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1 buu?! il calcio vive un allarme razzismo. e juve-milan (anche senza balotelli) È l ennesima gara a rischio. la nostra inchiesta per capire come uscirne ANNO 14. N.37 (657) 5 ottobre Poste Italiane Spedizione in A.P. D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano. Non acquistabile separatamente da La Gazzetta dello Sport, 1,80 (SportWeek 0,50 + La Gazzetta dello Sport 1,30). Nei giorni successivi il prezzo del quotidiano. Non vend bile separatamente.

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9 introduzione in stadio 1di Matteo dore Quelli che ululano Quelli che fanno uh uh e si agitano come una scimmia Quelli che Vesuvio lavali tu Quelli che io non sono razzista ma è solo per fare innervosire l avversario Quelli che orgoglio ultras Quelli che il vero calcio lo amiamo solo noi e voi siete solo marketing Quelli che odiamo tutti Quelli che onore all ultimo arrestato Quelli che hanno il coltello Quelli che basta umiliazioni andate fuori dai coglioni Quelli che toglietevi la maglia Quelli che devi morire Quelli che la mia squadra è una fede e la tua no Quelli che non esistono negri italiani alla PaRtita ci sono Quelli che andate a lavorare Quelli che la nostra mentalità si chiama omertà, morte alle spie Quelli che buu Quelli che infami Quelli che bruciano gli striscioni Quelli che squadra de negri curva d ebrei Quelli che venti contro uno Quelli che se saltelli muore Balotelli Quelli che voi siete un pubblico di merda E poi ci sono, anzi ci sarebbero, anche tutti gli altri, i genitori, le famiglie, i bambini, quelli per cui il calcio non è vita o morte, ma divertimento, saper vincere e saper perdere, passare un po di tempo con gli amici e applaudire il più forte, ma che ogni anno, ogni partita, ogni giorno sono sempre di meno. Purtroppo. riproduzione riservata 9

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11 sommario n. 37 (657) sabato 5 ottobre 2013 in copertina: niang, pogba, asamoah e Balotelli. Giampaolo, la dignità di tirarsi fuori start ripartenze numeri e persone da kilpin in poi, tutto quello che c È da sapere su juve milan mou in spagna È uscito un libro (feroce) sui tre anni del portoghese alla Guida del real madrid education fan i club usa pagano i tifosi per evitare cori volgari allo stadio cover story razzismo curve chiuse, cori odiosi, intolleranza. aspettando juve milan, radiografia di una piaga che infetta il nostro calcio Jair il brasiliano, tra i primi atleti di colore arrivati in serie a, nel ricordo della famiglia facchetti a rosarno il calcio della tolleranza il riscatto dalla violenza razzista: un intera squadra di immigrati riproduzione riservata 11

12 la storia sommario n. 37 a scuola dai campioni i piloti della motogp maestri per un giorno da comparsa a protagonista nel basket moda stile inglese dalla camicia alla scarpa, abbigliamento very british intervista marco cusin zoom america mariano rivera la storia umana e sportiva di un mito del baseball che chiude la sua carriera club photognok berlino senza tempo nei quartieri della capitale tedesca, dove mercatini e negozi sono il regno del vintage 12 riproduzione riservata

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14 MORELIa NEO CONCEPITa PER La VELOCITà La Morelia Neo calza come un guanto ed è leggera come una piuma. Ci vuole abilità per giocare alla velocità della luce: dribblare le difese e avere la sensazione di un turbo sotto i piedi, lasciando gli avversari sulla tua scia, per raggiungere la gloria. Mizuno innovations get more from every moment. mizuno.it

15 RIPARTENZE DI LUIGI GARLANDO Il tifo silenzioso del calcio contro la dignità marco giampaolo Chi È il mio datore di lavoro? il presidente o gli ultrà? Non vi è sembrato assordante il silenzio seguito alle dimissioni di Marco Giampaolo dalla guida del Brescia? Quanti allenatori hanno espresso solidarietà pubblicamente? Lo ha fatto Fabio Liverani, quando era ancora in carica al Genoa. Alla vigilia della sfda con il Napoli che gli sarebbe stata fatale, disse: «Mi spiace per l esonero di Gattuso. E anche per quello di Giampaolo. Ma nel nostro mestiere va così, si sa. Contano i risultati». È vero, va così, ma quella di Giampaolo era un altra storia. Non c entravano solo i risultati, c entravano soprattutto gli ultrà, che il tecnico è stato costretto a incontrare per rendere conto del suo lavoro e dell andamento della squadra. «Il mio datore di lavoro è il presidente o sono gli ultrà?», si è chiesto Giampaolo, che poi ha concluso: «La società avrebbe dovuto tutelarmi. È stato umiliante. La dignitàvieneprimaditutto. Non si può accettare tutto». Così è andata. Non c entravano i risultati. C entravano un presidente che ha rinnegato la pazienza di un programma biennale per la pretesa isterica di una promozione immediata in A, dopo le prime sconftte. E c entravano gli ultrà. Era chiaro a tutti, ma Liverani non ne ha fatto cenno. Forse perché al Genoa gli ultrà hanno la forza di pretendere le maglie dei giocatori durante una partita e le ottengono ben piegate dalle mani del capitano. Agli occhi del calcio europeo, quello evoluto, degli stadi per famiglie, il potere di certe frange estreme di tifosi sui club appare come un retaggio medievale. Dopo la partita con ilnapoli, la curva del Milan è stata chiusa per cori e striscioni che manifestavano discriminazione razziale. Pochi giorni dopo, gli ultrà rossoneri sono saliti a Milanello a colloquio con la squadra. Nessuno ha ritenuto opportuno di prendere le distanze. Anzi, ad Allegri è sembrato «normaleincontrareragazzi che ci hanno sempre sostenuto». Normale. L anormale è Giampaolo che pretende di difendere l autonomia e la dignità del suo lavoro, dopo aver dovuto rinunciare a portarsi a Brescia il suo secondo, inviso ai tifosi della curva per i suoi trascorsi a Bergamo, dove gli ultrà ospitano i giocatori sui carrarmati che stritolano le auto. Normale. Il pazzo è Giampaolo che molla tutto e va a casa, inseguito da Chi l ha visto?. Il pazzo è lui, che nel 2007 fucacciato dal padre padrone Cellino e quando lo richiamò, poco dopo, si rifutò di tornare a Cagliari, rinunciando a tre anni di stipendio, perché «la dignità non ha prezzo». Ci fosse stata più solidarietà e più appoggio a scelte del genere, probabilmente oggi i tanti padri padroni del nostro calcio (e gli ultrà) avrebbero meno forza e gli allenatori avrebbero maturato finalmente una più responsabile coscienza di categoria, indispensabile per difendere la dignità del proprio mestiere. Invece continuano a guardarsi come gladiatori: morstua, panca mea. Marco Giampaolo, 46 anni, ha rinunciato alla guida del Brescia. riproduzione riservata 15

16 INTERNATIONAL DI PAOLO CONDÒ INghILterrA Football e basket Usa si litigano l Europa steelers-vikings, giocata domenica a wembley, non È stata la prima partita di nfl ospitata dall arena londinese. e per il futuro si punta a un campionato globale. per anticipare le mire espansionistiche di un altra grande lega americana, la nba Il manager dello stadio di Wembley, Roger Maslin, ha dichiarato qualche giorno fa che il grande impianto londinese sarebbe pronto a ospitare una franchigia del campionato di football americano Nf e, in prospettiva, perfno un Super Bowl. Il momento dell annuncio non è stato scelto a caso: domenica scorsa, Wembley ha ospitato il match di regular season fra Pittsburgh Steelers e Minnesota Vikings, evento che verrà raddoppiato il 27 ottobre con la gara tra Jacksonville Jaguars e San Francisco 49ers. Non è la prima volta che la Nf sbarca a Londra, e le ambizioni di Wembley sono giustifcate dal tasso di crescita del business: quando si muovono gli americani lo fanno in grande stile, basti pensare che in occasione delle partite una strada non secondaria del centro come Regent Street viene chiusa al trafco per diventare american football zone, una specie di parco giochi tematico per i sempre più numerosi appassionati. Il sogno della Nf, che ovviamente Maslin manda avanti nel quadro di un progetto più che condiviso, è di tagliare per primo il traguardo del campionato globale. Riuscirà Roger Goodell, amministratore delegato della National FootballLeague, a precedere David Stern, il commissioner della Nba che da anni prepara il salto in Europa? A suo favore gioca il fatto che le partite di una stagione di football sono molte di meno rispetto a quelle di basket, e quindi, a determinate condizioni, la sostenibilità tecnico-economica dello sbarco europeo sarebbe fattibile anche con una sola franchigia. Nel basket, invece, sarebbe necessaria l istituzione di una division continentale, il che coinvolgerebbe sei squadre: non a caso l Aeg, il mega-gruppo californiano che costruisce arene polifunzionali da mila posti condizione necessaria per richiedere una franchigia sta frmando contratti in alcune grandi città europee (c è anche Milano fra le papabili, area di Santa Giulia). Il mandato della Nba è chiaro, perché in una stagione regolare da 82 partite non avrebbe senso valicare l oceano per un solo match: invece un giro di sei partite che coinvolgesse, per dire, Milano, Londra, Berlino, Madrid, Parigi e Mosca sarebbe tutt altra cosa. A favore della Nba gioca il fatto che delle quattro grandileghe professionistiche americane è quella che contiene di gran lunga il maggior numero di giocatori internazionali. Nella Nf ci sono praticamente solo americani, il baseball ha un po di cubani e qualche giapponese, l hockey i migliori giocatori dell Europa dell Est. Chissà se la Champions League, unica realtà europea paragonabile da lontano a una legaamericana, coltiva sogni così globali. I Minnesota Vikings entrano nello stadio di Wembley per la sfida con i Pittsburgh Steelers, domenica scorsa. carlos gonzalez 16 riproduzione riservata

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18 SOLO IN AMERICA DI LANFRANCO VACCARI Forza pellerossa! (senza offesa) negli usa È polemica sui nomi indiani delle squadre: ce ne sono oltre 70 che si chiamano redskins, termine che È stato abolito da molti giornali perché ritenuto offensivo. ma spesso i nativi americani non la pensano così NegliAnni90LarryBaden(cheadesso è professore associato alla Webster University disaint Louis) insegnava nella riserva indiana di Pyramid Lake, Nevada nord-occidentale, al confne con la California. Era un periodo in cui era riaforata la polemica carsica sui nomi indiani di molte squadre americane, che alcuni ritengono denigratori. Un giorno avvicina un ragazzo di 16 anni che indossa un giubbotto dei Washington Redskins e gli chiede perché mai lo faccia. «Perché fa freddo», si sente rispondere. Allora gli racconta dell animata discussione nazionale e gli spiega i motivi per cui dovrebbe considerare ofensivo il nome della squadra di football della capitale federale. E il ragazzo: «Per chi dovrei fare il tifo, secondo te? Per i Cowboys?». Son passati vent anni e ci siamo di nuovo. Un numero crescente di giornalisti americani ha deciso di abolire dal loro vocabolario la parola redskins. Peter King, di SportsIllustrated, sostienedi non voler aggiungere oltraggio ai nativiamericanichelaconsiderano un ofesa. Per Christine Brennan, editorialistasportiva diusatoday, èuntermine razzista. Ilquotidiano Oregonian, Grantland (un sito affiliato a Espn), Mother Jones e molti altri si sono accodati. Hanno ragione? Oltre alla squadra Nf di Washington, ce ne sono altre 70 nei licei di 25 Stati americani che si chiamano Redskins e se ne vantano. «È un nome onorevole che indossiamo con orgoglio sulle nostre maglie», ha detto Tim Ames, il sovraintendente scolastico di Wellpinit (Washington), dove gli studenti sono al 91,2 per cento nativi americani. All high school di Kingston (Oklahoma) lo portano da 104 anni: «Qui ci sono due grandi tribù, i Chickasaw e i Choctaw. Mai nessuno è venuto da me per lamentarsi del nome», ha detto Ron Whipkey, il vice sovraintendente, lui stesso unchoctaw. Del resto, secondo un sondaggio dell Annenberg Public Policy Center, il 90 per cento dei nativi americani non ritiene che il nome Redskins rappresenti un ingiuria. Oklahoma è il termine che nella lingua dei Choctaw indica il popolo rosso e i linguisti hanno stabilito che sono stati i nativi americani a usare per primi l espressione pellerossa. Matuttoquestononimportaquandolamacchina del politicamente corretto si mette in moto. Come sostiene Rick Reilly, editorialista di Espn.com, «l Americabiancahaparlato: voi non siete ofesi, così noi siamo ofesi per voi». I caucasici sono il grosso del movimento anti redskins, anche se naturalmente ci sono gruppi di nativi americani, per quanto minoritari, che ritengono il nome insultante e hanno avviato azioni legali per proibirlo. Per quanto si agitino, al momento la gran parte dei nativi americani non considera redskins un epiteto razzista e sembra più che altro infastiditadalla polemicapoliticamentecorretta che i bianchi stanno alimentando. È, comealsolito, un fiume impetuoso, dal quale molti si fanno trascinare. Ma c è una parola per descrivere i pesci che galleggiano nella corrente: morti. Un tifoso dei Washington Redskins (football Nfl). n ck Wass 18 riproduzione riservata

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20 NUMERI E PERSONE DI massimo perrone Kilpin creò il Milan e poi segnò alla Juventus nella prima delle 105 sfide a torino tra bianconeri e rossoneri, datata 1901, la vittoria fuori casa portò la firma dell inglese, tra i fondatori del club. da allora s È visto di tutto, da fausto coppi tifoso in tribuna al 7-1 in favore del diavolo del L anno del PRIMO JUvE-MILaN ufciale, semifnale di un campionato a cinque squadre. In programma il 21 aprile, rinviato perché non potendo alcuni dei nostri giocatori essere oggi a Torino, il match si efettuerà in una prossima domenica. Il 28, al campo di Piazza d Armi, ingresso gratuito e su invito, vinse il Milan 3-2, doppietta di Negretti e gol di Herbert Kilpin. Quest ultimo, tra i fondatori del club, nato nel 1870 a Nottingham, segnò un gol anche nel 3-0 in fnale al Genoa: il primo campionato vinto dal Milan. L anno del PRIMO campionato perso a tavolino dalla Juve, cent anni prima di Calciopoli. Festeggiata la vittoria del 1905 cantando l inno allora in voga ( Imparar ben l ofsay questo mai poi mai poi mai / e se il referee dà torto, fare il morto il morto il morto ), i bianconeri arrivarono di nuovo in fnale. Primo spareggio col Milan: 0-0 a Torino. Il secondo era in programma sul campo dell Us Milanese: non ritenendolo esattamente un terreno neutro, la Juve diede forfait. Così il Milan venne proclamato campione. I confronti diretti a Torino fra campionato e Coppe: Juve in vantaggio per 48 vittorie a 29, i pareggi sono 28. Vittorie bianconere più nette: 6-0 nel 1925, 8-2 nel Il successo più largo del Milan è un 7-1 del 1950, prima partita in diretta sulla tv italiana (ma solo a Torino, dov era l unico trasmettitore). In tribuna anche Fausto Coppi per la peggior sconftta in A della storia bianconera. Tripletta di Nordahl, Parola espulso per un calcione allo svedese, ma a fne campionato lo scudetto lo vinse la Juve ,4 I trofei conquistati dalle due squadre: 47 scudetti (29-18 Juve), 6 Intercontinentali/Mondiali club (4-2 Milan), 9 Campioni/Champions (7-2 Milan, compresa l unica fnale tutta italiana vinta ai rigori proprio sulla Juve), 3 coppe Coppe (2-1 per i rossoneri), 3 Uefa (tutte Juve), 7 Supercoppe europee (5-2 Milan), 14 Coppe Italia (9-5 Juve), 12 Supercoppe italiane (6 a testa). Escludendo l Inter, tutte le altre squadre italiane (tutte!) ne hanno vinti 107, appena 6 in più della premiata ditta rossobianconera. I giocatori che hanno vinto scudetti con entrambe le squadre: Salvadore (5 in tutto), Altafni, Capello, Pirlo (4), Borriello, F. Inzaghi, A. Serena, Virdis, Zambrotta (3, per Serena uno in più ma con l Inter), R. Baggio, A. Mariani, Mora, A. Orlando (2). Non fgurano nell elenco Abbiati, Ibrahimovic e Vieira per colpa di Calciopoli che ha cancellato due titoli juventini. Stesso motivo per cui Capello non può essere considerato l unico allenatore ad aver vinto scudetti sulla panchina di entrambi i club. I MILIaRdI di EURO del patrimonio di Silvio Berlusconi secondo la classifca stilata lo scorso agosto da Milano Finanza, che lo vedeva al sesto posto fra i super ricchi italiani (in testa c era Leonardo Del Vecchio con 15,2 miliardi investiti in Luxottica). Gli Agnelli erano ottavi con 3,22 miliardi (Exor) ma insieme ai Nasi, l altro ramo della famiglia. Forbes, invece, dà Berlusconi settimo in Italia con 6,2 miliardi; era primo nel 2004 (a quota 10), l ultimo anno in cui appariva la famiglia Agnelli, sesta con 2,1. 20 riproduzione riservata

21 ValtoUrNeNChe, hervé barmasse Italy #THERMOBALL NEVER ONE PLACE. ALWAYS ONE JACKET. NEVER STOP EXPLORING thermoball hoodie ImbottItUra UltraleGGera estremamente termica IN QUalSIaSI CoNDIZIoNe THERMOBALL è LA RIVOLUZIONARIA ALTERNATIVA ALLA piuma IN grado di OffRIRE calore senza compromessi ANcHE IN caso di UMIdITÀ O pioggia. scopri di più su THENORTHfAcE.cOM PHOTO: Damiano Levati

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23 start p. 26 i record di san marino le dieci ragioni per ricordare le imprese della repubblica del titano p. 30 australia, caccia agli spilungoni il calcio aussie ha bisogno di giocatori alti e li cerca tra gli scarti nba p. 32 fan volgari adesso vi paghiamo i ny red bulls danno soldi ai tifosi perché non cantino cori offensivi correva l anno del vajont sui luoghi della tragedia 8 mila podisti il 9 ottobre saranno 50 anni dalla catastrofe che costò vite. così lo sport ne ha tenuta viva la memoria assoc az one fotoscr ba d belluno riproduzione riservata 23

24 start/immagini 24 riproduzione riservata

25 nella storia scatti dall ottava edizione dei sentieri della Memoria lungo i luoghi della tragedia del vajont, con i partecipanti lungo le strade e le gallerie che portano alla diga e nel paese di erto. nella foto grande, gli iscritti sulla vecchia strada del Colomber e sul ponte tubo. tre percorsi, da 10 a 25 km. tra longarone, erto, Casso. là dove il 9 ottobre Milioni di Metri Cubi d acqua provocarono la più grande tragedia Civile italiana Il luogo è impressionante di per sé. La forra che il torrente Vajont si scavò nei millenni per scendere dalle Dolomiti friulane verso il Piave è un orrido profondo e spaventoso. Quello che qui avvenne il 9 ottobre 1963,però, consegna questa valle alle pagine più dolorose della storia d Italia. Alle di quel giorno, una frana di 160 milioni di metri cubi di terra e roccia si staccò dal monte Toc, sulla sponda sinistra della valle, precipitando nel bacino idroelettrico, che in quel momento conteneva circa 115 milioni di metri cubi d acqua. Ne uscì un onda enorme, che in parte travolse le frazioni dei comuni di Erto e Casso, sul lato destro dell invaso, e inparte scavalcò ladigaeprecipitò 300 metri più in basso, verso la valle del Piave, travolgendo Longarone, Castellavazzo e altre frazioni. I morti stimati furono 1.910, in quella che è considerata la più grande tragedia civile che ha colpito il nostro Paese. Domenica scorsa, ottomila hanno ricordato le vittime partecipando all ottava edizione di Sentieri della Memoria. Tre i percorsi, di10, 17 e 25km. Da Longarone si è saliti lungo la strada del Colomber (la vecchia strada per Erto, aperta una volta l anno in questa occasione), superando l impressionante pontetubo e salendo fno alla diga, per poi attraversare la frana e toccare i paesi dierto e Casso, fno a scendere a Longarone lungo un vecchio sentiero. Simone Battaggia terra e asfalto i podisti (in tutto gli iscritti erano ottomila) tra sentieri e strade dei sentieri della Memoria. riproduzione riservata 25

26 START/classifica la repubblica del baseball GIGANTESCA SAN MARINO dieci motivi per ricordare il piccolo paese nello sport: dal dominio sul diamante a bonini di Giovanni cortinovis MANuEL POGGIALI quel ragazzo È il nuovo rossi classe 1983, ha vinto il mondiale 125 nel 2001 con la gilera (che non trionfava da 44 anni) e concesso il bis due anni dopo in 250 con l aprilia. poi il prematuro ritiro a 25 anni per mancanza di motivazioni. MASSIMO BONINI il polmone della juve il biondo centrocampista vince 3 scudetti, 1 coppa campioni, 1 intercontinentale, 1 coppa coppe e 1 supercoppa europea. platini diceva: «l importante È che non fumi bonini che deve correre anche per me». TRE PENNE We are the champions mai una squadra sanmarinese aveva vinto un match europeo di coppa. fino al 9 luglio 2013 quando il tre penne batte 1 0 lo shirak nel preliminare di champions. con un autogol degli armeni... IL GP DI MOTO DEL 1981 lo show di lucky il gp san marino classe 500 moto del 1981: lucchinelli batte per 3 secondi barry sheene e con la terza vittoria di fila ipoteca il mondiale. NAZIONALE under 21 DI CALCIO una sul campo a settembre ha vinto la prima partita della sua storia sul campo (2 le vittorie a tavolino) battendo il galles 1 0 con rete di Juri biordi. 1 SAN MARINO BASEBALL CLuB sul monte titano nata nel 1985, la formazione sanmarinese ha vinto 4 campionati italiani, gli ultimi 3 consecutivi, 2 coppe dei campioni e 2 coppe italia. DAvIDE GuALTIERI tremano Gli inglesi rete all inghilterra nel 1993 dopo soli 8 secondi: È il più veloce delle qualificazioni dei mondiali, anche se poi i bianchi inglesi ne fecero 7. NAZIONALE DI CALCIO una vittoria unica il san marino ha vinto un solo incontro ufficiale: il 28 aprile 2004 all olimpico di serravalle (200 spettatori) si È imposto 1 0 in amichevole sul liechtenstein, gol di andy selva. IL GP DI F.1 venticinque anni mondiali sulla pista di imola il gp di f.1. ha fatto parte del mondiale dal 1981 al 2006: primo vincitore piquet (brabham), ultimo michael schumacher (ferrari). ALESSANDRA PERILLI spareggio di legno finale olimpica di londra 2012, specialità trap: alle spalle di Jessica rossi che vince il titolo in scioltezza, tre atlete chiudono a 93 punti: serve lo spareggio per le 2 medaglie. che dice no alla perilli, solo quarta. 26 riproduzione riservata

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28 start/news indiscrezioni dietro le quinte tutto il peggio di mourinho in un libro di filippo Maria ricci lacrime, litigate furiose, l ossessione per le spie e altri clamorosi retroscena nell opera del giornalista spagnolo diego torres: preparatevi a perdere. l era MourinHo , sugli anni di josé al real Madrid dylan Mart nez, KevorK djansez an, Marcelo del pozo Premessa doverosa: Diego Torres, autore di Preparatevi a perdere. L era Mourinho , non ama Mou e in questi tre anni dalle colonne del Pais lo ha fustigato senza pace. Però va detto, e tenuto bene inmente, che mai nel triennio ilmadrid, Mourinho, o altri protagonisti citati da Torres lo hanno smentito: i suoi racconti (nel libro arricchiti e ampliati) non sono mai stati messi in discussione. Per questo leggere il libro del giornalista che copre il Madrid per il Pais è interessante e per certi versi fondamentale per conoscere un altro Mourinho e capire cosa è realmente successo dietro le quinte della Casa Blanca in questi tre anni di vittorie (poche), polemiche (innumerevoli) e guerre intestine (sanguinose). «Ha pianto! Ha pianto!». Sono queste le parole che aprono il libro di Torres: a pronunciarle è unuomo di Gestifute, la società del potentissimo Jorge Mendes, agente di Mou (e di Ronaldo, Pepe, Di Maria, Carvalho e Coentrao, solo per limitarci a Madrid). José scopre che Sir Alex Ferguson, Clasicos, con Puyol che stende Pepe. Kakà che, dopo un accesa arringa di Mou contro Cristiano Ronaldo («Tusei il fratello di mio fratello, e mi hai tradito!») chiede: «Ma chi è sto fratello?» e Higuain gli risponde: «Jorge Mendes!». Mou che parte sgommando per impressionare i suoi ragazzi, che però col passare del tempo iniziano a prenderlo ingiro: «Pensadiessere George Clooney», dicono, «Ecco lo showche lui considera suo grande amico, ha scelto David Moyes come suo successore e non l ha nemmeno chiamato per dirglielo. Si parte dalla fne e si torna indietro all estate del Alcuni aneddoti: Mou che lascia il fdo Rui Faria a dirigere gli allenamenti, si toglie la maglia e si va a sdraiare lontano al sole: «Sto perdendo l abbronzatura», dice a Drenthe che lo guarda attonito. Mou che, rapito, racconta ai suoi un sogno: «Vinciamo il derby, e vinciamo la Liga»(la prima parte si avvera, la seconda no). Mou, che dopo un Clasico piange rabbioso e disperato nello spogliatoio, tirando una lattina di Red Bull e chiamando «fgli di puttana»i suoi giocatori accusandoli di aver dato la formazione in anticipo ai giornalisti. Un paio di risse, nel dettaglio: quella col Levante, con l armadio Ballesteros che solleva Mou con una mano, quasi sofocandolo, e con l altra manda al tappeto Silvino Louro, preparatore dei portieri del Madrid e rissoso protettore di Mou, e quella col Barça in uno dei conflitti José Mourinho con Sergio Ramos. A sin. con Ronaldo e Casillas, con cui si è scontrato ai tempi del Real Madrid.

29 in panchina josé Mourinho, 50 anni, oggi al chelsea. Ha allenato il real Madrid dal 2010 al 2013 vincendo una coppa di spagna ( ), una liga ( ) e una supercoppa di spagna (2012). di sebastiano vernazza man!», «Mou, tira fuori il manuale di Pechino!», scherzano facendo menzione a unpresunto lavoro tattico sugli attacchi contro difese statiche che Mou ha raccontato ai giornalisti di aver provato in uno stage in Cina, cosa mai avvenuta. Mou che vede fantasmi ovunque: caccia i cuochi e fa cambiare i macellai, fa cercare due volte microfoni spia all hotel dove va in ritiro il Madrid, sospetta dei camerieri, fa controllare i tabulatidei telefoni dei giocatori perché vuole scoprire chi parla coi giornalisti e si fa fare una dettagliata rassegna stampa ogni mattina. Mou che toglie il saluto a Kakà, il suo rapporto con Casillas che si deteriora molto in fretta e che precipita dopo il Clasico del dito nell occhio, quando Iker chiama Xavi e Puyol per scusarsi, le rotture con Ramos, Diarra, Ronaldo, Pepe. Il Mou calcolatore, che pronuncia la frase del titolo: «Preparatevi a perdere» prima del ritorno della semifnale di Champions col Barça (2011), «perché se perdiamo con poco margine potrò dare la colpa all arbitro». L ambiguità di Florentino Perez che gli dà tutto il potere: accettando il ruolo di Mendes, cacciando Valdano, tollerando le sparate sperando che la vittoria spenga ogni incendio. I giocatori che criticano il difensivismo e le scelte tattiche e si ribellano due volte imponendogli di non parlare più degli arbitri, mossa chiave nella conquista dell unicaliga. L accordo col Chelsea a maggio 2012, fatto saltare dalla vittoria in Champions di Di Matteo, ZidanecherompeconMou,consigliaduevolte a Florentino di cacciarlo e nel novembre 2012 indica in Marcello Lippi l uomo ideale per la sostituzione. Tre anni di fuoco, raccontatigrazie a informatori privilegiati, che li hanno vissuti da dentro. Occhio Ibra, dopo Nicole il mattarello vatti a fidare degli amici. ne sa qualcosa nicole Minetti (nella foto sotto), tradita da un suo conoscente chiacchierone, che ha sganciato il pettegolezzo bomba: l ex consigliera della regione lombardia avrebbe una relazione con zlatan ibrahimovic, i due amanti si incontrerebbero in hotel a parigi. non è un gossip a ciel sereno, sotto traccia le voci su una simpatia tra i due correvano già a Milano nel la Minetti attraversa un momento difficile e si è sfogata col settimanale chi: «Ho 28 anni e la mia vita è rovinata. la mattina mi sveglio e non so cosa fare. non escludo di tornare a fare l igienista dentale o di lasciare l italia per sempre». nicole, come altre povere figliole, è vittima della maledizione del bunga bunga. partecipava alle serate del sultano silvio, però, scoppiato lo scandalo e iniziato il processo, l harem è stato chiuso e il lavoro ha cominciato a scarseggiare. Buttarsi su un campione dello sport può essere una soluzione. gli atleti sono belli, ricchi e famosi, e non esibiscono sederi flaccidi, ma duri come il marmo. per dirne una, danilo gallinari, cestista dei denver nuggets in nba, è stato paparazzato con Barbara faggioli, amica della Minetti e sua collega di balletti a villa san Martino. nel caso di ibra non bisogna sottovalutare la variabile moglie. Helena seger, la signora ibrahimovic, è svedese tosta, una specie di tigre scandinava. zlatan sembra finito in un vicolo cieco: se si separerà, prenderà una stangata in tribunale; se salverà il matrimonio, assaggerà il mattarello di Helena. riproduzione riservata 29

30 start/news america di GianluCa Gasparini la ricetta Usa soldi alle curve l ultima trovata di un Club della Mls: i new york red bulls pagano i tifosi per non Cantare Cori volgari allo stadio Il denaro non dorme mai. E non c è nulla che non possa comprare. Pure lo stop alle parolacce negli stadi. La Major League Soccer è preoccupata per la crescente passione degli americani per i cori volgari, a volte veramente molto ofensivi, sugli spalti. Una moda, in alcuni momenti della gara (tipo al rinvio da fondocampo del portiere avversario), più che un sentimento razzista degli ultrà yankee. Che però agita la Mls. Il tema è fnito pure sulla prima pagina del New York Times per un coro in particolare, you suck asshole (peggio del classico vafa...), che arriverebbe attraverso la televisione diritto sui divani americani. E le società cercano di correre ai ripari, minacciando, per esempio, di vietare fumogeni allo stadio. I New York Red Bulls dopo aver inviato una lettera alla tifoseria, come i Real Salt Lake hanno invece deciso di andare al sodo. Dollari in cambio dello stop alle parolacce. Cinquecento per tori scatenati Qui sopra la curva dei real salt lake. in alto, grintosi fan dei new york red bulls. ogni partita niente contanti ma sconti per le trasferte in giro per gli States in cui si registreranno miglioramenti dalle tribune. Pare che l incentivo economico per rottamare le volgarità sia stato ritenuto allettante da alcuni gruppi organizzati di tifo per la franchigia newyorkese Empire Supporters Club e The Viking Army, che avrebbero già spillato al club quattromila dollari ciascuno. Nicola Sellitti Il gioco FIGU senza NOME Bravo Gordon sei lo Schumi dell autobus la gara è sempre con un volante ma dimenticatevi F.1 e roba simile, perché si parla di autobus, a due piani addirittura. in particolare della sfida, andata in scena a blackpool in inghilterra, per trovare il bus driver of the year, cioè l autista dell anno. i finalisti erano 105, arrivati da tutta la Gran bretagna dopo varie selezioni, per una competizione nata nel 1967 a Coventry grazie a John boxall, agente della sicurezza stradale. a parte una prova scritta, ai concorrenti viene chiesto di svolgere una serie di manovre di precisione, di effettuare inversioni, di affrontare chicane, di fare rifornimento e di bloccarsi con una tolleranza minima ad alcune fermate messe a sorpresa sulla strada dai giudici. Chi vince si gode un premio ambitissimo, che va molto al di là delle sterline (quasi euro) versate al vincitore. Conta la soddisfazione di tornare dai colleghi da numero 1. Quest anno, come racconta il quotidiano independent, è toccato a Gordon Cutting, non esattamente il prototipo dell autista di bus. laureatosi in fisica e astrofisica all università di birmingham nel 1992, pensò sarebbe stata una buona idea conoscere l industria dei trasporti in cui voleva lavorare partendo dal basso. presentò domanda come autista e da allora non ha fatto altro. la sfida di blackpool ha dimostrato che è stata una scelta perfetta. blackpool 2013 Un giudice verifca la riuscita di una manovra. drew Hallowell, GeorGe Frey, Colin MCpHerson riproduzione riservata 30 Figurine tratte dalle collezioni Panini. Per gentile concessione dell editore

31 TORINO MILANO PAVIA TREVISO VERONA BOLOGNA PARMA PIACENZA FIRENZE SIENA PISTOIA MACERATA ROMA NAPOLI BARI

32 start/news cambiare sport di paolo piccirillo Cluj e Getafe Questa sì che è cultura M chael dodge il calcio aussie svaligia l ncaa il FootBall australiano ha Bisogno di lunghi : così Fa spesa tra i giocatori usa che non approdano in nba È lo sport nazionale del Paese, il più praticato e seguito, uno strano misto tra rugby e calcio gaelico. Ma il football australiano, da un po di tempo a questa parte, sta facendo spesa per quanto bizzarro possa sembrare nel basket statunitense. In quello universitario, della Ncaa, per essere precisi. A caccia di lungagnoni con grande coordinazione oculo-manuale che, per il tipo di gioco dell Aussie Rules (così viene chiamato ogni tanto), sono molto preziosi. L ultimo arrivato è Patrick Mitchell, quattro anni all attivo con la squadra di North Dakota in Ncaa, che dopo la laurea e nessuna prospettiva in Nba aveva davanti solo l opzione di un contratto in Portogallo. Invece, dopo tre settimane di prova a inizio agosto, ora ha frmato con i Sydney Swans, una delle formazioni di vertice del calcio australiano. Prima di lui lo stesso percorso era stato fatto da Eric Wallace (foto sopra, è quello molto alto...), un passato a far canestro per Ohio State e Seattle prima di approdare ai North Melbourne Kangaroos. E Shae McNamara, un altro ex della Division I di Ncaa. Con la Australian Football League che ha istituito un camp di reclutamento a Los Angeles almeno fno al 2017, puntando soprattutto su ali e centri. Qualcosa di sorprendente, considerato che la Af era in grave crisi alla fne degli Anni 80, con atleti che dovevano cercarsi un secondo lavoro per arrivare a fne mese. Adesso le 18 squadre della Lega attirano una media di 32 mila spettatori a partita e il salario annuale, sempre medio, è di 300 mila dollari (più di 220 mila euro) a giocatore. g.gas. aderiamo a un aquilone per un bambino testimonial vittorio Brumotti. coverciano, trigoria, Formello, Bogliasco, castel volturno, vinovo: alzi la mano chi non ha indovinato tutte le regioni in cui si trovano questi posti. nessuna mano alzata. ovvio. noi amiamo il calcio, siamo colti. sappiamo che sassuolo sta vicino a Modena e che chievo è un quartiere di verona. sappiamo che Bologna è la città delle due torri e genova quella della lanterna. Ma un comune mortale, secondo voi, sa che cluj è una graziosa cittadina rumena? e getafe? un appassionato di golf o scherma sa che getafe si trova vicino a Madrid? o che trabzon è una regione turca, e comunque che con questo nome c entra la turchia? no, non lo sa. il comune mortale pensa anche che seguendo il calcio perdiamo tempo prezioso per crescere culturalmente. eppure abbiamo un ottima conoscenza antropologica del nostro paese: da sempre sappiamo chi sono clivensi, etnei, meneghini e partenopei. perché nonostante si dica che noi calciofili siamo ossessionati e ignoranti, nella vita ci sono cose che si sanno solo grazie al calcio. oggi e domani l associazione Famiglie sma (genitori di piccoli colpiti dalla terribile atrofia muscolare spinale) sarà presente in oltre 50 piazze italiane con l iniziativa un aquilone per un bambino, per raccogliere fondi e migliorare l esistenza. Fino al 12 ottobre sarà inoltre possibile partecipare alla campagna sociale di Famiglie sma inviando un sms o chiamando da rete fissa il numero solidale

33 The NorTh Face presenta La rivoluzionaria alternativa alla piuma Hervè Barmasse, Giulia Monego, Valtournenche, Italy. PHOTO: Damiano Levati IMBOTTITURA ULTRALEGGERA ESTREMAMENTE TERMICA IN QUALSIASI CONDIZIONE STUDIATO per GARANTIRE CALORE ECCEZIONALE, IL RIvOLUZIONARIO ThERMOBALL RIpRODUCE L ISOLAMENTO E LA COMpRIMIBILITà DEL piumino D OCA, MA SI ASCIUGA RApIDAMENTE E GARANTISCE CALORE ANChE IN CASO DI UMIDITà. IL TESSUTO INTERNO ED ESTERNO è IN 100% NyLON (AppROvATO BLUESIGN ) CON UNA RESISTENTE finitura IDROREpELLENTE. Disponibile Da

34 EMERGENZA RAZZISMO/L inchiesta fight R M di marco iaria una, due, tre, quattro curve chiuse per razzismo (beh, l ultima, quella del Milan, per discriminazione territoriale ma fa lo stesso). Ce n è abbastanza per rimettere in discussione, ancora una volta, il mito degli italiani brava gente. Gli stadi di calcio, che for fore di sociologi hanno descritto come campi di battaglia e incubatori dell oppio dei popoli, nel frattempo si sono svuotati, tra concorrenza televisiva e complicazioni burocratiche, eppure l intolleranza sta ancora lì dentro. Anzi, si è amplificata, come se la repressione della violenza fsicaabbiacondotto certagente versoundiabolico piano B: «Non posso fare a botte? Vabbè, allora faccio buu». L allarme è alto, non semplicemente per il fragore delle misure di questo inizio di stagione (la curva della Roma, in realtà, è stata sanzionata per le ofese a Balotelli nell ultima giornata della Serie A ). Se prima te la cavavi con una multa, adesso, alla prima infrazione, scatta automatica la chiusura del settore da cui sono partiti gli insulti discriminatori e, in caso di recidiva, si chiudono le porte dell intero impianto: merito del giro di vite dell Uefa, che è stato recepito anche dalla Figc, col rischio che piccole frange di pseudotifosi possano mettere sotto ricatto i club. Sono le statistiche 34

35 l allarme È alto. il razzismo si fa largo nei nostri stadi e quattro curve di serie a sono state chiuse. ma se le sanzioni si sono inasprite, le società faticano ad adottare misure incisive. che cosa fare? bisogna innanzi tutto promuovere campagne di informazione e interventi culturali. ma se la politica rema contro 35

36 EMERGENZA RAZZISMO/L inchiesta a destare preoccupazione. L Orac (Osservatorio sul razzismo e l antirazzismo nel calcio) raccoglie i provvedimenti del giudice sportivo e le segnalazioni della stampa e scatta la seguente fotografa sui campionati professionistici italiani: nella scorsa stagione si sono registrati 61 episodi di razzismo con 29 tifoserie coinvolte e il totale delle ammende ha sfiorato il mezzo milione di euro ( ), un trend in crescita negli ultimi anni sebbene nel 2007 l autorizzazione preventiva per l introduzione degli striscioni abbia ridotto i margini di manovra dei cretini a buu e cori. Chi osserva il calcio da fuori non si stupisce afatto. Se un ex ministro della Repubblica, Roberto Calderoli, può permettersi di paragonare a un orango la titolare del dicastero dell integrazione Cécile Kyenge, fgurarsi cosa può succedere dentro uno stadio. È stata proprio la Lega Nord a sdoganare in politica un linguaggio sprezzante nei confronti dei terroni, degli zingari, dei negri. E quando il secondo anello blu di San Siro è stato chiuso, il vice segretario del Carroccio Matteo Salvini ha commentato: «Una stronzata». Sì, perché quel coro dei milanisti sui napoletani colerosi e terremotati l aveva intonato lui stesso, quattro anni fa, alla festa leghista di Pontida. Sugli spalti il razzismo becero e ignorante, giustifcato da chi sostiene che allo stadio si va per sfogarsi, spesso si mischia con quello pianifcato a tavolino. A Roma più d uno si è dato alla carriera politicadopo la propaganda anti-immigrati difusa dai megafoni delle curve. Insomma, ognuno si merita la società che ha. È lo stesso ragionamento che affiora quando si mette il naso fuori confne. Il sindacato inglese dei calciatori ha proposto di introdurre la Rooney Rule, in vigore da dieci anni nella Nf: obbligo per le squadre a caccia di un capo-allenatore di sottoporre a colloquio almeno un candidato appartenente alle minoranze etniche. Si dirà: paragone sfacciato con le bassezze di casa nostra. Vero, l immigrazione in Italia è un fenomeno molto più recente rispetto a Inghilterra o Francia. E cosa dire, allora, dell opuscolo preparato dalla Federcalcio tedesca per incoraggiare i calciatori gay a fare coming out? Verrebbe mai in mente alla Figc una roba simile? Risposta scontata: no. In tema di diritti civili, si sa, siamo indietro assai. Come Paese, certo. Tuttavia, per una volta potrebbe essere il mondo del calcio a tirar fuori il coraggio, anziché rifugiarsi negli istinti più conservatori. Di coraggio ne ha avuto, eccome, Kevin-Prince Boateng uscendo dal campo il 3 gennaio di quest anno dopo gli insulti dei sostenitori della Pro Patria. Circondato dall indiferenza, si è fatto giustizia da sé. Gran dibattito, indignazione ai massimi livelli, pene raforzate per i razzisti, e poi? 36

37 Mauro Valeri, sociologo e direttore dell Orac, ha tenuto per due anni i corsi di formazione sull antirazzismo per i club di A, B e Lega Pro, propedeutici all ottenimento della licenza nazionale. «La sensazione generale è che le società, a parte qualche rara eccezione come Lazio, Roma e Monza, fatichino ad adottare iniziative incisive», ha spiegato. «L allarme sull intolleranza è stato sottovalutato per troppo tempo. In Italia ci sono state le norme speciali sulla violenza, ma queste non hanno eliminato i comportamenti razzisti, che anzi sono aumentati, anche perché le curve di estrema destra non sono state smantellate. Adesso, costretti dall Uefa, abbiamo inasprito le sanzioni ma non bastano se non vengono accompagnate da campagne di informazione e interventi culturali». Valeri sta scrivendo un libro su Mario Balotelli simbolo della nuova Italia multietnica. Ha intervistato molti addetti ai lavori ed è rimasto stupito dalla «paura dei calciatori a denunciare i casi di razzismo, la tendenza è quella di minimizzare e voltarsi dall altra parte». Anche le istituzioni sportive hanno le loro responsabilità. Solo recentemente la Federazione ha cominciato ad allargare le maglie regolamentari a favore di una maggiore integrazione dei giovani agonisti nati in Italia ma ritenuti extracomunitari. Da sei anni la Lega Serie A destina le multe dei tesserati per scopi sociali. Lodevole. Peccato che fnora nessun progetto antirazzista sia stato fnanziato, sebbene i comportamenti discriminatori contribuiscano per una buona metà al salvadanaio da un milione di euro. «Stiamo lavorando a un iniziativa concreta e originale», assicurano dalla Lega. Meglio tardi che mai. P.S. Mentre finiamo di scrivere apprendiamo che a Napoli una bancarella ha messo in vendita una maglietta con la scritta Milanisti se fate lavare Balotelli con la varechina puzzerà sempre. Una domanda, a questo punto, resta in sospeso: l Italia del calcio, l Italia tutta, riuscirà ad estirpare questo virus? riproduzione riservata dal 2000, 700 casi e 4 milioni di multe Gli episodi di discriminazione razziale nei campionati di serie a, B, 1ª e 2ª Divisione, coppa italia, campionato Primavera e amichevoli nelle ultime 13 stagioni. stagione episodi ammende 2000/ / / / / / / / / / / / / TOTALE tifoserie Coinvolte Fonte: osservatorio sul razzismo e l antirazzismo nel CalCio (orac). 37

38 emergenza razzismo/gli altri Paesi ma i veri problemi sorgono a est NELLA CARTINA ABBIAMo RIASSUNTo I PRINCIPALI EPISoDI RAZZISTI NOTTINGHAM Maggio 2013: due allenatori lasciano il Notts County dopo due casi di razzismo. Uno avrebbe lanciato una banana con la scritta Fuck off a un giocatore di colore, l altro avrebbe fatto commenti di origine etnica a giocatori di colore. di Luca Bianchin DEL 2013 NEL CALCIo EURoPEo. IN PoLoNIA E UNGHERIA LA TENSIoNE SALE. L INGHILTERRA CoRRE AI RIPARI. IL NoRD DÀ IL BUoN ESEMPIo Europa del razzismo somiglia a un L arcipelago: se si parla di calcio, sembrauninsieme di isole, ognunacon fenomeni propri. Il Paese guida è chiaramente l Inghilterra, non perché sia il migliore ma perché lì si discute: il 7-volte- negro di Suarez a Evra (stagione ) è storia, mentreil2013è l anno di Kick It Out, associazione anti-razzismo attiva dagli Anni 90. Il suo sito recensisce tantissimi episodi avvenuti nel mondo e ora una sua app permette di segnalare a federcalcio e polizia comportamenti discriminatori. Gli episodi negativi non mancano, ma qualcosa si muove. Il Bradford per esempio ha deciso di far sventolare una bandiera arcobaleno, simbolo di uguaglianza e concordia, in tutte le sue partite. Spagna e Portogallo sono luoghi di relativa quiete si parla di razzismo, non di economia, mentre gli ultimi mesi hanno acceso il segnale di pericolo a Est. In primavera, in Bulgaria, i tifosi del Levski hanno sventolato svastiche e croci celtiche. Tra luglio e agosto, in Polonia, i giocatori del Legia Varsavia hanno letto striscioni razzisti esposti dai loro tifosi e pochi giorni fa sono state segnalate scritte discriminatorie a Lviv per Ucraina-San Marino. Non è fnita, purtroppo: l Uefa ha punito Honved (Ungheria), Lech Poznan e Piast Gliwice (Polonia) per comportamenti razzisti, mentre i Balcani restano luoghi sensibili al nazionalismo. In Italia la situazione non è così drammatica (la cartina segnala molti episodi perché più interessanti per il nostro contesto, non perché più gravi) ma è chiaro che le nazioni diesempio sono altre. In questo resoconto di avvenimenti recenti fa bella fgura il Nord Europa. In Norvegia un giocatore del Viking ha accusato un arbitro di razzismo ma, a freddo, il caso è rientrato (e il suo club lo ha sospeso!). In Svezia, quando un raccattapalle di colore è stato insultato da alcuni tifosi dell Hammarby, è stato difeso dalla stessa tifoseria organizzata, che ha condannato l episodio su Facebook e chiesto scusa a nome di tutta la curva. Applausi. SUNDERLAND Agosto 2013: un tifoso del Sunderland che ha fatto il verso della scimmia a Lukaku viene condannato a stare per tre anni lontano dagli stadi. FRANCIA Settembre 2013: un rapporto Lega-Sos Racisme rivela l aumento degli atti di razzismo e xenofobia sui social network. irlanda scozia inghilterra galles LONDRA Settembre 2013, l ex Arsenal Sol Campbell: «Voglio allenare all estero. Tutti dovrebbero chiedersi perché non ci sono manager neri in questo Paese». danimarca olanda belgio lussemburgo MILANO Aprile 2013: Inter multata per euro dall Uefa per i buu rivolti a Emmanuel Adebayor e Kyle Naughton durante la sfida contro il Tottenham. I fatti risalgono al 14 marzo. BUSTO ARSIZIO Gennaio 2013: nell amichevole Pro Patria-Milan, insulti razzisti a Boateng; Prince e il Milan se ne vanno. TORINO Aprile 2013: uno spicchio dello Juventus Stadium si rende protagonista di ululati razzisti nei confronti di Boateng, prima di Juve-Milan. Il giudice sportivo ha poi sanzionato la Juve con euro per cori razzisti contro Boateng e Balotelli. BARICETTA (VENETO) Maggio 2013: un giocatore 12enne del Baricetta (Esordienti, Veneto) è stato squalificato 7 mesi per insulti razzisti a un avversario. ALTO ADIGE Agosto 2013: dieci giornate di squalifica per insulti razzisti a Gaetano Iannini, giocatore del Matera. In Coppa Italia, nella partita Südtirol-Matera, Iannini avrebbe rivolto pesanti epiteti a un giocatore di origini ghanesi, Caleb Ansah Ekuban. ROMA Maggio: 2013: Roma-Milan sospesa per 97 secondi dopo i buu dei tifosi giallorossi a Balotelli e Boateng. Per la prima volta il calcio italiano si ferma contro il razzismo. La Roma paga con 100 mila euro di multa e la chiusura della curva per una partita. ROMA Agosto 2013: Lazio-Udinese. La Curva Nord resta chiusa per i buu razzisti della Supercoppa ma i giocatori indossano maglie con la scritta We love football, we fight racism. portogallo spagna francia svizzera MILANO Settembre 2013: vengono chiuse le curve del Milan, per cori contro i napoletani, e dell Inter, già protagonista di buu razzisti, per cori contro Pogba e Asamoah. 38

39 S-HERTOGENBOSCH Gennaio 2013: cori razzisti ad Altidore in Den Bosch Az, l arbitro vuole sospendere la partita ma lui chiede di continuare. La Toshiba poco dopo toglie il suo marchio dalle maglie del Den Bosch. STOCCOLMA Giugno 2013: un giovane raccattapalle viene insultato dagli ultrà dell Hammarby in trasferta in Lapponia. I tifosi dell Hammarby hanno subito preso le distanze dall episodio, condannando su Facebook e sul sito della squadra il gesto e chiedendo scusa al ragazzo a nome di tutta la curva. MOSCA Marzo 2013: nella partita in casa della Lokomotiv una banana viene tirata dalla tribuna a Samba (Anzhi). norvegia svezia finlandia VARSAVIA Settembre 2013: l Uefa condanna il Legia a una partita a porte chiuse e a una multa di 150 mila euro per striscioni razzisti in due partite di luglio e agosto. MONACO Agosto 2013: un tifoso del Monaco 1860 arrestato e bandito dagli stadi dopo gli insulti a Danny da Costa, giocatore tedesco di colore. RIMAVSKA SOBOTA Febbraio 2013: il giapponese Nakamura lascia il Rimavska Sobota (serie B slovacca) stanco degli insulti razzisti di tifosi e compagni. russia LEOPOLI Settembre 2013: Ucraina San Marino, qualificazioni mondiali: segnalati striscioni razzisti e una T shirt col numero 88 (simbolo del saluto Heil Hitler) in tribuna. germania polonia BUDAPEST E GYOR Agosto 2013: Fare (Football Against Racism) segnala episodi di razzismo da parte della tifoseria di Honved e Gyor in occasione di partite giocate a luglio. rep. ceca slovacchia ungheria croazia serbia italia romania bulgaria ucraina SALONICCO Settembre 2013: scontri violenti tra la tifoseria del Paok ed esponenti di Alba Dorata, partito neonazista con 18 deputati nel parlamento greco. LOVECH Aprile 2013: i tifosi del Levski Sofia in trasferta sventolano per tutta la gara svastiche e croci celtiche inneggiando al compleanno di Hitler. «Tanti auguri» e «Aveva ragione lui» gli striscioni e i cori, accompagnati anche da un fitto lancio di bengala contro le forze dell ordine. grecia turchia LEGENDA ZAGABRIA Marzo 2013: almeno 7 cori nazionalisti dei tifosi croati nella partita contro la Serbia. ZAGABRIA Agosto 2013: Fare (Football Against Racism) segnala episodi di razzismo da parte della tifoseria della Dinamo Zagabria in partite giocate a luglio. israele GERUSALEMME Marzo 2013: il musulmano e ceceno Sadaev segna, 300 ultrà del Beitar se ne vanno. Contro di lui avevano anche bruciato la sede del club. 39 Situazione critica Situazione preoccupante Situazione sotto controllo

40 emergenza RaZZisMO/C era una volta che freddo Sotto, un bel primo piano di Jair. A destra, combatte la neve in una gara sospesa con il Padova. jair da Costa «l È NiGheR, però...» «È nero ma È un bravo ragazzo»: appena arrivato, nel 1962, il neoacquisto dell inter Fu adottato dalla FamiGlia Facchetti e così i compaesani di Giacinto parlavano del brasiliano... ecco un ricordo speciale di quei Giorni di Gianfelice Facchetti Jair ha nove anni e gioca da ala destranelsangregorio, squadra di un oratorio di Milano. Papà meneghino e tifoso interista, mammacubana, ilbambinoportaunnome che irruppe sulla scena disan Siro nel 1962 inpoi. Proprio inquell anno, infatti, Jair da Costa iniziò a vestire la casacca nerazzurra. Fu uno dei primi calciatori di colore a giocare in serie A, condividendo il primato con altri due brasiliani, José Germano de Sales e Faustinho Cané, acquistati rispettivamente da Milan e Napoli nello stesso anno. I due scelti dalle squadre milanesi erano arrivati insieme da lontano, come grandi promesse, dal Portuguesa il primo, dal Flamengo ilsecondo; accomunati da un gol segnato al debutto, vissero sul campo fortune diverse. Mentre Jair divenne uno dei cardini della Grande Inter di Herrera, la parabola calcistica di Germano fu condizionata dalla storia d amore travagliata con la contessina Giovanna Agusta che pur di sposare seguì in Belgio rinunciando a sogni di gloria. Anche Jair aveva un amore, lasciato però ad aspettare in Brasile; si chiamava Mirthes e ci era cresciuto insieme sin dall infanzia trascorsa a Osasco, sobborgo industriale di San Paolo. L attaccante sbarcò initalia con una valigia dicartone, dentrogiustopochecosenecessarieequalche conforto alla nostalgia: una bambola in costume paulista come portafortuna, una foto con dedica da colei che un giorno avrebbe sposato. La Milano calcistica lo accolse come poté, con un misto dicuriosità e diffidenza, «Fa vedè se te se bun de fà cus è! Fai vedere cosa sei capace di fare!»; eccetto la parentesi di un anno alla Roma, 40

41 a casa facchetti sotto: giacinto, suo padre Felice (in piedi) e Jair con lassie, che al brasiliano ricordava un altro cane che da ragazzino l aveva salvato dalle acque di un fume. l Interdivennelasuaseconda casa per dieci anni buoni. Quasi come unfratello maggiore, durante i primi mesi in Italia fumio padre a farglida chioccia, portandolo spesso nel suo quartier generale a Treviglio, a casa per pranzo in mezzo ai parenti seguendo i dettami dietetici di Herrera, a spasso per le vie del paese, persino al cimitero dov era sepolta mia nonna e dove all uscita era atteso da un orda dicompaesaniper firmare autografi. «L è nigher ma l è un brao scet! È nero ma è un bravo ragazzo...». Del resto, non s era mai visto uno come Jair in quello spicchio di nebbia padana... Nacque unabellaamicizia, soprattuttoper i primi arrivi lui, GeRMaNO e cané pionieri in serie a unamanieramoltosimiledisentirelavita, come se la saudadefosse solo una versione più romantica della nostalgia tutta lombardadiun bergamascosenzamontagne quale papà era. Con radici più vicine di ogni apparenza, condivisero chilometri e chilometri di strada verso Appiano Gentile o di ritorno da San Siro, fino al giorno in cui l ambientamento fu cosa fatta, Jair a Milano era ormai di casa. Mattatore in campo per i difensori avversari, col passare degli anni l attaccante brasiliano divenne sempre più una figura trascinante per i suoi compagni, la malinconia dei primi tempi cedette il passo a una simpatia irresistibile. «Ricordo che durante il campionato vinto in rimonta sul Milan c inventammounritoscaramantico:prima di scendere dal pullman toccavamo tutti prima un galletto giallo di gomma, poi il naso di Jair che rideva divertito! Era la nostra mascotte!», racconta Tarcisio Burgnich. Una volta, vedendo mio padre fasciarsi i piedi prima di una partita, pensò che lo facesse per indossare scarpe più piccole di un numero. Lo prese in giro dicendo che quella cosa non avesse senso, «Facco, sei matto? Non penserai mica di fare entrare Milano dentro Treviglio?». Impossibile? Macché, qualcosa disimile è accaduto. In un giorno lontano del 1962 il dribbling di Jair da Costa lo catapultò dal Brasile in Italia, in un pezzo di prato sconosciuto alui e aglispettatoristessi, un rettangolo verde del pianeta che avvicinava persone e culture diverse con la scusa di tirare due calci al pallone. Fu davvero un bell incontro, scintillante, tanti altri ne avrebbe portati e tanti ne porterà. Nel frattempo, altri Jair crescono. cesare colombo, cesare gal mbert riproduzione riservata 41

42 emergenza razzismo/il guardalinee Mohamed Mahmoud Atta Alla Mostafa a me scivola tutto, anche gli sputi! a tutto campo Mohamed Mahmoud atta alla Mostafa, 36 anni, da 11 in italia, sventola la bandierina sui campi della Lega pro. in tutto, dalla terza Categoria in su, sono 392 gli arbitri e assistenti di colore. Le regioni che ne hanno di più sono Lombardia (98), emilia-romagna (79; 44 solo nella provincia di parma) e piemonte (54). di fronte alle provocazioni razziste dei tifosi, l assistente egiziano di lega pro non fa una piega. «anzi, Mi CariCano. e poi Metto tutto a referto...» di Silvia Guerriero ŷ foto di Maurizio Cogliandro Quando si parla di razzismo negli stadi, la solidarietà va subito ai giocatori presi spesso di mira dai tifosi. Ma pensate agli arbitri, beccati già in quanto tali: chi è di colore rischia di essere insultato il doppio! «Per fortuna gli episodi si limitano all ignoranza di una piccola frangia del tifo», sorride, senza risentimento alcuno, Mohamed Mahmoud Atta Alla Mostafa, l assistente egiziano di Lega Pro in forza alla Sezione 1 di Roma. Viene dal Cairo, ha 36 anni, una moglie «molto molto bella» e due bambini piccoli (Karim di 4 anni e Mazen di 3 mesi), è in Italia da 11 e parla alla perfezione la nostra (ormai praticamente la sua) lingua: «Mi sono integrato benissimo, ormai il mio Paese è questo, il mio futuro è qui». Come ci è arrivato? «È stato un caso, perché il Ministero dei Giovani del Governo egiziano organizza ogni anno un concorso per favorire lo scambio culturalenelmondo. Io ciho provato nel 2002 e mi hanno scelto per andare in Germania: sono stato fortunato, perché ne prendevano solo dieci. Da lì ne ho approfttato per venire in Italia perché ho uno zio che ci vive: ho iniziato a lavorare nella sua impresa edile, poi mi sono dato da fare per trovare la mia strada». L ha trovata? «Sì, anche se non insegno più come quand ero in Egitto (è laureato in Lettere, ndr). Adesso faccio il consulente al Fondo sociale europeo e, fno all anno scorso, ho lavorato anche al Centro servizi immigrati. Sono però riuscito a continuare con la mia passione per l arbitraggio, facendo il guardalinee». Come nasce questa passione? «Da mio papà, che faceva l allenatore (in Egitto e nella serie A dell Arabia Saudita). Ha trasmesso l amore per il calcio a quasi tutti i suoi fgli: siamo 4 fratelli e 3 sorelle e tutti, tranne l ultimo, arbitriamo! Mia sorella maggiore è la più arrivata : lei è arbitro internazionale, ha fschiato anche a un Mondiale under 20». Nessuno ha fatto il calciatore? «Noi maschi non eravamo abbastanza dotati e le ragazze non ne hanno avuto la possibilità, visto che allora non esistevano squadre femminili. Io ho giocato fno a 16 anni, poi nel 97 ho iniziato ad arbitrare. In Egitto il sistema è diverso: puoi fare sia l arbitro sia l assistente e io ho ricoperto entrambi i ruoli. Quando sono arrivato qua, a 25 anni, ero già vecchio per il fschietto, quindi mi hanno consigliato di fare il guardalinee». In genere vengono più insultati gli arbitri, che prendono la maggior parte delle decisioni, o i guardalinee, che sono a contatto col pubblico? 42 riproduzione riservata

43 la passione per il calcio viene da mio padre, che era allenatore. Siamo 4 fratelli e 3 sorelle e tutti, tranne l ultimo, arbitriamo «Entrambi sono presi di mira dai tifosi, dipende da dove questi reputano che ci sia stato l errore. Il problema è che spesso i tifosi sono ignoranti, nel senso che ignorano le regole, che tra l altro cambiano molto spesso». Lei, che ha fatto sia l arbitro sia l assistente, in quale ruolo ha ricevuto gli insulti più fastidiosi? «Sicuramente come assistente, è peggio perché noi siamo vicini al pubblico e legati a una linea come il treno, non possiamo uscire dai binari. E vi assicuro che viene giù di tutto, oltre agli insulti». Ne riceve spesso di matrice razzista? «Ne ho sentiti tanti, ma sempre da piccole frange del tifo. Ricordo in particolare una volta, in un campo del Sud, in cui non ne potevo più: mi hanno sputato addosso praticamente per l intera partita». Lei come reagisce agli insulti? «Non reagisco afatto, mi lascio scivolare tutto addosso... sputi compresi! Anzi, tante volte mi caricano, mi aiutano a restare concentrato. Poi naturalmente scrivo tutto a referto». Qual è l insulto peggiore che ha ricevuto? «Mi dicono spesso marocchino di merda. A me, che sono egiziano! Vedete che certi tifosi sono proprio ignoranti?!». Le è mai capitato di ricevere invece epiteti razzisti da parte dei giocatori in campo? «No, per fortuna mai. Anche perché sanno che cosa rischiano Scherzi a parte, spero non lo abbiano mai fatto per convinzione loro, non per paura delle sanzioni. Dico spero, perché i giocatori sono fondamentali per educare il pubblico: loro devono dare il buon esempio». Spesso però sono presi di mira proprio per il colore della pelle: lei che cosa prova quando sente i buuu e i cori razzisti negli stadi? «Mi viene molta rabbia, perché mi sento coinvolto in quanto straniero. Avremmo dovuto superare questo problema molto tempo fa, è assurdo parlarne nel Bisogna fare qualcosa, educare le nuove generazioni all accoglienza». La chiusura delle curve può essere una soluzione? «Provvedimenti del genere vanno presi subito. Io vedo due soluzioni. Una immediata, attraverso i media e i programmi sportivi in tv, che i tifosi seguono, per far arrivare il messaggio a chi frequenta gli stadi. Poi una a lungo termine, che inizi dalla scuola: i bambini devono imparare subito che la diversità non è afatto un problema, bensì un opportunità di accrescimento. Posso sottolineare però una cosa?». Prego. «Ci tengo a dire che l Italia non è razzista. Il calcio nemmeno: lo dimostra ilfatto che all Associazione Italiana Arbitri mi hanno accolto subito a braccia aperte. Mi è bastato mostrare il tesserino e mi hanno dato accoglienza e fducia. Li devo e li voglio ringraziare: loro, per primi, mi hanno fatto subito sentire a casa». riproduzione riservata riproduzione riservata 43

44 emergenza razzismo/a ruoli invertiti c È un bianco a cui fanno booooth! matthew booth giocò con il sudafrica ai mondiali 2010 e la stampa estera confuse il tifo con i buuu. in zambia l italiano pellacini» un altro esempio di integrazione riuscita di filippo maria ricci le due storie che ci arrivano dall Africa parlano d integrazione più che di razzismo. Matthew Booth e Fabio Pellacini sono due calciatori bianchi che a modo loro, e con eco diferenti, sono riusciti a integrarsi in realtà sportive molto nere. A metà Anni 90 Nelson Mandela stava guidando il Sudafrica nella difcile trasformazione da Paese dell apartheid a Paese Arcobaleno. Mandela intuì subito che lo sport poteva giocare un ruolo decisivo nella transizione e abbracciò col suo carismaitregrandieventiorganizzatidal Sudafrica: i Mondiali di cricket e rugby del 95, la Coppa d Africa del 96. Per l impatto globale il Mondiale di rugby assurse a manifesto di unità nazionale e il rugbista nero Chester Williams diventò l uomo copertina dell evento. Un nero che giocava con i bianchi, in uno sport da bianchi. La biografa di Williams ha rivelato che dietro le quinte l integrazione era molto più problematica di quanto si fosse venduto, però al tempo il Sudafrica aveva bisogno della sua storia. Quattordici anni dopo, i colori si sono rovesciati: alla Confederations Cup del 2009 e al Mondiale dell anno dopo l uomo copertina, in termini d integrazione, della nazionale di calcio sudafricana era un ragazzo di quasi due metri: Matthew Booth. Unico bianco in una selezione di neri o mulatti. La stampa internazionale gridò allo scandalo perché pensava che allo stadio i tifosi neri sfogassero la rabbia attaccando Booth con dei sonori boooo. Non sapevano che in realtà lo stavano sostenendo. Gridavano il suo nome: «Boooooth». Matthew, tipo di spirito, d esperienza e con una bella testa, sfruttò il momento per partire in contropiede contro il razzismo: «Sono cresciuto in un quartiere medio borghese di Cape Town», ha raccontato in campo Matthew Booth abbracciato ai suoi compagni durante l inno nazionale ai Mondiali sotto, impegnato nel match contro il Brasile. 44 riproduzione riservata

45 compagni e amici Fabio pellacini, 27 anni, sorridente con un giocatore zambiano ai tempi in cui giocava con i Green Buffaloes. il Caso L allenatore della nigeria Contro i CoLLeGHi Via dall Africa i c.t. europei stephen Keshi è l allenatore della nigeria. alle spalle un ottima carriera come calciatore tra africa ed europa (anderlecht) e un mezzo miracolo: aver portato il togo al mondiale (per poi essere sostituito da un allenatore bianco, disastroso). su Keshi è in corso un indagine da parte della fifa, chiamata a giudicarlo per un presunto caso di razzismo: l allenatore belga del malawi, tom saintfiet, aveva criticato per motivi di sicurezza la scelta della città nigeriana calabar per la disputa di una gara di qualificazione mondiale tra le due nazionali. in un intervista telefonica Keshi ha risposto duramente: «tutti giocano a calabar, è una delle città più sicure della nigeria. se davvero vuole lamentarsi con la fifa, beh, che se ne torni in belgio. lui non è africano, è un tipo bianco e dovrebbe tornarsene in belgio. È matto». la federazione del malawi ha denunciato Keshi, la fifa ha aperto un inchiesta, il tecnico nigeriano due settimane fa ha mandato la sua memoria difensiva e ora si attende il verdetto. all inizio dell anno Keshi aveva fatto scalpore con altre dichiarazioni: «i bianchi vengono in africa solo per i soldi», disse riferendosi in particolare agli allenatori. «non fanno nulla che noi neri non siamo in grado di fare. non sono razzista, le cose stanno così. le federazioni africane quando scelgono un allenatore nero pretendono che vinca subito il mondiale. ai bianchi concedono tempo per adattarsi. un atteggiamento poco professionale che sta uccidendo il nostro calcio. non è una questione di bianchi o di neri, ma di preparazione». tecnicamente, Keshi non ha tutti i torti: allenatori bianchi sconosciuti che in europa non sono minimamente considerati in africa ottengono panchine e contratti importanti. e i risultati faticano ad arrivare. f.m.r. alla Bbc. «Da piccolo a scuola sono stato costretto a giocare solo a rugby e a cricket su prati immacolati. Sport bianchi che ti venivano, né più né meno, fattiingoiare a forza. Però mio padre amava il calcio e m iscrisse a un club che accettava bambini di ogni colore. Cosa non solo non scontata al tempo ma anche illegale viste le leggi dell apartheid. Io giocavo con neri e mulatti su campi distrutti, i miei compagni di scuola nemmeno li vedevano». Booth ha fatto carriera nel calcio e a un certo punto ha sposato una bella ragazza (seconda a Miss Sudafrica) che faceva la baby sitter ai fgli di un suo compagno. Sonia Bonneventia è nera, di Soweto: «Un quartiere meraviglioso», dice Booth.«Dove vado regolarmente perché i nonni dei miei fgli vivono lì e ci andiamo con i compagni di squadra quando usciamo la sera». Calcio, famiglia, socializzazione: tutto in nome del sangue misto e della lotta al razzismo. Fabio Pellacini oggi gioca nella Royal Fiore, squadradieccellenzadifiorenzuola. Due anni e mezzo fa però era in Serie A. Quella dello Zambia, con i Green Buffaloes, la squadra dell esercito. Andato a trovare un cugino che lavorava per l Unione Europea, dopolunghe traversie burocratiche Fabio è riuscito a giocare 6 partite nel campionato locale: «Tatticamente ero apprezzato, fsicamente sono sopravvissuto Ero l unico muzungu (bianco; ndr) del campionato e sono diventato un mezzo personaggio. Qualche intervista, la curiosità degli avversari, lo scherno dei tifosi. Io? Felicissimo. Lecose sono andate bene tanto che mi hanno chiamato i Kaizer Chiefs, colosso sudafricano. Provino buono ma niente contratto perché avevano già troppi stranieri. Mi hanno oferto un prestito altrove e ho rifutato, pentendomi appena rientrato in Italia». riproduzione riservata shaun Botter LL, CHr st an L ew G riproduzione riservata 45

46 emergenza razzismo/gli altri sport Carlton Myers una ferita che brucia l ex cestista azzurro parla dell intolleranza con Speranza MiSta a rassegnazione. perché ricorda un umiliazione dura da digerire di Fabrizio Salvio Mi arriva alle spalle senza fare rumore. Avverto calore sul braccio, poi lo scorrere di qualcosa sulla pelle. Mi aveva pisciato addosso. Mi volto di scatto e vedo il suo sorriso: beffardo, compiaciuto. Solo quello, nient altro: non un insulto, non una provocazione. Neanche una parola. Mi ci è voluto parecchio tempo per superare questa cosa, non so in che altro modo definirla, e ci sono riuscito solo il giorno in cui, purtroppo, mi sono vendicato. Anni dopo». Carlton Myers, padre caraibico e madre italiana, cresciuto a Rimini, carnagione «leggermente più scura ma tanto basta ai razzisti in servizio permanente, racconta senza enfasi l episodio che più di tutti, e ce ne sono stati, lo ha segnato, facendogli sentire per intero il peso greve della discriminazione, dell intolleranza, della stupidità. Non ci sono rabbia o sconforto nelle sue parole; solo quando pronuncia quel purtroppo, a proposito della sua reazione consumata a freddo, incrina il tono della voce. «Avevo 12 o forse 13 anni, quando è successo. E a quell età tendi ad aggravare, ingigantire, dilatare tutto. Oggi io e quella persona siamo amici». Oggi, lui che ha regalato all Italia del basket un oro all Europeo del 99 e che ha andrew howe atletica Io insultato? Solo a calcio «attenzione a parlare di razzismo: a me sembra più una moda che un problema reale. adesso non puoi dire niente a uno di colore che subito ti danno del razzista! credo che la questione, in italia, sia più di integrazione, di xenofobia: la situazione non è bella e ci si sente travolti da quelli che vengono da fuori. e poi, diciamolo: parlare di razzismo nel 2013 è fuori luogo, almeno qui da noi. il razzismo è quello di due secoli fa, quando c era la schiavitù! per quanto riguarda quello che succede negli stadi, lì sì, bisogna fare qualcosa. gli organizzatori dovrebbero mettere degli steward con dei manganelli e vedete che quei quattro idioti che fanno buu la smettono subito. come in inghilterra: là non succede mai, perché le punizioni sono esemplari. io farei così: al primo ìnegro bastardo, fuori a calci nel sedere. uno fa resistenza? Manganellate. Scusate se sono un po duro io che col razzismo non ho mai avuto problemi, ricordo l unico episodio negativo proprio legato al calcio. la mia squadra stava vincendo 5 a 0, io ho fatto il sesto gol e tutti lì a urlare buu ma solo perché stavano rosicando, mica perché sono razzisti! infatti i tifosi se la prendono solo coi più forti. come con Boateng a Busto arsizio: ha fatto bene ad andarsene, anch io mi sarei comportato così. giusto per insegnare un po di educazione». s.g. 46 riproduzione riservata

47 con la nostra coppa carlton myers nel maggio 2000 bacia la sportweek cup dopo aver vinto il campionato con la Fortitudo bologna (la squadra in cui ha giocato dal 95 al 2001) al palaverde di treviso. fatto da portabandiera dell Italia ai Giochi disydney, parla dirazzismo con speranza mista a rassegnazione. «La speranza me la dà papa Francesco, che ha invitato il mondo a pregare per la pace minacciata dalla rivolta popolare in Siria. E, da credente, sono certo che la preghiera sia stata ascoltata, visto che il rischio di un coinvolgimento militare di Stati Uniti e Russia sembra scongiurato, almeno per ilmomento. Seabbiamo ottenuto questo, allora posso sperare che problemi, tensioni e conflittimeno globali possano essere superati dal rispetto e dalla reciproca tolleranza. Ma non so se il nostro Paese è pronto. Non riesco a immaginarlo se penso che, qualche settimana fa, in una partita amatoriale di basket, sono stato ancora una volta insultato. Non mi è mai successo in campo, tra giocatori, sempre e solo dal pubblico. Ma a chi mi offende non ho mai dato la soddisfazione di una reazione, se non sul campo. Mio padre, emigrato in Inghilterra agli inizi degli Anni 60 e a sua volta vittima di discriminazione, mi aveva messo in guardia. I suoi avvertimenti hanno indurito il mio carattere. Poi la fede mi ha cambiato, e continua a correggere i lati negativi della mia personalità. Così, a proposito di chi ti vomita addosso insulti per il fatto di avere una pelle di colore diverso, penso: queste persone, i giovani soprattutto, quali esempi hanno? Quali insegnamenti ricevono da genitori, politici, insegnanti? Da coloro che definiamo adulti?». valentina diouf pallavolo Come Mario, ma senza buu «dico la verità: da quando ho cominciato a giocare non ho mai avuto problemi. Forse la pallavolo è un bell ambiente, e ci sono persone mediamente intelligenti. o forse sono stata solo fortunata. probabilmente tutte e due le cose insieme. posso solo dire di un fatto più simpatico che altro. l anno scorso mia mamma è venuta a vedermi a Busto arsizio. lei è bionda e ha gli occhi verdi, la gente non sospetta che sia mia madre. c erano due spettatori di una certa età che facevano commenti su di me: ìma quella lì come fa a essere italiana?. ìeh, sarà come il Balotelli. Mia mamma si è molto divertita! con le persone che conosco a volte succede una cosa strana. Mi capita di sentire commenti più o meno razzisti fatti su altre persone, e allora magari chiedo: ìscusa, e io?. allora di solito mi rispondono: ìah, ma tu non fai testo. ìtu sei una di noi. resto stupita, non so se dovrei arrabbiarmi o esserne lusingata... Ma di fronte a frasi veramente razziste non ci metterei niente a darti dell ignorante. a volte mi chiedo cosa avrei fatto io al posto di Boateng, quella volta che, proprio a Busto, la gente ululava dalla tribuna. non lo so: non tutti i giorni sono uguali, la tua reazione, con l adrenalina della partita, può essere imprevedibile. Ma credo che anch io me ne sarei andata». Mario Salvini roberto tedesch, atsush tomura, Francoss debernard riproduzione riservata 47

48 emergenza razzismo/la storia Il calcio a Rosarno controrivolta di squadra nel paese calabrese teatro nel 2010 degli scontri tra extracomunitari, polizia e italiani, È nata la koa, formazione composta dagli immigrati della tendopoli. creata da un parroco instancabile nel nome dell integrazione, giocherà in terza categoria. schierando gervinho, balotelli e bùffon... di luca castaldini ~ foto di andy rocchelli 48

49 sul campo di palmi L allenamento della Koa e, a sinistra, alcuni dei giocatori nelle tende in cui vivono a San Ferdinando, frazione di Rosarno. Moussa il portiere poteva forse non beccarsi il nomignolo di Bufon?Anzi, Bùfon, pronunciato con l accento sulla u. I soprannomi degli altri giocatori invece derivano dalle somiglianze: Diouf, che in patria, vicino a Dakar, studiava flosofa all università, così statuario sembra Yaya Touré. Mgom, con quell accenno di rasta, diventa subito Gervinho, mentre Babou, pure lui senegalese, ha i modi garbati e un portamento alla Ogbonna. C è persino un sosia di Sumbu Kalambay, pugile italo-zairese degli Anni 80. Diop invece, siccome se ne va in giro con lo zainetto della Juventus, è diventato Asamoah : in fondo è un bel torello pure lui. E i pantaloni della tuta del Milan, 49

50 emergenza razzismo/la storia spogliatoio all aperto La Koa sul campo Garanta di Palmi (Rc), paese a una ventina di chilometri da Rosarno. Gli spogliatoi saranno agibili fra tre mesi. In campionato la squadra giocherà invece al Giovanni Paolo II di Rosarno. 50

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52 emergenza RAzzIsMO/La storia assieme a un idea di cresta nei capelli, sono valsi al bomber Mamecheikh l appellativo di Balotelli. Poi c è Ibrahim lo chef, uno dei dirigenti-volontari-tuttofare della Koa Bosco, la squadra compostada soliimmigrati africani, la prima probabilmente in Italia. È sorta da pochi mesi proprio nella frazione di Bosco, a Rosarno, paese della piana di Gioia Tauro (15 mila abitanti e circa 500 afliati alle ndrine) che fu scenario della rivolta degli extracomunitari scoppiata tra il 7 e il 9 gennaio di tre anni fa. VIVA IL PARROCO Koa è l acronimo di Knights of the Altar, sigla di antiche organizzazioni cattoliche ripresa 80 anni fa da Don Bosco e utilizzata da un gruppo di chierichettidella parrocchia di don Roberto Meduri, il papà di questa formazione prossima al debutto in Terza categoria il 20 ottobre. Il parroco di Sant Antonio da Padova fsico da fantino ma forza interiore da supermassimo della misericordia coltivava da anni il sogno di utilizzare lo sport e il calcio per innescare un percorso d integrazione tra gli C È un ex nazionale Tra i giocatori della Koa Bosco c è anche il senegalese Khadim Gaye, 25 anni. È stato nominato capitano della squadra e in gioventù arrivò fino alla nazionale Under 17 del suo Paese. italiani e gli africani, che qui nella stagione della raccolta degli agrumi possono arrivare a duemila. La loro vita in Italia si ripete sempre uguale: sveglia alle 5, appostamento sulla Strada Nazionale che collega Rosarno a Gioia Tauro in attesa di un caporale che li carichi per portarli a raccogliere agrumi (o, più raramente, le olive) e poi lavoro nei campi dalle 7 fno alle Con una paga quotidiana di 25 euro oppure di 1 euro a cassetta per i mandarini e 50 centesimi per le arance. In più, ovviamente, c è l efetto-crisi, che qui si sente tantissimo: il prezzo al chilo degli agrumi è sceso da 20 a centesimi e non sono pochi i proprietari dei terreni coltivati secondo i quali «ormai, con le spese che ci sono, sarebbe meglio lasciare arance e mandarini sugli alberi, tanto non si guadagna più». Eppure qui gli arrivi degli extracomunitari non diminuiscono, anzi. «Sapete perché?», spiega don Roberto. «Ci sono le tende, che per questi ragazzi spesso disperati rappresentano una sicurezza altrove impossibile da trovare, una casa insomma». Nel loro Paese, infatti, non possono più tornare: «È come se là fossero stati condannati a morte. Per divergenze religiose, per guerre civili in corso o passate. Uno di loro è scappato perché a 19 anni mise incinta la fdanza- I ragazzi non possono tornare nel loro Paese, è come se li avessero condannati a morte don Roberto Meduri 52

53 ta, ma siccome le rispettive famiglie erano di religioni diverse, dovette andarsene. E lui quel fglio non l ha mai visto». non solo CALCIO Tracce di calcio, cibo e spazzatura vicino a una delle 72 tende del campo di San Ferdinando dove abitano tutti i giocatori della Koa. Venne allestito dopo i tragici fatti del gennaio tutti In tenda La casa (le virgolette sono ancora d obbligo) dei ragazzi della Koa, che vestirà maglie gialle e verdi per celebrare i colori dell Africa, è la tendopoli di San Ferdinando, frazione di Rosarno distante una manciata di chilometri dal paese e stretta tra lo smisurato porto di Gioia e la Strada Nazionale. Vie larghe senza segnali, illuminazione e linee di mezzeria portano a questo campo dove non ci sono più né acqua calda né elettricità. Finito il periodo dell emergenza e poi i contributi delle associazioni religiose, da sei mesi nelle 72 tende blu del Ministero degli Interni si vive al buio e senza docce calde. Per tutti questi motivi il compito di chef Ibrahim non è così semplice: preparare pollo e riso prima dell allenamento, di per sé, gli viene automatico. È il doverlo fare in tenda che è un insulto alla vita. «E dire che a due passi da qui, a Medina, è già pronto un centro nuovo di zecca che potrebbe ospitare 120 persone», spiega don Roberto, 36 anni e un telefonino che non smette mai di suonare e annunciargli grattacapi. «Sono moduli dotati di tutti i servizi, aria condizionata compresa, ma siccome non ci sono i fondi per iniziare a gestirlo, per ora rimane chiuso». Don Roberto, che prima di Bosco di Rosarno era vice parroco a Polistena con don Pino De Masi dell associazione Libera, per mettere in piedi la squadra ha dovuto vincere anche la resistenze degli extracomunitari stessi. «Al primo raduno, lo scorso febbraio, si presentarono in 300, tant è che a vederli arrivare in massa qualcuno pensò addirittura a un altra rivolta... Oggi in rosa ne abbiamo circa 30, tutti con il permesso di I FATTI NEL GENNAIO 2010 PER 3 GIORNI FU L INFERNO La rivolta di Rosarno (Rc) divampò il 7 gennaio Dopo il ferimento con un arma ad aria compressa di due lavoratori extracomunitari da parte di ignoti, centinaia di stranieri invasero le strade per poi scontrarsi con le forze dell ordine. Molti i cassonetti rovesciati e le auto distrutte. La protesta continuò anche l 8, quando partì la caccia all immigrato: in serata due extracomunitari furono feriti da colpi di fucile e altri due ricoverati, colpiti da sprangate. Nella notte, 320 immigrati furono trasportati nel centro di prima accoglienza di Isola Capo Rizzuto (Kr). La rivolta si concluse la mattina del 9. Gli extracomunitari trasferiti nei Cpa furono Il 10 gennaio, le ruspe distrussero rifugi e dormitori degli immigrati. 53

54 EMErGENzA razzismo/la storia soggiorno. Prima abbiamo selezionato le persone e poi gli atleti. All inizio ad alcuni di loro i connazionali dicevano: Non andate nella squadra, è un altro modo per sfruttarvi. Ma ormai abbiamo superato anche questa». Tecnicamente, molti dei prescelti sembrano di un livello superiore alla Terza categoria. La mancanza di un campo d allenamento in estate e il lavoro sulle spiagge ha arrugginito la truppa, ma qui c è gente di talento come il capitano Khadim (anche lui proveniente dal Senegal, nazione leader dello spogliatoio davanti a Ghana, Mali, Burkina Faso e Congo), leader silenzioso della squadra con un passato nell Under 17 del suo Paese, dove giocò insieme a Dame N Doye, oggi alla Lokomotiv Mosca. gatitra loro. «Così lì in mezzo non sai mai che succede o chi va a cercare una sistemazione disperata». Al Terzo stradone ecco il campetto di calcetto in sintetico dove la Koa si è allenata da febbraio a maggio. «Poi è stato meglio andarsene», si morde la lingua don Roberto. Non ha voglia di fare polemiche, sa meglio di tutti che l operazione Koa da queste parti è delicata. I ragazzi della squadra, nessuno dei quali partecipò ai drammatici fatti del 2010, per primi dicono che quanto accade qui «non bisogna chiamarlo razzismo, ma ignoranfine SETTIMANA AL LAvOrO Finito l allenamento del giovedì, uno dei ragazzi della Koa è alla stazione di palmi per andare poi via traghetto sulle spiagge siciliane dove lui e diversi suoi compagni lavorano fino all inizio della stagione degli agrumi. MAGLIE IN MACCHINA Con la sua tenuta da curato casual jeans e T-shirt nera don Roberto passa l intera giornata a drizzare storture e a superare ostacoli. Uno dei (pochi) benefattori di questa squadra alla disperata ricerca di fondi, il presidente della Viola Basket Giancesare Muscolino, gli ha appena regalato l intera fornitura tecnica e allora lui riempie la sua utilitaria di magliette, calzettoni e scarpe fn quasi a non riuscire a trovare posto per guidare. Poi, per aiutarci a comprendere come funziona da queste parti, lungo la Strada Nazionale indica il centro sportivo iniziato e oggi sepolto dalle erbacce cresciute in questi anni di abbandono totale. «Abbiamo chiesto il permesso di utilizzarlo. L avremmo ripulito noi. Niente: ci hanno detto di no». Poi ci guida in un altro luogo dove la civiltà e il progresso sembrano entrati in coma: i 12 Stradoni. Potenza della lingua italiana: gli Stradoni, paralleli tra loro, sono larghi sì e no due metri, lunghi un paio di chilometri e non colle- Al primo raduno si presentarono in 300. Qualcuno pensò a un altra rivolta don Roberto Meduri 54

55 za». Sta di fatto che anche quando è stato il momento di allenarsi al Giovanni Paolo II, dove giocheranno le gare casalinghe di Terza categoria, il don hadeciso di declinare l invito delsindaco Elisabetta Tripodi e approfittare dell immediata ospitalità arrivata da Palmi. Lì, a una dozzina di chilometri dalle tende, il sindaco Gianni Barone e il consigliere comunale Rocco Surace hanno concesso il campo Garanta, dove adesso il gruppo allenato da Domenico Mammoliti sta disputando la preparazione precampionato. Ripulito e bonifcato anche dagli stessi ragazzi della squadra, è privo ancora degli spogliatoi. O meglio, ci sono, ma per rimetterli in funzione serviranno almeno tre mesi. STADIO WOJTYLA Lo stadio dedicato a Papa Wojtyla ospitò invece le partite della Rosarnese fno a quando, primo caso in Italia, due anni fa un giudice sentenziò la confsca della società a conclusione del processo a carico dei presunti afliati al clan Pesce, potente famiglia cui appartiene anche Francesco, DOCCE E burocrazia in attesa di utilizzare quelli di palmi, la Koa dopo l allenamento deve spostarsi di un paio di km fino agli spogliatoi del campo da rugby. dove il ìpresidente, don roberto (in alto a destra), sistema coi ragazzi la questione-documenti. ex capitano della squadra e pure lui all epoca arrestato. «Il progetto portato avanti da don Roberto e dai suoi preziosi collaboratori ha una potenza simbolica notevole per il nostro territorio», commenta il sindaco Tripodi. «Rosarno in gran parte ha superato i fatti tragici del 2010 e questa squadra aiuterà questo difcile ritorno alla normalità». A proposito di collaboratori: don Roberto per ora ha più aiutanti che sponsor. Oltre a Mammoliti, l altro componente della indafaratissima trinità è Domenico Bagalà («Ero solo il ds, ma siccome i problemi non fniscono mai chiamatemi pure direttore generale»). In questo periodo sembra destinato alla mobilità, sia purtroppo sul lavoro che non ha (è esattore delle tasse), sia perché da dirigente, sul triangolo Gioia-Palmi-Rosarno, fa a gara con Don Roberto per numero di problemi da risolvere. Sistemato quello delle divise e in attesa di trovare un pullmino per la squadra, Mimmo Bagalà si divide tra i rifornimenti di beni come riso o latte all accompagnamento dei ragazzi in stazione. Finito l allenamento e fatta la doccia negli spogliatoi del campo da rugby distante un paio di chilometri, molti stranieri trascorrono la notte tra treno e traghetto per raggiungere la costa orientale siciliana, dove nei mesi caldi lavorano come ambulanti sul litorale. Condizioni di vita ai limiti della sopravvivenza, tende come case, lavoro mal pagato: le avrebbero tutte questi ragazzi per abbattersi. In realtà, come una squadra normale, tra di loro non di rado scherzano e si divertono. E quando si parla dei pronostici per il campionato, Khadim e gli altri trovano persino il modo diportare a Rosarno l ottimismo: «Noi il campionato lo vinciamo». riproduzione riservata 55

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57 P.58 P.60 P.66 ZOOM in barba all emozione foto di Patrick SemanSky Loscotto del debutto. E che debutto! Jonathan Schoop, 21enne olandese alla prima in Mlb coi Baltimore Orioles, frma un fuoricampo ed è protagonista nella vittoria per 9 a 5 contro i Toronto Blue Jays. E viene battezzato così dai compagni di squadra: con la faccia imbiancata dalla schiuma da barba. riproduzione riservata 57

58 zoom un tocco di colore foto di darrin zammit Lupi Non fnisce mai di incantare la magia delle Frecce. E quelle Rosse, ovvero la pattuglia acrobatica della Royal Air Force, sono in assoluto tra le migliori al mondo insieme alle nostre Frecce Tricolori. Fondate nel 1964, hanno partecipato a più di manifestazioni in 53 nazioni, pennellando il cielo con i colori del Regno Unito: rosso, blu e bianco (le strisce di 58 riproduzione riservata

59 fumo che la pattuglia usa nelle manifestazioni vengono create rilasciando del colorante nello scarico). Della squadra fanno parte nove jet BAE Hawk che hanno un autonomia di fumo di sette minuti (cinque di fumo bianco, un minuto di rosso e uno di blu). Sette minuti di acrobazie che tengono sempre gli spettatori col fato sospeso. a la valletta La squadriglia acrobatica della royal air force si esibisce durante il malta international airshow. riproduzione riservata 59

60 zoom IL faro di una roma che LuccIca foto di emiliano Cavaliere Nella goleada (5-0) al Bologna non c è la sua frma, e suona strano pensando ai suoi 228 gol segnati in Serie A, che ne fanno l attaccante più prolifco in attività, secondo in assoluto solo a Silvio Piola. Ma FrancescoTottiè come la famosa pastiglia: basta la parola. Nel caso del capitano, dice tutto la sua capacità di essere ancora, a 37 anni appena compiuti, la bussola 60 riproduzione riservata

61 che orienta il gioco della sfavillante Roma di queste prime 6 giornate di campionato, superate a punteggio pieno, con il miglior attacco (17 gol fatti) e la miglior difesa (1 subito). In attesa del rientro di Mattia Destro, ai giallorossi manca forse solo un centravanti per essere ad altezza Juve. Ma se Totti ricomincia anche a segnare agilità francesco totti salta netto panagiotis Kone in roma Bologna 5 0 del 29 settembre. riproduzione riservata 61

62 zoom questo calcio dà la serenità foto di Gemunu amarasinghe In Thailandia questo strano mix tra pallavolo e calcio (una rete a dividere le squadre e tocchi consentiti solo con i piedi) è lo sport nazionale: si chiama sepak takraw e ogni tanto compare persino nel palinsesto satellitare italiano. Ma a Myanmar, l antica Birmania, dove il Buddismo incrociaogniaspettodellavita, tuttositrasforma: ilnome(quilochiamanochinlone) èl essenza 62 riproduzione riservata

63 stessa del gioco, che diventa non competitivo. La palla (di rattan, una palma) non deve toccare terra, ma importa soprattutto come si raggiunge l obiettivo: muovendosi con grazia e in totale armonia, come in una magica danza. Perciò il Chinlone non conosce limiti di età e non manca nei monasteri: per cercare la felicità interiore non servono i muscoli. Silvia Cimini che atleta! un monaco buddista gioca con i bambini nel myanmar: un po calcio e un po volley. riproduzione riservata 63

64 zoom un argento che vale oro foto di simon fals Dicono che i numeri sono freddi e non trasmettono emozioni, ma a elencare quelli della Nazionale azzurra di volley si capisce che non è così: decima fnale europea dal 1989 a oggi, 12ª medaglia complessiva nel Vecchio Continente, secondo argento consecutivo dopo quello del 2011 con una squadra che è di 5 anni (abbondanti) più giovane di quella 64 riproduzione riservata

65 che aveva conquistato la medaglia di bronzo un anno fa a Londra. Se ci si aggiungono anche gli 8 esordienti e i giovani lanciati sul grande palcoscenico (da Vettori e Beretta) senza che abbiano giocato in serie A-1 si capisce che la trasferta danese è stata un successo. Nessun dubbio (amletico) sull essere o il non essere: l Italia è. Gian Luca Pasini impresa L azzurro ivan zaytsev cerca di recuperare una palla nella finale europea persa contro la russia. riproduzione riservata 65

66 zoom ma che razza di surfista foto di lucy nicholson Ma che razza di surfsti sono questi?, verrebbe da dire passeggiando a Huntington Beach senza sapere che, a quel contest californiano, sulla tavola i domatorid onda sono dei cani. Cani, sì. I cui padroni, demotivati ormai dai pomeriggi al guinzaglio, dal lancio del sasso in un parco o da un placido weekend divano-cucina-divano, aderiscono a questa tre giorni(arrivata 66 riproduzione riservata

67 alla quinta edizione) del Surf City Surf Dog. In cui la tavolata sul mare rappresenta solo l appuntamento fnale, preceduto dal brindisi di benvenuto (lo Yappy Hour ), dal modaiolo Dog is Good Fashion Show e dalle sflate dell Expo Costume Contest. Poi, fnalmente (!), arriva la sfda di surf. Chi l ha vinta? Tutti e nessuno. C erano un sacco di underdog che salto sulla crestadell onda, più o meno il cane in gara a huntington Beach in questo caso è in volo. riproduzione riservata 67

68 zoom calcio australiano in Fila ordinata Foto di robert prezioso celebrazione Festa per gli australiani dell Hawthorn dopo la vittoria dell afl Grand Final, a Melbourne. 68 riproduzione riservata

69 genoaboatshow.com GENOVA, 2-6 ottobre 2013 #storiedamare storiedamare.it inautico Il presente coupon dà diritto ad uno sconto di 2 euro sull acquisto alle casse di un biglietto intero da 15 euro. Sconto non cumulabile con altre iniziative promozionali o di prevendita. In collaborazione con: vale 2 euro di sconto genoaboatshow.com

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72 la storia/lezioni da Motomondiale Una giornata speciale scuola guida da campioni sulla pista di franciacorta lucchinelli, petrucci, pirro, de angelis e corsi hanno vestito i panni degli istruttori di guida. tra cadute e inattesi progressi, alla fine sono stati gli allievi a promuovere i professori di alessia cruciani foto di alberto dedè può giocare brutti scherzi.e così capitadientrare in pista dimenticandosi di togliere il cavalletto. Ma c è l emozione chi fa meglio, fnendo a terra con tutta la moto appena sfilato quello posteriore. Inconvenienti del mestiere. Soprattutto quando il vero mestiere è un altro. Benvenuti al circuito di Franciacorta, vicino Brescia, dove 23 appassionati di moto, tra imprenditori, operai e liberi professionisti, si sono regalati una giornata di scuola guida sportiva e sicura. Allievi con tanta voglia di divertirsi meritano dei veri maestri del divertimento inpista. E i prof salitiincattedraarrivano direttamente dal Motomondiale: Danilo Petrucci, Michele Pirro, Simone Corsi, Alex De Angelis e l ex iridato della

73 si parte Da sinistra in senso orario: Danilo Petrucci parla agli allievi. Marco Lucchinelli entra in pista. Michele Pirro aspetta il suo turno. Petruccicontrolla unragazzo. Parenti e amici seguono il corso. I maestri: (da sin.) Alex De Angelis (29 anni), Danilo Petrucci (22), Marco Lucchinelli (59), Simone Corsi (26) e Michele Pirro (27). Marco Lucchinelli. I primi tre, legati al gruppo sportivo della Polizia, sono con l ex pilota Paolo Blora, responsabile del settore motociclistico delle Fiamme Oro che ha collaborato con gli ideatori di Corsidiguida.it, ovvero la scuola. La cui caratteristica è proprio quella di ofrire ai partecipanti un esperienza unica, arruolando professori con laurea ad honorem. Prima della pratica, però, agli scalpitanti studenti tocca la teoria, in aula, afdata all ortopedico Marco Franchini, collaboratore della Clinica Mobile, che raccomanda prudenza ricordando «l importanza della preparazione atletica. Sono indispensabili casco, paraschiena e tuta. Da non sottovalutare l alimentazione: meglio stare leggeri, bere tanta acqua e sali minerali. Vietati gli alcolici». Il dottore conclude avvertendo di «non fermarsi in caso di incidente di un altra persona per non ostacolare i soccorsi, fare attenzione ai piloti più lenti ma anche a quelli più veloci, non rallentare improvvisamente». Ora ci si può avvicinare alla pista, ma prima un altra sosta. Al box. Nonostante sia al debutto nel ruolo di insegnante, Petrucci è molto disinvolto nel mostrare alla classe la posizione corretta sulla moto, sia in rettilineo sia in frenata e in curva.«è fondamentale stare comodi, 73

74 la storia/lezioni da Motomondiale Capita anche lo smanettone che chiede di andare più forte. Se lo accontenti, cade Simone Corsi consigli A sinistra, Marco Lucchinelli dà qualche suggerimento alla sua classe. Sopra e al centro, Alex De Angelis con il suo gruppo. Sotto, la bandiera a scacchi: la giornata è finita. anche per quanto riguarda la sicurezza», chiarisce subito. «In rettilineo non ci si deve attaccare con forza ai manubri, per controllare l impennata servono schiena e quadricipiti». Tutto chiaro, è il momento di passare alla pratica. A ogni pilota vengono assegnati quattro allievi. Nella prima parte della giornata il maestro sarà davanti per mostrare posizione e traiettorie. Dopo pranzo si sposterà in coda al gruppo per controllare e correggere. Si parte. E, purtroppo, ci si ferma subito. Un ragazzo si è steso dopo tre curve e quello che seguiva gli è passato sopra. Arriva l ambulanza, lo portano via per un controllo. Fortunatamente niente di grave. Si riparte. Nei primi giri si capisce che tra il dire e il fare In rettilineo, il maestro si mette giù ben bene in carena. La maggior parte di quelli che seguono ha invece la schiena drittacome uncavaliereinsella.ele braccia? Stringono fortissimo il manubrio. Anche nelle pieghe, il ginocchio è ben lontano dall asfalto. Purtroppo, però, bisogna rifermarsi. E stavolta la faccenda è più seria. Un ragazzo, sbandando sull olio perso dal motore rotto della sua moto, ha provato il brivido dell highside. Sbalzato in aria ha picchiato di brutto la testa, perdendo i sensi. Portato all ospedale di Brescia, ha passato una notte in osservazione. Il pomeriggio, fortunatamente, fila via liscio. A fne giornata i volti sono stravolti, la fatica si sente, ma il divertimento è stato tantissimo. «Quello che ho imparato con Lucchinelli in un giorno vale per una vita», commenta Alessandro Cangemi, 45 anni, imprenditore informatico di Varese. «C è uno staf di altissimo livello, avevo un meccanico del Motomondiale che mi aggiustava la moto: ma quando mi ricapita? Mi sentivo un pilota vero. E ho completamente cambiato lo stile di guida». «Era già un sogno quando mi sono iscritto, fguriamoci quando ho scoperto che piloti veri mi avrebbero fatto da prof», aggiunge Filippo Busnelli, 24 anni, imprenditore di Meda. «Pensavo di essere più bravo, di 74

75 LE ALTRE SCUOLE QUANTI SUPER PROF Da Bayliss a Mamola Oltre a Corsidiguida.it, sulle piste di Franciacorta (Bs) e Castelletto di Branduzzo (Pv) e prezzi da 390 a 860 euro (www.corsidiguida.it), ci sono altre realtà simili in Italia. Pedersoli Riding School (Franciacorta): tra i maestri Doriano Romboni. Da 159 a SBK Official Riding School: nata dall unione tra la Scuola Federale Corsetti e l organizzazione del Mondiale Superbike. Tra gli istruttori Randy Mamola. Vari i circuiti usati, da 290 a Ducati Riding Experience è la scuola guida Ducati per tutti i livelli. Si gira su varie piste. Tra i prof c è anche Troy Bayliss. Da 350 a Primi passi Minimoto: promossa dalla Federmoto per i bambini da 7 a 11 anni, su varie piste. saper fare bene le curve. Invece mi è bastata questa giornata per scoprire che non è così. Mi hanno spiegato la tecnica e ora mi sento anche più sicuro del mezzo», dice Fabrizio Frattini, imprenditore 50enne di Bernate Ticino. Massimo Magrini, 36 anni, è un operaio di Loreto: «Il corso è stato un regalo di mia moglie. Ne avevo già fatti altri, ma questa è un altra storia». Nel gruppo dei più bravi c è Roberto Tizzoni, 48 anni, architetto milanese che ha imparato ad andare in moto diplomati Da sinistra in senso orario: anche le tv seguonola lezione. Il prof. Corsi consegna un diploma. Prove dipiega in curva. Una tuta che ha assaggiato l asfalto. solo tre-quattro anni fa: «Una giornata con loro vale un infnità di giorni da solo. E sono umanamente fantastici». In una pausa sono i professoriacommentare le rispettive classi. Corsi: «Se sei fortunato ti capitano quelli esperti. Con quelli alle prime armi ti diverti meno». Pirro: «Con quelli ti viene il torcicollo!». Corsi: «Però lo smanettone capita sempre. Una volta un tipo mi ha chiesto se potevo andare più forte. L ho accontentato. E al giro dopo si è steso». Pirro: «Alla fne è divertente, ci ascoltano e migliorano. A volte mi chiedono se si va così forte anche in gara». Petrucci: «Magari si andasse così piano nel Mondiale. A me è capitato un tipo che aveva paura dimettere giù ilginocchio, temevadiscottarsi!». De Angelis: «È bella la sorpresa degli allievi nel trovarsi un istruttore che arriva dal Motomondiale. Ed è grande la soddisfazione per me quando vedo quanti progressi fanno in una sola giornata». Lucchinelli: «Io preferisco le donne e i neofti. Arrivano che sono incapaci e se ne vanno che toccano col ginocchio. Ascoltano tanto. Quelli che pensano di essere già bravi migliorano meno». Istruttore di guida dal 1998, l ex campione del mondo della classe regina nel 1981 chiude la giornata raccontando del suo allievo più particolare: «Era l emiro del Qatar, il più fermo che mi sia mai capitato: non usava il freno davanti, mentre i piloti di solito non usano quello posteriore. Ma lui diceva che in Qatar nessuno riusciva a stargli dietro. Mi sono permesso dicommentare: Forse gli altri corrono sui cammelli». riproduzione riservata 75

76 il ritratto/talento del sud Michele pirro mi sembra di giocare nel real IL collaudatore della ducati, che ha già corso quest anno 9 gare In motogp, viene dal Paese di san PIo. «InfattI mi chiamano Padre PIrro. e Pensare che vendevo salumi» Papà diceva che se fosse andata male con due ruote, ne restava una: quella dell affettatrice! di alessia cruciani foto di mirco Lazzari a valencia il ritorno in pista moto non trazzziona!». È il tormentone di Michele Pirro, suo malgrado. Il pilota pugliese, 27 anni, da «La quest anno collaudatore Ducati ma protagonista in pista in diverse gare al posto dell infortunato Ben Spies con la rossa del team Pramac allarga le braccia sconsolato e spiega: «Per andare più forte serve molto grip, quindi cerco sempre di avere più trazione. Non è una frase inventata da me ma, facendo i testi, la ripeto sempre. E i meccanici mi prendono in giro». Lo prenderanno anche in giro ma intanto ne ha fatta di strada quel ragazzino cicciottello che aiutava il papà nell alimentari a San Giovanni Rotondo, il paese di Padre Pio. Più che le moto, all epoca la sua passione erano le merendine. «Consegnavo la merce a domicilio per papà, avevo anni. Pesavo 85 kg per 1,65 metri. I chili in più si vedevano molto. Io mangiavo mentre papà mitrasmetteva la sua passione per le moto. L ho convinto a portarmi in pista, a Binetto. Ho iniziato quasi subito a correre nella Sport Production e vinto alla terza gara della mia vita, a Monza. I miei avevano un po paura e poi vengo da San Giovanni Rotondo e lì o fai il chierichetto o lavori in ospedale». Invece è diventato pilota. Un miracolo di San Pio? (ridendo) «Infatti mi chiamano Padre Pirro, perché sono il secondo cittadino di San Giovanni Rotondo più popolare dopo lui! I miei genitori lo conoscevano. Forse un aiuto me l ha dato. Gli sono devoto». Anche perché sono pochi i piloti meridionali nel Motomondiale. «È stata durissima, quasi non ci sono i circuiti. Infatti a 15 anni mi sono trasferito a Cesena, abito ancora lì. Ma sono fiero di essere terrone, soprattutto quando vedo quello che fa Cairoli. Forse non avremo i soldi e le strutture del Nord, ma a caparbietà non siamo da meno». In famiglia saranno fieri. «A casa mia sono tutti laureati: mio fratello in economia informatica e mia sorella in farmacia. Io non ho finito le superiori. A Natale, ogni volta che torno a casa sto zitto, con loro ho paura di sbagliare i congiuntivi». 76

77 chilometro, sarebbe ricchissimo. «Però faccio un lavoro che è la mia passione e mi rende qualche cosa. Sono fortunato». Non è noioso fare il collaudatore? (sospira) «Bella domanda: 50 e 50. A volte è dura. A darmi la forza è l impegno di tutti i ragazzi della squadra. Mi stimolano. I valori umani possono fare ancora ladifferenza. E in Ducati ci mettono tutti veramente il cuore. Anche nei test». Da poliziotto, quale pilota arresterebbe per eccesso di velocità per poi soffiargli la moto? «Sarebbe bello, ma mi sa che non si può fare. E poi da piloti come Marquez, Rossi, Lorenzo hai solo da imparare. Al mio livello è come se fossi un giocatore del Real Madrid che si ritrova un fenomeno in squadra. Non sono Cristiano Ronaldo, ma gioco con lui». Beh, ma almeno papà sarà contento. «Sì, lavora ancora nel market e mi ha sempre sostenuto. Quando ero in difficoltà mi ripeteva: non preoccuparti, tu hai il futuro assicurato. Al massimo, invece delle due ruote, ti resta la monoruota. Quella dell affettatrice...». Al posto dell affettatrice è arrivata la Ducati. «Ho vinto tre titoli italiani, un europeo e delle gare mondiali (in Moto2, nel mondiale Supersport e Superstock). Ma più si sale di categoria, più è dura. Da oltre due anni sono entrato nel gruppo sportivo della polizia Fiamme Oro e ne sono orgoglioso. Ma l avventura Ducati è stata il sogno. Correvo con le Crt e la proposta di diventare collaudatore con la possibilità di partecipare ad alcune gare come wild card è stata incredibile. Poi si è fatto male Spies e ho corso più del previsto. I risultati non sono buoni ma sono sicuro che le rosse verranno fuori da questa situazione e torneranno dove meritano di stare». Non è la prima volta che si trova a fare il supplente. «È un ruolo che ho accettato perché di moto a disposizione non ce ne sono molte e quindi sono poche le occasioni per mettersi in luce. Credere nel progetto Ducati secondo me è l unica strada che può portare un pilota come me, che non ha mai vinto finora un titolo mondiale, a stare sulla ribalta. Per uno che doveva vendere pane e affettati». Peccato però che non la paghino a Il momento più bello nel Motomondiale? «Vissuto nel momento più brutto della carriera. A Valencia 2011 ho vinto la gara subito dopo la morte del mio amico Marco Simoncelli. Correvamo per la stessa squadra, lui in MotoGP e io in 250. Fu un momento incredibile per tutta la squadra. Avevamo sofferto tanto. Quel successo ci ha dato il via per ripartire. Fu l unica vittoria dell anno per il team Gresini. Tagliato il traguardo avrei voluto chiudermi subito nel box. La sofferenza era troppa. La mattina dell incidente, in Malesia, avevamo fatto colazione insieme. Commentavamo le qualifiche e volevamo giocarciilpodio. Eravamo contenti. Qualche ora dopo, il dramma». Cosa le riserva il futuro? «Ho sempre il contratto con la Ducati, voglio portare a termine la mia missione con la casa italiana. Sono testardo, sono terrone». Fidanzato? «Sì, lei studia infermieristica a Rimini. Però non conviviamo, è ancora presto. Stiamo insieme da sette anni» (e scappa via ridendo). 77 riproduzione riservata

78 intervista/di qui non si passa profilo vincente Marco Cusin, 28 anni, centro della Bennet Cantù, fotografato con il pallone che si è portato a casa dopo l ultima partita dell Europeo in Slovenia. 78

79 a cantù, l anno scorso, lo hanno fischiato e insultato. scarso e menefreghista, dicevano i tifosi. in nazionale era considerato solo una riserva. il forfait di bargnani lo ha promosso titolare, e un europeo da favola ha fatto il resto: da comparsa, questo pivot di 2,11 si candida a protagonista del nostro basket di fabrizio salvio ~ foto di simon 79

80 Qintervista/Marco Cusin uesto che vedete è ilpallone che, nascosto nel borsone, si è portato a casa dall ultima partita dell Europeo di basket, e fa niente se la sconftta con la Serbia è costata all Italia la qualifcazione al Mondiale del prossimo anno, a meno di un ingresso dalla porta di servizio tramite wild card. «Negli spogliatoi mi si para davanti Mancinelli: Ma te lo sei preso davvero?!. E io: Ti avevo detto che lo avrei fatto». È il solo ricordo tangibile di un torneo che Marco Cusin ha cominciato da vaso di coccio di una Nazionale azzoppata dagli infortuni ai suoi pezzi migliori e ha fnito indossando una corazza fatta di orgoglio, vitalità, sicurezza, contro la quale parecchi suoi colleghi si sono spezzate unghie e supponenza. Tutto il resto di un avventura che per lui è stata soprattutto un viaggio alla (ri)scoperta di se stesso, questo 28enne di 2,11, centro della Bennet Cantù, se lo porta dentro. Gli servirà per ripartire in campionato da protagonista e non più da comprimario. E per lui conta più di una medaglia. Cosa le resta dell Europeo? La spettacolare stoppata allo spagnolo Rudy Fernandez, vista su YouTube da quasi 100 mila persone? «Pure io l ho riguardata: su Facebook, dove l hanno postata i miei amici. Sono stato bravo perché ho avuto tempismo contro uno che ha tanti anni di Nba». È il gesto tecnico di cui va più fiero? «C è un altra stoppata che ricordo volentieri, contro lo sloveno Vidmar. Grande e grosso com è, me lo sono trovato davanti e ho pensato: Adesso spacca me, spacca il canestro, spacca tutto quanto. Io provo a saltare, poi vediamo. Abbiamo visto. Lui soprattutto». Altre istantanee? «Il momento nel quale a Trieste, alla fne del pre-raduno, ho lasciato la camera d albergo e Daniele Cavaliero, che non sarebbe partito con me per la Slovenia. Daniele è un amico e aveva dato tutto per esserci. Il viaggio in pullman verso l aeroporto: mi sono tornati in mente gli ultimi mesi a Cantù, gli insulti, le amarezze, le delusioni, e ho pianto. Lacrime di orgoglio: nonostante quello che avevo passato ero lì a giocarmi un Europeo. E, in quel momento, forse soltanto io ero sicuro di poterlo fare alla grande. Volevo far starzitta tanta gente che miaveva parlato contro solo perché dotata di bocca». Cosa le aveva dato tanto fastidio? «Le cattiverie sulla mia professionalità. I cori contro dei tifosi durante il riscaldamento, quando sei insieme ai compagni, hai più bisogno dell affetto della gente e invece tu solo vieni fschiato e ofeso perché ti considerano inadeguato, sono convinti che non te ne frega niente, che rubi lo stipendio, e invece tu solo sai quanto hai messo di te per arrivare dove sei adesso». Ha detto: credevo di non essere più buono a giocare. «Sì. Senza la fducia di allenatore e tifosi sono andato in ansia, in partita facevo due volte il campo su e giù e mi mancava il respiro. Non riuscivo a fare niente di quello che prima mi veniva facile». Dopo la vittoria sulla Grecia allenata da Andrea Trinchieri, è andato da lui, che durante l anno era stato il suo coach a Cantù, per rinfacciargli i 14 minuti di utilizzo a partita? «No. Ho preferito guardare in alto, verso chi mi vuole bene: papà, mamma e fdanzata». Da dove ricomincia, quest anno, col suo club? «Da un insegnamento di mio padre: lavora a testa bassa e con umiltà. Il nuovo allenatore Pino Sacripanti mi ha detto che, per me, la sua porta sarà sempre aperta: tanto mi basta». Sente di partire alla pari con gli americani? «Sento di non essere inferiore a nessuno. Se arriva uno più forte sono contento: imparerò qualcosa di nuovo. Ma vale pure il contrario: quanto più mi allenerò duro io, tanto più migliorerà lui». E l atteggiamento del pubblico nei suoi confronti cambierà dopo questo Europeo? «Non lo so e non mi interessa, tanto come sempre sarà il campo a parlare. Da parte mia non ho nulla da chiarire con loro. So di essere su una barca: se le cose vanno bene, il vento tirerà in mio favore, altrimenti mi soferà contro». Quando ha saputo che Bargnani non avrebbe partecipato all Europeo a causa della polmonite, si è detto: mamma, che culo che ho avuto? «No, piuttosto ero preoccupato per l assenza sua e di Gigli: sarebbero mancati giocatori forti e di esperienza. Bravo coach Pianigiani a non farmi pesare il fatto che sarei diventato il centro titolare». 80

81 che forza Nelle 11 partite dell Europeo, Cusin ha messo insieme 5,5 punti, 5,4 rimbalzi e 1,6 stoppate di media a gara: numeri che non comprendono i tantissimi blocchi per liberare i compagni al tiro e i raddoppi difensivi. china e allaccio le scarpe. Quel giorno contro l Ucraina mi guardavo intorno, vedevo i compagni già in campo a tirare e mi sentivo svuotato di ogni energia». Mettiamo in fila gli avversari: il centro che l ha fatta sudare di più. «Marc Gasol». La scheda Con che testa si torna in campo il giorno dopo una sconfitta come quella con la Lituania, che vi toglieva ogni speranza di medaglia? «La testa c era perché restava la possibilità del Mondiale. Erano le forze a mancare. Io, prima di ogni partita, mi fascio le caviglie, per ultimo mi siedo in panha vinto una supercoppa con cantù E non ha mai pensato che Pianigiani l abbia convocata per mancanza di alternative nel ruolo? «Le rispondo così: a fne Europeo, Simone mi ha salutato dicendomi: Hai il mio numero di telefono, per qualsiasi problema chiamami. Ti aiuterò, perché nella mia Nazionale sei un giocatore importante». Ci aveva creduto sul serio, alla possibilità di arrivare sul podio? «Sì. Eravamo davvero una squadra, che non mollava mai e non aveva paura di nessuno. Se uno sbagliava la partita, sapeva che i compagni gli avrebbero urlato dietro, ma solo per incitarlo in vista della successiva. Avevamo fducia uno nell altro e Pianigiani in noi». Quello al quale ha dato più botte. «Tutti. Almeno ci provavo». Quello dal quale ha preso più botte. «Lo sloveno Vidmar, sicuro». Il più corretto. «Gasol. A un certo punto mi rifila un calcio involontario proprio nelle parti nobili, allargando la gamba per un tiro. Tornando nella sua metà campo mi chiede scusa, mettendomi una mano sulla spalla: Non l ho fatto apposta, giuro. Sono rimasto di sale. Non me lo sarei mai aspettato: non da lui, ma da chiunque». Il momento in cui si è detto: ecco perchè lui è Gasol e io sono soltanto Cusin? «Non ce n è stato uno preciso, perché contro di noi ha fatto tutto, compreso tirare da 3». Lei ci ha mai provato? «A Cremona. E ci prendevo pure». A Uter, il nuovo centro della Bennet, può dire: io ho stoppato Fernandez e Rubio, tu cosa hai fatto? «Non ci provo nemmeno: ho saputo che è bello grosso». 81 riproduzione riservata

82 america/l addio di un mito Mariano Rivera sandman il finale È da favola IL closer degli yankees, chiamato come un personaggio delle fiabe per Le sue magie In chiusura di partita, ha LascIato IL baseball commuovendo L america. storia di un mito che non voleva fare IL pescatore. e che quando sbagliò una partita salvò La vita a un compagno di massimo Lopes pegna uscita di scena Per l ultima volta, contro Tampa Bay, il 43enne closer dei New York Yankees Mariano Rivera entra in campo nelle fasi fnali del match. 82

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84 america/l addio di un mito sono Per tutti quelli che si trovano a Panama, ancora uno di voi La festa comincia alcune ore prima della (probabile) ultima apparizione dentro al suo stadio: lo Yankee Stadium. Come dire Maracanã, Camp Nou o Wembley. Mariano Rivera fssa la gente che lo applaude e invoca il suo nome, e si guarda in giro con un pizzico di malinconia. Gli addii sono sempre un po tristi e il suo è durato tutta la stagione. Lo aveva annunciato all inizio del campionato e ovunque ha giocato le squadre avversarie lo hanno inondato di regali: una bicicletta, una chitarra elettrica, quadri d autore con lui protagonista, una statua di sabbia, una sedia, assegni per la sua fondazione. Per cinquanta minuti Rivera è rimasto seduto, mentre vecchi compagni, ex allenatori, personaggi politici, la famiglia Steimbrenner proprietaria degli Yankees, ricordavano le sue molte imprese. Il sindaco di New York, Mike Bloomberg, ha deciso che il 22 settembre sarà d ora in poi il suo giorno, il Mariano Rivera s Day. Larivista Sports Illustrated lo ha messo sulla sua prestigiosa copertina, dove era fnito altre tre volte. Hanno ritirato il suo numero 42, l ultimo di tutte le Major perché era quello indossato da Jackie Robinson (il primo nero ad arrivare nella Mlb), maglia ormai proibita da anni a tuttigli altri giocatori per onorare quel pioniere, e l hanno attaccato al muro dei gloriosi, assieme a quello di Joe DiMaggio, Babe Ruthegli altri 17 che hanno fatto la storia del club. Quando arrivò da Panama con un ingaggio di tremila dollari, Mariano quel numero non l aveva scelto: Robinson non sapeva neppure chi fosse, glielo dettero e basta. Si esibiscono anche i Metallica in carne e ossa. Suonano Enter Sandman, la canzone che per 19 anni ha accompagnato il suo ingresso in campo. Non che Mariano sia mai stato un fan del genere heavy metal. Anzi, ha confessato di non sopportarlo, lui amante di musica più tranquilla come i gospel. Ma siccome con il suo lavoro si era guadagnato proprio il soprannome di Sandman, a chi fa marketing era sembrata una buona idea difondere nello stadio a decibel insopportabili quel ritornello lì. Rivera lo chiamano Sandman, come l omino delle fabe che ha il potere di far addormentare i bambini, perché è un po quello che ha fatto con i suoi lanci: Uomo copertina Rivera, circondato dai fotografi, si avvia commosso verso il centro del prato dello Yankee Stadium. Ha avuto quattro copertine su Sports Illustrated. imbambolare i battitori avversari. È stato quello il suo mestiere: il closer. Entrava in campo negli ultimi inning con la missione di salvare il risultato. Hai la squadra in vantaggio e devi portare a casa quella vittoria. Mica facile. Non bastano braccia robuste e mano precisa, ci vogliono cervello gelido e nervi insensibili alla pressione. Enorme, se in ballo ci sono le World Series, le fnali. Una specialità diventata leggenda: la sua. Gioca anche pochi minuti in una partita, ma con l obbligo di essere sempre determinante. In 19 anni ha garantito agli Yankees 652 vittorie di regular season e 42 di playof, inclusi i trionf in cinque World Series. Come nessuno mai nella ultracentenaria storia del baseball. 84

85 L eccezione Il numero 42 fu ritirato da tutta la Major League in onore del mitico Jackie Robinson. Per Rivera fu fatta un eccezione. DA ROBINSON A RIVERA E LA STORIA DEL N 42 DIVENTA FILM In principio fu Jackie Robinson, che il 15 aprile 1947 debuttò negli allora Brooklyn Dodgers: primo nero nella storia degli sport di squadra negli Stati Uniti. Per tutta la carriera Jackie ha subito qualsiasi nefandezza da avversari e spettatori razzisti. E non solo: in trasferta non aveva diritto a stare negli stessi hotel dei compagni, e nemmeno negli stessi ristoranti. Il suo numero 42 è stato ritirato da tutta la Mlb (con l eccezione di Mariano Rivera) e la sua storia raccontata in un film, che si intitola appunto 42, uscito ad aprile negli Usa e distribuito in Italia in digital download in HD su itunes. Mario Salvini Joe Torre, l allenatore con cui ha vinto quattro dei cinque titoli, dice: «Con Mariano in campo è come avere un lucchetto di sicurezza: il sogno di qualunque manager». Una serie di soddisfazioni ineguagliabili. Ma fudopo una grande batosta che pronunciò una delle sue frasi più signifcative: «Sono contento di aver perso le World Series, perché così ho salvato la vita a un amico». Proprio così. Gli Yankees erano caduti in gara-7 delle finali 2001, la sconftta annullò la tradizionale parata celebrativa e il compagno Enrique Wilson anticipòilritorno inrepubblica Dominicana, evitando di imbarcarsi sul volo American 587 del 12 novembre che precipitò subito dopo il decollo dall aeroporto Kennedy. Nei cinquanta minuti in cui New York lo consacra fra i suoi eroi, gli si stampa in faccia un sorriso ebete di incredulità. Sono gli attimi in cui devono sflargli davanti agli occhi gli highlight della sua vita. Come se riavvolgesse il nastro. Puerto Caimito, Panama, 17 mila anime tutte devote alla pesca. Era anche il suo destino, fare il pescatore. Come il papà e lo zio. Ma allo zio Miguel capitò qualcosa di brutto. Rimase stritolato da una cima durante una delle tante uscite in mare. Mariano era lì con lui, vide e decise che quel mestiere non lo avrebbe fatto. C era il sogno di diventare calciatore, ma aveva le caviglie di vetro. Si divertiva a giocare a baseball con gli altri ragazzini: interminabili partite instrada, guantonifatti con i cartoni del latte, la pallina da tennis e la mazza ricavata da un ramo d albero lavorato. Non era granché, Mariano, ma uno scout notò in lui qualcosa di cui nessuno si era accorto. A un amico confdò: «Un giorno diventerò qualcuno». Con gli Yankees disputò otto gare da lanciatore titolare, ma le cose non andarono benissimo. Come closer fece la gavetta dietro John Wetteland. Salvò la sua prima partita il 17 maggio 1996: aiutò a sconfggere i California Angels 8-5. Alle spalle del battitore, come catcher, c era Joe Girardi che oggi è il suo allenatore. L ultimo della schiera. Così si chiude il cerchio. Vive a New York, Mariano. È ricco, ma il successo non gli ha dato alla testa. Niente notti brave e foto su Page Six del NY Post come molti suoi compagni. Sua moglie Clara è una quarantenne conosciuta sui banchi di scuola a Puerto Caimito, un angelo, ma non di Victoria Secret. Il cuore non è cambiato, è rimasto quello del ragazzinochenonvolevafareilpescatore. Così, il primo ringraziamento gli esce in spagnolo: «Per tuttiquelliche si trovano a Panama, sono ancora uno di voi», grida. Lo stadio lo invoca mentre si avvia lentamente verso il centro del prato. Come se volesse fare una scorpacciata di queste immagini di gloria, le ultime della sua straordinaria carriera. Ma non fnirà vittima della nostalgia. Ha già in mente il piano B: farà il flantropo, da anni fuoriclasse anche nel far del bene alla gente. M KE STOBE, T M CLAYTON RIpRODuzIONE RISERVATA 85

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87 CLUB p. 90 LiBeri di giocare per La vita al cinema arriva black star, la vera storia di una squadra di rifugiati politici p. 92 SiNFoNia roma per piovani il musicista e premio oscar stravede per totti e spera in garcia p. 102 alfa 4C SpLeNdida SUperCar scocca in fibra di carbonio, È spinta da un motore 1.8 cc da 240 cv viaggiare (NeL tempo) a BerLiNo alla scoperta della capitale del vintage nella città tedesca ci si può perdere tra mercatini e negozi di antiquariato e design. e ogni quartiere ha la sua specializzazione, dalla moda a guerre stellari thomas hoepker riproduzione riservata 87

88 CLUB/viaggiare di Max Monti i Info utili Periodo ConsigLiato da aprile a fine ottobre. temperature e PreCiPitazioni clima continentale con temperature comprese tra i 15 e i 25 c durante il periodo marzo settembre, in ottobre scendono leggermente con l arrivo di maggiori precipitazioni. mance comprese nel prezzo ma consigliato un 10% in aggiunta. internet e wi-fi ci si connette in tutto il centro città grazie a 44 punti di accesso pubblici. voli l italia è collegata con i due aeroporti attivi di berlino, tegel e Shonefeld, da voli diretti giornalieri della durata di poco più di un ora. Air Berlin da 68 Euro a/r, con partenza da milano o roma Germanwings da 122 Euro a/r, con partenza da milano e bologna Air France da 187 Euro a/r, con partenza da Torino o Firenze Lufthansa da 107 Euro a/r, con partenze da milano, genova e trieste fuori serie Capi di abbigliamento usciti di produzione, oltre a sneaker arrivate da tutto il mondo, si possono trovare nella paul s Boutique (sotto). dalle montature retrò degli occhiali ai giocattoli agli oggetti d arredo. e poi libri, abbigliamento, vinili e, Soprattutto, la musica elettronica Se piacciono i viaggi indietro nel tempo, Berlino è la città ideale. È la meta europea per gli amanti del vintage e vantailpiù alto numero di boutique, mercatini, negozi di arredamento e design. Ci si alza la mattina e si può fare colazione sorseggiando un tè in vecchie tazze dal bordo dorato o scaldare il pane nel tostapane colorato della nonna recuperato in uno dei tanti mercatini delle pulci che si tengono ogni fne settimana. Mentre per il pomeriggio si sceglie un abito usato in una delle decine di negozi second hand, aperti dalle nuove generazioni di giovani che hanno scelto di investire nel proprio quartiere riempiendo di colori i palazzi e le strade che ancora mostrano nostalgiche traccedella passatadivisione tra Est e Ovest, creando il proprio look per una serata nei locali dove si ballano il charleston o il boogie woogie. Ogni quartiere ha le sue caratteristiche ed è specializzato nel proporre diferenti tipologie di articoli usati. Il più bohémien è certamente Prenzlauer Berg, ex quartiere oltre Muro, in cui la maggior parte degli artisti, durante gli Anni 90, ha trovato casa. Oggi oltre ai molti centri di yoga e meditazione è il luogo migliore dove fare afari se si cercano abiti e accessori. Ogninegozio tende a specializzarsi in un genere nato dalla passione del suo proprietario. Occhiali e montature perfette per un look retrò si trovano da Optiking (www.optiking.de), nel suo spazio è stato raccolto il meglio della produzione europea dagli Anni 50 ai 90. Le scarpe più rare e particolari, a partire 88 riproduzione riservata

89 moda e robot L ingresso della celebre paul s Boutique Berlin in zona prenzlauer Berg, dove è possibile comprare abiti e scarpe e dove sono esposti (foto sotto) robot giocattolo. Lo sguardo di Una volta nel quartiere Kreuzberg si trovano negozi che vendono occhiali vecchio stile e dischi in vinile dedicati a rap, soul e funk. dai modelli degli Anni 30, sono da Calypso (www.calypsoshoes.com). Per capi fuori produzione e il meglio delle sneaker di tutto il mondo, l indirizzo migliore è quello di Paul s Boutique Berlin (www.paulsboutiqueberlin.com); nel suo negozio, il top delle collezioni di moda provenienti dall altra parte dell Oceano e anche una raccolta di robot giocattolo e oggetti legati alla saga di Star Wars, tra le più importanti che esistano: un luogo di pellegrinaggio per gli appassionati. Per libri, vinili e memorabilia vari si va a Kreuzberg. Scafali di libri gialli e polizieschi d epoca si trovano da Hammett (www.hammett-krimis.de), libreria votata a questo genere ormai da molti anni e punto di riferimento per chi vuole assistere ai reading gratuiti organizzati dalle vicine scuole di teatro. Vinili e materiale dedicato a rap, soul e funk al Long Player Vinyl Living Room, una specie di salotto di una casa privata aperto a volte fno a notte fonda. Per la musica elettronica, di cui Berlino è la patria da sempre, si deve andare dall italianissimomichele nel suo Piatto Forte (www.piattoforte.org), punto d incontro per tutti i dj berlinesi che ogni mese organizzano un evento per proporre le ultime novità di settore. A Charlottenburg, oggi quartiere delle grandi frme della moda internazionale, c è anche la più alta concentrazione di negozi di arredamento e oggettistica. In Suarezstrasse ci sono, ad esempio, venti negozi di antiquariato e vintage uno a fanco dell altro. Le specialità di Berlino in fatto di mobili sono le credenze, i mobili da cucina e gli oggetti legati alla cultura della prima colazione, caratteristica della città. Altra passione berlinese è quella per le lampade, da Klassikerfundus (www.klassikerfundus.de) c è la più interessante collezione di oggetti per illuminazione industriale e da ufficio, assolutamente da visitare la sezione dedicata ai set cinematografci. Infne, per un immersione totale nella Ostalgie, gioco di parole per defnire la nostalgia delle atmosfere oltre Cortina, c è il mercato delle pulci di Mauerpark (www.mauerparkmarkt.de), il più grande punto d incontro domenicale per chi è alla ricerca di interessanti e divertenti testimonianze di uno dei periodi più controversi della storia europea. riproduzione riservata 89

90 club/cinema di aldo Fittante black STAR di Francesco Castellani con Luca Di Prospero, Alessandro Procoli, Gabriele Geri, Vincenzo Zampa, Giuseppe Takyi (Italia 2012, 108 ) giudizio A Roma quattro amici gestiscono una squadra di calcio di rifugiati politici. Gli abitanti della zona non la vedono di buon occhio e iniziano una battaglia legale (e non) per togliere campo e fiato al bel sogno. Rivendicato. Black Star Storie di vite rifugiate nel calcio arriva sugli schermi la vicenda della liberi nantes, squadra della periferia romana composta da richiedenti asilo politico. e ostacolata dagli abitanti della zona iocheremo con il perché è «Gil modulo della condivisione totale: si attacca tutti insieme, si difende tutti insieme; come il Barcellona, che è la più forte del mondo»: Fabrizio, il mister del Liberi Nantes Football Club, unica squadra di calcio al mondo composta esclusivamente da richiedenti asilo, oltre a insegnare gli schemi di gioco usando i bignè, ha le idee chiarissime: odia i veneziani («Se volete fare i dribbling, vi prendete un pallone e vi mettete al muretto, per i cavoli vostri») e ama il gioco collettivo. Non senza un velo d ironia: «Qual è la differenza tra noi e il Barcellona? Che noi c abbiamo molti più stranieri di loro!». Tutto sembra avere le stimmate della bella favola, ma in mezzo ci si mette il classico contenzioso di quartiere: c è chi lotta per consentire che l unico campetto a disposizione rimanga tale (la voce narrante che presenta la vicenda, di Marco Marzocca, materializza proprio il campo oggetto del contendere). E chi, per contro, anche perché invelenito dalla crisi economica, non vedendo di buon occhio l emancipazione dei negretti e il loro proliferare nelle strade e negli angoli di una periferia romana, organizza raccolte di firme al grido «padroni almeno a casa nostra!». Temi seri in forma di commedia, a volte amara, liberamente ispirati alla vera storia del Liberi Nantes Football Club di Pietralata, squadra che ha come colori sociali quelli delle Nazioni Unite (il film è stato realizzato con il patrocinio dell Unhcr, l Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati). Colonna sonora che pare uscire da un film di Bud Spencer & Terence Hill, con brani di Ennio Morricone. «Ho conosciuto la squadra nel 2007 su un polveroso campo di calcio della periferia romana in occasione di una partita contro una squadra di ragazzi romani», ricorda il regista Francesco Castellani, che sulla stessa vicenda aveva già realizzato un documentarionel2009. «Incampo appariva uno striscione dove c era scritto Free to Play. Credo che la suggestione di partenza sia stata proprio in quel liberi di giocare. L aspirazione cioè a uno spazio di gioco che è anche di vita e di espressione. Un bisogno comune a tutti, che vale per un campo su cui giocare ma anche per la vita, per il lavoro, per il talento e per l amore. Vale per un rifugiato, per un clandestino, ma anche per un qualunque ragazzo italiano. Tutti cerchiamo la nostra strada, il nostro destino prime visioni ASPIRANTE VEDOVO di Massimo Venier con Fabio de luigi, luciana littizzetto, roberto citran, bebo storti (ita 2013, 105 ). dal 10 ottobre. cattivissimo ME 2 3D di Pierre Coffin & Chris Renaud animazione, voce di gru: max giusti (usa 2013, 98 ). dal 10 ottobre Alberto e Luciana: un marito fallito, che colleziona disastri, e una ricca imprenditrice del Nord. Un equivoco parrebbe sorridere ad Alberto, che sogna di liberarsi di Luciana Remake di Il vedovo di Dino Risi. Perfido. giudizio giudizio Il cattivo Gru ispirato a quello di 007 Goldfinger e l esercito dei Minions, gli omini gialli, riconvertiti in cuochi, camerieri e babysitter. 142 milioni di dollari nei primi 5 giorni di programmazione negli Usa. Declinato. 90 riproduzione riservata

91 el g o paon e una dimensione di vita da vivere liberamente. E tutti allo stesso modo questa possibile libertà la sentiamo minacciata dalla precarietà e dalla paura. Il film racconta una disputa di quartiere per un campo di calcio abbandonato, una vera e propria guerra tra poveri che è anche una scoperta dell Altro. I personaggi che nel corso della vicenda si confrontano e si scontrano fanno da specchi alle pulsioni e alle paure a cui ci spinge il disagio di vivere il nostro tempo, ma sono anche il riflesso dei sentimenti e degli slanci istintivi che possono darci la forza di FINzIONE E REAlTÀ Nelle foto alcune scene del flm di Castellani. sopra la vera liberi nantes, squadra di rifugiati politici che milita in terza categoria. cambiare una situazione». Castellani spiega poi la finalità del suo lavoro. «Non volevo realizzare un film sul fenomeno della migrazione, il mio intento era quello di raccontare una storia di relazioni umane in bilico tra commedia e tensione. Il fenomeno della migrazione entra di riflesso nella vicenda come catalizzatore di tensioni tra persone calate in una realtà quotidiana, nella quale l incertezza e la precarietà del vivere accomunano migranti e no, ugualmente privi di identità e stabilità». OlTRE I confini DEl MAlE di James Wan con patrick Wilson, rose byrne, ty simpkins, lin shaye (usa 2013, 106 ). dal 10 ottobre. PER AlTRI OccHI di Giorgio Garini & Silvio Soldini documentario (ita/svi 2013, 95 ). nelle sale via satellite solo il 9 ottobre. Nel capitolo 1 (uscito nel 2010) la famiglia Lambert viveva un incubo dopo il trasferimento in una vecchia casa; adesso un altra dimora si rivela infestata da inquietanti, diaboliche presenze. Recidivo. giudizio giudizio Avventure quotidiane di 10 antieroi ciechi alla conquista del mondo. C è chi scappa in barca a vela, chi gareggia con gli sci, chi ama il baseball e chi, senza prendersi troppo sul serio, è attratto da tutti gli sport. emozionante. riproduzione riservata 91

92 club/musica di raffaella oliva Nicola Piovani Io che ho scritto W Roma il musicista premio oscar È un tifoso da quando a sei anni impresse lo slogan su un muro: «che geni totti e garcia...» Tra il verde e la polvere delle strade sterrate di campagna, com è solito fare quando può, il maestro Nicola Piovani percorre il paese del padre, Corchiano, provincia di Viterbo. Questo luogo è mutato, ma conserva il nucleo e l aria di sempre. Qui ha realizzato buona parte del suo lavoro, come la colonna sonora del flm La vita è bella, che gli ha dato l Oscar, senza dimenticare i Ciak d oro, i David di Donatello e i Nastro d argento per le musiche indimenticabili de Il marchese del Grillo, Ginger e Fred, Caro diario. Musicista, compositore e direttore d orchestra in giro per il mondo che, in una pausa, tra musica, cafè e passeggiate, parla anche della sua passione per lo sport. «Personalmente non lo pratico. Sono nato in un periodo in cui chi era appassionato di arte e cultura lo snobbava: era una propaggine della cultura antifascista. Il fascismo esaltava la prodezza fsica. Per reazione si creò il modello intellettuale dell anti sportivo». Come spettatore e tifoso invece... «Nel calcio ammiro il genio: da Baggio a Messi, da Falcão a Zeman, da Totti a Hamsik. Tifo Roma da quando, a sei anni, scrissi sui muri di via Tunisi, nel quartiere Trionfale a Roma, W la Roma. Non avevo mai visto una partita, la tv non le trasmetteva, allo stadio non mi portavano. Solo qualche sbiadito spezzone della Settimana Incom. Ma l imprinting infantile è rimasto e mi diverte tifare allo stadio o davanti allo schermo». Come ha vissuto il fatto che la Roma sia fnita in mani americane? «Americani non vuol dire nulla. Ci saranno americani bravi e generosi, e altri furfanti e cialtroni. Invece i tifosi hanno mitizzato la generalizzazione Americani, immaginando tutti Paperon de Paperoni che vengono a spendere miliardi per farci vincere tutto, come nelle favole. Poi c è il risveglio». Che cosa teme di più da questa nuova gestione? altri ascolti Fisico & Politico Luca Carboni Carboni celebra 30 anni di carriera con un cd di cover (più 3 inediti) dei suoi brani più belli. Rovinati da duetti poco riusciti (e spiace dire che il peggiore è quello con Battiato). Anche il singolo con Fabri Fibra è pessimo. Resta una domanda: perché? the last ship Sting A 10 anni dall ultimo disco di inediti, Sting propone un concept album autobiografico: c è la periferia di Newcastle dove è cresciuto, i cantieri navali in crisi, ricordi che diventeranno un musical a Broadway. Più un duetto con Brian Johnson degli AC/DC. sony music giudizio giudizio universal music 92 riproduzione riservata

93 g ovann mar no LA CARRieRA ha vinto l oscar con la vita È Bella Nicola Piovani è nato il 26 maggio 1946 a Roma. Pianista, direttore d orchestra, compositore di musica per cinema e teatro, di canzoni, di musica da camera e sinfonica, ha dedicato gran parte della sua attività al cinema e al teatro. Ha lavorato con Fellini, Bellocchio, Monicelli, Taviani, Moretti, Tornatore. Tra i numerosi riconoscimenti, ha vinto un Oscar nel 1999 per la colonna sonora di La vita è bella di Benigni. in concerto nicola piovani, 67 anni, durante un concerto al piano. il musicistaromano ha scritto musica per oltre 150 film e canzoni con fabrizio de andrè. «L incapacità di far funzionare lo spogliatoio, la squadra. Si è capito qual è il pericolo quando Zeman pretendevadisciplina da alcuni giocatori e la società lo ha cacciato. Magari ci piacerebbe saperne di più, ma noi del Bar Sport abbiamo diritto alla nostra superfcialità. Sennò non sarebbe un gioco». Dove può arrivare la squadra dopo questa partenza sprint? Scudetto? «Visti i primi risultati in campionato, l ottimismo è autorizzato. Ma le efettive potenzialità di questa squadra sono ancora da valutare, magari dopo la partita di stasera a San Siro con l Inter possiamo sbilanciarci. Per la lagna, eventualmente, c è tempo. Buon lavoro al mister. Penso che se quest anno continueremo così, vuol dire che Garcia è un genio. Comincio a pensare che lo sia davvero». Una squadra di calcio deve avere sempre un uomo simbolo, come Totti per la Roma? «Non è indispensabile. Però Totti, se ce l hai, è meglio. Geniale autore di calcio e grande bandiera radicata, come è stato Raul per il Real Madrid». Nella musica invece il talento e l ispirazione come si equilibrano con le regole quando si realizza un lavoro creativo? «L ispirazione conta per la partenza, è la prima, breve luce. Di rado supera il cinque per cento del lavoro. Il resto è olio di gomito : lavoro, tecnica. Le regole, invece, bisogna conoscerle bene, per poterle trasgredire». Che mister è Piovani durante le prove con musicisti e cantanti? «Cerco di dare il meglio: è la strada per ottenere il massimo. Non credo nei metodi che si ispirano all autoritarismo, al caricaturale nervosismo del direttore. Contano la calma e la convinzione perché per avvincere un cantante occorre prima di tutto essere convinti, e non blufare». Alessandra Gaetani WarP and WeFt Laura Veirs Con le sue canzoni senza fronzoli, intime e delicate, la 39enne Laura Veirs incanta. Folk acustico tinto di pop, dai toni agrodolci, confezionato col marito produttore Tucker Martine e colleghi quali Jim James, KD Lang e Neko Case. Brava. Bella union/ pias giudizio giudizio We need Medicine! The Fratellis Dopo la reunion e 5 anni di silenzio discografico, ecco l album della riscossa del terzetto di Glasgow celebre per l hit Chelsea Dagger. Riscossa a metà: rock cafone energico e divertente, niente di più. Unica data italiana l 8 dicembre a Milano. Bmg/self riproduzione riservata 93

94 CLUB/MIx comics di Fabio licari IL MISTERO DEGLI ORFANI la prima serie bonelli nata a colori porta aria nuova nella Fantascienza a Fumetti Dopobomba, sopravvissuti, alieni, battaglie planetarie. E la novità dov è?, verrebbe da chiedersi. Se non fosse che Orfani, a cominciare dal nome sincero e disturbante, e dai numerosi interrogativi ancora senza risposte, promette molto di più. Intanto è la prima serie (meglio, miniserie) Bonelli nata a colori. Poi è scritta da Roberto Recchioni, anticonvenzionale che ha studiato i classici e, da poco, supervisore di Dylan Dog. Chi sono questi orfani? Chi li manovra? Chi combatteranno? Qual è il mistero che li circonda? Qualche dialogopoteva essere meno scontato, ma la narrazione è scorrevole e fa sperare in sottotrame avvincenti. Esaltato dai disegni di Emiliano Mammucari (gli manca solo un po di cattiveria nei volti), da colori caldi e dalle splendide copertine del più bravo di tutti (Massimo Carnevale), Orfani può essere aria nuova nella fantascienza a fumetti. A patto di osare un po di più. ALTRI FUMETTI DIABOLIK N. 800 Gomboli/ pasini-facciolo ed. astorina pag ,20 Giudizio ORFANI N. 1 Recchioni - Mammucari ed. bonelli pag. 94-4,50 Giudizio VERSO UNA NOBILE MORTE s. Mizuki ed. rizzoli-lizard pag Giudizio due ruote di carlo canzano NUOVA PUNTATA DELLA SAGA SH la honda propone la versione mode 125 del suo scooter di maggior successo Continua la sagadell HondaSH (iniziali di Soichiro Honda, fondatore della casa), lo scooter a ruota alta più venduto e longevo (il primo SH, in versione 50, risale al 1984). Dopolarivoluzione diinizio anno con i nuovi 125 e 150 Abs, da pochi giorni è in venditalaversionemode125. Modifchealla posizione in sella, ora più eretta, qualche ritocco estetico e gamma di colori con tre scelte (rosa, bianco e nero), modifche al motoreperrenderlo ancorapiùfacileedefcace nell utilizzourbano, parabrezzaeparamani di serie e il già noto ampio vano sottosella capace di contenere un casco integrale. Obiettivo, ofrire al pubblico giovane uno scooter con la stessa validità del nuovo SH, ma a un prezzo più competitivo (500 euro in meno). Traguardo raggiunto privando il veicolo dell Abs, di serie sulla versione Peccato, perché l Abs è componente di grande sicurezza, pure se sul Mode la frenata rimane efcace anche grazie al sistema Cbs combinato (la leva sinistra aziona contemporaneamente il freno anteriore e il posteriore). LA SCHEDA > nome: honda sh mode 125 > motore: monocilindrico 4 tempi, 2 valvole, raffreddato a liquido, 125 cc > potenza e coppia: 11,4 cv a g. 12 nm a g. > dimensioni e pesi: lunghezza mm, interasse 1.305, altezza sella 765, kg 116 > cerchi: ant. 16, post. 14 > prezzo: di serie sul mode lo start&stop (disinseribile) che contribuisce ad arrivare a un consumo medio omologato di 50 km/l. il che produce, avendo il serbatoio una capacità di 5,5 litri, un autonomia di 275 km. mens sana di mabel bocchi SPORT & STUDIO COPPIA PROMOSSA due ricerche confermano che Gli studenti più atletici ottengono i voti migliori Due ricerche hanno sfatato il luogo comune secondo cui sport e studio sono agli antipodi. Secondo una sperimentazione dell Università del Tennessee, pubblicatasul Journal of Sports Medicine and Physical Fitness, condotta su 312 studenti di scuola media, sono proprio i giovani sportivi ad avere le pagelle migliori rispetto ai sedentari: va bene a scuola il 56,5% dei primi contro il 40,3% dei secondi, dedicando allo studio quotidiano un numero di ore simile. Per giungere a queste conclusioni i ricercatori statunitensi hanno sottoposto i ragazzi a una serie di test attitudinali e parallelamente a un programma di esercizi per valutare la loro resistenza, fessibilità, forza e in genere lo stato di forma. Ebbene, incrociando i dati si è scoperto che chi andava meglio a scuola otteneva i punteggi di ftness più alti e viceversa. Dello stesso parere un team di scienziati olandesi del VU UniversityMedicalCenter di Amsterdam che, dopo avere analizzato 14 studi che avevano coinvolto oltre 12 mila ragazzi tra i 6 e i 18 anni, ha individuato ulteriori benefci indotti dalla pratica sportiva, come la riduzione dello stress e il miglioramento dell umore. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine. 94 riproduzione riservata

95 libri di claudio lenzi SULL ORLO DI UN DIRUPO simone Manservisi il FoGlio letterario pag alimentazione di enrico arcelli CURA DELL UVA MA CON CONTORNO la dieta che ne prevede due chili al Giorno È disintossicante. ma È meglio integrarla La cura dell uva (o ampeloterapia) era già praticata dagli antichi greci e romani. È oggiseguita soprattutto in Austria e Germania, ma ha molti adepti anche in Italia. Inessa l uva costituisce il cibo principale (o addirittura esclusivo) della giornata; se ne mangia fno a due chilogrammi quotidiani, magari per alcuni giorni, ma anche per alcune settimane. Chi ha problemi intestinali, spesso prende soltanto il succo appena preparato; ma tutti gli altri masticano lentamente gli acinieingeriscono sialabuccia, siaisemi. Di solito si dice che questa cura è disintossicante e purifcante. Ma è davvero così? Di certo è diuretica e lassativa. In più apporta vitamine, potassio, ferro e acidi organici. Importanti sono anche i polifenoli, antinfammatori e antiossidanti, più abbondanti nell uva nera, nella cui buccia è contenuto il resveratrolo che protegge dall infarto cardiaco e da altre malattie della circolazione. Dal mio punto di vista, la cura è molto più efcace se, assieme all uva, vengono consumate anche verdure quali pomodori, spinaci, zucchine o fagiolini, e soprattutto cibi proteici come pesce (meglio lesso), petto di pollo o di tacchino, bresaola, prosciutto crudo sgrassato e formaggi con più proteine che lipidi, come la mozzarella, ilgrana o la ricotta. Se, al tempo stesso, si escludono del tutto i cibi amidacei rafnati (pane, riso, pasta, patate, biscotti ), quelli cioè che determinano l innalzamento dell insulina, si può sperare che l ampeloterapia consenta anche di perdere qualche etto di grasso. Giudizio COME È DURA SUPERARE I PAPÀ il FiGlio di pierpaolo manservisi racconta il difficile confronto sportivo con l ex laziale anservisi, non il campione d Italia M con la Lazio Il fglio. «E mio padre una montagna troppo alta da scalare», e il sogno di superarlo che viaggia spedito, e l insicura personalità, e il suicidio che diventa «un sibilo costante» nel cervello. Manservisi, non Pierpaolo che nelle fgurine stava tra Re Cecconi e Chinaglia. A proposito di Long John: «Grande calciatore, ma uomo discutibile, quindi lasciamo perdere i discorsi tipo dedicargli una via o ritirare la maglia numero 9». Simone, la promessa della Centese, l erede di Fausto Pizzi, che cade e riparte dall Eccellenza, e più scende di categoria, più cresce come persona, dividendo lo spogliatoio con il Baggio di Marrakech e il compagno di classe di Mutu. Perché i megalomani ci sono, nel calcio come nella vita. Manser, proprio lui, che ha sempre scritto molto, ma questa lezione è per gli altri: gioco, tifo, genitori, cultura sportiva, dal dirupo ci si può risollevare. Consigliato ai genitori che vedono nel proprio figlio un futuro fuoriclasse. CONGRATULAZIONI... Cass pennant baldini castoldi dalai pag ,90 Giudizio Tornano gli hooligan al seguito del West Ham. parola di Cass pennant. ALTRE LETTURE RUGBY 2014 paolo pacitti e Francesco Volpe zesi tipografia pag Giudizio Nuova edizione dell annuario ovale, tutto a colori e disponibile in ebook ( 14). cucina pop di davide oldani NIENTE CINEMA NEI PIATTI i complimenti poetici di un cliente del mio ristorante e una ricetta di sostanza ho soprannominato ilpoeta.è venuto al L D O e mihascritto una serie di Perché gli è piaciuto. Alcuni mi hanno fatto sorridere («Perché sei interista», «Perché mi sono sentito libero di appoggiare i gomiti sul tavolo»). Altri mi hanno dato soddisfazione («Perché ho provato il gusto che ti sazia senza essere pieno», «Perché il tuo sguardo non mi ha fatto sentire anonimo», «Perché i profumi, i sapori, i camerieri e i muri trasmettono la genuina semplicità di ciò che fai»). Uno in particolare mi ha fatto piacere: «Perchénonfaiilcinemanelpiatto». Praticamente la versione poetica della cucina pop. MELAGRANA SGRANATA, ACCIUGHE, PROFUMO D ARANCIA E PASTA MANTECATA INGREDIENTI per 4 persone: * 320 g di pastina tipo risoni * 70 g di Grana padano grattugiato * 50 g di burro dolce * 1 litro e mezzo di acqua bollente salata * poco aceto di vino bianco * sale * 60 g di melograno sgranato * 1 cachi * 30 g di acciughe sott olio * la buccia di mezza arancia in una pentola far scaldare la pastina, poi bagnare a poco a poco con l acqua bollente salata e portare a cottura. Far asciugare, togliere dal fuoco e mantecare prima con il burro poi con il Grana, aggiungere qualche goccia di aceto, salare, grattugiare la buccia di mezza arancia. Frullare i cachi eliminando la parte più aspra, passare al setaccio, frullare le acciughe. disporre la pastina nei piatti, la purea di cachi, il melograno e infne le acciughe. riproduzione riservata 95

96 moda/college In perfetto stile inglese di Fabrizio Sclavi e Irene Traina foto Decabibò 2 1 all aperto GiuBBotti e GiaCCHe da CoLLeGe e trame scozzesi per sentirsi BritisH in ogni occasione ) Bomber con maniche in pelle Gant rugger ( 605). 2) Camicia con check e collo italiano slim Fred perry ( 109). 3) Pantaloni in lana PT01 ( 249). 4) Sneakers bianche con micro fantasia Fred perry ( 90). 5) Maglione intrecciato con grosse righe e collo a v MC Gregor ( 160). 96 riproduzione riservata

97 in ClaSSe ) Cardigan blu con dettagli gialli Franklin & Marshall ( 165). 2) Camicia con check verde ice iceberg ( 130). 3) Cuffa in lana bicolore Tommy Hilfger ( 55). 4) Bomber con maniche a contrasto e stemma Tommy Hilfger ( 220). 5) Mocassini in pelle di vitello martellata Church s ( 350). 6) Pantaloni fantasia tartan Moschino ( 275). riproduzione riservata 97

98 moda/college 1 2 DoPoSCuola ) Cappellino con interno in pelliccia ecologica the north Face ( 40). 2) Camicia con check bianco e rosso timberland ( 100). 3) Blazer blu con stemma sul taschino polo ralph Lauren ( 395). 4) Gilet in lana intrecciata polo ralph Lauren ( 250). 5) Desert boot con profli in lana tartan Clarks ( 169). 6) Pantaloni con bande laterali adidas originals ( 68) riproduzione riservata

99 in PaleStra 5 1) Cappellino con piccola visiera Le coq sportif ( 19). 2) Polo in cotone a manica lunga con stemmi Marville ( 80). 3) Giacchina con maniche a contrasto e bordi in felpa Lacoste L!ve ( 168). 4) Pantaloni in felpa con banda laterale Freddy ( 60). 5) Sneakers in suede e nylon Lotto Leggenda ( 110). 6) Felpa con cappuccio e scritta centrale Converse ( 99). riproduzione riservata 99

100 CLUB/CULt di Fabrizio sclavi AMPHIBIOX Geox propone le scarpe idrorepellenti che fanno traspirare il piede. da 130 Non c è acqua che tenga tecnologia e rivoluzionaria impermeabilità applicata alle suole per Gli scarponcini da città e outdoor Waterproof a sinistra, per le passeggiate in campagna, lo stivaletto waterproof in camoscio ( 130), a destra stivaletto allacciato in vitello stampato ( 160). 100 riproduzione riservata

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102 CLUB/AUTO di carlo canzano Ambasciatrice di bellezza la 4c, supercar elegante e leggera (scocca in fibra di carbonio e motore turbo 1.8 da 240 cv), apre un nuovo ciclo per l alfa romeo ta contenuta e un prezzo d acquisto non da super ricchi. Unica anche in queste positive contraddizioni. Impossibile non definirla bella e restare insensibili all analisi dei contenuti e alla sua filosofia: potenza quanto basta (240 cv a giri) e peso piuma. L Alfa 4C è lunga meno di quattro metri (3.989 mm), schiacciata verso il suolo (larga mm, alta 1.183) pesa a secco appena 895 kg. Così alfa romeo 4c supercar compatta ed evoluta, in cui ciò che conta è il piacere della guida. contenuto il prezzo, considerata la qualità: da chiavi in mano, con le personalizzazioni si arriva a circa seguirà una versione spider. La sua rivale? Forse la Lotus, la piccola ed essenziale Elise o la più potente e costosaexige. Ma, con tutto ilrispetto per lasportiva inglese dal nome blasonato, dobbiamo arrenderci al fatto che l Alfa Romeo 4C è tanto speciale da essere quasi esponente di una categoria a sé. Considerate le soluzioni, i materiali impiegati, la ricercatezza della linea e le prestazioni è una supercar, ma con dimensioni compatte, unmotore dicilindraciascun cavallo del leggerissimo 4 cilindri turbo deve spostare soltanto 3,7 kg (la coppia massima è di 350 Nm tra i e i giri). Tanta leggerezza halasua più paleseespressione nella monoscocca in fibra di carbonio che pesa 65kg. Carbonio che è bene invista, con la sua aggressiva eleganza, nell abitacolo a cui accede senza problematiche contorsioni anche chi ha giunture scricchiolanti e Le sue muse ispiratrici la 4c È nata al centro stile alfa romeo. dove i designer hanno studiato alcune tra le più belle realizzazioni 1900 C52 DISCO VOLANTE ( ) prototipo di vettura sport della carrozzeria touring. ne vennero costruiti solamente 5 esemplari, uno trasformato in coupé e due con motore GIULIETTA/GIULIA SPRINT SPECIALE ( ) da uno studio aerodinamico in collaborazione con bertone. come la 4c, cilindrata contenuta e alte prestazioni esemplari tra 57 e 65. GIULIETTA SZ ( ) progettata dalla carrozzeria zagato per la clientela sportiva su telaio della ss, ma più leggera (840 kg) di oltre un quintale. prodotta in 217 esemplari. 102 riproduzione riservata

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