Corrado Mazzeo. Cuntami. altre storie di un trapanese del secolo scorso

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1 Corrado Mazzeo Cuntami altre storie di un trapanese del secolo scorso

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3 La luna piena minchionò la lucciola: - Sarà l effetto dell economia, ma quel lume che porti è deboluccio Sì, disse quella, ma la luce è mia! La Lucciola da Trilussa: poesie scelte

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5 e continuavano a vivere, sott acqua, come se nulla fosse accaduto, ineluttabilmente. Ad ogni modo, rimango cartaginese. C.M.

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7 Indice Cuntami U maniaco U purpu a Marsiglia Libero pensatore I Zizzuli Suli Dante A zuppiata A Social Card Tipi da bar Paria n ariddu Cani? Cani A frutta marturana Sette e tri vundess Inter ismi Pilo Incrocio alla marina Fate uscire vostro marito da sotto il letto! Libbra U Bisito U Trapani

8 Poesie: U Misteri di me Patri Mi votu e mi rivotu Lettere a Corradinu beddu Cristina: Carpe diam Enrico: Il fiume Jato Betta: I corna all inizio fanno male, poi aiutano a mangiare Angela: No lettu cu me maritu jò mi c ha curari! Rosalba Gelsomino e panna Cecilia: Figghi di tri padri diversi Ma cu tu fici fari parivi così bravo! Note dell autore Glossario

9 Cuntami

10 U maniacu Arrivato a Milano, per mantenermi agli studi ho fatto i lavori più svariati: dal dogsitter al rappresentante di aspirapolvere porta a porta, al venditore di prodotti avicoli (polli, galline, piccioni, tacchini, faraone, anitre mute ) nelle macellerie e nei piccoli supermercati. Ho lavorato anche come pony express nel consegnare, da una ditta all altra, piccoli insiemi elettronici, con una vecchia lambretta che mi ero portato da Trapani, aiutandomi a districarmi nella città meneghina, con una cartina topografica. Ma i soldi non erano sufficienti e per arrotondare lo stipendio, cercai un lavoro suppletivo. Mi venne offerto di fare il controllore nei supermercati. Adesso controllare i piccoli furti è molto più semplice tutto elettronico, con le video camere; con il codice a barre poi se occulti il maltolto suona l allarme. Negli anni settanta, per appurare chi rubava negli empori più grandi c era un metodo più artigianale: sopra il reparto della macelleria c era una striscia, lunga tutto il banco, alta trenta centimetri, apparentemente opaca (tipo pellicola da foto), in realtà, dietro c era un addetto al controllo, che lungo quella striscia faceva avanti e indietro controllando gli scaffali, che diagonalmente ispezionava.

11 Quando si accorgeva che qualche cliente sottraeva qualcosa e la imboscava, lo segnalava alla cassa e lo sventurato avventore veniva redarguito e alcune volte denunciato. Dopo qualche mese feci un salto lavorativo di qualità, mi venne offerto di fare l ispettore dei controllori in un grande magazzino: c erano strani furti in un reparto, si sospettava di tutti, dai clienti al personale dipendente, compreso i controllori ufficiali che in borghese ispezionavano il negozio. Ci voleva una persona sconosciuta che fingesse di essere cliente e ispezionasse tutto il movimento. Il reparto in questione era quello di biancheria intima femminile, di lingerie si direbbe adesso. Obiettai che forse una figura femminile era la più adatta, ma non c erano altre disponibilità in quel momento, prendere o lasciare! Il negozio era una Standa in viale Bligny, a Porta Lodovica, imbarazzatissimo principiai questa nuova esperienza. La merce esposta variava dalla roba raffinata (di pilu) fino agli indumenti più dozzinali: mutande, reggipetto, calze, reggicalze, i primi collant, pigiami, camicie da notte, vestaglie ecc. Incominciai a frequentare quel reparto di malavoglia, meno male che nessuno mi conosceva, dovevo girare e fare finta di essere interessato alla merce esposta. Penso che il mio viso cambiasse colore per il disagio, specialmente quando mi sentivo fissato (in realtà ero io ad scrutare chi mi guardava). Una volta due attempate signore dopo avermi osservato, si truzzarono di gomito facendosi asciuddricare la risata. Volevo sprofondare, ero una persona per bene, stavo frequentando un corso accademico serale, e per mantenermi facevo questo lavoro oltre al mio abituale, mi stavano equivocando per un vizioso o chissà che altro!

12 Ma chissu era u sivvizzo! Erano ormai tre settimane che frequentavo quell esercizio, conoscevo tutti, dai clienti ai dipendenti, ai controllori in borghese, ma gli ammanchi continuavano sistematicamente, e non riuscivo a capire chi fosse il mariuolo. Un pomeriggio appena entrato all emporio, vidi avvicinarsi la capo reparto, con i due addetti alla sorveglianza. Con l indice mi indicava e diceva con tono risoluto: - E lui, è lui Il trio si avvicinava in modo minaccioso, io comparativamente andavo indietro fino a quando arrivai nell angolo dei reggiseno, un punto di non ritorno. - E lui il maniaco, è quasi un mese che frequenta questo posto, le commesse, le mie ragazze, sono intimorite da questo mascalzone acchiappatelo quel porco!! - C e un malinteso! Gridai! - Ma che equivoco, squilibrato dell ostrega! Disse il più grosso dei guardiani, afferrandomi per un braccio. - Adesso te lo io una bella spazzolata!! - Alt! Dissi vociando, sono un controllore di una agenzia investigativa, tirando fuori il tesserino di riconoscimento. Chiarito l equivoco mi presentai, qualificandomi, a tutto il personale e inevitabilmente, non potei più lavorare in quel posto ma non vi entrai manco come cliente!

13 A purpu a Marsiglia Il 5 luglio 1982, c ero anch io quella sera al Bernabeu, a Madrid con l Italia campione del mondo per la terza volta. A maggio avevo vinto due biglietti per la finale, con un tagliando trovato in una merendina. Chi lo sapeva che avrei trovato la nostra nazionale di calcio in finale, un colpo di fortuna. Andammo in tre io, Vincenzu di Partitico ed Emilio un pulintuni purosangue che aveva trovato il biglietto a sangue di cristiano. Partimmo con una Simca ammaccata color verde prato, con un grosso portapacchi, dove avevamo sistemato una carrozzina (il mio amico siciliano era paraplegico). Dovevamo attraversare il sud della Francia e una buona metà della Spagna, ci avviammo prestissimo da Milano. La prima trance di guida la feci io fino a Cannes, dopo prese le redini il buon Emilio, mi sistemai nel sedile posteriore e mi assopii. Fui svegliato di soprassalto da un infernale rumore metallico, era cascata la carrozzina, i lacci non avevano retto e patapum era caduta in mezzo ad una tangenziale!

14 Accostammo, c era poco traffico, presi da incoscienza giovanile riuscimmo a recuperare la carrozzina dalla superstrada, intera, ma assolutamente inutilizzabile. La rilegammo con più attenzione e continuammo il viaggio, ma il problema sussisteva e per il nostro amico era gravissimo: poteva spostarsi solo con un trasporto a braccia. Era sabato pomeriggio, ma non eravamo in grado andare e tornare da Milano a prendere un altro ausilio, la finale era la sera dopo. A chi ci potevamo rivolgere? Telefonammo alla sede della Croce Rossa, ci consigliarono di andare al più vicino ospedale dove di carrozzine ce n erano, lì qualcosa sarebbe accaduto, in prestito, in affitto Spiegammo al responsabile del pronto soccorso del nosocomio il problema, facendo le facce di circostanza: entro quarantotto ore avremmo riconsegnato, il tutto con tutte le garanzie possibili, remunerando naturalmente quello che era dovuto. Niente, inflessibile come un austero gendarme ci disse di no!! Delusi ci avviammo verso l uscita, con quale faccia avremmo spiegato al nostro amico che aspettava in macchina il corridoio che portava all uscita era pieno di carrozzine, almeno quindici, inutilizzabili e quel gran figlio di Ni taliamu in faccia e ci capimmo à volo con Emilio(l avevamo sicinializzato bene io e Vicenzu), rivolgemmo all unisono lo sguardo verso quale fosse la carrozza più idonea al nostro amico, un cenno e m assittai, il mio alleato mi spinse fino alla macchina. In un baleno legammo le due carrozze nel portapacchi e ci avviamo più velocemente possibile.

15 Dopo un po ci rendemmo conto di dover acquistare dei tiranti più adeguati per tenere le carrozzelle. Entrammo in città, a Marsiglia, dovevamo cercare un negozio di autoricambi. Appena lo reperimmo, accostai la macchina, scesi e mi avviai verso il negozio, dopo una decina di metri Vincenzo mi chiamò e mi suggerì a voce alta: - Prendine anche uno, a purpu (di tirante). Stavo per avviarmi a acquistarlo quando un signore si parò davanti, sorrise e mi apostrofò : - E accussì nì facemu a nzalata! Luglio 1982 via principale di Marsiglia, in terra straniera, chi ti trovo, un siciliano! Com è piccolo il mondo!!

16 Libero pensatore Due anni fa volevo rinnovare il passaporto, per andare in Argentina. Mi sono recato in questura, la più vicina era in via Tabacchi a Milano. Una coda nell ufficio competente! Tutti all estero vanno quest anno? Prendo il numero, avevo davanti ventidue persone in attesa. Dopo un'ora e mezza sento uno scompiglio, nel corridoio vicino e una vociata: - Me le sembra che sono nato ieri chiami chi vuole, pure il sottosegretario! Tu abbiriri, ncasa di Piluccheddu i sunatura!! Mizzica, questo è trapanese, di sicuro! Penso Lo vedo che esce sbatte la porta e va in un altra stanza! Voglio vedere come si chiama, vice commissario dott. Bartolomeo Coppola titola la targhetta. C era mio compagno di scuola che lo squadro meglio quando ripassa, si è lui un po invecchiato, stempiato à caminata è sempre quella.

17 Vartulu si era iscritto a medicina, dopo il diploma, poi abbiamo perso i contatti. Che fa qui in questura? Lui, che si definiva un libero pensatore, ce l aveva con i poliziotti ai tempi non è che mi sbaglio? E se fosse un caso di omonimia? Avevo tempo, c erano ancora dieci persone in attesa, ora ci parlo, al limite mi sono sbagliato! Indosso una faccia di timpuluna, sorrisino di circostanza e busso alla porta del funzionario. - Avanti!! Che voce poteva studiare da tenore. - Scusi e lei il vice commissario Coppola? - Si, ha bisogno? Mi dice alzando lo sguardo. E iddu! Il tempo ti cambia i lineamenti, ma le espressioni del viso rimangono! - Scusi, ma lei non doveva laurearsi in medicina? Chiedo fissandolo negli occhi! - Ma lei chi è? Ribatté ricambiando lo guardata. - Non mi riconosci? Eravamo nella stessa classe al geometra! - Non ho memoria è passato tanto tempo ho un vago ricordo ero nella sezione B, mi dice con occhi furbetti. - Chi fai ù sbirru cù mia? Lo sai che eravamo nella C, cazzu cazzu signura chi ura è? era il motto della nostra classe. - Ciao vecchiu meu, si alza e mi abbraccia. - Scusa, la riluttanza ma da qua passano tante di quelle persone, che con il mio cognome e sentendomi parlare con questo inflessione, si prendono confidenza si sentono tutti siciliani!! E m addumannanu favori, velocizzare una richiesta di passaporto, un vicino che rompe ma tu picchì si cà?

18 - Nenti sono venuto a fare una denuncia, mi hanno rubato la macchina, poi t ho sentito santiari Necessariamente parlammo dei vecchi ricordi, dei nostri compagni, dei vecchi professori. Di uno il ricordo era rimasto indelebile, dopo Lorenzo Mistretta, Francesco Battiata, professore di Estimo. Era un docente simpaticissimo, avendo una certa età, aveva perso un po di freni inibitori, e se ne fotteva altamente delle regole invalse. Tabagista, non stava tanto bene di salute, ce lo ricordavamo più vecchio di quello che fosse, per questo la moglie lo teneva a stecchetto, non aveva neanche una lira in tasca, per evitare che si comprasse le sigarette. Verboso di natura, generalmente spiegava, titolava il motivo dell argomento e prima di iniziare faceva una richiesta. - Picciotti nà sigaretta. Noi muti, immobili, con lo sguardo basso. - Picciotti nà sigaretta! Ripeteva risoluto. - Dottore no, ci fannu mali, niautri ci vulemu beni, ù facemu pi lei rispondeva il più coraggioso. - Allura interrogo! Apriva il registro e iniziava con il primo della lista. - Adragna! - Picciotti ì sigaretti! - supplicava il candidato. - Dutturi chi voli? I miei compagni sembravano i Boys di Wanda Osiris, nell offrire alla vedette le varie marche di bionde Malboro, Muratti, MS, Eportazioni Il docente si svampava la sigaretta con gusto, si assaporava ogni boccata come se fosse l ultima.

19 Ad un mio compagno che teneva il pacchetto delle paglie, nascoste in un calzino, gli fece i complimenti, e adottò per lui quello strano nascondiglio. - Vartulu, ma tu che ci fai qui? Non ce l avevi a morte con gli sbirri? Non ti eri iscritto a Medicina, chi ti successi? - U pilu e Pasolini! Appena maturato, mi iscrissi per intraprendere la professione medica, nel frattempo feci il volontario in un campo di lavoro a Cittàducale, in provincia di Rieti, dove conobbi una picciotta milanese bedda assai, di fora e di rintra (nei suoi ragionamenti), paria chi ni canusciuamu da sempre. Quannu riria i ammi m addivintavanu di ricotta e mi tremanu ancora ora per l emozione. Un intesa naturale, chimica, era n a cosa magnifica; figghia di carrabinieri, m innamurai, annurvai. Accuminciai anche a vedere le cose in maniera diversa, osservai poi, attraverso il padre della mia fidanzata, che gli sbirri non era per vocazione che facevano quel lavoro, ma quasi sempre per bisogno. Non c era sivvizzu ed erano costretti, per quattro soldi, a migrare, mettersi una divisa, e farsi prendere a sputazzati. Poi ci fu quell articolo di Pasolini al Corriere della Sera e mi convinsi, che erano altri i malevoli della povera gente! A dicembre cambiai facoltà e mi scrissi a Giurisprudenza cà a Milano, nel frattempo feci domanda in polizia ed eccomi qua! Io libero pensatore a servizio dello Stato!!

20 Ci salutammo, ci scambiammo il numero del cellulare con la promessa di non fare passare altri trent anni prima di rincontrarci. Era mezzogiorno, ormai non facevo in tempo a fare la richiesta per il passaporto, non volevo chiedere a Vartulu, orgoglioso come sono. Tornai l indomani, feci la normale trafila e alla fine chiesi quando tempo ci voleva per il rilascio. Almeno un mese. - Lei signor mio, viene a metà giugno comunque la contattiamo noi. Dopo due giorni mi richiamano dalla questura avvisandomi che la mia attestazione per l espatrio era pronta. - Ma siete sicuri? ho presentato la domanda - Sicuri, può passarla a ritirare! L indomani, passo, ritiro il documento, tutto a posto. Ho capito! Mando un sms al vice commissario Coppola: crasto! E lui di rimbalzo: sbirru sugnu, buone vacanze!

21 I zizzuli I zizzuli sono delle piccole ghiande, che cadono dagli alberi nei viali, alla villa Margherita, nel periodo autunnale. Ricordo un episodio capitatomi quando avevo circa dieci anni. Ero con un fratello di un mio compagno di classe, più grande di qualche anno, stavamo cazzeggiando alla villa, prima stuzzicando i cigni nel laghetto, poi ce la siamo presa con dei pappagalli, li facevamo spaventare sfregando un pezzo di legno nella griglia della gabbia in cui erano circoscritti. Uno dei guardiani ci prese a male parole e ci assicutò costringendoci ad riparare al boschetto bianco. Siamo stati lì una decina di minuti, e murritusi come eravamo, ritornammo verso il piccolo zoo, quando incrociammo il più cattivo dei guardiani, un signore sordomuto, che incuteva terrore solo a taliallo. - Amuninni, dissi al mio conoscente, mi scantu, quello neanche mi considerò, e si mise a fare strane linguacce. - Amuninni, ripetei, se quello ci acchiappa ci scanna!! Manco per idea, il mio amico continuò a provocarlo mimando una scenetta pubblicitaria, in voga a quei tempi, quella dell'oliva saclà. Col bacino fermo, girava il busto a destra e a manca, muovendo i gomiti come se stesse marciando, uno sberleffo.

22 Quel signore fece un balzo per raggiungerci, poi si trattenne, noi facemmo lo stesso. Non soddisfatto, il mio alleato acchiappò due zizzole e gliele lanciò una dopo l altra, il guardiano stavolta si incazzò davvero, fece un altro scatto ma stavolta non si trattenne. Uscimmo dalla villa, e ci avviammo sul marciapiedi di fronte, sicuri, che l'inseguitore non avrebbe oltrepassato il recinto del parchetto. Non fu così, il custode ci veniva incontro di corsa arrabbiatissimo, entrambi terrorizzati riparammo in un portone di una vecchia casa ( dove adesso è collocato un moderno palazzo) dietro la Prefettura, in via Giardini. Salimmo le scale più velocemente possibile, primo, secondo, arrivati al terzo piano ci trovammo in un lucernario, pieno di piante con un una porta che portava all'astracu, chiusa a chiave. In un baleno arrivò il guardiano trafelato, ansimante, i suoi occhi pretendevano vendetta: era finita, ci avrebbe dato una fracchiata di legnate. Quando il mio amico ebbe un colpo di genio. Prese una caseria e gli e là posò in mano, il tipo rimase inebetito con la pianta in mano. Nel tempo che riposò per terra il vaso, noi eravamo già in strada. - Spattemuni, disse lui uscendo dal portone, girò a destra e io dall'altra... Non l'ho più incontrato!

23 Suli Era un venditore di frutta e verdura miccata, che con il suo carretto bazzicava nella zona di San Francisco, a Trapani. Era un tipo simpaticissimo apprezzato nella zona, educato sempre cordiale e pronto alla battuta con tutti. Era un vero commerciante, aveva una clientela molto eterogenea il rapporto con essa si basava sulla fiducia, molte volte vendeva a credito, e teneva a memoria (essendo analfabeta) chi gli doveva dei soldi. A chi non aveva tutta la somma da pagare, li invitava a non desistere e in ogni modo prendersi la merce acquistata: - Pi trenta lire! Poi scacciava l occhio e sussurrava: - Mi li pigghiu a prossima vota. Alcune volte posteggiava il carretto davanti alla piazza del Purgatorio ed era un via vai di gente che si accalcava a comprare la sua mercanzia. Una volta assistetti ad una scena di una vecchietta che si lamentava, perché il giorno prima gli aveva venduto dell uva non buona, tutta pisciata, a lei povera donna dimessa ma dignitosa. - Chi voli signura, disse lui, se la roba non è tanto bona non la posso vendere ad una ricca, quella ci mette un avvocato e mi rovina, lei chi è puviredda mi fa una vociata e passa! Poi prese un chilo di pesche le incartò e gliele donò.

24 Dante Emma Dante è una autrice e regista teatrale palermitana molto in gamba. Secondo me, la migliore degli ultimi anni in Italia. E conosciuta dalla critica, dagli addetti ai lavori e da un pubblico di nicchia, ai suoi spettacoli è tutto esaurito. Nel continente però, da Eboli in sù, perché in Sicilia, dove sono ambientati quasi tutti i suoi spettacoli, le sue recite non sono ammesse nella normale programmazione (neanche in quella straordinaria) dei teatri insulari, tranne qualche eccezione. Milano l ha sempre ospitata, lo scorso anno le ha dedicato, una rassegna con tutte le sue rappresentazioni. La gente entusiasta a cominciare dai polentoni. L apripista alla sicilianità, sarà stato Camilleri, ma se non hai talento... I suoi spettacoli sono tutti in lingua madre, alcune volte italianizzata, altre volte ncarcata! Gli argomenti trattati sono molto hard, adatti ad un pubblico adulto e amante del teatro. Si va dall apparire nella società, all incesto all interno del nucleo familiare, dalla reale concezione del pensiero mafioso, alla morte prematura di un figlio, dalla disabilità, all omosessualità e alla prostituzione ed altro. Argomenti tosti, polvere che molte volte, viene ammucciata sotto il tappeto, all interno delle famiglie siciliane ( e non solo).

25 Ho conosciuto questo genio siculo, quattro anni fa. Organizzavo con un gruppo di amici l andare a teatro. L Ufficio Cultura della Provincia di Milano distribuiva e distribuisce ( a prescindere dal colore politico) degli abbonamenti a spettacoli a buon costo, presso i vari teatri milanesi, ed io capogruppo ero quello che disponeva l evento, sceglieva prenotava con la totale delega sugli spettacoli. Era una comitiva di quindici persone. Quell anno davano Carnezzeria della compagnia Sud Costa Occidentale, andai a prenotare. Non conoscevo né il testo, né il gruppo recitante, ma la sua provenienza era una garanzia, almeno così speravo! Vedemmo lo spettacolo, veramente travolgente. Sul palcoscenico quattro attori. Mostruosi nella loro bravura, si parlava di incesto, in una scena uno di loro, simulando passivamente l atto, andò in trance. Un pugno nello stomaco! Eccezionale, mai vista una cosa del genere. Finito lo spettacolo, fuori dal teatro, come al solito ci mettemmo in cerchio, aspettando i commenti, prima di accomiatarsi. Niente, non parlò nessuno, avevano lo sguardo basso. Aprii la discussione sostenendo che l argomento era tosto Venni stoppato e mi venne rimandato che avevano capito qualcosa, ma essendo il testo recitato in siciliano stretto, non l avevano compreso bene. Sicuramente erano rimasti disgustati dall argomento! - Come in siciliano stretto? Si qualche termine provai a minimizzare. - Non si capiva niente, sembrava arabo! Venni con disprezzo apostrofato. - Arabo? M affinnivi!

26 Li guardai bene in viso, erano veramente incazzati. Meritate i Legnanesi (un gruppo amatoriale meneghino) pensai! Era il terzo anno che mi attivavo per quella conduzione, l anno dopo nessuno rinnovò l abbonamento! Io si! Ho perso dei compagni di svago, ma ho conosciuto l ultimo genio teatrale. Ci avevo guadagnato, sicuramente!! Finito questo pezzo, all inizio di quest anno leggo su Repubblica che Emma Dante dirigerà l opera lirica Carmen di Bizet la prima alla Scala di Milano il 7 dicembre 2009! Avia ragiuni! O solitu!

27 A zuppiata Una domenica mattina di vent anni fa, il mio amico Vincenzo mi telefonò di buon ora. - La prossima settimana è l ultima replica di Gaber a Milano, purtroppo è tutto esaurito, non c è un posto neanche a strapagarlo, a meno che - A meno che? - un facemu nà zingarata Quando Vincenzu proponeva una zingarata erano gioie e dolori! - Va bene, stasera ni magiamu nà pizza e ne parliamo! Stavolta la zingarata consisteva nel prenotare dei posti, al teatro, per disabili ed accompagnatori (avevano sempre dei posti riservati), ma nelle carrozzine ci doveva essere un mix di veri e falsi invalidi. Rischiavamo tanto per niente così pì babbiari!! Un altro problema era che uno di quelli preposti a fare la parte di un disabile ero io. - Ci voli anche qualcunu chi t ammutta! - Pure? Altro che il film Amici miei, fari nà zingarata era esaltante, non solo nel progettarla ma anche nel metterla in atto. Stavolta il rischio era grosso, avrei recitato bene? E se mi riconosceva qualcuno? Erano dieci anni che abitavo a Milano, certo non ero una persona famosa, ma in certi ambienti la mia faccia era nota! E poi potevo rischiare una denuncia per falso un casino!

28 Era l ultima replica pomeridiana di una domenica primaverile. Mi preparai, misi le scarpe meno consumate, giubbettino di circostanza. Posteggiai a cento metri dal teatro, un amico mi portò una carrozzina e andò via. Mi guardai in giro non c era nessuno, m assettai (ma tocca sempri a mia?) e una mia conoscente, precedentemente allertata, mi spinse. Tutto bene, tenevo lo sguardo basso, cappellino incarcato in testa, meglio non mostrare completamente il viso. - Come vado? Chiese la mia accompagnatrice - Alla grande! Sostenni. Arrivati davanti al teatro nello scendere dal marciapiede, successe un imprevisto, si staccò un bullone della ruota, che si sganciò ma fortunatamente la carrozzella si appoggiò ad una auto in sosta. Rimasi in bilico. I passanti accortisi del disagio volevano soccorrermi chiedendomi cosa potevano fare per aiutarmi, la mia amica sbiancò rimanendo inebetita. - Vincenzo voglio Vincenzo, dichiaravo con voce meccanica, sembravo Ciccio Ingrassia in Amacord. Dopo un interminabile minuto arrivò il mio amico tranquillizzò la piccola folla che nel frattempo si era accalcata, si allontanò ed ritornò con Emilio che spingeva un altra carrozzina. Mi ci sedetti con notevole difficoltà, era più stretta, sotto lo sguardo ilare di quei grandissimi cornuti dei miei compagni, che suggerivano di mettermi a dieta per la prossima volta.

29 Bello lo spettacolo di Gaber, perfetto in ogni sua parte. Fra il primo e il secondo tempo una maschera del teatro mi osservò con discrezione, poi si avvicinò, mi appoggiò una mano sulla spalla, sussurrandomi: - Coraggio!! - A mia? Volevo alzarmi e dargli un timpuluni, ma non potevo. Quattro mesi dopo, rincontrai la mia amica, quella che aveva spinto la carrozzina, quasi irriconoscibile aveva cambiato look. Mi raccontò che la settimana prima era tornata al teatro Lirico e chi ti aveva incrociato? La maschera, quella che aveva mi appoggiato la mano sulla spalle, e le chiese: - Come stanno i suoi amici disabili? Se era stata riconosciuta lei chi poteva tornare a quel teatro? Per tre anni non ho messo piede al Lirico ma ne era valsa la pena. Il teatro mi ha sempre affascinato, ma anche recitare consapevolmente nella vita, di continuo. Mi ricordo che trentacinque di anni fa dovetti sostenere la trovata di un mio cugino, a Trapani. Adesso è uno dei più noti commercialisti della provincia. Ma ai tempi della scuola media superiore, non voleva saperne di studiare, frequentava ragioneria ma, un ni vulia mancu a broru, era sempre rimandato, si portava a debito almeno due materie l anno. E intelligente ma non si applica, sostenevano i suoi insegnanti. Era vero, infatti Liborio, per rimediare l esame a cui era stato rimandato studiava l ultima settimana d agosto una lettura ai libri e la spuntava sempre.

30 Quell anno il quarto, nonostante avesse portato come riparazione solo una materia, prese tutto negligentemente e non aveva toccato libro. Mancavano due giorni all esame e lo vidi in spiaggia. - Come mai sei qui al mare, un stai sturiannu? Gli chiesi. - Quest anno m abbutta! Disse - Ora chi si quasi di maturità, ma chi si cretino? - Vuoi vedere che non tocco libro e passo lo stesso? - Ma che hai in testa? - La testa c è l ho giusta sai che ti dico? Facciamo una scommessa. Io ti giuro che non tocco libro, poi vado a scuola e sono promosso lo stesso. Chi perde paga due biglietti in tribuna allo stadio, fra due domeniche c è la Juve a Palermo, più la benzina per la macchina! - Un nì fazzu sti cosi, l azzardo è grosso, per una babbiata rischi l annu, i tuoi hanno fatto tanti sacrifici sei mio cugino, non sono così bastardo! E poi comu fai? - Tu un ti preoccupari, a te non interessa come faccio, io il prossimo anno sarò di maturità! Voglio solo la tua disponibilità il giorno dell esame. Accetti? - Va bene! Sicuramente sarebbe stato cassato! Il cornutone preparò così all evento: finse di aver avuto un incidente stradale, si propose di arrivare a scuola con qualche ematoma, claudicando sperava che un po di benevolenza l avrebbero avuta era una sola materia da riparare era quasi all ultimo anno! L esame era orale, condussi questo familiare a scuola lo accompagnai lentamente, zuppichiava t annicchia, nell aula fino alla sedia di fronte al suo esaminatore.

31 Si era truccato bene il filibustiere, aiutato da sua sorella si era causato un ematoma vicino all occhio, fasciato un braccio - Chi ti successi? Chiese il docente appena lo vide. - Niente, mi hanno investito, con una macchina, due giorni fa, quindici giorni salvo complicazioni, mi hanno detto di stare a riposo ma c avia st esame Il professore gli chiese un paio di argomenti a piacere, che andarono bene, gli fece un altra domanda che andò meno bene ma all ultima, Liborio, fece scena muta tenendo basso il capo. Il colloquio non era andato come si deve, ma l insegnante impietosito, dal miserabile aspetto dell allievo, lo licenziò. - Vattinni va, riposati e impegnati di più che il prossimo anno sei di maturità! C è l aveva fatta!! Lo andai a riprendere alla cattedra, mentre lo riaccompagnavo fuori dall aula, nel bel mezzo della stanza, si fermò. - Chi c è? Domandai. - Nenti, mi pari chi trasivi zuppiannu con il piede destro, ma ora sto truppicannu con quell altro, che devo fare? - Continua così, dissi trattenendo faticosamente una impellente risata.

32 A Social Card Questo è il dialogo telefonico realmente accaduto nell ottobre dello scorso anno di due anziane sorelle, Emilia e Melchiorra Guerra, ex modiste che vivono a Trapani in via Mercè, una al civico 28, l altra al 42. Nonostante la veneranda età vivono in appartamenti diversi, si vogliono bene, hanno anche provato a condividere un abitazione, ma si sciarriavano sempre, ed hanno preferito una sana lontananza di duecento metri. - T arrivau a littra di l Inps? Chiese Milia alla sorella. - Quali? Rispose Micciona. - Chidda pà tessera. - Si, m arrivau ma la scirai! - Comu la scirasti, ma a liggisti bona, sunnu venti euro o misi! - Ma chi sbattisti a testa? Un nì vogghiu limosina! - Abbéro? Picchì a tia un ti fannu commuru vinti euro? - Si, ma ù sai quali sunnu i vincoli? - Cettu, vai a Posta, compili un documentu, ti runanu nà tessera, comu chidda ru bancomat. Poi vai a putia e poi spenniri venti euro o misi,chi pi tuttu l annu sunnu a bonè a bonè - Stai addivintannu vecchia Milia, nì stannu facennu l elemosina: l umiliazione di iri a Posta, comu nà puviredda, poi a ghiri nà putia chi dicinu iddi comu à tessera dù pani di vota.

33 La Social Card Questo è il dialogo telefonico realmente avvenuto lo scorso anno di due anziane sorelle, Milia e Micciona Guerra, ex modiste che vivono a Trapani in via Mercè, una al civico 28, l altra al 42. Nonostante l età vivono in appartamenti diversi, si vogliono bene, hanno provato a condividere un abitazione, ma si sciarriavano sempre, ed hanno preferito una sana lontananza di duecento metri. - Ti è arrivata la lettera dell Inps? Chiese Milia alla sorella - Quale? Rispose Micciona. - Quella per la tessera. - Si, mi è arrivata ma l ho strappata! - Come l hai strappata, ma l hai letta bene?sono venti euro al mese! - Ma che hai sbattuto la testa? Non voglio elemosine! - Perché non ti fanno comodo venti euro? - Si, ma lo sai quali sono i vincoli? - Certo, vai alla Posta, compili un documento, ti danno una tessera, come quella del bancomat. Poi vai in un negozio di alimentari poi spendere venti euro al mese,che per un anno sono - Stai diventando vecchia Milia, ci stanno facendo l elemosina. L umiliazione di andare alla Posta, come un donna povera, poi devi andare ad un negozio convenzionato come la tessera del pane di una volta.

34 Ti lu ricordi Milia, quannu picciriddi aviamu a fari a fila, cà tessera, pù un pezzu di pani! Ora ù pani nù putemu accattari, ma ni vonnu umiliari ancora! L orgoglio un nì lu ponnu scapisari sutta i peri, accussì. Si nì vulianu aiutari veramente, sti sordi nì li mittianu nà pensioni, finu a quannu putiano - Unca! Hai ragiuni Micciona à ficimu à fila niautri ci voli chiù rispettu! A ritirai a tessera, ma ora la tagghiu, e la ettu! - Milia, ruminica fazzu ù cuscùsu chi brocculi e chi cutini veni? - Cettu, e jò ti pottu i cassateddi cà ricotta, chi ti piacinu assai!

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