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1 alorianno 8 numero 62. Settembre ,50 Mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità Fotoreportage > Dharavi Slum DAVIDE MONTELEONE / CONTRASTO Dossier > La speculazione che solleva il mondo potrebbe distruggerlo Tiriamo giù la leva Internazionale > Reportage esclusivo nella schiavitù delle miniere del Congo Finanza > L impresa sociale: partecipazione, trasparenza, affidabilità Economia solidale > Tasse come armi, per difendere il lavoro e il Pianeta Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n 46) art. 1, comma 1, DCB Trento - Contiene I.P. e I.R.

2 X Festival Nazionale dei Primi Piatti Foligno Settembre 2008 editoriale Nel buio della crisi subito nuove regole Mater-Bi significa bioplastiche. Da vent anni Novamont coltiva il futuro sviluppando tecnologie per la produzione di plastiche biodegradabili partendo da materie prime naturali come amidi, cellulose e oli vegetali. Un ulteriore evoluzione del modello di sviluppo di Novamont è la bioraffineria integrata nel territorio : una filiera che prevede l utilizzo di materie prime rinnovabili prodotte localmente, per prodotti che nascono dalla terra e che alla terra ritornano. Un segno concreto per lo sviluppo sostenibile I Primi d Italia, il decimo Festival Nazionale dei Primi Piatti che si svolgerà a Foligno dal 25 al 28 Settembre 2008, ha scelto Mater-Bi per posate, bicchieri e piatti a dimostrazione che il buon mangiare va d accordo con l ambiente. Lo sviluppo sostenibile è una necessità per tutti. Per Novamont è già una realtà. Novamont S.p.A. - Via G. Fauser 8, Novara - Tel EcoComunicazione.it progetti di comunicazione ecologica di Andrea Di Stefano UNA CRISI SENZA FINE. Annunciata più volte, la conclusione dell incubo che da più di un anno ossessiona il mondo sembra molto lontana. I mercati finanziari non vedono una fine al pessimo risveglio dal sonno della ragione, iniziato con l avvio della globalizzazione finanziaria, osannata come la panacea di tutti i mali del Pianeta, compresa la povertà e la diseguaglianza sociale. L analisi più oggettiva di quello che è accaduto l ha fatta un circolo di banchieri che, sino all agosto dello scorso anno, erano gli oracoli dell Olimpo dei ricchi e, oggi, annaspano cercando di trovare qualcuno disposto a mettere sul piatto danaro per non farli fallire. Un gruppo di lavoro delle principali banche d affari (Goldman Sachs, Lehman Brothers, Morgan Stanley, Citigroup, JP Morgan Chase, Bank of America, Blue Montain Capital Management, Blackrock, Bnp Paribas), presieduto da Gerald Corrigan, direttore generale di Goldman Sachs, ha inviato un voluminoso rapporto al Segretario al Tesoro Usa, Paulson, dal titolo emblematico: Containing Systemic Risk: The Road to Reform (Contenere il rischio sistemico: la strada per la riforma), disponibile in versione integrale sul sito dell Osservatorio sulla Finanza (www.osservatoriofinanza.it), promosso da Valori insieme a Mani Tese e alla Fondazione Culturale Responsabilità Etica. Il sistema finanziario, per una serie di complesse ragioni - scrivono i banchieri - è diventato estremamente complesso e ha prodotto un allocazione delle risorse che non sempre è in linea con gli indispensabili criteri della stabilità finanziaria. I piromani, dopo aver irrorato di napalm e incendiato tutto quello che si poteva distruggere, fanno un po di ammenda e propongono per l ennesima volta di autoregolamentarsi. Tanto i colossali buchi li coprono le Banche centrali e i Governi, utilizzando le risorse collettive come è accaduto con Bear Stearns, Northern Rock, Indymac e, a breve, accadrà anche con Fannie Mae e Freddie Mac. Intanto i bilanci degli Stati americani, a causa della crisi innescata dallo sgonfiamento della bolla immobiliare, tagliano le risorse e migliaia di bambini rischiano di rimanere senza la copertura sanitaria, perché nessuno, o quasi, ha il coraggio di utilizzare l unica leva redistributiva in grado di riequilibrare il sistema: quella fiscale. Per arginare la dinamica speculativa sui mercati di derivati e opzioni, per colpire i prodotti energivori realizzati con manodopera super sfruttata e senza diritti, per orientare le scelte d acquisto dei cittadini è indispensabile riformare in modo radicale le tasse spostandole dal lavoro al consumo. È una soluzione fattibile e concreta, attuabile in tempi abbastanza rapidi, che richiede un azione coordinata di tutti i soggetti sociali che si pongono come obiettivo quello dell equità, non solo all interno dei singoli Paesi, ma anche nelle relazioni internazionali. Per esempio, per arginare la bolla speculativa sulle materie prime, un importante contributo potrebbe venire dall introduzione di una misura fiscale che colpisca i contratti in derivati e opzioni, agendo sui margini di deposito, indispensabili per operare, oppure sui volumi del sottostante, cioè del bene fisico che teoricamente si compra e si vende finanziariamente. Ipotesi di questa natura sono all ordine del giorno nel dibattito al Congresso degli Stati Uniti e sono state avanzate in sede europea dalla Germania. Analogamente è possibile elevare in modo considerevole l Iva sui prodotti che bruciano ingenti quantità di risorse nelle fasi di trasformazione e di consumo (ipotesi allo studio in Francia) o il prelievo fiscale sul packaging non riciclabile (già esistente in California).. ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 valori 3

3 CISL valori settembre 2008 mensile anno 8 numero 62 Registro Stampa del Tribunale di Milano n. 304 del editore Società Cooperativa Editoriale Etica Via Copernico, Milano promossa da Banca Etica soci Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Arci, TransFair Italia, Mag 2, Editrice Monti, Fiba Cisl Nazionale, Cooperativa Sermis, Ecor, Cnca, Fiba Cisl Brianza, Federazione Autonoma Bancari Italiani, Publistampa, Federazione Trentina delle Cooperative, Rodrigo Vergara, Circom soc. coop., Donato Dall Ava consiglio di amministrazione Ugo Biggeri, Stefano Biondi, Pino Di Francesco Fabio Silva Sergio Slavazza direzione generale Giancarlo Roncaglioni collegio dei sindaci Giuseppe Chiacchio (presidente), Danilo Guberti, Mario Caizzone direttore editoriale Ugo Biggeri direttore responsabile Andrea Di Stefano redazione Via Copernico, Milano Paola Baiocchi, Andrea Barolini, Francesco Carcano, Matteo Cavallito, Paola Fiorio, Emanuele Isonio, Michele Mancino, Mauro Meggiolaro, Andrea Montella, Jason Nardi, Francesca Paola Rampinelli, Elisabetta Tramonto progetto grafico e impaginazione Francesco Camagna Simona Corvaia fotografie Giancolombo, Raffaele Masto, Davide Monteleone, Alessandro Vasari (Archivio Giancolombo /Contrasto / Greenpeace) stampa Publistampa Arti grafiche Via Dolomiti 12, Pergine Valsugana (Trento) abbonamento annuale 10 numeri Euro 30,00 scuole, enti non profit, privati Euro 40,00 enti pubblici, aziende Euro 60,00 sostenitore abbonamento biennale 20 numeri Euro 55,00 scuole, enti non profit, privati Euro 75,00 enti pubblici, aziende come abbonarsi I bollettino postale c/c n Intestato a: Società Cooperativa Editoriale Etica, via Copernico Milano Causale: abbonamento/rinnovo Valori I bonifico bancario c/c n Abi Cab Cin Z Iban: IT29Z della Banca Popolare Etica Intestato a: Società Cooperativa Editoriale Etica, via Copernico Milano Causale: abbonamento/rinnovo Valori + Cognome Nome e indirizzo dell abbonato I carta di credito sul sito sezione come abbonarsi Causale: abbonamento/rinnovo Valori È consentita la riproduzione totale o parziale dei soli articoli purché venga citata la fonte. Per le fotografie di cui, nonostante le ricerche eseguite, non è stato possibile rintracciare gli aventi diritto, l Editore si dichiara pienamente disponibile ad adempiere ai propri doveri. Carta ecologica Sappi Presto da gr. 90 e Sappi Magno da gr. 150, sbiancata senza uso di cloro o biossido di cloro, ottenuta da cellulosa proveniente da foreste ambientalmente certificate. DAVIDE MONTELEONE / CONTRASTO LETTERE, CONTRIBUTI, ABBONAMENTI COMUNICAZIONE E AMMINISTRAZIONE Società Cooperativa Editoriale Etica Via Copernico 1, Milano tel fax Una donna e dei bambini mentre cercano materiale metallico tra la spazzatura. L industria del riciclo è tra le più attive e fiorenti della baraccopoli. I materiali vengono rivenduti ai piccoli produttori. Mumbai, 2007 CONCESSIONARIA PER LA PUBBLICITÀ Sisifo italia srl Via Don Soldà 8, Bassano del Grappa tel fax sommario bandabassotti 7 fotoreportage. Dharavi Slum 8 dossier. Abbassiamo la leva 16 Freniamo l industria più distruttiva della storia 18 Fannie Mae e Freddie Mac, mutui a colazione 20 La fine della crisi comincia dal basso 22 Over the counter, speculazione impunita 24 Contro la crisi, tassi alti e tasse basse 24 Lo strano destino dei Crt 25 Contro la leva, nuove regole per derivati e opzioni 26 finanzaetica 28 Tesori nascosti nello scrigno del non profit 30 L impresa sociale è legge, solo un punto di partenza 33 Per Montepaschi fusione in salita. Cauti i sindacati, tiepidi gli analisti 36 Enel vuole migliorare il mondo, per il momento lo inquina. Più di tutti 38 La Sicilia ha sete di finanza etica 40 finanzaislamica 43 economiasolidale 44 Scarsa istruzione significa bassa crescita 46 Poveri somari. Effetti collaterali: più reati, fumo e malattie 48 Qualità e meritocrazia, indispensabili per uscire dalla crisi 50 Tasse come armi, per difendere il lavoro e il Pianeta 52 Il solare del futuro impara dagli alberi 54 A caccia di risparmio, la crisi entra nei supermercati 56 internazionale 58 Congo: diario di un saccheggio 60 Dieci anni di business, armi e tesori 62 Il coltan, la nuova corsa all oro 63 Biocarburanti: quello che la Banca Mondiale teneva nascosto 66 5 Forum Sociale Europeo: un lavoro comune 68 altrevoci 70 indiceetico 77 lavanderia 78

4 Da Capitalia a Generali Geronzi è sempre inarrestabile bandabassotti di Matteo Cavallito ETICA SGR ANCHESEL UFFICIALITÀ DEL CAMBIO DI STATUTO non arriverà prima di metà settembre, l esperimento della governance duale che per un anno aveva caratterizzato Mediobanca può dirsi di fatto concluso. Il presidente del consiglio di sorveglianza Cesare Geronzi ha ottenuto l agognata riforma che riunisce il board dei supervisori e il cda operativo abolendo quella divisione che, a detta dello stesso Geronzi, penalizzava l efficienza dell istituto. L abolizione del sistema duale (benedetta, pare, da Mario Draghi in persona) abroga implicitamente il divieto dei supervisori di sedere nel consiglio d amministrazione di Generali, la compagnia assicuratrice controllata per il 16% dalla stessa Mediobanca. La possibilità di estendere la propria influenza diretta sul terzo insurer europeo diventa ora decisamente concreta trasformando Geronzi, ha scritto il Financial Times, nel vero e proprio custode del sistema finanziario italiano. Un ruolo raggiunto pazientemente grazie alla gestione di Capitalia il cui valore azionario era aumentato di otto volte nello spazio di un quinquennio. Proprio la cessione di quest ultima a Unicredit, nota il FT, aveva spianato a Geronzi la strada verso Mediobanca di cui Unicredit è tuttora il principale azionista. Erano stati proprio gli anni della presidenza di Capitalia a segnare l escalation decisiva per il banchiere di Marino che, dopo essersi dato all editoria si era lanciato sul promettente mondo del calcio. Siamo all inizio degli anni 2000 e alcuni club presentano indebitamenti che sembrano già l anticamera del fallimento. A tenerli in vita ci pensa proprio Geronzi che, dopo essersi preso un pezzo di Italpetroli (l azienda che controlla l AS Roma), concede prestiti al patron della SS Lazio Sergio Cragnotti, al Parma Calcio di Calisto Tanzi e al Perugia di Luciano Gaucci di cui Capitalia si prende in pegno il 99,5% del capitale. Nel frattempo il numero uno dell ex Banco di Roma estende la sua influenza alla Gea, principale società di procura dell universo calcistico e regno indiscusso di Alessandro Moggi, sangue del sangue del potentissimo Luciano, direttore generale della Juventus e figura più influente del settore. Il terremoto calciopoli colpisce duro la Gea che viene incriminata per associazione a delinquere finalizzata all illecita concorrenza tramite minaccia e violenza privata lasciando però indenne il nostro eroe. E così dallo tsunami dell estate 2006 resterà fuori proprio colui che, tre anni prima, il più diffuso quotidiano del Paese aveva definito il vero padrone del calcio italiano. Nel corso degli anni Geronzi ha sviluppato una certa immunità tanto per le disgrazie che lo circondano quanto per i piccoli incidenti di percorso. È stato rinviato a giudizio (ma pende il decreto salva premier ) nel caso Parmalat per estorsione (Eurolat), usura e concorso in bancarotta (Ciappazzi) e nel processo Cirio (bancarotta e truffa), è stato condannato in primo grado con la condizionale a 1 anno e 8 mesi di galera nella vicenda Italcase e dal marzo scorso è indagato per false dichiarazioni al pm nell indagine sul fallimento del Perugia Calcio; eppure è sempre lì, imperterrito nel suo processo di assimilazione di potere, pronto a superare nemici e avversari. Ad ostacolarlo, ha ipotizzato di recente Il Sole 24 Ore, ci penseranno forse gli insoddisfatti azionisti di Unicredit che tenteranno di affiancargli i propri manager di fiducia nel nuovo vertice di Mediobanca. Una mossa pensata forse per rallentarne l ascesa. Fermare quest ultima, invece, non sembra al momento umanamente possibile.. L opinione del Financial Times: l ex numero uno di Capitalia ha ottenuto ciò che voleva e ora può estendere la sua influenza anche a Generali ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 valori 7

5 fotoreportage > Dharavi Slum DAVIDE MONTELEONE / CONTRASTO foto di Davide Monteleone / Contrasto È il paradigma della globalizzazione. Il gigantesco slum alle porte di Mumbai non è solo un inferno di baracche di lamiera, canali putridi e aria irrespirabile. La sua popolazione, nonostante le condizioni di vita, ha generato una fiorente attività industriale. Sull area, strategica per la sua posizione e il suo Pil, hanno puntato costruttori e speculatori. Dharavi è la baraccopoli più grande e più antica di Mumbai (India) e probabilmente dell Asia, la seconda al mondo per estensione. Spalmata su un area grande duecentoventi ettari, tra i suoi vicoli angusti, fogne a cielo aperto, montagne di spazzatura, canali torbidi, fabbriche, laboratori artigianali, vivono 700 mila persone. Quest area così degradata è anche un grande metadistretto industriale, con un Pil che sfiora il miliardo di dollari. Qui si concentrano alcune industrie tra le più importanti di Mumbai e dell India. Concerie, fabbriche di vasi di terracotta, confezioni di abbigliamento, piccole fonderie, ma soprattutto riciclaggio e recupero dei rifiuti. Scodelle, ciotole, manufatti metallici, saponette, magliette, camicie prendono la via delle grandi città, non solo indiane, dove andranno a riempire gli scaffali dei negozi e i banchi dei mercati. A Dharavi non si butta via nulla, si ricicla tutto, dalla plastica ai metalli. Ma il nuovo affare è il mercato immobiliare. Si stima infatti che il valore di quest area, dove ci sono baracche di lamiera a più piani, nei prossimi dieci anni potrebbe superare i 100 miliardi di dollari (oggi ne vale 15). La ragione è semplice: un tessuto industriale così attivo e diversificato, una tale concentrazione di saperi manuali, la sua posizione strategica (Dharavi è vicina alle principali infrastrutture finanziarie e logistiche), sono il luogo ideale per realizzare una cittadella del business e dell economia. Le imprese di costruzioni hanno, dunque, messo gli occhi e le mani sullo slum, ma le case belle non sono per tutti. Con un salario medio che si attesta tra i 4 e 5 euro al giorno (circa 100 rupie), accollarsi il costo dell affitto di un abitazione modesta, che sfiora le rupie al mese, diventa proibitivo. E così accanto alle baracche di lamiera, che sono circa 80 mila (ma è un dato approssimato per difetto), a Dharavi sono sorti i primi quartieri residenziali, quelli destinati alla classe media che ancora non c è, perché alla crescita del Pil non c è stata una congruente crescita del sistema dei diritti dei lavoratori. E, nonostante le autorità abbiano dichiarato di voler riqualificare l intera area, gli abitanti non vogliono lasciare le loro abitazioni. Questa baraccopoli, definita l inferno, è dunque il paradigma perfetto della globalizzazione e delle sue contraddizioni. A Dharavi, dove l economia fa a pugni con i diritti, il rispetto ambientale e la giustizia, quattro anni fa è stato organizzato il quarto appuntamento del Social forum mondiale. In quell occasione venne lanciato il marchio Fto (Fair trade organization) che rappresenta e riunisce tutte le realtà del commercio equo del mondo. «Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior» (da Via Del Campo, Fabrizio De Andrè, Volume I, 1967). L AUTORE Davide Monteleone è nato a Potenza nel Si è occupato di cronaca, conflitti e di aspetti sociali. Nel 2002 si trasferisce a Mosca e da questa esperienza nasce il progetto che segna la sua crescita professionale. Non dimentica l attualità internazionale e nel 2007 vince il World Press Photo con le immagini di Beirut. Sempre nel 2007 pubblica il libro Dusha-Anima Russa che racconta per immagini i 5 anni trascorsi nell ex Unione Sovietica. Il volume raccoglie molti riconoscimenti: la menzione come miglior libro al Festival della fotografia di Roma, menzione Bastianelli come miglior Primo libro, premio Taf (LuccaDigitalFotoFest 2007, Italy). Il lavoro viene esposto in molte città, tra cui Roma e Hannover. Nel 2006 con C era una volta CCCP ottiene al Fnac la menzione e il premio Talento fotografico Fnac. Lo stesso lavoro aveva ottenuto, l anno prima, il secondo premio Amilcare Ponchielli di Milano. Il fotoreporter partecipa a molte mostre, collettive e personali. Nel 2005 alla collettiva 9X100 presso la Galleria Santa Cecilia di Roma e nel 2003 alla collettiva circa 35 High Society, allestita al Festival internazionale di Roma. Nello stesso anno la sua Bolshoi, il teatro dei sogni è ospitata presso la prestigiosa Accademia diplomatica di Mosca. Davide Monteleone è membro dell Agenzia Contrasto dal Conceria nel distretto di Dharavi. Quella del cuoio è una lavorazione tradizionale ma in grande calo. Le concerie, il cui impatto ambientale è devastante, sono state tra le prime industrie nate nella baraccopoli. Mumbai, 2007 > Dharavi Slum 8 valori ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 valori 9

6 fotoreportage DAVIDE MONTELEONE / CONTRASTO A sinistra, bambini giocano tra i camion di Meherali Road. Sopra, dall alto in basso: ritratto di una sposa e ritratto di un ragazzo. La baraccopoli fa gola ai costruttori e agli speculatori immobiliari. Complessi residenziali, uffici e sedi di multinazionali stanno trasformando l identità di Dharavi. Ma i salari sono ancora troppo bassi per permettere a tutti di comprare le nuove abitazioni. Per questo motivo migliaia di persone dovranno lasciare le baraccopoli, che saranno rase al suolo. Mumbai, 2007 > Dharavi Slum 10 valori ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 valori 11

7 DAVIDE MONTELEONE / CONTRASTO Sopra, una delle vie del quartiere. Sotto, un uomo dorme in un vicolo e, nella pagina a fianco, uno scorcio del distretto di Dharavi, dove vive circa un milione di persone, impossibile sapere la cifra esatta. In case di 30 metri quadrati possono abitare anche persone. Mumbai, 2007 > Dharavi Slum 12 valori ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 valori 13

8 fotoreportage DAVIDE MONTELEONE / CONTRASTO A sinistra, il riciclo delle lattine utilizzate per l olio alimentare. I lavoratori le puliscono, le riparano se hanno perdite o ammaccature, per rivenderle alle fabbriche petrolifere. Sopra, dall alto in basso: l industria del riciclo dei tessuti nel distretto e quella del riciclo del vetro. I materiali vengono poi rivenduti ai piccoli produttori. Magliette, pantaloni, saponette, bottiglie, candele e una svariata quantità di oggetti prodotti a Dharavi ogni giorno prendono la via delle grandi metropoli asiatiche e dell occidente. Mumbai, 2007 > Dharavi Slum 14 valori ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 valori 15

9 a cura di Paola Baiocchi, Matteo Cavallito, Andrea Di Stefano e Mauro Meggiolaro dossier Veduta notturna di 90 Feet Road, una delle strade principali di Dharavi. Lo slum più grande dell Asia è un ricco piatto per i costruttori. Il suo valore potrebbe crescere fino a 100 miliardi di dollari. Mumbai, 2007 Freniamo l industria più distruttiva della storia >18 Fannie Mae e Freddie Mac. Mutui a colazione >20 La fine della crisi comincia dal basso >22 La ricetta: tassi alti e tasse basse >24 Contro la leva nuove regole per derivati e opzioni >26 DAVIDE MONTELEONE / CONTRASTO Crisi della finanza Abbassiamo la terribile leva La globalizzazione finanziaria ha prodotto un idra incontrollabile che sta distruggendo le risorse del Pianeta e l economia reale. È l ora delle regole 16 valori ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 valori 17

10 dossier mercati in caduta libera dossier mercati in caduta libera Freniamo l industria più distruttiva della storia La madre di tutte le crisi Comprare, vendere, ricomprare, rivendere. Il mostro è ferito, randi Mauro Meggiolaro I l mostro non dorme mai. Sotto il ghiaccio dei mercati bloccati dalla crisi si agita, riparte all attacco, azzanna nuove prede. Non è mai sazio. Le ultime statistiche della Cayman Islands Monetary Authority, rese pubbliche in agosto, lo festeggiano con entusiasmo: «i fondi speculativi (hedge) registrati off-shore nell isola dei Caraibi hanno raggiunto quota , aumentando del 12% in un anno. È un traguardo storico per l industria finanziaria, in un contesto di grave deterioramento dei mercati internazionali». Gli hedge sono tra gli strumenti finanziari meno regolati e meno trasparenti del mondo. Non sono tenuti a dire dove investono, possono speculare al ribasso, indebitarsi per comprare titoli facendo leva fino a 10, in alcuni casi anche 50 volte il proprio patrimonio. Se azzeccano le scommesse portano a casa profitti stratosferici. Investiti negli hedge funds 39 miliardi di dollari nel 1990, miliardi alla fine del Sono una scommessa. Se si azzecca, i profitti sono stratosferici. Se si sbaglia, le perdite possono far crollare il sistema Se sbagliano, le perdite si amplificano e possono destabilizzare tutto il sistema. Nel 1990 erano investiti in queste mine vaganti 39 miliardi di dollari. A fine 2007 la quota è arrivata a miliardi, quasi il doppio del prodotto interno lordo italiano. Dopo le scommesse sbagliate sul mercato immobiliare, molti hedge sono stati costretti a chiudere bottega. Carlyle Capital, Old Lane, Tribeca, Blue Wave, ogni settimana c è un nuovo necrologio sulle pagine dei quotidiani finanziari. Ma lo spettacolo deve continuare. Nel solo mese di maggio Greg Coffey, la superstar del fondo speculativo londinese GLG Partners (150 milioni di dollari il suo stipendio nel 2007), ha cambiato tutti i titoli in portafoglio 56 volte. «Negli ultimi mesi il tasso medio di movimentazione dei portafogli è quasi raddoppiato», spiega il Wall Street Journal. «Gli hedge reagiscono in modo sempre più attivo alla volatilità dei mercati. Il caso di Coffey è un esempio straordinario». GLOSSARIO DERIVATO: strumento finanziario il cui prezzo/rendimento deriva dai parametri di prezzo/rendimento di un altro strumento finanziario principale detto sottostante. Presentano un elevato livello di rischio e possono essere usati per operazioni speculative o di copertura. Rientrano in questa categoria i future, le opzioni e gli swap. EFFETTO RICCHEZZA: si tratta del tramite attraverso cui incrementi di valore dei mercati finanziari possono generare effetti reali sulla domanda aggregata: gli investitori, godendo di plusvalenze sui titoli che hanno in portafoglio, si sentono più ricchi (anche se questa maggior ricchezza è in un certo senso potenziale, non si è ancora concretizzata) e dunque aumentano i propri consumi, generando un effetto positivo sulla domanda aggregata. FONDI HEDGE: definiti in Italia fondi speculativi, sono prodotti di investimento che ricercano un rendimento assoluto, indipendentemente dall andamento dei mercati. Hanno la possibilità, negata ai fondi tradizionali, di usare uno o più strumenti o strategie di investimento sofisticati quali short selling (vendita allo scoperto), derivati, e leverage (o leva finanziaria). In Italia sono regolamentati dal decreto 228/1999, che limita l adesione ad un singolo fondo hedge ad un massimo di 200 partecipanti, con un investimento minimo non inferiore a euro. LEVA FINANZIARIA: indebitamento con lo scopo di investire il capitale preso a prestito. La leva finanziaria è conveniente per l investitore solo se il rendimento dell investimento è superiore all interesse richiesto dal prestatore. L uso della leva finanziaria è tipico dei fondi hedge, dei derivati e dei private equity. POLITICA FISCALE: la manovra di bilancio dello Stato e di altri enti pubblici con finalità di variazione del reddito e dell occupazione nel breve periodo. POLITICA MONETARIA: le scelte dell autorità monetaria (di solito la Banca Centrale) riguardo all offerta di moneta. Una riduzione dell offerta di moneta (politica monetaria restrittiva) comporta un aumento dei tassi e una diminuzione dei prezzi. Un aumento dell offerta di moneta (politica monetaria espansiva), genera una diminuzione dei tassi e può portare all aumento dell inflazione. SOTTOSTANTE: strumento finanziario dal cui valore dipende quello di un titolo derivato o strutturato. I sottostanti tipici di un derivato sono azioni, obbligazioni, indici, tassi di interesse, ma anche valute e materie prime. VALORE NOZIONALE (DI UN DERIVATO): valore complessivo delle valute, delle merci, delle azioni sottostanti ai derivati. Ad esempio, per uno swap sui tassi d interesse, il valore nozionale è il capitale su cui sono calcolati gli interessi scambiati dalle controparti. FONTI: FOREX, PATTI CHIARI, WIKIPEDIA, BORSAITALIANA, N. GREGORY MANKIW, MACROECONOMIA, ZANICHELLI CHI HA PERSO DI PIÙ? Le perdite delle più grandi banche del mondo da agosto 2007 ad agosto 2008 PRINCIPALI BANCHE MONDIALI SVALUTAZIONI E PERDITE [IN MILIARDI DI DOLLARI] DESTINO DELL A.D. RENDIMENTO IN BORSA (%) Citigroup 54,6 Sostituito - 58 Merrill Lynch 51,8 Sostituito - 62 UBS 38,2 Sostituito - 63 HSBC 27,4 Confermato - 6 Wachovia 22 Sostituito - 61 Bank of America 21,2 Confermato - 31 Ikb 15,9 Sostituito - 83 Royal Bank of Scotland 15,2 Confermato - 53 Washington Mutual 14,8 Confermato - 86 Morgan Stanley 14,4 Confermato - 30 tola, ma quando meno te l aspetti ritrova lo slancio, rialza la testa. Anche se questa crisi l ha colpito nel vivo. Più di ogni altra negli ultimi settant anni. Tutto inizia nell agosto del 2007, con l esplosione della bomba immobiliare. Il marciume dei mutui subprime affiora in ogni angolo della terra e porta alla deriva le banche, le borse e milioni di persone che avevano sognato una casa di proprietà. In un anno le banche bruciano miliardi di dollari di valore. Il gigante americano Citigroup iscrive a bilancio perdite per 54,6 miliardi. Ma non è il solo. Lo seguono i pilastri di Wall Street: Merril Lynch, Morgan Stanley, JPMorgan, Bear Stearns. Dall altra parte dell oceano crolla UBS, piangono Credit Suisse e Deutsche Bank, l inglese Northern Rock è costretta al salvataggio statale. Le banche centrali reagiscono iniettando miliardi di dollari di liquidità nel sistema, la Federal Reserve taglia i tassi di interesse, come aveva sempre fatto in casi del genere. Ma stavolta non funziona. The Big Freeze, il grande congelamento dei mercati, che doveva sciogliersi a novembre dell anno scorso, continua più forte che mai. Il fondo dell abisso sembra ancora lontano, e ogni giorno si leggono nuove profezie di sventura. «Prima della fine della crisi ci potrebbero essere numerose banche e altre istituzioni finanziarie che, sull orlo del fallimento, finiranno per essere salvate dai governi», ha dichiarato Alan Greenspan, ex presidente della Fed (Banca Centrale USA, ndr). Un piccolo assaggio lo abbiamo avuto a metà luglio, quando è fallita Indymac, una cassa di risparmio californiana: il terzo fallimento bancario di tutti i tempi in America. Quasi negli stessi giorni crollavano Fannie Mae e Freddie Mac, le due centrali dei mutui USA, garantite implicitamente dallo Stato (vedi ARTICOLO a pag 20). Presto potrebbe essere l ora del credito al consumo, delle assicurazioni, delle grandi società immobiliari. Come la spagnola Martinsa Fadesa, che in luglio ha dichiarato bancarotta, sepolta dai debiti. Intanto, mentre scriviamo, stanno scendendo i prezzi delle materie prime perché molti di quelli che FONTE: THOMSON DATASTREAM, PER IL FINANCIAL TIMES 18 valori ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 valori 19

11 dossier mercati in caduta libera dossier mercati in caduta libera avevano puntato sulla nuova bolla stanno realizzando per compensare, almeno in parte, le perdite subite sui subprime e poi sui mercati borsistici. SONO LE DUE GIGANTESCHE CENTRALI AMERICANE DEI MUTUI, Fannie Mae e Freddie Mac, il metro per capire la portata e la pericolosità della grande crisi finanziaria partita dagli Stati Uniti. Con quei nomi da mucche da gran premio, i due enti paragovernativi portano in pancia numeri da paura: bond in circolazione per 5 mila miliardi di dollari che coprono circa la metà dei 12 mila miliardi di prestiti immobiliari erogati. I loro bond corrispondono a più di un terzo del Pil statunitense (14 mila miliardi) mentre il debito federale, tra titoli pubblici emessi (5300 miliardi) e impegni previdenziali o altro (4300 miliardi), rappresenta meno del doppio del valore globale dei bond Fannie e Freddie. Una mostruosità per dimensioni (il fallimento Bear Stearns era da 29 miliardi), un bilancio federale dentro il bilancio federale, una mina vagante all interno dell economia egemone nel mondo, a cui mettere mano con cautela, perché il suo salvataggio potrebbe raddoppiare il debito degli States. Home, sweet home Il nome Fannie Mae sta per Federal National Mortgage Association, un nomignolo inventato dal Congresso Usa nel 1938 quando creò l ente, all uscita dalla depressione. Accanto agli affitti calmierati dell edilizia popolare classica, Fannie Mae doveva servire a mettere sul mercato mutui a più basso costo, per garantire a tutti il sogno della casa di proprietà. Era l epoca che Robert B. Reich, nel suo libro Supercapitalismo, come cambia l economia globale e i rischi per la democrazia ha definito capitalismo democratico (un ossimoro come guerra umanitaria ) in cui il capitalismo ha permesso ai lavoratori, indebitandosi facilmente, di diventare classe media: impiegati e operai, che potevano permettersi lussi che noi vediamo solo nei film di Hollywood. La General Motors era il più grande datore di sando i tassi di interesse e iniettando liquidità. La cosiddetta Dottrina Greenspan ha sempre permesso ai mercati di ripartire. Sicuri che la banca centrale americana sarebbe sempre intervenuta a togliere le castagne dal fuoco, i grandi operatori finanziari hanno continuato a innovare, inventando scommesse sempre più sofisticate. I rischi sono stati spezzettati, impacchettati, spediti in ogni angolo del mondo, con l illusione che sarebbero diventati sempre più piccoli, fino quasi a scomparire. «La gente ha cominciato a credere che il lavoro degli Usa, ma dava garanzie e stipendi annui pari a 60 mila dollari attuali, mentre Wal-Mart, l attuale più grande datore di lavoro del mondo, retribuisce i suoi dipendenti con circa dollari l anno. Freddie Mac viene creata nel 1975, sempre dal Congresso; il suo nome completo è Federal Home Loan and Mortgage Corporation. Il meccanismo con cui operano le due agenzie è lo stesso: comprano mutui già emessi da istituti finanziari e cartolarizzano il debito raggruppandolo in emissioni di maxibond, poi spezzettati in obbligazioni acquistate dagli investitori. È ora di affamare il mostro C è una via di uscita alla crisi? Per ora sembrerebbe di no. Probabilmente perché si stanno cercando le soluzioni nei posti sbagliati. Dalla fine degli anni ottanta la Fed risponde alle crisi finanziarie abbasmondo fosse veramente cambiato», ha dichiarato Larry Fink, direttore del gruppo finanziario BlackRock. «Si è creata una fiducia incrollabile nel capitale intellettuale di Wall Street, supportata dal fatto che le banche per anni hanno continuato a guadagnare tantissimo». Poi la fiducia è crollata. Le banche centrali hanno risposto all incendio gettando benzina sul fuoco, cercando di placare la fame del mostro con bocconi sempre più grandi. Ma il mostro è ormai fuori controllo. E ha sempre più fame. Negli ultimi dieci anni ha Fannie Mae e Freddie Mac Mutui a colazione Limitare la crescita speculativa del valore delle case. È la lezione che ci arriva dalla crisi immobiliare Usa, da rimettere al centro dell agenda politica per non vivere nuovi crack. FILM di Paola Baiocchi I.O.U.S.A. One nation. Under stress. In debt. Nelle sale ad agosto. Quando il debito americano sarà pari a miliardi di dollari. Compariva questa scritta sul sito Internet dedicato all ultimo documentario di denuncia della crisi economica americana. Una carrellata di interviste a personaggi come Warren Buffett, Alan Greenspan, Paul O Neill, Robert Rubin e Paul Volcker per svegliare l America (così scrive il sito) su quello che potrebbe essere un disastro epocale. F come federale Dal 1968 Fannie Mae è una corporation privata quotata in borsa. Successivamente è stata quotata anche Freddie Mac. Private, ma la F del loro nome sta per Federale e questo rappresenta una differenza e un anomalia. Perché quando le due sorelle dei mutui chiedono prestiti alle banche, li ottengono a tasso agevolato ed è implicita per gli investitori la garanzia che Fannie e Freddie non possono fallire come tutti gli altri istituti, ma ci sarà sempre lo Stato ad intervenire. Quello che Paul Krugman sul New York Times ha definito privatizzare i profitti e socializzare le perdite. E, infatti, a fine luglio il Senato ha approvato, in un insolita seduta di sabato, un ingente provvedimento di salvataggio per il mercato immobiliare, offrendo finanziamenti di emergenza a Fannie Mae e Freddie Mac, che potrebbero garantirgli la sopravvivenza per i prossimi 18 mesi e ha creato un nuovo organo regolatore per i giganti del mutuo. Ora il provvedimento è legge, dopo la firma del presidente Bush, ma le perdite continuano: Freddie Mac ha accumulato nel secondo trimestre del 2008 una perdita da 821 milioni di dollari (1,63 dollari per azione) a fronte di un utile di 729 milioni di dollari nello stesso periodo del Si tratta del quarto trimestre in rosso consecutivo: in un anno Freddie Mac ha cumulato un buco da 4,6 miliardi di dollari. L istituto ha fatto sapere di aver avviato procedure di pignoramento su ben 22 mila proprietà immobiliari. E prevede di perdere fino al 26% del valore di ciascun mutuo erogato. Mentre le insolvenze aumentano è stato deliberato un taglio del dividendo dell 80 per cento. Fannie Mae ha chiuso i conti del secondo trimestre con una perdita di 2,3 miliardi di dollari (2,54 dollari per azione) anche se le stime del mercato erano decisamente più caute, orientate per una perdita di 0,70 dollari. Nel primo trimestre le perdite erano state di 2,2 miliardi, contro un utile di 1,8 miliardi nello stesso periodo dell anno precedente. Flettersi e fluttuare, in mezzo le persone All inizio di agosto il ministro del Tesoro Usa, Henry Paulson, ha annunciato che non interverrà con ulteriori rifinanziamenti alle due società. Aprendo la porta agli speculatori e mettendo la sordina alle critiche dei cantori del libero mercato, come il premio Nobel per l economia Edmund Phelps, che, in un intervista su La Stampa, suggerisce di lasciar fluttuare i mercati, lasciare che l occupazione fletta perché si tratta della fine del boom immobiliare, nient altro che uno sviluppo strutturale che corregge la sopravvalutazione delle case. La soluzione quindi - suggerisce Phelps - sta nell approfittare del rallentamento delle attività per concentrarsi sulle riforme strutturali di base. Purtroppo l intervistatore non ha chiesto a Phelps di chiarire a quali riforme pensasse e l economista (con una deformazione professionale tipica della categoria) non considera che nelle flessioni e fluttuazioni del mercato ci sono le persone accumulato scommesse finanziarie in strumenti derivati per miliardi di dollari. Dodici volte il valore dell economia reale mondiale. Bastano piccole scintille, per farlo saltare in aria. Dalla politica e dai mercati stanno arrivando le prime, timide, ammissioni di colpa, le prime proposte di riforma. La strada da percorrere è questa: per ripartire servono nuove regole, capaci di sgonfiare il ventre abnorme del mostro finanziario. Altrimenti, dopo periodi di tregua sempre più brevi, tornerà inevitabilmente a colpire.. CASE: CADUTA SENZA FINE, SI TORNA AI PREZZI DEL 2004 [ VARIAZIONE % ANNUA ] I prezzi delle case americane continuano a scendere. A maggio (ultima rilevazione) avevano raggiunto il livello dell agosto L indice S&P/CaseShiller, che misura il mercato immobiliare nelle prime 20 città Usa, in un anno è calato del 15,8% I piromani che vogliono riscrivere le leggi I momenti di crisi, sostiene Naomi Klein in Shock Economy, l ascesa del capitalismo dei disastri, sono i migliori per far passare i provvedimenti più antidemocratici, con la tattica dello Shock and Awe, colpire quando tutti sono sotto shock. Per studiare la cura della crisi di Freddie Mac e Fannie Mae, il Tesoro americano ha assegnato una consulenza alla banca di investimenti Morgan Stanley: come chiamare il piromane a spegnere il fuoco, scrive su Il Sole 24 Ore Donato Masciandaro, professore di Economia della regolamentazione finanziaria all università Bocconi di Milano, riferendosi al ruolo della Fed, ma anche di Fannie e Freddie, nella crescita dell indebitamento privato e nella tracimazione della leva finanziaria. Limitare la crescita speculativa del valore delle case, considerandole solo un bene primario è l obiettivo da rimettere al centro dell agenda politica per risolvere la crisi finanziaria. «Che non può essere affrontata da un solo Paese afferma il sociologo tedesco Ulrich Beck - ma deve passare attraverso una regolazione transnazionale tra Stati, perché anche i fautori del libe NUMERI MILIARDI DI DOLLARI Il valore totale della capitalizzazione persa nell ultimo anno (al 1 agosto 2008) dai titoli del settore bancario. VOLUME DEI MUTUI USA [ IN MIGLIAIA DI MLD DI $ ] FREDDIE MAC FANNIE MAE ALTRI FONTE: STANDARD & POOR S E FISERV FONTE: THOMSON DATASTREAM E OFHEO 20 valori ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 valori 21

12 dossier mercati in caduta libera dossier mercati in caduta libera ro mercato manifestano sempre più esplicitamente il dubbio che dopo il collasso del comunismo sia rimasto soltanto un avversario della libera economia di mercato ossia la libera economia di mercato senza La fine della crisi comincia dal basso gli anni Ottanta è caratterizzata dal processo di liberalizzazione dei mercati e dalla conseguente esplosione di nuovi strumenti di investimento. La valutazione borsistica diventa il principale indicatore economico, la chiave che governa tanto l investimento quanto il consumo (attraverso l effetto ricchezza, vedi GLOSSARIO ). Questo fenomeno apre la strada a scenari inediti. Se la finanziarizzazione è molto sviluppata, cioè se la ric- briglie - che ha dimenticato le sue responsabilità per la democrazia e la società e agisce esclusivamente in base al principio della massimizzazione dei profitti a breve termine».. INCONTRI SU QUESTI TEMI E DOMANDE, il 12 e 13 settembre presso la Facoltà di Scienze Politiche a Bologna, si terrà un incontro di riflessione e discussione organizzato dalla rete Uninomade Italia, un network di studiosi e ricercatori. PROGRAMMA VENERDÌ 12 SETTEMBRE Crisi della finanza, trasformazioni della democrazia, critica della politica. Seminario di studio Ore Dinamiche e crisi dei mercati finanziari Introduce: Sandro Mezzadra (Università di Bologna) Christian Marazzi (SUPSI Lugano) Andrea Di Stefano (direttore della rivista «Valori»): Crisi finanziaria e leva finanziaria tra banche centrali e fondi sovrani Discussant: Adelino Zanini (Università di Ancona) Ore Le conseguenze sociali della crisi finanziaria Introduce: Federico Chicchi (Università di Bologna) Carlo Vercellone (Università di Paris I Sorbonne) Stefano Lucarelli (Università di Bergamo): Il biopotere della finanza Discussant: Andrea Fumagalli (Università di Pavia) SABATO 13 SETTEMBRE Ore Scenari politici nella crisi finanziaria. Discussione generale Introducono: Sandro Mezzadra (Università di Bologna) Toni Negri (Uninomade, Venezia) Interverranno tra gli altri: Beppe Caccia, Federico Chicchi, Sandro Chignola, Alessandro Pandolfi, Tiziana Terranova, Benedetto Vecchi, Matko Mestrovic. Lo strapotere della finanza ha creato instabilità e una distribuzione iniqua del reddito. PERCHÉ I MERCATI SONO DI NUOVO IN CRISI? E perché la crisi chezza delle famiglie dipende più dalla quota di reddito proveniente dai non sembra di facile soluzione? Non possiamo rispondere a queste domande senza capire le dinamiche della mercati finanziari che dal salario, una moderazione salariale, che favo- finanziarizzazione, cioè il dirottamento di Andrea Fumagalli del risparmio delle famiglie sui titoli e Stefano Lucarelli* azionari. L economia americana dopo risce la redditività delle imprese quotate in borsa, può favorire i consumi delle famiglie (arricchite dall investimento in Borsa) anche in presenza di salari reali decrescenti. Questo fenomeno capovolge le relazioni fra la sfera reale e la sfera finanziaria, mettendo in crisi il paradigma fordista-keynesiano: il nesso tra produttività, salario reale (e quello produzione) e consumo di massa. In pratica, la dinamica borsista finisce per rimpiazzare il salario come fonte di crescita. Le magnifiche sorti della borsa Nel periodo , la borsa di New York esplode verso l alto. Si afferma un regime di accumulazione guidato dalla finanza e strettamente connesso alle innovazioni nel campo delle tecnologie informatiche (la cosiddetta new economy). In questo regime di accumulazione si sviluppano forme di remunerazione legate al rendimento in borsa delle imprese: il fenomeno delle stock options per i manager ma anche per molti quadri intermedi coinvolge anche i fondi pensione e di investimento che si convincono che la remunerazione in azioni possa assicurare una maggiore attenzione alla creazione di valore per l azionista. Queste forme di remunerazione in realtà si sono tradotte in gravissime manipolazioni dell andamento delle quotazioni, come certificato da decine di inchieste giudiziarie, alcune sfociate in pesanti condanne per i manager coinvolti. Di fatto in assenza di un adeguata politica di redistribuzione il sistema viene condotto all instabilità. Oltre a distribuire in modo diseguale i nuovi redditi borsistici, il ponte di comando della new economy li crea distruggendo salario e stabilità occupazionale, in linea con un nuovo senso comune: per creare valore azionario bisogna promuovere processi di ristrutturazione aziendale, delocalizzazione, outsourcing, fusione e acquisizione. I capitali necessari a queste ristrutturazioni sono di fatto sottratti alla remunerazione della forza lavoro. La crisi del marzo 2000, con lo scoppio della bolla della new economy, alimenta una nuova fase di crescita della finanziarizzazione. Mentre i mercati scendono, la Fed aumenta straordinariamente la liquidità a disposizione delle borse. Il 97% della popolazione americana, colpita dall abbassamento dei salari, riesce a conservare il proprio tenore di vita grazie al rialzo del prezzo degli immobili, alla generosità con cui funziona il mercato del credito americano e al basso prezzo dei manufatti importati dall Asia. Nel 2003 le borse cominciano a riprendersi, ma solo grazie al boom del mercato degli immobili. Dopo aver esaurito le prospettive e le aspirazioni dei salariati vendendo loro i sogni del- IL TONFO DELLE BORSE MONDIALI VARIAZIONI DEGLI INDICI AZIONARI NELL ULTIMO ANNO [ AL 18 AGOSTO 2008 ] NEW YORK NASDAQ 3,51 +9,82%* SAN PAOLO BOVESPA NEW YORK NYSE 10,13 MADRID IBEX ,98% LONDRA FTSE ,80% PARIGI CAC 40 17,06% MILANO S&PMIB 25,43% Tutti i rendimenti sono in valuta locale senza reinvestimento dei dividendi tranne: * Rendimenti total return con il reinvestimento dei dividendi le borse, comincia la vendita di un altro sogno: la casa acquistabile con il denaro concesso a credito: un credito infinito e a forte rischio di insolvenza (ecco comparire i subprime). MOSCA MICEX 13,30% FRANCOFORTE DAX 12,81%* BOMBAY SENSEX 29,79% +5,08% JOHANNESBURG TOP 40 SINGAPORE STRAITS TIME 9,38 +2,67 HONG KONG HANG SENG SHANGAI SE COMP 50,18% TOKIO NIKKEY ,80% Un nuovo ciclo di lotte sociali La crisi dell agosto 2007 arriva dopo un periodo di forte espansione del credito immobiliare: la finanziarizzazione per funzionare ha infatti bisogno di includere un numero crescente di economie domestiche nella creazione di valore. Oggi però, nel mezzo della crisi, i fattori di instabilità stanno aumentando. Gli interventi di politica economica sia negli Stati Uniti che in Europa non sembrano adeguati alle novità apportate dall attuale situazione. Alle tensioni presenti sui mercati finanziari si aggiunge l instabilità dei prezzi. Ma l inflazione, che in Europa è tornata a superare il 4%, non è né inflazione da domanda, né inflazione da salari. Si tratta piuttosto di un inflazione trainata dalla speculazione finanziaria sulle materie prime (alimentari e non). Un inflazione da finanza. Un fenomeno del tutto nuovo, rispetto al quale le manovre sui tassi d interesse non riescono ad incidere. L inflazione da finanza conferma che i mercati finanziari svolgono un ruolo reale nell economia, non sono affatto neutrali. A fronte di una situazione che vede per ogni dollaro di scambio commerciale quasi 100 dollari di scambi finanziari, ciò che avviene nei mercati finanziari non può non avere immediati effetti sull economia globale. L inflazione da finanza necessiterebbe quindi di un intervento di regolazione dall alto dei mercati finanziari che oggi appare di difficile realizzazione: le autorità monetarie e politiche preposte al controllo e alla regolazione sono le prime a sostenere le attività speculative per evitare una crisi degli stessi mercati finanziari, che avrebbe ripercussioni drammatiche. I fattori di instabilità sono così destinati ad acuirsi, a meno che tale regolazione non venga imposta da vincoli che sorgano da un processo di pressione dal basso. Alcuni segnali di resistenza, seppur ancora embrionali, sono già presenti: nuove concezioni di azione sindacale legati al web 2.0, la nascita di agenzie per il conflitto sul lavoro precario, forme nuove di agitazione culturale sparse un po in tutto il mondo. Non sarà nell immediato, ma è comunque chiaro che un nuovo ciclo di lotte è destinato ad aprirsi nel prossimo futuro, magari nell arco dei prossimi sette anni.. * Andrea Fumagalli è docente di economia politica all Università degli Studi di Pavia. Stefano Lucarelli è professore associato di scienza delle finanze all Università di Bergamo. FONTE: BLOOMBERG 22 valori ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 valori 23

13 dossier mercati in caduta libera dossier mercati in caduta libera LE RECESSIONI NEGLI USA E L ANDAMENTO DELL INDICE S&P 500, DELLE 500 AZIENDE STATUNITENSI A MAGGIORE CAPITALIZZAZIONE [ BASE 1925 = 100 ] OTT 1926 NOV 1927 AGO 1929 MAR 1933 Grande depressione, fallimenti bancari e industriali a catena, crack della borsa I mercati fuori dalle borse sono difficilmente controllabili. Per gli operatori più spericolati è un ambiente ideale dove il valore dei derivati sfiora i 600 mila miliardi di dollari. C È MEZZO MONDO DA VENDERE e mezzo mondo da comprare, ripetono i guru delle tecniche di vendita. Ma, se è evidente che il mondo è grande, è altrettanto ovvio che le piazze regolamentate risultano troppo piccole di Matteo Cavallito per contenerlo. Nascono così le zone franche di scambio semi-invisibili e, per questo, particolarmente attraenti per la finanza: i mercati Over the counter (OTC), vere e proprie borse fuori dalle borse. A costituire l OTC è qualsiasi negoziazione che avvenga al di fuori dei circuiti ufficiali di Borsa. Lo sviluppo della telematica ha permesso di annullare le distanze, aprendo la strada a una miriade di piazze virtuali dove una telefonata o un input informatico possono spostare titoli per milioni di dollari. Gli Stati Uniti sono stati dei precursori: nel 1990 hanno inaugurato l Otc Bulletin Board, un sistema di contrattazione elettronica che avrebbe ispirato nove anni dopo il suo gemello, il Pink Sheets. Nei mercati Over the counter possono teoricamente trovare spazio tutti i titoli non quotati nelle borse ufficiali. Possono esserci azioni in attesa di debutto a Wall Street, ma anche titoli rischiosi con un rating particolarmente basso. Una popolazione piuttosto varia, insomma, con un unica caratteristica in comune: una diffusa deregolamentazione che spazia dall assenza di modalità standard di La politica monetaria deve andare contro vento: essere restrittiva di fronte a una rapida crescita del credito (lo sostiene anche Draghi). Ma serve anche una politica fiscale espansiva. di Alberto Berrini* 1935 MAG 1937 GIU 1938 NOV 1948 OTT 1949 FEB 1945 OTT LUG 1953 MAG 1954 Recessione dopo la guerra di Corea, dovuta a politiche monetarie restrittive e agli alti tassi 1955 APR 1960 FEB 1961 APR 1960 FEB 1961 «L 1965 DIC 1969 NOV 1970 NOV 1973 MAR 1975 La prima crisi petrolifera e le spese per il Vietnam portano gli Usa alla stagflazione 1975 LUG 1981 NOV 1982 La stretta monetaria Usa per combattere l inflazione porta a una fase recessiva 1985 scambio alla mancanza di obbligo informativo. Quest ultimo punto rappresenta oggi il problema numero uno. Senza regole, i derivati sguazzano Verificare la liceità delle operazioni OTC è spesso impossibile e gli speculatori possono assumere posizioni distorsive nell assoluta impunità. Il problema si aggrava notevolmente quando nel contesto Over the counter si inseriscono i titoli derivati, di per sè dotati di maggiore volatilità e, per questo, inclini alla speculazione. Gli ultimi dati resi noti dalla Banca dei Regolamenti Internazionali hanno stimato in 596 mila miliardi di dollari il valore complessivo del mercato dei derivati OTC, un nozionale senza eguali superato solo dall omologo di borsa (692 mila miliardi, +30% rispetto alla fine del 2006). È evidente che una simile esposizione continua a rappresentare una colossale anomalia, contro la quale i regolatori possono fare ben poco. I derivati, che funzionano come assicurazione d investimento, possono essere costruiti potenzialmente su qualsiasi cosa, dalle valute agli indici, dalle obbligazioni alle materie prime. L apporto di operazioni speculative trasforma i derivati in vere e proprie scommesse, ma, a differenza di quanto accade in un agenzia di bookmakers (dove il rendimento promesso, cioè la DERIVATI SCAMBIATI NEL MONDO quotazione, è facilmente controllato e modificato in base alla domanda e la crescita di puntate sospette può indurre i gestori a sospendere il titolo ), in un mercato OTC non c è la possibilità di bloccare un impennata di puntate sul fallimento di una società da parte, ad esempio, dei sottoscrittori di credit default swaps (CDS). Un tentativo di arginare il problema Molti osservatori americani hanno attribuito alla speculazione OTC sulle materie prime la responsabilità del rialzo dei prezzi nel comparto energetico e alimentare. Le autorità Usa hanno provato a estendere il proprio potere di controllo sulle piattaforme virtuali. A giugno il Wall Street Journal ha riferito di un accordo siglato tra la Commodity Futures Trading Commission e la Financial Services Authority britannica per ricevere aggiornamenti sui movimenti sospetti in atto presso l Inter Continental Exchange (di base a Londra) e sul raggiungimento di livelli speculativi assimilabili a quelli fissati per il NYMEX di New York. È un inizio ma ancora non basta. La Casa Bianca si rifiuta di approvare l abolizione dell Enron Loophole (Valori n. 61, luglio-agosto 2008) che garantisce ampia libertà agli operatori finanziari dell energia. La strada da percorrere resta ancora molto lunga.. CRESCITA DERIVATI NEGOZIATI OTC I dati fanno riferimento al valore nozionale dei derivati 600 Contro la crisi, tassi alti e tasse basse LUG 1990 MAR 1991 La caduta dei Junk Bonds e il Credit Crunch provocano il calo del 25% del Pil Usa 1995 MAR 2001 NOV 2001 La crisi delle borse dopo lo scoppio della bolla internet causa una breve fase recessiva in Usa 2005 GLOBAL FINANCIAL DATA, NIBER, WEGELIN & CO. Dicembre 2007: mld di $ I dati fanno riferimento al valore nozionale dei derivati MERCATI REGOLAMENTATI 12% OTC (OVER THE COUNTER) 88% Over the counter: speculazione impunita FONTE: BANCA DEI REGOLAMENTI INTERNAZIONALI A PROTRATTA ESPANSIONE MONETARIA NEGLI STATI UNITI e in altri Paesi si è propagata alle maggiori economie emergenti a causa del sostanziale ancoraggio del loro cambio al dollaro. La fragilità dei mercati ha trovato origine in un terreno regolamentare lacunoso e si è ampliata per gli incentivi perversi che hanno alimentato la crescita tumultuosa dell industria finanziaria. Ma la sua radice, come quella della stessa debolezza del dollaro, sta anche in politiche monetarie troppo accomodanti». Le parole sono di Mario Draghi, governatore della Banca d Italia, tratte dal suo intervento all assemblea dell ABI (Associazione Ban ,7 DIC ,5 GIU ,3 DIC ,4 GIU ,0 DIC 07 FONTE: BANCA DEI REGOLAMENTI INTERNAZIONALI LO STRANO DESTINO DEI CRT VALUTAZIONI ERRATE, scarsa trasparenza ed eccessiva complessità hanno permesso al credito strutturato e ai prodotti di trasferimento del rischio (credit risk transfer CRT) di svilupparsi in modo inadeguato tra il 2005 e il 2007 aprendo la strada a quella crisi che tuttora attanaglia il mercato globale. È la conclusione raggiunta dal Joint Forum del Comitato di Basilea nel rapporto Risk Transfer - Developments from 2005 to 2007, reso pubblico a fine luglio dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI). Un destino beffardo quello che ha accompagnato i CRT, trasformandoli da strumenti assicurativi in veri e propri veicoli di contagio nell epidemia subprime, pur non evidenziando responsabilità dirette in quel colossale investimento fallimentare che è stato il mercato dei mutui Usa. Un mercato che, a ben vedere, sembrava evidenziare fin da subito preoccupanti anomalie. Gli standard di sicurezza dei mortgage (mutui), si sottolinea nel rapporto, risultavano spesso inadeguati soprattutto a causa di gravi carenze informative come quelle, ad esempio, relative alle garanzie patrimoniali dei sottoscrittori. È stato così che l ingresso sulla scena di derivati CRT come le Collateralized Debt Obligations (CDOs) sulle Asset- Backed Securities (ABS) ha fatto aumentare paradossalmente proprio il livello del rischio, incrementando la complessità dei prodotti in gioco. Siamo alla fine del 2006 e il collasso è dietro l angolo. Gli scarsi rendimenti dei CDOs (che si erano sobbarcati i rischi) si accompagnano alla recessione che, proprio in quel momento, travolge il mercato immobiliare. Gli investitori che avevano puntato sui CRT cercano di ritirarsi dal mercato attingendo alla propria liquidità bancaria e così gli istituti che avevano emesso ampi quantitativi di CDOs si ritrovano a patire un inaspettata carenza di fondi o, per dirla con il Joint Forum, a vivere il passaggio da un fenomeno di credito ad uno di liquidità. Il meccanismo è assodato, dunque, ma qual è in definitiva la causa ultima del disastro? Per gli analisti del JF non ci sono dubbi: gli investitori (comprese le principali banche d affari del mondo) avrebbero sottostimato i rischi, facendo un eccessivo affidamento ai giudizi, per loro natura parziali, delle agenzie di rating. Queste ultime, è bene ricordarlo, si limitano a certificare la qualità di un credito senza esprimere previsioni circa l andamento del mercato sul quale i prodotti derivati vengono costruiti. È un fatto noto eppure le banche non sembrano essersene accorte in tempo utile, preferendo, per usare un espressione da economia industriale, deverticalizzare l analisi del rischio all insaputa delle stesse agenzie di rating. E le conseguenze? Ironicamente a pagare lo scotto di mercato potrebbero essere le obbligazioni del tipo Collateralized Loan e Collateralized Debt che, allo stato attuale, rischiano addirittura di sparire. Alle società del settore, invece, spetterà l onere di sviluppare strumenti di analisi più accurati per incrementare il livello di trasparenza da offrire agli investitori. Nel frattempo, ha sottolineato la BRI, il comportamento di questi ultimi ha evidenziato un cauto ritorno della tolleranza verso il rischio. M.C. 24 valori ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 valori 25

14 dossier mercati in caduta libera dossier mercati in caduta libera LIBRI Alberto Berrini Le crisi finanziarie, oltre la cronaca Editrice Monti 2007 di Andrea Di Stefano caria Italiana) del 9 luglio scorso. Sono parole che pesano come macigni in ciascuna delle tre frasi citate. Nella prima si accenna ad un sistema monetario internazionale in cui i rapporti di cambio delle singole valute sono ben lontani dal costituire un elemento di riequilibrio tra le varie economie nazionali, come invece dovrebbe essere secondo il credo liberista. Piuttosto sono l espressione dell incapacità di governare la globalizzazione che la stessa politica neo-liberista ha prodotto. Nella seconda si denuncia l assenza di un adeguata regolamentazione dei mercati finanziari che, in un contesto di frenetica innovazione finanziaria, ha determinato la fragilità dei mercati stessi. Ma è l ultima frase che più sorprende: un accusa precisa ed esplicita alla politica monetaria dell ex governatore della Federal Reserve (la Banca Centrale USA) Alan Greenspan. Il riferimento è al passato. Ma il tema riguarda come uscire dall attuale crisi finanziaria perché vi sono due scuole a confronto. La scuola BRI (Banca dei Regolamenti Internazionali, ossia la Banca delle Banche Centrali) che annovera tra i suoi adepti principali Bce (Banca centrale europea) e Banca del Giappone. E la scuola Fed. Pompieri contro piromani Questa scuola, ancora una volta, rischia di affrontare il problema dei cattivi debiti utilizzando un ulteriore espansione del credito e I MOVIMENTI DELLE BANCHE CENTRALI TASSO ATTUALE ULTIMA VARIAZIONE DATA Bce Banca Centrale europea 4,25 + 0,25 3 luglio 2008 Fed Federal Reserve (Usa) 2-0,25 30 aprile 2008 Banca d Inghilterra 5-0,25 10 aprile 2008 Banca Nazionale Svizzera 2,75 + 0,25 13 sett A partire dal petrolio, dove il mercato dei future è cresciuto di volte rispetto agli anni Settanta, si moltiplicano le proposte di riforma. In Italia la Cisl ha preparato una piattaforma che sarà lanciata in autunno. ABBASSIAMO LA LEVA. La finanza mondiale in meno di vent anni ha prodotto un gigantesco castello di carte che rischia di franare ad ogni puntura di spillo: tra derivati e prodotti assicurativi che dovrebbero garantire dai rischi derivanti dal debito delle grandi aziende (i famigerati credit default swap), sono in circolazione almeno miliardi di dollari, oltre 10 volte il prodotto interno lordo di tutto il mondo. È arrivato il momento di mettere fine alle dinamiche più perverse, restituendo al regolatore il ruolo fondamentale di argine nei confronti di quella che i più benevoli chiamano euforia irrazionale dei mercati e che molto più concretamente sembra essere, a tutti gli effetti, la vera emergenza per il sistema economico mondiale. FONTE: IL SOLE 24 ORE una più alta inflazione, i cui danni sociali sono già sotto gli occhi di tutti. È un fatto che il tasso di riferimento statunitense al 2%, ampiamente negativo in termini reali, stia destabilizzando, attraverso la debolezza del dollaro, l economia mondiale. Al contrario io condivido l idea della BRI che la politica monetaria debba andare contro vento : essere restrittiva di fronte a una preoccupante combinazione di rapida crescita del credito e delle quotazioni di borsa. Insomma, a differenza di quanto comunemente si crede, lo scontro Fed Bce non riguarda la diversa priorità che le due banche centrali attribuiscono a crescita ed inflazione. Il punto controverso è piuttosto il rapporto tra la politica monetaria e l inflazione finanziaria, ossia il rapporto tra Banche Centrali e bolle. L evoluzione dei mercati finanziari impone un nuovo approccio alla politica monetaria. L odierna crisi finanziaria ha evidenziato, al di là di ogni possibile dubbio, che è necessario contrastare una crescita troppo rapida del credito: un eccessivo aumento della leva finanziaria è alla base degli attuali squilibri. E le Banche centrali hanno sicuramente la responsabilità di non aver prestato sufficiente attenzione a tale fenomeno. È lo stesso Draghi, nel passaggio citato, a denunciare la fragilità del sistema finanziario. Ma tale fragilità ha una connotazione endogena, cioè dipende dalla tendenza delle singole unità (gli operatori che compongono il sistema finanziario) ad adottare comportamenti e strutture di finanziamento dal carattere fortemente speculativo, con un eccessivo livello di indebitamento. Dunque, in ultima analisi, il grado di fragilità dipende dal livello di leverage (indebitamento rispetto al capitale) raggiunto dal sistema finanziario. Il grado di leverage, oltre che dalla propensio- LA REGOLA DEL 20 (PER LA BORSA DI WALL STREET) È L INDICATORE EMPIRICO per valutare se conviene investire in borsa. Si ottiene sommando il p/e (rapporto tra il prezzo del titolo e gli utili della società) dell indice S&P 500 e il tasso di inflazione americana. Se è superiore a 20, il mercato è sopravvalutato (non conviene investire). Se è inferiore a 20, è sottovalutato (conveniente), se è attorno a 20, è correttamente valutato. Oggi il p/e dell S&P 500 è 16, il tasso di inflazione statunitense 4,2%. La somma è 20, quindi non c è da aspettarsi un granchè dalla Borsa. Andiamo verso una situazione nuova, caratterizzata da una domanda crescente, persino degli attori più spregiudicati, di nuove regole che siano in grado di ristabilire la fiducia che, a dispetto di quello che si può pensare, è il primo carburante per il mondo finanziario. E nel mirino ci sono soprattutto derivati e opzioni. Dopo anni di oblio la commissione federale Usa, che dovrebbe vigilare sui contratti future, CFTC, sta preparando un rapporto sulle responsabilità di questi prodotti finanziari, nati originariamente per proteggersi dalle fluttuazioni dei prezzi delle materie prime (energetiche ma non solo), nell ascesa dei prezzi del petrolio. Un deciso cambio di rotta rispetto alla cultura del libero mercato capace di autoregolarsi che per anni ha caratterizzato AL CIRCOLO POLARE ARTICO NON TI FIDARE DEI CREDITI AL LIMONE FINO AD OGGI NARVIK, comune norvegese di 18 mila abitanti, era ricordata dagli esperti di storia per la battaglia navale combattuta nel suo fiordo durante la Seconda guerra mondiale, ed era conosciuta dai filatelici per un francobollo francese emesso nel 1952 in ricordo dello scontro. Ora è nota per aver massicciamente investito in prodotti ad alto rischio loan limon e per aver perso, a causa dei subprime, 25 milioni di dollari, un quarto del bilancio comunale. Tanto da aver annunciato al Guardian che saranno costretti a tagliare la spesa sociale almeno per i prossimi quattro anni. Assieme a Narvik altri sette comuni del Circolo Polare Artico sono caduti nella trappola dei prodotti finanziari della banca statunitense Citigroup, commercializzati dal brooker norvegese Terra Securities, fallito dopo la revoca della licenza da parte dell autorità di controllo, per non aver informato gli amministratori pubblici dei rischi (erano convinti di comprare titoli norvegesi al 100 per cento). La battaglia legale è in corso, ma la notizia in tutto ciò è che il governo norvegese non ha nessuna intenzione di intervenire: «Non siamo un assicurazione politica per gli amministratori che prendono cattive decisioni» ha affermato il premier laburista Jens Stoltenberg. Pa. Bai. SOPRAVVALUTAZIONE ne al rischio degli operatori, dipende dalla disponibilità di credito e dunque ha a che fare con le politiche monetarie delle Banche centrali e, in particolare, con la struttura dei tassi di interesse che esse impongono alle economie. Del resto la teoria della Fed sostiene che è suo compito raccogliere i cocci dopo che il danno è avvenuto, cioè, come si dice, fare pulizia ex post (dopo). Tutto l opposto di ciò che andrebbe fatto: intervenire ex ante (prima). Torniamo alla leva fiscale A tutti questi ragionamenti si potrebbe obiettare che non tengono in considerazione l altro aspetto su cui impatta la politica monetaria: la crescita. Ma di sviluppo si dovrebbero occupare principalmente i governi attraverso una politica economica (fiscale) espansiva, non le Banche Centrali con il controllo dell offerta di moneta. Nei periodi di crisi, una politica fiscale espansiva dovrebbe accompagnare una politica monetaria necessariamente restrittiva, perché volta al controllo dell inflazione e della stabilità finanziaria. Per rilanciare la crescita non serve quindi una nuova leva finanziaria, ma piuttosto una vecchia leva fiscale, che rilanci la domanda a partire dai consumi dei ceti più deboli. È per questo che si parla troppo e solo di politica monetaria. Perché non si vuole tornare a discutere di distribuzione del reddito. Un vero tabù per le politiche liberiste. Un tema che, però, va affrontato con urgenza se si vuole dare una risposta duratura all attuale crisi.. * Economista, ha scritto Le crisi finanziarie oltre la cronaca, editrice Monti, 2007 Contro la leva nuove regole per derivati e opzioni VALUTAZIONE ATTRAENTE FONTE: CLARIDENLEU Quasi il 50% degli operatori che lavorano sul mercato dei futures petrolifero hanno un profilo puramente speculativo, secondo la commissione di controllo Usa che per anni è stata mantenuta nell oblio la CFTC stessa. Le spinte al giro di vite da parte del Congresso e del Senato sembrerebbero in grado di prevalere sulle pressioni condotte in senso contrario dalle lobbies di Wall Street preoccupate da un eccessiva offensiva regolamentare. La CFTC ribatte sottolineando come l evoluzione del mercato dei derivati implichi un nuovo impegno da parte dei supervisori. Il mercato dei futures petroliferi è aumentato di 1000 volte rispetto agli anni Settanta ma, nel corso degli ultimi tre decenni, la CFTC ha visto il proprio personale ridursi di pari passo con il suo budget che, nel 2007, ha toccato il minimo storico di 98 milioni di dollari (un decimo di quanto gestito dalla SEC). Lo stesso Wall Street Journal, dopo il crollo delle quotazioni dei future sul petrolio e la fase di ipervolatilità che ha portato a fluttuazioni giornaliere dei prezzi anche di 6 dollari, ha evidenziato che secondo le nuove analisi gli operatori attivi al Nymex (il mercato delle opzioni di New York) che hanno un profilo eminentemente speculativo rappresentano il 49% di un mercato stimato in 4,78 trilioni di dollari. In Italia anche la Cisl sta ultimando una proposta di riforma dei mercati finanziari che contiene una serie di proposte volte a regolamentare il sistema di derivati e opzioni: dall obbligo di maggiore trasparenza che permetta di identificare con ragionevole chiarezza la leva finanziaria utilizzata da ogni singolo operatore all obbligo di deposito in percentuale rispetto al volume nozionale dei contratti siglati.. 26 valori ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 valori 27

15 inbreve Tesori nascosti nello scrigno del non profit >30 L impresa sociale è legge. Solo un punto di partenza >33 inanzaetica Enel vuole migliorare il mondo. Per ora lo inquina >38 MILLANTATA ETICA: PAX WORLD MANAGEMENT PATTEGGIA UNA MULTA CON LA SEC CHAVEZ VERSO IL MODELLO CAIXA DO BRASIL NORVEGIA GLI INVESTITORI CHIEDONO STANDARD ETICI AL SANA IL BIOLOGICO INCONTRA LA FINANZA ETICA CUBA L ONU FINANZIA 11 MILA CONTADINI CON IL MICROCREDITO inbreve MICROFINANZA ISLAMICA IN ESPANSIONE IN INDIA Mezzo milione di dollari di multa per non aver rispettato quei criteri che avrebbero dovuto renderlo un fondo etico. È la conseguenza cui è andata incontro la Pax World Management Corporation, la società che gestisce i fondi Pax World. I dettagli sono stati resi noti a fine luglio con una lettera pubblica firmata dall attuale amministratore delegato della società Joseph Keefe. I fatti si riferiscono al periodo (quando Keefe, per altro, non ricopriva il ruolo di ad), l intervallo di tempo preso in esame dagli inquirenti della Securities and Exchange Commission statunitense (SEC) che nel dicembre 2004 avevano iniziato a indagare sulla disinvolta gestione della Pax World. Lo scandalo ha riguardato le operazioni condotte da due fondi, il Pax World Growth e il Pax World High Yield che avevano investito in settori dichiaratamente off-limits come l alcool, il gioco d azzardo, l esplorazione petrolifera e quella del gas naturale per un totale di ben 41 securities incompatibili con i princìpi etici del gruppo. L investimento in questi settori, ovviamente, non è di per sé illegale ma il fatto che un fondo etico realizzi questo genere di operazioni costituisce una frode implicita per i suoi investitori che, si suppone, scelgono di affidarsi al fondo non solo per via dei rendimenti attesi ma anche per ragioni di coscienza. La sentenza della SEC, notano gli osservatori, costituisce un importantissimo precedente per il mercato americano dell investimento responsabile, un segmento finanziario dal valore di circa 2,7 trilioni di dollari. Gli operatori del settore sono avvertiti. Nazionalizzare il Banco de Venezuela dando vita a una banca socialista che ricalchi il modello della Caixa do Brasil, una delle principali banche a vocazione etica del Sudamerica: è l obiettivo annunciato in agosto dal presidente venezuelano Hugo Chávez. Caixa do Brasil conta oltre 33 milioni di clienti, provenienti in larga parte dalle classi più disagiate, e continua a costituire un modello fortemente apprezzato tanto per la sua funzione sociale (aumenta l erogazione di microcredito ai più poveri), quanto per i suoi successi in campo finanziario (un turnover da 93 miliardi di dollari e profitti in crescita). Lo sviluppo di un istituto simile sarebbe certamente utile al Venezuela, dove restano molti cittadini poveri e privi di servizi bancari, anche per il contributo che potrebbe dare ai programmi di sviluppo già sostenuti dal Fonden, il fondo sovrano in cui confluiscono gli extra profitti del petrolio. Le perplessità, tuttavia, non mancano. Santander aveva acquistato il 93% del Banco de Venezuela nel 1994 sborsando 351 milioni di dollari. Ad oggi, Caracas dovrebbe spenderne almeno 1.600, che, sommati al miliardo di dollari recentemente versato alla Russia in cambio di armi, prosciugherebbero parte delle casse dello Stato rendendo più difficile, affermano gli osservatori di JP Morgan, la riacquisizione del debito nazionale. I principali investitori istituzionali della Norvegia chiederanno formalmente alle maggiori compagnie del Paese di rendere pubblici i loro standard etici in merito alle questioni più sensibili come l ambiente, i diritti dei lavoratori e i diritti umani in generale. L iniziativa coinvolgerebbe attori di primaria importanza a cominciare dal fondo pensione nazionale (già distintosi in passato per l esclusione delle aziende del settore degli armamenti dalla lista dei suoi investitori), che amministra 267 miliardi di euro. Tra gli altri promotori dell iniziativa il Folketrygfondet (che gestisce 25 miliardi di euro di assets per finanziare il sistema di previdenza sociale nazionale) e altri operatori finanziari come Nordea, Storebrand, KLP e DNBNor. Secondo il portale Responsible Investor (RI), molti analisti lamenterebbero tuttora la propria impossibilità di ricavare informazioni sufficienti sugli indicatori chiave della politica delle imprese nonostante la presenza di sistemi di monitoraggio già attivi come la Global Reporting Initiative. Sempre secondo RI, la European Federation of Financial Analysts Societies (EFFAS) sarebbe in procinto di adottare un sistema di 30 indicatori base da applicare alle compagnie allo scopo di poter disporre di dati certi e comparabili sul livello etico delle operazioni condotte da queste ultime. Anche quest anno al Salone internazionale del naturale, il Sana, a Bologna, dall 11 al 14 settembre, NaturaSì allestirà il supermercato del bio. Uno spazio di 850 metri quadrati dove conoscere i prodotti biologici, oltre 4000, grazie a un esperto, che accompagnerà gruppi di visitatori in una passeggiata all interno del negozio e illustrerà il lavoro che sta dietro ai prodotti biologici. Obiettivo di NaturaSì è creare un supermercato a impatto zero. Sarà il tema della tavola rotonda che si terrà domenica 14 settembre, alle 11, promossa da NaturaSì, Banca Etica ed Ecor (azienda leader in Italia nella distribuzione di prodotti biologici). «Abbiamo in mente un percorso in più tappe al termine del quale l impatto zero dei nostri supermercati sarà realtà promette Roberto Zanoni, direttore generale di NaturaSì Ci daremo appuntamento al Sana 2009 per verificare a che punto siamo». Il significato attribuito al concetto di impatto zero è ampio e comprende altri principi come l uso cosciente del denaro. Per questo, al Sana, NaturaSì offrirà ai visitatori, attraverso un incaricato di Banca Etica presente all interno del supermercato, informazioni e consigli su un modo più etico di gestire i propri risparmi e investimenti. Oltre 11 mila contadini cubani riceveranno un finanziamento di tipo micro-creditizio dalla Nazioni Unite nella speranza che possa stimolare lo sviluppo agrario dell isola. Lo ha reso noto in estate il quotidiano ecuadoregno El Telégrafo citando un intesa tra l Onu e l istituto Obra Social Caja Granada che contribuisce all operazione con 130 mila pesos convertibili (circa 90 mila euro). Se andrà a buon fine, il progetto permetterà agli agricoltori delle province di Las Tunas e Holguín di ricevere piccoli prestiti a bassi interessi da restituire in due anni. Secondo quanto specificato da El Telégrafo, la gestione dei fondi è stata affidata al Fondo Rotativo para Iniciativas de Desarrollo Local (FRIDEL), il braccio finanziario del programma di Sviluppo Umano delle Nazioni Unite a Cuba. Tuttora frenata nello sviluppo economico, la popolazione cubana resta ostaggio tanto della dittatura quanto dell embargo economico statunitense. Il presidente Raúl Castro ha annunciato importanti novità in occasione del prossimo congresso del Partito Comunista Cubano prefigurando alcune riforme in senso liberale che non dovrebbero però intaccare il sistema monopartitico nazionale. L assemblea generale delle Nazioni Unite ha più volte approvato a larghissima maggioranza l abrogazione del blocco economico all isola da parte degli Stati Uniti che, per tutta risposta, hanno fatto valere il proprio diritto di veto per stoppare sul nascere la risoluzione. L Islamic Business Finance Network (IBF) ha inaugurato nella provincia indiana di Orissa un istituzione dedicata specificamente alla promozione di progetti di microcredito. Si chiama Institute of Microfinance and Development (IMAD) e mira a diventare un centro di eccellenza per la promozione della partecipazione e di una finanza equa, nonché dello sviluppo di microimprese che costituiscano uno strumento per alleviare la povertà. Sebbene l India, Paese nel quale vivono oltre 130 milioni di musulmani, non sia affatto insensibile alla finanza islamica, la diffusione di operazioni ispirate ai principi della Shariah ha interessato fino ad oggi una parte minoritaria della popolazione. La grande maggioranza dei musulmani indiani vive in condizioni di estrema povertà risultando così esclusa dai tipici servizi bancari. Lo sviluppo di programmi di microcredito pensati esclusivamente per la clientela islamica più povera rappresenta quindi un autentica rivoluzione. Secondo quanto reso noto dall IBF, il piano micro finanziario intende puntare molto sulla formazione, una risorsa dalla quale i contadini sono solitamente esclusi. Accanto all iniziativa specifica si collocano workshop sul microcredito che interesseranno in questi mesi le città di Chennai (4-5 ottobre), New Delhi (11-12 ottobre) e Mumbai (27-28 dicembre). 28 valori ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 valori 29

16 finanzaetica misurare l intangibile Tesori nascosti nello scrigno del non profit Le imprese for profit da anni misurano il valore intangibile che producono: conoscenza, relazioni, reputazione. Elementi chiave per il terzo settore, che però ancora non quantifica. Sarà il tema chiave alle Giornate di Bertinoro. VALORIZZARE IL CAPITALE INTELLETTUALE UNA MARCIA IN PIÙ PER LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE «IL NOSTRO PAESE SEMBRA AFFLITTO da un paradosso: tutti gli indici europei sull innovazione ci vedono a metà classifica, in realtà le nostre piccole e medie imprese hanno un alta capacità di innovare e di competere. Lo testimoniano l aumento dell export e la forza di alcuni settori come il design e la moda. Il fatto è che quegli indici non tengono conto degli asset intangibili». Ad affermarlo è Fabio Terragni, presidente del BIC (Business Innovation Center) La Fucina, il centro servizi per lo sviluppo e l innovazione imprenditoriale di Sesto San Giovanni (Mi), che opera nella provincia di Milano. Insieme al professor Stefano Zambon dell università di Ferrara, La Fucina ha avviato il progetto VALorizza l intangibile, per educare le piccole e medie imprese ad identificare, misurare, valorizzare, documentare e gestire le proprie risorse intangibili. «In particolare per le piccole e medie imprese ad alta intensità di conoscenza, che operano in settori tecnologici e innovativi, il capitale intellettuale è la principale fonte di valore spiega il professor Zambon. Nell attuale scenario economico è l unica risorsa in grado di garantire un vantaggio competitivo nel lungo termine». Raramente però queste realtà sono in grado di stimare e valorizzare i fattori intangibili. Da questa constatazione è nato il progetto. Coinvolte cinque imprese: finanzaetica Geosystems, Eurotron, Prima, Teleclient System Integration, Utility Diadora. Tutte, tranne l ultima, che non superano i dieci milioni di fatturato. Per due anni, dal 2006 al 2008, sono state affiancate nella stesura di un Rapporto sul capitale intellettuale. «Bisogna costruire un sistema di misure e di informazioni focalizzate sulla creazione di valore, in aggiunta ai bilanci aziendali», continua il professor Zambon. «Il capitale intellettuale così misurato rende più chiaro e sostenibile il valore dell azienda ai suoi interlocutori: le banche, le società di revisione, gli analisti finanziari, i possibili finanziatori, i soci». QUANTO VALE UN SERVIZIO DI ASSISTENZA AGLI ANZIANI, ai disabili o ai malati di Alzheimer? Quanta ricchezza produce l attività dei volontari sulle ambulanze? O la ricerca sull aids e sul cancro, il recupero di minorenni soli, la formazione universitaria o una qualsiasi delle moltissime attività che appartengono alla sfera del welfare e che sempre più vengono affidate al mondo del non profit? Difficile dare una risposta, di certo non basta cercarla nella contabilità delle associazioni, cooperative, onlus che offrono i servizi. «Si calcola che oggi in Italia il terzo di Alessia Vinci IL TERZO SETTORE PESA QUANTO LA FINANZA IL 5% DEL PIL DI UNA NAZIONE generato dal non profit. Un risultato sorprendente quello ottenuto dal Centro studi sulla società civile dell università statunitense John Hopkins di Baltimora. Soprattutto considerando che i servizi finanziari producono in media il 5,6% del Prodotto interno lordo. Lo studio, condotto da Lester Salamon, ha preso in considerazione quaranta Paesi sviluppati. Obiettivo: definire standard comuni per raccogliere dati economici sul non profit e creare dei bilanci satellite paralleli al bilancio nazionale, che rilevino il valore di un dato settore. Risultato: il non profit produrrebbe un giro d affari da miliardi di dollari e darebbe lavoro in media a 48,4 milioni di persone, il 4,6% della popolazione attiva (il 14% della forza lavoro nei Paesi Bassi, l 11,1% in Canada, ma si scende allo 0,8% in Polonia e Romania e allo 0,4% in Messico). Il 56% del personale è pagato, gli altri sono volontari. Un settore che risulta in costante crescita: + 8,1% all anno, contro una media del +4,1% dell economia profit. Punte eccezionali in Repubblica Ceca: +16,6% all anno, contro il 6,7% dell economia nazionale. settore muova circa 40 miliardi di euro all anno», spiega Stefano Zamagni, presidente della commissione scientifica di AICCON (Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Non profit). «Ma è una stima assolutamente al ribasso. È solo una valutazione ai prezzi di mercato dei beni e dei servizi prodotti dalle diverse associazioni, cooperative e imprese sociali. Non considera, ad esempio, il valore sociale generato dal volontariato. Ci sono quattro milioni di volontari attivi, che lavorano in media tre ore a testa alla settimana. Se moltiplichiamo le ore lavorate da un volontario per un salario orario minimo, otteniamo una cifra enorme». Peccato che uno strumento per misurare il valore prodotto dal terzo settore non esista ancora. «Una lacuna che non è più tollerabile, con le cooperative sociali, le fondazioni e le imprese sociali entrate a pieno titolo nella sfera economica - aggiunge Zamagni -. Basta pensare ai posti di lavoro che creano, circa un milione oggi in Italia. Il paradosso è che il settore for profit da anni applica metodologie pratiche per misurare il valore di fattori come la conoscenza o le relazioni, mentre le cooperative sociali, che si basano su questi elementi intangibili, non lo fanno». Paradossi: il for profit valuta la conoscenza... Gli economisti ne parlano da quasi vent anni: l elemento principale che determina il valore di un impresa non sono certo la produzione o le vendite o le risorse materiali che l azienda possiede. È intangibile, legato alla conoscenza: l esperienza accumulata, l abilità del personale, la capacità di innovare, le relazioni instaurate con clienti e fornitori, la reputazione, l immagine. Colossi come Coca Cola, Microsoft, Disney o Google hanno costruito la propria forza su questi ingredienti invisibili. Basta pensare al prezzo che viene attribuito a un marchio: un nome, un carattere particolare, dei colori scelti con cura che nel tempo acquistano un valore che non ha niente a che vedere con il prodotto, i macchinari, la dimensione dell azienda. Ogni anno la rivista americana Newsweek, insieme alla società di ricerca Interbrand, stila la classifica dei marchi più preziosi al mondo. Al primo posto, da anni, c è Coca Cola. Nel 2007 il suo brand veniva valutato 65,3 miliardi di dollari. Erano i primi anni Novanta quando il gruppo assicurativo svedese Skandia sviluppò, per la prima volta al mondo, uno strumento in grado di misurare il capitale intangibile dell azienda. 64 indicatori suddivisi in cinque maxi-aree: investimenti, clienti, processi interni, conoscenza, capacità future. La prima impresa italiana ad introdurlo è stata Brembo, leader nella produzione di sistemi frenanti per auto e moto, nel 1999 (il bilancio è scaricabile dal sito Da allora sempre più imprese for profit, accanto alla contabilità tradizionale, redigono un PAROLA AL TERZO SETTORE Le Giornate di Bertinoro per l economia civile VIII edizione Qualità e Valore nel Terzo Settore 10 e 11 ottobre 2008 Bertinoro (Forlì) bilancio dell intangibile (Guzzini, Granarolo, Sabaf, Telecom). Ma perché il settore non profit non fa altrettanto?...il non profit no «È un problema culturale, più che tecnico spiega il professor Zamagni. Avremmo le competenze tecniche necessarie per sviluppare degli strumenti ad hoc per misurare il valore aggiunto sociale generato dal terzo settore. Ma nel mondo del non profit è diffusa l idea che le tecniche del management siano proprie solo del for profit. Nei prossimi anni una fetta rilevante dei servizi alla persona saranno gestiti dal terzo settore. È fondamentale un adeguata misurazione del valore che è in grado di produrre. Gli strumenti di misurazione devono essere creati all interno del non profit e pensati ad hoc per il mondo del non profit». «I pochi strumenti applicati finora invece, oltre che insufficienti, erano anche fuorvianti, perché calati dall alto», sostiene Ivo Colozzi, docente all università di Bologna e membro della commissione scientifica di AICCON. Serve un metro su misura «Negli ultimi anni la presenza delle organizzazioni non profit nel welfare è cresciuta esponenzialmente, ma in modo confuso e non programmato spiega Colozzi -. Solo in un secondo momento la pubblica amministrazione ha avviato un processo di auto-riforma, LIBRI Franco D Egidio Il bilancio dell intangibile. Per determinare il valore futuro dell impresa Franco Angeli, 2005 Sono quattro, secondo l autore, le voci da inserire nel bilancio dell intangibile: 1. il capitale umano: le competenze delle persone che operano nell azienda; 2. il capitale strutturale: la conoscenza accumulata dall azienda: i diritti legali di proprietà, il sapere scientifico avanzato, la strategia, la cultura, le strutture, i sistemi e le procedure organizzative; 3. il capitale relazionale: i rapporti di un organizzazione con le persone con cui fa affari; 4. il capitale di relazioni sociali: l insieme delle relazioni interne all azienda 30 valori ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 valori 31

17 finanzaetica workshop nazionale finanzaetica UN VOTO ALLA RESPONSABILITÀ SOCIALE DIRITTI UMANI, CONDIZIONI di lavoro (pari opportunità, non discriminazione, salute e sicurezza, lavoro minorile, orari, libertà di associazione e di contrattazione collettiva, retribuzione), condizioni di vita, protezione dell ambiente, trasparenza e rendicontazione, condizioni per un mercato corretto (politiche verso i fornitori, politiche distributive, rifiuto della corruzione). Sono alcune voci che compaiono nella pagella che l associazione Valore sociale redige per le aziende che vogliono essere certificate. Uno standard di certificazione che valuta l impatto sociale ed etico dell operato dell impresa, sia sulla propria struttura, sia sulle comunità in cui opera. È il frutto di due anni di studio del gruppo di lavoro che ha dato vita all associazione (Action Aid, Amnesty International Italia, ARCI, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Mani Tese, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, UCODEP) insieme a Ong, università, sindacati e associazioni imprenditoriali. Può chiedere la certificazione qualsiasi azienda pubblica o privata operante nell agricoltura, nell industria, nell artigianato, nel commercio o nei servizi. Ma dovrà prima aver ottenuto la certificazione del proprio sistema di gestione della responsabilità sociale da parte di Icea (Istituto per la certificazione etica e ambientale). Tassativamente escluse invece le imprese coinvolte, anche indirettamente, in attività contrarie ai principi di Valore Sociale (produzione o commercio di armi, pornografia, gioco d azzardo). L impresa sociale è legge Solo un punto di partenza dettato da motivi economici e di adeguamento alle direttive europee. Il tema della valutazione quindi è stato imposto dall esterno. È essenzialmente improntato al controllo di gestione e non considera fattori specifici del terzo settore come la relazione o la fiducia. Molte organizzazioni non profit hanno seguito la strada della certificazione di qualità secondo le norme ISO 9000 o Vision Secondo alcuni c è il rischio che questa corsa alla certificazione produca una burocratizzazione delle organizzazioni, se non, addirittura, un peggioramento della qualità. Per altri la certificazione non offre nessuna garanzia che i servizi offerti ai cittadini rispondano ai loro bisogni». «È necessario invece mettere a punto altri approcci per misurare la qualità del terzo settore, che tengano conto di elementi distintivi come la capacità di far crescere le reti sociali, la fiducia, la reciprocità e il senso di appartenenza conclude Colozzi -. Non esiste un software già pronto in cui inserire dei dati, bisogna creare da zero un modello, che nasca all interno delle stesse organizzazioni. Un lavoro che le Giornate di Bertinoro intendono avviare».. Si è concluso il lungo iter legislativo. Ma la norma è solo l inizio. Serve un dibattito tra tutti i soggetti interessati, soprattutto la pubblica amministrazione. Appuntamento a Riva del Garda il 18 e 19 settembre. I di Carlo Borzaga e Flaviano Zandonai L LUNGO E TORMENTATO PERCORSO DI RIFORMA della legislazione italiana in materia di impresa sociale si è finalmente concluso. Si è protratto per oltre tre anni, con un alternanza di brevi momenti di visibilità e interesse e ben più lunghi periodi di oblio, non solo nelle aule parlamentari, ma anche nelle agende di molte importanti organizzazioni di rappresentanza del settore. Il 24 gennaio scorso i ministeri della Solidarietà sociale e dello Sviluppo economico hanno emanato i decreti attuativi. D ora in poi sarà possibile dar vita a iniziative di impresa che producono beni di utilità sociale con l obiettivo di realizzare finalità di interesse generale in diversi settori di attività e ricorrendo a svariati modelli organizzativi e giuridici. Accanto all esperienza più diffusa e consolidata della cooperazione sociale, che si concentra quasi esclusivamente nel settore dei servizi sociali e dell inclusione lavorativa di soggetti deboli, si potrà fare impresa sociale utilizzando altre forme giuridiche, sia di tipo non profit che commerciale, e in settori diversi: dall ambiente alla cultura, dal turismo sociale alla formazione (vedi SCHEDA pag 35). Ma esistono dei vincoli: oltre ai settori d intervento, l informazione e il coinvolgimento di diversi portatori di interesse, la distribuzione degli utili generati non fra i soci ma come investimento per lo sviluppo dell impresa, il rendiconto economico e sociale delle attività. La legge rappresenta un importante tassello del percorso di progressiva affermazione di un inedito modello imprenditoriale che, a quasi trent anni dalle prime esperienze pioniere, aspira ad essere riconosciuto come una nuova forma istituzionale, accanto allo Stato e al mercato, ma anche rispetto ad altre iniziative non profit. La nuova legge, infatti, consente di tracciare una più chiara demarcazione tra iniziative non lucrative che non intendono dar vita a forme imprenditoriali di produzione di beni e servizi ed altre che invece hanno sviluppato questa vocazione, ma che fino ad oggi non avevano a disposizione un adeguato contenitore giuridico in grado di mettere in luce questo loro specifico profilo identitario, ingenerando così sovrapposizioni e confusioni di ruoli. È necessario promuovere l impresa sociale in settori dall elevato potenziale di sviluppo. Restare o meno in una nicchia dipenderà dalle politiche intraprese UN OCCASIONE DI DIBATTITO Governare e gestire l impresa sociale VI Workshop nazionale sull impresa sociale settembre 2008 Riva del Garda (Trento) Una legge non basta... Questo processo di institution building non può però essere delegato esclusivamente a un provvedimento normativo, che, oltre a lasciare aperte diverse questioni a livello interpretativo e applicativo, giunge in una fase di sviluppo del fenomeno in cui si manifestano esigenze diverse e piuttosto complesse sia sul fronte ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 valori 33

18 finanzaetica ANCORA MOLTI PUNTI DI DOMANDA UNA RICERCA CONDOTTA alla fine del 2007 da Aster-x, agenzia per la promozione e lo sviluppo del terzo settore in Italia, per l Isfol e coordinata da Flaviano Zandonai, ha rilevato punti deboli e carenze informative della normativa sull impresa sociale. Eccone una sintesi:. a più di due anni dall approvazione della legge quadro, molte organizzazioni non conoscono la normativa, in particolare associazioni e fondazioni;. scarsa l utilità percepita della legge. Molte delle organizzazioni intervistate non sono in grado (o si rifiutano) di esprimere giudizi in merito;. in molti casi la norma è vissuta come un mero adempimento formale (modifica regolativo che promozionale. Da un lato, infatti, emergono questioni, anche urgenti, di governo della crescita delle forme di impresa sociale più istituzionalizzate, come la cooperazione sociale. Basti ricordare, a solo titolo di esempio, le inchieste di alcuni mass media che, pur con modalità criticabili, hanno messo in luce un utilizzo opportunistico, ai limiti della legalità (se non oltre), di questa forma giuridica. D altro canto sembra necessario promuovere la diffusione dell impresa sociale in settori dal potenziale di sviluppo piuttosto consistente, ma, come dimostrano alcune recenti ricerche, caratterizzati da una presenza ancora marginale. In definitiva, il fatto che l impresa sociale possa essere riconosciuta, a tutti gli effetti, come una inedita forma di gestione dell attività economica e sociale non riconducibile a modelli pre-esistenti, oppure, all opposto, il fatto che permanga confinata all interno di una nicchia, più o meno esposta a rischi di spiazzamento da parte di altri modelli gestionali, può certamente dipendere da una buona tutela normativa, ma anche - e soprattutto - da adeguate politiche intraprese ai vari livelli. È innanzitutto un richiamo alla pubblica amministrazione, con una coerenza tra ambito nazionale, contesti locali e livello comunitario, e ad altri soggetti privati che intendono sostenere la diffusione e il consolidamento dell impresa sociale: le organizzazioni di rappresentanza e coordinamento del settore e tutti quei soggetti che in questi anni hanno Centrale per un impresa sociale la questione governance. Peccato che la norma preveda solo due portatori di interesse : lavoratori e beneficiari delle attività 34 valori ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 degli statuti) o, nel migliore dei casi, come un marchio dalle ancora non chiare qualità, da applicare, assieme ad altri, vicino alla denominazione sociale;. manca una banca dati unitaria sull impresa sociale. È necessario fare un collage di varie fonti (con contenuti e livelli qualitativi molto diversi);. nel mondo del non profit spesso risulta molto complesso estrapolare i soggetti di natura imprenditoriale (ad esempio nell ambito dell associazionismo);. i settori di attività previsti dalla legge non trovano un corrispettivo preciso nelle classificazioni ufficiali (Ateco, Icnpo). Quindi è molto difficile compiere analisi dettagliate. SITI UTILI svolto un importante ruolo di sostegno, soprattutto sul fronte economico-finanziario come le fondazioni bancarie e gli istituti di credito (specializzati o meno)....serve un dibattito Le questioni e le problematicità insite in questa particolare fase di sviluppo rendono quindi necessario riaprire, o ridare forza, ad un dibattito sull impresa sociale dove siano attivamente coinvolti tutti i soggetti appena citati in un processo di policy making che prenda avvio proprio al termine dell iter normativo, evitando così il rischio, peraltro non così remoto, che la legge rimanga lettera morta. Uno degli spazi di dialogo in tal senso è rappresentato dal Workshop nazionale sull impresa sociale che si terrà a Riva del Garda, in Trentino, il prossimo 18 e 19 settembre. Si tratta di un appuntamento di confronto e scambio tra gli operatori del settore e la comunità scientifica associata a Iris Network, una rete di oltre trenta istituti di ricerca italiani, che riconosce nell imprenditoria sociale un importante oggetto di studio e di riflessione. Il filo conduttore di questa edizione del Workshop sarà governare e gestire l impresa sociale. Si tratta di un tema dai forti accenti gestionali che riconosce nella governance, ovvero negli assetti adottati dalle imprese sociali per distribuire e gestire la risorsa del potere, una delle questioni cruciali per sostenere, anche all interno dei propri confini organizzativi, quel percorso di legittimazione in termini sostanziali a cui si accennava. Al centro la governance La centralità della governance per un impresa sociale è legata alla ricerca di una maggiore coerenza con la propria missione; tra ciò che essa dichiara e le sue modalità di azione. Se, infatti, la finalità è l interesse generale allora per queste imprese è necessario dotarsi di un sistema di governo in grado di dare voce a diverse espressioni, individuali e collettive, formali e informali, della propria comunità di riferimento. Su questo punto il dettato normativo è francamente deludente, in quanto riduce il coinvolgimento dei portatori di interesse (stakeholder) dell impresa sociale ai soli, pur rilevanti, lavoratori e beneficiari delle attività, ma soprattutto prevede modalità piuttosto blande basate su un mero scambio di informazioni che può essere messo in atto da una qualsiasi azienda socialmente responsabile. Per questo emerge con forza il carattere rilevante delle pratiche manageriali che si alimentano non solo dal rispetto della normativa, ma anche dalle culture organizzative della singola impresa (o di gruppi di imprese) e, in senso lato, dalle dinamiche che connotano il contesto socio economico in cui quest ultima si trova a operare. Verso una multi-partecipazione Il riconoscimento e la reputazione dell impresa sociale, sia al proprio interno che presso i propri interlocutori esterni, deriva quindi sempre più da pratiche volontarie orientate non solo a certificare prodotti, servizi e relativi processi produttivi, ma anche le modalità attraverso cui si definiscono assetti di tipo multi-stakeholder basati su un effettivo coinvolgimento e partecipazione di lavoratori, volontari, utenti, rappresentanti di istituzioni pubbliche e private. A tal fine è però necessario prevedere strumenti e pratiche adeguate per limitare, da un lato, l inevitabile aumento dei costi di transazione o meglio di relazione che caratterizzano gli assetti di tipo partecipativo. D altro canto gli stessi strumenti e le stesse pratiche devono essere in grado di mettere a valore e rendicontare i molteplici benefici che derivano sia per l efficacia dell azione imprenditoriale ad esempio nell attrarre risorse di natura e fonte diversa sia per soddisfare fattori sostanziali - quali l equità, la qualità delle relazioni, ecc. - che caratterizzano in modo preponderante l impegno di coloro che, a diverso titolo, sono coinvolti in queste iniziative. Alcune raccomandazioni Gli stimoli proposti richiedono riflessioni mirate e analisi di dettaglio, ma anche capacità di comunicazione a più ampio raggio, al fine di rendere sempre più aperto un dibattito che, paradossalmente, rischia di essere confinato ai soli addetti ai lavori, pur in presenza di un oggetto di discussione dal forte accento pubblico. Per questa ragione a conclusione dei lavori del Workshop verrà presentato agli esponenti del mondo politico e al pubblico in generale un policy paper per lo sviluppo dell impresa sociale in Italia curato dai ricercatori di Iris Network. Si tratta di un contributo che, a partire da una rilettura dei principali contributi scientifici elaborati in questi ultimi anni, proporrà in forma divulgativa alcune raccomandazioni i cui principali destinatari saranno i decisori pubblici. Fra le varie proposte in corso di elaborazione, una in particolare merita di essere anticipata. Si tratta di una campagna informativa a livello nazionale, simile a quanto recentemente realizzato dal governo inglese, e finalizzata a promuovere l impresa sociale presso un ampio spettro di attori, non solo quelli che ancora non conoscono questa realtà, ma anche quelli che, pur conoscendola, ne hanno spesso una rappresentazione ancora parziale. Ecco allora che uno dei principali target dovrebbe proprio essere la pubblica amministrazione in quanto, al di là delle previsione normative, essa ha mostrato troppo spesso, soprattutto in alcune zone del Paese, un approccio riduttivo e residuale all impresa sociale, considerandola un mero strumento per risparmiare sul costo dei servizi e non invece un partner privilegiato con il quale realizzare obiettivi comuni di sviluppo e coesione sociale, in particolare a livello locale.. L ABC DELL IMPRESA SOCIALE CHI PUÒ CHIAMARSI IMPRESA SOCIALE?. organizzazioni private senza scopo di lucro finanzaetica. che esercitano in via stabile e principale un attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi di utilità sociale. diretta a realizzare finalità di interesse generale. I SETTORI AMMESSI assistenza sociale, sanitaria e socio-sanitaria; educazione, istruzione e formazione, scolastica ed extra-scolastica; formazione universitaria e post-universitaria; tutela dell ambiente e dell ecosistema; valorizzazione del patrimonio culturale; turismo sociale; ricerca ed erogazione di servizi culturali; servizi strumentali alle imprese sociali:. indipendentemente dai settori di attività, le organizzazioni che esercitano attività d impresa al fine dell inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati e disabili, che rappresentino almeno il 30% del personale. LA FORMA GIURIDICA enti senza fini di lucro e con finalità etico-sociali: associazioni, fondazioni, comitati (libro I del Codice Civile) società (di persone e di capitali), cooperative, consorzi (libro V del Codice Civile). escluse le Amministrazioni Pubbliche, compresi istituti e scuole, istituzioni educative, le Regioni, le Province, i Comuni e le Comunità montane, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale I PRINCIPALI VINCOLI non distribuire gli utili, ma destinarli allo svolgimento dell attività statutaria o ad incremento del patrimonio; avere una struttura democratica; redigere e depositare presso il registro delle imprese un documento che rappresenti lo stato patrimoniale e finanziario dell impresa; redigere il bilancio sociale; coinvolgere lavoratori e destinatari delle attività nella gestione;. avere la maggioranza degli amministratori soci. LE NORME Legge 118/2005. Decreto legislativo 155/2006 ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 valori 35

19 numero 62. Settembre Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n 46) art. 1, comma 1, DCB Trento - Contiene I.P. e I.R. 3,50 finanzaetica fusioni bancarie / 5 Montepaschi-Antonveneta Per Montepaschi fusione in salita Cauti i sindacati, tiepidi gli analisti Da banca regionale al podio dei grandi gruppi italiani: Montepaschi si prepara al grande salto. Ma l accoglienza dei mercati è ancora tiepida. E i sindacati chiedono più chiarezza. Al aumento di capitale da cinque miliardi di euro, chiuso di Mauro Meggiolaro Il logo del Monte dei Paschi di Siena che ora ha acquisito Antonveneta. NCORA NEL MEZZO DEL TUNNEL. Inizia così l ultimo rapporto di Morgan Stanley sul Gruppo Montepaschi. Dopo con successo a metà maggio, per la banca di Siena si intravede un futuro denso di incognite. «Nel medio periodo le sfide da affrontare saranno impegnative», spiega Andrea Bua, analista di Morgan Stanley. «L integrazione di Antonveneta, la cessione di asset per due miliardi di euro, la crescita dei costi di finanziamento e lo scenario macroeconomico non possono lasciare spazio ad errori». A preoccupare i mercati sono soprattutto la «debolezza» della rete di Antonveneta, che «necessita di essere potenziata e completamente ristrutturata» e il tasso di capitalizzazione (Core Tier 1), «ancora basso nonostante il recente aumento di capitale». In particolare, continua Bua, «per rilanciare Antonveneta c è bisogno di rinnovare i prodotti di investimento, di formare lo staff». Un processo lungo e lento che, almeno all inizio, potrebbe portare ad aumenti nei costi. Mentre «ulteriori pressioni sui ricavi» potrebbero arrivare dall unificazione della piattaforma informatica, che sarà completata entro la fine dell anno. 36 valori ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 La fine dell odissea Antonveneta Sacrifici, investimenti, pressioni. Per Montepaschi il prezzo da pagare è alto. Ma sembra inevitabile per uscire dall isolamento e consolidarsi come terzo gruppo bancario italiano. Per i dipendenti di Banca Antonveneta, acquisita nel novembre del 2007, è la fine di una lunga odissea durata quasi tre anni, dopo una serie rocambolesca di cessioni e acquisizioni. Sfuggita alle grinfie dei furbetti del quartierino guidati da Gianpiero Fiorani (Popolare di Lodi) e dal governatore di Bankitalia Fazio, la banca padovana finisce agli olandesi di ABN Amro nel gennaio del Ma nell estate del 2007 è la stessa ABN a finire preda di un consorzio di banche formato da Santander, RBS e Fortis. E Antonveneta passa di nuovo di mano. A sorpresa la acquista Montepaschi, pochi mesi dopo, per 9 miliardi di euro, un prezzo a forte premio rispetto al valore di mercato. Antonveneta torna italiana e a Padova non nascondono la soddisfazione. «Stiamo costruendo il terzo gruppo bancario italiano, non possiamo che essere orgogliosi», spiega Alessio Vascello, del sindacato Fiba-Cisl. «Le relazioni industriali sono forti e consolidate in Montepaschi come in Antonveneta. Lo stesso vale per le relazioni con le comunità locali. Abbiamo la sensazione che Siena creda nel progetto molto di più di quanto abbia fatto ABN. Montepaschi è controllata da una fondazione, è legata al territorio. Non è ossessionata dalla produzione di valore per gli azionisti». La sfida, però, non si limita all integrazione di Antonveneta. «È in corso un processo di riorganizzazione dell intero gruppo che prevede anche l incorporazione di BAM (Banca Agricola Mantovana, ndr) e la cessione di sportelli di Banca Toscana», aggiunge Giuliano De Filippis, Segretario Nazionale del sindacato FABI e dipendente MPS. «È una fase delicata per i rapporti tra lavoratori e azienda, ma nella cultura Montepaschi tutte le trattative si sono svolte finora in un clima di reciproco rispetto. Siamo fiduciosi». I dubbi del sindacato Il sindacato rema a favore e apprezza le aperture di MPS, I NUMERI PRIMA DELLA FUSIONE AL ANTONVENETA Dipendenti: Sportelli: 996 Totale attivo: 50,73 miliardi di euro Crediti verso clientela: 30,57 miliardi di euro Raccolta clientela: 25,14 miliardi di euro Perdita: 5,9 milioni di euro OBIETTIVI DELLA FUSIONE PUNTI DI FORZA E DI DEBOLEZZA DELLA FUSIONE PUNTI DI FORZA. Relazioni industriali buone e consolidate in entrambe le banche Culture simili: banche molto legate al territorio. Buono il piano di formazione dei dipendenti durante il processo di fusione MONTEPASCHI Dipendenti: Sportelli: Totale attivo: 161,98 miliardi di euro Crediti verso clientela: 106,322 miliardi di euro Raccolta clientela: 113,347 miliardi di euro Utile: 1,44 miliardi di euro Capitalizzazione Oltre 10 miliardi di euro Tipo di fusione Fusione per incorporazione di Banca Antonveneta nel Gruppo Montepaschi. L operazione è costata a Montepaschi 9 miliardi di euro, di cui 5 sono stati raccolti attraverso un aumento di capitale. Sinergie stimate 360 milioni di euro di sinergie stimate, di cui 220 da risparmi nei costi. Esuberi n. d. PUNTI DI DEBOLEZZA. Operazione costosa per MPS in una fase di mercato non favorevole. Manca un accordo quadro. Non c è ancora un piano per gli esuberi. Non c è chiarezza sul destino di Banca Toscana che ha aperto un tavolo di negoziazione permanente con le parti sociali, dove siede il Vice Direttore Generale Giuseppe Menzi. Il piano di formazione è giudicato molto completo e, da parte di Antonveneta non si temono colonizzazioni. «Le due anime coesisteranno», spiega ospita valorianno 8 Mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità DAVIDE MONTELEONE / CONTRASTO Fotoreportage > Dharavi Slum Dossier > La speculazione che solleva il mondo potrebbe distruggerlo Tiriamo giù la leva Internazionale > Reportage esclusivo nella schiavitù delle miniere del Congo Finanza > L impresa sociale: partecipazione, trasparenza, affidabilità Economia solidale > Tasse come armi, per difendere il lavoro e il Pianeta valori Telefona dalle 9.30 alle e dalle alle al numero o scrivi a: FONTE: BILANCI DELLE IMPRESE finanzaetica De Filippis, «da una parte un forte gruppo regionale radicato nel nord-est, che conserverà il suo marchio e le sue specificità, dall altra la capogruppo Montepaschi, che incorporerà BAM e Banca Toscana». Ma le preoccupazioni non mancano. In luglio le principali sigle sindacali sono uscite con un comunicato stampa, chiedendo chiarezza sul piano di riorganizzazione del gruppo, in particolare per quanto riguarda le sorti di Banca Toscana, che potrebbe essere ceduta. «Il problema è che manca un accordo quadro: non è chiaro quanti esuberi saranno proposti e come saranno gestiti», spiega Alessio Vascello, «in più non sappiamo se il piano industriale resterà uguale a quello che ci fu presentato a marzo, stanti le voci sul futuro di Banca Toscana». «Temiamo che l azienda proceda a colpi di singole ristrutturazioni aziendali, trattando separatamente con le singole realtà che compongono il gruppo», continua Vascello. «Noi chiediamo invece una trattativa di gruppo, in cui partecipino tutti i soggetti, come previsto dall art. 18 del contratto nazionale». Intanto l integrazione della piattaforma informatica procede a marce forzate, i lavoratori sono sotto pressione, e, soprattutto nelle sedi periferiche, manca un adeguata integrazione degli organici. «I colleghi che hanno lavorato per anni con un sistema, ora devono utilizzare procedure diverse. È normale che ci siano delle difficoltà», spiega De Filippis. Ma per il Segretario FABI è ancora presto per tirare le conclusioni sul processo di fusione. «Siamo agli inizi, la vera partita inizia dopo l estate». È lì che capiremo se Montepaschi avrà le forze per uscire dal tunnel e per convincere i mercati che è sulla strada giusta.. valori Per le librerie che vogliano ospitare la rivista e chiunque si offra di promuoverla valori cerca casa il mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità

20 finanzaetica azionariato critico Enel vuole migliorare il mondo Per il momento lo inquina Più di tutti Greenpeace pubblica la classifica 2007 delle emissioni di anidride carbonica (CO2) delle industrie in Italia. E quella dei venti impianti più inquinanti (sul sito Gentili i vertici Enel durante l assemblea degli azionisti. Ascoltano e rispondono. Peccato per le risposte: emettiamo troppa Co2? Colpa dei limiti troppo stretti. Esce la classifica degli inquinatori in Italia. Enel è prima. ALESSANDRO VASARI / GREENPEACE «I NQUINATE, MOLTISSIMO. BEN PIÙ DI QUANTO CONCESSO DALLA NORMATIVA EUROPEA». «Ma siamo migliorati rispetto all anno scorso». «La scelta di puntare sul carbone come fonte energetica, non rientra di Elisabetta Tramonto certo in una politica di riduzione delle emissioni di Co2». «Ma il nostro carbone è pulito». «Forse lo sarà tra trent anni e nel frattempo?». Ecco la sintesi di uno scambio di battute avvenuto lo scorso 10 luglio, all assemblea degli azionisti Enel, tra Fulvio Conti, amministratore delegato della società, e Ugo Biggeri, presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica (i verbali dell assemblea sul sito I titoli Enel acquistati dalla Fondazione hanno permesso a Biggeri di intervenire in assemblea: quindici minuti per esporre, dati alla mano, le critiche all azienda (due le questioni su cui la Fondazione ha scelto di puntare: il completamento della centrale nucleare di Mochovce, in Slovacchia, e la realizzazione di un sistema di dighe nella Patagonia cilena. Oltre che l impatto dell azienda sui cambiamenti climatici e le emissioni di CO2). La buona notizia è che il dibattito in assemblea c è stato e che Enel si è dimostrata disponibile a rispondere (lo stesso non si può dire di Eni. Durante il suo intervento in assemblea, Biggeri è stato interrotto più volte dal presidente del C.d.A., Roberto Poli, che lo ha liquidato con un: «le sue domande non rientrano nell ordine del giorno»). Ma c è anche una cattiva notizia: mentre Fulvio Conti era impegnato a dimostrare come Enel stia facendo di tutto per «realizzare un mondo migliore» (parole sue), gli impianti dell azienda spargevano nell atmosfera anidride carbonica, più di ogni altra azienda in Italia. Enel: inquinatrice numero uno All inizio di agosto Greenpeace ha pubblicato la classifica 2007 delle emissioni di anidride carbonica in Italia (vedi tabella e Enel è al primo posto. Con 46,7 milioni di tonnellate di Co2 emesse nel 2007, è l azienda che inquina di più. Da sola emette quanto la somma del comparto della raffinazione, dell acciaio e della carta, si legge nel rapporto di Greenpeace. E, ancora una volta, ha superato i limiti di emissione stabiliti dall Ue: le famose quote, assegnate a ogni Paese e poi alle singole aziende, che se vengono superate devono essere acquistate (sul mercato del carbon trading). Violare le regole significa, quindi, pagare un prezzo. E non in senso figurato. Dal rapporto di Greenpeace emerge che in totale l industria italiana nel 2007 ha superato i limiti di emissioni di Co2 con 25,4 milioni di tonnellate (+22,8 milioni nel 2006), Enel con 6,8 milioni (+11 milioni nel 2006). Attualmente le quote di CO2 vengono scambiate a un prezzo di euro a tonnellata scrive Greenpeace - Se lo stesso disavanzo venisse ripetuto nel 2008, il Paese andrebbe incontro a un costo di circa 700 milioni di euro. E chi pagherebbe questo prezzo? Noi, non certo l amministratore delegato. L extra costo viene spalmato sulle nostre bollette. Limiti troppo stretti E qual è la risposta di Fulvio Conti alla critica di non rispettare i limiti di emissioni previsti dall Europa? Con un giro di parole dichiara che i limiti sono troppo stretti. «Abbiamo la tendenza, in particolare qui in Europa, e soprattutto in Italia, ad essere sempre più bravi degli altri, più duri degli altri. Ci siamo dati dei limiti molto più stringenti degli altri, pagando agli altri Paesi, quali Francia e Germania, il costo della nostra purezza nel raggiungere obiettivi che di per sé sono fisicamente anche difficili da raggiungere». Queste le parole dell amministratore delegato, che continua: «30% è il totale dei Paesi che effettivamente aderiscono a Kyoto ( ), il 30% è l ammontare di CO2 EMISSIONI DI CO [ SETTORI SOGGETTI A DIR. EUROPEA SU EMISSION TRADING ] DATI IN MILIONI DI TONNELLATE DI CO EMISSIONI DI CO2 QUOTE* ASSEGNATE DIFFERENZA 2007 EMISSIONI DI CO2 QUOTE* ASSEGNATE DIFFERENZA 2006 TERMOELETTRICO 146,6 121,9 + 24,8 149,0 124,7 + 24,3 ENEL 46,7 39,9 + 6,8 51,6 40,6 + 11,0 EDISON 24,3 18,1 + 6,2 20,3 16,2 + 4,1 ENDESA 12,5 10,0 + 2,5 14,1 10,3 + 3,8 EDIPOWER 12,5 9,8 + 2,7 12,7 10,2 + 2,5 ENIPOWER 11,9 9,9 + 2,0 10,5 9,1 + 1,4 TIRRENO POWER 6,6 5,2 + 1,4 7,1 5,3 + 1,8 ALTRI IMPIANTI 32,1 28,9 + 3,2 32,7 33,0 0,3 PRODUZIONE CEMENTO 31,4 28,9 + 2,5 27,9 26,2 + 1,7 ITALCEMENTI 8,1 7,7 + 0,4 8,2 7,7 + 0,5 BUZZI UNICEM 5,4 5,2 + 0,2 5,1 5,2 0,1 COLACEM 4,8 4,2 + 0,6 4,6 4,2 + 0,4 ALTRI IMPIANTI 13,1 11,8 + 1,3 10,0 9,1 + 0,9 RAFFINAZIONE 26,0 26,9 0,9 25,3 27,3 2,0 ENI 8,5 8,2 + 0,3 4,5 4,6 0,1 ERG 6,3 6,2 + 0,1 3,6 5,1 1,5 SARAS 4,1 5,1 1,0 6,2 6,1 + 0,1 ALTRI IMPIANTI 7,1 7,5 0,4 11,0 11,5 0,5 PRODUZIONE ACCIAIO 13,9 14,8 0,9 13,7 14,8 1,1 ILVA 10,7 11,4 0,7 10,8 11,4 0,6 LUCCHINI 1,7 2,2 0,5 1,6 2,2 0,6 ALTRI IMPIANTI 1,5 1,2 + 0,3 1,3 1,2 + 0,1 PRODUZIONE CARTA 5,0 4,9 + 0,1 5,0 4,9 + 0,1 PRODUZIONE CALCE 2,7 2,7 + 0,0 PRODUZIONE VETRO 2,9 3,0 0,1 2,9 3,0 0,1 PRODUZIONE CERAMICA 0,6 0,6 + 0,0 0,6 0,7 0,1 TOTALE ETS 226,4 201,0 + 25,4 227,1 204,3 + 22,8 GRANDI EMETTITORI 164,1 143,1 + 21,0 160,9 138,2 + 22,7 * ASSEGNAZIONI IMPIANTI NUOVI ENTRANTI NON CONTEGGIATI, IN QUANTO NON DISPONIBILI AL 07/07/2008 su un totale emesso dell industria elettrica ( ), il 90% è il costo che viene addebitato all energia elettrica. Noi emettiamo il 30% in un sistema che è il 30% del totale del mondo e vediamo addebitato il 90% del costo e finiamo per trasferirlo in gran parte nelle bollette dei nostri clienti». Il messaggio è chiaro: se le bollette sono salate la colpa è della severità dell Unione europea. Enel non riesce a rispettare limiti FONTE: ELABORAZIONE GREENPEACE SU DATI REGISTRO EUROPEO CITL E REGISTRO ITALIANO GRETA, AGGIORNATI AL 07/07/2008SU DATI COMMISSIONE EUROPEA (CITL) assurdi, deve sostenere dei costi per aver violato la normativa e a chi chiede i soldi per pagare? A noi. Carbone e cattura della Co2 Durante l assemblea degli azionisti l amministratore delegato lo ha ribadito: Enel punta sul carbone come fonte energetica. Nel piano industriale si legge che l azienda intende arrivare a coprire il 50% della propria produzione elettrica in Italia con carbone. «Questa strategia sembra in aperto contrasto con gli impegni assunti dal Paese per limitare le emissione dei gas serra. La sola centrale di Civitavecchia potrebbe emettere in atmosfera oltre 10 milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno», ha sottolineato Ugo Biggeri in assemblea. «Il carbone che ci proponiamo di utilizzare è un carbone tecnicamente assai sofisticato e ad alta efficienza che ha un rendimento che può raggiungere il 45%», risponde Conti. E, parlando di fonti rinnovabili (Enel promette 6,8 miliardi di euro di investimenti fino al 2012), l a.d. cita quella che lui chiama una soluzione tecnica innovativa per la cattura e il sequestro della CO2. «Rappresenta l unico sistema per raggiungere l obiettivo di disporre entro il 2020 di un impianto alimentato a combustibili fossili caratterizzato da zero emissioni dice Conti Il progetto pilota è in corso di realizzazione nella centrale di Brindisi: vogliamo costruire un impianto dimostrativo di 50 megawatt, per dimostrare come sia possibile catturare e successivamente sequestrare la CO2». Si tratta quindi ancora di una fase di ricerca. «Non aiuterà a migliorare l impatto sui cambiamenti climatici perché si prevede che la ricerca si potrà concludere verso il 2030, le attività commerciali e l utilizzo commerciale del carbon sink (il processo per sottrarre anidride carbonica dall aria n.d.r.) addirittura tra una quarantina di anni - replica Biggeri -. Nel frattempo tutta la produzione del gas serra dal carbone ce la prendiamo».. 38 valori ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 ANNO 8 N.62 SETTEMBRE 2008 valori 39

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