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1 Poste italiane spa - spedizione in a. p. D.L. 353/03 (conv. L. 46/04) art. 1 comma 1 ne/vr settimanale diretto da luigi amicone anno 18 numero 13 4 aprile ,00

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3 EDITORIALE LA STRAGE NELLA SCUOLA EBRAICA Tolosa e il vizietto europeo di pensare sotto sotto che Israele un po se la cerca «Q uando pensiamo a quello che è accaduto oggi a Tolosa, quando ricordiamo ciò che è accaduto in Norvegia l anno scorso, quando apprendiamo ciò che sta accadendo in Siria, quando vediamo ciò che accade nella Striscia I leader islamici in Europa non sono mai netti nel prendere le distanze dall odio antisemita dei jihadisti. Le loro condanne sono sempre riequilibrate da accuse su quel che accade a Gaza alla maniera di Lady Ashton di Gaza e in altre parti del mondo, ricordiamo ragazzi e bambini che hanno perso la vita». Queste parole dell alta (si fa per dire) rappresentante dell Unione Europea per gli Affari esteri, la baronessa Catherine Ashton, sono un emblema dello stato mentale che domina negli ambienti dell eurocrazia. Purtroppo, la baronessa Ashton non è soltanto una sprovveduta. Magari fosse così: le sue dimissioni potrebbero far posto a qualcuno e a qualcosa di diverso. Ma per questo occorrerebbe un cambiamento radicale dell ideologia dell eurocrazia. La dichiarazione della Ashton ha rappresentato il tentativo, nelle prime ore dopo l attentato di Tolosa, di costruire il solito quadretto rosa e di comodo per l Unione Europea, in cui tutto andrebbe bene e l armonia regnerebbe perfetta se non fosse per qualche criminale nostalgico. Come l attentato norvegese, anche questo era l espressione di una mente sconvolta che non accetta l armoniosa convivenza multiculturale praticata dall Unione. L assassino nazista di Tolosa aveva colpito dei militari francesi di origine maghrebina perché non poteva sopportare, nel suo razzismo, che la divisa potesse essere vestita da immigrati arabi non veri francesi; e poi aveva proseguito l opera hitleriana di disinfestazione degli ebrei. Ed ecco il quadretto rosa: la politica dell Unione mira saggiamente all armonia multietnica e multiculturale e ad essa si oppongono gli arnesi del passato. È una retorica da Giornata della Memoria. In poche ore questo quadretto di comodo è saltato per aria miseramente. L assassino non era un neonazista e non aveva ucciso i poliziotti di origine maghrebina per razzismo bianco ma perché erano dei traditori della causa islamica, e aveva ucciso i bambini della scuola ebraica di Tolosa in nome di Gaza contro Israele (per sua esplicita ammissione). Pochi giorni prima un personaggio analogo era stato scoperto in Italia prima che potesse mettere in atto il proposito di compiere atti violenti contro la sinagoga di Milano. L aspetto terribile che riemerge ancora una volta in occasione di una vicenda come questa non è soltanto l assoluta mancanza di volontà di ammettere che l Europa è sempre più terreno di conquista di un integralismo islamico aggressivo; ma il tentativo di nascondere questa realtà asserendo che in tal modo non si farebbe altro che del razzismo anti-islamico. Dovrebbe essere superfluo ripetere che nessuno può seriamente credere che tutti gli immigrati musulmani presenti sul continente aderiscano a un ideologia del genere. Ma è altrettanto evidente ed è sciagurato far finta di non vederlo che le istituzioni e associazioni rappresentative di tali realtà non sono affatto chiare e nette nel prendere le distanze dall odio antisionista e antisemita che anima i jihadisti circolanti in Europa. Ogni volta, le dichiarazioni di condanna vengono riequilibrate alla maniera di Ashton da condanne di quel che accade a Gaza, e beninteso mai e poi mai di quel che accade a Sderot e dintorni e dei missili che piovono sulle scuole israeliane. In fondo, la domanda è semplice: se davvero si pensa che sia Israele la causa della diffusione di questa intolleranza, basterebbe poco per chiarire la situazione. Basterebbe una dichiarazione autorevole da parte islamica che affermi in modo netto e inequivoco che è fuori discussione il diritto di Israele a esistere entro frontiere riconosciute e rispettate, fatte salve tutte le trattative di questo mondo. Si è mai udita o letta una simile dichiarazione, salvo che da parte di qualcuno (come il presidente egiziano Anwar al-sadat) che è stato ucciso per averla fatta? La risposta è: mai. Giorgio Israel FOGLIETTO Nuove opportunità. Ora che Marcegaglia non può più buttarla in politica, si torni a contrattare in azienda Alla fine qualcosa si muoverà nell organizzazione di un mercato del lavoro che non funzionava. Si faranno pasticci sulle flessibilità in entrata previste dalla legge Biagi, si incrementeranno contributi per piccole imprese già molto provate. Ma si supereranno rigidità che condannavano al nanismo le nostre industrie, scoraggiavano gli investimenti ed emarginavano i giovani. Si poteva fare meglio? Senza dubbio: lo stile da esercitazioni universitarie del ben noto Ateneo che ha questo governo complica le decisioni strategiche perché dimentica come le persone siano di carne e ossa, non solo fattori numerici. Certe paure (come quella dei licenziamenti di massa o il ritorno di un regime da padrone delle ferriere) saranno in parte irrazionali ma sono profonde. Era opportuno superarle con la prassi instaurata dal governo Berlusconi dopo il 2008: spostare a livello aziendale e al rapporto tra le parti il più possibile delle soluzioni. Arrivando così a un sistema dove il sindacato resta potente ma è coinvolto nei destini dell impresa, come avviene non solo in America ma anche in Germania: e i fannulloni diventano una questione che riguarda anche gli altri lavoratori, non solo le direzioni aziendali. Perché non si è andati avanti così? Molte colpe sono dei berlusconiani (+ Giulio Tremonti). Però le più gravi responsabilità sono della nevrotica Emma Marcegaglia, che ha buttato via in politica il buon lavoro svolto. Ora finalmente toglie il disturbo, speriamo che si possa riprendere il cammino. Lodovico Festa 4 aprile

4 settimanale diretto da luigi amicone anno 18 numero 13 4 aprile ,00 highlights inediti Ogni giorno su tempi.it I contenuti che trovate in queste pagine sono sintesi degli articoli, le analisi, i commenti realizzati per il nostro sito. l espresso Mi COntrOlla? Farina risponde al settimanale Sull ultimo numero del settimanale L Espresso è comparso un articolo in cui erano elencate tutte le visite dell onorevole Renato Farina nelle carceri. «Siamo alla diffamazione ha spiegato Farina a tempi.it, anche se vagamente mascherata da domande retoriche, del tipo: chissà se sia proprio carità cristiana il motivo delle visite ai politici in cella... Confermo che è tutto vero, in carcere ci vado, ma non ricordavo di essere così assiduo e soprattutto neanch io ho un diario così preciso e aggiornato delle mie visite nei penitenziari. Mi domando se c è qualche servizio segreto che controlla i miei spostamenti. Chi fornisce questi dati all Espresso e perché? Escluderei tra le possibili fonti i pm e le direzioni delle carceri. Deduco che ci siano delle talpe e mi piacerebbe sapere se si muovono gratis». Farina è rimasto colpito «da una paroletta del pezzo dell Espresso: brogliacci. Che roba è? Visto che mi riguardano, dove si possono consultare o magari comperare?». Cristiani discriminati il commento di Mauro e ilardo Secondo il rapporto Oidce 2011 cresce in Europa l intolleranza verso la fede cristiana. In Scozia il 95 per cento degli atti di violenza hanno come vittime i cristiani, mentre in Francia le azioni vandaliche contro luoghi di culto cattolici sono l 84 per cento del totale. Ma non ci sono solo i numeri. Tempi.it ha intervistato il presidente del gruppo dei Popolari italiani a Bruxelles Mario Mauro («Battersi contro l intolleranza religiosa significa chiedersi che cos è l uomo») e Massimo Ilardo, direttore di Aiuto alla Chiesa che soffre in Italia («Se noi cristiani veniamo discriminati in Europa la colpa è anche nostra») aprile 2012 INTERNI IN MEZZO AL GUADO di Carlo Masseroli Pubblichiamo l interrogazione urgente presentata il 22 marzo in Consiglio comunale di Milano da Carlo Masseroli (Pdl). i interroga il Sindaco affinché dia chiara e puntuale risposta alle dieci domande che seguono. s 1. Nei mesi finali del 2011, mentre si dava corso alla vendita del 29,75 per cento di Sea, avevate preso in considerazione tra le ipotesi possibili quella di vendere nel 2012 una ulteriore quota di Sea? Nel caso la risposta non fosse affermativa, di chi ritiene sia la responsabilità di un così grave errore di valutazione? Nel caso la risposta fosse affermativa di chi ritiene sia la responsabilità di un così grave errore procedurale? 2. È consapevole che vendere in due successivi momenti quote della medesima società a distanza di così poco tempo possa ridurne grandemente il valore rispetto ad una vendita in un unica tranche inclusiva del premio di maggioranza? 3. Quale motivazione ritiene possa essere data al fatto che il bando Sea abbia avuto un solo concorrente, non ci siano stati rilanci e il prezzo finale di vendita di Sea sia stato pari alla base d asta più un solo euro? 4. È a conoscenza che il bando che in Brasile ha ceduto la gestione di tre aeroporti (come tre sono quelli gestiti da Sea) vecchi, bisognosi di pesanti lavori e sfruttati oltre capacità, svoltosi a cavallo tra la fine del 2011 e l inizio del 2012, grazie alla trasparente cessione del 51 per cento da parte dell ente pubblico di controllo, ha avuto decine di partecipanti da tutto il mondo, diversi turni di rilancio fruttando un ricavo superiore a dieci miliardi di euro? 5. Quale motivazione ritiene possa essere data al fatto che il testo del bando tradotto in inglese sul sito del Comune contenga questa intestazione: Only the italian document has official value? Non crede che, volendo attrarre investitori internazionali, sarebbe stato meglio che i documenti ufficiali fossero anche in inglese? 6. Nell ipotesi della vendita di una seconda tranche di quote Sea (qualsiasi sia la procedura scelta), non crede ci sia un potenziale acquirente in condizioni favorevoli rispetto a tutti gli altri? 7. Se si procedesse a quotazione come può il comune evitare la semplice acquisizione sul mercato da parte di F2i delle azioni necessarie ad ottenere la maggioranza perdendo così definitivamente il valore del premio di maggioranza sulle quote cedute, anche in caso di Opa? 8. Nell ipotesi della vendita di una seconda tranche di quote Sea, quanto ritiene abbia perso il Comune di Milano con una procedura come quella adottata? 9. Ritiene che tutto questo abbia qualche legame con l intercettazione di cui parla il recente articolo dell Espresso nella quale l amministratore delegato di F2i definisce cucito su misura per sè il bando con cui il Comune ha venduto lo scorso dicembre il 29,75 per cento della società aeroportuale? 10. A me sorge un ultima domanda, non so a lei: è il Sindaco Pisapia che per tramite dell assessore Tabacci si salda con i poteri forti o è l assessore Tabacci, già riconosciuto come uomo dei poteri forti, che fa sapiente uso del consenso del Sindaco Pisapia? il bando su Misura È un bando «su misura» a scatenare il caos a Milano. si tratta della società aeroportuale sea (azienda che gestisce gli scali di linate e Malpensa). lo scorso dicembre, il 29,75 per cento del capitale societario è stato venduto dal Comune al fondo F2i (Fondi italiani per le infrastrutture). l assessore al bilancio, bruno tabacci, aveva sgomberato il campo da qualsiasi dubbio circa la trasparenza dell operazione, ma un intercettazione (pubblicata dall espresso) ha rivelato che l azionista e amministratore delegato di F2i vito gamberale, parlando del bando di gara con una persona «in ottimi rapporti con il vertice nazionale del pd», si diceva compiaciuto per un atto tagliato su misura per lui. lì per fare cose difficili. Ma se si rischia la fine dei governi Andreotti, è meglio Berlusconi». Giuliano Cazzola (vicepresidente della commissione Lavoro della Camera) è più esplicito: «Il mio giudizio su questa riforma ricalca quello di Fantozzi sulla corazzata Potemkin». Si dibatte sull articolo 18, di modello lombardo, di giovani e di flessibilità. Nei momenti morti si perde tempo al bar aspettando l intervento più atteso, quello del segretario generale. La speranza, molto concreta, è che a dieci anni dalla morte di Marco Biagi si superino barriere e pregiudizi per realizzare un moderno statuto dei lavoratori. Ripartendo ovviamente dalla rifor- i video di tempi.it leggerezza (con giudizio) Tempi.it produce ogni giorno un video sull attualità. Si spazia da argomenti seri trattati con leggerezza a tematiche frivole analizzate in profondità. la telefonata COn MOggi la serie a secondo l ex dg Juve Ogni lunedì il campionato di serie A commentato con Luciano Moggi: «Del Piero merita la riconferma. È un campione e un vero professionista». il blog di rodolfo Casadei il mondo è grigio, il mondo è blu «Dietro una grande donna c è un grande uomo». Recensione di The Lady di Luc Besson sulla storia di Aung San Suu Kyi. guns n rainbow Corrispondenze dal sudafrica Lorella Beretta ci racconta il paese dell arcobaleno. Le sue contraddizioni, le sue lotte, i suoi mille colori. primarie repubblicane la corsa di rick santorum, l outsider cattolico Tempi.it segue con aggiornamenti, analisi e interviste la sfida alle primarie repubblicane tra Rick Santorum e Mitt Romney. un the COn alice il concerto di Morgan. Cronaca e fotografie Tra cover splendidamente arrangiate, gag, vecchi successi degli anni Novanta e intense interpretazioni dei dischi più recenti. download Fabio Concato e pino daniele, cantautori fai da te Fabio Concato ( Tutto qua ) e Pino Daniele ( La grande madre ), dopo alterne vicende, si sono autoprodotti. Di Carlo Candiani. e poi tutto il resto Corradi, trento, giannino e la rosa Su tempi.it trovate tutte le nostre firme, oltre che le nostre rubriche. E con la Preghiera del mattino sbertucciamo un po i nostri colleghi giornalisti. 4 aprile Sopra, il leader della Lega, Umberto Bossi. A fianco, la fotografia twittata da Pier Ferdinando Casini che lo ritrae con Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Mario Monti. Al centro, i segretari di Pdl e Pd e sotto, il premier e il ministro del Lavoro Elsa Fornero si declina, in dieci punti, la visione del centrodestra sul welfare) l intera giornata ha i contorni di una sfida al Pd. Il pubblico si scalda solo quando Angelino Alfano affronta il tema di petto: «O si fa una buona riforma, o non si fa nessuna riforma. Se vogliono trascinarci verso una riformetta, preferiamo vincere le elezioni, e pensarci noi nel Oggi non abbiamo un testo, non abbiamo certezze e abbiamo uno sciopero annunciato. Se fosse una schedina, sarebbe uno zero al Totocalcio». I tempi del Con Monti senza se e senza ma sembrano lontanissimi. Più Pier Luigi Bersani insiste sulla necessità di modificare le norme relative all articolo 18, più Alfano puntualizza che gli interventi sul testo del ddl non verranno solo da sinistra: «Il governo doveva presentare il testo che riteneva giusto e poi ci sarebbe stato lo spazio per discutere nei vari passaggi parlamentari. È come se il coltello avesse difettato dal manico. Oggi c è un ddl che parte da un compromesso ed è soggetto a un altro compromesso». Comanda la parte estrema della Cgil? Per mantenere l elettorato di centrodestra, norevole, perché ce l ha tanto con me gli umori del partito nei confronti del lo che sostiene da anni Roberto Formigoni. parte delle aziende. Noi facciamo l interesse della nazione». A scongiurare il rischio ma Sacconi e dal Testo unico dell apprendi- occorre tornare a parlare di flessibilità in Monti? «Ha toccato le nostre categorie di riferimento. Imprenditori, tasnale del Pdl, il tema è il lavoro («dipenden- una parte e Roberto Maroni dall altra, per ci sono tutti i massimi esponenti del parstato. Il nodo vero, però, è tutto politico. E entrata. Due le strategie possibili: insistere governo. A Milano, alla conferenza nazio- Il timore è che Pier Ferdinando Casini da sisti, farmacisti. E ride a tavola col leader te e indipendente») ma la parola d ordine è un eccesso di tatticismo, finiscano per consegnare il paese alla sinistra che ben sap- A fare da platea un centinaio di militanti sori», che hanno ceduto al diktat del sindabiamenti), oppure intervenire per aiutare le tito a livello locale, regionale e nazionale. sta nel fastidio per «la timidezza dei profes- per una rapida approvazione (senza cam- della Cgil. Insomma, noi non staremo qui rilancio. O corsa ai ripari. Per usare le parole di Fabrizio Cicchitto, si vuole creare «un piamo. Noi non siamo affetti da cretini- di tutte le età, imprenditori in cravatta e cato. È un ritornello, in sala: «Se le liberaliz- piccole e medie imprese. «Anche Berlusconi fermi a leccarci le ferite. Nessuno si può illudere che non considereremo la riforma grande partito di alternanza al Pd. Popolare, riformista. Dobbiamo aprire una discus- è dello stesso parere: «Non possiamo cadere to Brunetta parla di «pantano parlamenta- la riforma del lavoro è un disegno di leg- onorevole in fondo alla sala. «I ddl entrano smo parlamentare». Anche Giorgia Meloni artigiani, il popolo delle partite Iva. Renazazioni sono state fatte per decreto, perché avrebbe preferito un decreto», sussurra un del lavoro in ogni sua accezione». Sorride sornione, Ignazio La Russa, mentre riassusione nel Ppe europeo». Esattamente quel- nella trappola di chi dice che stiamo dalla re» da scongiurare a tutti i costi: «Monti è ge?». Manifesto per il lavoro a parte (in cui in Parlamento che sono purosangue ed 16 4 aprile aprile ESTERI del genere semplicemente non dovrebbe esistere. Uno Stato che ospita il Comando delle forze armate degli Stati Uniti in Medio Oriente e allo stesso tempo irradia il verbo antiamericano di Al Jazeera, che è nata e ha sede proprio lì; mercanteggia con Israele nel mentre che finanzia Hamas e ostenta ottimi rapporti col vicino Iran; offre il podio di summit internazionali sia a Tzipi Livni sia a Mahmoud Ahmadinejad; si dichiara wahabita e ospita islamisti intransigenti come il telepredicatore Yusuf al Qaradawi, si offre di aprire un ufficio di rappresentanza dei talebani afghani, trama per far sì che LE AMBIZIONI DELL EMIRO notizia che il Qatar ospiterà i mondiali di calcio del 2022 i posti di potere sono spartiti fra i membri Hamas il martedì». Il Qatar ha continuato sono dovuti fare una ragione, anche perché di ospiti sospetti nel paese dell emi- di una sola, litigiosa, famiglia (gli Al Thani) a inviare soldi ad Hamas, altri ne ha inviati agli islamisti di Ennahda che hanno vinro Hamad Bin Khalifa Al Thani ne passano che ospita e finanzia la Fondazione per la democrazia araba e sposa la causa delle rivoluzioni democratiche (nel senso che intenla stessa tendenza (insieme ad armi e vet- quelli di Osama Bin Laden fino a Leila Trato le elezioni in Tunisia e ai ribelli libici del- parecchi: dai parenti di Saddam Hussein a dono consegnare il potere a chi vincerà libere elezioni) del mondo arabo. la rivolta in Siria, a Doha arrivava spesso sino Ben Ali che dalla vicina Arabia Saudita tovaglie); e fino a quando non è scoppiata belsi, la moglie del deposto presidente tuni- Da uscirne pazzi. Tre anni fa John Kerry, candidato democratico sconfitto alle preder di Hamas, che nella capitale del Qatar za timore di imbattersi in Rachid Ghannou- in visita da Damasco Khaled Mashal, il lea- si reca spesso a Doha a fare shopping, sensidenziali del 2004 e presidente della commissione Esteri del Senato americano, dis- per visitare suo figlio Omar Abdel Qader, Doha è stato ospite di Qaradawi, residente ha vissuto fra il 1999 e il 2001 e vi torna chi, il leader carismatico di Ennahda che a se: «Il Qatar non può essere un alleato degli residente permanente. John Kerry, e anche qatariota naturalizzato di antica data. Stati Uniti il lunedì, e inviare quattrini ad quelli che stanno molto sopra di lui, se ne Tutto questo minestrone ha spiega- la Fifa ammetta il velo islamico nel calcio da arbitro e scende in campo parteggiando femminile, ma nello stesso tempo concede per una squadra contro l altra: in Libia dalla terreni e libertà di culto perché possano sorgere dentro ai suoi confini chiese cattoliche, parte degli avversari dell ex alleato Bashar parte dei ribelli anti-gheddafi, in Siria dalla siro-malabariche, maronite, copto ortodosse e chiama le migliori università america- sforzi per una soluzione diplomatica delle al Assad. Il paese protagonista in tutti gli ne a impiantare i loro campus. E ancora: un crisi del mondo arabo nel secondo decennio del XXI secolo dal Libano allo Yemen, paese che prima si costruisce l immagine di onesto mediatore, terreno neutro per ogni dal Darfur alle guerre intestine fra Al Fatah tipo di negoziato, sulla base di una costituzione dove all articolo 7 sta scritto che «la che bombarda insieme ai jet della Nato le e Hamas che diventa l unico paese arabo politica estera dello Stato è basata sul principio del rafforzamento della pace e della come la Libia. Che ottiene dalla Lega Araba forze armate e le città di un paese fratello sicurezza internazionali attraverso l incoraggiamento della risoluzione pacifica delle e Cina (qualche migliaio di volte più gran- la sospensione della Siria e preme su Russia dispute internazionali ( ) e sulla non interferenza negli affari interni di altri Stati»; e Sicurezza dell Onu di sanzionare il regime di di lui) perché permettano al consiglio di poi improvvisamente si toglie la giacchetta di Assad. Una monarchia assoluta dove tutti A lato, dal basso verso l alto: Hamad Bin Khalifa Al Thani con il presidente siriano Bashar al Assad; con i reali inglesi; donne Hezbollah in attesa del suo arrivo; con la moglie Mozah bint Nasser al Missned dopo la Qui sotto, dall alto verso il basso: Hamad Bin Khalifa Al Thani con il presidente palestinese Abu Mazen e il leader di Hamas Khaled Mashal; con il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad; con il re di Giordania Abdullah II 28 4 aprile aprile CULTURA LE COSE COME STANNO sono solo dopobarba o solo rossetti, hanno due mamme, due papà, o tutti e quattro assieme, una mamma biologica e due padri legali, un donatore di seme e due madri sposate e all Ikea hanno lo sconto. Sono i figli di coppie gay, la parte viva delle ingarbugliate «conseguenze dell amore». Quelle di cui ha parlato Giuliano Ferrara commentando la sentenza della Corte d appello londinese che ha assegnato a un bambino tre genitori: la madre, la sua compagna e l amico gay che prima ha donato il suo seme e ora vuole fare il padre. E quelle che da noi implica un pronunciamento della Cassazione, che, pur non riconoscendo come valido in Italia un matrimonio omosessuale celebrato all estero, ha assicurato alle coppie gay il «diritto alla vita familiare». Anzi, in presenza di «specifiche situazioni» ha garantito loro il diritto a un «trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata». Anche perché, si spiega, il fatto che i coniugi debbano essere di sesso diverso per potersi sposare per il diritto europeo è cosa superata. A guardare le famiglie gay in tv e al cinema, il loro Mulino Rosa o Azzurro sembra il migliore dei mondi possibili. In quelle che appaiono nelle pubblicità e che sfilano con la bandiera arcobaleno, fanno battaglie politiche, vanno alla Casa Bianca a ringraziare per l attenzione alle minoranze grazie alla quale le soldatesse possono baciarsi pubblicamente sono tutti felici. Nello stereotipo delle nuove famiglie (il plurale è fondamentale per includere correttamente ogni sfumatura), se i padri hanno fisici mozzafiato e le madri affettuose un equilibrio fra casa e lavoro, i figli sono il ritratto della serenità. Nessuno di loro sembra notare differenze sostanziali fra la propria famiglia e quella altrui, nessuno si chiede come sia possibile essere venuti al mondo da due individui sessualmente identici. Anzi, se le questioni sorgono si risolvono chiarendo che non ci sono etichette e ciascuno può essere ciò che preferisce. «Una famiglia tipica non esiste si spiega in una delle tante guide di organizzazioni per i diritti Lgbt (lesbiche-gay-bisessuali-trans), come la storica Stonewall, ci sono famiglie di ogni forma e dimensione». Visti da qui i loro figli si sentono speciali e non hanno nessun problema con la figura paterna o materna (i nati da genitori etero resteranno gli unici grazie ai quali psicologi e psicanalisti avranno ancora un lavoro). In un ritorno ancestrale alla comunità, poi, le famiglie gay hanno a disposizione una rete sociale infallibile, nonni adorabili, zii e zie di identità netta o sfumata alla Almodovar. Lo scenario pare un po confuso, ma è la libertà, bellezza, e alla fine tutto sarà meraviglioso. Le difficoltà che i bambini delle coppie gay incontrano ogni giorno sono molte, ma, ci assicurano, facilmente risolvibili. Eppure, se con qualche appoggio le questioni pratiche si sbrigano in fretta (Mamma come mi faccio la barba? Ora te lo spiega lo zio Tom. Papà, che cos è un assorbente? Vai dalla vicina), è un po più difficile spiegare al figlio che cos è quello strano animale chiamato mamma che tutti gli altri hanno e lui no. Oppure Nelle famiglie arcobaleno alcuni sanno entrata a far parte della loro vita. E non sempre va come nella favola che ti raccontano che il suo papà non è qui ma non è scappato, non è cattivo e non è nemmeno morto. che si sono lasciati. Uno dei due si è innamo- su papà che adesso ha un fidanzato: sulle da dove vengono: da un padre e una madre Perché il vero problema, fra le conseguenrato prima, durante o dopo le nozze etero pagine tristi (e nascoste) dei forum sul web, ze dell amore, è la biologia. di una persona del suo stesso sesso, che è quelli senza timbri delle associazioni gay, 40 4 aprile aprile SOMMARIO 28 poste italiane spa - spedizione in a. p. d.l. 353/03 (conv. l. 46/04) art. 1 comma 1 ne/vr Con Al Jazeera controllano l opinione pubblica. Grazie al gas naturale hanno i soldi per comprare tutto. Ecco il Qatar, la nuova superpotenza Coalizione di scopo «Se la Fiom condiziona la Cgil, la Cgil il Pd, il Pd il governo, questo vuol dire che l Italia è condizionata dalla Fiom. Se è così, diciamo no». Alfano e il Pdl sfidano la strana maggioranza e rilanciano sulla mission dell esecutivo tecnico O 28 uardato da fuori, proprio non ci si raccapezza. Se la politica internazionale, le alleanze strategiche, le ideo- G logie significano ancora qualcosa, un posto Solo su Tempi.it IL quotidiano ONLINE DI TEMPI una strana vendita Dieci domande al sindaco Pisapia sul caso Sea Un mega impero piccolo piccolo Ospita una base americana e offre un consolato ai talebani. Promette di risolvere pacificamente ogni conflitto internazionale ma ha sostenuto i ribelli libici e siriani. Così il ricchissimo Qatar sgomita per un ruolo da grande potenza 40 L arcobaleno piange Steve non è proprio lo zio e Anna si bacia con la mamma. Sono le famiglie gay, promosse dai media come il ritratto della serenità. Ma nel segreto delle loro camerette i figli di papà&papà sperimentano drammi inconfessabili er quanto ne sanno loro, una mamma cucina e l altra è forte in porta. Nelle P foto di famiglia tutti portano la cravatta e nessuno il reggiseno, in bagno ci Le difficoltà dei bambini delle coppie gay sono risolvibili, soprattutto le questioni pratiche. Ma è difficile spiegare al figlio cos è quell animale chiamato mamma che gli altri hanno e lui no Foto: AP/LaPresse Foto: AP/LaPresse Foto: AP/LaPresse Brunetta: «Monti è lì per fare cose difficili. Altrimenti meglio Berlusconi». Cazzola: «Il mio giudizio su questa riforma ricalca quello di Fantozzi sulla corazzata Potëmkin» John Kerry, presidente della commissione Esteri del Senato americano, disse: «Il Qatar non può essere un alleato degli Stati Uniti il lunedì, e inviare quattrini ad Hamas il martedì» L inedito. Finkielkraut ripropone Péguy Stralci da L incontemporaneo, l opera tradotta oggi per la prima volta in italiano in cui il filosofo francese rilegge uno tra gli scrittori più sottovalutati dall élite intellettuale Alain Finkielkraut...6 LA SETTIMANA Caso Sea. Dieci domande a Pisapia L ex assessore all Urbanistica Carlo Masseroli ha presentato un interrogazione urgente in Consiglio comunale affinché il sindaco di Milano dia chiara e puntuale risposta riguardo la vendita della società che gestisce gli aeroporti del capoluogo lombardo...14 INTERNI Scenari. A un passo dalla riforma Le strategie dei grandi partiti. Chi sta con Monti...16 Lo Stato spiato. Giustizia creativa Tabulati telefonici presi di nascosto, parlamentari intercettati senza autorizzazione. Il caso Pittelli e altre negligenze di De Magistris e Genchi. Terza puntata Peppe Rinaldi...20 ESTERI Copertina. Un mega impero tascabile L emiro promette di risolvere pacificamente ogni conflitto internazionale ma ha sostenuto i ribelli libici e siriani. Intanto suo figlio sta mettendo le mani sul calcio planetario, dal Psg al Barcellona. Così il ricco Qatar sgomita per ritagliarsi un ruolo da superpotenza Rodolfo Casadei, Daniele Guarneri...28 CULTURA L INEDITO La resistenza della pietra Così i moderni hanno ricusato l indominabilità delle cose e «l aperta infinità dell esperienza». In cambio di un sapere che non incontra mai l altro ma ovunque e sempre se stesso. La collera di Péguy (e Finkielkraut) nei confronti della «panvillania» contemporanea. Uno sguardo vivo davanti alla realtà zampillante 4 aprile Nozze gay. Famiglie arcobaleno È ipocrisia attribuire i problemi degli omosessuali alla società. È l ecologia dell uomo a dettare l irrinunciabilità dell unione fra maschio e femmina. Parlano don Francesco Ventorino e Dale O Leary Valentina Fizzotti, Benedetta Frigerio...40 LA SETTIMANA Foglietto Lodovico Festa...3 Non sono d accordo Oscar Giannino...13 Boris Godunov Renato Farina...27 Le nuove lettere di Berlicche...35 Presa d aria Paolo Togni...52 Mamma Oca Annalena Valenti...53 Post Apocalypto Aldo Trento...58 Sport über alles Fred Perri...62 Cartolina dal Paradiso Pippo Corigliano...63 Diario Marina Corradi...66 RUBRICHE L Italia che lavora...48 Per Piacere...50 Green Estate...52 Mobilità La rosa dei Tempi...56 Lettere e rettifiche...62 Taz&Bao...64 Reg. del Trib. di Milano n. 332 dell 11/6/1994 settimanale di cronaca, giudizio, libera circolazione di idee Anno 18 N. 13 dal 29 marzo al 4 aprile 2012 IN COPERTINA fotomontaggio Tempi DIRETTORE RESPONSABILE: LUIGI AMICONE REDAZIONE: Emanuele Boffi, Laura Borselli, Mariapia Bruno, Rodolfo Casadei (inviato speciale), Benedetta Frigerio, Caterina Giojelli, Daniele Guarneri, Elisabetta Longo, Pietro Piccinini, Chiara Rizzo, Chiara Sirianni SEGRETERIA DI REDAZIONE: Elisabetta Iuliano DIRETTORE EDITORIALE: Samuele Sanvito PROGETTO GRAFICO: Enrico Bagnoli, Francesco Camagna UFFICIO GRAFICO: Matteo Cattaneo (Art Director), Davide Viganò FOTOLITO E STAMPA: Mondadori Printing S.p.A., via Mondadori 15, Verona DISTRIBUZIONE a cura della Press Di Srl GESTIONE ABBONAMENTI: Tempi, Corso Sempione Milano, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 tel. 02/ , fax 02/ EDITORE: Tempi Società Cooperativa, Corso Sempione 4, Milano La testata fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250 SEDE REDAZIONE: Corso Sempione 4, Milano, tel. 02/ , fax 02/ , CONCESSIONARIA PER LA PUBBLICITà: Editoriale Tempi Duri Srl tel. 02/ , fax 02/ GARANZIA DI RISERVATEZZA PER GLI ABBONATI: L Editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a: Tempi Società Cooperativa, Corso Sempione, Milano. 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7 L INEDITO La resistenza della pietra Così i moderni hanno ricusato l indominabilità delle cose e «l aperta infinità dell esperienza». In cambio di un sapere che non incontra mai l altro ma ovunque e sempre se stesso. La collera di Péguy (e Finkielkraut) nei confronti della «panvillania» contemporanea. Uno sguardo vivo davanti alla realtà zampillante 4 aprile

8 di Alain Finkielkraut In un testo intitolato Deuxième élégie XXX, con un richiamo e in omaggio alla celebre poesia di Ronsard («Ascolta boscaiolo, ferma il braccio/ legno solo non è quello che abbatti/ non vedi il sangue sgorgare dalle ninfe/ che vivono nei tronchi della dura scorza»), Péguy medita lungamente sulla differenza esistente tra la lavorazione del ferro (che la rivoluzione industriale ha reso possibile) e ciò che era un tempo la lavorazione della pietra e del legno. La materia antica, osserva Péguy, aveva una sua solidità fin dall inizio e si tagliava «come era naturalmente venuta al mondo». «Naturalmente» significa «da sola», «a partire da sé stessa», «secondo le proprie leggi». Prima dell uomo, già data, c era la materia. Materia prima, nel senso letterale del termine. Questo primato era un autorità. Questa origine, un potere. Questo inizio, un comandamento. Questa anteriorità e questa esteriorità costringevano l operaio a trattare con cautela, se non addirittura con solennità, l oggetto di cui faceva uso. La forma che voleva creare era, in effetti, implicata nella materia, legata a essa da una parentela, una prossimità, una coappartenenza e, dice ancora Péguy, «una codestinazione eterna». Poiché un «gesto maldestro su questa materia non si può più rimediare», poiché «nel commercio fra uomo e legno, fra uomo e pietra, un ingiuria non si dimentica più, nulla si cancella», poiché «nell operazione dell antica materia, tutto conta e tutto conta per sempre, tutto è inespiabile, tutto è impagabile, tutto è irreversibile, dunque tutto è eterno», l uomo era, in qualche modo, tenuto al rispetto. La forma era implicata nella materia antica, legata a essa da «una codestinazione eterna». Poiché «nel commercio fra uomo e legno, fra uomo e pietra, un ingiuria non si dimentica più» Con l avvento del ferro, e dal momento in cui si è appreso a trattare questo metallo in grandi quantità e a ridurlo allo stato liquido, tutto cambia: a questo punto è di materia seconda che bisogna parlare, per designare una materia «duttile, malleabile, morbida, docile, intercambiabile, che va e che viene», che si scioglie e scivola invece di sottomettere e comandare. Ormai per fare qualsiasi cosa è inutile operare con, avere dei riguardi, venire a compromessi, rispondere a esigenze esterne a sé. Silenziosa e sottomessa, assoggettabile e manipolabile, domestica e disponibile, inerte e offerta, la materia moderna è una materia che la vera vita ha abbandonato. Il ferro, ovvero il trionfo della volontà: laddove l uomo componeva, ora dispone e impone; dove rispondeva, ordina; dove socializzava, fa soliloqui; dove recepiva, concepisce, calcola, pianifica e programma; dove 8 4 aprile 2012

9 L INEDITO PRIMALINEA IN LIBRERIA In queste pagine pubblichiamo alcuni stralci da L incontemporaneo, l opera in cui Alain Finkielkraut ripropone lo scrittore Charles Péguy, da sempre emarginato dall élite culturale di sinistra, come un imprescindibile e profetico «lettore del mondo moderno». Uscito in Francia nel 1992, il testo è stato ora finalmente tradotto per la prima volta in italiano da Lindau (160 pagine, 19 euro). parso, è stato sostituito: l uomo assolto dalla propria finitezza, svincolato dalle catene dell esperienza terrestre e che «invece di osservadipendeva, regna. Il corrispettivo della sua attività non è più la natura, o la realtà così come si concede, ma l operabilità e la plasticità senza limiti di una materia senza dignità; non è più l essere in quanto altro, ma l essere come prolungamento dell uomo, l essere come servizio, l essere liberato da ogni trascendenza e da ogni esteriorità. Quando il dono cede il posto alla dominazione, quando la tecnica non ha più qualcuno con cui parlare sulla terra, allora l uomo cambia mondo o, più precisamente, il mondo cambia umanità. Durante i secoli, l umanità, tutte le umanità, tutte le particolari umanità, insieme o separatamente, tutta l intera umanità totale ha lavorato una materia che non solo resisteva, ma che comandava, che esigeva rispetto, sotto la costrizione di quel ricatto irrevocabile che abbiamo detto. Per molti secoli tutta questa intera umanità ha dovuto lavorare, è stata costretta a lavorare una materia che non solo resisteva (tutte le materie resistono, almeno un po, anche quelle moderne, per poco che sia, è la loro funzione), ma una materia che non ammetteva, che non accettava scherzi o che non ci si andasse piano con lei. Una materia seria. In quei tempi c erano umanità serie che portavano rispetto. Umanità serie che non facevano scherzi e che ci andavano piano. Si comportavano seriamente [ ]. In illo tempore. Ai giorni nostri un umanità moderna è libera. È libera di lavorare una materia moderna relativamente facile, intercambiabile, prostituzionale, che può servire a tutto e a tutti, una materia puttana, questo ferro che forse resiste pure un po, perché non può fare altrimenti, perché è una materia, ma che resiste solo per fare scena. Moderno significa dunque libero, Péguy ne è convinto. Però, aggiunge, significa libero dal reale, non dall autorità. Tuttavia, non è Dio (o, per dirla con Ronsard, gli dèi) che questo passatista rimpiange né l ordine sociale come manifestazione terrestre del divino, ma il commercio con la terra, il volto che le cose presentano a partire da sé stesse, il carattere improgrammabile di ciò che è dato. ( ) La scienza mette il dato fuori gioco al pari della tecnica moderna. Così come la materia è ormai definita nella sua interezza da calcoli e da piani, allo stesso modo è solamente a partire dai fini, dai modelli e dalle ipotesi elaborate dallo spirito umano che le cose acquistano senso e che viene indagata la natura. La rivelazione il fatto di darsi, di apparire non è più la modalità di presentazione della verità del reale. L uomo pensa la verità come una sua opera e lo svelamento «come il frutto della sua iniziativa e del suo comportamento rivelatore». Ricusando la realtà così come si offre ai suoi occhi di carne, egli non cerca più di formare una ragione a immagine del mondo, ma di costruire «Ai giorni nostri un umanità moderna è libera. È libera di lavorare una materia moderna facile, intercambiabile, prostituzionale, una materia puttana, che resiste solo per fare scena» Qui sopra, Charles Péguy. A lato, il filosofo francese Alain Finkielkraut un mondo a immagine della ragione. Nel dialogo sperimentale che la scienza intreccia con la natura, l esperienza in senso corrente, ovvero lo shock dell indominabile, non ha alcun ruolo. La smaterializzazione del cosmo ( ) Lavoro immenso, infatti, giacché i moderni fanno come se niente fosse. Come se il misurabile e il calcolabile coincidessero con la realtà. Come se la verità della scienza fosse la sola verità del reale. Come se nessuno iato, nessuna differenza separasse ormai il mondo, «questa creazione di inquietudine e d inconoscibile», dal mondo popolato di nomi, astrazioni ed equivalenze che costituisce l universo matematizzato. Dimentichi del loro gesto fondatore, essi si vantano rumorosamente di avere «introdotto il positivo in tutte le branche della conoscenza» e, indirizzando i loro sguardi non più al di là, ma all interno stesso della realtà, di aver messo fine all era metafisica dell avventura umana. ( ) Non è per il quaggiù che essi hanno abbandonato l al di là, non è a beneficio del nostro mondo che hanno perduto l altro mondo. Non hanno abbandonato l ombra soprannaturale per la preda terrestre. «Il fraterno tocco felice» lo conferma: hanno abbandonato l ombra per l ombra. Non hanno raggiunto, afferrato o stretto l essere vero, hanno ricavato «un abito ideale» dall «aperta infinità di un esperienza possibile». Nel momento stesso in cui hanno scoperto le proprietà matematiche della natura, hanno nascosto o ignorato tutto ciò che in essa sfugge alla matematizzazione. E oggi prendono «per vero essere ciò che invece è soltanto un metodo». Deus absconditus, dicono con fierezza o con la tristezza nel cuore, quando invece, per essere precisi, è di mundus absconditus che bisognerebbe parlare, cioè di un occultamento, di una smaterializzazione, di una trascuratezza del mondo sensibile. Dio infatti non è scom- 4 aprile

10 re i fenomeni naturali così come gli sono naturalmente dati, pone la natura nelle condizioni del suo intelletto»: un simile uomo non è nient altro che il successore di Dio. Esiste dunque, inconfessata, ma determinante, clandestina, ma caratteristica, una metafisica moderna. L età positiva è, infatti, impregnata di religiosità: «Questo secolo che si dice ateo non lo è affatto, esso è autoteo. Un bel vocabolo, proprio degno del suo tempo. Si è letteralmente trasformato nel suo stesso Dio e su questo punto ha una credenza ferma». Quando l autore di L avenir de la science afferma con enfasi che «il grande progresso della riflessione moderna è stato quello di sostituire la categoria del divenire alla categoria dell essere, il concetto di relativo al concetto di assoluto, il movimento all immobilità», delle due l una: o mente o mente a sé stesso. Questo relativo che egli oppone alla metafisica non è che la via di accesso all assoluto, il divenire non è che un divenire-dio, il tempo dei moderni, questo tempo che essi si vantano di aver riconciliato con la filosofia, non è il tempo nella sua realtà zampillante, maleducata, imprevedibile, ma la marcia dell uomo verso il suo stesso coronamento, il tempo di cui egli ha bisogno per innalzarsi fino all onniscienza e per esercitare sulle cose un potere illimitato. È questa l ultima menzogna, l ultima impostura che Péguy denuncia con una collera inesauribile e con instancabile pazienza: pensare questa progressiva dominazione come un irresistibile progresso. Sarà una grande sciagura per l umanità nella sua età moderna, una sciagura che non sarà forse risanata, l aver avuto in mano questa materia, l essere stata condotta dal progresso forse inevitabile della sua tecnica industriale a essere libera, a essere padrona, a palpeggiare liberamente questa materia che si presta a tutto, ma che non si dedica a niente, che si presta a tutti, ma non si concede a nessuno, questa materia libidinosa, senza costrizione, quasi senza resistenza. A questo gioco oggi è giunta l umanità, un mondo di barbari, di bruti, di villani; più che una panidiozia, più che la temibile panidiozia annunciata, più che la temibile panidiozia constatata, una panvillania senza limiti; un regno di barbari, di bruti e di villani; una materia schiava; senza personalità, senza dignità; senza linea; un mondo che non solo scherza, ma che non sa far altro che scherzare, che fa ogni genere di scherzi e si prende gioco di tutto. E che alla fine non si domanda nemmeno ansiosamente se ciò sia grave, ma che inquieto, vuoto, si domanda soltanto se è divertente. ( ) «Apertura» è la sua parola maestra, la parola che definisce l azione dei suoi maestri. Ed è perché il mondo moderno pone fine a questo spaesamento salutare che egli perseguita questo mondo con un odio così inespiabile. Cosa significa, infatti, essere moderni se non pensare il tempo come avanzamento, l epoca attuale come l epoca ultima, quella in cui l umanità giunta a destinazione può abbracciare tutto ciò che è e tutto ciò che fu «nella contemplazione della sua completa conoscenza»? A differenza del filosofo antico e del figlio dell impagliatrice di sedie di Orléans, il moderno non si meraviglia. Barattando la sorpresa in cambio dello strapiombo, dello sguardo panoramico dell osservatore assoluto, egli non conosce avventure: non incontra mai l altro, ma ovunque e sempre il suo stesso sapere. Fare piani o seguire le indicazioni ( ) Péguy chiama intellettuali coloro che non si meravigliano, coloro che, sulla scia di Taine, cedono alla tentazione dell immodestia e si vantano di tenere l umanità e il mondo sul palmo della mano. Intellettuali? Ma è la parola di Barrès! Lo stesso termine che i nazionalisti hanno usato durante l Affaire nei confronti dei dreyfusardi, ebraizzati, ragionatori e kantiani! Ma se la terminologia è identica, il senso è totalmente diverso. Nel suo spirito, infatti, il partito intellettuale è il partito dell assoluto, non quello dello straniero o dell universale. Egli non rimprovera ai suoi colleghi di alterare la purezza dell identità collettiva, ma di pretendere d inglobare ogni alterità nell infinità del loro sapere. Ciò che egli oppone a questo sapere non è un altro sapere, il sapere dal basso, l infallibile sapere della razza o dell inconscio nazionale, ma è la modestia del non-sapere, la necessità di non fare i furbi, l eccedenza del reale sul concetto, la sproporzione tra la fecondità dell essere e le risorse della teoria, il fallimento del principio di causalità nel sottomettere a sé la creazione, il riconoscimento, infine, che nella storia si danno degli avvenimenti, vale a dire degli eventi non dominabili, così come in natura troviamo dei dati. «Tutto è immenso, tranne il sapere», o ancora: «Le nostre conoscenze sono niente di fronte alla realtà conoscibile, e a maggior ragione, forse, rispetto alla realtà inconoscibile». Questo anti-intellettualismo non difende la parte interna dalle minacce o dalle aggressioni dell esterno, ma la trascendenza stessa dell esterno contro il regno dell anima chiusa. Mentre Barrès raccomanda agli sradicati di abbandonare il cogito per il cogitor e di seguire il loro istinto, Péguy afferma: «Non bisogna riproporsi niente, non bisogna fare dei piani, bisogna seguire le indicazioni». Al sapere assoluto degli intellettuali Péguy non oppone un altro sapere, ma l eccedenza del reale sul concetto, la sproporzione tra la fecondità dell essere e le risorse della teoria L uomo che fa dei piani crede di poter ricavare la verità dai suoi stessi fondi e di piegare la realtà ai suoi modelli. L uomo che segue le indicazioni subordina il suo pensiero all aspetto che le cose e gli eventi presentano. Colui che fa dei piani traccia la sua strada, colui che segue le indicazioni chiede alla realtà di mostrargli il cammino. Colui che fa dei piani decide tutto, colui che segue le indicazioni si aspetta di tutto. Colui che fa dei piani costruisce un opera, colui che segue le indicazioni lavora per quindicine e tiene dei cahiers. Spirito di metodo contro spirito d avventura: il primo produce belle forme metalliche, il secondo, inscritto in uno spazio che lo trascende, intrattiene con il mondo lo stesso rapporto che l artigiano ha con la pietra o il legno. È il padre il vero avventuriero ( ) Si trovano talora in Péguy gli stessi termini che ritroviamo in Barrès, ma niente che assomigli al ritratto barresiano dell uomo in quanto figlio di famiglia. ( ) In breve, pur definendo, come Barrès, la metafisica moderna con l avvento dell uomo nella posizione di soggetto, alla soggettività trionfante Péguy non contrappone l abdicazione del figlio, ma l abnegazione del padre di famiglia. Vista dal figlio, la famiglia è un guscio: «È come un ordine architettonico che qualcuno perfeziona: è sem aprile 2012

11 L INEDITO PRIMALINEA Ricordiamoci delle parole di Péguy sulla lettura: «È spaventoso, amico mio, pensare che abbiamo ogni licenza, che abbiamo il diritto esorbitante, che abbiamo il diritto di fare una pessima lettura di Omero, di levare la corona all opera di un genio». Ma cosa significa essere uomini? Significa non servirsi di questo diritto dell uomo, non cadere in questa libertà e da predatori divenire guardiani. Diventare padri dei morti, non nel senso di una tutela che noi eserciteremmo su di loro dall alto della saggezza accumulata dall umanità («la storia riconoscerà i suoi»), ma nel senso della protezione che noi dobbiamo loro: «La più dura materia, il marmo più puro non vieterà alla statua di disfarsi se lo sguardo che noi posiamo su di essa non è uno sguardo vivo». Siamo noi che rispondiamo di Lui ( ) La religione di Péguy imprime al legame fra l uomo e Dio un capovolgimento analogo. pre lo stesso ordine. È come una casa nella quale si introducono delle altre disposizioni: non solo essa giace sulle stesse basi, ma in più è costituita dagli stessi mattoni: è sempre la stessa casa». Vista dal padre, la famiglia è una preoccupazione: «Lui solo soffre per gli altri». La famiglia del figlio è la sua eredità: «Il mio essere mi rende lieto quando lo vedo distribuito lungo tanti secoli. Io non sono che un istante di un lungo sviluppo del mio Essere». La famiglia del padre è la sua vulnerabilità: «Lui solo espone, è costretto a esporre alle tempeste del mare un apparato enorme, un corpo pieno, tutta la vela; e qualunque sia la forza del vento è costretto a navigare a piene vele. Tutti lo tengono in pugno, lui non ha in pugno nessuno». Figlio e padre sono entrambi destituiti dalla loro posizione sovrana, ma nel caso del primo per l immobilità e la sicurezza del radicamento, nel caso del secondo per un odissea senza ritorno. ( ) E mentre l odio del figlio per la filosofia kantiana ha di mira la pretesa dell imperativo categorico di valere per tutti, in ogni tempo e in ogni luogo, e mentre Barrès si appoggia sulla diversità delle genealogie per contestare l universalismo della ragione pratica, Péguy, dal canto suo, denuncia nel nome del padre il suo «egoismo trascendentale», vale a dire il fatto di lavorare «per l esercizio e la virtù del lavoro stesso, per il merito e il dovere», anziché per la riuscita dell opera. ( ) Lo si è visto: non è possibile stare dietro a Péguy quando capovolge l opposizione tra celibe e padre di famiglia attribuendo al secondo, proprio perché circondato dai bambini, il titolo di avventuriero che ha negato al primo, proprio perché questo è «l uomo libero, il non-prigioniero, il nonostaggio, lo slegato, [ ] il mai-legato, l intrufolato, l uomo dai piedi leggeri, il corridore, il bombardiere, il bisboccione». Predatori e guardiani dei morti D altronde, il padre di famiglia non è che una delle figure in cui si incarna questa modalità dell umano. Lo stesso rapporto che lega il padre ai figli unisce, secondo Péguy, i vivi ai morti. Contrariamente a ciò che sostiene Barrès, noi non siamo i figli dei nostri morti. Per condizionarci, comandarci, guidare i nostri passi, sorvegliare i nostri gesti, dirigere i nostri pensieri e parlare in noi quando noi parliamo, bisognerebbe che non fossero morti. Tuttavia, sono morti, vale a dire sono senza difesa, privi di parole e ancora più inermi di un bambino. Non ci mantengono, siamo noi a mantenerli. Non ci possiedono, noi possiamo fare di loro ciò che meglio crediamo. «Colui che ama cade in schiavitù di colui che è amato./ Dio non ha voluto sfuggire a questa legge comune./ E per il suo amore è caduto in schiavitù del peccatore./ Spaventoso amore» Ecco la situazione in cui Dio si è messo. Colui che ama cade in schiavitù di colui che è amato. Proprio per questo. Colui che ama cade in schiavitù di colui che egli ama. Dio non ha voluto sfuggire a questa legge comune. E per il suo amore è caduto in schiavitù del peccatore. [ ] Spaventoso amore, spaventosa carità, Spaventosa speranza, responsabilità veramente spaventosa, Il Creatore ha bisogno della sua creatura, si è messo nella condizione di aver bisogno della sua creatura. Non può far nulla senza di lei. È come un re che avesse abdicato nelle mani di ognuno dei suoi sudditi Semplicemente il potere supremo. [ ] Che spoliazione, di sé, del suo potere. Che imprudenza. Che mancanza di previsione, di previdenza, Di provvidenza di Dio. Noi possiamo far difetto. Mancanza di provvidenza di Dio. Questo tema capovolge tanto la fede moderna nel progresso quanto quella degli Antichi in un dio paterno, tutelare e onnipotente. Il credente Péguy denuncia meno l ateismo che la teodicea nelle sue due versioni, soprannaturale e secolare. Lungi dal presentare la religione come rimedio all inquietudine, egli oppone l inquietudine per Dio all idea rassicurante che la Ragione governi il mondo. Perché Dio si è messo in una situazione scomoda, Dio è come i morti e come i bambini: non è Lui che risponde di noi, siamo noi che rispondiamo di Lui. n 4 aprile

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13 LA LOTTA AL PRECARIATO FATTA ALLA ROVESCIA Articolo 18, prevale la Camusso La stagione delle riforme è finita? L OBIETTORE Foto: AP/LaPresse di Oscar Giannino NON SONO D ACCORDO Diciamo la verità. Se nel suo tour in Asia il premier Monti ha dovuto iniziare ad affermare: «Nel caso in cui il paese non fosse pronto, possiamo anche andarcene» e se Pierferdinando Casini sin da domenica scorsa ha lanciato l allarme crisi di governo possibile, è il segno sia pur da non prendere troppo sul serio che sulla riforma del mercato del lavoro qualcosa di rilevante si è inceppato, nel meccanismo sin qui quasi perfetto che rendeva il governo di emergenza padrone dell agenda nazionale. Dico quasi perfetto perché una prima avvisaglia c era stata sul decreto liberalizzazioni, di molto modificato in Parlamento. Ma, si sa, le liberalizzazioni fanno molto parlare noi tifosi del mercato, purtroppo non colpiscono molto l immaginario popolare. Cosa tutt affatto diversa è la questione dell articolo 18 e della minor rigidità in uscita dal mercato del lavoro, dopo quaranta e più anni di immobilismo conservativo. Sull articolo 18, sin qui Susanna Camusso è stata una stratega sopraffina. Ha incassato all inizio, e senza spendere una sola parola di troppo, il drastico giro di vite nella flessibilità all ingresso, sostenuto da Elsa Fornero e dai suoi giovani ricercatori torinesi che hanno lavorato sui testi. Credo che nessun governo politico di sinistra se la sarebbe sentita di imprimere al tempo determinato, alle partite Iva, ai co.co.pro e al tempo parziale una simile botta di aumenti contributivi, accrescimenti dell intervallo temporale per poterne usufruire, indicazioni presuntive di mero travestimento di rapporti a tempo indeterminato sgravati e dunque tali da poter essere imperativamente trasformati in assunzioni a pieno titolo, appesantimento di criteri autorizzativi ex ante e di controlli ex post. La mia assoluta convinzione è che in recessione ne deriverà un abbattimento dell occupazione. Ma ripeto: fa parte del mantra lotta alla precarietà, anche se dovunque in Europa per combatterla si è assunto il criterio opposto, cioè quello di abbassare le pretese contributive e fiscali sul reddito di questa fascia di lavoratori, Senza spendere una parola, la Cgil ha già incassato il giro di vite nella flessibilità in entrata. Nessun governo di sinistra se la sarebbe sentita di dare ai contratti atipici una simile botta di aumenti contributivi nel mentre che si abbassavano i contributi anche sul lavoro a tempo determinato, per incentivarlo. Da noi lo Stato assetato segue la strada contraria. Anche Stefano Fassina, il responsabile economico del Pd che sin dall inizio ha seguito la Camusso nel no al resto delle formulazioni di Fornero, ha convenuto a Radio 24 che la via scelta è sbagliata e che occorreva tagliare la spesa pubblica per abbassare i contributi sul lavoro e sull impresa. In ogni caso, alla Cgil la maggior rigidità in entrata va bene. E a questo obiettivo la leader Cgil ne ha aggiunto un secondo, puntando i piedi e annunciando scioperi a valanga contro l articolo 18 riscritto da Fornero. Ha indotto anche Cisl e Uil a unirsi nella richiesta che anche per i licenziamenti economici il giudice possa disporre il reintegro oltre all indennizzo, come accade per i casi disciplinari. Col che la riforma è svuotata. Anche pezzi del Pdl la pensano così. Per esempio Giuliano Cazzola, che sostiene come sia difficile immaginare che per il lavoratore venuto meno ai propri doveri, ma a opinione del giudice non così tanto da giustificare il licenziamento, possa scattare il reintegro giudiziale e invece no per quello espulso per ragioni economiche sostenute dall impresa. Io penso che sia invece più che ragionevole, dal momento che le motivazioni economiche identificano logiche di efficienza che non possono essere avvicinate alle contestazioni disciplinari. Ma la mia opinione conta zero. Il tabù della licenziabilità La terza vittoria di Susanna è stato l allineamento in un paio di giorni del Pd alla sua posizione, divenuta nel frattempo quella di tutti i confederali. La quarta è aver fatto emergere durante il Consiglio dei ministri del 23 marzo, per la prima volta nel governo, una frattura politica manifesta. Con il ministro Fabrizio Barca alla testa della componente di sinistra, questa volta esplicitamente critico sulla riforma così come è stata proposta da Fornero e difesa da Monti (che l ha definita intoccabile sull articolo 18). Scusate se è poco. Quando si è trattato di scegliere il veicolo parlamentare per la riforma, al premier non è restato che ripiegare sul disegno di legge. Aperto a tutte le modifiche. E che in nessun caso sarà approvato prima che i partiti si contino, alle amministrative. Se le cose dovessero prendere questa piega e attualmente ci scommetterei ne potrebbe derivare un forte e anche fortissimo alleggerimento della capacità riformatrice del governo. Con un larghissimo anticipo, considerati i 14 mesi di vita piena che l esecutivo ha ancora davanti a sé. E con un riservato ma logico imbarazzo del Quirinale, che ha provato all inizio a difendere l impostazione della riforma, ma si è trovato a fare i conti con la capacità della Cgil di far leva su quel 60 per cento abbondante di italiani che di licenziabilità non ne vogliono proprio sentir parlare. Vedremo che cosa s inventa, Monti, quando torna dall Asia, per evitare che la malaparata si tramuti in un pessimo segnale ai mercati mondiali. La stagione delle riforme è già finita? 4 aprile

14 highlights inediti Ogni giorno su tempi.it I contenuti che trovate in queste pagine sono sintesi degli articoli, le analisi, i commenti realizzati per il nostro sito. Solo su T L espresso Mi COntrolla? Farina risponde al settimanale Sull ultimo numero del settimanale L Espresso è comparso un articolo in cui erano elencate tutte le visite dell onorevole Renato Farina nelle carceri. «Siamo alla diffamazione ha spiegato Farina a tempi.it, anche se vagamente mascherata da domande retoriche, del tipo: chissà se sia proprio carità cristiana il motivo delle visite ai politici in cella... Confermo che è tutto vero, in carcere ci vado, ma non ricordavo di essere così assiduo e soprattutto neanch io ho un diario così preciso e aggiornato delle mie visite nei penitenziari. Mi domando se c è qualche servizio segreto che controlla i miei spostamenti. Chi fornisce questi dati all Espresso e perché? Escluderei tra le possibili fonti i pm e le direzioni delle carceri. Deduco che ci siano delle talpe e mi piacerebbe sapere se si muovono gratis». Farina è rimasto colpito «da una paroletta del pezzo dell Espresso: brogliacci. Che roba è? Visto che mi riguardano, dove si possono consultare o magari comperare?». cristiani discriminati Il commento di Mauro e ilardo Secondo il rapporto Oidce 2011 cresce in Europa l intolleranza verso la fede cristiana. In Scozia il 95 per cento degli atti di violenza hanno come vittime i cristiani, mentre in Francia le azioni vandaliche contro luoghi di culto cattolici sono l 84 per cento del totale. Ma non ci sono solo i numeri. Tempi.it ha intervistato il presidente del gruppo dei Popolari italiani a Bruxelles Mario Mauro («Battersi contro l intolleranza religiosa significa chiedersi che cos è l uomo») e Massimo Ilardo, direttore di Aiuto alla Chiesa che soffre in Italia («Se noi cristiani veniamo discriminati in Europa la colpa è anche nostra»). una strana vendita Dieci domande al sindaco Pisapia sul caso Sea di Carlo Masseroli Pubblichiamo l interrogazione urgente presentata il 22 marzo in Consiglio comunale di Milano da Carlo Masseroli (Pdl). Si interroga il Sindaco affinché dia chiara e puntuale risposta alle dieci domande che seguono. 1. Nei mesi finali del 2011, mentre si dava corso alla vendita del 29,75 per cento di Sea, avevate preso in considerazione tra le ipotesi possibili quella di vendere nel 2012 una ulteriore quota di Sea? Nel caso la risposta non fosse affermativa, di chi ritiene sia la responsabilità di un così grave errore di valutazione? Nel caso la risposta fosse affermativa di chi ritiene sia la responsabilità di un così grave errore procedurale? 2. È consapevole che vendere in due successivi momenti quote della medesima società a distanza di così poco tempo possa ridurne grandemente il valore rispetto ad una vendita in un unica tranche inclusiva del premio di maggioranza? 3. Quale motivazione ritiene possa essere data al fatto che il bando Sea abbia avuto un solo concorrente, non ci siano stati rilanci e il prezzo finale di vendita di Sea sia stato pari alla base d asta più un solo euro? 4. È a conoscenza che il bando che in Brasile ha ceduto la gestione di tre aeroporti (come tre sono quelli gestiti da Sea) vec aprile 2012

15 empi.it il quotidiano online di tempi I VIdeo di TEmPI.IT Leggerezza (con giudizio) Tempi.it produce ogni giorno un video sull attualità. Si spazia da argomenti seri trattati con leggerezza a tematiche frivole analizzate in profondità. la TElEFonata con moggi La serie A secondo l ex dg Juve Ogni lunedì il campionato di serie A commentato con Luciano Moggi: «Del Piero merita la riconferma. È un campione e un vero professionista». il blog di rodolfo CasadEI Il mondo è grigio, il mondo è blu «Dietro una grande donna c è un grande uomo». Recensione di The Lady di Luc Besson sulla storia di Aung San Suu Kyi. Foto: AP/LaPresse chi, bisognosi di pesanti lavori e sfruttati oltre capacità, svoltosi a cavallo tra la fine del 2011 e l inizio del 2012, grazie alla trasparente cessione del 51 per cento da parte dell ente pubblico di controllo, ha avuto decine di partecipanti da tutto il mondo, diversi turni di rilancio fruttando un ricavo superiore a dieci miliardi di euro? 5. Quale motivazione ritiene possa essere data al fatto che il testo del bando tradotto in inglese sul sito del Comune contenga questa intestazione: Only the italian document has official value? Non crede che, volendo attrarre investitori internazionali, sarebbe stato meglio che i documenti ufficiali fossero anche in inglese? 6. Nell ipotesi della vendita di una seconda tranche di quote Sea (qualsiasi sia la procedura scelta), non crede ci sia un potenziale acquirente in condizioni favorevoli rispetto a tutti gli altri? 7. Se si procedesse a quotazione come può il comune evitare la semplice acquisizione sul mercato da parte di F2i delle azioni necessarie ad ottenere la maggioranza perdendo così definitivamente il valore del premio di maggioranza sulle quote cedute, anche in caso di Opa? 8. Nell ipotesi della vendita di una seconda tranche di quote Sea, quanto ritiene abbia perso il Comune di Milano con una procedura come quella adottata? 9. Ritiene che tutto questo abbia qualche legame con l intercettazione di cui parla il recente articolo dell Espresso nella quale l amministratore delegato di F2i definisce cucito su misura per sè il bando con cui il Comune ha venduto lo scorso dicembre il 29,75 per cento della società aeroportuale? 10. A me sorge un ultima domanda, non so a lei: è il Sindaco Pisapia che per tramite dell assessore Tabacci si salda con i poteri forti o è l assessore Tabacci, già riconosciuto come uomo dei poteri forti, che fa sapiente uso del consenso del Sindaco Pisapia? Il bando su misura È un bando «su misura» a scatenare il caos a Milano. Si tratta della società aeroportuale Sea (azienda che gestisce gli scali di Linate e Malpensa). Lo scorso dicembre, il 29,75 per cento del capitale societario è stato venduto dal Comune al fondo F2i (Fondi italiani per le infrastrutture). L assessore al Bilancio, Bruno Tabacci, aveva sgomberato il campo da qualsiasi dubbio circa la trasparenza dell operazione, ma un intercettazione (pubblicata dall Espresso) ha rivelato che l azionista e amministratore delegato di F2i Vito Gamberale, parlando del bando di gara con una persona «in ottimi rapporti con il vertice nazionale del Pd», si diceva compiaciuto per un atto tagliato su misura per lui. guns n rainbow Corrispondenze dal Sudafrica Lorella Beretta ci racconta il paese dell arcobaleno. Le sue contraddizioni, le sue lotte, i suoi mille colori. primarie repubblicane La corsa di Rick Santorum, l outsider cattolico Tempi.it segue con aggiornamenti, analisi e interviste la sfida alle primarie repubblicane tra Rick Santorum e Mitt Romney. Un the con alice Il concerto di Morgan. Cronaca e fotografie Tra cover splendidamente arrangiate, gag, vecchi successi degli anni Novanta e intense interpretazioni dei dischi più recenti. Download Fabio Concato e Pino Daniele, cantautori fai da te Fabio Concato ( Tutto qua ) e Pino Daniele ( La grande madre ), dopo alterne vicende, si sono autoprodotti. Di Carlo Candiani. E poi tutto il resto Corradi, Trento, Giannino e la Rosa Su tempi.it trovate tutte le nostre firme, oltre che le nostre rubriche. E con la Preghiera del mattino sbertucciamo un po i nostri colleghi giornalisti. 4 aprile

16 INTERNI IN MEZZO AL GUADO Coalizione di scopo «Se la Fiom condiziona la Cgil, la Cgil il Pd, il Pd il governo, questo vuol dire che l Italia è condizionata dalla Fiom. Se è così, diciamo no». Alfano e il Pdl sfidano la strana maggioranza e rilanciano sulla mission dell esecutivo tecnico 16 4 aprile 2012 Onorevole, perché ce l ha tanto con Monti? «Ha toccato le nostre categorie di riferimento. Imprenditori, tassisti, farmacisti. E ride a tavola col leader della Cgil. Insomma, noi non staremo qui fermi a leccarci le ferite. Nessuno si può illudere che non considereremo la riforma del lavoro in ogni sua accezione». Sorride sornione, Ignazio La Russa, mentre riassume gli umori del partito nei confronti del governo. A Milano, alla conferenza nazionale del Pdl, il tema è il lavoro («dipendente e indipendente») ma la parola d ordine è rilancio. O corsa ai ripari. Per usare le parole di Fabrizio Cicchitto, si vuole creare «un grande partito di alternanza al Pd. Popolare, riformista. Dobbiamo aprire una discussione nel Ppe europeo». Esattamente quello che sostiene da anni Roberto Formigoni. Il timore è che Pier Ferdinando Casini da una parte e Roberto Maroni dall altra, per un eccesso di tatticismo, finiscano per consegnare il paese alla sinistra che ben sappiamo. Noi non siamo affetti da cretinismo parlamentare». Anche Giorgia Meloni è dello stesso parere: «Non possiamo cadere nella trappola di chi dice che stiamo dalla

17 Sopra, il leader della Lega, Umberto Bossi. A fianco, la fotografia twittata da Pier Ferdinando Casini che lo ritrae con Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Mario Monti. Al centro, i segretari di Pdl e Pd e sotto, il premier e il ministro del Lavoro Elsa Fornero Foto: AP/LaPresse parte delle aziende. Noi facciamo l interesse della nazione». A scongiurare il rischio ci sono tutti i massimi esponenti del partito a livello locale, regionale e nazionale. A fare da platea un centinaio di militanti di tutte le età, imprenditori in cravatta e artigiani, il popolo delle partite Iva. Renato Brunetta parla di «pantano parlamentare» da scongiurare a tutti i costi: «Monti è Brunetta: «Monti è lì per fare cose difficili. Altrimenti meglio Berlusconi». Cazzola: «Il mio giudizio su questa riforma ricalca quello di Fantozzi sulla corazzata Potëmkin» lì per fare cose difficili. Ma se si rischia la fine dei governi Andreotti, è meglio Berlusconi». Giuliano Cazzola (vicepresidente della commissione Lavoro della Camera) è più esplicito: «Il mio giudizio su questa riforma ricalca quello di Fantozzi sulla corazzata Potemkin». Si dibatte sull articolo 18, di modello lombardo, di giovani e di flessibilità. Nei momenti morti si perde tempo al bar aspettando l intervento più atteso, quello del segretario generale. La speranza, molto concreta, è che a dieci anni dalla morte di Marco Biagi si superino barriere e pregiudizi per realizzare un moderno statuto dei lavoratori. Ripartendo ovviamente dalla riforma Sacconi e dal Testo unico dell apprendistato. Il nodo vero, però, è tutto politico. E sta nel fastidio per «la timidezza dei professori», che hanno ceduto al diktat del sindacato. È un ritornello, in sala: «Se le liberalizzazioni sono state fatte per decreto, perché la riforma del lavoro è un disegno di legge?». Manifesto per il lavoro a parte (in cui si declina, in dieci punti, la visione del centrodestra sul welfare) l intera giornata ha i contorni di una sfida al Pd. Il pubblico si scalda solo quando Angelino Alfano affronta il tema di petto: «O si fa una buona riforma, o non si fa nessuna riforma. Se vogliono trascinarci verso una riformetta, preferiamo vincere le elezioni, e pensarci noi nel Oggi non abbiamo un testo, non abbiamo certezze e abbiamo uno sciopero annunciato. Se fosse una schedina, sarebbe uno zero al Totocalcio». I tempi del Con Monti senza se e senza ma sembrano lontanissimi. Più Pier Luigi Bersani insiste sulla necessità di modificare le norme relative all articolo 18, più Alfano puntualizza che gli interventi sul testo del ddl non verranno solo da sinistra: «Il governo doveva presentare il testo che riteneva giusto e poi ci sarebbe stato lo spazio per discutere nei vari passaggi parlamentari. È come se il coltello avesse difettato dal manico. Oggi c è un ddl che parte da un compromesso ed è soggetto a un altro compromesso». Comanda la parte estrema della Cgil? Per mantenere l elettorato di centrodestra, occorre tornare a parlare di flessibilità in entrata. Due le strategie possibili: insistere per una rapida approvazione (senza cambiamenti), oppure intervenire per aiutare le piccole e medie imprese. «Anche Berlusconi avrebbe preferito un decreto», sussurra un onorevole in fondo alla sala. «I ddl entrano in Parlamento che sono purosangue ed 4 aprile

18 INTERNI IN MEZZO AL GUADO Sacconi: «No a un compromesso al ribasso, sì a una serena continuità: il Partito democratico si deve slegare dalla Cgil, come ha fatto a tempo debito Tony Blair col Labour Party» escono che sono ippopotami». Ora la preoccupazione è una: «Non si può far passare l idea che il Pd ha ottenuto questa vittoria, mentre il Pdl se ne sta zitto». Ed è proprio l effetto che riesce a ottenere Alfano, quando scandisce che «il governo Monti non lo abbiamo mai considerato come uno yogurt con la data di scadenza. Si regge, però, sui risultati. Se la parte estrema della Cgil condiziona la Cgil, e la Cgil condiziona il Pd, e il Pd condiziona il governo tecnico, questo vuol dire, per una transitività non troppo acrobatica, che l Italia è condizionata dalla Fiom. E se così deve essere, diciamo no». Con le amministrative alle porte, le posizioni si radicalizzano. I vertici tra i segretari dei partiti di maggioranza, immortalati su Twitter, lasciano spazio allo scontro aperto: «Noi siamo il partito del lavoro e delle assunzioni. Non quello dei licenziamenti. Il paradosso normativo è che chi sembra difendere l occupazione nel presente mette i presupposti per la disoccupazione futura. Nel 1970 il Pci non stava dalla parte dei lavoratori. Prima si oppose, e poi si astenne. Questo prova che i riformisti sono sempre avanti, e i comunisti sempre indietro», prosegue Alfano. A queste parole si illumina Maurizio Sacconi, Da sinistra, in senso antiorario: Anna Martinetti, possibile candidata alle comunali di Monza sostenuta dall Udc e dagli ex An; Marco Mariani (Lega), primo cittadino uscente; il leghista Flavio Tosi, sindaco di Verona, appoggiato da una parte del Pdl; Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia VERSO LE AMMINISTRATIVE mente da cui nasce l impianto della giornata, scandita da una serie di tavole rotonde su lavoratori e meritocrazia. È proprio l ex ministro del Welfare, infatti, a lanciare un appello molto chiaro: «Monti convochi i partiti per un approvazione preliminare della riforma del mercato del lavoro». Se non dovesse succedere, è meglio rinunciare: «Il rischio è che la toppa sia peggio del buco. E noi non possiamo diventare oggetto di imboscate da parte dei vietcong, in Parlamento. No a un compromesso al ribasso, sì a una serena continuità: il Pd si deve slegare dalla Cgil, come ha fatto a tempo debito Tony Blair col Labour Party». «L editto di Seul» Sullo sfondo, minacciosa, c è la svolta a sinistra annunciata da Massimo D Alema: «Ci dobbiamo preparare per arrivare alla scadenza naturale della legislatura e conquistare la guida del paese». Magari con Romano Prodi al posto di Giorgio Napolitano. Il Pd, forte dei sondaggi, punta a chiudere rapidamente la parentesi Monti e ad anticipare a ottobre le elezioni? Prima che Liste civiche sul modello Verona La corsa solitaria della Lega 2.0 Alle prossime amministrative il segretario del Pdl Angelino Alfano spera che in qualche luogo il suo partito possa essere alleato con il Carroccio. «Perché sarebbe un errore consegnare il Nord alla sinistra. Speriamo che Bossi possa fare delle deroghe. Noi siamo disponibili ad andare all apparentamento dove si vota. Sarà la Lega a decidere dove farlo». Sono centinaia i Comuni e le Province in cui i due partiti governano insieme. Ad esempio a Monza, terzo comune lombardo dopo Milano e Brescia. Ma l appello è caduto nel vuoto. Sul candidato in Brianza non c è intesa, e la chiusura delle liste è prevista per il 3 aprile. Il sindaco uscente Marco Mariani (Lega Nord) cerca la riconferma rompendo la coalizione col Pdl. È il modello che verrà adottato anche a Cuneo, Asti, Conigliano Veneto. Niente alleanza con il Pdl, ma liste civiche di supporto al candidato, che possano attirare un elettorato più ampio. Intanto, gli esponenti veronesi del Pdl che si si sono detti pronti a sostenere la lista civica del sindaco uscente leghista, Flavio Tosi, sono stati sospesi. Tosi punta ad attirare i voti moderati (a Verona la Lega Nord prende al massimo il 30 per cento), sa infatti di essere un buon candidato, e cerca di smarcarsi dal voto puramente di partito. È il modello lista civica, destinato a espandersi a macchia d olio e Verona sarebbe un ottima vetrina dal punto di vista mediatico. Il problema, commenta Alfano, è che «il sostegno al governo Monti ci ha sacrificato» sotto il profilo dell alleanza con la Lega Nord. Con una conseguenza: «La frammentazione. Che penalizza sempre i grandi partiti». Il Pdl potrà comunque contare sulla presenza di Silvio Berlusconi in campagna elettorale: «Berlusconi come al solito farà la sua parte, e farà valere l opinione dei moderati con la sua consueta generosità. Con i candidati valuteremo in seguito quale sarà il miglior modo di partecipazione da parte del partito. Metteremo in campo i nostri uomini migliori per sfidare la sinistra e pensiamo di potere ottenere un buon risultato». [cs] i tecnici si trasformino in soggetto politico? Bersani ha smentito con forza. Di sicuro la foto di Vasto (quella che immortalò Bersani accanto a Nichi Vendola e Antonio Di Pietro ) al governo durerebbe non più di qualche mese. La tentazione di smarcarsi, però, c è. Quando Monti ha alzato la voce («Se il paese non è pronto, lascio») Repubblica ha bollato le sue parole definendole «l editto di Seul». La comunicazione del Pd in questi giorni è più rigida del solito: l incontro della direzione nazionale sul lavoro si è svolta a porte rigorosamente chiuse e Bersani ha invitato tutti a «muoversi in modo unitario». C è fretta: se Bersani dovesse rompere a sinistra, quel progetto di larghe intese che Casini predica da tempo si troverebbe la strada spianata. Diciotto anni fa si tennero le prime elezioni vinte da Berlusconi. I progressisti guidati da Achille Occhetto erano sicuri di vincere, ma prevalse la coalizione tra Forza Italia, An, Lega Nord e Udc. Se l ex premier sostenesse Corrado Passera, con Casini al Colle, tutte le carte sul tavolo salterebbero in un colpo solo. Chiara Sirianni Foto: AP/LaPresse 18 4 aprile 2012

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20 INTERNI QUELLI CHE SPIAVANO LO STATO La giustizia creativa Tabulati telefonici presi di nascosto dalle carte dei colleghi. Parlamentari intercettati senza l autorizzazione delle Camere. Il caso Pittelli e altre negligenze di De Magistris e Genchi, i partigiani della Costituzione di Catanzaro Terzo di una serie di articoli di Peppe Rinaldi Piccola esercitazione retorica con risposta a piacere. Cosa avrebbero fatto Luigi De Magistris e Gioacchino Genchi se, ai tempi delle loro mirabolanti inchieste giudiziarie, durante una perquisizione a carico di una qualsiasi società informatica avessero appreso che gli indagati avevano dato ai server e ai computer il nome di famosi personaggi della politica? A) Avrebbero classificato la cosa come un banale dettaglio, chiudendola lì tra le risate. B) Avrebbero raccomandato l affidamento di una consulenza tecnica a uno psicanalista per stabilire il grado di ossessione dell indagato per i personaggi politici in voga al momento. C) Avrebbero inserito la vicenda tra gli elementi indiziari rafforzanti l ipotesi investigativa, sul genere: «Era talmente prepotente il binomio tra indagato e classe politica che egli attribuiva ai computer addirittura il nome dell onorevole X e del senatore Y». D) Si sarebbero meravigliati nel leggere, all indomani della scoperta, la notizia su gran parte dei quotidiani. Al lettore è consentito sbizzarrirsi senza limiti di tempo in questo esercizio ipotetico. Fatto sta, però, che è proprio così che Genchi, l ex consulente tecnico dell ex pm di Catanzaro, aveva battezzato server e computer del suo ufficio-bunker di Palermo, sede della C.S.I. srl, la società con la quale operava. Questo simpatico particolare emerge da un verbale inserito tra gli atti del processo che si aprirà a Roma il 17 aprile prossimo, dove, come i lettori di Tempi sanno, l ex coppia di Catanzaro è finita alla sbarra per un abuso d ufficio in concorso maturato per lo spionaggio delle comunicazioni di otto parlamentari della Repubblica. Quando il 13 marzo del 2009 i carabinieri del Ros di Roma piombarono nel capoluogo siciliano e blindarono praticamente tutto l universo di Gioacchino Genchi, perquisendo case e uffici e interrogando familiari, parenti e dipendenti, sentirono anche il signor Francesco Meli di Castelbuono (il paese di provenienza dello stesso Genchi, in provincia di Palermo), di professione commerciante. Che lavorava anche per lui. Dovendo illustrare agli uomini del Reparto indagini tecniche del raggruppamento speciale dei carabinieri quali fossero le sue mansioni all interno della C.S.I., Meli disse: «Preciso che ogni Pc connesso alla rete Lan interna all ufficio aveva il nome di un politico; ricordo ad esempio che il mio si chiamava Fini, il server a cui accedevo si chiamava Prodi, quello di Genchi Gioacchino era Bossi, quello usato da Sanfi- Genchi e De Magistris acquisirono nelle loro inchieste un tabulato telefonico dell allora senatore Gianfranco Pittelli, prelevandolo da un indagine su un omicidio di mafia (lui era l avvocato degli indagati) senza neanche informare il pm titolare lippo (stretto collaboratore di Genchi, ndr) si chiamava Mastella e così via, anche se sottolineo che il nome della macchina era meramente indicativo e non attinente alle attività». Tutto ciò non significa nulla, ovvio, se non che in quell ufficio probabilmente si respirava tanta di quella politica da far sembrare naturale attribuire i nomi dei leader perfino ai computer. Che proprio Prodi e Mastella poi siano finiti nel tritacarne azionato a Catanzaro, fu sicuramente una banale coincidenza. Quel travaso disinvolto A proposito di tritacarne, si è molto discusso nel corso del tempo se, tra le pratiche semi-ortodosse seguite in quel di Catanzaro, potesse rientrare la facoltà di travasare atti da un procedimento all altro. De Magistris lo fece con il materiale di Poseidone, che fu riversato in Why not dopo che la 20 4 aprile 2012

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