UNIVERSITÀ DEGLI STUDI ROMA TRE SCUOLA DOTTORALE TULLIO ASCARELLI DOTTORATO DI RICERCA IN DIRITTO EUROPEO SU BASE STORICO - COMPARATISTICA

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1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI ROMA TRE SCUOLA DOTTORALE TULLIO ASCARELLI DOTTORATO DI RICERCA IN DIRITTO EUROPEO SU BASE STORICO - COMPARATISTICA XXV CICLO DEL CORSO DI DOTTORATO Ambito di Ricerca: IUS 20 Filosofia del Diritto FUTURE GENERAZIONI Tutor: Chiar.mo Prof. Eligio Resta Dottoranda: Dott.ssa Gilda Diotallevi Coordinatore: Chiar.mo Prof. Paolo Maria Vecchi 1

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4 INTRODUZIONE p.9 CAP. 1: FUTURO PASSATO...p GENERAZIONE...p Tempo spazio identità :gli a-priori del sistema...p IDENTITA p TEMPORALITA..p Temporalizzazione p Diritto e tempo..p Tempo e Diritto.p SPAZIALITA.p Spazializzazione...p Spazio e diritto.p La restituzione del tempo allo spazio.p IL TEMPO DELL AZIONE p Prefigurazione, decisione e linguaggio..p Nuova fondazione del pensiero p. 63 CAP.2: LA GRAMMATICA DELLE FUTURE GENERAZIONI p STUDI SULLE GENERAZIONI p GIOCHI GENERAZIONALI p Giochi interni...p Continuum / Interruptio. p Confine / Con fini..p Possibile / Reale...p Molteplice / Singolare...p Finito / In finito.p La variazione mondana continua...p Giochi esterni.p Convenientia, Aemulatio, Analogia, Simpatia...p GIURIDIFICAZIONE..p Future generazioni e lessico rilevante.p.92 4

5 3.1.1 Una prospettiva diacronica.p Oikos p Natura e Tecnica.p Ambiti applicativi... p.152 A. Ambiente. p.154 B. Genoma.p.202 C. Cultura..p.214 CAP 3: ASIMMETRIE DI POTERE.p SOGGETTIVITA..p Possibili definizioni.p DIRITTI/ DOVERI p Problematiche giuridiche p Questioni di reciprocità...p AZIONABILITA / RAPPRESENTANZA.. p RESPONSABILITA p Rispondere di qualcosa p Condizione, Stato dell essere.p Riparazione ( putare) p Rispondere a qualcuno p Ad una promessa ( respondeo) p Ad un ingiunzione.p All appello (della Natura).p Ad un Dio.p Al Tribunale degli uomini (respicere) p Al diritto (res ponderare).p Una postilla.. p Dalla responsabilità alla responsabilità intergenerazionale..p GIUSTIZIABILITA...p

6 CAP 4: DA ISTANZE ETICHE A TEORIE NORMATIVE. p LA QUESTIONE ETICA.. p Etica e Diritto. p Da Teoria a Prassi...p TEORIA...p Communitas p Legame sociale e convergenza dei valori.p Comunità Fraternità p La dissoluzione della p PRASSI.p Gli elementi della Giustizia...p Etica applicata.p Dell intenzione p Della responsabilità..p Dell effettività..p.393 CAP 5: LA TEORIA DELLE FUTURE GENERAZIONI.. p.395 A. TENDERE VERSO. p.396 B. APPROSSIMARSI p.404 C. COMPIERSI.. p.410 i. Coscienza / Autocoscienza..p.410 ii. Riconoscimento / Intersoggettività..p.416 iii. Ou topia / Eu topia..p.421 CONCLUSIONI..p.440 BIBLIOGRAFIA.p.444 6

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8 8 A Wanda. La mia nave di Cristallo.

9 INTRODUZIONE Lungo il percorso di questa ricerca si affronteranno formule del tutto paradossali: diritti di generazioni future, patrimoni dell umanità, responsabilità e giustizia intergenerazionali. La prospettiva sistemica che qui si propone sarà quella di seguirle attraverso le tracce che il diritto ed i suoi testi giuridici di riferimento hanno lasciato. Mentre la metodologia semantico- linguistica ne mostrerà diramazioni, connessioni, aporie e complessità. Le semplici parole che, come ricorda Bloomemberg già da sole disegnano un cammino, diventeranno paradigmi indiziari con cui il diritto si scontrerà e che il suo sistema incorporerà. Diritto e linguaggio come due dimensioni sovrapponibili e componibili. Il libro della storia è il primo che l uomo ha scritto nella propria lingua. 1 Ci si chiede se davvero ciò che possiamo comprendere sia circoscritto a ciò che si è fatto da se stessi. In ogni caso la leggibilità ed interpretazione di tale mondo sarà sempre meno ovvia di quanto si pensi. Nella tessitura di una storia naturale, sagittale, cronologica, si annodano stratificazioni di senso, cambiamenti di significazioni, intersezioni spazio temporali impreviste. Il soggetto moderno comprende che di quella storia che osserva non ne è che una parte osservante. Che della storia del mondo che si può osservare egli ne è parte come storia di una vita. Tempi complessi e coesistenti, complici e rivali che come particolare ed universale si ridescrivono dentro il sottile gioco vita- mondo, tempo della vita e tempo del mondo. Ma a scardinare questo ordine, apparentemente perfetto, compaiono le generazioni. Esse irrompono nella duplicità vita/ mondo incorporandone entrambi gli aspetti. La generazione è infatti ontologicamente sia un universum a se stante, che un multiversum nel gioco di tutte le generazioni. Cambiano di continuo al loro interno e si ridescrivono continuamente rispetto alle altre generazioni all esterno. Esse perciò reimmettono nel presente tempi e spazi diversi e dilatando le dimensioni Aristoteliche dei fenomeni, si renderanno in parte del tutto mondanizzate, in parte indifferenti rispetto al tempo ed allo spazio. In parte presenti,in parte capaci di 1 Blumenberg, La leggibilità del mondo, Il Mulino, Bologna,

10 autotrascendersi dentro la più grande categoria delle Generazioni. Passaggio che aggiunge sempre qualcosa di inaspettato quello che partendo dal singolare Generazione, confluisce nel plurale Generazioni, compiendo una sorta di generalizzazione della singola vita rispetto al mondo. Cos che si intrecceranno fino al punto di essere reciprocamente necessarie le singole vite e tutte le vite. Esattamente come il singolo uomo che in parte è oggi, soggetto presente, individualizzato da uno spazio e da un tempo, ma in parte sempre apparterrà alla includente dimensione dell umanità tutta. Esito di un tale cambiamento di paradigma osservatorio non è solamente una diversa percezione del mondo. Lo stesso panorama dei concetti socio- politici ne rimane informato, esattamente così come il diritto. Nel diritto le trasformazioni sistemiche passano attraverso trasformazioni sociali e linguistiche 2. In una comunità discorsiva infatti il linguaggio precede ogni pretesa di senso ed è in grado di costituire pre-condizioni capaci di attribuire una qualche validità. Attraverso singole incorporazioni nel linguaggio giuridico di termini estranei si crea da un lato la possibilità del diritto stesso di poter governare il diverso traducendolo nel proprio lessico rilevante, ma dall altra anche una forzatura in grado di produrre paradossalità. Ed è interessante vedere come di tutto questo a lasciar traccia è la parola.. E la parola ad attribuire senso storico alla vita. Il diritto si serve delle parole che lasciano intravvedere il cammino di una continua significazione. Credo ci si possa addirittura spingere a sostenere che l accesso alla storia, sia essa passata o futura, si renda possibile solo attraverso la parola ed il suo simbolico: il diritto. Secondo Savigny il diritto infatti non è il prodotto di un atto, ma il risultato di un processo 3. Così anche il diritto positivo non può dirsi 4, o meglio non potrebbe dirsi solo atto nomothetico di creazione del legislatore, ma anche risultato di un processo nomogenetico di formazione spontanea. Non voglio ovviamente parlare di diritto naturale, ma di come naturalmente il diritto a volte sia costretto a recepire concetti a se esterni, ed incorporandoli,a doverli tradurre. Non credo affatto sia azzardato il parallelismo tra linguaggio e diritto. Anzi, quest ultimo utilizza due caratteri del linguaggio, ovvero l 2 Il termine generazione passa attraverso una semantica naturale a quella storico-sociale, politico-filosofica per approdare necessariamente nel campo del diritto. 3 Savigny, Sulla vocazione del nostro tempo per la legislazione e la giurisprudenza, Heidelberg Di posizione diametralmente opposta la scuola giuspositivista 10

11 istituzionalità e la sistematicità per creare un sistema che al di là della teorizzazione sia prassi istituzionalizzata, ed al di là delle influenze infrasistemiche, sia un mondo a se stante. Ovviamente tale operazione non è sempre spontanea, ne priva di rischi, sia quando il diritto deve gestire al suo interno le aporie che si presentano autodefinendo ciò che è diritto e ciò che non lo è. Sia quando deve salvarsi, non confondendosi all esterno con altri sistemi. Quando infatti il diritto si trova a definire, lavorare e decidere su parole, cause e situazioni a lui estranee, può porre in essere due differenti strategie. O eliminare il problema alla radice, considerando quelle stesse parole, cause e situazioni non rientranti nella materia oggetto del diritto. Oppure, quando si trova costretto ad imbattersi in campi a lui sconosciuti e diversi incorporare quella estraneità nel proprio sistema, traducendolo nel suo linguaggio.esso, basandosi sui caratteri della astrattezza e generalità, avrà una autonomia relativa, nel senso che garantirà che il diritto non si confonda con altri codici linguistici. Assistiamo ad un vero e proprio meccanismo di modificazione semantica, di traslazione di senso, di ad-linguisticità, ovvero di cambiamento del linguaggio dentro il linguaggio stesso. Tutto ciò è reso possibile proprio dalla natura del sistema del diritto che conservando un altissimo grado di complessità, incorpora le questioni esterne traducendole e rendendole perciò compatibili con la propria autoregolazione 5. E la storia della generazione e del suo rapporto col diritto potrebbe essere perfettamente definibile una storia di compatibilità ermeneutica: cercata, a volte realizzata, altre volte fallita. Il termine generazione nasce infatti fuori dal contesto giuridico. [ ] è la trasformazione di un corpo in un altro, che non conserva alcuna traccia del suo stato precedente. Poiché, a propriamente parlare, la generazione non presuppone una produzione di parti nuove, ma solamente una nuova modificazione di tali parti: è in questo che la generazione differisce da ciò che chiamiamo creazione 6. Ma dal momento in cui esso e la sua semantica rilevante sono fuoriusciti dall indiscriminato del linguaggio ordinario per entrare nella cultura giuridica tre sono stati gli effetti dirompenti per il diritto: 5 Resta, Il diritto vivente, Laterza, Roma-Bari Diderot D. et D Alembert J.-B., Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des Sciences, des Arts et des Métiers, par une Société de gens de lettres, Paris, Libraires associés, ; vol. VII, p. 558 trad. it. a cura di E. Vaccari Spagnol, Enciclopedia o Dizionario ragionato, Milano, Feltrinelli, 1966, 2 voll. 11

12 1) Il primo effetto è stato quello di reimmettere nel presente del diritto tempi storici differenti. L introduzione del concetto di generazione definendosi quale costrutto sociale dinamico che lega l azione individuale al tempo della storia e della società, apparendo in grado di mediare tra aspetti individuali e collettivi della vita sociale 7, mostra il suo inestricabile legame col tempo. Il tempo porta con se quell attitudine al cambiamento tipica del nostro tema,vuoi per la particolare capacità di pensarsi in chiave di instabilità stabile, o stabile instabilità. vuoi perché possibile solo e a condizione di riferirsi, di identificarsi con altro. Un altra generazione da cui differenziarsi, un altra generazione in cui identificarsi. La passata generazione e la mia generazione. La futura generazione e la nostra generazione. Non si tratta di niente di meno che dell idea che il nostro tempo si fa di se stesso nella sua differenza, la sua novità rispetto al passato 8. Non si tratta di niente di meno della necessità di ridurre tutta la complessità della contingenza. Su questo aspetto continua Luhmann generalizza ancor di più arrivando a sostenere che il tempo di una generazione, storicamente determinabile, si è fatto Storia, senza impadronirsi di tutta la possibile Storia 9. Così insieme alla consapevolezza dell'unicità del tempo, del singolare succedersi di passato presente e futuro di attimi irripetibili che fanno iniziare in ogni istante sempre di nuovo, e per ciascuno di noi, la storia, esiste la consapevolezza della pluridimensionalità del tempo. Di un tempo paradossale, intermedio, in cui il presente altro non è che il futuro del passato ed il passato del futuro. Esattamente come la futura generazion. altro non è che la presente generazione da compiersi in un altro tempo. Si sviluppa cioè un sistema comunicativo in chiave temporale. Sarà Koselleck a definire il presente come temporalità ciclica naturale, in cui si addensa l'esperienza generazionale e infragenenerazionale della storia 10. Una Comunicazione diacronica tra più generazioni ed una comunicazione sincronica in cui il Tempo mostra la difficile sovrapposizione tra tempo del diritto e tempo delle generazioni future che si connette ad un ampio processo di crescente complessità spaziale temporale cui è sottoposta l esperienza giuridica. Tale processo si manifesta in una crescente e progressiva pressione esterna che sembra aprire la possibilità di 7 C.Leccardi 8 P. Ricoeur La memoria, la storia, l oblio, Raffaello Cortina Editori, Luhmann, N. La differenziazione del diritto. Contributi alla sociologia e alla teoria del diritto, Il Mulino, Bologna, R. Koselleck Futuro passato. Per una semantica dei tempi storici, Marietti

13 infrangere l unilateralità della storia e di scomporre la misura monologante del tempo ( del proprio tempo). 2) Giustizia intergenerazionale. Ma se le dimensioni spazio temporali si sono dilatate, se impossibile appare parlare di una generazione senza parlare di tutte le possibili generazioni, come non dover ridescrivere anche i rapporti tra queste? Come poter parlare di giustizia senza prendere in considerazione le esigenze e gli interessi di generazioni solo apparentemente lontane? Se gli uomini tutti, le generazioni tra loro, condividono un luogo comune chiamato umanità, come non sentirsi responsabili verso i nostri fratelli? In fondo le generazioni hanno tutte in comune qualcosa, fosse anche come ripete Nancy 11 il loro vuoto, il loro non avere nulla in comune. Il qualcosa come il nulla non sarà mai situazione estraniante, ma al limite, sul bordo di quel luogo, la condizione stessa perché avvenga l incontro. E davanti all altro di noi stessi, di fronte alla generazione che ci si approssima, come rimanere muti verso una domanda di responsabilità intergenerazionale? Come non sentire il peso delle conseguenze di azioni o mancate decisioni prese oggi? Mi riferisco alla impossibilità di parlare di giustizia dentro una generazione senza doversi necessariamente riferirsi alle generazioni. La questione inter-generazionale 12 diviene questione intertemporale di equità. 13 Un nuovo imperativo etico, distante da quello kantiano diretto all individuo nella dimensione presente del suo agire, che evoca una coerenza di tipo metafisico e non logico, non dell atto in se, ma dei suoi effetti ultimi con la continuità dell attività umana nell avvenire : agisci in modo che le conseguenze delle tue azioni siano compatibili con la permanenza di un autentica vita umana sulla terra. Tutto ci riporta infatti alla costruzione di uno spazio di libertà consentita in presenza di altri, ad una dimensione universalizzante. Le future generazioni necessitano di una vera e propria etica applicata capace di includere le aspettative, i desideri e le passioni che sono altro dal diritto ma con cui il diritto deve fare i conti. Questa enucleazione di etica della responsabilità futura, sembra però ostacolata dalla non coincidenza del concetto di responsabilità con quello di imputabilità giuridica, alla base della quale deve sussistere 11 Nancy,Essere singolare plurale, Einaudi, Torino, La responsabilità intergenerazionale è già contemplata: nell ordinamento internazionale, nelle Costituzioni, negli ordinamenti interni(procedimenti legislativi, amministrativi, giudiziali) 13 Rawls J., theory of Justice, Milano,

14 una rigorosa corrispondenza tra due lati (azione e conseguenza). Andrà perciò ricercato il fondamento dell obbligo attuale nell atto responsabile del singolo individuo che si auto trascende. Un dovere verso l esserci dell umanità futura e un dovere verso il suo essere così 14. La questione etico metafisica del dover essere dell essere si sposta su quella logica relativa alla teoria del valore: soltanto dalla sua oggettività (del valore) potrebbe essere dedotto un oggettivo dover essere dell essere e quindi un obbligazione alla sua salvaguardia, una responsabilità verso l essere 15. 3) Ed ecco il nostro terzo punto. La difficile operazione di compatibilità tra il diritto, l etica e la cultura intergenerazionale. La società si trova impegnata per prima ad auto interrogarsi sui propri meccanismi. L obiettivo che infatti il diritto si pone è quello di tradurre le istanze etiche in approcci normativi a vocazione intertemporale. Andranno ricercati modelli decisionali e di disciplina dell agire collettivo che valutino i costi e benefici presenti con le ripercussioni su un futuro sempre meno futuro. Una volta infatti che la categoria di Generazione futura si è immessa nel discorso giuridico e si è mostrata cambiata, libera da chiusure spazio temporali, ha mostrato la sua indipendenza rispetto al tempo. Tutto questo perché dal momento in cui la generazione futura è entrata nella cultura giuridica si è prodotta la creazione di uno spazio normativo nuovo. Le generazioni dovranno scontrarsi con le categorie giuridiche predeterminate. Per quanto il diritto tenda ad una certa elasticità, a far rientrare il non conosciuto nel conosciuto, alcune problematiche relative alle generazioni future sembrano essere difficilmente risolvibili. Come estendere diritti a soggetti che ancora non sono venuti ad esistenza? Come proteggere gli interessi di soggetti futuri senza la cogenza di una qualche sanzionabilità verso il comportamenti negativa dell attuale generazione? E se anche questi problemi si risolvessero. A chi spetterebbe e come sarebbe attribuita la rappresentanza di soggetti senza voce? Problema quanto mai complesso e sul limite tra diritto e non diritto quello delle future generazioni che cercheremo di indagare e comprendere a fondo. 14 Così Jonas riformula l imperativo kantiano, sulla base della mutata dimensione spazio-temporale dell agire umano:<<agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un autentica vita umana sulla terra, oppure tradotto in negativo: Agisci in modo che le conseguenze della tua azione non distruggano la possibilità futura di tale vita o semplicemente: Non mettere in pericolo le condizioni della sopravvivenza indefinita dell umanità sulla terra, o ancora tradotto nuovamente in positivo :Includi nella tua scelta attuale l integrità futura dell uomo come oggetto della tua volontà>>.ivi p ivi,p

15 1. FUTURO- PASSATO non ha il suo centro di gravità ne nel passato, ne nel presente, e nella sua connessione col passato, ma nell accadere autentico dell esistenza quale scaturisce dall avvenire dell esserci. La storia.. getta le sue radici nel futuro[ ]. (Heidegger, Essere e Tempo) Poiché tutto muta meno la legge del mutamento Eraclito La filosofia di Eraclito aveva compreso come ogni cosa fosse soggetta al tempo e alla trasformazione. Anche ciò che nell atto dell osservare appariva statico, in realtà era dinamico ed in continuo movimento. Il divenire, regolando nascita e morte, era perciò composto di due opposti eternamente conviventi. Potrebbe sembrare azzardato, ma nulla credo descriva meglio la generazione, nella sua ontologica copresenza di elementi oppositivi. La generazione infatti si declina sempre in forma dialettica. Al suo interno, con la sua contemporanea traduzione di generare ed essere generata. Al suo esterno, nella sua mutevole forma di mediazione tra passato e futuro. Nel suo essere parte di una epochè ed insieme parte di una storia universale. Dobbiamo a Kosellech 16 l intuizione di aver applicato le categorie del mutamento interno anche alla Storia. Egli si rese conto di come questa non potesse essere descritta da un solo tempo, ma che fosse rappresentabile solo attraverso la moltitudine di innumerevoli tempi. La relazione tra passato e futuro era perciò a sua volta oggetto di mutamento, di una differente percezione e di una mobile posizione dell osservatore della storia stessa. Secondo Leibniz l intero mondo futuro è insito e perfettamente 16 Koselleck Futuro passato. Per una semantica dei tempi storici, Clueb,

16 prefigurato in quello presente 17. La prefiguralità, infatti, basandosi su prognosi e diagnosi, permetteva l inserimento del passato nel futuro. Kosellech individua nella storia un punto preciso di rottura. La Rivoluzione francese impone un cambiamento prospettico, un accelerazione in virtù della quale il proprio tempo presente si distingue da tutti gli altri tempi pur essendo a questi strettamente collegato 18. Il tempo accelerato, ossia la nostra storia, abbrevia gli spazi di esperienza, li priva del loro carattere definito, della loro stabilità mettendo in gioco elementi ignoti. Proprio a causa della complessità di questi fattori sconosciuti, anche il presente si sottrae alla nostra esperienza, allargando il suo orizzonte oltre il presente stesso. Per riuscire a rendere concreta l idea del cambiamento dentro la storia stessa Kosellech si serve del concetto di transizione 19. Essa rivela come la differenza che divide il proprio tempo da quello futuro, l esperienza passata e presente dall attesa dell avvenire, impregna il nuovo tempo della storia. Si avverte così che i tempi storici hanno subito cambiamenti ritmici, che tutto si muove, cammina in avanti 20, a tal punto da tendere all attesa del futuro. La diagnosi del tempo nuovo e l analisi delle età passate corrispondono, anche se sono sempre mediate dal periodo che si vive 21, dall attualità, che a sua volta acquista evidenza solo nel confronto con un prima e con un dopo. Come non pensare alla struttura generazionale, al suo essere contemporaneamente parte e tutto, forma mediata di un movimento spazio-temporale continuo in grado di autodefinirsi. Sempre in bilico tra identità ed identificazione, tra passato e futuro. L orizzonte di aspettativa di un tempo prossimo si incorpora nel presente spazializzato dall esperienza. Nasce la possibilità di parlare di un tempo nuovo capace di condensare in un unico termine diverse direzioni. Due tempi differenti in unico ritmo, un contrappunto di melodie separate ma amalgamabili. La Storia diviene il luogo di tutte le possibili storie, come la Generazione quello di tutte le possibili generazioni passate e future perché esse vivono in uno spazio di esperienza comune, che è però spezzato e segue prospettive diverse a seconda della generazione del presente. 17 Leibniz Saggi filosofici e lettere. 18 Pare che la nostra età ci porti da un periodo che sta finendo ad un altro, nuovo e non poco diverso Humboldt, (Das achtzehnte Jahrhundert,) in Werke, Darmstadt, Anche Humboldt, quando descrivere il cambiamento storico del secolo diciannovesimo, lo fa attraverso il concetto di transizione. 20 Possibile definizione di Progresso, da Pro= avanti e gressus= passo, part. Pass di gradi( camminare) 21 Kosellech, Futuro passato, per una semantica dei tempi storici.clueb,2007. L autore indaga il modo in cui in un certo presente le dimensioni temporali del passato e del futuro si rapportino una all altra. E traduce tale composita relazione in Tempo dell esperienza e spazio dell aspettativa: entranbe queste forme colgono il vero tempo storico. 16

17 Tutto questo mostra come la mutevolezza ontologica delle generazioni si rappresenta come autofondativa al suo interno, misura del suo tempo temporalizzato e del suo spazio individuato ed eterodefinita al suo esterno. Sarà il proprio passato, ovvero ogni passata generazione, così come il proprio futuro, ovvero ogni futura generazione a definirla tale. Generazione presente, praesum 22,come innanzi,, ma soprattutto come dono ovvero come ciò che è posto innanzi. Il presente infatti, come sostantivo, è traducibile in cosa che è posta innanzi, tra il tempo futuro ciò che è per essere 23, ed il passato 24 ciò che è stato di passaggio. 22 Etimologicamente composto da Prae=innanzi e Sum= sono, nella forma del sostantivo vale come dono. 23 Dal latino futùrus participio futuro di fùo( forma arcaica sostituita èpoi dal verbo sum) e traducibile con che sarà, che è per essere 24 Participio passato di passare. 17

18 1. GENERAZIONE Ogni cosa mutevole ha in sé la misura del proprio tempo. Herder Il termine generazione( dal verbo γίγνόμαι) può essere definito come un concetto polisemico a partire dalla sua stessa essenza etimologica. Esso si riferisce contemporaneamente alla duplicità del generare e dell essere generati. Nella lingua greca 25, ed è Aristotele a mostrarcelo 26, era possibile dividere il generabile ( ) ovvero il potenzialmente generabile, dal generato ( 28 ), ovvero dal fatto. Nello stesso modo, anche in latino era possibile mantenere divise le due sfumature riguardanti il momento potenziale /dinamico generatio-procreatio, dal momento statico del già avvenuto huius aetatis homines (generazione presente 29 ). Nella lingua italiana invece il termine generazione subisce una traslazione di significato, passando ad indicare non tanto una soggettività in potenza quanto quella in atto. Come dire che l attenzione si sposti inevitabilmente dalla dinamica alla statica, sovrapponendo due accezioni che etimologicamente continuano a convivere ma non sono tra loro del tutto identificabili. Da subito perciò appare chiara la natura paradossale del termine generazione e di come questo si collochi in un orizzonte dissimmetrico che impone una pluralità di prospettive e di indagini. Allo stesso tempo siamo consapevoli di come l indeterminatezza definitoria e la mutevolezza eccessiva mal siano sopportate dal diritto che per auto salvarsi interviene sempre in operazioni di semplificazione. Per cui da un lato il diritto si muoverà verso la fissazioni di status e l organizzazione di elementi spazio temporali, ma dall altra, quasi 25 Emile Benveniste, Vocabolario delle lingue indoeuropee, Torino, Einaudi, 1976, Il senso della radice gèn non indica solo la nascita fisica, ma anche la nascita come fatto sociale. 26 Aristotele parla anche di generazione 27 Aristotele, Fisica, 201 a ciò che è generato, i fatti. Aristotele, Fisica, 196 b Entrambi i termini rientrerebbero nel più ampio concetto di hominum genus (genere umano) Ricostruzione presentata da M. Luciani in Generazioni future, spesa pubblica e vincoli costituzionali, in Atti di Parma 18

19 specularmente, il concetto generazione sfuggirà ad una definitiva definizione e si ridisegnerà continuamente lungo tre linee tra loro connesse, ovvero tempo, spazio ed identità. Per cui, nonostante il necessario lavoro di generalizzazione e semplificazione del diritto, esisterà sempre una quota di imprevedibilità, uno scarto tra generazione definibile dal diritto e generazione potenzialmente storicizzabile. Ovvero uno scarto tra tempo della vita e tempo del mondo. 1.1Tempo spazio identità :gli a-priori del sistema Il mondo come luogo d essere del diritto e dei suoi soggetti è reso possibile da un sistema di a-priori (tempo, spazio, identità), ossia da forme vuote in attesa di essere animate da forme specifiche e da soggettività esistenti. Perciò l essere, attraverso la sua venuta al mondo, il suo farsi mondano, rende riflessivamente se stesso, gli oggetti e gli eventi possibili. Il loro ob-iettivarsi infatti li getta nel mondo, li approssima tra loro e li immette in categorie proprie di un sistema soggettivamente individuato. Tempo, spazio ed identità rappresentano perciò le tre categorie primarie e provvisorie su cui si stabilirà la definizione di una generazione. Come ogni costrutto però, come ogni artificio costituito esso incorre però in paradossi. La stabilità della definizione dell identità generazionale infatti sarà tanto più stabile quanto più i suoi elementi costitutivi si faranno mobili. Ma l aver scelto un senso, una direzione ed averla estesa a tutta la linea dei punti ordinari che ne dipendono, creerà necessariamente forzature e parzialità. L als ob del diritto non è privo di artifici, spesso necessari, a volte utili, ma comunque parzializzanti. Il diritto sceglie infatti un punto di osservazione(una direzione) e su quelle costruisce il suo sistema, fingendo che la direzione sia unica. In una parola: decide, ovvero recide tutte le possibilità e ne sceglie una. Il problema è che la stessa direzione, così come il senso non sono mai univoci ma hanno la caratteristica di andare in due sensi contemporaneamente e di rendere impossibile un identificazione 30.E non è un caso che questa definizione sia quella che Deleuze attribuisca al paradosso, ossia quella di essere contro la doxa. Di paradossi infatti è intriso il diritto, che dopo aver scelto, deciso una direzione e previsto un esito, si scontra con la realtà che non è quella 30G. Deleuze, Logica del senso, Milano, Feltrinelli, 2011, p.72 19

20 di avere un altra direzione, ma di contenere in se inseparabili sempre le due direzioni, due sensi a un tempo, in un passato futuro infinitamente suddiviso ed allungato 31. Cercheremo allora di seguire l autoinganno del diritto, ovvero il suo sistema di auto salvarsi contro paradossalità ineliminabili: prima tra tutte quella di governare il mondo, le generazioni, essendone a sua volta governato. 31 G. Deleuze, Logica del senso, Milano, Feltrinelli, 2011, p.74 20

21 2. IDENTITA La scomposizione interna del termine Generazione rende conoscibile la relazione Generazione/ Generazioni. Esse infatti non esistono in natura ma solo perché una è posta di fronte all altra, in opposizione all altra. Si è perciò una generazione indipendentemente da una altra, in quanto si dipende dall altra. L appartenenza ad una generazione perciò non è descrivibile fuori dal gioco della relazionalità, così come l identità generazionale non è definibile se non sulla base di una struttura provvisoria. Una generazione si potrà dire presente quando sarà capace di differenziarsi tanto dalla generazione precedente quanto da quella successiva. L identità perciò è tanto più stabilmente definibile quanto più legata alla propria temporale provvisorietà ed alla propria differenza. Anzi, ciò che accomuna tutte le generazioni e le fa assomigliare tra loro è esattamente ciò che le divide. Le singole identità generazionali si assomigliano, si equivalgono ma senza essere tra loro omogenee: esse infatti non subiscono una completa identificazione. Perché se è vero che con la somiglianza le identità si avvicinano tra loro procedendo una verso l altra, altrettanto vero è che esse non si sovrapporranno mai del tutto, non si identificheranno mai completamente. Rimarrà sempre uno scarto tra tempo, spazio ed identità mutevole. L identificazione infatti ci riporta ad una duplice ambivalenza. Da una parte esprime la volontà di voler appartenere al tutto, dall altra la necessità di un controllo esterno del sé. La singola generazione vuole definirsi Generazione ( ovvero appartenente al genus 32 che accomuna tutte le generazioni) senza rinunciare alla specificità della propria cosciente singolarità. Forse un modo corretto per descrivere il complesso sistema identitario delle generazioni è proprio quello di ripartire da una parola chiave: Analizzando l etimologia del termine lo troviamo composto da due parti: 32 Aristotele si domanda come sia possibile che il genere e la differenza diano luogo ad un unità: la definizione ha carattere di unità, infatti si riferisce alla sostanza che è una e determinata; è il medesimo oggetto espresso secondo due punti di vista diversi. Questo perché il genere non può esistere in modo assoluto, il suo modo peculiare di esistere è essere materia della specie. 21

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