ANNO I - n. 3. Wow, che numero succulento state per leggere, amici! Proprio vero che l unione fa la forza! IN EVIDENZA SU QUESTO NUMERO

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1 ANNO I - n. 3 Bollettino web trimestrale dell associazione culturale LABORATORIO DEI SOGNI sul Teatro di Figura e non solo Wow, che numero succulento state per leggere, amici! Proprio vero che l unione fa la forza! Su questo notiziario - ne sono sicura - troverete tanti argomenti sui quali riflettere, magari semplici spunti per avventurarsi in un approfondimento del tema in questione. Questo risultato l ho ottenuto grazie alla vostra collaborazione, per cui non mi rimane altro che ringraziarvi. Ringrazio chi si è messo a scrivere per La voce di Yuri - tra i quali mia sorella Eva, Armando e Lisa - ma anche coloro che, ricevuto il primo numero, mi hanno dimostrato approvazione ed incoraggiamento per l iniziativa e li voglio citare tutti se riesco: Simona, Elisa, Luisa, Marco, Piera, Emanuele, Anna, Sun e Marianna (e mi scuso se ho dimenticato qualcuno) infine Marco Lucci, le cui parole voglio citare perchè hanno colto l intenzione con la quale cerco di resistere e di portare avanti le mie passioni: <...credo che ci sia bisogno di comunicazione fra colleghi altrimenti non ci resta che una lotta fra poveri che è utile solo agli squali di settore!> un abbraccio a tutti e buona lettura, colleghi IN EVIDENZA SU QUESTO NUMERO LA LANTERNA MAGICA EL CHONCHON di Armando Casaroli...pag. 2 I PUPAZZI NEI FAVOLOSI ANNI 60 di Eva Alciati...pag. 4 per la rubrica Appunti di Viaggio : STREGATA DALLA LUNA E AZZURRA di Ilene Alciati...pag. 6 MACBETH ALL IMPROVVISO di Lisa Pavesi...pag. 7 LA MAGICA ATMOSFERA DI SORRIVOLI... di Armando Casaroli...pag. 8 per la rubrica LAB : IL FANTASMINO di Ilene Alciati...pag.10 INCANTI 2009 Da martedì 29 settembre a domenica 4 ottobre si svolgerà la sedicesima edizione di INCANTI, il consueto appuntamento autunnale torinese con il teatro di figura per adulti, organizzato dalla compagnia Controluce Teatro d Ombre. Quest anno gli spettacoli saranno messi in scena nella Casa del Teatro Ragazzi e al Teatro Vittoria. 14 gli spettacoli, con una buona presenza di artisti stranieri, tra questi: STAFFED PUPPET THEATRE (olanda/ australia), ormai ospite fisso della rassegna; la compagnia THINGUMAJIG THEATRE (corea/inghilterra) con affascinanti marionette da tavolo e le ombre del tedesco NORBERT GOETZ. Tra le compagnie italiane spicca L ASINA SULL ISOLA, teatro d ombre e la stessa Controluce con lo spettacolo Didone ed Enea. Due i progetti interessanti qui presentati: La passione delle pecore di GIULIO MOLNAR, < un progetto internazionale che riunisce otto artisti affermati della scena europea e prende spunto dai testi di Pessoa, Pasolini, Marx e soprattutto Saramago. Il tema dello spettacolo è la religione come ragione legittima di violenza, di guerra, di estremismo, raccontato da una prospettiva ora ironica, ora tragica, ora grottesca > e per il PIP 2009 (Progetto Incanti Produce) lo Studio su Frankenstein regia di Neville Tranter. Non mancheranno giovani compagnie piemontesi (immancabile quest anno il duo comico femminile delle DUE E UN QUARTO) presentazione di libri da parte dell Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare e delle edizioni Titivillus ed un workshop sul teatro d ombra in collaborazione con il Castello di Rivoli Museo d Arte Contemporanea. Per maggiori informazioni Vi rimando al sito pag. 1

2 LA LANTERNA MAGICA EL CHONCHON di Armando Casaroli Il Chonchòn è una sorta di lanterna fatta con una scatola di pelati al cui interno è posta una candela con cui giocavano i bambini cileni, un chonchòn illumina il cammino di Carlos Piñero e Miguel Oyarzùn su e giù per Cile, Argentina e resto del mondo. Il Chonchon usa burattini piuttosto grandi (non a caso sono grandi ammiratori dei Muppets di Jim Henson) con la testa piuttosto stilizzata fatta di cartapesta e il corpo di stoffa con mani morbide e flessibili; la particolarità più importante si trova nella testa che viene manovrata con due dita, indice e medio, con le quali è possibile farla girare a destra e a sinistra mantenendo il corpo fermo, indubbiamente una possibilità espressiva in più, pensate ad una camminata, il burattino si muove in avanti ma contemporaneamente si guarda anche intorno. Oppure il burattino uomo esce di scena con un braccio sulle spalle di un burattino donna ma all ultimo momento volta la testa e ammicca maliziosamente al pubblico. Verticalidad, Neutralidad, Mirada Y Piso: La formula magica per manipolare i burattini? Forse, o piuttosto una sintesi di ciò che occorre, il bagaglio indispensabile che ogni burattinaio deve costantemente portare con sè. Verticalità: sembra scontato ma un burattino deve sempre mantenere un assetto costante, non deve inclinarsi se non per una ragione drammaturgica. Questo non vuol dire che debba rimanere fisso e rigido come un baccalà, anzi, dovrà muoversi con il tipico ondeggiamento di chi cammina, guardarsi intorno proprio come facciamo quando camminiamo per strada, ma in ogni caso mantenere la verticalità che tutti noi abbiamo nei nostri movimenti. La neutralità: E un elemento che aiuta la presenza scenica. Il burattino deve mantenere una posizione il più possibile neutrale, con le mani incrociate davanti al corpo, più la posizione è neutrale più sarà evidente il movimento successivo delle braccia realizzato per evidenziare una certa intenzione o uno stato d animo. Se le braccia sono già aperte nel momento in cui si entra in scena, il successivo movimento sarà notevolmente meno evidente, al limite potrebbe essere invisibile al pubblico. Allo stesso modo le braccia già aperte possono suggerire al pubblico delle emozioni che in realtà in quel determinato momento il burattino non vuole esprimere. Lo sguardo: Per un burattino è fondamentale, potentissimo se usato bene, occorre sempre sapere dove guarda il proprio burattino e usarlo di conseguenza. Un burattino che guarda in un posto imprecisato o comunque sbagliato perde la sua espressività. Pavimento: Si associa alla verticalità, un burattino non ha le gambe ma deve dare l illusione di camminare su una determinata superficie che in baracca è generalmente piatta e uniforme. Una volta stabilita la regola poi occorre sempre mantenerla, se stabiliamo che il burattino cadrà in un buco posto sul suo percorso, quel buco sarà sempre lì e ci potrà cadere magari un altro personaggio arrivato successivamente oppure questo burattino dovrà astutamente aggirarlo, o saltarlo, evidenziando opportunamente al pubblico questa manovra. Un burattino che lentamente affonda come fosse capitato sulle sabbie mobili ci disturba, o meglio ci dà degli stimoli inutili alla drammaturgia (Ci possiamo chiedere: perché sta sprofondando? Ci sono veramente le sabbie mobili?) e ci distrae dalla comprensione dello spettacolo. Questi quattro elementi già di per sé impegnativi da mantenere su un unico burattino lo diventano ancora di più quando i burattini da manipolare diventano due, la difficoltà è allora di mantenere vivi e credibili due personaggi senza far morire un burattino mentre si anima l altro. In altre parole occorre seguire l idea senza mai abbandonare la tecnica. La straordinaria tecnica manipolatoria del Chonchòn valorizza tutti questi elementi fino a farci pensare che le possibilità di movimento di un burattino siano infinite, cosa a cui loro peraltro credono fermamente (i loro burattini vanno sullo skateboard, nuotano, vanno a pescare, salgono e scendono scale mobili e scale a chiocciola, guidano l automobile, si siedono, fluttuano nell aria e molto altro ancora). Poi, come sottolinea più o meno scherzosamente Carlos Pinero: si può fare anche diversamente, allora però il cachet è più basso!. su YOU TUBE: pag. 2

3 SIPARIO D ORBA - Seminari e incontri tra arte e formazione - V edizione calendario Sabato 19 e Domenica 20 Settembre Damiano Giambelli Teatro del Corvo: BARACCOPOLI Baracche e teatrini: tipologie e costruzione Sabato 19 Settembre, ore 21: Naftalina Spettacolo di burattini della Comp Maniambulanti Sabato 3 e Domenica 4 ottobre Natale Panaro: BURATTINI NELLO SPAZIO Spazio scenico ed elementi scenografici per il teatro di burattini Sabato 3 ottobre, ore 21: Fanfurla rock Rock show con burattini di L Allegra Brigata Venerdì 16 Ottobre Elis Ferracini L Allegra Brigata: MANI IN ALTO, PIEDI IN TERRA E TESTA SULLE SPALLE Le basi per l animazione dei burattini Sabato 17 e Domenica 18 Ottobre Fabio Mangolini: IL CARATTERE DELA VOCE Tecnica vocale e caratterizzazione dei personaggi Sabato 17 Ottobre, ore 21: Avventure di Pulcinella Spettacolo di burattini e follie con Orlando della Morte Sabato 24 e Domenica 25 Ottobre Alessandra Rossi Ghiglione: PICCOLE E GRANDI STORIE DI BUONA SALUTE Scrivere un testo per e con i burattini Sabato 24 Ottobre, ore 21: Agata attenta Spettacolo di burattini della Compagnia Nasinsù Sabato 7 e domenica 8 novembre SIPARIO APERTO Incontri, scambi e proposte tra i partecipanti a Sipario d Orba Sabato 7 novembre, ore 21: Burattini a sorpresa Serata a palco aperto coordinata da Allegra Brigata/Sine Tema e Teatro del Corvo Per ulteriori informazioni rivolgersi a: Associazione Amici dei Burattini di Silvano d Orba - L Allegra Brigata: Elis Ferracini Teatro del Corvo: Cristina Discacciati e Damiano Giambelli QUIZSHOW chi sa dirmi come si chiama il simpatico marionettista nella foto? (la risposta nel prossimo numero) pag. 3

4 I PUPAZZI DEI FAVOLOSI ANNI 60 di Eva Alciati Le persone della mia generazione, cioè gli ultra quarantenni, ricorderanno le molte trasmissioni per bambini realizzate per la televisione, negli anni 60 e 70. A quell epoca i bambini, oltre alle salutari scorribande in cortile o nei prati, non avevano molte possibilità di svago e la televisione dei ragazzi, andata in onda dal 1954 al 1975 su Rai 1 (o meglio sul Nazionale), era un appuntamento fisso pomeridiano. I miei ricordi più nostalgici riguardano le storie con i pupazzi a puntate, di solito avventurose, sentimentali e un po favolose che mi incollavano al televisore e mi lasciarono, indelebili nella memoria, filastrocche e canzoncine. I personaggi protagonisti di queste avventure erano realizzati in un materiale morbido (moltoprene o gomma piuma) e a figura intera, ed erano mossi da più animatori che si celavano sullo sfondo nero vestendosi dello stesso colore. Questi pupazzi sono stati ideati inizialmente da Maria Perego e dal marito Federico Caldura, ma altri autori hanno ripreso la stessa tecnica, ad esempio Ennio Di Maio e la coppia Velia e Tinin Mantegazza. Di Tinin Mantegazza ricordo i fantasiosi e buffissimi Animatti e la Fata Muccona, anche se il suo personaggio di maggiore successo è il più recente Dodo, protagonista del programma L albero azzurro, ancora oggi prodotto e trasmesso per la Rai. Ennio Di Maio è invece il creatore dei pupazzi protagonisti della trasmissione Piccole storie che conteneva le avventure della gallina Tric Trac e dei pulcini Robby e Quattordici. Essa comprendeva telefilm, sceneggiati, documentari e rubriche di intrattenimento varie. Ad esempio vi fu il programma Giocagiò, condotto da Marco Dané, in cui si insegnavano giochi di gruppo e costruzioni fatte con cartoncino, forbici e colla. Un po come oggi troviamo nel moderno Art Attack. Sembra che questo tipo di programmi, a metà tra il didattico e l intrattenimento, siano nati in seguito ad un indagine statunitense effettuata a metà degli anni 60 relativa all importanza del rapporto dei bambini con la televisione. Nacquero dei programmi rivolti all età pre-scolare che avevano lo scopo di attenuare le differenze culturali fra i bambini di gruppi etnici di recente immigrazione. Il più popolare e amato è stato sicuramente Sesame street che aveva come protagonisti i pupazzi creati da Jim Henson. Ed è proprio di pupazzi televisivi che vorrei parlare, sebbene abbia trovato molte difficoltà nella ricerca di informazioni precise a riguardo, se si esclude il popolarissimo Topo Gigio che, con la sua lunga permanenza in televisione, ha abbracciato varie generazioni e ha fatto spesso da spalla al presentatore di turno (vi ricorderete senz altro del Mago Zurlì, alias Cino Tortorella). Ricordo anche una storia ambientata nel fondo del mare, dove un bambino e suo nonno si immergevano dentro ad un batiscafo e un altra, ecologica, in cui si parlava di un pag. 4

5 albero in città. Di queste due serie, però, non ho trovato alcun riferimento né informazione. Nei primi anni della televisione venivano mandati in onda degli spettacoli di marionette registrati presso i teatri delle grandi città. Si trattava principalmente di storie con i classici personaggi delle maschere italiane: Arlecchino, Pulcinella, Colombina ma non mancavano anche delle interessanti trasferte all estero che davano l occasione di vedere gli spettacoli di autori divenuti famosi nell ambito del teatro di figura, ad esempio il Teatro dei burattini di Mosca fondato da Sergej Obratzov. Nel 1976 la Rai ridefinì le strutture aziendali, creò il secondo canale e modificò radicalmente la politica per la definizione del palinsesto e la realizzazione dei programmi per i ragazzi. La tv dei ragazzi ebbe termine e si crearono sempre di più programmi contenitori, rivolti alla famiglia e non strettamente ai più piccoli. Inoltre la Rai aveva perso il suo monopolio, in quanto le televisioni private erano state legittimate e cominciavano ad organizzarsi per soddisfare le esigenze del pubblico più giovane con la realizzazione di programmi pomeridiani. In quegli anni si ebbe il fenomeno dell invasione dei disegni animati giapponesi e le storie con i pupazzi animati scomparvero dalla scena. Rimasero soltanto più i pupazzi che facevano da spalla ai conduttori dei programmi contenitori per la presentazione delle serie animate: Uan su Italia 1, che in Bim Bum Bam affiancava un giovanissimo Paolo Bonolis, Four su Rete 4 per il programma Ciao ciao e Five su Canale 5. Questi pupazzi furono creati dal Gruppo 80, composto da Kitty Perria ed Enrico Valenti. Come si può capire da questa breve carrellata, le tecniche utilizzate per gli spettacoli con pupazzi sono varie. Ci sono poi quelle tipiche del mezzo televisivo: ad esempio l uso del croma key, dove gli animatori si vestono e lavorano su uno sfondo di un certo colore chiave (blu o verde) che permette al mixer video di unire due sorgenti video diverse, cioè nei punti in cui c è il colore chiave sarà possibile usare un altra sorgente e quindi introdurre uno sfondo, di solito una scenografia e un ambientazione in cui si muovano i pupazzi animati. Un altro sistema per creare storie con l uso dei pupazzi è la ripresa a passo uno, si tratta di una tecnica utilizzata fin dagli albori del cinema per sorprendere lo spettatore e che costituiva il principale modo di fare gli effetti speciali. Qui, però, ci addentriamo in un ambito diverso dal teatro di figura, cioè nel variegato mondo del cinema d animazione, dove la ripresa a passo uno permette un infinità di utilizzi: oltre a pupazzi e oggetti, anche materiali vari come plastilina, carta, sabbia o anche singoli scatti fotografici. Un mondo molto interessante ma che si avvale di principi tecnici ed espressivi molto diversi dal teatro e dal cinema. Infatti, mentre questi si basano sulla messa in scena di un azione, il cinema d animazione si ottiene dalla successione nel tempo di immagini statiche, realizzate singolarmente, e il movimento nasce al momento della proiezione. Per questo numero mi fermo qui. Sarebbe bello raccogliere informazioni su altri autori e pupazzi televisivi e riprendere l argomento nei prossimi numeri del bollettino. Invito tutti a contribuire con nomi, date, descrizioni e, perché no, ricordi nostalgici. Per Uan si è usata una tecnica di animazione più simile al burattino, infatti non era a figura intera e la parte inferiore rimaneva sempre nascosta dietro la scrivania. Era animato da due persone: una comandava i movimenti della testa mentre l altro animatore infilava le proprie braccia in quelle del pupazzo. Che dite, è il caso di aprire una rubrica intitolata amarcord o nostalghia? n.d.r pag. 5

6 per la rubrica Appunti di Viaggio STREGATA DALLA LUNA E AZZURRA di Ilene Alciati San Miniato, 1-4 luglio 2009 Di giorno gli artisti diventano turisti. Ci si vizia fin dal mattino col ritmo lento di una colazione tardiva, da consumare nel bar preferito, individuato ed eletto già dal giorno di arrivo. Nelle vie si incontrano per caso i colleghi, si condivide l ozio facendo una passeggiata, magari alla ricerca di un luogo di interesse storico o paesaggistico di questa piccola città che ci accoglie. Conosciamo già - seppur in maniera superficiale - le piazze e i monumenti più suggestivi e rappresentativi perchè sono i luoghi delle esibizioni: per qualche ora ci verranno prestati come meravigliose scenografie che aggiungono bellezza al nostro lavoro e di cui siamo grati. Bighelloniamo, chiacchieriamo di tutto e di niente. Ci confrontiamo con colleghi che hanno nazionalità, età, lingue e linguaggi diversi da noi, eppure siamo qui per condividere la stessa esperienza, la stessa città che ci ospita, gli stessi locali che ci ristorano. Adoro tutto questo. Poi verso la sera la pigrizia si dilegua, il ritmo accelera, l attenzione si fa vigile, si torna ad essere operativi. Le piazze, le strade, il suolo devono diventare funzionali a ciò che stiamo per mettere in scena. Come fossimo vampiri aspettiamo che cessino le consuete attività che animano la città di giorno. Ora siamo noi ad entrare in azione, il suolo dev essere solo nostro. C è sempre qualche disagio, qualche caratteristica dello spazio messo a disposizione che proprio non è congeniale con ciò che dobbiamo fare, ma non importa, il teatro è l unica arte effimera e non si ripete mai uguale a se stessa, lo spettacolo si adatterà alle condizioni che si verificheranno in quel determinato momento in cui esso si svolge. Tutto è mutevole, comprese le correnti d aria e le marionette-fantasma lo sanno bene...amo tutto di questo mestiere, ha il potere di rendere tutto eccitante e romantico: persino lo sporco della strada e il sudore che ti cola sotto i vestiti neri, oppure quella specie di vertigine che ti coglie un momento prima dell inizio, guardando la folla che si è raccolta davanti a te, in attesa. Incredibile: amo anche i rischi. Il rischio che non funzioni qualche aggeggio all ultimo minuto, il rischio che i fili si ingarbuglino nei modi più impensati, il rischio che qualcuno approfitti della tua disattenzione per fregarti qualcosa. - Si, lo ammetto, sono drogata di adrenalina, questa forse è la spinta più forte che mi porta a fare questa cosa che risulta pazzesca se paragonata al mio carattere... - E dopo: anche per questa sera è andata e si smonta. Siamo a pezzi anche se il tutto non è durato che un paio d ore. Magari si riesce ancora ad imbucarsi tra il pubblico per vedere lo spettacolo di un collega, sono però gli ultimi incanti della serata, si accendono come fuochi fatui in mezzo al flusso della folla, in mezzo al caos del consumo. Ci ritroviamo tutti a tavola per la cena notturna, sfatti ma soddisfatti d aver giocato il nostro ruolo. La quiete del convento ci ristora, in me scorre ancora un po di adrenalina, mentre penso che Terzo Studio ha nuovamente colpito al mio cuore. pag. 6

7 MACBETH ALL IMPROVVISO di Lisa Pavesi Di Macbeth all improvviso e di Gigio Brunello sento parlare da anni. Purtroppo, ancora non ho avuto occasione di assistere a questo spettacolo, al quale sono molto interessata, sia per il testo shakesperiano, il mio preferito, che per la trattazione che ne fanno Brunello e Molnàr, tra i pochi in Italia ad occuparsi di teatro di figura volto ad un pubblico adulto. Così, diciamo per consolarmi, mi sono comprata questo libro, pubblicato dall Associazione Peppino Sarina che contiene il testo della commedia, fotografie ed un ampia introduzione che spiega il perché e il percome e interpreta le scelte operate nella scrittura. L idea che sta alla base di questo testo è semplice e geniale, una battaglia con le spade laser tra due giganti del teatro, Goldoni e Shakspeare. Come? Semplice, basta far rappresentare ai personaggi della tradizione della Commedia dell Arte Arlecchino, Brighella, Pantalone - la tragedia per antonomasia, contravvenendo immediatamente alla loro natura di commedianti diventatagli ormai stretta. Da qui parte un copione che riconsidera e riscrive le regole del teatro di figura classico ponendo domande che pochi sembrano volersi chiedere, preferendo portare avanti una tradizione ormai stanca e boccheggiante. Domande del tipo: ci serve ancora questo linguaggio (giochi di parole, dialetto, storpiamento delle parole)? Queste storie (canovacci classici con le solite vicende di amori contrastati) completamente slegate dall adesso sono ancora in grado di dire qualcosa al pubblico? Questi movimenti di scena, questi teatrini, le false scenografie realistiche sono ancora accettabili? Questi personaggi, così come sono, riescono ancora ad essere maschere degli archetipi italiani? Brunello e Molnàr come due rivoluzionari prima lanciano una bomba a mano sul teatro classico e poi con molto rigore raccolgono i pezzetti e li riordinano fino ad ottenere qualcosa che li soddisfa. Scrivono un copione come quello di una qualunque opera teatrale (non usano un canovaccio su cui improvvisano), con una storia da raccontare, studiano accuratamente i personaggi, le scenografie, la baracca. Tutto ha un significato in ciò che fanno e tutto sembra esposto a favore del pubblico. Anche solo leggendo il testo, si rimane sorpresi dall evoluzione degli avvenimenti e dal linguaggio, che passa senza scosse dal dialetto veneto alla lingua di Shakespeare. La vicenda si sviluppa in modo organico e credibile dall azione dei burattini. C è un grande studio dietro alla riduzione della tragedia di Macbeth -di cui vengono mantenuti solo gli avvenimenti salienti e le battute più importanti- e al suo inserimento nella Commedia dell Arte. Certo, pare incredibile che in un ora circa di spettacolo si riescano a condensare tanti significati, a costruire una storia tanto articolata. L impianto della baracca e delle scenografie è secondo la descrizione e le fotografie piuttosto essenziale e originale, ridotto all osso. Non ci sono musiche. Sembra trattarsi di uno spettacolo insieme sontuoso, ricercato nella scrittura e minimo, quasi simbolico nell allestimento. Ma questi sono particolari che è possibile apprezzare solo dal vivo, a mio parere. Sicuramente ci vuole un pubblico attento per un opera del genere, che non sia venuto alla rappresentazione solo per i giochi di parole e le bastonate, anche perché ne avrà quasi niente delle prime e nulla delle seconde (e meno male). E' sicuramente un nuovo modo di guardare alla tradizione, ma al di là della ricerca teatrale, anche sulla carta mi sembra una storia avvincente, capace di affascinare ed intrattenere lo spettatore. (grazie a Paolo Sette per i suggerimenti) Segnaliamo con piacere il blog di Lisa Pavesi: dove potrete leggere le sue recensioni sui festival di teatro di figura se nello scorso numero ho sparso un po di verdumali ora beccatevi un bell animano (oppure un manomale?) pag. 7

8 La magica atmosfera di Sorrivoli esiste e lotta insieme a noi di Armando Casaroli Quando ormai sei tornato a casa, ti guardi intorno, leggi le notizie sul giornale di cosa succede nel mondo e son quasi tutte brutte, può capitare di essere un po demoralizzato, c è però un pensiero che ti può assistere: Beh, meno male che Sorrivoli esiste!. Il castello di Sorrivoli è come il villaggio di Asterix, una sacca di resistenza culturale, in cui la festa dei burattini è solo una parte delle sue numerose attività. La magica atmosfera la percepisci guardando le persone che ci lavorano, che si muovono sempre sorridenti e rilassate. Tutto funziona, tutto scorre, tutto è fluido. C è la torre centrale su cui sventola la bandiera della pace, accanto una gru un po arrugginita reduce dal recente restauro, in un ala del castello c è la chiesa, dall altra la sede dell associazione. Da sempre il mitico Don Pasquale è l anima di questo luogo incantevole. Verso sera il piazzale interno del castello si riempie lentamente di persone, chi viene a mangiare, chi è pronto a servire i vari menu ai tavoli che offrono una fantastica vista di colline che sembrano disegnate su una grande scenografia. Poi, con l ottimo cibo e il sangiovese in corpo si scende nel piazzale esterno del castello a vedere gli spettacoli, il secondo è allestito nel cantinone, un lungo locale con il pavimento in terra battuta e la volta a botte. Molto buona la scelta degli spettacoli tra tradizione e sperimentazione, tra gli altri: Il poetico La leggenda di Coniglio volante di Alberto De Bastiani e Salvador Puche con burattini e ombre in magica dissolvenza incrociata, l algido Obratzov di Alessandro Libertini e Véronique Nah, John Wilson con il fantasioso Androclo e il leone, l adrenalinico Fanfurla on the rocks di Elis Ferracini, il delicato Pallina ombrellina di Sun e Marianna della compagnia Semeion con figure interamente create con ombrelli di varie forme e colori e il classico Fagiolino di Romano Danielli. A proposito di Danielli, in un incontro pomeridiano il maestro sta parlando della sua lunga carriera, squilla il suo cellulare, scatta l improvvisazione e subito lo passa al suo fedele burattino Sandrone che risponde con la sua tipica voce roca e profonda. Pronto? Signora? Si, no, suo marito non può rispondere, sta tenendo una confidenza!. Una delle cose impagabili di Sorrivoli è che puoi incontrare e parlare con Tinin Mantegazza, il direttore artistico della Festa dei Burattini, personaggio difficile da definire, artista, illustratore, giornalista, ha attraversato dall alto dei suoi quasi ottant anni tutta la storia del teatro di animazione, teatro ragazzi e non solo. Ironico, spiritoso, colto, non si finirebbe mai di ascoltare i suoi aneddoti e le sue citazioni. pag. 8

9 Quest anno i laboratori proposti al castello erano due, Il burattino in legno: gli animali con bocca mobile con Natale Panaro, e Un segno nella carta o..un segno della carta? con Albert Bagno, entrambi i docenti hanno un lungo rapporto di collaborazione con Sorrivoli. Natale ha gestito con grande maestria e pazienza il laboratorio di scultura su legno da cui sono usciti lupi, draghi, mucche, maialini, coccodrilli, volpi, e strani animali che si sono lentamente evoluti durante la settimana (da papera a lupo, poi coccodrillo e alla fine drago), si sa, basta un colpo di scalpello sbagliato e tutto si trasforma Il laboratorio di Albert ha prodotto un delizioso saggio finale con piccoli fogli di carta che man mano si trasformano in cavalli scalpitanti, gatti, pesci che guizzano nel suo slogan: la voglia di pace e di lottare contro il militarismo e la guerra non va in ferie. Impossibile infine non parlare dei ragazzi della Compagnia La Gurfata di Locri che hanno gestito il laboratorio per le bimbe ed i bimbi, ma non solo, una presenza viva, vivace ed attiva per tutta la settimana, poetico, coinvolgente e pirotecnico il loro saggio finale ispirato al circo che concludeva la rassegna. nelle foto, dall alto in basso e da sinistra verso destra: - la torre del castello di Sorrivoli - la camminatada Carpineta a Sorrivoli - Romano Danielli e Sandrone al telefono - un ammagine dello spettacolo La leggenda di Coniglio Volante di Brunello/De Bastiani/Puche QUI DI SEGUITO TROVERETE LE INDICAZIONI PER LA REALIZZAZIONE DELLA MARIONETTA FANTASMINO, DA PROPORRE NEI LABORATORI PER RAGAZZI DAI 9 ANNI IN SU. Noi l abbiamo sperimentata con trenta bambini dai sei anni di età ma è stato provvidenziale l aiuto di alcune mamme. PS:si può semplificare incollando al posto di cucire. mare, uccelli che volando e si amano fino a dar vita ad un uovo da cui nasce Pulcinella. Della serie tutto quello che avresti voluto sapere sul teatro di figura e non hai mai osato chiedere Albert Bagno è il punto di riferimento necessario, artista, ricercatore, collezionista, esperto a trecentosessanta gradi, enciclopedia vivente sul teatro di figura universale. E in grado di fornirti in tempo reale una bibliografia, la storia di un burattino dalla preistoria ai giorni nostri o disegnarti sulla tovaglia durante il pranzo uno schema per marionette. Un altra persona indispensabile per Sorrivoli è Mino Savadori, cuore pulsante e motore della manifestazione insieme a Tinin. Anche quest anno ha organizzato, tra l altro, la camminata da Carpineta a Sorrivoli, una passeggiata più o meno simbolica? Una festa? Una marcia della pace? Un allegra scampagnata in amicizia con dolcetti e bevande? Tutto quanto insieme! Quest anno il tema era Sorrivoli come Terra dei miti definizione a doppio senso ma più tendente verso quella intesa come terra di persone miti ma decise, non violente ma determinate. E infatti prima di partire per la camminata Mino e don Pasquale hanno parlato al telefono con don Albino Bizzotto, sacerdote padovano dei Beati costruttori di pace che ha incominciato lo sciopero della fame per chiedere chiarezza sulla nuova base americana di Vicenza, il pag. 9

10 scheda LAB pag. 10

11 scheda LAB numero chiuso l 11 settembre 2009 pag. 11

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