Gaza, si potrebbe discutere più seriamente

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1 Israele vuole distruggere definitivamente i palestinesi, è una guerra di puro sterminio. Sono nazisti puri e forse un po peggio di Hitler perché hanno anche l appoggio delle grandi democrazie occidentali. Sono le parole pronunciate da Gianni Vattimo, ex parlamentare europeo, ai microfoni de La Zanzara, su Radio24. Andrei a Gaza afferma Vattimo a combattere a fianco di Hamas, direi che è il momento di fare le Brigate Internazionali come in Spagna, perchéisraele è un regime fascista che sta distruggendo un popolo intero. In Spagna non era niente in confronto a questo. Questo è un genocidio in atto, nazista, razzista, colonialista, imperialista e ci vuole una resistenza. E aggiunge: Ma siamo quattro gatti, perché tutta l informazione, compresa la stampa italiana, piange sul fatto che c è una pioggia di missili su Israele, però Hamas quanti morti ha fatto? Nessuno. I poveretti non hanno armi, sono dei miserabili tenuti in schiavitù, come tutta la Palestina. Hanno dei razzetti per bambini, e voglio promuovere una sottoscrizione mondiale per permettere ai palestinesi di comprare delle vere armi e non delle armi giocattolo. Cominciamo a distruggere il nucleare israeliano, Israele è lo stato canaglia che ha il nucleare. Alla domanda di Cruciani se sparerebbe conttro gli israeliani, l ex europarlamentare risponde: Io sono un non violento, però contro quelli che bombardano ospedali, cliniche private e bambini sparerei, ma non ne sono capace. E aggiunge: Gli ebrei italiani dalla parte di Israele sono gli ex fascisti, che adesso sono dalla parte dell America. La comunità ebraica italiana è rappresentata da quell ossimoro che è Pacifici, ma ci sono molti ebrei d accordo con me. Li c è uno stato nazista che cerca di sopprimere un altro popolo. E io ce l ho con lo stato di Israele, non con gli ebrei di Gisella Ruccia Gaza, si potrebbe discutere più seriamente Comincio riportando due sms inviati a Marco Travaglio: Marco adesso cambierà indirizzo per non essere più tormentato, me ne scuso. Il primo era del 16 luglio: Smettere di leggere anche il Fatto? Solo L Indipendent accanto a Colombo?. Mi lamentavo del fatto che sulle bombe di Gaza ci fosse solo un pezzo, alquanto apologetico, di Furio Colombo, e accanto solo un articolo di cronaca del giornale inglese.

2 Travaglio aveva risposto Che dobbiamo fare? Far scrivere il capo di Hamas?. Il secondo sms era del 17 luglio: Ma come? La pagina sulla Juve viene dopo i bambini di Gaza? Protesto per scandalosa scelta demagogica antiebraica. E il senso era chiaro, ma ovviamente niente risposte. Nel frattempo i titolari della trasmissione-fogna La Zanzara, i soli che lo ammetto con vergogna avevano mostrato interesse al mio parere (formare brigate internazionali pro Palestina come in Spagna anni Trenta; aprire una sottoscrizione mondiale per fornire a Hamas armi meno innocue), hanno rimandato in onda varie volte le mie dichiarazioni (e le loro ingiurie nei miei confronti). Di tutto questo io ho letto solo una breve notizia su Repubblica. E proteste varie dalle comunità ebraiche, segnatamente una del loro presidente Gattegna che mi accusa di incitare allo sterminio dei civili israeliani. Come ho scritto anche a lui, il senso della mia proposta sulle armi ad Hamas era solo quello di cercare di ristabilire una certa simmetria tra il gigante Golia Israele superarmato e il Davide palestinese con i suoi razzi-matita che, per fortuna, non hanno aggiunto niente al bilancio delle vittime tutte prodotte finora solo dalle bombe di Israele. Chiedo ora ospitalità al (blog del) giornale che continuo pervicacemente a comprare e a leggere. Amici, ebrei e gentili, mi osservano che sia le brigate internazionali, sia la sottoscrizione pro armi ad Hamas non sono esattamente idee pacifiste; e ammetto che soprattutto nella situazione attuale e con l orientamento dei media indipendenti, hanno solo il senso di una provocazione paradossale. Ma si potrebbe discutere più seriamente, se anche la sinistra italiana non si limitasse a reagire alla voce della fogna che ho dovuto attraversare perché qualcuno mi sentisse Israele, Gaza, sionismo e antisionismo Una necessaria aggiunta al pezzo precedente uscito su questo blog pochi giorni fa. Sempre su Israele, Gaza, sionismo e antisionismo. Nel frattempo Haaretz, il giornale israeliano più affidabile ha pubblicato le mie dichiarazioni alla Zanzara, ma riprendendole tali e quali i titolari della trasmissione-fogna. Arriva dunque una valanga di riprovazioni che trovo giustificate, e che non posso lasciar passare senza risposta. Può darsi che la mia dichiarazione alla radio fosse ambigua, ma io ho solo detto, e ripeto, che mi sembrerebbe ragionevole aiutare Hamas ad avere

3 armi più efficaci per difendersi dal Golia Israele dotato (dagli USA!) di tutti gli strumenti offensivi e difensivi più moderni: anche il fatto che i razzi di Hamas producano così pochi effetti è risultato di questa disuguaglianza e asimmetria di ricchezza e, conseguentemente, di potenza. Non ho mai detto e l ho scritto anche in un messaggio inviato al presidente delle comunità ebraiche italiane dr. Gattegna (senza ricevere risposta), che vorrei vedere più morti israeliani; resto un non violento che però se un esercito invasore entra nella sua casa, violenta sua sorella, gli ammazza madre, figli, nipoti, bombarda la casa e la distrugge con le ruspe si decide a prendere le armi di cui dispone e le usa. L idea dei numeri di morti e del suo significato indebitamente realistico (secondo un corrispondente che mi rimprovera questa contraddizione con il debolismo) non mi ha mai sfiorato, uno vale mille se si parla di vite. Ma non mi vergogno di aver fatto riferimento anche a questo, per mostrare la dissimetria assoluta che c è tra Israele e i palestinesi. E infine: c è qualcosa di umanamente accettabile nella spietatezza dell operazione Piombo fuso, o in quella con cui Israele ha reagito, credo da sempre, agli attentati dei kamikaze palestinesi distruggendo interi quartieri che avevano il solo torto di essere quelli dove i terroristi (cioè partigiani resistenti a una illegale colonizzazione e oppressione) abitavano? Ricorderei poi ai critici che mi rimproverano di non essere abbastanza coerente con la professione di pensiero debole, che la mia autobiografia (scritta insieme a Pier Giorgio Paterlini) si intitola Non essere Dio Appunto, non essendo Dio non posso stare al di sopra delle parti. Sarò antisemita se scelgo la parte dei più deboli, di quelli che soffrono di più (numeri o non numeri) e soprattutto sono vittime una occupazione riconosciuta illegale dalla tanto evocata, e oggi silenziosamente complice, comunità internazionale? FRANCO CARDINI Il Vangelo che la liturgia di oggi ci propone è sarà un caso - molto appropriato all attuale situazione internazionale, caratterizzata in questi giorni da una scena di ordinaria violenza, un tragico déjà vu che sarebbe già gravissimo di per sé, ma che è purtroppo aggravato dalla malafede, dall ipocrisia e dall omertà con le quali viene accettato dai governi, dai media e

4 dall opinione pubblica internazionale. Già da ieri, sabato 12 ottobre, il nostro governo ha chiesto che a proposito dell ennesimo episodio di massacro attualmente in corso l Europa faccia sentire la sua voce. Ma quello cominciato da meno di due settimane è il semestre di presidenza italiana della compagine europea. Mi auguro e continuo ad augurarmi (si sa, oggi è domenica, si ha pur diritto al meritato riposo settimanale) che nei prossimi giorni siano il nostro presidente del consiglio dei ministri e il nostro ministro degli esteri ad esprimere un primo giudizio, a indicare in che senso, appunto, l Europa dovrebbe far sentire la propria voce. E qui entra appunto l esempio della parabola presente in Marco, 13, Anche la parola è un seme. Anzi, è simbolicamente parlando il seme per eccellenza. Non dev essere sprecato: bisogna far molta attenzione a dove cadrà, a non sprecarlo gettandolo sulla strada, o sul terreno sassoso, o tra i rovi. Ciò vale per tutti: per i responsabili delle Nazioni Unite, per i capi di stato delle grandi potenze che domani si riuniranno per studiare i modi più adatti per rispondere alla crisi, per la Commissione Europea e anche per me che, scrivendo queste quattro righe, potrei sia pur nel mio piccolo ingannare o condizionare qualcuno. Prudenza e responsabilità sono pertanto, in questo caso, particolarmente indispensabili. Sappiamo tutti che la crisi israeliano-palestinese è stata originata da un atto efferato e ripugnante: il rapimento e l uccisione di tre ragazzi israeliani. Sappiamo che i diretti responsabili di quella miseranda infamia non sono stati individuati, e che ad essa hanno tenuto dietro altri atti di ritorsione altrettanto odiosi. Fin qui siamo purtroppo nell àmbito dell odiosa guerra tra bande irresponsabili animate dal cieco fanatismo: ma potrebbe esserci di più. Dietro gesti così disumani potrebbe celarsi un ancor più disumano disegno, quello di spingere ancora una volta allo scontro israeliani e palestinesi. A quale scopo? Questa è la domanda fondamentale: che comporta purtroppo una semplice,

5 chiara, disperante risposta. Da parte palestinese, nell àmbito della guerriglia musulmana radicale dal momento che ormai il piano di Hamas in un primissimo tempo non sgradito ad alcuni ambienti di governo israeliano, quello di trasformare la causa nazionale palestinese in una causa confessionale islamica, è purtroppo riuscito - il disegno è evidente in tutta la sua lucida follìa. Si vuole obbligare Israele a una risposta durissima, che indigni e spinga a reagire i palestinesi nel loro insieme; e si vuole che la conseguenza della loro reazione sia un ulteriore indurirsi d Israele, che è la più forte. In tal modo si ritiene che saranno ottenuti due scopi. Il primo scopo è politico-religioso: la progressiva trasformazione dei palestinesi in un popolo di shuhadà, di martiri (emarginando in tal modo i palestinesi cristiani, estranei al concetto di shahid così come lo intende l Islam; e mettendo in difficoltà anche l opinione pubblica sunnita che a proposito dell ideologia del martirio non condivide il radicalismo in odore di shi ia che è invece caratteristico di Hamas e dei suoi alleati Hezbollah). Il secondo scopo è politico-diplomatico: costringere Israele a una risposta di tipo talmente duro da obbligare anzitutto il mondo arabo, quindi quello musulmano, infine l opinione pubblica internazionale a un intervento che rimetta in moto la questione palestinese, caratterizzata dal fatto che le scelte israeliane caratterizzate dal totale disprezzo delle reiterate risoluzioni delle Nazioni Unite in materia di rispetto dei confini stabiliti dal 1967, dalla costruzione del muro illegittimo appunto alla luce di quella confinazione e dalla coerente progressiva politica di cancellazione pratica dei territori assegnati ai palestinesi attraverso l impianto degli insediamenti coloniali - sono state finora avallate di fatto, nonostante il quasi unanime riconoscimento della loro illegittimità, dalla compagine internazionale.

6 Il primo scopo appare ispirato a un astratto fanatismo religioso, oltretutto incoerente nel suo colore tendenzialmente sciita: se non altro perché finora tra i sostenitori più espliciti e impegnati di Hamas figurano alcuni emiri sunniti della penisola arabica, e non può sfuggire a nessuno che in questi mesi è in corso una recrudescenza dellafitna sciito-sunnita. Che i piloti della fitna attuale, gli emirati arabi fra l altro sicuri alleati degli statunitensi -, facciano tacere la loro voglia di guerra civile intramusulmana per impegnarsi contro Israele, e che il governo statunitense possa mai permettere qualcosa del genere, è ipotesi semplicemente pazzesca. C è qualcuno tra i Fratelli Musulmani, anch essi vicini ad Hamas, che spera qualcosa del genere? In tal caso, si torverebbe comunque di traverso un altro capo di stato sunnita, l egiziano e nasseriano generale Sisi, dal canto suo avversario della prosecuzione dellafitna e piuttosto incline semmai a simpatizzare con il siriano Assad per quanto questi non sia sunnita. Ciò collega il carattere folle del primo scopo a quello, almeno altrettanto, del secondo. Gli ambienti musulmani meno esperti di questioni europee e occidentali sottovalutano il dato che impedisce appunto all Europa e all Occidente d intervenire oltre un certo molto debole segno nelle questioni israeliane. Qui entrano in gioco la cattiva coscienza del mondo occidentale nei confronti del mondo ebraico e la sua formalizzazione etico-giuridica al limite della vera e propria religione civica : la pesante memoria della Shoa fa sì che Israele non possa obiettivamente venir trattato come tutti gli altri paesi del mondo e che qualunque atteggiamento nei suoi confronti che possa apparire ostile o prevenuto sia passibile di venir immediatamente accusato di complicità postuma nei confronti dell orrore perpetrato settanta-ottant anni fa. Naturalmente esistono, in Israele come nel mondo ebraico della diaspora come in quello non-ebraico, centri e sodalizi che s incaricano di esercitare, al riguardo, una oculata sorveglianza e una tempestiva

7 denunzia. Tali centri e sodalizi svolgono anche efficace attività preventiva, individuando soggetti e ambienti dai quali potrebbero provenire voci politiche o pubblicistiche sgradite e preventivamente intimidendoli o ricattandoli o isolandoli. Ora, è evidente che la via più diretta e corretta da intraprendere per spezzare questa strategia polemogenetica sarebbe una collaborazione israelianopalestinese volta a individuare e a punire le azioni terroristiche; invece Israele preferisce la punizione unilaterale e collettiva dell ambiente dal quale si suppone che esse abbiano avuto origine. Quanto all azione punitiva sotto forma di rappresaglia, essa sarebbe legittima sul piano internazionale solo se Israele ammettesse che quelli palestinesi sono territori occupati : ma in tal caso l esercizio della rappresaglia, legittimo, si dovrebbe svolgere nei rigorosi limiti d intensità imposti dal diritto internazionale di guerra. Israele sostiene invece che quei territori non sono occupati: e allora come si configura il suo intervento, che non può qualificarsi come una questione interna alla sua compagine territoriale? Il fatto è che in questo momento manca qualunque possibile mediatore e si stanno obiettivamente favorendo i peggiori estremismi presenti in entrambi i campi, l israeliano e il palestinese. In alcuni ambienti israeliani si va facendo strada l idea che il miglior palestinese è un palestinese morto. A tale fine si usano armi sempre più efficaci e sofisticate: lo scopo è incutere terrore e obbligare il maggior numero possibile di palestinesi ad andarsene. La sconsiderata pioggia di razzi praticamente inefficaci, regolarmente intercettati e resi inoffensivi grazie al programma Iron Dome, rende quasi patetica l espressione, diffusa tra i media, pioggia di fuoco su Israele. E una pioggia che reca in realtà pochissimi danni, a differenza del tiro israeliano che sta seminando sistematicamente morte e distruzione in territorio palestinese. I razzi palestinesi e le bombe israeliane non possono essere messe sullo

8 stesso piano: Israele, ammesso che la sua possa intendersi in qualche modo come un azione militare di tipo difensivo (il che è inficiato dal carattere invece esplicitamente punitivo che la autorità israeliane le hanno assegnato in modo esplicito), è quanto meno responsabile di eccesso di difesa: non si risponde con una mitragliatrice di ultima generazione a chi ci sta minacciando con un temperino. D altronde, l Authority palestinese non è propriamente un governo, né la Palestina è ancora uno stato pienamente riconosciuto a livello internazionale e soggetto pertanto di diritto appunto internazionale. Ciò impedisce alle autorità politiche del mondo intero di trattare con l Authority palestinese come si tratterebbe con uno stato sovrano: e le obbliga a trattare invece con Israele, che dello stato sovrano ha ben a diritto tutte le caratteristiche, e che spingendo la sua politica di rappresaglia oltre i limiti del lecito sta commettendo obiettivamente un crimine. E d altra parte ovvio che, essendo Israele di gran lunga il più forte sul piano diplomatico, l interruzione dei suoi raids è dovere che spetta unicamente a lei. E sarebbe proprio l interruzione unilaterale deiraids previsti a rendere necessario l intervento delle Nazioni Unite: dal momento che è ormai provato che manchi o faccia difetto in entrambe le parti in causa, per molteplici ragioni, una effettiva volontà di pacifico accordo. In tale caso la mediazione delle Nazioni Unite e non di singoli stati che si autoarroghino il diritto d intervento o che ne vengano richiesti da una delle due parti in causa - non è auspicabile, è doverosa, e non dev essere proposta, bensì imposta alle parti, essendo fra l altro evidente che in un contesto come quello del Vicino Oriente attuale il protrarsi della crisi minaccia gravemente la già precaria pace nel mondo.

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