Napoli centrale. denuncia: «La camorra ostacola la nostra rivoluzione ambientale». Il vicesindaco

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1 CON TSUNAMI NUCLEARE + EURO 10,00 CON LE MONDE DIPLOMATIQUE + EURO 1,70 SPED. IN ABB. POST. - 45% ART.2 COMMA 20/ BL 662/96 - ROMA ISSN ANNO XLI. N DOMENICA 26 GIUGNO 2011 EURO 1,30 Napoli centrale Una strategia per destabilizzare la nuova giunta: bande che bruciano i rifiuti e minacciano gli addetti alla raccolta. La procura apre tre inchieste. De Magistris I BENEFICIARI denuncia: «La camorra ostacola la nostra rivoluzione ambientale». Il vicesindaco DEL CAOS Sodano al manifesto: «Alcune lobby assoldano manovalanza criminale» PAGINE 4,5 C Guido Viale hi, per propria ammissione, fa una «porcata» è un porco (soprattutto se la porcata è una legge elettorale che priva il popolo della propria sovranità). Il ministro Calderoli sta dando attuazione al ruolo che si è autonomamente assunto bloccando il trasferimento dei rifiuti che ingombrano le strade di Napoli in altre regioni. Non tutte: mentre Toscana, Emilia e Puglia, che si sono dichiarate pronte ad accoglierli - temporaneamente, e per solidarietà - non possono riceverli, Padova, cioè il Veneto, che ovviamente è contrario, ma dove è in progetto, contro gli impegni dell amministrazione e la volontà popolare, la costruzionedi unaquarta lineadi uninceneritore che ne doveva avere solo due, accoglie e brucia da tempo parecchi rifiuti di provenienza campana a 200 euro la tonnellata. Quello che il ministro Calderoli cerca di promuovere dal suo scranno romano, tenendo sotto tiro la mummia di Berlusconi, è il caos a Napoli e uno scacco del suo nuovo sindaco, per compensare gli smacchi subiti dalla Lega nei «territori» che considera suoi feudi. Non ci riuscirà. Intanto, i rifiuti bruciati nelle strade di Napoli sono a tutti gli effetti rifiuti «speciali»: quelli che possono viaggiare per tutta l Italia senza accordi tra le regioni, come da tre decenni viaggiano i rifiuti industriali e ospedalieri con cui le regioni della «Padania» hanno riempito e devastato i suoli e i corsi d acqua della Campania (e di molte altre regioni del Mezzogiorno). Qualcuno, al Tar del Lazio dovrà pur accorgersene. Poi De Magistris ha dalla sua, oltre a una straordinaria mobilitazione popolare, che lo aiuterà a venir a capo del problema, la voce di Napolitano. Contro di lui ci sono,nell immediato, Governo e camorra, impersonata, per l occasione, dalle bande di ragazzi che impediscono la raccolta dei rifiuti e che li vanno a sparpagliare nelle strade e nelle piazze che sono state appena ripulite. Un po più defilate, ci sono Regione e Provincia, che non fanno niente per trovareunosfogoairifiutiraccolti, di cuihannoper legge la responsabilità; una responsabilità che il Comune di Napoli invece non ha e non può avere. Ma la fila dei beneficiari del caos è molto lunga, e non finisce né a Napoli né in Campania. Intanto c è A2A, azienda di Milano e Brescia, che gestisce - controvoglia: glielo ha imposto Berlusconi - un ferravecchio: l inceneritore di Acerra, che funziona a metà, e male, un giorno sì e l altro no. Poi c è Impregilo - sede sociale a Sesto San Giovanni,provincia di Milano - che l ha costruito e che ha riempito la Campagna con 8 o 10 milioni di tonnellate di ecoballe indistruttibili, con l intento di lucrare sugli incentivi concessi all incenerimento. CONTINUA PAGINA 5 DIRITTI GAY Matrimoni gay si può, la rivoluzione di New York E ntro trenta giorni, quando entrerà in vigore la legge approvata nella notte di venerdì, anche gli omosessuali di New York potranno sposarsi. La comunità Gay-lesbian-bisexual-transgender (Glbt) della Grande mela ha festeggiato ieri l approvazione della norma che allarga i diritti civili tra urla, abbracci, brindisi a base di birra e champagne, e un frenetico agitarsi di telefonini e palmari con cui celebrare anche virtualmente la notizia. Qualcuno ha annunciato il fidanzamento proprio mentre le luci dell Empire State Building sfoggiavano i colori dell arcobaleno. Dopo la sconfitta del referendum in California, con la vittoria di New York di fatto raddoppia il numero di americani gay che potrà sposarsi PAGINA 7 NAPOLI: SCRITTE NAZI, SALUTI ROMANI, VOLTO COPERTO E VIA A SEMINARE RIFIUTI/REUTERS LE MANIFESTAZIONI A Milano in 50 mila al primo Pride dell era Pisapia. E a Napoli in piazza con il sindaco PAGINA 7 Il governo vuole la prova di forza contro i No-Tav. Non lasciamoli soli. Per una notte tutti a Chiomonte APPELLO Paolo Ferrero A PAGINA 6 CONTRATTI Cgil al bivio: sarebbe assurdo rinunciare ai referendum Domani sarà il giorno della scelta per il Direttivo della Cgil. E i due nodi all ordine del giorno sono: il voto ai lavoratori e le deroghe. In concreto l organo dirigente del massimo sindacato di classe italiano dovrà decidere se firmare con Marcegaglia, Bonanni e Angeletti. Dopo i referendum popolari di giugno, stavolta si rischia un passo indietro sulla democrazia nei luoghi di lavoro SERVIZIO PAGINA 6 MOVIMENTO Cultura, dopo il Valle si ferma anche il Macro Gli artisti, i curatori di mostre, i direttori e i lavoratori di musei raccolti dall associazione «Occupiamoci di contemporaneo» si mobilitano a difesa del futuro del museo di arte contemporanea di Roma. Chiedono più fondi alla cultura e democrazia partecipativa nella sua gestione. Gli intermittenti dello spettacolo che da dodici giorni occupano il teatro Valle hanno fatto scuola. SERVIZIO PAGINA 6 VOI SIETE QUI Sì, c è da essere storditi Alessandro Robecchi Giuliano Ferrara, uomo di potere fin dalla culla, si dichiara «stordito». Stordito dal silenzio dei direttori dei grandi giornali sullo scandalo increscioso delle intercettazioni che loro stessi pubblicano. Segue il tradizionale pippone sulla privacy e sulle mascalzonate della magistratura, che spunta sempre quando la privacy violata è quella dei potenti, di cui Ferrara si sente, per vari motivi, storia, tradizione e complicità, parte integrante. In effetti sì, siamo indignati anche noi. È ora di dirlo chiaro e tondo, ci uniamo all indignazione stordita di Ferrara. È uno scandalo, una cosa inaccettabile, che la signora Prestigiacomo diriga le politiche ambientali del paese. Una che pare (al telefono con Bisignani) più preoccupata della sua visibilità che del dissesto idrogeologico, più angosciata da «Mara», altra ministra, poveretti noi, che dai problemi ambientali. È uno scandalo che il direttore generale della più grande azienda culturale del paeseparlidi Santoro con tonida raffinato hegeliano, dicendo cose come «Je stiamo a spacca er culo. So arrapato come na bestia». Che l amministratore delegato delle Ferrovie telefoni col cappello in mano, che la Santanché si faccia strada grazie alle spinte e alle conoscenze, che il nuovo che avanza, tipo Montezemolo, baci la pantofola per questa o quella fiction da sbloccare. La ministra Gelmini che definisce «un cretino» Cicchitto ci può anche stare, è il fatto che sia ministra che stordisce. La triste farsa del berlusconismo, la putrefazione della destra italiana, sono lì da leggere e da sfogliare. È comprensibile che Ferrara, che ne è stato cantore, teorico, portavoce e devoto seguace si secchi. Ma la vera questione è un altra: è che gente come Prestigiacomo, Gelmini, Masi, Letta e su su fino al conducator latin lover che ci ritroviamo, e traffichini, furbetti, affaristi e Frattini vari governino il Paese. I risultati, del resto, si vedono. Dov èlo scandalo: chesivioli laprivacy della classe dirigente o che la classe dirigente sia questa accozzaglia di gaglioffi? In effetti, sì, c è daessere storditi.

2 pagina 2 il manifesto DOMENICA 26 GIUGNO 2011 la giornata O la Borsa o la Vita. Basta ricatto del debito sovrano Tonino Perna I l debito è stato lo strumento principe che ha permesso,dalla fine degli anni Settanta del secolo scorso, di continuare a crescere superando i limiti strutturali di questo modo di produzione capitalistico. È stato grazie al processo generale di indebitamento degli Stati,delle famiglie e delle imprese- se i paesi occidentali (ad eccezione del Giappone) hanno potuto rimandare di ben trent anni la crisi da sovraproduzione e la conseguente, inevitabile stagnazione economica. È stata la prima volta, dalla nascita del capitalismo industriale, che sono state infrante tutte le teorie sul ciclo economico da Schumpeter a Kalesky a Kontradieff con una crescita economica che in occidente, con brevi interruzioni, è durata dalla fine della seconda guerra mondiale alla crisi finanziaria del , ed alla conseguente «Grande Recessione» odierna, come la definisce il Nobel Paul Grugman. Adesso, è arrivato il tempo di pagare il conto di questa crescita «drogata» e di ridurre drasticamente il processo di indebitamento, a partire dal debito pubblico. Ma, i debiti non sono uguali per tutti. Lo sappiamo bene. Ci sono piccole e medie imprese che sono fallite acausadiun altoindebitamento, eci sono grandi imprese che ancora distribuiscono utili agli azionisti malgrado un indebitamento spaventoso che sfiora il fatturato annuo. Così, ci sono Debiti Sovrani- i debiti dello Stato- cherischianodifarfallire grandie piccoli paesi europei, mentre gli Usa - il paese più indebitato al mondo, con un debito pubblico che ha raggiunto i miliardi di dollari, pari al 95% del Pil- non è chiamato a risponderne (finché ifondi Sovrani cinesi continueranno a comprare titoli di Stato a stelle e strisce). I paesi del Sud Europa appartenenti all area Euro, insieme ad Irlanda e Belgio, rischiano il default se non decideranno drastiche misure di tagli alla spesa pubblica, abbassamento dei salari, licenziamento dipendenti pubblici,ecc. È il ricatto dei Mercati Finanziari, veri e propri usurai che si gettano sul corpo della vittima per spremerlo fino a portarlo al suicidio. La Grecia, piccolo e affascinante paese, con soloil 2% dellapopolazione e meno del 2% della ricchezza prodotta nella UE, sta diventando la «pietra d inciampo», il punto di svolta di tutta la costruzione istituzionale europea. La Commissione Europea si riuniràil 2 Luglioper deciderese concedere una ulteriore tranche dei 110 miliardi di euro per salvare il paese dal default. In cambio Bce e Fondo monetario internazionale chiedono una micidiale cura dimagrante allo stato greco, la svendita del patrimonio naturale e storico, tagli pesanti alla spesa sociale, riduzione dei dipendenti pubblici, ecc. Una terapia d urto inutile e disastrosa. Inutile, in quanto la Grecia non potrà mai restituire questo prestito, visto che per piazzare i suoi Bot è arrivata a pagare un tasso di quasi il 30% a due anni, e visto che Le grandi banche d investimento hanno procurato la crisi debitoria e devono pagarla loro. Chi a sinistra non lo capisce, finirà come Zapatero e Papandreou MADRID, MANIFESTAZIONE IN FAVORE DELLA TOBIN TAX/REUTERS con queste misure draconiane il suo Pilsistima che cadrà del 4-5% annuo nei prossimi tre anni. In breve, con queste ricette avvelenate la Grecia si troverà con un rapporto Debito/Pil ancora più alto di quanto non sia oggi. Per farvi fronte dovrà mettere all asta un intero paese, dalle sue isole sull Egeo al porto del Pireo (in parte giàcomprato dai cinesi), aquello che resta della sua struttura produttiva. E non basterà. Di contro, se non accetta queste misure/ricatto imposte dalla UE e dal FMI dovrà uscire dall Euro, ritornare ad una dracma che sarà fortemente svalutata e produrrà una spirale inflazionistica. Stessa sorte toccherà agli altri paesi Ue del sud Europa, nell ordine: Portogallo, Spagna ed Italia. La Germania non vede di buon occhio questa possibile uscita dall Euro dei paesi sud-europei, sia per una concorrenza sui prezzi di monete svalutate, sia perché come ha scritto Romano Prodi «la Germania è troppo grande per l Europa, ma è troppo piccola per l economia-mondo». Inoltre, se la Grecia fallisce sono proprio le banche tedesche le prime a pagare lo scotto. Se non si capisce che la questione del «debito pubblico», non è un problema tecnico per specialisti, ma una questione politica di prima grandezza, una questione di rapporti di forza, allorail destinoperle popolazioni del sud Europa è segnato. Sia che si rimanga nell Euro pagando un enorme costo sociale, sia che se ne esca, sono i lavoratori, i giovani, i disoccupati, ed anche il ceto medio, che ne pagheranno le conseguenze. A questi dictat dei «mercati finanziari» e delle istituzioni internazionali (Bce, Fmi, ecc.) esiste una alternativa. I paesi del sud-europa, insieme all Irlanda ed al Belgio, rappresentano la metà dei paesi aderenti all Eurozona (se non consideriamo i piccoli paesi come Malta, Cipro e la Slovenia). Avrebbero pertanto un peso non indifferente se agissero insieme, individuando una piattaforma comune che consenta la ristrutturazione dei debiti sovrani. Certo, qualche istituto finanziario dovrà rimetterci qualcosa, qualche titolo bancario subirà uno scivolone in Borsa, ma salveremmo la qualità e la quantità della vita di oltre 130 milioni di cittadini europei. Non solo. Questa è l occasione per rilanciare la Tassazione delle Transazioni Finanziarie (Ttf). In tutto il mondo occidentale sta montando una campagna per la Ttf, che si chiama Robinhood tax, nei paesi anglosassoni o campagna dello 005 che è partita in Italia ed ha già raccolto il sostegno di insigni studiosi, intellettuali e varie associazioni, a partire da quelle cattoliche. Con una TTF di solo lo 0,05%, secondo uno studio coordinato da Leonardo Becchetti (Università Roma 2) si otterrebbe un gettito di 210 miliardi l anno che potrebbe non solo risanare i conti, ma rilanciare una politica sociale che è urgente in tutta l Unione Europea. Gli «indignatos» di tutta l Europa mediterranea chiedono a gran voce proprio questo: che si scelga tra la Borsa e la Vita. Se la crisi debitoria l hanno procurata gli hedge fund, le grandi banche d investimento, che la paghinoloroe nonla gente. Se le forzepolitiche della sinistraitaliana non lo capiscono faranno la fine degli Zapatero e dei Papandreou, tanto da farci rimpiangere Tremonti. Non basta cacciare Berlusconi se non si imboccala stradadell alternativaaquesto modello economico e sociale ormai fallito. Primarie più piazza uguale coalizione Daniela Preziosi SINISTRA Dal gazebo al programma Il tiro incrociato di Di Pietro e Vendola sul tema delle primarie ha innervosito più di qualcuno al Nazareno, la sede nazionale del Pd. Dove venerdì si è messa in moto la riforma della consultazione ai gazebo. Che sarà prima discussa dai circoli, poi dalla conferenza di organizzazione d autunno, infine approvata dall assemblea nazionale. Fra i democratici ora ferve il dibattito sulla chiusura del voto ai soli militanti per eleggere i segretari regionali. Ma l elezione del leader nazionale resta immutata, e cioè aperta a tutti gli elettori (con la motivazione che il segretario è anche candidato premier della coalizione). Anche senza albo degli iscritti, contro il quale i veltroniani hanno fatto un efficace fuoco preventivo. In ogni caso prima dell approvazione delle nuove regole, Bersani non potrà convocare le urne per la premiership. E invece Di Pietro e Vendola chiedono di accelerare i tempi per tutto: programma, coalizione e scelta del leader. Per l ex pm il Pd deve «assumersi la responsabilità di presentare un progetto» e a convocare subito i partiti. Per il presidente della Puglia invece una riunione fra segretari sarebbe una scelta troppo di Palazzo. «Dobbiamo dare segnali all altezza dell attesa che si è creata nel paese. Si tratta di costruire anche momenti simbolici. Tanta Italia ci guarda con molta speranza e qualche ansia. Dobbiamo continuare a farla sentire protagonista, chiederle di aiutarci a scrivere l agenda del cambiamento», ha detto Vendola ieri al manifesto, dettagliando la sua proposta di «primarie di programma». Incontri su temi, dunque, aperti ai cittadini e ai protagonisti delle battaglie: scuola, università, precari, lavoro. E dette così, potrebbero non dispiacere a Bersani. SINISTRA-SINISTRA E la Federazione giurerebbe fedeltà Le «primarie di programma» avrebbero anche il pregio di blindare il fianco sinistro della coalizione. E cioè di vincolare alla fedeltà anche la sinistra della Federazione (Prc più Pdci), sospettata numero uno di tradimenti nel caso - altamente improbabile - che i suoi voti risultassero determinanti per la nuova maggioranza. «Siamo totalmente d accordo con le primarie di programma», spiega Paolo Ferrero. «L opposizione a Berlusconi non la fanno solo i partiti ma anche un pezzo di società italiana. Quindi la costruzione del programma della futura coalizione non può che avvenire con questi stessi soggetti. Allora dico: il Pd, il partito più grande, convochi un tavolo dove si stilano quei punti fondamentali che ci uniscono. Dove ci sono dissensi, chiamiamo i nostri elettori a votare. Aprire un simile processo di partecipazione popolare già di per sé sarebbe una potentissima riforma dei partiti». «Quanto a noi della Fds, anche se sconfitti sui singoli punti, ci impegneremmo a rispettare la volontà popolare e, pur non entrando nell esecutivo, ne assicureremmo la nascita. Anche su un programma che non condividiamo». Anm, buone ragioni, mali depositi Federico D Ambrosio INTERCETTAZIONI Fra nuovo bavaglio e pioggia di tabulati È difficile che la legge sulle intercettazioni agitata dal ministro (uscente) della Giustizia Angelino Alfano e reclamata a gran voce da tutto il Popolo della libertà alla fine si faccia davvero. Da tempo la maggioranza non è più in grado di decidere su nulla e sarebbe curioso che il Partito democratico si intestasse proprio ora un bavaglio condiviso. Per evitare equivoci, ieri Pier Luigi Bersani ha sottolineato che neanche un eventuale ricorso al testo Mastella è accettabile per i democratici: «Sarebbe un passo indietro». Eppure mai come ora il fronte critico con la pubblicazione di intercettazioni irrilevanti si è ampliato. La stessa Associazione nazionale della magistratura, che è sulla linea del «no e basta», ammette che la pubblicazione di tanti atti andrebbe regolamentata. «Dobbiamo ribadire il no alla strumentalizzazione da parte di taluni esponenti della politica, è inaccettabile che il tema più rilevante diventi nuovamente quello delle intercettazioni», dice il segretario dell Anm Giuseppe Cascini. Ma poi aggiunge: «Siamo favorevoli ad un intervento che regoli le modalità di diffusione di intercettazioni non rilevanti, anche se consideriamo in contrasto con il diritto di informazione qualunque intervento che limiti la libertà di stampa». «La priorità - ha spiegato il presidente Luca Palamara a margine della convocazione del comitato direttivo centrale per discutere il caso Papa - non può essere questa, ma deve essere mettere al centro la drammatica situazione degli uffici giudiziari». MAGISTRATI Le toghe perplesse sulla linea di JHW La verità è che anche le correnti di sinistra dell Anm hanno sempre guardato con sospetto alle inchieste che negli anni ha prodotto John Henry Woodkock prima a Potenza e poi a Napoli. Intanto perché non condividono quella che il magistrato napoletano considera la corretta interpretazione del diritto: mettere immediatamente a disposizione delle parti - e quindi fatalmente anche della stampa - tutte le intercettazioni fatte, rilevanti o irrilevanti che siano ai fini dell ipotesi di reato ammessa dal gip (che nel caso della P4 è molto meno esteso di quello proposto dai pm che chiedevano arresti per l'associazione per delinquere). Altri uffici inquirenti, pur duri con la politica, si regolano in altro modo. Ma la questione è complicata. E anche l udienza-stralcio - lo strumento già esistente, ampiamente condiviso a sinistra durante la quale si possono eliminare le intercettazioni che non hanno rilevanza - non è che si sia dimostrato particolarmente efficace. L unica volta che, nel caso dell inchiesta milanese sulle scalate bancarie, il gip dispose l udienza stralcio con la presenza degli avvocati, le intercettazioni finirono sui giornali mentre la discussione in aula era ancora in corso. Anche quelle con i politici. Carceri, la Cei con Pannella: «Amnistia» Eleonora Martini Detenzione e tortura C è chi lo candida senatore a vita e chi lo vuole a Stoccolma per il Nobel della Pace. Ora che la lotta nonviolenta di Marco Pannella ha richiamato l attenzione di pubblico e istituzioni bucando, anzi bypassando, la cortina di ferro dell informazione di massa, da destra a sinistra tutti guardano al dito ma pochi ancora alla luna. Come invece hanno fatto ieri i vescovi italiani dando ragione all anticlericale per eccellenza e sostenendo per bocca di Giancarlo Bregantini, presidente della commissione Cei per i problemi sociali la proposta Radicale dell amnistia come «il primo strumento contro il sovraffollamento delle carceri, che sono invivibili». Riempite per altro al 31% da consumatori di droghe e da piccoli spacciatori. E oggi i Radicali scenderanno in piazza contro «le condizioni di tortura delle carceri», in occasione della Giornata indetta dall Onu contro il reato che in Italia inadempiente dal 1988 al diritto internazionale non esiste. Malgrado un odg di Rita Bernardini (al 21esimo giorno di sciopero della fame) approvato di recente che obbliga il governo a introdurre il reato di tortura nel nostro ordinamento giuridico. Giovanardi sordo Certo, la lettera di Giorgio Napolitano che ha promesso di sollecitare un intervento immediato sul problema delle carceri ha convinto Marco Pannella a desistere, almeno per il momento, dallo sciopero della sete, senza però smettere il lungo digiuno che sostiene dal 20 aprile scorso. E fa ben sperare anche l impegno del presidente del Senato Schifani ad aprire subito un grande dibattito parlamentare sulla proposta di amnistia con la quale si potrebbe far ripartire il sistema penale italiano da una condizione di legalità costituzionale e internazionale. Una discussione dalla quale, sperano i Radicali, «deve venir fuori qualcosa di concreto». Ma c è chi il messaggio di Pannella proprio non riesce a capirlo, come dimostrano le parole di ieri del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi che, anticipando il Rapporto al Parlamento sulle politiche antidroga (martedì prossimo a Palazzo Chigi la presentazione) attacca «gli antiproibizionisti di casa nostra» e si vanta di aver ottenuto con la sua politica puramente repressiva «risultati assolutamente positivi», con «il calo dell uso di droghe in Italia». Spara, il sottosegretario, di aver portato l Italia ad «essere, sul tema, Paese leader nel mondo» e annuncia che a metà luglio firmerà a Washington un accordo con gli Usa per la lotta alle tossicodipendenze sulla «linea italiana fatta propria dalla comunità internazionale». Sarà, ma agli atti dell Onu c è già la parola di Kofi Annan e altre grandi personalità che un mese fa hanno dichiarato il fallimento del proibizionismo. Sulla diminuzione del consumo di droghe, poi, già rivendicato lo scorso anno da Giovanardi, i dati vennero smentiti da Antigone, Forum droghe e Cnca (che domani presenteranno il loro secondo Libro bianco sulla legge Fini-Giovanardi). Se solo la relazione del sottosegretario potesse essere discussa dal Parlamento stesso, che invece funge solo da ufficio deposito, come ha chiesto ieri Donatella Poretti, la soluzione carceri sarebbe forse più vicina.

3 DOMENICA 26 GIUGNO 2011 il manifesto pagina 3 I cattocomunisti di Cuba Maurizio Matteuzzi Egitto, il vecchio che avanza Michele Giorgio Grecia, il calcio nel fango Nicola Sellitti Coi ribelli le stelle del football Diego Percassi Flotilla, la speranza è salpata Mi. Gio. Una strana protesta Quando c è di mezzo Cuba, niente va bene. Qualcuno ricorderà la storia dei «prigionieri politici» o «detenuti di coscienza», o «mercenari al soldo dell impero» secondo lo standard cubano. Un macigno sulla strada delle riforme. Un macigno rimosso dopo gli incontri fra il presidente Raul Castro e il cardinale Jaime Ortega, con la mediazione di Miguel Angel Moratinos, allora ministro degli esteri del governo socialista di Zapatero. Un negoziato partito per ottenere la liberazione di 26 «detenuti politici infermi», poi esteso a una cinquantina e infine a «tutti». A scaglioni, furono 127 a uscire di galera. Dopo un ultimo ostacolo. Il governo cubano sembrava porre la condizione che tutti i 127 andassero in esilio, in Spagna come prima tappa e poi dove volessero. Pioggia di critiche sul governo cubano che obbligava i detenuti al destierro, l esilio. Eppure ci fu una parte di quei il 10% - che pretese di restare a Cuba e continuare da lì a portare avanti la loro «opposizione» al castrismo e al socialismo. Poi venne fuori che non c era nessun ordine di destierro e che chi voleva poteva restare. La conferma è insospettabile: viene da Laura Pollan, portavoce delle Damas de blanco e moglie di uno dei 12 dissidenti liberati che decisero di non partire: «Nessun obbligo di abbandonare il paese, chi sostiene il contrario mente», ha detto al corrispondente della Bbc all Avana Fernando Ravsberg. Parole confermate da un comunicato ufficiale della chiesa cattolica cubana. Però si tratta di Cuba. Quindi adesso sta montando l accusa alla gerarchia cattolica cubana di «cospirare» con il governo comunista cubano e il governo (ancora per poco) socialista spagnolo per «costringere» gli ex-detenuti politici all esilio. Insomma un complotto catto-comunista. Fernando Ravsberg racconta nel suo blog di essersi incontrato da poco alla Puerta del Sol di Madrid con Orlando Fundora, uno dei più noti fra i dissidenti liberati, e sua moglie. Entrambi, dice, si sono lamentati moltissimo delle loro condizioni di vita in Spagna, e perfino dell alimentazione («mangiavamo meglio a Cuba»). Fundora e signora hanno confessato a Ravsberg che avrebbero benissino potuto restare a Cuba e che mai gli è stata posta la condizione dell esilio. Idem per tutti gli altri e le svariate centinaia di famigliari che si sono portati dietro (c era chi aveva incluso nella lista anche lontani cugini, ex-mogli, etc). I 12 che hanno deciso di restare a Cuba hanno potuto tornarsene alle loro case, fra loro alcuni degli oppositori più accaniti, come Oscar Biscet. Però si tratta di Cuba. E allora ecco l esilio ultrà di Miami e il Partido popular spagnolo (il prossimo governo nel 2012) accusare il cardinale Ortega di essere «una pedina» nella mani di Castro e di aver agito senza l avallo del Vaticano (figurarsi). Nessuna riconoscenza umana e politica per l intercessione della chiesa cubana (che di certo non sarà gratis per il regime) e neanche per la mediazione dei socialisti spagnoli, cornuti e mazziati. Fundora l ha detto chiaro a Ravsberg: «il nostro alleato è il Partido popular». Non solo: un altro dei dissidenti cubani liberati, Carlos Martinez Gomez, arrivato in marzo in Spagna con tutta la famiglia, ha intrapreso da ieri uno sciopero della fame per protestare per «le condizioni infra-umane» in cui è costretto a vivere a Malaga. E dire che il povero Zapatero gli ha garantito, come a tutti gli altri, la libertà, le spese di viaggio, un salario per vivere, il permesso di residenza e di lavoro e la possibilità di ottenere la nazionalità in due anni. Però quando si tratta di Cuba... Musulmani e organizzati I nodi dell Egitto post-mubarak stanno venendo al pettine, a cominciare da quello più grosso: l alleanza di fatto tra il Consiglio supremo delle forze armate (Csfa), che controlla il paese, e i Fratelli Musulmani, divenuti negli ultimi mesi i difensori più accaniti della linea conservatrice dei militari su riforme e rinnovamento. Considerati i più organizzati in politica, gli islamisti egiziani, emersi da tre decenni di clandestinità «tollerata» da Mubarak, stanno giocando con intelligenza le loro carte e procedono con il freno a mano tirato incontrando i favori dei generali, alla ricerca di stabilità. La Fratellanza, assieme ai salafiti e altre formazioni islamiste, sono diventati i più accaniti avversari della proposta avanzata da gruppi, partiti e movimenti laici e di sinistra per una riscrittura totale della Costituzione prima delle elezioni legislative. Piazza Tahrir, l alleanza s è rotta L alleanza dei mesi scorsi tra islamisti e progressisti è ormai solo un ricordo. I giovani e gli attivisti della «rivoluzione del 25 gennaio» minacciano di portare in Piazza Tahrir (l 8 luglio prossimo) un milione di egiziani se il Csfa non farà slittare la data delle elezioni in modo da scrivere subito la nuova Costituzione. L attuale legge fondamentale, in parte emendata e approvata nella nuova versione lo scorso marzo con un referendum, continua ad assegnare enormi poteri al capo dello stato e a non garantire completamente i diritti umani e politici. Tuttavia la nuova protesta dei 40 gruppi, partiti e movimenti «rivoluzionari» laici non è tanto contro le forze armate quanto contro la posizione di chiusura degli islamisti. I Fratelli musulmani hanno alzato le barricate contro lo slogan «prima la Costituzione». L obiettivo degli islamisti è conquistare in modo soft il controllo del Parlamento per giocare un ruolo decisivo nella scrittura della nuova Carta. Per questo la Fratellanza ha rinunciato a nominare un candidato alle presidenziali - come chiedeva il Csfa - sapendo che, in ogni caso, saranno decisivi per la conquista della poltrona di capo dello stato. A rappresentare gli islamisti ai vertici dell Egitto però potrebbe essere il liberal conservatore, Mohammed ElBaradei, che dopo aver avviato contatti stabili con i FM ha visto immediatamente salire le sue quotazioni come futuro presidente. Ma quando si vota? ElBaradei propone di tenere le elezioni, come previsto, a settembre e scrivere subito una serie di «principi costituzionali» che garantiscano la laicità di fatto dell Egitto e che l islam rimanga la religione dello Stato (gli islamisti applaudono). La prospettive per la Fratellanza sono talmente promettenti che i suoi vertici respingono qualsiasi dissenso interno, perché «immotivato ed inutile». Hanno espulso Abdel Moneim Abu El Fotouh, un riformista che aveva osato candidarsi alle presidenziali, e condannato la decisione della parte più progressista dei giovani della Fratellanza di presentare un loro partito. Scommesse illegali Presidenti, due ex allenatori, un ex calciatore, due manager e altrettanti scommettitori arrestati in 15 minuti. Il caso calcioscommesse rende ancora più bollente l estate - terribile anche economicamente - in Grecia. L operazione lampo condotta giovedì dai servizi segreti greci (Kyp) tra Atene e Salonicco coinvolge oltre 80 persone e conta dieci fermi. Tra questi, il presidente della Lega calcio greca, Vangelis Marinakis, che è anche proprietario dell Olympiakos Pireo, la Juventus del Paese ellenico. Per il ministro della cultura, Giorgos Nikitiadis, lo scandalo scommesse «è la pagina più nera nella storia del calcio nazionale». In carcere anche i presidenti dell Olympiakos Volos, Achilleas Beos e del Kavala, Stavros Psomiadis, club di A che rischiano la retrocessione. Accusati di aver costituito un organizzazione criminale con capi d imputazione che vanno dall associazione a delinquere, riciclaggio di denaro sporco, corruzione, minacce e detenzione di armi da fuoco. Le scommesse sulle gare truccate, secondo le intercettazioni a disposizione della Magistratura, sarebbero state effettuate su agenzie online in Grecia e in Paesi europei e asiatici. Una bufera che potrebbe ritardare posticipare l inizio del campionato, previsto per il 25 agosto. Dall ottobre 2010 la Procura di Atene cercava di far pulizia nel calcio greco, riuscendo a individuare e mettere sotto torchio le persone già arrestate e incastrate da quaranta mila intercettazioni. L anno prima l Uefa spediva alla Federazione greca un primo dossier con le partite sospette che riguardavano soprattutto gare della serie B. In seguito alla Federazione erano pervenuti altri fascicoli per un totale di 41 partite sospette o corrotte. Tra cui spuntava un Panionios-Dinamo Tbilisi (Uefa 2004). Pare che un sospettato avesse puntato in Asia quasi 4 milioni di euro sul risultato esatto vincendone oltre 21. Il blitz sul calcio marcio in Grecia segue, oltre il caso italiano, anche episodi di tangenti e corruzione in Israele, Corea del Sud. Addirittura campionati come quello norvegese e finlandese, sinora lontani da ogni sospetto. Foto finish Manifestazioni contro gli aumenti CONTRO IL GOVERNO INDIA L'opposizione è in piazza contro l'aumento dei prezzi di carburanti e gas metano deciso dal governo. Una dimostrazione dei nazionalisti hindu del Bharatya Janata Party a New Delhi è sfociata in scontri con la polizia, mentre i comunisti del Cpm hanno bloccato un treno nello stato meridionale del Kerala. FOTO REUTERS Libia, calciatori in fuga da Gheddafi Nella giornata in cui la televisione di stato libica denuncia ancora morti fra i civili causati dai ripetuti Raid della Nato (a Brega sarebbero state uccise 15 persone e oltre 20 ferite), si registrano altre defezioni nei confronti di Muammar Gheddafi. E così dopo quella di ministri militari e diplomatici, è ora la volta del mondo del calcio. Ieri mattina infatti, la notizia è arrivata dalla Bbc ma è possibile vedere anche un video postato su YouTube, diciassette tra le più note stelle del pallone libico hanno deciso di passare dalla parte dei ribelli. Nella clip li si vede arrivare su un torpedone dopo un viaggio durato dieci ore in un albergo a Jadu, una località nelle montagne libiche di Nafusa, una regione che è in mano ai ribelli del Consiglio nazionale di transizione. Fra gli atleti alcuni di loro sono molto noti anche all estero, come il portiere della nazionale libica Juma Gtat, insieme ad altri tre membri della sua squadra, e l allenatore dell Ai Ahly, che è la società più blasonata di Tripoli, Adel Bin Issa. E sono proprio loro a lanciare un appello al Rais: «Se ne vada. Ci lasci costruire una Libia libera». Un operazione, questa che potrebbe avere effetti dirompenti, una sorta di «contromossa di propaganda» contro il colonnello. Ancor più efficace perché viene fatta da «neo» disertori molto conosciuti dalla popolazione. Non a caso i portavoce dei «diciassette» sono le stelle che infiammano le domeniche calcistiche del lungo campionato libico, i nomi più celebri, Gtat e bin Issa che non usano mezze misure: «Dico al colonnello Gheddafi di lasciarci in pace e di permetterci di costruire una Libia libera», aggiungendo un po aggressivi «anzi, spero tutto sommato che lasci proprio questa vita del tutto». E anche la scelta del luogo di questo irrituale ritiro calcistico, le montagne occidentali, non è casuale per gli sportivi che hanno trovato asilo in una delle roccaforti più resistenti dei ribelli. Bin Issa ha poi dichiarato ai microfoni della Bbc che l idea di passare dall altra parte della barricata è stata fatta per «lanciare un messaggio forte» a favore di «una Libia unificata e libera». E c è chi, quasi scherzosamente, legge la mossa anche in chiave campanilistica. Visto che per anni il tecnico di al-ahly, ha visto la sua squadra sconfitta dall altro club di Tripoli, Al-Ittiha - oltretutto di proprietà della famiglia di Gheddafi. È in questo team che ha militato a inizi carriera Saadi, il figlio calciatore del Raiss. Poi finito in Italia nelle file del Perugia, con un breve passaggio - vera meteora - nelle file di Udinese e Sampdoria. Verso Gaza È ufficialmente partita la Freedom Flotilla 2 «Stay Human» contro l assedio di Gaza, dedicata all attivista italiano Vittorio Arrigoni. Una delle due barche francesi è salpata ieri all alba. Con a bordo 40 passeggeri, questa prima nave si incontrerà nei prossimi giorni in un punto non precisato, per motivi di sicurezza, del Mediterraneo con le altre imbarcazioni della flottiglia pacifista. Tutte insieme le navi faranno rotta verso il porto di Gaza city, dove intendono scaricare tonnellate di aiuti umanitari, in particolare materiale scolastico e sanitario, e di sbarcare circa 500 fra attivisti, pacifisti, giornalisti e parlamentari provenienti da decine di paesi. La maggior parte delle navi salperanno da Atene dove, in queste ore, fervono i preparativi con centinaia di persone che seguono riunioni e training di resistenza pacifica al prevedibile blitz della Marina militare israeliana. La giornalista Angela Lano, dell agenzia di stampa Infopal, riferisce dalla capitale greca che le autorità locali usano ogni pretesto ed appiglio per impedire o ritardare la partenza della Flotilla 2. «Alcune barche - scrive Lano, che un anno fa aveva partecipato alla prima Flotilla - sono soggette a "ispezioni igieniche" particolarmente accurate, altre sembra siano state oggetto di "sabotaggi"; altre ancora hanno ricevuto "provvidenziali" denunce e sono momentaneamente bloccate». Nonostante ciò, aggiunge Lano, «l umore dei passeggeri è alto: c è un entusiasmo visibile sia nei giovani sia nei tanti anziani (alcuni ultraottantenni) che saliranno a bordo». Della Flotilla 2 fa parte anche una nave italiana, la «Stefano Chiarini», sulla quale saliranno tra gli altri il vignettista del manifesto Vauro Senesi e il fotografo Tano D Amico. Da parte sua la Marina israeliana è determinata ad intercettare il convoglio che intende violare il blocco navale di Gaza, facendo uso, stando alle dichiarazioni dei comandanti militari, di cannoni ad acqua e armi non letali. Un anno fa nell arrembaggio israeliano della nave «Mavi Marmara», parte della prima Flotilla, furono uccisi nove civili turchi. USTICA-ANNIVERSARIO Memoria e dignità per svelare le menzogne del potere I Daria Bonfietti * n occasione del trentunesimo anniversario della strage di Ustica, stiamo assistendo ad una campagna di provocazioni contro Bologna, le sue Istituzioni e soprattutto contro la verità. Campagna che ha avuto un momento significativo nel «commissariamento», da parte del sottosegretario Giovanardi, della Commissaria Cancellieri con conseguente censura del depliant del Museo per la Memoria di Ustica. Un fatto unico e molto grave contro l autonomia di un ente locale e le sue istituzioni culturali! Ma l obiettivo vero rimane colpire la verità e infatti il dibattito su Ustica viene ributtato indietro di anni, in un tentativo «revisionista» che resuscita vecchie perizie già bocciate: «Il lavorodeiperiti d ufficioè affettodatalie tanti vizi di carattere logico, da molteplici contraddizioni e distorsioni del materiale probatorio da renderlo inutilizzabile ai fini della ricostruzione della verità». Oggi tutto viene riesumato e diviene, proprio con gli stessi protagonisti di allora, perfino tema di un convegno del Pdl. Questo spostare l attenzione, questo far confusione, questo riportare indietro il tempo, è un operazione inaccettabile contro la verità, contro le indagini in corso della Magistratura e contro le regole della convivenza civile. Ma nonostante tutto voglio continuare a parlare con il linguaggio della dignità e della memoria. Della memoria: con il relitto del DC 9 ricostruito all interno del Museo per la Memoria di Ustica, con il quale «dialoga» l installazione di Christian Boltanski, che dà futuro, io credo, al ricordo dei nostri cari, e con tante iniziative dimusica, teatroe poesia che ciaccompagneranno dal 27 giugno fino al 10 agosto. Per non dimenticare. Della dignità: partendo dalla verità giudiziaria consegnataci dal Giudice Priore nel 1999, alla quale sempre mi richiamo, «l incidente è occorso a seguito di azione militare di intercettamento», vogliamo andare avanti, per conoscere gli autori materiali dell abbattimento di un aereo civile in tempo di pace, e per ricostruire lo scenario completo della tragedia. È questa una verità troppo spesso dimenticata, colpevolmente sottovalutata, alla quale Priore era giunto quando gli esperti della Nato, in un confronto reso possibile dall interessamento del Governo Prodi, hanno potuto decrittare dei tabulati radar, dai quali emergeva la inequivoca presenza di diversi aerei attorno al DC 9, oltre alla presenza di una portaerei nel Tirreno. Abbiamo visto rese pubbliche, in questi giorni, quelle pagine in alcune trasmissioni televisive, dopo tanti anni quella ricostruzione genera sempre forti emozioni e incredulità per la rimozione che, purtroppo, si è generata sull intera vicenda. Già dal 2007 la Magistratura ha riaperto le indagini per Strage, anche dopo le dichiarazioni di Cossiga, che chiamano in causa i francesi, ma alle rogatorie nei confronti di Francia, Usa, Libia, Belgio, Germania, inoltrate dai nostri Magistrati, nessuno ha risposto. Non vi è stato alcun interessamento da parte del nostro Governo; giustamente ci si lamenta, nel caso Battisti, per l inosservanza da parte del Brasilealle nostre richieste, mai però il Governo ha fatto sentire analoga contrarietà per l oltraggioso comportamento di paesi amici e alleati in tutti questi anni per Ustica. Nessuna volontà politica chiara, insomma, è stata espressa! Noi stiamo rileggendo molte carte, stiamo trovando nuova documentazione, tutto ci lascia intendere che dell accaduto aveva una certa consapevolezza la classe politica dell epoca. Carlo Luzzati, Presidente della Commissione ministeriale dei Trasporti, a pochi mesi dall evento, in una informativa alministro scrive: «A questo punto ritengo doveroso rappresentare alla S.V. che, a mio parere, l indirizzo delle indagini, ivi compresa la scelta della scala di priorità, per il privilegio delle ipotesi di lavoro, debba scaturire da una valutazione che tenga conto delle ripercussioni che i risultati di tali indagini potrebbero avere su interessi superiori del Paese». Non credo pensasse ad una bomba, evidentemente! Questo era l ordine di grandezza del problema, le ripercussioni sugli interessi superiori del Paese che un azione di guerra aerea nei nostri cieli, avrebbe comportato. Continuo a pensare che l unico interesse superiore del Paese deve essere la verità e per questo continuo questa battaglia, per vedere ripristinati i valori di trasparenza, verità e giustizia. * Presidente Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica

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