Compagnia Quinta Parete RECENSIONI DE LE FONDAMENTA DELL IMPERO DATE CASERTA (27-28 novembre 2010)E NAPOLI (3-4-5 dicembre 2010)

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1 Compagnia Quinta Parete RECENSIONI DE LE FONDAMENTA DELL IMPERO DATE CASERTA (27-28 novembre 2010)E NAPOLI (3-4-5 dicembre 2010) LE FONDAMENTA DELL IMPERO di Luca Balbarini regia Fadia Bassmaji In scena al Teatro Civico 14 di Caserta IN SCENA IL 27 E 28 NOVEMBRE 2010 Le Fondamenta dell Impero, scritto da Luca Balbarini eprodotto dalla Compagnia Quinta Parete. In scena la voce monologante di Enrico Lombardi nel nuovo allestimento diretto da Fadia Bassmaji. UNA PRECARIETA IN VIA DI SPERIMENTAZIONE Una storia particolare invischiata in un contesto globale per necessità, per legami deterministici di causa-effetto. Un corpo narrante oscilla tra testo e contesto, nel racconto di un mondo guidato da un corollario naturale di interessi economici che regolano le sorti del mercato internazionale. L illusione ha l aspetto del potere d acquisto, l etica ha la maschera del controllo e delle massime concettuali che recitano: «le cose fatte bene vanno bene e le cose fatte male non vanno da nessuna parte». Umberto è un uomo positivo, un giovane arrivato e ancora promettente, ha un sostrato forte dentro di sé, che lo spinge a vivere un modello ideale di progresso, ragiona per sistemi di calcolo in vista di un fruttuoso profitto. «Agli affari bisogna approcciarsi con razionalità, con metodo scientifico, occorre accuratezza nelle mosse, meticolosità nelle sfumature, decisione nella scelta finale» ripete a se stesso l uomo, dialogando con la propria autostima, cercando una procedura per lanciarsi in quell imprevedibile vuoto in cui «i bravi fanno la differenza e gli incapaci si perdono». Umberto è un emblema del dinamismo finanziario delle economie neocapitaliste, è ciò che possiede, ottenuto «per precisione, abilità e persuasione». A cavallo di quella magnifica bestia indomabile, che il mercato sa essere radicandosi nelle realtà più strette e definite, il protagonista di questo monologo, dalle molteplici aperture, si riscopre voce malata di un blocco occidentale che perde progressivamente terreno rispetto allo stabilizzarsi dei nuovi equilibri asiatici e rispetto all entropia della mondializzazione. Da dominatore primario, il Sistema-Impero si riscopre coprotagonista e fatica a tenere il passo; nel tentativo di reagire fa leva su fondamenta precarie. Lo spazio della rappresentazione è un complesso di 22 cubi mobili che, in apertura, campeggiano bianchi sul fondo percorsi da un graffito curvilineo. Talvolta referenti dialogici di una mimesi portata in scena dalle digressioni descrittive del monologo, talvolta oggetti scenici installati per l interazione,

2 le geometrie componibili sviluppano ambientazioni diverse costruendo e decostruendo una scenografia ad incastro per un intreccio solitario di voci. Si assiste ad uno spettacolo che avviene in un altro-spazio, più esteso del quadrato di legno e luce, dove chi parla sperimenta e gestisce, come un grande burattinaio, quelle stesse fondamenta che, infine, gli si riversano addosso al suono di «trema la terra sotto i nostri passi». Attraverso articolazioni verbali sinuose quanto mitraglianti, che si impongono per contenuto e per musicalità fino a ritagliare idealmente la performance nella sezione di una bocca plastica, la storia di Umberto sovradetermina una profonda riflessione sul nostro tempo mettendo a nudo le debolezze del nostro vivere, il tarlo dei sensi di colpa, il capovolgimento delle prospettive che parlano alla nostra intimità nei momenti di solitudine e contemplazione, in quelle zone di silenzio in cui la percezione di noi stessi non è più certa. La prova d attore di Enrico Lombardi è davvero notevole, catalizzante, luminosa, sdoppia l attenzione del pubblico che si distribuisce tra la comprensione del racconto e il giudizio sul pieno dominio scenico. Impossibile non vedere la teatralità del corpo che si forma in scena assieme alla scenografia, ricondotta a struttura precisa attraverso un doppio esercizio di memoria. Totale, Lombardi si adatta alla spazialità come materia malleabile, spesso plasma la dimensione performativa soltanto attraverso un gesto, divenendo un aleph di corpi aperti e sicuri quanto immobili e fetali creati dalla voce. «Inizialmente siamo partiti con un lavoro d impronta stanislavskiana - racconta - però ci siamo accorti che era molto limitante, in seguito abbiamo deciso di approfondire lo studio su altri livelli lavorando su un teatro fisico al punto da togliere le parole e concentrarci solo sul corpo, infine siamo ritornati al linguaggio verbale prendendo la parola anche in quanto suono. Una sorta di musica del testo. In seguito c è stata anche una discussione insieme all autore Luca Balbarini sul messaggio e sull approfondimento delle tematiche del testo, realmente un grande testo vivo che appartiene all umanità». Dopo il debutto nel lo spettacolo torna con un nuovo allestimento di Fadia Bassmaji, il suo lavoro registico riesce pienamente a cogliere le spazialità evocate dal testo, attraverso una lettura attenta della presenza scenica contenuta nel testo e un analisi condotta sia sull aspetto psicologico del personaggio quanto sulla storicizzazione del ruolo sociale: «Ci siamo domandati - ha affermato - come poteva essere resa, senza essere realistica, l idea di un personaggio che pensa di avere tutto in mano, secondo la mania di controllo che abbiamo. Dal mio punto di vista siamo molto piccoli per pensare di poter controllare tutto. La scelta di questi cubi piccoli, che cambiano a seconda di ciò di cui il protagonista ha bisogno, nasce dall idea che il mondo, visto con gli occhi del personaggio, sia modificabile con precisione. Questo lo allontana dalla realtà». E necessario andare a teatro, dunque, anche per aprire gli occhi ed osservare, oltre lo spettacolo, dentro la nostra realtà. Christian Iorio Caserta, Teatro Civico 14, sabato 27 novembre 2010 ARTEATRO Direttore Responsabile Laura Soprano

3 "Le Fondamenta dell Impero" al Teatro Civico 14 di Redazione del 30/11/2010 in Musica & Spettacolo CASERTA. Sabato 27 e domenica 28 novembre, al teatro civico 14, la compagnia di Reggio Emilia, Quinta Parete, ha messo in scena lo spettacolo Le fondamenta dell impero. Il testo di Luca Balbarini, è stato messo in scena grazie all estro del protagonista, Enrico Lombardi, alle musiche di Giancarlo Corcillo e alla regia di Fadia Bassmaji. Il personaggio che si racconta nell opera è un uomo che non ha avuto bisogno di niente e di nessuno, che tutto ciò che possiede se lo è guadagnato grazie a meriti propri. Costruisce e distrugge il suo mondo, crea quel che gli serve per poi farne ciò che vuole. Si tratta però di un modo di sentire che non ha a che fare con l etica, quanto piuttosto con la presuntuosa convinzione di essere inserito all interno di una straordinaria e positiva forza che per giustizia meritocratica si è messa alla guida della società. In un aspro scontro tra forze razionali e irrazionali per il definitivo controllo della propria vita, si fanno largo episodi imprevedibili che mettono a repentaglio le fondamenta da cui Umberto (il protagonista) è partito per spingere sempre più avanti la sua condotta. Da notare che la scenografia è fatta di 22 cubi di cartone e rappresenta il mondo di Umberto, a portata di mano, modificabile, smontabile, ricostruibile. In questo modo i pezzi della scenografia saranno usati per costruire il letto, il tavolo, la poltrona fino a che il sistema utilizzato fino a quel momento diverrà, per una causa ben determinata, incontrollabile e tutto sarà diverso. Insomma, ancora un plauso va al teatro civico 14, vera fucina teatrale e coraggioso laboratorio sperimentale. Lo spettacolo è avvincente e coinvolgente. Lo spettatore viene messo dinanzi alle proprie verità. La realtà è messa in discussione e si fonde con la fantasia, il desiderio, l impossibile.

4 La recensione di Domenico Orsini Al suo debutto nel sud Italia la compagnia reggiana Quinta Parete ha portato sul palco del teatro Il primo lo spettacolo Le fondamenta dell impero, insolito ed inedito testo che mette in scena un umanità a noi vicina, un umanità estrema, che vive una realtà esasperata in cui domina "un individualismo feroce, inserito in un mondo in cui tutto è virtuale e le poche tracce di umanità sono percepite sotto la luce dell interesse. Con vigore Enrico Lombardi dà corpo e animo al protagonista, un uomo che mantiene in piedi con ostinazione la propria aberrante ed aberrata realtà, costruendo e distruggendo il suo mondo, creando quel che gli serve per poi farne ciò che vuole. Fulcro del suo vivere è una disinibita autoesaltazione, che si scontra inevitabilmente con tutto ciò che di irrazionale ed incontrollabile riserva la vita, con tutto ciò che mette pericolosamente in bilico la sua ostinata verità. Così il sinuoso monologo, insolito e originale testo di Luca Balbarini (che asciugato acquisterebbe forse maggior incisività), oscilla tra il surreale ed il crudamente reale, tra fantasie, ambizioni e desideri irrealizzabili, nell accanito perseguimento di un successo personale così fortemente legato a una irrefrenabile ansia di controllo totale: personale, familiare, economico, sociale. Singolare ed indovinata la regia di Fadia Bassmaji, che fa muovere il protagonista in un palco nudo, ingombro solo di anonimi cubi bianchi, scatole che racchiudono cose o emozioni, componenti con cui costruire o disfare elementi di scena, metaforici mattoni con cui edificare la realtà, destinata a crollare insiemi alle proprie illusorie certezze. Visto il 3/12/2010 a Napoli (NA) Teatro: Il Primo

5 LE FONDAMENTA DELL IMPERO TRA EMOZIONI E METAFORE di Marco Boccia 4 DICEMBRE 2010 Quando il pubblico entra in sala lo spettacolo si sta già compiendo, l attore è già nel personaggio, l azione scenica che si compie senza i soliti riti del teatro, è un divenire insolito che rende subito lo spettatore partecipe dei duri dissidi interiori ed umani di cui il protagonista è vittima. Le fondamenta dell impero, andato in scena per la sua prima napoletana ieri al teatro Il primo di via Del Capricorno, è un monologo capace di portare allo scoperto le inquiete convinzioni umane, capace di snidare senza mai banalizzarle ansie, paure, omissioni e imprudenze di cui spesso ci macchiamo. Il personaggio, interpretato da un bravo Enrico Lombardi, cerca costantemente di costruire una realtà che ha fondamenta salde nella cieca e spregiudicata auto glorificazione, un personaggio che è costantemente in bilico tra l autocelebrazione e l autodistruzione, trasformandosi in una metafora potentissima della condizione umana, condizione in cui la nostra società è ormai imprigionata. Lo spettacolo scritto da Luca Balbarini conduce con mano ferma lo spettatore nei dissidi di un animo, tormenti che si costruiscono e disfano continuamente cercando sempre una linearità, un ordine che si scontra con la natura umana. La scena, spoglia, occupata solo da circa 20 cubi di carta che divengono all occorrenza tutto il mondo fisico e non del protagonista sottolineano, perfettamente, quel senso di precarietà che accompagna tutto lo spettacolo. Solo quando tutto il castello di convinzioni fallaci si sgretolerà anche l ordine continuo dei cubi crollerà. Uno spettacolo visionario per la sua capacità di creare e disfare, dalla forte carica simbolica che rimanda continuamente ad altri mondi ad altre congetture, portando lo spettatore a smarrirsi nella mediocrità di cui spesso si attornia, restandone inconsapevolmente vittima.

6 Quei ritmi frenetici e lesionistici di Celeste Rossi NAPOLI. Al teatro Il Primo la rap- presentazione dello spettaco- lo/monologo della Compagnia reg- giana Quinta Parete che per la prima volta approda al Sud Italia. Le fondamenta dell Impero è il ti- tolo della rappresentazione di Luca Balbarini, con la regia di Fadia Bassmaji e interamente recitato dal giovane attore Enrico Lombardi. Nel nostro ventunesimo secolo in cui tutto sembra essere governato da elementi virtuali e in cui tutto sem- bra essere misurato solo ed esclu- sivamente dal metro del danaro e dalla ricchezza materiale che ognuno di noi ha, il protagonista riflet- te con sé stesso e con il pubblico sulla capacità che ognuno ha più o meno di crescere e arricchirsi grazie solo alle proprie capacità e senza l aiuto alcuno di nessuno. Il personaggio che si racconta è, infatti, un uomo che si elogia da solo di quello che è riuscito a creare da solo per sé stesso, della vita che conduce, della capacità che ha avuto di riuscire ad inserirsi con successo nel veloce e gelido mer- cato del lavoro attuale mantenen- do saldi dentro di sé i valori della tradizione in cui crede. L elogio a sé stesso avviene non solo attra- verso riflessioni, ma per lo più attraverso racconti ed aneddoti del- la sua vita quotidiana e nel farlo l attore interpreta più personaggi che fanno parte del suo mondo e che hanno sposato una filosofia di vita completamente diversa dalla sua, come la moglie che egli rap- presenta come donna senza pensieri; il fratello che invece viene rappresentato come colui il quale vive una vita basata sull aiuto altrui senza riuscire ad emergere in nulla da solo e con le sue sole for- ze e capacità. Proprio nel secolo del virtuale as- sistiamo ad una rappresentazione totalmente immaginaria, nella qua- le la scenografia è nulla o quasi, nulla perché creata solo da una se- rie di scatole di cartone che du- rante tutto lo spettacolo vengono dal protagonista mosse, aperte e chiuse come se fossero, di volta in volta, un mobile da cui prendere dei documenti, una borsa o il letto di casa sua. È attraverso una tale rappresentazione che lo spettatore può riuscire ad abbandonarsi al- l immaginazione e allo stesso tem- po a riflettere sull epoca in cui vi- ve; un mondo nel quale siamo in- seriti ed in cui tutti noi andiamo avanti trascinati da un ritmo che non dà pause di riflessione e che lascia quasi solo il desiderio di so- gnare e di poter raggiungere l im- possibile, che forse è più vicino di quanto sembra.

7 LA BATTAGLIA DELLA VITA Recensioni di prosa / Scritto da Maresa Galli Lunedì 6 Dicembre :57 Approda a Napoli (dopo le repliche a Caserta), al teatro Il Primo, Le Fondamenta dell Impero, il monologo di Luca Balbarini per la regia di Fadia Bassmaji. Una compagnia reggiana, Quinta Parete, mette in scena la crisi dell uomo contemporaneo sicuro di possedere la chiave del successo, di dominare gli eventi e addirittura la vita. Un uomo che si impegna al massimo e che ha l illusione di poter fare a meno degli altri, agisce negli angusti spazi ritagliati per lui dal capitalismo e dalle regole del mercato. Umberto è interpretato da Enrico Lombardi, attento nel cogliere le sfumature, la nevrosi, il delirio del protagonista, la sua sconfitta, pedina di un gioco molto più grande di lui. La scenografia è brillante: un gioco di ventidue cubi di cartone bianchi, scomposti e ricomposti come fossero muri che cadono, pareti che proteggono, barriere per il prossimo, moglie, fratello, datore di lavoro, partner francesi e quant altro, ma anche mura calde e accoglienti destinate a sgretolarsi. Tutto sembra procedere per il verso giusto, con la fede nel lavoro, nella ragione, nelle magnifiche sorti e progressive della scienza, quando le cose cominciano a prendere una diversa piega. Il fratello di Umberto, Leonardo, è un individuo negato per gli affari, che accumula fallimenti e si riduce a chiedere un prestito al fratello per aprire un attività già persa in partenza. Poi c è Franceschi, il datore di lavoro, che sa sempre tutto, pronto a gestire le crisi e a dispensare perle di saggezza perché lui è uno che ce l ha fatta E la moglie di Umberto, stanca di non far niente, assente, che finge vigliaccamente di dormire, presente solo quando deve perorare cause perse. Il socio Corrado, uno buono per il gabbio, che si caccia sempre nei guai, mette in forse le relazioni con i francesi, partner fondamentali. E raccontando la sua storia Umberto continua a grattarsi i piedi, in maniera compulsiva, nevrotica. Sarà una sciocchezza? Quanti medici dovranno visitarlo per capire che è affetto da un linfoma? Ecco l evento incontrollabile, la rottura dei piani, l ingiusta punizione per chi ha fatto tutto da solo e meritava di vivere a lungo. Il sistema di certezze è imploso, il futuro ci respinge come fossimo un bubbone. Non sono certo che questo mondo sia in grado di sopravvivere a se stesso, dirà Umberto nel finale di partita. Nel contesto un buon lavoro per riflettere sul contemporaneo ma da limare/tagliare in alcuni passaggi. Bene che la creatività venga da nuove compagnie che ancora sperimentano e impegnano i diversi linguaggi dell arte, lasciando spazio ai giovani.

8 NAPOLIONTHEROAD NAPOLIONTHEROAD TEATROCULT 7 dicembre 2010 LE FONDAMENTA DELL IMPERO AL TEATRO IL PRIMO Uno spettacolo immaginario che tira dentro e spinge fuori lo spettatore e lo mette di fronte alle sue verità Servizio di Guero Cacci Napoli - Pièce scritta da Luca Balbarini, Le fondamenta dell Impero è lo spettacolo d esordio della compagnia reggiana Quinta Parete andata in scena al teatro Il Primo il 3, 4 e 5 dicembre. Si tratta di un monologo per attore interpretato da Enrico Lombardi: all inizio della rappresentazione egli è al centro del palco e sembra quasi che il pubblico, appena accomodatosi, si sia insinuato in un azione che già si sta sviluppando. Grande calcolatore, razionale, decisionista, Umberto ha ottenuto tutto ciò che possiede solo con le proprie forze. Egli ha la ferma convinzione che in ogni campo della vita e alla base delle affermazioni professionali di ognuno ci siano elementi imprescindibili: le tradizioni ( sono vincoli meravigliosi, struggenti, ci dicono chi siamo ), il rispetto delle regole, la precisione, la bravura, l iniziativa, l ordine nella società, la forma, le buone maniere nei rapporti interpersonali, la persuasione e la determinazione. Sono questi i cardini su cui è imperniata la sua esistenza, veri e propri dogmi di una vita socio- professionale proficua e prestigiosa. Umberto è un vincente, non si fida di nessuno, conta solo su se stesso; a suo modo di vedere non agisce con immoralità, ma si dimena nel mondo degli affari semplicemente applicando quei principi che gli permettono di restare dignitosamente a galla in un mare pieno di squali. La sua filosofia di vita è imperniata sull ordine razionale delle cose: 22 scatole di carta a forma di parallelepipedo sono posizionate sul palco a significare ciò. Infatti, Umberto le muove e smuove a suo piacimento per rinnovare continuamente il suo mondo distruggendo quello plasmato in precedenza; le apre e le richiude di continuo per trarne gli strumenti necessari alla conservazione del suo Impero. Il mondo costruito da Umberto è però intaccato da circostanze inaspettate e incontrollabili, che minano sia le fondamenta di ciò che ha costruito, sia la sua sicurezza, avvolgendolo di paure, dubbi e inquietudini mai provate prima. Si scontra così con l inettitudine del fratello, capace di chiedergli un prestito dopo un affare andato male, l invidia e l immoralità dei colleghi, che godrebbero sicuramente dei suoi fallimenti, la compassione della moglie per il fratello, i tarli della coscienza che lo assillano: questi sono ostacoli che mai si dovrebbero presentare sul cammino di un uomo che va deciso per la sua strada. L autocontrollo di Umberto inizia gradatamente a vacillare, il suo mondo razionale si scontra con l irrazionalità degli eventi, che raggiunge il suo apice nel momento in cui egli scopre di avere una grave malattia. L ordine diventa così disordine imponderabile: le scatole gettate alla rinfusa nei suoi momenti di sconforto rappresentano in modo perfetto tale condizione. Maledetta la terra! è la sua imprecazione, più volte ripetuta nei suoi discorsi, ma ora vero e proprio grido di dolore verso il destino,

9 che non accetta: egli ha sempre operato con valori discutibili che però appartengono a tutti, ha rischiato, ha vinto e può tranquillamente continuare a vincere, ma una forza esterna alle sue cognizioni ha deciso negativamente per lui. Trema la terra sotto i nostri piedi, ripete con ritmo incalzante una voce in sottofondo alla fine dello spettacolo: le basi che l uomo ha posto per la sua vita non sono solide e la consapevolezza di ciò lo rende ancora più insicuro. Enrico Lombardi/Umberto si misura nuovamente con questo personaggio in un allestimento nuovo rispetto a quello originario. Preparato, conscio dei suoi mezzi, egli dà corpo e voce ad una storia individuale che gradatamente diventa una considerazione universale sul destino del mondo e il senso della vita. Infatti, osservando i suoi gesti, ascoltando le sue parole, non si può far a meno di pensare, in quel preciso istante, a un immagine globale che trascende il semplice racconto del protagonista: sul palco non sembra esserci una sola persona. Camaleontico, penetra abilmente nei diversi stati d animo del suo personaggio rimarcandone, di volta in volta, la sicurezza, il cinismo, il tormento, la paura. Curata è la regia di Fadia Bassmaji, che dirige i movimenti scenici dell unico attore soffermandosi soprattutto sulla sua gestualità. Il suo lavoro è agevolato da un gioco di luci anch esso attento ai lineamenti del protagonista e dall impegno, veramente fisico, che Enrico Lombardi profonde nell affrontare una prova sicuramente non semplice. Le fondamenta dell Impero è un dialogo con se stessi e il mondo intero; è un testo moderno, un analisi introspettiva sull uomo, che pensa erroneamente di avere tutto sotto controllo ma diventa insicuro anche davanti alle piccole cose e inetto quando gli si presentano situazioni più grandi di lui. Lo spettacolo è anche un amara riflessione sul mondo attuale: il denaro, la formalità, l opportunismo, il cinismo, sono sempre più valori strumentali alla realizzazione di un obiettivo, in ogni ambito. Alla fine si potrebbe pensare che il personaggio interpretato da Enrico Lombardi, un vincente, venga sconfitto: in un certo modo, a mio parere, egli ne esce vittorioso in quanto scopre i suoi limiti, nonostante le fondamenta del suo Impero non siano più stabili.

10 LA VOCE DI NAPOLI /www.lavocedinapoli.altervista.org " LE FONDAMENTA DELL' IMPERO" IN SCENA AL TEATRO "IL PRIMO" Francesco Manno La compagnia reggiana Quinta Parete arriva per la prima volta a Napoli con il suo spettacolo Le Fondamenta dell Impero. Si tratta di un monologo, messo in scena la prima volta nel 2007, con opportune modifiche nel corso degli anni. Il linguaggio è criptico in determinate fasi ma il tutto risulta comprensibile. Il protagonista racconta se stesso e il mondo circostante costituisce lo sfondo della narrazione. Tutto ruota intorno a lui, la visione dell ambiente circostante è unilaterale. Il personaggio che si racconta è un uomo che ha costruito da sé il proprio destino, un uomo che costruisce e disfa continuamente la propria fortuna affidandosi unicamente alle sue abilità. Ad un certo punto accade l imprevisto, tutto l impero da lui creato si dissolve miseramente. Metafora questa della società contemporanea, in cui ogni uomo non è altro che un punto infinitesimale nella vastità dell universo.

11 CORRIERE DEL MEZZOGIORNO/Le Fondamenta dell Impero Al Teatro Il Primo di Napoli Le fondamenta dell Impero un testo di Luca Balbarini e dalla regia firmata Fadia Bassmaji. La performance della compagnia emiliana Quinta Parete vedrà Enrico Lombardi interpretare Umberto, classico selfmademan che si scontra con un evento imprevisto che stravolge le sue conoscenze e certezze, perché lui è un uomo che non ha avuto bisogno di niente e di nessuno e tutto ciò che ha lo deve al proprio sudore, costruisce e annienta il suo mondo, crea quel che gli serve per poi farne ciò che vuole, è il conflitto tra questa condizione di celebrazione delle abilità individuali e di estrema fiducia nei propri mezzi e il mondo dell irrazionale che crea in Umberto panico. Queste condizioni aumentano e esplodono in tutta la loro violenza in seguito agli attentati dell 11 settembre, che sconvolgono la vita di chiunque. Il successo personale è legato a un ansia di controllo personale, familiare, economico e sociale, che si fa largo ad episodi inconcepibili che mettono in pericolo le fondamenta da cui Umberto è partito per spingere sempre più avanti la sua condotta. Uno spettacolo immaginario che mette lo spettatore di fronte alle sue verità www. napolinews.altervista.org/lefondam.htm = &archive=&start_from=&ucat=12

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