centro di produzione e promozione teatrale settore: tra ricerca e memoria, direzione Luciano Nattino

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1 centro di produzione e promozione teatrale settore: tra ricerca e memoria, direzione Luciano Nattino Nuova creazione Repertorio UN REGALO FUORI ORARIO testo teatrale di Luciano Nattino scritto in collaborazione con Silvana Penna con: Tommaso Massimo Rotella e Federica Tripodi scenografia: Maurizio Agostinetto regia: Patrizia Camatel proposte spettacoli per la stagione L idea su cui si fonda questo lavoro teatrale è nata durante l incontro tra l autore, malato di SLA, e un neurologo dell'ospedale Bellaria di Bologna, che, quando scoprì di avere di fronte un teatrante, chiese se non fosse interessato a scrivere un testo che parlasse della malattia, in quanto, a suo parere, nonostante l avanzare della ricerca e dell informazione intorno a questo genere di patologie, si sa poco o niente di un nodo centrale: cosa pensano gli ammalati della loro malattia? Quello sarebbe stato un vero regalo, per lui. Un regalo. OFELIA NON DEVE MORIRE DIALOGO TRA UN ATTRICE E WILLIAM SHAKESPEARE SU LA TRAGEDIA DI AMLETO con: Patrizia Camatel Estate dell'anno Una giovane tessitrice di Stratford upon Avon, folgorata dal teatro portato da compagnie itineranti, decide di andare a Londra al Globe Theatre per incontrare il suo illustre concittadino William Shakespeare e seguire tutte le recite della più recente opera: La tragedia di Amleto. Il colloquio con il Bardo si incentra soprattutto sul teatro e sull Amleto, di cui la giovane donna mostra di conoscere a memoria i passaggi cruciali: nel cuore del dialogo, giunge a richiedere al poeta due cose che le stanno particolarmente a cuore. La prima è se può far parte, pur essendo una donna, della compagnia. La seconda cosa che sta a cuore a Kate, e che proprio non manda giù, è la triste fine di Ofelia. Ofelia non può morire. L opera dev essere cambiata... FRANCESCO SULLA STRADA - CANTICO BLUES TRA ASSISI E IL MONDO - fonti: Sisto Dalla Palma, Antonio Attisani, Christian Bobin con: Fabio Fassio, Mariapaola Pierini, Tommaso Massimo Rotella coreografie: Mariapaola Pierini e Tommaso Massimo Rotella scenografia: Maurizio Agostinetto - musiche: Bob Dylan, Leonard Cohen Francesco d Assisi è un impulso costante che da anni ci insegue, si segnala a noi, ci segna. E questo lavoro di teatro e danza intorno a Francesco è per noi un bisogno per riflettere sull attualità del suo messaggio, sulla necessità che abbiamo ancora di lui, per riparlare di futuro e di regole, di cammini e di gesti, e perché no? di economia e di rivoluzione. Come ha fatto lui, allontanandosi di pochi metri da casa ma cambiando tutto, chiudendo con il passato. Per questo Francesco è nel futuro e ci piace continuare a guardarlo. E che è alla nostra società che egli si rivolge; è il nostro mondo che egli piange e ama, minaccia e perdona. Riandare agli anni Sessanta (come facciamo nel nostro lavoro), serve a ricordarci che, nel periodo del boom, già si intravedevano i limiti di quello sviluppo che oggi ci appesantisce e ci angoscia (Pasolini dixit).così i personaggi del nostro lavoro sono due uomini on the road di quegli anni e una donna esile e forte al loro fianco o nelle loro fantasticherie. Uno spettacolo per ogni tipo di spazio. SCARAMOUCHE musiche originali: Paolo Conte - scenografia: Eugenio Guglielminetti attori/cantanti/danzatori: Massimo Barbero, Patrizia Camatel, Fabio Fassio, Chiara Magliano, Carlo Nigra Una carrellata sul teatro di tutti i tempi (da Ruzante a Brecht, da Jarry a Pirandello) compiuta da una simpatica troupe di attori e dal loro stralunato capocomico dal soprannome di Scaramouche (mimo italiano alla corte di Francia) ma che ricorda tanto Molière, il suo più bravo allievo.

2 CANTO PER VANZETTI - IL SOGNO DI UN EMIGRATO ITALIANO attori/cantanti: Massimo Barbero, Patrizia Camatel, Dario Cirelli, Fabio Fassio, Chiara Magliano, Antonio Muraca, Stefano Orlando, Mauro Perrone, Paola Tomalino, Federica Tripodi La vita di Bartolomeo Vanzetti, dall infanzia alla morte per ingiusta condanna subita con il suo compagno Nicola Sacco. Uno spettacolo corale per ricordare una storia fatta di vessazioni nei confronti degli italiani emigrati ma anche di aneliti e idee di libertà nell America del primo novecento. RENZO TRAMAGLINO, SPOSO PROMESSO con Fabio Fassio Una rilettura de I promessi sposi di Manzoni attraverso il racconto ingenuo e ricco di humour del protagonista maschile, Renzo Tramaglino, colpito dalle avversità di quel matrimonio che non s ha da fare e dalle difficoltà che gli altri fatti del romanzo gli impongono. Il tutto raccontato in rima e in una parlata ibrida di più dialetti padani come nel migliore teatro popolare. Nel 150 anniversario dell Unità d Italia FRANCESCA E L EROE - LA TERZA MOGLIE DI GARIBALDI RACCONTA E SI RACCONTA con Patrizia Camatel Francesca Armosino, d origine astigiana, è stata la terza moglie di Garibaldi negli ultimi tormentati anni dell Eroe. Il suo racconto dell epopea garibaldina è ricco di curiosità, dettagli, aspetti noti e poco noti della vita dell Eroe: un modo per ricordare la storia patria attraverso uno sguardo femminile, schietto e diretto. Tutte le proposte teatrali sopra elencate sono adatte per iniziative di teatro/scuola Contatti : casa degli alfieri società cooperativa Loc. Bertolina n Castagnole Monferrato (Asti) Italy tel. ufficio cell. Massimo Barbero

3 Nuova creazione UN REGALO FUORI ORARIO testo teatrale di Luciano Nattino scritto in collaborazione con Silvana Penna con: Tommaso Massimo Rotella e Federica Tripodi scenografia: Maurizio Agostinetto regia: Patrizia Camatel produzione: Casa degli Alfieri con il patrocinio dell'a.i.s.l.a. (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) coprodotto da Asti Teatro 36 in collaborazione con Théâtre du Chêne Noir / Festival Avignon L idea su cui si fonda questo lavoro teatrale è nata durante l incontro tra l autore, malato di SLA, e un neurologo dell'ospedale Bellaria di Bologna, che, quando scoprì di avere di fronte un teatrante, chiese se non fosse interessato a scrivere un testo che parlasse della malattia, in quanto, a suo parere, nonostante l avanzare della ricerca e dell informazione intorno a questo genere di patologie, si sa poco o niente di un nodo centrale: cosa pensano gli ammalati della loro malattia? Quello sarebbe stato un vero regalo, per lui. Un regalo. Un regalo, si sa, spesso è collegato ad una sorpresa. E la storia si dipana tutta intorno ad un regalo, né atteso né gradito, e ad un incontro-scontro tra un uomo scorbutico e umorale e una neurologa curiosamente ironica e non soccombente. L uomo porta con sé il regalo misterioso per l ignara dottoressa, che si troverà forzosamente a riflettere sulla malattia, sull etica della sua professione, e più in generale sul valore della vita umana in tutte le sue fasi. La pièce è una sorta di thriller, che riecheggia lo stile di due grandi del teatro contemporaneo: Harold Pinter e il suo teatro di minaccia, e David Mamet col suo americanissimo ritmo, serrato e scarno, fatto di interruzioni e sovrapposizioni. La malattia è sullo sfondo, con schizzi di presenza inquietante, ma leggera. Un regalo inaspettato lo riceve anche lo spettatore, nel momento in cui si accosta all esperienza del protagonista, malato di SLA, attraverso un punto di vista privilegiato: le parole scritte, regalate, dall autore del testo, che affronta giorno per giorno il decorso di questa malattia, accanto alla moglie, ai famigliari e agli amici che con lui condividono il percorso, tra la quotidianità da reinventare e la creazione poetica per continuare, nonostante le nuove condizioni, ad essere ciò che si è. Come chi scrive un'autobiografia e poi scopre che l'io narrante è un persona diversa. Il teatro è così, si diventa tutt'altro da se stessi. Luciano Nattino Lo spettacolo è coprodotto da Asti Teatro 36 e debutterà ad Asti nel festival il 2 e 3 luglio E' inoltre realizzato in collaborazione con il Théâtre du Chêne Noir / Festival Avignon: durante il festival 2014 ci sarà una lettura del testo (21 luglio 2014 presso la Sala Léo Ferré), con la realizzazione di una versione francese dello spettacolo con la regia di Gérard Gelas da marzo del 2015.

4 OFELIA NON DEVE MORIRE dialogo tra un attrice e William Shakespeare su La tragedia di Amleto con: Patrizia Camatel durata dello spettacolo: tempo unico di un ora Lo spettacolo è adatto per ogni tipo di spazio. L idea da cui muove lo spettacolo è che una giovane donna di Stratford-upon-Avon (cittadina natale di Shakespeare), folgorata dal teatro portato in provincia da compagnie itineranti (anche italiane), decida di andare a Londra avendo saputo del successo del suo illustre concittadino William, la cui compagnia (i Lord Chamberlain's Men) è installata nel nuovo Globe Theatre, aperto da pochi mesi. Siamo nell estate del 1600 e la donna riesce ad ottenere il permesso di incontrare di mattina sir William che, in quel momento, si trova in una loggia del Globe a ritoccare il testo dell opera in corso: La tragedia di Amleto. Kate (è questo il nome della giovane donna) ha seguito la tragedia nel corso della settimana per ben quattro rappresentazioni, arrivando a conoscere quasi a memoria intere sue parti. Tra Kate e Shakespeare avviene così un dialogo (a tratti divertente, a tratti commovente) in cui la giovane donna, oltre ad esprimere il suo apprezzamento per l opera, rivela tutta la sua enorme passione per il teatro. In più ha delle richieste precise da fare al poeta (tra cui quella che dà il titolo allo spettacolo) che accompagna con garbo e freschezza ma anche con grintosa tenacia. E questo il modo da noi scelto per rivelare aspetti conosciuti e non dell Amleto e di Shakespeare (attraverso brani del dramma e appunti sulla vita del Bardo e sulla società inglese del tempo) ma anche per parlare, tramite la finzione spazio-temporale, del teatro di sempre, del suo fascino e dei suoi problemi, ieri come oggi.

5 FRANCESCO SULLA STRADA cantico blues tra Assisi e il mondo fonti: Sisto Dalla Palma, Antonio Attisani, Christian Bobin con: Fabio Fassio, Mariapaola Pierini, Tommaso Massimo Rotella coreografie: Mariapaola Pierini, Tommaso Massimo Rotella scenografia: Maurizio Agostinetto musiche: Bob Dylan, Leonard Cohen produzione: Casa degli Alfieri - Asti Teatro 33 durata dello spettacolo: tempo unico di un ora e venti minuti Lo spettacolo è adatto per ogni tipo di spazio. Francesco d Assisi è un impulso costante che da anni ci insegue, si segnala a noi, ci segna. E questo lavoro di teatro e danza intorno a Francesco è un ulteriore tappa di riflessione sull attualità del suo messaggio, sulla necessità che abbiamo ancora di lui, per riparlare di futuro e di regole, di cammini e di gesti, e perché no? di economia e di rivoluzione. Come ha fatto lui, allontanandosi di pochi metri da casa ma cambiando tutto, chiudendo con il passato. Non lo trattiamo da biografi. Ci interessa il suo spirito vagabondo, vicino ai vangeli e ai passeri; ci interessa scoprire ancora una volta il cantore della piccolezza, l asceta senza tristezza, innamorato di madonna Povertà. E per avvicinarci a lui abbiamo trasposto, senza forzature, la sua vicenda agli anni Sessanta del secolo scorso. Ciò non per alterare la sua lezione di vita, le sue (poche) parole, ma per restituire in modo più diretto l importanza di Francesco per il mondo odierno. Per dire insomma, esplicitamente, che egli è ancora qui, tra noi, fisicamente, nel pensiero e nell azione di tante persone che hanno oggi i suoi stessi principi e comportamenti. E che è alla nostra società che egli si rivolge; è il nostro mondo che egli piange e ama, minaccia e perdona. Riandare agli anni Sessanta serve anche a ricordarci che, nel periodo del boom, già si intravedevano i limiti di quello sviluppo che oggi ci appesantisce e ci angoscia (Pasolini dixit). Così i personaggi del nostro lavoro sono due uomini on the road di quegli anni e una donna esile e forte al loro fianco o nelle loro fantasticherie. Ma dire "personaggi" è già dire un opinione sul mondo. I nostri infatti non hanno una precisa identità. Potrebbero essere dei musicisti erranti o dei profughi, dei sans papiers : degli individui eternamente in bilico, con tutto il precario di oggetti, gesti e sentimenti che portano con sé. Come Francesco che vestiva di niente, si nutriva di poco e parlava, accessibile a tutti, con la verità del corpo e della poesia, disdegnando i sapienti perché più vicini all orgoglio. Così a noi piace lavorare su tracce e segni naïf, di danza e musica, di parole e mutismo, scortati da una fragile scenografia e dalle ballate sensitive di Sua Bobbità e di Cohen. Da alfieri infatti, da pezzi che corrono trasversalmente sulla scacchiera, continuiamo a frequentare il teatro al di là del teatro, delle sue consuetudini e ripetizioni. Anche in questo Francesco ci aiuta, lui, il più "orientale" dei santi europei, con il suo uso dei paradossi, del gesto senza spiegazioni. Lui, che sfiorando l estremo, fa scrivere nel suo testamento: "Si guardino i frati dell'accettare quelle chiese o piccole abitazioni, o qualsiasi altra costruzione fabbricata per loro, le quali non si confacciano alla santa povertà che nella nostra regola abbiamo promesso di tenere, e vi abitino sempre come ospiti stranieri e pellegrini. Ecco: "ospiti stranieri e pellegrini", lo status dei nostri personaggi, creature che inventano se stesse in una situazione limite, di attesa e meraviglia, conservando la voglia di stupire, di stupirci.

6 SCARAMOUCHE musiche originali: Paolo Conte attori/cantanti/danzatori: Massimo Barbero, Patrizia Camatel, Fabio Fassio, Chiara Magliano, Carlo Nigra scenografia: Eugenio Guglielminetti regista assistente: Esther Ruggiero costumi: Elena Bovolenta rielaborazione scenografica: Francesco Fassone, Alice De Lorenzi produzione: Casa degli Alfieri - Teatro degli Acerbi - Asti Teatro 29 durata dello spettacolo: tempo unico di 80 minuti circa Scaramouche, come una piccola e ripetuta esplosione. Nel nome stesso si sente un fragore giocoso in cui si indovina il gioco fonico dell allusione goliardica. C'è dentro un richiamo ventresco ai famelici zanni, demoni della fertilità, sempre alle prese con un irraggiungibile banchetto. E c è, registrato in memoria, uno Scaramuccia spadaccino che libera sempre qualche Isabella nel cuore delle strade. C è, soprattutto, un riferimento allo Scaramouche di Tiberio Fiorilli, maestro di Molière, mimo grandissimo, capocomico di una Compagnia dell Arte che tanta fortuna ebbe in Francia e alla corte di Luigi XIV. Nel nostro caso Scaramouche è il soprannome del capocomico di una troupe anni 40 del secolo scorso, con il sogno di una grande rivista da realizzare e da portare in tournée per i cortili d Europa, per le truppe in guerra. Un artista costantemente alle prese con i problemi dei soldi, dell'amore, dell arte comica e quella di arrangiarsi, così tanto «molièriano» da ricordarci Arpagone, Alceste, Sganarello. Insieme a lui un gruppo di attori, cantanti e danzatori con i soliti conflitti interni, gli sconvolgimenti derivanti da nuovi arrivi, le delusioni e le speranze. Scaramouche, costruttore di maschere e ideatore di numeri teatrali, allestisce la rivista ripercorrendo diversi autori e generi teatrali, con riferimenti al teatro minore del primo Novecento e con scene da Pirandello, Jarry, Brecht, Ruzante, Shakespeare e naturalmente Molière. Un mosaico tuttavia non casuale, dove i dialoghi e i lazzi comici, il gesto surreale, le canzoni e i balletti diventano l occasione per gli intrecci tra il teatro e la vita dei protagonisti con gli inevitabili equivoci, le sorprese e le trasgressioni. Il nostro spettacolo vuole partire da qui, da questa ripetuta iniziazione, da questo inventarsi volta a volta di fronte al mondo; un mondo guasto, guastato dalla guerra e dal denaro, in cui Scaramouche e i suoi riescono tuttavia a sopravvivere, a resistere.

7 CANTO PER VANZETTI il sogno di un emigrato italiano attori/cantanti: Massimo Barbero, Patrizia Camatel, Dario Cirelli, Fabio Fassio, Chiara Magliano, Antonio Muraca, Stefano Orlando, Mauro Perrone, Paola Tomalino, Federica Tripodi musiche e canti a cura di Chiara Magliano, Paola Tomalino, Tiziano Villata scenografia: Francesco Fassone produzione: Casa degli Alfieri Teatro degli Acerbi Asti Teatro 27 durata dello spettacolo: 2 tempi di 50 minuti ciascuno circa Canto per Vanzetti è, innanzitutto, un omaggio a Bartolomeo Vanzetti ( Tumlin per gli amici d infanzia, Bart per quelli americani), emigrato piemontese, ricco di spiritualità e generosità, terrigno e volante, divenuto famoso suo malgrado per un ignobile atto di ingiustizia che lo ha portato, insieme all amico Nicola Sacco, alla sedia elettrica. E la vicenda di un giovane che, dopo anni di precarie condizioni di salute e di lavoro, s imbarca per l America (come tanti in quegli anni) in cerca di una nuova vita, di una nuova società. Storia dunque di emigrazione e, purtroppo, di discriminazioni e di emarginazioni. Una storia giovane che ci fa ancora molto riflettere. In quegli anni agli italiani era vietato giocare nei cortili ; il loro lavoro era quello più avvilente e sottopagato; le Little Italy delle principali città erano mal servite dai mezzi pubblici, prive di fognature, di acqua, ecc. In più gli italiani costituivano la maggior parte del movimento anarchico e questo contribuiva a peggiorare il già pesante pregiudizio nei loro confronti derivante dall affermarsi, negli anni 20, della mafia italiana nelle principali città e dallo scoppio di bombe, a firma di italiani, che facevano saltare banche, case e caserme con morti e feriti. Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco, attivisti anarchici, non si macchiarono di alcun delitto e, tuttavia, furono condannati per omicidio e rapina, nonostante un grande movimento internazionale ne chiedesse la liberazione. Al processo, tuttavia, e al tema giustizia il nostro lavoro dedica pochi riferimenti. La materia è già stata ampiamente visitata. Abbiamo preferito riferirci al lato domestico dell anarchico di Villafalletto, indagando le relazioni, le amicizie, i rapporti con la sorella Luigia, con il padre, con gli ambienti in lotta per la sua difesa, con la giornalista Mary Donovan, ecc. Abbiamo voluto sondare quel misto di ingenuità e concretezza, di idealismo e praticità, che traspaiono da tutta la vita e l esperienza di Bartolomeo, prima e dopo la sua partenza per l America: l adolescenza, le difficoltà nella ricerca di un lavoro stabile, le passeggiate lungo il torrente Maira, le rare amicizie, il suo amore per la natura, per gli umili. E poi l imbarco, la lontananza, la violenza dei sobborghi delle città statunitensi, il difficile rapporto con gli americani, la triste condizione di emigrato italiano, il suo sogno di liberazione degli sfruttati, il carcere. Canto per Vanzetti tuttavia non vuole essere una cronaca drammatizzata. L ordine degli episodi infatti non è cronologico ma legato al tempo della memoria, dei fatti che si concatenano per analogie, per affinità dei ricordi, con punte in avanti e salti all indietro. Lo spettacolo è piuttosto la cronaca di un sogno, di un utopia, e di una speranza mortificata, bruciata viva. Una storia che non porta lezioni in sé, che non serve a qualcosa se non a ricordare, a restituire voce. Scriveva Vanzetti pochi giorni prima di morire: Io voglio che voi tutti mi cantiate anziché piangermi.

8 RENZO TRAMAGLINO, SPOSO PROMESSO rielaborazione con Fabio Fassio scenografia: Francesco Fassone durata dello spettacolo: tempo unico di 70 minuti circa spettacolo adatto anche per teatro/scuola e spazi non tradizionali in caso di rappresentazione per studenti l attore può intrattenersi a fine spettacolo per dialogare sui temi dello spettacolo e sul suo lavoro di attore Una rilettura de I PROMESSI SPOSI di Alessandro Manzoni attraverso il racconto ingenuo e ricco di humour del protagonista maschile, Renzo Tramaglino, colpito dalle avversità di quel matrimonio che non s ha da fare e dalle difficoltà che gli altri fatti del romanzo gli impongono. Il racconto teatrale segue tutti gli episodi del romanzo visti con gli occhi spalancati e spontanei di Renzo ed è narrato in rima con una parlata ibrida di più dialetti padani come un cunto antico del teatro popolare. In scena un traghetto leonardesco (come quello ancora oggi presente sull Adda) a seguire l andirivieni di Renzo, la sua fuga, le sue traversie e il destino che gli scorre sotto come un fiume. Un modo per leggere il capolavoro manzoniano e farlo conoscere (attraverso lo specifico linguaggio teatrale) a studenti e pubblico adulto. Un teatro popolare che bene si addice a un incontro ravvicinato tra attore e spettatori.

9 Nel 150 anniversario dell Unità d Italia FRANCESCA E L EROE la terza moglie di Garibaldi racconta e si racconta con Patrizia Camatel scenografia: Francesco Fassone musiche: Robert Schumann - Giochi d infanzia durata dello spettacolo: tempo unico di 70 minuti circa spettacolo adatto anche per teatro/scuola e spazi non tradizionali in caso di rappresentazione per studenti l attrice può intrattenersi a fine spettacolo per dialogare sui temi dello spettacolo e sul suo lavoro di attrice Francesca Armosino, terza moglie di Garibaldi, d origine astigiana, è stata testimone diretta degli ultimi tormentati anni dell Eroe, dal 1866 alla morte di lui avvenuta nel Il suo racconto dell epopea garibaldina è quello di un umile balia piemontese a contatto con uno dei personaggi più importanti del Risorgimento italiano e dell Ottocento europeo e mondiale. L occasione del racconto è data dalla visita a Caprera di una signora inviata dal parroco della Maddalena per sondare le intenzioni di Garibaldi circa il futuro del piccolo cimitero dell isola fatto costruire dal Generale contro le regole ecclesiastiche e civili. Siamo nell anno Garibaldi ha 73 anni, Francesca 34 e lì, sull isola, sono con lei i due ultimi figli dell Eroe: Clelia e Manlio, avuti da Francesca all età di 60 e 67 anni. Francesca interloquisce con la signora e poco per volta ricostruisce gran parte della vita di Garibaldi, le imprese, gli amori tutto ciò che è a sua conoscenza per i racconti che lui le ha fatto o per la lettura da lei effettuata delle Memorie. Francesca, come la descrivono gli storici, è la custode vera dell anziano Eroe. E lei che sovrintende alla casa di Caprera, ai conti, ai lavori della campagna, al personale, alla salute di lui da donna possessiva e innamorata, dedita e pratica. Nella nostra lettura Francesca conserva in un armadio/scrigno i principali oggetti/ricordo delle avventure di Garibaldi e tramite questi racconta, a modo suo, le tante epopee del suo Generale, le battaglie e le avventure nel Vecchio e Nuovo Mondo. Non mancano le curiosità, i dettagli, gli aspetti poco noti della vita dell Eroe: un modo di conoscere, e far conoscere, la storia patria attraverso uno sguardo femminile, schietto e diretto. Lo spettacolo è già stato sperimentato con successo, oltre che nella programmazione del teatro ragazzi ( studenti di 3 media e di istituti superiori), in stagioni e festival nazionali per adulti. Esso è stato ospite a giugno 2010 del Museo Nazionale di Caprera nell ambito degli eventi promossi dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

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