Napoli centrale. denuncia: «La camorra ostacola la nostra rivoluzione ambientale». Il vicesindaco

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1 CON TSUNAMI NUCLEARE + EURO 10,00 CON LE MONDE DIPLOMATIQUE + EURO 1,70 SPED. IN ABB. POST. - 45% ART.2 COMMA 20/ BL 662/96 - ROMA ISSN ANNO XLI. N DOMENICA 26 GIUGNO 2011 EURO 1,30 Napoli centrale Una strategia per destabilizzare la nuova giunta: bande che bruciano i rifiuti e minacciano gli addetti alla raccolta. La procura apre tre inchieste. De Magistris I BENEFICIARI denuncia: «La camorra ostacola la nostra rivoluzione ambientale». Il vicesindaco DEL CAOS Sodano al manifesto: «Alcune lobby assoldano manovalanza criminale» PAGINE 4,5 C Guido Viale hi, per propria ammissione, fa una «porcata» è un porco (soprattutto se la porcata è una legge elettorale che priva il popolo della propria sovranità). Il ministro Calderoli sta dando attuazione al ruolo che si è autonomamente assunto bloccando il trasferimento dei rifiuti che ingombrano le strade di Napoli in altre regioni. Non tutte: mentre Toscana, Emilia e Puglia, che si sono dichiarate pronte ad accoglierli - temporaneamente, e per solidarietà - non possono riceverli, Padova, cioè il Veneto, che ovviamente è contrario, ma dove è in progetto, contro gli impegni dell amministrazione e la volontà popolare, la costruzionedi unaquarta lineadi uninceneritore che ne doveva avere solo due, accoglie e brucia da tempo parecchi rifiuti di provenienza campana a 200 euro la tonnellata. Quello che il ministro Calderoli cerca di promuovere dal suo scranno romano, tenendo sotto tiro la mummia di Berlusconi, è il caos a Napoli e uno scacco del suo nuovo sindaco, per compensare gli smacchi subiti dalla Lega nei «territori» che considera suoi feudi. Non ci riuscirà. Intanto, i rifiuti bruciati nelle strade di Napoli sono a tutti gli effetti rifiuti «speciali»: quelli che possono viaggiare per tutta l Italia senza accordi tra le regioni, come da tre decenni viaggiano i rifiuti industriali e ospedalieri con cui le regioni della «Padania» hanno riempito e devastato i suoli e i corsi d acqua della Campania (e di molte altre regioni del Mezzogiorno). Qualcuno, al Tar del Lazio dovrà pur accorgersene. Poi De Magistris ha dalla sua, oltre a una straordinaria mobilitazione popolare, che lo aiuterà a venir a capo del problema, la voce di Napolitano. Contro di lui ci sono,nell immediato, Governo e camorra, impersonata, per l occasione, dalle bande di ragazzi che impediscono la raccolta dei rifiuti e che li vanno a sparpagliare nelle strade e nelle piazze che sono state appena ripulite. Un po più defilate, ci sono Regione e Provincia, che non fanno niente per trovareunosfogoairifiutiraccolti, di cuihannoper legge la responsabilità; una responsabilità che il Comune di Napoli invece non ha e non può avere. Ma la fila dei beneficiari del caos è molto lunga, e non finisce né a Napoli né in Campania. Intanto c è A2A, azienda di Milano e Brescia, che gestisce - controvoglia: glielo ha imposto Berlusconi - un ferravecchio: l inceneritore di Acerra, che funziona a metà, e male, un giorno sì e l altro no. Poi c è Impregilo - sede sociale a Sesto San Giovanni,provincia di Milano - che l ha costruito e che ha riempito la Campagna con 8 o 10 milioni di tonnellate di ecoballe indistruttibili, con l intento di lucrare sugli incentivi concessi all incenerimento. CONTINUA PAGINA 5 DIRITTI GAY Matrimoni gay si può, la rivoluzione di New York E ntro trenta giorni, quando entrerà in vigore la legge approvata nella notte di venerdì, anche gli omosessuali di New York potranno sposarsi. La comunità Gay-lesbian-bisexual-transgender (Glbt) della Grande mela ha festeggiato ieri l approvazione della norma che allarga i diritti civili tra urla, abbracci, brindisi a base di birra e champagne, e un frenetico agitarsi di telefonini e palmari con cui celebrare anche virtualmente la notizia. Qualcuno ha annunciato il fidanzamento proprio mentre le luci dell Empire State Building sfoggiavano i colori dell arcobaleno. Dopo la sconfitta del referendum in California, con la vittoria di New York di fatto raddoppia il numero di americani gay che potrà sposarsi PAGINA 7 NAPOLI: SCRITTE NAZI, SALUTI ROMANI, VOLTO COPERTO E VIA A SEMINARE RIFIUTI/REUTERS LE MANIFESTAZIONI A Milano in 50 mila al primo Pride dell era Pisapia. E a Napoli in piazza con il sindaco PAGINA 7 Il governo vuole la prova di forza contro i No-Tav. Non lasciamoli soli. Per una notte tutti a Chiomonte APPELLO Paolo Ferrero A PAGINA 6 CONTRATTI Cgil al bivio: sarebbe assurdo rinunciare ai referendum Domani sarà il giorno della scelta per il Direttivo della Cgil. E i due nodi all ordine del giorno sono: il voto ai lavoratori e le deroghe. In concreto l organo dirigente del massimo sindacato di classe italiano dovrà decidere se firmare con Marcegaglia, Bonanni e Angeletti. Dopo i referendum popolari di giugno, stavolta si rischia un passo indietro sulla democrazia nei luoghi di lavoro SERVIZIO PAGINA 6 MOVIMENTO Cultura, dopo il Valle si ferma anche il Macro Gli artisti, i curatori di mostre, i direttori e i lavoratori di musei raccolti dall associazione «Occupiamoci di contemporaneo» si mobilitano a difesa del futuro del museo di arte contemporanea di Roma. Chiedono più fondi alla cultura e democrazia partecipativa nella sua gestione. Gli intermittenti dello spettacolo che da dodici giorni occupano il teatro Valle hanno fatto scuola. SERVIZIO PAGINA 6 VOI SIETE QUI Sì, c è da essere storditi Alessandro Robecchi Giuliano Ferrara, uomo di potere fin dalla culla, si dichiara «stordito». Stordito dal silenzio dei direttori dei grandi giornali sullo scandalo increscioso delle intercettazioni che loro stessi pubblicano. Segue il tradizionale pippone sulla privacy e sulle mascalzonate della magistratura, che spunta sempre quando la privacy violata è quella dei potenti, di cui Ferrara si sente, per vari motivi, storia, tradizione e complicità, parte integrante. In effetti sì, siamo indignati anche noi. È ora di dirlo chiaro e tondo, ci uniamo all indignazione stordita di Ferrara. È uno scandalo, una cosa inaccettabile, che la signora Prestigiacomo diriga le politiche ambientali del paese. Una che pare (al telefono con Bisignani) più preoccupata della sua visibilità che del dissesto idrogeologico, più angosciata da «Mara», altra ministra, poveretti noi, che dai problemi ambientali. È uno scandalo che il direttore generale della più grande azienda culturale del paeseparlidi Santoro con tonida raffinato hegeliano, dicendo cose come «Je stiamo a spacca er culo. So arrapato come na bestia». Che l amministratore delegato delle Ferrovie telefoni col cappello in mano, che la Santanché si faccia strada grazie alle spinte e alle conoscenze, che il nuovo che avanza, tipo Montezemolo, baci la pantofola per questa o quella fiction da sbloccare. La ministra Gelmini che definisce «un cretino» Cicchitto ci può anche stare, è il fatto che sia ministra che stordisce. La triste farsa del berlusconismo, la putrefazione della destra italiana, sono lì da leggere e da sfogliare. È comprensibile che Ferrara, che ne è stato cantore, teorico, portavoce e devoto seguace si secchi. Ma la vera questione è un altra: è che gente come Prestigiacomo, Gelmini, Masi, Letta e su su fino al conducator latin lover che ci ritroviamo, e traffichini, furbetti, affaristi e Frattini vari governino il Paese. I risultati, del resto, si vedono. Dov èlo scandalo: chesivioli laprivacy della classe dirigente o che la classe dirigente sia questa accozzaglia di gaglioffi? In effetti, sì, c è daessere storditi.

2 pagina 2 il manifesto DOMENICA 26 GIUGNO 2011 la giornata O la Borsa o la Vita. Basta ricatto del debito sovrano Tonino Perna I l debito è stato lo strumento principe che ha permesso,dalla fine degli anni Settanta del secolo scorso, di continuare a crescere superando i limiti strutturali di questo modo di produzione capitalistico. È stato grazie al processo generale di indebitamento degli Stati,delle famiglie e delle imprese- se i paesi occidentali (ad eccezione del Giappone) hanno potuto rimandare di ben trent anni la crisi da sovraproduzione e la conseguente, inevitabile stagnazione economica. È stata la prima volta, dalla nascita del capitalismo industriale, che sono state infrante tutte le teorie sul ciclo economico da Schumpeter a Kalesky a Kontradieff con una crescita economica che in occidente, con brevi interruzioni, è durata dalla fine della seconda guerra mondiale alla crisi finanziaria del , ed alla conseguente «Grande Recessione» odierna, come la definisce il Nobel Paul Grugman. Adesso, è arrivato il tempo di pagare il conto di questa crescita «drogata» e di ridurre drasticamente il processo di indebitamento, a partire dal debito pubblico. Ma, i debiti non sono uguali per tutti. Lo sappiamo bene. Ci sono piccole e medie imprese che sono fallite acausadiun altoindebitamento, eci sono grandi imprese che ancora distribuiscono utili agli azionisti malgrado un indebitamento spaventoso che sfiora il fatturato annuo. Così, ci sono Debiti Sovrani- i debiti dello Stato- cherischianodifarfallire grandie piccoli paesi europei, mentre gli Usa - il paese più indebitato al mondo, con un debito pubblico che ha raggiunto i miliardi di dollari, pari al 95% del Pil- non è chiamato a risponderne (finché ifondi Sovrani cinesi continueranno a comprare titoli di Stato a stelle e strisce). I paesi del Sud Europa appartenenti all area Euro, insieme ad Irlanda e Belgio, rischiano il default se non decideranno drastiche misure di tagli alla spesa pubblica, abbassamento dei salari, licenziamento dipendenti pubblici,ecc. È il ricatto dei Mercati Finanziari, veri e propri usurai che si gettano sul corpo della vittima per spremerlo fino a portarlo al suicidio. La Grecia, piccolo e affascinante paese, con soloil 2% dellapopolazione e meno del 2% della ricchezza prodotta nella UE, sta diventando la «pietra d inciampo», il punto di svolta di tutta la costruzione istituzionale europea. La Commissione Europea si riuniràil 2 Luglioper deciderese concedere una ulteriore tranche dei 110 miliardi di euro per salvare il paese dal default. In cambio Bce e Fondo monetario internazionale chiedono una micidiale cura dimagrante allo stato greco, la svendita del patrimonio naturale e storico, tagli pesanti alla spesa sociale, riduzione dei dipendenti pubblici, ecc. Una terapia d urto inutile e disastrosa. Inutile, in quanto la Grecia non potrà mai restituire questo prestito, visto che per piazzare i suoi Bot è arrivata a pagare un tasso di quasi il 30% a due anni, e visto che Le grandi banche d investimento hanno procurato la crisi debitoria e devono pagarla loro. Chi a sinistra non lo capisce, finirà come Zapatero e Papandreou MADRID, MANIFESTAZIONE IN FAVORE DELLA TOBIN TAX/REUTERS con queste misure draconiane il suo Pilsistima che cadrà del 4-5% annuo nei prossimi tre anni. In breve, con queste ricette avvelenate la Grecia si troverà con un rapporto Debito/Pil ancora più alto di quanto non sia oggi. Per farvi fronte dovrà mettere all asta un intero paese, dalle sue isole sull Egeo al porto del Pireo (in parte giàcomprato dai cinesi), aquello che resta della sua struttura produttiva. E non basterà. Di contro, se non accetta queste misure/ricatto imposte dalla UE e dal FMI dovrà uscire dall Euro, ritornare ad una dracma che sarà fortemente svalutata e produrrà una spirale inflazionistica. Stessa sorte toccherà agli altri paesi Ue del sud Europa, nell ordine: Portogallo, Spagna ed Italia. La Germania non vede di buon occhio questa possibile uscita dall Euro dei paesi sud-europei, sia per una concorrenza sui prezzi di monete svalutate, sia perché come ha scritto Romano Prodi «la Germania è troppo grande per l Europa, ma è troppo piccola per l economia-mondo». Inoltre, se la Grecia fallisce sono proprio le banche tedesche le prime a pagare lo scotto. Se non si capisce che la questione del «debito pubblico», non è un problema tecnico per specialisti, ma una questione politica di prima grandezza, una questione di rapporti di forza, allorail destinoperle popolazioni del sud Europa è segnato. Sia che si rimanga nell Euro pagando un enorme costo sociale, sia che se ne esca, sono i lavoratori, i giovani, i disoccupati, ed anche il ceto medio, che ne pagheranno le conseguenze. A questi dictat dei «mercati finanziari» e delle istituzioni internazionali (Bce, Fmi, ecc.) esiste una alternativa. I paesi del sud-europa, insieme all Irlanda ed al Belgio, rappresentano la metà dei paesi aderenti all Eurozona (se non consideriamo i piccoli paesi come Malta, Cipro e la Slovenia). Avrebbero pertanto un peso non indifferente se agissero insieme, individuando una piattaforma comune che consenta la ristrutturazione dei debiti sovrani. Certo, qualche istituto finanziario dovrà rimetterci qualcosa, qualche titolo bancario subirà uno scivolone in Borsa, ma salveremmo la qualità e la quantità della vita di oltre 130 milioni di cittadini europei. Non solo. Questa è l occasione per rilanciare la Tassazione delle Transazioni Finanziarie (Ttf). In tutto il mondo occidentale sta montando una campagna per la Ttf, che si chiama Robinhood tax, nei paesi anglosassoni o campagna dello 005 che è partita in Italia ed ha già raccolto il sostegno di insigni studiosi, intellettuali e varie associazioni, a partire da quelle cattoliche. Con una TTF di solo lo 0,05%, secondo uno studio coordinato da Leonardo Becchetti (Università Roma 2) si otterrebbe un gettito di 210 miliardi l anno che potrebbe non solo risanare i conti, ma rilanciare una politica sociale che è urgente in tutta l Unione Europea. Gli «indignatos» di tutta l Europa mediterranea chiedono a gran voce proprio questo: che si scelga tra la Borsa e la Vita. Se la crisi debitoria l hanno procurata gli hedge fund, le grandi banche d investimento, che la paghinoloroe nonla gente. Se le forzepolitiche della sinistraitaliana non lo capiscono faranno la fine degli Zapatero e dei Papandreou, tanto da farci rimpiangere Tremonti. Non basta cacciare Berlusconi se non si imboccala stradadell alternativaaquesto modello economico e sociale ormai fallito. Primarie più piazza uguale coalizione Daniela Preziosi SINISTRA Dal gazebo al programma Il tiro incrociato di Di Pietro e Vendola sul tema delle primarie ha innervosito più di qualcuno al Nazareno, la sede nazionale del Pd. Dove venerdì si è messa in moto la riforma della consultazione ai gazebo. Che sarà prima discussa dai circoli, poi dalla conferenza di organizzazione d autunno, infine approvata dall assemblea nazionale. Fra i democratici ora ferve il dibattito sulla chiusura del voto ai soli militanti per eleggere i segretari regionali. Ma l elezione del leader nazionale resta immutata, e cioè aperta a tutti gli elettori (con la motivazione che il segretario è anche candidato premier della coalizione). Anche senza albo degli iscritti, contro il quale i veltroniani hanno fatto un efficace fuoco preventivo. In ogni caso prima dell approvazione delle nuove regole, Bersani non potrà convocare le urne per la premiership. E invece Di Pietro e Vendola chiedono di accelerare i tempi per tutto: programma, coalizione e scelta del leader. Per l ex pm il Pd deve «assumersi la responsabilità di presentare un progetto» e a convocare subito i partiti. Per il presidente della Puglia invece una riunione fra segretari sarebbe una scelta troppo di Palazzo. «Dobbiamo dare segnali all altezza dell attesa che si è creata nel paese. Si tratta di costruire anche momenti simbolici. Tanta Italia ci guarda con molta speranza e qualche ansia. Dobbiamo continuare a farla sentire protagonista, chiederle di aiutarci a scrivere l agenda del cambiamento», ha detto Vendola ieri al manifesto, dettagliando la sua proposta di «primarie di programma». Incontri su temi, dunque, aperti ai cittadini e ai protagonisti delle battaglie: scuola, università, precari, lavoro. E dette così, potrebbero non dispiacere a Bersani. SINISTRA-SINISTRA E la Federazione giurerebbe fedeltà Le «primarie di programma» avrebbero anche il pregio di blindare il fianco sinistro della coalizione. E cioè di vincolare alla fedeltà anche la sinistra della Federazione (Prc più Pdci), sospettata numero uno di tradimenti nel caso - altamente improbabile - che i suoi voti risultassero determinanti per la nuova maggioranza. «Siamo totalmente d accordo con le primarie di programma», spiega Paolo Ferrero. «L opposizione a Berlusconi non la fanno solo i partiti ma anche un pezzo di società italiana. Quindi la costruzione del programma della futura coalizione non può che avvenire con questi stessi soggetti. Allora dico: il Pd, il partito più grande, convochi un tavolo dove si stilano quei punti fondamentali che ci uniscono. Dove ci sono dissensi, chiamiamo i nostri elettori a votare. Aprire un simile processo di partecipazione popolare già di per sé sarebbe una potentissima riforma dei partiti». «Quanto a noi della Fds, anche se sconfitti sui singoli punti, ci impegneremmo a rispettare la volontà popolare e, pur non entrando nell esecutivo, ne assicureremmo la nascita. Anche su un programma che non condividiamo». Anm, buone ragioni, mali depositi Federico D Ambrosio INTERCETTAZIONI Fra nuovo bavaglio e pioggia di tabulati È difficile che la legge sulle intercettazioni agitata dal ministro (uscente) della Giustizia Angelino Alfano e reclamata a gran voce da tutto il Popolo della libertà alla fine si faccia davvero. Da tempo la maggioranza non è più in grado di decidere su nulla e sarebbe curioso che il Partito democratico si intestasse proprio ora un bavaglio condiviso. Per evitare equivoci, ieri Pier Luigi Bersani ha sottolineato che neanche un eventuale ricorso al testo Mastella è accettabile per i democratici: «Sarebbe un passo indietro». Eppure mai come ora il fronte critico con la pubblicazione di intercettazioni irrilevanti si è ampliato. La stessa Associazione nazionale della magistratura, che è sulla linea del «no e basta», ammette che la pubblicazione di tanti atti andrebbe regolamentata. «Dobbiamo ribadire il no alla strumentalizzazione da parte di taluni esponenti della politica, è inaccettabile che il tema più rilevante diventi nuovamente quello delle intercettazioni», dice il segretario dell Anm Giuseppe Cascini. Ma poi aggiunge: «Siamo favorevoli ad un intervento che regoli le modalità di diffusione di intercettazioni non rilevanti, anche se consideriamo in contrasto con il diritto di informazione qualunque intervento che limiti la libertà di stampa». «La priorità - ha spiegato il presidente Luca Palamara a margine della convocazione del comitato direttivo centrale per discutere il caso Papa - non può essere questa, ma deve essere mettere al centro la drammatica situazione degli uffici giudiziari». MAGISTRATI Le toghe perplesse sulla linea di JHW La verità è che anche le correnti di sinistra dell Anm hanno sempre guardato con sospetto alle inchieste che negli anni ha prodotto John Henry Woodkock prima a Potenza e poi a Napoli. Intanto perché non condividono quella che il magistrato napoletano considera la corretta interpretazione del diritto: mettere immediatamente a disposizione delle parti - e quindi fatalmente anche della stampa - tutte le intercettazioni fatte, rilevanti o irrilevanti che siano ai fini dell ipotesi di reato ammessa dal gip (che nel caso della P4 è molto meno esteso di quello proposto dai pm che chiedevano arresti per l'associazione per delinquere). Altri uffici inquirenti, pur duri con la politica, si regolano in altro modo. Ma la questione è complicata. E anche l udienza-stralcio - lo strumento già esistente, ampiamente condiviso a sinistra durante la quale si possono eliminare le intercettazioni che non hanno rilevanza - non è che si sia dimostrato particolarmente efficace. L unica volta che, nel caso dell inchiesta milanese sulle scalate bancarie, il gip dispose l udienza stralcio con la presenza degli avvocati, le intercettazioni finirono sui giornali mentre la discussione in aula era ancora in corso. Anche quelle con i politici. Carceri, la Cei con Pannella: «Amnistia» Eleonora Martini Detenzione e tortura C è chi lo candida senatore a vita e chi lo vuole a Stoccolma per il Nobel della Pace. Ora che la lotta nonviolenta di Marco Pannella ha richiamato l attenzione di pubblico e istituzioni bucando, anzi bypassando, la cortina di ferro dell informazione di massa, da destra a sinistra tutti guardano al dito ma pochi ancora alla luna. Come invece hanno fatto ieri i vescovi italiani dando ragione all anticlericale per eccellenza e sostenendo per bocca di Giancarlo Bregantini, presidente della commissione Cei per i problemi sociali la proposta Radicale dell amnistia come «il primo strumento contro il sovraffollamento delle carceri, che sono invivibili». Riempite per altro al 31% da consumatori di droghe e da piccoli spacciatori. E oggi i Radicali scenderanno in piazza contro «le condizioni di tortura delle carceri», in occasione della Giornata indetta dall Onu contro il reato che in Italia inadempiente dal 1988 al diritto internazionale non esiste. Malgrado un odg di Rita Bernardini (al 21esimo giorno di sciopero della fame) approvato di recente che obbliga il governo a introdurre il reato di tortura nel nostro ordinamento giuridico. Giovanardi sordo Certo, la lettera di Giorgio Napolitano che ha promesso di sollecitare un intervento immediato sul problema delle carceri ha convinto Marco Pannella a desistere, almeno per il momento, dallo sciopero della sete, senza però smettere il lungo digiuno che sostiene dal 20 aprile scorso. E fa ben sperare anche l impegno del presidente del Senato Schifani ad aprire subito un grande dibattito parlamentare sulla proposta di amnistia con la quale si potrebbe far ripartire il sistema penale italiano da una condizione di legalità costituzionale e internazionale. Una discussione dalla quale, sperano i Radicali, «deve venir fuori qualcosa di concreto». Ma c è chi il messaggio di Pannella proprio non riesce a capirlo, come dimostrano le parole di ieri del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi che, anticipando il Rapporto al Parlamento sulle politiche antidroga (martedì prossimo a Palazzo Chigi la presentazione) attacca «gli antiproibizionisti di casa nostra» e si vanta di aver ottenuto con la sua politica puramente repressiva «risultati assolutamente positivi», con «il calo dell uso di droghe in Italia». Spara, il sottosegretario, di aver portato l Italia ad «essere, sul tema, Paese leader nel mondo» e annuncia che a metà luglio firmerà a Washington un accordo con gli Usa per la lotta alle tossicodipendenze sulla «linea italiana fatta propria dalla comunità internazionale». Sarà, ma agli atti dell Onu c è già la parola di Kofi Annan e altre grandi personalità che un mese fa hanno dichiarato il fallimento del proibizionismo. Sulla diminuzione del consumo di droghe, poi, già rivendicato lo scorso anno da Giovanardi, i dati vennero smentiti da Antigone, Forum droghe e Cnca (che domani presenteranno il loro secondo Libro bianco sulla legge Fini-Giovanardi). Se solo la relazione del sottosegretario potesse essere discussa dal Parlamento stesso, che invece funge solo da ufficio deposito, come ha chiesto ieri Donatella Poretti, la soluzione carceri sarebbe forse più vicina.

3 DOMENICA 26 GIUGNO 2011 il manifesto pagina 3 I cattocomunisti di Cuba Maurizio Matteuzzi Egitto, il vecchio che avanza Michele Giorgio Grecia, il calcio nel fango Nicola Sellitti Coi ribelli le stelle del football Diego Percassi Flotilla, la speranza è salpata Mi. Gio. Una strana protesta Quando c è di mezzo Cuba, niente va bene. Qualcuno ricorderà la storia dei «prigionieri politici» o «detenuti di coscienza», o «mercenari al soldo dell impero» secondo lo standard cubano. Un macigno sulla strada delle riforme. Un macigno rimosso dopo gli incontri fra il presidente Raul Castro e il cardinale Jaime Ortega, con la mediazione di Miguel Angel Moratinos, allora ministro degli esteri del governo socialista di Zapatero. Un negoziato partito per ottenere la liberazione di 26 «detenuti politici infermi», poi esteso a una cinquantina e infine a «tutti». A scaglioni, furono 127 a uscire di galera. Dopo un ultimo ostacolo. Il governo cubano sembrava porre la condizione che tutti i 127 andassero in esilio, in Spagna come prima tappa e poi dove volessero. Pioggia di critiche sul governo cubano che obbligava i detenuti al destierro, l esilio. Eppure ci fu una parte di quei il 10% - che pretese di restare a Cuba e continuare da lì a portare avanti la loro «opposizione» al castrismo e al socialismo. Poi venne fuori che non c era nessun ordine di destierro e che chi voleva poteva restare. La conferma è insospettabile: viene da Laura Pollan, portavoce delle Damas de blanco e moglie di uno dei 12 dissidenti liberati che decisero di non partire: «Nessun obbligo di abbandonare il paese, chi sostiene il contrario mente», ha detto al corrispondente della Bbc all Avana Fernando Ravsberg. Parole confermate da un comunicato ufficiale della chiesa cattolica cubana. Però si tratta di Cuba. Quindi adesso sta montando l accusa alla gerarchia cattolica cubana di «cospirare» con il governo comunista cubano e il governo (ancora per poco) socialista spagnolo per «costringere» gli ex-detenuti politici all esilio. Insomma un complotto catto-comunista. Fernando Ravsberg racconta nel suo blog di essersi incontrato da poco alla Puerta del Sol di Madrid con Orlando Fundora, uno dei più noti fra i dissidenti liberati, e sua moglie. Entrambi, dice, si sono lamentati moltissimo delle loro condizioni di vita in Spagna, e perfino dell alimentazione («mangiavamo meglio a Cuba»). Fundora e signora hanno confessato a Ravsberg che avrebbero benissino potuto restare a Cuba e che mai gli è stata posta la condizione dell esilio. Idem per tutti gli altri e le svariate centinaia di famigliari che si sono portati dietro (c era chi aveva incluso nella lista anche lontani cugini, ex-mogli, etc). I 12 che hanno deciso di restare a Cuba hanno potuto tornarsene alle loro case, fra loro alcuni degli oppositori più accaniti, come Oscar Biscet. Però si tratta di Cuba. E allora ecco l esilio ultrà di Miami e il Partido popular spagnolo (il prossimo governo nel 2012) accusare il cardinale Ortega di essere «una pedina» nella mani di Castro e di aver agito senza l avallo del Vaticano (figurarsi). Nessuna riconoscenza umana e politica per l intercessione della chiesa cubana (che di certo non sarà gratis per il regime) e neanche per la mediazione dei socialisti spagnoli, cornuti e mazziati. Fundora l ha detto chiaro a Ravsberg: «il nostro alleato è il Partido popular». Non solo: un altro dei dissidenti cubani liberati, Carlos Martinez Gomez, arrivato in marzo in Spagna con tutta la famiglia, ha intrapreso da ieri uno sciopero della fame per protestare per «le condizioni infra-umane» in cui è costretto a vivere a Malaga. E dire che il povero Zapatero gli ha garantito, come a tutti gli altri, la libertà, le spese di viaggio, un salario per vivere, il permesso di residenza e di lavoro e la possibilità di ottenere la nazionalità in due anni. Però quando si tratta di Cuba... Musulmani e organizzati I nodi dell Egitto post-mubarak stanno venendo al pettine, a cominciare da quello più grosso: l alleanza di fatto tra il Consiglio supremo delle forze armate (Csfa), che controlla il paese, e i Fratelli Musulmani, divenuti negli ultimi mesi i difensori più accaniti della linea conservatrice dei militari su riforme e rinnovamento. Considerati i più organizzati in politica, gli islamisti egiziani, emersi da tre decenni di clandestinità «tollerata» da Mubarak, stanno giocando con intelligenza le loro carte e procedono con il freno a mano tirato incontrando i favori dei generali, alla ricerca di stabilità. La Fratellanza, assieme ai salafiti e altre formazioni islamiste, sono diventati i più accaniti avversari della proposta avanzata da gruppi, partiti e movimenti laici e di sinistra per una riscrittura totale della Costituzione prima delle elezioni legislative. Piazza Tahrir, l alleanza s è rotta L alleanza dei mesi scorsi tra islamisti e progressisti è ormai solo un ricordo. I giovani e gli attivisti della «rivoluzione del 25 gennaio» minacciano di portare in Piazza Tahrir (l 8 luglio prossimo) un milione di egiziani se il Csfa non farà slittare la data delle elezioni in modo da scrivere subito la nuova Costituzione. L attuale legge fondamentale, in parte emendata e approvata nella nuova versione lo scorso marzo con un referendum, continua ad assegnare enormi poteri al capo dello stato e a non garantire completamente i diritti umani e politici. Tuttavia la nuova protesta dei 40 gruppi, partiti e movimenti «rivoluzionari» laici non è tanto contro le forze armate quanto contro la posizione di chiusura degli islamisti. I Fratelli musulmani hanno alzato le barricate contro lo slogan «prima la Costituzione». L obiettivo degli islamisti è conquistare in modo soft il controllo del Parlamento per giocare un ruolo decisivo nella scrittura della nuova Carta. Per questo la Fratellanza ha rinunciato a nominare un candidato alle presidenziali - come chiedeva il Csfa - sapendo che, in ogni caso, saranno decisivi per la conquista della poltrona di capo dello stato. A rappresentare gli islamisti ai vertici dell Egitto però potrebbe essere il liberal conservatore, Mohammed ElBaradei, che dopo aver avviato contatti stabili con i FM ha visto immediatamente salire le sue quotazioni come futuro presidente. Ma quando si vota? ElBaradei propone di tenere le elezioni, come previsto, a settembre e scrivere subito una serie di «principi costituzionali» che garantiscano la laicità di fatto dell Egitto e che l islam rimanga la religione dello Stato (gli islamisti applaudono). La prospettive per la Fratellanza sono talmente promettenti che i suoi vertici respingono qualsiasi dissenso interno, perché «immotivato ed inutile». Hanno espulso Abdel Moneim Abu El Fotouh, un riformista che aveva osato candidarsi alle presidenziali, e condannato la decisione della parte più progressista dei giovani della Fratellanza di presentare un loro partito. Scommesse illegali Presidenti, due ex allenatori, un ex calciatore, due manager e altrettanti scommettitori arrestati in 15 minuti. Il caso calcioscommesse rende ancora più bollente l estate - terribile anche economicamente - in Grecia. L operazione lampo condotta giovedì dai servizi segreti greci (Kyp) tra Atene e Salonicco coinvolge oltre 80 persone e conta dieci fermi. Tra questi, il presidente della Lega calcio greca, Vangelis Marinakis, che è anche proprietario dell Olympiakos Pireo, la Juventus del Paese ellenico. Per il ministro della cultura, Giorgos Nikitiadis, lo scandalo scommesse «è la pagina più nera nella storia del calcio nazionale». In carcere anche i presidenti dell Olympiakos Volos, Achilleas Beos e del Kavala, Stavros Psomiadis, club di A che rischiano la retrocessione. Accusati di aver costituito un organizzazione criminale con capi d imputazione che vanno dall associazione a delinquere, riciclaggio di denaro sporco, corruzione, minacce e detenzione di armi da fuoco. Le scommesse sulle gare truccate, secondo le intercettazioni a disposizione della Magistratura, sarebbero state effettuate su agenzie online in Grecia e in Paesi europei e asiatici. Una bufera che potrebbe ritardare posticipare l inizio del campionato, previsto per il 25 agosto. Dall ottobre 2010 la Procura di Atene cercava di far pulizia nel calcio greco, riuscendo a individuare e mettere sotto torchio le persone già arrestate e incastrate da quaranta mila intercettazioni. L anno prima l Uefa spediva alla Federazione greca un primo dossier con le partite sospette che riguardavano soprattutto gare della serie B. In seguito alla Federazione erano pervenuti altri fascicoli per un totale di 41 partite sospette o corrotte. Tra cui spuntava un Panionios-Dinamo Tbilisi (Uefa 2004). Pare che un sospettato avesse puntato in Asia quasi 4 milioni di euro sul risultato esatto vincendone oltre 21. Il blitz sul calcio marcio in Grecia segue, oltre il caso italiano, anche episodi di tangenti e corruzione in Israele, Corea del Sud. Addirittura campionati come quello norvegese e finlandese, sinora lontani da ogni sospetto. Foto finish Manifestazioni contro gli aumenti CONTRO IL GOVERNO INDIA L'opposizione è in piazza contro l'aumento dei prezzi di carburanti e gas metano deciso dal governo. Una dimostrazione dei nazionalisti hindu del Bharatya Janata Party a New Delhi è sfociata in scontri con la polizia, mentre i comunisti del Cpm hanno bloccato un treno nello stato meridionale del Kerala. FOTO REUTERS Libia, calciatori in fuga da Gheddafi Nella giornata in cui la televisione di stato libica denuncia ancora morti fra i civili causati dai ripetuti Raid della Nato (a Brega sarebbero state uccise 15 persone e oltre 20 ferite), si registrano altre defezioni nei confronti di Muammar Gheddafi. E così dopo quella di ministri militari e diplomatici, è ora la volta del mondo del calcio. Ieri mattina infatti, la notizia è arrivata dalla Bbc ma è possibile vedere anche un video postato su YouTube, diciassette tra le più note stelle del pallone libico hanno deciso di passare dalla parte dei ribelli. Nella clip li si vede arrivare su un torpedone dopo un viaggio durato dieci ore in un albergo a Jadu, una località nelle montagne libiche di Nafusa, una regione che è in mano ai ribelli del Consiglio nazionale di transizione. Fra gli atleti alcuni di loro sono molto noti anche all estero, come il portiere della nazionale libica Juma Gtat, insieme ad altri tre membri della sua squadra, e l allenatore dell Ai Ahly, che è la società più blasonata di Tripoli, Adel Bin Issa. E sono proprio loro a lanciare un appello al Rais: «Se ne vada. Ci lasci costruire una Libia libera». Un operazione, questa che potrebbe avere effetti dirompenti, una sorta di «contromossa di propaganda» contro il colonnello. Ancor più efficace perché viene fatta da «neo» disertori molto conosciuti dalla popolazione. Non a caso i portavoce dei «diciassette» sono le stelle che infiammano le domeniche calcistiche del lungo campionato libico, i nomi più celebri, Gtat e bin Issa che non usano mezze misure: «Dico al colonnello Gheddafi di lasciarci in pace e di permetterci di costruire una Libia libera», aggiungendo un po aggressivi «anzi, spero tutto sommato che lasci proprio questa vita del tutto». E anche la scelta del luogo di questo irrituale ritiro calcistico, le montagne occidentali, non è casuale per gli sportivi che hanno trovato asilo in una delle roccaforti più resistenti dei ribelli. Bin Issa ha poi dichiarato ai microfoni della Bbc che l idea di passare dall altra parte della barricata è stata fatta per «lanciare un messaggio forte» a favore di «una Libia unificata e libera». E c è chi, quasi scherzosamente, legge la mossa anche in chiave campanilistica. Visto che per anni il tecnico di al-ahly, ha visto la sua squadra sconfitta dall altro club di Tripoli, Al-Ittiha - oltretutto di proprietà della famiglia di Gheddafi. È in questo team che ha militato a inizi carriera Saadi, il figlio calciatore del Raiss. Poi finito in Italia nelle file del Perugia, con un breve passaggio - vera meteora - nelle file di Udinese e Sampdoria. Verso Gaza È ufficialmente partita la Freedom Flotilla 2 «Stay Human» contro l assedio di Gaza, dedicata all attivista italiano Vittorio Arrigoni. Una delle due barche francesi è salpata ieri all alba. Con a bordo 40 passeggeri, questa prima nave si incontrerà nei prossimi giorni in un punto non precisato, per motivi di sicurezza, del Mediterraneo con le altre imbarcazioni della flottiglia pacifista. Tutte insieme le navi faranno rotta verso il porto di Gaza city, dove intendono scaricare tonnellate di aiuti umanitari, in particolare materiale scolastico e sanitario, e di sbarcare circa 500 fra attivisti, pacifisti, giornalisti e parlamentari provenienti da decine di paesi. La maggior parte delle navi salperanno da Atene dove, in queste ore, fervono i preparativi con centinaia di persone che seguono riunioni e training di resistenza pacifica al prevedibile blitz della Marina militare israeliana. La giornalista Angela Lano, dell agenzia di stampa Infopal, riferisce dalla capitale greca che le autorità locali usano ogni pretesto ed appiglio per impedire o ritardare la partenza della Flotilla 2. «Alcune barche - scrive Lano, che un anno fa aveva partecipato alla prima Flotilla - sono soggette a "ispezioni igieniche" particolarmente accurate, altre sembra siano state oggetto di "sabotaggi"; altre ancora hanno ricevuto "provvidenziali" denunce e sono momentaneamente bloccate». Nonostante ciò, aggiunge Lano, «l umore dei passeggeri è alto: c è un entusiasmo visibile sia nei giovani sia nei tanti anziani (alcuni ultraottantenni) che saliranno a bordo». Della Flotilla 2 fa parte anche una nave italiana, la «Stefano Chiarini», sulla quale saliranno tra gli altri il vignettista del manifesto Vauro Senesi e il fotografo Tano D Amico. Da parte sua la Marina israeliana è determinata ad intercettare il convoglio che intende violare il blocco navale di Gaza, facendo uso, stando alle dichiarazioni dei comandanti militari, di cannoni ad acqua e armi non letali. Un anno fa nell arrembaggio israeliano della nave «Mavi Marmara», parte della prima Flotilla, furono uccisi nove civili turchi. USTICA-ANNIVERSARIO Memoria e dignità per svelare le menzogne del potere I Daria Bonfietti * n occasione del trentunesimo anniversario della strage di Ustica, stiamo assistendo ad una campagna di provocazioni contro Bologna, le sue Istituzioni e soprattutto contro la verità. Campagna che ha avuto un momento significativo nel «commissariamento», da parte del sottosegretario Giovanardi, della Commissaria Cancellieri con conseguente censura del depliant del Museo per la Memoria di Ustica. Un fatto unico e molto grave contro l autonomia di un ente locale e le sue istituzioni culturali! Ma l obiettivo vero rimane colpire la verità e infatti il dibattito su Ustica viene ributtato indietro di anni, in un tentativo «revisionista» che resuscita vecchie perizie già bocciate: «Il lavorodeiperiti d ufficioè affettodatalie tanti vizi di carattere logico, da molteplici contraddizioni e distorsioni del materiale probatorio da renderlo inutilizzabile ai fini della ricostruzione della verità». Oggi tutto viene riesumato e diviene, proprio con gli stessi protagonisti di allora, perfino tema di un convegno del Pdl. Questo spostare l attenzione, questo far confusione, questo riportare indietro il tempo, è un operazione inaccettabile contro la verità, contro le indagini in corso della Magistratura e contro le regole della convivenza civile. Ma nonostante tutto voglio continuare a parlare con il linguaggio della dignità e della memoria. Della memoria: con il relitto del DC 9 ricostruito all interno del Museo per la Memoria di Ustica, con il quale «dialoga» l installazione di Christian Boltanski, che dà futuro, io credo, al ricordo dei nostri cari, e con tante iniziative dimusica, teatroe poesia che ciaccompagneranno dal 27 giugno fino al 10 agosto. Per non dimenticare. Della dignità: partendo dalla verità giudiziaria consegnataci dal Giudice Priore nel 1999, alla quale sempre mi richiamo, «l incidente è occorso a seguito di azione militare di intercettamento», vogliamo andare avanti, per conoscere gli autori materiali dell abbattimento di un aereo civile in tempo di pace, e per ricostruire lo scenario completo della tragedia. È questa una verità troppo spesso dimenticata, colpevolmente sottovalutata, alla quale Priore era giunto quando gli esperti della Nato, in un confronto reso possibile dall interessamento del Governo Prodi, hanno potuto decrittare dei tabulati radar, dai quali emergeva la inequivoca presenza di diversi aerei attorno al DC 9, oltre alla presenza di una portaerei nel Tirreno. Abbiamo visto rese pubbliche, in questi giorni, quelle pagine in alcune trasmissioni televisive, dopo tanti anni quella ricostruzione genera sempre forti emozioni e incredulità per la rimozione che, purtroppo, si è generata sull intera vicenda. Già dal 2007 la Magistratura ha riaperto le indagini per Strage, anche dopo le dichiarazioni di Cossiga, che chiamano in causa i francesi, ma alle rogatorie nei confronti di Francia, Usa, Libia, Belgio, Germania, inoltrate dai nostri Magistrati, nessuno ha risposto. Non vi è stato alcun interessamento da parte del nostro Governo; giustamente ci si lamenta, nel caso Battisti, per l inosservanza da parte del Brasilealle nostre richieste, mai però il Governo ha fatto sentire analoga contrarietà per l oltraggioso comportamento di paesi amici e alleati in tutti questi anni per Ustica. Nessuna volontà politica chiara, insomma, è stata espressa! Noi stiamo rileggendo molte carte, stiamo trovando nuova documentazione, tutto ci lascia intendere che dell accaduto aveva una certa consapevolezza la classe politica dell epoca. Carlo Luzzati, Presidente della Commissione ministeriale dei Trasporti, a pochi mesi dall evento, in una informativa alministro scrive: «A questo punto ritengo doveroso rappresentare alla S.V. che, a mio parere, l indirizzo delle indagini, ivi compresa la scelta della scala di priorità, per il privilegio delle ipotesi di lavoro, debba scaturire da una valutazione che tenga conto delle ripercussioni che i risultati di tali indagini potrebbero avere su interessi superiori del Paese». Non credo pensasse ad una bomba, evidentemente! Questo era l ordine di grandezza del problema, le ripercussioni sugli interessi superiori del Paese che un azione di guerra aerea nei nostri cieli, avrebbe comportato. Continuo a pensare che l unico interesse superiore del Paese deve essere la verità e per questo continuo questa battaglia, per vedere ripristinati i valori di trasparenza, verità e giustizia. * Presidente Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica

4 pagina 4 il manifesto DOMENICA 26 GIUGNO 2011 NAPOLI CENTRALE Una strategia per destabilizzare le istituzioni cittadine con La camorra incendi e minacce agli addetti alla raccolta. Aperte tre inchieste Ecco a chi serve la monnezza La lobby dell inceneritore contro la giunta che ha detto no. Il vicesindaco Sodano spiega cosa succede a Napoli. «Ma la città è con noi, ce la faremo» Adriana Pollice NAPOLI D iminuiscono le colline di rifiuti a Napoli. È successo ieri a Napoli, e la cosa già da sé sembra come un miracolo. Oltre l ordinario, c è stato un ulteriore conferimento di circa 400 tonnellate. A terra ne restano Le operazioni di raccolta proseguono a tappe forzate anche oggi, nonostante gli impianti Stir di tritovagliaturasiano chiusi il pomeriggio, per la giornata festiva. Gli sforzi per la riduzione delle giacenze saranno concentrati nelle prossime ore nella zona del centro, dove nei giorni scorsi si sono avvertiti i disagi maggiori, con le proteste di cittadini esasperati dagli odori nauseabondi. La prossima settimana, martedì si è sbilanciato il premier Berlusconi, dovrebbe arrivare il decreto sblocca flussi fuori regione, ma il condizionale è d obbligo perché la Lega minacciadi «farvolarelesedie», lasintesipolitica è di Roberto Calderoli. «Se l esecutivo si muove e la regione ci assicura i flussi nelle altre province, potremo raggiungere il primo obiettivo, liberare le strade, in modo da partire con il ciclo integrato dei rifiuti di Napoli. Naturalmente siamo pronti ad agire Ogni giorno a piazza Plebiscito si riuniscono gruppi di cittadini. Vanno nei quartieri a spiegare il nostro piano comunque. Ma con la città sporca diventa tutto più difficile» spiegava ieri l assessore all ambiente e vicesindaco Tommaso Sodano. Sodano, c è chi ironizza sul vostro piano alternativo. La legge 1 del 2011, che regola la materia rifiuti in Campania, subordina le nostre azioni alle decisioni di provincia e regione. Sonoloro cheorganizzanoil ciclo. Ogniloro ritardo blocca noi. Per questo venerdì scorso al ministro Prestigiacomo abbiamo spiegato che vogliamo sganciarci. Abbiamo un progetto e la volontà di agire rapidamente, non possiamo rimanere bloccati dalle lentezze degli altri. Ad esempio, la stessa legge stanziava 150milioni di euro per la differenziata, da distribuire in base alla popolazione. I soldi sono già disponibili ma, probabilmente, sono ancora fermi a Roma perché la regione non ha proceduto sul piano. Su nostra richiesta, avremo lo stralcio della parte spettante a Napoli e la gestiremo noi per avviare il porta a porta. a 40 anni ci tiriamo su le maniche la nuova t-shirt in edizione limitata Potete acquistarla direttamente sul sito del manifesto al prezzo di 15 euro. Disponibile nelle taglie S, M, L, XL. Info dal lunedì al venerdì dalle alle mail: Concretamente cosa significherà? Con i fondi che abbiamo adesso possiamo arrivare a metà del secondo lotto, con le risorse del ministero si può coinvolgere l intera città. E ancora: il comune provvede alla raccolta dell immondizia poi spetta alla SapNa (società della provincia,ndr) indicare dove conferire, così ogni volta subiamo il fallimento del sistema impiantistico regionale. Perciò vogliamo essere autonomi nel decidere il piano ma anche nel dialogo con le altre regioni e con l Europa, accedere direttamente ai fondi Ue senza dover attendere gli altri enti. Il ministro si è detto d accordo. Vedremo come si comporterà il governo la prossima settimana. Il sindaco de Magistris dà la responsabilità dell attuale crisi all esecutivo ma anche alla criminalità e alle cricche. Quali forze ostacolano il cambiamento? Sitratta di soggetti diversi. In primo luogoc èl appaltodi quasi400milionidieuro per il termovalorizzatore da costruire a Napoli est, che noi non vogliamo. Un affare su cui lucrare per 20 anni anche grazie ai Cip6 (provvedimento del Comitato Interministeriale Prezzi che stabilisce prezzi incentivati per l energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili, ndr) e assimilate sulla bolletta. La nostra ferma opposizione ha provocato la reazione di quel mondo potentissimo che si muove intorno alle lobby economiche e finanziarie che ruotano intorno alla spesa pubblica e alla politica. Tenere la città in ginocchio serve a spostare il discorso, così in tanti si sono affrettati a chiedere «ma in queste condizioni come fate a dire no all inceneritore?». Saranno anche interessati. Ma cosa rispondete? Salva la buonafede di qualcuno, è evidente la volontà di strumentalizzare la situazione. Poi c è un sottobosco che ha proliferato grazie al sistema dell emergenza continua, cioè le ditte di subappalto, da quelle che forniscono i bob cat per liberare le strade dai cumuli di sacchetti, al noleggio dei compattatori perché devi fare presto e con i tuoi soli mezzi non ce la fai a smaltire l arretrato. Una zona grigia in cui è difficile distinguere tra imprese e camorra. Infine,c è quel mondo che si muove nella criminalità di strada, i gruppi ultrà, facili da comprare ad esempio quando ci sono le elezioni e servono voti per un certo tipo di candidati. I raid di questi giorni non avevano le modalità che abbiamo visto in altre crisi, ben più gravi: con 8 mila tonnellate di immondizia a terra non si sono visti gruppi incappucciati sversare i rifiuti a via Toledo appena pulita, appiccare incendi in punti strategici in tutta la città. Dare fuoco all immondizia significa trasformarla in rifiuto speciale, che va smaltito in discariche adatte, cosa che allunga i tempi di rimozione e aumenta i costi, oltre a sprigionare diossina. Cioè provoca un danno ingente all amministrazione, a costo della salute dei cittadini. In prefettura, in procura, abbiamo depositato la documentazione raccolta. La gente esasperata è contenta quando porti via i sacchetti, in questi giorni invece hanno minacciato i dipendenti Asia, impedendonelarimozione. Una cosachedovrebbe far suonare dei campanelli di allarme. Di chi sarebbe la regia? Dichiha tenuto insiemeil sistemacampano dei rifiuti con i commissariamenti e i poteri speciali. Ecco perché abbiamo ribadito che non vogliamo la gestione emergenziale: non abbiamo bisogno del commissario straordinario, ma di ripristinare la normalità e la legalità, con tutti i controlli che questo comporta su attuazione e spesa. Ricordo chequestotipodi gestione, fallimentare, è giàcostata8miliardidi euroin 10 anni, 3miliardi e 200milioni ai soli enti locali campani e alle società partecipate, senza alcun potere di controllo sull impiego dei fondi da parte della Corte dei conti. Che poi è uno dei motivi per cui il sistema è in ginocchio, sotto il peso dei debiti ereditati nel 2008, dopo l ultima gestione della Protezione civile di Guido Bertolaso. C è ancoraentusiasmo o la crisi ha spazzato via il vento arancione? Sapevamo che non sarebbe stato facile. La volontà di cambiare è ancora forte. Ogni pomeriggio a piazza Plebiscito si riuniscono gruppi in appoggio all amministrazione. Si tratta di cittadini che hanno offerto la disponibilità a formare gruppi di volontari per l ambiente, andranno in giro per i quartieri a parlare con gli abitanti, spiegare il piano, fornire informazioni per gli orari di conferimento della differenziata. Del resto da tutte le zone della città, anche quelle calde, ci chiamano per richiedere le isole ecologiche mobili. Esempi positivi arrivano dai Quartieri spagnoli. Sta a noi coinvolgere tutti. Le inchieste/ Tre i filoni seguiti dalla Procura Si indaga sulle infiltrazioni Ma intanto i roghi vanno avanti A.Po. NAPOLI «L a camorra ostacola la nostra rivoluzione ambientale». Incremento della differenziata e appalti puliti sarebbero i fattori scatenanti, secondo Luigi de Magistris, della strategia di attacco di gruppi organizzati: «Gli ambienti criminali, affaristi, e talvolta anche politici, non ci mettono i tappeti rossi». Se il sindaco attacca clan e cricche degli appalti, la magistratura avvia tre inchieste. Per la procura, sarebbe in atto una strategia per destabilizzare le istituzioni cittadine con incendi di rifiuti e minacce agli addetti alla raccolta. Titolare del primo fascicolo è il pm Raffaello Falcone con il procuratore aggiunto Giovanni Melillo. I magistrati avrebbero elementi per affermare che gli episodi di violenza farebbero parte di un pianoattuato forse anche da soggetti della malavita. A differenza degli altri comuni della provincia, in città non c erano mai stati tanti incendi di rifiuti, neppure quando le tonnellate di spazzatura in strada erano molte di più delle attuali. Il sostituto Francesco Curcio (coordinato dall aggiunto Francesco Greco), invece, indaga su chi ha omesso interventi per ridurre i rischi per la salute dei napoletani. La terza inchiesta è dei pm Federico Bisceglia e Maurizio De Marco, coordinata dall aggiunto Aldo De Chiara. I La politica chiede provvedimenti d emergenza, ma de Magistris dice no: verrebbero meno i controlli dei conti e degli appalti NAPOLI FOTO REUTERS duestanno approfondendo aspetti legati alla gestione degli impianti per il trattamento dei rifiuti, tra cui il termovalorizzatore di Acerra. Mentre proseguono le proteste (29 roghi ieri) dalla periferia di Pianura alla zona dell aeroporto, passando per il centro storico, è rivolta a Castellammare di Stabia contro l apertura di un sito di stoccaggio nell ex stabilimento Faito, con i cancelli saldati con la fiamma ossidrica. La polemica sui rifiuti partenopei prosegue anche a Roma. La prossima settimana (forse giovedì) il governo dovrebbe varare il decreto per sbloccare i flussi fuori regione, ma la Lega continua a dire no. Il governatore Zaia è disposto a inviare tecnici ma non a portarsi a casa i rifiuti. Il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, il leghista Boni, rincara. «Non accetteremo giochetti che trasformino i rifiuti dei napoletani in rifiuti speciali, così da vederli viaggiare su è giù per il paese. Ognuno si tenga i propri». Dimentica Boni di dire che i rifiuti speciali del nord già viaggiano verso il sud, smaltiti da impianti terroni. «Il sindaco ha le mani legate» spiega invece Antonio Di Pietro, «senza un provvedimento dei ministri e degli altri enti coinvolti». Il Terzo polo accusa la Lega di attuare nei fatti la secessione, mentre Bersani spiega «se il governo si paralizza vuol dire che non c è più». Vendola chiede lo stato di emergenza che il comune di Napoli non vuole. In città si spera in Napolitano.

5 DOMENICA 26 GIUGNO 2011 il manifesto pagina 5 NAPOLI CENTRALE L altra Napoli Ieri in città si sono svolti il gay pride, con il sindaco in testa al corteo, e una street parade antiproibizionistra IGNAZIO MARINO (PD) «Molto bene ha fatto il sindaco De Magistris a denunciare quanto sta accadendo in questi giorni a Napoli. Se i suoi timori e le sue parole trovassero conferma, saremmo di fronte ad un segnale di assoluta gravità. E proprio per questo ritengo che, anche in attesa del riscontro delle indagini, tutto il paese dovrebbe stringersi intorno alla città di Napoli per aiutarla a uscire da questa emergenza». Riccardo Chiari FIRENZE L ANCONA Corteo di «indignati» contro il rigassificatore Api Nonostante il caldo e il mare proprio lì, a portata di mano, più di duemila persone tantissime per un territorio come quello di Ancona, dicono soddisfatti gli organizzatori sono scese in piazza ieri nel capoluogo marchigiano per partecipare al «no rigassificatore day», giornata di mobilitazione indetta da un ampio cartello di associazioni e comitati contro il progetto di costruzione di un rigassificatore a Falconara, a 16 km dalla costa, da parte dell'api. In realtà l'ennesimo scempio parla di due progetti e di due rigassificatori in programma nelle Marche: uno a Falconara, appunto, l'altro a Porto Recanati (progetto Gaz de France). Se la Regione sembra aver preso una posizione di rifiuto nei confronti della costruzione del rigassificatore di Porto Recanati male sembra invece mettersi per Falconara, per questo la giornata di mobilitazione di ieri. Partito verso le da Piazza Roma, il corteo è stato bloccato a metà percorso dalla polizia che voleva impedire ai manifestanti di appendere lo striscione «Ci rivediamo il 5 luglio» sui muri della sede (distaccata) del Consiglio regionale (il prossimo 5 luglio la regione deciderà in merito al rigassificatore di Falconara). Dopo circa tre quarti d'ora il corteo è potuto ripartire, lasciandosi alle spalle lo striscione «Il mare è un bene comune. No al rigassificatore» appeso ui muri del palazzo del consiglio regionale. A piazza Roma, luogo di partenza e arrivo del corteo, si sono alternati gli interventi dei comitati e delle associazioni. A concludere la giornata la musica, con il concerto della Gang. INTERVISTA Il presidente della Toscana Rossi: «Basta un cenno del governo» «Noi, pronti a intervenire» ANGELO BONELLI (VERDI) «Il governo Berlusconi vuole dare il colpo di grazia a Napoli che già sta pagando duramente la politica dell'annuncio fatta negli ultimi anni dal premier. Il ricatto della Lega non solo è inammissibile ma dimostra che il governo ha smarrito la strada dell'interesse generale. Chiediamo un intervento dell'ue perché la situazione di Napoli è quella di un vero e proprio disastro ambientale». IL PRESIDENTE TOSCANO, ENRICO ROSSI/REUTERS a Toscana fa parte di quel gruppo di regioni che non si sono tirate indietro di fronte all emergenza rifiuti napoletana. Guarda caso, tutte regioni «rosse». «Questa è un'emergenza nazionale che riguarda tutti, non c'entra la politica», «tutte le istituzioni devono fare la loro parte», ha detto ieri il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, governatore dell Emilia Romagna che ha offerto la disponibilità a dare una mano «purchè ci sia un pianocontempi certi». «Abbiamochiesto al governo - ha detto ancora Errani - dichiamarcie dicondividere lestrategieperrisolvereun problemache è prima di tutto sanitario, poi di immagine internazionale e che riguarda tutti». Noi abbiamo interpellato il presidente della Toscana. Enrico Rossi, due giorni fa il manifesto ha riportato le sue parole sul caso rifiuti a Napoli. Dopo aver partecipato a una riunione delle Regioni, giovedì lei aveva detto che bastava una convocazione del governo, e la dichiarazione dello stato di emergenza, per avviare subito un trasferimento straordinario dei rifiuti partenopei nelle altre regioni. Eppure non si è ancora mossa foglia. Un governo normale avrebbe risposto il giorno stesso. Ci avrebbe chiesto "siete disponibili a dare una mano?", e noi lo avremmo confermato. Cose del genere si possono fare per telefono, o con una veloce riunione. Basterebbero cinque minuti, in fondo si tratta solo di intervenire per riportare la situazione sotto controllo. Invece non è successo nulla. Nemmeno l appello di Giorgio Napolitano, anche questo di giovedì scorso, ha scosso il governo. Oggi il ministro Prestigiacomo dice soltanto: «È allo studio del governo un provvedimento serio per la Campania». Ma che paese è questo? Suirifiuti di Napoli stiamo vivendouna situazione allucinante. Questa storia ci dàunsegnale, quellodell assoluta incapacità di essere credibile da parte di certa politica. Pensa alla destra berlusconian-leghista? Eppure alla riunione in cui avete dato la vostra disponibilità c erano quasi tutte le Regioni. MancavanoilVenetoe il Piemonte. Peraltro vorrei ricordare che all epoca della penultima emergenza rifiuti in Campania, alcuni mesi fa, ci sono state tre Regioni che hanno dato più mano delle altre: sono la Puglia che ha accolto cinquemila tonnellate di rifiuti, la Toscana che ne ha accolte novemila, e l Emilia Romagna che ne ha prese quattromila. Comunque sia siamo disponibili anche oggi. Ma, lo ripeto, è necessario un passaggio di carattere istituzionale. È fondamentale. Guarda caso, Veneto e Piemonte sono le due Regioni a guida leghista. L assunzione di responsabilità per accogliere straordinariamente i rifiuti di Napoli deve essere collettiva. Al tempo stesso non devono essere prese scorciatoie, come quella di trasformare i rifiuti urbani in rifiuti speciali, per permettere così lo smaltimento attraverso la filiera privata, per giunta costosissima. In questo modo si rischierebbe di scoprire il fianco a fenomeni per così dire di deresponsabilizzazione. La procura di Napoli ha aperto una indagine sui roghi dei cassonetti, e sulla spazzatura non raccolta e anzi spostata nelle piazze e nelle vie più famose della città. C è il forte sospetto di un intervento della criminalità organizzata. Su questo aspetto so soltanto quello che leggo sui giornali. Certo in questi giorni a Napoli c è davvero un gran caos. E questo avrebbe dovuto convincere il governo a un intervento immediato. Invece non si interviene, come se la «Un esecutivo normale avrebbe risposto subito. Questa vicenda ci dice dell incapacità di certa politica» questione non riguardasse una delle metropoli del paese. Peggio, si parla d altro. Con tutti i problemi che abbiamoinitalia, si continuaa discuteredelle intercettazioni disposte dalla magistratura e di come limitarle. E se a palazzo Chigi alla fine decidessero davvero, seppur in enorme ritardo, di intervenire per superare l emergenza rifiuti a Napoli? Noi aspettiamo che squilli il telefono. Se non arriva, se non arriva subito, significa che il governo non c è. DALLA PRIMA Guido Viale Poi c è la Protezione Civile del fu Bertolaso, che ha ereditato, insieme a quelle montagne di ecoballe e al «ferrovecchio», sette Stir (ex-cdr) che avrebbero potuto liberare la regione dalla necessità di fare nuove discariche, più l impegno a costruire altri tre - poi quattro - inceneritori oltre che undici discariche; e che ne ha realizzata invece una sola,quella di Chiaiano, controllata dalla camorra, dopo aver governato la regioneper oltredueannicon l aiutodell esercito e lasciato in eredità un disastro tre volte peggiore di quello che aveva trovato al suo arrivo. Ma permettendo per due anni - e ancora adesso - a Berlusconi di menar vanto di aver liberato la Campania dai rifiuti. Tutto questo Napoli e la Campania lo devono anche alla Lega. Il programma di De Magistris non fa una piega. Se Salerno ha raggiunto il 75% di raccolta differenziata in meno di un anno, non si vede perché non lo possa fare anche Napoli, dove la nuova Giunta può contare su una straordinaria mobilitazione popolare, sul concorso di parrocchie, associazioni e comitati e sulla nausea per 16 anni di commissariamento trascorsi in mezzo ai rifiuti. Quanto agli inceneritori, se persino l avv. Pecorella, Presidente della Commissione parlamentate sul crimine organizzato nel settore dei rifiuti, quando va in Germania scopre che gli inceneritori non si fanno più e sono una tecnologia del secolo scorso, i lamenti dei mille columnist che invocano nuovi inceneritori per risolvere un problema che è solo il frutto di una malagestione - che ha coinvolto, in misura gravissima, anche la società Asìa e la passata amministrazione comunale - sono un ennesimo esempio di ignoranza, disinformazione e malafede dei media italiani. Ma come affrontare l emergenza attuale? Dove sversare i rifiuti delle strade di Napoli in attesa che la raccolta differenziata li riduca di tre quarti e compostaggio, trattamento meccanico ed estrusione (un sistema che permette di recuperare fino all ultimo grammo il residuo) realizzino un riciclo totale? In provincia di Caserta,(a Parco Saurino), terreno riconducibile alla proprietà della famiglia Schiavone, c è da anni -ne ha parlato anche Report - una discarica vuota da 300mila metri cubi (estensibile a 600mila) che nessuno osa toccare. Non l ha fatto De Gennaro (ex capo della Polizia e futuro capo dei Servizi segreti, mandato a Napoli da Prodi)), che ha preferito aprire due nuove discariche illegali, che stanno franando, nelle province di Benevento e di Avellino e trasformare in «depositi temporanei», ma perpetui come le ecoballe, numerosi edifici, tra cui un impianto di compostaggio nuovo di zecca nella vicina San Tammaro; che in questo modo è stato mandato in malora. Non lo ha fatto Bertolaso, che aveva a disposizione l esercito, miliardi di euro, e che ha preferito aprire una nuova discarica - di 11 che ne aveva in programma - nel cuore di un area urbana protetta, accanto a un ospedale e a un insediamento residenziale grande come una città. Non lo hanno fatto Bassolino, né Caldoro, né i quattro prefetti che si sono succeduti al comando del commissariato, né lo ha mai chiesto la Jervolino. Eppure, anche se la soluzione del decennale problema dei rifiuti campani non si risolve certo con una discarica, le molteplici «emergenze» che hanno tormentato la regione avrebbero potuto essere evitate utilizzandone una che esiste già. Perché nessunoha mai propostodi usarequella discarica? E non è il caso che ora De Magistris ne chieda conto al Governo? E non è il caso di fare almeno una interrogazione parlamentare?

6 pagina 6 il manifesto DOMENICA 26 GIUGNO 2011 ITALIA BENI COMUNI Dopo il teatro Valle si mobilita il museo di arte contemporanea di Roma La rivolta gentile del Macro Roberto Ciccarelli ROMA È una rivolta gentile quella iniziata ieri pomeriggio al Macro, il museo di arte contemporanea di Roma. Sull onda dell occupazione del teatro Valle, l associazione «Occupiamoci di contemporaneo» che raccoglie operatoridel mondo artistico artisti, galleristi, curatori, direttori di museo e di fondazioni, spazi culturali noprofit ha convocato un assemblea per denunciare il taglio dei fondi destinatialla gestione di questo avveniristico museo. Per tutta la giornata di oggi sono stati programmati interventi e comunicazioni da parte di artisti, architetti, musicisti, cineasti e teatranti. «È la prima volta dagli anni Settanta che il settore dell arte contemporanea si mobilita a difesa di un "bene comune" dopo avere capito che il tempo della salvezza individuale, o del protagonismo solitario, è finito afferma un giovane artista con i dread che preferisce restare anonimo - Mobilitazioni come quella del Valle o del Macro sono un tessuto connettivo utile per individuare una soluzione collettiva contro il progetto del governo di dissolvere la cultura in Italia». Ieri erano più di un centinaio i partecipanti all assemblea nel foyer del museo in via Nizza, ristrutturato dall architetto francese Odile Decq. Insieme hanno ripercorso gli avvenimenti tempestosi che hanno portato alle dimissioni del direttore Luca Massino Barbero, a causa del radicale taglio del budget a disposizione, senza però rinunciare a possibili soluzioni. Dagli otto milioni di euro ricevuti fino a poco tempo fa, il Macro dovrà sopravvivere per i prossimi sei mesi con poco più di due milioni, insufficienti per governare l esistente e per sostenere il progetto dell apertura di due nuovi padiglioni. In questa situazione di emergenza, tre giorni fa è stato nominato il nuovo direttore, il 43 enne romano Bartolomeo Pietromarchi, al quale toccherà gestire a settembre la delicata trasformazione del museo in fondazione del Macro. Buio pesto invece sui finanziamenti che dovranno sostenere l attività della futura fondazione. Nel frattempo, dopo sette mesi di attesa, in Campidoglio è iniziata la discussione sul bilancio Gli artisti e i curatori di «Occupiamoci di contemporaneo» si dicono allarmati dalle voci, molto realistiche, che circolano da giorni a Roma. Sembra infatti che il sindaco Alemanno e la sua giunta si apprestino a tagliare la cultura in maniera pesante. Negli ultimi tre anni la voce «cultura» è stata tagliata di oltre 14 milioni di euro. Timori di questo genere sono stati espressi anche in una lettera intitolata «Per un Macro bene comune» inviata un mese fa al neo-assessore alla cultura Dino Gasperini (che ha sostituito Umberto Croppi, inviso adalemannoperchéconfluitonelle file di Futuro e Libertà) e al sindaco. È poi seguita una raccolta di firme a difesa del Macro alla quale hanno aderito operatori e artisti come Cecilia Canziani, Claudio Pisano, direttore del Ciac di Genazzano o Teresa Macrì. «In questo percorso affermano gli esponenti di «Occupiamoci di contemporaneo» che preferiscono non apparire per evitare che i più giovani venganooscurati da una protesta che vuole essere «collettiva» è emersa un esigenza molto simile a quella espressa dagli intermittenti dello spettacolo del Valle: la definizione del programma artistico e la gestione del Macro deve considerare tanto i lavoratori del settore, quanto quelli del museo, sul modello di una democrazia partecipativa». Si comprende allora la polemica contro il ruolo che la politica ricopre nella nomina del direttore del Macro: «Non abbiamo niente contro Pietromarchi, per noi è il metodo il problema dicono un progetto curatoriale di anni non può essere gestito dai potentati politici del momento. Non è possibile che ogni assessore nomini il suo direttore, nei teatri come nei musei». Per garantire un «autonomia» della cultura dai partiti, «preferiamo allora un concorso pubblico per titoli, anche internazionale». BARI Suicida un operaio: «Basta con questa mafia» Un operaio della società Multiservizi di Bari si è suicidato ieri mattina buttandosi dal balcone di un ufficio comunale. L uomo ha lasciato un biglietto in cui spiega: «Non ce la faccio più di questa mafia». Lo ha reso noto sul suo profilo Facebook il sindaco di Bari, Michele Emiliano, che ha annunciato di avere disposto immediatamente «un indagine approfondita perché i fatti potrebbero essere collegati alla difficile situazione ambientale dell azienda». L operaio era addetto ai controlli serali degli uffici comunali e all alba si è lanciato da un ballatoio dal sesto piano dell ufficio Lavori pubblici. La Multiservizi è una società mista fra Comune di Bari e Italia Lavoro. «Non lasceremo sola la famiglia, dobbiamo ricercare fino in fondo le possibili cause di questo gesto», scrive il sindaco Emiliano su Facebook, esprimendo cordoglio ai familiari dell uomo e ai suoi compagni di lavoro. «Ricordo a questi ultimi conclude il primo cittadino di Bari che sono sempre a loro disposizione anche solo per parlare un po tra noi. Sono molto addolorato». ROMA CAPITALE La «soluzione finale» al «problema cultura»: Alemanno taglia in tre anni 22 milioni di euro La «soluzione finale» si avvicina. La politica culturale della giunta capitolina è stata definita così, senza perifrasi, da sei esponenti del Pd che hanno presentato 10 domande al sindaco. In tre anni di bilancio, Alemanno ha tagliato oltre 14 milioni di euro alla cultura. Ma quello che il bilancio 2011 sembra preparare è ancora peggio. Tra le principali voci tagliate ci sono le manifestazioni culturali (meno 5,1 milioni di euro). Il teatro dell Opera perde 2 milioni, mentre la Film Commission è praticamente distrutta: meno 66 per cento delle risorse. Se la Casa dei teatri perde il 66 per cento del suo bilancio, quella delle letterature perde il 41, per non parlare della Casa della Memoria che passa da 30 mila a 20 mila euro (meno 33 per cento). Alla fine dei lavori, il consiglio comunale rischia di approvare un taglio netto di oltre 8 milioni di euro che, presumibilmente, renderà molto difficile la gestione di molti teatri e musei che sono sotto la responsabilità del Campidoglio. Se il museo di arte contemporanea (Macro) sembra essere destinato ad una fondazione, non sarà così per il teatro Valle che passerà il 1 luglio al Teatro di Roma. A rischio è anche la convenzione dei teatri di cintura, vale a dire il teatro di Tor Bella Monaca e quello del Quarticciolo, che ancora oggi non sanno se e come si svolgerà la prossima stagione. Per il bilancio del Comune questi tagli rappresentano solo l 1 per cento del bilancio. Cisl, Uil e Ugl hanno infine denunciato l intenzione della giunta di tagliare drasticamente anche il welfare municipale, 13 milioni di euro in meno per il sostegno ai disoccupati e ai cassaintegrati, oltre che alle famiglie. ro. ci. Tommaso De Berlanga L' impressione è pessima. Il confrontotra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil che martedì potrebbechiudersi con un «avvisocomune» tra le parti sociali, che il governo potrebbe poi recepire in unaleggeper «blindare» anche giuridicamentei nuovi assetti è arrivato ad un punto che tutti i protagonistidefiniscono «molto positivo». Quasifatto. Siccome si partiva da distanze siderali, con alle spalle tre anni di «accordi separati» a partire da quello, nel gennaio 2009, sulla «riforma del modello contrattuale», per arrivare a quelli di metalmeccanici, pubblico impiego e commercio (in pratica la metà dei lavoratori italiani) sarebbe interessante sapere chi è che ha fatto dei passi indietro. A sentire Marcegaglia, Bonanni e Angeletti non sono loro. I problemi sul tavolo: i criteri per misurare la rappresentatività di ogni sindacato, le modalità per validare qualsiasi tipo di accordo (maggioranza dei sindacati o dei lavoratori?), l'«esigibilità» degli accordi stessi (in pratica, il divieto di sciopero) e infine la possibilità che i contratti aziendali siano alternativi a quelli nazionali di categoria. Non sono temi laterali, ma costituiscono il cuore stesso delle relazioni industriali: chi rappresenta davvero la volontà dei lavoratori? quali organizzazioni sono ammesse alla contrattazione? si può o no «derogare» a unaccordoechi può deciderlo? ilavoratoripossono votare o no sui contratti che decidono le loro condizioni di lavoro, e quindi di vita? Il problema gravissimo è che sul merito non si sa quasi nulla. Nemmeno i dirigenti Cgil, i membri del Direttivo nazionale che domani si riuniranno per discuterne, conoscono i «punti di caduta» su cui le partihanno «trovato la quadra». Ma, stando a quanto è trapelato, di diritto di voto dei lavoratori non se ne ROMA, LA PROTESTA AL «MACRO» NO-TAV VAL DI SUSA Non lasciamoli soli. Tutti a Chiomonte I Paolo Ferrero l Ministro Maroni ha detto che nei prossimi giorni userà la forza per far partire i lavori della Tav in Val di Susa. Questo non è un problema solo degli abitanti della Valle perché loro stanno difendendo un principio generale: il diritto di un territorio a non essere sacrificato alla logica del profitto e delle mazzette. La Val di Susa è un bene comune come lo è l acqua, l aria, l istruzione, la salute, la cultura, il lavoro. Il rischio è che la «Libera Repubblica della Maddalena» venga spazzata via con una repressione pari a quella che abbiamo visto e subito a Genova dieci anni fa. Sappiamo tutti che è così e nessuno potrà dire: «Io non lo sapevo». Qualche giorno fa abbiamo vinto un referendum, adesso si tratta di mettere in pratica il referendum. Gli abitanti della Val di Susa non possono essere lasciati soli, per questo invito tutte e tutti coloro che hanno una carica istituzionale, che hanno avuto una carica istituzionale, che sono giornalisti, intellettuali, sportivi, religiosi. Invito tutti coloro che una voltasoltanto sonoapparsi in televisione o che sono staticitatida ungiornaleadandare a passare una notte a Chiomonte, per documentare, fotografare, dire e raccontare cosa sappiamo avverrà in Val di Susae nonvogliamo avvenga nell ombra. Invito cioè tutti e tutte coloro che hanno una «figura pubblica» a mettere a disposizione una parte del proprio tempo - e della propria incolumità fisica - per impedire lo scempio di democrazia e civiltà che il Ministro Maroni ha annunciato in val di Susa. Per quanto mi riguarda passerò domenica notte a Chiomonte. * Segretario di Rifondazione comunista CONTRATTI / I due nodi: il voto ai lavoratori e le deroghe Cgil al bivio: sarebbe assurdo oggi rinunciare ai referendum parla proprio. È il punto più scabroso, in casa Cgil, perché nella bozza di proposta avanzata dalla segretaria, Susanna Camusso, e su cui aveva ricevuto dal Direttivo il mandato a trattare, il referendum sia pure in una formula oscura e contorta era previsto. Ma se ai lavoratori viene sottratto persino il diritto democratico di esprimersi su qualcosa che li obbliga un contratto è un vincolo anche personale ne discendono a cascata altre gravissime conseguenze. La prima è che chi tratta lo fa a nome proprio, ma «gli obblighi» ricadono sulle spalle di chi sta al lavoro. «E la Cgil ricorda Gianni Rinaldini, coordinatore dell'area interna "La Cgil che vogliamo" non ha mai istituzionalizzato che si potessero Domani la scelta Il Direttivo della Cgil deciderà se firmare con Mar- al vaglio dei lavoratori; sa- fare accordi senza passarli cegaglia, Bonanni e Angeletti. Dopo i referendum Ne è consapevole anrebbe clamoroso». di giugno, si rischia un che Giuliano Cazzola, ex passo indietro sulla democrazia nei luoghi di lavoro xiana, ora deputato berlu- dirigente Cgil di area crasconiano, che all'adnkronos (agenzia di stampa ex socialista craxiana) ha spiegato: «nella Cgil si avverte un mutamento significativo di linea politica». Con ovvie lodi per la Camusso casualmente cresciuta nelle fila craxiane «se questa tendenza sarà confermata, non sarà ricordata solo come la prima donna chiamataa dirigere il più grandesindacatoitaliano, ma le saràriconosciutoildiritto discrivereilsuonomeafianco di quello dei dirigenti storici che seppero riportare lacgilal centrodell'iniziativasindacalecontro letentazioni all'autoisolamento e all'emarginazione. In assenza di «merito», l'unico «successo» che la Cgil potrebbe vantare sarebbe il ritorno ai tavoli dove «si firma». Ma, con una manovra da 45 miliardi che sta per cadere loro addosso, e dopo un referendum che ha rivelato la potenza della partecipazione popolare, una firma sotto un testo che ne esclude la possibilità nel luogo dove si passano almeno otto ore al giornosarebbe qualcosapiùcheunbeffa. Uninsulto. MILANO/FESTA FIOM Uniti contro la crisi fa il punto. Un luglio di scadenze cruciali Giorgio Salvetti MILANO I l vento è cambiato. Bene. Ma nulla è ancora cambiato davvero. Le vittorie dei referendum e le svolte di Milano e Napoli hanno segnato l inizio della fine dell era berlusconiana. Ma il governo è sempre lo stesso e continua nelle sue politiche contro persone, lavoratori e ambiente. E anche Confindustria e Fiat sono sempre le stesse. Fra questi sentimenti contrastantisiètenuta alcarroponte di Sesto San Giovanni l assemblea di tutte le realtà, associazioni e movimenti che si sono unite contro la crisi insieme alla Fiom. L occasione per proseguire il percorso iniziato lo scorso 16 ottobre a Roma è offerta dalla seconda giornata della festa milanese per i 110 anni del sindacato metalmeccanico. A fare gli onori di casa il presidente di Arci Milano, Emanuele Patti. A presiedere l incontro c è il segretario generale Maurizio Landini. «Contratto, reddito, beni comuni», è lo slogan che tiene insieme operai e studenti, associazioni e sindacati, fabbriche e ambiente, movimenti e precari. Si tratta di definire la piattaforma per le iniziative del prossimo autunno. Ma il quadro è in continua evoluzione e l assemblea milanese non può che essere un appuntamento importante ma non conclusivo. Perché la presenza del neosindaco Pisapia all inaugurazione della festa ha messo tutti di buon umore ma non può far dimenticare che luglio è un mese pieno di scadenze cruciali per la Fiom e per le realtà che si muovono con i metalmeccanici. Il prossimo mese infatti si capirà in cosa consiste la manovra miliardaria di Tremonti, e arriveranno le sentenze sulle cause della FiomcontroFiat sumirafiori epomigliano. Ieri poi non poteva non aleggiare come un fantasma l ipotesi di imminente accordo tra Confindustria e Cgil su rappresentanza e esigibilità dei contratti che di fatto rischierebbe di mettere alle strette la Fiom. Un quadro a tinte forti con grandi speranze ma anche forti rischi. «I referendum e le amministrative dimostrano che la partita è aperta, ma non è vinta», è la fotografia scattata da Landini. Per vincerla non basta dire no. Bisogna fare proposte e riempiredi contenuti ipunti programmatici. E se sul contratto nazionale non ci sono dubbi, qualche dubbio c è sulle modalità di lotta per ottenere reddito per i precari. Rilanciare sulla costruzione di uno sciopero precario ancora non convince i sindacati tradizionali. Landini preferisce approfondire l argomento in una nuova assemblea. Dove e quando? Luca Casarini proponeun nuovo incontro giàagenova tra 20 giorni. Ma la data non viene fissata proprio per potersi adattare agli eventi. L assemblea milanese è anche l occasione per fare il punto sulle tante realtà di questa rete. Gli interventi più applauditi sono stati quello del rappresentante di Pomigliano - «nessun contratto può fare fuori la Fiom, perché noi la Fiom la portiamo nel cuore sempre» - e quello della rappresentante dei movimenti della Val di Susa: «Si prepara un imminente intervento con 1500 poliziotti, nonlasciateci soli, ognunosimuova nella propria città». Dopo una intensa giornata, l assemblea è aggiornata a fine luglio o ai primi di settembre. Ma la festa milanese della Fiom continua. Ieri sera si è parlato di precarietà con Tito Boeri, Corradino Mineo e Gianni Rinaldini, e hanno suonato i Punkreas. Questa sera si chiude con il dibattito su modello sociale e sostenibilità, intervengono Cecilia Strada, Guido Viale, Maurizio Landini, Luca Telese e Loris Campetti, poi la musica dei Vallanzaska.

7 DOMENICA 26 GIUGNO 2011 il manifesto pagina 7 Grande mela GAY Cuore della battaglia per i diritti, combattuta anche a botte con la polizia e in celebri riot scoppiati di fronte allo «Stonewall Inn», la città oggi scende in strada e festeggia STATI UNITI Approvata la legge: raddoppia il numero di americani Glbt che potranno sposarsi Matrimoni omosex, a New York ora si può Giulia d Agnolo Vallan NEW YORK D all interno della Camera del Senato ad Albany, dove un folto pubblico si era raccolto in attesa del voto, al Greenwich Village di Manhattan, dove una folla vastissima ha occupato Christopher Street e dintorni in corrispondenza del leggendario bar «Stonewall Inn», luogo geografico e simbolico della nascita - oltre quaranta anni fa - del movimento per i diritti gay, la città e lo stato di New York sono esplosi in una celebrazione generale. Entro trenta giorni, quando entrerà in vigore la legge approvata nella notte di venerdì, anche gli omosessuali di New York potranno sposarsi. Tra urla, abbracci, brindisi a base di birra e champagne, e un frenetico agitarsi di telefonini e palmari con cui celebrare anche virtualmente la notizia, qualcuno intanto annunciava il fidanzamento, mentre le luci dell Empire StateBuilding sfoggiavano i colori dell arcobaleno. Unica dichiaratamente gay tra i principali conduttori di Tg, la telegiornalista di Msnbc Rachel Maddow èapparsainunafascia oraria diversa da quella del suo programma quotidiano, per seguire e commentare in diretta la svolta. Dopo Massachusetts, Vermont, New Hampshire, Iowa e il distretto dicolumbia (la cittàdi Washington), New York è il sesto stato dell Unione a legalizzare le nozze tra gay, ma essendouno dei più popolosi, a partire da venerdì notte,il numero di omosessuali americani che avranno accesso al matrimonio è di fatto raddoppiato. Cuore profondo della battaglia per i diritti gay, combattuta anche a botte con la polizia, in celebririot scoppiati proprio di fronte al muro di mattoni rossi dello «Stonewall Inn», New York aggiunge una pedina fondamentale al processo di legalizzazione e di allargamento dei diritti alla comunità omosessuale. Oggi a New Yorksi svolgeràlaparataannualedel gay pride, che ovviamente sarà una grandissima festa per la vittoria ottenuta. Quanto era stata bruciante la sconfitta in California (dove i matrimoni gay sono stati resi illegali nel 2008, dopo un combattuto referendum), tanto è importante il successo newyorkese. Non solo dal punto di vista simbolico: fortemente voluta dal governatore dello stato Andrew Cuomo (cattolico, pragmatico, riservato LA MALEDIZIONE DELLA STREGA NERA INCOMBE NEI CINEMA DI FIRENZE FULGOR - PORTICO - UCI M. d E. I NEW YORK, FESTEGGIAMENTI DOPO L APPROVAZIONE DEI MATRIMONI GAY/REUTERS L appoggio di testimonial importanti del partito repubblicano, come Megan McCain e Laura Bush, ha contribuito a sfumare la divisione tra i pro e i contro sulla base ferrea delle line di partito lgovernatoredellostato dinew York, Andrew Cuomo, ha firmato venerdì la legge che legalizza imatrimoni tra omosessuali nelsuo stato, che diventa così il sesto a riconoscere unioni tra partner dello stesso sesso. Cinque di questi sei stati (Connecticut, Massachusetts, New Hampshire, New York, Vermont) fanno parte del New England (di questa regione manca all appello solo il Maine). Al di fuori del New England solo lo Iowa riconosce i matrimoni tra omosessuali. Ma per l importanza dello stato di New York, quella dell altro ieri è stata la vittoria più grande per il movimento omosessuale anche perché la Grande Mela conta la maggiore comunità gay del paese. Tuttavia il voto di Albany di venerdì non è stato l unico evento politico di questa settimana a riguardare gli omosessuali. Giovedì il presidente degli Stati uniti, Barack Obama, aveva tenuto il suo primo raduno elettorale con la comunità gay e lesbica di New York per raccogliere fondi. Qui Obama aveva chiesto ai suoi ascoltatori di essere «pazienti» sul matrimonio gay. Ma sempre venerdì erano attesi (invano) i rapporti stilati dai comandi delle quattro armi (aviazione, marina, esercito e corpo dei marine) sull esito dei corsi di addestramento in cui non è stata più praticata la legge del «Dadt» (acronimo di Don t ask, don t tell, «non chiedere, non dire»), regola dicompromesso instauratada Bill Clinton, quando il tentativo di legalizzare la presenza dei gay nelle forze armate era stato respinto dal Pentagono e si era giunti alla soluzione del silenzio: essere gay nelle forze armate era consentito, ma a patto di non esplicitarlo. A dicembre scorso Obama aveva firmato la revoca del don t ask don t tell, ma non è ancora giunto il decreto attuativo del ministero della difesa che attendeva il parere dei comandanti. Ora, il ministro Robert PRIDE NEL MONDO IN FESTA A Milano e Napoli sindaci in prima linea A lla svolta storica newyorkese il mondo gay risponde con vero giubilo. I Pride annuali che da giorni si stanno svolgendo in tutte le città del mondo, si sono trasformati ieri in cortei festanti con migliaia di persone - da Berlino a Parigi, da Seattle a Helsinki e Valencia - al grido: «Oggi siamo tutti newyorkesi». Perfino l Italia esplode di gioia, con i Pride di Milano e Napoli che si trasformano in manifestazioni di forza democratica. Oltre 50 mila persone (secondo gli organizzatori) sfilano in centro a Gates (nominato nel dicembre 2006 da George Bush al posto di Donald Rumsfeld e - caso unico nella storia Usa - confermato nel gennaio 2009 da un presidente del partito avverso) sta per dimettersi, ed è improbabile che firmerà il decreto, lasciandocosìlapatata bollentealsuosuccessore, l attuale capo della Cia, il democratico Leon Panetta. Visto dall Europa, è difficile capire perché nel dibattito politico Usa sia diventata così nevralgica la questione gay o, per meglio dire - in questo paese che va pazzo per gli acronimi - la questione Lgbt (lesbian, gay, bisexual and transgender). Anche perchéinpassatol intera questione era soffocata da una cappa di silenzio ben più opprimente che in Europa. Fu anzi proprio la guerra a far venire a contatto gli omosessuali americani con una più aperta realtà europea: fu al ritorno in patria dei reduci gay che fiorirono comunità e gruppi di pressione: e fu negli anni 60 che la militanza americana prese la forma di «lottaantidiscriminatoria per i diritti civili»; e il diritto alla propria (omo) sessualità fu equiparato a quelli di razza e di genere. Milano raggiunti dal messaggio del neosindaco Giuliano Pisapia, l unicocheda candidato aveva incontrato le associazioni lgbt e promesso di istituire un registro delle unioni civili. «Buona Milano - è il saluto di Pisapia letto dalcarro dell Arcigay dall assessore al Welfare Majorino accolgo la vostra manifestazione con soddisfazione perché dopo 18 anni di chiusura e ostracismo è stata approvataall'unanimità dalla giunta di Milano la concessione del patrocinio di quella che consideriamo un momento importante di accoglienzae di riconoscimento di una parte della cittadinanza». Nella nostra Milano - ha concluso il sindaco - non ci saranno ghetti, non ci saranno esclusi nè invisibili; sarà forte il mio impegno per evitare qualsiasidiscriminazione e per combatterela cultura omofobica». Unsuccesso, quello milanese, talmente brillante da far proporre al presidente nazionale di Arcigay Paolo Patanè di candidare il capoluogo lombardo a sede dell Euro Pride Da New York a Napoli, si sa, il passo è breve. «Napoli e gli Stati Uniti sono vicini su tanti temi: e oggi da lì arriva un segnale importante. In campagna elettorale abbiamo più volte ragionato su un registro delle coppiedi fatto». Nella capitalepartenopeail sindacoluigide Magistris, invece, c era. E, accompagnato da Vladimir Luxuria, madrina della manifestazione, dal suo vice Tommaso Sodano e dall'assessore alla Sicurezza Giuseppe Narducci, ha sfilato in testa al corteo del primo Campania Pride. Lancia il suo messaggio al popolo lgbt da uno dei tanti carri, insiemealledrag queen, protettodal soledaun ombrellinoverdee ballando Ymca dei Village People, senza tema di essere chiamato «o femminiello». Perché l omofobia non parli più l italiano, né il napoletano. e per nulla passionario), che ha firmato l entrata in vigore immediatamente dopo il voto al Senato, la legge è passata - 33 voti contro 29 - grazie alla defezione di ben quattro senatorirepubblicani dallaparte del sì. Solo due anni fa, con un senato a leadership democratica (adesso è repubblicana) la stessa iniziativa era stata brutalmente sconfitta. Fino al momento del voto, anche questa volta nessuno era matematicamente sicuro ma i segni di un inversione di tendenza si erano fatti notare da qualche mese. In maggio, un sondaggio d opinione della Gallup aveva riscontrato per la prima volta che la maggioranza degli americani era a favore della legalizzazione delle nozze gay - con la percentuale degli elettori indipendenti passata dal 49% al 59% nel giro dell ultimo anno. Nello stato di New York, anche il 59% dei cattolici e dei membri del sindacato si dichiaravano a favore. E l appoggio di testimonial importanti del partito repubblicano, come Megan McCain e Laura Bush, aveva contribuito a sfumare la divisione tra i pro e i contro sulla base ferrea delle line di partito. Anche la coalizione che, dietro le quinte, ha portato al risultato di venerdì notte potrebbe diventare un modello per altri stati dove sono in gioco proposte di legge analoghe: il sindaco indipendente Michael Bloomberg, un pool di repubblicani facoltosi, persino un giocatore dei New York Rangers sono stati sponsor visibilissimi dell iniziativa portatori di un messaggio secondo cui il matrimonio era una questione di diritti civili, non di diritti gay. È un mantra che sembra avere funzionato. Sarebbe stata proprio la riflessionesui diritti civilia far cambiareidea a Mark Grisanti, senatore cattolico e repubblicano della cittadina blue collar, e depressa, di Buffalo, eletto l autunno scorso e da sempre un oppositore delle nozze gay: «Mi scuso con coloro che rimarranno offesi dalla mia decisione. Ma non me la sento di negare gli stessi diritti miei e di mia moglie ai contribuenti, ai cittadini, ai lavoratori che mi hanno eletto e a tutta le gente che rende grande questo stato» ha dichiarato Grisanti spiegando il suo improvviso passaggio dalla parte del sì. L approvazione della legge è stato un test anche per Andrew Cuomo, governatore un po indecifrabile, cui mancano il carisma, il fuoco e la vocazione oratoria di suo padre, ma che si sta dimostrando piuttosto efficace alle redini degli intricati corridoi politici di Albany. Nell entusiasmo generale non c è l endorsement ufficiale di Barack Obama. Il presidente Usa si è sempre detto favorevole alla parità dei diritti delle coppie gay, ma non al matrimonio. Un paio di settimane fa, voci anonime dall interno delle Casa Bianca, suggerivano che la sua opinione sul tema stava «evolvendosi». Giovedì sera, mentre Albany era in piena trattativa politica, Obama ha presenziato a un fundrising organizzato da gruppi gay a Manhattan. Ma sul matrimonio non ha detto nulla. DON T ASK DON T TELL Più difficile del previsto l abrogazione della vecchia «legge del silenzio» Gay in divisa, l ultima battaglia Obama prudente sullo spartiacque ideologico che divide liberal e conservatori De Magistris apre il Pride e balla Ymca. Il saluto di Pisapia: «Qui, mai ghetti né invisibili o esclusi» Il tema gay, come l aborto, costituisce uno spartiacque ideologico per definire il concetto di liberal. Tanto che i cosiddetti Reagan democrats furono quei colletti blu tradizionalmente democratici, che però erano ideologicamente contrari ai gay e all aborto (per esempio perché cattolici irlandesi o italoamericani) e quindi votarono Reagan. E sempre più il partito repubblicano è andato definendosi come partito anti-gay e antiaborto, condannandosi però a perdere quote importanti di elettori. Come mifaceva osservarea Los Angeles il politologo Marc Cooper: «la demografia condanna i repubblicani». Ma il tema spacca gli opposti schieramenti. I latinos e i neri votano a grande maggioranza democratico ma tra loro è dominante il machismo secondo cui solo i bianchi sarebbero maricon o faggots. Ampi settori della classe operaia sindacalizzata (per esempio teamsters e portuali) condividono questi pregiudizi pur sconfessati ufficialmente dalle loro Unions. È la ragione per cui anche sul tema gay Obama si muove conquell estrema cautela che lo caratterizza altrove.

8 pagina 8 il manifesto DOMENICA 26 GIUGNO 2011 AMERICA LATINA ARGENTINA La presidenta ha annunciato che si ricandiderà per le presidenziali del 23 ottobre prossimo La seconda volta di Cristina Sebastián Lacunza BUENOS AIRES ra il quadro delle candidature, in vista delle elezioni presidenziali del prossimo 23 ottobre, è O chiaro. Ieri, termine ultimo per presentare le liste e i nomi, si è avuta la conferma che Cristina Fernandez de Kichner, la presidente peronista di centrosinistra, ripresenteràla sua candidatura, e stando ai sondaggi ha buoneprobabilità di tornare a vincere. La candidata peronista di centro sinistra con il 45% nei sondaggi a suo favore, è la favorita Un segnale del clima favorevole per Cristina viene dalla quantità di precandidati che hanno rinunciato alla corsa (il vice-presidente Julio Cobos, il sindaco di Buenos Aires Mauricio Macri, il cine-asta Pino Solanas) nonostante che di volta in volta molti di lorofosserostati presentatidallastampa d opposizione come seri concorrenti. I sondaggi concordano che la presidente-candidata avrebbe oggi intorno al 45% dei voti, più di 25 punti avanti al suo avversario più prossimo e una cifra sufficiente per essere rieletta al primo turno. Cristina si presenta alla tesat del Frente para la Victoria, una coalizione creata da suo marito, l ex presidente Néstor Kirchner morto all improvviso il 27 ottobre scorso, centrata sul Partito Giustizialista e con vari gruppi di sinistra e centro-sinistra come alleati. Dopo negoziati e trattative che si sono protratte fino all ultimo minuto, l esponente della Union civica radical Ricardo Alfonsin, figlio dell ex-presidente social-democratico Raul Alfonsin ( ), sarà il candidato dell alleanza di centro-destra Union para el desarrollo social, che conta sul 20% dei voti. La virata di Alfonsin richiama l attenzione in quanto lui si è sempre detto un progressista. Però nelle ultime settimane ha stretto un patto con il miliardario di destra Francisco de Narvaez, candidato a governatore della provincia di Buenos Aires, dove risiede più di un terzo dell elettorato. Con ancor meno chanches di arrivare a un ballottaggio, ci saranno anche l ex-presidente della destra peronista EduardoDuhalde, con unprogramma conservatore e alleanze fino all ultradestra, e Hermes Binner, del Partito socialista, attuale governatore della provincia di Santa Fe, alla testa di un Frente amplio progresista di centro-sinistra. Ancora più indietro risulta la liberal-cristiana Elisa Carriò (che ebbe il 23% dei voti nelle presidenziali del 2007). Lei e i suoi alleati raggruppano i settori che odiano i Kirchner ma nel corso dell ultimo anno hanno perso peso. In una delle sue dichiarazioni ultime ha detto che lei «dorme più tranquilla da quando quest uomo (Kirchner) è morto» e che «il lutto di Cristina è solo una maschera». Tutti dovranno passare dalle elezioni primarie obbligatorie del 14 agosto, in cui bisognerà ottenere più dell 1.5% dei voti per potersi presentare in ottobre. Questa soglia complica la candidatura trotzkista-anticapitalista del Frente de izquierda e los trabajadores e di altri gruppi minori. Un eventuale risultato di Cristina al di sotto del 40% nelle primarie, sommato a probabili sconfitte nelle elezioni per i governatori di Santa Fe, Cordoba e Buenos Aires - fissate nelle prossime settimane, potrebbe modificare tuttavia la percezione di LA MALEDIZIONE DELLA STREGA NERA INCOMBE NEI CINEMA DI MILANO ARCOBALENO - GLORIA - PLINIUS THE SPACE CINEMA ODEON UCI CINEMAS BICOCCA - UCI CINEMAS CERTOSA LA PRESIDENTE CRISTINA FERNANDEZ DE KIRCHNER MENTRE ANNUNCIA LA SUA RICANDIDATURA ALLA CASA ROSADA/REUTERS M.M. ROMA I UN SILENZIO INQUIETANTE Voci (Usa) su uno «stato critico terminale» di Chavez Che succede con Hugo Chavez? Operato d urgenza il 10 giugno mentre si trovava in visita a Cuba, ufficialmente, per «un ascesso pelvico», da allora il mistero circonda la sua operazione e, soprattutto, il suo decorso. Per uno come lui instancabile parlatore, il prolungato silenzio alimenta ogni tipo di voci. Una breve dichiarazione telefonica alla tv venezuelana il 12 («tutto bene», «la biopsia non ha rivelato nulla di maligno»), poi più nulla fino a giovedì scorso quando è «ricomparso» sulla sua pagina Twitter e poi ancora venerdì quando ha inviato un saluto alle forze armate in occasione dell anniversario della indipendenza venezuelana. Anche le ottimistiche dichiarazioni iniziali dei suoi ministri (sta bene, tornerà in pochi giorni) hanno lasciato il posto a parole più prudenti, almeno sui tempi del recupero e del ritorno (tornerà quando di sarà completamente rimesso). Suo fratello Adan, ritornato dall Avana mercoledì, ha detto che «sta rimettendosi in modo soddisfacente» e che entro giorni dovrebbe tornare a Caracas. La sua foto sorridente con Fidel e Raul Castro, in visita all ospedale, pubblicate dal Granma non sono state sufficienti a convincere. Sono cominciate a circolare voci sulla stampa Usa, attribuite a «fonti dell intelligence», che Chavez (57 anni il mese prossimo) in realtà sarebbe stato operato di un cancro alla prostata o al colon, o per una diverticolite, o per un infezione seguita a una liposuzione, e che sarebbe «in stato critico terminale». Voci alimentate anche, ieri, dal Miami Herald che dice di aver saputo che la figlia Rosinés e la ex moglie Marisabel Rodriguez sarebbero partite all improvviso per l Avana; e dal ministro degli esteri Nicolas Maduro che ha rilasciato una dichiarazione un po confusa ma drammatica sulla «battaglia per la vita» del presidente «e per il futuro immediato della patria». Il vice presidente Elias Jaua però ha rifiutato finora le richieste dell opposizione parlamentare di giurare come presidente ad interim: sarebbe «un tradimento», «il presidente legittimo è Hugo Chavez, non equivocatevi signori della destra». l presidente della Colombia Manuel Santos da quando è entrato in carica il 7 agosto scorso si è sforzato se non di cancellare, di togliersi di dosso la fastidiosa fama di essere «un calco» del suo (pessimo) predecessore, Alvaro Uribe, di cui era stato il ministro della difesa. Prima di tutto nella scelta dei ministri, molti dei quali invisi a Uribe e agli uribisti d assalto. Fra loro il ministro dell agricoltura, Juan Camilo Restrepo, in questi giorni a Roma per partecipare al vertice Fao che oggi deve eleggere il successore di Jacques Diouf alla direzione (unasfidafra il brasiliano José Graziano, ex ministro di Lula, e lo spagnolo Miguel Angel Moratinos, ex ministro di Zapatero). Il 10 giugno a Bogotà, davanti anche al segretario dell Onu Ban Ki-moon, Santos ha messo la firma sulla Ley de victimas e restitucion de tierras, che vuole essere la legge-simbolo della sua amministrazione, una legge ambiziosa, difficile, rischiosa, costosa (10-20 miliardi di dollari in 10 anni). Ma ineludibile: «era un debito non pagato», dice il ministro. La legge, continua, intende «per la prima volta compensare le vittime», quelle «400 mila famiglie» (1.5-2 milioni di persone) che «il conflitto interno» (negato da Uribe e una rielezione quasi sicura. La presidenta argentina dal dicembre 2007 si è ritrovata in una situazione a dir poco vertiginosa. Subito dopo l insediamento comincio la rivolta degli agrari, che respingevano l aumento delle tasse sui colossali profitti dovuti al boom delle esportazioni agro-pecuarie. Contemporaneamente il governo lanciò un progetto per rompere il monopolio dei mezzi di comunicazione, che ebbe gli elogi dell Onu ma provocò una guerra senza quartiere del Clarin, il gruppo fino ad allora semi-monopolista. Dopo aver perso le elezioni di medio termine del giugno 2009, Ci sono debiti aperti ma le misure prese dai Kirchner dal 2005 dicono che hanno fatto molto quando erano in molti a pronosticare che non sarebbe arrivata alla fine del mandato, i Kirchner ai afferrarono al loro istinto: raddoppiare la posta nelle situazioni difficili. Da allora il governo è riuscito a far approvare la legge sui media, quella sul matrimonio egualitario, ha rinazionalizzato lo scandaloso sistema delle pensioni private (ancora vigente in Cile e Perù), ha assegnato un bonus universale di 50 euro per ogni figlio minore di 18 anni e ha introdotto altre misure d impatto sociale. Il ciclo dei Kirchner lascia diversi conti aperti. Uno, in materia di trasparenza e onestà. Sono molte le denunce fondate sulla gestione di funzionari e ministri importanti, nel silenzio della giustizia.poi, per quanto la povertà sia caduta di quasi un terzo rispetto ai livelli in cuieraquandos insediò NéstorKirchner nel 2005 (54%), la falsificazione dei dati sull inflazione da parte dell istituto ufficiale di statistica (Indec) impedisce al governo di ostentare questo datocheprobabilmenteè ilpiùsignificativo della sua gestione. L Indec assicura che la povertà si situa oggi al 9.9%, una cifra a cui nessuno credem mentre la chiesa cattolica (che sta all opposizione) ritiene che sia superiore al 35%. Le stime più serie la danno al 22%, quasi il triplo di quella che l Argentina aveva nel 75. Nonostante queste riserve, la realtà mostra che il governo peronista dal 2003 ha preso una serie di misure concrete che altri governi della regione, piùesplicitamente «progressisti» e con miglior stampa in Europa, neanche si sono sognati. Colombia/ PARLA IL MINISTRO DELL AGRICOLTURA «Santos non è un calco di Uribe» e la legge è fatta per le vittime annegato sotto la voce generale di «terrorismo», ma probabilmente riconosciuto ora da Santos) ha prodotto per via diretta o indiretta (effetti collaterali) «negli ultimi 25 anni». La Colombia è il paese in cui esiste il più gran numero al mondo di «desplazados», profughi interni costretti dai narcos, dalle loro squadre-killer dei «paras» (paramilitari) e anche dai gruppi guerriglieri a sloggiare dalle loro terre. Il Colombia, dice, su 37 milioni di ettari di terreni ad allevamento e 5 milioni ad uso agricolo, ci sono 4 milioni di ettari «abbandonati», 2 milioni «despojados», ossia rubati («il puntopiùdifficile darisolvere»), e 500 mila ettari finiti JUAN CAMILO RESTREPO La Ley de victimas y restitucion de tierras era un debito non pagato alle le 400 mila famiglie di campesinos cacciati dal conflitto armato nelle mani dei narcos. Soprattutto su questi la legge prevede una formula chiamata «extincion del dominio» con cui i nuovi «giudici agrari» potranno restituire le terre rubate negli ultimi 25 anni agli antichi proprietari. «Non è una riforma agraria in senso classico - dice - ma una grande trasformazione agraria, di portata forse ancora maggiore». La legge, i giudici agrari, i campesinos non faranno la fine delle centinaia di sindacalistidicuila Colombiahailrecordmondialedelle uccisioni (ma dal 7 agosto «solo 7 o 8», dice). O delle migliaia di militanti della Union Patriotica sterminati? «Il pericolo c è, ma deve essere possibileed è parte di un processo di pacificazione del paese che non può essere solo una pax romana». DESAPARECIDOS Si svela il mistero dei due figli della padrona del Clarin Se. La. BUENOS AIRES S ono state 9 ore di tensione che hanno posto fine a una resistenza di più di 10 anni. Venerdì scorso i figli adottivi della padrona del gruppo mediatico Clarin, Ernestina Herrera de Noble, hanno finalmente acconsentito a farsi prendere campioni di sangue e saliva perché siano messi a confronto con quelli di oltre 210 famiglie di desaparecidos durante la dittatura del Le 9 ore sono dovute al fatto che gli avvocati delle due parti si sono dati battaglia su un punto-chiave: che i campioni siano conservati nella Banca nazionale di dati genetici perché possano essere utilizzati in futuro, se si presentassero nuove famiglie di desaparecidos. La posizione ferma assunta dalla giudice Sandra Arroyo Salgado ha convinto i due fratelli ad accettare questa eventualità, prevista dalla legge. Intanto i campioni presi saranno confrontati con quelli di 200 famiglie, una procedura che ha già consentito di recuperare la vera identità di 104 figli di desaparecidos, molti dei quali furono rubati dagli stessi repressori che torturarono e fecero sparire i loro genitori. La vera identità di Marcela e Felipe starebbe dunque per venire alla luce. Le Nonne della piazza di Maggio sospettano da anni che loro siano i figli rubati a desaparecidos, come accadde ad almeno altri 400 neonati. Un cumulo di irregolarità già comprovate nell adozione di entrambi (che non sono fratelli di sangue) e i mille e mille ostacoli frapposti dalclarin, uno dei gruppi mediatici più poderosi dell America latina, alimenta i sospetti degli organismi per i diritti umani. Gli avvocati di Marcela e Felipe e di Ernestina (che ha 86 anni) si sono opposti ostinatamente all ipotesi che i campioni prelevati venerdì restassero depositati nel Bndg. Ciò che alimenta ancor di più il sospettoavanzato perfino dall entourage delle Nonne che gli avvocati di Clarin abbiano potuto realizzare il confronto dei campioni per via extra-ufficiale e illegale, verificando che il risultato sia negativo. Un ipotesi suffragata dal brusco cambio di posizione da parte di Marcela e Felipe, che si sono opposti ai test del dna per tutto il tempo possibile fin quando, due settimane fa, li hanno inaspettatamente accettati. Una delle perite dei due fratelli è Ana Maria Di Leonardo, l ex-direttrice del laboratoriogenetico che funzionenell ospedale Durand di Buenos Aires. Tuttavia Estela Carlotto, la leader della Nonne, non crede alla possibilità che Clarin abbia già potuto fare il confronto per via privata, dal momento che sostiene che dati del Bndg sono confidenziali, con controlli incrociati difficili da vulnerare. Il Bndg è un istituto scientifico d avanguardia e di riferimento mondiale nel campo della restituzione dell identità a partire dalla genetica. La probabilità che i due ragazzi siano figli di desaparecidos ma che il risultato sia negativo non è infondata. Da un lato, ci sono famiglie di cui non è rimasta nessuna traccia genetica perché sono sparite al completo: il fatto che non sia rimasto nessun famigliare vivo per parte di madre rende impossibile stabilire l identità del minore rubato. D altra parte, ci sono casi di desaparecidos che erano campesinos di estrazione multo umile del nord argentino, le cui famiglie non hanno mai presentato la denuncia della scomparsa dei famigliari. Poi molti desaparecidos vivevano nella clandestinità prima di essere sequestrati, per cui molti genitori non sapevano che le figlie fossero incinte. Questo per esempio è il caso di Martin Amarilla, il nipote recuperato numero 98.

9 DOMENICA 26 GIUGNO 2011 il manifesto pagina 9 Tehran IRAN Il presidente è sotto pressione. Il suo più stretto collaboratore, Mashaeì, è accusato di guidare una «setta deviante» che mina l autorità della Guida suprema. Una crisi? Più probabile un governo debole Marina Forti D ue giorni prima era un viceministro degli esteri delle Repubblica islamica dell Iran. Due giorni dopo era un detenuto, imputato di gravi malversazioni finanziarie e additato come appartenente a una «corrente deviante». La vicenda di Mohammad Sharif Malekzadeh, uomo molto vicino al presidente iraniano MahmoudAhmadiNejad (e ancor più vicino al controverso capo dello staff presidenziale, Esfandiar Rahim Mashaeì) dice molto della lotta di potere in corso in Iran: uno scontro clamoroso, tanto più in un paese dove l establishment politico ha sempre voluto dare verso l esterno un immagine di unità. Malekzadeh ha rinunciato al posto di viceministro (cui era stato nominato la settimana scorsa) dopo che il parlamento ha avviato una procedura di impeachment contro il ministro degli esteri Ali Akbar Salehi accusandolo proprio di quella nomina, a cui si era opposto il ministro dell intelligence. Malekzadeh dunque si è fatto da parte, dichiarando di voler proteggere il ministro degli esteri dal voto di sfiducia (che infatti è stato ritirato). Nello stesso giorno, i deputati hanno negato lafiducia al ministrodello sport nominatoda Ahmadi Nejad, Hamid Sajjadi. Un sito di notizie conservatore, raja news, ha commentato che «la corrente deviante voleva piazzare i suoi uomini ma gli è andata male». Lo scontro politico, secondo molti commentatori interni, ha polarizzato l establishment ancor più di quanto abbia fatto l opposizione riformista nelgiugno E oppone il presidente Ahmadi Nejad con un suo ristretto circolo di consiglieri nientemeno che alla Guida suprema, l ayatollah Ali Khamenei, prima carica dello stato, che pure lo aveva difeso totalmente nel giugno2009 inpraticaassegnandoa luila presidenza dopo una vittoria elettorale dubbia. Oggetto dello scontro oggi sono il ruolo e i poteri della presidenza della repubblica, che Ahmadi Nejad ha cercato di rafforzare; tra le poste in gioco c è il controllo di posizioni chiave alla vigilia di due tornate elettorali (elezioni legislative nel marzo 2012, presidenziali nel 2013). In un discorso alla nazione trasmesso dalla tv di stato la settimana scorsa, il presidente ha descritto la sua relazione con la Guida suprema come quella di un figlio verso il padre. Un affermazione di fedeltà: ma nessuno l ha presa alla lettera, anzi molti l hanno interpretata come un segno che Ahmadi Nejad è in posizione perdente). Anche perché in quel discorso lui si è limitato a descrivere la sua politica economica come un successo (non è mai stata così contestata) e lanciare le rituali accuse all America e a Israele: non una parolasuperché inmaggioerascomparso per 10 giorni, rifiutando di svolgere le sue funzioni di presidente. E poi, il discorso è andato in onda con la dicitura live, in diretta, ma non lo era: come sanno tutti gli insider politici iraniani (lo fa notare la corrispondente del Financial Times), anche questo come tutti i discorsi del presidente è andato in differita, in modo che l ufficio di Khamenei possa controllare e «editare» il contenuto. Attriti tra Khamenei e Ahmadi Nejad trapelano da oltre un anno, ma la controversia pubblica è esplosa due mesi fa, quando il presidente ha tentato di far dimettere il ministro dell intelligence Heidar Moslehì, contro il volere della Guida suprema: Khamenei ha respinto le dimissioni, impedendo a Ahmadi Nejad di mettere un suo uomo in quel ministero. Il braccio di ferro è durato alcuni giorni, poi Ahmadi Nejad ha dovuto rinunciare (è allora che ha attuato il suo inusuale «sciopero»). La Guida suprema ha mantenuto l ultimaparola (è una regola non scritta che i ministeri della difesa, intelligence e affari esteri siano sottoposti a unsuo veto). Aquantopare Khamenei temeva che il presidente usasse il suo controllo sull intelligence per assumere informazioni sui rivali politici in vista delle elezioni. Non è tutto. L ufficio della Guida, e le correnti fondamentaliste che a lui si richiamano, accusano il presidente e un suo gruppo di consiglieri di voler espandere i poteri della presidenza e di minare l autorità stessa della Guida Lo scontro tra il presidente Ahmadi nejad e la Guida suprema, l ayatollah Khamenei, è ormai pubblico. In gioco sono i rispettivi poteri - e il controllo delle prossime elezioni suprema. Qui entra in gioco il capo dello staff presidenziale, Mashaeì, confidente e consuocero di Ahmadi Nejad, spesso descritto come la sua anima nera. Ed entra in gioco anche la teologia. Ahmadi nejad ha parlato spesso dell ultimo imam, il Mahdi, che secondo la dottrina sciita è scomparso nel tempo e tornerà. Il presidente non solo coltiva il culto dell imam nascosto (in ciò asseconda un ampia corrente dell islam sciita che considera imminente l avvento terreno del Mahdi): a volte ha dichiarato di «sentire» uno speciale legame con lui. Coltiva il culto del 12esimo imam anche Mashaeì, il quale non ha mai nascosto la sua vena esoterica mistica. Per farla breve, gli ultraconservatori accusano Mashaeì di guidare una corrente di mistici che pretendono di poter entrare in contatto diretto con il Mahdi.Eresia: così disconosce il principio della «supremazia del giureconsulto» (velayat-e faqih) impersonato nella Guida suprema, Khamenei. Insomma, nega il principio su cui è fondata la Repubblica islamica. La «corrente deviante» di Mashaeì, dicono fior di ayatollah e intellettuali fondamentalisti, vuole imporre un pensieri di «liberalismo culturale». Gli rimproverano poi di promuovere l idea di nazionalismo a spese della «identità» islamica. Ed ecco che la complicata teologia torna su questioni molto terrene, di potere. Pochigiorni dopo lo scontro sul ministro dell intelligence, fonti ufficiali davanonotizia dell arresto di ungruppo di persone accusate della «deviazione» eretica, far appello a poteri sovrannaturali, aijinn e cose simili: tutte persone molto legate a Mashaeì e al presidente, tra gli altri l ayatollah che serve come predicatore del venerdì nel palazzo presidenziale (scarcerato pochi giorni fa). Un messaggio. Mashaeì era datocome uno dei probabili candidati alla presidenza nel ora Ahmadi Nejad è sotto pressione a mollarlo. La Guida suprema dunque ha lanciato un offensiva per «dare una regolata» al presidente che pure lui aveva sostenuto (e con reciproco vantaggio, visto che Ahmadi Nejad ha silenziato l opposizione riformista che Khamenei sentiva come una sfida). Già i predecessori di Ahmadi Nejad si erano scontrati ai limiti del proprio potere, nelpeculiare sistemadella Repubblica islamica: dove istituzioni elette (presidente, parlamento) sono sottoposte a poteri cooptati dalla Guida suprema, che ha l ultima parola sulla sicurezza nazionale, nomina i vertici della magistraturae della tvdi stato e il Consiglio dei guardiani. Oggi Ahmadi Nejad ha contro il parlamento, dove è in maggioranza il blocco dei «fedeli ai principi» e che è presieduto da Ali Larijani, l ex negoziatore nucleare, figura fedele alla Guida suprema (e anche lui probabile candidato presidenziale). Ha contro la magistratura, presieduta da un altro fratello Larijani. Il suo governo deve affrontare numerose inchieste per corruzione e IL PRESIDENTE IRANIANO MAHMOUD AHMADI NEJAD/REUTERS IRAN Tra arresti, campagne di stampa e minacce di impeachment Il presidente dimezzato. Lotta di potere a Tehran malversazioni in cui sono coinvolti gli uomini più vicini al presidente, incluso uomini di Mashaeì: bella ironia per il presidente che si presenta come un onesto figlio del popolo contro i vecchi politici corrotti. Deve rispondere anche di pesanti accuse di incompetenza politica ed economica, l inflazione, la disoccupazione crescente. I deputati del Majlis hanno annunciato per lunedì una mozione, firmata da almeno un terzo dei deputati come vuole la procedura legale, per convocare il presidente a rispondere a una serie di domande, e alcuni minacciano una procedura di impeachment nei suoi confronti. Anche se questo sembra un esito improbabile: il regime è forte, le Guardie della rivoluzione sono con la Guida suprema, e questa non vorrà aprire una crisi di governo con il pericolo che l opposizione riformista siprenda voce e in un momento così delicato per le relazioni internazionali, con il Medio oriente arabo percorso da movimenti di protesta e il dialogo sul dossier nucleare bloccato. AFGHANISTAN Strage in ospedale, 35 morti LA MALEDIZIONE DELLA STREGA NERA INCOMBE Almeno 30 persone sono rimaste uccise ieri in Afghanistan, in un attacco suicida che ha preso di mira un ospedale nella provincia del Logar, appena a sud della capitale kabul. Le stime sulle vittime per la verità variano da 20 a 35 morti, a cui si aggiungono decine di feriti. Secondo le autorità, a provocare la carneficina è stato un grande veicolo, un Suv, imbottiti di esplosivo; l obiettivo dell attacco non è chiaro, dice il ministero dell interno - quello che è chiaro però è che le vittime sono pazienti, familiari, medici. Certo non è un attacco che faccia buona stampa ai ribelli. E infatti Zabihullah Mujahid, portavoce dei taleban afghani, ha negato responsabilità per l attacco. «Condanniamo l attacco a un ospedale... chiunque lo ha fatto vuole diffamare i taleban». Il movimento fondato da Mullah Omar aveva sottoscritto qualche mese fa una dichiarazione in cui si impegnava a non colpire vittime civili, a non attaccare le scuole femminili, non attaccare la società civile organizzata: e simili impegni sono citati dal governo afghano di Hamid Karzai - e dalla Nato - come la «prova» che i taleban sono cambiati e con loro si può, anzi bisogna dialogare in quanto sono una delle forze politiche del paese. UN VERTICE A TEHRAN Il presidente afghano Karzai ieri era a Tehran, come anche il suo omologo pakistano Asif Ali Zardari, e insieme hanno incontrato il collega iraniano Mahmoud Ahmadi Nejad, oltre alla Guida suprema, l ayatollah Khamenei. Il vertice a tre era uno degli eventi a margine di una «conferenza internazionale sulla lotta al terrorismo» organizzata dal governo iraniano. I presidenti di Iran, Pakistan e Afghanistan si sono impegnati a lavorare insieme per «eliminare l estremismo, la militanza armata, il terrorismo, e a respingere le interferenze straniere [nella regione], che è in aperto contrasto con lo spirito dell islam, della pace e degli interessi delle persone». Hanno anche concordato futuri incontri a livello di ministri degli esteri, interni e difesa. NEI CINEMA DI ROMA ADRIANO - AMBASSADE - ANDROMEDA - ANTARES - ATLANTIC - BROADWAY - EMBASSY - GALAXY GREGORY - ROYAL - SALA TROISI - SAVOY - STARDUST VILLAGE (EUR) - STARPLEX GULLIVER THE SPACE CINEMA MODERNO - THE SPACE CINEMA PARCO DE' MEDICI - TRIANON UCI CINEMAS MARCONI - UGC CINE' CITE' (PORTA DI ROMA) - CINEFERONIA (FIANO ROMANO) PLANET (GUIDONIA) - UGC CINE' CITE' PARCO LEONARDO (FIUMICINO) - UCI CINEMAS (LUNGHEZZA) POLITEAMA (FRASCATI) - CINELAND (OSTIA) DIRITTI UMANI Lettera all Onu: venite a vedere le carceri H a già ricevuto corrispondenza Ahmad Shaheed, il diplomatico delle Maldive appena nominato Special Rapporteur delle Nazioni unite sullo stato dei diritti umani in Iran. Sei noti attivisti dell opposizione, detenuti nel carcere Rejai Shahr di Karaj (a nord di Tehran), gli hanno indirizzato una lettera aperta incuiglichiedonodi nonlimitarsi a chiedere di visitare le carceri ma incontrare anche le famiglie dei detenuti politici. nella lettera i sei scrivono di essere stati arrestati per la loro «azione civile attraverso la partecipazione alle elezioni presidenziali del giugno 2009», e di aver cercato attraverso questa di «creare un cambiamento democratico e migliorare la situzione deidiritti umaniiniran». Maleloro «pacifiche attività» sono state etichettate di «sedizione soft», e con questa scusa i dissidenti subiscono arresti illegittimi, interrogatori infiniti, pressioni mentali e fisiche, detenzione senza possibilità di contattare avvocati, processi senza garanzie di difesa - in violazione dei principio dei diritti umani e delle leggi della stessa Repubblica islamica. Notizia della lettera è circolata su molti siti dell opposizione. Sembra che i sei autori della lettera abbiano anche deciso di unirsi allo sciopero della fame cominciato sabato scorso da un altro gruppo di detenuti nel più noto carcere di Evin, a Tehran. Sono 12 persone, il loro digiuno è cominciato in protesta per la morte di due detenuti - Haleh Sahabi, morta di infarto dopo un tafferuglio con le forze dell ordine durante il funerale del padre, e il giornalista Reza Hoda Saber, morto dopo 10 giorni di sciopero della fame: secondo le autorità sono due casi di morte «naturale». La protesta dei 12 di Evin è giunto all ottavo giorno, ed è entrata in una zona di pericolo: giovedì si è avutanotiziachedue deiprotagonisti sono stati ricoverati nell infermeria del carcere perché le loro condizioni precipitano. Sono Abdollah Momeni, leader del movimento studentesco riformista, arrestato poco dopo le elesioni del era nel «comitato elettorale dei liberi cittadini» che sosteneva Mehdi Karroubi. E Abdolfazl Ghadiani, il più anziano detenuto politico di Evin (ha 65 anni), intellettuale riformista arrestato nel dicembre Lo sciopero della fame ha suscitato numerose reazioni - e questo è già un effettoimportante. Diverse personalità dell opposizione hanno fatto appello agli ormai 18 protagonisti della protesta perchè interrompano il digiuno: tra cui i figli di leggendari martiri della rivoluzione (Ebrahim hemmat e Hamid Bakr, a cui sono intitolate vie e piazze in tutto il paese) quelli di Mir Hossein Musavi e Mehdi Karroubi, i leader dell opposizione riformista. Un simile appello viene dall Associazione dei ricercatori e studiosi di Qom, gruppo di religiosi riformisti. Una giornata di solidarietà ai detenuti politiciin Iran è stata osservata ieri in diverse città al mondo - compresa Roma. mentre a tehran giovedì la magistratura ha fatto scarcerare Emadeddim Baghi, notissimo giornalista dissidente e fondatore di un gruppo per i diritti civili dei detenuti: lui stesso era uno dei 12 che hanno cominciato il digiuno di protesta. Appena scarcerato ha detto, in un intervista a Amnesty international, che non smetterà le sue attività: «Molti iraniani restano in galera ingiustamente. Io sono fuori ma metà di me stesso resta là con gli altri».

10 pagina 10 il manifesto DOMENICA 26 GIUGNO 2011 CULTURA PAESAGGI ITALIANI Dall Eden a Gomorra OLIVO BARBIERI, «POTENZA 1999», DA «VIAGGI IN ITALIA » (SKIRA 2010) Studiosi di discipline diverse, da Salvatore Settis a Piero Bevilacqua, a Guido Viale, hanno affrontato nei loro testi più recenti la questione dell ambiente, nodo cruciale per prospettare «orizzonti di futuro» Alberto Ziparo N el suo recente Il Grande Saccheggio (Laterza 2011, pp. 217, euro 16), Piero Bevilacqua sottolinea come la questione ambientale sia l aspetto più drammatico della crisi economica una crisi che distrugge non soltanto le risorse ecopaesaggistiche, ma anche e soprattutto, il tessuto politico-culturale e le soggettività civili e sociali. Per uscirne bisogna «rimettere in valore» il territorio con un senso, però, che sia lontano tanto dalle marxiane «teorie del valore», quanto dal concetto di «valore di mercato» (spesso più finanziario che economico) con cui oggi si pretenderebbe addirittura di ridefinire (e svendere) anche i beni comuni e culturalicomel ambiente, il territorio, il paesaggio. Parlare di «valorizzazione» significa invece richiamarsi ai dettami del Codice del Paesaggio, («riattribuzione di peso socio- culturale») o a quelli del Programma Territorialista (affermazione dei valori «verticali», intangibili,non spostabili, tipici dei luoghi). Ecologista per forza Non dovremmo infatti dimenticare mai che un tempo il territorio non era esclusivamente «fattore di produzione» e che tale è diventato soltanto con le rivoluzioni industriali «moderne». Prima, come ricorda Angelo Turco in Configurazioni della territorialità (Franco Angeli 2010, pp. 336 euro 24), abbiamo «abitato i luoghi», depositando «strati di civiltà» che non degradavano, anzi arricchivano, il paesaggio proprio per le relazioni virtuose tra l ambiente naturale e gli oggetti che man mano vi trovavano posto. Un tempo, certo, mancava la tecnologia per iperconsumare, offendere l ambiente. L uomo era «forzosamente» ecologico ma, acquisita la tecnologia necessaria, si è illuso di «garantirsi la sostenibilità con il progetto», finché il peso degli interessi economici è stato tale da pervadere e modellare l intero spazio (diceva Walter Benjamin che «il territorio della contemporaneità è disegnato dalla statistica»). Un futuro possibile (anche economico) richiede dunque il blocco del consumo di suolo, il risanamento ambientale, la riconversione ecologica delle produzioni e un alto tasso di smaterializzazione (innovazione sociale, quanto tecnologica, mobilità sostenibile ed energie rinnovabili, ripresa delle colture tipiche, accorciamento delle filiere, consumi a «chilometro zero»). Di questo tipo è la Green Economy prefigurata da Guido Viale nel suo La conversione ecologica. There is no alternative (NdA Press 2011, pp. 184, euro 10). Una visione di economia ecologica che tratta con le pinze il termine «sviluppo» forse qui più prossimo alla «decrescita» e che comunque è fondato su una ripresa «colturale e culturale» dei contesti. Molti riferimenti in una direzione simile giungono anche dall ultimo lavoro di Salvatore Settis, Paesaggio, costituzione, cemento. La lotta per l ambiente contro il degrado civile (Einaudi 2011, pp. 326, euro 19). Nell enfatizzare il possibile versante culturale della green economy, molta vulgata politica e mediatica usa ricordare che «l Italia è il paese che possiede se non il 70, il 60 o forse il 50% dei beni storicoculturali» di tutto il pianeta e quindi «ciò che stiamo distruggendo o degradando», i beni culturali, «devonoe possonodiventare una voce importante della nostra economia, magari intrecciata a un turismo intelligente». Opportunamente Settis sottolinea la futilità di tali argomentazioni e ricorda piuttosto il senso «costituzionale del nostro paesaggio» («L Italia è stata il paese al mondo a fornire al paesaggio dignità costituzionale, con l articolo 9 della Carta»). Un senso costituzionale che non Molti luoghi descritti dai viaggiatori antichi sono oggi cancellati, coperti dalla cappa di cemento che costituisce la versione italica della città diffusa è solo il riconoscimento culturale di quel Bel Paese, già connotato da un alto valore sociale (l importanza del paesaggio agrario italiano, descritto da Emilio Sereni, dopo i viaggiatori del Grand Tour), ma che sancisce l esito di sistemi di regole con cui la comunità nazionale anche assai prima dell Unità tutela il proprio patrimonio culturale e ambientale, e afferma così «il proprio costituirsi come cittadinanza» proprio con «il rapporto quanto mai stretto tra natura e cultura, la creazione del famoso paesaggio italiano (Hannah Arendt)». La citazione è di Settis, che così prosegue: «Quest Italia non era immobile, cambiava anzi ogni giorno, ogni ora, piano, con cura. Quei mutamenti anche profondi, ma sempre meditati, furono per secoli il frutto maturo di una mediazione mentale e sociale fra l eredità del passato e qualche ipotesi per il futuro: ma quali che fossero desideri e progetti, l ago della bussola era sempre fisso su un saldo senso di familiarità dello spazio vitale». Monumenti della classicità Questacontinuità è bensottolineata da Ilaria Agostini, che nel suo Il paesaggio antico (Aion 2009, euro 16) ci offre alcune notevoli descrizioni di diversi contesti delbel Paese di ieri da parte dei viaggiatori del Grand Tour, tra cui famosi studiosi del Sette-Ottocento. «Richiamati in Italia dalle meraviglie antiche di Roma, dalle recenti scoperte archeologiche vesuviane e dalle ricchezze naturali tiburtine, ma anche dalle mutate condizione geo-politiche, i voyageurs focalizzano l attenzione sulle curiosità di storia naturale e sulle opere d arte: Il paesaggio agrario archeologico come definito da Piero Camporesi può costituire il fondale, ma talvolta si rivela protagonista della scena fino ad essere lettoesso stesso comemonumento della classicità». La studiosa fiorentina descrive le visitazioniditrecontesti ecoagricoli : la Campagna Romana, Tivoli e il Tiburtino, la Campania Felix. Questi ambienti «costituiscono nei decenni tra Sette e Ottocento le tappe fondamentali del Voyage d Italia ( ) e offrono ai protagonisti, nel contesto agrario di ascendenze millenarie, la testimonianza archeologica dell insediamento classico, lo spirito nel rapporto tra l idea dell antico e la longue durée della nostra cultura materiale»; esemplari icone di quella fertile territorializzazione che aveva saputo dare luogo al Bel Paese. Gli aranci di Chateaubriand Colpisce pensare che molti dei contesti «cantati» da esponentinotevoli della storia della cultura occidentale, da Montaigne a Cassini, da Madame De Stael a Chateaubriand, da Bornstetten a De Sade, sono oggi cancellati, coperti dalla «blobbizzazione di cemento» che costituisce la versione italica della città diffusa. E lo studio di Ilaria Agostini è tanto più importante perché sottolinea come viaggiatori ed intellettuali coglievano un climax, che significava relazioni virtuose ancorché costrette non solo tra ambiente, paesaggio e territorio (non ancora costituitisi come modi, e quindi discipline, differenti, di leggere lo stesso oggetto spaziale), ma tra categorie etiche, estetiche e pragmatiche del sapere pratico, quotidiano. Quelloche oggi è «Gomorra», ieri era l Eden: «Da Gaeta ci si trova a tutti gli effetti nel Sud. Lasciata Fondi scriveva Chateaubriand nel 1804 ho salutato il primo aranceto: questi begli alberi erano pienidi frutti maturi... La strada per Napoli attraversa un jardin continuel: l ariaè cosìdolceelacampagna,così ricolma di ogni sorta di verdura, intuttelestagioni; è comeilparadiso terrestre». Siamo lontani da quel mare di «cemento e rifiuti» che oggi sommerge tutto questo e che è anche, osservapierobevilacqua, la migliore rappresentazione della distruzione dei tessuti sociali, culturali e civili. Eppure, nonostante tutti questi sfasci sostiene Bevilacqua il Bel Paese presenta ancora, oltre al patrimonio culturale, brani di paesaggio di assoluta eccellenza e rilevanza. Ce n è abbastanza per concordare con Settis: un altra pietra miliare sulla quale appoggiare quello scenario di società sostenibile, abbozzato da Guido Viale (la cui greeneconomy divienecosì funzionale INCONTRI Urbanisti indiani all ateneo di Firenze Comincia domani mattina a Firenze, con il seminario «New Dehli Kolkata Florence: Training and Experiences in Urban/Regional Planning», un singolare e interessante confronto tra le scuole di architettura dell università del capoluogo toscano e quelle della Jadavpur University di Kolkata e della School of Planning and Architecture di New Delhi. Organizzata dal Laboratorio città e territorio nei Paesi del Sud del Mondo (LabP- SM) del Dipartimento di Urbanistica e pianificazione del territorio dell ateneo fiorentino, ovviamente in collaborazione con le due università indiane, l iniziativa che si intitola «A week in Florence, Indo-Italian Meeting» e dura fino al primo luglio offre l opportunità a una delegazione di docenti e studenti indiani di entrare in contatto con il mondo universitario e con altre realtà territoriali italiane e al tempo stesso consente a studenti e insegnanti italiani di conoscere la produzione scientifica di due delle più prestigiose università indiane nel campo degli studi urbani. Un occasione tanto più interessante, se si tiene conto della fase di grande espansione attraversata attualmente dall India, che proprio per questo punta su nuove strade per affrontare i perduranti problemi di povertà e degrado urbano. alla qualità del vissuto dei luoghi; ma senza determinarla) è la tutela, che significa non solo conservazione del patrimonio, ma capacità di fruirlo, in coerenza con le sue caratteristiche. La nuova centralità di cultura e qualità della vita in uno scenario sociale prossimo futuro costituisce insomma la struttura principale di un programma politico. Bevilacqua e Viale del resto concordano: si esce dalla crisi abbandonando la centralità del pil e assumendo quella dei luoghi di vita. È interessante rilevare come i diversi autori che abbiamo fin qui citato, pur provenendo da esperienze scientifiche e culturali affatto diverse, convergano con il Programma Territorialista di Alberto Magnaghi. Laddove quest ultimo ne ha sviluppato i concetti nell ambito di traiettorie interne alle scienze territoriali, gli altri giungono alle stesse considerazioni, ma muovendo da differenti campi: sociologia, antropologia, geografia, economia, anche filosofia. Firmitas, utilitas, venustas Nel progetto territorialista emerge una mente glocale, capace di declinare le attitudini locali di processi globali. Lo scenario futuro evolve secondo i criteri dello «sviluppo locale autosostenibile». Protesta tuttavia Serge Latouche, affermando che, dopo aver percorso molta strada nella critica al concetto di sviluppo, Magnaghie iterritorialisticadono anch essi nella «trappola dello sviluppo locale». Qui conviene mettere a fuoco quella che sembra una sfumatura, ma è un caposaldo del progetto territorialista: nello Sviluppo Locale Autosostenibile il concetto di sviluppo è un pretesto: ciò che deve crescere è il paniere di grandezze rappresentative dei valori chestrutturanoil luogo, caratteritipici del contesto, non ripetibili né trasportabili: ecologia, cultura, archeologia, produzioni, colture... L affermazione generale di queste risorse può significare anche decrescita delle variabili economiche, «sviluppo per sottrazione», secondo l ironica definizione di Osvaldo Pieroni. Il prossimo «progetto di territorio» diventa dunque «scenario di società futura». Nel suo Verso il Progetto di Territorio (Aion 2009, euro 32), Daniele Vannetiello propone un avanzamento possibile dell asse della ricerca attraverso una rivisitazione di un imponente rassegna di progetti di riqualificazione e disegno architetture, città o territori, tramite le categorie vitruviane di firmitas, utilitase venustas, di recenteriproposte da Francoise Choay: «Nella griglia che così si determina sono stati inseriti, in concatenazione logica, oggetti capaci di definire regole d azione relativa al loro specifico ambito e fare emergere la sostanza normativa ad essi sottesa».la ricerca di norme e regole, precisa Vannetiello, «è qui intesa propriamente in senso antropologico, convinticome siamo, con Clau-

11 DOMENICA 26 GIUGNO 2011 il manifesto pagina 11 CULTURA ADDIO ALL EGITTOLOGA CHRISTIANE DESROCHES Per il suo appassionato impegno in difesa dei templi della Nubia Christiane Desroches Noblecourt, morta giovedì sera in una casa di riposo di Sezanne a 97 anni, era stata definita l erede di Jean-François Champollion, lo scopritore della stele di Rosetta. Per molti anni, dal 1938, conservatrice del reparto egizio del museo del Louvre di Parigi, Desroches Noblecourt è stata protagonista di alcune imprese memorabili: fra l altro, è a lei (e all'unesco che, durante la costruzione della diga di Assuan, ne finanziò lo spostamento al riparo delle acque) che il più famoso tra i templi eretti da Ramesse II ad Abu Simbel deve la sua sopravvivenza. Autrice di numerosi libri, l'egittologa firmò la prima biografia bestseller di Tutankhamen nel 1963, tradotta in una ventina di paesi. Negli anni Settanta Desroches Noblecourt proseguì la sua opera di ricerca nella Valle delle Regine, contribuendo al restauro dei monumenti e a identificare un centinaio di tombe. de Levi Strauss, che la regola fonda la società umana e, in certo senso è come la società». Nonostante questo sforzo di chiarezza, lo studio di notevole rilevanza anche per le dimensioni e le modalità di indagine dei casi proposti in rassegna suscita alla fine alcuni lievi dubbi sull impiego delle categorie vitruviane, che rischia di risultare alla fine didascalico quanto tendenzialmente rigido: l uso manualistico e addirittura trattatistico dicategorieche potrebbero rivelarsi utili «dopo un processo di decostruzione e ricontestualizzazione» risulta sempre problematico. Inoltre, la valenza normativa di molti progetti è prevalentemente tecnico-gestionale e lascia sullo sfondo, talora in modo eccessivo, i caratteri locali dell azione sociale. Ma qui soccorrono le ultime vicende non solo del programma di ricerca, bensì dell evoluzione dell intera area scientifico-culturale dei territorialisti. Non a caso, nel riconoscimento di un nuovo soggetto sociale riemergente dalla fase liquida Settis propone «azioni popolari», probabilmente attorno alle crescenti «tracce di nuove comunità» che secondozygmuntbauman si ritrovano «individualmente insieme» attorno alle nuove sensibilità non solo estetiche, ma di nuovo etiche e pragmatiche verso il paesaggio (su simili concezioni «strutturali» di estetica si sofferma Paolo D Angelo in Estetica, Laterza 2011, pp. 234, euro 15). Tra joie de vivre e politica Del resto, nella recente riproposizione del suo Progetto Locale (Bollati Boringhieri 2010, pp. 334, euro 19) Alberto Magnaghi ricorda come in questo senso andasse l esperienza peraltro non conclusa della Rete del Nuovo Municipio, che insieme ad altri network di istituzioni e soggettività locali, tentava di risostanziare le politiche istituzionali (nonsolourbanistichee paesaggistiche) attraverso l incontro tra gestioni municipali «avanzate», ricerca innovativa sul territorio, associazionismi e movimenti di tutela e affermazione del bene comune. Una strada che, probabilmente per i caratteri della fase socio-politica che viviamo, si è rivelata assai forse troppo faticosa. Oggi il gruppo «multidisciplinare» dei territorialisti passa forse «dalla mobilitazione diretta alla promozione dell apprendimento sociale», come direbbe John Friedmann, proponendosi una fertilizzazione più lenta, di più lungo periodo, ma sempre dal basso, non solo di istituzioni politiche e tecnicoprofessionali, ma di settori crescenti di «società sensibile», tra cui dovrebbero annoverarsi le figure appartenenti alle moltissime tipologie di «difensori del territorio». Nel manifesto della giovanissima (dicembre 2010) Società dei Territorialisti si legge infatti: «Lo sviluppo della società locale si misura sia mediante la crescita del suo benessere, inteso come joie de vivre, felicità pubblica, buen vivir, sia attraverso la capacità di promuovere partecipazione politica, apertura dialogica verso i valori e le conoscenze degli altri; si misura infine con l elaborazione di percorsi critici e alternativi». Gli aspetti più interessanti di questa «convergenza di specialismi diversi» vanno insomma ben oltre i tentativi di costruire azioni di tutela ambientale e dei beni comuni, per prospettare «orizzonti di futuro», possibile quadro scientifico di riferimento per un arcipelago ormai assai largo di associazioni, gruppi, comitati che, collegati spesso in «reti di reti», intendono predisporre strategie di blocco del degrado verso il ripristino della qualità sociale. Stefano Gallerani P Nando Vitale P escarese del 1959, Silvio Madonna è uno dei tanti autori che, lontano dallo star system letterario, contribuiscono alla costruzione di una «letteratura minore» capace tuttavia di descrivere il sentire comune di un Italia non sufficientemente rappresentata dal sistema dei media. Una sortadi archivioletterario segretoche custodisce opere forse non memorabili, ma preziose per una riflessione sul presente. Atipica figura di scrittore, conseguita la maturità scientifica, Madonna, dopo diverse esperienze lavorative, ha deciso di ritirarsi nelle terre di famiglia per dedicarsi con passione al lavoro di contadino. Attività che insieme alla scrittura, affianca a un costante impegno nel INTERVISTA Incontro con l autore di «Storia d amore vera e supertriste» L ironia di Shteyngart alla vigilia dell apocalisse Lenny, l eroe del libro, è un quarantenne, il cui diario privato ha il ruolo di antidoto alla sempre più dilagante pubblicità di se stessi volontariato sociale di matrice cattolica. Al thriller di esordio, L urlo di Dio. (2002), sono seguiti testi che si caratterizzano nel racconto di un umanità apparentemente impermeabile alle trasformazioni della società contemporanea. È, quello di Madonna, un mondo feroce, inflessibile, nel quale la catarsi in genere non si produce attraverso artifizi letterari. È sufficiente una narrazione piana, senza particolari colpi di scena, che non impediscetuttavialavisione di unospiraglio, della speranza di un riscatto per questi personaggi all apparenza fragili, costretti a vivere una perenne scissione tra le proprie aspirazioni interiori e un senso del dovere che li porta a essere altro da sé. Sistematico del resto è il riferimento a episodi del passato che rappresentano una cesura, un taglio radicale capace di influire sul presente dei protagonisti rendendoli vittime di un destino avverso. Anche la lingua è piana, addirittura scolastica, distante dai gerghi del presente la lingua ideale per narrare le gesta di una umanità di provinciaresistente alle mutazioni antropologiche, distante dalle urla del degrado televisivo. Una lingua ROMANZI «Baglio Ciachea» del pescarese Silvio Madonna Scene feroci di vita provinciale Una lingua semplice, un racconto piano, privo di colpi di scena, per descrivere figure resistenti alle mutazioni della nostra società GARY SHTEYNGART IN UN RITRATTO DI ALEX FINE plausibile per dar vita e parola a personaggi che paiono agire, come in un falso movimento, sugli sfondi di paesaggi densi di nostalgia e di memoria che potrebbero essere quelli descritti, con altri toni, da un Celati o un Arminio. Con Baglio Ciachea (Akkuaria, pp. 120, euro12) prevale tuttavia il registro allegorico. Sullo sfondo di un incontro ordito in una villa siciliana da una società segreta di stampo mafioso, si compie la vendetta di Onofrio Carducci nei confronti del ginecologo Miccichè, responsabile di aver abbandonato la sala parto nel momento in cui, dieci anni prima, sua moglie stava per dare alla luce il figlio, provocando la morte di entrambi, in seguito a complicazioni impreviste. A rendere più odioso il ginecologo e fosca la vicenda, è la complicità del medico in un traffico di espianti clandestini di organi ai danni di giovani vittime provenienti dal Brasile. Una partita a scacchi con il desiderio di vendetta, una costruzione a incastri che pare alludere a riferimenti letterari colti. Poi nel finale riprende la scena l umanità comune: «Andiamo. Ho voglia di respirare il mare con te». oco meno che quarantenne, Gary Shteyngart ha rinverdito la tradizione anglosassone del romanzo satirico-fantapolitico (da Swift a Orwell) fondendola col genere anti-utopistico di Huxley e Zamjatin. Nato nel 1972 in quella che allora si chiamava ancora Leningrado, a sette anni Shteyngart si è trasferito, assieme alla famiglia, negli Stati Uniti di Reagan e Bush senior. Dopo un viaggio in Europa che gli è servito per modellare, sulla falsariga di Praga, l immaginaria città di Prava, nel 2002 pubblica il suo primo libro, Il manuale del debuttante russo, da lui stesso parodiato, quattro anni dopo, in Absurdistan, grottesco resoconto della derivaoligarchicanella Russiapostsovietica imperniato sulla tragicomica storia d amore del protagonista, Misha Vainberg, con l improbabile Rouenna. Un impianto non dissimile da quello di Storia d amore vera e supertriste (traduzione di Katia Bagnoli, Guanda, pp. 384, euro 18), ambientato in un futuro prossimo venturo e tutto scandito, quasi l uno fosse il negativo dell altra, dal diario tenuto dal trentanovenne Lenny Abramov e dalla pagina di Global Teens (una versione avanzata di social-network come Twitter o Facebook) della sua amata, Eunice Park, cui Lenny deve la solenne (e accattivante) risoluzione cheapreil romanzo: «Carissimo diario, oggi ho preso una decisione fondamentale: io non morirò mai». Pure, si tratta di un dialogo abortito tra un uomo che è un residuato di una cultura in via di estinzione e una giovane donna che incarna, al contrario, la disumanizzazione di una società vieppiù accelerata dal progresso tecnologico e cannibalizzata dalla globalizzazione capitalista. Con l occasione di una visita romana di Shteyngart, ospite del Festival delle letterature che si tiene ogni anno nella capitale, abbiamo incontrato lo scrittore, poco prima della sua partenza per la Russia, e gli abbiamo chiesto innanzitutto se il futuro che ci aspetta sia davvero così apocalittico. «Direi proprio di sì» harisposto Shteyngart, e haprecisato: «Ogni volta che comincio un reading in America, esordisco con questa battuta: si tratta di un romanzo sul crollo assoluto degli illetterati Stati Uniti, previsto per il prossimo martedì. Scherzi a parte, ogni grande impero deve inevitabilmente decadere, a conti fatti. Sebbene ne sia in parte responsabile la classe politica, lo ritengo un processo naturale: ogni cosa che conosce un apice, conosce successivamente anche il suo stesso declino. E gli Stati Uniti il loro apice l hanno superato da tempo». A proposito del suo ultimo libro, è inevitabile il parallelo con 1984, di Orwell, un ritratto pessimistico dell età a venire che condivide con il gemello 1984 & 1985, di Anthony Burgess, ma anche col Pynchon di Vineland, il timore per l intrusione, nella vita di ciascuno, dell occhio del Grande Fratello rappresentato dalla televisione. In Storia d amore vera e supertriste, però, questa presenza manca, sostituita dalla Rete. Cosa è cambiato? Il cambiamento principale è rappresentato dal fatto che in quegli scenari il potere aveva bisogno di invadere la riservatezza delle persone per conoscere ogni più intimo aspetto della loro vita e tenerli separati l uno dall altro, come accade ai protagonisti di 1984, Julia e Winston. Se si pensa al futuro oggi, invece, ci si rende conto che il potere non ha più bisogno di scardinare la vita privata delle persone perché dispone già di tutte le informazioni che gli occorrono. Siamo diventati tutti trasmettitori ambulanti delle nostre stesse informazioni. Ogni nostro dato sensibile è disponibile online e siamo proprio noi a renderlo tale aggiornando costantemente i nostri profili e informandoci in tempo reale su quelli degli altri. Da questo punto di vista, e al pari della scelta di allestire Storia d amore vera e supertriste come fosse un romanzo d amore epistolare, la scelta di Lenny di tenere un diario privato, come farebbe un uomo del secolo scorso, può essere definita una forma di resistenza a questa dilagante pubblicità di se stessi? Certamente. Ed è un gesto particolarmente forte rispetto al capitalismoche ciha trasformatinon inlavoratori da 35 o 45 ore la settimana, ma in lavoratori perenni, 24 ore su 24. In ogni momento possiamo ricevereun messaggioda un nostrosuperiore. E inogni momentorisponderemo. Le tecnologie hanno completamente cambiato la nostra vita incatenandoci in modo permanente al lavoro. Ogni forma di attività solitaria che serva a formare e affermare la nostra individualità, come meditare o semplicemente leggere un libro per il piacere di farlo, sta morendo. Nemmeno Marx nel suo periodo più fecondo avrebbe potuto prevedere un cambiamento simile e così radicale. Ma la resistenza di Lenny è anche una forma di resistenza linguistica. Qualcosa di simile accade anche in Fahrenheit 451 di Bradbury, perché lì i «resistenti», chiamiamoli così, imparano a memoria i libri prima di disfarsene di modo che ognuno di loro diventa quel libro esatto che ha mandato a mente. Pensi, però, a quanto è successo in Russia, dove i libri venivano prima considerati pressoché «tutto», e unadelle forme piùpersistenti ed efficaci di contestazione era rappresentata dalla letteratura samizdat. Nella Russia di oggi il governo controlla le televisioni e gli altri media di informazione sicché i libri hanno perso il loro valore di dato testimoniale e di veicolo del sapere. Tornando a Bradbury, insomma, la cosa peggiore che può capitare a un libro non è di essere bruciato, perché questo significherebbe che viene ancora riconosciuto il suo potere eversivo. La cosa peggiore che può capitare a un libro è di essere ignorato. Eppure, sebbene possiamo metterci in contatto con chiunque in qualsiasi parte del globo, siamo sempre più soli. Proprio questo è il paradosso capitalista. Così come una conseguenza ne è la dipendenza dai social media in una forma che può avere effetti terribili. I social media promettono una gratificazione immediata, ma questa tempestività impedisce di comprendere sia quali possano essere i tempi lunghi che occorrono per creare un opera d arte sia i tempi lunghi che occorrono, nel caso di un libro, per leggerla. Nel suo romanzo, questa visione della realtà, accelerata e stravolta dalla tecnologia, è doppiata dall ansia sul proprio stato di salute, dalla paura di morire. In che modo questi due aspetti sono in rapporto tra loro? Le due cose sono correlate. In America c è uno scienziato, o presunto tale, il quale ritiene che di qui a qualche decina di anni saremmo tutti scaricati in un enorme database, attraverso unaformaevolutissima di download. Per quanto strana, questa idea gode di un creditoche forse si spiegasolocon lavoglia di perpetuare all infinito la nostra giovinezza senza accettare l idea di declino un po come quel primo ministro europeo così ossessionato dal restituire di sé un immagine giovanile che si accompagna continuamente con ragazze molto più giovani di lui

12 pagina 12 il manifesto DOMENICA 26 GIUGNO 2011 teatro le novità VISIONI JEANNE MOREAU Spoleto 54 regala stasera una performance di Jeanne Moreau in «Le condamné à mort», prima opera pubblicata da Jean Genet nel Al Teatro Romano, alle Il 29 giugno «Patria e mito», duetto tra Renato Nicolini e Marilù Prati. Teatro Melisso, ore 18 NAPOLI TEATRO FESTIVAL Debutta stasera «Le Dragon blue» di Robert Lepage, il regista canadese di cui nel 2010 il Festival aveva coprodotto «Lipsynch». Il 27 e 28 giugno la coreografa vietnamita Ea Sola, il 30 e il 1 luglio «La tempesta» shakesperiana secondo Declan Donnellan FESTIVAL DI SPOLETO Luca Ronconi porta in scena l opera del drammaturgo argentino Rafael Spregelburd «La modestia», una lezione di moralità Gianfranco Capitta SPOLETO I l festival dei 2 mondi arriva alla sua edizione numero 54, partita venerdì. Curiosamente si sovrappone in larga parte all altra manifestazione che dovrebbe essere di rilevanza (e finanziamento) nazionale che parte oggi a Napoli. Per ora il festival spoletino promette la solita alternanzadi «eventi» e mondanità, accentuata dagli sponsor (il glorioso teatrino Caio Melisso quest anno inalbera come secondo nome «Spazio Carla Fendi ). In direzione contraria va invece quello che potrebbe rivelarsi la sorpresa vera di quest anno, una sorta di fringe, il La mama Spoleto open, con gruppinuovie nuovissimidall Italiae dall estero che magari possono riservare qualche sorpresa. Ma venerdì sera al Nuovo, tutta la crème degli invitati era peril debutto di un operina di Menotti,Amelia al ballo, messa in scena per l inaugurazione dal direttore del festival Giorgio Ferrara: c era anche Galan, il capogruppo Pdl Cicchitto e altre autorità venute appositamenteda Roma. Bisognerebbe avvertirli che il mondo dello spettacolo è assai più complesso e variegato, come dimostra in questi giorni il Valle occupato. Meno «smalto» mondano forse, ma di certo maggiore interesse, ha suscitato invece lo spettacolo che segna il debutto italiano in produzioni importanti per Rafael Spregelburd, il quarantenne drammaturgo argentino acclamato in tutto il mondo per la comunicativa e la complessità spietata dei suoi testi. Il cui gruppo più famosoèla cosiddettaeptalogia di Hieronymus Bosch, (in Italia due volumi Giochi di ruolo piccolo borghesi in un interno di Buenos Aires dopo la grande crisi MARIA PAIATO E PAOLO PIEROBON IN «LA MODESTIA», FOTO PICCOLA FRANCESCA CIOCCHETTI E FAUSTO RUSSO ALESI/FOTO LUIGI LASELVA. SOTTO UNA COREOGRAFIA DA «LA COMMEDIA»/FOTO JEAN PIERRE MAURIN Francesca Pedroni MILANO L a vulnerabilità come condizionedell artista, aperturaal cambiamento e alla trasformazione è uno dei temi portanti del pensiero che anima mostre, eventi e performance allestiti all HangarBicocca di Milano. Spazio gigantesco e fertile di idee, che il direttore artistico Chiara Bertola, insieme al suo team curatoriale, concepisce come luogo di ricerca e sperimentazione per progetti site-specific. Visione che ha germinato, all interno del fascinoso programma espositivo Terre Vulnerabili, l apertura di un dialogo tra i linguaggi delle arti: Fessure musicali, coreografiche, teatrali, letterarie per uno sguardo mobile sulla contemporaneità. In quest ambito ha debuttato in prima mondiale La Commedia, creazione site-specific firmata dai coreografiemiogrecoe PieterScholtenattivi a Amsterdam: un progetto sollecitato dai due curatori per la danza all Hangar, Susanne Franco e Roberto Casarotto, protagonista una delle compagnie più valide e significative d Europa, la Emio Greco PC. La Commedia, di cui la prima della versione teatrale sarà in settembre al festival Ubulibri) ovvero sette testi che come il famoso dipinto fiammingo raccontanoi nostri attuali sette peccati capitali, riveduti corretti e ribaltati da Spregelburd nei nostri piccoli comportamenti quotidiani e collettivi. E se alle Colline torinesi la settimana scorsa si era vista La cocciutaggine che Marcial Di Fonzo Bo ha preparato per il festival di Avignone, qui è niente meno che Luca Ronconi (accompagnatoe coprodottodal Piccolo milanese, dal Mittelfest che ne sarà inaugurato il 9 luglio, e dalla sua Associazione Santa Cristina) a dare vita scenica a La modestia. Che sarebbe il rovesciamento della catechistica «superbia», ma che non mancherà di stupire lo spettatore per la vischiosa e mutevole complessità che assumono nel testo quei valori e comportamenti. Come tante volte gli è successo nella sua mirabolante storiaartistica (nel 1969 debuttò qui il suo mitico Orlando furioso), Ronconi, il «patriarca» del teatro italiano, usa questo testo che si presenterebbe quasi come realistico, costruito e infarcito di piccoli fatti quotidiani, per innervarlo di una virulenta carica sperimentale. E darci, lungolequasitreore ininterrottedel racconto, una serie di visioni che ci proiettano come spettatori nel futuro, mentre maciniamo quel buio ruminante che costituisce il nostro presente. E nello stesso tempo il malizioso Spregelburd non si limita a una anonima «registrazione» di eventi, ma su quei minuscoli personaggi, che si sdoppianoe siricompongono dicontinuo, ci inocula il sorriso e il disincanto, la smorfia e il disappunto, mentre ci illudiamo di racchiudere la drammaturgia dentro possibili etichette, docudrama o detective story, fiction o tragedia classica, saggio di economia politica o duro percorso storico. Tutte definizioni insufficienti e parziali, la cui unica forza comune e dominante è il teatro, l arte di raccontare attraverso parole e corpi qualcosa che coinvolga e rappresenti il pubblico presente. Tanto che in un medesimo appartamentino piccolo borghese si alternano senza mai dichiararlo due situazioni spaziali assai lontane: un interno di Buenos Aires dopo la grande crisi di diecianni fa, dove non si smaltiscono ancora i colpi della dittatura militare e di quella del dollaro, e un imprecisato condominio dell est europeo postsovietico, che assomma problemi e limitazioni di Bielorussia e di altre repubbliche, ancora stordite dal cambiamento che talvolta dà solo abito mediatico ad antiche ferocie zariste. I due ambienti si sostituiscono con variazioni minime di oggetti scenici (bancali di piante fiorite, divani che scivolanoda una parteall altra). Sono gliattori, con i medesimi vestiti, a farci capire che cambiano i loro personaggi, con un effetto complessivo straniante e insieme struggente. In Argentina la «modestia» è quella understatement di personaggi che si ostinano a una opposizione dura e da manuale contro un «sistema» già decomposto, una cospirazione a raggio domestico con pistole contro gli intrusi, scambi d appartamento come fosse Feydeau, e misteriose videocassette compromettenti. Ma l orizzonte di quella quadrigliaè famigliare, compreso il razzismo, anche rovesciato, per creature e leccornie coreane Perfino la casa HANGAR BICOCCAANGARTitolo da boxare La danza dei clown in bilico sull inferno Torinodanza, ha significato all Hangar l incontro della danza con l installazione permanente di Anselm Kiefer, I sette palazzi celesti, gigantesche torri che rimandano alla cabala ebraica esprimendo un cammino di iniziazione spirituale, ma che anche, con la loro statura imponente eppure squilibrata, ci parlano delle macerie post bombardamentinazistie dellerovine lasciate oggi come ieri da ogni guerra. In questo spazio immobile eppure vivo perché magicamente portavoce di una bellezza e di una speranza per il futuro attraverso la memoria del passato, Greco e Scholten hanno trasformato e concluso alla luce di un nuovoregistro tragi-comicoilpercorsodi creazioni ispirato alla Divina Commedia di Dante che da Hell, uno degli spettacoli di danza più convincenti del primo decennio del Duemila, li ha portati nel 2009 al Purgatorio di Popopera e In Visione, e nel 2010 all abbagliante You PARA DISO. Un segno, quello de La Commedia, più leggero nella superficie e nel timbro rispetto ai pezzi precedenti, ma in realtà non meno possente nella tragicità sottotraccia che lo abita. Lo interpretano sette danzatori clown, tra cui lo stesso Greco, ognuno per un giorno della settimana. Sono invitati a entrare in scena da un imbonitore con frusta, maestro di cerimonia circense che ci presenta questo viaggio finale da Dante annunciando i sette magnifici ma stralunati clown con i reali nomidei danzatori. Arrivano dal buio, correndo sulla sabbia tra le torri di Kiefer. Passano sotto l arco da cabaretchein Hell segnaval ingressosenza ritorno nei gironi dell Inferno. Ogni danzatore ha il suo show: ecco il virtuosismo ballettistico e rapinoso di Vincent Colomes, il travestitismo ammiccante di Dereck Cayla, la follia grottesca di Sawami Fukuoka, la sensualità divertita di Neda Hadji- Mirzaei, e ancora l ambiguità tra maschile e femminile di Suzan Tunca, la lucentezza torrida di Victor Callens, sembra entrare in questo gioco di ruolo, prendendo fuoco in cucina, rovesciando l acquario e trasformando i sifoni di seltz in estintori, col risultato di docce bonarie dall effetto crudele. Nella situazione «a specchio» di stampo sovietico, c è il pathos di un Cechov rovesciato, dove a un moribondo tubercolotico viene attribuito dalla moglie un manoscritto paterno che, quando sarà best seller in occidente, lo renderà immortale. Il tutto giocato da un medico di accento rumeno che avendo rinunciato alla sua missione (davvero cechovianamente) partirà per Milano col manoscritto editato dalla donna, a piazzare il novellodottor Zivago. Mentre guerra civile e repressione fanno giustizia delle ultime, «modeste» illusioni. Anche di quelle di là dall oceano, perché la morale, per chi la volesse trarre, è ovviamente unica, senza grandi speranze in uno sfacelo dei sogni di gloria che è l unico effetto tangibile della globalizzazione. Una morale poco ottimista, anche se irresistibile ad osservarla. Ronconi ha immaginato quell ambiente modesto dalle pareti gialle e verdi, come un vero scacchiere del mondo. E ha spinto gli attori a un tour de force straordinario quanto teso. I quattro si rivelano semplicemente unici, intenti in ogni momento a conservarela modestia programmatica del titolo, vero propellente per situazioni esplosive che ad ogni mossa fanno deflagrare tutti gli equilibri, legami, accordi, poteri (o contropoteri) prestabiliti. Francesca Ciocchetti e Maria Paiato, Fausto Russo Alesi e Paolo Pierobon danno corpo a una pericolosità sociale che non è quella di cui parlano, ma che sta proprio nel loro senso dell io, seppure rivestito di remissiva e apparente disponibilità. Ognuno diverso nella caratterizzazione, eppure tutti accomunati nello spasmo di una scommessa vitale. Una lezione di moralità (antico fondamento del teatro), da loro come da Ronconi eda Spregelburd, chepuòcontinuare a rovellare lo spettatore anche dopo che lo spettacolo si è concluso. la malinconia e bellezza di Greco, il graffio autoritario se pur comico dell imbonitore Ty Boomershine. Le passioni dell Inferno, la tensione del Purgatorio, con il suono straziato delle chitarre suonate dai danzatori, il mistero di un luogo eterno come il Paradiso, tutto è chiaramente sedimentato nel corpo e nell anima della compagnia, ma rinato con nuovi, spiazzanti accenti. Si riconoscono brani di coreografia dagli altri pezzi, ma nulla può essere uguale al già detto, nello scivolare tra i palazzi di Kiefer su diverse scelte musicali, dai motivetti felliniani alla struggente versione dello standard Send in the Clowns dei Tiger Lillies, in un presente sfilacciato e pieno di emozioni. Ognuno dei sette vive il tempo di un assolo, pur sempre in dialogo con gli altri, che aspettano impazienti il proprio turno. Ma lo spazio concesso è breve, fermato dallo stop dell imbonitore che non concede dilazioni all unica opportunità di vivere la nostra vita. Nasi rossi da pagliaccio sonoindossati dagli stranisette, che dal loro luogo surreale ridono, mentre ci guardano alla fine tutti in fila, prima di andare via, con Greco che sembra invitare il pubblico a seguirlo. Ma la parete immaginaria tra noi e loro non cade: lo stop della guida chiude tutto. Ed è così che l ultima, scatenata danza disco dei clowns è catarsi pop per loro e per noi, vis comica e potenzialità della vulnerabilità dell arte sopra le rovine del mondo e la caducità dell uomo. ROMA Ken Saro Wiwa, all Ambra Jovinelli un racconto che è vera cura Domani all Ambra Jovinelli di Roma (ore 21, ingresso libero p.zza G. Pepe 43) andrà in scena Sulle tracce delle conchiglie. In memoria di Ken Saro Wiwa. Presenterà la serata Jean Leonard Tonati con la partecipazione di Moni Ovadia. Si tratta di una performance che vede protagonisti un gruppo di 12 rifugiati del laboratorio teatrale di riabilitazione psicosociale, condotto da Nube Sandoval e Bernardo Rey, che il Consiglio Italiano per i Rifugiati realizza da anni nell ambito dei suoi progetti di accoglienza e cura per le vittime di tortura. La scelta della data non è casuale, il 26 giugno si celebra infatti la Giornata Internazionale a Sostegno delle Vittime di Tortura, indetta dalla Nazioni Unite nel Incredibile pensarlo, ma ancora metà della popolazione mondiale vive sotto governi che praticano la tortura. Un rifugiato su quattro, di quelli che arrivano nel nostro paese, ha subito esperienze di tortura. Nonostante l assoluto divieto legislativo, negli ultimi anni la tortura è stata riproposta come strumento efficace nelle varie lotte ai terrorismi. E il nostro paese ancora non ha inserito uno specifico reato nel codice penale: i vergognosi fatti di Genova, della Caserma Diaz e di Bolzaneto ci testimoniano la gravità di questa assenza. Recuperare i frammenti per poter ricostruire una «storia che cura», per integrare l'indicibile, è il lavoro che il Consiglio Italiano per i Rifugiati cerca di fare con le vittime di tortura da 15 anni. Per questa ragione utilizziamo una prospettiva di lavoro multidisciplinare e integrata, in cui gli interventi di tipo sociale, psicologico, medico, legale e i laboratori di riabilitazione, si uniscono tra loro rafforzandosi reciprocamente e concorrendo alla realizzazione di un positivo percorso di riabilitazione e integrazione. In questo spazio si colloca l'esperienza del laboratorio di riabilitazione psicosociale attraverso il teatro, dove l'utilizzo delle metafore può recuperare quei piccolissimi frammenti di vita umana rimasti impigliati nel silenzio. (a cura di Fiorella Rathaus e Valeria Carlini, Consiglio italiano per i rifugiati. TEATRO VALLE OCCUPATO Tredicesimo giorno di occupazione al Teatro Valle di Roma e dopo il fuoriprogramma di Nanni Moretti, venerdì sera a recitare il monologo finale del «Caimano», stasera fra gli artisti sul palco sale Anna Bonaiuto che legge «Albert» di Lev Tolstoy. E ancora, Giampiero Judica e Donatella Finocchiaro in «Gioco a due personaggi» di Tennessee Williams, Giulia Weber ne «La ferita» di Sergio Pierattini, Rosalia Porcaro «Precari e contenti». Fra gli interventi, Valentina Carnelutti. FESTIVAL GABER IL TEATRO CANZONE Ornella Vanoni, Cristiano De Andrè, Enrico Ruggeri, Daniele Silvestri, Pfm, sono alcuni degli artisti che animeranno la nuova edizione del Festival Teatro Canzone Giorgio Gaber, sono due giornate in programma il 23 e 24 luglio alla Cittadella del Carnevale di Viareggio. Condotta anche quest'anno Enzo Iacchetti.

13 DOMENICA 26 GIUGNO 2011 il manifesto pagina 13 VISIONI ALVARO MANCORI Se ne va uno degli ultimi patriarchi del cinema italiano. Alvaro Mancori, regista, produttore, direttore della fotografia, si è spento a Roma, dove era nato 88 anni fa. Entrato nel cinema da ragazzino, ha lavorato con tutti, da Orson Welles (su «Otello») a Alberto Sordi a Marcello Mastroianni. Totò, con cui ha girato oltre venti film, lo voleva perché sapeva come illuminare la scena con poca luce. Nei primi anni 60 fonda gli stabilimenti della Elios, assieme a Anna Maria Chretien e Eduardo De Filippo, dove nasce il primo villaggio western italiano. È lì che il suo amico Sergio Leone girerà gratis le prime scene di «Per un pugno di dollari». Spinse molto sul western. La cosa più buffa che ricordava è quando lo chiamarono in America per produrre il primo film di un gruppo musicale. Lui capisce i Beatles, invece sono i Brutos. Nasce così «I magnifici Brutos nel Far West». Purtroppo non erano i Beatles. LIVE Prima volta di Pino Daniele e Eric Clapton insieme per beneficenza Tempesta di note, mutuo scambio per i fratelli blues Flaviano De Luca CAVA DEI TIRRENI I Incontro di culture quella partenopea moderna e quella angloamericana molto classica feelwonderfultonight. Una piacevole notte d estate nello stadio della Cavese con 25 mila persone accorse ad ascoltare Pino Daniele e Eric Clapton per la prima volta insieme sul palco. Un autentica festa della musica (con incasso devoluto a un organizzazione benefica) messa su dall artista napoletano che si è attorniato di una band di turnisti strepitosi per dialogare con l idolo della sua giovinezza, la superstar inglese, diventato stanotte fratello blues. Stasera misento a meraviglia, canticchia il pubblico, eccitato e stravolto da una torrida tempesta di note, assoli, svisate nell incedere di un esibizione molto scandita, organizzata, ideata come uno splendido concerto del mascalzone latino con un ospite di gran classe, l incontro di due culture, quella partenopea moderna e quella angloamericana classica, entrambe presenti nel dna sonoro del nero a metà. Il blues melodico del Mediterraneo si getta nelle braccia del blues indiavolato del Delta. Nella verde vallata circondata dai monti (perciò Cavea e indi Cava), il grande palco sembra un antico tempio greco, provvisto di frontone metallico argenteo, uguale alle colonne, un oasiluminosanelbuio dellaserata, grazie anche ai due megaschermi laterali che rimandano i dettagli dei protagonisti alla grande platea in poltrona( sediadiplastica) sulpratoe aitantissimi che gremiscono tribune e gradinate. All inizio solo Pino Daniele a sinistra e Eric Clapton a destra, entrambi con la chitarra elettrica a tracolla, si stasera tv È stato il fenomeno dell estate 2010 e si ripete anche quest anno. Le schegge di varietà nell archivio di «Dad Da Da», tutti i giorni alle su Raiuno saccheggiano con intelligenza l archivio Rai. Stasera vedremo estratti da «Non ti capisco», con Corrado, di Gene Pitney, di Raffaella Carrà e Ginger Rogers, Mario Riva, del cantante Perry Como. Nella puntata anche la comicità dei maestri della risata di tutti i tempi, e le nuove rarità ripescate. Rai1 Rai2 Rai3 Rete4 Canale5 Italia1 La7 16:35 AMORI E BUGIE FILM Con Eva Habermann, Mario Adorf, Erol Sander 18:00 IL COMMISSARIO REX Telefi lm Con Tobias Moretti 18:50 REAZIONE A CATENA Gioco Conduce Pino Insegno 20:00 TG1 Notiziario 20:35 RAI TG SPORT Notiziario sportivo 20:40 DA DA DA Documenti 21:10 HO SPOSATO UNO SBIRRO 2 Fiction Con Flavio Insinna, Christiane Filangeri, Antonio Catania, Barbara Bouchet, Luisa Corna, Serena Rossi, Francesco Arca, Luca Calvani, Vittoria Piancastelli. 23:30 SPECIALE TG1 Attualità 00:35 TG1 NOTTE - CHE TEMPO FA Notiziario 01:00 APPLAUSI Rubrica Conduce Gigi Marzullo. 02:15 SETTE NOTE Rubrica PINO DANIELE E ERIC CLAPTON/FOTO LUCIANO VITI 18:05 LEZIONI DI GIALLO: IL FRUTTO DELL AMBIZIONE FILM Con Dick Van Dyke, Barry Van Dyke, Kimberly Quinn, Stephanie Venditto 19:35 SQUADRA SPECIALE COBRA 11 Telefi lm Con Erdogan Atalay, Tom Beck 20:30 TG Notiziario 21:05 N.C.I.S.: LOS ANGELES Telefi lm Con Chris O Donnell, Peter Cambor, Linda Hunt 21:50 NUMB3RS Telefi lm Con David Krumholtz, Rob Morrow, Judd Hirsch, Alimi Ballard, Navi Rawat 22:40 BROTHERS AND SISTERS - SEGRETI DI FAMIGLIA Telefi lm Con Sally Field, Dave Annable, Calista Flockhart 23:30 LA DOMENICA SPORTIVA ESTATE Rubrica sportiva Conduce Sabrina Gandolfi 00:45 TG2 Notiziario 17:55 UN CASO PER DUE Telefi lm Con Klaus Theo Gortner, Paul Frielinghaus, Gunther Strack 18:55 METEO 3 Previsioni del tempo 19:00 TG3 Notiziario 19:30 TG REGIONE - METEO Notiziario 20:00 BLOB Varietà 20:20 PRONTO ELISIR Attualità Conduce Michele Mirabella 21:00 KILIMANGIARO - GLI INCONTRI RAVVICINATI DI LICIA COLÒ Documentario 23:05 TG3 Notiziario 23:15 TG REGIONE Notiziario 23:20 L ALBERO DELLA VITA FILM Con Hugh Jackman, Rachel Weisz, Ellen Burstyn, Stephen McHattie, Mark Margolis 00:50 TG3 Notiziario 01:00 TELECAMERE Attualità Conduce Anna La Rosa. scaldano con Boogie Boogie Man e Napul è, dove Pino si concentra sul canto mentre Eric comincia a pennellare di plettro, zigzagando sui tasti con la sinistra. Poi Slowhand va a riposarsi, il supergruppo d accompagnamento (Mel Collins al sax, l afroamericano Willie Weeks al basso, Steve Gadd alla batteria, Chris Stanton alle tastiere e Hammond, Gianluca Podio al piano con funzionianchedi direttoredellaband) sidisponee via conlostrumentaletoledo, unrock jazz all americana, molto pesante e nervoso, il biglietto da visita di questi comprimari di lusso. Pino Daniele è in un momento particolare della sua lunga e fortunata carriera, ha ancora una granvoglia di suonare e hala fantasia di rivisitare i suoi grandi classici, da Je so pazzo a Che male c è, da A me me piace o blues a Chi tene o mare, brani di grande successo che hanno segnato tante stagioni della vita italiana e del suo variegato pubblico, con la voglia di andargli dietro nei ritornelli e nelle frasi note ma un po spiazzato dall arrangiamento diverso. Così,ad uncertopunto, Pinosi togliela seicorde e intona Quando, accompagnato solo dal pianoforte, la canzone indissolubilmente legata all amico Massimo Troisi ( che scherzava dicendo sto preparando un film per una canzone di Pino Daniele e fu Pensavo fosse amore, invece era un calesse), scomparso proprio a giugno di diciassette anni fa, rappresentante di una Napoli diversa, nuova e cosmopolita, un po come in questi giorni di entusiasmo per De Magistris. E Collins, con un improvvisazione al sopranino, fa davvero infiammare il pubblico, ormai tutto in piedi e spesso fa da alter ego al protagonista (e speriamo ci sarà in futuro una registrazione o dvd. Pino uscirà nel 2012 con un nuovo album, il primo senza una major discografica, ideato,registrato e scritto in totale indipendenza. E da marzo sarà di nuovo in tour.) Piùbreve il set di Clapton, peròtanto più cattivo e sulfureo, con pochi brani allungati, una carta d identità da pentagramma con Key to highway, Hoochie Coochie (col chitarrista inglese che spezza lo schema domanda-e-risposta, ricamando note a velocità supersonica), Wonderful tonight e Crossroads, i crocicchi della tradizione blues del Mississippi, quelli dove Robert Johnson aveva imparato la magìa delle corde d acciaio e altre diavolerie assortite. Proprio l anno scorso, al Crossroads guitar festival di Chicago, Clapton aveva invitato l uomo in blues napoletano, unico italiano, a esibirsi insieme e con altri semidei come B.B. king e Jeff Beck. Da lì è nata l idea di contraccambiare il gentile invito, di riportare l ex bluesbreaker sui palcoscenici italiani dove mancava da un tot, di condividere il charity concert. Oraidue guitarmansonoaffiancati, il quasi Showmen e il Cream, un incontro impossibile trent anni dopo, il brano è Cocaine, una energia nervosa dirompente, lezioni di chitarra tra scale, giriarmonici e note trattenute. Sul bis, Pino abbandona l ospitalità e decide di fare gli assoli decisivi di Layla mentre Clapton fa la ritmica d accompagnamento. Un mutuo scambio da fratelli blues, fratelli di chitarra, fratelli di estrema generosità a suggellare l indimenticabile notte di San Giovanni, tutti col naso all insù e il cuore pieno di contentezza. I feel wonderful tonight. NASTRI D ARGENTO Stravince «Habemus papam» Il vero vincitore dei Nastri d Argento di quest anno? Senza dubbio lo sguardo critico sulle storture della società. Nanni Moretti con «Habemus Papam» (sei premi su sette candidature) e l esordiente Alice Rohrwacher con «Corpo Celeste», migliori registi dell anno, hanno descritto in modi e stili diversi una religione che confonde, più che aiutare, i suoi fedeli. Michele Placido ha raccontato la figura criminale di Vallanzasca e insistito anche sui pestaggi in carcere, ottenendo tre Nastri, di cui uno al protagonista Kim Rossi Stuart. Tra i non protagonisti, se a Giuseppe Battiston viene riconosciuto il notevole lavoro per tre ruoli diversi, come il comunista nostalgico di «Figli delle stelle», Carolina Crescentini va fiera del suo ruolo di attrice-cagna in «Boris» e dell esperienza in «20 sigarette». Infine, mentre Alba Rohrwacher ritira l ennesimo premio (come protagonista di «La solitudine dei numeri primi»), Emilio Solfrizzi, logorato dalla macchina del successo in «Se sei così ti dico sì», si accontenta del Nastro per la miglior canzone. Ultima annotazione, nell anno della commedia (e di «Noi credevamo» miglior film) trionfa «Nessuno mi può giudicare», l unica sul mondo delle escort. 16:45 BENESSERE - IL RITRATTO DELLA SALUTE Talk show Conduce Emanuela Folliero 18:55 TG4 - METEO Notiziario 19:35 IL GIUDICE MASTRANGELO Telefi lm Con Diego Abatantuono, Amanda Sandrelli, Antonio Catania, Vittoria Piancastelli 21:30 ANNAPOLIS FILM Con James Franco, Macka Foley, Jim Parrack, Donnie Wahlberg, Brian Goodman, Billy Finnigan, Jordana Brewster 23:45 I BELLISSIMI DI R4 Rubrica 23:50 IL MURO DI GOMMA FILM Con Angela Finocchiaro, Antonello Fassari, Corso Salani, Ivo Garrani, Johnny Dorelli, Gianfranco Barra 02:10 TG4 NIGHT NEWS Notiziario 15:50 AMORI IN CORSA FILM Con Mandy Moore, Matthew Goode, Annabella Sciorra, Jeremy Piven, Beatrice Rosenblatt, Stark Sands 17:35 LE RAGAZZE DEI QUARTIERI ALTI FILM Con Brittany Murphy, Dakota Fanning, Heather Locklear, Jesse Spencer, Carmen Electra, Pell James, Donald Faison, Marley Shelton 20:00 TG5 - METEO 5 Notiziario 20:40 BIKINI Varietà 21:10 LO SHOW DEI RECORD Varietà Conduce Barbara D Urso 00:00 AL LUPO, AL LUPO! FILM Con Carlo Verdone, Sergio Rubini, Francesca Neri, Barry Morse, Loris Palusco, Giampiero Bianchi, Cecilia Luci, Alberto Marozzi, Marco Marciani 01:45 TG5 NOTTE - METEO 5 NOTTE Notiziario TAORMINA Nanni Moretti: «Berlusconi finito? Mah...» Claudia Catalli TAORMINA H a sbaragliato ogni concorrente, portando a casa ben sei Nastri d argento. E ieri, a Taormina, Nanni Moretti era visibilmente soddisfatto: ha ringraziato i suoi «preziosi collaboratori» uno ad uno, da FrancescoPiccolo efederica Pontremoli che hanno scritto con lui il soggetto di Habemus Papam, a Paola Bizzarri che ne ha curato la scenografia, passando per il co-produttore Domenico Procacci, il direttore della fotografia Alessandro Pesci e la creatrice dei costumi Lina Nerli. E poi, tanto per mostrare la sua gratitudine ai giornalisti di cinema che l hanno premiato come miglior regista dell anno, ha risposto paziente a ogni domanda, pronunciandosi con energia su più argomenti. Sulla fine del berlusconismo: «Da anniogni giorno mi illudo sia la fine e poi mi arrabbio con me stesso. Aspettiamo e vediamo: il referendum e le amministrative sono stati una vittoria dei cittadini e una sconfitta della destra a livello nazionale e locale. Vediamo ciò che accadrà dopo l estate e quanto di tutto ciò che è successo negli ultimi mesi resterà nella nostra consapevolezza. Certo è che in un altro paese di democrazia occidentale se un presidente del Consiglio avesse fatto e detto un millesimo di quanto fatto e detto da lui, sarebbe stato costretto alle dimissioni dalla sua stessa coalizione. Invece i suoi elettori in questi anni hanno digerito molto». Sul caso Bisignani:»È grave ciò che sta accadendo, grave che un personaggio di quel genere condizioni scelte importanti». Sul boom di ascolti tv del suo Il Caimano: «Non me l aspettavo, i miei film vanno sempre male in tv. Penso sia merito del direttore di Rai 3 che ha spinto molto in questi mesi per mandarlo in onda, credo volesse già farlomesi fa, ma non gli fu possibile». E persino sul 3d: «Ho visto pochi film in 3d finora, ho letto del progetto di Bertolucci, aspetto un po : sia come spettatore che come regista non ne sento il bisogno, ma non voglio essere troppo conservatore su questo tema». Un ultima battuta, polemica, Nanni la riserva all invasione dei multiplex che hanno ormai soppiantato le vecchie sale: «Mi lamento dei multiplex fuori città e nei centri commerciali per tre motivi: la programmazione, perché proiettano solo certi film. Il tipo di pubblico, perché una persona anziana non guida fino al centro commerciale. E poi perché sono stata la causa della chiusuradi molticinema storici». 18:30 STUDIO APERTO - METEO Notiziario 19:00 BUGS BUNNY Cartoni animati 19:10 TUTTO IN FAMIGLIA Telefi lm Con Damon Wayans, George Gore II 19:30 UNA PALLOTTOLA SPUNTATA 33 E 1/3: L INSULTO FINALE FILM Con Leslie Nielsen, Priscilla Presley, George Kennedy, Fred Ward 21:20 DR. HOUSE - MEDICAL DIVISION Telefi lm Con Hugh Laurie, Lisa Edelstein, Omar Epps, Robert Sean Leonard, Jesse Spencer, Jennifer Morrison 22:20 ROYAL PAINS Telefi lm Con Mark Feuerstein, Paulo Costanzo, Jill Flint, Reshma Shetty 00:10 MIAMI MEDICAL Telefi lm Con Elisabeth Harnois, Mike Vogel, Jeremy Northam Mario Gamba UDINE 16:00 CUORE D AFRICA Telefi lm Con Stephen Tompkinson, Amanda Holden, Lucy-Jo Hudson, Luke Ward- Wilkinson, Rafaella Hutchinson 18:00 I DUE CAPITANI FILM Con Fred MacMurray, Charlton Heston, Donna Reed, Barbara Hale 20:00 TG LA7 Notiziario 20:30 IN ONDA Attualità Conduce Luisella Costamagna e Luca Telese 21:30 MISSIONE NATURA Documentario Conduce Vincenzo Venuto 23:50 TG LA7 Notiziario 00:05 BOOKSTORE Rubrica Conduce Alain Elkann 01:10 CAPORALE DI GIORNATA FILM Con Nino Manfredi, Maurizio Arena, Franca Rame, Rossella Como, Arturo Bragaglia, Dolores Palumbo, Isarco Ravaioli UDIN&JAZZ Travolge l Orchestra Nion Ellington un po free ma dal retrogusto bop Rainews 19:03 IL PUNTO SETTIMANALE Attualità 19:27 AGRIMETEO Notiziario 19:30 TG3 Notiziario 20:00 IPPOCRATE Rubrica 20:30 TEMPI SUPPLEMENTARI Rubrica 20:57 METEO Previsioni del tempo 21:00 NEWS LUNGHE DA 24 Notiziario 21:27 METEO Previsioni del tempo 21:30 MERIDIANA - SCIENZA 1 Rubrica 21:57 METEO Previsioni del tempo 22:00 INCHIESTA 3 Attualità 22:30 NEWS LUNGHE DA 24 Notiziario 22:57 METEO Previsioni del tempo 23:00 CONSUMI E CONSUMI Rubrica 23:27 METEO Previsioni del tempo è sempre un tema al festival Udin&Jazz. E di solito il tema riguarda il caro C vecchio «impegno» nella battaglia culturale. Quest anno il tema non c è, o meglio: viene enunciato nel titolo Jazz&Jazz. Per alludere all idea delle tante forme diverse che questa musica assume nell oggi. Come sempre, però, viene messo un accento programmatico-simpatetico sul calore «nativo», su sangue e anima, radici afroamericane e scivolamenti verso il mediterraneo e il balcanico. Quanto agli esiti, che il dio del jazz ce la mandi buona, possiamo dire. Perché in questa temperie la demagogia è sempre in agguato. Così come, la fragranza di opere tempestose e generose ben realizzate. Opere da amare immensamente sono quelle dell Orchestra Nion diretta da Claudio Cojaniz. La prima del concerto ha un preludio free in collettivo.meditato. Splendido. La libertàtersa delle relazioni senzaoppressioni. Il tema che segue è ellingtoniano con retrogusto bop. L atmosfera è subito coinvolgente, nel senso della commozione eccitata. Lo diventerà sempre di più, quando i toni da spiritual dei brani e la sonorità compatta-profonda della band saranno sempre più percepibili. Francesco Bearzatti al sax tenore suona sentimentale, sensuale e ribelle, al meglio del suo talento. L ospite d onore, il violinista rumenoalexander Balanescu, è magistrale con controcanti evocativi di note lunghe. Avrà per sé nel corso della serata melodie «di frontiera», con echi dell est, esposte e abbellite nel modo giusto. Giancarlo Schiaffini all euphonium e al trombone è in stato di grazia e quindi interviene «con ragione e sentimento». Si ascolta un assieme fatto di frammenti di melodie, riff, intermezzi, tutto intrecciato. E tutto scorre, niente inibizioni e blocchi psichici, tutto è ricomposizione delle cellule del desiderio. Quando Cojaniz esce in assolo al pianoforte lofa con la grinta di Monk, la saggezza orchestrale di Ellington, le dissonanze di un amante di Webern. La sera prima è un incubo, senza mezzi termini, lo spettacolo musicale ideato da Giancarlo Schiaffini e dalla sua partner storica, la vocalista Silvia Schiavoni, a partire dal testo di Predrag MatvejevicPane nostro. Il panecome elementocomune a popoli diversi, mediterranei e non solo: balcanici, greci, arabi, indiani, nomadi. Elemento unificante nel cibo e nel rito, cristiano e tribale. Elemento originario, però. Nel tempo presente, nel pianeta globalizzato, questa comunanza sta per essere perduta e il pane diventa ornamento. Oppure, semplicemente, manca tra le popolazioni affamate di mezzo mondo. Un Cantare il pane - questo il titolo dello spettacolo - che dovrebbe suonare come un inno anti-nazionalista e cosmopolita. Seppur, si può ben dire, fortemente nostalgico. E purtroppo è sul nostalgico deteriore, sulle melopee evocative di villaggi e spiagge e, in definitiva,patrie perdute, con toni esotici persino da cartolina, che battono i flauti di Gianni Trovalusci e le percussioni (tamburi e marimba) di Gianluca Ruggeri. Mentre Schiavoni e Peppe Servillorecitano e melodizzanofrasi sparse del testo, che, sentite così («non di solo pane si vive, non si vive senza pane», «se l aria è più pulita il pane è più luminoso», «e anche nell esilio ti resta il sapore del pane tuo, come lo scordi mai?»), tutto sonomeno che esaltanti, anzi sono opprimenti. Servillo è misurato (inserisce frammenti napoletani), Schiavoni è atroce quando usa la voce «strozzata» da cantina teatrale. Schiaffini (autore o almeno co-autore)annichilito. Le sue sortite al trombone, venate di un melodismo squisito e profondo, tanto tanto brevi, sono le uniche gioie della recita. Non si sottraggono alla demagogia nemmeno i virtuosi premiatissimi (referendum di Musica jazz, per quel che vale ) del Tinissima Quartet. Il clarinettista e tenorsassofonista Francesco Bearzatti, il trombettista Giovanni Falzone, il bassista elettrico (nell occasione: è ottimo anche col contrabbasso acustico) Danilo Gallo e il batterista Zeno De Rossi presentano la versione udinese di X (Suite for Malcolm). Autore delle tracce e dell orchestrazione è Bearzatti. Puntano a conquistare il pubblico giovane del Teatro San Giorgio. Accentuano l aspetto r n b del lavoro. Dotatissimi, euforici, scalpitanti, onorano il guerrigliero rivoluzionario Malcolm con un «baccano scandito perpetuo», con la ripresa di modi free standardizzati e quasi parodici, rinunciano, lasciandole in angolini marginali della performance, a tante magnifiche qualità di elaborazione melodica. Sontuosa, accorata, in Bearzatti. Raffinata e pensosa in Falzone.

14 pagina 14 il manifesto DOMENICA 26 GIUGNO Per una società inclusiva e democratica di economisti Un appello da Londra Grazia Ietto-Gillies E conomisti di tutto il mondo... unitevi! Da Londra un appello per un associazione pluralista, inclusiva e democratica. Per un pensiero critico nella rete e L introduzione di un metodo aperto nella valutazione scientifica, superando la «Peer Review». Viviamo in tempi difficili per gli economisti: l opinione pubblica e i media ci guardano con sospetto, mentre all interno della professione sinotaarroganza, disagioe rabbia. L arroganza sta dalle parti di chi crede di aver avuto e di avere ragione a propagandare il modello neoclassico e neoliberista di economia malgrado la crisi tutt altro che superata.e solo questione di tempo; il modello è valido e le politiche di tagli, combinate con ritocchi dal lato dell offerta, porteranno alla ripresa delle economie e il modello di capitalismo a trazione finanziaria continuerà a trionfare. Il disagio è di quanti, avendo appoggiato il modello neoclassico, si trovano ora a dover giustificare la loro posizione. C è rabbia invece tra i molti che non hanno mai aderito al modello neoclassico e neoliberista, compresi i pochi che avevano previsto la crisi sullabase diteorie e modellialternativi. La loro voce non è stata ascoltata a livello politico né è stataospitata sulle pagine delle riviste scientifiche considerate autorevoli e prestigiose. Il 16maggio è stata lanciata unanuova associazione di economisti: World Economics Association (Wea). Iprincipalipunti su cuila Wea si impegna, nel suo Manifesto, sono: pluralità di approcci all economia;inclusività; democraticità dei processi. Il pieno utilizzo delle tecnologie digitali sarà decisivo nel realizzaretali obiettivi. La WEA gestirà tre riviste scientifiche e organizzerà convegni on line. Delle tre riviste una (Real World Economics Review) è già esistente e funzionante e sarà inglobata nella struttura Wea. È dedicata a problemi attuali di analisi e politica e si rivolge a un pubblico più ampio dei soli addetti ai lavori. Le altre due riviste (World Economics Journal eeconomic Thought: History, Methodology and Philosophy of Economics) sono in uno stadio avanzato di sviluppo, e hanno un taglio più accademico. (...) In poche settimane la WEA ha raggiunto iscritti di oltre 100 paesi del mondo. E quindi già diventata una delle maggiori associazioni di economisti e senz altro la più inclusiva geograficamente. La prestigiosa Royal Economic Society (Res) ha circa membri, la Vereinfuer Socialpolitik 3.800, la Societa Italiana deglieconomisti (Sie) nehacirca850e laamerican Economic Association (Aea) Questa adesione alla Wea è indice della presa di coscienza delle difficoltà nella professione. È un modo per gli economisti di segnalare il desiderio di cambiare la professione. I fondatori di Wea stanno attualmente lavorando all impianto editoriale delle riviste e alla struttura dei convegni: il tutto dovrebbe essere pronto nel giro di alcune settimane. Tutto il lavoro fatto finora è il contributo di volontari che credono nella necessità di cambiare il modo in cui la professione interagisce e soprattutto muoversi verso una scienza economica veramente pluralistica e inclusiva. La Wea è aperta a tutti gli economisti del mondo qualunque sia il loro approccio all economia o il loro tipo di lavoro; essa è aperta anche a non economisti con un interesse in questioni economiche. (...) L adesione è gratuita; le donazioni sono incoraggiate per poter dare un supporto amministrativo alle varie strutture. Certo, ci vuole molto più che una nuova associazione di economisti per girare pagina. Nondimeno una associazione che sia veramente inclusiva e pluralista può essere un primo passo verso sviluppi alternativi della scienza economica e del suo insegnamento. In questo spirito lanciamo un appello aperto a tutti i lettori di Sbilanciamoci: il manifesto CAPOREDATTORI marco boccitto, micaela bongi, michelangelo cocco, sara farolfi, massimo giannetti, giulia sbarigia, roberto zanini, giuliana poletto (ufficio grafico) il manifesto coop editrice a r.l. REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE, roma via A. Bargoni 8 FAX , TEL REDAZIONE AMMINISTRAZIONE SITO WEB: TELEFONI INTERNI SEGRETERIA 576, LETTERE 578 AMMINISTRAZIONE ARCHIVIO POLITICA 530- MONDO CULTURE 540 TALPALIBRI VISIONI SOCIETÀ 590 ECONOMIA 580 SEDE MILANO REDAZIONE: via ollearo, REDAZIONE: AMMINISTRAZIONE-ABBONAMENTI: SEDE FIRENZE via maragliano, 31a TEL , FAX iscritto al n del registro stampa del tribunale di roma autorizzazione a giornale murale registro tribunale di roma n ilmanifesto fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge n.250 ABBONAMENTI POSTALI PER L ITALIA annuo 260 semestrale 135 i versamenti c/c n intestato a il manifesto via A. Bargoni 8, roma DIR. 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RIVENDITE, ABBONAMENTI: reds, rete europea distribuzione e servizi, viale bastioni michelangelo 5/a roma tel fax certificato n del chiuso in redazione ore tiratura prevista IL BENPENSANTE Non si sa come andranno a finire le cose. A Pontida la Lega: «4 ministeri al Nord, tagliare le tasse, basta con la guerra in Libia e ributtiamo a mare i migranti!» A Roma: «I ministeri restano qui! La guerra in Libia è per gli oppressi, le tasse non si possono tagliare, siate caritatevoli con quelli dei barconi e ben vengano i matrimoni gay». Il Vaticano: «Siate cristiani con quei poveracci, però noi non li possiamo ospitare, ma dobbiamo scomunicare tutti gli omosessuali!» LAZIO Lunedì 27 giugno, ore RICORDO DI RINA A un anno dalla scomparsa, Rina Gagliardi viene ricordata in un incontro alla Casa internazionale delle donne. Ore 19 Via della Lungara, 19, Roma VENETO Lunedì 27 giugno, ore 19 BENI COMUNI Allo Sherwood Festival, il Circolo de Il manifesto di Padova propone l'incontro: Beni comuni: il cammino dell'alternativa dall'energia all'acqua. Giuliana Beltrame ne discute con: Mario Agostinelli (co-autore del libro «Cercare il sole. Dopo Fukushima», Ediesse 2011) e Ugo Mattei (autore del libro «I beni comuni spiegati ai ragazzi», manifestolibri 2011). Il dibattito sarà in diretta in e www. globalproject.info Sherwood Festival Parcheggio stadio Euganeo Padova SICILIA Domenica 26 giugno BANDO CINEMA Si sono aperte le iscrizioni - gratuite - per partecipare al TrailersLab, laboratorio creativo del TrailersFilmFest, il festival dei trailer cinematografici diretto da Stefania Bianchi, che si terrà a Catania dal 28 settembre al primo ottobre L iniziativa del TrailersLab prevede una serie di workshop e incontri che avranno come tema centrale la comunicazione audiovisiva per il cinema. Per informazioni: Auditorium e Aula 2 della Facoltà di Lettere e Filosofia Università (piazza Dante 32) Catania (CT) Inviate iniziative e appuntamenti a LE PRIME difficoltà per i neosindaci della sinistra sono arrivate prima di quanto ci si potesse aspettare. L ennesima emergenza rifiuti a Napoli, un buco denunciato dal sindaco di 186 milioni nelle casse del Comune a Milano. Quali margini rimangono a De Magistris e Pisapia per poter invertire la rotta rispetto ai loro predecessori (anche di centrosinistra)? COMMUNITY la domanda De Magistris sei l'ultima nostra speranza. Berlusconi non vuole farti lavorare perché cosi ti dà la responsabilità di questa emergenza. Lasciali perdere al governo e facci la raccolta indifferenziata. Noi cittadini siamo pronti e possiamo dimostrare di non essere inferiori ai milanesi e di saper essere civili. Anche Milano ha passato un,periodo come Napoli con i rifiuti abbandonati. Tutto il mondo è paese cari miei. Forza de Magistris. Raffaele C. Io credo che non bisogna assolutamente pensare alle elucubrazioni di Berlusconi e ciò che ci lascia o che cerca di fare. Bisogna reagire come popolo, come semplici persone. Ogni azione che facciamo porta ad una conseguenza. Mi rivolgo ai napoletani, la prima cosa da fare è assolutamente non consumare! Perché il consumo di beni e merci, dal più ricco al più povero, provoca rifiuti. Quindi cercate di eliminare ogni tipo di merce che abbia un imballaggio, ogni cosa superflua. Quando andate in supermercato, che è il regno dell'imballaggio, cercate prodotti senza imballaggio, quindi andate al mercato, prendete solo prodotti sfusi e portatevi contenitori o sacchetti da casa riutilizzabili. Insomma io credo che nei prossimi anni dovrete stare molto attenti a ciò che consumate e forse potrete essere un avanguardia per tutti noi, a prescindere dai trattamenti che si possono fare ai rifiuti, abbiate coraggio e procedete! Per i milanesi che sono un popolo ricco e pieno di soldi e spocchia, che si diano una mossa perché una cosa non gli manca e sono i soldi! Ciao e buon divertimento per i prossimi anni, ne vedremo della belle! Auricchio Alla fase drammatica della munnezza napoletana fa seguito la fase comica degli addetti ai lavori. In questo bailamme catastrofico che subissa Napoli, c è una certa complicità dolosa che nasconde all occhio dei più la responsabilità remota di chi consuma il disastro Napoli: la sua gente. Lazzaroni sfrenati, emuli di Masaniello, che pretenderebbero i servizi come dovere degli altri e non come dovere del singolo impegnato a mantenere pulita la propria città. Nessuno che ricordi il saggio cinese che esortava a tener pulita la soglia della propria casa. Del resto, non è sola la munnezza che a Napoli minaccia il degrado della vita sociale. Tutta la vita cittadina è pervasa da un cupio dissolvi che rende ciascun cittadino complice dell altro cittadino, entrambi impegnati a distruggere ogni vestigia di cultura civica invano insegnata come retaggio di tempi migliori. Volere il meglio a spese degli altri è il movente doloso che fa il cittadino napoletano il peggiore degli aventi diritto; e se alcuni intellettuali si sono spesi per addurre cause storiche al degrado che ci travolge, non c è dubbio, anche questi intellettuali hanno peccato di cecità precostituita. Certi di pescare nel tenerume partenopeo e favorirsi le simpatie dei bistrattati, questi pennatori hanno infarcito le loro ricerche di motivazioni storiche il cui spunto esistenziale è stato malamente interpretato. Sciami di giovinastri, incappucciati per non farsi riconoscere, svolazzano per la città, sparpagliano e bruciano cumuli d immondizia per rendere ancora più fetido e soffocante l ambiente in cui si vive. Una protesta camorristica che arreca più danno di quanto ne farebbe la munnezza lasciata alla sua fermentazione. Incendi dei cassonetti, milioni per sostituirli, la diossina che si propaga velenosa, e le bande di giovinastri insensibili a qualsiasi richiamo che li esorti alla ragione. Traffico bloccato per le arterie principali dell ex Paese d o sole : «Il disordine regna a Varsavia». Meno male che De Magistris è il nuovo sindaco di Napoli la Rosetta era diventata un simulacro. Celestino Ferraro I rifiuti per De Magistris, il buco di bilancio per Pisapia. C è spazio per un altra politica o l emergenza schiaccerà la primavera dei sindaci? La campagna elettorale è una cosa, amministrare un'altra? Ma dai, cosa mi dite... se ne impara una al giorno, davvero. Dario Gasparini Discussioni senza fine sui retroscena psicosociopolitici perché nulla cambi, con rigorosa non soluzione del problema spazzatura. Insomma non ci fidiamo di chi avesse idee nuove. Non fare un tubo perché si è conservatori può andar bene, ma allora perché siamo finiti nelle mani dei giacobini della Lehman Brothers? Sia a destra che a sinistra, con questa politica i conti non tornano. Bozo4 Scusate, ma qualcuno di voi non avrà mica creduto sul serio alle espressioni di contrizione dei rappresentanti del Pdl all'indomani del risultato delle elezioni amministrative e di quelle dei referendum? Non avrete mica pensato che questa gentaglia era sincera quando affermava che intendeva rispettare la volontà popolare? Ma figlioli, questi sono dei banditi che faranno di tutto per affossare le amministrazioni di centrosinistra, e non solo a Milano, Napoli e Bologna. E ogni volta che i comuni, le provincie e le regioni in mano al Pd. Idv, Sel ecc. non otterranno i risultati promessi, saranno sepolti dalla macchina del fango organizzata dai giornali "di famiglia" del premier e dai fiumi di menzogne, calunnie e diffamazioni che dilagano sui telegionali Mediaset e non solo, ma anche su quelli della Rai. Questa è una guerra, cari miei, e bisognerà cercare di tenere duro fino a quando il miliardario non se ne andrà fuori dai coglioni. Gianni Perché dobbiamo andare addosso a questi due neosindaci quando la colpa sta tutta nell'ipocrisia del governo? Sappiamo bene l'ideologia di Berlusconi e di Bossi: ognuno pensi per sè. Per questi signori l'unica legge che vale è quella del più forte, la legge del mero esistente da accettare senza condizioni, cercando di essere più furbi e di stare meglio degli altri. Questo non vale soltanto per il governo, ma è il parere di tantissimi italiani. Ed il fatto che Napoli sia lasciata abbandonata così non solo dallo stato, ma anche da tutti gli italiani, è una vergogna. Altro che riscossa della società civile. Dialektische Materialismus DIVINO Due titoli di rilievo su un fatto piuttosto sensazionale avvenuto in questi giorni: la Repubblica : «Il matrimonio in chiesa di Ciro e Guido: i valdesi rompono il tabù delle nozze gay», sottotitolo: Prima unione domenica a Milano: l amore merita la nostra benedizione». Il settimanale protestante «Riforma»: «Testimoniare il dono ricevuto», sottotitolo: «Ciro e Guido, la coppia che un anno fa aveva chiesto al Concistoro valdese di Milano un culto di benedizione della loro unione potrà finalmente condividere il dono Benedetti i gay Filippo Gentiloni dell amore che lega l uno all altro». Titoli e sottotitoli chiariscono un fatto che potrebbe facilmente essere frainteso. La Riforma lo ridimensiona. riferendo di una coppia gay che chiedeva alla chiesa valdese di Milano che la loro unione fosse benedetta, non rivendicando un diritto, ma un «dono». Il sinodo aveva risposto così: «Consapevole del fatto che la benedizione testimonia un riconoscimento e una condivisione annunciata e proclamata della grazia di Dio rivolta ad ogni creatura umana il sinodo è convinto che le parole e la prassi di Gesù non possono che chiamarci all accoglienza di ogni esperienza e di ogni scelta improntate all amore quale dono di Dio, liberamente e consapevolmente vissuto e scelto. Perciò si deve procedere nel cammino di condivisione e di testimonianza e laddove la chiesa locale abbia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posiziloni, essa si senta libera di prendere le decisioni conseguenti». Una posizione nuova, ma bene articolata e condizionata. I protestanti, dunque, non sacralizzano alcun rapporto, ma chiedono a Dio di accompagnare e ispirare quei loro fratelli che si amano. Così insieme a tanta parte del protestantesimo nel mondo, in 11 paesi, dai Paesi Bassi al Sud Africa. Negli Stati uniti in cinque stati è prevista l unione legale. Il presidente Obama si è espresso a favore di una legge che la introduca in tutti. In Italia la chiesa luterana ha aperto alle copie omosessuali. Il sinodo valdese: «Purché la benedizione avvenga con il consenso delle comunità locali». Forum con i precari, il Formez precisa In merito all articolo apparso sul manifesto del 24 giugno scorso, Formez PA conferma che ha sempre prestato la massima attenzione nei confronti delle proprie risorse, operando nel rispetto della normativa vigente e dei limiti temporali che sono stati imposti per i contratti a termine dalla legge 247/2007 firmata dal Ministro Damiano. Formez PA ha utilizzato tutti gli strumenti offerti dalla legislazione per valorizzare e preservare il capitale di conoscenze. In questo si è sempre avuto un confronto pieno, costruttivo e positivo con tutti i sindacati, nessuno escluso. La stipula di contratti a termine è dettata da ragioni tecniche, produttive, organizzative o sostitutive connesse a progetti con cadenze determinate. Mi preme sottolineare che così vengono date opportunità di lavoro e crescita professionale a centinaia di brillanti giovani laureati, che traggono da queste esperienze grande giovamento per il loro futuro. In tale contesto di legittimità, nonché degli indirizzi del recente collegato al lavoro Legge 183/2010 e successive modifiche, si innesta anche la sottoscrizione di verbali di conciliazione sindacale alla quale hanno partecipato le diverse sigle sindacali, inclusa la Cgil, avendo condiviso la bontà di tale scelta. Quanto alle assunzioni a tempo indeterminato, è opportuno chiarire che per direttiva della stessa Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Formez PA procede alla relative selezioni svolgendo regolari procedure concorsuali, nei termini e con le modalità previamente concordate con i sindacati, così come è avvenuto con l assunzione a tempo indeterminato di 24 candidati risultati vincitori. Marco Villani, direttore generale di Formez PA Sia da fonte dei lavoratori intervistati, che da diretta comunicazione con la Cgil, a noi invece risulta che la Cgil non ha accettato di fornire la propria assistenza per le conciliazioni. Il concorso escludeva i collaboratori, a meno che non avessero (cito il bando) «almeno 18 mesi con contratto di lavoro subordinato»: poiché in agenzia ne avete numerosi con e più anni di sole collaborazioni, questi sono risultati del tutto esclusi. Che offrire contratti a tempo determinato possa essere, come dite, «opportunità di grande giovamento per brillanti laureati», può essere vero, ma tra i vostri 200 tempi determinati e gli oltre 100 collaboratori ci sono tantissime persone che hanno ormai un'anzianità notevole, e disperando di vedere di fronte a sè un «brillante futuro» ci risulta non solo che vi stiano facendo causa, ma che proprio relativamente all'ultimo concorso abbiano chiesto l'accesso agli atti con evidenza dei documenti. an. sci.

15 DOMENICA 26 GIUGNO 2011 il manifesto pagina 15 next Chi sarà il leader del centrosinistra che verrà? Una corsa a tre? Hanno innescato una serrata discussione politica le interviste realizzate dal manifesto ad Antonio Di Pietro e Nichi Vendola nei giorni scorsi. Da tre giorni i due leader politici del centrosinistra battibeccano a mezzo stampa. Il leader dell Italia dei valori, ringalluzzito dalla vittoria referendaria, nel giro di 72 ore ha lanciato l idea di un Idv2, ha fatto una strizzata d occhio a Berlusconi inneggiando al dialogo e meritandosi le ire dei militanti più ferocemente antiberlusconiani del suo partito, e invita a non anteporre le primarie ai programmi come farebbe invece Vendola. Il presidente della Puglia risponde accusandolo di essere tornato «il moderato delle origini» e di voler riproporre «gli incontri fra leader nelle stanze chiuse». E rilancia: «Il programma scriviamolo in piazza», attingendo alle competenze maturate dai movimenti della scuola, dei precari, della cultura, etc. Poi parla anche alla Federazione della sinistra, con la quale è gelo dai tempi della scissione da Rifondazione comunista: «Mi piacerebbe tornare a discutere con loro», «lotterò perché non ci siano esclusioni a sinistra», ma attenti all autoesclusione di chi «considera il governo come una sorta di perdizione e quello dell opposizione una salvazione». Di Pietro a sua volta risponde: «L Idv è un partito che ha l'obiettivo di diventare un movimento di massa, e come tale non può parlare solo ad alcuni e non può parlare solo agli amici di Pancho Pardi», cioè alla sinistra anche del suo partito. Le domande che si pongono sono varie: è una conversione al moderatismo in vista di un futuro governo di centrosinistra, quella di Di Pietro, o si tratta del solito leader opportunista che non è mai stato di sinistra ma ne ha cavalcato le istanze fin quando lo ha ritenuto utile? E dunque, cosa ne sarà della sinistra dell Idv, a cominciare da De Magistris fino a Pancho Pardi, appunto? E ancora: viene prima il programma o le primarie, oppure le due cose vanno a braccetto? Il programma in piazza di Vendola è un idea «azzeccata», come direbbe Di Pietro, o una trovata populista? Sulle primarie è scontro tra Di Pietro e Vendola. Entrambi parlano di programmi. Da elaborare «in piazza» o «nelle stanze chiuse»? INVIATE I VOSTRI COMMENTI SU: L interesse degli intellettuali arabi e musulmani per il pensiero di Antonio Gramscinonè unfenomenonuovo. Gramsci ha fornito, infatti, alcune cruciali categorie concettuali per analizzare le drammatiche trasformazioni politiche, sociali ed economiche che hanno investito le società arabe, in particolare quella egiziana, negli ultimi decenni. Oggi, in particolare, Gramsci ci permette di guardare alle rivolte arabe degli ultimi mesi con occhi nuovi. Nel suo classico Overstating the Arab State (1996), lo studioso egiziano Nazih Ayubi spiegava come i regimi arabi fossero fragili poiché, pur avendo sviluppato raffinate strutture per la sistematica repressione del dissenso, non erano stati in grado di creare efficaci strumenti per la produzione del consenso, quelli che Althusser chiamava gli apparati ideologici dello stato. Servendosi di categorie gramsciane, Ayubi sosteneva che le élite al potere nei regimi arabi avevano sviluppato la dimensione del dominio, senza veramente riuscire a esercitare una direzione intellettuale e morale. Questa strutturale debolezza dei regimi arabi aveva consentito a movimenti islamisti come i Fratelli Musulmani di sviluppare progetti contro-egemonici, per esempio in paesi come l Egitto e la Giordania, utilizzando il linguaggio e i simboli dell Islam per articolare l islamismo come ideologia politica. In Making Islam Democratic (2007), lo studioso iraniano Asef Bayat, poi seguito dall egiziano Hazem Kandil, aveva interpretato le strategie dei Fratelli Musulmani egiziani come una gramsciana guerra di posizione volta a conquistare le casematte della società civile. I Fratelli Musulmani erano infatti riusciti a creare una rete di ospedali, scuole e attività caritatevoli grazie alle quali erano stati in grado di costruire una comunità morale e ideologica, ma anche un settore privato islamista. Negli ultimi decenni, i movimenti islamisti sono stati in grado di attuare pervasivi processi di reislamizzazione in numerosi paesi musulmani, anche non arabi, come la Turchia, la Malesia e il Pakistan. In alcune società arabe, come quella egiziana e giordana, i Fratelli Musulmani sono inoltre riusciti a costruire un blocco storico, rivolgendosi a due ceti sociali profondamente diversi ma uniti dalla frustrazione nei confronti dei regimi: la nuova borghesia islamista e il sottoproletariato urbano. La leadership dei Fratelli Musulmani, che è espressione di una borghesia islamista la cui ascesa è da leggere nel contesto delle trasformazioni economiche neoliberiste degli ultimi trent anni, ha infatti individuato nel sottoproletariato urbano una massa di manovra. Sulla base delle riflessioni di Gramsci sui modelli di partito, gli islamisti appaiono come coloro che additano alle masse un età dell oronellaquale tutte le tensioni e le contraddizioni si risolveranno, inquestocasograzie all Islam. Gli islamisti, adottando il mito, nell accezione di Sorel, della società islamica da instaurare, hanno oscurato la realtà storica delle relazioni di produzione, spostando il conflitto dal campo degli assetti socio-economici a quello della cultura in senso lato. Il progetto contro-egemonico islamista non mette, infatti, realmente in discussione le relazioni socio-economiche sulle quali si basano le società arabe. L obiettivo dei Fratelli Musulmani, e delle nuove e dinamiche classi medie di cui sono espressione, è quello di divenire classe dirigente, non di trasformare le relazioni di produzione, nonostante i populistici appelli alla giustizia sociale. Secondo Ayubi, la reazione del regime di Mubarak nei confronti del movimento islamista è stata una gramsciana rivoluzione passiva. Il regime ha infatti adottato un articolata strategia di cooptazione e repressione, sostenendo il processo di islamizzazione a patto che esso non provocasse alcun reale mutamento dello status quo. In questo senso, si sono verificateconvergenzetrala guerra diposizione dei Fratelli Musulmani e la rivoluzione passiva attuata dal regime; ha dunque ragione Samir Amin a considerare i Fratelli Musulmani come una forza tendenzialmente reazionaria. Negli ultimi mesi, le rivolte arabe hanno portato alla caduta di Ben Ali in Tunisia e di Mubarak in Egitto, oltre a una serie di sollevazioni popolari; ma si è trattato, almeno finora, di vere rivoluzioni? Le deposizioni di Ben Ali e di Mubarak somigliano più a colpi di stato attuati dai regimi con lo scopo difrenare le rivoluzioni, nondi attuarle. In Egitto, i militari sembrano aver compreso che, per impedire una reale trasformazione degli assetti socio-economici della società egiziana, è ora necessario allearsi con i Fratelli Musulmani in modo da costituire un blocco d ordine. I militari e i Fratelli Musulmani rappresentano settori diversi della COMMUNITY Gramsci e le primavere arabe Daniel Atzori Molti intellettuali arabi e musulmani hanno usato categorie gramsciane per guardare alle rivolte con altri occhi. Il risultato è sorprendente borghesia egiziana, ma sono entrambi uniti nel voler impedire una reale partecipazione delle masse popolari alla gestione della res publica. I Fratelli Musulmani hanno, per anni, domandato a gran voce la democrazia. La democrazia avrebbe infatti consentito al movimento islamista di sviluppare compiutamente la propria guerra di posizione all interno del processo democratico. Ora, tuttavia, i Fratelli Musulmani possono negoziare direttamente con l ancien régime, e non è detto che la democratizzazione rimanga una priorità per gli islamisti. Sebbene il movimento islamista non abbia svolto un ruolo da protagonista assoluto nelle mobilitazioni di piazza contro Mubarak, esso può tuttora contare su una pervasiva rete di istituzioni. I Fratelli Musulmani si candidano a gestire un ruolo di rilievo nel prossimo futuro; tuttavia, sono profondamente frammentati al proprio interno. Se alcuni islamisti guardano con interesse al modello del partito islamista turco Akp, altri hanno una concezione più intransigente e radicale. I movimenti di piazza che hanno protestato contro i regimi, in Egitto e altrove, pagano adesso la propria impreparazione organizzativa e ideologica. Il loro carattere fluido e spontaneo rischia di tradursi in uno svantaggio nel momento in cui si rende necessario articolare una nuova sfida controegemonica, in grado di proporre una reale alternativa. Nel 18 brumaio di Luigi Bonaparte, Karl Marx analizzò come le grandiose rivoluzioni popolari del 1848, che avevano acceso le speranze dei democratici e dei socialisti di tutta Europa, avessero spianato la strada all autoritarismo di Luigi Bonaparte, poi Napoleone III. La deposizione del re dei francesi, Luigi Filippo, aveva innescato una dura lotta tra i diversi gruppi di interesse della borghesia francese. Le masse popolari parigine che, in un primo momento, avevano giocato un ruolo importante nella rivolta contro la monarchia orleanista, furono poi marginalizzate. La fragile seconda repubblica, che durò dalla rivolta del febbraio 1848 fino al dicembre del 1851, non fece altro che preparare il terreno per il regime autoritario e bonapartista di Napoleone III. Analogamente, il problema principale delle rivolte arabe è l assenza di un moderno principe, un soggetto politico che sia in grado di forgiare una nuova volontà collettiva e di contrastare il tentativo del blocco d ordine di depoliticizzare le masse che si erano mobilitate nei mesi scorsi. Molti dei giovani di piazza Tahrir soffrono, come diceva Gramsci a proposito degli intellettuali del Risorgimento italiano, di un superficiale cosmopolitismo, che li rende incapaci di essere autenticamente nazionalpopolari. Questi giovani hanno spesso studiato in università prestigiose, come la American University of Cairo, sono a proprio agio nei social media, ma hanno rapporti tenui sia con il sottoproletariato che vive nelle poverissime ashawwiyyat (slums) cairote sia con la popolazione rurale. L islamizzazione del sottoproletariato è stata anche resa possibile, nei decenni scorsi, proprio dalla distanza tra le élite intellettuali laiche, sia liberali sia socialiste e comuniste, e le masse dei diseredati. Gramsci riteneva invece fondamentale per la formazione di un autentica volontà nazionalpopolare l ingresso simultaneo delle masse nella vita politica, grazie al ruolo di direzione intellettuale e morale del moderno principe. Un analisi gramsciana rivela, dunque, la crisi egemonica che investe sia i regimi sia il movimento islamista, ma anche la difficoltà di articolare nuovi progetti. Come afferma Gramsci: «La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: inquesto interregnosiverificanoi fenomeni morbosi piùsvariati». Le violenze dei militari, le tensioni interreligiose e le ondate di violenza salafita rientrano proprio tra i fenomeni morbosi di questo delicato interregno. Il principale contributo di Gramsci al marxismo e, più in generale, alla teoria politica consiste nell averdecostruitole interpretazioni che riducevano il marxismo a un meccanicismo positivistico. La rivoluzione, in sostanza, non sarebbe avvenuta secondo Gramsci automaticamente a causa delleinsanabili contraddizioni delcapitalismo ma grazie all articolazione politica di un nuovo progetto egemonico. Questo spingeva Laclau e Mouffe (Hegemony and Socialist Strategy, 2001) a individuare nel concetto gramsciano di egemonia «la categoria centrale dell analisi politica» tout court. Ritenere che le rivolte arabe abbiano innescato processi che automaticamente porteranno alla nascita di società più giuste e democratiche è dunque illusorio. Tocca agli arabi tornare a essere artefici del proprio destino tramite l articolazione di nuove egemonie, riguadagnandosi finalmente la libertà che è stata loro negata. L OROSCOPO di Bartleby Avete un diavolo per capello. Anzi, per parrucchiere, se siete uno dei vip che si è avvalso ARIETE delle prestazioni dell'ex figaro fascistoide Lele Mora. Il suo arresto, oltre a disinfestare i palinsesti televisivi, spalanca un legittimo interrogativo: e se L'Isola dei Famosi a cui il Mora si è tanto dedicato fosse in realtà la Caienna penale? Le cose della vita si trasformano d'incanto intorno a voi in una montagna TORO di Lollipop, i coloratissimi lecca-lecca inglesi. Attenti al diabete. Con Marte nel segno irrigidite la vostra abituale affabilità. Come diceva il vostro esponente Billy Wilder, «certe persone chiudono un occhio soltanto per poter mirare meglio». «Un'idea forte comunica un po' della sua forza a chi la contraddice», diceva Proust. Forse per questo gli avversari politici del cosiddetto pensiero del Popolo della libertà sono stati per tanto tempo così imbelli. Altezzosi come siete a volte perdete il senso delle proporzioni, finendo per cantarvela e suonarvela da soli. Perciò confrontate sempre i vostri acuti con la benevola definizione espressa da Mick Jagger: «Madonna, un bicchiere di talento in un mare di ambizione». In questa settimana difficile, sareste contenti se le Tavole della Legge con cui siete costretti a confrontarvi fossero scritte con l'inchiostro simpatico. Ma quello si fa uno sbaffo delle vostre voglie di leggerezza, e se ne resta nero e scorbutico. Oltre a esserlo in proprio, il denaro scatena le allucinazioni negli altri, come testimoniano i deliri di potenza priapica del nostro conducator miliardario "Papi Primo". «La più profonda mortificazione dei ricchi: poter comprare tutto. E alla fine credono che sia davvero tutto», ha scritto Canetti. Come è vero che ripetiamo sempre gli stessi errori! Da studente Cicchitto militava nell'"unione Goliardica", e ora, dopo un lungo e mimetico tragitto, si ritrova a blaterare nella stessa identica compagine camuffata con un nome nuovo. Sarà conscio, il Cicchitto, di essere a nostro discapito una pedina dell'eterno ritorno? Se vi fermate un attimo a comprare un costume da bagno e a guardarvi intorno capirete che è proprio arrivato il momento di partire. "Si può restare fermi in un fiume che scorre, ma non nel mondo degli uomini" dice un proverbio giapponese. La rarefazione dei vostri gesti rasenta l'impassibilità dei numeri primi. "Nessuno ha mai commesso un errore più grande di colui che non ha fatto niente perché poteva fare troppo poco" ha dichiarato il capricorno Edmund Burke, prima di rassegnarsi a fare un troppo breve sonnellino. Nel mondo dei possibili circolano molte differenti versioni: sono espressioni del tempo, o le uscite di sicurezza che concedete alla determinazione delle vostre scelte? Non sentitevi sempre inseguiti dall'efficacia. Sotto l'influsso dei miraggi di Nettuno diventate poco lucidi, facendovi sponsorizzare dalle angosce. Accettate di più quello che viene. Come diceva Ikkyu, il poeta buddhista zen:"se al termine del viaggio /non c'è un luogo finale dove riposare/non c'è da temere/di perdere la via".

16 pagina 16 il manifesto DOMENICA 26 GIUGNO 2011 L ULTIMA Crotone storie VIA COL VENTO Inchieste sulla mafia dell eolico, un giro di affari, interessi e posti di lavoro. Ma il ministro Maroni non vede e non sa niente. Neanche che dopo l elezione, il presidente era fuggito per qualche giorno: «Sennò mi sparano», aveva detto Silvio Messinetti CROTONE T irareacamparepernontirarele cuoia. E nel mentre nascondere, dissimulare, omettere. In attesa che la nottata passi e gli scandali siano insabbiati. Nella Calabria dell era Scopelliti può accadere che una giunta provinciale più volte interessata da inchieste antimafia sia sempre lì, immobile al suo posto. Un vero e proprio record: ben tre indagini che hanno chiamato in causa membri dell amministrazione provinciale di Crotone in appena due anni. Un fuoco di fila della magistratura inquirente. Ma dalle parti del Viminale nessuno mai si è peritato di andare a spulciare le carte. Nessuna commissione di accesso si è insediata, né a breve lo farà. Perché? Cosa c è dietro questa strana ignavia del ministro degli Interni Roberto Maroni, per altri versi attivissimo, e dei suoi funzionari? E dire che i fatti e le circostanze sono piuttosto gravi. E tirano in ballo personaggi eccellenti. LAMEZIA TERME «Trame», festival dei libri sulle mafie Con don Luigi Ciotti e Lirio Abbate Più di settanta autori e un fitto calendario di iniziative culturali. Sono i numeri della prima edizione di «Trame, Festival dei Libri sulle mafie» che si sta svolgendo in questi giorni a Lamezia Terme, sotto la direzione del giornalista Lirio Abbate, esperto di mafia e sotto scorta per le sue numerose denunce. Il programma si articola in numerosi incontri con il pubblico che si svolgono dalle 18 fino a mezzanotte in più punti della città (da Palazzo Pannariti a Piazza San Domenico fino a Palazzo Nicotera). «Stiamo facendo una scommessa molto più grande di quelle che la nostra città è abituata a far e- ha dichiarato il sindaco della città della Piana, Gianni Speranza - di cui siamo orgogliosi e spero che questo evento sia di buon auspicio per il riscatto delle nostre terre». Padrino dell iniziativa anche don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e del Gruppo Abele, che in apertura della rassegna ha affermato: «Se c è un peccato oggi è la mancanza di sapere». Si va avanti fino al 26 giugno. LE NDRINE INTOCCABILI E IL PROTETTORE DEL PDL Il serpente Chissà perché era preoccupato che gli sparassero, come emergerebbe dalle conversazioni intercettate. Stava ricevendo pressioni «di tutti i tipi». Forse per la mancata nomina di assessori di Isola Capo Rizzuto e Cutro, paesi a forte concentrazione mafiosa. Gli inquirenti parlano di «clima di intimidazione operato sulla nuova giunta di centrodestra fortemente ricattata a seguito del pericoloso spostamento di voti nei citati paesi». Il presidente della Provincia, Stano Zurlo (Pdl), non è indagato nell ambito dell indagine Hydra, anche se il suo nome compariva nella comunicazione di reato. L inchiesta, condotta dalla procura distrettuale antimafia, portò sei mesi orsono al fermo cautelare di dodici persone e all iscrizione nel registro degli indagati di altre 65. Accusate a vario di titolo di associazione mafiosa e di altri reati contro la persona e il patrimonio. Il sodalizio criminale puntava a condizionare il voto amministrativo «anche grazie alla facile permeabilità degli esponenti politici». Pur decimata da maxi-retate, la mafia crotonese, come il serpente a nove teste della mitologia greca, non è mai morta. E per ricrescere più forte di prima voleva «entrare» in politica. Nonche inpassato ne fosse rimastafuori. Ma questa volta voleva entrarci dalla porta principale. L occasione delle provinciali del 2009era troppoghiottaperfarselasfuggire. E questovaleva per la cosca crotonese Vrenna- Bonaventura, guidata da Antonio Vrenna, figliodel padrino PinoVrenna (oggi collaboratore di giustizia), ma anche per gli Arena di Isola. Proprio la potente compagine isolitana - a dettadellaprocura - hacreatoseri problemia Zurloquandoall indomanidelvoto non si è vista adeguatamente rappresentata nella squadra di governo. Che, non a caso, appena pochesettimane dopol insediamentoèstata modificata con un repentino rimpasto. Tra gli indagati figura l assessore alla pubblica istruzione, Gianluca Marino (Pdl, poi dimessosi), «sul cui conto sono emersi fondati elementi che comprovano come egli sia stato prescelto e sostenuto dalla cosca Vrenna che lo ha ampiamente appoggiato nella scalata alla carica di assessore dietro corrispettivo in denaro per i servigi svolti». E di questi retroscena il candidato alla presidenza, Zurlo, sarebbe stato perfettamente al corrente. Anzi, nelle conversazioni intercettate si fa riferimento al disappunto manifestato da Zurlo per le cifre richieste dai picciotti del clan, ritenute troppo esose. Il corrispettivo per i favori elettorali non era, peraltro, solo il danaro. Perché dopo il voto le ndrine battevano cassa anche sul fronte assunzioni. Le richieste furono esaudite immediatamente. Nello staff di Marinocompariva, infatti, la figliadi SalvatoreBarillari, fratello digaetano, condannato a 14 anni nel marzo 2009 nel processo Herakles per mafia e narcotraffico. Fischia il vento Ottocento torri da piantare e 2400 pale da montare per i parchi autorizzati. E poi 250 domande (per oltre 8mila megawatt di potenza) che attendono il nulla osta in Regione. Le energierinnovabili sono ilnuovobusiness, la nuova frontiera dell economialegale e illegaleincalabria. Ilcrotoneseè la meccadell eolico. Da queste parti grecale e tramontana sferzano l aria centinaia di giorni all anno. Zurlo, all indomani del voto, nominò Franco Senatore assessore al Commercio, Risorse idriche ed Energia. Un uomo di provata fede, Senatore, un imprenditore vinicolo da ricompensare per l impegno profuso in campagna elettorale ed i tanti voti presi tra Cirò, Strongoli e Melissa. La scelta cadde su di lui di comune accordo con Giuseppe Esposito, vero deus ex machina di quelle elezioni. Commissario del Pdl nella provincia di Crotone, parlamentare originario di Pagani, Esposito non è un carneade. È vicepresidente del Copasir, l organo di controllo dei servizi, ma soprattutto è uno che con l energia fa affari da tanto tempo, a capo di una multinazionale la Esor, partner del colosso energetico Eon (Energy and Consulting Ltd), il più grande gruppo energetico a capitale completamente privato del mondo con sede a Dusseldorf. Secondola Procura crotonese dietro i tanti insediamenti eolici nel territorio ci sarebbe la criminalità organizzata. Nello specifico, i magistrati indagano su un parco eolico costruito a nord di Crotone. Qui le torri ricoprono l intero crinale che traccia il confine tra i comuni di Melissa e Strongoli. Il parco è stato sviluppato da una grande multinazionale scesa dal nord, la Edison, che ha subìto una perquisizione manon è coinvoltanell indagine. Tra gliindagati (percorruzione) figurano, invece, i capi degli uffici tecnici dei comuni interessati: avrebbero firmato le autorizzazioni senza rilevarei vincoliambientaliche gravavano su quel territorio. Il dirigente sotto inchiesta del Comune di Strongoli è Leopoldo Greco che - a detta dellaprocura - avrebbe anchecontattato la ditta incaricata della realizzazione del parco, la Fago di Milazzo, sponsorizzando l assunzione di pluripregiudicati in odor di ndrangheta a cui il lavoro nonostante ciò venne trovato. E un posto fu rimediato anche per la figlia di Greco che fu assunta nell ufficio legale della ditta appaltatrice. Salvo poi rinunciare perché l aspettava un ruolo in provincia a capo dello staff proprio dell assessore Senatore, quello con la delega all energia. Insomma, un inquietante commistione mafia-imprenditoria- politica su cui la procura sta indagando per scoprire pezzo dopo pezzo i giochi di favori elettorali ed economici. I commensali Leelezioniprovinciali del 2009furono vinte dalla destra al ballottaggio per soli 2351 voti. I comuni di Isola e Cutro elessero ben sei consiglieri su quattordici della maggioranza e tra il primo e secondo turno l incremento maggiore di voti per la destra fu registrato proprio ad Isola, il regno degli Arena. Che l aria che tirava fosse quella lo si poteva intuire già nel In una cena organizzata per festeggiare l elezione a senatore nella circoscrizione estero di Nicola Di Girolamo, tra i tavoli imbanditi di Capo Rizzuto, assieme a picciotti e boss della cosca isolitana, c erano tutti i livelli della politica, quello nazionale e quello locale. Oltre a Di Girolamo (fresco di nomina al senato grazie ai voti della ndrangheta) c eraantonio Riillo candidato a sindaco del Pdl alle comunali e soprattutto c era mezzo Pdl crotonese tra cui tre consiglieri provinciali in carica. La figura di spicco era senza dubbio Gianluca Bruno che Zurlo nominò poi vicepresidente della Provincia assegnandogli deleghe pesanti quali turismo, trasporti, agricoltura ed ambiente. E, poi, Raffaele Martino, vicepresidente del Consiglio provinciale, e Maria Antonietta Maio che presiede la IV Commissione. In un interrogazione parlamentare il vicepresidente dell Antimafia, Luigi De Sena (Pd), non ha mancato di sottolineare ccome Maio, Bruno e Martino, «fotografati mentre festeggiano con gli Arena, con Di Girolamo e con il faccendiere neofascista Gennaro Mokbel sono stati eletti nell assise provinciale giusto un anno dopo». Risultandodecisiviperlavittoria alfotofinish della destra. Nonostante le tre indagini sul groppone dell amministrazione Zurlo siano indici rivelatori di condizionamenti mafiosi, il Viminale e la prefettura di Crotone tacciono. «Ci sarebbero tutti gli elementi per insediare la commissione di accesso - spiega al manifesto Laura Garavini, capogruppo Pd nell Antimafia - adesso il governo è già fuori tempo massimo. La commissione non rappresenterebbe l anticipazione di un giudizio ma un elemento di garanzia ed è vergognoso che non sia stato fatto nulla». Il comune di Corigliano Calabro dieci giorni fa è stato sciolto per mafia dopo che la commissione di accesso aveva accertato «attività di sostegno della ndrangheta a favore del futuro sindaco» e «il condizionamento dell amministrazione da parte della criminalità organizzata». A Crotone invece tutto è fermo. E può continuare a fare il presidente di provincia uno che due giorni dopo il voto si allontanò una settimana dal capoluogo. Perché disse: «Altrimenti mi sparano». IL MINISTRO Neanche una parola sui roghi dei terreni confiscati Non una parola sugli attentati di questi giorni che hanno colpito simboli dell antimafia (gli incendi dolosi dell auto di don Tonino Vattiata, referente di Libera a Vibo, e dei terreni confiscati della cooperativa Valle del Marro) e silenzio tombale anche sulla questione della provincia di Crotone per la quale l opposizione parlamentare chiede l insediamento della commissione di accesso antimafia per gli scandali di questi mesi. Bobo Maroni viene in Calabria ma si guarda bene dall affrontare argomenti spinosi. Per il ministro degli Interni è il giorno solo di una passerella, la cerimonia di insediamento del nuovo direttore dell Agenzia per i beni confiscati nella sede centrale di Reggio, il prefetto Giuseppe Caruso. Maroni nel suo intervento ha parlato dell importanza dell Agenzia nella lotta alla mafia: «Si rafforza la struttura sul territorio per la gestione efficiente dei beni sequestrati, questa è la strada maestra per sconfiggere la mafia, aggredendo i patrimoni e mettendoli subito a disposizione della comunità degli onesti». Parole di speranza che stridono con l ostracismo manifestato verso Libera e nella lotta all intreccio mafia-politica. Silvio Messinetti

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