Il caso. Denuncia della Cgil: struttura insicura e poco personale Pratello, allarme degli agenti Se brucia, tutti in trappola

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1 PAG. VI Il caso. Denuncia della Cgil: struttura insicura e poco personale Pratello, allarme degli agenti Se brucia, tutti in trappola di Alessandro Cori IL CARCERE minorile del Pratello è insicuro e può trasformarsi «in una trappola in caso di terremoto o di un incendio». Lo afferma il segretario della Fp Cgil Maurizio Serra. «Dopo l incendio del 5 ottobre, quando un detenuto diete fuoco al materasso e alle lenzuola, negli ultimi giorni si è verificata una serie di eventi critici che ha portato alcuni agenti a ricorrere alle cure mediche. Il problema è che la struttura non è stata ancora completata e la sicurezza non è garantita. Per accedere al reparto detentivo spiega Serra c è una sola scala che qualora non fosse accessibile come via di fuga, trasformerebbe il luogo di detenzione, per alcuni, e di lavoro per altri, in una trappola».

2 PAG. 5 La sentenza. Accadde nel 2010 in una classe del liceo Sabin: condannato per atti oscena. La docente ne parlò con la preside Toccò la collega, due anni al prof: studentesse testimoni in tribunale L'avvocato: «La manata ci fu, ma è stata mal interpretata» di Gianluca Rotondi Fosse dipeso da lui quella brutta storia che ha turbato la collega, lasciato interdette le giovani alunne sedute nella prima fila di banchi e fatto il giro della scuola, si sarebbe chiusa al massimo con una ramanzina della preside. Del resto, come lui stesso ha sostenuto nella memoria affidata al suo avvocato, non era altro che uno scherzo, un gesto di cameratismo tra colleghi, una carezza amichevole. Invece quella mano scivolata, platealmente secondo l'accusa, sul fondoschiena della professoressa che in quel momento divideva con lui l'ora di insegnamento gli è costata una condanna a due anni (pena sospesa) per atti osceni in luogo pubblico e violenza sessuale, seppur di lieve entità, quelli che una volta si chiamavano atti di libidine. Si è chiusa così, davanti al Tribunale, una vicenda risalente al 2010 che all'epoca costò al professor Maurizio Colmegna, 62 anni, insegnante di storia e filosofia, una sospensione di cinque giorni e il trasferimento d'ufficio dal liceo Sabin. Ieri l'altro il collegio presieduto dal giudice Michele Leoni ha deciso per una condanna superiore all'anno e mezzo chiesto dalla pm Morena Plazzi che ha ereditato il fascicolo dalla collega Licia Scagliarini. Il professore ha scelto di non presentarsi in aula, di non sottoporsi alle domande della pm, forse anche per non incrociare le alunne e la collega che invece hanno testimoniato e ricostruito i fatti. Difeso dall'avvocato Bruno Guazzaloca, ha preferito raccontare la sua verità in una memoria difensiva. Non fu la professoressa sottoposta alle attenzioni del collega a mettere in moto le indagini. Quel giorno l'insegnante, che poi decise di non fare denuncia, lasciò l'aula sconcertata e riferì quel che era appena accaduto alla preside. La dirigente convocò le alunne che avevano assistito e dopo aver ascoltato il professor segnalò la vicenda alla magistratura e avviò il procedimento disciplinare, a quanto pare non l'unico aperto a quei tempi nei suoi confronti. La Procura ha proceduto d'ufficio contestando gli atti osceni in luogo pubblico, perché avvenuti davanti agli studenti. Come detto il docente minimizzò e, anzi, lo stesso giorno, credendo di riparare, regalò alla collega un libro di poesie erotiche, con accenti sadomaso, di Patrizia Valduga. Si prese pure la briga di sottolineare i passaggi più significativi. La collega, che nel frattempo ha cambiato scuola, non la prese affatto bene e in aula quel regalo è diventato un boomerang. La difesa non ha negato il palpeggiamento, ma ha puntato tutto sull'assenza di querela e, quindi, sulla improcedibilità dell'azione penale: «Riteniamo che gli atti osceni non andassero contestati e senza quelli non ci sarebbe stata nemmeno la violenza sessuale di lieve entità ricostruisce l'avvocato Guazzaloca. La manata c'è stata ma per il mio assistito si è trattato di una carezza in amicizia, un atteggiamento scherzoso. Certo,

3 regalarle quel libro non è stata una gran mossa. La collega non ha avuto un atteggiamento astioso tanto è vero che non l'ha denunciato, ma si è accontentata dei provvedimenti presi dall'istituto. In ogni caso la pena, seppur con la condizionale, è decisamente alta, faremo senz'altro appello». Ora il professor Colmegna, una laurea in Filosofia all'alma Mater e un master in comunicazione all'università di Montreal, insegna al liceo Copernico.

4 PAG. 13 Borgo Panigale. Scoperto il cadavere di un pakistano di 32 anni Così muore un disperato Dormiva fra le arcate di un cavalcavia della tangenziale di Enrico Barbetti UN PAVIMENTO di fango, il calcestruzzo della tangenziale come soffitto, una vecchia rete, un materasso lurido e un cumulo di stracci. Questa era la casa di Jehangir Tabassum Butt, pakistano di 32 anni trovato senza vita nel primo pomeriggio di ieri sotto un cavalcavia della tangenziale, nei pressi dello svincolo dell aeroporto Marconi. A DARE l allarme, alle 13, è stato un uomo che aveva scelto i sentieri del Lungoreno per fare jogging. Il corpo del pakistano era a terra sulla schiena, in mezzo alla melma: indossava una maglietta e un paio di jeans ed era senza scarpe. Quello che ai primi rilievi è apparso un inestricabile giallo, si è poi rivelato come una banale e penosa tragedia della disperazione e della solitudine. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Borgo Panigale e del reparto operativo, il pm di turno Domenico Ambrosino e il medico legale Sveva Borin, che dovrà eseguire l autopsia per chiarire le cause del decesso. Il corpo non presenta traumi evidenti, inizialmente si è ipotizzato che potesse essere stato portato lì dopo essere morto per cause accidentali o malore da qualche altra parte. Un sopralluogo nei paraggi ha però svelato una realtà meno torbida, ma più cruda. A pochi metri dal luogo del ritrovamento del cadavere, sopra il muro di contenimento alto un paio di metri, è stato infatti scoperto un giaciglio nascosto fra le arcate del ponte, percosso dal rumore assordante dei tir che sfrecciano sull asfalto. In quella sorta di tana i carabinieri hanno trovato i pochi effetti personali dell uomo: un passaporto in un marsupio, un cellulare e le scarpe. IL PAKISTANO potrebbe essersi sentito male, cadendo lungo il terrapieno reso scivoloso dalle infiltrazioni d acqua e stramazzando infine sotto il muro di cemento, dove il suo corpo sarebbe rimasto almeno un paio di giorni prima che fosse, per puro caso, ritrovato dal passante. Jehangir risulta presente a Bologna almeno dal 2008, come immigrato irregolare e senza fissa dimora. In passato era stato anche denunciato per molestie.

5 Link: molestata_dallamico_di_famiglia.html Bimba di otto anni molestata dall'amico di famiglia di Monica Tiezzi Frequentava da anni la famiglia. Sembrava - parole del padre della bambina - «una persona esemplare». Ma era solo una facciata. Perchè l'uomo avrebbe pesantemente molestato una bimba che all'epoca aveva solo otto anni, e precedentemente anche altri minori della famiglia di cui si dichiarava amico. E' il quadro che sta emergendo dal processo contro l'uomo, un 47enne che vive nella Val Baganza, accusato di violenza sessuale aggravata dal fatto che la vittima aveva, all'epoca dei fatti, meno di 14 anni. La storia probabilmente andava avanti da un po', ma è emersa con chiarezza alla fine del marzo 2009, grazie alla sensibilità della mamma e a un passo falso dell'uomo... Articolo completo sulla Gazzetta di Parma in edicola

6 23 ottobre 2013 Link: Prende a cinghiate la moglie, arrestato Un 40enne si trova alla Pulce dopo la denuncia della donna che da un anno subiva in silenzio anche minacce di morte di Chiara Cabassa Ennesimo arresto per maltrattamenti in famiglia. Nello specifico, cinghiate tali da provocare lesioni in varie parti del corpo. E ancora una volta, l arresto è da collegare con l entrata in vigore della nuova legge per il contrasto alla violenza di genere che prevede, in caso di flagranza di reato, che possano scattare immediatamente le manette. Questa volta a finire dietro le sbarre della Pulce è stato un 40enne indiano. Sono le di lunedì quando alla polizia arriva la segnalazione di una lite in famiglia in un abitazione del quartiere di Santa Croce. Arrivati sul posto. gli agenti trovano una coppia di coniugi indiani: mentre l uomo è in evidente stato di alterazione, la donna lamenta l ennesima violenta lite. La donna,facendosi coraggio, racconta alla polizia che dopo l ennesimo litigio, avvenuto per futili motivi mentre il figlio di 6 anni guardava la televisione, il marito aveva iniziato a colpirla con una cintura inseguendola lunghe le scale fino a provocarle lesioni ad un braccio e al fianco sinistro. Senza però riuscire ad impedirle di scappare in strada e chiamare la polizia. Incalzata dagli agenti, la donna racconta che quello appena accaduto non è stato un episodio isolato: da un anno il marito era diventato piuttosto violento e aggressivo tanto che ogni lite sfociava in episodi di violenza. Eppure quelle continue violenze venivano subìte in silenzio. Il motivo? La donna - questa la spiegazione data agli agenti - non era mai ricorsa alle cure ospedaliere nè aveva sporto denuncia nella speranza che l atteggiamento del marito mutasse con l arrivo dall India del loro figlioletto. Speranza evidentemente stroncata sul nascere. Ed è così che la donna, stanca di tutte quelle violenze, di fronte agli agenti manifesta la volontà di andare via da casa insieme al figlio ma soprattutto di denunciare il marito. E mentre l uomo è accompagnato in Questura per ulteriori accertamenti, la donna viene portata al Pronto soccorso dove è medicata e dimessa con una prognosi di quattro giorni. Poi, una volta in Questura, formalizza la denuncia contro il marito. Dagli accertamenti effettuati dalla polizia, e grazie alla collaborazione di numerosi testimoni, veniva confermato che in più occasioni si erano verificate violente liti tra marito e moglie durante le quali l uomo era arrivato al punto di minacciare di morte la donna.

7 23 ottobre 2013 Link: Giovane si inventa le molestie e ricatta un 83enne: banda finisce in manette Questa l'accusa che i carabinieri muovono a tre persone arrestate per estorsione in concorso: due rumene, madre e figlia (19 anni), e un amico forlivese di famiglia di 79 anni Hanno tentato l'estorsione, quella più abietta nei confronti di una persona anziana e facilmente ricattabile. Almeno è questa l'accusa che i carabinieri muovono a tre persone arrestate per estorsione in concorso: due rumene, madre e figlia (19 anni), e un amico forlivese di famiglia di 79 anni. Le due donne sono in carcere, l'uomo (considerata l'età) è ai domiciliari. Questo il ricatto: la ragazza a un pensionato cesenate di 83 anni, che frequentava abitualmente la casa delle due donne come amico e ha negato qualsiasi rapporto sentimentale con loro, le avrebbe detto "se non mi dai mille euro mi invento che mi molestavi continuamente e ti rovino". L'uomo, su consiglio dei carabinieri ai quali ha subito raccontato tutto, il giorno successivo in un parcheggio ha fatto finta di essere pronto a pagare presentandosi all'appuntamento con i soldi. Qui ha trovato ad attenderlo le due rumene insieme al 79enne forlivese. I carabinieri stavano seguendo tutto e hanno arrestato i tre. Sono scattate le manette.

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