poesia Editori Laterza MARCELLO COLANINNO MARIANNA GIOVE DANIELA DI MARCO GIUSEPPINA ROGNONI Letture, scritture, immagini per il biennio Narrativa

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1 edizionec.fh :53 Pagina 1 C Narrativa ISBN Epica M. COLANINNO D. DI MARCO M. GIOVE G. ROGNONI Letture, scritture, immagini per il biennio M Y CM MY CY CMY K MARCELLO COLANINNO MARIANNA GIOVE DANIELA DI MARCO GIUSEPPINA ROGNONI ISBN Poesia Letture Narrativa &Poesia, scrittu POESIa re, imm ISBN Euro 13,00 (i.i.) Progettazione e produzione di testi scolastici secondo il Sistema di gestione qualità ISO 9001:2000 Editori Laterza CO AR I I M ON! -D N O O OG ITIV a NN - R S NI E PO sia erz LA IOV GI Poe Lat ri 95 CO G LEG ito 08 Ed Colori compositi Volume + Quaderno indivisibili r il bien nio poesia ISBN Questo volume, sprovvisto del talloncino a fronte (o opportunamente punzonato o altrimenti contrassegnato), è da considerarsi copia di SAGGIO-CAMPIONE GRATUITO, fuori commercio (vendita e altri atti di disposizione vietati: art. 17, c.2 l. 433/1941). Esente da I.V.A. (D.P.R , n. 633, art. 2, lett. d). Esente da bolla di accompagnamento (D.P.R , n. 627, art. 4, n.6). agini pe Editori Laterza

2 P strumenti per l, analisi del testo poetico PREREQUISITI possedere un lessico di base capire il contenuto di un testo accompagnato da introduzione, note e commenti cogliere e selezionare le informazioni in base alla funzione e all importanza OBIETTIVI Comprendere la differenza fra prosa e verso l origine e le caratteristiche principali della poesia i rapporti fra poesia e musica le specificità del linguaggio poetico il contenuto denotativo e connotativo di un testo poetico le varietà storiche e di registro della lingua poetica le scelte stilistiche di un autore Analizzare la struttura sintattica di un brano poetico le scelte lessicali il verso e il ritmo la rima e lo schema metrico l uso figurato del linguaggio i rapporti interni ed esterni al testo le parole-chiave, i campi semantici e i motivi portatori del tema il messaggio complessivo di un testo poetico CONTENUTI Scheda 1 Cos è il testo poetico Laboratorio P1 Scrittori, poeti e cantanti definiscono la poesia Scheda 2 Capire una poesia: la parafrasi Laboratorio P2 G. Leopardi, Alla luna P3 S. Quasimodo, Nostalgia della Sicilia Scheda 3 Verso e ritmo Laboratorio P4 S. Penna, Mi nasconda la notte e il dolce vento P5 S. Penna, Già mi parla l autunno Scheda 4 Rima e strofa Laboratorio P6 V. Cardarelli, Sera di Liguria P7 U. Saba, Trieste P8 G. Carducci, Traversando la Maremma toscana Scheda 5 Figure retoriche Laboratorio P9 G. Pascoli, Prima del temporale P10 G. Pascoli, Lavandare Scheda 6 Comprendere la poesia: il commento Laboratorio P11 U. Foscolo, A Zacinto P12 G. Ungaretti, Fratelli Scheda 7 In sintesi: come si analizza un testo poetico Approfondire operare approfondimenti sul contesto storico, sulla biografia o sulla poetica dell autore operare confronti fra brani e autori diversi interpretare il testo in relazione al contesto storicoculturale rispettare i criteri di organizzazione dei contenuti e correttezza formale

3 P Strumenti per l analisi del testo poetico 723 Scheda 1 Cos è il testo poetico Gentile Ettore Serra poesia è il mondo l umanità la propria vita fioriti dalla parola la limpida meraviglia di un delirante fermento Quando trovo in questo mio silenzio una parola scavata è nella mia vita come un abisso (Giuseppe Ungaretti, Commiato) Nella mia poesia non c è traccia d odio per il nemico, né per nessuno: c è la presa di coscienza della condizione umana, della fraternità degli uomini nella sofferenza, dell estrema precarietà della loro condizione. C è volontà d espressione, necessità d espressione. [...] Il Porto sepolto fu stampato a Udine nel 1916, in edizione di 80 esemplari a cura di Ettore Serra. La colpa fu tutta sua. [...] Non ebbi il coraggio di non confidarmi a quel giovane ufficiale che mi domandò il nome, e gli raccontai che non avevo altro ristoro se non di cercarmi e di trovarmi in qualche parola, e ch era il mio modo di progredire umanamente. (Giuseppe Ungaretti, Vita d un uomo) Per introdurre un discorso sulla poesia, abbiamo riportato due brani di uno dei più famosi poeti italiani del Novecento, Giuseppe Ungaretti. Il primo è un componimento in versi posto a chiusura della sua prima raccolta, nel quale espone all editore Ettore Serra le sue idee sulla poesia; il secondo è un brano in prosa, scritto a molti anni di distanza, nel quale il poeta ricorda come era nato quel libro, con quale spirito e La prosa indica una memo scrittura continua, che prosegue fino al termine del foglio. Il verso indica una scrittura spezzata, che fa inversione andando a capo prima del termine del foglio. con quali intenti. I testi affrontano il medesimo argomento, utilizzando a volte le stesse parole: ma nel brano di Vita d un uomo questa riflessione è espressa in forma discorsiva, nel Commiato è scritta in forma poetica. Ma allora qual è la differenza fra prosa e verso? Una prima differenza fra prosa e verso è evidente fin dall aspetto tipografico dei due brani: nella prosa la scrittura scorre senza interruzioni e occupa quasi l intero spazio bianco della pagina, andando a capo al termine della riga; nella poesia la scrittura non procede linearmente lungo tutta la riga, ma va frequentemente a capo creando delle pause. 1. Prosa e verso Se guardiamo all etimologia del termine, il verso (dal latino versus, «che torna indietro») si differenzia dalla prosa (prorsus, «che va avanti») proprio perché è un discorso che non prosegue fin dove finisce il rigo del foglio, ma con cadenze regolari va a capo. I segmenti di testo così evidenziati si dicono versi. Questa distinzione determina una serie di conseguenze importanti: la poesia si presenta come un discorso frammentato, fatto di brevi frasi che esprimono la soggettività del poeta; le parole sono disposte nel verso secondo una successione di accenti più o meno regolare, che imprime al testo un certo ritmo;

4 724 3 Leggere, comprendere, analizzare La poesia Scheda 1 Cos è il testo poetico le parole collocate all inizio o alla fine del verso sono in posizione di rilievo; tale posizione spesso è evidenziata da corrispondenze di suoni, come la rima; memo La poesia: le parole sono disposte nel verso secondo un ordine che non sempre coincide con quello comune; la misura più concentrata del verso porta a utilizzare meno parole rispetto al discorso in prosa, ma con maggiori sfumature di significato, o a volte con più significati insieme (si parla dunque di polisemia, molti significati ). è espressione della soggettività dell individuo [ P scheda 1]; sceglie e dispone le parole in modo diverso dal linguaggio quotidiano [ P scheda 2]; dà importanza all aspetto ritmico e melodico delle parole [ P schede 3 e 4]; comunica contenuti e concetti densi di significato, che vanno interpretati [ P schede 5 e 6]. Sono queste le caratteristiche fondamentali della poesia, che impareremo a riconoscere e analizzare nel presente laboratorio. 2. Poesia: creare con le parole La parola poesia deriva dal verbo greco poièin che significa «creare». Fare poesia significa, infatti, «creare con le parole». Se però è facile risalire all etimologia del termine, più difficile è risalire alle origini di questo particolare modo di esprimersi e comunicare. Le prime testimonianze di poesia nella cultura greco-latina (dalla quale in gran parte deriva la nostra) sono associate a eventi importanti della vita pubblica e privata: cerimonie religiose e militari, occasioni di lutto o di festa. In tutte queste circostanze la poesia era accompagnata da musiche e danze, ed è probabile che essa sia nata dalla necessità di adattare le parole a una melodia e a un ritmo ben precisi. Formule magico-religiose, canti militari, persino leggi e discorsi pubblici, ma anche lamenti funebri e canzoni nei banchetti furono probabilmente le prime forme di parola recitata nell antichità. Una prima definizione del concetto di poesia e dei suoi generi è elaborata nel trattato Poetica di Aristotele, filosofo greco del IV secolo a.c., che individua il suo carattere distintivo nella «imitazione» della natura. La poesia infatti, secondo Aristotele, nasce perché «l imitare è un istinto di natura comune a tutti gli uomini fino dalla fanciullezza». L imitazione della natura avviene però in modi e forme diverse: secondo l oggetto che viene trattato, secondo il modo di trattarlo e secondo i mezzi espressivi impiegati dal poeta. In base all oggetto, cioè all argomento trattato, il poeta dà un tono diverso al suo discorso, che può essere: alto, tipico dei componimenti con tono e argomento solenni, come tragedie e poemi epici; medio, tipico di componimenti con toni e argomenti comuni, quotidiani, come le commedie; basso, tipico di componimenti con toni e argomenti semplici, come la poesia sentimentale. I mezzi utilizzati dal poeta sono: il ritmo; il linguaggio; l armonia. I modi utilizzati dal poeta sono: forma narrativa, o diegesi (= «racconto» nel quale chi scrive riporta il contenuto dei discorsi e descrive gesti e situazioni), che può essere in prima o in terza persona; forma drammatica, o mimesi (= «imitazione» in cui chi scrive riporta solo il contenuto dei discorsi e non riproduce gesti e situazioni, che vengono direttamente rappresentati in scena). Il genere di poesia nel quale il poeta parla in prima persona esprimendo stati d animo, sentimenti, riflessioni soggettive è detto poesia lirica. Il nome si ricollega alla consuetudine della poesia antica di accompagnarsi con strumenti musicali, quali appunto la lira.

5 P Strumenti per l analisi del testo poetico 725 Scheda 1 Cos è il testo poetico Aristotele nella Poetica dà una prima definizione di poesia: memo a. stile alto 1. l oggetto b. stile medio c. stile umile Poesia = imitazione a. forma narrativa in 3 a persona della natura secondo: 2. il modo b. forma narrativa in 1 a persona lirica c. forma drammatica a. ritmo 3. i mezzi b. linguaggio c. armonia 3. Musica e poesia Le leggende antiche attribuivano l origine della poesia a personaggi avvolti nel mito: uno di essi, Orfeo, era spesso rappresentato con la lira in pugno, nell atto di suonare incantando uomini, animali e persino elementi naturali. La poesia anticamente era infatti recitata con l accompagnamento musicale di strumenti a fiato o a corda. Sappiamo che anche i primi componimenti dei poeti medievali italiani nacquero con una veste musicale e Dante stesso secondo una testimonianza di Boccaccio «sommamente si dilettò in suoni e canti nella sua giovinezza». Alcune sue composizioni furono musicate da amici e collaboratori (uno di essi, Casella, viene ricordato da Dante nel Purgatorio). Insomma, Dante si comportava a volte come un moderno paroliere: sceglieva alcuni componimenti più «orecchiabili» e li affidava ai suoi collaboratori perché vi adattassero una linea melodica. Sicuramente, nella fase di composizione, i poeti medievali tenevano presenti gli effetti ritmici e melodici delle parole, che il canto poteva arricchire e valorizzare. Successivamente, con la nascita del libro a stampa (1455), il distacco fra poesia e musica si accentuò: la poesia scritta e stampata si rivolse a un pubblico di lettori, piuttosto che di ascoltatori, capaci di apprezzare la raffinatezza delle parole e l importanza degli argomenti trattati; ciò determinò una maggior cura formale della parte scritta. Nelle schede seguenti, analizzeremo dunque la poesia dapprima nei suoi aspetti linguistici (lessico, sintassi, ecc.) e poi in quelli ritmici e musicali. La trattazione andrà necessariamente distinta in lezioni successive, ma occorre sempre ricordare che tali aspetti in una poesia sono compresenti e inseparabili. 4. Il tratto distintivo della poesia: lo «scarto linguistico» Più recentemente, lo studioso russo Roman Jakobson ( ) ha analizzato i fattori che caratterizzano la comunicazione poetica, sostenendo che essa si avvale di un elemento distintivo: l uso libero e personale di parole e costruzioni sintattico-grammaticali. Il testo poetico non segue le norme comuni che regolano la comunicazione; questa modalità espressiva prende il nome di scarto linguistico, o scarto dalla norma, in quanto costituisce una vera e propria «deviazione» rispetto alle regole della lingua comune, sia per quanto riguarda la sintassi, cioè la costruzione della frase, sia per quanto riguarda il lessico, cioè la scelta delle parole usate. La poesia, memo come la musica, valorizza l aspetto ritmico-melodico delle parole; come forma particolare di scrittura, cura la scelta, la disposizione e il significato delle parole. In poesia è raro che le parole siano disposte secondo l ordine previsto dalla sintassi (soggetto, pre-

6 726 3 Leggere, comprendere, analizzare La poesia Scheda 1 Cos è il testo poetico dicato, complemento), si utilizzano spesso termini astratti in luogo dei concreti, si modifica il significato delle parole secondo le esigenze del poeta. Prendiamo ad esempio l inizio dell Infinito di Giacomo Leopardi: Giacomo Leopardi, L infinito Sempre caro mi fu quest ermo colle Leopardi si riferisce al monte Tabor, un colle vicino la casa paterna che egli aveva scelto come luogo delle sue riflessioni, perché silenzioso e solitario («ermo»). Il significato e il valore emotivo di questo verso è dato anche dalla disposizione e dalla scelta delle parole. Se dicessimo «Quest ermo colle mi fu sempre caro» ristabiliremmo l ordine normale delle parole, ma il risultato non sarebbe lo stesso. Quelle parole, disposte in quel modo, imprimono al verso un ritmo pacato e trasmettono una sensazione di calma, di familiarità, comunicandoci innanzitutto che quel vincolo affettivo è esistito da sempre («Sempre caro»). Anche la scelta delle parole è importante. Se dicessimo: «Questo colle solitario mi è sempre piaciuto» o «Come mi piace questo colle solitario» ridurremmo a zero la suggestione del verso creata dagli aggettivi «caro», «ermo» e «questo»: caro indica una predilezione, una vicinanza affettiva: il colle è sì un elemento del paesaggio, ma soprattutto un luogo che ricorda al poeta particolari stati d animo o momenti della sua vita; ermo vuol dire «solitario» (dallo stesso aggettivo vengono le parole «eremo» ed «eremita»): comunica quindi un idea di raccoglimento interiore, di pace; questo indica un oggetto vicino nel tempo o nello spazio: indica dunque che il colle è una presenza concreta, vicina a chi parla, ma anche legata ai suoi sentimenti. Queste scelte particolari sono fondamentali per esprimere il senso della poesia e determinarne il messaggio, che è formulato in un preciso «codice» letterario. mappa della scheda Cos è la poesia La poesia è una forma particolare di comunicazione che: riproduce la NATURA esterna e interna, secondo la visione SOGGETTIVA dell individuo; fu in origine accompagnata dalla MUSICA; poi si separò come forma particolare di SCRITTURA, che si distingue dalla scrittura comune per lo SCARTO LINGUISTICO. Dunque, la poesia: è scritta in VERSI; non segue LESSICO e SINTASSI comuni; segue un RITMO e un SUONO particolari; ha un CONTENUTO denso di significati; comunica un MESSAGGIO in un codice letterario.

7 P Strumenti P per l, analisi del testo poetico laboratorio Strumenti per l analisi del testo poetico Come primo approccio al mondo della poesia, ti presentiamo alcune definizioni che poeti, scrittori, autori di varie forme d arte (cinema, musica, ecc.) hanno dato della poesia. Ti accorgerai che è difficile trovare un parere unanime, ma che tutti sono concordi su una cosa: la poesia è per definizione impossibile da definire. 727 P1 Scrittori, poeti e cantanti definiscono la poesia Dante Alighieri [La poesia] non è nient altro che creazione fantastica composta secondo le regole della retorica e della musica. (De vulgari eloquentia, II, IV, 2) Alessandro Manzoni Renzo ringraziò la guida, e tutti quegli altri che avevan prese le sue parti. «Bravi amici!» disse: «ora vedo proprio che i galantuomini si danno la mano, e si sostengono». 5 Poi, spianando la destra per aria sopra la tavola, e mettendosi di nuovo in attitudine di predicatore, «gran cosa», esclamò, «che tutti quelli che regolano il mondo, voglian fare entrar per tutto carta, penna e calamaio! Sempre la penna per aria! 10 Grande smania che hanno que signori d adoprar la penna!». «Ehi, quel galantuomo di campagna! volete saperne la ragione?» disse ridendo uno di que giocatori, che vinceva. 15 «Sentiamo un poco», rispose Renzo. «La ragione è questa», disse colui: «che que signori son loro che mangian l oche, e si trovan lì tante penne, tante penne, che qualcosa bisogna che ne facciano». 20 Tutti si misero a ridere, fuor che il compagno che perdeva. «To» disse Renzo: «è un poeta costui. Ce n è anche qui de poeti: già ne nasce per tutto. N ho una vena anch io, e qualche volta ne dico delle curiose... ma quando le cose vanno bene». Per capire questa baggianata del povero Renzo, bisogna sapere che, presso il volgo di Milano, e del contado ancora più, poeta non significa già, come per tutti i galantuomini, un sacro ingegno, un abitator di Pindo, un allievo delle Muse; vuol dire un cervello bizzarro e un po balzano, che, ne discorsi e ne fatti, abbia più dell arguto e del singolare che del ragionevole. Tanto quel guastamestieri del volgo è ardito a manomettere le parole, e a far dir loro le cose più lontane dal loro legittimo significato! Perché, vi domando io, cosa ci ha che fare poeta con cervello balzano? (I promessi sposi, cap. XIV) Federico García Lorca Ma cosa vuoi che ti dica della Poesia? Cosa vuoi che ti dica di queste nubi, di questo cielo? Guardare, guardare, guardarle, guardarlo e nient altro. Capirai che un poeta non può dir nulla sulla Poesia. Lasciamo dire pure ai critici e ai professori. Ma né tu né io né alcun altro poeta sa cos è la Poesia. Sta qui; guarda. Ho il fuoco nelle mie mani. Lo sento e lavoro con lui perfettamente, ma non posso parlare di lui senza letteratura. La poesia è qualcosa che va per le strade. Che si muove, che passa al nostro fianco. Tutte le cose hanno il loro mistero, e la poesia è il mistero che

8 728 3 Leggere, comprendere, analizzare La poesia contiene tutte le cose... Per questo non concepisco la poesia come astrazione, ma come cosa realmente esistente, che mi passa accanto. Eugenio Montale «Che cos è una poesia lirica? Per conto mio non saprei definire quest araba fenice, quest oggetto determinatissimo, concreto, eppure impalpabile, questa strana convivenza del ragionamento e dello sragionamento». (Sulla poesia) Vittorio Sereni Diffidate dice il poeta di tutti coloro che sanno troppo bene che cosa è la poesia, che hanno sempre la definizione pronta; lasciate passare qualche mese, forse appena qualche giorno, e vedrete che quella definizione sarà già mutata, magari integralmente, e non sarà per questo meno perentoria di quella che l ha preceduta. In quanto ai poeti, essi ci appaiono tentati, perennemente perplessi tra opposte definizioni e suggestioni: si direbbe che la loro, guardata attimo per attimo, metro per metro, è memo La Fenice, o Araba fenice, è un uccello mitologico che, secondo la leggenda, viveva per cinquecento anni, unico esemplare sulla terra, e dopo la morte rinasceva dalle proprie ceneri. Di qui in senso figurato l espressione indica una persona o una cosa rara, se non unica, o capace di rinnovarsi, «rinascere» anche dopo situazioni difficilissime. più una strada di dubbi che di certezze. (Esperienza della poesia) Franco Fortini Rispondere è come se si volesse rispondere a «che cos è l uomo» o a «che cos è il mondo». Bisogna aggirare la difficoltà. [...] Certo bisogna tener presente che quando si parla di poesia questa parola significa due cose: da un lato, appunto, un tipo particolare di discorso parlato o scritto che si distingue da altri modi di comunicazione; dall altro, invece, un attribuzione di valore per cui si dice «poesia» per dire qualcosa di bello, di importante, di riuscito, di meritevole di stima o di attenzione. Nel parlare comune, «poesia» significa due cose: per un verso è un discorso, o ragionamento, o una comunicazione dove prevalgono elementi di ritmo e cadenze, di ripetizioni, di immagini che alterano i significati immediati e che gli conferiscono, oltre ai primi, anche significati interiori. Per un altro verso, quando noi diciamo «questa è poesia» intendiamo in genere qualcosa di elevato e di nobile, di rassicurante o di commovente o di rasserenante, di vivace, pungente, ecc. (Che cos è la poesia?, Intervista dell 8 maggio 1993) Francesco De Gregori Vanno a due a due i poeti, traversano le nostre [stagioni, e passano poeti brutti e poeti buoni. Ma quando fra tanti poeti ne trovi uno vero, è come partire lontano, come viaggiare davvero. (Poeti per l estate) Roberto Benigni Per fare poesia una sola cosa è necessaria: tutto s t e p 1 Comprendi le definizioni di poesia Le definizioni sopra riportate appartengono a scrittori italiani e stranieri che, in epoche diverse, hanno provato a definire la loro poetica*, spiegando la loro personale idea di poesia. Per orientarti meglio, puoi anche svolgere ricerche sugli autori, cercando nell indice del volume e reperendo informazioni biografiche essenziali. I brani e gli autori sono disposti in ordine cronologico, a partire da Dante Alighieri, che fu tra i primi a dedicare alla lingua e alla teoria letteraria dei trattati specifici. Secondo Dante la poesia ha una sua precisa tecnica, che può essere appresa e riprodotta seguendo le regole della lingua e della musica. Spiega con parole tue la definizione di Dante, e in particolare il riferimento alle regole di composizione della musica [ P scheda 1, 3]. A partire dall Ottocento e per tutto il Novecento si afferma invece l idea che la poesia sia frutto della libera creatività individuale, e dunque indefinibile e sfuggente a ogni classificazione.

9 P Strumenti per l analisi del testo poetico 729 Spiega con parole tue il significato dell affermazione del poeta spagnolo García Lorca: «Ho il fuoco nelle mie mani. Lo sento e lavoro con lui perfettamente, ma non posso parlare di lui senza letteratura». Ricerca fra le definizioni riportate altre affermazioni a sostegno di questa seconda tesi. La questione è stata riproposta dallo scrittore Franco Fortini che, in un intervista del 1993, distingue i due aspetti del problema: da un lato c è la poesia come tecnica, insieme di regole di composizione; dall altro c è la poesia come criterio di valore, che attribuiamo a tutte quelle creazioni letterarie che sollecitano i nostri sentimenti, ci emozionano, appagano il nostro senso estetico. Quali sono i due significati principali della parola «poesia» secondo lo scrittore Franco Fortini? Secondo te, di quale dei due ci occuperemo in particolare nel presente laboratorio? Analizza le varie accezioni della parola poesia Le affermazioni di Fortini mettono in evidenza le varie accezioni con le quali la parola «poesia» è stata interpretata nel corso del tempo. Da un lato esiste una definizione «ufficiale» di poesia, come modalità espressiva che utilizza in maniera particolare il ritmo e il suono, la disposizione e la scelta delle parole. Dall altro lato esiste anche un idea «comune» di poesia, più diffusa a livello popolare, che attribuisce ai poeti capacità di inventiva e di espressione fuori dal comune, tanto da distinguerli dal resto degli uomini. Questa idea emerge dal brano dei Promessi sposi in cui Renzo, reduce dai tumulti scoppiati a Milano per il rincaro del pane, rilascia incautamente dichiarazioni «rivoluzionarie» in un osteria. Dalle parole di Renzo, giovane semplice e popolano, vien fuori l idea che il poeta sia uno spirito eccentrico, «balzano», singolare. Manzoni interviene subito a chiarire meglio le affermazioni del suo personaggio, spiegando che presso il popolo milanese «poeta» significava piuttosto «cervello bizzarro» e non «sacro ingegno», seguace delle Muse (divinità protettrici delle arti, che avevano sede sul monte Pindo). Il popolo, conclude Manzoni, a volte si diverte a stravolgere le parole, perché i poeti non hanno nulla a che fare con la follia. Ma sarà proprio così? s t e p 2 Come ti sembra il tono delle affermazioni di Manzoni a proposito della concezione di poesia secondo il popolo milanese? a. ironico b. sconsolato c. serio d. distaccato Motiva la tua risposta. I poeti del Novecento si sono invece sottratti al tentativo di definire con precisione la poesia. Due esempi di questa tendenza sono contenuti nelle affermazioni di Eugenio Montale e di Vittorio Sereni. Rileggile e rispondi alle seguenti domande. Perché Eugenio Montale definisce la poesia «araba fenice»? [ memo] Perché il poeta Vittorio Sereni afferma che i poeti sono perennemente «perplessi»? Infine, anche autori di musica o di cinema, come il cantautore Francesco De Gregori o il regista e attore Roberto Benigni, hanno provato a definire a modo loro la figura del poeta e il ruolo della poesia. Rileggi le loro affermazioni e rispondi alle domande seguenti. Che cosa significa secondo te l affermazione che esistono «poeti brutti e poeti buoni»? Che cosa significa che per fare una poesia occorre una sola cosa, cioè «tutto»?

10 730 3 Leggere, comprendere, analizzare La poesia s t e p 3 Approfondisci una tua personale definizione di poesia Come vedi, da sempre la poesia è vista come un attività così straordinaria e misteriosa da includere tutto e il suo contrario. I poeti possono essere ingegni straordinari o matti da legare, poeti per una stagione, magari solo per l estate, oppure animi nobili e sensibili, capaci di far «volare davvero». Adesso prova tu a dire la tua. Tra le definizioni di «poesia» o di «poeta» riportate, scegline alcune con le quali concordi e altre che non condividi e commentale spiegando i motivi della tua scelta e argomentando la tua opinione.

11 P Strumenti per l analisi del testo poetico 731 Scheda 2 Capire una poesia: la parafrasi Su su, svelti eh, svelti veloci piano, con calma, non v affrettate eh. Poi non scrivete subito poesie d amore eh, che sono le più difficili. Aspettate almeno un ottantina d anni. Scrivetele su un altro argomento, che ne so su... il mare, il vento, un termosifone, un tram in ritardo, ecco: che non esiste una cosa più poetica di un altra. Eh, avete capito? La poesia non è fuori, è dentro. Cos è la poesia? non chiedermelo più: guardati nello specchio, la poesia sei tu. E vestitele bene le poesie, cercate le parole! Dovete sceglierle! A volte ci vogliono otto mesi per trovare una parola! Sceglietele: che la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere. Da Adamo ed Eva: lo sapete Eva quanto ci ha messo prima di scegliere la foglia di fico giusta? Come mi sta questa, come mi sta questa... come mi sta questa... ha spogliato tutti i fichi del Paradiso terrestre! Innamoratevi! Se non vi innamorate è tutto morto: morto tutto è. Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo, si muove tutto. Dilapidate la gioia! Sperperate l allegria! Siate tristi e taciturni con esuberanza. Fate soffiare in faccia alla gente la felicità! E come si fa? Fammi vedere gli appunti che mi son scordato. Questo è quello che dovete fare... Non son riuscito a leggerli. Ora mi son dimenticato. Per trasmettere la felicità bisogna essere felici! E per trasmettere il dolore bisogna essere... felici. Siate felici: dovete patire. Stare male soffrire; non abbiate paura a soffrire tutto il mondo soffre. Eh? E se non avete i mezzi? non vi preoccupate, tanto per fare poesia una sola cosa è necessaria: tutto. Avete capito? E non cercate la novità. La novità è la cosa più vecchia che ci sia. E se il verso non vi viene da questa posizione, da questa, o da così, buttatevi in terra. Mettetevi così. Eccolo qua: è da distesi che si vede il cielo, guarda che bellezza! perché non mi ci sono messo prima. Cosa guardate? I poeti non guardano, vedono! Fatevi obbedire dalle parole: se la parola... muro! Muro! non vi dà retta...? non usatela più per otto anni! Così impara. Che è questo? Boh? Non lo so. Questa è la bellezza. Come quei versi là, che voglio che rimangano scritti lì per sempre! Forza, cancellate tutto. Che dobbiamo cominciare, la lezione è finita. Cercare le parole: questa è la prima raccomandazione del professor Attilio De Giovanni (interpretato da Roberto Benigni nel film La tigre e la neve, del quale abbiamo trascritto una scena), che impartisce lezioni di poesia a una classe di studenti attenti e divertiti. Farsi obbedire dalle parole, entrare in sintonia con esse, oppure litigarci, a costo di non usarle per anni. Il poeta, infatti, sceglie le parole più vicine al proprio gusto e alla propria sensibilità, che abbiano un suono e un significato per lui particolari. Ma chi si propone di analizzare una poesia deve innanzitutto semplificare le sue parole e le sue frasi. Per questo la versione in prosa è la prima operazione da compiere sul testo di una poesia. Perché la poesia va certamente letta e apprezzata così com è scritta, a volte anche nella sua complessità; ma va innanzitutto spiegata in termini semplici, perché risulti accessibile e significativa. E non sia come «parlare a un muro». 1. Significante/significato La poesia, come ogni atto comunicativo, è un insieme di segni (le parole) organizzati secondo le regole di un codice (il linguaggio letterario). Il linguaggio letterario è quindi la chiave di accesso che consente la codificazione (la scrittura) e la decodificazione (la lettura, l interpretazione) del messaggio poetico. Questo messaggio è trasmesso dalle parole. Ogni parola risulta dall unione di: significante: è la forma esterna, concreta del segno linguistico, cioè l insieme di suoni (fonemi) e di lettere (grafemi) che insieme compongono la parola; ad es. la parola luna è scomponibile nei grafemi /l/u/n/a/ oppure può essere trascritta nei fonemi che ne indicano la corretta pronuncia: [lúna]; significato: è il contenuto interno, l immagine mentale alla quale la parola rinvia; quando ad esempio noi pronunciamo la parola luna pensiamo al satellite naturale della terra visibile in cielo di notte.

12 732 3 Leggere, comprendere, analizzare La poesia Scheda 2 Capire una poesia: la parafrasi Ogni poesia, dunque, andrà analizzata a livello del significante, rilevando gli aspetti musicali e sonori delle parole; a livello del significato, decifrando il senso e individuando i contenuti essenziali del testo. In questa lezione ci soffermeremo sul significato (gli aspetti formali saranno esaminati nelle schede successive). 2. Denotativo/connotativo Riprendiamo l esempio della parola luna. Tutti noi conosciamo il significato proprio della parola, ma sappiamo anche che essa è utilizzata con significati diversi in particolari modi di dire: espressioni come chiaro di luna, luna nel pozzo, volere la luna, abbaiare alla luna, ecc. ci suggeriscono di volta in volta particolari sfumature di significato della parola luna, come «astro caro agli innamorati», «desiderio irraggiungibile», ecc. La parola, cioè, ci fa venire in mente significati particolari che si sono aggiunti nel corso del tempo a quello proprio originario. Ogni parola, dunque, custodisce un duplice significato: denotativo: il significato reale, oggettivo della parola (= che cos è per tutti); connotativo: il significato figurato, soggettivo della parola (= che cosa può essere per me). memo Segno LUNA Significante + Significato fonemi /lúna/ grafemi/l/u/n/a denotativo (satellite naturale della terra) connotativo (astro degli innamorati, ecc.) La poesia, poiché riguarda emozioni, ricordi, sensazioni legati all esperienza individuale di chi scrive e di chi legge, utilizza soprattutto il valore connotativo, cioè soggettivo, del linguaggio. Fare poesia significa dunque comunicare, condividere con i lettori questo valore. 3. Diacronia/sincronia Il discorso poetico utilizza un linguaggio «altro», diverso dalla pratica quotidiana; e ciò è ancor più evidente per le poesie scritte nei secoli passati, in una lingua lontana da quella utilizzata oggi. Ogni lingua, infatti, si differenzia in base a: diacronia (= «attraverso il tempo»): è l insieme delle varietà linguistiche dovute al passare del tempo; la lingua di Dante Alighieri, per fare l esempio più ovvio, è certamente diversa da quella attuale; sincronia (= «nello stesso tempo»): è l insieme delle varietà linguistiche compresenti in un determinato momento; può dipendere dal livello di cultura di una persona, dalla sua provenienza geografica (pensa ai poeti che scrivono in dialetto), dalla situazione (familiare, ufficiale, ecc.) in cui si esprime. Per comprendere le varietà di una lingua sul piano diacronico (cioè storico) ci si può avvalere delle note a margine del testo, di un buon vocabolario, dell ausilio dell insegnante. Ma è bene anche cominciare ad acquisire un proprio vocabolario del linguaggio poetico, annotando le parole e le espressioni più ricorrenti in poesia, che spesso gli scrittori riprendono da autori passati presi come modello. 4. Stile e registro La lingua ha tante varietà anche sul piano sincronico: due scrittori contemporanei parleranno in modo diverso in base alla loro formazione culturale, alle loro idee, a ciò che intendono comunicare. Ad esempio, ciascuno di noi si esprimerà diversamente se parlerà con i suoi coetanei, con i suoi familiari, oppure con uno sconosciuto, o ancora se lo farà in forma parlata o scritta, rivolgendosi a un potenziale pubblico di lettori. L insieme delle scelte espressive adoperate in funzione della situazione comunicativa si chiama registro. Osserva degli esempi di registro:

13 R L, amore Quando oggi, riferendoci all amore, ci sembra scontato parlare di «affari di cuore», «batticuore», «cuori solitari», non ci accorgiamo quasi più che torna a rivivere nel nostro linguaggio quotidiano un motivo poetico molto antico, che aveva associato l amore al cuore. Uno dei primi componimenti della nostra letteratura recita infatti nel suo primo verso Amor è uno desio che ven da core [ R3]: l amore è un desiderio che proviene dal cuore, perché il sentimento più importante della vita umana trova la sua sede naturale nel centro vitale dell individuo. L amore è da sempre vissuto come un sentimento totalizzante capace di abbracciare tutto e il suo contrario: è quella forza di attrazione che spinge gli uomini a stringere legami affettivi duraturi [ R9, R10], o a stravolgere le regole sociali, andando contro le convenzioni e la morale del tempo [ R1]; è un sentimento che si costruisce pian piano con l esperienza quotidiana [ R10], o un istinto che fa agire d impulso [ R8]; è la vita stessa [ R1] e l odio più profondo [ R2]; è uno stato di estasi che avvicina a Dio [ R5] o un tormento interiore che getta nello sconforto [ R4]; è immaginazione e desiderio [ R3] o piacere dei sensi [ R7, R8, R11]; è immagine nella memoria [ R6, R8] o «faccia a faccia» con l altro [ R11]; è lenta costruzione [ R10] o colpo di fulmine [ R12]; inizio [ R12] e fine di ogni cosa [ R2]. L amore è insomma motivo di continua ispirazione per i poeti di ogni epoca e nazione. In questo modulo ascolteremo le voci di poeti che, a partire dal mondo latino fino ai giorni nostri, hanno cantato l amore in tutte le sue sfaccettature, dalle più liete ed esaltanti alle più tristi e dolorose. PREREQUISITI conoscere le principali caratteristiche del testo poetico saper effettuare la parafrasi di un testo poetico con l ausilio di note e commento OBIETTIVI Comprendere il valore connotativo di parole ed espressioni che riguardano il vissuto personale Analizzare le strofe e i sistemi strofici: distico e sonetto le figure logiche e di significato: similitudine, metafora, sineddoche, antitesi e ossimoro nella rappresentazione dell amore le principali figure di pensiero: antitesi, iperbole, simbolo, personificazione, allegoria temi e motivi della poesia dalle origini al Trecento temi e motivi della poesia contemporanea, italiana e straniera Riflettere valorizzare l introspezione e l espressione anche creativa di sentimenti personali favorire la condivisione di emozioni e sentimenti con i pari Approfondire operare confronti fra testi legati dallo stesso tema dell amore, o con opere appartenenti ad altre espressioni artistiche (pittura, musica, ecc.) effettuare ricerche su immagini e motivi legati al tema dell amore

14 841 R L amore R1 Godiamoci la vita, o Lesbia mia Gaio Valerio Catullo Il carme è considerato la «prima pagina» della storia d amore fra Catullo e Lesbia. Il poeta esorta la donna a godere la vita e ad abbandonarsi alla passione, sfidando le invidie e lo scandalo dei benpensanti. Al termine di una breve vita di piaceri e amori, l uomo è infatti atteso da una morte eterna. Autore Gaio Valerio Catullo (poeta latino, a.c. ca) Opera Canti Genere poesia lirica Temi il poeta esorta la donna a vivere e amare, sfidando le invidie e la brevità della vita: se gli uomini sono destinati morendo a una notte senza fine, anche i baci devono essere senza fine Strumenti parafrasi [ P scheda 2]; figure retoriche [ P scheda 5]; tema e motivo [ P scheda 6, 2] Puoi leggere un altro testo di Catullo R2. link Godiamoci la vita, o Lesbia mia, e i piaceri d amore; a tutti i rimproveri dei vecchi, moralisti anche troppo, non diamo il valore di una lira. Il sole sì che tramonta e risorge; 5 noi, quando è tramontata la luce breve della vita, dobbiamo dormire una sola interminabile notte. 3. non diamo il valore di una lira: non teniamo in nessun conto. l autore Gaio Valerio Catullo Gaio Valerio Catullo visse probabilmente fra l 84 e il 54 a.c. e morì all età di trent anni. Era originario della Gallia Cisalpina (corrispondente alle regioni dell Italia settentrionale, fra il Po e le Alpi), proveniente da una agiata famiglia veronese. Ma la sua patria di adozione divenne Roma, dove completò i suoi studi di retorica (l arte di parlare bene), e dove conobbe, nel 62 a.c., la donna cantata nei suoi versi d amore. Lesbia è un nome letterario [ approfondisci Il nome della donna, p. 842] dietro cui si nasconde l identità della nobildonna romana Clodia, una donna colta e indipendente, che amava la letteratura, i divertimenti, le danze. Da quel che sappiamo direttamente dalle poesie di Catullo, la vicenda d amore attraversa fasi alterne: grandi passioni e grandi litigi, amore e odio, fino al momento della separazione. Lesbia, a detta di Catullo, si concede a troppi amanti e ama troppo l indipendenza; la passione diventa insopportabile e il poeta decide di allontanarsi da Roma, compiendo un viaggio in Bitinia, nell Asia Minore, nel 57 a.c. Lì, fa visita alla tomba del fratello, morto anni prima (a questo episodio si ispirerà anche Ugo Foscolo quando dedicherà un sonetto al proprio fratello morto: U2). Dopo pochi anni, in difficoltà economiche, Catullo morì nella sua villa di Sirmione. Il Liber («libro») di Catullo è composto da 116 carmi («componimenti poetici»), dei quali la maggior parte affronta argomenti di vita privata e l amore per Lesbia. Nel definire la passione Catullo è un innovatore del linguaggio: egli utilizza prevalentemente il verbo «amare», distinguendolo dal «voler bene»: i continui ripensamenti di Lesbia lo spingono a voler bene di meno, ma ad amare sempre di più. Amore significa infatti passione irresistibile, e si identifica con la vita stessa: «Viviamo, Lesbia mia, e amiamo» afferma il poeta in uno dei primi componimenti della raccolta.

15 842 3 Leggere, comprendere, analizzare La poesia Dammi mille baci e poi cento, poi altri mille e poi altri cento, e poi ininterrottamente ancora altri mille e altri cento ancora. 10 Infine, quando ne avremo sommate le molte migliaia, altereremo i conti o per non tirare il bilancio o perché qualche maligno non ci possa lanciare il malocchio, quando sappia l ammontare dei baci. da Le poesie, a cura di F. Della Corte, Mondadori, Milano 1977 Malocchio memo (= «cattivo sguardo») è l influsso malefico con il quale si desidera il male di una persona. Nel testo latino è usato il verbo invidere, cioè «guardare male», da cui deriva la parola italiana invidia, «il senso di odio per la felicità altrui, unito al desiderio che tutto ciò si trasformi in male». 11. altereremo i conti: confonderemo il numero dei baci: secondo una credenza degli antichi Romani, tenere il conto esatto dei baci portava male, perché il numero poteva essere utilizzato in formule di malocchio (anche oggi si dice che porti male contare i soldi al tavolo da gioco). approfondisci Il nome della donna Nella poesia d amore latina la donna era spesso cantata con uno pseudonimo (falsum nomen) che serviva a nascondere la sua identità. Questo perché, generalmente, si trattava di amori clandestini, spesso per donne già sposate, che avrebbero suscitato scandalo nella società romana se fossero stati rivelati. La scelta del nome in codice da utilizzare nei versi avveniva secondo precisi criteri. Catullo ad esempio scelse di chiamare l amata Clodia con lo pseudonimo di Lesbia per due motivi: il primo, che i due nomi avevano uguale numero di sillabe e dunque erano interscambiabili nei versi; il secondo, che il nome Lesbia ricordava la poetessa Saffo di Lesbo, della quale entrambi erano ammiratori (Catullo ne tradusse alcune poesie dal greco). Nella poesia provenzale del XII secolo, le stesse ragioni di discrezione imposero ai poeti cortesi di utilizzare un nome in codice (senhal, segnale, pseudonimo ) per tutelare l onorabilità delle nobili signore alle quali dedicavano i loro versi d amore. Anche i poeti volgari italiani ripresero questa consuetudine. Ad esempio, Dante dà notizia che la donna amata dal suo amico Guido Cavalcanti, Giovanna (o monna Vanna), era chiamata anche Primavera, per alludere alla sua bellezza. Dante, però, introduce una novità. Egli spiega il nome Primavera come «colei che aveva preceduto» (= «prima verrà») Beatrice, così come il predicatore Giovanni Battista aveva preceduto la venuta di Cristo. Insomma, lo pseudonimo Primavera conferma indirettamente la natura divina di Beatrice. Con Dante ha inizio la cosiddetta interpretazione del nome, che corrisponde alle doti e alle qualità della donna che lo porta: Dante interpreta il nome Beatrice come «colei che dà la beatitudine»; ugualmente Petrarca interpreta il nome Laura associandolo a una serie di parole di suono simile tutte di significato positivo (l aura «l aria»; l aurora «l alba»; l auro «l oro»; il lauro «la corona dei poeti»). Nell Ottocento sarà Giacomo Leopardi a utilizzare nomi fittizi per cantare le vicende di figure femminili così esemplari da risultare dei simboli: celebre è il caso di Silvia sotto cui si nasconde l identità di Teresa Fattorini [ S4], morta adolescente per un male incurabile. Nel Novecento Gabriele d Annunzio assegna all attrice da lui amata Eleonora Duse il nome mitologico Ermione [ S6], a testimoniare una volontà di distinguersi e di allontanarsi dalla realtà quotidiana. Eugenio Montale userà più volte pseudonimi sotto cui sono adombrate donne reali: con il nome di Clizia è cantata la studiosa americana Irma Brandeis, Volpe è la sensuale scrittrice Maria Luisa Spaziani, Mosca (per via delle grandi lenti degli occhiali) la moglie Drusilla Tanzi, alla quale è dedicata la raccolta Xenia [ R9].

16 843 R L amore guida alla lettura La struttura del testo Il testo può essere suddiviso in tre parti. Nella prima (vv. 1-3) il poeta rivolge un esortazione alla sua donna perché goda della vita, amando e disinteressandosi delle chiacchiere dei soliti vecchi brontoloni. Nella seconda parte (vv. 4-6) si rivela il vero motivo di quell invito: la vita è breve e quando la luce del giorno si spegne una notte perpetua attende l uomo. Il rimedio a questo inesorabile destino è indicato nella parte conclusiva (vv. 7-13): baciarsi mille e mille volte, senza tenere mai il conto dei baci; qualche invidioso infatti, conoscendone il numero preciso, potrebbe approfittarne per lanciare contro di loro il malocchio, un incantesimo maligno che interrompa la favola del loro amore. Il tema e i motivi Per quanto ciò possa sembrare strano, l amore non è uno dei temi più diffusi nella letteratura latina. Per di più, una relazione extraconiugale tra un uomo e una donna sposata, come quella tra Catullo e Lesbia, sarebbe stata motivo di scandalo nella società romana. Il poeta cerca dunque di tenere il suo amore al riparo dalle «chiacchiere» delle malelingue e da occhi indiscreti che possano «guardare male» gettando il malocchio [ memo]. Nei versi successivi, però, si capisce qual è il vero ostacolo che impedisce il godimento di una vita spensierata: la brevità della vita umana. È questo un motivo* diffusissimo della letteratura antica, nella quale l uomo appare consapevole della precarietà della sua esistenza rispetto all eternità del tempo cosmico. Se il sole può tramontare e risorgere ciclicamente, così non è per l uomo al quale, al termine della giornata della vita, tocca dormire un unica buia notte. Queste riflessioni filosofiche si uniscono alla particolare situazione storica in cui vive Catullo (sono gli anni che porteranno all assassinio di Cesare e alla fine della repubblica a Roma), accentuando nelle coscienze dell epoca un senso di tristezza e di attesa angosciosa della fine. Una notte senza fine, mille baci senza fine Ma in questa poesia di Catullo non c è traccia di infelicità né di autocommiserazione. La reazione anzi è spigliata e scanzonata: con una serie di iperboli* il poeta chiede continuamente baci alla sua donna. Guai a tenerne il conto! I due amanti cadrebbero subito vittime dell invidia di qualcuno, o del tempo stesso che, contando i nostri baci, conta anche i momenti che ci restano da vivere. attività Comprendi 1. Esegui la parafrasi del testo, tenendo contro di quanto detto nelle note e nel commento. 2. Spiega il significato della metafora* prolungata dei vv. 4-6: 3. Perché secondo te il poeta tiene il suo amore lontano da sguardi indiscreti? Segna la risposta che ritieni più opportuna e motiva la tua scelta: a. perché teme che il suo amore clandestino sia scoperto b. per timore delle dicerie della gente c. per timore del malocchio e dell invidia d. per sottrarsi al tempo che passa

17 844 3 Leggere, comprendere, analizzare La poesia Analizza 4. Quali figure retoriche di sintassi* e di pensiero* sono contenute nei vv. 7-9? 5. Ritrova nel testo le parole relative ai motivi* tipici della letteratura latina e completa la tabella: godere la vita motivo testo «Godiamoci la vita..., e i piaceri d amore; Dammi mille baci...» i vecchi brontoloni... la brevità della vita... la notte paragonata alla morte... l invidia delle persone... Approfondisci 6. Leggi la scheda approfondisci qui sotto e confronta la poesia di Catullo con uno dei testi riportati, rilevando analogie e differenze. approfondisci Un motivo della poesia d amore e della musica leggera: i baci Le molte migliaia di baci che Catullo chiedeva alla sua amata Lesbia per ingannare la morte e confondere gli invidiosi sono diventate un motivo ricorrente nella poesia d amore. Il motivo si ritrova chiaramente in una quartina di Patrizia Valduga [ R11], accentuato dalla caratteristica sensualità della sua poesia: Baciami; dammi cento baci, e mille: cento per ogni bacio che si estingue, e mille da succhiare le tonsille, da avere in bocca un anima e due lingue. Parallelamente, il motivo si diffonde anche a livello della musica leggera. A riproporlo con successo in una notissima canzone del 1961 è Adriano Celentano. Il numero delle migliaia di baci viene finalmente contato: sono Con baci oggi saprai perché l amore vuole ogni istante mille baci, mille carezze vuole all ora. Con baci felici corrono le ore d un giorno splendido, perché ogni secondo bacio te.

18 845 R L amore R2 Odio e amo Gaio Valerio Catullo Ci troviamo nella fase della rottura del «patto» d amore fra Catullo e Lesbia. Nonostante ciò, il poeta non riesce a smettere di amare: la passione continua a tormentarlo. Autore Gaio Valerio Catullo (poeta latino, a.c. ca) Opera Canti Genere poesia lirica Temi il poeta ha smesso di voler bene alla donna, ma non di amarla; la passione è ancora forte, come il suo tormento interiore Strumenti verso [ P scheda 3]; figure retoriche [ P scheda 5]; tema e motivo [ P scheda 6, 2] Io odio e amo. Ma come, dirai. Non lo so, sento che avviene e che è la mia tortura. da I canti, trad. di E. Mandruzzato, Bur, Milano 2001 Puoi leggere un altro testo di Catullo e approfondire l autore R1. link Odiare significa «avere in antipatia, consi- memo derare con disprezzo e fastidio». L odio è il sentimento di profonda avversione, inimicizia, contrarietà verso cose o persone. guida alla lettura Un distico malinconico Si tratta di uno dei distici* (coppia di versi) più noti della letteratura latina. È inserito nella terza parte del libro di Catullo, che contiene componimenti brevi, spesso di tono irriverente (contro i propri avversari) o malinconico e sofferto come questo. Fine di un amore Siamo ormai nella fase della rottura del «patto» d amore fra Catullo e Lesbia, che lascia il poeta nel più profondo sconforto. Eppure, egli ha smesso di «voler bene» («odio»), ma non di «amare» («amo»): la forte attrazione per la donna non è cessata, e questo è il suo tormento maggiore. Egli si domanda come ciò possa accadere, non sa darsi una risposta, ma sente che dentro di lui è così. Amore e odio Si può amare e odiare la stessa persona contemporaneamente? Il poeta ci suggerisce di sì, accostando in un antitesi* i sentimenti opposti per eccellenza, l amore e l odio. Anche la nostra esperienza personale ci dice che talvolta è proprio così: amiamo una persona, ne siamo fortemente attratti, ma a volte proviamo fastidio per certi suoi comportamenti, modi di fare o di pensare. La straordinaria sopravvivenza di questo motivo* nella letteratura contemporanea e persino nella musica leggera ci dà una conferma. Il poeta cileno Pablo Neruda ( ) scriveva in un sonetto del 1924: «Ti amo solo perché io te amo, / senza fine io t odio, e odiandoti ti prego». E in un noto successo del 1971 Mina cantava: «ti odio e poi ti amo e poi ti amo / e poi ti odio e poi ti amo... / non lasciarmi mai più».

19 846 3 Leggere, comprendere, analizzare La poesia attività Comprendi 1. A chi si rivolge secondo te il poeta in questa poesia? A un amico? A Lesbia? A se stesso? Da che cosa lo capisci? Analizza 2. Qual è la figura retorica su cui si basano i due versi? Approfondisci 3. L amore è sintesi di tutti gli opposti. Perciò racchiude anche il suo contrario, l odio. Sei d accordo? Esprimi un tuo parere in proposito e dai una tua definizione di questo sentimento. R3 Amor è uno desio che ven da core Giacomo da Lentini Autore Giacomo da Lentini (poeta italiano, XIII secolo) Opera Rime Genere poesia lirica Temi l amore ha origine da un intenso piacere della donna amata che, passando per gli occhi, si stabilisce nel cuore e si alimenta attraverso l immaginazione dell innamorato Strumenti parafrasi [ P scheda 2]; verso [ P scheda 3]; rima e sistemi strofici [ P scheda 4]; figure retoriche [ P scheda 5]; parolechiave e campi semantici [ P scheda 6, 1] Il poeta fornisce una dettagliata descrizione del meccanismo dell innamoramento, quasi fosse un trattato medico-scientifico: l amore ha origine dalla visione della persona amata, si impianta nel cuore, sede delle facoltà vitali dell individuo, e si alimenta di desiderio e immaginazione. Per facilitare la comprensione della poesia forniamo di seguito la parafrasi completa. Amor è uno desio che ven da core per abondanza di gran piacimento e li occhi in prima generan l amore 4 e lo core li dà nutricamento. Ben è alcuna fiata om amatore senza vedere so namoramento, L amore è un desiderio che nasce nel cuore a causa di un grande piacere («piacimento») e gli occhi generano da principio l amore e il cuore lo alimenta («dà nutricamento»). È ben vero che talvolta («alcuna fiata») qualcuno («om») s innamora senza vedere l oggetto del suo amore, ma quell amore che stringe con passione nasce dalla 1. desio: desiderio. 2. piacimento: è il piacere soggettivo, avvertito dai sensi dell uomo che s innamora, attratto dalla bellezza oggettiva della donna. 4. nutricamento: alimento, nutrimento: è una metafora* che indica come la passione cresce e si alimenta all interno dell uomo. 5. Ben è alcuna fiata om amatore: è ben vero che qualche volta (fiata) ci si innamora (om come nel francese ha valore impersonale, indica dunque un esperienza che riguarda tutti, indistintamente). 6. senza vedere: il poeta allude polemicamente ad alcuni testi di poeti provenzali, in cui si racconta di uomini innamorati senza aver mai avu-

20 847 R L amore ma quell amor che stringe con furore 8 da la vista de li occhi à nascimento. Che li occhi rapresentan a lo core d onni cosa che veden bono e rio, 11 com è formata naturalemente; e lo cor, che di zo è concepitore, imagina, e piace quel desio: 14 e questo amore regna fra la gente. visione degli occhi: poiché gli occhi trasmettono al cuore tutto ciò che percepiscono, sia le qualità buone sia quelle cattive («bono e rio»), così come sono in natura; e il cuore, che accoglie («è concepitore») tutto ciò («zo»), comincia a immaginare e a provare piacere di quel desiderio. E questo è l amore che risiede tra gli uomini. da Rime, XIX to occasione di vedere la donna amata. namoramento: l oggetto d amore, quindi la donna. 12. di zo: di tutto ciò, delle immagini trasmesse dagli occhi. La parola furore indica un impeto, una passione incontrollabile (a furor di memo popolo, far furore, ecc.). È sinonimo di furia, «pazzia»: anticamente infatti la passione era considerata una malattia dovuta all eccesso di pensieri. Nell Orlando furioso, ad esempio, l omonimo protagonista è pazzo per amore. l autore Giacomo da Lentini Davvero poche sono le notizie biografiche riguardanti questo poeta nato a Lentini, in Sicilia, del quale si hanno notizie certe solo dal 1233 al Fu notaio a Palermo, alla corte dell imperatore di Svevia Federico II, e con il titolo «il Notaro» si firma a chiusura di alcuni suoi componimenti. Dante lo cita come autorevole rappresentante della scuola siciliana nel XXIV canto del Purgatorio, elogiando la qualità delle sue poesie e la varietà delle forme metriche utilizzate. Di lui restano 38 componimenti, fra cui alcuni sonetti*, forma metrica di cui è considerato l inventore. guida alla lettura Rispondere per le rime Il sonetto* fu scritto da Giacomo da Lentini in risposta a una «tenzone» (nel Due-Trecento è così chiamato lo scambio di componimenti, a mo di botta e risposta, tra due poeti su un argomento specifico) con Pier della Vigna e Jacopo Mostacci. Quest ultimo aveva posto ai poeti della corte siciliana di Federico II (di cui Giacomo da Lentini è l esponente più illustre: approfondisci La lirica delle origini, p. 850) un interrogativo sulla natura del sentimento dell amore: esso infatti sembra invisibile, eppure fa sentire gli effetti del suo potere. Pier della Vigna aveva confermato la realtà dell amore, sostenendo che ha un potere tanto maggiore proprio in quanto esercita una forza di attrazione misteriosa ma irresistibile. Giacomo risponde a entrambi, riprendendo i loro ragionamenti e persino lo schema metrico e le rime finali dei due sonetti. Da questa antica consuetudine deriva il nostro modo di dire «rispondere per le rime».

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