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1 380 La via di fuga o dell illusione A questo punto, dopo la partenza in un gioco qualsiasi, ma soprattutto, dopo aver superato lo stallo del dubbio, noi possiamo prendere una delle due strade che divergono all altezza del bivio: - la via della verità o della prova di verifica; - la via di fuga o dell illusione; Come ormai sappiamo, la decisione di prendere una strada piuttosto che un altra dipende per lo più dalla consistenza dei nuclei di desiderio che abbiamo nel cervello, i quali, montati adeguatamente nella zona franca, sono quelli che alla fine dei conti ci hanno spinto ad entrare nel gioco. La via di fuga o dell illusione viene presa quando i nuclei di desiderio immaginari (quelli cioè collegati al godimento dell Ego) sono: - orientati a realizzare il risultato immaginato piacevole magari immediatamente e senza passare dalla via della verità o della prova di verifica - diventati emotivi e come tali sono in grado di muovere il soggetto a compiere anche un azione trasgressiva, semplicemente perché sono di dimensioni superiori ai nuclei di desiderio razionali i quali, come ormai sappiamo, sono invece orientati a realizzare il risultato offerto dal gioco nel rispetto delle regole e in linea con il ruolo rivestito. Nello Schema Om del Gioco della Liberazione il desiderio lo abbiamo rappresentato come un filo rosso che da un lato lega il soggetto e, dall altro, avvolgendosi attorno all oggetto desiderato o al punto di fissazione del risultato immaginato piacevole lo tira all interno di un gioco (vedi figura successiva) ed il filo rosso del desiderio è fondamentale, anche perché il risultato immaginato piacevole è sempre e comunque il motore di tutta la nostra esistenza, perché tutti i comportamenti dell uomo sono dettati dalla ricerca del piacere, sempre e comunque piacere che può essere determinato sia dal consumo di un oggetto che dallo sfruttamento di un servizio, così come dall evitamento di una sofferenza. A tale riguardo, come abbiamo già detto nel libro sulle Intelligenze

2 381 dell Io, anche se secondo Freud esistono due principi che orientano il pensiero e le azioni dell uomo: - il principio di piacere (specifico dei bambini e degli adolescenti); - il principio di realtà (che contraddistingue gli adulti); di fatto esiste un unico principio di piacere che orienta la vita degli uomini dalla nascita (e anche prima) fino alla morte (e anche dopo); inoltre, facendo un collegamento con le neuroscienze abbiamo verificato che questo principio di piacere universale prende caratteristiche diverse a seconda delle aree cerebrali interessate.

3 382 Per dirlo in altro modo, sebbene corretti concettualmente, i due principi di Freud (il principio di piacere e il principio di realtà) non sono sufficienti a spiegare tutto il funzionamento della psiche umana; difatti, a seguito del collegamento fatto tra la psicoanalisi, le neuroscienze e la spiritualità ci siamo resi conto che a seconda delle aree cerebrali interessate, e quindi delle Intelligenze dell Io adottate, questo unico principio di piacere si trasforma nei seguenti quattro principi: - il principio di piacere corporeo, collegato all equilibrio fisico o in maniera più ampia alla sopravvivenza propria o della specie di appartenenza. Si manifesta sotto forma di sensazioni piacevoli semplici (senza cioè costruzioni immaginarie aggiunte) e un esempio tipico sono gli accoppiamenti sessuali degli animali nei periodi comunemente detti di calore ; - il principio di piacere mentale, collegato al piacere dei sensi o dell Ego enfatizzato dalle costruzioni mentali, proprie o altrui, effettuate nella zona franca (la montatura di cui abbiamo già parlato). Si manifesta sotto forma di godimento dei sensi o con il senso di grandezza dell Ego (da non confondere con il legittimo orgoglio per aver fatto qualcosa di positivo); - il principio di piacere reale, collegato a tutti i tipi desideri sviluppati però in armonia con la realtà dei fatti, cioè con il ruolo rivestito o il gioco giocato. Si manifesta sotto forma di quella che comunemente detta soddisfazione (per esempio, la soddisfazione o l orgoglio, appunto, di aver fatto il proprio dovere, prodotto della logica, della razionalità e dell esperienza del soggetto); - il principio trascendente, anche in ambito spirituale, cioè anche trascendendo i piaceri terreni, l obiettivo dell uomo è sempre un piacere che nella sua forma più elevata è collegato all idea di essere Anima e non corpo, consapevolezza che lo spinge a vivere in un ottica amorevole nei confronti di tutti, rinunciando ai propri vantaggi in maniera altruistica e disinteressata; tale piacere si manifesta sotto forma di beatitudine ma, in realtà senza bisogno di aspettare di essere santi per provare tale sentimento, il principio trascendente funziona ogni qualvolta si ottiene quel piacere che scaturisce usando il buon senso (che non è la semplice razionalità, non dimenticatelo, mi raccomando). Come accennato, oltre che psicologico questo discorso ha anche un corrispettivo neurologico in quanto questi principi oltre a

4 383 caratterizzare le rispettive Intelligenze dell Io (istinto, furbizia, razionalità e buon senso) corrispondono a delle aree cerebrali ben precise, in quanto i nuclei di desiderio non sono altro che gruppi di neuroni che dicono: Io sono dunque voglio Come si vede bene nella figura successiva questi nuclei di desiderio legano l Io e lo trascinano all interno di circuiti cerebrali che vanno a costituire il Circuito dell Om, la qual cosa si traduce con la messa in atto da parte dell Io di azioni più o meno specifiche per soddisfare i corrispettivi nuclei di desiderio. Per il momento possiamo limitare il discorso dei circuiti mentali e delle azioni a due tipi: - il circuito della furbizia (che corrisponde alla via di fuga o dell illusione); - il circuito del buon senso (che corrisponde alla via della verità o della prova di verifica sommato ovviamente alla fase di preparazione);

5 384 Fig. 2: Le ruote dei nuclei di desiderio e i circuiti delle azioni dettate dalla furbizia e quelle dettate dalla razionalità prima ancora che dal buon senso. I nuclei di desiderio e i risultati parziali Se osserviamo i comportamenti umani dal punto di vista del gioco, i nuclei di desiderio li possiamo anche vedere sotto forma di risultati desiderati e, a seconda del soggetto che li considera validi o desiderabili, possiamo distinguere: - i risultati desiderati dall Ego che sono i risultati immaginati piacevoli dei sensi o dell immagine positiva di sé stesso e stanno ovviamente sul piano immaginario (quello della fantasia e delle fantasticherie).

6 385 - i risultati desiderati dall Io razionale (l Io simbolico o ruolo) che sono invece quelli offerti dal gioco che sono concreti e stanno sul Piano Simbolico (quello della realtà oggettiva, condivisa o simbolizzata). A tale proposito la Bhagavad Gita dice: Tu hai il diritto di compiere l azione che ti compete, ma non pensare al risultato; non prenderlo mai come movente delle tue azioni e, d altro canto, non considerare mai piacevole l evitamento dei doveri. Saldo in questa disciplina, fa quello che devi fare con equanimità, ossia, senza attaccamento alcuno e con animo uguale nel successo e nell insuccesso. (Cap. 2, versi 47/48) Dal punto di vista neurologico i desideri dell Ego li troviamo nella corteccia frontale, sotto forma di risultati immaginari (sia piacevoli che spiacevoli) e sono il prodotto della montatura propria o altrui; essi sono così chiamati perché sono desiderati dall Ego il quale si illude che attraverso la loro realizzazione possa diventare o sentirsi Grande oppure possa evitare di diventare o di sentirsi piccolo; Sempre dal punto di vista neurologico invece, i desideri razionali o dell Io simbolico li troviamo nella corteccia prefrontale e, grazie all educazione ricevuta (ma soprattutto grazie all esempio e alla fiducia nei confronti degli educatori e dei loro insegnamenti) si traducono in comportamenti veritieri e corretti rispettosi delle regole del gioco e degli altri giocatori. Come tutti sanno, la soddisfazione dei nuclei di desiderio razionali non dà molto godimento, difatti non a caso esiste il detto: prima il dovere e poi il piacere (proverbio che ci ha fatto digrignare i denti chissà quante volte quando eravamo piccoli) in ogni caso nell ottica evolutiva che sostiene il Gioco della Liberazione, realizzare i risultati razionali offerti dai giochi servirebbe al soggetto, anzitutto a fare esperienza dei giochi che compongono l esistenza, poi a migliorare la fiducia in sé stesso, infine a diventare adulto e maturo attraverso l educazione. In pratica, giocando i giochi della vita, non solo si impara a giocare ma si arriva anche a capire il senso della vita stessa e a maturare (o

7 386 a liberarsi in vita) che poi dovrebbe essere lo scopo principale o ultimo di tutti i nostri atti. Si sa però che il percorso della maturazione è un impresa assai ardua, soprattutto perché fin dalla nascita l essere umano funziona adottando il principio di piacere mentale per soddisfare i piaceri dei sensi e dell Ego, per cui la sua tendenza naturale è di prendere sempre e comunque la via di fuga o dell illusione, anche quando questa strada ci porta a trasgredire le regole del gioco e ad allontanarci dai nostri doveri o comunque dalla verità; e siccome le cause per le quali si prende la via di fuga o dell illusione sono molto semplicemente o il desiderio di provare piacere o la paura di provare dolore il piacere e il dolore sia in termini fisici (o dei sensi) sia in termini immaginari (o dell Ego) quando sono cresciuti oltre misura (cioè oltre il senso di obbligo o la paura dell Altro) diventano emotivi e ci spingono a trovare strade o soluzioni alternative alla via della verità strade che nel loro complesso vanno sotto il nome appunto di via di fuga o dell illusione. In definitiva, a causa del desiderio per un risultato immaginato piacevole (dei sensi o dell Ego) anche inconsapevolmente, entriamo sempre e comunque in un gioco (perché tutte le attività umane sono impostate in forma di gioco) e di fronte al bivio prendiamo la via di fuga o dell illusione anziché la via della verità o della prova di verifica ogni qualvolta riteniamo che: - ci sia un sistema per evitare il dolore ipotizzato (collegato per esempio alla prova di verifica); - sia possibile provare piacere direttamente non passando attraverso la via della verità evitando in questo modo anche la prova di verifica; In tutti i casi è comunque il filo rosso del desiderio che tira il soggetto prima dentro il gioco e poi verso la via di fuga o dell illusione, anche perché per passare nella via della verità il soggetto dovrebbe tagliare il filo rosso del desiderio con il coltello che gli viene dato nel corso della preparazione o in maniera definitiva con l educazione, ma questo raramente succede.

8 387 Infatti nella maggior parte dei casi, tutti noi passiamo attraverso la via della verità solo per paura di essere scoperti, cioè per evitare le conseguenze spiacevoli della trasgressione (in pratica, ci comportiamo bene solo per paura della punizione); in questo caso però il filo rosso non viene tagliato ma solo agganciato al filo blu del gioco (vedi la figura successiva), per cui siccome non c è stata la vera rinuncia (la rinuncia seguita dal distacco) ossia il taglio completo del filo rosso, questo filo è sempre presente, dopo la fine del gioco esso torna a crescere e, dopo un po, riporta il soggetto nuovamente di fronte al bivio

9 388 Lo ripetiamo, è possibile passare nella Via della Verità anche senza tagliare il filo rosso del desiderio, per esempio quando la paura delle conseguenze della trasgressione (la paura di essere puniti per aver cercato di ottenere il risultato immaginato piacevole anche a scapito del gioco o degli altri giocatori) ci spinge a comportarci correttamente, il che ci permette di dare a intendere di essere delle persone mature anche se non abbiamo realmente rinunciato al nostro desiderio illusorio o trasgressivo; in pratica, la rinuncia è per tutti noi quasi sempre parziale, nel senso che quando c è, non è seguita dal distacco.

10 La paura delle conseguenze della trasgressione (che vanno dalla paura della brutta figura fino alla paura della condanna e della punizione ufficiale) è il maggiore deterrente per gli uomini a comportarsi male, purtroppo però da sola non basta (e ciò è dimostrato ampiamente da come va il mondo) perché se i nuclei di desiderio immaginari e trasgressivi superano la forza dei nuclei di desiderio razionali, il filo rosso del desiderio immaginario tira di più del filo blu del gioco e non c è più santo che tenga passiamo belli belli per la via di fuga o dell illusione Almeno che ne valga la pena! Una delle affermazioni più caratteristiche presenti in tutte le culture e in tutte le epoche volte a scardinare il primato della razionalità o l importanza del Gioco e delle tre R (Regole, Ruoli e Risultati) che lo strutturano è l affermazione Se devi trasgredire che almeno ne valga la pena! il che significa, che la paura della pena è il riferimento comportamentale più importante, però se il piacere ipotizzato è molto grande, che almeno valga la punizione che si dovrà poi sopportare; un po come dire: Se devi rubare, almeno ruba molto! Tutti quanti abbiamo sentito questa affermazione almeno una volta nella vita e magari l abbiamo detta pure noi convinti che in caso di trasgressione il godimento provato compensa almeno in parte l eventuale pena da scontare, semplicemente perché quando ci identifichiamo nell Ego il riferimento non è l etica o la morale ma solo il piacere che pensiamo di ottenere dal conseguimento del risultato immediato e l ipotetica capacità di sopportare l eventuale punizione nel caso si venisse beccati rappresenta uno stimolo in più per trasgredire (un po come quel bullo che diceva: Guarda che io non ho paura di farmi la prigione, se una cosa mi piace me la prendo e basta senza farmi troppe domande. I problemi morali e i sensi di colpa li lascio a quelli che non hanno le palle per trasgredire! ) ; Perciò non è un caso se quando ci troviamo di fronte al bivio (o il più delle volte addirittura prima di entrare nel gioco) per un mucchio di

11 tempo pensiamo: E se poi mi beccano? E se va male? E se poi viene fuori quello che ho fatto? ecc. ma così facendo non solo non ci distacchiamo dai pensieri collegati al risultato immaginato positivo, ma continuiamo ad alimentare i nuclei di desiderio trasgressivi e 390 dopo averci molto pensato, se si creano le occasioni, quasi senza accorgercene si taglia il filo blu del gioco e la trasgressione viene prontamente messa in atto: è quello che impropriamente nel linguaggio comune si chiama: Un improvviso colpo di testa ; e ho detto impropriamente perché quando si sente dire o si legge: Il cassiere della banca, l amministratore della ditta, l agente immobiliare, ecc. è fuggito con la cassa, oppure Poco prima del matrimonio la sposa è fuggita con l amante, o addirittura Dopo una lite per motivi futili (come una partita di calcio) un cliente di un bar ne ha ammazzato un altro! e cose analoghe, non si tratta mai di improvvisi colpi di tesa ma di nuclei di desiderio immaginari alimentati per giorni, mesi o anni, che nella condizione migliore (o peggiore) si sono messi in atto perché hanno raggiunto una forza sufficiente per superare la razionalità e la paura delle eventuali punizioni, Atti trasgressivi a lungo desiderati e che dall esecutore vengono normalmente preceduti dall affermazione: Va be andiamo! Succeda quel che succeda!, salvo poi, una volta beccati rendersi conto che il detto Che almeno ne valga la pena! non era così vero, in quanto una volta che si è costretti a pagare per la trasgressione commessa, il piacere sperimentato ormai non è altro che un ricordo sbiadito e non compensa minimamente la sofferenza che adesso invece stiamo patendo.

12 Ora, se riprendiamo lo schema Om del Gioco della Liberazione ci accorgiamo che la via di fuga o dell illusione corrisponde al terzo anello (l anello C che corre parallelamente all anello B) ed è anch essa una via dell azione. 391 Ma siccome si tratta di un azione immaginaria (o meglio è sempre un azione reale ma dettata da immaginazioni esagerate), l azione compiuta è comunque diversa da quella prescritta dalle regole del gioco e quindi è comunque un azione scorretta o trasgressiva; per questo motivo, percorrono questa via coloro i quali, per eccesso di desiderio o per eccesso di paura, si illudono che sia possibile ottenere il risultato sperato senza passare attraverso la prova di verifica. Nello schema Om il risultato immaginato piacevole lo abbiamo rappresentato come un punto che chiamiamo punto di fissazione e che nella realtà consiste in un oggetto, una persona o un servizio immaginati piacevoli, su cui si fissa la nostra attenzione o il nostro

13 desiderio e attorno a cui si avvolge il filo rosso del desiderio (vedi l immagine successiva). 392 Come ormai sappiamo, ciò che fa crescere il filo rosso del desiderio e catalizza la nostra attenzione sul punto di fissazione è la cosiddetta montatura che subiamo nella zona franca da parte degli altri o anche autoprodotta e, nello specifico, il desiderio diventa una fissazione nel momento in cui ci convinciamo che possedere o consumare (quell oggetto, quella persona, quel servizio ecc.) ci faccia star meglio così come, allo stesso modo. ma al contrario, il desiderio di fuga diventa una fissazione nel momento in cui ci convinciamo che evitare o eliminare quell oggetto, quella persona, quel servizio, ecc. (ma soprattutto evitare o eliminare quella prova di verifica) ci faccia star meglio. Mantenendo per il momento l impostazione di Freud (che per il discorso che stiamo facendo è certamente più maneggevole) tutti sanno che il principio di piacere orienta naturalmente il comportamento dei bambini e dei ragazzi (tutti sanno che i bambini vogliono tutto e subito, non sanno accettare la mancanza, le frustrazioni o qualsiasi tipo di difficoltà) e che il vero senso dell educazione dovrebbe essere proprio quello di riuscire a sostituire il principio di piacere collegato all immaginazione con il più maturo principio di realtà;

14 393 purtroppo però, se l educazione viene a mancare o viene impostata su altri criteri (per esempio quello del consumo e dell immagine) il contenimento o la rinuncia ai desideri eccessivi può essere data solo da affermazioni del tipo Che almeno ne valga la pena oppure la paura della punizione diventa l unico il criterio per compiere il bene, proprio come diceva in maniera poetica Kahlil Gibran nel suo libro Il Profeta : C è chi volta le spalle al sole e vede solo la propria ombra e quella stessa ombra diventa la loro legge. Ma questo non può essere il sostegno di una società civile. Comunque, se oltre all assenza dell educazione genitoriale, scolastica e spirituale la montatura nella zona franca da parte dei mass media è continua (così come succede ai giorni nostri, dove le pubblicità ci invadono il cervello ovunque e a qualsiasi ora del giorno e della notte) nostro malgrado, siamo costretti a funzionare per tutta la vita solo con il principio di piacere (e della paura), a tal punto che la nostra ricerca del piacere o di evitare il dispiacere a tutti i costi ci obbliga, sempre più spesso, a fuggire dalle prove di verifica o a illuderci che il piacere (dei sensi o dell Ego) sia l unico scopo per cui valga la pena di vivere. Nel linguaggio comune queste due modalità (fuggire e illudersi) con lo scopo esclusivo di provare piacere vengono definite rispettivamente: 1) tagliare la corda che nel Gioco della Liberazione corrisponde a quando si prende la via di fuga, ovvero a quando si fugge di fronte alla prova di verifica; 2) partire per la tangente che nel Gioco della Liberazione corrisponde a quando si prende la via dell illusione, ovvero a quando ci si illude di provare piacere o di ottenere il risultato immaginato piacevole senza passare dalla via della verità; Analizziamo perciò i due aspetti in maniera distinta o separata a seconda del desiderio di piacere che interviene e che caratterizza la strada alternativa a quella della verità che invece, almeno in teoria, dovremmo percorrere.

15 394 1) Prendere la via di fuga o tagliare la corda. Come già ripetutamente detto, il desiderio che accompagna qualsiasi essere vivente dalla nascita fino alla morte è sempre quello di provare piacere e il piacere non nasce solo dall ottenere (possedere o consumare) un oggetto o un servizio piacevole, ma pure evitando un dolore fisico o, addirittura, evitando anche solo il pensiero o l idea di provare quel dolore. un po come quando si dice: Non mi ci fare nemmeno pensare! Mai e poi mai vorrei che mi succedesse quella roba lì. Di per sé ricercare il piacere non è sbagliato (a nessuno piace soffrire, nemmeno ai masochisti) il problema però è che tutte le volte che siamo all interno di un gioco e rivestiamo un ruolo, il piacere non ci viene fornito gratuitamente, semplicemente perché in tutti i giochi è prevista una seppur minima prova di verifica (ovviamente di genere diverso a seconda del tipo di gioco che stiamo giocando). In linea di massima, quello che più frequentemente ci spaventa di fronte al bivio e che ci spinge a tagliare la corda (a fuggire cioè dalla prova di verifica) è l idea che in qualche modo la prova possa andarci male (per esempio, ci immaginiamo di non superare l esame) e magari che, oltre alla rinuncia del piacere, ci possano pure essere delle conseguenze insopportabili, specialmente per il nostro Ego (il quale a seguito del fallimento non può che diventare piccolo e frustrato). Lo ricordiamo, l Ego è l Io immaginario o ciò che pensiamo di essere il quale ha una caratteristica peculiare, si gonfia con la lode e noi stiamo bene e si sgonfia con la critica e noi stiamo male, per questo motivo l Ego è di due tipi: - l Ego Grande ; - l ego piccolo; e noi, per tutta la vita, senza un attimo di pausa, oscilliamo tra queste due dimensioni innumerevoli volte, anche più volte nella stessa giornata. Date queste premesse, risulta evidente che nel tentativo legittimo di stare bene il più a lungo possibile,

16 395 il nostro sforzo costante è di mantenere l Ego Grande o di evitare che diventi piccolo, specie a causa delle critiche altrui, ma non soltanto delle persone reali, soprattutto del nostro pubblico immaginario Difatti, tra i risultati immaginati piacevoli, quello che la fa da padrone, o che ha più importanza per tutti noi, indistintamente, è il godimento che nasce dall'idea di poter dire agli altri che siamo riusciti ad ottenere quel risultato di successo! E il poterlo dire rappresenta un godimento molto maggiore del semplice fatto di godere e non dirlo a nessuno. Difatti moltissime nostre azioni o esperienze considerate di successo, di per sé anche molto dispendiose (come acquistare un auto fuoriserie, un alloggio esclusivo, fare vacanze esotiche, ecc.) faticose (come fare palestra, una dieta ferrea, smettere di fumare, ecc.) o pericolose (tipo gli sport estremi, giocare in borsa, ecc.) vengono fatte più per dirle che per farle a tal punto che non poter dire a nessuno del successo che abbiamo ottenuto o del piacere che abbiamo provato a volte diventa una vera agonia Per capirci, vi è mai capitato pensare: Vorrei proprio dirgli quello che sono riuscito a fare, ma poi magari mi prende per vanitoso! In ogni caso però, normalmente la nostra tenuta non è infinita e prima o poi glielo diciamo. Un po come quando ci dicono un segreto, che per un po teniamo per noi, ma poi il godimento di poterlo dire ci impone di usare la formula di rito: Mi raccomando, te lo dico solo a te, ma fammi il favore di non dirlo a nessuno ; ma siccome anche quest altro ragiona come noi, pure lui non riesce a tenere un segreto che gli procurerebbe del godimento nel divulgarlo, per cui dopo un po prende un altro e gli dice a sua volta: Mi raccomando, te lo dico solo a te, ma fammi il favore di non dirlo a nessuno ; e questo è uno dei motivi per il quale il Manzoni diceva: Gli amici vanno a coppie, ciascuno comunica il segreto ad un altro, in esclusiva, e perciò prima o poi lo sanno tutti. Ma tornando al godimento di comunicare un nostro successo, riflettiamo un attimo: noi godiamo per il fatto di dirlo agli altri, ma chi sono questi Altri così importanti per noi?

17 396 Fin dal Gioco Autentico questi "Altri" li avevamo chiamati "il nostro personale pubblico immaginario" e le loro opinioni, o le loro affermazioni, (che nel linguaggio comune vengono semplicemente chiamate: "Quello che dicono gli altri", oppure, "Quello che dice la gente" ) rappresentano per noi una delle mete più ambite... ciò per cui siamo disposti a perdere il sonno, la salute e, a volte, pure la vita. E tutto questo, per poter dire di aver avuto successo! D altro canto, quand anche riuscissimo ad ottenere quel successo così tanto ambito, alla fine dei conti, che cosa avremmo ottenuto davvero? A ben guardare, qualsiasi successo altro non è che un valore predefinito dal gruppo di appartenenza (o del gruppo a cui si vorrebbe appartenere) identificativo del potere o del valore di chi lo ha realizzato. Nel corso della vita molti di noi hanno avuto la possibilità di frequentare gruppi diversi, in termini di età, cultura, estrazione sociale, etnia, ecc. e constatare che in ognuno di essi ciò che valeva (ciò che faceva sentire Grande chi realizzava certi risultati o possedeva certi oggetti) erano - dei risultati che sono tuttora comuni alla maggioranza dei gruppi di persone (come avere i soldi e le donne al seguito, una moto sportiva, un auto di lusso, un abitazione esclusiva; fare viaggi esotici; avere una laurea o una professione remunerativa; ecc. ) - in alcuni gruppi però ci sono valori molto specifici; per esempio nei gruppi spirituali vengono considerati validi dei risultati esattamente all opposto dei precedenti, cioè i risultati che attirano la maggior parte degli uomini (tipo la ricchezza, il potere, avere molte donne, ecc.) vengono considerati negativamente e invece vengono considerati positivi la rinuncia ai beni materiali, alle comodità, alle attrattive mondane, la capacita di digiunare, l astinenza sessuale, ecc. In ogni caso basta guardare la televisione per qualche giorno (o anche solo per qualche ora) per rendersi conto di quali siano i simboli del successo nella società dei consumi e dell immagine e che, grazie al martellamento mediatico compiuto dai potenti nel corso di decenni, ormai sono unanimemente considerati legittimi, a tal punto che, al di là delle chiacchiere, siamo tutti disposti a

18 397 chiudere un occhio sul fatto che per realizzarli siamo costretti a scendere a compromessi di qualsiasi genere, per esempio: - se prendiamo come simbolo del successo farsi i soldi, siccome: Non esiste un ricco che non abbia rubato!, perché oggettivamente nella società in cui viviamo non è possibile arricchirsi senza aver come minimo evaso le tasse, corrotto dei politici, dei finanzieri, trattato merce rubata, ecc., questi comportamenti vengono considerati dai ricchi parte integrante del gioco e siccome i più ricchi sono pure i più bravi a metterli in atto, per questo vengono ammirati (dai loro soci ma anche dal popolino); - oltre all onnipresente denaro ci sono dei gruppi che considerano invece simboli di successo la capacità di trasgredire: per esempio in un gruppo di mafiosi viene considerato successo essere riusciti a creare il terrore in un certo numero di persone obbligandole a pagare il pizzo o addirittura essere stati in grado non solo di picchiare o violentare e anche di uccidere delle persone; - la stessa cosa vale per le bande giovanili oppure per certi gruppi di zingari che considerano successo la capacità di rubare qualsiasi cosa (dagli appartamenti, alle auto, fino al rame dei cavi elettrici delle ferrovie); - negli ultimi tempi sono comparsi dei gruppi di potere collegati alla politica che considerano successo aver acquistato un azienda statale ed aver ottenuto degli utili (anche se trattandosi di un ex azienda statale privatizzata gli utili sono stati prodotti dal semplice aumento delle tariffe senza dare in cambio nulla agli utenti); - ci sono gruppi di politici che considerano successo essere riusciti a vincere le elezioni (anche quando le elezioni sono state vinte con voti di scambio, con appoggi mafiosi o molto più semplicemente con promesse non mantenute); - alcuni politici pensano di aver avuto successo per il solo fatto di essere riusciti ad approdare in parlamento, anche se non per il tramite del voto degli elettori, ma per la "raccomandazione del capo di partito; - ci sono gruppi, come quelli dei pubblicitari che considerano successo essere riusciti, utilizzando immagini sessuali, trucchi tirati fuori dalla psicologia della comunicazione o anche solo molto più banalmente usando dei falsi messaggi, ecc. a fregare un numero enorme di persone con le loro pubblicità (e per di più

19 398 per questa colossale fottitura i pubblicitari che sono riusciti a fregare più persone vengono persino premiati in televisione); - ci sono gruppi, come quello degli attori, che considerano successo aver partecipato a un film o vinto un premio per la recitazione e non importa che questi risultati siano stati ottenuti grazie alla propria disponibilità sessuale nei confronti del regista, del produttore ecc.; - e così via, ogni gruppo ha i suoi valori e i simboli del successo acquisiti i quali ci si può sentire Grandi e la cosa curiosa è che apparentemente sembra che all interno di ciascun gruppo non importi il come siano stati realizzati. Tutto questo per dire che gli Altri a cui vogliamo comunicare il nostro successo sono assolutamente importanti anche quando sono solo immaginari (come nel caso dell attore Humphrey Bogart rappresentato magistralmente nel film di Woody Allen, Provaci ancora Sam che gli faceva da pubblico immaginario continuo) ma se per sbaglio, il nostro gruppo di appartenenza o comunque se in questi Altri è fissato l'errore come negli esempi di cui sopra, il nostro destino è segnato; per capirci: - come potrà comportarsi il figlio di uno zingaro che, come tutti i bambini della terra, vuole essere benvoluto dalla sua gente se l obiettivo primario del gruppo cui appartiene è di sopravvivere grazie ai furti? Potrà mai diventare onesto? - come potrà comportarsi un politico che vuole avere successo all interno di un gruppo che ha fissato nelle tangenti il proprio modo di arricchirsi? Potrà fare l onesto in mezzo a colleghi manifestamente corrotti e contenti? - come potrà reagire un pubblicitario di fronte alle richieste esplicite del suo datore di lavoro (che per esempio domanda un lavoro con parole del tipo: A me non interessa cosa lei debba escogitare per convincere la gente! A me interessa solo che il mio prodotto si venda! )? Riuscirà a dire NO! Io per le mie pubblicità non voglio usare trucchi come le donne nude e cose simili? - ecc.

20 399 E ovvio che in tutti gli esempi fatti, quando in gioco c è l essere riconosciuti Grandi o comunque essere ben voluti dagli Altri che consideriamo importanti (gli Altri del gruppo di appartenenza o anche solo del gruppo a cui si vorrebbe appartenere) le 3R che strutturano e proteggono il gioco (le Regole da rispettare, i Ruoli da rivestire e i Risultati da ottenere) vanno molto semplicemente a farsi benedire; in particolare, nel caso del pubblicitario, è chiaro che di fronte alle due opzioni: - presentare il prodotto da pubblicizzare in maniera gradevole sottolineandone i suoi pregi tecnici e qualitativi; - presentarlo semplicemente nelle mani di una modella bellissima, la quale, ansimante di godimento, ci assicura che sarà nostra sessualmente se acquisteremo quel prodotto; sceglierà la seconda opzione, soprattutto se un collega sfruttando un trucco psicologico simile è riuscito in precedenza a fregare milioni di consumatori con la sua pubblicità e a ricevere pure un premio! - Il pubblico immaginario Il pubblico immaginario non corrisponde se non in parte al "Superio", descritto da Freud, anche perché il pubblico immaginario non è solo una struttura morale che abbiamo nel cervello e che ci ricorda le regole (per capirci, non è solo la nostra Coscienza morale), ma è un vero e proprio pubblico, molto variegato che siede nella platea sottostante il palcoscenico nel quale noi, identificati immaginariamente con il nostro Ego, ci vediamo vivere. Come vedremo meglio parlando della Via dell Illusione, c'è una profonda differenza tra il cercare di mantenere il buon nome o la reputazione (che è un desiderio razionale, che tutti dovrebbero avere) e riuscire invece ad evitare che la gente, che consideriamo importante o superiore, parli male di noi. E sedute in platea, nel nostro personalissimo pubblico immaginario ci sono tutte le persone della nostra storia (sia persone per bene che quelle trasgressive, sia le persone oneste che i veri e propri delinquenti, sia le persone conosciute che quelle sconosciute, ecc.) in pratica: - in prima fila ci sono ovviamente i nostri genitori, - poi troviamo gli amici, i parenti, i conoscenti,

21 - ma in fondo alla platea ci sono anche degli sconosciuti, tra i quali, sicuramente ci sono dei personaggi dello spettacolo che ammiriamo e vorremmo conoscere, perché vorremmo essere come loro o al posto loro; - ecc. Quindi, il nostro pubblico immaginario è fatto da tutti i generi di persone (onesti lavoratori, nullafacenti, persone qualunque e di successo, santi, ladri, ecc.) tutti insieme a fare il tifo e i loro commenti su tutto quanto facciamo o anche solo pensiamo. 400 Altre caratteristiche del pubblico immaginario sono che: - ognuno ha il suo il che dipende ovviamente dalla storia individuale di ciascuno; - è più o meno folto e ciò dipende dal numero delle persone che immaginariamente riteniamo importanti, per quanto riguarda il loro giudizio nei nostri confronti ed è costituito sia da persone assolutamente immaginarie che anche da persone appartenenti alla nostra realtà attuale e passata; - è presente fin dall infanzia e si costruisce inizialmente con i genitori. Per capirlo è sufficiente ascoltare dei bambini che giocano ai giardinetti quando dicono: Guarda mamma! Guarda cosa so fare! Allora, mi vuoi guardare sì o no? proprio come abbiamo fatto noi quando eravamo bambini per sentirci dire: Bravo! Sei proprio Grande e per tenerci quei commenti nella memoria; - il rapporto con esso è di assoluta dipendenza e ciò significa che noi dipendiamo totalmente dal giudizio che ci viene dato dal pubblico immaginario a seguito delle azioni compiute ed è proprio il suo giudizio che ci permette di sentirci Grandi o piccoli; - è molto esigente e pretende risultati positivi o successi in continuazione (ed è questa è la caratteristica più opprimente); difatti, non ammette insuccessi, anzi, tendenzialmente il prodotto del suo giudizio è un ego piccolo, perché al pubblico immaginario non va mai bene niente, a tal punto che quando realmente si fallisce ha la capacità di fare sentire il soggetto come minimo in colpa, per non dire di peggio (infatti, molte sono le persone che si criticano aspramente e in continuazione per non essere state in grado di realizzare ciò che il loro pubblico immaginario pretendeva); - ecc.

22 Per questi motivi, cioè per le caratteristiche intrinseche del pubblico immaginario, il soggetto è continuamente sotto tensione e, pur di realizzare il risultato richiesto, è disposto a fare qualsiasi cosa, anche a trasgredire. A volte però succede che nel coro delle voci del pubblico immaginario prevalga quella di una persona onesta (un po come quando pensiamo: Se mi vedesse che faccio questo di sicuro mio padre si rivolterebbe nella tomba! ) e, per la paura (anche solo immaginaria) agganciamo il filo rosso del desiderio a quello blu del gioco e ci rendiamo disponibili alla prova di verifica. In pratica, per paura ci manteniamo nella Via della Verità dando a intendere di essere delle persone oneste. 401 In ogni caso è curioso osservare il fatto che a seguito del dialogo interno che intratteniamo con il nostro pubblico immaginario ognuno si crea la propria contabilità; e, per capire cosa intendo quando dico che ognuno ha la propria contabilità provate a parlare separatamente con due persone che abbiano litigato e vi accorgerete dell esistenza di questa contabilità personale grazie alla quale, ognuno si fa le proprie ragioni o i propri conti prima di tutto con il pubblico immaginario che ha nel proprio cervello ( Perché dovrei farlo per loro? Con tutto quello gli ho fatto in passato e nemmeno un ringraziamento, anzi, solo pretese! No questa volta non mi muovo! ) e quando si è chiamati a giudicare (quando per esempio ci chiedono: Dai, dimmi se è giusto quello che penso o quello che ho fatto! ) se non si ha un supporto oggettivo o simbolico, si è costretti a dar ragione a tutti e a non capire come ciò sia possibile. - Gli esami non finiscono mai Nel corso della vita, il numero dei giochi nei quali veniamo coinvolti e dobbiamo sostenere una prova di verifica sono innumerevoli e, molto frequentemente, quando ci troviamo di fronte al bivio vorremmo fuggire, specie quando ragioniamo solo in termini di risultato immaginato piacevole (cioè in termini di successo o fallimento) e di pubblico immaginario (per ottenere il suo consenso o per evitarne la critica); e questo è il motivo per il quale,

23 402 quando ci troviamo di fronte a una prova di verifica che ci spaventa e prendiamo la via di fuga si dice che si taglia la corda perché effettivamente si taglia il filo blu del gioco. Nell ottica del gioco, le prove di verifica possono essere le più disparate (nella vita non esistono solo gli esami veri e propri) e tali prove variano ovviamente da un gioco all altro: - può trattarsi delle verifiche che riguardano il nostro lavoro quotidiano (tutti i giorni nel nostro lavoro anche inconsapevolmente andiamo incontro a continue prove di verifica); - a seconda età e del ruolo che rivestiamo, siamo chiamati a farne diverse, che possono andare da un interrogazione o un esame quando siamo studenti, a un concorso dopo aver finito gli studi, o un colloquio di lavoro, quando vogliamo essere assunti, ecc. Comunque, a proposito del tagliare la corda che a volte mettiamo in atto di fronte ad una verifica, un giornalista domandò un giorno all attore Eduardo De Filippo che cosa provasse alla sua età e dopo tanti anni di lavoro, ogni volta che saliva sul palcoscenico, e l attore così gli ha risposto: Nella vita gli esami non finiscono mai!. Personalmente credo sia una risposta assolutamente pertinente al discorso che stiamo facendo, specie perché, oltre alle prove di verifica vere e proprie di cui abbiamo accennato, ci sono delle verifiche continue che pur non essendo ufficiali (come accennato, non sono dei veri esami con gli esaminatori, le domande, ecc.) sono però delle verifiche della nostra maturità psicologica. Queste verifiche avvengono in continuazione e possono sovrapporsi sia agli atti ufficiali (come quando si stipula un contratto assicurativo, acquistiamo un auto o un appartamento, apriamo un conto corrente, ecc. ecc.) ma possono riferirsi anche i nostri atti abituali, nel senso che la nostra vita quotidiana viene continuamente scandita da prove di verifica intrinseche alle azioni che compiamo in quanto i nostri atti possono essere giudicati da chiunque in funzione del ruolo che rivestiamo, specie nell ottica della nostra maturazione psicologica

24 non a caso spesso si sente dire: Certo che con il ruolo che riveste (per esempio di padre, di professionista, di cittadino, ecc.) non avrebbe dovuto comportarsi in quel modo!. 403 E quando dico che possono essere giudicati tutti i nostri atti intendo dire che proprio tutti i nostri atti possono essere giudicati nell ottica della nostra acquisita maturità psicologica, dall ora in cui ci svegliamo al mattino fino al momento in cui andiamo a dormire e, addirittura, possono essere giudicati persino quelli atti collegati al sonno (dove andiamo a dormire, con chi dormiamo, come dormiamo, se ci addormentiamo facilmente o no, se russiamo, se siamo sonnambuli, ecc.); quindi, dire che gli esami non finiscono mai! significa che, ci piaccia o meno, tutta la nostra esistenza è sotto osservazione e le nostre azioni vengono costantemente giudicate (in maniera corretta o meno) sia dagli altri reali che da quelli immaginari (cioè dal nostro pubblico immaginario) e le modalità di giudizio variano, a seconda se si tratti: - di atti emotivamente impegnativi come andare dal dentista, fare un intervento chirurgico, uscire e portare a cena per la prima volta una donna che ci piace, fare il padrino a un battesimo, il testimone a un matrimonio, andare in tribunale a vario titolo, ecc. ecc. - di atti non emotivamente impegnativi o abituali, come il modo che abbiamo di abbigliarci, di relazionarci con gli altri, di parlare, di ridere, di camminare, di ballare, ecc. tutte verifiche che come adulti siamo costantemente tenuti a superare in maniera accettabile pena la critica da parte di chiunque perché, lo ripeto, ognuno di noi ha il diritto in quanto essere umano di giudicare il comportamento altrui e di fungere da giudice (anche se non si tratta di una prova di verifica ufficiale). A ben guardare, sia le portinaie che i giornali poggiano la loro esistenza ed il loro successo proprio perché fungono da pubblico immaginario e giudicano e commentano i comportamenti di chiunque (è quello che chiamano il diritto di cronaca i cui limiti non sono ancora stati ben definiti), ma ho fatto questa parentesi perché se la nostra vita viene impostata soprattutto sul cosa pensano gli altri e in particolare sul desiderio di avere dagli altri un giudizio positivo, può diventare un inferno.

25 404 In realtà, tutti noi abbiamo fatto dipendere la nostra esistenza per un periodo più o meno lungo dal giudizio degli altri, anzi, la nostra attuale vita è quotidianamente scandita da quei giudizi che ci rimbombano nella testa da parte del nostro personale pubblico immaginario, a tal punto che potremmo persino dire, che quasi l intera popolazione mondiale agisce in funzione del giudizio degli altri. Il nostro obiettivo però è precisare che se l elemento che orienta i nostri atti non è il gioco ma è l ipotetico giudizio degli altri, in questo caso ci condanniamo a una sofferenza continua che si può tradurre nella sindrome da ansia sociale la quale può trasformarsi in veri e propri attacchi di panico. Anche in questo caso, tutti noi indistintamente abbiamo provato la spiacevole sensazione di non sentirci a nostro agio in mezzo alle persone e, almeno una volta nella vita, abbiamo sperimentato un vero e proprio attacco di panico più o meno intenso, per esempio quando abbiamo dovuto sostenere una prova di verifica particolarmente impegnativa (l esame di maturità, quello della patente, un concorso, il primo colloquio di lavoro, il primo intervento professionale, ecc.) e sappiamo anche che l intensità dell emozione spiacevole provata prima della prova di verifica era proporzionale al valore che avevamo dato al risultato di successo specie se lo volevamo realizzare a tutti i costi in particolare, abbiamo provato quell emozione soprattutto perché in caso di fallimento della prova di verifica non sapevamo che cosa avremmo potuto dire a nostra discolpa per evitare la brutta figura e/o il giudizio critico degli altri. E tutti noi indistintamente, quando abbiamo provato quella sgradevole emozione (magari anche molto tempo prima della partenza all interno del gioco o prima della comparsa del bivio) nella nostra mente si è comunque aperta l immagine della via di fuga e abbiamo pensato: Ma non si può far qualcosa, per passare di sicuro quell esame? oppure Darei qualsiasi cosa per evitare di darlo! o ancora Che giustificazione potrò mai dare se rimango bocciato?, tutte domande che presupponevano il fatto che eravamo troppo attaccati al risultato di successo (per esempio quello della

26 promozione) piuttosto che al desiderio di giocare al meglio possibile, indipendentemente dal giudizio degli altri, ma 405 siccome il cervello è fissato sulla verità e il suo funzionamento è lineare, tanto più siamo attaccati al desiderio di dimostrare al pubblico immaginario, tanto più siamo costretti ad aver paura e a cercare vie alternative o giustificazioni in caso di fallimento. Ma anche se comprensibile (perché alla fine dei conti siamo tutti esseri umani) questa posizione è indice di immaturità o comunque di mancanza di educazione al gioco, anche se l attaccamento al risultato positivo (quello che normalmente viene denominato il successo) è condiviso dalla maggior parte della popolazione mondiale, soprattutto oggi perché grazie ai mass media nella società dei consumi e dell immagine quello che conta maggiormente è l apparire ed avere il consenso, ovvero, avere successo anche in mancanza di contenuto in pratica, oggi l importante non è partecipare ma vincere sempre o quantomeno dare a intendere di aver vinto non a caso i lavori più ambiti ultimamente sono: l attore, il calciatore, la modella, la velina, il politico e roba analoga, dove quel che conta è apparire e guadagnare denaro a seguito del consenso altrui, senza bisogno di fornire dei contenuti tangibili (culturali, umani, professionali, ecc.), ormai è sufficiente avere un bell aspetto o anche solo tanta parlantina e il gioco è fatto; quelli poi che hanno sia il fisico che la lingua non hanno rivali e diventano veri e propri dèi (proprio come il serpente biblico che aveva sia un bell aspetto che una lingua eccezionale, il quale ha affascinato Adamo ed Eva a tal punto che, dopo averlo conosciuto, entrambi volevano a tutti i costi assomigliargli o diventare anche loro dèi (mi raccomando è una cosa importantissima e la ripeto ancora una volta: Adamo ed Eva volevano diventare dèi e non come Dio, volevano assomigliare al serpente e partecipare alle feste degli dèi, proprio come c è scritto sulla Bibbia e non come interpreta grossolanamente la Chiesa Cattolica simili a Dio ). Ma tornando al giudizio degli altri, la cosa peggiore è che quando la ricerca del giudizio positivo rappresenta il nostro criterio principale di orientamento, da un lato esso può rappresentare un forte stimolo a compiere anche cose egregie (ci sono persone che sotto la spinta

27 406 della paura del giudizio negativo degli altri o nella esasperata ricerca del giudizio positivo del loro personale pubblico immaginario sviluppano delle capacità professionali eccezionali), dall altro lato però il giudizio positivo degli altri può diventare una galera in quanto tutte le azioni che compiamo siano esse ufficiali di gioco sia gli atti della nostra quotidianità vengono da noi giudicate allo stesso modo ed è proprio questo che sta all origine degli attacchi di panico. Mi spiego meglio. Quando andiamo a dare un esame (di guida, di maturità, un concorso, ecc.) è chiaro che abbiamo un livello emotivo o uno stato d animo diverso da quello che possiamo avere andando a comprare il pane, ma se il criterio che ci fa vivere è solo il giudizio degli altri, oppure se la logica che ci fa muovere è di tipo competitivo dimostrativo corriamo il rischio di non distinguere più l esame ufficiale (normalmente spaventoso) dall azione abitudinaria e senza pretese, per cui, in queste condizioni è possibile che, anche guidare l auto in presenza di un amico può diventare emotivamente coinvolgente, proprio come quando abbiamo dato l'esame per prendere la patente. Per capirci, se quando guidiamo la macchina anziché pensare di portare a spasso un amico pensiamo di dovergli dimostrare la nostra abilità nella guida, improvvisamente, lui diventa l incarnazione del nostro pubblico immaginario (e quindi dell esaminatore di scuola guida), per cui la passeggiata in macchina che dovrebbe essere un momento di puro divertimento o rilassamento, in quanto la stiamo facendo con un amico, diventa invece una riedizione dell'esame della patente, oppure un Gran Premio. Difatti molti pazienti, dopo aver vissuto esperienze analoghe, in terapia si domandano: Ma perché ero così in tensione? Ero con degli amici, persone che mi vogliono bene, invece io li vedevo che mi osservavano, che volevano vedere se ero davvero capace a fare quello che dicevo! Ed ero certo che se non ci fossi riuscito al primo colpo mi avrebbero criticato, avrebbero riso di me, ecc.!.

28 407 E mentre se lo domandano, non si accorgono che in realtà, al di là di cosa realmente possano pensare gli altri, loro per primi sono fissati in una logica competitiva/dimostrativa ed è proprio la logica competitiva e dimostrativa che fa cambiare lo scenario mentale e fa diventare un atto quotidiano di scambio o di collaborazione con persone amiche una prova di verifica difficilissima fatta di fronte a degli esaminatori minacciosi del cui risultato dipende o ne va di mezzo la nostra reputazione magari per sempre! Ed è chiaro che se il rischio che immaginiamo la brutta figura (che implica per noi la perdita della reputazione, per sempre) evidentemente saremo costretti a tagliare la corda ovvero a prendere la via di fuga. In pratica, usare la logica competitiva e dimostrativa è come mettersi degli occhiali da sole, per esempio con delle lenti verdi, per cui da quel momento tutto verrà visto di un colore tendente al verde; difatti, se il giudizio positivo degli altri (o l evitare una brutta figura) viene fatto diventare una questione di vita o di morte, la sensazione che avremo di fronte a verifiche vere o immaginarie non potrà che essere il panico. Le neuroscienze ci confermano oggi quanto si sa da millenni ma non lo si era ancora dimostrato scientificamente e cioè che il panico è una reazione geneticamente determinata particolarmente intensa perché ha come scopo quello di salvarci la vita; difatti, di fronte a un serpente siamo costretti dalla nostra stessa natura (fisica prima ancora che mentale) a bloccarci o a scappare, proprio come il pulcino che fugge vedendo anche solo l ombra del falco; allo stesso modo se per sbaglio iniziamo a pensare che essere giudicati bene è per noi di vitale importanza, ogni atto che compiamo anche il più banale, può diventare una questione di vita o di morte e quindi una possibile fonte di attacchi di panico. Ora però state bene attenti, perché se questo cambiamento di visione o di prospettiva nella nostra mente, un tempo interessava per lo più gli adulti e gli anziani, sempre più spesso gli attacchi di

29 408 panico interessano i giovani e i bambini, e la causa risiede proprio nei mass media. Si tratta di una semplice questione matematica: rispetto ai bambini e agli adolescenti, gli adulti hanno nel corso del tempo accumulato nella memoria una serie maggiori di immagini collegate a situazioni spiacevoli (brutte figure, giudizi critici, scandali, pericoli economici, pericoli fisici di morte o sofferenza in genere) per cui, nella loro quotidianità essi sono oggettivamente molto più attenti o guardinghi su chi devono frequentare, su cosa devono fare e come farlo, specie se sono presenti altri, ecc. proprio per evitare dispiaceri. Questo vale per tutti indistintamente (non esistono adulti e anziani realmente sereni nella società occidentale, tutti hanno di base una sorta di tensione o timore di essere giudicati negativamente dagli altri e di soffrirne, timore che potremmo definire esistenziale), ma per alcuni è peggio in quanto, tanto più la logica competitiva e dimostrativa li attanaglia, tanto più sono esposti alla comparsa degli attacchi di panico. Ma se questo valeva un tempo per pochi adulti o anziani, perché nelle società rurali o preindustriali le esperienze dirette spaventose o i fatti raccontati erano in numero limitato (e proprio per questo motivo il soggetto aveva notevoli margini di tolleranza per gestire le proprie preoccupazioni, numericamente limitate) per di più, visto che tendenzialmente le relazioni sociali erano improntate all onesta, erano relativamente pochi quelli che stavano sempre in allarme e soffrivano di tale patologia; oggi invece, con la proposizione assillante di storie spiacevoli (sia vere proposte attraverso la cronaca dei giornali e dei telegiornali, nei programmi televisivi tipo Chi l ha visto?, sia immaginate e viste nei i film, nelle telenovele, ecc.) a causa dei mass media nel cervello degli uomini è cambiato tutto: 1) perché vedere immagini (specie in movimento) di qualsiasi genere di violenza, di dolore, di morte, immagini sessuali, ecc. stimola i neuroni specchio e il sistema limbico, il che si traduce con reazioni fisiologiche (le cosiddette emozioni) che è come viverle in prima persona, anche se si sta solo guardando delle immagini o ascoltando delle storie; 2) difatti, in mancanza di immagini, il solo sentire le informazioni sugli innumerevoli drammi dell esistenza stimola comunque i neuroni specchio e ci spinge a identificarci con coloro i quali stanno patendo e obblighiamo la nostra mente a cercare delle

30 409 soluzioni, anche se in situazioni analoghe non ci troveremmo mai (ci sono persone che sono disperate per il crollo della borsa, anche se mai ci giocherebbero i loro soldi, oppure sono spaventate all idea che la propria abitazione possa essere presa di mira dai terroristi islamici, alcuni hanno paura dell antrace nelle lettere che ricevono, altri se sentono parlare della guerra nei paesi arabi vanno a fare incetta di pasta e olio al supermercato, ecc.); 3) ma l ansia nasce comunque, anche solo quando dopo aver sentito una notizia di cronaca, per esempio, si dice: Certo che io avrei fatto quella rapina diversamente! Non mi sarei fatto prendere da fesso, oppure Ma come si fa ad ammazzare un bambino e scioglierlo nell acido? o ancora Ma pensa, quello ha ammazzato i genitori e se n è andato in vacanza! Ne succedono proprio di tutti i colori! Ma in che mondo viviamo!? in tutti questi casi, anche se in maniera raffazzonata o superficiale, ordiniamo alla nostra mente di riprodurre la situazione e di fornire delle varianti o delle soluzioni. In pratica i neuroni specchio si identificano con il rapinatore, l assassino, ecc. e nella mente si crea l ambiente della rapina, dell omicidio, ecc. poi, se si sta su questi pensieri abbastanza (pensate solo a quanti mesi in televisione si è parlato dell omicidio del bambino da parte della madre, o come in questi giorni dello zio che ha ammazzato la nipote, sembra con la complicità della figlia) dicevo, se a furia di pensarci e di parlarne si riesce a stimolare il sistema limbico compaiono le emozioni corrispondenti (non a caso durante le trasmissioni nelle quali si parlava del suddetto omicidio efferato del bambino gli spettatori avevano emozioni intensissime: alcune donne piangevano per la pena e la commozione all idea della sofferenza del bambino; altri si scagliavano contro la madre in maniera rabbiosa ritenendola l assassino, a tal punto che quando c è stato il processo a porte aperte la gente si è messa in coda per giorni come allo stadio per vedere quello che nella loro mente avevano già visto); Ora, siccome i mass media per farci consumare di tutto e di più (anche prodotti inutili e dannosi) ci fanno vivere una vita piena di emozioni, per esempio: - fin da bambini, attraverso i documentari, veniamo esposti in continuazione alle immagini che abbiamo inserite nella memoria genetica come pericoli vitali (serpenti, ragni, mare mosso,

31 410 terremoto, ecc.) immagini cioè che ci stimolano già naturalmente il panico, anche solo quando ce le immaginiamo; - fin da bambini, in continuazione veniamo esposti a immagini e informazioni vere molto coinvolgenti emotivamente (scene di violenza fisica, morte, distruzione, sesso, ecc.) che stimolano i neuroni specchio e attivano i circuiti cerebrali che hanno a che fare con la sopravvivenza (quelli del Sistema Limbico) cosa che in una società civile non dovrebbe accadere perché lo scopo principale della civiltà è di creare le condizioni di benessere tali da evitare che tali circuiti vengano toccati per sempre. Un esempio per tutti, il cibo: forse qualcuno di voi pensa mai all idea che il cibo possa venire a mancare? E difficile, perché almeno in Italia riteniamo che la società in cui viviamo ce lo garantisca, anche se dovessimo andare in rovina economicamente (in realtà però, basta uno sciopero di alcuni giorni degli autotrasportatori per farci comparire anche quel problema, difatti un po teniamo ma poi diamo l assalto ai supermercati a fare incetta di pasta, olio, zucchero e scatolame vario); - fin da bambini in continuazione veniamo esposti a immagini finte costruite dai media (in particolare dai film, dai fumetti, dai cartoni animati, dalle riviste, dai telegiornali, ecc.) le quali aggiungono a quelle geneticamente trasmesse altre innumerevoli immagini di potenziali pericoli per la nostra vita, pericoli che noi non conoscevamo e che si inseriscono nella nostra memoria attuale (le bombe dei terroristi, la polvere di antrace, l aviaria, l influenza suina, la SARS, ecc.); e in questo modo la possibilità di provare degli attacchi di panico aumenta enormemente; perché l infanzia e l adolescenza che dovrebbero essere spensierate o comunque fatte di quelle poche immagini della nostra fantasia che in qualche modo riusciamo a gestire, si trasforma (almeno immaginariamente) nell infanzia e nell adolescenza di quelli che vivono in zone ad alto rischio, per esempio in zone di guerra o nel deserto, nella jungla e perciò esposti a continui pericoli di vita. Per capire l assurdità della situazione e dell influenza dei mass media, basti pensare che da un sondaggio fatto alcuni anni fa la paura più frequente delle donne occidentali era quella di essere aggredite o addirittura uccise in bagno, mentre erano piegate per lavarsi o mentre si facevano la doccia

32 411 Chissà perché? ci si potrebbe domandare, ma basta ricordare gli innumerevoli film che negli anni 60/70 veniva riproposta questa scena di violenza per risolvere il quesito. Allo stesso modo una delle più frequenti paure degli uomini è quella del fallimento, per esempio, di perdere il lavoro e non poter mantenere la famiglia, e questo semplicemente perché oltre alla crisi economica evidente, tutti i film prodotti dalla società dei consumi e dell immagine da decenni sono impostati sulla logica della competizione e della dimostrazione del successo ottenuto, per cui chi non riesce ad avere successo viene considerato (o comunque si sente) un fallito, che nella società dei consumi e dell immagine corrisponde ad essere un morto vivente! E questo è il motivo per il quale sempre più spesso succede che le persone che rischiano il posto di lavoro e non vedono sbocco alcuno, tentano il suicidio, magari preceduto dall omicidio del datore di lavoro, del responsabile del personale, del sindaco o del politico di turno e magari si portano dietro anche la moglie e dei figli; e non ipotizzano soluzioni alternative anche perché la crisi c è davvero, anche se i potenti proprietari dei mass media hanno tentato in tutti i modi di minimizzare (diceva un economista: Non è vero che con l euro i prezzi sono raddoppiati! E solo l inflazione percepita conseguenza del cambio della moneta, non c è un inflazione reale! ), Tra parentesi, va aggiunto che la stimolazione dei circuiti cerebrali collegati alla sopravvivenza e che predispongono agli attacchi di panico oggi ha ulteriormente avuto un ulteriore escalation grazie agli effetti speciali, in quanto i registi cinematografici sono riusciti nell intento di produrre film di paura sempre più coinvolgenti, senza nemmeno più il bisogno di una trama da seguire: in pratica utilizzando gli effetti speciali (suoni colori, immagini raccapriccianti, tempi accelerati e situazioni impossibili) i registi sono in grado di superare la barriera posta dalla razionalità dello spettatore e stimolargli delle paure ancestrali senza alcun controllo; di conseguenza, non è un caso che sempre più spesso la proiezione dei nuovi film di paura è accompagnata da malori anche gravi degli

33 412 spettatori sia durante che dopo il film a tal punto che, ancora più che in passato, il gioco dei ragazzini è diventato quello di dimostrare di non aver paura nel corso della visione di quei film promossi come terrificanti, ma loro non sanno (e non lo sanno nemmeno i genitori perché altrimenti andrebbero ad impiccare per i piedi i registi di quei film, i produttori che li finanziano e i politici che non fanno nulla per evitarne la diffusione) che se anche ce la fanno a reggere la tensione nel durante, quelle immagini, quei suoni, quelle urla, ecc. senza alcun nesso logico con la realtà, gli rimangono fissate nella memoria e continueranno a fare il loro effetto ansiogeno anche per anni predisponendo i ragazzi alla comparsa degli attacchi di panico, attacchi che si scateneranno anche in situazioni normali, subito (di lì a qualche mese o dopo qualche anno), quindi non solo quando saranno adulti o anziani; perché non ci vuole uno specialista per dimostrare che il danno che procurano nel cervello dei giovani è grave e irrecuperabile soprattutto perché l assunzione di immagini ansiogene è continua e dura per anni o anche per tutta la vita (visto che, come detto, nella società occidentale non c è un posto libero dove difendersi dall invadenza dei mass media). Qualche giudice lungimirante lo ha finalmente capito e perciò diamo una buona notizia, da oggi in Venezuela il tribunale ha vietato la pubblicazione sui quotidiani di immagini in cui compaiono armi, sangue, morti o violenze in genere (in caso di violazione la pena è del 2% del ricavato lordo annuale del giornale) in compenso, noi in Italia trasmettiamo al telegiornale il filmato di un omicidio (un killer a Napoli entra in un bar e ammazza un avventore) oppure la morte per annegamento di una signora travolta dalla piena di un fiume, l omicidio con un pugno di una donna rumena da parte di un giovane italiano, ecc. Purtroppo è da anni che lo dico che sono pericolose per la salute mentale dei bambini e degli adolescenti e che quelle stesse immagini dovrebbero essere eliminate dai film, dalle telenovelas dai telegiornali, dai videogiochi, ecc. ma nessuno mi ascolta, anche perché, ancora di più delle fotografie, le immagini in movimento stimolano i neuroni specchio e attivano i circuiti della sopravvivenza e ci condizionano non solo nei comportamenti (comprando oggetti),

34 413 ma soprattutto nello stato d animo e nel significato dell esistenza. E chiaro che se affermiamo che lo scopo della vita non può essere solo quello della capacità di realizzare il piacere dei sensi o dell immagine, in questo modo ci spostiamo dalla psicologia alla pedagogia, ma: - se faccio vedere a dei bambini dei film pornografici essi penseranno che gli adulti si comportano abitualmente così e magari che è normale avere rapporti sessuali di tutti i generi, a qualsiasi età, con più persone contemporaneamente o anche con membri dello stesso sesso; e saranno oltretutto convinti che godere sessualmente rappresenta lo scopo principale della vita; - allo stesso modo, se faccio vedere in continuazione film in cui l unica soluzione ai problemi è data dalla violenza, specie con l uso delle armi (che permettono di essere forti anche se non si ha il fisico atletico) loro crederanno che nella società vige la legge del più forte e che bisogna farsi giustizia da soli; - se poi gli faccio credere con i film che esistono delle persone più forti di tutti e che vincono sempre (gli eroi, sia maschi che femmine), i ragazzi cresceranno con l illusione che per risolvere i problemi della società ci sia sempre bisogno di un uomo forte (un eroe appunto) sufficientemente aggressivo da obbligare tutti quanti a fare quello che dice lui; in questo modo però, si distrugge il significato della società civile che si basa invece sulla collaborazione e lo scambio dei ruoli in quanto nella società civile non c è bisogno di eroi, nessuno è indispensabile, tutti devono partecipare e chiunque può essere sostituito da un altro con più o meno pari capacità (se un vigile manca perché ammalato viene sostituito da un altro, così come i politici, sono più o meno tutti uguali e dovrebbero trovare le soluzioni con le discussioni, non attraverso la ricerca di uno più furbo o più aggressivo degli altri che rivesti la carica massima e imponga le sue regole d autorità, ecc.). Tutto questo però nel mondo occidentale è ormai avvenuto (i buoi della democrazia sono scappati da tempo) ed è il motivo per il quale nella società in cui viviamo si è avuta una piega autoritaria (il razzismo e un mascherato fascismo sono sempre più evidenti dappertutto) e ciò è dipeso dal fatto che il popolo rincoglionito dai film sugli eroi che risolvono tutto con la forza, che esaltano la furbizia

35 414 e valorizzano l uso la violenza come strumento per dirimere le questioni, ha votato compatto e contento per la conduzione delle rispettive nazioni, uomini che si sono proposti come eroi, che dichiaravano di avere in tasca soluzioni globali pronte e che garantivano il risultato positivo per tutti (es. Putin, Bush, Berlusconi, Sarkozy, ecc.) e anche di fronte all evidenza del loro fallimento (primo perché la democrazia non è stata esportata con la guerra e secondo perché, da quando c è la gestione furba e autoritaria, il mondo occidentale vive la peggiore crisi economica e finanziaria mai vista), in ogni caso il popolo ormai ipnotizzato continua ad essere attaccato ai suoi leaders, nonostante essi vendano solo fumo non ci fosse il condizionamento mentale da parte dei mass media certi loschi figuri sarebbero già stati messi alla porta (in tutti i sensi) da tempo. Ma forse qualcosa sta cambiando, infatti in America (che è sempre la Nazione più avanti di tutte) dopo il fallimento dei presidenti autoritari e guerrafondai, i leaders aggressivi non hanno più avuto lo stesso fascino, così le multinazionali per far permanere lo stato ipnotico negli elettori ha proposto un alternativa nel diverso ; difatti i mass media hanno iniziato a provare con il diverso di colore e di età (Obama, giovane e nero) ed hanno avuto un successo strepitoso, anche se poi, all atto pratico, come i suoi predecessori non ha ridotto gli armamenti, anzi, li ha pure aumentati e tutto il resto (come le riforme sociali) è ancora fumo. Da noi, che da sempre scimmiottiamo gli americani, arriverà un momento in cui ci stuferemo di avere una persona autoritaria alla guida del Paese e cercheremo qualcosa di diverso ; per questo motivo, per trovare un alternativa a Berlusconi, le lobby di potere che anche da noi gestiscono indifferentemente la politica di destra e di sinistra si stanno attrezzando (sì perché sono le lobby che hanno il potere decisionale in merito a chi deve stare al governo, non i politici, perché come diceva qualcuno: Ma secondo voi alle banche, agli industriali, al Vaticano o alla mafia, che al governo ci sia la destra o la sinistra fa poi qualche differenza? ). Comunque, per confermare quanto detto, gli psicologi della comunicazione e dei consumi, in Italia si sono portati avanti con il

36 415 lavoro e hanno iniziato a proporre come alternativa a Berlusconi proprio un diverso : - un diverso in termini sessuali (proponendo un omosessuale dichiarato come Vendola) - un diverso in termini di immagine (con la faccia rassicurante da contadino o da muratore come Chiamparino) - un diverso in termini di comportamento etico (tipo Fini, anche se Berlusconi, giocando d anticipo, lo ha già distrutto mediaticamente facendolo risultare un ladro come tutti gli altri politici italiani) e questi diversi potrebbero realmente essere votati in futuro dagli elettori specie se verranno convinti a dargli fiducia (proprio come la fiducia che gli americani hanno dato ad Obama, o che gli hanno dato i giudici del premio Nobel, i quali lo hanno premiato appunto sulla fiducia ) ma tanto, proprio come negli Stati Uniti, anche in Italia non cambierà realmente nulla e il nostro popolo, più di quello americano continuerà a rimanere ipnotizzato dai mass media orientati al consumo e all immagine, così, un po si lamenterà, ma poi gli basterà qualche promessa e si andrà avanti sempre uguale, se non peggio. In ogni caso, a tutto questo porta la logica competitiva e dimostrativa fondata sul principio di piacere (dei sensi o dell immagine) e tornando allo stato di allarme costante della sindrome di ansia sociale (collegata all idea di non essere una persona di successo) diciamo che quest ansia prelude agli attacchi di panico veri e propri e spinge a prendere la via di fuga di fronte alle verifiche vere o immaginarie, in particolare, lo stato d ansia perdura fino a quando si usa il principio di piacere e facciamo dipendere il nostro benessere solo da ciò che consideriamo essere un successo o una personale dimostrazione di bravura agli altri, difatti, quando si ragiona con la logica competitiva e dimostrativa l'amico cessa di essere immaginato come un amico, ma viene vissuto come un concorrente, un esaminatore o, peggio, come un pubblico pagante che va ad assistere ad una gara (quindi, che applaude o fischia a seconda delle circostanze) e qualsiasi azione, anche la più abituale e conosciuta che noi compiamo, può diventare un peso. Se poi aggiungiamo che nella realtà (dunque non solo immaginariamente) ci sono effettivamente delle persone molto

37 416 critiche o giudicanti le quali, dimenticandosi di essere amiche, si comportano con noi da giudici o da pubblico pagante ed in continuazione, per esempio, ci dicono: "Cambia marcia! Stai attento al pedone! Muoviti che è verde! Fermati anche se è giallo! Ma chi ti ha dato la patente? non ho mai visto nessuno guidare come te! Sei un pericolo ambulante! ecc. ecc. ", allora il giro di piacere in auto con un amico di cui parlavamo prima diventa un vero calvario. Ma non è ancora finita, perché purtroppo le persone ipercritiche nei confronti dei nostri limiti sono molto spesso i nostri stessi famigliari; sì proprio quelli che in teoria dovrebbero essere le persone che ci vogliono più bene e che dovrebbero supportarci sempre e comunque, invece quando il rapporto si sviluppa in termini personali (di Ego) e non di ruolo (perché anche in famiglia dovrebbe essere privilegiato il ruolo-simbolico e non l aspetto emotivo-immaginario) anche in famiglia la dinamica relazionale diventa competitiva e dimostrativa; e siccome i nostri famigliari conoscono perfettamente le nostre carenze, e soprattutto, dato che c è fin troppa confidenza nello sparare giudizi nei nostri confronti (tendenza che durante l infanzia è unidirezionale ma con la crescita diventa poi reciproca) oscilliamo per tutta la vita tra estremi opposti: dall esagerato attaccamento affettivo a quello del rifiuto che sconfina nell odio. Se poi consideriamo che dalla famiglia o dai parenti non ci si può separare, se non a una certa età, il rischio è che si possano vivere nell infanzia o nell adolescenza anni d inferno (che inevitabilmente lasciano poi strascichi nevrotici e comportamentali nelle relazioni di coppia e nelle future famiglie) ed è questo il motivo per il quale spesso dico che la nevrosi è una malattia che si trasmette da una generazione o da una famiglia all altra, oltre che geneticamente, anche con l esempio comportamentale. Per riassumere, se il principio di piacere o il desiderio per un risultato immaginato piacevole è fissato sul successo o sulla immaginaria dimostrazione della nostra bravura in qualsiasi campo, il rapporto con il pubblico immaginario diventa costante e, in mancanza di pause tra i vari giochi, tutto diventa ai nostri occhi una prova di verifica o un esame in cui viene continuamente messa in gioco la

38 nostra abilità e/o la nostra intelligenza; a tal punto che, pur facendo delle cose semplicissime, abbiamo la stessa tensione che avremmo nel caso dovessimo dare degli esami; tutto questo avviene sicuramente quando il pubblico immaginario viene identificato con persone che dobbiamo incontrare e, 417 non a caso, l attacco di panico compare più di frequente quando l'azione viene compiuta o anche solo immaginata in presenza di altri. Tra l altro, diciamo subito che da questa posizione (quella della paura del giudizio degli altri) non ci si libera semplicemente dicendo Ma chissenefrega di cosa pensano gli altri! anche se molte psicoterapie la professano come metodica risolutiva della sindrome da ansia sociale e degli attacchi di panico. A conferma di ciò, anni fa ho letto un libro in cui per guarire dagli attacchi di panico una psicologa proponeva molto semplicemente la metodica del ripetersi a ogni piè sospinto: Ehmbè e allora? Chissenefrega di cosa pensano gli altri! ; purtroppo però (o per fortuna) questa affermazione è solo un trucco psicologico dell Ego che cerca il modo per sentirsi sempre Grande anche quando trasgredisce, sbaglia o fallisce ed anche quando compare (perché all inizio di questa continua ripetizione un certo sollievo può comparire) il suo effetto lenitivo dell ansia, è limitato nel tempo, soprattutto perché quando si riesce a fregarsene del giudizio di certi altri che in quel momento consideriamo importanti, il loro posto nel pubblico immaginario viene poi preso da nuovi altri che, per motivi diversi, vengono considerati più importanti e la giostra riparte uguale come prima. Sicuramente questa metodica (la ripetizione mentale del: Ma chissenefrega di cosa pensano gli altri! ) è da sempre usata dai VIP o dai potenti (politici, imprenditori, commercianti, personaggi dello spettacolo, ecc.) che lo considerano il mezzo per eccellenza per sentirsi sempre a posto, anche quando trasgrediscono (anzi, soprattutto quando trasgrediscono regole che il popolino rispetta); difatti i potenti dicono di fregarsene del giudizio degli altri soprattutto perché in questo modo vogliono mantenere il senso di superiorità

39 418 (il loro Ego Grande) nei confronti degli altri esseri inferiori, anche se non sempre gli riesce (perché se è vero che la proprietaria della barca prende il sole nuda e dice di fregarsene di cosa possano pensare i marinai perché sono esseri inferiori, di fatto, lei è la prima che gode all idea di essere guardata con desiderio pure da loro e va dal chirurgo estetico immediatamente se crede che una ruga sulla fronte le faccia perdere la seduttività sia nei confronti dei propri pari che degli inferiori ). Allo stesso modo, anche se i VIP dicono di vivere all insegna del detto: Nella vita ci vuole un minimo di trasgressione! essi sono i primi che si sentono sputtanati nel momento in cui le loro avventure trasgressive compaiono sui giornali (sì perché il desiderio degli uomini è poi sempre lo stesso: Trasgredire per godere e per dichiarare di avere il potere di farlo, l importante però è che questo lo sappiano solo quelli con i quali ci si vuole pavoneggiare, in caso contrario, se la trasgressione va sui giornali e diventa di dominio pubblico, cioè a disposizione dei giudizi di chicchessia, soprattutto degli inferiori, allora la goliardata diventa improvvisamente una figura di merda, che se divulgata va considerata una violazione della privacy! ed è questo il motivo per il quale da noi i politici ritengono inaccettabile che le loro trasgressioni vadano a finire sui giornali (perché a patirne è poi il ruolo sociale che rivestono) si stanno adoperando in tutti i modi per far passare la cosiddetta legge sulle intercettazioni che gli permetterebbe di trasgredire senza dover rendere conto ai sudditi delle loro, diciamo così, ragazzate o marachelle. Ho accennato alle psicoterapie perché alcune di esse hanno come preciso scopo quello di sostenere l Ego del soggetto in modo da fargli superare, per esempio la paura del giudizio degli altri, sia nel caso di comportamenti corretti che trasgressivi e, per riuscirci, ne stimolano la ribellione e cercano di renderlo non soltanto propositivo o assertivo, ma all occorrenza anche aggressivo; invece, almeno secondo la nostra visione, l unica reale soluzione all ansia collegata all ipotetico giudizio negativo degli altri dovrebbe essere: - comprenderne il significato e valorizzare il gioco; - accettare il ruolo rivestito e le regole da rispettare; - giocare concentrandosi sull azione e non sul risultato; tutto questo permetterebbe di accettare le prove di verifica senza troppi patemi d animo, anche quando non si tratta di una vera e

40 propria verifica, ma solo di un giudizio altrui impossibile da evitare (e che del resto chiunque ha il diritto di dare o almeno di pensare). 419 Ma questo, ovviamente, può avvenire solo se si ragiona secondo una logica collaborativa e non competitiva e dimostrativa posizione mentale che si può ottenere soltanto con l educazione e in particolare con l elaborazione del simbolico da parte di tutti, perché tutti dovrebbero ragionare in termini di collaborazione e non di competizione, altrimenti la società civile crolla e si torna alla legge del più forte o del più furbo (che poi, è quello che sta già succedendo oggi nella società occidentale, specie in Italia); questo recupero dell evoluzione civile da parte dell uomo occidentale è però al momento impossibile da realizzare in quanto, nella società dei consumi e dell immagine i valori più importanti sono: - essere vincenti (o almeno apparire tali), in modo che gli altri ci giudichino positivamente, o meglio, in modo tale che noi possiamo pensare che gli altri ci giudichino positivamente, anche quando realizziamo un risultato in modi non corretti (per esempio, trasgredendo le regole) e anche in assenza di contenuto o meriti; come quando si dice: Che ti frega? L importante è che non si sappia come ci sei riuscito! oppure L importante è che non si veda o non si sappia la reale situazione! (un po come quel furbetto del quartierino che ribellandosi all atteggiamento spocchioso, mi sembra di Tronchetti Provera, nelle intercettazioni diceva: Quello fa tanto l uomo di successo e in realtà ha miliardi di debiti! ); - consumare, perché il consumo di oggetti unanimemente considerati piacevoli e costosi è indice del nostro successo, semplicemente perché, in teoria, solo chi ha il denaro o il successo può permettersi certi consumi (ed è questo il motivo per il quale c è chi per apparire vincente o di successo acquista gli oggetti di consumo più costosi anche facendosi dei debiti enormi). Non a caso, nella società in cui viviamo se non acquistiamo certi beni di consumo l ipotetico giudizio degli Altri non può che essere negativo e, di conseguenza, anche la nostra idea di noi stessi; in poche parole: oggigiorno se non consumiamo abbastanza ci giudicano e ci giudichiamo dei falliti!

41 420 Detto in altro modo, siccome ragionando con i criteri dell Ego per star bene siamo costretti a dimostrare di essere Grandi, quindi per apparire vincenti dobbiamo per forza essere vincenti in qualche campo o almeno dare a intendere di aver ottenuto un successo attraverso l acquisto e il consumo di specifici oggetti (proprio come quelli che comprano l auto di lusso a rate per dare a intendere di essere arrivati ) e difatti, proprio in questi giorni sulla stampa è venuto fuori che il livello di indebitamento delle famiglie italiane per l acquisto di beni di consumo (voluttuari, badate bene, non indispensabili) è salito in maniera vertiginosa, cosa che è illogica in quanto la razionalità dice che in un periodo di crisi i consumi personali e soprattutto famigliari dovrebbero contrarsi (perché quando non si hanno i soldi bisognerebbe risparmiare se non addirittura tirare la cinghia ) invece con i mass media i potenti sono riusciti a girare il cervello dei consumatori per cui, indipendentemente dalla crisi, per stare bene con noi stessi e con gli altri bisogna consumare anche se non si hanno i soldi basta solo trovare il modo per farseli (metodo lecito o meno, razionale oppure no). In conclusione se facciamo dipendere il nostro benessere mentale dalla dimensione del nostro Ego (naturalmente Grande in contrapposizione a quello piccolo) facendolo venir fuori esclusivamente dal giudizio positivo degli altri (anche solo immaginario), saremo : - sempre obbligati a consumare o ad apparire vincenti - sempre costretti ad aver paura di dimostrare il contrario (per esempio, avremo paura di non poter acquistare beni di consumo e dunque di apparire piccoli). Ora però fate bene attenzione, perché in pratica, questa appena detta è la regola che sostiene gli attacchi di panico, nel senso che: se desideriamo dimostrare di essere competitivi e vincenti (in una parola Grandi o con un Ego Grande da sfoggiare), avremo sempre paura di dimostrare il contrario,

42 421 difatti, nel Gioco della Liberazione la ruota del desiderio è al tempo stesso anche la ruota della paura perché la paura non è altro che il contrario del desiderio, in pratica, il filo rosso è sempre lo stesso solo che quando c è il desiderio la ruota gira da un lato, quando invece c è la paura gira dall altro (vedi figura successiva). Questo perché, lo ripetiamo ancora una volta, la ruota dei desideri immaginari non è una vera ruota (come quella del tempo di gioco che gira solo da una parte) ma è solo il filo rosso del desiderio (o della paura) che si avvolge attorno al punto di fissazione e, a seconda che predomini l uno (il desiderio) o l altra (la paura), esso tira o molla facendoci agire in maniera diversa di fronte al bivio o comunque ci fa reagire in maniera diversa di fronte alla prova di verifica. Per capire come gira la ruota del desiderio e della paura attorno al punto di fissazione facciamo solo l esempio della moda: - se il desiderio di essere alla moda è grande, perché essere alla moda ci fa apparire vincenti agli occhi del nostro pubblico immaginario, saremo disposti a metterci anche una pentola in testa al posto di un cappello (prenderemo cioè la via di fuga o dell illusione senza nemmeno pensarci); - se invece prevale la paura delle critiche del nostro pubblico immaginario, anche se il desiderio di essere alla moda è forte, tendenzialmente vestiremo in maniera tradizionale e, anche se a malincuore, prenderemo cioè la via della verità;

43 422 in quest ultimo caso però, nonostante dovremmo essere contenti per il nostro comportamento corretto, continueremo a pensare di non essere nessuno perché non abbiamo avuto il coraggio di essere un minimo trasgressivi, almeno con l abbigliamento; per esempio, ci sono dei dirigenti che sono orgogliosi di essere riusciti ad andare in ufficio con la loro nuova camicia bicolore o la cravatta rosa, o con i pantaloni rossi, la giacca verde pisello, oppure senza le calze, o con il gel nei capelli per renderli sparati e cose simili, perché quando ci riescono, almeno per un giorno, anche loro si sentono Grandi e ammirati dalle impiegate e invidiati dai colleghi per il loro nuovo look, giovanile, ironico e trasgressivo proprio come vogliono gli stilisti (e magari hanno realizzato quel risultato grazie ad una seduta di psicoterapia, nella quale il terapeuta ha detto loro: Ma chissenefrega di cosa pensano gli altri! Guardi che nella vita ci vuole un minimo di trasgressione! ). Mantenendo l esempio della moda, queste problematiche però non riguardano solo gli adulti (che comunque sono i primi a voler dimostrare di essere persone di successo anche con l abbigliamento) anzi, questo fenomeno riguarda sempre di più i ragazzini i quali, bombardati dai messaggi pubblicitari dei mass media, hanno sviluppato fin dalla più tenera età un pubblico immaginario mostruoso, infatti: - ci sono delle ragazzine che per sentirsi a posto (Grandi o con un Ego Grande da sfoggiare) vorrebbero appartenere al mondo della moda, ovvero essere delle modelle o almeno apparire come tali, perciò si vestono e si truccano da puttane o magari diventano anoressiche, proprio come desiderano gli stilisti omosessuali i quali, per far risaltare gli abiti sulle donne che li indossano, pretendono modelle magrissime, simili a semplici attaccapanni su cui appoggiare le loro creazioni. Tra l altro, la loro moda è facilmente leggibile, in quanto per disprezzo della loro femminilità, le vestono e le truccano appunto come puttane o come malate di mente giustificandosi di fronte allo sbigottimento del pubblico con le solite parole: Il nuovo look, che proponiamo quest anno è giovanile, ironico e trasgressivo! ); - allo stesso modo, ci sono dei ragazzini che pure loro vorrebbero essere partecipi di quel mondo ed apparire come i modelli che

44 423 vedono in TV o sulle riviste, perciò prendono la via di fuga o dell illusione e seguono la cosiddetta moda maschile ; perciò si vestono rispettando alla lettera i dettami dei soliti stilisti omosessuali, i quali, nella progressiva deriva del loro delirio di onnipotenza o di rivendicazione della loro personale deviazione sessuale, sono arrivati a proporre come moda, il trucco femminile anche per gli uomini, farli vestire da donne, imponendo loro cappellini sottomisura, giacche e pantaloni striminziti, borsellini, cinture e scarpe di colori sgargianti, magari lucide e con le pajettes, camicie stropicciate, perizoma, canottiere a rete, ecc. e persino la gonna (grazie a Dio nell abbigliamento abituale dei ragazzini, la gonna non è ancora passata, tutto il resto però purtroppo sì, compreso il trucco sugli occhi le creme per il viso, la depilazione totale, la lampada abbronzante tutti i mesi dell anno, il lucida labbra, ecc.). Nelle immagini successive c è una dimostrazione evidente del discorso appena fatto e cioè, i due modelli sono praticamente abbigliati nello stesso modo (tutt e due con il loro bel gonnellino) uguali a tal punto che potrebbero scambiarsi gli abiti e nessuno si accorgerebbe di nulla; ma la cosa è abbastanza grave visto che si sta parlando di moda (che dovrebbe in teoria essere estremamente variegata). D altro canto, come potete intuire, le foto sono state scattate in due sfilate diverse (una è di moda femminile e l altra maschile) e le creazioni sono di due stilisti diversi (il che sta a indicare che probabilmente ormai tutti hanno in pratica un modello unico in testa e con i dovuti accorgimenti cercano di rifilarlo a chiunque, maschi e femmine che siano).

45 424 Tra l altro, la modella è come al solito magrissima (forse pure anoressica) ed è truccata e pettinata da malata di mente (o per dirla nel solito modo gradito agli stilisti: L abbiamo vestita in maniera giovanile un po trasgressiva o trasandata ma comunque ironica! ); il modello invece è decisamente più raffinato: ha gli occhi truccati, il rossetto sulle labbra e la classica pettinatura da bravo ragazzo e il suo bel gonnellino (che come dicono gli stilisti Deve essere portato ovviamente in maniera ironica e un po trasgressiva! ), tutte cose che piacciono molto agli stilisti, ma piacciono un po meno ai genitori,

46 425 eccettuati quelli che sono al passo con i tempi (cioè, I genitori che non si prendono troppo sul serio e vivono la loro vita in maniera disinvolta e ironica,senza rinunciare a un minimo di trasgressione! ). Ma tornando al discorso dell apparire vincenti, Kasser in una sua recente ricerca di psicologia sociale ha scoperto che i giovani studenti la cui motivazione principale era il denaro e la fama (il risultato immaginato piacevole, per intenderci) mostravano livelli più elevati di depressione e più disturbi fisici rispetto ad altri meno orientati da tali valori. Identiche ricerche hanno scoperto un parallelo tra l adesione ai suddetti valori materialisti (che come sappiamo sono per lo più immaginari) e l abuso di sostanze stupefacenti (in particolare cocaina), fumo e alcol, così come di una maggiore incidenza di sindromi ossessivo-compulsive, di fobie e dell ADHD (la cosiddetta sindrome da iperattività e deficit di attenzione che colpisce purtroppo sempre più bambini). - Criticare gli altri per mantenere Grande il nostro Ego. Ora, seguendo il discorso che stiamo facendo, e cioè che nella società dei consumi e dell immagine, il punto di fissazione comune a tutti (quello per cui si è disposti a perdere tutto: soldi, salute e persino la vita) viene genericamente denominato successo, siccome in una società competitiva non tutti possono avere successo (se no chi paga il conto finale?), per sopportare la frustrazione di non essere una persona di successo (o per sopportare il dolore legato all ego piccolo), per stare bene insomma, quelli che non riescono a realizzarlo possono almeno godere sfruttando il trucco di criticare gli altri; è un po come dire: Se non posso essere all altezza degli altri mi basta criticarli a sufficienza per farli scendere alla mia bassezza!. Tenete comunque sempre ben presente che, anche quando le criti che possono sembrare il prodotto della presunzione di qualcuno nei confronti di altri (per esempio la presunzione dei VIP nei riguardi degli inferiori ), in realtà si tratta sempre di paura e conflitto interiore con i propri fantasmi: difatti,

47 426 le persone estremamente critiche lo sono perché esse stesse subiscono l'influenza del proprio pubblico immaginario e quello che dicono non lo dicono per cattiveria, ma è come se scaricassero su altri la tensione che provano quando vivono la medesima esperienza o esperienze simili a parti invertite. Così facendo però si è creata una sorta di malattia contagiosa che interessa tutti i ceti sociali, per cui nel tentativo di sentirsi meglio, ovvero per non sentirsi mai da meno di nessun altro, tutti criticano tutti, e in questa continua battaglia a colpi di critiche (favorita dai mass media zeppi di persone di qualsiasi estrazione sociale, nazionalità e cultura che criticano in continuazione chiunque, per i motivi più disparati) con la testa imbottita di tali strepiti e urla, prima ancora di fare qualsiasi cosa, tutti noi siamo sempre alla ricerca di una giustificazione da fornire al nostro pubblico immaginario per coprire o compensare il nostro eventuale fallimento, anche se sarebbe meglio dire che se criticare gli altri ha lo scopo di giustificare il fatto che noi non siamo riusciti ad avere successo, da questa galera fatta di critiche, nessuno è escluso nemmeno quelli che secondo i mass media hanno avuto davvero successo. A tale proposito io faccio sempre l esempio Berlusconi e di Agnelli. Quando era ancora vivo, Agnelli era a mio avviso disperato perché anche lui subiva le critiche del suo personale pubblico immaginario in quanto, non era fisicamente a posto, aveva una famiglia disastrata e nonostante fosse la persona più in vista, più potente o comunque più invidiata d Italia, alla fine non era nemmeno il più ricco; questo primato era riuscito a sottrarglielo Berlusconi, il quale però, come ogni comune mortale, subiva le critiche del proprio pubblico immaginario perché, pur avendo più soldi di Agnelli, era tenuto fuori dagli ambienti più esclusivi (italiani e internazionali) perché considerato solo un arricchito che non aveva una estrazione nobiliare, un educazione adeguata o una storia personale alle spalle di cui andare orgoglioso, di certo non aveva la stessa cultura, lo stesso charme, la r moscia, gli stessi capelli e la stessa altezza di Agnelli.

48 427 Dio solo sa quanto Berlusconi abbia pianto per i suoi limiti fisici e quanto abbia speso per farsi ricrescere i capelli, per crescere di statura, togliersi le rughe, ecc. ; tuttora porta scarpe speciali con doppie suole, tacco a scomparsa; dicono i giornali che abbia persino comprato per corrispondenza una macchina che lo metteva a testa in giù per stirarlo (questa macchina viene ufficialmente ancora venduta in televisione e a detta dei costruttori serve per distendere la colonna ed eliminare lo stress della giornata, ma in maniera sottintesa, proprio grazie a questa distensione della colonna, alle persone basse di statura promette un guadagno di alcuni centimetri). Questo discorso non lo faccio soltanto per dire banalmente che anche i ricchi piangono, ma per dimostrare chiaramente che nessun essere umano (nemmeno chi ha ottenuto il successo tanto agognato) è esente dalle critiche del proprio pubblico immaginario il quale, per ironia della sorte (ma meno male che è così) è più terribile proprio con le persone più abituate a criticare i propri simili e questo semplicemente perché tanto più nel tentativo di sentirci meglio si cercano i difetti degli altri, tanto più ci si espone alle critiche del nostro pubblico immaginario, per gli stessi motivi per capirci, quando critichiamo gli altri per come fanno una cosa, immediatamente dopo quella critica compare una voce nel nostro pubblico immaginario la quale, nel momento in cui dovessimo fare la stessa cosa, che magari fino a quel momento siamo stati in grado di fare tranquillamente, improvvisamente ci accorgiamo di farla con una maggiore apprensione o con una maggiore paura di sbagliare, semplicemente perché se fallissimo, allora, oltre al pubblico reale, il nostro stesso pubblico immaginario si scatenerebbe investendoci di critiche ed improperi fino a farci stramazzare per la sofferenza. Ma nonostante tutti sappiamo che criticare è sbagliato e soprattutto controproducente (perché non fa altro che aumentarci le nostre stesse paure delle prove di verifica) la via della critica è quella più praticata, infatti il mondo è pieno di persone che parlano ma non sanno fare le stesse cose delle persone che criticano o di persone che per paura di fare la stessa fine di quelli che hanno appena criticato, se possono, evitano le prove di verifica.

49 428 In definitiva, siccome ogni azione può essere giudicata dagli altri, se abbiamo come criterio di orientamento solo quello del risultato positivo (o del successo) e non quello dell azione o del gioco, il rischio che si corre è che qualsiasi nostro atto venga vissuto alla stregua di una prova di verifica; infatti sono molti coloro i quali soffrono di attacchi di panico e non sanno che: - una delle cause predisponenti questa condizione è l esistenza di un pubblico immaginario ipercritico (dovuto all educazione ricevuta e soprattutto ai mass media); - di fatto, l uso della critica altrui come sistema difensivo per rinforzare il proprio Ego (proprio come fanno i politici o gli opinionisti in televisione) anziché ridurlo, questo sistema rinforza il pubblico immaginario e lo alimenta fino al punto da sentirci noi stessi in continuazione sotto l occhio dei riflettori ed esposti alle critiche sia dei nemici che delle persone amiche. Sotto un altro punto di vista, alla base degli attacchi di panico sta un rapporto, per così dire sul personale e non di ruolo nei confronti degli altri giocatori, o meglio, una posizione competitiva e/o dimostrativa esasperata e la totale dipendenza dal risultato positivo, rendono il successo in tutti i campi una questione di vita o di morte; difatti gli attacchi di panico sono delle emozioni che in condizioni normali ci dovrebbero essere solo quando in gioco c è la vita o la morte (la paura che proviamo di fronte a un serpente, a un leone, a un cane inferocito, ecc.) ed è per questo che chi ne soffre in cuor suo sa che certe emozioni sono inadeguate al gioco che sta giocando e, perciò, si vergogna dei sintomi che prova.. Ed hanno un bel dire, per esempio, i presentatori televisivi al cantante spaventato dal pubblico, che è normale o addirittura bello provare certe emozioni, perché chi le prova sa perfettamente che tale affermazione è una balla giustificativa e che provare certe emozioni, non soltanto durante un concorso, ma anche nella vita quotidiana è l ultima cosa che chiunque vorrebbe; però l acqua non va in salita e dato che il cervello ragiona in termini lineari o di verità, se il nostro successo è di vitale importanza, la paura dell insuccesso diventa come il panico della morte

50 429 ovvero, quando la posizione è competitiva e/o dimostrativa siamo costretti a inseguire la vittoria a tutti i costi, perché da essa dipende la dimensione del nostro Ego, il quale sa che in caso di sconfitta si rimpicciolirebbe e dunque cerca qualsiasi sistema per evitarlo, e lo fa anche fuggendo, raccontando o raccontandosi delle balle. In quest ottica parliamo della via dell illusione vera e propria. - La via dell illusione ovvero partire per la tangente Mentre in precedenza abbiamo parlato del primo aspetto della Via di fuga e dell illusione, cioè della fuga dalla prova di verifica prevalentemente per eccesso di paura (per esempio di fallire e di fare in questo modo una brutta figura ) adesso invece parliamo del secondo aspetto della stessa via e cioè di prenderla per eccesso di desiderio o a causa dell illusione di realizzare il risultato immaginato piacevole: - direttamente o sicuramente; - possibilmente senza passare dalla prova di verifica. La fuga dalla verifica per paura del fallimento o comunque della brutta figura la conosciamo tutti perché almeno una volta nella vita l abbiamo messa in atto adducendo le motivazioni o le giustificazioni più disparate; allo stesso modo tutti sappiamo cosa significhi partire per la tangente a causa dell illusione, ossia per eccesso di desiderio, perché almeno una volta nella vita abbiamo creduto di riuscire a realizzare il risultato immaginato piacevole senza problemi o comunque senza passare dalla prova di verifica. Questo desiderio di ottenere il risultato immaginato piacevole direttamente, senza passare dalla prova di verifica oppure in maniera facilitata grazie all intervento di un amico, un conoscente, ecc. da sempre accomuna tutta l umanità, non a caso in tutte le epoche (a partire da Adamo ed Eva intendo) l uomo si è ingegnato per trovare dei sistemi in grado di garantirgli il risultato immaginato piacevole o di superare le prove di verifica sicuramente o senza problemi di sorta e tutti gli uomini ci hanno provato (di qualsiasi età, cultura o ceto sociale) un esempio per tutti è quello di qualche anno fa dove, per un

51 concorso da primario, l esame è stato annullato perché tutti i medici candidati sono stati beccati mentre copiavano dai libri. 430 In ogni caso, l aspetto curioso è che l Italia, o il popolo italico, è certamente il primo al mondo nell escogitare trucchi e sistemi per passare in maniera sicura e senza problemi di nessun genere le prove di verifica, che invece, almeno in teoria, sono fatte apposta per salvaguardare i principi democratici della società civile (le regole che sostengono le prove di verifica dei concorsi pubblici, degli appalti, dell esame di maturità, degli esami di guida, quelli dell università, ecc., non hanno uno scopo vessatorio ma protettivo dei partecipanti e dei futuri consumatori/utenti/clienti), invece: - l Italia è da sempre la patria della logica mafiosa e clientelare per cui se nel commercio oltre a quelle ufficiali (tipo esami di abilitazione, appalti, ecc.) la prova di verifica principale o intrinseca dovrebbe essere l esistenza di una sana concorrenza, da noi queste prove di verifica vengono tutte bellamente superate principalmente perché in Italia le grandi imprese (assicurazioni, banche, industrie, telefonia, carburanti, ecc. ) sono d accordo per evitare lo scontro e guadagnare tutte allo stesso modo sempre ai danni del cliente, consumatore o utente ; - l Italia è indiscutibilmente la patria delle raccomandazioni che hanno sempre lo scopo di evitare o di superare senza problemi le prove di verifica (per aggiudicarsi un posto di lavoro, un appalto, ecc.); - l Italia è anche la patria delle procedure legali complesse che favoriscono i bravi avvocati (o quelli più scaltri) i quali, a seguito di lauti compensi, sono in grado di portate la causa del proprio assistito all infinito, proprio per procrastinare, evitare o eliminare totalmente la prova di verifica (la causa) impostata dal giudice in merito ad un comportamento sociale scorretto; - l Italia è la patria dei condoni, degli indulti, delle amnistie (penali, amministrative, tributarie, edilizie ecc.) che, sempre grazie ai soldi, permettono a posteriori di salvare tutti quelli che in precedenza hanno evitato, manipolato o trasgredito una prova di verifica; - l Italia è la patria dei giochi a premi e delle scommesse truccate, tutti sanno che le estrazioni del lotto manuali erano truccate e molti hanno già espresso dei dubbi sulla validità dell estrazione elettronica per esempio del superenalotto (semplicemente perché con i computer si può realmente fare

52 431 tutto senza essere scoperti). Persino nello sport del calcio, che è sport nazionale e che dovrebbe vivere e mantenere alto l entusiasmo degli spettatori grazie alle prove di verifica domenicali delle partite del campionato, la cronaca giudiziaria ci ha dimostrato che per anni, la maggior parte di esse, erano truccate e squadre calcistiche blasonate (come la Juventus per capirci) sono state condannate a restituire scudetti, a retrocedere in serie B, ecc.; - e così via, in tutti i campi della nostra cosiddetta Bella Italia. Ma per il lavoro che stiamo facendo, quel che ci interessa sottolineare è che il motivo psicologico che sta alla base di queste anomalie comportamentali all interno di una società civile, alla fine è sempre lo stesso: trovare un modo per superare la prova di verifica a tutti i costi e soprattutto senza problemi (senza studiare, senza lavorare in una parola, senza sacrifici) atteggiamento che rovina la struttura stessa di tutti i giochi e quindi mina dall interno la solidità della struttura sociale, la quale, come ormai sappiamo, sta in piedi solo grazie all esistenza dei giochi e al rispetto da parte di tutti delle 3R (regole, ruoli e risultati); anche perché quando la maggioranza dei giochi sarà infettata dalla logica del risultato sicuro allora la società crollerà o, come la storia ci insegna, comparirà un invasione, una rivoluzione, una guerra ecc. Va però anche detto che per poter prendere la via dell illusione non basta solo la forza dei nuclei di desiderio immaginari, ma è necessaria l aggiunta di un principio che Freud non aveva contemplato e che noi abbiamo chiamato principio di illusoria convenienza, questo in quanto, il principio di illusoria convenienza ha lo scopo di farci chiudere un occhio (l occhio della razionalità) sulla realtà e ci induce a pensare che realizzare il risultato immediatamente con un trucco, o comunque senza passare dalla prova di verifica sia conveniente invece, come si può vedere dallo schema Om, quando si prende la via di fuga o dell illusione, quel che si ottiene nella realtà è sempre del godimento che, come ormai sappiamo, è piacere immediato e sofferenza certa dopo in quanto dopo aver ottenuto direttamente il risultato immaginato piacevole senza passare dalla prova di verifica compaiono tutta una serie di ostacoli e complicazioni, inevitabili (vedi figura successiva)

53 432 Questo destino è più o meno conosciuto da tutti (di certo, tutti più o meno sanno che quando si cerca la convenienza, poi in qualche modo la si paga, proprio come nel detto: Chi più spende meno spende! ) nonostante tutto, la tentazione del piacere immediato è tale che piuttosto di rinunciarci siamo disposti a mentire oppure a mentirci. Nel caso della menzogna tutti sanno che una bugia tira l altra e non si può sempre tenere tutto sotto controllo ed è questo il motivo per il

54 433 quale si dice che La verità viene sempre a galla! ; d altro canto siamo disposti a mentirci quando i nuclei di desiderio immaginari sono molto forti e non si è in grado di contenerli. Quindi, in linea di massima, si prende la via dell illusione o per ignoranza, nel senso che non si sa proprio delle complicazioni che comporta realizzare il risultato immaginato piacevole direttamente (come avviene nel caso dei bambini che non hanno sufficiente esperienza per capire che gli adulti li stanno fregando); oppure perché, come abbiamo detto: - anche come adulti, siamo condizionati dai mass media che sono riusciti a svilupparci dei nuclei di desideri orientati al consumo e all immagine molto forti; - di fronte alla presa di coscienza degli ostacoli e delle complicazioni (perché sia attraverso l educazione ricevuta che con la nostra stessa esperienza sappiamo come poi vanno a finire le cose) utilizziamo il principio di illusoria convenienza per convincerci che Sì, va bene, se poi succede qualcosa vedremo sul momento. Ora ho voglia di godere e, quando sarà, in qualche modo faremo! Non è mica mai morto nessuno per una cosa del genere!. Ora, chi ha seguito tutto il mio lavoro sa quanta importanza abbia dato ai mass media e, in particolare, alla responsabilità delle pubblicità nello sviluppo non solo dei nuclei di desiderio immaginari, ma soprattutto al mantenimento del principio di illusoria convenienza anche negli adulti e negli anziani (sì, perché ormai lo sapete che questo è un principio naturale nei bambini e negli adolescenti ma che grazie all educazione e allo sviluppo della razionalità dovrebbe essere eliminato nel corso dell adolescenza) per cui, a seguito del condizionamento mentale dei mass media, noi ci ritroviamo anche da adulti e anziani a vivere nella convinzione che tutti i risultati immaginati piacevoli possano essere ottenuti, facilmente, senza sforzo o senza problemi di sorta, basta pagare (un esempio per tutti è che si possa acquistare realmente senza interessi senza cambiali, senza spese accessorie, senza scadenze, ecc.!) Purtroppo, prendendoli da piccoli, i potenti proprietari dei mass media sono riusciti a realizzare una popolazione di automi di consumo che:

55 - acquistano anche senza soldi; - il più delle volte non sono soddisfatti di quello che hanno acquistato (perché non corrisponde alle aspettative alimentate da pubblicità ingannevoli o realmente false); - quando poi vengono indiscutibilmente truffati loro stessi si sentono responsabili, in quanto dicono: Avrei dovuto capirlo subito come stavano le cose! La prossima volta mi faccio più furbo!, senza sapere che invece la volta successiva, grazie agli psicologi della comunicazione e dei consumi, il trucco cambierà e loro verranno nuovamente fregati. 434 Ma che piaccia o meno, non c è via di scampo per nessuno, o meglio, fino a quando si continuerà a ragionare con il principio di piacere rinforzato dal principio di illusoria convenienza tutti verremo fregati e rifregati senza tregua dai mass media (proprio come rappresentato benissimo in quel film dal titolo: Pacco, contropacco e doppio paccotto! ). Per dirlo in altro modo, siccome la maggior parte di noi conosce la differenza tra il risultato immaginato piacevole e quello offerto dal gioco, già prima di entrare nel gioco specifico (anche perché nella zona franca non si parla d altro), dobbiamo prendere atto che i mass media funzionano a meraviglia e sono in grado di: - convincerci che una cosa sia vera anche quando è falsa (cosa che riescono a fare benissimo soprattutto i telegiornali, non solo le pubblicità); - mantenerci nell ignoranza specie quando siamo bambini o adolescenti e non conosciamo ancora la differenza tra il risultato immaginato piacevole e quello offerto dal gioco; - favorirci lo sviluppo dell illusione anche quando, pur conoscendo la differenza tra i due risultati (immaginato piacevole e offerto dal gioco) a furia di sentire pubblicità che ripetono: Fidatevi, perché è davvero conveniente e senza problemi di sorta, alla fine siamo disposti a illuderci e partire per la tangente convinti che possiamo ottenere il risultato immaginato piacevole, senza dover subire delle conseguenze spiacevoli (per esempio, possiamo sfruttare una raccomandazione, un vantaggio personale, una facilitazione, o comunque, non rispettare le regole del gioco).

56 435 Gli psicologi della comunicazione e dei consumi sono perfettamente a conoscenza dell esistenza del principio di illusoria convenienza e, anche se non lo hanno mai elaborato teoricamente come abbiamo fatto noi, da anni lo sfruttano per i loro scopi criminali, primo tra tutti, convincere o condizionare gli esseri umani al consumo e all immagine; e ho parlato di scopi criminali perché tutti sanno che lo scopo di qualsiasi pubblicità (e ormai di tutti i mass media) è di trasformare i cittadini, clienti, utenti o contribuenti fin da piccoli in automi di consumo facilmente manipolabili dai potenti di turno e secondo voi esiste un crimine peggiore del tentativo (che ormai riesce abitualmente) di condizionare la mente altrui a consumare prodotti superflui, inutili o anche dannosi? Non a caso i potenti (politici, imprenditori, commercianti, ministri di culto, personaggi dello spettacolo, ecc. ) gongolano quando ci vedono andare a votare per loro, anche quando ci hanno palesemente preso in giro con promesse non mantenute, rubato i soldi con i rimborsi elettorali, ottenuto compensi e pensioni d oro, ecc. oppure quando come delle pecore acquistiamo i prodotti pubblicizzati dai loro scagnozzi (intendo i pubblicitari, i creativi, gli psicologi della comunicazione e dei consumi, ecc.) convinti che: - i prezzi siano davvero sottocosto; - sia un offerta irripetibile; - si possa acquistare a rate senza interessi, - il piacere è garantito, senza spese aggiuntive, senza effetti collaterali, ecc. - dal possesso di quel determinato oggetto tutti si accorgeranno del nostro cambiamento in meglio (fisico e psicologico) e diventeremo per questo più che attraenti, avremo più potere e tutte le porte si apriranno anche senza chiedere (non a caso c era un prodotto che aveva come slogan pubblicitario: Fatto per l uomo che non deve chiedere mai! ); - ecc. Lo ripeto ancora una volta e potete pure non crederci: i messaggi pubblicitari illusori o anche falsi funzionano perfettamente, oltre che sui bambini e sui ragazzi, anche sugli adulti e gli anziani, i quali, almeno in teoria dovrebbero

57 436 avere almeno un po di sale in zucca, ma cosa volete, quando c è di mezzo la prospettiva di un piacere qualsiasi, per convincersi e acquistare è sufficiente chiudere un occhio ovvero non mettere in moto il cervello (in particolare, non usare il principio di realtà) e considerando come siamo invasi dalle pubblicità (perché, come detto, la troviamo dovunque e a qualsiasi ora del giorno e della notte) e osserviamo quanto noi stessi realmente consumiamo, significa che di adulti in grado di usare abitualmente il principio di realtà, in giro ce ne sono veramente pochi (compresi psicologi, psicoterapeuti, psicoanalisti, psichiatri, ecc.). Ma non potrebbe essere diversamente visto che il permanere dell uso del principio di piacere nell adulto e nell anziano è comunque la conseguenza logica di questo continuo bombardamento mediatico che accoglie gli esseri umani dalla nascita e li accompagna fino alla tomba; In definitiva, condizionando la mente dei bambini al consumo e all immagine (la cosiddetta montatura che gli imbottisce il cervello di nuclei di desiderio immaginari) ma soprattutto, alimentando in loro il principio di illusoria convenienza tutti i bambini crescono con la assoluta convinzione che - la realizzazione del piacere sia lo scopo fondamentale dell esistenza; - il principio di piacere sia sufficiente per gestire le proprie scelte quotidiane (per capirci, il Che c è di male? Se ti piace fallo! ); - passare attraverso la via di fuga o dell illusione non abbia conseguenze spiacevoli ( Il piacere garantito, solo piacere, senza conservanti, senza coloranti, senza zucchero, senza grassi, senza interessi, senza cambiali, senza effetti collaterali, ecc. ); - e quelle poche si possano risolvere a patto di avere i soldi ( E con un piccolo sovrapprezzo possiamo garantirvi la tranquillità per un tempo maggiore, o anche eliminarvi il fastidio di ); e, quand anche si sappia che il risultato immaginato piacevole è diverso da quello offerto dal gioco e comunque che il piacere ottenuto passando dalla via dell illusione offre solo godimento (che è effimero e pieno di complicazioni) i nuclei di desiderio immaginari (quelli che dicono Io sono dunque voglio! ) obbligano il soggetto a illudersi e ci riescono perché

58 437 tutti noi cittadini della società occidentale industrializzata e del benessere abbiamo la testa imbottita di formule facilitatorie del presente e del passato, che ci permettono di stabilizzare il principio di illusoria convenienza; sia formule di ieri, del tipo: - Meglio un uovo oggi che una gallina domani ; - Del doman non v è certezza chi vuol esser lieto sia ; sia formule di oggi: - Basta mangiare a orari fissi: è sempre l ora dei pavesini! ; - Fate l amore con il sapore! ; - ecc. Facciamo ora una piccola ma drammatica parentesi, mai finora considerata in maniera approfondita dagli psicologi. Tra gli effetti collaterali dell uso del principio di illusoria convenienza abbiamo la depressione che colpisce l intera popolazione dei consumatori. Sì avete capito bene la depressione che colpisce tutti gli abitanti della società occidentale o della società del benessere, sottoposti al continuo condizionamento mentale dei messaggi pubblicitari al consumo e all immagine e che possiamo far rientrare tra gli ostacoli e le complicazioni peggiori cui si va incontro quando si segue la via di fuga o dell illusione. - Effetti depressivi della pubblicità Come abbiamo detto nel libro sulle Intelligenze dell Io, tutte le nostre azioni dipendono dalla consistenza dei nuclei di desiderio che abbiamo nel cervello (i neuroni che dicono: Io sono, dunque voglio! ) i quali sono almeno di due tipi: - i nuclei di desiderio immaginari che a loro volta dipendono dalla montatura che avviene nella zona franca; - i nuclei di desiderio razionali che sono invece il prodotto dell educazione tradizionale, ma non soltanto quella ricevuta dai genitori nei primi anni di vita, ancora di più da quella che viene data dagli insegnanti scolastici e dai preti e che si sviluppa nel corso di tutta la vita infantile, adolescenziale e giovanile, cioè fino all università ma anche dopo (difatti, non sono pochi gli adulti e gli anziani che continuano a prendere insegnamenti dai

59 438 preti, che studiano per conto proprio o con veri e propri insegnanti). In ogni caso, le azioni messe in atto sono sempre il prodotto dei nuclei di desiderio diventati emotivi (chiamati emotivi perché sono in grado di muovere il soggetto in direzione dell oggetto di desiderio immaginato piacevole) e se escludiamo i nuclei di desiderio istintuali che sono emotivi di per sé, in quanto sono collegati a quelle che Freud chiamava pulsioni (genericamente sessuali e di autoconservazione) i desideri immaginari e razionali possono diventare emotivi (in grado cioè di muovere il soggetto in direzione della loro soddisfazione) appunto in due modi o con l educazione o con il condizionamento mentale. Dal punto di vista neurologico, tutti i desideri hanno una rappresentazione corticale o sottocorticale nel senso che sono presenti nelle diverse forme di memoria che abbiamo nel cervello (memoria genetica o reale fisica, immaginaria e simbolica) e tutte queste memorie sono il vero obiettivo: - sia degli educatori che vorrebbero far crescere e maturare i loro figli, allievi o credenti in modo da farli diventare adulti e maturi; - sia dei potenti proprietari dei mass media (politici, imprenditori, commercianti, ministri di culto, personaggi dello spettacolo, ecc.) che invece vorrebbero trasformare tutti in automi di consumo senza eccezioni, fin da piccoli; per questo motivo tutte le forme di comunicazioni commerciali e consumistiche hanno lo scopo di mantenere la popolazione dei consumatori per tutta la vita nell ignoranza, nella paura o nell illusione (nel desiderio di oggetti da consumare o servizi da utilizzare ritenendoli indispensabili); infatti, nella società dei consumi e dell immagine in cui viviamo da anni si svolge una vera e propria guerra tra gli educatori e i potenti proprietari dei mass media per il controllo della mente (o più precisamente della memoria) dei bambini in modo da orientare i loro desideri per tutta la vita. A tale proposito facciamo una piccola parentesi. Fin dalla comparsa della televisione gli psicologi al servizio dei potenti proprietari dei mass media avevano capito che il modo migliore per crearci e svilupparci i nuclei di desiderio volti al consumo e all immagine era farci vedere delle persone che se la godevano

60 439 consumando appunto quell oggetto o quel servizio. Questa scoperta, assolutamente casuale agli albori della televisione americana è stata oggi confermata dalla scoperta dei cosiddetti neuroni specchio, per cui, è ormai scientificamente provato che quando vediamo persone che se la godono (ma vale anche il contrario, se soffrono), ci immedesimiamo in loro e cerchiamo di imitarle (in caso di piacere) o cerchiamo immaginariamente una soluzione (in caso di sofferenza); e siccome in tutti e due i casi il sistema (per godere o per smettere di soffrire) ce lo offre la pubblicità il nostro cervello risparmia energia e immagazzina l informazione anche se è falsa e poi, quando il desiderio è sufficientemente montato siamo obbligati a consumare che ci piaccia o meno. Questo è dunque il motivo per il quale dal mattino alla sera di ogni giorno della nostra esistenza noi siamo bombardati da musichette allegre o canzoncine (quelle canzoncine stupide delle pubblicità che più sono stupide e più si fissano irreversibilmente nella memoria) accompagnate magari da risa, urli di gioia, mugolii di piacere (se non veri e propri orgasmi simulati), proclami dei venditori di godimento assicurato, promesse di offerte vantaggiose, ecc. che hanno come effetto quello di riempirci la testa di immagini di godimento e di oggetti in grado di darci piacere e siccome il principio che per primo ci orienta l esistenza è il principio di piacere, sempre per risparmiare energia il cervello (ma sarebbe meglio dire l Ego) deve solo decidere quale degli oggetti presenti in memoria scegliere per provare piacere. Quindi, siccome noi siamo per anni (o per tutta l esistenza) messi quotidianamente e costantemente a confronto con persone che se la godono e che ci dicono cosa consumare per provare piacere, di conseguenza, - se consumiamo stiamo male perché da quegli oggetti non otteniamo il piacere sperato (non a caso, dopo il primo momento illusorio inesorabilmente ci si sveglia e capiamo di essere stati gabbati, perché il piacere sbandierato dalla pubblicità non c è, se non in minima parte); - se non consumiamo stiamo male in quanto rimaniamo nella convinzione di aver perso l opportunità di provare almeno un minimo di piacere (anche quando sappiamo che le pubblicità sono false siamo costretti a pensare: Sì, lo so, non sarà certo come dicono loro, ma almeno un minimo di piacere ci deve

61 440 essere! Non saranno mica così stronzi a dire una cosa per l altra!? ) in ogni caso, di fatto tutti noi siamo costretti a vivere come dei drogati i quali: - se si fanno la dose di droga stanno bene per un attimo e poi tornano nella sofferenza ; - se non si fanno sperimentano la carenza associata alla convinzione che solo con quella dose potrebbero stare meglio (o almeno potrebbero togliere la sofferenza legata alla carenza). Quindi, grazie all invenzione della pubblicità perenne (nel senso che lo ripeto, oggi è continua, su tutti i mass media e a tutte le ore del giorno e della notte) la società capitalistica è stata trasformata nella società dei consumi e dell immagine e, di conseguenza, la nostra vita è stata trasformata in un inferno e, anche se i mass media ci dicono che viviamo nella società del benessere e dell opulenza, l abbondanza di prodotti e servizi la paghiamo, oltre che economicamente, con uno stato di insoddisfazione o insofferenza costante, una sorta di depressione strisciante; che tutti conoscono ma che non troverete scritta da nessuna parte nemmeno sulle riviste specializzate; e questo soprattutto perché, condizionati dalle pubblicità orientate al consumo, siamo nostro malgrado continuamente alla ricerca di oggetti piacevoli anche quando l esperienza ci dice che i risultati immaginati piacevoli, vantaggiosi, convenienti o a poco prezzo, non si ottengono mai, Non a caso, per quanto grandi siano stati i nostri sforzi per ottenerli, anche quando abbiamo ottenuto dei risultati realmente piacevoli, solo con uno sforzo aggiuntivo dell immaginazione abbiamo potuto farli quadrare con le nostre aspettative (cioè i nostri sogni o bisogni che ci hanno spinto a compiere quelle azioni), a conferma di ciò, basti pensare a quante volte dopo aver ottenuto un risultato positivo, specie dopo un attesa estenuante, noi stessi abbiamo detto: "Peccato! Me lo aspettavo diverso!". Per una questione di giustizia universale però, la regola dei risultati immaginati piacevoli che non si ottengono mai vale anche per i risultati immaginati spiacevoli, nel senso che, dopo un certo

62 numero di volte che evitiamo esperienze che consideriamo spaventose o spiacevoli, ovvero, quando finalmente accettiamo di passare attraverso la Via della Verità, in direzione della prova di verifica, magari dopo due o tre tentativi riusciamo a compiere l azione corretta richiesta e a quel punto diciamo: Tutto quel tempo a preoccuparmi, tutto quello sforzo per evitarla, tutta quella paura e poi, per così poco! ). 441 Per riassumere: il bombardamento pubblicitario senza sosta, improntato all insegna del piacere e della convenienza, attiva i neuroni specchio, ma non trovando riscontri reali piacevoli la frustrazione e la successiva depressione sono assicurate, in quanto la liberazione di sostanze responsabili del piacere e prodotte nel Sistema Limbico, anche a seguito dei consumi consigliati è scarsa o assente per cui, la pubblicità martellante e il successivo consumo di prodotti superflui inutili o addirittura dannosi diventa la vera causa della depressione diffusa della società in cui viviamo. Allo stesso modo, il continuo fluire delle immagini accelerate nei film e nelle pubblicità che attivano i neuroni specchio rovinano nel bambino la funzione spazio-temporale del sistema azionereazione contenuta nel cervello, in quanto i neuroni specchio attivati dalle immagini in movimento dei cartoni, dei film e delle pubblicità obbligano il bambino a tentare di riprodurre le azioni (tutte quelle che deve compiere) con la medesima velocità, frequenza e con repentini cambiamenti gli stessi che vede in televisione, cosa che si traduce nella pratica con uno stato di agitazione costante che contraddistingue tutti i bambini di oggi (bambini apparentemente privi di regole, che parlano in continuazione a voce alta, urlano a sproposito, vogliono consumare qualsiasi cosa, ecc.) fino ad arrivare alle cosiddette sindromi di iperattività e disattenzione che colpiscono sempre più frequentemente i bambini e spingono i genitori a usare psicofarmaci per tenerli calmi, fin dalla più tenera età (farmaci spesso consigliati da psichiatri poco accorti, che non sottolineano abbastanza l obbligo dei genitori, quindi non solo il dovere morale, di non far vedere la televisione, i film, i cartoni animati e le pubblicità ai bambini piccoli).

63 442 Per dirlo in altro modo: ormai noi non facciamo più caso a questo continuo flusso di messaggi mediatici orientati al piacere, alla convenienza, al risparmio, alla bellezza, alla salute, ecc. messaggi che ci invitano, anche inconsciamente, ad esultare per le possibilità che abbiamo di un ipotetico piacere senza fine alla portata di tutti o almeno di quelli che hanno i soldi per poterselo permettere ma che alla fine comunque non raggiungiamo, anche quando abbiamo i soldi per consumare tutto ciò che vorremmo. D altro canto, ci siamo anche apparentemente assuefatti ai continui messaggi di tipo terroristico e spaventoso delle notizie dei telegiornali (che ci creano una sofferenza continua anche se non siamo direttamente coinvolti nei conflitti politici, bellici, ecc. o nei disastri ambientali) in ogni caso sia gli inviti incessanti al piacere e alla convenienza che quelli allarmanti dei telegiornali si fissano nell inconscio e ci danno una visione distorta della nostra esistenza per cui, anche se viviamo una vita più che decorosa, siamo sempre insoddisfatti e/o impauriti soprattutto perché, come abbiamo detto più sopra, il principio di piacere che secondo Freud orienta naturalmente i bambini e i ragazzi e che grazie all educazione dovrebbe essere sostituito dal principio di realtà, per farli diventare adulti e maturi, di fatto rimane tutta la vita, non solo, la persistenza del principio di piacere rinforzato dal principio di illusoria convenienza impedisce a chiunque di diventare adulto e maturo A conferma di ciò, basti pensare che i messaggi dei media (piacevoli e spiacevoli, seduttivi e spaventosi che siano) si traducono nelle voci del nostro pubblico immaginario permissivo il quale, anche solo con segni di riprovazione, ci giudica negativamente se viviamo una vita priva di esperienze eccitanti, esaltanti, entusiasmanti, coinvolgenti, ecc. e per far smettere questo continuo giudizio critico da parte del pubblico immaginario siamo costretti a cercare degli oggetti di consumo piacevoli quantomeno per trovare una soluzione temporanea alla depressione indotta da quelle sue continue critiche, che prendono spunto dalle immagini, dalle musiche e dai ritornelli martellanti che

64 443 invitano al godimento, da quelle urla, da quelle risate, da quei gemiti sessuali, ecc. che di continuo sentiamo alla radio, in televisione, ecc. Tra l altro tutte quelle immagini e quei suoni che già nella mente delle persone comuni ritornano ripetutamente alla memoria e sono fastidiose, nella mente dei nevrotici diventano un assillo continuo e soprattutto, nel caso degli psicotici, diventano rumori assordante, immagini che inglobano o che distorcono la realtà o addirittura vere e proprie voci condizionanti nelle azioni (non a caso, sempre più frequentemente, leggiamo nella cronaca di malati di mente che dopo un macabro delitto dichiarano: Me lo hanno detto le voci di farlo! ). Per fare un esempio comprensibile, la nostra vita quotidiana nel rapporto con i mass media (la vita di tutti noi intendo) è come quella di un ragazzo (non necessariamente un secchione ) che stia studiano per un esame o per un interrogazione e, pur se non è contento, si sente almeno con la coscienza a posto perché consapevole di stare facendo la cosa giusta, ma soprattutto, è fiducioso del fatto che dopo quei giorni di fatica, andrà in vacanza, anche se con i propri genitori. Nel frattempo però, immaginate che nell alloggio di fianco al ragazzo che sta studiando, ci sia una festa che vada avanti ininterrottamente tutto il pomeriggio, tutta la notte e pure il mattino successivo (situazione che oggi non è nemmeno rara che si verifichi) e il ragazzo, almeno all inizio, con spirito di abnegazione sia comunque concentrato a studiare. Secondo voi dopo qualche ora di questo bombardamento musicale, di urla, risa, immagini di accoppiamenti sessuali (perché anche se non le vede realmente, le immagini di cosa stia succedendo nell altro alloggio gli vengono automaticamente riprodotte nel cervello, compatibilmente con i rumori che sente) quale sarà lo stato d animo del ragazzo? Riuscirà a continuare a studiare? Ammettiamo di sì e ipotizziamo che dopo l interrogazione o l esame, si stia preparando ad andare al mare con i propri genitori, un luogo di villeggiatura tranquillo dove troverà gli amici di sempre che però non sono dei tiratardi, degli sballoni, ma sono dei ragazzi normali che non organizzano feste megagalattiche, a base di alcol, donne, droghe, ecc. (feste come quella che ha ascoltato mentre studiava,

65 per intenderci) all idea di dover fare delle vacanze normali come si sentirà? Come minimo depresso, ovvero,non è escluso che si possa sentire uno sfigato pur vivendo un vita assolutamente desiderabile. 444 Allora, per spiegare la metafora, quel ragazzo che sta studiando e cerca di tenere la testa sui libri siamo noi che viviamo la nostra quotidianità (il lavoro, la famiglia, il nostro tran-tran insomma) e cerchiamo di rimanere concentrati in quello che facciamo, soprattutto per evitare di fare cazzate e magari rischiare di perdere pure gli affetti, le amicizie, il posto di lavoro, specie in questo periodo di crisi, ecc.; quelli che sono nell altro alloggio e che si stanno divertendo sono tutti i personaggi che vediamo nei messaggi pubblicitari, nei film nei rotocalchi, nei programmi televisivi, fatti a base di godimento e che ci entrano nel cervello, anche a nostra insaputa e si traducono nel pubblico immaginario permissivo. Bene, come vi ho anticipato, di sicuro non lo troverete scritto sui giornali, tantomeno lo diranno in televisione ma, esiste una sorta di depressione collettiva, ossia uno stato di insoddisfazione cronica nella società dei consumi e dell immagine derivante dalle pubblicità dei mass media e che in certi casi si traduce in una vera e propria patologia da carenza di godimento sì avete capito bene, la pubblicità è dannosa per la salute psichica di tutti noi non a caso, per limitare i danni il legislatore ha fissato dei limiti teorici sulla sua diffusione, però da noi il tetto pubblicitario televisivo da anni viene sforato dal 10 al 30% (che non sono bruscolini); non solo, ci sono delle pubblicità che andrebbero vietate come quelle degli alcolici, del gioco d azzardo, del cibo spazzatura ecc. e non viene fatto perché si tratta di sostanze (come l alcol, i componenti degli snack, ecc.) oppure esperienze (tipo il videopoker, il superenalotto, ecc.) che, oltre a quella psicologica, creano dipendenza fisica, proprio come la cocaina o l eroina (ed è stato dimostrato proprio recentemente da alcuni ricercatori italiani trasferiti in America, i quali hanno dato da mangiare appunto quei prodotti alimentari spazzatura pubblicizzati in tutto il mondo e denominati junk food a dei topi e questi ultimi, quando sono diventati dipendenti superavano anche il dolore delle scosse elettriche pur di procacciarseli).

66 445 Tra l altro è di questi giorni un altra ricerca, questa volta straniera (mi sembra condotta in Germania, da ricercatori tedeschi) che la percentuale dei nostri ragazzi obesi supera almeno del 30% la media europea (secondo alcuni è anche di più) percentuale che guarda caso corrisponde all aumento delle pubblicità mirate ai consumi alimentari (in particolare di cioccolato, biscotti, merendine, patatine, ecc.) rispetto agli altri Paesi europei che nel nostro Paese supera non casualmente almeno del 30% la media europea. Comunque, al di là della precisione dei dati, quel che mi interessava era sottolineare che esiste un collegamento diretto tra pubblicità e patologie nervose (detto ovviamente nella maniera più ampia possibile). - Il rapporto di ruolo e il rapporto sul personale Stai tranquillo! Ho un amico che fa al caso tuo! Questa è la più frequente affermazione che si sente dire in Italia quando si tratta di aver bisogno di un lavoro o di un servizio da qualcuno e la citiamo così, nuda e cruda perché un modo per prendere la Via di fuga o dell illusione, ovvero, una delle illusioni peggiori della nostra epoca è credere che il rapporto sul personale sia meglio del rapporto di ruolo soprattutto perché si è convinti che il primo (quello amichevole, confidenziale, di simpatia, fatto di sensazioni a pelle, di sentimenti, ecc.) comunque sia più diretto e più facilmente gestibile del secondo (giudicato dalla maggior parte delle persone privo di sentimenti, freddo e distaccato) soprattutto perché si ritiene che chi si attiene al ruolo tende a non guardare in faccia a nessuno, sia troppo rigido, pensa solo alle regole, ecc. per niente umano, insomma! Senza fare della sociologia spicciola, queste due modalità (il rapporto di ruolo e quello sul personale o di simpatia) almeno un tempo, caratterizzavano in maniera precisa le modalità relazionali dei paesi anglosassoni e di quelli mediterranei. Ora invece, che sempre grazie ai mass media, la furbizia come valore positivo si è diffusa in tutto il mondo, il rapporto sul personale è diventato il sistema più diffuso di scambio di beni e servizi. La conferma di quanto dico ce l abbiamo con la crisi finanziaria mondiale che è stata la conseguenza diretta della gestione dei soldi

67 446 pubblici e privati, diciamo così, in termini amichevoli (per esempio, le banche davano soldi a tutti per i mutui, anche se non c erano garanzie di restituzione) ma quando il numero delle persone che non potevano restituire i soldi presi in prestito ha raggiunto un limite insopportabile è successo il crack finanziario che ha coinvolto tutto il mondo soprattutto perché le prime banche che avevano questo stile, diciamo così mediterraneo o alla Ma sì, volemose bene! erano le più importanti banche del mondo, le quali, sfruttando il loro nome o la loro fama (costruiti con la fatica dei padri che in passato si erano fatti un mazzo tanto ) rifilavano poi i prodotti così taroccati alle più importanti banche europee, le quali pensavano di fare un affare acquistandoli perché li consideravano assolutamente sicuri (difatti, proprio come gli spettatori delle pubblicità i direttori di banca europei dicevano prima a sé stessi e poi ai propri clienti: Tranquilli, investiamo pure un mucchio di soldi nei prodotti finanziari delle più grandi banche del mondo, magari non ci daranno tutti gli utili che mi promettono, ma saranno mica così stronzi da fregarci!? e invece sì, la fregatura c era, proprio come quelle dei pubblicitari che poi se la ridono contando i numeri delle persone che hanno acquistato una porcheria pubblicizzata in televisione). Tra l altro, non è un caso che, dopo il mea culpa dei politici e dei banchieri per la loro leggerezza o superficialità nell investire i soldi dei clienti e nel non controllare l attività dei banchieri, come proposta correttiva c è stata la solita bufala che ormai conosciamo molto bene: Dobbiamo cambiare le regole e inasprire le pene per i trasgressori! che, come ormai sappiamo, serve solo ai politici per dire di aver fatto qualcosa e far tacere l opinione pubblica, senza però cambiare un virgola del sistema in atto (difatti, a due anni di distanza della Grande Crisi Mondiale, le speculazioni finanziarie anche su prodotti basilari come le materie prime, il grano, ecc. sono tornate ad essere la fonte di maggior guadagno dei soliti finanzieri d assalto, dopo un periodo nella penombra, lontano dai media i banchieri hanno ripreso i loro posti e proprio oggi Obama ha detto: Abbiamo rimesso in sesto l automobile e loro adesso vogliono le chiavi. Ma non lo permetteremo! forse!). In ogni caso, fino a non molto tempo fa, proprio grazie o a causa di questi due modi di relazionare (di ruolo e sul personale) nella realtà dei fatti esistevano i paesi all avanguardia e i paesi sottosviluppati (e il nostro Paese era uno di questi e, per certi versi, se guardiamo il sud, Napoli in testa con i suoi rifiuti, il discorso è tuttora valido)

68 447 nonostante tutto, da noi tutti pensano (o meglio siamo obbligati a pensare) che nella vita è sempre meglio conoscere qualcuno potente che ti può dare una mano piuttosto che non conoscere nessuno e cercare di andare avanti solo con le proprie forze A Napoli questo concetto è diventato vangelo ormai da secoli, a tal punto che un insegnante della ormai famosa Noemi (la minorenne prediletta di Berlusconi) intervistata dal TG l ha ripetuta testualmente ( Che male c è in quello che ha fatto Noemi? Nella vita è sempre meglio conoscere qualcuno potente che ti può dare una mano quando ne hai bisogno, piuttosto che non conoscere nessuno ed essere sempre obbligato a fare la fila! ). L ho citata semplicemente perché chi l ha proferita è un insegnante delle superiori, che almeno in teoria, come tutte le insegnanti di questo mondo, dovrebbe fare discorsi morali e meritocratici (tipo: I ragazzi dovrebbero comportarsi onestamente e dovrebbe essere premiato il merito anziché le conoscenze! ) e invece, di fatto, dalle sue parole traspariva la sua personale invidia per la propria allieva circa le sue conoscenze altolocate, acquisite grazie al suo comportamento seduttivo, al fisico che si ritrovava e ovviamente all età (non sicuramente all intelligenza). Comunque, siccome siamo in Italia e sapete bene cosa significhino le raccomandazioni o le formule facilitatorie degli amici non voglio essere prolisso è sufficiente tenere presente che da noi il rapporto sul personale (al contrario dei paesi anglosassoni) è comunque quello privilegiato, difatti, in qualsiasi campo e a qualsiasi livello se non si ha un amicizia, una conoscenza, un entratura (come dicono i politici) ecc. non si riesce a fare nulla (nemmeno un esame medico in tempi ragionevoli, un servizio di qualsiasi genere a prezzi onesti, a trovare un lavoro né nel privato, tantomeno nelle aziende di Stato dove, almeno in teoria, si entra con un concorso pubblico, ecc.) E siccome il rapporto sul personale sta nella via di fuga o dell illusione al pari degli altri comportamenti trasgressivi, esso comporta il solito godimento (piacere immediato e sofferenza certa dopo) difatti, tutti sanno che grazie alla logica dell amico tutte le aree dell amministrazione pubblica o tutte le imprese dello Stato gestite in questo modo per decenni, sono tutte miseramente fallite

69 448 semplicemente perché prima sono state riempite appunto di amici, parenti, conoscenti, ecc. (che portavano voti ai politici responsabili di dette aree) ma siccome non erano scelti sulla base di qualità specifiche, i servizi che dovevano giustificare il loro stipendio non venivano espletati e, dopo un primo momento in cui stavano tutti bene (politici che venivano eletti e famiglie dei lavoratori assunti per raccomandazione che diventavano improvvisamente benestanti) la crisi non si è fatta attendere e sapete benissimo che fine hanno fatto imprese come le Ferrovie dello Stato, l Alitalia, ecc. cosa che sta succedendo in questi giorni pure alla Tirrenia e così, allo stesso modo, ma ormai da anni, per le restanti aziende pubbliche prime tra tutte la sanità e l istruzione. Ma dopo l evidente fallimento del rapporto sul personale che ha portato al fallimento generale, anziché scegliere il rapporto di ruolo nel gestire le aziende pubbliche, i politici hanno trovato la soluzione in una nuova Via di fuga o dell illusione Questo nuovo trucco si chiama privatizzazione, con la quale, almeno in teoria, si doveva vendere le aziende pubbliche ai privati, i quali promettevano di fornire un servizio agli utenti migliore e persino a un prezzo inferiore: ma come anticipato, anche la privatizzazione all italiana sta nella via di fuga o dell illusione (perché gli italiani manipolano sempre a proprio vantaggio tutti i giochi nei quali sono inseriti) per cui è comparso il solito godimento: tutti contenti all inizio (il piacere immediato) e poi, a distanza di poco tempo è venuto fuori che nessuna azienda privatizzata ha migliorato il servizio e ridotto i costi (la sofferenza certa dopo), anzi la realtà ci ha detto che il servizio di tutte le imprese è stato uniformemente peggiorato così come i prezzi sono aumentati (vedi le ferrovie, l alitalia, il gas la luce e soprattutto l acqua, anche se per quest ultima il peggio deve ancora arrivare); perché? semplicemente perché anche nel processo di privatizzazione si è preferito seguire il rapporto sul personale anziché quello di ruolo mi spiego meglio: i politici, anziché procedere a un equa distribuzione o vendita delle aziende in termini di ruolo (seguendo cioè la logica della competizione o della libera concorrenza della società capitalistica) hanno scelto la logica mafiosa e clientelare che contraddistingue l Italia (e che è tra l altro l emblema mondiale nostro e del rapporto sul personale anziché di ruolo) difatti, i politici hanno

70 ceduto le aziende in crisi agli amici imprenditori, i quali le hanno smembrate, hanno preso la parte buona, aumentato i prezzi e peggiorato i servizi (come minimo perché il personale era ridotto rispetto a prima) e la parte cattiva (compresi i licenziamenti) l hanno lasciata alla collettività che continua a pagare le inefficienze con la cassa integrazione, la mobilità, contributi per la disoccupazione, sovvenzioni a fondo perduto, ecc I privati, dal canto loro, hanno realizzato guadagni stratosferici, soprattutto perché privi di qualsiasi concorrenza potevano mettere i prezzi che volevano. A conferma di ciò, pensate che gli amministratori delegati delle aziende privatizzate (tipo gas, luce, autostrade, ecc.) già dopo il primo anno di gestione si vantavano di essere riusciti a produrre utili mai visti in precedenza; ma date le premesse che abbiamo detto sopra è abbastanza facile riuscire a ottenere utili in assenza di concorrenza (come non ce l hanno appunto il gas, la luce, le autostrade, ecc.): basta aumentare i prezzi proprio come hanno fatto i nuovi e strapagati amministratori privati; e gli utenti cosa possono fare di fronte all aumento dei prezzi? Niente! - forse che i pendolari che usano l autostrada o le tangenziali per andare a lavorare, a seguito di un aumento di prezzo, prendono un altra strada oppure l aereo? - forse che per cucinare a prezzi vantaggiosi le casalinghe si producono da sole il combustibile bruciando la merda di vacca, come nelle zone rurali dell India? - forse che se aumenta la luce le famiglie riducono i consumi, non usando più gli elettrodomestici, tornando alle candele e andando a dormire alle nove di sera senza guardare la televisione? Per far vedere quanto sia ampio il discorso sulla differenza tra il rapporto di ruolo e quello sul personale, facciamo un esempio emblematico che si riferisce a una forma particolare di rapporto sul personale che ci accomuna tutti (specie noi italiani) che è sempre figlia della separazione tra l identificazione nel ruolo di cittadino e l identificazione nell Ego, separazione che ripetiamo ci spinge a cercare sempre e comunque un rapporto confidenziale o amichevole

71 anziché di ruolo, in quanto riteniamo sia più gestibile e conveniente specie quando si ha a che fare con dei professionisti. 450 L esempio classico è l italiano di fronte alla necessità della fattura o della ricevuta fiscale da parte di un professionista. Allora, proprio perché tutti siamo tendenzialmente identificati nell Ego piuttosto che nel ruolo (e ognuno di noi cerca di farsi i fatti propri dimenticando di far parte di una società che, almeno in teoria, ci sostiene e protegge tutti) quando andiamo da un professionista qualsiasi, quest ultimo, dopo aver fatto la sua prestazione ci dice: Se vuole la fattura fa tot, invece senza fattura fa tot meno! (come minimo, meno il 20% dell IVA.. Per tornare alle questioni psicologiche e per capire il legame che c è tra il rapporto sul personale e la via dell illusione, la domanda è: Cosa proviamo in quel momento di fronte alla proposta del professionista che ci ha appena, per esempio, visitato? E cosa facciamo?. Normalmente, la prima cosa che sperimentiamo è la paura. Sì, la paura di renderci antipatici al professionista che abbiamo di fronte dal quale pensiamo di dipendere assolutamente per le nostre esigenze (e a volte è pure vero, specie per le questioni di salute) per cui normalmente accettiamo la proposta ricattatoria. In qualche caso invece, specie se il professionista contattato è molto caro per le nostre tasche proviamo noi stessi il desiderio di pagare di meno e speriamo vivamente che ci faccia la proposta di non fare la ricevuta o la fattura (e a volte lo proponiamo pure noi) perché comunque riteniamo vantaggioso pagare di meno subito (anche se poi, facendo il giro dell Italia questa abitudine si traduce con più tasse per tutti), Ma chissenefreega!, diciamo, Ora preferisco tenermeli in tasca quei soldi, poi domani, per pagare le tasse c è sempre tempo!. Non voglio fare il bacchettone, la situazione è assolutamente comprensibile in entrambi i casi, anche se noi ci rendiamo benissimo conto di commettere una trasgressione, però nella nostra testa (di italiani in special modo) siamo convinti che così sia meglio: 1) perché riteniamo che il prof. che ci ha in cura sia più contento in questo modo e perciò ci tratterà bene anche la prossima volta; 2) perché noi paghiamo di meno subito;

72 451 3) perché, specie in Italia, abbiamo un pubblico immaginario che ha tra i valori principali la convenienza per cui, nel tentativo di ottenere sempre e comunque qualcosa di vantaggioso ci rendiamo disponibili anche a trasgredire le leggi (come quando si dice: Se lo dico ai miei amici che per fare l onesto mi sono fatto fare la fattura e ho speso il 20% in più, mi prendono per il culo per una vita! oppure, Che figura ci faccio se quando vado al bar dico che l ho pagato a prezzo pieno e non scontato? Di sicuro mi dicono che sono uno sfigato, che non so contrattare, che non conosco nessuno che mi può far avere quei prodotti per vie traverse, ecc. ); ma trattandosi di godimento, visto che poi tutti i professionisti (e tutti i clienti, utenti, pazienti, ecc.) si comportano allo stesso modo, il gettito delle tasse si riduce e, per recuperare l evasione, anche in questo caso i politici (che per realtà storica sono loro stessi i primi evasori) hanno un unica soluzione, le aumentano a chi non le può evadere (ai dipendenti) e quando non possono farlo, perché le hanno appena aumentate, riducono i servizi pubblici (e si fanno pure belli dicendo: Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani! gli togliamo solo i servizi pubblici così se li devono pagare per conto loro!). In ogni caso, siccome questi sistemi non possono coprire la mole di evasione che si è venuta progressivamente a creare: - lo Stato è costantemente in deficit; - i dipendenti insoddisfatti per l idea di essere tartassati, si vendicano facendosi furbi in altro modo, per esempio, riducendo l efficienza nel proprio campo lavorativo e mandando così in crisi la ditta o facendola lavorare sempre in affanno; chiedono soldi in nero ai datori di lavoro per gli straordinari; compiono veri e propri reati (come quei vigili che si mettevano d accordo con le carrozzerie per l indicazione immediata degli incidenti, oppure come quei dipendenti che portavano via i pezzi di ricambio della Fiat e li vendevano per i fatti loro, o ancora come i dipendenti pubblici che si portavano a casa la cancelleria, o il sapone e lo shampoo dalla piscina comunale e li rivendevano agli ambulanti del mercato ecc.); in questi modi e altri ancora, il circolo vizioso del deficit pubblico si sviluppa in maniera inesorabile e soprattutto incontrollabile. Comunque, la più grossa illusione favorita dai messaggi pubblicitari è quella che io ho chiamato del questo senza quello e cioè l idea

73 che il risultato immaginato piacevole possa essere ottenuto pulito, cioè solo piacere senza dispiacere, senza sofferenza o senza effetti collaterali. - La teoria del carrello 452 Come accennato, la madre di tutte le illusioni è credere che il risultato immaginato piacevole possa corrispondere al risultato offerto dal gioco ma, soprattutto, che dal risultato del gioco si possa, con dei trucchi o dei sistemi particolari (per esempio con i soldi), prendere il piacevole e scartare ciò che non piace. Ormai sappiamo che il risultato immaginato piacevole è quello che normalmente ci spinge all interno di un gioco, ma esso è sempre diverso dal risultato offerto dal gioco soprattutto perché quello che immaginiamo è sempre e solo una parte di quello che poi viviamo: per capirci, il risultato piacevole che immaginiamo di realizzare con un lavoro possono essere per esempio i soldi, la fama, ecc. ma anche quando attraverso il lavoro si ottengono i risultati sperati (come il denaro e la fama), nella realtà essi sono comunque diversi da come ce li eravamo immaginati non a caso, spesso si sente dire, e noi stessi abbiamo detto diverse volte: Certo, bello! Ma me lo immaginavo diverso!, oppure: Mi sono impegnato così tanto, ho dato al lavoro i miei anni migliori.. e poi, per cosa? Tutto qui quello che sognavo? ; in pratica, c è una bella differenza tra i soldi e la fama che l Ego si immagina di realizzare e quelli che nella fattispecie poi alla fine offre il lavoro. In ogni caso, quello che va sottolineato è che se ragioniamo in termini di risultati immaginati piacevoli e risultati offerti dai giochi nei quali siamo coinvolti, la realtà di ciascuno è che per lo più noi giochiamo sempre un gioco personale o immaginario contemporaneamente a quello ufficiale; ovvero sfruttiamo il gioco nel quale siamo inseriti per realizzare i nostri risultati immaginari. Ma i giochi sono come un pacco o come un carrello pieno di cose

74 453 positive e negative; e quando le prendiamo (con il pacco o con il carrello) ce le portiamo via tutte insieme. Questo però all Ego non importa, lui vuole godere subito del risultato immaginato positivo o piacevole e poco gli importa se per ottenerlo siamo costretti a entrare in un gioco e poi farci carico di tutte le conseguenze spiacevoli collegate all acchiapparci il pacco o il carrello intero. Comunque, per capire subito il trucco dell Ego grazie al quale con la speranza di realizzare un risultato immaginato piacevole ci infiliamo in un gioco reale, è sufficiente fare alcuni esempi: - c è chi si fidanza con l unica intenzione di poter avere dei rapporti sessuali senza troppi problemi (questo è il risultato immaginato piacevole che l Ego vuole realizzare), ma poi si accorge di essere entrato in un gioco (quello del fidanzamento) che è un pacco completo (un gioco vero con le solite 3R: regole da rispettare, ruoli da rivestire e risultati da conseguire) e in questo gioco non ci sono solo i rapporti sessuali, ma un mucchio di esperienze che solo chi ha vissuto un fidanzamento conosce davvero; - c è stato in passato chi decideva di sposarsi per uscire di casa (risultato immaginato piacevole) ma poi si accorgeva di essere entrato nel gioco del matrimonio che ha le solite 3R ed è pieno di implicazioni (positive e negative, piacevoli e spiacevoli, ecc.); - c è sempre stato chi si è messo in politica, ha fatto il prete, ha fatto l insegnante, ha cercato un posto da dipendente pubblico, ecc. con l intento di guadagnare dei soldi senza lavorare (risultato immaginato piacevole) ma poi si è accorto di essere entrato in un gioco che in cambio del guadagno chiedeva una vita piena di responsabilità, ma anche di soddisfazioni, a patto però di lavorare davvero e correttamente; - in ogni epoca c è stato chi si è messo in proprio per farsi i soldi e soprattutto per non lavorare sotto padrone (risultato immaginato piacevole) ma poi si è accorto di essere entrato nel gioco del libero professionista o dell imprenditore che certamente offre come risultato pratico un maggiore guadagno e una maggiore libertà rispetto al lavoro dipendente, ma solo a patto di lavorare dieci volte di più e con molte più preoccupazioni e, come sempre, solo se si gioca onestamente (solo cioè se si segue la Via della Verità) - oggi c è chi vuole avere subito un oggetto di consumo piacevole anche senza avere i soldi (risultato immaginato piacevole) così si

75 fa un prestito a cuor leggero e decide di pagare a rate, ma poi si accorge di essere entrato nel gioco del debito e del credito (con le solite 3 R) che offre come risultato la soddisfazione, ma solo se si accetta di dover pagare anche quando quell oggetto è diventato superfluo o ci è semplicemente passata la voglia di usarlo (magari perché è stato sorpassato da prodotti più nuovi); - e così via, gli esempi sono infiniti 454 In ogni caso, quando si entra in un gioco qualsiasi, tutti noi verifichiamo la teoria del pacco o del carrello, nel senso che ci rendiamo conto che in ogni gioco ci sono i pro e i contro e l unica vera libertà che abbiamo è quella di scegliere prima dei giochi che, a conti fatti, presentano, almeno per noi, meno contro e questo è il motivo per il quale, tornando al condizionamento dei mass media, tutte le pubblicità sono impostate nello stesso modo: Questo senza quello : - le merendine senza grassi, le bibite senza coloranti, senza conservanti, senza zucchero, ecc.; - la birra senza alcol; - il pagamento a rate senza interessi; - acquistare senza soldi, quindi avere la possibilità di possedere l oggetto desiderato immediatamente, senza attese ( E state tranquilli, pagherete poi, quando volete, con comodo! ; - ecc. insomma questo senza quello!, oppure il piacere senza il dispiacere!. E tutti noi ci caschiamo, perché invece il pacco è sempre completo e, anche se è vero che ci hanno tolto qualcosa di negativo, non saranno certamente stati eliminati tutti i negativi che esso contiene e, comunque, quello tolto sarà stato sostituito da qualcos altro, parimenti costoso o spiacevole, per cui per esempio: al posto del senza che hanno tolto, di sicuro ci sarà qualcos altro, che magari non vediamo nell immediato, ma che certamente scopriremo solo dopo giocando;

76 455 - magari è vero che si paga a rate senza interessi, ma solo perché il prezzo è stato maggiorato all origine (e noi lo scopriamo qualche giorno dopo andando per caso in un altro negozio); - magari è vero che quel cibo non ha lo zucchero, ma ha un dolcificante che magari è più dannoso dello zucchero; - magari è vero che hanno tolto i grassi, i coloranti, i conservanti ecc. ma per conservarli o dargli sapore, a quei cibi ci devono mettere qualcos altro per compensare quello che hanno tolto e non è detto che i sostituti scelti siano meglio; - ecc. Purtroppo però il condizionamento dei mass media (inevitabilmente continuo e martellante) ci porta a credere che non è così e, alla fine, ci convinciamo che ci sia invece qualcuno che vive esperienze solo piacevoli semplicemente perché ha i soldi! E questo è il motivo per il quale, a furia di pensare che solo noi facciamo esperienze prevalentemente spiacevoli, rimaniamo senza scampo depressi per tutta la vita. Ma c è una soluzione a tutto questo? In realtà, visto che i risultati immaginati positivi ci condizionano e non si realizzano mai, per stare bene, dovremmo almeno rinunciare alle aspettative, all'immaginazione, alla pretesa di voler ottenere a tutti i costi qualcosa di piacevole senza il suo contrario, perché il positivo ed il negativo sono sempre presenti entrambi, non a caso, Baba dice: Se invitate un cieco a prendere un tè, dovete per forza invitare anche il suo accompagnatore o fare entrare il cane; questo perché in tutte le esperienze della vita ci sono sempre il positivo ed il negativo essi sono come due gemelli siamesi, inseparabili! Dunque, non esistono esperienze che abbiano solo aspetti positivi perciò, quando scegliamo un azione dobbiamo sapere che il positivo ed il negativo li troveremo entrambi, in proporzioni diverse, ma sempre insieme! E nessuno è escluso da questo destino: - se ci si sposa, oltre al risultato piacevole del matrimonio andato in porto, si trovano pure tutte le problematiche della coppia; - se si costruisce, si acquista o si affitta una casa, oltre al piacere della realizzazione di un sogno, si deve dare il bianco, comprare i mobili, pagare le spese, ecc. ecc.;

77 - se si compra l automobile, si deve mettere la benzina e fare la manutenzione periodica; - e così via, in qualsiasi azione dell uomo si incontrano tutte le complicazioni di ciascuna di esse. 456 Non fosse così non esisterebbero i detti comuni, le storie, gli aneddoti o anche solo le barzellette, nelle quali, quando vengono raccontate dai comici, tutti quelli che hanno fatto la stessa esperienza si riconoscono nell aspetto negativo sperimentato e ridono di gusto. Quindi, se l'attenzione non è rivolta prioritariamente all'azione e al modo in cui vada fatta, ma si guarda soltanto al risultato positivo che ci può fornire (sia esso immaginato che reale), il destino della stessa è miseramente segnato Concludiamo allora domandandoci: cos è che ci impedisce a rinunciare alle aspettative? Tra le diverse ipotesi quella principale è che all'origine della mancata rinuncia alle aspettative sta la scomposizione dell'azione in azione vera e propria e risultato; in pratica, di fronte ad ogni esperienza la mente dell'uomo tende: - a scomporre l azione in azione vera e propria e risultato, nonostante che quest ultimo sia una parte integrante dell'azione stessa (o una logica e ineluttabile conseguenza); - a cercare il modo per realizzare solo l aspetto piacevole (il risultato immaginato piacevole o positivo) e, ovviamente, a evitare ciò che viene ritenuto spiacevole; - a sperare di ottenere quel risultato (e solo quello) o a credere che esista un metodo per ottenerlo in maniera sicura o senza passare dalla prova di verifica. A questo proposito, gli esempi sono veramente abbondanti, alcuni dei quali li abbiamo già fatti: - ci sono quelli che vogliono dormire a comando e, per questo motivo, si imbottiscono di sonniferi (salvo poi diventarne dipendenti e consumatori sempre più accaniti di tali farmaci); - ci sono quelli che vogliono dimagrire senza rinunciare a mangiare (e, per questo, sono disposti a prendere dei tarmaci, che però poi gli scombussolano l intero organismo, psiche compresa);

78 457 - ci sono quelli che pensano di migliorare le loro relazioni personali grazie a degli interventi di chirurgia estetica (e dopo, magari, non riconoscendosi più nel corpo così modificato, gli compaiono problemi di identità); - ci sono quelli che per vincere le olimpiadi si imbottiscono di anabolizzanti, salvo poi essere squalificati o, comunque, oltre che derisi, mettere a repentaglio la salute fisica (non a caso alcuni atleti sono persino morti giovani); - ci sono quelli che sperano in una vincita miliardaria alla lotteria o al casinò (e magari la ottengono pure, salvo poi, dopo un breve momento di euforia, dilapidare il tutto in imprese impossibili, in quanto non hanno l abitudine di maneggiare tanto denaro); - ci sono quelli che vorrebbero guadagnare giocando in borsa senza rischi di perdere il capitale investito e qualche bancario con fare suadente glielo fa pure credere (salvo poi, quando le cose vanno a finire male, dare la responsabilità al cliente che non ha letto bene il contratto); - ecc. ecc. Di questo passo potremmo fare ancora innumerevoli esempi, però vi invito a scoprirli da soli, visto che, come detto, tutta la società attuale (quella consumistica intendo) è improntata ad un solo obiettivo: il risultato piacevole, immediato e sicuro garantito!. Per riassumere brevemente, è dunque la frammentazione immaginaria dell'azione che ci consente di: - separare il risultato dell'azione da tutto ciò che invece concorre a realizzarlo, - distinguere il risultato positivo/piacevole da quello negativo/ spiacevole; - vedere spesso l azione come negativa, perché faticosa, dunque spiacevole e l inazione come positiva e piacevole (la pigrizia o la ritrosia naturale dei bambini e degli adolescenti che grazie ai mass media può diventare cronica e accompagnare il soggetto tutta la vita). - Uscita finale dalla via di fuga o dell illusione Come risulta evidente dallo Schema Om, quando si prende la via dell illusione, in ogni caso ci si allontana dalla Via della Verità e si va

79 458 incontro ad una serie di ostacoli e complicazioni; però alla fine anche da questa via si esce e ci si trova nuovamente nella zona franca. Per fare solo un accenno, perché sarebbe troppo lungo spiegare tutti gli effetti collaterali spiacevoli della Via di fuga o dell illusione, diciamo che prendere questa via oppure l altra ha di sicuro degli effetti o delle conseguenze di tipo psicologico che ho condensato in due forme: - UP o crescita, che si verifica nel caso del passaggio attraverso la via della verità o della prova di verifica. Al termine di questa via abbiamo la liberazione da tutti gli obblighi connessi al ruolo rivestito all interno del gioco e, al contempo, abbiamo anche una crescita maturativa in tutti i sensi (psicologico, manuale pratico ed esperienziale); - DOWN o regressione, che si realizza a seguito della percorrenza della via di fuga o dell illusione. Anche al termine di questa via c è l uscita dal gioco, però attraverso una porta di servizio che sta a simbolizzare una perdita sia sul piano psicologico che su quello pratico ed esperienziale. Parallelamente alla regressione psicologica e fisica c è poi anche una perdita dell autostima (perché si esce dal gioco con l idea di non essere stati comunque capaci a superare la prova di verifica, anche in caso di azione trasgressiva premeditata).

80 459 Nel caso del DOWN, mentre l idea negativa di sé e la perdita dell autostima viene percepita immediatamente e anche durante il gioco stesso (per esempio, sotto forma di sensi di colpa) la regressione psicologica strutturale o più profonda il soggetto non è in grado di percepirla immediatamente, ma questa è la più pericolosa perché ha i suoi effetti negativi in maniera più duratura. In teoria, a questa regressione si potrebbe subito porre rimedio rimettendosi in gioco (per esempio, ammettendo l errore commesso e domandando di rientrare nel gioco) perché già il solo fatto di ritentare, cercando di superare la prova di verifica o comunque mantenendosi nella Via della Verità permetterebbe il ripristino, quantomeno dell autostima (che non è cosa da poco); poi, con il

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