1 85 Sezione 3 zoom. 7 Prefazione (Enrico Girardi) 9 Nota delle autrici 13 Introduzione. 23 Sezione dossier. 103 Sezione 4 album

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1 I n d i c e 7 Prefazione (Enrico Girardi) 9 Nota delle autrici 13 Introduzione 1 85 Sezione 3 zoom 23 Sezione dossier Premessa Le relazioni di attaccamento Le emozioni La paura L ansia Il pianto Il sonno e l addormentamento Conclusioni focus 29 1 Disturbo post-traumatico da stress 35 2 Disturbi funzionali del comportamento 45 3 Comportamenti psicosomatici 47 4 La rabbia 50 5 Il maltrattamento psicologico 53 6 Il rilassamento 56 7 Il rifiuto apparente 64 8 I disturbi del sonno controluce 40 1 Il pianto della tristezza 43 2 Ansia e stress 52 3 Ritenzione e stati di ansia 58 4 Diari del rifiuto apparente 87 Quando nel nucleo adottivo ci sono già figli biologici e/o adottivi: strategie per l incontro con il «nuovo» arrivato 92 Quando rifiuta il contatto con uno dei due genitori 97 Quando si deve separare da fratelli o legami affettivi 99 Quando la conoscenza non diventa accoglienza 67 Sezione 2 identikit 103 Sezione 4 album 69 I disagi psico-emotivi e le condizioni di salute psico-fisica dei bambini in abbandono secondo realtà diverse di provenienza e di vissuto 80 incontri con... Un bambino in affidamento familiare in età prescolare (Colombia) Un bambino in istituto in età scolare (Nepal) Un gruppo di tre fratelli di 9, 8 e 7 anni (Colombia) Bambini con e senza rischio sanitario (dall Oriente) 82 Le funzioni emotive della famiglia 105 Premessa 106 l album attivo Struttura delle tavole illustrate e uso delle schede 109 tavola 1 Anche tu hai la tua Storia! 111 tavola 2 Anche noi abbiamo la nostra Storia! 113 tavola 3 È vero che è molto bello quando qualcuno si prende cura di te? 115 tavola 4 È vero che è molto bello quando qualcuno ti ama per sempre! 117 tavola 5 È vero che è molto bello avere una casa in cui abitare per sempre! 119 tavola 6 Tutti i bambini per crescere hanno bisogno di una famiglia! 121 AmpliaMenti 131 Conclusioni 133 Bibliografia

2 Nota delle autrici Sono ormai anni che, alla fine di ogni convegno, corso o seminario per genitori adottivi e operatori delle relazioni di aiuto, qualcuno si avvicina e chiede il titolo di un testo, delle dispense o qualunque altra cosa che assomigli a uno strumento di riflessione e di lavoro, da tenere sempre con sé soprattutto nei primi momenti dell accoglienza di un bambino adottivo. Dunque abbiamo piano piano cominciato a raccogliere idee, suggerimenti, mail, testimonianze vere che hanno portato a questa guida, che è una raccolta molto speciale di materiali (testi, fotografie, 1 video). È un tentativo, certamente imperfetto senza alcuna pretesa di trattazione scientifica, semmai divulgativa, di aprire una porticina sull orizzonte indefinibile, profondo e suggestivo dei destini di genitori adottivi e dei loro figli del cuore e i loro primi passi per diventare famiglia. Questa guida è incentrata sull esperienza di coppie adottive italiane e sulla nostra «ri-lettura», soprattutto di uno dei momenti più delicati e nodali del percorso: il primo incontro con il proprio figlio nel paese di origine, qualora si tratti di un adozione internazionale. Cercheremo attraverso i loro primi passi di approfondire una serie di argomenti essenziali che accompagnano la nascita adottiva di ogni bambino abbandonato. La prima sezione del volume è denominata dossier e raccoglie un percorso di schede tematiche, che verranno spesso richiamate nelle successive sezioni: Identikit e Zoom in qualche modo fra loro affini. Le schede tematiche della sezione Dossier raccolgono l esperienza, lo studio e l ascolto dei piccoli protagonisti che nel tempo abbiamo accolto e proveremo così anche a seguire i primi passi dei grandi, senza tecnicismi ed evitando risposte preconfezionate, con l unico scopo di fornire risposte e riflessioni che siano 1 Le fotografie e le testimonianze contenute nel presente volume sono state pubblicate con l autorizzazione di tutte le persone interessate.

3 assunzione appassionata e affettiva dei loro bisogni. Siamo convinte che passando dai primi passi dei grandi si possano dare aiuti concreti ai genitori adottivi nel grande compito verso la persona del figlio. La sezione identikit e la successiva zoom suggeriscono delle chiavi di riflessione e di sintesi che possono guidare gli adulti nella rappresentazione ed esplorazione delle condizioni emotive dei bambini abbandonati, secondo alcuni dei casi da noi incontrati. Presenteremo questi contenuti suddivisi, tenendo conto delle fasce di età dei bambini, correlandoli anche alle condizioni di istituzionalizzazione a seconda dell area geografica di provenienza. Lo scopo di queste due sezioni è di orientare i genitori, di suggerire loro utili confronti perché possano ritrovarsi nei loro bisogni così come nelle loro angosce, sempre con l obiettivo di guidarli nell ascolto attivo e consapevole dei loro figli. Tenere conto del punto di vista dei bambini non significa trascurare quello dei neo-genitori adottivi; infatti insieme devono raggiungere lo stesso obiettivo: essere felici e stare bene. La quarta sezione, denominata album, è una proposta pedagogica composta da alcune tavole illustrate e schede operative abbinate di spiegazioni per sostenere i primi passi del bambino verso i suoi genitori adottivi. Le tavole illustrate sono adeguate alle attitudini mentali dei bambini (dai 3 anni in su) e soprattutto incentrate sui loro bisogni emotivi dall incontro con i nuovi genitori fino distacco dal loro paese di origine. Il tema della preparazione dei bambini abbandonati in adozione internazionale è stato sempre sottovalutato. Spesso si osserva che un buon incontro è sostenuto, e si conferma tale anche nel tempo, se il bambino viene preparato prima dell incontro e, soprattutto, se è sostenuto nei primi giorni dopo il distacco dalla struttura di accoglienza (sia esso istituto o famiglia affidataria), consapevoli anche che tutto questo è ancora poco praticato nei paesi dell adozione internazionale. La sezione Album, allora, vuole rappresentare una proposta per cominciare a occuparsi anche di questo bisogno al fine di muovere, fin dai primi momenti, i primi passi verso una filiazione consapevole che non passa dal «sentirsi preso», «strappato via» ma accolto da una genitorialità più preparata a com-prendere e a con-tenere. L Introduzione posta all inizio vuole fornire un inquadramento metodologico delle condizioni psico-ambientali e non che sottendono alle dinamiche dell incontro. Prima di accompagnarvi nella lettura di questa guida, desideriamo ringraziare Maria Teresa Maccanti (Presidente e fondatrice del 10 Primi passi nell adozione

4 NAAA Onlus 2 ) per il suo incoraggiamento alla realizzazione di questo lavoro e per l opportunità professionale, e soprattutto umana, che ha donato a noi Autrici nel poter partecipare alla nascita di tante famiglie. Un pensiero di gratitudine va poi a tutte le famiglie adottive che hanno accolto i nostri suggerimenti nei loro primi passi permettendoci di crescere nell interesse e nel rispetto del mondo interno di ogni piccolo, in un viaggio complesso quanto coinvolgente. L attesa del direttore dell Istituto è carica di ansia, che cosa ti avrà detto, mia piccola Sarsotì? Oggi è un giorno importante, conoscerai i tuoi nuovi genitori, noi siamo preparati, siamo in due, siamo adulti, dopo tre anni di attesa ora siamo felici d incontrarti, ma tu? Tu non hai chiesto tutto questo. Tua madre, tuo padre dove sono? Quante volte li avrai cercati, pianto per loro, inutilmente atteso, desiderato l odore famigliare e rassicurante di tua madre. Il tuo bisogno d amore ti spingerà verso di noi o sentirai ancora più forte il dolore dell abbandono? Il sapore amaro della solitudine, il vuoto infinito di chi sente il pianto, la paura e il freddo nell anima perché non conosce la parola orfano; a un bambino sembra impossibile che chi lo ha generato, nutrito e cresciuto per un po, lo abbia poi abbandonato. Dopo i convenevoli di rito ora siamo in viaggio verso l istituto, facce sorridenti e crampi allo stomaco. Un cancello metallico si apre sul cortile del fabbricato: visita di rito, tanti bimbi: Sarsotì, dove sei? Non ti vedo! Ultimo piano, terrazza, il direttore che ci precede si volta e indica dietro di noi Sarsotì. Piccina! Immobile nel tuo abitino bianco, con un broncio lungo un metro e lo sguardo basso; il mio cuore è fuori controllo, credo di avere un sorriso ebete, non so come difendermi da questa emozione sconosciuta. Guardo Maria Pia: lei ti osserva con un espressione dolcissima e commossa, poi si accuccia, cerca delicatamente la tua mano, ti accarezza il capo e bacia timidamente la guancia. Immobile non reagisci, ma chissà che cosa pensi. Pier Claudio (papà adottivo di Sarsotì) 2 Si veda il sito dell Associazione: Nota delle autrici 11

5 Introduzione L incontro con il figlio adottivo e la preparazione dei bambini all adozione internazionale La famiglia adottiva con figli che provengono dall adozione internazionale si costituisce in un paese straniero, secondo modalità, tempi e luoghi propri di ogni paese e ai quali spesso le famiglie si adattano con fatica. Sappiamo che caratteristiche indispensabili per la coppia che desidera avere in adozione un bambino straniero sono: flessibilità, apertura agli altri, adattabilità. La flessibilità e l adattabilità sono caratteristiche preziose nell affrontare l iter adottivo, talvolta ricco di ostacoli e imprevisti; l apertura agli altri è poi il presupposto indispensabile per disporsi ad accogliere un bambino che è sempre «altro da sé», ancor di più quando proviene da altri genitori, da un altra nazione, dove esistono altri usi, un altra lingua, ecc. Fin dalla preparazione dei documenti, per arrivare all attesa, alla comunicazione dell abbinamento e alla modalità di definizione del viaggio e della permanenza nel paese straniero, queste caratteristiche di personalità si riveleranno preziose. Il bambino, invece, è un essere vulnerabile, fragile, dipendente dall ambiente di riferimento, e quindi per lui la continuità e prevedibilità hanno un importanza fondamentale al punto che ogni cambiamento può apparire destabilizzante. L adozione internazionale rappresenta per il bambino un cambiamento radicale che lo «costringe» a cambiare vita, paese, odori, colori, sapori. Per sintonizzarci sul vissuto di un bambino abbandonato che perde i propri riferimenti possiamo provare a immaginare che qualcuno in modo inaspettato ci prenda e ci porti in un luogo a noi sconosciuto. Noi adulti, seppur con una strutturazione ormai definita della nostra personalità e con una certa sicurezza di base, ci sentiremmo comunque spaesati, spaventati, smarriti. Il bambino che va in adozione vive questi sentimenti in modo molto più intenso e significativo. Proprio per questa sua dipendenza dall ambiente di riferimento e per il fatto di non aver scelto ciò che gli sta accadendo. I genitori scelgono di adottare, di affrontare questo cammino arduo e faticoso per diventare genitori. Lo scelgono, in modo consapevole e adulto, ma il bambino non ha scelto nulla. Non ha scelto di essere messo al mondo, di essere abbandonato, non ha scelto di vivere in istituto né di andare in adozione. Egli, attraverso l adozione internazionale lascerà persone di riferimento per andare a vivere in un luogo sconosciuto con persone sconosciute, che gli proporranno nuovi modelli di attaccamento inevitabilmente influenzati da fattori culturali, i quali, proprio perché diversi da quelli del bambino, di certo non lo rassicureranno. Spesso i genitori adottivi riescono a sintonizzarsi con questo vissuto del bambino, ma pensano che tanto più la vita precedente l adozione sia stata difficile, magari carente da un punto di vista relazionale, affettivo e materiale, oppure addirittura traumatica, tanto più i vissuti di sradicamento possano essere felicemente e magari

6 «velocemente» superati. E invece non è così, perché la perdita di un esperienza diventata interna all identità, seppur traumatica e dolorosa, fa sentire comunque smarriti e a disagio, anche se le nuove condizioni di vita sono migliori e più adeguate. Inoltre, ogni individuo tende a riproporre le esperienze primarie di accudimento e di relazione. Quindi questi bambini non appena possibile cercheranno di mettere alla prova i nuovi genitori e indurli a comportarsi proprio come si sono comportati gli altri (violenti, abbandonici, trascuranti). È molto importante che i genitori riconoscano queste dinamiche per non cadere in «trappole» relazionali attivate inconsapevolmente dal proprio figlio. Tuttavia, nonostante il tentativo di ripetere le situazioni originarie, è importante tenere presente il ruolo centrale dell ambiente di riferimento per modificare, correggere e riparare. Ogni bambino nasce con un bagaglio genetico ed esperienziale, ma il contesto ambientale assume un ruolo centrale nel modificare tale bagaglio al punto che ogni esperienza modifica fisicamente il cervello e lo sviluppo cerebrale. Per ognuno di noi essere nato e cresciuto in un contesto piuttosto che in un altro assume un importanza fondamentale, e le esperienze di vita contribuiranno a modificare e arricchire quanto ci è stato dato alla nascita. Le prime esperienze di vita, però, costituite da sensazioni tattili, olfattive, sensoriali sono contenute in memorie di tipo implicito perché non passate per la coscienza e quindi non comunicabili con pensieri consapevoli. Queste memorie d altro canto possono emergere durante la vita, ad esempio nei sogni, nei disegni, nei giochi. Capita spesso che i bambini usino nei disegni i colori del paese d origine o che raffigurino figure umane con i tratti somatici del proprio paese, o che nei sogni e nei giochi inaspettatamente compaiano parole della lingua madre. È per questo motivo che durante i corsi e la preparazione delle coppie adottive all adozione internazionale si invitano i genitori a tenere vivo il paese d origine, perché rimanga dentro il bambino, affinché egli possa sentirsi integrato e non scisso e questo può avvenire solo se questa sua doppia identità verrà rispettata. Il trauma e l adozione Per il cambiamento radicale che comporta, e soprattutto per l abbandono subìto, l adozione è legata al trauma. Infatti risulta evidente a chi si occupa di adozione che alla base delle problematiche dei soggetti adottati emerge sempre con caratteristiche traumatiche la tematica dell abbandono e il timore, spesso manifestato negli agiti, di trovarsi a ripetere la stessa esperienza. La continua rottura di legami mentali primari e i cambiamenti di ambiente di vita non permettono il senso della sicurezza e della continuità di sé. Perché l abbandono è un trauma? 1 1 Si veda il paragrafo «Le relazioni di attaccamento», sezione Dossier. 14 Primi passi nell adozione

7 Il trauma, secondo l Enciclopedia di psicoanalisi di Laplanche e Pontalis (2005), viene dal greco e significa una «ferita grave con effetti permanenti». Il trauma, ci dicono gli autori che se ne sono occupati, produce un evento non traducibile in parole. Ossia chi lo ha subìto non lo può raccontare. Inoltre è di difficile elaborazione. Il trauma, secondo la teorizzazione di Freud e Ferenczi si rende tale in due tempi: 1. nel momento dell avvenimento traumatico; 2. diventa patogeno quando è disconosciuto dall ambiente circostante. Nell adozione si verifica quando, oltre all abbandono, il bambino subisce la negazione del suo passato («è nato quando è venuto da noi»). Se i genitori non si sintonizzano sul trauma dell abbandono percepito dal bambino come rifiuto subìto perché persona non degna di amore e quindi di appartenere a quella famiglia e a quei genitori, essi non potranno mai aiutare il figlio a integrare questa esperienza traumatica all interno della vita e della personalità. Questo è uno dei motivi per cui è utile lavorare con i genitori adottivi. Nel gruppo di genitori adottivi «in attesa», ossia prima dell abbinamento, si lavora molto per aiutarli a sviluppare e ad affinare le competente legate all accoglienza, al riconoscimento e alla «parlabilità» dell evento traumatico dell abbandono. Inoltre si rendono dicibili i complessi e ambivalenti sentimenti legati all attesa, ossia timori e aspettative, per permettere alle coppie di arrivare all incontro con un bagaglio di emozioni, pensieri e sentimenti riconosciuti e «bonificati». L incontro Il primo incontro è un momento carico di emozioni. Spesso i bambini non sono preparati e vivono con paura la presenza di questi due adulti, sconosciuti e diversi dalla «propria gente». Tuttavia, anche quando sono preparati sono spaventati al pensiero di come la loro vita cambierà. R. 13 anni adottata a 9 anni Li guardavo e pensavo che sarebbero stati i miei genitori, che mi avrebbero portato via, in Italia, ma non riuscivo minimamente a immaginare come sarebbe stata la mia vita. In fondo avevo paura del futuro anche se sapevo che sarebbe stato migliore del presente e del passato. Il primo incontro si verifica con scenari imprevedibili, dove nulla è programmabile e definibile: bambini portati in luoghi a loro per nulla famigliari e lasciati con un solo biberon di latte quando sono piccoli o un fagotto con poche cose se sono più grandicelli, bambini grandi dati alla coppia già il primo giorno dopo solo un ora di conoscenza con l evidente difficoltà del parlare due lingue diverse. Il primo incontro non è stato preparato, è stato così veloce, all Ufficio del Ministero. Dopo due ore B. era con noi... Io ho pensato a questo incontro per un anno e mezzo. E poi ho vissuto 10 minuti di paralisi, ero gelata. Nel cominciare a delineare riflessioni, possiamo affermare che nei paesi stranieri, dove il controllo sullo stato di abbandono è rigoroso, puntuale e ampiamente Introduzione 15

8 Sezione 1 dossier Le schede tematiche di questa sezione raccolgono l esperienza, lo studio e l ascolto dei piccoli protagonisti che nel tempo abbiamo accolto. Attraverso di essi seguiremo i primi passi dei grandi con il preciso scopo di fornire risposte e riflessioni che siano assunzione appassionata e affettiva dei loro bisogni. Passando dai primi passi dei grandi siamo certe che si possano dare aiuti concreti ai genitori adottivi nel grande compito verso la persona del figlio. «Ambivalenza», «flessibilità», «ascolto attivo» sono solo alcune delle parole, contenute nel testo ed evidenziate in neretto, termini che segnalano temi di approfondimento e intendono suggerire al lettore altri percorsi di informazione.

9 Questa raccolta di schede è inframmezzata da racconti di vita vissuta dalle coppie che hanno accolto i loro fi gli. Le esperienze di volta in volta suggeriranno possibili soluzioni e anche spiegazioni psico-pedagogiche al testo base, che è corredato di un utile «taccuino» per gli appunti, di colore giallo, dove si trovano brevi note e indicazioni bibliografi che, contraddistinte da pratiche icone grafi che. Alcuni argomenti, sui quali si è ritenuto necessario dare risalto, sono stati inseriti nelle schede FOCUS (di colore rosso) e CONTROLUCE (di colore verde). Altri approfondimenti sono stati riportati nella sezione «Album» e nell ultimo capitolo del volume: «AmpiaMenti». Le schede CONTROLUCE riportano la corrispondenza che è intercorsa tra noi e le coppie mentre si trovavano nel paese di origine dei propri fi gli. Pertanto sulla base degli argomenti che via via le coppie ci rimandavano, rispetto ai comportamenti dei loro fi gli, attraverso le risposte da noi fornite si potranno arricchire i temi proposti nel testo base. Questa organizzazione di schede, consentirà dunque al lettore di seguire a seconda del colore, oltre al testo base, altri due percorsi di lettura. LEGENDA focus Schede di lavoro controluce Mail e/o diari di testimonianze Questa icona suggerisce degli approfondimenti al testo Questa icona indica dei consigli bibliografi ci

10 ambivalenza Il bambino da un lato percepisce un grande interesse verso il nuovo evento dall altro avverte che ciò lo sta portando verso una situazione nuova, ignota. flessibilità Rigidità e flessibilità sono due caratteristiche che coesistono nel nucleo familiare: maggiore è l equilibrio tra le due forze, maggiore sarà la potenzialità d evoluzione positiva. ascolto, capacità di ascoltare Quando l adulto non accoglie, accetta passivamente o, peggio, inibisce questa circolarità emotiva. Nella relazione genitoriale non si riesce (le mamme in particolare) a dare voce ai vissuti dei figli adottivi al momento dell incontro e a quelle domande scomode: «Perché mia madre non mi ha voluto?», «Perché non mi hai fatto nascere dalla tua pancia?», ecc. AA.VV. (2006), Zig Zag, CD-Rom, edito da ICS onlus (www.icsonlus.it). Premessa Sandhya (Bimba adottata a 5 anni) Prima io vivevo in una casa, poi vivevo con la mia mamma, con mio papà e una sorella più grande. Noi due giocavamo insieme e poi, a un certo punto, la mamma è morta perché è stata male. Io, papà e mia sorella siamo andati via. Poi abbiamo trovato un casa dove c era il nonno. Il nonno faceva il purè e io qualche volta andavo a cercare da mangiare nella spazzatura. Poi due uomini bravi hanno preso me e mia sorella e ci hanno portato in istituto. Lì c era una didi cattiva che ci picchiava. Quando andavamo a mangiare, avevamo i calzini corti e faceva freddo, mangiavamo poco. Poi mamma e papà di oggi sono venuti a prendermi, abbiamo lasciato un giochino e le caramelle ai bambini che restavano. Io credevo che questi genitori fossero cattivi ma invece ho scoperto che erano buoni e così sono venuta in un altro posto della terra, in Italia. Ripercorrendo i passi di Sandhya e di tanti altri bambini, intendiamo attraverso le schede tematiche riportate in questa sezione spiegare le emozioni, gli stati d animo che attraversano i bambini soprattutto dal momento che incontrano i nuovi genitori e nelle prime settimane di vita insieme. Come abbiamo già detto, l incontro con i genitori adottivi è di per sé un evento che presenta una profonda ambivalenza. Occorre inquadrare questo aspetto molto importante, che riteniamo sia la matrice su cui si comincia a costruire l inserimento e la costruzione della relazione. La coppia vive l incontro come punto di arrivo mentre il minore come punto di partenza, che implica un operazione di separazione dal noto (paura dell abbandono) e uno «scontro» con il nuovo (paura dell estraneo). Riteniamo efficace per i genitori conoscere alcuni aspetti come: la paura, l ansia, il pianto, i disturbi del sonno, ecc., ma ancor più siamo dell idea che sia importante evitare schemi preconfezionati, riconoscendo la bellezza del contrasto degli elementi e cercando dunque di adattare i propri schemi, le proprie abitudini con flessibilità. Uno degli aspetti che rende l adozione una vicenda «diversa» dalla procreazione biologica è l esperienza definitiva di separazione, di perdita, di abbandono vissuta dal bambino. Rispetto a questo, gli ostacoli, che la coppia incontra, sono: l estraneità reciproca, la comunicazione (e non solo quella verbale) e sempre più, anche nei paesi dell Est-Europa, la differenza somatica. Spesso, nel nostro osservare, abbiamo colto come le differenze culturali nascono dalla fusione, anche graduale ma necessaria, del somatico con la psiche. Con questo intendiamo indirizzare l attenzione su una considerazione che parte dal presupposto che solo dentro uno spazio emotivo dinamico possono integrarsi l aspetto somatico e quello psichico, ovvero che pensiero ed emozione si incontrino. Lo spazio per accogliere deve poter contenere e sperimentare un «pieno» di diversi (Farri, 2006). Ecco che alterità, estraneità, intimità rappresentano una circolarità emotiva necessaria, caratterizzata da incontro-scontro in cui la relazione genitoriale-filiale adottiva può trovare una sana espressione. Il punto da cui partire è l ascolto dei bambini. Sezione 1 dossier 25

11 trauma Secondo l Enciclopedia della psicoanalisi di Laplanche e Pontalis, trauma significa una ferita grave con effetti permanenti. Il trauma produce un evento non traducibile in parole. Chi lo ha subìto non lo può dunque raccontare ed è di difficile elaborazione. Secondo Freud e Ferenczi il trauma avviene in due tempi: nel momento dell avvenimento traumatico e quando diventa patogeno, ovvero quando è disconosciuto dall ambiente circostante. Nell adozione si verifica quando, oltre all abbandono, il bambino subisce la negazione del suo passato. I genitori devono sintonizzarsi sul trauma dell abbandono come rifiuto subìto perché persona non degna di amore e di appartenere a quella famiglia, a quei genitori. Solo così potranno aiutare il figlio a integrare l esperienza traumatica all interno della vita e della personalità [si veda anche la scheda FOCUS 3 «Comportamenti psicosomatici»]. Sunderland M. (2005b), Raccontare storie aiuta i bambini, Trento, Erickson. Sunderland M. (2005a), Aiutare i bambini... che fanno i bulli, Trento, Erickson, pp , in particolare le schede numero 1-5. Il punto non è quello di avere la risposta giusta al momento giusto. Quando questo suggerimento viene accolto dalla coppia, abbiamo osservato una maggiore capacità di rispecchiare le proprie storie ed emozioni con quelle dei figli, in una continuità emotiva che diventa anche corporea e dunque una possibilità di vicinanza e appartenenza affettiva e culturale più autentica e immediata. Le relazioni di attaccamento La relazione di attaccamento 1 viene teorizzata da Bowlby, il quale nel 1958 afferma che l attaccamento del neonato alla madre è un comportamento caratteristico della specie. Solitamente il bambino organizza attorno alla madre alcuni atteggiamenti che la rendono oggetto principale di attaccamento e hanno la funzione di creare un legame significativo. Sappiamo che lo stile di attaccamento infantile dipende dalle cure materne ricevute e influenza considerevolmente l organizzazione precoce della personalità. Il modello relazionale si traduce in modello operativo interno del bambino, che dà significato e convoglia le aspettative circa le future risposte degli «altri significativi» alle proprie richieste di attaccamento. In sostanza, come abbiamo già visto, il bambino si aspetterà che tutte le altre figure significative si comportino e si relazionino con lui come hanno fatto le figure primarie di attaccamento. Si può immaginare la fatica (il trauma) che un bambino abbandonato che va in adozione, e che spesso ha ricevuto cure primarie inadeguate se non trascuranti e maltrattanti, potrà vivere nel doversi fidare e affidare a nuovi adulti-genitori. Egli attiverà inizialmente una serie di meccanismi di difesa per proteggersi da una situazione nuova, percepita in prima istanza come pericolosa. Le difese possono essere di tipo comportamentale e/o relazionale e spesso sfociano in un iniziale chiusura che fa pensare ai genitori che il processo di attaccamento e di filiazione non sia stato raggiunto e ultimato. 2 Il bambino che va in adozione sperimenta quindi la rottura di un legame di attaccamento (quello con la madre naturale o con chi si è occupato di lui prima dell adozione) e la necessità di dover nuovamente legarsi e affidarsi a adulti, strutturando un nuovo legame di attaccamento questa volta con i genitori adottivi. La strutturazione del nuovo legame di attaccamento non è così immediata e si snoda attraverso la conoscenza, la vicinanza fisica, il prendersi cura del bambino da parte dei genitori, la comunicazione affettiva, la relazione empatica. A seconda dell età ogni legame di attaccamento si strutturerà in modi e tempi differenti, tuttavia pare importante sottolineare come lo stereotipo che un bambino più piccolo si legherà prima e meglio ai genitori adottivi non è sempre così veritiero. 1 Si veda il paragrafo «Principali modelli di attaccamento», nel capitolo finale «AmpliaMenti». 2 Si vedano i mini e superlaboratori proposti al centro «L isola che c è» (www.icsonlus.it), attraverso il servizio Helpmail e Helptel. Per chi è in attesa si suggerisce il seminario «Le ferite dell abbandono». 26 Primi passi nell adozione

12 Disturbi funzionali del comportamento focus La tabella riporta un quadro orientativo per i genitori, soprattutto per guidarli nei primi gironi di avvicinamento e conoscenza del loro figlio adottivo. Tutte le alterazioni proposte sono possibili e, se si presentano nelle prime settimane dall accoglienza dall istituto del figlio, sono da considerare comportamenti «normali» proprio perché, attraverso questi, il bambino sottolinea la condizione di profondo stress che sta vivendo per il radicale cambiamento avvenuto, dal distacco dalla struttura dia accoglienza alla famiglia adottiva. Sono disturbi emotivi che accolti e contenuti tenderanno a diminuire di intensità e frequenza, soprattutto se i genitori adottivi sapranno limitare la loro ansia di aspettative rispetto al figlio «immaginario», prendendosi cura del figlio «reale» che ha bisogno di loro. 2 Disturbi funzionali Cause Disturbi comportamentali Approccio dei genitori adottivi ENURESI NOTTURNA Eccessiva restrizione subita in istituto Atteggiamenti prepotenti, tendenza a picchiare o mordere Allentamento della severità, soprattutto in merito all uso del bagno; misurare i rimproveri e dedicare molto tempo alle rassicurazioni INAPPETENZA (dovuta soprattutto a sovralimentazione dei primi giorni con la famiglia e/o cambio radicale di abitudini) Eccessiva protezione da parte dei genitori adottivi Comportamenti asociali con rifiuto di stare in gruppo (con i genitori e/o con altri bambini) Atteggiamento più rilassato e flessibile soprattutto nei confronti del cibo e di tutte quelle abitudini di accudimento (lavarsi, vestirsi, ecc.) DISOBBEDIENZA/TE- STARDAGGINE, APPETITO ESAGERATO DA COMPEN- SAZIONE Carenza affettiva subita in istituto dopo l abbandono Tendenza all autonomia e all isolamento; tendenza a rubare, mentire, nascondere, scappare Incoraggiare il bambino a sviluppare autostima e sicurezza; cercare di non manifestare rifiuti/giudizi ma instaurare un clima affettivo Tendenza a MANGIARE DI TUTTO, mettere in bocca sostanze non commestibili (sassi, terra, immondizia, ecc.) Trascuratezza e disorganizzazione nell accudimento in istituto/famiglia origine Tendenza a prendere oggetti/cibo di nascosto e a negare l evidenza di tali gesti Incoraggiare il bambino a sviluppare autostima e sicurezza; cercare di non manifestare rifiuti/giudizi ma instaurare un clima affettivo Possibili COMPORTAMENTI AUTOCONSOLATORI, in alcuni casi anche masturbazione ossessiva Repressione eccessiva e inibizione istintuale nell accudimento in istituto/famiglia origine Interesse morboso verso situazioni «sessualizzate» attraverso il gioco Atteggiamento di apertura ma con contenimento deciso Commentiamo ora alcuni dei comportamenti riportati in tabella. In momenti di angoscia, la masturbazione e/o il dondolio ossessivo possono essere una ricerca del conforto, proprio passando attraverso il proprio corpo e le proprie sensazioni. Nei bambini istituzionalizzati, questi comportamenti, a volte quasi violenti, rappresentano il modo più diretto che il bambino ha acquisito per manifestare, nel momento in cui insorge l angoscia, la sua collera e/o i suoi sentimenti aggressivi. Proviamo ora a dare voce ad alcuni pensieri che i bambini seguiti dall équipe hanno manifestato. Nello specifico, i bambini hanno mostrato: di non essere sicuri di non sentirsi amati di non farcela di non essere desiderati di non essere graditi ad altri membri della famiglia (soprattutto quando ci sono già altri bambini) di avere fame di non avere più un posto di essere messi in ridicolo di non capire di non conoscere le nuove regole imposte di perdere qualcosa di importante (dopo aver lasciato istituto) di temere che qualcuno gli porti via loro qualcosa di importante. Sezione 1 dossier 35

13 Ansia e stress controluce 2 ricevuta dai genitori di un bambino adottato in Vietnam a poche ore dall incontro Ciao Cinzia, abbiamo già A. tra le braccia da venerdì scorso e siamo veramente felici. Volevamo solo chiederti alcune cose: il bimbo dovrebbe avere 6 mesi, pesa 6.5 Kg con 68 cm di lunghezza. Premettiamo: siamo estremamente tranquilli e sereni, anche dopo la visita della pediatra del France Clinique, che ha assicurato la buona salute del bimbo (a parte la febbre che è già passata e il mughetto che sta passando). I primi giorni (come prevedibile) ha avuto atteggiamenti ripetitivi come morsicarsi la lingua, battere la mano sul lettino, ecc. Inoltre non guardava i nostri visi ma aveva lo sguardo fisso nel vuoto, secondo noi con il viso contratto e uno stato di disorientamento e paura (capibile). Ora, a 4 giorni di distanza la situazione è molto migliorata: la lingua non la morsica più, ci osserva e se chiamato si gira verso chi lo chiama, ci sorride ogni tanto, indice che si sta evidentemente rilassando e abituando a noi. Tutto questo in situazione di quiete dell ambiente. Al contrario, se siamo in strada o al ristorante, dove ovviamente c è rumore, sembra isolarsi dormendo di continuo. L unica cosa che non riusciamo a capire è la seguente: gli atteggiamenti del bimbo assomigliano a quelli di un bimbo appena nato e non di un bimbo dell età di A. Esempio: mangia regolarmente ma dorme molto, fatica a prendere gli oggetti, quando mangia la poppata si deve svolgere in completo silenzio, cioè chi gli dà da mangiare deve avere attenzioni solo per lui, se sente rumori, se vede persone muoversi, se sente parlare noi due smette di succhiare con lamenti. Chiaramente non siamo esperti in materia di neonati ma cerchiamo di osservare ciò che riusciamo a capire. Quindi, la nostra domanda è: secondo te un bimbo di 6 mesi (e con discreta probabilità l età è reale) dovrebbe avere atteggiamenti diversi, o è tutto riconducibile alla sua situazione di abbandono e vita in istituto? Attendiamo la tua risposta e sicuramente i tuoi consigli data l enorme esperienza. di risposta Cari G. e M., inizio col rassicurarvi: è la «crisi» di adattamento che porta i piccoli a reagire attivando meccanismi di difesa emotiva. I piccoli orientali in genere, e il vostro mi pare da manuale, attivano per lo più il meccanismo regressivo, cioè tornano più piccoli [vero quanto scrivete voi: gli atteggiamenti del bimbo assomigliano a quelli di un bimbo appena nato] e nel contempo questo li aiuta a contenere gli stati di ansia. Considerate che è un bimbo stremato anche nelle sue energie. Dormire è una forma di protezione da una situazione che tollera a fatica; il momento del cibo è un momento molto delicato dove più che mai le sue «perse» ritualità con la didi in istituto riattivano in lui l angoscia da ciò che è stato separato (ansia da separazione). Inoltre anche se a voi pare più «estraneo», lo stare fuori lo rende più rilassato perché come paura si attiva in genere la paura degli spazi chiusi. I bimbi orientali sono, sotto stress, più claustrofobici e dunque dovete tranquillizzarvi e facilitare lo stare fuori. Così lui riposa, riposato è più forte emotivamente e prende sempre più sicurezza nell affidarsi a voi. Mentre le manifestazioni come morsicarsi la lingua, battere la mano sul lettino, ecc. sono il segnale proprio del bisogno di autoconsolazione e nel contempo il segnale che sta vivendo livelli di ansia alti. Come vedete già da soli man mano che passano i giorni e lui impara nuove ritualità e si affida ai vostri abbracci anche questi segnali diminuiscono. Li vedrete ancora ritornare, quando arriverete a casa, perché tutto ciò che lo riporterà alla «perdita» rimetterà in gioco la sua ansia. Leggete gli appunti che vi abbiamo dato nella guida sugli stati di ansia. Il rallentamento che mi dite invece è da riportare alla sua esperienza di poca stimolazione per l istituzionalizzazione subita, fermo restando che davanti alla paura del nuovo in cui si trova potrebbe essere la sua risposta fisiologica. Specifico meglio. Davanti alla paura o si scappa (in genere sono i bimbi più aggressivi, iperattivi) oppure si rimane paralizzati (e qui è casistica del vostro cucciolo anche per età). Ora però mi voglio concentrare su di voi. Leggo forse nel vostro cuore la preoccupazione che possa avere ritardi mentali, neurologici, ecc.? Se è così, vi dico già da subito che questa legittima vostra ansia passa nel piccolino. Se pensate che anche questa componente stia giocando un ruolo in questo vostro adattamento/ incontro è meglio che lo affrontiamo. Datemi un cenno su questa vostra paura se così è. Ricordate anche voi state attraversando uno stress importante, con più mezzi perché siete adulti, ma paure e ansia sono anche per voi ingredienti che condiscono questi giorni. Dunque vi lascio se lo volete con questo pensiero ultimo e sempre qui ad aiutarvi come posso. Un saluto caro e grande a voi. ricevuta dopo due giorni Intanto grazie infinite per il tuo aiuto/sostegno. È chiaro che tutto questo, condito con l ansia del momento, ci ha un pochino preoccupati e, non ci vergogniamo a dirlo, ci ha fatto fare pensieri su possibili ritardi del bimbo. Straordinario è stato il fatto che con il passare delle ore (e sottolineo non dei giorni) si è visto un cambiamento apprezzabile nei comportamenti di A. Ad esempio la giornata odierna è trascorsa all insegna del relax, fuori dalla camera per lungo tempo ma in hotel, oppure in camera ma a coccolare A. Il risultato? Reattività motoria estremamente migliorata (movimenti delle gambe, sgambettamento), ci segue con lo sguardo se ci perde dal suo campo visivo, sorride se sollecitato, riduzione drastica del mordersi la lingua, solo 2 riposi in tutta la giornata, anche la presa delle mani per gli oggetti è nettamente migliorata. È chiaro che un giorno non può fare testo, però in noi è cambiato lo stato emotivo/ansia e abbiamo capito l importanza di rispettare i tempi fisiologici del bimbo. Verifichiamo nei prossimi giorni questo progredire di sinergie, poi sicuramente ci risentiremo. Sezione 1 dossier 43

14 Sezione 2 identikit I casi incontrati e proposti in questa sezione suggeriscono delle chiavi di riflessione e di sintesi per guidare gli adulti nella rappresentazione ed esplorazione delle condizioni psico-emotive dei bambini abbandonati al momento dell incontro con la famiglia adottiva. Presenteremo questi contenuti tenendo conto delle fasce di età dei bambini, della loro storia fino al momento dell abbinamento, correlandoli e interpretandoli sulla base delle reazioni e dei cambiamenti dei bambini rispetto anche alle condizioni di istituzionalizzazione a seconda dell area geografica di provenienza.

15 L esperienza ci ha insegnato che possiamo comprendere con maggior attenzione ed effi cacia i vissuti dei bambini abbandonati quando entrano in un nucleo famigliare, se riusciamo a esplorare e seguire, fi n dall incontro e nei primi giorni successivi, gli stati sensoriali, emozionali e di adattamento che attraversano. Nei nostri lavori siamo sempre più convinte dell importanza fondamentale di cogliere alcune chiavi importanti contenute nelle prime reazioni alla paura, all estraneità, al pianto così come alla ribellione. Siamo altrettanto convinte dell importanza di far comprendere agli adulti coinvolti il perché dei loro disagi, dei sentimenti anche di rifi uto, di paura e di blocco che possono contraddistinguere i primi tentativi di legame con il fi glio adottivo. Vi introduciamo alla lettura di questa sezione avvisandovi che è inevitabile che esperienze piacevoli si alternino alle delusioni, dall incontro con il vostro bambino fi no all inserimento in famiglia. Il confl itto è innato e, sia per i bambini che per i genitori, le prime esperienze emotive sono caratterizzate dalla sensazione di perdere (soprattutto se c è buona preparazione ed elaborazione), ma anche di riconquistare l equilibrio.

16 Sezione 3 zoom In questa sezione partiamo dai «quando», con l intento di suggerire tanti «perché» e alcuni «come», sempre con l intento di definire e raccontare soprattutto i «chi». Abbiamo messo una lente speciale su alcuni argomenti appena accennati in precedenza oppure trattati ma senza correlarli ai vissuti degli adulti. Leggendo i vari «quando» dovreste cogliere i «chi» (i bambini) ma con l ingrandimento dei vissuti degli adulti.

17 Attraverso piccoli frammenti di emozioni cercheremo di seguire l ordito che contrassegna la trama di tante storie di famiglie incontrate. L intento è anche quello di zoommare su alcuni temi ancora poco affrontati nella bibliografi a classica sull adozione. Questa sezione è ricca di testimonianze dove non sono presentati solo i disagi ma anche la bellezza degli incontri, perfi no e soprattutto quelli che, alle prime battute, sono apparsi diffi cili e dolorosi.

18 Quando si deve separare da fratelli o legami affettivi La partenza dei bambini dai propri paesi d origine è sempre uno strappo dalle proprie radici e dai legami che, più o meno noti, ci sono e ci saranno sempre con la terra, l etnia e in particolare con la famiglia d origine che li ha generati, sia che abbiano ricordi concreti sia che non ne abbiano. È una consapevolezza che tutti i genitori devono saper portare nel cuore per poter un giorno accogliere racconti, domande, dolori e rabbie dei propri figli, quando decideranno di riaprire, o aprire per la prima volta, le porte sulla propria origine. Nei racconti dei bambini spesso compaiono le figure di fratelli che magari sono rimasti nelle famiglie d origine, perché più grandi e quindi già impegnati nel sostentamento della famiglia, o che invece sono stati allontanati prima di loro. Tuttavia sono tanti anche i bambini per i quali il distacco dal proprio paese ha significato doversi separare concretamente da fratelli con i quali hanno condiviso l istituzionalizzazione. Ci sono bambini che hanno visto partire fratelli o sorelle prima di loro, rinforzando così in qualche modo il dolore dell essere nuovamente abbandonati, e bambini che invece hanno «salutato» fratelli o sorelle portandosi dietro un fardello di ricordi, ma anche di dolore e senso di colpa per averli lasciati lì. Questi fratelli allora, appena la lingua e le possibilità di scambio comunicativo lo permettono (ma talvolta anche prima), «colorano» gran parte dei dialoghi dei bambini, dei racconti e degli interrogativi. Mille domande *** (5 anni) ha sempre considerato sua sorella come facente parte del nostro nucleo familiare. Quasi non c era giorno che non parlasse per qualche motivo di sua sorella: cosa starà facendo a quest ora, cosa mangia, va in bicicletta, le piacciono gli spaghetti, e tantissime altre domande o pretesti per sentirla più vicina. È comprensibile che in un momento in cui l inserimento nella nuova famiglia implica l affrontare e costruire relazioni e rapporti fino a quel momento sconosciuti, i bambini si leghino e talvolta si rifugino nei legami per loro più vicini e familiari. Conseguentemente, i racconti dei fratelli solitamente caratterizzano in maniera più marcata le prime fasi dell incontro e dell inserimento nel nuovo nucleo familiare (sia relativamente alla permanenza nel paese di origine, sia nei primi periodi dell arrivo in Italia). Nostalgia È tenerissima quando con nostalgia guarda le foto dei bimbi con cui viveva prima, non piange mai, ma i suoi occhi grandi diventano tristi e il suo bisogno di averci fisicamente vicino si fa sentire di più (bambina di 2 anni). Più volte al giorno chiedeva di vedere le foto del suo album di quando è nata e con la famiglia affidataria e i suoi fratelli e sorelle di allora (bambina di 15 mesi). Sezione 3 zoom 97

19 Il bisogno dei bambini è proprio di avere lo spazio per poterne parlare, per poter comunicare senza avere la sensazione di minacciare con questo la solidità dei nuovi legami in via di costruzione. Entrare in contatto con queste informazioni permette inoltre ai genitori di conoscere i ruoli che questi bambini occupavano all interno della propria famiglia e il tipo di vissuti che si portano dietro. Possono ad esempio essere dei fratelli maggiori abituati a occuparsi di un fratellino o sorellina più piccoli, magari ancora in istituto fino all arrivo dei nuovi genitori. Conseguentemente si possono più facilmente contestualizzare certi atteggiamenti, magari di difficoltà a recuperare una dimensione di bambino che si affida e si fa accudire, se l abitudine è sempre stata quella invece di accudire l altro. Ci sono poi bambini che vengono accolti dai nuovi genitori e si ritrovano a essere figli unici quando invece nella loro famiglia erano i più piccoli di una serie di figli. L ingresso nella famiglia comporta allora un cambiamento relazionale anche a questo livello. Si evince come un ruolo fondamentale stia nuovamente nell atteggiamento degli adulti che non devono sentire minacciato il proprio ruolo affettivo, o ancor più quello di eventuali minori già presenti nel proprio nucleo familiare, i quali diventeranno a loro volta fratelli a tutti gli effetti di questi bambini. Raccontare, oltre a essere importante per il processo di affidamento, permette di poter aiutare a gestire le emozioni più dolorose. Spesso i bambini hanno semplicemente bisogno di essere rassicurati che un destino simile al proprio, ovvero quello di aver ritrovato una famiglia, potrà in un futuro riguardare anche i fratelli che hanno lasciato. Ci sono poi situazioni in cui le coppie che accolgono bambini mediamente piccolini vengano a conoscenza della presenza di un fratello o più fratelli, di cui il minore non ha consapevolezza o comunque non ha ricordi concreti che gli permettano di raccontare per primo. In questo caso si diventa depositari di un pezzo importate della storia dei propri figli. Talvolta può accadere che le coppie assumano inizialmente un atteggiamento protettivo («Sì, glielo diremo più avanti»), procrastinando nel tempo all infinito. Kalpana (7 anni) Finalmente giungiamo in istituto! I bimbi non ci sono, sono a scuola ma è questione di poco e saranno in istituto. Dopo neanche 10 minuti, infatti, il bus con i bimbi si ferma e tanti bambini/e fanno ingresso nel cortile. «Ecco, quella è la vostra bimba», ci dice un responsabile del centro. Kalpana si avvicina, la testa bassa e il faccino triste. Tiene per mano un altra bambina, visibilmente più grande: «Questa è mia sorella», ci comunica subito, in inglese. Tremendo, è un attimo ma la botta è forte; l emozione per l incontro con nostra figlia e il desiderio di adottarle entrambe. Purtroppo non è possibile, la razionalità ma soprattutto un assurda burocrazia ci impongono di restare coi piedi per terra. Fortunatamente, poco prima di lasciare l istituto, sappiamo che la sorellina è già in adozione presso un altra famiglia italiana. Sempre tramite il nostro ente. 98 Primi passi nell adozione

20 Sezione 4 album I bambini che vanno in adozione spesso non vengono preparati in modo adeguato all incontro con i futuri genitori. Risultano dunque del tutto «vulnerabili e spettatori passivi» nel delicato distacco dalle strutture di accoglienza (siano essi istituti o famiglie affidatarie). Altro momento delicato è la separazione dalle proprie radici etniche quando lasciano il paese di origine. Osservando e cercando di tenere in considerazione le dinamiche espresse, narrate e analizzate nelle sezioni precedenti

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