobal D.E, Butler D, Kronke K, Non specificatorali; Trasversale. Tecnologia; Accesso ai servizi; Cliniche urbane e ru a sample of cancer patients Perkins A, Edgerton S, Dugan W.M.Jr. BRCA1/2; Storia familiare; Variabili psico-sociali; Psychosocial aspects of risk communication 2005 Hopwood P. Cervice uterina. Counseling genetico; Comunicazione a rischio; Review. Breast cancer risk perceptions 2005 Lipkus I.M, Klein W.M.P, Skinner C,S, Rimer B.K. Mammella. Cancer risk; Carcer worry; Longitudinale. 18

19 Offering Patients Colorectal Cancer Screening Randomized Trial of Different Screening Strategies 2005 Segnan N. et all. Colon retto Segnan N, Senore C, Andreoni B, Arrigoni A, Bisanti L, Cardelli A, Castiglione G, Crosta C, DiPlacido R, Ferrari A, Ferraris R, Ferrero F, Frecchia M, Gasperoni S, Malfitana G, Recchia S, Risio M, Saracco G, Spandre M, Turco D, Turco P, Zappa M. Colon retto. FOBT; Sigmoidoscopia; Adesione; Indagine Postale; Contatto Diretto; Longitudinale. FOBT; Sigmoidoscopia; Strategie di reclutamento; Studio Randomizzato; Longitudinale. Colorectal Cancer Screening 1999 Levin B. Colon retto. Review; Costi e benefici; Ansia; Improving the Cost-Effectiveness 2000 Atkin W.S, Whynes D.K. Colon retto. Costo/efficacia dello screening; Review. Evaluating the Efficacy of Screening 1998 Weiss N.S, Cook L.S. Predicting breast cancer screening intentions Callers Ability to Understand Advice Received from a Telephone Health-Line Service Patient communication skills training Monitoring Visual Status 2004 Promoting Mammography 2000 Mammography Screening Attendance 2003 Patients and Ambulatory Care Associations Bowen D.J, Helmes A, Powers P, Andersen M.R, McTiernan A, Burke W, Durfy D. Leclerc B.S, Dunnigan L, Coˆte H, Zunzunegui M.V, Hagan L, Morin D Cegala D. J. Sloan F.A, Brown D.S, Carlisle E.S, Picone G.A, Lee P.P. Costanza, M.E, Stoddard A.M, Luckmann R, White M.J, Avrunin J.S, Clemow L. Denhaerynck K, Lesaffre E, Baele J, Cortebeeck K, Van Overstraete E, Buntinx F 2004 Gornick M.E, Eggers P.V, Riley G.F. Future directions in research 2003 Di Matteo M. R. Non specificato. Mammella. Non specificato. Non specificato. Non specificato. Mammella. Mammella. Non specificato. Non specificato. Message framing and mammography screening 2002 Finney L.J, Iannotti R.J Mammella. Selection bias introduced by informed Non specificato Hannover N, Kampmann J.P. consent process. Content of invitations for publicly funded 2006 Jorgensen K.J, Gotzsche P.C. Mammella. screening mammography. Psychosocial Variables, External Barriers 2003 Mammella. Lauver D.R, Henriques J.B, Carson Bumann M, Settersten L. Ricorrenza; Ricerca oncologica; Review. Modello Autoregolatorio; Intenzioni; Variabili emotive e cognitive; HBM; Trasversale. Infermieri; Indagine telefonica; Validità; Trasversale. Abilità communicative; Paziente; Training; Adherence; Comunicazione Medico-paziente; Trasversale. Diabete mellito; Degenerazione maculare; Compliance; Longitudinale. Counseling telefonico; Intervento educazionale; HBM; Bandura; Longitudinale. Meta-analisi; Invito diretto; Comunicazione Persuasiva. Diagnosi; Prevenzione; Stadio del tumore; Razza; I- struzione; Comportamento di salute; Longitudinale. Comunicazione medico-paziente; adherence; Ricerca; Soddisfazione; Trasversale. Persuasione; Adherence; Mammografia; Longitudinale. Consenso informato; Review. Decision-making; Reclutamento popolazione; Rischi/Benefici dello Screening; Review. Triandis; Modello Transteoretico; Longitudinale. 19

20 The communication goals and needs 2005 Hack T.F, Degner L.F, parker P.A. Mammella. Resistance to persuasive messages 2003 Robin M, Miles Hewstone, and Pearl Y. M. What Is the Relationship Between Breast Cancer Risk and Mammography Screening? Matching Health Messages to Monitor Blunter Coping Styles 2005 Adherence by African American Men 1999 Information about screening 2001 Raffle A.E. Effects of mass and interpersonal communication Understanding the Results of Medical Tests 2006 Kevin D. McCaul, Ann Dyche Branstetter, Dawn M. Schroeder Russell E. Glasgow. Pamela Williams-Piehota, Judith Pizarro, Tamera R. Schneider, Linda Mowad, and Peter Salovey. Myers R.E, Chodak, G.W, Wolf T.A, Burgh D.Y, McGrory G.T, Marcus S.M, Diehl J.A, Williams M. Jones, Karyn Ogata; Denham, Bryan E; Springston, Jeffrey K. Non specificato. Mammella. Mammella. Prostata. Non specificato. Mammella Hoffrge U, Kurzenhauser S, Gigerenzer G. Mammella. Prostate Cancer and the Gay Male Santillo V.M, Lowe F.C. Prostata. Narrowing the Digital Divide 2005 Kreps G.L. Non specificato. Building a health promotion agenda in local newspapers 2005 Martinson B. E; Hindman, D. B. Mammella. Women's opinions about attending for breast cancer screening 2005 Drossaert, C H C; Boer, H; Seydel, E R. Mammella. Recommendations for care related to follow-up of abnormal cancer screening tests 2005 Puleo E, Zapka J G, Goins K.V, Yood M.U, Mouchawr J.M.M, Somkin C, Taplin S. Mammella. The emale: Prostate Cancer 2005 Broom A. Prostata. Message Framing and Pap Test Utilization 2005 Rivers S.E, Salovey P, Pizarro D.A, Pizarro J, Schneider T.R. Mammella. Posttraumatic Stress Among Women 2005 Boyer B.A; Cantor R.K Mammella. News Media Coverage of a Women's Health Controversy SteeleW.R. Mebane F.Viswanath K, Solomon J. Mammella. Self-help On-line 2005 Lieberman M.A, Goldstein B.A. Mammella. Comunicazione medico-paziente; Intenzioni e bisogni; Feldman-Stewart; Review. Teoria della conversione; Petty e Cacioppo; Resistenza; Trasversale. Percezione del rischio; Meta-analisi; Preoccupazione; HBM; Trasversale. Persuasione; C-SHIP model; Stile di Coping; Longitudinale. Afro-americani; Istruzione; Bandura; Weinstein; Trasversale. Decision-making; Autonomia; Etica; Comunicazione Persuasiva; Trasvarsale. Comunicazione interpersonale; Mass media; Comportamento di salute; Trasversale. Comunicazione persuasiva; Promozione della salute; Decision-making; Gestione del rischio; Trasversale. Omosessualità maschile; Terapia; Comportamento psico-sessuale; Testosterone; Trasversale. Comunicazione; Educazione alla salute; Medicina preventiva; NCI; Promozione della Salute; Trasversale. Campagne; Pubblicità; Riviste locali; Promozione della salute; Review. Teoria del comportamento pianificato; Variabili Cognitive; Opinione delle donne; Longitudinale. Self-report; Paziente; Raccomandazioni mediche; Validità; Trasversale. Self-help group; Comunicazione Medico-paziente; Internet; Sostegno Sociale; Esperti; Trsversale. Fattori di rischio; Comportamento di salute; Pap-test; Trasversale. Disturbo post-traumatico da stress; Figlie; Trasversale. Quotidiani; Televisione; Dibattito; New Media; Review. Self-help on-line; Benessere psico-sociale; Depressione; Crescita; Trasversale. 20

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