sempre la commemorazione tre di Rivoli: Cometto, Bonaudo e Barba, lo chiamavano così.

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1 Intervista rilasciata su videocassetta dal Sig. Ivo Balboni il 15 2 aprile 2003 presso il Laboratorio di Storia della succursale di Via Sestriere della Scuola Media "Primo Levi" di Cascine Vica - Rivoli (Torino). Intervistatrice: Prof.ssa Bodini Addetto alla registrazione il Prof. Alberto Farina Perché avevamo parlato di Augusto in un altra intervista. C è Severino, Augusto, Arduino e Vairo, il più piccolo. Arduino era un mio coscritto era anche lui del 25, del 24 era Augusto quello che era stato anche lì, quello che ne ha combinate più di tutti, ma perché? Perché aveva perso il lume della ragione, diciamo ragionandoci sopra adesso a sangue freddo alle volte gli si condanna determinate cose, ma bisognava vivere in quel periodo là per poter giudicare bene, perché Addirittura, allora qui siamo Allora vado avanti ché mi viene in mente quando ho preso la decisione di andare in montagna. Siamo a settembre, no siamo a febbraio del 44, la Repubblica di Salò; il 25, la classe del 25 era la prima che doveva andare sotto, comunque io non sono andato perché i primi sei mesi del 25 erano tutti sotto, tutti militari, io ero nato il 1 luglio facevo parte del secondo mese, ho avuto tutte le fortune del mondo, anche il primo giorno se nasco un giorno prima, addio. Morale, siamo i secondi mesi e mi hanno chiamato, dovevo presentarmi il 17 febbraio del 44. E io al 15 eravamo in tre io Scaglia e Carello(?) che sono morti tutti e due, alè, abbiamo combinato, Cosa fuma? Andiamo in montagna?, Andiamo in montagna, mi ai nen voia. ; allora abbiamo deciso lì; siamo partiti al mattino presto, alle quattro dunque anche perché di notte era più sicuro viaggiare, di giorno ormai E di lì ci siamo trovati, siamo andati fino a Bercians (?) sarebbe a Bertesseno, è prima del Colle S. Giovanni dove c è, Colle S. Giovanni poi c è la valle di Viù, dal Col del Lys vai ancora al Col s. Giovanni ma c è due o tre borgate, ad ogni modo c è Niquidae, Niquidetto, Berciantes. Abbiamo fatto quella scelta, lì siamo andati in montagna. A parte che dall 8 settembre io, quando i primi che hanno per esempio ucciso a Valdellatorre io niente, volevo andare con loro perché c erano dei miei amici già più anziani, già soldati, già venuti a casa. Quando hanno fatto la repubblica di Salò i primi sono stati loro, i primi che guardavano erano loro. Sono andato anch io e mi hanno mandato a casa. Perché io Vai a casa, fino a quando non ti chiamano stai a casa tranquillo perché poi oltre a quello, sai, mantenersi in montagna non era facile, perché poi bisogna mangiare, bisognava soldi non è che ce n erano tanti. Io potevo andare liberamente perché ero allenato a non mangiare, dunque, avevo un allenamento super. E invece, poi sono andato, invece quando mi hanno chiamato, allora sono andato in montagna. Invece di andare lì, perché lì li avevano già braccati, una volta ne hanno uccisi tre avevano ucciso dunque Bonaudi -adesso non mi ricordo i nomi, li ho segnati a casa- ma ne hanno uccisi tre o quattro lì a Valdellatorre, i primi che hanno uccisi. Dopo d altri tre di Rivoli li hanno uccisi a Rubiana, che hanno fatto lì ad aprile facciamo

2 sempre la commemorazione tre di Rivoli: Cometto, Bonaudo e Barba, lo chiamavano così. Diceva che appunto avete preso la decisione di andare in montagna Andare in montagna, siamo arrivati là, ma in montagna siamo andati lì in Bercian perché tutti quelli di Rivoli erano lì, non proprio nel paese, nella montagna insomma dove c erano le case dei pastori, dove allevavano le pecore. Siamo arrivati là mi pare sulla sera tardi saranno state quasi le 10. Quella notte lì è venuta giù tanta di quella neve, 40 centimetri buoni sono venuti, perché là quando viene giù sembra proprio che la vuotino con i sacchi. Allora, a dormire siamo andati in un posto, eravamo già Qualcosa addosso avevamo, perché cosa vuole, io avevo un paio di scarponi che era almeno dalla guerra del 15 che li avevo, perché poi mio padre mettevano ci aggiustavamo sempre le cose, mio papà aggiustava lui era inutile comprare le scarpe, quel periodo là. D estate mai messo scarpe perché non ce n erano. Avevamo una bella camicia, ma mio fratello più vecchio e io poi c era l altro più giovane, chi si alzava prima al mattino si metteva la camicia. Ma questa è sacrosanta verità non è che me la invento io. Ad ogni modo, mi ricordo che quella volta lì quando siamo arrivati là dopo camminare e tutto, ci hanno dato un cassetto con delle patate mezze bruciacchiate, un po crude, le abbiamo mangiate com erano, forse neanche pelate. Ad ogni modo poi siamo andati dentro, c era un salone, grande come questo, pieno di foglie e di letame anche perché c erano le pecore dentro. Ad ogni modo, ci siamo coricati là, in quel periodo suonavo la fisarmonica a bocca, la suonavo abbastanza bene. E allora: Sa Balbo, suona un pezzo che poi ci addormentiamo. Mi sono messo a suonare, mentre suonavo mi sono addormentato, se non me la tolgono di bocca finisco di strangolarmi. Mi ricordo sempre che poi quando ci siamo alzati al mattino, potete capire con queste foglie, quando siamo usciti fuori, i pidocchi erano di casa perché i pidocchi li allevavamo noi. Allora siamo usciti fuori, a vedere tutta questa neve, abbiamo cominciato, comincia uno a tirarci le palle di neve, a neanche 18 anni. A no, li avevo appena compiuti, no nel 44 no, li compivo poi a luglio, neanche 18 anni. Questo è stato il mio primo impatto. Dopodiché mi hanno usato in lungo e in largo, e mi hanno anche abusato perché io correvo più delle lepri, ero già allenato, ero magro come un chiodo e poi allenato perché giocavo anche a calcio, ho sempre fatto anche atletica, ho fatto il pentathlon una volta sono arrivato al quarto posto. Ero, ero Un atleta, insomma. ( ) Dal Berciant, c erano dei distaccamenti a Margone, al Malciaussia, c erano dei distaccamenti a Trana, c era dei distaccamenti qui al Col del Lys, poi ce n erano a Valdellatorre. Insomma puoi capire, io li ho girati in lungo e in largo, tutti di corsa ma

3 non sulle strade, sempre a mezza montagna, sempre in mezzo a mezza costa; c è il Mensa, c è due o tre fiumi, ma io avevo già individuato tutte le pietre, due salti tac tac poi andavo dall altra parte, perché poi erano fiumiciattoli non erano fiumi veri e propri. Ad ogni modo E portava i messaggi da una squadra a un altra. Portavo gli ordini. Poi c è un piccolo fatto che adesso non dico. Ah, poi hanno messo anche di guardia, mi hanno dato un fucile, un 91 di quelli che erano alti due metri, erano più grandi di me, con la baionetta innestata il 91 che era un fucile che usava ancora Garibaldi. Ad ogni modo mi hanno messo di guardia e fa: Che non ti venga in mente di sparare perché le pallottole non vanno bene, non sono le sue il rischio che mi scoppiasse ancora lì. Dico no, no Tienilo, tienilo perché sai così uno di guardia deve avere almeno un fucile. Morale è che alla notte, quando tutti dormivano io l ho messo là contro un pino, e se non l hanno trovato è ancora là adesso. La mia arma, l unica arma che ho avuto tra le mani. Perché poi, c era un ragazzino lì che sono andata a Rivalta alla scuola, mi fa una domanda e fa: Ma lei non ha mai avuto occasione di sparare a qualcuno? Dico: Meno male che non l ho avuta, perché tra i due ho paura che sarei morto io perché non so se avrei avuto il coraggio di sparare. Infatti, avevo proprio una cosa Una repulsione Proprio niente da fare, era più forte di me. Ho avuto per le mani una Ruper (?) tedesca, che aveva un tenente che si era arreso che era andato dal prete don Luigi di Rivoli e gli aveva dato la sua arma, una Ruper tedesca, e gliel aveva data e lui mi aveva telefonato, e mi ha detto, fa Questa qui Ho visto anche quel tenente lì vestito da prete, si vede che aveva cambiato idea magari era un cattolico anche lui, magari vedeva tutte ste cose. Allora, mi ha dato la pistola, l ho presa e il primo che ho trovato, e meno male che ho trovato uno che gli piaceva. Ma davvero, me la dai Sì, sì prendila pure che io non ne voglio sapere Niente, era più forte di me. Lei non ha partecipato a delle azioni particolari, faceva la staffetta. Io le ho viste, purtroppo, sono stato in mezzo a tre rastrellamenti perché la staffetta la facevo non soltanto in montagna, quando qui dal CLN hanno visto quello che facevo in montagna allora mi hanno, sono andato giù e mi hanno fatto arrivare qui. Perché poi questo qui è successo alla fine di ottobre del 44, l ultimo rastrellamento che hanno fatto, va bene. Ma prima la Folgore, prima la Folgore, molto prima, aveva fatto un proclama che tutti, - perché sapevano che tutti i partigiani, c era il 60% che non erano armati- tutti quelli che non usano le armi se vogliono vengono giù che li mandiamo a lavorare. Ma questo è poi detto, l abbiamo perché prima avevano fatto già un inganno che ne hanno combinate, ne hanno ammazzati tanti, questo era uno del CLN, quest uomo perché? Perché anche nella Folgore i comandanti si vede che l America era già sbarcata in Sicilia, stavano venendo su e cercavano già qualche riparo.

4 Morale che nel periodo che ero qui mi manda a chiamare, fa: Ti, c è da andare su a qui a Giaveno, dove c erano a Giaveno, di là anche Giaveno. Io ho sempre le montagne le ho girate in lungo e in largo, puoi capire. Allora, perché il Piol, perché parlo del Piol, il Piol in quel periodo là aveva già perso il primo fratello, il secondo quello alla Mortera (?) si chiamava Mario Sarbet (?), insomma era un comandante lo avevano ucciso lì; va ben, e poi aveva saputo già che il papà l avevano preso, l avevano portato in via Asti, non aveva il papà, va bene; e allora, la mamma era scappata via con il figlio, era andata in montagna con il figlio, con il ragazzo. Insomma. Lui non poteva venire giù perché c erano tutti con lui un mucchio di partigiani che erano armati e poi erano anche noti, insomma, è meglio che non siano venuti perché quelli forse non li trattavano tanto bene. E mentre sono lì Mario Piantore, non so se ne avete sentito parlare a Rivoli, adesso è morto anche lui, era uno che aveva una tipografia che aveva anche delle canzoni partigiane, uno con la barba, una brava persona, via, apparteneva al CLN di Rivoli poi c era l ingegner Vecco, c era un CLN abbastanza ben fatto lo stesso Salomone, il mio ex padrone. In ogni modo, c era da andare su a Giaveno, da andare a parlare con il Piol o con chi comanda laggiù, con chi comanda lassù perché stavano bisticciando perché uno comandava anche l altro. Ad ogni modo, era arrivato Mondino che era il capo delle guardie, c era Faussone che era di linea monarchica, ancora, diciamo liberale per quel periodo lì, poi c era Piol che non era di nessuno. Morale dovevo andare lassù perché avevano preso, tanti partigiani erano andati alla polveriera di Buttigliera, uscendo alla sera alle 5, 5 e mezza dal lavoro, allora sono andati ad aspettarli per la strada e li hanno mandati a casa in mutande. Noi là a rischiare la vita, voialtri qui a lavorare? insomma ci sono state discussioni Giù le braie e se le sono tolte perché era un po, un po acceso via come ragazzo. C è un motivo, però, adesso mi viene in mente bene, perché gli aveva ammazzato il padre in quel periodo lì, non solo il padre glielo avevano torturato e poi glielo avevano portato sulla strada di Rivalta, a metà strada prima di arrivare a Rivalta dove c è quella villa, una bella villa a sinistra, c era la fornace anche un po più un giù lì, un po prima lì, c era una roggia, una specie di fiumatta, era uno scarico più che un fiume. E lo hanno buttato lì dentro senza unghie, senza occhi, senza orecchie, senza niente, senza le dita, vedesse che roba, lo avevano massacrato. E lui era venuto a sapere queste cose, apriti cielo, chi lo fermava più! Parlava del rastrellamento, del fatto che si era trovato in mezzo al rastrellamento, nel 44. Nel 44, - sì questo è la fine, questa qui - perché sono andato lì in montagna? mi hanno mandato su perché dovevo andare ad avvertirli, -no ma Piol era già morto, questo fatto del Piol è successo prima- quando c è stato il rastrellamento io sono partito sono

5 andato in punta dove c era dopo Coazze, dove adesso hanno fatto anche un monumento. Perché il primo rastrellamento l hanno fatto, sono partiti qui da Almese, Rubiana, Colle del Lys, e l altro da Lanzo, a partir da Lanzo l hanno fatto nei due sensi, Perché? Perché gli Americani mi pare che fossero arrivati già a Bologna, già in Alta Italia, via. E i reggimenti tedeschi avevano dato ordine ai fascisti, alle brigate, alla Folgore alla Decima Massa, c erano altre di beccare i partigiani, avevano paura che i partigiani poi sparassero a loro mentre si liberavano. E invece poi i partigiani con le armi che avevano, sì potevano sparare, ma avevano tutto da perdere e niente da guadagnare. Ad ogni modo mi hanno mandato su anche per parlare con questo Piol, questo qui, non c era più nessuno, nessuno voleva andare, perché questo qui Piol, questo qui Augusto, era con me anche lì ai Mercianti (?) quando ero andato su la prima volta, era lì anche lui, ed era un ragazzino, aveva un anno più di me, praticamente era arrivato persino dopo perché mi pare- era fuori soldato, già, era rientrato, non so che cosa aveva fatto, forse era scappato giù al paese prima. Ad ogni modo quando è venuto qui, bisognava andar là, quando l ho visto e mi fa No, non l avevano ancora ammazzato suo padre- Ad ogni modo Dì, Gusto, guarda che passare tutto l inverno in montagna va bene- guarda che i partigiani devono anche mangiare, sai che cosa vuol dire? capisci? di là, di là non sai più se riescono ancora a comprarsi roba, se il CLN ha fatto questa cosa, perché dobbiamo ritenerla utile. Lui appena visto, mi ha abbracciato, m ha subito detto: Da bun, -mi fa- disa che ma perduno, lo faso pi nene, sai nen cosa diau m ha tacame parei Gli ho spiegato questa cosa, Sì,sì, digli che stiano tranquilli anzi che mi perdonino. Dopodiche quando l hanno perdonato, l hanno perdonato, l ultima volta che l hanno visto è stata quella volta lì perché l hanno ammazzato dopo l hanno ammazzato lì a Rivalta. L hanno ammazzato? L hanno ferito a morte, perché poi è morto a Giaveno in ospedale. E lì c era anche Bruno Simioli che lui non è stato ferito mi pare- l hanno preso e l hanno portato, è andato a Dachau,.... non a Dachau. A Mauthausen In campo di concentramento. Piol invece è poi morto dopo io non l ho più visto Poi destino vuole che dovesse morire tutta la famiglia perché dopo la Liberazione il ragazzo più piccolo lì al Castello c erano un mucchio di armi, là, le bombe a mano lì, è andato là, ha preso una bomba a mano, gli è scoppiata in mano ed l hanno ucciso sul colpo. E invece diceva la Liberazione, il 25 aprile come la ricorda, cosa stava facendo. Il 25 aprile per me, non il 25, al 29 aprile per me. Perché poi mi sono beccato tre rastrellamenti. Perché io andavo su il giorno prima del rastrellamento, capisce, andavo ad avvertire tutto, facevo tutte le montagne che

6 avevo. Mi ricordo che sono arrivato a Margone, alle 10 di sera, ero anche là; siamo partiti alle quattro, anch'io con loro quella volta lì, si partiva, si doveva andare solo a metà costa o sulla cima della montagna, loro su non venivano, il rastrellamento lo facevano solo sulla strada, ogni tanto facevano qualche sventagliata con la mitraglia, qualche colpo di mortaio, se non ti cadeva proprio in testa insomma. Loro non venivano su perché avevano paura anche loro andare sulla montagna, le imboscate erano molto più facili. Ad ogni modo, il 25 aprile. Volevo arrivare dopo, ma dato che mi è viene in mente, mi avevano fatto andare a lavorare lì alla FILM a Cascine Vica, una fabbrica che c era lì in quella zona lì adesso non c è più, adesso c è tutti i palazzi lì. Uscivano alle quattro del pomeriggio, alle quattro e mezza a piedi, perché allora abitavo a Rivoli, andavo a piedi sono arrivato lì non in piazza Martiri, in una piazza che c è lì dietro. Eravamo in quindici, praticamente, ci hanno beccato tutti e quindici, lì c era già accampato quel reggimento, quel reggimento che erano già in ritirata, no. A Rivoli avevano detto che difatti in Castello c erano già dei sacchi di farina, c era il rifornimento per loro. Solo che questo poi che è rimasto qui, quel tedesco che ci ha avvertito, noi abbiamo lavorato tutta la notte, tutta la notte a portar via i sacchi di farina nelle cantine, dai panettieri proprio da nasconderli perché c era già che stava venendo su questo reggimento. Questo reggimento era accampato lì, ci fermano, mi fermo, io ero lì, eravamo in quindici, lì c era una cascina, c era una stalla con un cortile, quindici là tutti là in piedi così, tre metri a tre con i mitra, tre tedeschi con il mitra in mano che ti controllavano, c era quel mio amico lì Scaglia Nardino si chiamava, lui era il l ultimo e io ero lì vicino a lui e lui c era la stalla, proprio la stalla aperta, e guardava sta stalla, voleva andare in questa stalla praticamente, e scappare, no, ma era vietato. E io dicevo proprio: Bugia nen da lì, Ferino, non vedi? Io vedevo l altro, faceva girare sto mitra, la prima mossa che facevi ci faceva una raffica addosso, ci facevano fuori tutti come niente. Morale che siamo stati lì dalle quattro e mezza del pomeriggio alle nove di sera, là così; lì è stato al momento di male (?), tutto il tempo che ho rischiato la vita in montagna adesso vado a prendere qui. Morale che invece poi è arrivato questo austriaco che faceva da interprete, con don Luigi hanno parlato con questo comandante, gli hanno fatto avere... Perché lui non è colpa sua, ha tenuto qualche sacco, poi gli ha detto: Sono passati una settimana fa i partigiani, mi hanno portato via tutto, che cosa potevo fare io da solo?. E ci han creduto, meno male. Ad ogni modo hanno dato qualche sacco di farina, poi han parlato e mi ricordo che ci fa: Sa, venite fuori, ci fanno uscire da questa cascina, andare lì sulla piazza, Siamo a posto qui qui ci fucilano. E invece siamo andati sulla piazza, c era questo qui, don Luigi: Andate pure a casa -fa- siete liberi!

7 Quel Nardino lì era un mangiapreti, uno che ogni 10 parole diceva 15 bestemmie. Gli ho detto: Nardino, se don Luigi ti chiede di farti prete, cosa fai? Subito, prendo la veste subito. E guarda a volte, il destino, non era il mio destino neanche lì. E poi non parliamo poi anche un altra volta in montagna, durante le mie passeggiate che facevo. Perché vede, io non vedevo niente, non li vedevo quando mi mettevo in posizione di guardare la strada, ma loro con i binocoli mi vedevano. E allora, mi ricordo che eravamo, ero solo quella volta lì, ero solo perché se non era che in quella casa lì abitava qualcuno e mi han tirato fuori, sono andato ad impantanarmi con la testa dentro al mucchio di letame che c era e le foglie, là il letame lo fanno con le foglie, lì dentro e non è che muori soffocato, ho piantato un salto che mi avessi visto. Ma quando poi mi sono alzato che dal cortile ho guardato la pineta che c era lì, c era tutta una pineta di pini che saranno stati alti un paio di metri, che sembrava che fosse passata la sega, con la mitraglia, le pallottole fischiare, anche quello. Anche lì ho rischiato, quella volta è andata. Poi altre volte, niente, insomma. Ho visto anche un altro episodio, anche questo da raccontare perché poi Le racconto volentieri quando ci sono i ragazzi queste cose, perché c è forse qualche cosa molto più orrendo di questo e allora quando vado col mio compagno, lui dice proprio sciancate io cerco di mitigare un po, però. Vedere sti ragazzi, adesso nelle medie, sono già ragazzi, sono già un po ma nella quinta hanno 10 anni, 11 anni, morale che. prendo un po di fiato. (racconto del fatto dello spettacolo teatrale a Rivoli, nel 51 - omissis) Senta, torniamo un attimo, stava parlando del 25 aprile, di questo momento anche difficile che ha passato, e poi aveva parlato del 29 aprile Il 29 aprile era il momento della cascina? Il 29 aprile, perché poi quella stessa divisione lì è quella che poi ha fatto 66 martiri a Grugliasco perché partiti di lì sono andati verso Grugliasco per prendere la strada per Collegno, ed è successo quello che è successo. Sono stato più male dopo che prima, guarda, proprio noi, il destino era così, non dovevo morire. Il 25 aprile lo ricorda per qualcosa di particolare, la gente era contenta? Il 25 aprile per me, l ho passato perché poi, l ho passato lì alla Sirena, ero dentro a una camera. Eravamo armati quella volta lì, perché avevano detto che stavano passando delle Brigate Nere che scappavano; non abbiamo visto nessuno. A parte che là dentro meno male che non sono arrivate, perché che cosa potevano fare? Ma eravamo lì più che altro per guardare che non facessero dei vandalismi, che diciamo- sparargli o fermarli. Ma la Sirena che cos era?.

8 Era un albergo, lì, la Sirena, c era un albergo, adesso c è una banca. E voi eravate dentro lì per presidiarlo? Nelle camere sopra, dai vetri guardavamo sulla piazza. Quindi non avete avuto momenti di festa o qualcosa di questo genere? Dopo sì, dopo c è stato quell affare lì a Grugliasco, anche che ha bloccato un po tutto. Noi festeggiamo ancora adesso il 25 aprile, per noi il 25 aprile è la lotta di Liberazione. Perché poi nella mia delibera partigiana mi hanno scritto, mi ha scritto il mio comandante: il mio comandante, sa chi è stato anche? dove sono stato un po di più del solito: Il comandante Laghi Bolaffi, comandante degli alpini al Moncenisio, lui era su al Moncenisio Che cosa Le ha scritto? Mi ha scritto :Coraggioso, leale e di assoluta fiducia. E io gli ho detto: Coraggioso? Gli ho detto, piuttosto ero incosciente, perché è vero, non so se è coraggio, non è coraggio secondo me era incoscienza perché nei momenti difficili io non ho mai avuto paura, davvero: Non mi rendevo conto però che erano difficili per quello che non avevo paura. Capisce? tutto lì. Perché durante i rastrellamenti, poi quando sparavano questi colpi di mortaio sembrava che crollassero tutte le montagne, comincia a rimbombare da tutte le parti, le raffiche lo stesso, le raffiche, facevano delle raffiche così che di ripercuotevano che sembravano che sparassero da tutte le parti. Allora, allora, forse non mi rendevo ancora conto Di quello che stava facendo di quello che stavo facendo. A 18 anni compiuti, i 18 anni di noi allora, equivale agli 11 di adesso, secondo me perché eravamo tanto fessi. Eravamo abituati, va a sapere, propria un altra, io vedo i ragazzini adesso li immagino, a vederli così li vedo che sono già più intelligenti di me, solo così, solo a guardarli. E dopo la guerra, come è stato il ritorno alla vita normale. Io dopo la guerra, che mi ha rovinato la carriera del calcio, io sono arrivato ad andare fare una prova alla Juventus, sono andata a fare una prova alla Juve, racconto tutto ma è interessante come calcio, non come.... (Racconto della prova alla Juve - omissis) Ma quando ero dovuto ritornare alla vita normale, il fatto di essere stato partigiano l aveva, l ha aiutata o è stato indifferente? Quando è ritornato giù dalle montagne Oserei dire che gli unici riconoscenti sono quelli che hanno veramente fatto la lotta partigiana, cioè l hanno vista e l hanno vissuta, parlo delle donne che per me sono state

9 superlative, quelle poche donne che hanno fatto la vita come partigiani, dei montanari che non avevano forse neanche un pezzo di pane per loro e alle volte lo dividevano con noi, Quando noi potevano che riuscivamo a raccattare qualcosa in giro, lo depositavamo da loro, insomma, però. Allora non soltanto i partigiani hanno vinto la guerra, sì l han vinta praticamente, ma tutto è stato praticamente loro hanno detto: E una guerra civile E mica vero, il popolo era con noi, non c erano proprio. Però vede c era anche tanta maldicenza. Forse anche vera perché tante cose Invece di dire partigiani, dovevano dire dei banditi. Perché ci sono stati anche dei banditi in montagna, non solo partigiani; qualcuno l abbiamo punito anche noi, qualcuno, ma bisognava fare un strage per toglierli tutti, qualcuno un sacco di botte poi via. Perché andavano appunto proprio con le minacce a prendere la roba, magari anche dei soldi, quando lo sapevamo noi, perché poi eravamo avvertiti: Avvertiteci, vedete che quelli non lo fanno più Però è successo anche questo purtroppo; allora, la gente purtroppo c è anche chi ha interesse a dire queste cose, di farle più grosse di quelle che sono Per esempio, il papà del Simioli, Venturello, e l altro, quei tre Bellettati, Bellettati è quello che era venuto via con me, Bellettati e Carello, tre eravamo in tre; prima ho detto un altro nome adesso mi è venuto in mente che invece era quello lì. Ad ogni modo, sono andati, quando è successo che si è andato di venire giù, di andare in fabbrica, che la Folgore aveva detto queste cose, va bane, ma in montagna c era ancora gente che faceva ancora la fame, ce n erano tanti ancora, tantissimi; allora che cosa hanno fatto? Sono andati lì dietro, lì c era quella cascina del Favalli (?) che era, è quello che aveva lavorato mio padre, ne aveva quello, era il più ricco di Rivoli, gli hanno preso una mucca, ma gli hanno lasciato il foglietto. Io lo sapevo, l ho saputo perché era il CLN che aveva promesso questo, no, aveva detto, perché il CLN non è che lo sapessero tutti chi erano, ecco perché a me avevano detto di assoluta fiducia perché io li ho conosciuti tutti uno per uno;.. e se mi prendevano prigioniero o qualche cosa che mi torturavano? Invece nessuno pensava che io potessi sapere queste cose, lì, ero proprio un ragazzino magro come un chiodo, se facevano la televisione mi vedevano le ossa; ad ogni modo allora anche qui la gente comincia: Ecco partigiano, vanno a rubare le vacche : Insomma, c è stata anche tantissima malafede, ecco, senza negare, senza negare che effettivamente c è stato anche qualche brigante. Anzi, vi racconto un altro episodio tanto oramai chi mi ferma più? Qui ha partecipato anche forse Filippini, ma non era comandante, no, no non c era Filippini, c era Franza, c era Augusto Piol quella volta lì, forse c era anche Filippini, non mi ricordo. Ad ogni modo, là dove eravamo noi ci vengono ad avvertire, a dire che in Ronchiaio, c é una borgata sotto nella vallata, Ronchiaio si chiama, noi disiu Runciau in piemonteis, -ad ogni modo, che lì c era un fascista. Va be, partiamo, eravamo in tre o quattro insomma. Andiamo giù, mi ricordo che c erano tre o quattro case là, misere case naturalmente, bussiamo alla porta. Tutti gli altri, nessuno, qualcuno che faceva così, magari si aspettavano già quando vedevano arrivare i partigiani -diciamo- Bussiamo alla porta,

10 viene fuori una signora con un bambino in braccio, e uno per parte lì, grandini lì così e uno in braccio. Non c è suo marito? Sì Esce fuori uno, lì, sembrava un vecchio, insomma, non tanto vecchio. Ad ogni modo, Ci risulta che tu te la fai ancora con i fascisti Emilio Franz (?), ah era lui il comandante, non c era Filippini, mi ricordo. Io no, sono guardia, Sa, facci vedere Abbiamo aperto un cassetto, c era una rivoltella, una scacciacani, noi le chiamavamo scacciacani, rivoltella che se sparavi a uno, quello ti dava un ceffone, ti mandava a casa. Poi c era la tessera del fascio ancora dell anno prima combinazione, no, questo è successo nel 44, dunque del 43. Come mai questa qui? Come giustifichi? E perché con i bambini, loro mi davano i sussidi Difatti era vero, allora davano il sussidio a chi aveva dei bambini.. Morale che a un bel momento: Sa vieni con noi No, no la mamma, i bambini cominciano a piangere, No, guardi che non ha mai fatto niente Io ricordo che perché poi ero sempre il buon samaritano, ero forse quello che riusciva a ragionare anche nei momenti difficili, gli ho detto: Emilio, -ed aveva un anno più di me lui, del 24 era Emilio, pensi che se fosse stato un fascista avrebbe lasciato la tessera dentro il cassetto e sarebbe qui a fare una vita così? Questo è rimasto un po lì, eh cosa vuoi? poveri disgraziati, sarà stato anche fascista, ma che cosa vuoi che sia da qui non può guadagnare Poi dopo hanno cominciato anche ad uscire Sì, è vero, è una brava persona, non ha fatto niente, insomma. Si vede che qualcuno che è venuto giù a dirci questo che io non so ancora adesso chi sia, l ha fatto forse perché aveva bisticciato probabilmente, succedono quelle cose lì. E allora ha detto: Senti va, sa fagli un po la morale E allora (?) Tu il fascismo, per i tuoi figli non con i fascisti,eh Sì,sì Gli ho detto: Augusto, -sarebbe il Piol- dici che faranno una bella vita questi qui? Sa, ho cominciato io, abbiamo tirato tre o quattro soldi, non ne avevamo che per noi, abbiamo tirato fuori qualche soldo per uno, e glieli abbiamo dati, pove uomo piangeva per la contentezza. Questi episodi li racconto volentieri anche quando ci sono i ragazzi. Perché poi ho tempo di raccontare quella della forse quella ve l hanno raccontata quella della roggia, lì della fossa comune la chiamano, dove hanno ucciso 26 giovani del 26 più sei cremonesi, 28 mi pare che erano, 26 o 27. Questi qui erano tutti della classe del 26, lo avevamo detto noi, perché poi vuol dire tre mesi dopo, ne, non è che è un anno, perché hanno chiamato il 25 e poi via subito il 26 e allora tanti sono venuti in montagna: Io praticamente ero un anziano, avevo tre

11 mesi più di loro. E allora, è successo questo rastrellamento, questo che dicevo prima che sono partiti da tutte le parti. Quando siamo arrivati in montagna, che abbiamo detto: Non lasciatevi ingannare, non consegnatevi anche se siete armati, non armati perché questi uccidono perché c erano, avevamo distinto i rastrellatori. Quando la facevano la Folgore erano abbastanza militari, poi c era un altra non mi ricordo più come si chiamasse- erano anche militari; quando però c erano le Camicie Nere niente da fare, questi avevano libertà di uccidere, li mandavano apposta per uccidere, ma poi uccidono anche popolazione, chi capitava sotto, erano proprio dei delinquent, li avevano tirati fuori dalle galere, li han lasciati liberi apposta. Ad ogni modo, glielo abbiamo detto. Loro arrivano lì, calmi, ogni tanto qualche raffica, poi con i megafoni, sapevano che eravamo sulle montagne, là poi si sente bene con i megafoni Venite giù, non vi facciamo nulla, vi mandiamo a lavorare, qui rischiate di morire di fame, venite giù, dormite ancora in un convento. Tutto così, proprio da lusingarli E ne sono scesi 26, tutto lì. Quella scena lì, prendo un po di fiato perché quella scena lì mi commuove come fosse ieri. Va bene, sentivamo le urla, non li hanno fucilati, li hanno fracassati, proprio, col moschetto dalla parte del manico, giù botte, li hanno sfracellati. E poi lì c era una roggia, no, lì sotto, li han buttati tutti lì dentro, Poi quel giorno mi pare che ha piovuto per un giorno o due, noi siamo andati il terzo giorno, siamo andati là a vedere. Ancora adesso quando porto qualche classe, mi faccio il mio giretto prima che vadano loro, mi faccio due lacrimucce. Questa è la cosa più atroce che ho potuto vedere in montagna. Ne ho viste anche altre, per esempio un mio amico, uno che adesso è morto anche lui solamente l altr anno, era lui di guardia, ha chiesto a un suo amico, quel Rusciana (?) che abbiamo ancora nella fotografia, era lui di guardia. Gli ha detto: Senti aveva conosciuto una ragazza lì del posto- io voglio andare a vedere Maria, mi tieni la guardia un momentino? E Rosciana: Sì, sì sto io qui E stato lì, è arrivato un rastrellamento, proprio in quel periodo lì, e lui era sul ponte, gli hanno teso un imboscata. Oltretutto cosa facevano? Non facevano dei rastrellamenti veri e propri. Partiva una macchina blindata, faceva dei raid come si dice, perché allora magari bastava che qualcuno dicesse: Sì, i partigiani sono lì, facevano un piccolo raid, se c era qualcuno facevano l azione poi via subito, scappavano. Morale è che questo qui c è rimasto lì su questo ponte. E allora questo qui quando me lo raccontava piangeva come un bambino, ancora adesso ultimamente quando giocavamo alle bocce assieme, ogni tanto mi fa, lo vedevo là: Non riesco a dimenticarmi Mario- Mario si chiamava- non riesco a dimenticarmi Mario Non prendertela, un bel momento il destino è stato così Ma dovevo essere io, non lui Cioè cose Grazie.

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