Vicentini di Allah. Roma ladrona, Vicenza capitale senza portafoglio

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1 cent 50 DIRETTORE EDITORIALE GIOVANNI COVIELLO Spedizione in A.P. - 45% art.2 comma 20/b legge 662/96 Filiale di Verona Anno 2 nr Sabat0 3 febbraio 2007 Roma ladrona, Vicenza capitale senza portafoglio Che Vicenza sia al centro dell'attenzione, nazionale e internazionale, è da qualche tempo un'abitudine. Si è cominciato, curiosamente, con lo show di Berlusconi in fiera davanti agli industriali veneti osannanti (a sorpresa?) nei suoi confronti, si prosegue da mesi col problema (business?) del Dal Molin agli Usa. Questione che se ha avuto un merito, oltre a quello di aver rilanciato a livelli olimpionici lo sport tutto italico del ping pong delle responsabilità, è quello di aver dimostrato che in politica internazionale (tradotto, nei rapporti con i Bush di turno) la nostra autonomia (libertà sarebbe dir troppo) è vicina allo zero, che al governo ci sia il Cavaliere o il Professore. E ora la Lega di Bossi è pronta a contribuire alla notorietà di una città una volta famosa soprattutto per il genio di Andrea Palladio, insediando nella palladiana villa Bonin, proprio davanti alla Fiera, il parlamento padano. La cerimonia è programmata per il 10 febbraio e, immaginiamo, sarà ripresa e irradiata da chissà quante tv, visto che in quell'occasione convergeranno a Vicenza tutti i big leghisti. A cominciare dal senatùr. "pronto a grandi proclami sulla voglia di secessione", come diceva mercoledì Il Giornale di Vicenza di Giulio Antonacci, che nella proclamazione dell'ennesima fondazione della Repubblica Padana individuava una delle possibili cause del commissariamento del vertice provinciale della Lega. Il ballottaggio per l'elezione della nuova direzione politica del Carroccio vicentino, passo fondamentale in vista delle tornata elettorale che designerà in aprile l'erede della Dal Lago alla Provincia, era, infatti in programma l'11 febbraio: troppo vicino a quel 10 in cui è prevista la nascita del nuovo parlamento di Bossi. Il conducator lumbard, da quando frequenta il presidente Berlusconi, ha anche imparato che nella politica l'immagine è sostanza e che le baruffe chiozzotte locali del giorno dopo avrebbero intristito la festa (sfida?) del giorno prima. Poco importa a lui se l'azzeramento del dibattito interno alle Lega locale, divisa tra dallaghiani e stefaniani, trasformerà il natale della repubblichina padana (repubblichina nel senso di piccola repubblica, sia chiaro) nelle idi del confronto tra le anime di un partito. Partito che a livello nazionale già assomiglia più a una monocrazia che ad una repubblica,e da oggi impone i suoi voleri anche a livello locale, vicentino. Ma almeno così Vicenza, capitale in pectore della Padania, non correrà il rischio di essere apostrofata come Roma, la capitale d'italia, "padrona e ladrona". Semplicemente Vicenza sarà capitale ma non conterà. Come con Bush. Vicentini di Allah 26 mila fedeli, 12 centri di preghiera, una miriade di negozi e imprese: in provincia i musulmani guadagnano spazi, ma la strada per l'integrazione è ancora lunga. E la religione non è un vero ostacolo da pagina 6 Retromarcia Ds, Balzi contro i "ni" sulla Ederle 2 a pagina 4 Sottomarini e aerei, scambio Maddalena - Dal Molin? a pagina 5 Cestaro (Unicomm): "Sono in credito col Comune" a pagina 10 Nuovi migranti: cervelli in fuga dal Palladio agli States a pagina 12

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3 3 LETTERE 3 FEBBRAIO 2007 Già diversi mesi fa pensavo che la base Usa al Dal Molin si sarebbe fatta. Vicenza, nel Nordest storicamente della destra e della Lega con una classe politica di bassa levatura - forse il solo Mauro Fabris sapeva bene fin dall'inizio quale sarebbe stata la conclusione - in cui è il potere economico a dettare i tempi ed i modi della politica stessa, poteva essere ben sacrificata per rinsaldare un'alleanza da considerarsi ancora "strategica" più per un problema di visibilità ed un sottile ricatto economico che per reali benefici politici. R e f e r e n d u m : andava fatto prima Lo stesso "referendum" è stato sempre e solo uno specchietto per le allodole dietro il quale nascondere soprattutto per certi esponenti del centrosinistra del futuro Partito DemoStatico - anche locale - la propria incapacità a farsi carico responsabilmente della vicenda. Non sono così convinto che ci sia una maggioranza schiacciante per il no: resteremo sempre con il dubbio poiché penso che, se non concertato tra governo e comunità locali, un referendum ora tecnicamente non sia più possibile; anche questo andava fatto 7 mesi fa. Prodi&Zonin, ognuno pensa al suo pollaio Ancor più ipocrita e falso il comportamento delle massime cariche di governo interessate dalla vicenda: Prodi e Parisi. Basta andare a rileggersi le dichiarazioni parlamentari dei due: "Il Governo intende riconsiderare con gli Autosospesosi dalla Margherita, il consigliere di zona 6 propone la sua analisi dell'affaire Dal Molin Furlan: "Centrosinistra vicentino sepolto da un governo ipocrita" Errata corrige Nel numero scorso, a pagina 6, abbiamo pubblicato una fotografia del corteo contro il Dal Molin dello scorso 2 dicembre realizzata dal signor Giorgio Sandorfi senza precisare né l'origine né l'autore dell'immagine. Ce ne scusiamo. Prodi e i suoi ministri: sulla vicenda Dal Molin si sono contraddetti più volte Stati Uniti il progetto nel suo complesso, sulla base di un approfondimento delle problematiche relative all'impatto ambientale dell'insediamento e all'eventuale saturazione urbanistica." (Prodi, luglio 06, Camera dei Deputati); "A tutt'oggi con la controparte USA non sono stati sottoscritti impegni di alcun genere. La disponibilità di massima manifestata dal precedente Governo non si è tradotta, infatti, in alcun accordo sottoscritto." (Parisi, settembre 2006, Camera dei Deputati). Abbiamo regalato parte del nostro territorio non all'europa o alla NATO, ma agli USA in virtù di patti post-bellici vecchi di 60 anni, quando invece si parlava di rivederli! Abbiamo un governo doppiamente ipocrita in cui D'Alema si duole dell'intervento unilaterale statunitense in Somalia concedendo poi al Gendarme Planetario (Antonio Cassese, Repubblica, 11 gennaio 2007) una base da cui unilateralmente partono truppe di guerra. Fa ridere la proposta del governo di un sito alternativo (pare Aviano) che avrebbe potuto preservare gli attuali posti di lavoro: rifiutata dagli Americani che si prendono il lusso di decidere sul nostro territorio come, dove e quando. A loro in realtà interessa soprattutto l'aeroporto, magari non adesso ma certamente tra qualche anno. Mi fanno letteralmente rabbrividire le parole del presidente della Banca Popolare Vicentina, l'imprenditore vinicolo Zonin quando parlando di possibile carenza di risorse idriche risponde che tanto "ne abbiamo in abbondanza". D'altronde, Zonin incarna il vero spirito del Vicentino: ingrassare il proprio pollaio. Centrosinistra morto, via alla lista locale Un effetto non secondario della decisione del governo centrale è quella di aver azzerato per i prossimi anni il centrosinistra cittadino e forse anche provinciale. Giuseppe Doppio, il segretario provinciale del mio partito, la Margherita, non era stato informato dal "livello centrale" (Rutelli) dell'intenzione di concedere la base. Lo ha saputo anche lui dalla televisione. Il che la dice lunga sulla considerazione di cui gode il centrosinistra di Vicenza e della provincia... Ma con che faccia certi esponenti del futuro partito DemoStatico, oggi assolutamente improponibile, si presenteranno ai prossimi appuntamenti amministrativi? Dovremo fare i conti con gli elettori di centrosinistra che sulla scheda elettorale (quelli che non l'hanno bruciata - fatto comunque esecrabile - e che turandosi il naso andranno a votare) scriveranno "NO DAL MOLIN". Non credo però ad un movimento "No Dal Molin" che si presenti alle prossime elezioni. I partiti di centrosinistra a Vicenza non esistono più, sconfessati dai propri vertici e dai propri elettori. E' necessario un ricambio completo nelle persone e nelle idee: alcuni degli gli attuali eletti in Comune e Provincia rappresentano solo se stessi. Meglio una aggregazione di liste civiche attorno ad un programma comune fortemente localistico ed indipendente e critico verso Roma con, ripeto, volti e contenuti nuovi. La tentazione di mollare Personalmente non mi riconosco più in questo governo. Quello che poi dà fastidio veramente, oltre alla decisione, è come stata presa ed annunciata: a Bucarest!!! Il governo già 7 mesi fa avrebbe dovuto dire: "mi dispiace, ci sono patti da rispettare, esigenze internazionali e Vicenza deve essere ulteriormente sacrificata, vedremo comunque di ottenere il massimo per la città..". Invece si è nascosto cercando in tutti i modi di scaricare le proprie responsabilità. Parisi si deve dimettere. Nel programma dell'unione si promettevano l'incentivazione della democrazia partecipata a livello locale, e una Conferenza nazionale per ridefinire le servitù militari: dov'è la coerenza? Forse è meglio che mi metta a fare dell'altro. Quindi seguirò l'esempio di Zonin ed andrò ad ingrassare il mio pollaio. Nel frattempo mi autosospendo dal Partito ed entro fine mese deciderò sul mio ruolo ed impegno in amministrazione. La tentazione di "mollare" è forte, pur ponendomi il dubbio se ciò non equivalga a tradire la fiducia nella persone che mi hanno votato: hanno già subito il tradimento del governo, e forse questo basta ed avanza. Alessandro Furlan Capogruppo della Margherita in Circoscrizione 6 Direttore Editoriale GIOVANNI COVIELLO Direttore Responsabile ROBERTO BERTOLDI Editori PIÙ MEDIA SRL Strada Marosticana, 3 Vicenza & EDIZIONI LOCALI SRL via Nizza, 8 Verona Redazione di Vicenza Strada Marosticana, 3 Vicenza tel Fax Redattori LUCA MATTEAZZI ALESSIO MANNINO ILARIO TONIELLO Redazione sportiva TOMMASO QUAGGIO PAOLO MUTTERLE Collaborano: GIOVANNI MAGALOTTI GIULIANO CORÀ REDAZIONE DI VERONA Via Nizza, 8 telefono ; Fax Redazioni ROVIGO TREVISO TRENTO Pubblicità Strada Marosticana, 3 Vicenza tel Fax Stampa Stampato dalla Penta graph S.r.l. via Tavagnacco, Udine Autorizz.Tribunale C.P. di Verona nr. 736/03 del 29/09/2003 Supplemento della Cronaca di Trento del 25 maggio 2006 Associato all USPI Unione Stampa Periodica Italiana Iscrizione al Registro Nazionale della stampa n.8857 del

4 4 ATTUALITÀ 3 FEBBRAIO 2007 Il segretario Ds della città vuole riagganciare la protesta anti-base e chiama gli autosospesi al congresso Balzi di lotta e di governo: "Ora tutti per un no chiaro alla Ederle 2" DI ALESSIO MANNINO Pur se della corrente riformista, sostiene un no radicale al raddoppio Ederle. Polemico con i vertici provinciali del partito piuttosto tiepidi col governo Prodi, ma senza per questo autosospendersi. In piazza con comitati e tutto il variegato fronte anti-base che lo fischiano, ma in cerca della "mediazione". Ecco il Luca Balzi di lotta e di governo: il segretario cittadino dei Ds, la forza che più di ogni altra sta subendo la "crisi Dal Molin" fra scontento, spaccature e accuse reciproche, tenta di arginare l'inabissarsi della Quercia vicentina, "segata" dalla realpolitik di Roma. 94 autosospesi, in testa la deputata Lalla Trupia di cui la segretaria provinciale Daniela Sbrollini ha chiesto le dimissioni a mezzo stampa. Un partito già dilaniato sul Partito Democratico, a Vicenza si sgretola accusando D'Alema, Parisi e lo stesso Prodi di avere "mentito". Come diceva Lenin: che fare? Per otto mesi ho chiesto a Fassino che un dirigente nazionale venisse qui, ma non è venu- I partiti della sinistra radicale come Rifondazione danno già per moribonda l'unione, paventando un Ulivo che approfitta della crisi per sganciarli e allearsi coi centristi. E di ciò si parlava ben prima dell'editto rumeno sul raddoppio americano. Non è che ai moderati dell'unione fa gioco tutto questo bailamme? A me hanno insegnato che i segretari devono rappresentare gli iscritti, e la stragrande maggioranza degli iscritti Ds vuole andare alle provinciali come Unione. Volete fare altro? Assumetevi la responsabilità, dico a chi sostiene ipotesi di alleanze con l'udc o Carollo. Il fatto è che le voci che andavano in questo senso provenivano dalla stessa area di cui fa parte anche lei, quella riformista-fassiniana che vuole il Partito Democratico. Cambiato idea? Oppure, come suggeriscono alcuni suoi critici della sinistra interna come Andrea Tapparo della zona 6, lei è manovrato di volta in volta da Rolando e Alifuoco? All'amico Tapparo suggerisco di venire al congresso e portare queste sue idee, saranno gli iscritti a valutare se sono eterodiretto o no. Per il resto, sono to nessuno perché subodoravano la decisione finale. Chiederemo che si prenda atto della gestione vergognosa che c'è stato a livello centrale della vicenda della base. Quanto alla Sbrollini, non esiste che in una democrazia parlamentare uno chieda le dimissioni di una deputata. Anche perché, lo ricordo, noi siamo andati alle elezioni come Ulivo, e il primo dei non eletti è uno della Margherita. La reazione scomposta della Sbrollini è stata approvata dall'esecutivo provinciale - mi hanno detto perché non mi hanno nemmeno chiamato - con 11 voti su 16. Alla fiaccolata del 16 gennaio lei era a fianco del consigliere comunale Gianni Rolando, autosospeso anche lui, e ora dice che la Trupia non va censurata. Ma allora perché non si è autosospeso anche lei? Io ritengo che i segretari non si debbano autosospendere. O si dimettono, oppure restano al proprio posto. Altrimenti si blocca tutto: chi indice le riunioni in vista del congresso? Quindi lei, come responsabile dei Ds che hanno sempre promosso una strategia di aggancio al governo rivelatasi poi fallimentare, non fa autocritica? Non ho rimproveri da farmi e non me ne vado, perché il mio compito è la mediazione. In questo mese mi sto spendendo per Proteste contro la base Usa al Dal Molin "Le primarie? Ormai non si fanno più, c'è un deficit democratico" Unione morto che parla? "Noi la vogliamo ancora" sempre stato coerente con la volontà degli iscritti, che vogliono l'unione. Anche se non ho ancora partecipato neppure ad un direttivo provinciale che discuta di programma, alleanze e candidati: una cosa che va oltre ogni immaginazione. E le primarie? Non si fanno più, non c'è più tempo per organizzarle. Le davo per perse già a dicembre, perché ci sono persone che temono di misurarsi col consenso degli elettori. C'è un deficit democratico. Fra i comitati, i transfughi dei partiti (anche di centrodestra) e le associazioni serpeggia la disillusione verso i partiti in quanto tali. Il rogo simbolico delle tessere elettorali dice niente? La soluzione post-costituzionale, perché nella Costituzione sono espressamente previsti i partiti, la respingo in pieno. Proprio perché c'è questo scontento ci deve essere un grande partito nazionale che metta insieme la frammentazione della società. A me personalmente non interessa affatto entrare in una lista civica, tanto per essere chiari. A.M. recuperare il rapporto con la base: ho già fatto 4 riunioni sui 6 collegi della città, e intendo continuare la lotta contro la base e la richiesta del referendum. Insisto: tutto il direttivo della Margherita si è autosospeso, perché i vertici dei Ds non ne hanno seguito l'esempio, compreso lei? Rispetto la loro scelta ma non la condivido. Io voglio che gli autosospesi rientrino al congresso provinciale e votino per un ordine del giorno unitario critico sul Dal Molin da portare al congresso nazionale del 20 aprile. Gli elettori del suo partito e in generale del centrosinistra sono incazzati neri con coloro che avevano votato ma che non si sono battuti a sufficienza contro la Ederle 2. Come intendete rispondere alla rivolta anti-partitica? Per ora rispondo che chi non si è battuto in prima persona nella battaglia contro il Dal Molin non potrà più presentarsi alle elezioni. Molti hanno tentennato: ognuno si guardi allo specchio e valuti se il proprio percorso è stato coerente. Tra l'altro, molto probabilmente ci troveremo alle comunali dell'anno prossimo con una lista No Dal Molin. Per le provinciali no, non ha senso in provincia. Intanto l'emorragia di voti dei delusi incombe, diretti o verso la sinistra radicale o verso la lista No Dal Molin. Farete marcia indietro e aderirete al Presidio contro la base? Il rischio di un'emorragia elettorale è fortissimo, quel 31% raggiunto dall'ulivo in città nel 2006 in futuro ce lo scordiamo. Al congresso andrà fatto un confronto serio su come recuperare i consensi persi, magari già da oggi, valutando se costruire una piattaforma politica con cui aderire alla manifestazione del 17 febbraio. E prendere altri insulti come lei stesso ne ha presi alla fiaccolata? E' palese che lei voglia agganciarsi al fronte Luca Balzi. "Il mio compito è la mediazione. Sto cercando di recuperare il rapporto con la base, ho già fatto 4 riunioni sui 6 collegi della città. Obiettivo: il referendum" del No, ma dei partiti il No non vuole vedere neppure le bandiere. Ora, meglio seguire l'opzione Val Susa e resistere a oltranza fino al 2008, come suggerisce perfino l'ex sindaco Achille Variati, o "ridurre il danno" e negoziare, come dice il suo compagno di partito Gigi Poletto? Premesso che nel patrimonio genetico degli elettori dell'ulivo ci sono la pace e la non-violenza, chiedo senza rispondermi: politicamente portiamo a casa di più con la fermezza di no o trattando per un pezzo di pane e una ciotola di riso? Il no deve essere netto, anche perché mi devono ancora dire chiaro e tondo quali sarebbero le contropartite. Nel programma dell'unione c'è testualmente scritto "ridefinizione" delle servitù militari, non ampliamento. Il segretario regionale dei Ds Alessandro Naccarato ha fatto l'esempio della Francia di De Gaulle, che ha chiuso gli insediamenti Usa e si è data una politica estera indipendente. Il problema della sovranità nazionale va posto o no? Ma questo si può fare solo con un esercito europeo operativo, non adesso. Che è come dire non farlo mai. Se mai si comincia, mai si arriverà allo scopo, no? Per ridefinire i rapporti con gli Usa bisogna essere forti come Europa, altrimenti è un discorso velleitario.

5 5 ATTUALITÀ 3 FEBBRAIO 2007 In Sardegna la flotta americana smobilita, ma il movimento anti-basi non ha ottenuto il referendum. L'altra opzione resta la resistenza fisica. Come in Portorico La Maddalena insegna: cittadini senza voce. Ma gli Usa se ne vanno DI ALESSIO MANNINO Referendum, occupazioni, ambiguità, contrapposizioni frontali: tutto già visto, alla Maddalena. Nella paradisiaca (e nuclearizzata) isola nel nord della Sardegna che nelle sue acque ospita i sommergibili atomici della Marina statunitense, la sollevazione contro le servitù militari risale a più di dieci anni fa. Anzi, l'allarme è ancora più antico, e si riallaccia alla "resistenza" sarda contro installazioni militari straniere ed italiane. Secondo notizie di questi giorni, la smobilitazione dei soldati americani è data per certa nel febbraio 2008, anche se l'impegno preso nel 2005 dal governatore Renato Soru e dall'allora ministro della Difesa Antonio Martino prometteva lo smantellamento "entro il 2006". Il timore degli abitanti, rilanciato dal comitato sardo "Gettiamo le basi", è che si tratti di una messinscena: "Movimenti che lo provino non ce ne sono stati - segnala Mariella Cao, portavoce del comitato - e non c'è nessuna garanzia che domani gli Stati Uniti possano dire 'abbiamo cambiato idea'. In realtà sono 50 anni che vanno avanti ad annunci e piagnistei e poi invece potenziano e allargano". Più di un anno di attesa senza alcuna novità, insomma. Salvo appunto l'insurrezione generale della popolazione, in Sardegna ma anche nella dirimpettaia Corsica, contro un ulteriore ampliamento denominato "progetto miglioria". Appoggiato dal sindaco di allora, Rossana Giudice (An), e dai Su le ancore, ora c é il Dal Molin Fra segreti militari, rinvii e (mezze) verità ufficiali, i sardi che lottano per la sovranità e la smilitarizzazione del proprio territorio pensano che alla Maddalena l'esercito Usa abbia deciso di mollare gli ormeggi "per salvare la faccia prima di essere cacciato in malo modo, o prima che emergano, dati alla mano, i danni sanitari e ambientali di cui è responsabile", sostiene Mariella Cao di "Gettiamo le basi". Secondo fonti vicine al governo, invece, la decisione sarebbe riconducibile all'attuale strategia di Washington, che punterebbe più su forze aeree di pronto intervento che non su armi subacquee. Lo scacchiere internazionale, infatti, non include più il Mediterraneo come teatro di una guerra atomica sul mare (com'era con l'urss), semmai il lancio di truppe e armi nucleari aviotrasportate sul Medioriente. Che questo c'entri qualcosa con il Dal Molin e la sua pista di volo? Uno scorcio dell'isola sarda. Lo scalo nucleare Usa sarà smantellato governatori regionali di centrodestra Mauro Pili e Italo Masala. Il livello di guardia e di rabbia si alzò ulteriormente nell'ottobre 2003, quando si sente un boato fortissimo arrivare dalla costa. Pochi giorni dopo trapela la notizia che il sottomarino Hartford ha subito un incidente. Hai voglia a spiegare ai maddalenini, come fecero le autorità militari americane e italiane, che "un jet francese aveva sfondato il muro del suono" o che ci sarebbe stato "un terremoto". "Non ci risulta che aerei francesi passino di qui, né che la Sardegna sia una terra soggetta a sismi", commenta la Cao. Fu proprio l'odore di balle e il pericolo sentito con le proprie orecchie a far incamminare il movimento anti-servitù verso un referendum popolare in tutta la Regione. A Vicenza analoga richiesta è stata avanzata a fine 2006 e il 30 gennaio scorso è stata bocciata dal comitato tecnico comunale. Il consiglio della Cao è "andare avanti", fino al ricorso a Bruxelles: "La nostra battaglia referendaria è partita senza aiuti ufficiali dei partiti, andando incontro alla bocciatura dell'ufficio regionale per 'incompetenza riguardo a materia soggetta a trattati internazionali'. Eppure noi avevamo formulato il quesito in modo da non dare pezze d'appoggio in questo senso". Niente da fare, neppure il Tar diede loro ragione. E adesso che si annuncia il "go home" per i marinai Usa, nessuno vuole più parlare di referendum. "Eppure - avverte la portavoce antibasi - a differenza che per l'italia che di un voto consultivo se ne frega, per gli Americani ha un valore importante". Prego? "Sì, perché sono rimasti scottati dall'esperienza di Vieques nel Portorico, dove la protesta è riuscita a farli sloggiare". Nel 2001 gli abitanti portoricani vicini a un poligono Usa per esercitazioni belliche hanno partecipato a un referendum, che secondo l'agenzia di stampa Associated Press e Judicial Watch, un'organizzazione Usa per i diritti civili, sarebbe stato influenzato illegalmente dagli stessi Americani. Una "manipolazione" per mano della Random Group, un'azienda oggi chiamata per "generare appoggio popolare" in Iraq. Sia come sia, la base nel Paese centroamericano è stata resa inagibile dall'occupazione di massa effettuata dalla popolazione locale. Dal 2003 l'installazione è chiusa. In Sardegna nel 2004 l'attuale presidente Soru (centrosinistra) ha fatto della riduzione delle servitù militari un cavallo di battaglia della sua campagna elettorale, ma al dunque non impugnò la sentenza del Tar, anzi, in alternativa a quella referendaria considerata non "l'unica", scelse la strada dei colloqui con l'ambasciatore americano (che rispose picche). Mentre il sindaco, la Giudice, fu messa in minoranza dalla sua stessa maggioranza, e l'attuale primo cittadino, Angelo Comiti (a capo di una lista civica), deve vedersela col destino dei 120 dipendenti civili della base. Un problema, come ci dice il commissario del Parco dell'isola Giuseppe Bonanno, "che qui s'inquadra in un'economia a forte vocazione statale: il settore militare e in generale l'amministrazione pubblica assorbe gran parte dei lavoratori". Come dire: qui siamo La base "d'appoggio" nell'isola della Maddalena nasce l'11 agosto 1972 a seguito di un accordo tra il governo italiano e quello statunitense, sottoposto a segreto di Stato. Il fulcro della base atomica della U.S. Navy nell'isola di Santo Stefano è costituito dalla nave-officina, alla quale si affiancano gli Hunter Killer, i sommergibili d'attacco della 69 Task Force della VI flotta americana. I sottomarini da caccia per la guerra a navi e sommergibili sono dotati di armamento nucleare, siluri, mine, missili antinave e anti-aereo con funzione di deterrenza strategica. Nel 1984 l'allora ministro della difesa Giovanni Spadolini, negando che si trattasse di una base "operativa", garantì che "non esistono missili nucleari Cruise, tipo quelli di Comiso, a La Maddalena né nelle acque territoriali italiane". Viene però sconfessato quattro anni dopo da una ricerca compiuta, anche sulla base di documenti ufficiali, da due analisti statunitensi, William Arkin e Joshua Handler (Briefing paper on La Maddalena: a key site for sixth fleet Tomahawk Cruise missiles, Greenpeace News, 1988): "La Maddalena costituisce uno dei più attivi e completi depositi nucleari e centri di riparazioni della marina statunitense - scrivono - nessun'arma nucleare è depositata a terra alla Maddalena, ma (essa) funge da deposito galleggiante quasi tutti statali, perciò lo Stato ha un interesse doppio a garantire i posti di lavoro. Difatti il "ricatto occupazionale", come lo definisce la Cao, non ha mai fatto molta breccia, perché la Regione ha dato la sua disponibilità ad assicurare un futuro agli italian workers. "Quel che posso suggerire agli amici vicentini del No alla Ederle 2 - dice la Cao - è di percorrere tutte le strade possibili contemporaneamente, sia giuridiche come il referendum sia dirette come il blocco dei lavori. In Sardegna già negli anni '50 e '60 sono state occupate aree militari e si è impedito con successo la costruzioni di basi. E, detto per inciso, noi lottiamo anche contro due poligoni militari italiani: nessuno quindi può tacciarci di antiamericanismo ideologico". Proteste nell'isola della Maddalena contro la base Usa Armi nucleari e tumori, storia di una servitù di armi nucleari". Finita la guerra fredda, La Maddalena è divenuta ancora più importante come base di appoggio delle operazioni belliche in Medio Oriente e nei Balcani. A terrorizzare la popolazione sono i numerosi incidenti incorsi negli anni e la stessa attività di officina, con conseguente possibilità di fughe radioattive e di sostanze tossiche scaricate in mare. A fare da "prova" (benché studi statistici di tipo scientifico non siano ancora mai stati svolti) sarebbero l'alto tasso di leucemia e tumori emolinfatici nelle zone adiacenti alle basi (20 morti a Quirra, dove 10 persone che vi lavoravano sono morte di cancro), i bambini nati deformi (14 a Escolaplano, che conta 2600 abitanti), l'inquinamento rilevato dalla associazioni ambientaliste nelle acque marine. Un consigliere provinciale di Forza Italia, Giulio Giudice, parente dell'ex sindaco della Maddalena, nel 2004 denunciò il capo del governo Berlusconi, il ministro Martino e l'allora governatore Italo Masala "per atti omissivi e omertosi sulle attività della base" in relazione alle malattie che hanno colpito la sua gente. Giudice era fermamente convinto, infatti, che erano state le radiazioni provenienti dalla base atomica Usa a provocargli il tumore di cui in seguito è morto. A.M.

6 6 INCHIESTA 3 FEBBRAIO 2007 Il presidente del consiglio islamico Kamel Layachi spiega come funzionano i luoghi di preghiera dei musulmani "Grazie a Dio qui non ci sono mai stati problemi" Dodici centri per migliaia di fedeli, la mappa dell'islam vicentino DI LUCA MATTEAZZI Oltre 25 mila fedeli, dodici centri di preghiera, e una rete di contatti sociali e istituzionali sempre più vivace. La presenza musulmana nel vicentino è ormai una realtà consolidata, come spiega Kamel Layachi, imam e presidente del consiglio islamico della provincia di Vicenza. "Molti musulmani hanno superato la prima fase di accoglienza e sono riusciti a ricongiungersi con i loro familiari. E come conseguenza logica, sono sorti nuovi bisogni, a volte di tipo economico e sociale, a volte di tipo culturale e religioso". Così, si sono anche moltiplicati i punti di incontro, anche se bisogna fare molta attenzione a non gettare in un unico calderone moschee, centri di preghiera e centri culturali. "Per Top Niang è senegalese, in Italia da 17 anni e da 10 nel vicentino. Qui si è laureato in scienze politiche, e da tempo è una delle voci più autorevoli quando si tratta di raccontare la realtà degli immigrati musulmani. "A livello umano non ci sono grossi problemi - spiega - i problemi ci sono quando si comincia a chiedere uno spazio, a rivendicare dei diritti. Allora gli immigrati sono visti come intrusi, non come cittadini che pagano le tasse e che vogliono costruire qui il loro futuro. A Vicenza adesso c'è un centro di preghiera e, al di là di qualche contestazione, abbiamo la possibilità di manifestare la nostra religione, ma la questione è a livello nazionale". Il punto, sottolinea, è che servirebbe un accordo tra governo e comunità islamiche, per poter garantire a tutti alcuni diritti fondamentali. E per poter risolvere tanti piccoli problemi della ragioni di semplificazione - continua Layachi - spesso si confondono questi termini e a volte questo può essere motivo di preoccupazione, perché potrebbe dare una sensazione di invasione o di perdita dell'identità. Ecco perché sarebbe importante andare a fondo ed essere precisi: per quanto riguarda la differenza tra una moschea, un centro culturale e una sala preghiera posso dire che all'interno del centro culturale può esserci una sala preghiera ma la preghiera non è l'unica attività del centro. In effetti la maggior parte dei centri culturali islamici nella provincia di Vicenza non si limitano alla preghiera rituale ma svolgono altre attività, come l'insegnamento della lingua madre ai bambini, incontri delle famiglie, attività per le donne, attività di sportello, formazione e orientamento, sostegno alle persone in difficoltà, celebrazione delle feste, conferenze e così L'imam Layachi: "I centri culturali islamici svolgono in primo luogo attività sociali" via". Nel vicentino, dunque, non ci sono moschee vere e proprie (in tutta Italia ce ne sono solo tre, a Milano, Roma e Trapani), ma pluralità di centri culturali e luoghi di preghiera diffusi da nord a sud un po' in tutto il territorio: a Vicenza città, a Marola, ad vita quotidiana. "Finché non ci sarà un concordato - insiste -, continueranno ad esserci delle difficoltà. Ad esempio, nei contratti sindacali dovrebbero essere riconosciuti alcuni momenti di preghiera importanti, come quella del venerdì, o feste come la fine del mese di digiuno e il giorno del sacrificio di Abramo. Oppure pensate alle difficoltà che si sono nelle mense aziendali, quando devi continuamente informarti su cosa c'è Alte Ceccato, a S.Giuseppe di Cassola, a San Lazzaro di Bassano, a Lonigo, a Noventa, ad Arzignano, a Cornedo, ad Arsiero, a Thiene e a Schio. Dodici centri in tutto, che si sostengono con le offerte dei soci e con le raccolte di fondi fatte in occasione delle ricorrenze principali. "I centri sono nel ripieno dei tortellini o chiedere se il dolce contiene alcol. Ormai lo stato dovrebbe prendere atto che gli immigrati musulmani sono molto numerosi, e che ognuno ha diritto di seguire la propria religione senza troppe complicazioni". E in questa direzione la strada da fare è ancora lunga. "Qua nel vicentino c'è ancora una mentalità abbastanza chiusa e provinciale - continua Niang -, manca la consapevolezza che la società ormai è cambiata. Serve più dialogo, e questo manca, ancora. Gli immigrati sono visti solo come protagonisti della cronaca nera, ma provate anche a pensare agli aspetti positivi della nostra presenza: cosa sarebbe oggi l'italia più o meno grandi, più o meno polifunzionali e più o meno frequentati dai fedeli - illustra ancora l'imam -. Praticamente, durante il giorno nei vari centri c'è poca affluenza perché la gente lavora, ma la sera arriva più gente. Poi, il Venerdì, ci sono molte persone per la preghiera congregazionale obbligatoria che viene svolta dalle ore fino alle a seconda del centro. Anche durante il mese di Ramadan e le feste islamiche i centri sono frequentati molto di più. Grazie a Dio, comunque, nella Provincia di Vicenza non si sono riscontrati grossi problemi: certamente, ogni tanto, qualche politico alza la voce, ma credo che i vicentini nel loro complesso abbiano capito che la società italiana sta cambiando ed è sempre di più multiculturale e multireligiosa. E che non si può tornare indietro, ma occorre convivere insieme nel rispetto reciproco". La storia - 1. In Italia da 17 anni, il senegalese Top Niang denuncia: "Quando chiediamo spazio diventiamo degli intrusi" "C'è poco dialogo. E la laurea meglio tenerla nascosta" Una protesta sindacale. Molti immigrati chiedono alla società e ai datori di lavoro più rispetto per il loro credo senza i miliardi di euro di tasse e di contributi pagati dai lavoratori stranieri? Chi pagherebbe le pensioni?". I riflessi di questa situazione si avvertono poi nelle incombenze concrete di ogni giorno. Ad esempio quando si cerca un lavoro. "Io sono laureato, ma non riesco a trovare un lavoro in linea con la mia preparazione. E quando mi presento ad un colloquio per un posto da operai, mi conviene nascondere il fatto che ho una laurea, altrimenti mi dicono ' che ci vieni a fare qua '. Senza contare che, a volte, mi capita ancora di rispondere ad un annuncio di lavoro e sentirmi dire di no perché sono straniero e per quel posto preferiscono gli italiani. La discriminazione esiste ovunque, ma rispetto ad altre nazioni siamo molto indietro: certi comportamenti vanno superati". L. M.

7 7 INCHIESTA 3 FEBBRAIO 2007 Secondo il sociologo Stefano Allievi ignoranza e pregiudizi sono il vero ostacolo all'integrazione degli immigrati musulmani "Allah non è un handicap per essere buoni italiani" DI ALESSIO MANNINO Il sociologo Stefano Allievi è un vero esperto di immigrazione islamica. "Vero" nel senso che l'ha studiata a fondo, dedicandovi innumerevoli ricerche e pubblicazioni (fra cui "Musulmani d'occidente. Tendenze dell'islam europeo", 2002; "Islam italiano. Viaggio nella seconda religione del Paese", 2003; "Niente di personale, signora Fallaci", 2006). Insomma, contrariamente a molti portavoce della vulgata simil-fallaciana, sa di cosa parla. Docente all'università di Padova, cattolico praticante, in questa intervista smonta pezzo a pezzo pregiudizi e luoghi comuni sui fedeli di Allah che vivono e lavorano in Italia e nel Veneto. In un'ideale fotografia dell'islam italiano a inizio 2007, cosa si vedrebbe: una comunità che si radica nella società e va verso l'integrazione, oppure no? Cominciamo col dire che in Italia le persone di fede islamica provenienti da paesi musulmani sono poco più di un milione, le sale di preghiera un po' più di 300, e tutte, eccezion fatta per la moschea di Roma, si autofinanziano. Gli imam vengono retribuiti dalle comunità, anche se moltissimi di loro hanno un lavoro. Sull'integrazione, bisogna intendersi sul termine. Se "integrati" vuol Il parere dell'esperto: "Integrazione significa conoscere la realtà e la lingua del paese ospitante, rispettarne le leggi e intrecciare una rete di relazioni con gli autoctoni" dire essere uguali identici a "noi", cioè che un buon musulmano dev'essere cattolico, be', non ci siamo. No, integrati significa conoscere la realtà e la lingua del Paese ospitante, rispettarne le leggi e intrecciare una rete di relazioni con gli autoctoni. Insomma, quello che facciamo tutti: andare a scuola, lavorare, fare la spesa. Qui nel Vicentino, punta di diamante del Veneto lavoratore e in rotta col fisco, davvero basta che un musulmano lavori e paghi le tasse per diventare un cittadino come gli altri? O resta un problema di diversità culturale? Ma la diversità culturale non contrasta con l'integrazione! Se io ho una religione diversa da quella cattolica, non è che per questo non sono integrato. Non ha nessun senso logico. Per esempio: io non mi ritrovo nel tifo calcistico, che io interpreto etimologicamente come malattia. Il tifo è la malattia nazionale: allora cosa sono, meno integrato perché non sono tifoso? Si sostengono tesi presupponendo un'omogeneità: ma omogeneità rispetto a chi? Ai cattolici, che almeno statisticamente rimangono pur sempre in maggioranza. L'italiano cattolico, lo dice il cardinal Martini, è l'eccezione, ormai. L'italiano medio, per fare un altro esempio, legge pochissimi libri. Io ne leggo tanti. Non sono italiano? E le differenze da regione a regione, quanto contano nel processo di integrazione? Tanto. L'integrazione dipende da due fattori: un 50% dalla volontà di integrarsi, dall'orizzonte di integrazione dell'immigrato, che evidentemente, se ha in mente di restare solo 4-5 anni per poi tornare in patria, non ne ha alcun interesse; un altro 50% dal contesto. Se ogni giorno, in tv e sui giornali, da politici e opinionisti vari, subisce attacchi e insulti, si sente messo in un angolo. E poi, il territorio. Il Veneto vive una situazione di schizofrenia: con la mano sinistra ne assume a più non posso per motivi non sempre nobili, e con la destra firma petizioni, lancia strali e odia quegli stessi che cerca come manodopera. Il Nordest è poco aperto rispetto, per esempio, a realtà come la Sicilia, dove non si vedono scritte sui muri o articoli sui giornali contro i musulmani (anche se questo non significa che lì non ci possano essere risentimenti). Il Veneto chiuso e bigotto però ha anche la faccia del cattolicesimo più generoso, quello del volontariato. Attenti insomma a generalizzare. A proposito di generalizzazioni: qual è il meccanismo sociale che si attiva quando si incolpano degli immigrati, a volte a torto, di delitti eclatanti, oppure quando si parla dei centri islamici come di luoghi di indottrinamento e reclutamento integralista? Nel primo caso, è il classico esempio di capro espiatorio. Prima erano le streghe, poi gli ebrei, ora sono gli immigrati o, sempre più spesso, i musulmani. E' il nostro anti-stress. Quanto al secondo caso, anzitutto i centri coinvolti in indagini sul terrorismo si contano sulle dita di una mano. Non c'è dubbio che certi personaggi vadano colpiti e repressi. Ma non si deve dire "le moschee": allora, siccome l'omicida di Erba era un netturbino, i netturbini sono una categoria a rischio? Queste sono sciocchezze. C'è chi vorrebbe indire referendum locali per la costruzione delle moschee: allucinante, da quand'è che le maggioranze decidono sulla pelle delle minoranze? Si parla senza sapere l'abc della democrazia. Si invoca la reciprocità: siccome negli Stati musulmani non è possibile costruire chiese cristiane, neanche qui è giusto concederle agli islamici. Posto che è nostro diritto-dovere alzare la voce per la tutela delle comunità cristiane nei paesi musulmani, che in molti casi versano in condizioni drammatiche, rispondo anzitutto che è così solo in alcuni stati, perché invece in Marocco, ad esempio, le chiese ci sono. In Arabia Saudita no, ma quest'ultima tutti la trattano coi guanti, chissà perché. In realtà, accordi bilaterali si possono fare solo fra Stati, non con l'islam in astratto, che non esiste. Ma eventuali accordi non possono incidere sui diritti universali come quello a manifestare il proprio credo. Da ultimo, dico che Gesù non ha mai usato la parola "reciprocità": non è un argomento evangelico, è solo agghiacciante.a La storia - 2. Viaggio nei negozi islamici, dove carni macellate secondo i precetti coranici e prodotti multietnici conquistano anche i vicentini Capretto, paprika e cumino: la spesa halal che piace agli italiani Non ci sono solo le moschee, i luoghi di preghiera, i centri di cultura e le scuole coraniche. Lontano dai riflettori e dalle polemiche, nelle nostre città sono diffusi da tempo luoghi meno controversi, ma altrettanto "profondamente" islamici. Come i tanti negozi di kebab, oppure come le macellerie halal, quelle in cui si trova la carne di animali macellati secondo i precetti del Corano. A Vicenza una delle più frequentate è la macelleria Atlas, sotto i portici all'angolo tra contrà Sant'Ambrogio e contrà Mure San Rocco. Un locale piccolo, ma ben fornito di tutto quello che può interessare a chi non è abituato a pranzare con spaghetti e braciole. A cominciare, ovviamente, dai tagli di carne, tutti rigorosamente di origine bovina od ovina e macellata secondo il rito musulmano, come testimonia un certificato appeso in bella evidenza sul bancone. "C'è abbastanza movimento - racconta Elkailil Rachid, marocchino, uno dei soci del negozio -. Per quanto riguarda gli agnelli, ad esempio, ne vendiamo cinque o sei a settimana. E ci sono anche italiani che vengono a comprare il filetto di manzo o di agnello". I prezzi, in effetti, sono convenienti: due clienti entrano e con una spesa di due euro o poco più si portano via il necessario per la cena, i cartellini esposti sul bancone sono tutti sotto i dieci euro al chilo, mentre basta molto meno per l'assortimento di condimenti e contorni esposti sugli scaffali. Un pot-pourri multietnico, fatto di cous-cous marocchino ("C'è sia quello crudo sia quello già pronto", spiega Rachid), spezie di ogni tipo - paprika dolce e piccante, cannella, zenzero, noce moscata, pepe nero, curcuma e cumino ("ottimo per la carne ai ferri") -, riso tunisino, miele spagnolo, mandorle nordamericane e salse decisamente forti ("questa e la harissa - commenta Rachid indicando un prodotto composto per l'87 per cento da peperoncino, per il resto da aglio e senape -: è piccante forte forte e la usano soprattutto i tunisini"). Anche per questi prodotti, comunque, la clientela è mista: tanti maghrebini, ovviamente, ma anche un numero di italiani superiore alle aspettative. "Ci sono tanti Italiani che vanno in Marocco, per le vacanze o per lavoro, soprattutto nelle zone di Marrakesh e di Casablanca, e poi quando tornano cercano i prodotti che hanno assaggiato là". Lui, originario proprio dei dintorni di Marrakesh ("posti bellissimi"), è in Italia da sei anni. Il suo italiano non è dei più scorrevoli ("non sono mai andato a scuola, quello che so l'ho imparato lavorando" si giustifica), ma più che sufficiente per farci capire che in città si trova bene. "Vicenza è un o dei posti più tranquilli - conclude -. Certo, ci sono persone buone e persone meno buone, ma nel complesso si sta bene. Adesso c'è anche una moschea nuova, ma a parte quello l'importante e poter vivere bene, e qua è possibile". L. M. Elkailil Rachid nel suo negozio

8 8 ATTUALITÀ 3 FEBBRAIO 2007 Ne cantano le lodi e lo considerano il futuro. Ma come usano Internet i politici e vip vicentini? Siamo andati a scoprirlo Il potere del web non conquista i potenti DI ALESSIO MANNINO E ILARIO TONIELLO Tutti a magnificare le sorti progressive della tecnologia, le potenzialità della Rete, le strade informatiche e magari, i più avveniristici, la "democrazia elettronica". Ma poi, gli esponenti della nostra classe dirigente, Internet lo usano? Hanno dei siti web? Sono "connessi"? I potenti e i vip di Vicenza e dintorni, informaticamente parlando, sono messi così così. Ecco cosa risulta da una nostra rapida ricerca navigando fra le homepage di personaggi, aziende e enti locali. Calearo&Zonin Il primo non poteva che essere un industriale, anzi, il rappresentante delle categoria: Massimo Calearo, presidente di Assindustria e titolare di un'omonima impresa di antenne per auto. Gli imprenditori, infatti, sono i più accaniti nel recitare il mantra dell'innovazione. Cliccando su calearo.com si scopre un sito assolutamente ordinario, senza pregi e difetti particolari, che presenta in linea generale l'attività dell'azienda. Essenziale e funzionale: questo il motto online del patron confindustriale. Cercando sul motore di ricerca Google l'altro grande nome dell'imprenditoria berica, Gianni Zonin, re dei vini e presidente della Banca Popolare, ci si imbatte su g i a n n i z o n i n v i n e - yards.it. Sobrio, senza inutili presentazione in flash (un programma di suoni e immagini che spesso arricchisce le pagine introduttive), è nulla più che un sito vetrina dove l'interattività dell'utente è pressoché nulla: non c'è neppure un indirizzo e- mail per i contatti. Decisamente più aggiornato, invece, il sito dell'azienda (www.zonin.it). I migliori (web) politici Passando agli uomini politici, l'offerta propone di tutto e di più. In cima al podio Contenuti buoni per il web della Diocesi ma struttura vecchia. Sempre meglio delle "vetrine vuote" dei siti politici una pattuglia trasversale composta dal trio Abalti- Fabris-Treu, detentori della palma di migliori internettiani dell'arco costituzionale. Abalti.it, il blog (diario online) dell'assessore comunale all'istruzione (An) è tecnicamente ben fatto ed esteticamente piacevole. Ora, il fatto è che, come per quasi tutti i politici, una volta passate le elezioni sono abbandonati a se stessi. Arrigo Abalti fa eccezione, almeno fino al 2005: fino a quell'anno, infatti, ha inserito dei "post" (interventi) pubblicizzando la sua attività. Poi, più nulla. Il capogruppo dell'udeur alla Camera Mauro Fabris, invece, aggiorna costantemente il proprio sito (maurofabris.it), e questo è un punto a suo favore. L'unica Discreti i siti istituzionali, bocciati (quasi) tutti quelli personali pecca - e per un politico è alquanto grave - la mancanza di interattività. Il senatore della Margherita Tiziano Treu vanta un sito professionale e curato, semplice e chiaro (tizianotreu.org), ma ci casca anche lui: nessuno spazio all'interazione con chi guarda. Un po' di aggiornamento, inoltre, non guasterebbe: stampato a grandi caratteri c'è ancora lo slogan della campagna elettorale Rolando&Carollo In mezzo alla classifica troviamo Giovanni Rolando, consigliere comunale diessino, e il deus ex machina del ritorno della Balena Bianca Dc in Veneto, Giorgio Carollo del Ppe. Rolandogiovanni.com, in cui campeggia una foto di qualche anno fa del Nostro, è strutturato in modo semplice e di facile accesso, perfino col numero di cellulare e (finalmente!) un' . Ma la domanda sorge spontanea: se non ci mette i contenuti, a che gli serve? Carollo.info, invece, è addirittura maestoso: più che un sito, un portale. Homepage ricca di informazione, forse anche troppo: può risultare pesante e disorientante. Azzurri insufficienti Maglia nera per l'euro- azzurra parlamentare Amalia Sartori e il suo collega di partito Gabriele Galla, capogruppo di Forza Italia in Sala Bernarda. Il sito delle potente Lia, amaliasartori.it, è un po' povero, tra l'altro con difficoltà ad accedere ad alcune sezioni. Ci sono i contatti, la newsletter (invio di periodiche di informazioni), ma alcune pagine sono drammaticamente vuote. Una per tutte, quella denominata "attività". Peggio sta solo Galla: il suo gabrielegalla.it è praticamente datato in tutto al 2003, anno delle ultime elezioni in Comune. E a dispetto di pagine dedicate agli impegni etc etc, nessun resoconto del suo operato né tanto meno un aggiornamento all'attualità. E il sindaco Hullweck e la presidente della Provincia Dal Lago? Di quest'ultima si è detto: nessun sito personale, come del resto il primo cittadino. Allora andiamo a dare una sbirciatina a Comune e Provincia in versione web: il primo (comune.vicenza.it) offre una vetrina di informazioni interessante, ma il percorso per reperirle è spesso tortuoso e stancante; il secondo (provincia.vicenza.it) è promosso con buon voti, perché sia accessibilità che usabilità (i moduli con cui sono realizzate le pagine si La Lega nella rete Un caso a parte costituisce la Lega Nord vicentina. Ci saremmo aspettati ruspanti ma godibili siti dei due leader locali, Manuela Dal Lago e Stefano Stefani. E invece della prima nessuna traccia web, mentre il secondo s'è fatto fregare il dominio stefanostefani.com da una ditta di imballaggi per liquidi. Roberto Ciambetti, il presidente del consiglio regionale Marino Finozzi e il senatore Paolo Franco hanno invece delle pagine all'interno di leganordvicenza.org: geometriche, facili da consultare ma scontate, un po' sullo stile della Sartori. Nosiglia&Pablito In coda, due totem della vicentinità: il vescovo (oggi Cesare Nosiglia) e il mitico Paolo Rossi, campione del mondo di calcio nel Il sito diocesi-vicenza.it è pura preistoria informatica: grafica pesante, animazioni antidiluviane, testo scorrevole all'ingiù in una sequenza infinita di testi. Tuttavia, è ricco di informazioni ed è aggiornato. Pablitorossi.com è un monumento alla sguaiataggine multimediale di flash: animazioni, musiche, e chi più ne ha più ne metta. Non proprio elegante, ovvero alla moda, molto "cool". Un mito deve pur sempre stare al passo con i tempi, mica ci si può fermare alle radiocronache garbate di Nando Martellini Comune & Provincia espandono e si vedono bene sia con schermo grande che con uno piccolo) funzionano bene. Quanto alle pagine specifiche dei due amministratori, la parte riferita a Hullweck ha una sezione curriculum completa e precisa, anche se con qualche concessione a un certo suo lato vanesio (il padre "germanico", la "gattina di nome Zucchero"). Riguardo alla Dal Lago, invece, si segnala positivamente la presenza nell'homepage della sua foto e del form per scriverle. Risponderà a tutti?

9 9 INTERVISTA DOPPIA 3 FEBBRAIO 2007 L'ex senatore della Lega Nord, avvocato e docente universitario, 62 anni: "Rumor sarebbe disgustato" Renato Ellero: "Il nulla regna sovrano sulla città" Ellero: "Se i vicentini sono come gli abitanti della Val di Susa, c'è ancora speranza" Quante volte in parlamento o per quanto tempo? Una volta, dal '94 al '96. Quali sono le prerogative che un ex-parlamentare mantiene dopo aver lasciato lo scranno? Autostrada e treni gratuiti, salvo gli eurostar. In verità tutti appuntano la loro attenzione sulla cosiddetta pensione. Questa, tuttavia, è un vitalizio che il parlamentare paga con una parte dello stipendio. Se la legislatura cessa prima dei cinque anni il parlamentare può continuare a pagare di tasca sua sino al completamento del quinquennio. Attualmente, comunque, bisogna aver fatto almeno due legislature. Sotto quanti e quali partiti ha militato? La DC e la Lega Nord. Nel 1995, dopo il ribaltone di Bossi, con altri 26 parlamentari della stessa Lega fondai la LIF (Lega Italiana Federalista). Cos'è un trasformista? Chi passa da un partito all'altro, da un'alleanza all'altra e pretende, per di più, che ci si scordi i suoi "passaggi". Se il compromesso è il sale della politica, qual è la pietanza offerta agli elettori? La presa in giro. Se oggi fosse vivo Rumor cosa direbbe di Vicenza? Se Cristo gli dicesse "Mariano alzati", si rifiuterebbe di farlo! Dia un voto all'amministrazione comunale e provinciale, e spieghi perché. Comune: non si può dare un voto al nulla! Provincia: la presidenza é politicamente abile quanto, inversamente, l'opposizione è inesistente. Dopo la Val di Susa, Vicenza nuova Val di Usa? Se i vicentini sono come gli abitanti della Val di Susa, Vicenza ha ancora qualche speranza. Al posto degli attuali parlamentari vicentini, lei come si sarebbe comportato sul caso Dal Molin? Averi preso contatto diretto con le Autorità militari e diplomatiche degli USA e, per quanto possibile con l'opposizione Democratica. Con Bush e il suo entourage è inutile parlare. Capiscono solo il linguaggio del più forte. Vicenza è un gigante economico ma un nano politico? Vicenza è come un grande formicaio pieno di buona volontà e laboriosità. Sia in politica che nel resto la rappresentanza esiste solo a parole. Cos'è la "clientela" in politica? Il clientelismo è tipico degli amministratori locali. Tanti voti controlli, tanto ottieni. L'armonia complessiva delle decisioni è cosa per pochi eletti! Il suo più grande successo da uomo politico? L'aver rifiutato la candidatura del '96. E la sua più grande sconfitta? Il non essere riuscito a far confermare alcuno dei parlamentari della LIF nel collegio dove erano stati eletti. Ricordo con infinita amarezza il loro dolore quando si accorsero di aver creduto alle assicurazioni di Berlusconi che al momento in cui doveva mantener fede alla sua parola scomparve letteralmente di scena! Che consigli darebbe a un giovane ambizioso che si candida per Montecitorio o Palazzo Madama? Se è intelligente non lo faccia capire. L'ambizione, in quei posti, non va d'accordo con l'intelligenza! Cosa pensa dell'altro? Niente. Il responsabile regionale degli eventi di Forza Italia, ed ex senatore, 52 anni: "Dal Molin, caso strumentalizzato" Flavio Tredese: "Onorevoli troppo ideologizzati" Quante volte in parlamento o per quanto tempo? Per 5 anni, nella legislatura dal 2001 al Quali sono le prerogative che un ex-parlamentare mantiene dopo aver lasciato lo scranno? La pensione, che si comincia a riscuotere compiuti i 65 anni. Poi il treno gratuito, ma io non lo prendo mai, 12 biglietti aerei all'anno; l'autostrada gratis, ma ho il tesserino scaduto. Sotto quanti e quali partiti ha militato? Ai tempi dell'università nel movimento giovanile della Dc, ma solo per un anno, nei primi '70. Poi in Forza Italia. Cos'è un trasformista? La lettura del lettore dice che è colui che cambia il partito, che fa il salto della quaglia. Poi uno può dare mille connotati, e si capisce a cosa mi riferisco. Se il compromesso è il sale della politica, qual è la pietanza offerta agli elettori? Io parlo per me: ho seguito soprattutto due leggi, quella sulla fecondazione assistita e la Fini-Giovanardi sulle droghe leggere. Il compromesso spesso è il frutto di culture diverse, che si persegue per venire incontro ai più. Se oggi fosse vivo Rumor cosa direbbe di Vicenza? Come l'ha lasciata mi pare che sia ancor oggi. Dal punto di vista economico è ancora una città che vanta un reddito pro-capite molto elevato. L'unico rammarico che potrebbe avere è la mancata realizzazione della Pirubi, l'autostrada che dovrebbe collegare Trento con Rovigo. Dia un voto all'amministrazione comunale e provinciale, e spieghi perché. Conosco bene entrambe perché da segretario provinciale di Forza Italia ho seguito le candidature alle elezioni amministrative. Il mio quindi è un giudizio di parte. Devo dare atto ai due di aver ben interpretato il proprio popolo. Promossi a pieni voti, dunque. Dopo la Val di Susa, Vicenza nuova Val di Usa? La base non stravolgerà più di tanto la vita quotidiana della popolazione, assistiamo a una campagna di strumentalizzazione, una pura lotta anti-americana. Io abito a Montegalda, e nessuno ha mai detto niente di Longare, che pullulava di soldati americani. Al posto degli attuali parlamentari vicentini, lei come si sarebbe comportato sul caso Dal Molin? Tredese: "Sul Dal Molin assistiamo a una campagna di strumentalizzazione" Credo che in una situazione economica non eccellente (penso all'oreficeria, ad esempio), rifiutare la possibilità di un'entrata economica importante come questa sarebbe un'opportunità persa per i nostri figli. E dall'altra parte nessuno ha spiegato quale sarebbe l'opportunità in cambio di un no. Solo slogan anti-americani, mentre noi siamo pronti al dialogo. Vicenza è un gigante economico ma un nano politico? Questa cosa ce la portiamo dietro da anni. Noi del centrodestra abbiamo sempre difeso Vicenza, per esempio sull'autostrada e sulle infrastrutture. E' vero però che i parlamentari vicentini non riescono a essere incisivi perché sono divisi ideologicamente, invece di guardare agli interessi veri del territorio. Cos'è la "clientela" in politica? E' una parola che non conosco. Posso dire che si è rafforzata da quando sono saltati i partiti tradizionali. Il suo più grande successo da uomo politico? Aver vinto il referendum sulla fecondazione assistita. E la sua più grande sconfitta? La burocrazia: non sono riuscito a semplificare la vita dei cittadini. Che consigli darebbe a un giovane ambizioso che si candida per Montecitorio o Palazzo Madama? Fare politica per passione, come l'ho sempre fatta io. Cosa pensa dell'altro? L'ho conosciuto anni fa come una persona che aveva passione ed entusiasmo. Anche lui ha contribuito a cambiare l'italia.

10 10 ATTUALITÀ 3 FEBBRAIO 2007 E' uno degli imprenditori più importanti del Veneto, il cavaliere del lavoro Marcello Cestaro, 69 anni, con suo fratello Mario a capo dell'impero Unicomm, gruppo fondato nel '46 dal padre Antonio a Schio, classico padroncino partito con un piccolo ingrosso. Lui ha cominciato a lavorare a 13 anni subito dopo le scuole medie, trasferendo negli anni '70 il magazzino a Malo. Lì è rimasto fino all'agosto scorso, quando ha stabilito la sua sede centrale a Dueville. Dalla mega-centrale a due passi da Vicenza gestisce 150 punti vendita A&O (a cui è affiliato tramite il consorzio Selex), cinque centri distributivi (oltre a Dueville, Oderzo, Belluno, Forlì, Perugia), i supermercati Famila, gli ipermercati Emisfero (6 sparsi per il Veneto, di cui uno al centro Palladio), 37 Cash&Carry, due depositi di prodotti freschi (uno è a Padova), dirama gli ordinativi alle ditte produttrici e stipendia un totale di 5200 dipendenti. Il tutto per un giro d'affari di 3 mila miliardi di vecchie lire. Non è un palazzinaro, dunque, ma sugli edifici innalzati dai costruttori impianta il suo business. E con la politica edilizia di Palazzo Trissino ha avuto incontri e scontri esattamente come un immobiliarista. "Non sono un lobbista", mette le mani avanti, "anzi, non so neanche cosa voglia dire questa parola". Lei non ha mai cercato di influire sulle scelte dell'amministrazione? Nel 2003 ha contribuito alla campagna elettorale di Forza Italia. I re del mattone. Il n 1 dell'impero Unicomm (A&O, Emisfero, Famila) attacca sul Pp10 E sulla Send avverte: "Sto valutando se entrare nell'affare" L'"escluso" Cestaro: "Voglio fare lobby anch'io" DI ALESSIO MANNINO L'attuale supermercato di Laghetto: "Cade a pezzi. Fatemelo sistemare" Marcello Cestaro: "Imprenditori, distributori e commercianti devono agire insieme" Sì, è vero, in modo assolutamente regolare. Ma il mio primo pensiero quando mi sveglio la mattina è lavorare coi miei collaboratori, è la mia azienda. Io lavoro dalle 7 di mattina alle 8 di sera ogni giorno, e non ho né il tempo né la voglia di star dietro ai politici. A Vicenza, poi, si sa: c'è gente che sa decidere, che ha carattere, che sa farsi valere... Come nel caso del piano urbanistico di Laghetto, il Pp10, perennemente fermo con dentro il suo supermercato, giusto? A Vicenza abbiamo dormito un attimino. Quando l'abbiamo acquistata nel 1988 per creare un punto vendita (come da accordi con l'amministrazione comunale di allora), l'area era di 7 mila metri quadri. Prima, sin dal 1970, avevamo in affitto il mercato presso l'ente Comunale di Consumo, ed era di 400 metri quadri, come anche tuttora. Noi vogliamo semplicemente ampliarlo a 1200 metri quadri. Ora cade a pezzi, grazie anche alla nostra cara presidente della Provincia Dal Lago che pensa ancora che i negozi debbano stare sotto le case, come ai tempi del littorio...invece sotto i palazzi i veicoli merci non possono scaricare, perché lì passano anche le auto private e perché farebbero troppo rumore. Lei si riferisce al fatto che il gruppo leghista in consiglio comunale, guidato da Manuela Dal Lago, ha cancellato l'allargamento della superficie commerciale. Con il sindaco azzurro Hullweck che rapporti ha? Niente di che: "buongiorno, buonasera"... I miei collaboratorihanno parlato con alcuni assessori a suo tempo, non molto più di questo... Si sente penalizzato dall'attuale politica comunale? Sì, nel caso del Pp10. Aspetto che mi vengano dati 7 mila metri cubi: è previsto che quelle volumetrie possano essere spostate, qualcosa devono darmi. Cosa bisognerebbe fare allora per uscire dall'impasse, secondo lei? Il costruttore Marchetti (titolare della Bilding, presidente di Vicenza Futura) sulle nostre pagine ha rivolto un appello a quell'arcipelago di imprenditori che non trovano sufficiente ascolto presso il Comune. Io penso che imprenditori, distributori e commercianti debbano avere la volontà di incontrarsi e discutere di come agire insieme, magari tramite le associazioni di categoria. Se ho capito bene, secondo lei Assindustria e Ascom (e lei fa parte di entrambe) devono fare pressione a viso aperto sul Comune per ottenere che gli affari vadano in porto? Sì, non i singoli da soli coltivando ognuno il proprio orticello, ma insieme, argomentando così da pari a pari, per creare maggiori sinergie tra produzione e distribuzione. Questo non è fare lobby? Io penso alla mia azienda e non disturbo gli altri. Ma sono disponibile a operazioni di più ampio respiro. Intanto si trova un supermercato bloccato per quasi vent'anni. Ma io credevo che gli amministratori si rendessero conto che ho bisogno di lavorare, e invece no. L'area di Laghetto interessata dal pp10 Ma ora se n'è accorto. Ed ecco la lobby. Se lei vuole chiamarla lobby la chiami lobby, io dico di fare gruppo, aggregazione. E vorrei ricordare che chi assume di più, oggi in Italia, è il terziario, è il commercio. Se poi i politici dicono cosa vogliono fare, invece di dire che vogliono rispettare 4 vecchietti che abitano davanti al supermercato a Laghetto...Detto con tutta la simpatia per le persone anziane. A Laghetto sono state raccolte più di duemila firme contro il Pp10. Ho anche incontrato un promotore del comitato di quartiere, che mi ha detto che col supermercato arriverebbero auto da tutta Vicenza. Ma è assurdo: stiamo parlando di 1200 metri quadrati, è solo per gli abitanti. Le firme? E' stato un gruppetto di loro e poi gli altri hanno seguito a ruota. E lo stop infinito è un soccombere a una raccolta di firme. Gli abitanti di Laghetto hanno bisogno di un supermercato lì. A questo punto o lo chiudo, o mi consentono finalmente di rifarlo. E non è un centro commerciale, che cavolo scrivono sulla stampa? Un centro commerciale deve avere dentro un ipermercato, cioè una struttura da 3 mila metri quadri in su, e una galleria di negozi. I residenti lì non vogliono nuovi edifici, per quale motivo ne avrebbero bisogno, secondo lei? Daremmo loro uno spazio con un assortimento maggiore, gratificante anche per chi abita lì. Il Dal Molin andrà agli Americani, dopo il sì del governo. Addio al Pp10, dunque? Anzitutto credo che la nuova base potrà portare, in termini economici, solo benefici a Vicenza. Se Laghetto rimane nel suo ambito, con via Sant'Antonino in mezzo, non vedo che altri problema c'è, anche se probabilmente ci sarà un problema di viabilità su viale Ferrarin. Il Pp10 si può sempre fare. Quello che vedo difficile è potenziare l'aeroporto civile, troppo stretto. Se gli Americani arrivano diventerà militare, secondo me. Lei prima ha parlato di stampa. Marchetti ha lamentato delle vere e proprie campagne ostili contro i suoi affari, ad esempio sull'area Send, in cui anche lei è coinvolto. Lei è stato danneggiato dai giornali? Guardi, si sa che sui giornali si scrive ciò che viene deciso dalla proprietà. Non mi faccia dire di più. Sulla Send però vorrei chiarire: l'unicomm non è nella società. Abbiamo un'opzione di partecipazione, che tra l'altro è scaduta a fine 2006, perché una parte della proprietà dell'area era della Unicomm. Ora stiamo riflettendo se rispondere alle ripetute richieste di entrare, magari rilevando una quota modesta, diciamo un 10%. E fare il bis davanti al Palladio. Quello che dobbiamo valutare è appunto se i nuovi spazi commerciali siano sinergici col Palladio, evitando i doppioni. L'indagine giudiziaria sui permessi per la Send verte su presunte "spintarelle"da parte della politica, e allora al territorio c'era un altro assessore, Maurizio Franzina. La legge regionale del 2004 vieta di edificare una superficie commerciale dedicata al misto (alimentare e non) superiore ai 2500 metri quadri. Qui si parla di 11 mila metri quadri. Che ne pensa? Penso che se le licenze le hanno rilasciate prima di una certa data, cioè prima della legge, andrebbe bene rispettarle. Ma la vicenda non la conosco, anche per questo vogliamo rifletterci su.

11 SUPPLEMENTO DIRETTORE EDITORIALEGIOVANNICOVIELLO Spedizione in A.P. - 45% art.2 comma 20/b legge 662/96 Filiale di Verona Anno 2 nr. 5 - Sabat0 3 febbraio 2007 Supplemento al numero 44 del settimanale VicenzaPiù Raffa e Bellone, la pallavolo a mille chilometri da casa Kung Fu Shaolin, da Vicenza con furore Marzia Muroni, una pedana mondiale Caoduro Pallanuoto, tutti i sogni del 2007 a pagina III a pagina IV a pagina V Inizia il torneo del "Sei Nazioni" e il mondo della palla ovale si ferma per ammirare i campioni di questo sport. Sabato 3 febbraio la nazionale italiana esordirà a Roma contro i campioni in carica della Francia e così i campionati rimarranno fermi. I Rangers torneranno in campo domenica 11 febbraio, quando il Primo XV berico sfiderà in casa il Belluno. La compagine biancorossa ha mancato di un soffio la vittoria contro la corazzata Oderzo, che sul terreno di via S. Antonino ha superato di misura la formazione cittadina, con il risultato di 19 a 24. Dopo la vittoria contro il Lido Venezia (12-3 in trasferta), il secondo impegno del 2007 concede comunque ai biancorossi un altro punto in classifica, in virtù di un passivo finale inferiore a sette punti. In testa al girone continua la marcia trionfale del Rugby Riviera, mentre le altre gare segnalano un generale equilibrio tra i contendenti, a dimostrazione che il tasso tecnico del campionato è in costante ascesa, poiché il divario fra i team di alta quota e quelli di bassa classifica si sta accorciando. Contro l'oderzo si è visto un Vicenza ben determinato e in grado di affrontare gli avversari a testa alta. Le tre mete per parte messe a segno dalle due formazioni sono indicative di un match giocato ad armi pari, diversamente dalla Pronti al riscatto La formazione biancorossa è in crescita, ma serve più continuità di gioco e un pizzico di concentrazione in più. Mister Petro Bovo: "In classifica ci mancano due o tre punti, ma è solo questione di tempo: i risultati arriveranno" DI FRANCESCO BIANCHI partita di andata, quando i trevigiani si imposero con un perentorio 30 a 0. Un bel salto di qualità per i Rangers, con la vittoria che è sembrata a portata di mano fino all'ultimo e un po' dispiace che non siano riusciti ad agguantarla. A fine gara il tecnico Pietro Bovo si è dichiarato soddisfatto della prestazione offerta dai suoi ragazzi e ha tracciato un bilancio provvisorio di questi primi mesi sulla panchina In occasione del torneo Sei Nazioni, il campionato si prende una pausa. I Rangers sperano di ripartire con una marcia in più biancorossa. "Si tratta certamente di un'esperienza positiva - ha dichiarato il trainer di scuola miranese - perché finalmente la squadra ha trovato un buon ritmo in allenamento e a tratti riesce a sviluppare dell'ottimo rugby in partita, efficace ma anche piacevole da vedersi". Qual è il maggior pregio di questa formazione? "Sicuramente l'abnegazione e il senso di responsabilità di chi scende in campo, a prescindere dai limiti personali". E il difetto peggiore? "Manca ancora continuità di gioco e di concentrazione nei momenti cruciali del match, ma ci stiamo lavorando sopra". Cosa prevede il programma di allenamento dei prossimi mesi? "Continueremo a insistere su alcuni aspetti tecnici e tattici che stiamo trattando sin dall'inizio, anche a scapito del volume di gioco". L'attuale posizione in classifica del Rangers Vicenza rispecchia il suo valore? "Nel corso del girone di andata ci siamo lasciati sfuggire 2 o 3 punti che meritavamo di avere, sebbene allo stato attuale il Vicenza non sia ancora in grado di competere con i primi cinque club in classifica, che costituiscono già una piccola Serie B. Ma è solo questione di tempo". Quali sono le prospettive per questi Rangers? "Ora si tratta di incrementare il numero di giocatori in grado di garantire assiduità in allenamento e tenuta in campo. Poi si potrà cominciare ad elevare la qualità del gioco, i risultati verranno da sé". a pagina VI

12 II sport 3 FEBBRAIO 2007 Nelle under 13 e 14 del Vicenza Basket Giovane, Silvia Fanton ed Eleonora Zanetti si contendo i ruoli di capitano e vicecapitano Due stelline che già mostrano il loro talento sotto l'occhio attento di coach Bernardini Giovani promesse sotto canestro Sognando la maglia azzurra DI SILVIA MALAMAN Entrambe classe 1994, Silvia Fanton ed Eleonora Zanetti, rispettivamente capitano e vicecapitano del gruppo under 13 e 14 femminile del Vicenza basket giovani, saranno sicuramente destinate a far parlare di sé. Nonostante la giovanissima età, infatti, le due cestiste allenate dal tecnico Massimo Bernardini hanno già le idee ben chiare e i numeri per realizzarle. Silvia, dalla scorsa primavera sei inserita nella Rappresentativa regionale, come ti trovi? "Bene, le compagne sono simpatiche e gli allenatori sono molto bravi. Penso che questa esperienza con giocatrici più grandi di me mi possa essere utile per crescere; ad esempio sono migliorata nel tiro da fuori e mi sento più preparata anche in difesa. Gli allenamenti sono duri, ma fortunatamente sono concentrati in alcuni periodi dell'anno, di solito a ridosso di qualche torneo. Recentemente ho preso parte ad alcune sedute tecniche in provincia di Venezia; per ora riposo, ma in primavera dovrebbero riprendere gli allenamenti". L'anno prossimo in Azzurrina entreranno altre cinque giocatrici classe 1994, speri anche tu di far parte del gruppo? "Certo, che domande! Il basket è uno sport che mi piace; ho imparato a giocare da mio fratello e guardando le partite alla televisione. Sono entrata a far parte di una squadra in seconda elementare col Vbg Il successo per l'asd Vicenza continua ad essere un'utopia. Alle prese con una panchina corta le biancorosse di Claudio Corà non sono riuscite a tenere testa all'interclub Muggia. Non al top per i postumi influenzali la guardia Marta Dalla Pozza e indisponibile anche l'ala torinese Alessandra Visconti che, secondo la formula del doppio tesseramento e come da accordi, era impegnata con il Famila Wuber Schio. A parlare per fare il punto della situazione è la giovane play (classe 1986) Valentina Corà: "Ormai ogni partita diventa pesante dal punto di vista psicologico, perché soffriamo nel cercare di conquistare punti che ci risollevino dall'ultimo posto in classifica. Il fatto di essere in fondo alla graduatoria va ad influire sul morale e, anche se da parte nostra cerchiamo di non arrenderci, le formazioni avversarie scendono sempre in campo con la consapevolezza di essere più forti di noi e questo ci penalizza. È anche vero che molte altre compagini possono vantare più mezzi di noi, ma dobbiamo lavorare perché questo non ci spaventi. Il successo non arriva più da dicembre, ed esattamente da sabato 16 quando abbiamo vinto ai danni della Tecno Allarmi Cervia per 62-59; ora credo sia fondamentale continuare a lavorare e a crescere imparando dai nostri errori. Io cerco in ogni gara di fare del mio meglio, e anche le mie compagne sono pronte a sacrificarsi per tentare di ottenere un risultato utile; la stessa Dalla Pozza è scesa in campo dando il suo contributo pur avendo alle spalle una settimana di antibiotici per curare una brutta influenza" Che sensazione prova nel vedere la sorella, Marta Corà, La under 13 femminile del Vbg BasketMania e da allora non ho più smesso di allenarmi. Con il Vbg mi trovo benissimo perché con le compagne di squadra mi conosco da anni, siamo unite e insieme ci divertiamo tanto. Sento che mi vogliono bene e spesso, oltre ad andare a mangiare la pizza insieme, ci invitiamo a casa l'una dell'altra per passare più tempo assieme". Eleonora, ormai è da settembre che fai parte del Progetto Azzurrina, come va? "Bene, anche se all'inizio è stata molto dura allenarsi con le migliori giocatrici del Veneto più vecchie di me di uno o addirittura due anni. Ogni domenica e ogni lunedì devo recarmi in provincia di Venezia per le sedute tecniche, più qualche partita o torneo come è accaduto a gennaio quando sono andata a Cervia per il Trofeo delle Regioni". Come mai hai scelto di giocare a basket? "Perché non è uno sport noioso, sei sempre in movimento e non ti vengono braccia muscolose come con il nuoto o gambe storte come con il calcio. Ho iniziato a confrontarmi con il canestro in seconda elementare, col minibasket del Vbg". Due stelline portate sul palmo di mano dal tecnico Massimo Bernardini che dice: "Per la nostra società è senza dubbio motivo di grossa soddisfazione avere due giocatrici a così alti livelli, è il segno che stiamo lavorando bene. Ogni tanto Eleonora arriva agli allenamenti stanca, ma è brava a tenere duro perché ci tiene a far bene con la propria squadra. In Azzurrina insistono soprattutto sulla preparazione atletica e a questa età è difficile sopportare carichi di lavoro di questo tipo. Comunque le vedo entrambe molto entusiaste, oltretutto cercano di portare la loro esperienza tra le compagne. Alla fine tutte le atlete del mio gruppo si impegnano molto e infatti ben sei (oltre Silvia ed Eleonora) fanno attualmente parte della selezione provinciale: Valentina Billo, Chiara Campagnolo, Erika Chemello, Caterina Drago, Lorenza Prospero, ed Elisa Vicentini. Spero che la Dirigenza regionale ne tenga conto per le prossime selezioni. C'è anche da sottolineare che è un gruppo molto unito che una gran voglia di migliorare e per questo è spesso premiato dai buoni risultati. A tal proposito la scorsa settimana abbiamo vinto il torneo "3c3 Join the game" una manifestazione svoltasi a Marano Vicicentino con tutte le squadre della provincia; siamo riusciti a conquistare il titolo provinciale battendo in finale il Basket Sarcedo per 10-9 con il quartetto composto da Valentina Billo, Chiara Campagnolo, Elisa Vicentini, ed Eleonora Zanetti". Nonostante la lunga striscia negativa, la squadra biancorossa non perde la voglia di lottare: "Non molliamo mai" Asd Vicenza, caccia alla vittoria scaccia-crisi L'As non vince da dicembre. Tra problemi di salute e di organizzazione, però, le ragazze ce la stanno mettendo tutta e il padre, Claudio Corà, seduti nella stessa panchina dopo gli ultimi sviluppi? "È strano, ma cerco di pensarci il meno possibile. Per me giocare a basket è una specie di lavoro per cui le questioni familiari tento di lasciarle fuori dal campo. Vivo la cosa nel modo più distaccato possibile anche se è inevitabile che rispetto alle mie compagne ci sia un approccio emotivo differente; sono un po' più coinvolta, ma è anche vero che ho lavorato con entrambi per cui, in un certo senso, ci sono in parte abituata. Claudio sta facendo di tutto per passare dal tesseramento nel ruolo dirigenziale a quello di allenatore, ma non è semplice perché bisogna trovare qualcuno che prenda il suo posto al vertice della società. Al momento è lui ad allenarci e a guidarci durante gli incontri, ma Marta è costretta a venire alle partite per rivestire ufficialmente il ruolo di tecnico". Raggiunta telefonicamente anche la guardia Marta Dalla Pozza (classe 1985) appare fiduciosa: "Adesso mi sto riprendendo dopo una settimana di febbre a 39 ; contro Muggia c'era bisogno di me perciò sono scesa in campo per aiutare le mie compagne in difesa. Avevo delle difficoltà respiratorie dovute alla tosse, ma per fortuna la temperatura era scesa. Per la squadra questo ed altro, lottiamo tutte per lo stesso obiettivo, se c'è bisogno del mio contributo non mi tiro indietro. Con l'interclub abbiamo perso di poco per cui sono fiduciosa per i prossimi incontri. Comunque di una cosa sono certa: noi non molliamo mai".

13 III sport 3 FEBBRAIO 2007 Dalla Sicilia alla Città del Palladio per sfondare nella pallavolo. Manuel e Daniele si presentano Palermo - Vicenza solo andata DI PAOLO MUTTERLE Manuel Raffa e Daniele Bellone si stanno ben comportando con la maglia della Mosele Elettronica Galeotta fu l' . Lo scorso giugno Manuel Raffa, centralone palermitano di 193 centimetri e non ancora diciott'anni, con l'aiuto di Internet cercava una società disposta a credere in lui, pronto a lasciare l'isola per giocare a pallavolo. A rispondergli furono due club del Nord Italia, entrambi interessati a visionare il giovane del Volley Club Leoni; a "sponsorizzare" l'opzione berica fu Giovanni Savasta, dirigente della società panormita, una delle molte affiliate ai Vicenza VolleyCenter. Un passo faticoso per un minorenne che prima di allora non aveva mai lasciato casa. E siccome farlo in due era più semplice, l'amico e compagno di squadra Daniele Bellone, palleggiatore di un anno più giovane, decise di accompagnarlo nella trasferta carica di speranze. Il provino tecnicamente andò bene per entrambi, anche se a bordo campo c'erano gli occhi severi di Delio Rossetto. A spegnere in parte il giovanile entusiasmo fu l'incontro con la dirigenza biancorossa, che mise in guardia i ragazzi sulle inevitabili difficoltà che avrebbero incontrato nei mesi successivi. La decisione fu così più meditata, ma alla fine anche l'incoraggiamento dei genitori spinse Daniele e Manuel a trasferirsi nella città del Palladio. Una scelta che oggi non rimpiangono ("Ci sono stati dei momenti difficili, ma il fatto di essere qui insieme ci ha aiutato moltissimo"). A farli sentire un po' a casa c'è il resto della piccola colonia palermitana del Vicenza Volley, che oltre ai due giovanissimi comprende il dirigente delle giovanili Dario Tagliabue e l'ultimo arrivo della Mosele Elettronica Dario Lo Iacono, da un paio di mesi loro compagno di squadra; la lontananza dall'isola però è tanta, e la nostalgia a volte inevitabile. Cosa vi manca di Palermo? Manuel: "Eh Tante cose I genitori prima di tutto, e poi la possibilità di andare in giro con il motore". Daniele: "Guarda che qui si chiama motorino " Ma il casco lo mettevate? Manuel: "Io si perché ho paura". Daniele: "Sì, sempre!" Comunque ogni giorno trovate un Dario con cui scambiare una battuta in palermitano Manuel: "Lo facciamo durante gli allenamenti, quando gli altri parlano in vicentino" Daniele: "Potrebbe anche essere una tattica per non farsi capire dagli avversari in partita!". Interrogazione di dialetto: cos'è la "carega"? All'unisono: "La sedia!". E "guciaro"? Silenzio. Esame superato a metà. Capitolo "cosa ne pensate". Del nostro dialetto? Manuel: "Pian piano stiamo cominciando a capirlo. Non è brutto". Daniele: "Ma il nostro è più bello. Comunque il vicentino è sicuramente più comprensibile Parte il progetto per avvicinare i ragazzi delle scuole alla pallavolo Con qualche (piccolo) contrattempo 1, 2, 3... Minivolley! Portare la pallavolo nelle scuole elementari e promuovere l'attività sportiva per i più piccoli. Questo è quanto si propone il progetto promosso da FIPAV e Kinder Ferrero "1, 2, 3... Minivolley!". L'iniziativa (partita nel mese di dicembre) prevede la distribuzione di oltre kit che comprendono tutto il necessario per due campi da minivolley, con tanto di reti e tre palloni di pesi diversi, accompagnati da dvd e opuscoli informativi. Circa 3500 scuole di tutta Italia hanno ricevuto i kit prima di Natale, mentre le altre dovrebbero essere raggiunte entro il 2009, per un coinvolgimento complessivo di alunni della scuola primaria. "In provincia sono già arrivati molti kit - spiega il presidente della Fipav Vicenza Davide De Meo - e stiamo organizzando dei mini corsi da tre lezioni. Il nostro obiettivo è di coprire tutte le scuole del territorio nei prossimi tre anni. Come comitato stiamo cercando inoltre di mettere in contatto gli istituti e le società locali, per dare modo ai club di avvicinarsi al mondo della scuola e fare promozione. Il primo bilancio del progetto non può che essere positivo, anche se il grosso limite è che non è stato previsto dalla Federazione nazionale un collegamento diretto con le società, compito che stiamo svolgendo noi a livello provinciale". del padovano: quando parla il capitano, Luca Greggio, a me sembra turco". Dei vicentini? Manuel: "Gente tranquilla; a volte non ci capiamo perché abbiamo un modo diverso di scherzare. All'inizio ti accolgono bene, ma dopo un po' si abituano e non è facile parlarci". Daniele: "Un po' pignoli a Palermo siamo più elastici". Della città? Daniele: "Un po' statica, ma ci accontentiamo". Manuel: "Durante la settimana tra scuola e allenamenti non usciamo praticamente mai e il sabato non finiamo mai prima dell'una. Sabato scorso siamo andati per la prima volta in un locale." Delle ragazze del Vicenza Volley? Manuel: "Una brutta non l'ho ancora vista. Non so se le scelgono apposta!". Daniele: "Tutte bellissime!". Su chi sia la più bella però nicchiano: impossibile tirar fuori una preferenza. Solo parlando delle minettine e del calendario dopo qualche insistenza un nome viene fuori, ma per il rispetto della loro privacy diciamo solo che l'intervista è stata fatta in gennaio Dopo la raffica di domande facciamo raccontare a loro com'è la nuova vita vicentina. Manuel: "Quando sono arrivato qui il mio unico scopo era quello di diventare un pallavolista, ma poi mi sono reso conto che ci sono altre cose. Sto continuando il liceo classico, che avevo iniziato a Palermo. Al "Pigafetta" ho trovato dei professori più preparati che giù, anche se come carico lo trovo meno pesante rispetto alla mia vecchia scuola. Poi nel pomeriggio c'è lo studio e gli allenamenti". Daniele: "Io frequento il quarto anno dello scientifico al Quadri, e per me invece è stata da subito più difficile, anche perché con i programmi ero indietrissimo, ma adesso sono mi sono portato al passo. Nel poco tempo libero strimpello con la chitarra, che ho comprato qui a Vicenza e sto imparando a suonare da autodidatta. Manuel invece canta". Canzoni siciliane? Ciuri ciuri, ciuri di tuttu l'annu Manuel: "Noooo! Abbiamo gli stessi gusti, ci piacciono i Dream Theater. Purtroppo però non piacciono a Marco Tirozzi, il nostro coinquilino " Dove abitate? Daniele: "S. Pio X. Quartiere tranquillo". Tranquillo? Qualcuno dice il contrario Manuel: "Ah sì? Beh, a Palermo abitavo in centro storico e lì sì che c'è molta delinquenza, anche se negli ultimi anni la situazione è migliorata un sacco". Daniele: "D'altra parte è una città povera, e molti sono spinti a delinquere per fame. Anche a chi è povero capita di subire un furto, e per rifarsi purtroppo lo fa anche lui. È un circolo vizioso, non si pensa al bene collettivo". Base americana al Dal Molin, favorevoli o contrari? Daniele: "Non so quanto sentirmi partecipe Comunque mi sembra una stupidaggine avere paura della base". Manuel: "Io dico sì, perché gli americani fanno simpatia, mi piace l'america. E poi se portano soldi e lavoro, perché no?". Manuel, sei in partita e Daniele sbaglia ad alzarti una palla facile. Cosa gli dici? "Minchia, è tre anni che giochiamo insieme e ancora non mi conosci?". Daniele, fai il miglior palleggio della tua vita e Manuel spara un missile fuori, cosa gli dici? "Minchia, una volta che ti alzo il primo tempo devi sbagliare?". Qual è il segreto per vivere insieme e andare d'accordo? Manuel: "Chi ha detto che andiamo sempre d'accordo? Le nostre litigate le facciamo ogni tanto" Daniele: "L'importante è dirsi tutto. Abbiamo visto che tenendoci dentro le cose stavamo male".

14 IV sport 3 FEBBRAIO 2007 DI TOMMASO QUAGGIO I Diavoli hanno disputato a Forlì una buona gara, ma hanno raccolto meno di quanto seminato, e come conseguenza dell'espulsione inflitta a Petrone la scorsa settimana, dovranno rinunciare al loro giovane ma forte attaccante almeno per la prossima gara, in programma domenica 4 febbraio contro i Ghosts Padova. In arrivo Fabio Rigoni, difensore sinistro di grande spessore tecnico, ex Asiago, Padova e Vicenza, nonché azzurro della Nazionale, che si unirà ai biancorossi verso fine febbraio al termine degli impegni sul ghiaccio come un altro degli acquisti dei biancorossi. Altro colpo di mercato l'attaccante Intervista al fondatore della scuola di arti marziali Shaolin Italia: "Una disciplina che fortifica la mente e lo spirito". E a novembre in città arrivano i mondiali di Kung Fu Stefano Dalla Vecchia un vicentino tra i monaci Shaolin Forse non molti lo sanno ma proprio tra le mura della città berica, a metà degli anni settanta, fu fondata la prima scuola in Italia di Kung Fu. Erano gli anni del mito di Bruce Lee, che da Hollywood conquistò il mondo. Da allora solo passati diversi anni, ma Vicenza rimane una delle città italiane più devota a quest'arte tanto che a novembre di quest'anno la città del Palladio è stata scelta come sede per i Campionanti del Mondo, che si svolgeranno al Centro Sport Palladio. Uno dei precursori in Italia di questa disciplina è il vicentino Stefano Dalla Vecchia, classe 1962, di professione Vigile del Fuoco, che nel 1978 sotto la guida del Maestro Shi Dae Woung mosse i primi passi, e nei primi anni '80 fu più volte campione italiano. Nel maggio del 1990 si classificò primo al campionato internazionale di Cesenatico e nello stesso anno iniziò a seguire i Monaci di Shaolin in Cina. Nel 1993 fondò la "Scuola dei monaci Shaolin Italia", con sede a Vicenza, e nell'aprile del 1997 si classificò primo ai campionati del mondo di Perugia con una forma Shaolin nella categoria Maestri. Nel 1999, infine, ricevette dai monaci il Saio nero, considerato una delle onorificenze più importanti del Tempio di Shaolin. Maestro Dalla Vecchia, siamo abituati a vedere i monaci Shaolin compiere acrobazie e maneggiare armi in maniera Il maestro vicentino è stato uno dei primi a portare in Kung Fu in Italia incredibile, ma è questo il suo Kung Fu? "Molte persone mi chiamano ogni giorno e mi chiedono di voler diventare come i monaci che vedono i televisione o in qualche spettacolo. Quello che vediamo è la parte spettacolare di quest'arte, fatta da uomini che si allenano tutto il giorno a compiere quei movimenti che per molti sembrano impossibili. Questa disciplina dal mio punto di vista è davvero completa perché pratica lo sviluppo della forza interiore, chiamata "Qi", con la ricerca di una tecnica perfetta. Quello che è certo è che per arrivare ad alti livelli serve non solo molto allenamento ma anche molta concentrazione. Quello che apparentemente sembra solamente un'eccezionale esibizione, nasconde dietro una vera e propria disciplina, ma soprattutto anni di allenamenti, seguendo una filosofia di vita che esiste addirittura dal 520 d.c. e che dalla Cina si è in seguito affermata in tutto il mondo." Ma qualunque persona può praticare questa disciplina, o servono delle doti particolari? "Chiunque può iniziare a praticare questo sport. Certo serve pazienza, non si può certo pensare di diventare subito dei fenomeni. Al mio corso partecipano donne, uomini e anche ragazzi. Ogni sei mesi si effettua un esame per determinare il grado di crescita degli allievi. Hockey. La società ha ingaggiato Fabio Rigoni, Michele Ciresa e Massimo Ansoldi "Adesso siamo davvero competitivi" Nuovi acquisti per i Diavoli Ma per vederli in campo bisogna aspettare Michele Ciresa, dopo il no di Luca Roffo, a lungo inseguito, e la decisione del forte portiere sloveno Jure Penko di rimanere ad Asiago. Il direttore sportivo dei Diavoli, Mario Bellinaso, aveva promesso un acquisto di peso prima della chiusura del mercato (scaduta venerdì 26 gennaio) e così è stato. Michele Ciresa, goleador nella finale scudetto dello scorso anno fra Asiago Vipers e Ghosts Padova, rappresenta infatti una pedina importante alle dipendenze del coach biancorosso, Alessandro Corso, per rinforzare il reparto avanzato dei vicentini. Come l'altro acquisto, il difensore Fabio Rigoni, anche Ciresa si unirà ai Diavoli verso fine febbraio, al termine degli impegni nell'hockey ghiaccio con l'asiago, dove è passato dopo molti anni nella società del Fassa. Ultimo in ordine di tempo, ma non di importanza, l'acquisto di Massimo Ansoldi, attaccante destro classe '75, capitano in A2 dell'hc Merano, la formazione dominatrice del campionato. "È stata una trattative fulminea - ha dichiarato il direttore sportivo dei Diavoli, Mario Bellinaso - nata subito dopo aver chiuso l'ingaggio di Michele Ciresa. Con questi nuovi elementi possiamo dire di aver allestito una squadra molto competitiva". S.N. Stefano Dalla Vecchia durante un allenamento. Sembra spettacolo, in realtà sono esercizi che equilibrano corpo e mente Questo però è anche un modo per stimolare gli atleti. Essendo una federazione, anche noi abbiamo dei gradi. I guerrieri semplici, che possono essere di primo grado con uniforme azzurra e cintura azzurra, di secondo grado con uniforme azzurra e cintura grigia, o di terzo grado con uniforme azzurra cintura arancio; i guerrieri della quinta essenza, di quarto grado con uniforme grigia e cintura azzurra, di quinto grado con uniforme grigia e cintura grigia, di sesto grado con uniforme grigia e cintura arancio; e i guerrieri di buddha: di settimo grado con uniforme arancio e cintura nera, di ottavo grado con uniforme gialla e cintura nera, di nono grado con mantello rosso con righe dorate (monaco shaolin). Ma cosa prevede nella pratica un allenamento di Kung Fu Shaolin in una delle vostre scuole? "Il programma di insegnamento è quello federale ed è lo stesso che il mio maestro Shi Xing Hong ha appreso nel Tempio Shaolin. Potremmo sintetizzarlo così: riscaldamento, tecniche di combattimento Sandà, studio e applicazione dello Shaolin tradizionale, tecniche di potenziamento e irrobustimento, sviluppo del "Qi". Quest'arte allena lo spirito e il fisico della persona affinché il sistema nervoso sia connesso ai muscoli per rimanere sani e proteggere noi stessi da attacchi fisici. I riflessi sono migliorati e sviluppati. Allenando lo spirito il nostro cuore sarà calmo e sereno e in grado di scoprire molti pensieri di saggezza e ottenere la conoscenza della vita e di un universo migliore. Quando si arriva ad ottenere questi traguardi, si è arrivati al massimo livello. Questo e' quello che chiamiamo l'unione tra "Chan e Wu". Cosa è esattamente il tempio di Shaolin, culla di questa arte marziale? "Il Tempio di Shaolin si trova a 70 chilometri a sudovest da Zhengzhou, capoluogo della provincia dell'henan in Cina, ed è luogo d'origine del Chan (Zen), scuola principale del Buddismo cinese e dello Shaolinwushu, la più famosa delle arti marziali cinesi. Situato ai piedi del monte Songshan, con dietro il picco Wuru e di fronte il monte Shaoshi, è completamente riparato dalle foreste con all'interno antichi pini che si elevano fino al cielo. Fu costruito nel diciannovesimo anno dell'imperatore Xiaowen dalla dinastia Wei con il proposito di ospitare un eminente monaco indiano di nome Batuo. Dopo 32 anni un altro monaco indiano, Bodhidharma, si recò al Tempio di Shaolin dove rimase in meditazione per nove anni nella grotta che sta sotto la cima Wuru. Quando l'azione di ricerca fu completata e Bodhidharma uscì dalla grotta lo Zen vide la luce. Divenuti suoi discepoli, i monaci del Tempio sedevano per lungo tempo in meditazione divenendo sempre più deboli nel corpo, facile preda del sonno e di aggressioni esterne. Per ovviare a questo, imitarono le attività della gente ed i movimenti degli animali creando così un'arte marziale per muovere ossa e muscoli e rafforzare la salute. Assorbirono anche l'essenza delle arti marziali popolari e militari esistenti formando gradualmente lo Shaolinwushu con le sue distinte caratteristiche, chiamato anche Kung-Fu di Shaolin".

15 V sport 3 FEBBRAIO 2007 "Ho imparato giocando con la spada del nonno", racconta la giovane campionessa della scherma vicentina. Prossimo obiettivo, la competizione iridata in programma in Turchia Marzia Muroni, a colpi di spada verso i mondiali DI SILVIA MALAMAN Lasciato da parte il bronzo tricolore ai Campionati italiani under 23, Marzia Muroni punta dritta ai Mondiali. La diciottenne vicentina, infatti, dopo essere salita sul terzo gradino del podio a La Spezia, attende con ansia d'imbarcarsi per la Turchia, dove dal 10 al 18 aprile si disputerà la manifestazione mondiale. La spadista vicentina, che com'è noto è stata di recente nominata "atleta di interesse nazionale", avrà dunque modo di farsi notare anche nel panorama internazionale. Cosa ti aspetta nei prossimi mesi? "Parteciperò l'11 febbraio alla Coppa del Mondo under 20 che si terrà a Vienna, poi andrò a Barcellona per la gara individuale di Coppa del Mondo assoluto a punteggio doppio e poi mi concentrerò per i Mondiali di Turchia; lì a farmi compagnia ci saranno Sara Carpegna di Vercelli, con la quale ho preso parte a tutti i Mondiali, la nostra amicizia è iniziata quando avevamo sei anni, e Giulia Rizzi di Udine. Dovrà essere fatto il nome di un'altra atleta per la gara a squadre, ma per l'individuale ci saremo noi tre". La carriera Marzia Muroni nasce a Vicenza il 25 ottobre Ora vive a Roma e tira per la società Club Scherma Roma. Questi i risultati collezionati nel Campionati Europei Giovanili, 5ª individuale, 5ª a squadre; Coppa del Mondo Giovani: 8ª (35ª Varsavia, 10ª Ponte de Sor, 3ª Lignano Sabbiadoro, 50ª Bratislava, 36ª Budapest, 3ª Mödling, 3ª Burgos); Campionati italiani giovanili: 14ª individuale; Campionati italiani under 23: 11ª individuale. Sempre ai Campionati nazionali under 23, nel 2007 è invece arrivato il terzo posto individuale. Marzia Muroni con il maestro Oleg Poudzanov E proprio Giulia Rizzi ti ha battuta in semifinale per "Sì, lei è in un momento di forma assoluta. Nei quarti tutto è andato per il meglio. Poi ho affrontato Giulia e con lei ho fatto davvero fatica. La sua scherma è eccellente". (A titolo di cronaca Giulia Rizzi, dopo aver battuto Muroni, in finale ha sconfitto anche Sara Carpegna per aggiudicandosi la competizione tricolore, ndr). Altri progetti in cantiere? "A dir la verità sto accarezzando l'idea delle Universiadi che quest'anno si giocheranno a Bangkok, ma è ancora presto per pensarci, è meglio fare un passo alla volta. Finiti i Mondiali, oltretutto, dovrò tuffarmi nello studio perché quest'anno ho gli esami". Che scuola frequenti? E come fai a conciliare studio e sport? "Sono iscritta al quinto anno del Liceo Artistico di Roma e i miei voti sono buoni; purtroppo ho già collezionato circa cinquanta giorni di assenza. Detto questo io naturalmente faccio di tutto per essere imbocciabile, ecco perché cerco di avere una media scolastica alta. Per fortuna ho un bellissimo rapporto con i miei compagni di scuola, sono loro a tenermi aggiornata sul programma e a passarmi i compiti che ci sono da fare". Ma a Roma vivi da sola? "Certo! Lavo, stiro e cucino. Non è stato semplice anche perché il giorno prima di trasferirmi non ero nemmeno capace di prepararmi una pastasciutta da sola. Comunque penso che questo continuo girare il Mondo per la scherma mi abbia aiutata a crescere più in fretta rispetto a tanti miei coetanei. Roma è una città bellissima, ci sono molte possibilità di svago e di divertimento; purtroppo io sono iperattiva il che vuol dire che non riesco a stare più di due settimane nello stesso posto, nemmeno nella Capitale. Mi capita anche quando vado in vacanza: massimo quindici giorni e poi devo muovermi". La tua famiglia quando la vedi? "Purtroppo i nostri impegni non ci permettono di passare molto tempo assieme: durante la settimana io studio e loro lavorano, e nei week-end io ho le gare. Loro cercano di essere presenti a quelle più vicine, ma a volte passano parecchi giorni prima che ci si veda. Per fortuna a farmi compagnia a Roma ci sono i miei amici: con la scusa che abito da sola molti pomeriggi si trasferiscono da me". Cosa fai nel tempo libero? "E che cos'è il tempo libero? A parte gli scherzi le stesse cose che fanno i giovani della mia età: leggo, vado al cinema ed esco. La mia passione, oltre alla scherma, resta comunque viaggiare". Quel è la gara che ricordi con più entusiasmo? "Il bronzo a squadre vinto in Austria nella stagione ". Come hai scoperto la scherma? "Penso in televisione, guardando i campioni. E poi mi ricordo che ho sempre giocato con la spada di mio nonno, quella d'ordinanza dell'aeronautica; alla fine gliel'ho distrutta. E poi, personalmente, non mi sarei mai ritrovata in uno sport di squadra, non mi avrebbe dato così tante soddisfazioni. Adesso faccio parte del Club Scherma Roma e ad allenarmi è il maestro russo Oleg Poudzanov; mi trovo bene e sono contenta dei miei progressi". Cosa ti aspetti dal futuro? "Mi piacerebbe entrare in qualche gruppo sportivo militare come quello dell'esercito, della Polizia con le Fiamme oro o azzurre. È uno dei pochi modi per ricevere un compenso adeguato nella scherma. Purtroppo dovrò aspettare che aprano i concorsi; ho appena compiuto i 18 anni e solo adesso potrò parteciparvi". In bocca la lupo, allora. "Crepi".

16 VI sport 3 FEBBRAIO 2007 Pallanuoto. Parte sabato il campionato del settebello biancorosso che ha come obiettivo la promozione di in serie A2. Peri: "La migliore squadra di sempre" Costruita per vincere, ecco la Caoduro targata 2007 DI SILVIA MALAMAN foto di Eugenio Bellotto La formazione della Caoduro2007: la squadra punta ai pleyoff promozione Al via sabato 3 febbraio il campionato di pallanuoto di serie B maschile, e quest'anno, come non mai, la Caoduro Vicenza si affaccia alla nuova stagione con la voglia di essere protagonista. L'obiettivo è quello del passaggio di categoria: ossia la promozione in A2. A gettare le basi per realizzare concretamente questo progetto, grazie ad un programma triennale, sono stati in primo luogo lo sponsor, Caoduro Lucernari e la società piscine di Vicenza. Quest'anno a guidare la squadra biancorossa sarà Matteo Greco accompagnato da Roberto Mezzaluna. "Era un passo fondamentale da compiere - ha fatto sapere Sergio Peri, ora tecnico della formazione femminile della società -. Per poter crescere avevamo bisogno di un allenatore professionista e ad agosto non ho avuto esitazioni ad accordarmi con Matteo, un tecnico preparato ed appassionato del quale ho la massima stima. Greco ha alle spalle undici anni alla guida dell'sc Quinto, forte squadra genovese di A2". "Oltretutto non è stato nemmeno facile assemblare la squadra - prosegue Peri -, poiché è stata rinnovata in quattro undicesimi. Ma alla fine, osservando il lavoro fatto, posso dire che ritengo la Caoduro Vicenza targata 2007 la migliore in assoluto. Sulla base di un organico storico che vede Simone Lovato e Matteo Gaspari portieri, Luciano Toniolo, Andrea Peri e Luca Muzzana centrovasca, i difensori Andrea Melison e Paolo Pisani, la riconferma del padovano Michele Tomasella a centroboa e degli attaccanti Max Capasso e Alessandro Pisani, si sono aggiunti il forte centroboa Nicola Spaziano, la scorsa stagione in forza alla Pn Brescia, l'attaccante Michele Falcone, proveniente dal Bissolati Cremona, e del forte regista Roberto Boldrini ex della Rn Sori. A questi nomi andranno inoltre a sommarsi i giovani del vivaio: Marconi, Carpignani, Dall'Osto, Andrein, e foto di Eugenio Bellotto Professione". "La formula del campionato 2007 prevede che le prime due classificate del nostro girone accedano ai play off con le prime due del girone ligure - spiega il tecnico -. Naturalmente il nostro primo obiettivo della stagione sarà accedervi. Da lì l'importante sarà giocarsela al massimo delle possibilità; comunque credo che il campionato 2007 sarà equilibratissimo con ben cinque formazioni che si contenderanno i fatidici due posti: il Pn trieste (che ci ospiterà nella gara di esordio di sabato 3 febbraio) il Torino (che approderà a Vicenza il dieci febbraio per il primo incontro casalingo della stagione), la Cn Milano, il Geas Milano e, ovviamente, la Caoduro". Soddisfatto per la sua scelta e per la "rosa" che gli è stata messa a disposizione è anche il tecnico Matteo Greco che dice: "Lo scorso anno allenavo una squadra in serie A2, ma il progetto che mi ha proposto Sergio Peri mi ha entusiasmato: punteremo a formare una compagine competitiva che a breve possa ottenere il passaggio di categoria. Oltretutto ritengo che alla base ci sia una società solida e questo non può che esserci di grande aiuto. Per quanto riguarda l'organico della Caoduro è difficile esprimere un giudizio senza aver disputato competizioni ufficiali, ma credo sia valido e puntiamo a fare bene. Rispetto alle altre squadre inserite nel nostro girone ritengo che Vicenza sia nella media, ma non le ho ancora viste tutte all'opera e poi è sempre dura fare previsioni a lungo termine". Il nuovo allenatore Matteo Greco

17 VII sport 3 FEBBRAIO 2007 Biglietti esauriti già due settimane prima e tribuna stampa strapiena Scemma: "La serie cadetta non ha mai avuto un'attenzione mediatica così importante Con la Juve il pubblico delle grandi occasioni DI FRANCESCO CAVALLARO Comunque vada sarà un successo. O, se volete, diciamola anche così: il Vicenza ha già vinto ancora prima di scendere in campo contro la Juventus. Lunedì 12 febbraio, ore 20.45, al "Menti" gioca la storia: biancorossi contro "Vecchia Signora", come ai vecchi tempi. Sappiamo da che parte pende la bilancia del pronostico; in mezzo a tutti i discorsi che si possono fare al riguardo mettiamoci pure che la palla è rotonda e che gli uomini di Deschamps ultimamente non è che se la passino tanto bene. Primi, certo. Ma il bello del campionato deve ancora venire. E se il risultato finale, per fortuna, è ancora un'incognita, quello del "fuori campo" vede una città, la nostra, che trionfa. I dati. Lo stadio, 10mila persone in tutto,sarà pieno come un uovo; i biglietti sono andati letteralmente a ruba e già da lunedì 29 gennaio alla porta principale della società di via Schio hanno appeso il cartello "Tutto esaurito". Così come sarà completa la tribuna stampa. Quella ufficiale, con un minimo spazio per appoggiare il pc, conta 56 posti: esauriti. L'altra, la tribuna stampa di 20 posti ricavata con mezzi di fortuna (le sedie sono come quelle dell'università, con un tavolino che si alza e abbassa) pure. Ci saranno giornalisti da ogni dove. Il dubbio rimane: per vedere il Vicenza o la Juventus? La partita con la Vecchia Signora scatenerà un tifo come non si vedeva da tempo Per quanto riguarda i tifosi, ci auguriamo che vengano a sostenere i biancorossi; a questo proposito, ha avuto un notevole successo l'operazione Crotone. Chi ha acquistato un qualsivoglia biglietto per la partita casalinga contro i calabresi (addirittura spettatori nell'occasione) ha avuto poi un diritto di prelazione per assistere al match con la Juve. Già, la Vecchia Signora; certo che ne ha portato di fascino al campionato di serie B. Di questo, e d'altro, abbiamo parlato con il giornalista del "Corriere dello sport" Adalberto Scemma, "Vicenzologo" per eccellenza. "La serie cadetta non hanno mai avuto nella sua storia un'attenzione mediatica così importante - commenta Scemma -. Giornali, televisioni, radio: tutti ad inseguire le gesta della Juventus. Si tratta di un fenomeno che va in controtendenza rispetto agli anni passati; non più tardi di dodici mesi fa Murdoch, il patron di Sky, escludeva da qualsiasi pacchetto il campionato di serie B. Poi le cose si sono evolute in maniera completamente diversa con i risultati che tutti conosciamo". Sarà. Ma non è che l'anno prossimo, con la Juve in serie A, tutto tornerà come prima? Scemma replica: "Secondo me non accadrà. L'onda lunga dei bianconeri in B è destinata a rimanere ancora per qualche anno. I media hanno riscoperto il fascino di un campionato pieno di giovani interessanti, vedi il Vicenza con i suoi gioiellini Paonessa, Padoin, Foti e Cudini. La partita? Siamo in una fase cruciale della stagione. La Juve ha corso molto fin da subito per recuperare il gap di 9 punti e ora si trova costretta a tirare il fiato. Completamente diversa la situazione del Vicenza che, proprio in questo periodo, sta cominciando a decollare grazie ad un lavoro eccezionale svolto da mister Gregucci. Il risultato non è scontato, sicuramente ne vedremo delle belle. In ogni caso da qui in avanti i biancorossi non possono che migliorare. Credo, e spero, che raggiungeranno la salvezza senza troppi patemi d'animo. Poi chissà. Ora che il bilancio societario non desta più preoccupazioni e che le scorie del passato sono solo un brutto ricordo mi auguro che la dirigenza butti giù un certo tipo di programma. Ci vorrà coraggio, ma questa città merita. Sarà importante, come d'altronde sta già succedendo, puntare sui giovani. Uniti ai tre, quattro giocatori di esperienza ecco che si potranno fare ben altri discorsi. E non è che il Vicenza non miri alla serie A perché ha uno stadio piccolo, sono solo invenzioni. Intendiamoci: i biancorossi possono ancora dare molte soddisfazioni ai tifosi". Dopo il distacco dal Verona, il dirigente vicentino potrebbe rientrare da protagonista nel calcio che conta Gianbattista Pastorello sempre più vicino al Genoa Le voci si rincorrono da un po': il vicentino Gianbattista Pastorello, già dirigente di Padova e Parma, ex presidente del Verona, lasciato dopo otto anni di contestazioni da parte della tifoseria, potrebbe essere il nuovo direttore sportivo del Genoa calcio. Sembra che ora qualcosa si stia muovendo e le notizie danno il dirigente sempre più vicino ai rossoblu. Un indizio: nei primi giorni dell'anno era stato vista nello stadio della città ligure assieme al presidente della formazione rossoblu Enrico Preziosi, che intercettato dai giornalisti lo ha definito "un portafortuna". Così Pastorello potrebbe divenire il braccio destro di Preziosi magari come direttore sportivo. Lui nega, anzi dribbla la domanda e rimanda ad una sua presa di posizione che non avverrà prima della metà di febbraio. D'altronde con 35 anni di esperienza nel mondo del pallone, come potrebbe farne a meno? Nel frattempo la società ligure mette al sicuro qualche nuovo giocatore. A Marassi è approdato infatti anche Marco di Vaio, trentenne bomber romano con un palmares di 14 presenze e 2 gol in nazionale, che voleva fuggire "dall'esilio" di Montecarlo, arrivando così al Genoa con grandissime motivazioni. Ma dietro all'arrivo dell'attaccante c'è lo zampino di chi? Di un Pastorello, precisamente Federico, il figlio di Giambattista. Allora stiamo alla finestra e osserviamo cosa succede. Intanto, non è sfuggita agli esperti la presenza di Pastorello senior a Milano nella sede della Lega Calcio. Lui, però, con poche parole ha liquidato subito le domane indiscrete: "Dovevo discutere alcune cose con il presidente di Lega Antonio Matarrese, e basta. Però è sempre la solita storia. Mai dire mai". T. Q. Il vicentino Gianbattista Pastorello

18 APPUNTAMENTI Volley. La Minetti a Perugia Le biancorosse allenate da Manù Benelli saranno impegnate in trasferta contro il Despar Perugia in un match che si preannuncia duro. Le vicentine scenderanno in campo alle ore di domenica 4 febbraio. Scacchi. La sfida di Lexy Ortega Il campione di scacchi Lexy Ortega sfiderà in una partita simultanea contemporaneamente 25 giocatori. La gara, organizzata dal Circolo Scacchistico Palladio, si svolgerà domenica 4 febbraio a partire dalle 9.30 nell'impianto sportivo del Nuoto di viale Ferrarin. Basket. Vbg a caccia del riscatto Sabato 3 febbraio ancora una trasferta attende il Vbg che alle 21 giocherà sul campo del Piadena. I berici cercheranno di ottenere una vittoria dopo la sconfitta di misura subita dal Cremona. Basket. Asd in casa cercando una vittoria Le vicentine saranno impegnate al Palalaghetto contro il B. C. Valtarese Uno scontro diretto tra due squadre che si trovano in fondo alla classifica. Probabile l'esordio di Alessandra Visconti, nuovo acquisto della compagine berica.

19 11 AZIENDE 3 FEBBRAIO 2007 Una storia secolare, prodotti dalla qualità artigianale e tecnologia all'avanguardia: il gruppo di Rossano Veneto è diventato così uno dei leader europei del proprio settore Favini, una carta da Oscar DI LUCA MATTEAZZI In un Veneto che cerca faticosamente di ripensare il proprio modello di sviluppo, ci sono aziende che sembrano aver già trovato la strada per affrontare senza eccessivi timori i mercati del terzo millennio. Le cartiere Favini di Rossano Veneto sono una di queste: quasi tre secoli di storia alle spalle, da cento anni esatti nelle mani della famiglia Favini, nel giro di pochi anni il gruppo è riuscito ad entrare nel ristretto drappello dei leader mondiali del proprio settore, grazie ad una serie di acquisizioni strategiche. Tanto che adesso economisti di vaglia come Giovanni Costa, docente di organizzazione aziendale e strategia d'impresa a Padova, lo addita come uno degli esempi del nuovo capitalismo "post - distrettuale". E pensare che fino alla metà degli anni 90 la Favini era "solo", si fa per dire, una delle tante aziende vicentine solide, conosciute e intraprendenti, ma di dimensioni tutto sommato contenute, gestita in modo accorto dal colonnello Andrea Favini, che nel 1995 decide di lasciare il bastone del comando al figlio Il magazzino delle cartiere Favini Marco. Due anni dopo il gruppo Favini acquista le cartiere di Crusinallo, in Piemonte (anche questo uno stabilimento storico, attivo dalla metà del 1800), raddoppiando produzione e dipendenti. E nel settembre 2000 si allarga ancora, con l'acquisizione delle due cartiere della società olandese Gelderse Papiergroep, conosciuta nel mercato cartario con il nome di Meerssen & Palm, uno dei maggiori produttori del paese dei tulipani. In una manciata di anni, il gruppo è così passato da una a quattro cartiere (a cui va aggiunto un impianto di trasformazione, la Cartotecnica di Rossano Veneto), da 224 a oltre 1200 Il nuovo stabilimento di Rossano dipendenti, da 27 mila tonnellate di carta prodotta a 119 mila. Attualmente la produzione si attesa sulle 140 mila tonnellate annue, con un fatturato che arriva a 230 milioni di euro. "L'acquisizione dei due stabilimenti olandesi è senza dubbio il momento più importante della nostra storia - commenta Andrea Favini, nipote dell'omonimo colonnello e oggi responsabile delle vendite estere del gruppo (regional sales manager) -. Mio nonno ha gestito l'azienda fino al '95, e l'ha fatto molto bene, facendo investimenti fondamentali e portando un'azienda ancora artigianale, con una produzione di qualche centinaio di tonnellate, a sfornare 20 mila tonnellate di carta all'anno. Poi l'acquisto di Crusinallo è stato strategico per darci maggiore forza finanziaria. Ma la svolta è arrivata con le cartiere olandesi, che ci hanno fatto diventare una piccola multinazionale". Oggi, in effetti, il gruppo Favini si inserisce subito dopo i giganti Arjo-Wiggins e Fedrigoni tra i protagonisti del mercato europeo delle carte speciali ("Tutto ciò che non è la carta bianca standard", precisa Favini). Dai suoi quattro stabilimenti escono carte colorate, cartoncini, carte filigranate o con effetti a rilievo come quelli ottenuti con la goffratura, carte pregiate per agende e copertine di libri e molto altro ancora, il tutto destinato ai principali mercati del continente. "Abbiamo una presenza importante nel mercato italiano, e in quelli di Olanda e Germania - precisa il regional sales manager del gruppo -. Poi ancora in Francia, Spagna, Grecia, Turchia, e recentemente stiamo seguendo anche mercati con grandi potenzialità come quelli del continente americano, dell'india, del Medio Oriente con un ufficio vendite a Dubai, e della Cina, dove abbiamo un altro ufficio vendite che ci sta dando grosse soddisfazioni". La Favini, insomma, sta riuscendo a vendere la carta anche ai cinesi che l'hanno inventata duemila anni fa, grazie ad una produzione flessibile, in molti casi addirittura calibrata sulle esigenze del cliente, e all'alta qualità dei propri prodotti. "Nel settore delle carte speciali la qualità è fondamentale e non si avverte ancora la concorrenza dei paesi in via di sviluppo - commenta Andrea Favini -. Nelle nostre produzioni, poi, l'impatto umano conta ancora molto, c'è un saper fare che conserva alcune delle caratteristiche del lavoro artigiano, e i nostri capimacchina sono tutte persone con almeno vent'anni di esperienza alle spalle". Sarà anche per questo che nello sterminato catalogo Favini spiccano alcuni fiori all'occhiello. Come le carte ecologiche, uno dei punti di forza dell'azienda, ottenute con procedimenti brevettati da materiali alternativi al legno come le alghe, o le bucce delle arance ("La scelta di puntare sulle carte ecologiche ha pagato tantissimo - commenta Favini -. Ci ha fatto conoscere anche quando eravamo piccoli, e anche se non vende moltissimo è preziosissima come immagine"); o come le carte di lunga durata, certificate con una resistenza di almeno due secoli, richieste dagli archivi del Parlamento Europeo. O, ancora, la carta utilizzata in Olanda per ristampare il diario di Anna Frank in una versione identica all'originale, e quella su cui sono stati stampati le brochure e gli inviti per la notte degli Oscar Una storia lunga tre secoli La prima cartiera di quello che è oggi il Gruppo Favini nasce nella campagna nei dintorni di Rossano Veneto per iniziativa della famiglia Cappello, proprietaria di buona parte dei terreni della zona. Ecco le tappe principali della storia dello stabilimento, dal XVIII secolo alla metà degli anni ' : I Conti Cappello chiedono alla Repubblica di Venezia l'autorizzazione di trasformare un mulino per la macina di farine di cereali situato a cavallo di una roggia "ricca di acqua impetuosa" in una fabbrica per la produzione della carta : La fabbrica per la lavorazione della carta è istituita ufficialmente il 01 maggio Nella seconda metà del Settecento si trovano, tra i direttori della cartiera, i nomi di Tattara, Pozzato e Ferrari. Nel corso dell'ottocento la cartiera viene rilevata da Giacomo Caffo che la gestì fino al Alla sua morte la cartiera fu data in affitto fino al 1896 a Riccardo Sebellin e ai fratelli Berti detti Cominotto. 1906: Attilio Favini, nonno dell'attuale Presidente del gruppo, cede la sua attività cartaria lombarda e si trasferisce a Rossano Veneto. La famiglia Favini inizia a gestire la cartiera : il Colonnello Andrea Favini, figlio di Attilio, s'inserisce nella conduzione della cartiera. L'azienda si sviluppa in un'industria: viene installata la prima macchina in piano per la fabbricazione della carta. La cartiera produce circa 450 tonnellate/anno. 1990: Nasce il gruppo Favini, composto dalla holding di controllo, Favini SpA, dalla Cartiera Favini SpA, produzione carta, e dalla Cartotecnica Favini SpA, per la trasformazione dei prodotti finiti. La produzione si aggira sulle tonnellate/anno. La Cartotecnica realizza un nuovo stabilimento di produzione di mq. 1995: Il Colonnello Andrea Favini cede la direzione delle aziende di famiglia al figlio Marco. Il gruppo ha 224 dipendenti ed una produzione che si aggira sulle tonnellate/anno.

20 12 SPECIALE GIOVANI 3 FEBBRAIO 2007 Cervelli in fuga. Due storie di vicentini "emigrati" negli States, dove ricerca e innovazione sono di casa "Qui ci sono molte più possibilità" Dal Big Bang ai film Disney, l esodo dei ricercatori vicentini DI LUCA MATTEAZZI Una volta partivano bastimenti carichi di contadini e poveri operai che lasciavano il vicentino sognando "Lamerica" e sperando di costruirsi Oltreoceano un futuro migliore. Adesso Vicenza esporta cervelli. Giovani che, per portare avanti nelle condizioni migliori i loro studi, sono "costretti" a rivolgersi all'estero. Dove alla ricerca scientifica non sono destinate solo le briciole e dove i meriti contano più delle amicizie e delle conoscenze. Ecco, tra i tanti, i racconti di due vicentini che, negli Stati Uniti, stanno raccogliendo risultati importanti. Graziano Rossi negli Usa: "In Italia non avrei avuto le stesse possibilità" Ed uscii a riveder le stelle "Qua è abbastanza normale lavorare anche il fine settimana, non c'è molta distinzione tra i giorni feriali e quelli festivi". È domenica pomeriggio e Graziano Rossi risponde dal suo ufficio alla University of Pennsylvania, a Philadelphia, dove sta completando un dottorato in astrofisica. Originario di Quinto Vicentino, laureato in astronomia a Padova nel 2003, ha lasciato l'italia pochi mesi dopo aver terminato l'università. Destinazione Pittsburgh, per un master di due anni in fisica con il professore con cui aveva collaborato per la tesi ("uno dei massimi studiosi mondiali nel suo settore", precisa). Poi il trasferimento nella città di Rocky, questa volta per un dottorato in astrofisica. "In Italia non è che avessi molte alternative - spiega -, perché non c'era praticamente nessuno che facesse ricerca su quello di cui mi stavo occupando io". Nel dettaglio, Rossi sta seguendo una serie di ricerche che potrebbero far luce sull'origine e la struttura dell'universo. "Mi sto occupando di tre ambiti di ricerca- continua -: il primo è lo studio di quelle strutture che vengono indicate col nome di aloni di materia oscura e che precedono la formazione delle stelle e delle galassie; il secondo è l'analisi del cosiddetto fondo cosmico di microonde, cioè una radiazione che è il residuo del Big Bang e dalla quale si possono estrarre informazioni sulla formazione dell'universo; il terzo, infine, riguarda la determinazione delle distanze in cosmologia, tema su cui ci sono ancora molti problemi". Facile capire che per affrontare argomenti di questa portata servano laboratori, finanziamenti ed equipe di studiosi ai massimi livelli. Tutte cose che Oltreoceano si trovano molto più facilmente. "È vero che qua ci sono più fondi e più strutture - conferma -. Negli Stati Uniti, ma anche in Germania o in Inghilterra, si investe molti di più in ricerca e ci sono molte più possibilità: se dimostro che il mio progetto di studio è importante, non ho problemi a trovare i fondi. Solo per fare un esempio, a Padova dovevo pagarmi anche le fotocopie, qua ci danno dei computer di ultima generazione. Senza contare che ci sono molti più collegamenti tra università: attorno al nostro progetto collaborano 8 atenei". Non solo. I vantaggi si avvertono anche nelle piccole incombenze quotidiane: all'assicurazione ci pensa l'università, in biblioteca si può prendere a prestito un numero illimitato di libri ("e te li lasciano per sei mesi"), se hai voglia di seguire delle lezioni di musica nessuno solleva obiezioni, anche se non c'entrano nulla col tuo dottorato in astrofisica, e i biglietti per i concerti della Philadelphia Orchestra - una delle più importanti degli Stati Uniti - sono disponibili a prezzi scontatissimi. Il rovescio della medaglia è dato soprattutto dai ritmi di lavoro serrati: "Il carico di lavoro è notevole - sottolinea -, perché bisogna insegnare e portare avanti l'attività di ricerca. Cinque giorni dopo essere arrivato mi hanno mandato a fare lezione ad una classe di un'ottantina di 'vandali' americani, e se alla fine del corso la valutazione degli studenti fosse stata negativa, non mi avrebbero rinnovato l ' i n c a r i c o. Diciamo che la giornata tipo è p i u t t o s t o piena, e non c'è molto tempo libero, ma io mi sono trovato subito bene". La voglia di tornare, quindi, non si fa sentire più di tanto. "Anche perché a Padova mi hanno fatto capire abbastanza chiaramente che non apprezzavano molto la mia idea di andare a fare esperienza all'estero. Qui ho decisamente più possibilità, e poi sono in una posizione molto buona, ad un paio d'ore d'auto da New York e a tre da Washington". Come dargli torto? Con Micky Mouse nella città degli Angeli "L'America è il paese delle possibilità". Dietro alle animazioni dei film Disney che arriveranno nei prossimi mesi sugli schermi di tutto il mondo c'è anche il lavoro di Nicola Candussi, classe 1977, di Monticello Conte Otto. Una laurea in ingegneria edile nel cassetto, Candussi ha trovato negli States le condizioni per trasformare in una professione innovativa, e ben retribuita, la sua passione di sempre, l'informatica (già durante l'università aveva fatto parlare le riviste specializzate, e non solo, per la creazione di un paio di videogiochi programmati insieme al fratello Enrico Fermi, Rita Levi Montalcini, Renato Dulbecco, Riccardo Giacconi. Bastano i nomi di quattro italiani premiati con il Nobel per studi compiuti all'estero per rendersi conto di come la fuga dei cervelli non sia certo un problema nuovo. L'emorragia, anzi, è cominciata prima della seconda guerra mondiale, all'epoca delle leggi razziali e, salvo una breve parentesi negli anni Cinquanta, è continuata fino ai nostri giorni. Due le ragioni principali: la prima è la cronica carenza di risorse e investimenti per la ricerca, soprattutto se si fa il Alberto). "Visto che i computer mi interessavano più dell'ingegneria edile - racconta -, sei mesi dopo la tesi mi sono iscritto ad un master in Computer Science all'università della California di Santa Barbara. Lì le università hanno più soldi, e gli studenti hanno molte possibilità in più, anche se c'è da dire che l'università non è per tutti, dato che è molto ma molto più cara di quanto non sia in Italia. Ci sono delle borse di studio, è vero, ma accedervi non è così semplice. In generale, comunque, l'idea è che qui girino molti più soldi, sia nello studio, nel senso che ci sono molti più finanziamenti per la ricerca, sia nel lavoro, nel senso che se sei bravo ti offrono un impiego interessante e vieni pagato bene". Il suo percorso ne è un esempio. Terminato il master, invia il curriculum alle principali aziende del settore. Riceve proposte da colossi come Dreamworks (la società di animazione fondata da Steven Spielberg, Jeffrey Katzenberg e David Geffen), Disney e Nvidia (una società che realizza processori grafici e prodotti multimediali come la Playstation3). Lui sceglie la Disney, e da un anno e mezzo lavora nel settore dell'animazione tridimensionale del colosso che ha sede a Los Angeles, dove si inventa il futuro della computer grafica. "Costruisco i programmi che sono poi usati per realizzare i film. Qua negli Stati Uniti è più facile trovare impieghi interessanti e innovativi, mentre in Italia c'è sempre il rischio di finire sottopagato a fare cose banali. Inoltre qui il sistema funziona in base al merito: dopo un anno io sono già stato promosso, visto che in azienda erano soddisfatti del mio rendimento". Lavoro gratificante, stipendio buono, clima da favola ("qua si sta in maniche corte per nove mesi all'anno") e un'accoglienza più che cordiale ("gli italiani sono trattati benissimo, come se tutti avessimo la Ferrari e tutti vestissimo Versace o Armani"). Tutto bene, dunque? Quasi. "Se potessi avere qui la famiglia, gli amici, il cibo italiano e la pizza mi verrebbe quasi quasi voglia di restare per sempre - sospira -. In realtà la nostalgia di casa c'è: questa è un'esperienza importante, sia dal punto di vista umano sia dal punto di vista professionale, ma in Italia ci sono valori che qui non si trovano". All'orizzonte, quindi, potrebbe esserci un rientro: "Il mio progetto è quello di tornare tra un anno o due: con l'esperienza che ho acquisito qui, credo che potrei mettere in piedi un'azienda mia e continuare a lavorare in questo settore anche dall'italia". La solita, vecchia, storia confronto con quanto avviene negli Usa o in stati come la Gran Bretagna e la Germania; la seconda è un sistema di reclutamento lento, burocratico, e condizionato dal baronaggio. Così sono in tanti che cercano all'estero un'alternativa al precariato, agli stipendi da 800 euro al mese, e al giochino delle raccomandazioni che sono la norma in Italia. Secondo uno studio condotto dal Ministero degli Esteri, sono circa 1600 i giovani ricercatori italiani all'estero, e molti di loro non hanno intenzione di tornare.

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