UN CUORE CHE BATTE - A HEART THAT BEATS ATTRAVERSO L EVENTAIL DI PAOLO FERRUZZI

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1 Accademia di Belle Arti di Roma Anno Accademico 2011/12 Corso di Laurea in Scenografia TESI DI LAUREA NATIONAL ARTS CENTRE IN OTTAWA UN CUORE CHE BATTE - A HEART THAT BEATS ATTRAVERSO L EVENTAIL DI PAOLO FERRUZZI RELATORE Prof.ssa Claudia Federici DISCENTE Alessandra de Angelis Matricola

2 NAC-CNA National Arts Centre Centre National des Arts Locandina per L éventail con le scene,costumi e luci di Paolo Ferruzzi-1973 INCONTRO CON PAOLO FERRUZZI 2

3 Incontro Paolo Ferruzzi nella sua casa a Poggio nell isola d Elba dove è nato e in particolare nello Studio mansardato che si affaccia su quella parte del Continente che da Grosseto va, con lo sguardo, oltre La Spezia. In questo Spazio, che ritrova lasciando sempre più spesso Roma, come Architetto progetta e come Regista e Scenografo cura e mette in scena Autori dimenticati con la Compagnia Teatrale da Lui fondata oltre quindici anni fa. Paolo Ferruzzi nel suo Studio Professore. Solo pochi mesi e sono quarant anni da quando realizzò, su invito, come Scenografo,Costumista e Lightingman L éventail di Carlo Goldoni per il National Arts Centre in Ottawa. Può ricordarci quell esperienza e l incontro con altra cultura e quegli anni? Rispondo come vivendo al presente quel lontano passato. Una licenza poetica per rendermi più partecipe di quanto andavo provando come esperienza proiettata in un mondo lontano e nuovo per me. Avevo 28 anni e da due anni ero Professore Assistente alla Cattedra di Scenografia presso l Accademia di Belle Arti. Roma. Dicembre Via Nazionale. Teatro Ridotto dell Eliseo che nel 1979 verrà a chiamarsi Piccolo Eliseo. Sto mettendo in scena tre Atti Unici per la Compagnia Silvio Spaccesi della quale, da alcuni anni, sono lo scenografo stabile. Sono Atti Unici di Autori diversi come è invalsa la moda in questi anni e precisamente Gli Innamorati di Achille Campanile, L aumento di Dino Buzzati e Il Miracolo di Giorgio Prosperi. Le scene vengono realizzate nel laboratorio-falegnameria dell attiguo fratello maggiore Teatro Eliseo. Il Capo Macchinista è Giulio Sementilli. L ingresso per la falegnameria, i camerini, e il palcoscenico del Teatro dell Eliseo è al n 4 di Via della Consulta. Si sale una scala larga che alla cima si diparte a sinistra verso il palcoscenico e a destra verso la falegnameria dove sono nate tutte le scenografie mie pensate per la Compagnia teatrale che di volta in volta ha assunto il nome di :Teatro Comico, I Ruspanti, Compagnia di prosa Dei Servi, La Compagnia Teatro Comico di Prosa. 3

4 Le vacanze di Natale mi lasciano alcuni giorni liberi per potermi ricongiungere con i miei che si trovano nell isola d Elba. Passa il Natale e le Feste che seguono quando una telefonata mi raggiunge: è di Giulio Sementilli il capo macchinista che mi sollecita a tornare a Roma perché un regista canadese mi vuole conoscere. E stato a teatro, ha visto le mie scenografie allestite sul palcoscenico, sono piaciute e vuole parlare con me. Giulio non perde tempo a specificarne il motivo però il sollecito è talmente determinato che mi convince a tornare a Roma prima del previsto. Appuntamento sulla Tiburtina a voltare a destra su via di Tor Cervara poi su via dei Laghi Sportivi poi una stradina interpoderale e poi poco più in là un cascinale ristrutturato con vicino un laghetto artificiale per la pesca delle trote dove mi aspetta il regista canadese. Così dice Giulio e attacca il telefono. Con la mia Fiat 128 coupé color verde muschio parto e arrivo sulla Tiburtina a voltare a destra su via di Tor Cervara poi su via dei Laghi sportivi poi una stradina interpoderale poi su una piccola strada sterrata e vedo il cascinale. Mi fermo e chiedo del regista canadese di cui però non conosco il nome e tanto meno il cognome o forse me lo sono scordato. Un signore si affaccia e gentilmente mi dice: Si sono canadese ma non sono regista,anzi io con il teatro, con il cinema e tantomeno con la televisione ho niente a che fare. Provo ad insistere ma il risultato è sempre lo stesso: Si sono canadese ma non sono regista,anzi io con il teatro, con il cinema e tantomeno con la televisione ho niente a che fare. Impreco dentro di me ritenendo uno scherzo di pessimo gusto quello fatto alle mie spalle e vedendo già le risate di tutti i macchinisti dell Eliseo al mio tornare in città salgo in macchina e proseguo la stretta strada a cercare uno slargo e fare la manovra per il mio desolato rientro. Una curva e dall alto di una collinetta sulla quale si adagia un casolare vedo una figura che in controluce si sbraccia verso la 128 coupé e la mia persona. E evidente che mi devo fermare e scendo. A cenni alludo se vuole parlare con me e l omino in controluce e sempre a cenni dice di si. Mi avvicino, lui pure si avvicina e quando ambedue siamo a distanza di parola l omino dice : Sorry tu essere Paul Ferruzzi? Sorpreso rispondo :Yes,si,yes!!. Avevo sbagliato cascinale e l omino è il regista canadese che ha chiesto di conoscermi. E Jean Herbiet.! Il Regista Jean Herbiet in una foto del 1972 Jean Herbiet è uno dei registi più importanti del Nuovo Teatro canadese. E di origine belga, francofono, professore d arte drammatica e di storia del teatro all Università di Ottawa e direttore associato del Teatro di 4

5 Prosa che assieme al Teatro Lirico, al Salle de Concert e altri Spazi ludici configura l articolato edificio denominato NAC (National Arts Centre/Centre National des Arts) che nella Capitale è stato concepito per celebrare, nel 1967, il Centenario dell unificazione della Nuova Scozia e New Brunswick a Quebec e Ontario ma realizzato compiutamente nel Ottawa - Il NAC National Arts Centre/Centre National des Arts in una foto del 1972 Jean Herbiet non è alto di statura, ha capelli mossi e lunghi, una barba folta e due occhiali da intellettuale con montatura sottile che non riescono ad attenuare il sorriso che sprigiona da due occhi buoni e sornioni. E subito simpatia reciproca. Mi invita ad entrare nella vecchia casa dove si trova ospite di amici canadesi. L ambiente è caldo per il camino acceso e gioviale per l allegria delle persone distese comodamente su poltrone e divani. Tra un inglese italianizzato, un italiano inglesizzato e qualche bicchiere di vino cominciamo a parlare di teatro e mi chiede se ho mai messo in scenografia opere di Carlo Goldoni. Dell Autore veneziano vuole mettere in scena Il Ventaglio e vuole per questa mise en space uno scenografo-costumista italiano. E venuto appositamente in Italia ha visionato teatri e scenografi, ha visto le mie scenografie impostate al Ridotto dell Eliseo e sono piaciute subito. Per questo mi ha voluto conoscere e ora vuole sapere se ho mai progettato scenografie per Goldoni. No!!! Non ho mai realizzato scenografie per Goldoni, rispondo, ma tre anni prima ho discusso la Tesi di Laurea proprio sull Autore veneto realizzando circa ottanta bozzetti per La triologia della villeggiatura. Herbiet è subito 5

6 interessato a vedere quei bozzetti con le relative progettazioni e ci diamo appuntamento il giorno dopo, alla solita ora e nel solito luogo ma con in più l invito a rimanere per una cena conviviale. Carico di un enorme massa di fogli, di dipinti, di cianografie il giorno dopo, alla solita ora e nel solito luogo mi ritrovo a discutere di Goldoni su un largo tavolo al centro di una grande sala. Bozzetti, cianografie, disegni e appunti sono oggetto di commento non solo del regista ma anche dei suoi ospiti. C è l approvazione generale e entusiasticamente continuiamo a discutere a tavola, a cena e nei particolari di come è bene impostare la nuova messa in scena del Il Ventaglio. Ci lasciamo con una concertazione di idee comuni, con un abbraccio e con l impegno del contratto da firmare che mi sarà inviato tramite posta diplomatica dopo il rientro in Canada. L atteso arrivo del documento è lungo e tanto da farmi credere che tutto quanto ho vissuto in quei due pomeriggi sia stato un sogno, solo un bel sogno. In quegli anni mi sono fatto le ossa anche come scenotecnico realizzando scenografie di altri scenografi come Maurizio Mammì, Cesarini da Senigaglia, Bruno Garofalo scenografo di Eduardo De Filippo e Walter Chiari, e il Maestro Emanuele Luzzati. Sono a casa in via dei Gracchi e squilla il telefono. Non è Ottawa ma il regista Mario Missiroli che vuole portare al Teatro Romano di Verona " Molto rumore per nulla "di W.Shakespeare con le Scene di Bignardi, i Costumi di Santuzza Calì (che anni dopo diventa mia cognata) e con la bravissima Anna Maria Guarnieri con la quale già ho lavorato, assieme all immensa Sarah Ferrati, nella trasposizione televisiva di Un tram chiamato desiderio di Tennesse Williams per la regia di Vittorio Cottafavi. Silenzio dal Canada e quindi accetto di realizzare le scene proposte. Luogo: sempre sulla Tiburtina. Ma questa volta al terzo chilometro e nei sotterranei di una chiesa che, se ricordo bene, è titolata a San Giuseppe Artigiano. Il parroco affitta a Compagnie teatrali gli spazi che si trovano nei sotterranei e le Compagnie là provano e là, per risparmiare, vengono realizzate le scene. In quegli anni Lei insegna all Accademia e contemporaneamente lavora per il teatro? Si!!! E non tanto per questione economica che del resto è sempre la benvenuta ma anche e soprattutto perché ritengo che un buon insegnante debba portare continuamente nelle sue lezioni non solo la componente teorica ma anche e soprattutto l aspetto pratico della professione che solo sul cantiere si ritrova. E solo nel confronto continuo con le maestranze, è solo nelle difficoltà reali della realizzazione di un progetto, è solo nello aggiornamento costante dell aspetto pratico della professione, è solo con tutto questo che puoi trasmettere agli altri la conoscenza diretta e acquisita. E poi perché amo il Teatro e amo stare tra la gente di Teatro e amo stare dietro le quinte. Non solo tutto questo! Dopo aver ottenuto il Magistero in scultura a Firenze, la Laurea in scenografia all Accademia di Belle Arti di Roma ho cercato di andare oltre e proprio per meglio insegnare sono passato anche dall altra parte della Cattedra iscrivendomi alla Sapienza nella Facoltà di Architettura. Solo essendo studente si può capire l essere studente. Perché dico questo? Per far capire la mia giornata tipo di questi anni: dalle otto alle nove di mattina studente di architettura nella Sede di Largo Fontanella Borghese per la parte progettuale, dalle nove alle quattordici professore all Accademia in Via Ripetta, dalle quindici alle sedici di nuovo studente di architettura nella Sede di Via Gramsci per le lezioni teoriche e poi dalle diciassette alle venti nella Sede di via Flaminia dove è locato il dipartimento di Urbanistica. A tutto questo ora devo sommare l accettazione del sopraggiunto incarico per realizzare le scene shakespeariane e che si concretizza da mezzanotte in poi per dare la possibilità agli attori di provare sino a quell ora. Da solo pochi giorni ha inizio la mia attività di scenotecnico nei sotterranei di San Giuseppe Artigiano (nomen omen) quando mi viene recapitato, tramite posta diplomatica, un plico sigillato. Sul plico il logo di due esagoni concatenati. E il NAC!!! Apro!!! Dentro il contratto da firmare per Scene,Costumi e Luci relative alla messa in scena di L éventail de Goldoni. 6

7 La cifra? Molto generosa e tale da non darmi scelta di rimando. Quando lavorare allora? Una sola possibilità : dalle 21 alle 24!! Quando dormire? Dalle quattro alle sette!! Ce la posso fare? Ce la devo fare!! E solo un mese e un occasione così non capita tutti i giorni. Accetto e firmo! Rispedisco una copia in Canada e subito comincio a schizzare su carta disegni e disegni. Disegni di costumi e di scene. Proposte per impostazioni planimetriche e soluzioni per movimenti scenici. Tramite Corriere Diplomatico dell Ambasciata Canadese in Roma riesco a far avere in circa otto/nove ore i disegni preparatori a Jean Herbiet. Aspetto con ansia la sua telefonata! Si discute con davanti ognuno la copia del disegno. Si modifica, si corregge apportando ognuno un qualche cosa in più. Questo per circa un mese. Poi il bozzetto conclusivo che mette in accordo tutte le parti. Bozzetto preparatorio per L éventail de Goldoni 7

8 Ma tutto capita nello stesso momento!!! Sono professore assistente alla cattedra di Scenografia seppur a tempo indeterminato. Esce il Bando per il Concorso a Ruolo di quel posto e all Accademia di Belle Arti di Roma. Devo assolutamente partecipare e per questo predisporre dieci grandi cartelle suddivise in lavori realizzati e titoli di studio; poi prepararmi per l esame teorico che si articola in una lezione accademica da fare di fronte a tre Titolari di cattedra e fissata sul finire del mese di luglio dello stesso anno Anche questo lo ricordo perché, come vedremo, ha parte significante su quanto poi avviene nei mesi che seguono. Ma torniamo alla Scena. Con Jean Herbiet abbiamo concordato sia realistica, non di un realismo crudo ma evocativo. Suggerisco che tutti i luoghi deputati di questa piccola piazza come il Caffè, la Merceria, la Bottega del calzolaio, del carbonaio e cosi via si configurino in prospetto e in pianta a forma di ventaglio e come tale si debba vedere nella controluce dell alba che divide la notte dal giorno assolato. Al bozzetto iniziale rapporto la restituzione prospettica e poi a seguire tutta la progettazione utile a me per farne la Maquette (il modellino plastico) e indispensabile ai macchinisti che dovranno realizzare tutta la scenografia nei laboratori del NAC in Ottawa e che dovrò raggiungere nel mese di giugno e luglio per tutte le direttive. La Prima è prevista per il 17 settembre che per la cultura anglosassone è il giorno più fortunato in assoluto Restituzione della Maquette e Bozzetto nel Palcoscenico del NAC per la definizione della planimetria 8

9 (Si riproduce solo una tavola progettuale delle venticinque eseguite) Esecutivo dei praticabili 9

10 Evariste,Gertrude,Candide, Le Baron del Cedro, Le Comte de Rocca-Marina,Timothée, Jeannine, Suzanne, Couronné, Crépin, Noiraud, Citronnet, Tonin, Brisefer. Interloquire con i quattordici personaggi che animano la place du village de Maisons-Neuves dans le Milanais dove l action toute entière come traduce nella versione francese Michel Arnaud se déroule da la matin a la fin de la matinée per finire en début de soirée du meme jour!!! E disegni preparatori per cercare di capirli; disegni per calarsi dentro di loro; disegni per trasporre i loro tic, le loro manie, i loro desideri e speranze, la loro vita quotidiana. Disegni che si trasformano in altrettanti quattordici costumi quali specchi del loro essere. Bozzetti che prendono corpo attraverso il colore aggiunto; gli accessori indicati per suggerire e definire il carattere individuale; il pezzetto di stoffa spillata sul foglio e scelta a suggerimento prezioso per la sarta che darà corpo al disegno lasciando all attore il soffio dell anima. Tutto è pronto per la partenza. I bozzetti per la scena e per i costumi sono tutti in un ampia cartella così come tutte le cianografie con i radex delle progettazioni e il modellino plastico ben confezionato è dentro un contenitore di cartone. Modellino plastico Aeroporto di Fiumicino. Voli Internazionali Alitalia. Volo Roma-New York, New York-Ottawa. Viaggio in first-class perché così è stabilito nel contratto e il contratto và rispettato. All arrivo nell Airport Macdonald-Cartier di Ottawa due delegati del NAC mi attendono al di là della barriera del controllo doganale. Suscito curiosità e forse invidia negli altri passeggeri che fanno una lunga fila per sottoporsi alla trafila dei controlli vari ma a me viene riservato un privilegiato varco. Sono in Canada, su una macchina con autista, accompagnato da due dirigenti del National Arts Centre che vanno illustrandomi ogni cosa nell avvicinamento dall aeroporto al Centro della città e al Teatro. 10

11 Sono a Ottawa, sono in Canada, Stato multiculturale e bilingue: l'inglese e il francese. Anche la sua più importante e famosa struttura teatrale in bilingua si manifesta : NAC (National Arts Centre) e CNA (Centre National des Arts). NAC/CNA E adagiata sulle sponde del fiume Ottawa a poche centinaia di metri dall isolotto che raggruppa l edifico del Parlamento canadese Il Parlamento canadese La macchina dopo aver fatto un percorso panoramico intorno al complesso architettonico per rendermi partecipe della sua articolata struttura e, ritengo, per rendermelo familiare si dirige verso la foresteria e verso quel villino che da oggi sarà mio alloggio per tutto il soggiorno di lavoro nella Capitale di questo immenso Stato. 11

12 La mattina dopo è convocata la Stampa per la presentazione del progetto dello scenografo venuto dalla lontana Italia terra dell Autore che quest anno apre ufficialmente la stagione teatrale: Carlo Goldoni Dal Dipartimento delle Pubbliche Relazioni alla Stampa 12

13 La sala è gremita di giornalisti che da un lato si contrappongono a un lungo tavolo al quale siedono il Regista Jean Herbiet, il Direttore artistico Jean Roberts, il Direttore di produzione Rae Ackerman, il Direttore di palcoscenico Pierre- Renè Groupil, gli attori Hubert Gagnon (Evariste) Lénie Scoffié (Gertrude) Monique Brasseur (Candide) Jean-Louis Paris (Le Baron Del Cedro) Victor Desy (Le Comte de Rocca-Marina) Gilles Provost (Timothée-apothicaire) Louise Marleau (Jeannine) Herbiet Hedwige (Susanne-mercière e nella vita moglie di Jean Herbiet) Josè Descombes (Couronnéaubergiste) Pierre Collin (Crépin-cordonnier) Philippe Reynal (Noiraud-frère de Jeannine) Marcel Girard (Citronnetgarcon de café) Denis Blais (Tonin-serviteur de Gertrude) Luc Elia ( Brisefer-valet de Couronné) e per décors-costumeséclairages lo Scenografo Paolo Ferruzzi. Paolo Ferruzzi nel 1972 Tutta l attenzione dei fotografi e dei giornalisti è rivolta, quale ospite, verso di me e verso la prima attrice Louise Marleau (Jeannine ne l enentail) e che di se fa bella mostra con la sua intrigante bellezza e dirompente vitalità. Mr. Jean Herbiet comment a t on choisi ce decorateur? È questa la prima domanda rivolta dai giornalisti al regista. C est que, en tournée des théatres italiens cherchait un décorateur sensationnel pour la pièce que je montait. On a été partout unanime à moi recommander M.Ferruzzi. Quel sensazionale abbinato alla mia persona e veste professionale mi mette in imbarazzo data la natura schiva al mio stare in mostra su di un palcoscenico ma, per fortuna mia, altre domande per tutti si accavallano e si incrociano e poi ancora incuriosite domande sul modellino plastico che di se fa bella mostra in un piedistallo lateralmente posto e artisticamente illuminato e molte foto mi vengono richieste accanto. Uno scenografo italiano prepara L éventail al Centro National des Arts 13

14 E poi vengono illustrate le tavole progettuali. E poi ancora i quattordici bozzetti dei costumi nell imbarazzo mio e di alcuni attori ai quali viene chiesto se fa loro piacere radersi la fluente barba ostentata con orgoglio e vanto perché nel bozzetto il proprio personaggio è raffigurato senza! Jean Herbiet taglia corto : Se nel bozzetto il personaggio è raffigurato senza barba vuol dire che Mr. Ferruzzi è così che lo vede e allora l attore deve radersi la barba perché così io voglio. Sgomento negli occhi dell attore e imbarazzo balbettante di tentativo accomodante da parte mia nel manifestato rossore che sale sulle guance ma se questo è quello che vuole il regista a questo non si può discutere. Poi la Conferenza Stampa termina e subito un altro incontro, assai molto più importante per me :quello con le maestranze che dovranno curare e realizzare quanto ho veduto sino a quel momento con la mia fantasia e progettato sulla carta: Peter Horne (Chef d atelier des costumes), Norma Hiebert et Susan Baldwin (Coupeuses) assistées de Lynne Sorge et Pauline Rousso, Pauline Whitehouse (Chef d atelier des accessoires) assistée de Philippe Pointard e avec equipe de Don Macleod Jennifer Hooper Lise Pharand Nicole Bilodeau, Peter Barleben (Chef d atelier des décors) assisté de Keith Boville Brian Campbell Jean Hasselman Alphonse Labonté et Patrick Parente, Peter Woolnough (Peinture des dècors), Pierre Rollin (Enregistrement de la bande sonore), Don Dennison (Coiffures), Gayle Tribick (Chapeaux et tinture) assistée de Penny Hadfield, Yves Neveu (Règisseur). 14

15 Laboratorio dei costumi Laboratorio dei costumi e della scenografia 15

16 E finalmente hanno inizio i lavori per la realizzazione. Finalmente inteso come eufemismo perché subito incontro delle difficoltà e dei problemi. Tutti i miei progetti sono rappresentati in scala metrico/decimale dove appunto l unità di misura è il metro mentre qua le maestranze sono abituate a leggere i progetti con unità di lunghezza e di area come il pollice, il piede, la iarda, il miglio etc. Panico! A un tavolo attrezzato con tecnigrafo in una stanza assegnata come mio Studio pro-tempore ridisegno tutti i miei progetti rapportandoli in quelle misure a me lontane come cultura e come sistema. Ma ogni cosa si supera e anche questo, dopo due giorni, viene risolto. Con un cartellino spillato sulla camicia ho libero accesso in tutti i laboratori e non solo perchè il mio cartellino è particolare: dimostra che solo da me possono essere impartiti gli ordini nei laboratori dove si realizzano le scene e i costumi. In poche parole sono il Capo-Referente e per la mia età e per l essere in un paese straniero non è poca cosa. Sono cercato continuamente da macchinisti, da sarte, da elettricisti, da pittori per richiesta di spiegazioni in una sarabanda alla quale sono però abituato per quanto ho vissuto sino a quel momento nei teatri italiani: anzi!!! Ad ogni bozzetto di costume, come spesso è uso fare, ho spillato un pezzetto di stoffa per suggerire al meglio come voglio sia realizzato. Il brandello di stoffa per Le Comte de Rocca Marina è quanto avevo trovato in un negozio di merceria a Roma vicino a Largo Argentina. Suggerimento, indicazione, ma niente più. Solo qualche giorno dopo lo Chef d atelier des costume angosciato mi ragguaglia che quella stoffa non è riuscito a trovarla in nessun negozio di Ottawa. Rispondo che non è così importante e posso trovare una soluzione. No!!! Bisogna che sia trovata quella perché cosi sono stati approvati i costumi. Appuntamento per il giorno dopo e per un trasferimento. Trasferimento dico io? Si!!! In aereo per Montreal e se là non si trova si prosegue per Toronto e se neppure a Toronto si trova si va a New York. Ebbene è stata trovata a New York e con grande piacere mio che in due giorni e seppur di corsa mi sono visitato le tre più importanti e grandi città del Nord America ma anche con mio grande rammarico perché a tanta affannosa ricerca e a tanti soldi spesi so quale destino va incontro quella preziosa stoffa. Distrutta, stropicciata, invecchiata in un pentolone a bollire con del thè perché così deve apparire il Comte de Rocca Marina nella sua velada scaldacuore vecchia e usata. Iniziano i lavori nell attrezzatissima falegnameria per la realizzazione dell articolata scenografia. Alle pareti vengono affisse le cianografie progettuali per essere lette dal Capo macchinista e da me illustrate ove si presenti la necessità di una spiegazione. Ma è ora di tornare in Italia. Come tornare in Italia? Da come ha rievocato i lavori sono appena iniziati e torna proprio adesso in Italia? Perché Professore? Scadevano i termini per il Concorso nazionale a Ruolo di Professore Assistente alla Cattedra di Roma dove già occupavo il posto ma a Tempo Indeterminato. Avevo fatto domanda. Per me era molto importante e per questo avevo accettato l impegno canadese alla condizione che mi fosse data l opportunità di rientrare in Italia per pochi giorni e sufficienti ad ottemperare a tutte le pratiche burocratiche richieste nel Bando. Mi fu concesso e anche omaggiato il biglietto aereo per questo supplementare viaggio andata per Roma e ritorno in Ottawa. Allora si intrattenne solo pochi giorni a Roma! Si! Pochi giorni a Roma e di nuovo in volo per il Canada. Viaggio particolarmente difficoltoso per motivi tecnici questo e lungo per scali imprevisti. Arrivo a notte inoltrata a Ottawa. Solita macchina con diverso autista che mi porta verso la città che oramai conosco discretamente bene. Sono in grado di dire : Perché ci dirigiamo verso il Teatro e non verso la Foresteria? E tardi e sicuramente a Teatro non vi è anima viva!... mi è stato detto che al suo arrivo devo portarla a Teatro così mi risponde l autista e mi ritrovo al NAC semibuio. 16

17 Sono avvicinato dal Directeur de Production Rae Ackerman con il quale ho instaurato un rapporto di piacevole collaborazione e credo anche di amicizia. Paolo mi dice devi metterti al tavolo da disegno e progettarci le luci perché domani pomeriggio viene montata la scenografia sul palcoscenico e di mattina devono essere allestite tutte le luci. Non ho mai sentito, sino a questo momento, che le luci devono essere progettate. A Roma come in tutti i teatri italiani le luci si fanno in un rapporto diretto con il tecnico e da platea a palcoscenico: A Nando monta quel piazzato, sposta quel mille sull americana in prima e quel duemila sullo stangone in seconda, a quel mille mi metti una gelatina ambra!!!. Questo è quanto sono abituato a fare e ora mi si chiede di progettare le luci!!! Sono accompagnato nel mio Studio pro tempore; sul tavolo c è lo schema del palcoscenico e uno strano righello forato con sagomature varie. Sono gentilmente sollecitato a mettermi a progettare perché, nonostante l ora tarda, domani mattina serve assolutamente lo schema luci pronto per i tecnici. Sono angosciato e sudo freddo. Non capisco. Cerco di guadagnare tempo. Sono stanco per il lungo viaggio e assonnato per il cambio di fuso orario. Prendo conoscenza del righello che altro non ha se non delle sagome di proiettori e riflettori per essere più facilmente riprodotti. Prendo visione della planimetria del palcoscenico e tutte quelle sigle e numeri altro non sono che i corrispettivi stangoni e americane e le postazioni fisse in platea. Comincio a sagomare proiettori e riflettori per dare corpo alla mia scenografia disegnata dentro lo schema del palcoscenico del NAC. Cerco di immaginarmi la mia scena illuminata con proiettori e riflettori che colloco con le loro sagome su stangoni e americane che corrispondono a numeri e sigle. E poi immagino i personaggi che si muovono dentro la scena e li illumino con altri proiettori e considero i loro costumi e i loro colori e se un cappello largo possa far ombra sul viso e anche queste sagome di proiettori vengono collocate su supporti e su stativi distribuiti lateralmente alla scena e anch essi riconoscibili con sigle e numeri. Prevedo quello che saranno nello spettacolo i circa quattrocento cambiamenti di luce a partire dalla notte stellata all alba rosea e al concludersi nel pieno giorno assolato. Ma se dovessi sbagliare Oramai distrutto e con il solo desiderio di andare a sprofondarmi nel letto mi rivolgo agli altrettanto assonnati angeli custodi che vegliano sul mio lavorare. Non puoi permetterti di sbagliare perché sei pagato per questo è la risposta garbata e ferma che ricevo. Finalmente a letto e sogno, credo, centinaia e centinaia di luci. La stessa mattina, è il caso di dire, gli elettricisti, con il mio schema luci cianografato in copia, fanno scendere dalla graticcia tutti gli stangoni, tutte le americane corrispondenti e previste nel mio schema progettuale e a ogni americana e stangone fissano i corrispettivi proiettori e con l inclinata stabilita. A ogni numero uno stangone. A ogni numero un americana. A ogni numero un proiettore Tutto viene predisposto e tutto risale in soffitta. Solo a questo punto entra in palcoscenico la scenografia costruita nei laboratori contigui. Solo a questo punto Jean Herbiet entra in scena e si mette a sedere al centro della platea buia. Accanto vuole solo me e su ripiano illuminato da una piccola lampada viene fissata una copia del mio schema luci utilizzato in prima mattinata dagli elettricisti per la collocazione di quanto stabilito lassù in alto, nella graticcia, al di fuori dello sguardo di quegli che tra pochi giorni saranno ottocento e oltre spettatori esigenti per la Prima del 17

18 L eventail di Carlo Goldoni che viene ad inaugurare la Stagione teatrale al NAC/CNA che in Ottawa è delegato a rappresentare tutta la Cultura dello Stato del Canada. Schema luci limitato alla zona dei praticabili 18

19 Paolo mi dice Jean Fai provare singolarmente ogni punto luce e ogni piazzato nella loro gradazione in resistenza e poi decidiamo cosa fare. In un microfono vicino a me leggo la sigla e il numero del proiettore che vedo sul mio schema luci e il corrispettivo numero dello stangone o americana che sia e come per incanto nel buio del palcoscenico una luce prende forma sbavando da sopra il mantello d arlecchino. Mettila in resistenza a 80.No prova a 75. Bene fissa questa In questa maniera vengo bloccando tutti i piazzati e tutti i punti stabiliti. Ok!!! Partirò dal buio della notte dice Jean Herbiet poi a salire con la musica e lentamente con il chiarore dell alba; il villaggio si risveglia, l ultima luce di una finestra si spegne, sullo sfondo il rumore dell acqua che sgorga da una fontanella, la porta del calzolaio si apre e quella del Cafè e quella della Merceria e poi una finestra e ancora un altra finestra, personaggi che entrano nella piccola piazza, su con la musica, su con la luce Tutto questo, Paolo, in due minuti e mezzo perché è quanto dura la musica e perché voglio che lo spettatore si imbeva di questa atmosfera. Va bene rispondo io ci provo e così dicendo impartisco un ordine come dal ponte di comando di una nave silenziosa e al microfono e allo sconosciuto interlocutore dico tutto in due minuti e mezzo. Come in un sogno. Buio,musica e una luce che lentamente da blu della notte si trasforma in violaceo colore e poi rosato e poi poi un paese che si risveglia e trasmette la gioia di vivere. Un lungo silenzio fa tacere tutto e al fine risvegliato da un applauso di tutte le maestranze e di tutti gli attori che si sono seduti nel fondo-buio della platea. Curioso voglio vedere dove i miei comandi impartiti al microfono andavano a finire. Mi portano in una stanza dove un tecnico manovra un grosso scatolone. E il primo computer che vedo nella mia vita. Festeggiamo il giorno dopo, perché domenica, nel cottage di Jean sulla riva di un piccolo lago, così mi viene detto, nelle vicinanze della città. Un piccolo lago, per loro, che fa sicuramente scomparire il nostro Lago Maggiore. Bistecche enormi alla brace, una specie di minestrone con verdure di tutte le specie e pezzi di manzo bolliti nella birra, e birra ancora per bere. Una chitarra, come sempre in queste occasioni, spunta da qualche parte e qualcuno inizia a cantare e poi tutti lo seguono in coro. Il rientro è a notte fonda e lungo una strada che attraversa un bosco. Dal bosco che fiancheggia l andare delle automobili si affacciano tanti punti luminosi come tante lucciole nostrane ma di dimensioni maiuscole e fisse. Sono gli occhi dei lupi che ci guardano mi dice Jeannine voltandosi indietro verso di me. Mancano pochi giorni alla prima. Ancora ritocchi alla scena. Qualche cosa non mi convince nel colore delle case e non mi sembrano troppo invecchiate le tavole di alcune porte. E pomeriggio e i pittori hanno terminato il loro turno e sono andati via. Sul palco una piccola fiamma ossidrica. Immediatamente realizzo: sono solo; c è la fiamma ossidrica che in altre occasioni e per altre realizzazioni ho usato; sento la necessità di apportare alcuni ritocchi alla scena e ne sono capace. Prendo l accendino; apro la manopola del gas; do fuoco e una fiamma bluastra si sprigiona dal beccuccio. La indirizzo sulle tavole delle porte da invecchiare e incomincio. Bruciacchiatura e terra d ombra e ancora bruciacchiatura e terra d ombra quando all improvviso comincia a piovere. Si!!! Comincia a cadere acqua a catinella perché ho messo in funzione e in allarme, con il calore della fiamma, l impianto antincendio di cui è dotato il teatro. Vengo colto come un ragazzino con le mani nella marmellata ma, nonostante la situazione imbarazzante, vedo, anzi vediamo tutti, quale stupefacente effetto ha dato quella pioggia torrenziale. Scivolando sulle tegole dei tetti e sulle pareti delle case scenografate ha dilavato parte del colore ottenendo un effetto di vissuto che neppure il più esperto di tutti gli scenografi realizzatori avrebbe potuto immaginare. Ancora ultime prove sul palcoscenico. 19

20 Sul palco Louise Marleau (Jeannine) fa le bizze come tutte le prime donne in vicinanza della Prima. E le fa anche perché forte dell amicizia che è attribuita lei con il Primo Ministro Mr. Joseph Philippe Pierre Yves Elliott Trudeau. Non vuole assolutamente rimanere scalza come da me proposto nel bozzetto del suo costume. Vuole mettersi una specie di ballerine per meglio camminare. E neppure Jean riesce nell intento di convincerla. Per favore provaci tu, forse ti ascolta così mi chiede Jean Herbiet stando a sedere in prima fila della platea mentre gli attori sono andati a rinfrescarsi nei loro camerini. In piedi, appoggiato alla ribalta mi lascio andare quasi ad una filippica contro le bizze, gli umori delle prime attrici che si sentono prime donne e bla bla bla!!! Jean ridacchia e sornione, ma in silenzio, approva con gesti. Gli attori rientrano e io mi preparo all opera di convincimento nei confronti di Louise che buon ultima è arrivata. Neppure inizio con il dire Senti Louise che lei con piglio severo mi interrompe : perché le prime attrici si sentono prime donne con le loro bizze, i loro umori e bla bla bla e ripete esattamente tutto quello che ho detto poco innanzi. Divento rosso come un peperone rosso. Una risata di lei allegra, gioviale, frizzante da inizio alle risate di tutti gli altri e a quella ancora più fragorosa di Jean. Loro tutti sapevano e io no che una serie di microfoni riprendono le voci della platea per riportarle nei camerini dove gli attori possono sentire il commento degli spettatori nell intervallo degli spettacoli. E Louise Marleau ha sentito tutto. Una risata, un abbraccio, un occhiolino strizzato e poi a piedi nudi sulla scena in una indimenticabile Jeannine. Dopodomani è il 17 settembre, il giorno della Prima. Devo mantenere una promessa fatta a Roma. Sapendo della mia venuta in Canada mi è stato chiesto da Andrea Negrari, influente politico italiano, di portare saluti personali ad un Ministro, suo amico, del Governo canadese. E sabato e forse il Parlamento è chiuso ma sta a poche centinaia di metri dal NAC e non costa niente provare. Il portone è aperto e a un usciere chiedo se il Ministro X è in sede. Con mio stupore immenso seppur rapportato in questo lontano 1973 l usciere mi dice di andare al piano y percorrerlo tutto sulla destra e in fondo c è l ufficio del Ministro X. Nessun poliziotto, nessun altolà e chi va là. Solo davanti alla porta dell ufficio un altro cortese usciere mi chiede di attendere. Solo due minuti e sono seduto di fronte al Ministro X che affettuosamente ricambia i saluti di Negrari. Signor Ministro sarei onorato di averla assieme alla Sua Signora tra il pubblico dopodomani alla Prima del L éventail al National Art Centre così mi rivolgo e così il Ministro X che mi risponde La ringrazio a nome anche di mia moglie e sicuramente veniamo. Torno al NAC. Mi faccio ricevere dal Chairman. Dico che ho invitato il Ministro X e che sia il caso di riservare due posti. Vada al botteghino e visto che Lei ha invitato il Ministro X e signora è Lei che deve pagare il biglietto mi risponde con fermezza e convinzione. Ma è un Ministro accenno io. A maggior ragione risponde lui. Ho pagato io i biglietti per il Ministro X e signora. 17 settembre 1973 Giorno fortunato il 17 per gli anglosassoni. Il Teatro per la Prosa è tutto esaurito nei suoi

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