LA POESIA COME ESPRESSIONE

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1 B. C. CAPIRE LA POESIA 4 LA POESIA COME ESPRESSIONE 1

2 LA POESIA COME ESPRESSIONE Soggettivamente, la poesia costituisce una forma di ricerca interiore <<Ogni poesia nasce da una crisi, ma da un particolare tipo di crisi, che non è il risultato di personali avventure o difficoltà, di fallite esperienze sociali e politiche, ma che è piuttosto la formula stessa della condizione umana, instabile e contradditoria>> (1). <<Tutti i poeti, finchè sono tali sono sempre in crisi>> (2). Per me la poesia è essenzialmente avventura, passione, ricerca dell ignoto, della verità, tensione continua verso la favola, la magia, senza allontanarsi dai problemi, dalle inquietudini del presente. (Michele Sovente, poeta, sul n. 2 di Poesia) Non dobbiamo pensare all'espressione come ad un fatto istantaneo, ma come ad un processo di ricerca, di scavo interiore, di approfondimento. Ciò risulta chiaramente, sia dalle dichiarazioni degli artisti, sia dagli esempi che seguiranno, di stesure successive dello stesso testo. L espressione non è neppure un processo semplice, poiché si articola su piani molteplici, assumendo significati diversi. I - ESPRESSIONE COME QUALCOSA CHE SI CHIARISCE Anzitutto, l espressione significa un qualcosa di scuro che diventa chiaro, un idea poetica ancora indefinita che assume via via contorni più netti e definiti. Nella prima intuizione, anche se oscura, c è un nocciolo duro, un <<sentire>> che oppone una tenace resistenza alle soluzioni espressive che non siano conformi ad esso. Il poeta, insoddisfatto, continua così la sua ricerca fino a quando quel <<sentire>> non ha trovato una espressione piena e fedele. Consideriamo a titolo d esempio le successive stesure dell incipit di <A Silvia> del Leopardi. Silvia, sovvienti ancora quel tempo de la tua vita mortale, quando beltà spendeva ne la fronte e nel sen tuo verginale, e ne gli sguardi incerti e fuggitivi, e tu lieta e pudica il limitare di gioventù salivi? Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, e tu, lieta, e pensosa, il limitare di gioventù salivi? Giuseppe de Robertis commenta in questo modo il passaggio alla stesura definitiva. <<...c'era stato un tentativo di dir, minutamente, della fronte e del seno,... del volto; poi, ecco solo quegli occhi e la loro luce. E prima nacque la parola più nuova,<fuggitivi>, poi quella più di tutte semplice, <ridenti>, sebbene non così facilmente trovata, portantesi dietro la forza dell'altra, aiutata dall'altra. Ora quello splendore è chiaro (<splendea>); e pareva prima quasi una luce fisica, o una luce sensuale, e ora invece s'irradia dall'interno, è la giovinezza, che fa segno e lampeggia>> 2

3 (3). Come si vede c è un idea poetica ancora incerta che si fa strada, che via via prende corpo e si definisce. E l'affinamento espressivo ha luogo a livello di idea poetica, di intuizione, e solo di riflesso a livello lessicale e formale. Passiamo ora a due testi famosi, "Fratelli" e "Solitudine", di Giuseppe Ungaretti. Fratelli (1916) Fratelli (1943) Di che reggimento siete fratelli? Fratello tremante parola nella notte come una fogliolina appena nata Fratelli saluto accorato nell'aria spasimante implorazione sussurrata di soccorso all'uomo presente alla sua fragilità Di che reggimento siete fratelli? Parola tremante nella notte Foglia appena nata Nell'aria spasimante involontaria rivolta dell'uomo presente alla sua fragilità Fratelli Anche qui il salto di qualità ha luogo prima di tutto a livello semantico, di idea poetica, e la novità più straordinaria, è data dall'<<involontaria rivolta>> della versione definitiva. A livello formale, si può notare come questa sia più essenziale e di conseguenza più vera. Solitudine (1918) Solitudine (1919) Solitudine(1936) Ma le mie urla Ma le mie urla Ma le mie urla feriscono feriscono feriscono come i fulmini come i fulmini come fulmini la fioca la fioca la campana fioca campana del cielo campana del cielo del cielo e sprofondano impaurite E sprofondano Sprofondano impaurite impaurite A proposito delle successive stesure di questa poesia tante cose si potrebbero dire. 3

4 Basti accennare che via via il discorso si fa più interiore, più spirituale, con la rinuncia al facile effetto derivante dal contrasto tra le grida del poeta e la fioca voce del cielo, con la eliminazione della precisa determinazione fisica (come i fulmini), con la soppressione dei facili ed esteriori legami sintattici <e>), ecc... C è qualcosa di misterioso, qualcosa che attiene al mistero, nella nascita di una poesia. <<La poesia viene da un sottofondo che gli uomini non conoscono>> (4) <<si dà malgrado l'autore e inconsciamente>> (5). <<Molta parte del lavoro poetico viene dalla collaborazione attiva dell'inconscio con la coscienza: ma si tratta di un lavoro molto lungo giacché non si risolve nella semplice trascrizione dei sogni. La coscienza deve infatti discutere e vagliare le proposte oniriche. Scrivere poeticamente significa tuffarsi alla ricerca delle immagini fondatrici del nostro rapporto con la realtà, immagini in cui si iscrive il senso del nostro universo>> (6). <<Il lavoro poetico non esclude il mondo del mistero, perché quando tu ti metti a scrivere, certamente entri in contatto con qualcosa di invisibile, con una specie di mistero laico, che si potrebbe chiamare il mistero delle forze viventi. Si dovrebbe restituire un valore di magia al linguaggio, e questa magia diventa un viaggio verso le fonti dell'invisibile e del mistero, verso ciò che di misteriosamente ma oggettivamente vitale c'è negli oggetti (7). Rilke scrive che gli amanti muoiono come bestiole: senz aver capito. Aggiungerei che anche i poeti muoiono così: senza aver capito quello che cercavano, quello che facevano, e perché e come.... Rispondere alla domanda Che cos è la poesia? è impossibile. (Maria Victoria Atencia, poetessa spagnola, sul n. 1 di Poesia) Fra la veglia fra il sogno Scalfitture di luce nella notte nel silenzio più mio e più nascosto suggestive diventano parole. A lampi ti riveli nella mente fra la veglia fra il sogno germinata da oscuri lal)irinti, poesia. (Gilda Musa, sul n. 128 di Poesia) Il fatto artistico in quanto tale comprende sempre qualcosa di misterioso; è una vertigine in cui non si capisce cosa succede e perché succede. Ma credo che si possa anche parlare di un autentica funzionalità poetica. (Intervista di G. Spagnoletti con Danilo Dolci, sul n. 114 di Poesia) Scrive Giuseppe Ungaretti in Ragioni di una poesia: «Una parola che tenda a risuonare di silenzio nel segreto dell'anima, non è parola che tenda a ricolmarsi di mistero? È parola che si protende per tornare a meravigliarsi della sua originaria purezza.>> Giuseppe Conte scrive : Il lavoro poetico non esclude del tutto il momento del 4

5 mistero, perché quando tu ti metti a scrivere, certamente entri in contatto con qualcosa di invisibile, con una specie di mistero laico che si potrebbe chiamare il mistero delle forze viventi. Chi scrive poesie apre il suo linguaggio verso queste forze, verso l invisibile. Io credo che si debba restituire un valore di magia al linguaggio e questa magia diventa un viaggio verso le fonti dell invisibile e del mistero, verso ciò che di misteriosamente ma effettivamente vitale c è negli oggetti. (Sulla poesia, Pratiche ed.) II - ESPRESSIONE COME ESTERNAZIONE Esprimere significa anche qualcosa che da dentro viene messo fuori, allo scoperto. Si tratta di un processo solo apparentemente semplice, poiché presenta aspetti problematici, determinati da censure e resistenze, sia esterne che interne. Tra le resistenze esterne vanno considerate le censure di natura politica, religiosa e legale, le mode più o meno imposte dai gruppi letterari egemoni. Il poeta Attilio Bertolucci parla apertamente di queste ultime, dichiarando: Ci sono stati momenti in cui alcuni gruppi letterari hanno avuto il sopravvento e hanno cercato di imporre la loro poetica con metodi che sono stati chiamati <<terrorismo critico>>. Io non mi sono mai lasciato impressionare da queste imposizioni, e se a un cero punto ho avuto un evoluzione, l ho avuta per ragioni mie. Quanto alle censure legali, ricordo che Pasolini fu più volte condannato per le sue opere letterarie e cinematografiche e che nel passato meno recente innumerevoli opere letterarie furono messe all indice. In un paese democratico contano oggi forse soprattutto le censure interne, di carattere psicologico o di carattere ideologico-letterario. Un autore può avere difficoltà ad abbandonare uno stile espressivo, ad affrontare i gusti del pubblico con uno stile innovativo, ecc ecc III - ESPRESSIONE COME COSTRUZIONE VERBALE Una volta che l idea poetica sia venuta alla luce e che il poeta abbia superato le invitabili censure, resta il problema di tradurre in parole l idea, di costruire un testo poetico utilizzando il materiale linguistico. Si può dare una idea poetica che non sia espressa in parole? E difficile immaginare che nel poeta un idea, un intuizione poetica non sia fin dall inizio espressa in parole. Si dice ad esempio che il primo verso è dettato dagli dei, che cioè il poeta se lo trova già bello fatto a sua insaputa. Sia come sia, gli altri versi il poeta deve fabbricarli da sé come un buon artigiano, operando scelte molteplici a livello semantico, sintattico, metrico, ecc Scrive in proposito Attilio Bertolucci: <<Come il falegname deve saper fare una sedia che stia in piedi, così il poeta deve saper costruire una poesia che si regga; ed oggi è più difficile di un tempo, perché allora importava conoscere la metrica, oggi invece bisogna saperlo fare 5

6 senza questo appoggio>>. In conclusione, il poeta deve saper maneggiare le parole, perché è con esse e solo con esse che deve esprimere la sua idea artistica, come pure le emozioni, i vissuti, lo stato d animo, ecc costituenti il <<terreno>> su cui l opera poetica si radica e di cui si alimenta. Nella sua impresa di artigiano della parola, il poeta è sospinto e guidato dall idea poetica che garantisce l unità strutturale dell opera. Grazie ad essa il poeta può portare la sua attenzione ai diversi piani espressivi, senza correre il pericolo di perdere il senso dell unità di quanto sta facendo. POESIA COME NECESSITA INTERIORE Scrive Rainer Maria Rilke: Un opera d arte è buona quando è nata da una necessità.... Basta secondo me di sentire che si potrebbe vivere senza scrivere perché sia vietato di scrivere. (Da R. M. Rilke, Lettera a un giovane poeta) Gli fa eco Attilio Bertolucci, uno dei maggiori poeti del Novecento: <<Uno dei pregi, forse più morale che estetico, è quello di avere scritto sempre per una necessità interiore, secondo le leggi interiori. Ci sono stati dei momenti in cui alcuni gruppi letterari hanno avuto il sopravvento e hanno cercato di imporre la loro poetica con metodi che sono stati chiamati di <<terrorismo critico>>. Io non mi sono mai lasciato impressionare da queste imposizioni, e se a un certo punto ho avuto un evoluzione l ho avuta per ragioni mie.>> (A.B. in Sulla poesia, Pratiche ed.) Gli fa eco il poeta trevigiano Andrea Zanzotto: <<Innanzi tutto scrivo quando proprio non posso farne a meno. Non è un divertimento per me scrivere. E una liberazione, ma anche una sofferenza; perché comporta un continuo confronto con me stesso. L essenziale comunque è che ci sia una specie di necessità. Se non c è un impulso irresistibile, è meglio fare a meno di scrivere.>> (A.Z. in Sulla poesia, Pratiche ed.) MODALITA DI ESPRESSIONE Poichè, come abbiamo visto, la poesia è anche mistero, l espressione poetica non è mai qualcosa di intellettualistico e raziocinante, ma di carattere intuitivo e profondo. Nell atto creativo intervengono fattori inconsci che hanno a che fare con l emozionalità, ma intervengono anche fattori razionali, tecnici, il cosiddetto mestiere. Umberto Saba racconta con queste parole la gestazione della sua poesia <<A mia moglie>>. Quando, poche ore dopo, mia moglie ritornò a casa, la poesia era fatta: completa, prima ancora di essere scritta, nella mia memoria. Devo averla composta in uno stato di quasi incoscienza, perché io, che quasi tutto ricordo delle mie poesie, nulla ricordo della sua gestazione. Ricordo solo che, di quando in quando, avevo come dei brividi. Né la poesia ebbe mai bisogno di ritocchi o varianti. S'intende che, appena ritornata 6

7 la Lina, stanca della lunga salita (si abitava a Montebello, una collina sopra Trieste) e carica di pacchi e di pacchetti, io pretesi subito da lei che, senza nemmeno riposarsi, ascoltasse la poesia che avevo composta durante la sua assenza. Mi aspettavo un ringraziamento ed un elogio; con mia grande meraviglia, non ricevetti né una cosa né l'altra. Era rimasta invece male, molto male; mancò poco litigasse con me. Ma è anche vero che poca fatica durai a persuaderla che nessuna offesa ne veniva alla sua persona, che era anzi la mia piú bella poesia. (Da Antologia del <<Canzoniere>>, Einaudi ed.) Poiché c è una profonda affinità tra le diverse forme artistiche, riporto un esempio riguardante l espressione pittorica. Esso può gettar luce sul rapporto tra le due modalità di espressione, mediata e immediata. Il quadro dell amico Renato che tengo nel mio studio mi offre l'opportunità di individuare accanto ai contenuti di base riferibili al mestiere, alla mediazione tecnica e razionale alcuni elementi inconsci, riferibili alla espressione immediata del mndo interiore. Il quadro rappresenta un gruppetto di bambini in un viottolo di campagna che, cartella a spalla, sono diretti a scuola. L'autore mi confessa che il titolo del quadro è <<Rimpianto>>, rimpianto di un passato lontano fatto di sogni, di speranze, di piccole gioie. Ammette che i bambini si allontanano verso il fondo del quadro, invece di avvicinarsi a noi, perché l'infanzia è ormai lontana e inattingibile. Mi racconta che la parte in primo piano non riusciva ad eseguirla come avrebbe voluto. Non capiva il perché. Dietro mia sollecitazione, riconosce che la resistenza interna poteva nascere dalla difficoltà di rappresentare il presente, un presente fatto di amarezza e solitudine. Su di essa c'è il riverbero della luce che attraversa il bellissimo cielo dell'infanzia, ma tale riverbero è così debole da non riuscire ad illuminare il primo piano, ripristinando il clima di allora. Come l amico pittore, non del tutto cosciente del significato profondo della sua opera e delle resistenze che hanno frenato la sua creatività, così il poeta - ma il discorso vale per ogni altro artista - si esprime in forma immediata attingendo alle profondità della psiche, e in forma mediata, tecnica e razionale, attingendo alla cultura e alle risorse del mestiere. ESPRESSIONE INGENUA ED ESPRESSIONE COLTA <<Tutti siamo un po' poeti, perché tutti abbiamo desideri e bisogni che sono quelli che la poesia esprime; ma esprimerli attraverso il linguaggio richiede lavoro, una fatica, una tecnica che non è diversa da quella del pittore o del musicista. Se il bisogno di poesia è di tutti, la realizzazione è solo di chi si dedica attivamente, di chi vi passa la vita. La poesia richiede una disciplina totale, di passare ore e ore inchiodati ad un tavolo, ad un quaderno, ad un foglio>> (8). Il critico d'arte Matteo Marangoni se la prende con l'affermazione che l'ingenuità è il culmine dell'arte. Secondo lui <<troppa gente crede a questo sproposito e pensa subito ai Primitivi, ai Senesi, all'angelico: i quali anziché degli ingenui, erano perfettamente esperti del loro mestiere; come sono sempre, del resto, tutti i buoni artisti, che la 7

8 semplicità se la conquistano>> (9). Lo stesso discorso ovviamente vale per la poesia. <<Fare poesia vuol dire prima di tutto aver una particolare sensibilità ed amare il linguaggio, cioè amare le parole e coglierne il suono, la musica, il ritmo, prima che il significato, cioè sentire dentro il linguaggio qualcosa che va al di là della semplice comunicazione>> (10). Naturalmente tutto ciò non basta. E infatti molti poeti riconoscono l'importanza della cultura poetica e della competenza tecnica per fare poesia. <<Per diventare poeti o intenditori di poesia bisogna farsi l'orecchio sulla musica delle poesie, allo stesso modo che per essere intenditori di musica bisogna ascoltarne molta, con attenzione e partecipazione. Per poter realizzare un ritmo moderno, non definito da regole metriche rigide, è necessario conoscere le regole. Oggi invece si ritiene che scrivere poesie sia molto facile, perché non esistono più tecniche poetiche. Ci vuole una certa professionalità per passare dalle velleità poetiche a un tentativo d realizzazione. Oggi con una metrica libera sembra più facile. In realtà è più difficile, perché dimostrare professionalità in questo modo presuppone una maggiore padronanza del mestiere. Come il falegname deve saper fare una sedia che stia in piedi, così il poeta deve saper costruire una poesia che si regga; ed è oggi più difficile di un tempo, perché allora importava conoscere la metrica, oggi invece bisogna saperlo fare senza questo appoggio>> (11) <<La naturalezza dell'arte poetica...si raggiunge attraverso qualcosa che è entrato nell'orecchio, venendo da Petrarca, da Dante, dagli altri classici. Si tratta dunque di una naturalezza acquisita, non di una naturalezza naturale, spontanea,...>> (12). Ovviamente, competenza tecnica non significa tecnicismo. Il poeta apprezza la tecnica, ma diffida del tecnicismo, ci mette in guardia da una fiducia eccessiva nel <mestiere>. Secondo Diego Valeri <<il tecnicismo o l'automatismo sono vizi incompatibili con la poesia, che dovrebbe essere tenuta sempre fuori e lontano dal campo delle bravure e delle ambizioni secolari...>> (13). Leonardo Sinisgalli afferma di <<essere cresciuto negli anni senza guadagnare nessuna certezza, che potesse servirgli da struttura alla sua poesia. Ogni volta che compone una poesia, egli si trova a ricominciare da capo dal nulla>> (14). Mario Luzi temendo una metrica caratterizzata da una musica esteriore, scrive le sue poesie in stesura continua, senza andare a capo al termine del verso. In tal modo è sicuro che si tratta di versi e non di divisioni tradizionali, rituali, esteriori. Non vuole che il verso preesista sulla carta, ma che risulti (15). Per fare ciò cioè per ottenere e una musica vera non sorretta artificialmente dalla tecnica della versificazione, occorre una conoscenza profonda della metrica, una conoscenza diventata come una seconda natura. Nei poeti dilettanti della domenica il rapporto tra il fattore "ingenuità" e il fattore cultura e competenza tecnica è a tutto favore del secondo. Il concetto di poesia come espressione culturale e competenza tecnica non è presente nella loro <<vocazione poetica>>. Ma questo atteggiamento non è ristretto ai soli dilettanti, se badiamo alle doglianze dei <<veri>> poeti. Questa coscienza è stata un po spazzata via. Quindi c è chi può pensare di scrivere poesie semplicemente perché ha o crede di avere qualcosa da dire, da esprimere. 8

9 E un fatto che dipende dalla crisi di quel concetto artigianale di poesia che invece nel Novecento storico è molto forte, un po dappertutto. Insomma, non si scrive tanta poesia perché è cresciuta la coscienza di quello che sia la poesia, ma perché è diminuita. Ripeto quello che ho detto per iscritto qualche anno fa: se ci fosse più gente che sapesse analizzare e smontare un testo poetico, ci sarebbe meno gente che ne scrive. Su questo non ho il minimo dubbio. (Pier Vincenzo Mengaldo, intervistato da Patrizia Valduga su n. 1 di Poesia) La poesia ingenua, non è detto tuttavia che non abbia un suo fascino particolare, una sua grazia, una sua levità. Vi sono persone, in ispecie in età infantile, che appaiono dotate di virtù poetiche innate, quali la capacità immaginifica, il senso del ritmo, il gusto per la parola. A titolo d'esempio riporto tre poesie di Loretta Barbiroli, una bambina di Nogara (Verona) che frequentava la terza elementare all'epoca delle prime due, la prima media all'epoca dell'ultima. La rondine C'è il sole. Il cielo è azzurro, non c'è nemmeno una nuvola. Un mite animale vola placidamente nel grande universo. Autunno Il cielo è triste, grigio, farfalle morte cadono dolcemente. Gli alberi si addormentano e il loro volto riprende ad essere triste, lungo, oscuro. Ormai il grande silenzio è sceso lentamente, come scende la notte oscura e impaurita. Il sole 9

10 Il sole, il limpido sole, bisognava pur tuffarsi nella sua luce per capire la sua bontà bisognava che io lo toccassi perché non mi bastava sentirmelo sul corpo. L URGENZA ESPRESSIVA L'urgenza espressiva non può scendere al livello dello sfogo se vuol restare nella sfera della poesia. << Infatti se ci si vuole sfogare, lo si può fare facilmente in altri modi. Se il poeta concepisce la poesia come sfogo, essa rimane un gesto della vita e perde i suoi caratteri di conoscenza poetica della realtà e di parola autentica e piena>> (16). Benedetto Croce esprime il suo ideale "classicistico" di poesia con queste parole: <<Questo è l'incanto della poesia: l'unione del tumulto e della calma, dell'impulso passionale e della mente che lo contiene in quanto lo contempla. La vittoria è nella contemplazione, ma è una vittoria che freme tutta della battaglia sostenuta e che ha sotto di sé l'avversario domato e vivente. Il genio poetico coglie e ferma questa linea sottile, in cui la commozione è serena e la serenità è commossa>> (17) [Il classicismo] tende risolutamente verso la rappresentazione, come l altro [il romanticismo] verso il sentimento. I grandi artisti, le grandi opere... non si possono chiamare nè romantiche nè classicistiche, nè passionali nè rappresentative, perché sono insieme classicistiche e romantiche, rappresentazioni e sentimenti: un sentimento gagliardo, che si è fatto tutto rappresentazione nitidissima. Ciò che ammiriamo nelle genuine opere d arte è la perfetta forma fantastica, che vi assume uno stato d animo. (Breviario di estetica, Laterza, pag. 32 e ss.) Alda Merini non dice qualcosa di molto diverso quando dichiara: sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida... L'arte si realizza solo quando il sentimento abbia subito quasi un processo di decantazione e perso ogni sua asprezza. La concezione crociana va certamente stretta alla poesia del Novecento, nondimeno a mio giudizio mantiene un suo valore "normativo" perenne, di richiamo ai valori imprescindibili della forma poetica. L'arte, qualunque arte, è sempre indissolubilmente legata alla vita, ma da essa riesce ad innalzarsi col miracolo del genio. Il critico d'arte M. Marangoni afferma : <<Il mondo dell'arte non coincide con il mondo reale, con la vita, è un mondo creato dall'arte che prima non esisteva. Quando guardo <La famiglia Bellelli> di Degas, oppure la sua stupenda <Femme à la potiche>, o la famosa <Ballerina sulla scena>, scopro qualcosa che non ho mai veduto, cioè la vita fissata negli aspetti elementari ed eterni del ritmo e della 10

11 luce.>> (18). E quello che vale per la pittura, mutatis mutandis, vale naturalmente, e nella stessa misura, per la poesia, per la musica, per tutte le arti. W. Wordsworth, grande poeta inglese, conferma da par suo:... tutta la buona poesia è il traboccare spontaneo di sentimenti forti; ma per quanto ciò sia vero, nessuna poesia a cui si attribuisca qualche valore fu mai scritta su qualsiasi argomento se non da un uomo che, possedendo una sensibilità organica superiore al comune, aveva anche pensato a lungo e profondamente>>. (W. Wordsworth, citato da Elisabetta Niccolini sul n. 144 di Poesia) Maria Victoria Atencia, poetessa spagnola, chiarisce: Io concepisco la poesia come il frutto di uno stato di raccoglimento e di riflessione. Da uno stato di passione non nasce che il grido. Il grido può darci sollievo, ma raramente costringerci a riflettere. Perché si grida solo per un urgente qui e ora, invece la riflessione vuole continuità.... Ciò non toglie che nella riflessione, sospesa e raccolta in sé, intervenga o possa intervenire l emergenza, qualcosa che si sovrappone a noi stessi, che si rivela imprescindibile al testo poetico, e che siamo incapaci, non conoscendo i meccanismi che ci regolano, di attribuire a noi stessi. Per intenderci questa emergenza improvvisa la chiamiamo ispirazione, e in un certo periodo è stata accolta come un dono divino, non molto diverso dalla rivelazione o dall estasi. (Maria Victoria Atencia, sul n. 1 di Poesia) L artista si esprime attraverso la realizzazione dell opera d arte, si esprime dunque indirettamente. Più precisamente, egli esprime la sua idea artistica, un idea non astratta, ma massimamente concreta. Rispetto all idea artistica che presiede alla creazione dell opera, lo stato d animo dell artista (emozioni, sentimenti, vissuti), ma anche le sue idee in genere costituiscono solamente il terreno in cui l opera si radica e di cui si alimenta. Può capitare che lo stato d animo dell artista assuma un ruolo costitutivo dell idea artistica ma mai fino al punto da condizionarne deterministicamente lo svolgimento. Lo svolgimento dell idea artistica mantiene una sua autonomia creativa. L URGENZA ESPRESSIVA L'urgenza espressiva non può scendere al livello dello sfogo se vuol restare nella sfera della poesia. << Infatti se ci si vuole sfogare, lo si può fare facilmente in altri modi. Se il poeta concepisce la poesia come sfogo, essa rimane un gesto della vita e perde i suoi caratteri di conoscenza poetica della realtà e di parola autentica e piena>> (8). Benedetto Croce esprime il suo ideale "classicistico" di poesia con queste parole: <<Questo è l'incanto della poesia: l'unione del tumulto e della calma, dell'impulso passionale e della mente che lo contiene in quanto lo contempla. La vittoria è nella contemplazione, ma è una vittoria che freme tutta della battaglia sostenuta e che ha sotto di sé l'avversario domato e vivente. Il genio poetico coglie e ferma questa linea sottile, in cui la commozione è serena e la serenità è commossa>> (9) [Il classicismo] tende risolutamente verso la rappresentazione, come l altro [il romanticismo] verso il sentimento. I grandi artisti, le grandi opere... non si possono chiamare nè romantiche nè classicistiche, nè passionali nè rappresentative, perché sono insieme classicistiche e romantiche, rappresentazioni e sentimenti: un sentimento gagliardo, che si è fatto tutto 11

12 rappresentazione nitidissima. Ciò che ammiriamo nelle genuine opere d arte è la perfetta forma fantastica, che vi assume uno stato d animo. (Breviario di estetica, Laterza, pag. 32 e ss.) Alda Merini non dice qualcosa di molto diverso quando dichiara: sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida... L'arte si realizza solo quando il sentimento abbia subito quasi un processo di decantazione e perso ogni sua asprezza. La concezione crociana va certamente stretta alla poesia del Novecento, nondimeno a mio giudizio mantiene un suo valore "normativo" perenne, di richiamo ai valori imprescindibili della forma poetica. L'arte, qualunque arte, è sempre indissolubilmente legata alla vita, ma da essa riesce ad innalzarsi col miracolo del genio. Il critico d'arte M. Marangoni afferma : <<Il mondo dell'arte non coincide con il mondo reale, con la vita, è un mondo creato dall'arte che prima non esisteva. Quando guardo <La famiglia Bellelli> di Degas, oppure la sua stupenda <Femme à la potiche>, o la famosa <Ballerina sulla scena>, scopro qualcosa che non ho mai veduto, cioè la vita fissata negli aspetti elementari ed eterni del ritmo e della luce.>> (10). E quello che vale per la pittura, mutatis mutandis, vale naturalmente, e nella stessa misura, per la poesia, per la musica, per tutte le arti. W. Wordsworth, grande poeta inglese, conferma da par suo:... tutta la buona poesia è il traboccare spontaneo di sentimenti forti; ma per quanto ciò sia vero, nessuna poesia a cui si attribuisca qualche valore fu mai scritta su qualsiasi argomento se non da un uomo che, possedendo una sensibilità organica superiore al comune, aveva anche pensato a lungo e profondamente>>. (W. Wordsworth, citato da Elisabetta Niccolini sul n. 144 di Poesia) Maria Victoria Atencia, poetessa spagnola, chiarisce: Io concepisco la poesia come il frutto di uno stato di raccoglimento e di riflessione. Da uno stato di passione non nasce che il grido. Il grido può darci sollievo, ma raramente costringerci a riflettere. Perché si grida solo per un urgente qui e ora, invece la riflessione vuole continuità.... Ciò non toglie che nella riflessione, sospesa e raccolta in sé, intervenga o possa intervenire l emergenza, qualcosa che si sovrappone a noi stessi, che si rivela imprescindibile al testo poetico, e che siamo incapaci, non conoscendo i meccanismi che ci regolano, di attribuire a noi stessi. Per intenderci questa emergenza improvvisa la chiamiamo ispirazione, e in un certo periodo è stata accolta come un dono divino, non molto diverso dalla rivelazione o dall estasi. (Maria Victoria Atencia, sul n. 1 di Poesia) L artista si esprime attraverso la realizzazione dell opera d arte, si esprime dunque indirettamente. Più precisamente, egli esprime la sua idea artistica, un idea non astratta, ma massimamente concreta. Rispetto all idea artistica che presiede alla creazione dell opera, lo stato d animo dell artista (emozioni, sentimenti, vissuti), ma anche le sue idee in genere costituiscono solamente il terreno in cui l opera si radica e di cui si alimenta. Può capitare che lo stato d animo dell artista assuma un ruolo costitutivo dell idea artistica ma mai fino al punto da condizionarne deterministicamente lo svolgimento. Lo svolgimento dell idea artistica mantiene una sua autonomia creativa. 12

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