Sogno di una notte di fine anno scolastico

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1 LABORATORI MULTIDISCIPLINARI DI ARTETERAPIA Roma, Scuola Elementare Statale S. Quasimodo Febbraio-Maggio 2008 SOMMARIO Presentazione del percorso... 2 Diario dei laboratori... 3 Happening

2 PRESENTAZIONE DEL PERCORSO L iniziativa ha inteso promuovere e diffondere sul territorio le buone pratiche per la vita indipendente, quali i Laboratori Multisciplinari di Arteterapia sviluppati durante questa annualità dal Presidio del Lazio nell ambito dei percorsi ed attività di socializzazione, svolti presso alcune classi della Scuola Elementare Statale Salvatore Quasimodo, composte da bambini di varia nazionalità e/o con problemi di integrazione sociale e/o culturale, che hanno inteso inserire nel loro piano di attività extradidattico, laboratori sulla diversità, con l utilizzazione delle tecniche e delle metodologie del teatro, della musica, della pittura e del video. Il momento presente ci consegna spazi e strutture in cui la composizione dei diritti e doveri reciproci, in un quadro fatto di differenze culturali, etniche e religiose, si è fatta particolarmente delicata. La Scuola è il primo spazio pubblico in cui queste differenze, ancorché non nuove in assoluto, si rendono oggi più visibili. Emerge il ruolo strategico della stessa nell evoluzione delle comunità locali (un tempo monoculturali e monoreligiose) in comunità multiculturali e multireligiose. In questo Sogno ragazzi diversi hanno lavorato con gli altri in un progetto comune, e sono stati capaci di superare le difficoltà usufruendo di possibilità a sé stessi sconosciute per la sublimazione artistica dei conflitti e dei problemi che ognuno si porta dentro. L universo arte ha offerto una gamma di strumenti espressivi ed emotivi che sono stati utilizzati in relazione alle diverse capacità e necessità di ogni singolo componente del gruppo.il percorso laboratoriale, si è fatto strumento di scambio ed arricchimento tra le attitudini di ognuno. Emergendo, le abilità, per loro natura differenti ed originali, hanno innescano una circolarità che è diventata consapevolezza del proprio essere necessari all economia del tutto, lì dove il tirarsi indietro o un momento di sconforto interrompeva il lavoro comune. L assunzione di responsabilità, ha fatto crescere il livello di autostima ed ha modificato l immagine del sé: ognuno ha reclamato il diritto di mettersi in relazione con gli altri come soggetto e non più oggetto della comunicazione. E gli altri lo hanno riconosciuto come tale. All interno del cerchio, forma tangibile e al contempo emblema del laboratorio, si è creato uno spazio prodigioso in cui si sono potuti incontrare, conoscere e riconoscere i diversi modi di comunicare di ogni singolo sé. All apice del sogno, il messaggio veicolato nel cerchio è giunto ad animare la scena con uno spettacolo finale, dove l interpretazione, non ha voluto significare imitare o fare finta, ma è stato prima di tutto un capire il mondo, il pensiero, la situazione emotiva, sociale, di un altro che, nella fattispecie, era il personaggio scenico, con il suo modo di essere e la sua cultura. Testi e disegni hanno acceso gli spazi ed hanno raccontato l esistenza di un altro punto di vista, anzi: di altri punti di vista, diversi e talvolta molto lontani dal proprio, spingendo ognuno di noi ad osservare, per mezzo dell opera, i propri limiti e a rivalutare la bontà delle proprie convinzioni. Il programma si è svolto con una performance dei bambini, la proiezione di un documentario sulle attività laboratoriali ed una mostra dei materiali realizzati dagli alunni nel percorso espressivo-creativo proposto, e con il coinvolgimento delle Istituzioni scolastiche e delle famiglie. Siamo pronti a scommettere che il pubblico, sorpreso e colpito dalla qualità declinata in mille forme dai protagonisti, ha colto il messaggio rivolto a confrontarsi con le barriere di pregiudizio, paura e ignoranza che mortificano la dignità dell essere persona. 2

3 Mercoledi 20 febbraio I laboratorio Incontriamo le due classi terze elementari per il primo giorno di laboratorio teatrale. Siamo un gruppo molto ampio: 43 bambini, due insegnanti e quattro operatori esterni incaricati di avviare i lavori e di spiegare a tutti quali saranno le attività e gli obiettivi dei laboratori. Proponiamo subito la formazione del cerchio, una struttura che permette a tutti di guardarsi negli occhi. Giovanni, il regista, spiega che il cerchio ci fa tutti uguali per valore e dignità anche se ciascuno, portando la sua particolare esperienza di vita, è diverso dall altro. Ma non è sufficiente stare seduti in cerchio: dobbiamo imparare a guardarci negli occhi, a far circolare tra noi l energia, a sentirci respirare fino alla possibilità di accordare i respiri tra loro e insieme, dare attenzione e forza a chi di volta in volta di questo cerchio diventa il centro: punto preciso equidistante da tutti, esperienza che chiede di essere condivisa e partecipata. Al centro del cerchio possiamo mettere la nostra paura, il nostro disagio o la nostra tristezza, in questo spazio diventerà oggetto d interesse di tutto il gruppo e in tal modo potrà essere esorcizzato. Lo sciamano al centro del cerchio accompagnerà questo passaggio, raccoglierà tutte le paure e i dolori della gente per poi contrattarne il destino con la divinità...e noi invece? Per quale motivo ci siamo riuniti tutti insieme in cerchio? I bambini rispondono in coro: siamo qui per fare il teatro! E che cos è il teatro? Un posto dove le persone si travestono ; dice qualcuno, quando due persone recitano insieme ; un altro, e ancora, uno spazio in cui si condividono le emozioni degli altri. Giovanni racconta a tutti il significato antropologico del teatro, la sua funzione nel divulgare la conoscenza, il valore politico e sociale di creare un luogo di aggregazione in cui si affrontano argomenti di interesse comune, la funzione catartica dell arte della narrazione scenica in un luogo pubblico...ripercorrendo l etimologia delle parole che si riferiscono al teatro spiega a tutti come siano stati i Greci a trasporre per primi in forma scritta una pratica presente, anche se in forme diverse, in tutte le civiltà umane, dalla notte dei tempi. Un racconto suggestivo amplificato e un po distorto nel suono da un rimbombare della voce nello spazio forse troppo ampio della palestra. Un po di teoria va bene, ma il nostro pubblico è formato prevalentemente da bambini, l attenzione va piano piano scemando e bisogna cambiare, così...si passa all azione! Gaia indica a tutti cosa fare: camminare occupando lo spazio della palestra in modo omogeneo, e immaginare un susseguirsi di superfici diverse su cui i piedi si appoggiano. Da una confusione generale comincia ad apparire una struttura armonica in movimento e mentre tutti si trovano a camminare immersi nell acqua, sulla superficie del ghiaccio, su un pavimento bollente, e tra le sabbie mobili, ci si rende conto di quanto l immaginazione porti a variare il comportamento e sempre con sfumature personali. Il gioco, oltre ad essere istruttivo e a funzionare contro ogni previsione nonostante il gruppo enorme di bambini, è molto divertente e ad ogni segnale di stop per il cambio si osservano le posizioni più stravaganti assunte dagli altri, anche adulti, partecipanti al laboratorio. Gigi per esempio, ogni volta che si ferma, bloccandosi nell attimo preciso del suo movimento, assume posizioni così buffe da far scoppiare a ridere i bambini che gli capitavano davanti. Si prosegue così, passando da una modalità all altra fino alla consegna di scegliere quella preferita e di muoversi insieme al gruppo ognuno con il proprio personale ritmo e passo. Di nuovo un variare di indicazioni porta il gruppo a lavorare a coppie, per comunicare solo con lo sguardo e per provare a trasmettere all altro le proprie emozioni senza utilizzare né parole né gesti. L imbarazzo in alcuni casi impedisce all esperienza di realizzarsi e ridere diventa un modo per sdrammatizzare le emozioni che questo tipo di lavoro inevitabilmente accende. Si esaurisce presto il tempo a disposizione, tutti sono stanchi e sudati, anche le maestre, che parlando con noi dell esperienza fatta si ripromettono di indossare abiti e scarpe più comode per la prossima volta, hanno uno sguardo soddisfatto per aver avuto l opportunità di sperimentarsi in un ruolo diverso con i loro alunni. Ci si dispone di nuovo in cerchio, per chiudere, e per guardarci tutti negli occhi l ultima volta prima del nostro saluto e: alla prossima volta! 3

4 Lunedì 3 marzo II laboratorio Appena entrati nella classe abbiamo proposto ai ragazzi di leggere ciò che avevano scritto sulle loro paure. I bambini aspettavano con ansia il momento, perché avevano voglia di far sentire quello che avevano scritto. Due di loro non hanno voluto far leggere il proprio tema. Avendo percepito il loro disagio, abbiamo deciso di non insistere. Si è evidenziato che la maggior parte di loro, aveva le stesse paure: il buio, l anaconda, squali, ladri, e zingari. Usciti dall aula abbiamo chiesto ai bambini di formare un cerchio, una sistemazione che permette a tutti di guardarsi negli occhi ed avere la stessa distanza dal centro, dove si trova la figura dello sciamano. Il cerchio è simbolo di uguaglianza tra tutti gli esseri umani, anche se fondamentalmente diversi. Spiega anche l importanza dello sguardo, fonte inesauribile di energia e sostegno per chi è al centro del cerchio. Il gruppo ha cantato la canzone dell albero facendo attenzione a controllare la tonalità della voce: metodologia di adattamento gestuale e vocale per un improvvisazione veloce. Al centro lo sciamano, stregone operatore di medicina e di magia, raccoglie ed esorcizza tutte le loro paure, diventando così oggetto di interesse di tutto il gruppo. Dopo aver fatto alzare i bambini da terra, abbiamo proposto una camminata introspettiva in ogni angolo e spazio della stanza, affinché nelle loro menti si creasse una scenografia virtuale di situazioni di panico e di paura. Lo sciamano accompagna i bambini ad avere un controllo della respirazione e dello sguardo, affinché li aiutasse ad avere una concentrazione necessaria, per il lavoro da svolgere. Dopo averli fatti sdraiare in terra li abbiamo messi a confronto con l ignoto, il buio, facendoli appoggiare l uno sopra l altro, passando sopra loro dei teli neri in modo da massaggiare la loro interiorità. Qualcuno gridava e rideva perché sentiva e assorbiva la tensione e la paura del gruppo. Dopo questa esperienza si sono rialzati mettendosi nuovamente seduti in cerchio, lo sciamano allora li ha incitati a raccontare la loro esperienza dopo l esperimento su l ignoto. Qualche bambino si è spinto superando già, senza saperlo, i propri timori, mettendo al centro del cerchio la sua esperienza e la propria paura. 4

5 Giovedì 6 marzo III laboratorio Il laboratorio è iniziato con la sistemazione dei bambini, seduti in cerchio, come la volta precedente. Dopo aver presentato i due nuovi operatori, è stata spiegata la loro funzione nel gruppo di lavoro. Anche in questa occasione tra le paure ritroviamo: il buio, i ladri, l anaconda e gli zingari. Lo sciamano dopo essersi posizionato al centro del cerchio, ha spiegato la finalità di questi laboratori, nei quali, in seguito, con foto e riprese video, si cattureranno i momenti più salienti del percorso intrapreso. E stato anche spiegato che, alla fine dei laboratori, sarà effettuato un saggio, dove tutti potranno vedere quanto fatto e il raggiungimento dell obiettivo, che si costruirà da solo nel corso del tempo. Lo sciamano ha fatto notare la difficoltà nel fare laboratorio nell incontro precedente, a causa del continuo e incessante suono assordante dell allarme antincendio. Questa è stata un occasione per spiegare al gruppo come, anche una difficoltà o un improvvisa intrusione, possano diventare una risorsa da sfruttare per ottimizzare il lavoro senza interromperlo, dando libero spazio all improvvisazione ed all espressione liberatoria, insegnando soprattutto come mantenere la concentrazione. Mentre lo sciamano insegnava al gruppo l importanza dell interazione tra un improvvisa intrusione e la concentrazione, si sentiva un continuo brusio, da lì lo sciamano ha colto l occasione per insegnare loro una nuova tecnica teatrale: usare il fastidio come parte integrante di una recitazione. Con una semplice parola detta ripetutamente si crea una base o un sottofondo nella recitazione teatrale o cinematografica. In seguito, abbiamo chiesto al gruppo di bambini di sdraiarsi in terra come nel laboratorio precedente, passando su di loro i teli, massaggiandoli, accarezzandoli e suscitando le loro grida, lasciando affiorare i loro sogni e le loro paure. Durante l esperienza si sono evidenziate reazioni diverse, ognuno ha cambiato a modo suo atteggiamento ad ogni parola detta dallo sciamano. In seguito, abbiamo fatto mettere nuovamente tutto il gruppo in cerchio, invitandolo a fare un nuovo gioco. Alla richiesta di un volontario, un bambino, divertito e incuriosito, si è proposto, ma si è subito ritratto. Tra i tanti bambini che si erano fatti avanti ne è stato scelto uno, lo sciamano lo ha fatto sedere, al centro del cerchio, su un telo di iuta. Gli ha chiesto di togliere le scarpe, per mantenere l energia con il terreno e per dare un senso di rilassatezza e di agiatezza. Dopo averlo fatto sdraiare a pancia sotto rilassato come se dormisse, gli ha fatto scegliere il bambino con cui si relazionava di meno, quello con cui si trovava più in armonia ed una bambina con cui avrebbe voluto fare amicizia. Entrando in contatto con le persone che riteniamo più lontane dal nostro modo di essere e di pensare, stimoliamo profondamente la nostra crescita interiore esorcizzando anche le nostre paure. Sia in teatro che nel cinema non sempre si può recitare con le stesse persone, per cui questo esercizio può aiutare a tenere il gruppo unito e a lavorare bene, indipendentemente da chi è accanto a noi. L esperienza di gruppo è straordinaria, lo spirito che si racchiude in esso è una componente importante nella vita di ognuno di noi. 5

6 Mercoledì 2 aprile - IV laboratorio L incontro con il gruppo, in questa occasione, è iniziato prima della pausa pranzo. Abbiamo chiesto ai bambini di depositare in un punto della sala tutti gli oggetti di riciclo portati da casa: buste di plastica, un volante, marionette, carta che prima conteneva le uova di cioccolata, peluches, una scarpa da ginnastica e quant altro. Abbiamo spiegato che tutti gli oggetti portati non avevano proprietà e che potevano essere presi e utilizzati da tutti in qualsiasi modo e maniera. Dopo questa spiegazione qualche bambino timidamente ha espresso i suoi dubbi sulla mescolanza degli oggetti, mettendo in evidenza il possesso personale del materiale. Nella fase successiva è stato loro proposto di rovistare tutti insieme dentro le buste per avere la contaminazione con l oggetto desiderato che sarebbe stato utilizzato e posizionato in seguito, a loro piacimento, nello spazio, dando libero sfogo all espressività e al movimento. Durante la pausa pranzo noi operatori abbiamo sciolto dei gomitoli di lana colorati distribuendoli ed intrecciandoli nella sala fissando le cime, fino a formare una grande ragnatela. Gli spazi cominciavano ad essere trasformati sia per il movimento che per la visibilità. Si sono aggiunti altri due operatori, il primo ha portato strumenti musicali costruiti con oggetti riciclati e l altro invece ha montato e posizionato le videocamere per le riprese. I bambini, rientrati dalla pausa pranzo, si sono trovati davanti alla grande ragnatela fatta di gomitoli di lana colorati, c era chi la guardava perplesso e chi non vedeva l ora di buttarsi dentro giocando con la propria paura. Gli abbiamo proposto di entrare nella ragnatela per mescolarsi tra di loro usando qualsiasi oggetto con cui contaminare il loro tatto, udito, odorato e olfatto. C era chi batteva con delle bacchette di legno sopra delle bacinelle di plastica immerse nell acqua, chi usava strumenti a fiato fatti con tubi, fascette e nastro isolante, chi attaccava le marionette ai fili di lana, chi formava, con la carta delle uova di cioccolata, un enorme vulcano, chi strillava, chi correva, chi danzava insieme alla ragnatela e chi giocava con il sorriso e lo sguardo, con gli obbiettivi delle telecamere e della macchina fotografica. In tutto questo anche noi operatori abbiamo condiviso le nostre paure con i bambini, gli oggetti e i fili colorati di lana. In seguito li abbiamo fatti sdraiare, chiedendo di tenere gli occhi chiusi, usando tutti gli altri sensi mentre i suoni magicamente vibravano tra i fili provenendo da ogni angolo della stanza, cercando di suscitare in loro vari stati emozionali. Una volta fatti rialzare, abbiamo proposto loro quello che aspettavano dall inizio del gioco: rompere i fili!!!!!! C è chi lo faceva con il petto, chi con le mani, chi con la testa e chi con i piedi. Tutto questo accompagnato da risa, urla e soddisfazione nello scaricare il proprio stato emozionale sui fragili ma forti fili di lana colorati. 6

7 Mercoledì 3 aprile - V laboratorio Il dialogo con le due classi si è aperto in entrambi i casi chiedendo ai bambini di raccontare momenti dell incontro precedente. Le prime risposte sono state: un signore tirava gli strumenti per tutto l androne per dare la possibilità a tutti di poterli suonare, abbiamo disperso a piacimento tutti gli oggetti, c erano i fili tipo recinto, dovevamo cercare di rompere i fili, suonavamo sulle bacinelle immerse nell acqua, ci hanno fatto sdraiare ad occhi chiusi e mentre suonavano bisognava ascoltare, fare il nostro gomitolo, rompere per costruire i strumenti, sembrava un parco giochi con i fili e tante cose, con le braccia alzate dovevamo rompere i fili e fare gomitoli di lana, i gomitoli rappresentavano ed eravamo tutti noi, io non faccio parte del gomitolo, ogni pezzo di gomitolo è uguale all altro, unendo ogni pezzetto si forma un gomitolo grande fatto di noi, ho suonato la bottiglia di plastica sulla testa dei bambini, dovevamo spargere nell androne la carta delle uova di cioccolata, mettere le cose come un pic nic. Dopo aver ascoltato attentamente le loro testimonianze abbiamo chiesto quali erano state le loro emozioni mentre erano immersi nella fitta ragnatela: imparare a costruire con oggetti riciclati, piacere a schivare i fili, piacere di avventura in una tela di ragno e non essere mangiati, un po annoiato da sdraiato ma poi divertito, mi sembrava di essere il ragno Bolas e mi sono divertito pensando alla giungla di Tarzan, non avrei pensato di costruire gli strumenti con il riciclo, un avventura, come delle liane che se le toccavo venivano i brividi, mi veniva da ridere perché impiccavano le marionette. Dalle testimoniante sull esperienza di movimento fatte nella ragnatela, abbiamo poi chiesto loro quale potesse essere la parola chiave in grado di racchiudere l emozione provata, le risposte sono state quasi sempre simili: allegria, divertimento, stupore, spasso, noia, gioia, paura, curiosità, euforia. I bambini hanno poi espresso il loro parere sull obiettivo finale e le loro risposte si sono indirizzate verso la disabilità, i non vedenti, giocare e imparare nuove cose, non avere paura e a conoscere meglio chi c è accanto. Lo sciamano ha spiegato loro che in una recitazione teatrale è importante avere il controllo dei movimenti, la concentrazione, e l uso attivo di tutti cinque i sensi. Mentre veniva spiegato l uso attivo dei cinque sensi un bambino ha voluto esternare l appagamento olfattivo derivante dall aroma del cioccolato, un altro ha raccontato il proprio sogno dopo l esperienza fatta, dicendo che erano tutti vestiti di nero e che invece dei fili c erano dei laser. In seguito abbiamo proposto ai bambini di citare i titoli di quei film o brani musicali che preferivano spiegandone il motivo. Sono stati citati, per quanto riguarda i film: Sesto Senso perché è fico, Nemo perché ho paura di perdere il mio papà, Monster House perché i bambini entrano in una casa mangia tutto, Natale in Ciociaria perché c è una ragazza bella, L ascensore della morte perché l ascensore gli ha tagliato la testa e ha buttato il bambino dal quinto piano, Mamma ho perso l aereo perché mi piace come caccia via i cattivi In riferimento ai brani musicali i più gettonati sono stati: Mi fido di te, Ti scatterò una foto, Con il nastro rosa, Io vagabondo.. Il teatro, ha il pregio di tirare fuori noi stessi per crescere e vivere bene insieme. Si racconta quello che si ha dentro per avere un racconto o un testo teatrale più attuale. Il vero regista è quello che ascolta gli attori. Ogni pezzo cinematografico visto, parla attraverso noi e noi parlando di esso esorcizziamo le nostre paure, quindi è stato spiegato loro che negli incontri successivi anche loro avrebbero potuto tenere in mano una macchina fotografica o una videocamera, in modo da catturare le emozioni degli altri bambini attraverso il loro occhio interiore. 7

8 Giovedi 10 Aprile VI Laboratorio Il laboratorio si svolge a classi riunite, nello spazio esterno della scuola. Come operatori siamo presenti: io, Gaia, Giovanni, Mascia, Gigi, e la maestra Alessandra. I bambini sono molto irrequieti e si fa fatica a lavorare anche per la dispersione del suono che è inevitabile in un luogo aperto. Anche il nostro cerchio è un po storto e un po schiacciato da una parte, ci stiamo adeguando alla forma del giardino e per i bambini è difficile riuscire a mantenere il contatto visivo con tutto il gruppo. Per scaldarci proviamo a fare il gioco della scossa (in cui un energica stretta di mano si propaga come un onda lungo tutto il cerchio) e il gioco dei nomi (i bambini restando in cerchio si girano a turno verso il compagno battendo le mani e dicendo a voce alta il suo nome). Si entra poi nel vivo dell esperienza teatrale: ad ognuno viene dato un foglio con un brano del Macbeth di Shakespeare e si procede alla lettura del testo stesso, a turno all interno del cerchio. Dopo aver preso un po di familiarità con le parole del brano letto, il regista Giovanni propone al gruppo un esercizio sul controllo del movimento e sulla gestione dello spazio proponendo ai bambini di leggerlo tutti insieme, ognuno con la propria intonazione, con il proprio ritmo ed eseguendo i passi necessari alla riproduzione della lettera iniziale del proprio nome senza scontrarsi uno con l altro. Il risultato è un iniziale grande caos che si è andato mano mano dipanando con l introduzione di nuove regole che stabiliscono un ordine e una sequenza nel movimento dei bambini che si alternano nel movimento a gruppi di cinque. Alcuni di loro chiacchierano e sono distratti per tutto il tempo con grande affaccendamento di noi e della maestra nel cercare di coinvolgerli e di non creare ulteriore confusione nel gruppo. In particolare Yassin da due incontri sembra calmarsi solo quando gli viene data la possibilità di suonare gli strumenti musicali costruiti da Gigi, mentre Giacomo non può proprio resistere alla tentazione di estraniarsi dall esperienza occupandosi di compiere piccoli e continui dispetti ai compagni. Sono due bambini molto simpatici e vitali ai quali rimane però difficile il rispetto dei limiti necessari allo svolgimento di un qualunque gioco munito di regole. Per questo spesso Giovanni, nel cercare l attenzione del gruppo, ricorre a metafore calcistiche per rendere interessante e motivare i bambini al rispetto delle regole. L ultima azione del laboratorio è una rielaborazione verbale nella modalità strutturata durante il primo incontro: il cerchio autogestito dai bambini che a turno possono occuparne il centro per raccontare l esperienza vissuta. Cantiamo tutti insieme C è un albero piantato e ci diamo appuntamento a giovedi prossimo. 8

9 Giovedì 17 aprile VII laboratorio Il laboratorio è iniziato con la sistemazione di tutti i bambini dentro una classe, seduti in cerchio sulle sedie. E stato chiesto e spiegato loro che bisognava creare una grande scatola chiusa per dare vita ad un effetto sonoro e il respiro era come una corrente che attraversava il nostro corpo, con la musica che risuonava sia nelle nostre parole che nel nostro respiro. Abbiamo proposto ai bambini di recitare al centro del cerchio un pezzo del Macbeth scritto da Shakespeare, con un brano musicale di sottofondo: Domani, e poi domani, e poi domani. Di Giorno in giorno, striscia, col suo piccolo passo, ogni domani per raggiungere la sillaba postrema del tempo in cui ci serve la memoria. E tutti i nostri ieri han rischiarato, i pazzi, quel sentiero che conduce alla morte polverosa. Spegniti dunque, ormai, corta candela! La vita è solo un ombra che cammina: un povero strione, che si dimena, e va pavoneggiandosi sulla scena del mondo, un ora sola: e poi, non s ode più. Favola raccontata da un idiota, tutta piena di strepito e furore, che non vuol dir niente. W. Shakspeare 9

10 C è chi recitava ruotando su sé stesso, guardando e cercando la concentrazione tramite i suoi compagni di gioco, chi teneva la testa bassa e con timidezza faceva affiorare qualche parola, chi invece con sicurezza aiutava e accompagnava le frasi dall esterno verso il proprio compagno. Abbiamo proposto che al centro del cerchio ci fossero più bambini a recitare il Macbeth. La concentrazione del gruppo si faceva più forte anche se in sottofondo si sentiva un brusio continuo. Il centro del cerchio si rafforzava sempre di più dando spazio alla recitazione unitaria e coinvolgente anche per chi faceva da scatola protettiva. Dopo aver ascoltato varie recitazioni, abbiamo chiesto di raccontare il significato di quello che avevano capito e sentito del Macbeth. Un bambino ha detto che La candela era come la vita e mano mano che si consumava lui si invecchiava e moriva, un altro che la favola era raccontata da un idiota un altro ancora che di giorno in giorno lui ricorda il passato come una cosa brutta, un bimbo che tutti sono pazzi, ed un altro che la vita non vuol dir niente. Lo sciamano ha proposto la concentrazione nel silenzio, mettendo un sottofondo musicale per almeno cinque minuti. La distrazione con arroganza emergeva continuamente. In seguito abbiamo fatto ascoltare una canzone e abbiamo chiesto ai bambini se avevano capito quali erano i cantanti che avevano partecipato al brano musicale e il significato della canzone. Dopo vari tentativi d individuazione dei cantanti, sono riusciti a dare un nome e un volto agli autori quali Jovanotti, Ligabue e Pelù. Le risposte sul significato della canzone sono state: mai più mai più, che è morto, ha perso la casa e non aveva più niente, a quel tempo c erano molti morti e poi perdevano tutto, ha fatto alcuni peccati, lui si chiama mai più, è morto perchè c era la guerra e mai più, mai più perchè non ha altra scelta e l unica cosa buona è la pace, povero, impazzito e si voleva ammazzare, mai più che prima era qualcuno che ora non è più, ha perso la casa era ubriaco e si è suicidato, c era la mia casa e c era la mia vita che ora mai più, mai più perchè è ancora vivo e alcune cose non le vuole più fare, aereo con dei soldati che vuole decollare. Dopo aver ascoltato con attenzione tutti i bambini lo sciamano ha spiegato il significato della canzone. Il gioco conclusivo è cominciato con la scelta del bambino in cui si evidenziava di più la timidezza e la paura. Portato al centro del cerchio e sistemato seduto per terra con le gambe divaricate, gli è stato chiesto di scegliere il compagno da cui si sarebbe fatto massaggiare la schiena. Mano a mano anche gli altri bambini si sono seduti per terra uno dietro l altro fino a formare un ovale. Durante questo massaggio venivano esclamate delle frasi e delle parole che ricordavano il mare in tempesta con onde alte almeno dieci metri in cui veniva risucchiata qualsiasi cosa ne cadesse dentro, cercavamo di dare ampio spazio alla fantasia facendo immaginare al gruppo di essere su una zattera in balia delle onde, provocando in loro tensione e paura nel cadere in mare. Si tenevano stretti l uno all altro contaminando le urla i gesti e i corpi rafforzando l unione del gruppo. 10

11 Lunedì 5 maggio - VIII laboratorio La giornata del laboratorio è iniziata dividendo i gruppi di lavoro in due classi separate. In una abbiamo fatto partecipe tutti i bambini che dovevano fare laboratorio di recitazione, nell altra invece tutti bambini che dovevano fare il coro, cioè laboratorio di canto. Abbiamo ricordato ai bambini l importanza del gruppo durante la recitazione e il sostegno per la concentrazione. Erano tutti entusiasti della parte che avevano spontaneamente scelto. La concentrazione si faceva sempre più forte ma era anche molto fragile nella durata. Abbiamo proposto alcuni esercizi per la concentrazione che sarebbero serviti anche ad alleviare l ansia che li avrebbe accompagnati in futuro anche sul palco durante l esibizione. Il risultato è stato ottimo in quanto i bambini hanno risposto positivamente all esercizio iniziando il canto tutti insieme con i tempi di battuta giusti. Nell altra aula nel frattempo, i bambini si esercitavano sull interpretazione di ogni singolo personaggio. Abbiamo chiesto anche di iniziare a portare oggetti di riciclo per la costruzione della scenografia come bottiglie di plastica, lattine, carta di giornale e di disegnare su qualsiasi tipo di carta colorata e non, uccelli di vari tipi e colori. Il laboratorio si è concluso con l intenzione di proseguire le attività la prossima volta, in cui ognuno porterà la sua esperienza, la sua riflessione e la sua ispirazione che sarà fondamentale per tutto il gruppo, compresi noi operatori. 11

12 Giovedi 8 maggio - IX laboratorio I laboratori in questa occasione sono iniziati con un pò di difficoltà in quanto, la maestra essendo assente ha permesso ai bambini di prendere possesso della situazione. La confusione, il nervosismo, i dispetti e le risa hanno fatto da padrone per quasi tutta la durata del laboratorio. Abbiamo cercato di far recitare la parte iniziale del Macbeth in lingua originale ma senza successo, il bambino che doveva interpretare la parte era incostante, distratto, poco serio e ammiccava sempre allo sfottò verso tutto il gruppo, disturbando chi invece era incuriosito e ammaliato dal lavoro che stava svolgendo. Ad un certo punto sono state separate le classi per dare la possibilità agli altri di svolgere le altre attività per cui si erano proposti, i laboratori di musica e il laboratorio per la realizzazione delle scenografie. La separazione temporanea dei bambini e la creazione di attività in ambienti diversi, hanno aiutato positivamente a riprendere in parte un clima di tranquillità che inizialmente era venuto a mancare. Nel laboratorio scenografico hanno partecipato diversi bambini dotati di buona volontà e di grande manualità. Alla base c era già un idea su come si dovevano costruire determinati oggetti che sarebbero serviti per lo spettacolo e la loro arte espressiva è riuscita a contaminarsi con gli oggetti dando forma ad un cappello fatto di canne di bambù e cartone legato accuratamente con del nastro adesivo e spago e, un lungo strumento sonante realizzato sempre con pezzi di canne di bambù accuratamente tagliate e legate l una a l altra con lo spago. Purtroppo il laboratorio è terminato troppo velocemente e i bambini contenti della loro espressività hanno chiesto quali erano le attività previste per il prossimo incontro. Anche il laboratorio di musica è riuscito ad avvolgere e coinvolgere gli altri bambini, il ritmo accompagnava ogni strumento realizzato con oggetti di riciclo e le vibrazioni attraversavano le pareti senza incontrare ostacoli. Il laboratorio è terminato ricordando ai bambini di studiare bene la propria parte da recitare. 12

13 Martedi 27 maggio - X laboratorio La giornata laboratoriale è iniziata con la proposta di dividere i bambini in due gruppi di lavoro separati, quello scenografico e quello di recitazione. Il primo è iniziato con lo scegliere tutti i materiali di riciclo come bottiglie di plastica, carta delle uova di cioccolata, gomitoli di lana colorati e sassolini di varia grandezza raccolti nei vari parchi della città. I bambini si sono mescolati con i materiali e insieme gli altri hanno dato libero sfogo alla loro manualità e fantasia. I colori invadevano la stanza senza lasciare spazi vuoti ed erano tutti entusiasti dell iniziativa intrapresa. Correvano e camminavano freneticamente per raccogliere qualsiasi oggetto interessasse la loro mente ed il loro sguardo, penetrando ed estrapolando al tempo stesso l individualità di ognuno. Oltre i bambini anche gli operatori lasciavano spazio alla fantasia individuale usando il lavoro e lo studio esperienziale come oggetto partecipe per la contaminazione. Anche quei bambini solitamente più agitati e distratti in questa occasione avevano colto l attimo per entrare in contatto con sé stessi verso varie forme d arte che mimetizzate dentro di loro, avevano trovato spazio sufficiente per esprimersi. Nel frattempo lo spazio esterno alla stanza si era trasformato in un palcoscenico dove si poteva assistere alla spontaneità dettata da un copione selvatico studiato appositamente per accogliere e cullare i piccoli attori in ogni forma di recitazione. Purtroppo il tempo non è mai sufficiente per accogliere nel pieno tutto il lavoro organizzato in precedenza. 13

14 Martedi 3 giugno - XI laboratorio In questa giornata la manualità è stata dedicata tutta alla sistemazione e costruzione dei costumi teatrali. Ad alcuni alunni è stato proposto di aiutare gli operatori nel ritaglio di alcuni oggetti scelti da loro. C è chi ritagliava fiori di carta, chi li costruiva con altra carta colorata, chi con un operatore si adoperava nella costruzione delle corone e cappelli sia per il re e la regina, sia per tutti gli altri personaggi dello spettacolo e poi c era chi ritagliava vari disegni di animali che sarebbero serviti per la scenografia della foresta. I bambini si sono divertiti con l aiuto dell operatore, ad attaccare tutti gli oggetti scelti selezionati e lavorati sui vestiti i cappelli e i mantelli. Finito di provare e sistemare su ogni bambino il proprio costume, ci siamo dati appuntamento direttamente per lo spettacolo di fine anno scolastico nel teatro prescelto. 14

15 HAPPENING... da un Laboratorio delle diversità all incontro con il Mondo delle diversità... ROMA, 5 GIUGNO 2008 TEATRO DELLE EMOZIONI La giornata è iniziata in teatro con l allestimento sia del palcoscenico che del foyer, con strutture scenografiche costruite in precedenza nei laboratori eseguiti dai bambini delle classi elementari. Il foyer si era trasformato in un enorme onda blu che inondava ogni angolo della stanza intrecciandosi e infrangendosi sulle pareti che si modificavano e si contaminavano con il materiale usato. C è chi correva anche all esterno per far varcare l onda insieme ai colori del sole e dell erba e poi si catapultava nuovamente freneticamente per le scale e ancora all interno della sala. Le pareti assorbivano i colori dei disegni che erano stati eseguiti dai bambini nel percorso artistico laboratoriale. All interno delle grandi onde blu galleggiavano le maschere del bosco descritto da Shakespeare nell opera Sogno di una notte di mezza estate. Contemporaneamente anche il palcoscenico cominciava a prendere forme mistiche contaminate con oggetti riciclati nel tempo, come il tempo ha fatto sua l opera in tutte le sue forme. Le quinte venivano trasformate in un bosco colorato e luccicante di piccoli esseri assurdi e fantastici, frutto della fantasia e dei percorsi immaginari dei bambini. Mentre ai lati del palco si ergevano alberi dalle mille forme e dimensioni, al centro e in alto splendevano un sole e una luna magnifici, dai mille riflessi argentati e dorati. Mentre il palcoscenico andava così vestendosi, i bambini piccoli protagonisti della giornata cominciavano ad arrivare e a proporre le loro idee nell ultimare l allestimento. Mancavano solo i costumi e l orario dello spettacolo cominciava ad avvicinarsi suscitando ansia crescente in tutto il gruppo. Alcuni di noi quindi hanno cominciato a vestire e truccare i piccoli quarantatre attori dalle mille richieste ed esigenze: ognuno con il suo vestito, ognuno con le sue domande, ognuno con la sua parte da ricordare. La vera meraviglia è iniziata alle ore diciotto quando davanti ad un pubblico di duecento persone l emozione è esplosa in uno spettacolo tra arte, solidarietà e commozione. I bambini solitamente litigiosi e competitivi si sono stretti in un abbraccio di aiuto reciproco di fronte alla paura di commettere errori nella recitazione dando prova di aver appreso l importanza del sostegno reciproco e del gruppo. 15

16 Iniziativa realizzata da Presidio del Lazio Centro Servizi regionale per l autonomia e le diverse abilità Promosso da Assessorato alle Politiche Sociali della Regione Lazio Gestito da CO.IN. Cooperative Integrate Onlus. In collaborazione con Scuola Elementare Statale Salvatore Quasimodo di Roma 87 Circolo Didattico Ada Negri di Roma, Cooperativa Sociale Integrata Matrioska Associazione Volontari Il Cavallo Bianco Contact Center Integrato SuperAbile INAIL Coordinamento Larzia Lo Guzzo Responsabile Presidio del Lazio - Curatore del progetto Laboratori Giovanni Sansone Antropologo teatrale, Psicomotricista Gaia Carletti Operatore socio-culturale, Psicomotricista Chiara Marroni Psicologa, arteterapeuta Donatella Venia Maestra d arte scenografa e costumista Luigi Liberti Musicista Sabrina Fraternale Maestra d arte scenografa e costumista Operatori video e fotografici Anja Svistunova Mascia Kachan Misha Krasnik Olga Tsikhamirava Sabrina Fraternale Segreteria Organizzativa Barbara Marinaro Maria Teresa Diodati Roberto Romeo Tiziana Nobili Sviluppo e redazione dei contenuti Chiara Marroni Cristina Lattanzi Sabrina Fraternale Grafica e stampa Officina della Carta Soc. Cooperativa Sociale Integrata a.r.l. 16

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